Berna, 28 dic – E’ risaputo: in Svizzera il popolo può influire sull’attività governativa per il tramite di iniziative e referendum. Il Popolo è l’istanza politica suprema dello Stato. Questo principio caratterizza il sistema politico della Svizzera. Gli Svizzeri possono esprimere le loro opinioni a livello federale, cantonale e comunale: votando su questioni diverse ed eleggendo i loro rappresentanti a Palazzo federale.
Le consultazioni popolari sono molto frequenti ed è notizia recente che l’ennesimo referendum deciderà se vietare alle banche commerciali di creare denaro ex nihilo, dal nulla.
Più di 110 mila cittadini elvetici hanno difatti firmato la petizione che chiede di dare alla banca centrale la competenza esclusiva di creare denaro nel sistema finanziario.
Una campagna promossa dal movimento per il Denaro Sovrano Svizzero (Vollgeld) che nei propositi, una volta promossa a legge l’iniziativa referendaria, limiterebbe la speculazione finanziaria richiedendo alle banche private di detenere riserve per il cento per cento dei loro depositi. All’atto pratico un vero e proprio divieto della riserva frazionaria, causa di molte instabilità bancarie, ma anche capace di dopare l’economia fino a quando la crescita non diventa speculazione.
“Le banche non sarebbero più in grado di creare soldi per se stesse, ma solo in grado di prestare denaro che raccolgono dai risparmiatori o da altre banche” si legge all’interno del sito dei promotori del referendum. Continua a leggere
(Tommaso Scandroglio) Non c’è solo il gender, la comunione ai risposati civilmente e l’aborto che dovrebbero preoccupare i cattolici, ma anche l’eutanasia. La spinta ideologica verso la dolce morte continua a tutti i livelli culturali, politici, giuridici ed anche – ahinoi – intra ecclesiam.
Il comune di Treviso ha approvato l’istituzione del Registro del testamento biologico. Si tratta di questo. Qualsiasi cittadino residente a Treviso potrà dare comunicazione al Comune, compilando un modulo presso appunto apposito registro, di aver lasciato ad un terzo soggetto precise disposizioni inerenti a quei trattamenti sanitari a cui vorrà o non vorrà essere sottoposto nel caso in cui in futuro non sia più capace di intendere e volere. Il terzo soggetto potrà essere un parente, un congiunto, un amico o un professionista (medico di famiglia, notaio, avvocato, etc.). Quest’ultimo ricoprirà il ruolo di fiduciario e sarà suo onere far rispettare i desiderata del dichiarante.
Alcune brevi riflessioni. Perché il Comune non ha deciso di istituire presso i suoi uffici un registro dove raccogliere direttamente le dichiarazioni anticipate sul fine vita? L’amministrazione comunale di Treviso, così come altre in passato, ha scelto questa strada un poco più tortuosa perché nel 2010 ben tre ministeri, quello del Lavoro e delle Politiche sociali, quello dell’Interno e quello della Salute, avevano congiuntamente siglato una direttiva il cui titolo era Direttiva interministeriale in materia di Registri per la raccolta delle dichiarazioni anticipate di trattamento.Continua a leggere
In questo periodo sta andando in onda, soprattutto su canali televisivi con audience di riferimento di una certa età, un’oscena pubblicità che farebbe arrossire Vanna Marchi:
Veramente disgustosa. I mercanti sono nel Tempio. Anzi: ne sono i sacerdoti.
Da notare il quasi pacchiano messaggio subliminale dello spot che si rivolge a donne anziane (dagli orecchini d’oro molto pesanti), tipico obiettivo dei preti della Chiesa post-moderna: se compri la coroncina elettronica – e naturalmente ci dai 59,90 euro – tuo figlio/nipote tornerà a casa, verrà a trovarti…andrai in Paradiso. La povera coroncina è anche, addirittura, una sorta di ‘afrodisiaco’ che fa tornare ‘amore’ nel marito…
Siamo, veramente, sotto il livello delle televendite notturne. Vanna Marchi dovrebbe denunciare il Vaticano per plagio.
Sì, perché quei 59,90 euro vanno al Vaticano. Le edizioni Paoline che curano questo osceno mercimonio, sono del Vaticano.
Secondo questi profittatori, Gesù avrebbe affidato il messaggio alla povera suor Faustina perché loro possano ‘venderlo’ a 59,90 euro. Roba scomunica. Roba che se Dio s’incazza li rade al suolo.
Che si pieghi la religione, e si utilizzi in modo così abietto la fede onesta di persone che magari stanno soffrendo, è qualcosa che ben evidenzia il tracollo morale della Chiesa. Altro che indulgenze, qui siamo alla vendita del Corpo di Cristo.
Un tempo vendevano parti del corpo dei Santi. Oggi, usano la produzione in serie per moltiplicare questa vendita: è l’alleanza con il progresso che sta distruggendo la Chiesa.
E quella voce di Bergoglio, che si è prestato a doppiare se stesso, vale più di mille trattati teologici: il Cristianesimo è in vendita. A 59 euro. E 90 centesimi.
Perchè il gender si sta imponendo come ideologia di riferimento del III secolo? Chi c’è dietro? Qual è il vero obiettivo di chi vuole cancellare l’
identità sessuale? Ce lo spiega Enrica Perrucchietti, coautrice, con Gianluca Marletta, del saggio Unisex, di cui abbiamo parlato più volte, anche recensendolo.
(intervista realizzata da Enrico Galoppini de Il Discrimine)
Unisex, se è giunto già alla seconda edizione, ha incontrato evidentemente il favore di molti lettori. Ciò significa che non tutti hanno mandato il cervello all’ammasso e che in fondo persiste in parecchie persone, malgrado il bombardamento propagandistico e le pressioni indotte, una sana normalità che a sentire i mass media sembrerebbe consegnata ad un’era lontana… Come mai, allora, i mezzi d’informazione “ufficiali” fungono incessantemente da cassa di risonanza di un unico punto di vista, ovvero quello mirante a diffondere nelle masse la rispettabilità della cosiddetta “ideologia di genere” e l’ineluttabilità del suo inveramento? Qual è il nesso profondo tra questa ideologia sovversiva e disumana e i poteri che ci governano?
Per festeggiare il Natale e l’Epifania del Giubileo il prefetto-commissario di Roma, Francesco Paolo Tronca, ha fatto una sorpresa ai bambini della capitale. Via le bancarelle con le statuette del presepe e pure quelle che vendevano dolciumi ai bambini. Al loro posto i bimbi di Roma e i turisti ne troveranno altre. E fra queste altre almeno una, forse due bancarelle, assegnate al Gay center di Roma, “la casa di tutte le persone lesbiche, gay e trans” della capitale. Il banchetto dell’associazione dei gay, delle lesbiche e dei trans romani, dovrà secondo la deliberazione n. 16 di Tronca, “promuovere le proprie attività statutarie e nel contempo offrire un programma di animazione ai bambini, nonché iniziative di intrattenimento ludico/culturali per le famiglie”. (adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); Una svolta clamorosa nella tradizione, il banchetto Lgbt al posto di quello dei presepi, che fa ancora più notizia nel periodo giubilare, forse perfino immaginabile nella Roma di Ignazio Marino che aveva puntato gran parte del governo della città in quel registro di ufficializzazione delle coppie gay che voleva anticipare la legge sulle unioni civili in discussione in Parlamento. La bancarella Lgbt non sarà la sola a sostituire i tradizionali venditori di presepi, calze della befana e dolciumi, che sembrerebbero più adatti al pubblico di quella età. Ieri il Comune ha divulgato la scelta delle 18 associazioni che dovranno occupare 28 bancarelle della piazza alternandosi fra il 30 dicembre e il 6 gennaio, giorno dell’Epifania. Alcune di loro solo per qualche giorno, altre e fra queste proprio il Gay center, per l’intero periodo… –
L’istituto possiede anche al 100% un banco metalli, la Oro Italia trading. Tra lingotti dei clienti per circa 3,5 tonnellate (oltre 10 mila pezzi), lingotti di proprietà della stessa banca che ha una giacenza media giornaliera sulle due tonnellate e impieghi per il distretto industriale orafo di Arezzo, altre 4 tonnellate, il conto totale è di 9 tonnellate e mezzo…-
Le festività natalizie non fermano gli sbarchi. Sono stati circa 3 mila i migranti prelevati nei numerosi interventi della Guardia Costiera e della Marina Militare nella settimana di Natale, la metà dei quali solo tra la vigilia e il 25. Il mare calmo, il tempo insolitamente mite di questo dicembre anomalo, agevolano le traversate del Canale di Sicilia anche in questo periodo dell’anno in cui di solito le condizioni meteo-marine difficili fanno diminuire gli sbarchi.
Solo nel giorno di Natale sono stati 751 i migranti salvati in sei diverse operazioni. Gli interventi hanno riguardato cinque gommoni e un barcone, con a bordo uomini, donne e minori.
Sempre ieri è giunta nel porto di Reggio Calabria la nave Corsi della Guardia costiera con a bordo 371 persone (312 uomini e 59 donne) in gran parte dell’Africa centrale. Il 24 sono terminate a Porto Empedocle (Agrigento) le operazioni di sbarco, iniziate il giorno prima, di 661 migranti, tra cui 103 donne e 12 minori.
Il 23 dicembre altri 859 migranti, a bordo di gommoni diretti verso l’Italia, sono stati prelevati al largo delle coste libiche in otto diverse operazioni; e altrettante erano state portate a termine il giorno precedente, col salvataggio di 728 stranieri. Il grosso degli sbarchi è avvenuto in Sicilia e in Calabria, ma ce ne sono stati anche in Sardegna.
Quest’elenco, che riporta solo gli episodi più rilevanti, dà un’idea da una parte dell’impegno a cui sono chiamate tutte le forze coinvolte nelle operazioni di soccorso in mare e nelle fasi successive; e dall’atra delle proporzioni dell’esodo migratorio in questa fase.
Sono stato letteralmente inondato da mail e messaggi di lettori su questo fatto. Sicchè lo riporto, come è apparso su Il Tempo di Roma:
Drone viola la no fly zone vaticana Denunciati due trentenni israeliani
Preoccupazione a San Pietro per l’oggetto volante fatto decollare da Ponte Umberto I
La no fly zone per il Giubileo violata due volte in meno di quindici giorni. Un drone con tanto di telecamera ha sorvolato il Biondo Tevere fino a sfiorare il Cupolone eludendo per pochi, lunghissimi minuti, il sistema di sicurezza. «Eravamo a Castel Sant’Angelo, dove c’è l’ufficio mobile per il coordinamento delle operazioni nell’area, quando ci siamo visti volare sulla testa quel drone. Lo abbiamo seguito con gli occhi, lungo il Tevere e poi fino a via della Conciliazione. Ci siamo messi a cercare subito chi lo stesse pilotando, ormai a cinquanta metri dalla Basilica di San Pietro, e a ponte Umberto I abbiamo notato due ragazzi con un telecomando e sequestrato quell’apparecchio molto professionale, con un obiettivo da 12 mega pixel e una risoluzione 4k: insomma, non certo un giocattolo». L’agente della Polizia Locale, gruppo GSSU, che ieri mattina alle 8,30 ha visto per primo il drone sorvolare il cielo sopra la Città Santa, ha ancora la voce rotta dalla preoccupazione.
È il secondo episodio a distanza di 12 giorni dal fermo del 31enne turco sorpreso in piazza del Colosseo mentre con quattro connazionali manovrava un quadricottero radiocomandato identico al «Phantom 3» sequestrato ieri. Due israeliani, denunciati per violazione del codice della navigazione aerea e dell’ordinanza prefettizia, hanno avuto modo di trascinare il trolley con il marchingegno all’interno fino a ponte Umberto I. Da lì hanno montato sul parapetto l’apparecchio con la telecamera, facendolo volare per tutta la lunghezza del Tevere fino a San Pietro. All’arrivo degli agenti del reparto «Centauro», i due – 33 e 32 anni, entrambi consulenti finanziari a Tel Aviv e incensurati – si sono mostrati sorpresi ma per niente intimoriti. Sprovvisti di documenti, sono stati portati nell’ufficio della Polizia Scientifica per i rilievi fotodattiloscopici prima di esser rimessi in libertà. Allertata anche la Digos per gli accertamenti attraverso database, Interpol e Europol, è stata poi disposta la perquisizione nella camera d’albergo dove i due alloggiavano, in via delle Muratte, a due passi dalla Fontana di Trevi. Richiesta anche la collaborazione delle autorità diplomatiche israeliane, non è però emerso alcun elemento di pericolosità e i due sono ripartiti ieri sera come da programma. Ai due sono stati sequestrati sia il drone super accessoriato da 2mila euro che le sim dei telefoni cellulari sui quali i filmati potevano essere scaricati in tempo reale. Silvia Mancinelli “
Evidentemente i lettori vogliono che commenti il fatterello: prova tecnica di false flag?, domanda l’amico Galoppini. Il quale aggiunge: pensate se fossero stati due musulmani, che titoloni in prima pagina dei grandi media: “Sventato attentato dell’ISIS contro Papa Francesco! Due arrestati! Scoperta e smantellata la cellula terrorista che minacciava..” e bla bla..
Qual commento migliore? Altro non mi viene in mente. Se non forse il titolino che Il Tempo appone sopra al titolo sul fatto: “MINACCIA ISLAMICA”. E’ vero, anche se il sopralluogo lo fanno degli israeliani, la minaccia è islamica. Per definizione.
Altro non ho in mente. Magari una lode ai “consulenti finanziari di Tel Aviv” per essere risultati privi di documenti. E’ ben noto che i terroristi islamici più professionali e scafati cascano su questo punto debole: si portano dietro i documenti d’identità e li perdono, dimenticano, abbandonano sul luogo del delitto o nelle auto che hanno usato per scappare, il che permette di accertarne identità senza ombra di dubbio: trattasi di islamici. E’ confortante vedere come gli israeliani invece, quando vengono a Roma per far volare i loro droni con telecamere ad alta definizione, cogliendo immagini che possono essere scaricate in tempo reale coi loro smartphones, non si fanno trovare coi passaporti in tasca. Li avranno lasciati in albergo? Così nessuno sa chi sono. Anche la Digos, dopo averli beccati e fotografati, tace i loro nomi: che delicata discrezione, e non possiamo che approvarla. Non erano loro i terroristi, non potevano esserlo: son israeliani, perbacco.
Perché certi agenti possono essere così dilettanti
Non mi viene in mente niente. Siete troppo malfidenti cari lettori, a sospettare subito che i due consulenti finanziari di Tel Aviv stessero facendo un sopralluogo per il prossimo imminente attentato dell’ISIS che l’ISIS ha promesso nei suoi comunicati, destinato a insanguinare il Giubileo di Sua Popolarità Mediatica. Non può essere, e per un motivo: come possono essere così sprovveduti da farsi notare e segnalare da passanti?
Adesso per caso mi viene in mente che altri israeliani furono anche più sprovveduti Fu l’11 Settembre 2001. Una cameriera che puliva un appartamento al di là dell’Hudson, affacciatasi a vedere le Torri in famme, scorse dei giovanottoni che, su un camion di traslochi, si fotografavano a vicenda tenendo sulla sfondo le Twin Towers colpite, tutti contenti: saltavano di gioia, facevano V con le dita, si davano il cinque. La cameriera prese la targa. La polizia di New York li rintracciò il furgone – era di un’agenzia di traslochi chiamata Urban Moving Systems – e c’erano “a bordo cinque giovani israeliani: Silvan e Paul Kurzberg, Yaron Shmuel, Oded Ellner e Omer Marmari. Costretti con la forza ad uscire dal veicolo e stesi a terra, l’autista Sivan Kurzberg disse questa strana frase: “Siamo israeliani. Non siamo noi il vostro problema. I vostri problemi sono i nostri problemi. I palestinesi sono il problema.” Le fonti della polizia resero noto che “C’erano mappe della città nel furgone, con certi punti evidenziati”.
I cinque israeliani danzanti
Ai giovanottoni furono trovati “quasi 6000 dollari in contanti e biglietti aerei in bianco per l’estero, più passaporti di varie nazionalità”. Per una volta, documenti compromettenti. I peggiori sospetti si addensavano sui ragazzoni, due dei quali (i Kurzberg) identificati dall’FBI come agenti del Mossad: se le Twin Towers erano cadute per una magistrale demolizione controllata con esplosivi, cosa di meglio di agenzie dei traslochi per andare e venire nei due grattacieli (che erano sostanzialmente degli uffici noleggiabili a giornata) apparendo come semplici movimentatori di mobili? Di fatto nei montacarichi delle Towers (ciascuna aveva 155 ascensori ) era un continuo viavai di facchini e che portavano carichi voluminosi.
Il sospetto crebbe quando il proprietario della Urban Moivng Systems, che si chiamava Dominic Suter ed era israeliano, appena seppe che i suoi ragazzoni s’eran fatti beccare, tagliò la corda – lasciando addirittura i computer accesi negli uffici della ditta – e riparò in Israele.
Alcuni furgoni della ditta avevano sulle fiancate questa immagine. Per mesi, prima dell’attacco alle Towers, avevano girato per Manhattan con questa profezia dipinta.
Profetiche decorazioni sul furgone
La domanda anche allora fu: come hanno potuto essere così grulli? Da farsi notare a festeggiare per il crollo del World Trade Center? Da farsi beccare dai poliziotti e farsela sotto farfugliando frasi assurde?
La risposta è: loro possono. Possono permettersi di essere citrulli, mostrare comportamenti da dilettanti. Quelli della Urban Moving Systems se la cavarono perché uno dei procuratori penali di New York, invece di trattenerli (come voleva l’FBI) li espulse per aver lavorato senza permesso in America. Sottraendoli alle indagini.
Michae Chertoff
Il procuratore che dirigeva la divisione penale allora era Michael Chertoff, figlio di un rabbino e di una pioniera del Mossad.Pochi mesi dopo, i presidente Bush jr. l’avrebbe nominato capo del Dipartimento Sicurezza Interna.
Ma sono storie che molti di voi già conoscono. Quindi nessun commento. Non vi preoccupate, almeno finché non vedete dei furgoni di traslochi girare pe Roma con dipinta la cupola di San Pietro…Una domanda: perché c’è stata “preoccupazione a San Pietro per l’oggetto volante fatto decollare da Ponte Umberto I”? Certamente la preoccupazione è rientrata adesso che sanno chi faceva volare il drone. Gente buonissima, amata da Gesù, che non ha bisogno di essere convertita, dato che è santa ed eletta per definizione. Mica sono francescani dell’Immacolata: quelli sì sono sospetti. Difatti hanno aggravato la prigionia di padre Manelli, pericolosissimo terrorista.
Un amico che abita in Ticino mi dice che quest’anno non potrà avere i fondi che la UE versa per le ricerche scientifiche, perché Bruxelles ha escluso la Svizzera dal mega-progetto Horizon 2020, mega-finanziato con 80 miliardi di euro. Ciò, come ritorsione per il referendum del 2014 con cui i cittadini svizzeri hanno cercato di mettere un tetto all’immigrazione di massa. La Confederazione, non essendo membro della UE pagava per partecipare ai progetti di Ricerca europei, e profumatamente: 400 milioni ogni anno. Era un socio “paritetico”. Adesso è stata esclusa persino dal programma Erasmus. Ora la Svizzera ha dovuto accollarsi integralmente il costo dei progetti di ricerca cui prima contribuiva la UE. Finché non si rimangia il referendum, la Svizzera “non” è Europa, è uno stato-paria.
Ovviamente Bruxelles è la “nuova Europa”: quella della burocrazia transnazionale impegnata a stroncare ogni manifestazione della volontà popolare, ogni atto di sovranità nazionale. Deve umiliare e punire la democrazia, come ha già fatto contro la Grecia.
Il caso dell’espulsione della Svizzera è però ancora più grave, se si può, per un motivo: ai soldi dello Horizon 2020, e allo scambio di informazioni e scoperte scientifiche, partecipa invece Israele. Pienamente, benché non sia uno stato europeo; e non ha le porte spalancate all’immigrazione di musulmani nè di altri, come sappiamo; anzi, è uno stato razziale che pratica l’apartheid e la discriminazione degli stranieri, cosa sancita in una legge approvata nel gennaio 2015 dove Sion si autodefinisce “stato degli ebrei” dove solo gli ebrei hanno pienezza di cittadinanza.
La Terra contro il Mare? E sono-siamo già in guerra? L’articolo di Alexander Dughin è di eccezionale levatura morale, perché richiama il lettore a un imperativo etico, quello di difendere l’umanità del XXI secolo dagli assalti della mercantilizzazione a 360 gradi che sta travolgendo ogni aspetto della vita quotidiana dell’uomo, e dell’uomo occidentale in particolare. Ma non mi convince. Mi convince per quanto appena detto, ma non nelle premesse “geopolitiche” e in quella che, sia pure sfumata nella parte finale, appare una certezza: sarà guerra, e mondiale.