Rassegna stampa del C.S. Federici – 14/6/2016

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Rassegna stampa del 14/6/2016 (i titoli sono redazionali)

Ancora peggio

(5/6/2016) Dallo statuto dell’Istituto nazionale delle Guardie d’Onore alle tombe dei Savoia al Pantheon: «Prima di iniziare il servizio va reso il saluto alle Reali Tombe (…) assumendo per qualche secondo una corretta posizione di attenti: non è previsto il saluto militare o l’inchino, oppure, ancora peggio, fare il segno della croce». Carino quell’«ancora peggio»…

www.rinocammilleri.com/2016/06/guardie/

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Perché Rita Katz ci ha messo la firma?

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I selfie  dello  stragista di Orlando sono stati  diffusi ai media con stampato il logo del SITE  (Search for International Terrorist Entities) della nota (ai nostri lettori) Rita Katz. Come mai la signora (grande produttrice di video di Osama bin Laden, nota provocatrice e in passato fabbricatrice di accuse a musulmani a beneficio dell’FBI) ci ha voluto mettere la firma?

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L’assassino  solitario  era noto all’FBI, che l’aveva interpellato tre volte  (un classico); tuttavia aveva armi regolarmente detenute, perché lavorava come agente di sicurezza. Presso una ditta che i media chiamano “security company G4S”.  Ora, giusto pochissimi giorni prima, il 3 giugno, l’organizzazione Judicial Watch (Sentinella Giudiziaria) aveva accusato la G4S di fare uno strano lavoro sporco per il Dipartimento della Homeland Security:  “trasporta silenziosamente immigranti illegali dal confine del Messico a Phoenix, e li rilascia senza regolare registrazione o senza produrre intimazioni di comparire in tribunale. Lo hanno rivelato a Judicial Watch fonti delle guardie di frontiera (“Border Patrol)”, evidentemente stupefatte di questo trattamento di immigrati per ordine del ministero che dovrebbe dare  “sicurezza alla madrepatria”.  Questo tipo di immigranti fatti infiltrare, aggiunge Judicial Watch, sono definiti  nel linguaggio burocratico del Dipartimento Other Than Mexican (OTM):  cioè “d’altra origine che messicana”. Non è inquietante?  Chi sono? Quanti di loro sono Musulmani? E perché sono lasciati passare senza registrazione?

http://www.judicialwatch.org/blog/2016/06/dhs-quietly-moving-releasing-vanloads-illegal-aliens-away-border/

 La G4S sostiene di essere prima nel mondo per “le soluzioni di sicurezza, presente in cento paesi e con 610mila dipendenti”. In Usa, la ditta ha 50 mila dipendenti e la sede a Jupiter, Florida.  Judicial Watch ha già avanzato una quantità di richieste scritte per obbligare le autorità a spiegare in  base a quale contratto il governo a incaricato la G4S a infiltrare immigranti clandestini e senza identità accertata, OTM.

Secondo la ex  moglie, Omar Saddiqui Mateen era “una persona instabile”.  Anche il papà dell’assassino non sembra essere del tutto in sé: direttore dello  Islamic Center of Fort Pierce Inc..   con attività economiche chiamate  Wonderworks Production, LLC   e  Durand Jirga, Inc.,  ne ha appena fondato una terza che si chiama “Governo Provvisorio dell’Afghanistan Corporation”:  e  ha diffuso dei video dove lui, il papà, si candida alla presidenza dell’Afghanistan. Gente  suggestionabile, manovrabile? Teleguidabile?

Ovvaimente, prima di sparare, l’assassino ha telefonato al 911 (equivalente al 113 italiano)  per dichiarare la sua fedetà al Califfo Al Baghdadi: era proprio la sua voce, lo assicura Katz. E anche il Califfo ha rivendicato (tramite il SITE): “Era un nostro guerriero”.

Per ricordare cosa è il SITE, qui:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/16/isis-il-monopolio-di-site-sui-video-del-terrore/1429142/

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Riflessioni di Brexit

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Ormai, il voto del Regno Unito per la Brexit è imminente e al riguardo vale una considerazione su quelli che sono i temi principali affrontati dal dibattito sulla materia.

Non può certo passare inosservato che l’argomento principale dei pro-Remain, di ambo i lati della Manica, sia una sorta di terrorismo psico-finanziario per il quale l’uscita della Gran Bretagna dalla UE dovrebbe certamente provocare una voragine di impoverimento generale, come se invece l’avventura di Eurolandia sia stato un paradiso di Bengodi fatto di crescita e prosperità per tutti, e non uno degli esperimenti politico-economici più disastrosi che si ricordino.

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Il governo ungherese: “Impediremo l’arrivo dei migranti in Europa”

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Budapest non vuole che si ripeta quanto avvenuto lo scorso anno. E chiede l’aiuto degli altri Paesi euroscettici

A dichiararlo è il ministro degli Esteri Péter Szijjártó che ha detto al telefono all’agenzia di stampa MTI, da Copenaghen, che non può e non deve succedere quello che è accaduto l’anno scorso quando centinaia di migliaia di migranti sono stati lasciati liberi di girare per il continente.

Secondo quanto riportato dall’Osme, nel corso della sua visita di un giorno nella capitale danese per fare il punto sulle relazioni economiche fra i due paesi, Szijjártó ha dichiarato che è necessaria una soluzione comune europea per risolvere i problemi esistenti in materia di immigrazione. Il ministro ungherese ha riferito di aver incontrato il vice primo ministro e ministro degli Esteri danese Kristian Jansen e precisato di essersi trovato d’accordo con quest’ultimo sulla necessità di una più solida tutela delle frontiere europee quale aspetto centrale nella lotta contro l’immigrazione clandestina. Nel corso dell’incontro con le autorità danesi Szijjártó ha affermato che per l’Ungheria il sistema delle quote obbligatorie è inaccettabile in quanto non farebbe che incentivare l’immigrazione e peggiorare la situazione esistente in questo ambito.

Anche in Danimarca i movimenti euroscettici e anti-immigrazione stanno crescendo rapidamente, è dunque possibile che Copenhagen segua Budapest in questa campagna anti-migranti.

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“Tornate a casa vostra”. Quando la sinistra sputava sui profughi istriani

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Il Pci non conobbe la parola “accoglienza”. Per gli italiani di Pola e Fiume solo odio. L’Unità scriveva: “Non meritano la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci il pane”

“Poi una mattina, mentre attraversavamo piazza Venezia per andare a mangiare alla mesa dei poveri, ci trovammo circondati da qualche centinaio di persone che manifestavano.

Da un lato della strada un gruppo gridava: ‘Fuori i fascisti da Trieste’, ‘Viva il comunismo e la libertà’ sventolando bandiere rosse e innalzando striscioni che osannavano Stalin, Tito e Togliatti“. Racconta così Stefano Zecchi, nel suo romanzo sugli esuli istriani (Quando ci batteva forte il cuore), il benvenuto del Pci agli italiani che abbandonarono la Jugoslavia per trovare ostilità in Italia. Quella che fino a pochi attimi prima era la loro Patria.

Quando alla fine della seconda guerra mondiale, il 10 febbraio 1947 l’Italia firmò il trattato di pace che consegnava le terre dell’Istria e della Dalmazia alla Jugoslavia di Tito, la sinistra non conobbe la parola ‘accoglienza’. Tutt’altro. Si scaglio con rabbia e ferocia contro quei “clandestini” che avevano osato lasciare il paradiso comunista.

Trecentocinquantamila profughi istriani e dalmati. Trecentocinquantamila italiani che la sinistra ha trattato come invasori, come traditori. Ad attenderli nei porti di Bari e Venezia c’erano sì i comunisti, ma per dedicargli insulti, fischi e sputi. Nel capoluogo emiliano per evitare che il treno con gli esuli si fermasse, i ferrovieri minacciarono uno sciopero.

Giorgio Napolitano ha ragione: il Pd è davvero l’erede del Pci. La sinistra italiana, che di quella storia è figlia legittima, dimentica tutto questo. Ora si cosparge il capo di cenere e chiede a gran voce che l’Italia apra le porte a tutti i migranti del mondo. Predica l’acccoglienza verso lo straniero che considera un fratello. Quando per anni ha considerato stranieri i suoi fratelli. Gli unici profughi che la sinistra italiana ha rigettato con violenza erano italiani. Istriani e Dalmati. “Sono comunisti. Gridano ‘fascisti’ a quella povera gente che scende dalla motonave (…). Urlano di ritornare da dove sono venuti”.

Non sono le parole di Matteo Salvini. “Tornate da dove siete venuti” era lo slogan del Partito Comunista di Napolitano, Violante, D’Alema, Berlinguer e Veltroni.

L’Unità, nell’edizione del 30 novembre 1946, scriveva: “Ancora si parla di ‘profughi’: altre le persone, altri i termini del dramma. Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città. Non sotto la spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall’alito di libertà che precedeva o coincideva con l’avanzata degli eserciti liberatori. I gerarchi, i briganti neri, i profittatori che hanno trovato rifugio nelle città e vi sperperano le ricchezze rapinate e forniscono reclute alla delinquenza comune, non meritano davvero la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci pane e spazio che sono già così scarsi”.

Oggi invocano l’asilo per tutti. Si commuovono alla foto del bambino riverso sulla spiaggia. Lo pubblicano in prima pagina. Dedicano attenzione sempre e solo a chi viene da lontano. Agli italiani, invece, a coloro che lasciatono Pola, Fiume e le loro case per rimanere italiani, la sinistra riservò solo odio. Lo stesso che gli permise di nascondere gli orrori delle Foibe.

“Non dovevamo dimenticare che eravamo clandestini, anche se eravamo italiani in Italia“.

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Noi, “verità per Regeni”. Mentre Hollande fa’ grandi affari

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Dunque, siamo ai ferri corti con l’Austria. La Boldrini ha tuonato, atteggiando la nobile boccuccia a furioso patrittismo anti-imperiale.  Forse manderemo truppe al Brennero (un déjà vu): i telegiornali soffiano sul fuoco, gli ascoltatori  Rai sono infiammati di odio per gli egoisti viennesi, fascisti, che non obbediscono a papa Francé.   Con l’Egitto siamo già praticamente in guerra – “Verità per Regeni”, lo chiede  la mamma del medesimo con tutti i media – anche se proprio adesso che (su ordine Usa) andiamo in guerra in Libia, ci sarebbe utile essere amici di Al Sisi. Il quale ha appena mandato al generale Haftar – suo protetto in Libia, anche se gli Usa lo hanno messo sotto embargo –   1050 veicoli militari, per la maggior parte furgoncini Toyota di  quelli che fanno meraviglie con una mitragliatrice pesante binata piazzata sul cassone, ma anche  mezzi blindati, già verniciati con colori mimetici.  Sembra che Haftar con questi mezzi attaccherà i terroristi islamici di Derna, Bengasi, a dell’ISIS nella Sirte.  Sarebbe opportuno sapere prima   del nostro intervento  se Haftar è nostro amico o nostro nemico, se in Libia ce lo troviamo contro o al nostro fianco, se gli americani ci sbattono contro i terroristi che armano loro, con cui colludono dai tempi della Clinton al Dipartimento di Stato.

 

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«OKTOBERFEST» E ABOLIZIONE DELL’UOMO

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Hillary e SiriaL’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Si dirà: che esaltata associazione d’idee in questo titolo! Sì, lo sarebbe non fosse che esprime un’attualissima realtà, ossia una finale alienazione dell’uomo nell’ora del più estremo incrocio delle realizzazioni umane: del culmine del progresso tecnologico con il colmo dell’incoscienza nell’adoperarlo.

Così, non molto lontano dai posti dove si indulge piuttosto a spensierati giochi senza frontiere, e nei prossimi mesi a chiassose sbornie di birra, in silenzio, si stano situando giganteschi arsenali nucleari pronti ad adempire i più devastanti disegni di guerra. E la «scusa» di fondo per l’operazione, da molto diffusa, è proprio la «pace» con una sola potenza egemone per farla finita con la storia di conflitti e di guerre che desolano da sempre la terra. Sarebbe la «pace» imposta dal potere che controlla – per proteggere – l’elenco di stati succubi, liberi di occuparsi dei giochi e feste preferite. Alludo all’America e all’Europa di oggi; la tale «civiltà occidente», che non si sa più cosa sia, e se lo si ricorda, è per fare qualche film rievocativo con tanto di gratuita violenza e sesso. Intanto, scivola frivolamente verso una catastrofe che, da economica diviene militare, il cui esito, drammaticamente imprevisto (?) servirà al vecchio piano di sfoltire popolazioni numerose, anche se per mezzo di armi che causano sofferenze sempre più spaventose.

Quali fatti fanno presagire tale scenario dantesco nel vicino futuro? La basilare causa strumentale è quella ineludibile appena descritta: il divario allucinante esistente tra le possibilità tecnologiche distruttive dell’uomo e il «pensiero» politico che oggi li governa. In questo senso, lasciamo stare l’infido pollaio europeo per considerare quel che le sinistre elezioni americane per la presidenza della grande potenza indicano in questo momento. Lì si profila il vantaggio dell’asserita guerrafondaia Hillary, detta anche Killary, che, con legami sionisti, è pronta pure a sferrare a sorpresa il colpo d’ottobre per assicurarsi il successo nelle elezioni di novembre al governo degli USA.

Riproduco qui l’analisi fatta sul «curriculum» di questa potenziale «sterminatrice» da un altro elemento ultra sospetto, l’abortista, Jeffrey Sachs, amico della casta conciliare attuale, ma non per questo poco lucido. Del resto, anche il vecchio candidato Bernie Sanders, comunista, non demorde nell’intenzione d’indebolire la candidatura Clinton, conscio come è della sua pericolosità così descritta: Continua a leggere

Regione Toscana, il Pd ora vieta il crocifisso

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CROCEFISSO

Segnalazione di Raimondo Gatto

Il gruppo consiliare dem si è opposto alla mozione della Lega Nord che chiedeva l’affissione del simbolo sacro alla parete. Astenuti i Cinque Stelle

di Rachele Nenzi

Il consiglio regionale della Toscana ha deciso di vietare l’esposizione del crocifisso nell’aula consiliare.

Lo ha stabilito un voto dei giorni scorsi su una mozione della Lega Nord, che chiedeva l’introduzione del simbolo sacro come “simbolo universale dei valori di libertà, uguaglianza e tolleranza”.

A votare contro, ricorda La Nazione, il gruppo di Sì Toscana a sinistra e il Partito Democratico, con l’eccezione di quattro consiglieri e del presidente dell’Assemblea Eugenio Giani.

Favorevoli, invece, la Lega Nord e gli altri gruppi di centrodestra; il Movimento Cinque Stelle, infine, si è astenuto.

Le voci dei partiti

“Il crocifisso – ha spiegato il leghista Marco Casucci – è un patrimonio civile di tutti gli italiani, poiché è chiaramente il segno dell’identità cristiana del nostro Paese e anche dell’Europa. Un simbolo culturale, dunque, oltre che religioso, e quindi ho ritenuto giusto proporre all’aula consiliare di poter collocare un crocifisso”.

Secondo Paolo Sarti e Tommaso Fattor di Sì Toscana, invece, “libertà, uguaglianza e tolleranza sono già garantite dall’istituzione consiliare stessa.

È una proposta inaccettabile, solo la laicità delle istituzioni garantisce tutela e rispetto delle varie religioni”.

Già in Veneto, a dicembre, il Pd si era opposto all’esposizione della croce nell’aula del consiglio regionale. Crocifisso che però, in quell’occasione, era stato affisso.

Il Giornale.it   9 giugno 2016

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