I giustificazionisti “cattolici” che non difendono il Natale

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Risultati immagini per I giustificazionisti "cattolici" che non difendono il NataleSegnalazione di Raimondo Gatto

di Camillo Langone

Galantino: “Il linguaggio aggressivo incattivisce tutti”. Cei capofila di chi è comprensivo verso i terroristi

Non mi suscitano particolare rabbia i terroristi islamici: fanno il loro sporco mestiere, che è precisamente quello di realizzare il Corano e in particolare la Sura del Bottino e la Sura della Conversione, i capitoli in cui si esortano i maomettani devoti a uccidere gli infedeli «dovunque li troviate» (non si parla di camion solo perché nel settimo secolo i camion non erano ancora stati inventati e bisognava accontentarsi della tradizionale spada dei predoni arabi).

Costoro sono il nemico e contro il nemico la rabbia non serve: servono freddezza e determinazione. Mi suscitano
particolare rabbia i giustificazionisti cattolici, quelli che i terroristi sono colpevoli ma non del tutto perché in fondo li abbiamo provocati noi. Penso a Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, ossia del giornale dei vescovi, non del
bollettino dell’ultima parrocchia, che trova un cervellotico nesso tra strage di Berlino e strage di Aleppo e dà la colpa del sangue versato a «cinici giochi di potere»: dunque agli Usa? Alla Nato? Continua a leggere

Varsavia ha un problema ‘italiano’: i ricchi sovversivi di Stato

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poletti-696x364di Maurizio Blondet

Manifestazioni violente.  Picchiatori che provano a rovesciare le auto dei deputati del PiS,il partito del governo che ha vinto le elezioni;   la polizia che respinge a manganellate e lacrimogeni  tentativi  dei rivoltosi di irrompere nella Dieta (Parlamento) per bloccare  l’approvazione di una legge; febbrili preparativi per organizzare anche in Polonia una piazza Majdan” all’Ucraina, con fredda pianificazione di “wc, centro-stampa, palco con audio” e “incidenti di sangue dopo due giorni”.  Insomma è la rivolta   democratica contro il governo reazionario di Beate Szilo,  creatura dell’appartato (ma presentissimo) Jarosław  Kaczyński ? Continua a leggere

Berlino, di male in peggio: cerimonia ecumenica per le vittime

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 © EPA

Segnalazione di Federico Tebaldi

Cerimonia ecumenica in Chiesa del Ricordo

(ANSA) – BERLINO, 20 DIC – Il suono delle campane chiama a raccolta Berlino, mentre nella Gedachtniskirche si prega uniti in memoria delle vittime e dei familiari della strage al mercatino di Natale. La chiesa è piena e in molti restano fuori, al di là del nastro di sicurezza con cui è stata circondata piazza Breitscheid. Sullo sfondo gli stand semidistrutti su cui ieri sera è piombato il camion del terrore. CONTINUA http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2016/12/20/berlino-campane-chiamano-raccolta-citta_1727cfae-073b-4520-9a6a-52d0ad3c87d0.html

Siria: i nomi dei complici del terrorismo

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1280x960Segnalazione del Centro Studi Federici

L’Occidente è coinvolto nelle attività terroristiche in Siria
Il rappresentante della Siria presso l’ONU, Bashar Jaafari, rivela i nomi e le nazionalità dei “consiglieri” della coalizione occidentale catturati ad Aleppo (sono coinvolti gli Usa, Israele, Turchia, Giordani, Arabia Saudita, Qatar, Marocco, n.d.r.). Ora ci sono le prove che l’Occidente e i suoi alleati non solo proteggevano e armavano i terroristi in Siria, ma li mandavano a uccidere fornendo loro consulenza e informazioni.
 
 

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BERLINO: HA DIMENTICATO IL DOCUMENTO NEL CAMION…

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di Maurizio Blondet

Vedete? Anche la polizia e i  servizi tedeschi imparano presto. Prima si lasciano scappare  il terrorista della strage di Natale; ma il giorno dopo, guardando meglio, scoprono  che  –  come tutti i terroristi  islamici –  ha lasciato nel vano porta-oggetti  il suo documento  di prolungamento della permanenza in Germania (Duldungsbescheinigung) che è praticamente la prova   della sua identità.

Lo ha fatto uno dei fratelli Kouachi dopo aver sparato a  quelli di Charlie Hebdo; hanno cambiato auto,  ma nella prima hanno dimenticato la carta  d’identità di Said.

kouachi

E lo stragista di Nizza, Lahouaiej-Bouhlel?  Anche lui, prima di lanciarsi nella folle corsa omicida e suicida, pone Continua a leggere

Berlino: la polizia s’è fatta sfuggire lo stragista (un professionista, lui)

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Risultati immagini per attentato di Berlinodi Maurizio Blondet

Adesso  la polizia tedesca non è sicura che il pakistano che ha arrestato sia il guidatore del camion assassino.  Anzi, è ormai sicura che non è lui: “Abbiamo l’uomo sbagliato e dunque il vero assassino è ancora armato e libero”,   ha detto un funzionario a Die Welt.

E’ successo più o meno così, almeno così la  raccontano. “Un coraggioso giovane” di cui non si fa il nome avrebbe visto uscire l’assassino dal posto di guida del camion e l’avrebbe seguito a una certa distanza, “tenendosi in contatto con gli agenti” con lo smartphone.  Mentre il  sospetto attraversava il parco pubblico Tiergarten, i poliziotti gli sono saltati addosso. Per scoprire poi che  non c’era sangue  sui suoi abiti, mentre ce n’era in abbondanza nella cabina, e al guanto di paraffina non risultava aver sparato (l’autista polacco trovato morto a bordo  risulta ucciso da un’arma di piccolo calibro). Continua a leggere

Che abbiamo fatto di male per meritarci ministri imbecilli come giuliano poletti?

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1. POLETTI: FUGA DI CERVELLI? TANTI È MEGLIO PERDERLI

Francesco Manacorda per la Repubblica

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Un’uscita del solito Poletti. Ma non dal governo, come per molti sarebbe opportuno. Un’uscita invece che conferma la fama del più improvvido e stonato dei ministri che furono al fianco di Renzi e adesso rimane accanto a Gentiloni. Dire come ha fatto il ministro del Lavoro, sollecitato dalle domande sulla fuga di cervelli in Italia, che «conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averla più fra i piedi», non è solo una battuta infelice e grossolana.

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È la prova dell’inadeguatezza culturale di un rappresentante di governo che sembra non capire a fondo come lavoro e istruzione per i propri figli siano l’angoscia perenne e principale di tante famiglie italiane, di un uomo che pare non avere ben precise le coordinate abissali della disoccupazione giovanile nel nostro Paese (36,4% l’ultimo dato di ottobre, se serve un ripasso), di un politico che non si è fermato un attimo a riflettere sul fatto che la boutade potrebbe essere applicata — con garanzia di maggior consenso popolare — alla sua stessa figura.

Certo, il serial-gaffeur Poletti, appena reduce dalla lucida esposizione di un piano per andare a votare al più presto in modo da bloccare i referendum sul lavoro, questa volta si è scusato in diretta. Evidentemente — ha detto — non è stato compreso e di questo si rammarica: «Non mi sono mai sognato di pensare che è un bene per l’Italia il fatto che dei giovani se ne vadano all’estero. Penso, semplicemente, che non è giusto affermare che a lasciare il nostro Paese siano i migliori e che, di conseguenza, tutti gli altri che rimangono hanno meno competenze e qualità degli altri».

CENA 2010 - GIULIANO POLETTI - FRANCO PANZIRONI - UMBERTO MARRONI - DANIELE OZZIMO - ANGELO MARRONI - SALVATORE BUZZI - GIANNI ALEMANNOCENA 2010 – GIULIANO POLETTI – FRANCO PANZIRONI – UMBERTO MARRONI – DANIELE OZZIMO – ANGELO MARRONI – SALVATORE BUZZI – GIANNI ALEMANNO

Messa in questi termini è un’ovvietà che nessuno si sogna di contestare: nessuno si sogna di pensare che chi lascia l’Italia per studiare o a lavorare sia meglio di chi resta. Ma il dato di fatto è che emigrano non solo i cervelli già formati, ma anche quelli da formare. Tra le famiglie italiane la corsa a mandare la prole a studiare all’estero somiglia ormai a quella di un Paese mediorientale.

 Per i figli della buona borghesia italiana l’ora del distacco dalla famiglia e della partenza suona spesso già a quindici anni; nel peggiore dei casi si fanno tre anni di Università e poi si punta oltre frontiera? Esterofilia? Non tanto e non solo. La verità è che da noi è tornata fortissima la distinzione di censo: chi se lo può permettere fa un investimento e manda i figli a studiare all’estero, convinto di dare loro un futuro migliore che difficilmente si identifica con un lavoro in patria. E chi il futuro se lo cerca dopo gli studi lo trova troppo spesso in un altro Paese.

sacconi poletti jobs act in senatoSACCONI POLETTI JOBS ACT IN SENATO

Le polemiche sui ministri senza laurea — tra cui Poletti, che a differenza di sue nuove colleghe di governo non ha mai millantato di averla — sono stucchevoli. Ma stucchevole è anche ridicolizzare chi quella laurea magari se l’è sudata e per trovare uno stipendio dignitoso e un’opportunità di carriera ha scelto di spostarsi all’estero.

sacconi poletti jobs act in senatoSACCONI POLETTI JOBS ACT IN SENATO

C’è un mondo là fuori di cui il ministro non pare rendersi conto. Ma — e qui forse conta anche la sfortuna o la scarsa sensibilità — c’è anche una dimensione acustica della politica che è cambiata, senza che Poletti evidentemente se ne sia accorto. Fino al 4 dicembre il clamore del governo era massimo, la voce di Matteo Renzi inarrestabile. E anche se il suo era il verso incantatore e vano della sirena referendaria e non l’invettiva sopra le righe del titolare del Lavoro, proprio quel suono continuo finiva per nascondere qualsiasi stonatura. Adesso nel silenzio tombale che è la cifra del premier Gentiloni gli acuti di ogni singolo ministro si sentono di più. E somigliano tanto a stecche che giustificherebbero l’ennesima uscita. Magari di scena.

GIULIANO POLETTIGIULIANO POLETTI

3. “POLETTI SI DIMETTA”

Roberto Giovannini per la Stampa

E due. L’ altro giorno il ministro del Lavoro Giuliano Poletti aveva commesso una discreta gaffe istituzionale, sostituendosi al Presidente Mattarella, e annunciando che i referendum della Cgil verranno evitati attraverso lo scioglimento delle Camere e le elezioni anticipare. Ieri il solitamente cauto e poco «chiacchierone» ex presidente della Legacoop ha combinato un’ altra discreta «frittata». Pare che 100mila giovani italiani siano dovuti fuggire all’estero? Alcuni di loro, ha detto Poletti, è meglio «non averli più tra i piedi».

RENZI POLETTIRENZI POLETTI

Un’ espressione tanto infelice quanto incomprensibile per un politico esperto, e che forse supera quel «choosy» (sempre rivolto ai giovani italiani) formulato da un altro titolare del Lavoro, Elsa Fornero. A poco sono valse le scuse per essersi «espresso male» di Poletti; le opposizioni chiedono la sua testa, e c’ è da giurare che tra Palazzo Chigi e Nazareno Paolo Gentiloni e Matteo Renzi stiano trattenendo a fatica la loro rabbia.

RENZI POLETTIRENZI POLETTI

Se 100mila giovani se ne sono andati dall’ Italia, ha detto Poletti, «non è che qui sono rimasti 60 milioni di `pistola´… Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi». Chissà se aveva qualcuno di preciso in mente, il ministro. Fatto sta che a stretto giro arrivano le repliche di Luigi Di Maio («Vada via lui, non i giovani»), Pippo Civati («Giovani votano no e Poletti la fa pagare»), Nichi Vendola («togliamocelo dai piedi), Stefano Fassina («È ora che Poletti si dimetta»), Barbara Saltamartini («È più offensivo di Renzi»).

GIULIANO POLETTI E ROBERTA PINOTTIGIULIANO POLETTI E ROBERTA PINOTTI

La retromarcia del ministro è un po’ faticosa: «Evidentemente mi sono espresso male e me ne scuso – dice – Penso, semplicemente, che non è giusto affermare che a lasciare il nostro Paese siano i migliori e che, di conseguenza, tutti gli altri che rimangono hanno meno competenze e qualità degli altri». Mah….

 Fonte: http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/che-abbiamo-fatto-male-meritarci-ministri-imbecilli-come-giuliano-137987.htm

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BELGIO: IL PROFESSORE LICENZIATO DA UNA SCUOLA “CATTOLICA”. DIFENDEVA LOURDES E I MIRACOLI DEL VANGELO

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LASCIAMO STARE IL TAGLIO INCREDIBILMENTE SEDEPLENISTA. GUARDIAMO SOLO AI CONTENUTI E COMPRENDIAMO CHE QUESTA NON PUO’ ESSERE LA CHIESA DI GESU’ CRISTO (N.D.R.):

Segnalazione Gianni Toffali

Marco Tosatti

Nella Chiesa del 2016 può capitare quasi di tutto. Anche che venga richiesto – e l’hanno già fatto in parecchie migliaia – di firmare una richiesta di sostegno a un arcivescovo, Léonard, ingiustamente escluso dalla porpora cardinalizia, e di un insegnante, teologo, autore di diverse opere, e perseguitato perché sosteneva che i miracoli di Lourdes sono avvenuti, e che i miracoli del Vangelo anche.

Siamo al paradosso, ma in realtà anche stupirsi è diventato difficile. Mons. Léonard ha deciso di continuare la sua battaglia, che gli aveva fruttato anche aggressioni fisiche, in difesa dei diritti umani come li concepisce il Vangelo, e il Magistero della Chiesa, quello che non tema di farsi ossessionare dal problema dell’aborto. L’ex vescovo di Bruxelles ha scritto un libro che farà certamente discutere, in Belgio, dentro e fuori la Chiesa, che si intitola “Un évêque dans le siecle”.

Nel libro intervista Léonard fa appello a un rilancio del dibattito sull’aborto, sull’eutanasia e sul “matrimonio” omosessuale. In particolare sull’aborto sostiene che bisogna riparlarne, “perché se no si ridurrà a un fatto registrato, che fa parte dei costumi, e che non si rimetterà mai più in questione”. Léonard aveva partecipato a numerose marce per la vita – il che certamente non aveva fatto piacere a non pochi dei suoi colleghi con l’obiettivo di “partecipare a un risveglio o a un mantenimento dello stato di allerta delle coscienze”. Basta pensare alla celebra frase di mons. Galantino sui volti inespressivi di quelli che pregano davanti alle cliniche abortiste per immaginare come i super-progressivi vescovi belgi possano voler riaprire il dibattito sull’aborto legale. E seguendo quello che già diceva Paolo VI non ha paura di affermare che “La mentalità contraccettiva generalizzata incoraggia una mentalità abortista”. CONTINUA SU: http://www.marcotosatti.com/2016/12/19/il-disastro-della-chiesa-belga-leonard-e-il-professore-licenziato-da-una-scuola-cattolica-difendeva-lourdes-e-i-miracoli-del-vangelo/ Continua a leggere

Dopo Berlino cambiare il nostro modo di vita? Sì

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MA SENZA IL CAMBIO DI VITA, SECONDO IL VANGELO, OGNI INDICAZIONE, SEPPUR GIUSTA, COME IN QUESTA BELLA ANALISI CONTROCORRENTE, NON E’ SUFFICIENTE…(N.d.R.)

L’ANALISI

di Alessio Mannino, Direttore di www.vvox.it

Eccoli, i cuor contenti crociati del “benessere” che difendono la nostra presunta felicità paranoica contro i paranoici terroristi. Anzichè farsi qualche domanda. Profonda

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Dicono che no, non devono farci temere un conflitto i venti di guerra siriani che hanno armato la mano di un poliziotto turco: “Aleppo, Aleppo!”, gridava dopo aver freddato davanti alle telecamere, nella sorpresa generale, l’ambasciatore russo Karlov. Dicono che Aleppo sia vittima della nuova alleanza fra Russia e Assad con la Turchia di Erdogan, ma non dicono che senza l’impegno della Russia e dei siriani fedeli alla Repubblica baathista (che sul piano religioso significa laica, lo ricordiamo ai laici di casa nostra), il Califfato non avrebbe perduto terreno e posizioni. Dicono che siamo in guerra, ma è una strana guerra la nostra, una drôle de guerre: non combattuta, non sentita, non vissuta. Ce ne eravamo pure dimenticati.

Ci hanno pensato i due attentatori che hanno fatto strage nei mercatini natalizi di Berlino, a darci il promemoria. Forse, la sveglia. Dicono che il sopravvissuto sia un pakistano richiedente asilo, entrato in Germania da poco, e dicono che questo fatto costituisce un implacabile atto d’accusa alla politica immigrazionista della Merkel, che anzichè chiudere totalmente le frontiere le tiene aperte a fisarmonica, calcolando i flussi ma non, evidentemente, il rischio di radicalizzazione fra i profughi. Ma non dicono che finora, gli episodi di terrorismo a vario titolo islamista sono stati compiuti da immigrati occidentali od occidentalizzati, che aderiscono all’ideologia totalizzante del Califfo in solitaria, esaltandosi davanti al computer sul mezzo più global che esista, Internet, auto-arruolandosi in un esercito che ha un territorio con capitale Raqqa, ma contemporaneamente e potenzialmente é senza confini e ci abita nella porta accanto.Dicono che bisogna cacciarli («fuori dai coglioni», scriveva oggi il sempre misurato Feltri), che bisogna combattere, che bisogna reagire. Ma se c’è chi pensa di conquistare il nostro benessere trasferendosi da noi, se c’è chi ci odia perchè il nostro benessere ci ha resi ciechi e sordi di fronte agli errori, gli orrori e le ingiustizie che abbiamo causato nel mondo musulmano, è da noi stessi che partire, per capire cosa fare.

Dicono infatti che non dobbiamo rinunciare al nostro modo di vivere. Alla nostra felicità. Ma quale felicità, di grazia? Quando portavamo i calzoncini corti, l’età in cui ci beviamo tutto facendo sì sì con la testa, ci hanno rintronato con l’idea che rinunciare a un po’ del nostro per il prossimo sia il dovere di buon cristiano. Poi, più grandicelli, ci hanno spiegato che consumiamo troppo e male, che sprechiamo, che buttiamo via troppa roba, che spendiamo i nostri soldini in cavolate che ammalano la Terra. Oggi, che purtroppo ragazzi non siamo più, abbiamo capito che non per doveristica bontà, e nemmeno solo per ecologismo, faremmo meglio a dismettere uno stile di vita vuoto, vacuo, fatuo, imbecille.

Ma per un ragione molto terra e al tempo stesso spirituale: perchè ci fa star male nel profondo, nell’inconscio e nel corpo, passare la vita a correre, rincorrere, scrivere e rispondere ai messaggi, controllare le email, guardare, e soprattutto guardarsi sui social, lavorare di più per essere pagato di meno, fare la spola da casa al lavoro e dal lavoro a casa, col fiatone per racimolare il tempo per uno straccio di hobby o per far muovere un po’ i muscoli, visto che siamo schifosamente sedentari; non sapere più cos’è stare in silenzio, non sapere quasi più cos’è un paesaggio incontaminato, non aver mai saputo, per chi oggi ha vent’anni, com’è l’esistenza senza essere perennemente connessi, reperibili, rintracciabili, con la testa china e autistica sul telefonino; non riuscire a fare a meno della santissima obsolescenza del prodotto che ci fa comprare l’ultimo modello di cellulare, di computer, di satellitare, altrimenti ci perdiamo le indispensabili novità tecniche, così come non poter evitare il giro di shopping, il rito degli acquisti, la fila idiota al Black Friday, la vacanzetta dove cerchiamo gli stessi comfort e le stesse abitudini di casa, spendere e spandere in status symbol standardizzati, anzichè sperperare pure gioiosamente (pauperismo, vade retro!) ma non perchè lo predica la pubblicità o perchè così fan tutti ma perchè a me, che son fatto come son fatto, piace eccedere e lussarmi il conto (lusso viene viene da luxus, stessa etimologia di quando vi parte una scapola) secondo i miei gusti, solo miei, e non i gusti degli altri, alla ricerca di piacere gratuiti, letteralmente gratis, per dono, non cash, senza attaccamento, senza compulsività, senza produrre tutta quella spazzatura materiale e mentale; e infine, cosa che sta in cima alla lista, fare tutto quel che facciamo sempre con l’affanno, sempre con l’occhio all’orologio, senza goderci più l’attimo, senza chiederci il senso di tutto questo. Il senso di noi stessi: che ci facciamo qui? E per cosa o per chi fatichiamo tanto, riempiendoci di appuntamenti, oggetti inerti, passatempi per ammazzare il tempo (e già questa espressione dice tutto), annoiandoci a morte nel tempo libero (l’altro tempo, quindi, è schiavo), prendendoci tremendamente sul serio nella nostra finto-allegra mediocrità, mentre non sappiamo più affrontare seriamente le questioni serie della vita, la nascita (non facciamo più figli) e la morte (rimossa come tabù che disturba la vendite)?

E ci vengono a dire che non dovremmo rinunciare a nulla? Dobbiamo rinunciare eccome, alla robaccia tossica e alla sua presunta sacralità. Anzitutto per star meglio, e così, poi, rinvigoriti, per lottare meglio contro questi paranoici. Io ho già cominciato da mo’. Come? Semplice: compro il meno possibile, dissacro un po’ tutto, mi interrogo sempre su che diavolo di scopo abbia quel che mi viene propinato per buono e scontato. Compresa la favoletta del “migliore dei mondi possibili”, che sarebbe il nostro.

http://www.vvox.it/2016/12/20/dopo-berlino-cambiare-il-nostro-modo-di-vita-si/

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Trump ufficialmente Presidente: tre attentati nel mondo firmati ISIS

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ATTENTATI QUASI CONTEMPORANEI ALLA CONFERMA DI TRUMP COME PRESIDENTE DEGLI U.S.A. DA PARTE DEI GRANDI ELETTORI (N.d.R.)

Le proteste e le petizioni degli irriducibili oppositori non sono riuscite a sbarrargli la strada verso la Casa Bianca

l grandi elettori hanno ratificato l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Come ampiamente previsto, le proteste e le petizioni degli irriducibili oppositori non sono riuscite a sbarrargli la strada verso la Casa Bianca dove si insedierà il prossimo 20 gennaio, giorno del giuramento.

Trump ha superato la fatidica soglia dei 270 voti durante il voto dei delegati del Texas dove ci sono stati due elettori “infedeli” che si sono rifiutati di ratificare l’elezione perché preoccupati per il conflitto d’interesse e i legami del miliardario newyorchese con la Russia.

Complessivamente, tra repubblicani e democratici, ci sono state 6 defezioni rispetto al verdetto dell’urna dell’8 novembre scorso. Trump si è così assicurato il voto di 304 grandi elettori contro i 306 previsti mentre la rivale democratica alla presidenza Hillary Clinton si è fermata a quota 228.

 

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