Cyberspionaggio. E’ nata una figura ibrida di controllore-controllato

Fonte: intelligonews

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LA VITTORIA DEL SI’ AL REFERENDUM SERVIVA A FAVORIRE LA NASCITA DELLA “TERZA POSIZIONE”. MA C’E’ PUZZA DI PRIMA REPUBBLICA. (n.d.r.)
Fonte: Mario Bozzi Sentieri
A.A.A. TERZA REPUBBLICA OFFRESI
Messo da parte Matteo Renzi, silenziata la Ministra delle Riforme (fallite) Maria Elena Boschi, reso innocuo Angelino Alfano, il Governo Gentiloni, ad un mese dal suo insediamento, mostra di essere, a tutti gli effetti, il governo della Restaurazione. Lo è per i tratti del Presidente del Consiglio, per volontà del Quirinale, per il contesto politico.
Andiamo con ordine. Paolo Gentiloni, un over sessanta, in contro tendenza rispetto all’ostentato giovanilismo del suo predecessore, rappresenta caratterialmente e politicamente l’anima democristiana del Pd, confermando , nei fatti, di essere uomo di mediazione, come nella migliore tradizione scudocrociata. Toni felpati, tratti rassicuranti, Gentiloni ricuce con i sindaci ed i governatori delle regioni, con cui Renzi aveva rotto. Si preannunciano tavoli istituzionali con il sindaco di Napoli Luigi de Magistris (sulla bonifica di Bagnoli), con la Puglia di Michele Emiliano (a cui sono stati promessi i 50 milioni per Taranto, negati dalla finanziaria renziana) e con il Presidente della Sicilia Rosario Crocetta. Sul versante sociale, il confronto con i sindacati sulle pensioni, così come previsto a settembre, sarà un ottimo viatico – parole di Gentiloni – per realizzare nuovi accordi sia sulle norme attuative dell’Ape, l’anticipo pensionistico, sia sulla riforma del jobs act che dei voucher. La parola d’ordine ? Mediare, mediare, mediare. Continua a leggere
Segnalazione del Centro Studi Federici
Segnalazione di Raimondo Gatto
Rapporto dell’intelligence su imam e detenuti radicalizzati La gioia dopo gli attentati in Europa: “Facciamoli fuori”
di Gian Micalessin
«Se dovesse passare un agente di custodia, una donna, un medico, questi non sono nulla davanti a Dio. L’agente di custodia è un cane infedele e
finirà all’inferno».
Sono le voci dell’odio. Voci che riecheggiano quotidianamente dietro le sbarre delle nostre prigioni. Incoraggiate da alcuni dei 148 sedicenti imam che predicano nelle carceri e vengono identificati nel documento segreto del Dipartimento amministrazione carceraria di cui il Giornale pubblica alcuni stralci. Ma quelle voci non sono vacue esternazioni.
Come spiega l’«Analisi di contesto e scenario 2016» sul fenomeno della radicalizzazione nelle carceri, quelle parole e quelle tesi servono a manipolare i detenuti musulmani «convincendoli a odiare coloro che professano altre fedi religiose». Continua a leggere

Silvana De Mari contrattacca. “Non aspettavo altro, ci sono cascati in pieno e adesso vediamo come va a finire” – ci dice al telefono. Di cosa stiamo parlando? Della fatwa che le lobby Lgtb hanno lanciato contro di lei nei giorni scorsi. L’accusa? Omofobia. “Gay Lex” – una rete di legali e attivisti per la tutela dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisex e trans – ha infatti chiesto la sua testa al presidente dell’Ordine dei medici. Una rete – guarda un po’ che strano – capitanata dal ‘compagno’ di Sergio Lo Giudice, parlamentare del Pd. Sì, Lo Giudice, colui che si è comprato un bambino con la pratica dell’utero in affitto, colui che sta dietro a tutte le manovre in Parlamento per demolire la famiglia ed arrivare equiparare le unioni civili al matrimonio.
Silvana De Mari, medico, classe 1953, ha preso la sua prima specializzazione in Chirurgia Generale ed Endoscopia con 110 e lode e successivamente si è anche specializzata in psicoterapia. Ha scoperto Il Signore degli Anelli quando si è laureata e lo portava con sé durante le guardie in ospedale per darsi forza. È stato allora che si è resa conto della funzione del poema epico e quindi del Fantasy: dare coraggio. Così ha deciso, venti anni dopo, di far parte di questo mondo. E è così diventata l’autrice Fantasy più conosciuta, al punto da essere l’autore italiano più venduto nel mondo dopo Camilleri. Ma torniamo alla fatwa lgtb.
“Pubblicamente asserisce che l’omosessualità è un disturbo possibile da curare, a partire dalla castità. E aggiunge che nelle endoscopie anali effettuate sugli omosessuali ha visto condizioni ‘spaventose’ malattie ‘devastanti’. Rammentiamo alla dottoressa De Mari che il giuramento di ‘Ippocrate’ che lei ha pronunciato diventando medico recita testualmente: ‘… di curare ogni paziente con eguale scrupolo e impegno, prescindendo da etnia, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica e promuovendo l’eliminazione di ogni forma di discriminazione in campo sanitario’. Ci pare evidente che la dott.ssa abbia bisogno di un periodo di ‘riposo’. Immediato, forzato, a tempo indeterminato. Dopo le vostre segnalazioni, ‘Gay Lex scriverà all’Ordine dei Medici per chiedere l’IMMEDIATA SOSPENSIONE del titolo che la De Mari esercita contro quel giuramento e contro i diritti dei pazienti omosessuali. Vi avevamo promesso battaglia e niente più sconti agli omofobi, e stiamo mantenendo la parola”. Ispe dixit.
Perché ce l’hanno con lei?, le domandiamo.
“Semplicemente perché mi limito a dire la verità. Non ho fatto altro che dare delle spiegazioni medico-cliniche al fenomeno dell’omosessualità – anche se si dovrebbe parlare di omoerotismo. E loro lo sanno bene. Ma ora li sfido e voglio vedere se davanti ad un tribunale medico saranno capaci di sostenere le loro tesi contro-natura, mostrando evidenze scientifiche e non chiacchiere puramente ideologiche”.
Dalla loro parte ci sono numerosi studi scientifici che dicono il contrario…
“Non diciamo fesserie, per cortesia – risponde-. Non esiste alcun studio scientifico serio che dimostri che in natura si nasca uomo, donna e qualcos’altro. Queste sono le barzellette che ci vogliono propinare, ma non hanno alcun fondamento”.
In che senso?
“Vede, la cosa è molto semplice La sessualità è un modo studiato dalla biologia per creare la generazione successiva con l’incontro di maschile e femminile. Dove non c’è incontro, non c’è sessualità. L’omosessualità non esiste. Esiste invece un odio – sì odio, lo scriva – da parte delle lobby lgt nei confronti di chi sostiene la verità. Le loro cosiddette fondamenta scientifiche si basano sulla psichiatria. La psichiatria non si sa bene che cosa sia, forse a malapena può conoscere la psiche. Ma si basa su affermazioni non verificabili sul piano scientifico. Pretende di stabilire cosa è normale e cosa non lo sia in base a congetture. Con questo non sto dicendo che non esistano psichiatri intelligenti e capaci di fare il loro mestiere. Dico un’altra cosa: è dagli anni ’70 che assistiamo a livello globale ad un potere assoluto della psichiatria. Potere che non si basa su alcun fondamento, se non su convenzioni che rispondono ad altre logiche: la distruzione di tutto ciò che ha a che fare con l’umano. L’APA, l’Associazione Psichiatri Americani, regna sul mondo mediante un manuale diagnostico statistico senza il quale non è possibile fare una diagnosi ufficiale o una perizia. Il DSM (Diagnostic Statistico Manuale) costa una valangata di soldi ed ha lo stesso valore etico e scientifico che avevano i vari manifesti sulla razza”.
Affermazioni pesanti le sue …
“No, è la verità – risponde decisa-. Ci pensi un attimo. Che cosa puoi dire di reale sulla natura dell’umano se non hai mai fatto una rettoscopia? Voglio dire che il pensiero unico di una minoranza di persone ci ha messo in testa che tutto è lecito e tutto si può fare se uno lo desidera. Questo può avere un significato sul piano delle convinzioni personali, ma è tutto tranne che fondato sulla evidenza della natura. Vogliamo parlare delle malattie infettive? Lo ha scritto anche ‘Repubblica’ qualche giorno fa: ‘Aids, allarme Oms: malattia dilaga tra omosessuali, serve prevenzione’. Le nuove linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità consigliano agli omosessuali di sesso maschile di prendere farmaci antiretrovirali in via preventiva. Tra gli uomini gay il rischio di contagio è 19 volte più alto rispetto al resto della popolazione. Nel mondo 35,3 milioni di sieropositivi. E tutto questo vi sembra naturale? A me no. Per nulla”.
L’accusa che le muovono è di essere discriminatoria…
“Guardi – sorride – . Io amo profondamente gli esseri umani, tutti, e so che è mio dovere agire e parlare perché ogni essere umano viva con pienezza la sua vita. Perché questo succeda, è necessario salvare la libertà e il coraggio. La libertà e il coraggio sono oggi sotto attacco, un attacco globale, mai avvenuto prima. Questo attacco è il politicamente corretto: qualcuno stabilisce prima cosa è giusto e cosa sbagliato, cosa è buono dire e cosa cattivo. Che sia vero o che sia falso è irrilevante. Quindi è necessario che voci rimangano libere.
Il mio scopo, il nemico da abbattere e che abbatterò (o morirò nel tentativo) è la pedofilia”.
Che c’entra adesso la pedofilia?
“La pedofilia si è espansa come non mai, mentre si sta abbassando l’età delle vittime. Ed è una pedofilia sessuale, che si accompagna cioè a un qualche orgasmo del carnefice, che si accompagna con il piacere delle torture. Ne sa qualcosa Don Fortunato Di Noto che da trent’anni si batte contro la pedofilia con l’Associazione ‘Mater’ nel silenzio assordante dei benpensanti. Il sadismo è stato sdoganato ad un’attitudine come un altra, la pedofilia è stata sdoganata. Da chi? L’umanità è passata dal dogma dell’infallibilità del Papa al dogma dell’infallibilità dell’APA. Se si stabilisce che l’omosessualità non è un disordine di natura, allora anche la pedofilia lo può essere altrettanto. La si maschera come ‘attrazione per il bello dei bambini’. Piccole aperture sempre più ufficiali del movimento lgbt statunitense alla pedofilia. I pedofili si chiamano ‘map’, persone attratte da minori. Il circolo lgbt di Roma è intitolato a Mario Mieli, cantore di pedofilia, necrofilia e coprofagia. Posso assumere che tutti gli iscritti provino simpatia per queste pratiche? O che almeno non ne provino nausea? Posso? E così tutto diventa lecito in quanto non è patologico, non è una malattia. Capite che cosa sta accadendo oggi nell’indifferenza quasi generale?”.
Ma le lobby lgtb prendono di difendere i diritti delle persone omosessuali…
“Anche questa è una affermazione totalmente errata e falsa. Sa che cosa lo dimostra? L’indifferenza del movimento lgbt per le persecuzioni subite da omosessuali sotto l’Islam. Se ci fa caso non troverà mai una dichiarazione, un attacco pesante contro l’Islam. Perché? Il benessere degli omosessuali non è la loro battaglia. Quale è la loro battaglia? Una sola, ed è il motivo per cui i poteri forti li appoggiano. Distruggere il Cristianesimo, questa è la loro ossessione – sì, scriva ossessione -. Mosè, Cristo e San Paolo condannano la sodomia. Quando Cristo afferma che coloro che non credono saranno puniti ancora più duramente degli abitanti di Sodoma, sta condannando la Sodomia. Se è vero che l’omosessualità è buona e giusta, allora è giusto condannare il Cristianesimo come falso. Podesta – il vice della Clinton ha ufficialmente dichiarato che avrebbero chiuso le Chiese, ree di rifiutare i matrimoni gay. Sacerdoti sono già stati inquisiti per avere letto San Paolo. Hanno ragione loro: se accettiamo l’affermazione (falsa) fatta dall’APA che la cosiddetta omosessualità sia una forma alternativa di normalità , allora Mosè, Cristo e San Paolo avevano torto, ed è giusto che le chiese siano chiuse. Perché sono scesa in campo? Il movimento lgbt vuol distruggere il Cristianesimo. Il movimento lgbt è il grimaldello con cui alcuni poteri forti stanno finalmente vietando il Cristianesimo, lo stanno spazzando via, così da lasciare lo spazio all’Islam”.
Ne è convinta?
“Assolutamente sì. I due fenomeni sono collegati. Che nell’islam gli omosessuali siano atrocemente perseguitati è indifferente a queste persone. Il 20% della campagna della omofila Clinton è stata finanziata dall’Arabia Saudita, dove le persone ritenute omosessuali vengono uccise, tanto per farle un esempio”.
E allora, se le cose stanno come dice lei, che fare?
“Chiedo a coloro che si ritengono omosessuali di aiutarmi, di aiutarmi contro il movimento lgbt che non li rappresenta e che non li protegge. E di aiutarmi a difendere la libertà. Avevo deciso di essere tollerante, tutto sommato, in effetti, perché attaccare c’è il rischio di destabilizzare qualcuno già fragile. Non ho mai creduta vera l’affermazione sulla normalità dell’omosessualità, ma ho creduta vera l’affermazione sulla inevitabilità per alcuni di questi comportamenti, e mi sembrava corretto lasciare che ognuno vivesse come vuole senza critiche. Perché ho cambiato idea? La persecuzione religiosa del movimento lgbt contro il Cristianesimo. La persecuzione del movimento lgbt contro la libertà di parola. Le scuole cattoliche inglesi costrette a parlare a favore dei matrimoni omosessuali. La parola matrimonio nasce da madre, il matrimonio serve perché un uomo protegga la donna che porta la maternità dei suoi figli così che lei possa diventare madre. Il matrimonio omosessuale non ha questa funzione, quindi è senza funzione, ed apre al matrimonio islamico poligamo. Se va bene tra due uomini, perché non tra tre uomini? E perché non tra un uomo e quattro donne? Love is love. Le mute di centinaia di migliaia di dollari ai pasticcieri che rifiutano di fare ridicole torte con sopra due ometti o due donnine, i sindaci francesi condannati per essersi rifiutati di celebrare cerimonie che trovano insensate. Le mostruose trasmissioni fatte da Rai 3. La legge Cirinnà, la pensione di reversibilità garantita a omosessuali e a chi finge di esserlo, in una nazione dove non c’è più denaro per nulla, una nazione alla fame. L’indottrinamento fatto nelle scuole da attivisti lgbt pagati con denaro pubblico che parlano di omosessualità senza nominare le parole aids e sifilide e se le nominano affermano che sono stereotipi. L’orrendo spettacolo ‘Io sono Alex e sono un dinosauro’, dove un processo di psicosi a personalità multiple viene presentato ai ragazzi come positivo. Non si costruisce sulla menzogna”.
“Nell’ora dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario”, scriveva George Orwell nel romanzo “1984”. E ogni atto rivoluzionario esige di mettere a rischio anche la propria vita, il proprio lavoro, le proprie amicizie.
Non credo di esagerare. Affatto. Il “caso De Mari” non è il primo e non sarà l’ultimo. Le lobby lgtb non si fermano. Attaccano chiunque osi sfidare il pensiero unico, diffamandolo fino a renderlo un pubblico nemico. Non si fanno prigionieri. Solo bersagli. Lo sa bene Benedetta Frigerio, giornalista di “Tempi” e collaboratrice di “La Nuova Bussola Quotidiano”. È notizia di ieri, infatti, la giornalista Frigerio sia oggetto di una petizione su chiane.org per chiedere nientemeno all’ordine dei giornalisti di radiare la giornalista. Lo segnala proprio “La Nuova Bussola Quotidiano” (“Vietato parlare dei drammi trans: cronista alla gogna” di Andrea Zambiano). “L’articolo firmato dalla nostra Benedetta Frigerio “Il dramma dietro i lustrini: ecco come vive un trans” – si legge – non era altro che una riflessione su dati pubblicati ‘National center for transgender equality’ sul tenore di vita dei transessuali. L’indagine parlava di molestie, tentativi di suicidio, Aids, disagio psicologico con percentuali altissime. Questi i fatti. Ma a qualcuno evidentemente non sta bene che si parli di certe ‘controindicazioni’ per non infrangere il falso mito che gay è bello e che la colpa è della società che non accettandoli li costringe a questa vita. Così si è pensato di organizzare una petizione per dare una lezione a quell’impertinente della Frigerio, la quale non ha fatto altro che il suo lavoro. La petizione parte così: ‘Le persone transgender sono sempre più al centro di un continuo tiro al bersaglio da parte di alcuni media. Scorrettezza lessicale, forma stereotipate, narrazioni pruderistiche sono segno di un’inadeguatezza di taluni giornalisti a trattare vicende e istanze di donne e uomini, di cui si stenta a riconoscere (o non si vuole riconoscere) l’identità di genere’. Circa l’articolo della Nuova BQ si parla addirittura di violenza verbale e si accusa la cronista di ‘contravvenire alle norme più elementari di rispetto verso la persona nonché di corretta informazione e incita al disprezzo verso donne e uomini transgender’. Quindi ‘si chiede che siano avviate le normali procedure perché Benedetta Frigerio sia radiata dall’Ordine dei Giornalisti’”.
Due donne, due professioniste e – guarda caso – due cattoliche. La verità divide, perché ci vuole coraggio ad affermarla. Ecco perché i cattolici – oggi più che mai – hanno un compito e una responsabilità in più: rendere ragione della verità fino in fondo. Con la ragione, i dati, le evidenze. Solo chi ha la coscienza di riconoscere l’evidenza che non ci siamo fatti da soli – uomini e donne – può difendere senza armi e senza paura la verità. Se tutto è riducibile a ciò che provo, desidero e voglio, il rischio sempre più evidente è che l’umanità sia destinata all’auto-distruggimento. Salta il patto sociale su cui si fonda il vivere comune. Salta l’idea stessa di futuro. Futuro di un popolo, di una comunità e di un Paese. La gente – quella comune – è stanca e stufa di essere presa in giro. E sono convinto che qualcosa stia cambiando. La gente pare accorgersi piano piano e finalmente svegliare le proprie coscienze. La famiglia è – e lo è sempre stato – il vero antidoto contro le ideologie perverse che vogliono smontare a pezzi l’umano. Contro l’evidenza. E di fronte ad attacchi concentrici di gittata sempre più pericolosa, è ora di reagire.
“Madre natura è un’arcigna megera (che noi uomini siamo tanto cattivi, mentre gli animali sono angelici è una delle ennesime fesserie di questa epoca)- scrive Silvana De Mari su https://ontologismi.wordpress.com di Alessandro Benigni – e per spiegare che la violenza fa parte della vita. Ci vogliono i leoni maschi per proteggere i cuccioli, e questo vale anche per noi. Io ho sempre saputo che se qualcuno mi avesse toccato, mio padre lo avrebbe fatto a pezzi, anche a costo di morire nell’impresa, e questo era il suo compito. Ora immaginiamo che Marisa sia un’ottima cacciatrice, e dica ‘Io sono mia’ io non ho bisogno di nessuno, io sono stufa, io il territorio me lo difendo da sola, e manda via Marco: i suoi figli non hanno più difesa. Quando non c’è più un uomo, quando il padre è morto, o se ne è andato, o è stato mandato via, in una di queste disastrose evenienze aumenta il livello di ansia dei figli, a volte cominciano gli attacchi di panico. Noi femmine il territorio non lo sappiamo difendere, non lo sappiamo difendere perché non è compito nostro, e quando il padre non c’è più i figli stanno svegli di notte, perché gli orchi esistono, non è vero che non esistono, non è vero che si fermano a parole. I popoli dove il maschile ha travolto il femminile e lo ha azzittito, il mito della guerra di conquista domina ogni pensiero. I popoli dove il femminile prevale sul maschile non hanno più la capacità di difendere il territorio e credono che la libertà e la vita siano possibili senza combattere. Perché se un uomo ha tutta la sua potenza, se la sua donna non gliela ha tolta col disprezzo, ma anzi l’ha aumentata, stando dalla sua parte sempre facendo il tifo per lui, un uomo è in grado di difendere il figlio. Un uomo è in grado di dare un pugno sul tavolo e dire no, al figlio che vuole farsi di spinelli che vuole andare al rave party. Dove non c’è un uomo, un padre è più facile a un sedicenne con gli attacchi di idiozia che a 16 anni sono la norma dire la fesseria del secolo che è ‘smetto di andare a scuola, che sono stufo’, ‘smetto di lavarmi’, ‘smetto di uscire dalla mia stanza’. Per favore non mi scrivete che a casa vostra è zia Carmela che la mette giù dura e Zio Ugo è un mollaccione. Stiamo parlando di statistica: il 90% delle donne è più accogliente del 90% degli uomini. Il 90% degli uomini ha più coraggio e senso dell’autorità del 90% delle donne. Voi siete un’eccezione? Fate parte del 10%. Una minoranza. Dove c’è un uomo e tutta la sua potenza il compagno della madre dell’amichetta non entra nella casa dove c’è la bambina di sei anni e lei non volerà dalla finestra. I pedofili hanno la capacità incredibile di localizzare il bambino che non ha un padre che lo difenda con tutta la sua ferocia. In effetti i grandi paladini della pedofilia hanno avuto come primo scopo l’abbattimento dell’autorità paterna, prima bisogna levare di torno Marco”.
“Non è vero che la violenza è sempre sbagliata – prosegue-. C’è un tempo per la pace e un tempo per la guerra. La violenza del padre per proteggere il figlio è un punto essenziale della sua sicurezza e della sua educazione. Io ho sempre saputo se qualcuno mi avesse fatto del mare, i carabinieri sarebbero stati l’ultimo dei suoi problemi: mio padre lo avrebbe massacrato. Se qualcuno avesse fatto del male a mio figlio, se si fosse fatto “toccare” da lui, mio marito lo avrebbe massacrato. Comunque la pedofilia ha segnato due anni fa un punto importante. L’associazione psichiatri americani, APA, che da 60 anni regna sul mondo controllando e dirigendo tutti gli ordini di psicologi , ha dichiarato che la pedofilia non è una perversione sessuale, ma un normale orientamento sessuale. Il primo gradino, quindi, per affermare la pedofilia è stato l’uccisione del maschio occidentale. Sempre più filosofi e pensatori, Pasqal Bukner, Claudio Risè, i primi si sono accorti che è stato assassinato il padre. Quindi cominciamo a darci da fare per riportarlo in vita, perché ci serve”.
Non ci lasceremo abbattere. Un affettuoso abbraccio di solidarietà a Silvana De Mari e Benedetta Frigerio.
DEDICATO AI LIBERISTI CHE CREDONO L’ITALIA UNO “STATO SOCIALISTA”
di Lorenzo D’Onofrio ·

di Luca Cancelliere (ARS Sardegna)
La Repubblica Italiana, orfana della leva monetaria ceduta alla BCE già alla fine degli anni ‘90 e totalmente vincolata, per quanto concerne la leva fiscale, agli impegni improvvidamente assunti con il “Patto di Stabilità e crescita” del 1997, con il “Trattato di Lisbona” del 2007 e con il “Patto di bilancio europeo” o “Fiscal Compact” del 2012, da molti anni ha rinunciato a qualsiasi forma di sostegno alla domanda aggregata, con effetti macroeconomici deleteri.
È noto che secondo la dottrina di Keynes, per ogni punto di spesa pubblica in più il c.d. “moltiplicatore” incrementa il PIL in modo più che proporzionale rispetto allo stock di debito, di modo che il rapporto debito/PIL migliora. Per ogni punto di spesa pubblica in meno, invece, il c.d. “moltiplicatore” riduce il PIL in modo più che proporzionale rispetto allo stock di debito, di modo che il rapporto debito/ PIL peggiora.
Un recente studio del Fondo Monetario Internazionale a cura di Nicoletta Batini, Giovanni Callegari e Giovanni Melina conferma che un taglio della spesa pubblica dell’1% del PIL provoca un calo del PIL fino al 2,56% per l’Eurozona, del 2% per il Giappone e del 2,18% per gli Stati Uniti. Per l’Italia si va dall’1,4% all’1,8%. I dati storici della finanza pubblica italiana degli ultimi tre anni confermano decisamente questo assunto. Se il governo Berlusconi aveva lasciato un rapporto debito/PIL del 120,10%, le politiche di austerità dei governi Monti e Letta hanno sensibilmente peggiorato tale rapporto portandolo, secondo le stime OCSE per il 2014, al 134,2%.
Una politica economica espansiva, al contrario, non solo avrebbe prodotto effetti virtuosi sul rapporto debito/PIL, ma avrebbe anche cagionato un aumento del gettito tanto delle imposte erariali, quanto della contribuzione INPS, in conseguenza dell’accrescimento della base imponibile.
In tal modo, sarebbero stati superflui gli aumenti della pressione fiscale e i tagli alla spesa pubblica, in particolare le immancabili riforme della previdenza con relativo aumento dell’età pensionabile, nonostante un bilancio INPS la cui tenuta di lungo periodo è stata confermata anche nel febbraio 2014 dall’Istituto.
Le politiche di austerità, a livello teorico, su fondavano sul noto studio del 2010 di Rogoff e Reinhart sul rapporto tra crescita e debito pubblico, clamorosamente confutato dal successivo studio di Thomas Herndon, Michael Ash e Robert Pollin dell’Università di Amherst del Massachusetts.
In Italia, i sostenitori dell’austerità si sono basati anche sull’errato argomento secondo cui il debito pubblico dipende da un eccesso di spesa pubblica. Per quanto concerne, ad esempio, la spesa per il pubblico impiego, un recente studio ha dimostrato che la quota di dipendenti pubblici in Italia è solo del 5,8% sul totale della popolazione, contro il 9,2% del Regno Unito e il 9,4% della Francia. Ma l’argomento più forte è sempre fornito dai dati storici: dal 1991 al 2008, l’Italia ha costantemente registrato un “avanzo primario”, cioè una differenza tra entrate e spese dello Stato, al netto degli interessi, in attivo. L’attuale stock di debito pubblico si è formato negli anni ’80 esclusivamente in conseguenza di un evento storico ancora poco conosciuto, ma di fondamentale importanza nella storia economica e politica dell’Italia unitaria: il famigerato “divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro”.
Fino al 1981, l’Italia godeva di una piena sovranità monetaria garantita dalla proprietà pubblica dell’istituto di emissione, “ente di diritto pubblico” ai sensi della legge bancaria del 1936, controllato dallo Stato per il tramite delle “banche di interesse nazionale” e degli “istituti di credito di diritto pubblico”. Dal 1975 la Banca d’Italia si era impegnata ad acquistare tutti i titoli non collocati presso gli investitori privati. Tale sistema garantiva il finanziamento della spesa pubblica e la creazione della base monetaria, nonché la crescita dell’economia reale.
Lo Stato poteva attingere, fino al 1993, a un’anticipazione di tesoreria presso la Banca d’Italia per il 14% delle spese iscritte in bilancio e deteneva, fino al 1992, il potere formale di modificare il tasso di sconto. E’ peraltro degno di nota che fino al 1981, contrariamente al luogo comune che la vorrebbe “spendacciona” e finanziariamente poco virtuosa, l’Italia aveva la quota di spesa pubblica in rapporto al PIL più bassa tra gli Stati Europei: il 41,1% contro il 41,2% della Repubblica Federale Tedesca, il 42,2% del Regno Unito, il 43,1% della Francia, il 48,1% del Belgio e il 54,6% dei Paesi Bassi. Il rapporto tra debito pubblico e PIL era fermo nel 1980 al 56,86%.
Il 12 febbraio 1981 il Ministro del Tesoro Beniamino Andreatta scrisse al Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi una lettera che sancì il “divorzio” tra le due istituzioni.
Il provvedimento, formalmente giustificato dall’intento del controllo delle dinamiche inflattive generatesi a partire dallo shock petrolifero del 1973 e susseguente all’ingresso dell’Italia nel Sistema Monetario Europeo (SME), ebbe effetti devastanti sulla politica economica italiana.
Dopo il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro, lo Stato dovette collocare i titoli del debito pubblico sul mercato finanziario privato a tassi d’interesse sensibilmente più alti. In conseguenza di ciò, durante gli anni ’80 si assistette a una vera e propria esplosione della spesa per interessi passivi. Se alla fine degli anni ’60 essa si assestava poco sopra il 5%, nel 1995 aveva raggiunto circa il 25%. Il tasso di crescita della spesa per interessi tra il 1975 e il 1995 fu del 4000%. In valori assoluti, la spesa per interessi passivi, sostanzialmente stazionaria fino a quell’anno, passò dai 28,7 miliardi di Lire del 1981 ai 39 dell’anno successivo, fino ai 147 del 1991. Negli anni ‘80 il rapporto tra spesa pubblica e crescita del PIL fu praticamente stabile. Il deficit salì invece, proprio nell’anno del divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro (1981), al 10,87 % rispetto al 6,97% del 1980, mantenendosi su tale valore per tutto il decennio successivo.
La crescita del deficit annuo rispetto al PIL, derivante dalla spesa per interessi passivi, portò in pochi anni il rapporto debito/PIl dal 56,86 del 1980 al 94,65% del 1990, fino al 105,20% del 1992. Tale rapporto, nonostante le politiche di austerità degli ultimi 20 anni, non è diminuito ma è rimasto stabile fino alla crisi finanziaria del 2008.
I dati macroeconomici della crescita del deficit e del debito rispetto al PIL, non dipendendo da aumenti della spesa corrente o per investimenti; essi sono interamente imputabili alla spesa per interessi passivi esplosa in conseguenza del divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro, il cui ruolo nella crescita dello stock di debito pubblico fu ammesso dallo stesso Andreatta nel 1981: “Naturalmente la riduzione del signoraggio monetario e i tassi di interesse positivi in termini reali si tradussero rapidamente in un nuovo grave problema per la politica economica, aumentando il fabbisogno del Tesoro e l’escalation della crescita del debito rispetto al prodotto nazionale. Da quel momento in avanti la vita dei ministri del Tesoro si era fatta più difficile e a ogni asta il loro operato era sottoposto al giudizio del mercato”.
Come riconosciuto da Andreatta, il divorzio nacque come “congiura aperta” tra Ministro del Tesoro e Governatore della Banca d’Italia, “nel presupposto che a cose fatte, sia poi troppo costoso tornare indietro”. Esso segnò una tappa importante in quel processo eversivo della nostra Costituzione economica, iniziato nel 1979 e culminato tra il 1992 e il 2002 con la firma del Trattato di Maastricht e la definitiva introduzione dell’Euro.
Una nuova concezione della politica economica non più indirizzata verso i valori sociali fondamentali del moderno Stato nazionale sovrano, ovvero la tutela della sovranità nazionale, la piena occupazione e l’estensione della sicurezza sociale, ma unicamente verso principi quali l’indipendenza delle banche centrali, la “stabilità dei prezzi”, il “pareggio di bilancio” e la “banca universale” dedita simultaneamente all’attività di deposito e risparmio da un lato, e di speculazione finanziaria dall’altro. Una concezione economica in cui il ruolo centrale non è più quello dello Stato Nazionale Sovrano, ma quello delle banche, ormai titolari incontrastate del controllo della leva monetaria in un sistema in cui la “moneta bancaria” soppianta la “moneta statale” e in cui la speculazione finanziaria muove un giro d’affari pari a molte volte il PIL delle principali Nazioni del mondo.
Nell’anno del fallimento di Lehman Brothers e dell’inizio della più devastante crisi economica della nostra storia, il rapporto debito/PIL italiano era al 106,09%, per poi superare in pochi anni il 130%. La crisi ebbe origine nell’espansione abnorme del mercato dei derivati, dei mutui immobiliari e della finanza speculativa privata, ormai affrancata dai vincoli che sotto il regime dell’abrogato “Glass-Steagall Act” americano e della legge bancaria italiana del 1936, vietavano l’esercizio congiunto dell’attività bancaria di deposito e risparmio da un lato e di speculazione finanziaria dall’altro. Immancabile fu il conseguente contagio nei confronti della finanza pubblica, indotto da un triplice ordine di fattori: la decisione dei governi occidentali e del Giappone di impiegare, a spese dei contribuenti, l’enorme somma di 30.000 miliardi di dollari per il salvataggio delle banche private; l’effetto “spread” sui titoli di Stato nei paesi periferici dell’eurozona, in conseguenza del c.d. “ciclo di Frenkel” generatosi a seguito dei differenziali inflattivi interni all’area valutaria non ottimale dell’Eurozona; i contraccolpi negativi delle politiche di austerità, con conseguente riduzione del PIL, della base imponibile e del gettito fiscale.
Si osservi per inciso che mentre ai Governi è preclusa ogni forma di spesa a deficit, in nome del controllo dell’inflazione e della stabilità dei prezzi, sull’altare del salvataggio delle banche si bruciano somme pari a diverse volte il valore del PIL di una grande Nazione industriale, senza che peraltro questo comporti spirali inflattive di sorta. Ed è opportuno rammentare che il controllo dell’inflazione fu il pretesto usato per il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro nel 1981, benché fosse già allora chiaro che non è l’offerta di moneta a generare inflazione, almeno nella misura in cui l’incremento della base monetaria va a finanziare spese di investimento e a movimentare risorse economiche reali non utilizzate, ma è la crescita dei prezzi dovuta a fattori esogeni (negli anni ’70, lo shock petrolifero del 1973 e la nuova politica dell’OPEC) a generare una crescita della base monetaria. Senza tenere conto che un’inflazione non elevata, ma più alta di quella attuale consente allo Stato di finanziarsi in regime di “repressione finanziaria”, ovvero a un tasso più basso di quello di inflazione.
Gli Italiani devono prendere coscienza, come cittadini e come Nazione, che tutti i giudizi sommari e incompetenti sulla storia economica italiana recente, regolarmente propinati da stampa, televisione e politici alla popolazione, sono completamente smentiti dai reali dati storici e dalle statistiche macroeconomiche.
Dalla fondazione della Repubblica al Trattato di Maastricht, l’Italia fu per quasi cinquant’anni il primo Stato al mondo per crescita economica, diventando negli anni Ottanta la quinta potenza economica mondiale per Prodotto Interno Lordo in valori assoluti.
Ciò avvenne grazie alla proficua sinergia tra l’iniziativa imprenditoriale privata e gli investimenti pubblici nelle industrie a partecipazione statale, nelle grandi infrastrutture nazionali e nello stato sociale

Il microbiota: centrale del benessere del nostro organismo
Il microbiota intestinale è l’insieme dei microrganismi contenuti nel nostro intestino. Favorisce non solo le funzioni intestinali ma anche una condizione di buona salute cardiovascolare, mentale e immunitaria.
Per favorire l’equilibrio della flora batterica intestinale può essere d’aiuto l’utilizzo di fermenti lattici vivi.
Ma la chiave di volta del miracolo italiano fu il pieno controllo della “leva monetaria” e della Banca d’Italia da parte del Ministero del Tesoro, nel quadro della normativa dettata dalla legge bancaria del 1936. Un sistema destinato a sgretolarsi nel trentennio successivo alla famosa lettera di Andreatta del 1981, con i drammatici risultati che oggi noi constatiamo.
A prescindere dalla grandezza e dal valore dell’abuso, il principio di legalità non prevede abusivismi. Se compiuti consapevolmente sono annoverabili tra i peccati contro il Comandamento “non rubare” e, talvolta, “non dire falsa testimonianza”…(N.d.R.)
di Alessio Mannino, Direttore del quotidiano on-line www.vvox.it
Manca il certificato anti-incendio. Il Comune amministrato da Variati (Pd) si era mosso non prima, ma dopo l’apertura nel 2012
A Vicenza il tribunale, sede principe della legge, è fuori legge. O almeno così sembrerebbe sotto il profilo della sicurezza anti-incendio: manca, infatti, il certificato di prevenzione. «Non ancora rilasciato» dai Vigili del Fuoco, ha scritto il 30 dicembre 2016 il dirigente comunale alle infrastrutture Diego Galiazzo a Legambiente e al Comitato Anti-abusi, che gliene chiedevano copia.
In pratica, dopo cinque anni dall’inaugurazione del 28 dicembre 2012, il Palazzo di Giustizia (per altro nella lente degli stessi giudici come parte di una presunta lottizzazione abusiva nell’intera area ex Cotorossi, con Borgo Berga sotto accusa anche per permesso scaduto) non ha mai ricevuto il via libera per cui possa essere considerato un edificio in regola con la normativa contro gli incendi. Il Comune di Vicenza, con Scia (segnalazione) firmata dal sindaco Achille Variati (Pd) il 3 maggio 2013 e girata al comando dei pompieri il 4 ottobre 2013, aveva chiesto conto dello stato di prevenzione anti-incendio mesi dopo l’apertura del tribunale. Continua a leggere
di Rachele Nenzi
Silvana De Mari, noto chirurgo, endoscopista, psicoterapeuta è intervenuta a La Zanzara per dire la sua sui gay e l’omosessualità e i danni che creerebbe all’organismo
“L’omosessualità non è una condizione normale. Sono 40 anni che curo le persone omosessuali, e le amo. Moltissimo.”, parole di Silvana De Mari (chirurgo, endoscopista, psicoterapeuta) a La Zanzara su Radio 24.

La dottoressa inoltre spiega come “in realtà l’omosessualità non esiste. La sessualità è il modo della biologia per creare le generazioni successive attraverso l’incontro tra gameti femminili e maschili. A Madre Natura non interessa nulla del piacere personale, a Madre Natura interessano solo i piccoli, le generazioni successive“. E ancora: “Dove non c’è incontro di gameti non c’è sessualità. Se io mi masturbo è autoerotismo non sesso. Dunque queste persone, i gay, sono asessuate e omoerotiche. La sessualità è solo tra maschi e femmine, mettere il pene in una donna è sesso“. Continua a leggere
ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI
Sono scesi in campo con una dura presa di posizione (mediante enciclica) contro la teoria gender i vescovi greco-cattolici ucraini. Prima c’era il regime sovietico, che imponeva una visione “ateistica” del mondo, presentata come “l’unica scientifica” e che privava gli uomini del diritto di professare liberamente la loro fede religiosa”. Oggi, le sfide sono simili, “modi ideologici di distruggere la fede cattolica” mettendo in discussione in maniera subdola “la fede e la moralità cristiana”, e tra queste sfide ci sono in particolare le teorie del gender.
I vescovi greco-cattolici di Ucraina chiamano con nome e cognome una delle radici dei problemi del mondo e dei suoi valori e racchiudono tutte le sfide nel rispondere al tema gender in una “lettera enciclica” firmata a nome del sinodo dall’Arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk e rivolta a tutti, sacerdoti e fedeli, perché comprendano i termini della sfida.
Si tratta di ben undici pagine di parole forti e chiare, quelle destinate alla Chiesa greco-cattolica ucraina. Le teorie del gender – si legge nella lettera – “tentano di distruggere la percezione della sessualità umana come dono di Dio naturalmente connesso alla differenze biologiche tra uomo e donna” e allo stesso tempo “introducono un pericoloso disordine nelle relazioni umane”.
Il pericolo per la società ucraina è di “accettare come verità, senza pensare, teorie di stampo ateistico che trovano fondamento nei tentativi di affermare la dignità umana, di raggiungere l’eguaglianza tra le persone e difendere il diritto umano alla libertà”.
Nell’enciclica si rammenta il modo in cui il piano di Dio delinea la dignità umana, mette in luce i passi della Bibbia che sottolineano e valorizzano le differenze tra maschile e femminile, ricorda come la sessualità “come dono di essere uomo e donna” copre in “maniera integrale tutte le dimensioni dell’esistenza della persona umana: corpo, anima e spirito”; mette in luce che la persona umana, creata ad immagine di Dio, è “chiamata all’eterna comunione con il creatore”; e mette in luce che “la libera volontà” – tanto brandita da quanti promuovono il gender – permette all’uomo di scegliere sia il bene che il male.
Se la sessualità umana è “un dono naturale di Dio”, attraverso il quale l’uomo “scopre la gioia di essere co-creatore”, è anche vero che proprio questo aspetto, includendo la famiglia, è sempre messo in discussione. Si tratta di un lascito della “costante tentazione di violare gli statuti di Dio in questa area” che viene dalla “caduta dei nostri progenitori”. Dal peccato originale in poi l’uomo “abusa della possibilità di una libera scelta quando cerca di diventare libero dei valori tradizionali nell’area della sessualità e della vita matrimoniale, trattando questi in maniera falsa come un arcaismo e un ostacolo all’eguaglianza, alla dignità e alla libertà”. La “differenza tra i sessi” viene definita come “una precondizione per la violenza sessuale in famiglia o fuori dalla famiglia”, mentre la causa di questi problemi “non è la sessualità, ma proprio la sua distorta percezione”.
Il documento sottolinea che nel corso dei millenni gli esseri umani si sono sempre definiti sulla base di due sessi biologici, maschio e femmina, e che solo recentemente “vedute del mondo contrarie alla fede cristiana, alla realtà scientifica obiettiva e alla legge naturale sono diventati diffusi e influenti”, facendo sì che l’identità di genere “non è più un dono di Dio”, ma è “una scelta individuale della persona”, facendo così in modo che la persona “non comprenda più la sua profonda chiamata all’amore eterno”, ma piuttosto la considera “come una diversione temporanea dell’esistenza”.
Come è mutato il concetto di gender nel corso degli anni? Prima era “costruito in opposizione al sesso biologico”, ora si reclama “che non solo il sesso biologico non influenza la scelta del ruolo sociale, ma che il ruolo pubblico dell’uomo e della donna non è più necessario. La persona umana è compresa come una specie di “libertà incorporea” di cui è creatore e della quale costruisce l’identità. E così tutti possono scegliere il sesso che vuole, perché alla persona “è offerto di non limitare il proprio sesso biologico al concetto di uomo o donna, o anche al ruolo sociale di uomo e donna, ma piuttosto di scegliere il proprio gender da una pluralità di possibilità”. Non si è più determinati “dall’essere qualcosa”, ma piuttosto dall’ “agire nel ruolo di qualcuno”.
Il problema non è solo nella teoria, scrive l’enciclica. È che queste teorie sono “impose in maniera aggressiva all’opinione pubblica, introdotte in maniera graduale nella legislazione, e rese ancora più forzatamente visibili in sfere differenti della vita umana, specialmente nell’educazione e nella crescita.
Così “le teorie di gender cominciano ad acquisire le caratteristiche di una ideologia totalitaria e sono simili a quelle ideologie utopiche che nel ventesimo secolo non solo promisero di creare il paradiso in terra, ma cercarono allo stesso tempo di introdurre con la forza il loro modo di pensare, sradicando ogni possibile punto di vista alternativo”.
“Supportando il gender, una persona rifiuta l’idea che il suo genere sessuale è creato da Dio e mette in dubbio il fatto che Dio abbia creato l’uomo maschio e femmina”; reclamando l’eguaglianza, i sistemi gender in realtà portano all’uniformità, e invece “la diversità è la base dell’eguaglianza, mentre l’uniformità è la base pe la formazione di unici e specifici tratti e segni naturali che sono attraenti per i sessi”; con l’ideologia gender si nega “l’esistenza di un creatore” e si nega “la verità degli uomini fatti a sua immagine”, mettendo in discussione la complementarietà degli uomini fino all’istituto del matrimonio; in più, l’ideologia gender “non corrisponde nemmeno a dati scientifici oggettivi”, ma si basa piuttosto su “ipotesi soggettive e asserzioni pseudoscientifico fatte dalle parti interessate”, e promuove molte forme di “identità sessuale o comportamento che non corrispondono del tutto alla natura umana” e portano piuttosto “alla promiscuità e alla progressiva demoralizzazione della società”.
Viene sottolineato con cura che le teorie gender “distruggono il concetto di famiglia come comunità fatta da padre e madre nel quale i bambini nascono e crescono”, perché questa è presentata solo come “una possibile forma di famiglia”, mentre viene piuttosto suggerito di definire le unioni di persone tra persone di sesso differente come unioni in cui “essere un genitore significa solo mettere in scena un certo ruolo, equivalente a quelli della famiglia tradizionale”.
Cosa possono e devono fare i fedeli per combattere contro questo scempio? L’ultimo paragrafo dell’enciclica chiede soprattutto educazione e studio, perché la società “non è fino in fondo a conoscenza delle questioni gender”, e c’è invece bisogno di non soccombere alla pressione sociale, e di lavorare “insieme per difendere la dignità di ogni persona, di riaffermare le proprie caratteristiche naturali e donate da Dio, e di proteggere fino in fondo lo sviluppo della comunità della famiglia come fondamento della rivelazione divina”.
È necessario informarsi e comprendere “il vero scopo di alcune proposte o appelli”, perché “l’essere umano non può tradire la sua vocazione e distruggere la dignità umana in favore di dubbi progetti politici e sociali, anche se questi progetti sono presentati come un segno di progresso e modernità”.
Per questo, l’appello dei vescovi greco cattolici è rivolto non solo all’educazione dei figli, ma anche agli operatori dell’informazione e dei curricula educativi, nonché agli scienziati, di operare per dare una informazione vera e completa sull’essenza stessa dell’essere umano.
A tal proposito come non ricordare le chiare e strumentalizzate parole di Papa Francesco sulla teoria gender: “C’è oggi una guerra mondiale per distruggere il matrimonio”, fatta non con le armi, ma “con le idee” e il “grande nemico” del matrimonio è la teoria del gender ha dichiarato il Pontefice a Tbilisi, in Georgia durante l’incontro con sacerdoti, religiosi e religiose. “Il matrimonio – ha detto – è la cosa più bella che Dio ha creato. La Bibbia ci dice che Dio ha creato ‘uomo e donna li ha creati, a Sua immagine’. Cioè, l’uomo e la donna che si fanno una sola carne sono l’immagine di Dio”. Nel matrimonio ci sono difficoltà, incomprensioni, tentazioni. Spesso si vuole risolvere queste difficoltà con il divorzio. Ma “chi paga le spese del divorzio? Due persone pagano” ma “di più! Paga Dio, perché quando si divorzia una sola carne, sporca l’immagine di Dio. E pagano i bambini, i figli. Voi non sapete, cari fratelli e sorelle, voi non sapete quanto soffrono i bambini, i figli piccoli, quando vedono le liti e la separazione dei genitori. Si deve fare di tutto per salvare il matrimonio. Ma è normale che nel matrimonio si litighi: sì, è normale. È normale. Succede. Alle volte volano i piatti. Ma se è vero amore, lì, si fa la pace subito. Io consiglio alle coppie: litigate tutto quello che volete; litigate tutto quello che volete. Ma non finire la giornata senza fare la pace. Sapete perché? Perché la guerra fredda del giorno dopo è pericolosissima”. “Quanti matrimoni – ha proseguito – si salvano se hanno il coraggio, alla fine della giornata, non di fare un discorso, ma una carezza, ed è fatta la pace. Ma è vero, ci sono situazioni più complesse, quando il diavolo si immischia e mette una donna davanti all’uomo che gli sembra più bella della sua o quando mette un uomo davanti ad una donna che sembra più bravo del suo. Chiedete aiuto subito. Quando viene questa tentazione, chiedete aiuto subito. E come si aiutano le coppie? Si aiutano con l’accoglienza, la vicinanza, l’accompagnamento, il discernimento e l’integrazione nel corpo della Chiesa. Accogliere, accompagnare, discernere e integrare. Accogliere. Accompagnare. Discernere. Integrare. Nella comunità cattolica si deve aiutare a salvare i matrimoni”.
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