La visita di Scola al Tempio di Milano. Ebrei e cristiani, il ruolo del dialogo (da sempre condannato dalla Chiesa)

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DSC08667Segnalazione di Silvano Tognacci

di Daniel Reichel

Al di là delle parole, serve un dialogo tra le religioni che garantisca davvero la convivenza sociale e sia argine contro radicalismi, intolleranza e antisemitismo, anche quando ha il volto dell’odio per Israele. L’incontro nella sinagoga centrale di Milano tra la Comunità ebraica e il cardinale Angelo Scola, per la prima volta in visita al tempio, è stata l’occasione per ribadire l’amicizia reciproca tra le due realtà – ebrei e cristiani, con la necessità di coinvolgere anche i musulmani – ma anche per ricordare che al dialogo, in tempi di fanatismi e minacce terroristiche, devono seguire azioni concrete. Dalla tevah, rav Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano e presidente dell’Assemblea rabbinica italiana, ha ringraziato più volte il cardinale Scola per aver promosso lui stesso l’incontro. “Abbiamo percorso un lungo tratto ma c’è ancora un cammino da percorrere”, ha sottolineato il rav, ricordando nel suo intervento la Giornata del dialogo ebraico-cristiano e sottolineando come questo dialogo sia nato per “porre riparo a una lunghissima storia di incomprensioni che, in alcuni casi si sono trasformate in tragedie”. “Siamo certi che pur salvaguardando le differenze, – le parole di Arbib – saremo guidati dai valori che le nostre due religioni hanno trasmesso e che sono diventati patrimonio dell’umanità. Continua a leggere

Non solo “nozze” gay . La deriva nichilista dei “diritti umani”

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Mov-No-genderdi Roberto Pecchioli

Barack Obama, il beniamino di tutti i progressismi del pianeta, ha affermato di essere orgoglioso di avere allargato i “diritti” delle cosiddette comunità LGBT ( lesbiche, gay, bisessuali e transessuali ). In occasione della promulgazione della legge sul matrimonio per tutti – così lo chiamano, con una pericolosa torsione semantica – affermò che aveva “vinto l’amore”. In Italia, Renzi si è detto orgoglioso che il suo governo abbia realizzato le unioni civili, ossia il matrimonio omosessuale sotto mentite spoglie, dotato di una sorta di nome d’arte per chiamare “formazioni sociali” i soggetti uniti civilmente e bypassare l’art. 29 della costituzione con la sua antiquata definizione di famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. La signorina Maria Etruria Boschi e la senatrice Cirinnà, madre surrogata della legge, parlano di “avanzamento di civiltà”. Strano davvero che durante millenni di culture umane la più diverse non ci avesse pensato nessuno, nemmeno Semiramide, e neppure a Sodoma, dove anzi un Dio arcigno e reazionario distrusse la città “omofila” ( oh, i bei neologismi della neomorale aperta e postmoderna!).

La verità è, ovviamente, diversa e ben più prosaica: la civiltà in viviamo, una delle tante che l’umanità ha costruito nella storia, si fonda sulla sacralizzazione della ( grande) proprietà privata e sull’assolutizzazione dell’individuo definito libero. La società di oggi si fonda sulla forma-merce, sul monoteismo del mercato e sull’individualismo proprietario ed utilitaristico. Si è quindi data una sua nuova religione, frutto della secolarizzazione e della manipolazione delle religioni trascendenti: si tratta della religione dei Diritti Umani e della Democrazia Rappresentativa. In assenza e proibizione di principi condivisi, regnano il soggettivismo erto a unica verità indiscutibile ed il più ampio relativismo morale, che vira rapidamente in nichilismo. Una somma aritmetica di individui non è una comunità, che per natura possiede un’etica condivisa e prescrive comportamenti sulla base di un’idea di bene e di male, ma a rigore non è neppure una società, che ha bisogno comunque di regole minime introiettate, almeno una deontologia, e di un sistema di norme codificate che definiscano il perimetro dei patti tra i soggetti partecipanti, atomi desideranti interessati esclusivamente all’utile individuale. E’ la società liberale, disinteressata a qualunque criterio veritativo diverso dalla Proprietà, dal Mercato e dal Consumo. Continua a leggere

Inventare parole per nascondere la verità e legalizzare pedofilia e incesto

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Segnalazione di Nicola Pasqualato

Abusare legalmente dei bambini in 10 mosse.

Ecco l’operazione strategica messa in piedi fin dalla fine degli anni ’60.
L’abuso legalizzato sui bambini da parte delle persone affette dal disturbo omo-erotico tramite la strategia della Finestra di Overton e l’arma atomica del Linguaggio Performativo di Austin.
Il Linguaggio Performativo inventato da J.L. Austin (modifico le parole par modificare la realtà – l’enunciato performativo è un enunciato che sembra descrivere qualcosa, ma in realtà non la descrive bensì serve ad eseguire un’azione) è lo strumento principe utilizzato per perseguire l’obiettivo per fasi successive.

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Usa, la dichiarazione choc: “Non avrò figli perché sarebbero bianchi”

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Una professoressa ha condannato la sua stessa etnia sulle pagine dell’Huffington Post, facendo sapere che non avrà mai figli perché “erediterebbero l’innato privilegio di essere bianchi”

di Giulia Bonaudi

Ali Michael, una professoressa americana della University of Pennsylvania’s (Penn) Graduate School of Education, ha raccontato sulle pagine dell’Huffington Post la sua storia, ispirata dal “caso Rachel Dolezal“, la leader della comunità afro-americana di Spokane, diventata presidente dell’Agenzia Nazionale per l’avanzamento delle persone di colore, e che si è finta nera.

 L’aspirazione di Dolezal di abbandonare la sua “Whiteness” (letteralmente dall’inglese “essere bianchi”) per abbracciare una nuova razza, dice Michael, è abbastanza comune tra i bianchi che rifiutano il razzismo e il privilegio di cui godono.

Michael ha spiegato che, come Dolezal, è passata attraverso una lunga fase in cui ha cercato di sradicare il suo “essere bianca“, arrivando alla decisione estrema di non volersi riprodurre. “Anch’io a volte non vorrei essere bianca” ha detto Michael. “C’è stato un tempo nella mia vita, quando avevo 20 anni, in cui tutto ciò che studiavo sulla storia del razzismo mi ha fatto odiare me stessa, la mia “whiteness“, i miei antenati… E i miei discendenti. Fu in quel periodo che decisi di non avere figli biologici perché non volevo diffondere il mio “privilegio” biologico“, dice la donna americana. Continua a leggere

Dossobuono (VR): i genitori contestano il convegno gender di Alberto Pellai e il patrocinio comunale

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pellaiSegnalazione di Gianni Toffali (genitore di un alunno di Dossobuono)

Oggi le mamme della scuola primaria di Dossobuono hanno ricevuto su whatsapp un invito a partecipare ad un convegno filo gender (vedi allegato).

Incavolato nero, ho mandato email di rimostranza al vicesindaco di villafranca con delega alle politiche sociali e famiglia Nicola Terrilli.

In ordine, mia email, sua risposta e successiva mia controreplica…
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Il giorno 18 gen 2017, alle ore 18:13, giovanni toffali <gianni.toffali@gianni.toffali.name> ha scritto:

Caro Nicola, sono sempre stato un tuo simpatizzante. quando c’era da darti un voto, non mi sono mai tirato indietro.

oggi però, mi ha profondamente deluso!!

Come hai potuto patrocinare il sedicente psicologo  Alberto Pellai?

ma lo sai di cosa è capace questo inqualificabile? leggi qua sotto!!!

spero che sarai presente come lo sarai io…io verrò con l’intento di contestarlo dall’inizio alla fine!

gianni
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http://genderfluidbook.blogspot.it/2017/01/dilaga-lideologia-del-bambino-gia.html?m=1

martedì 10 gennaio 2017: Dilaga l’ideologia del bambino (già) competente e l’apertura agli estranei dell’intimo dei bambini.

L’educatore dott. Alberto Pellai col suo progetto “porco spini” svolge esperimenti affettivi sui bambini. Qui si mira a creare un legame intimo dei bambini con persone estranee ai genitori.
Linguaggio esplicito, esplorazione collettiva di parti intime, diario segreto. Per minorenni??!! Ma siamo ammattiti?
Questo signore propone un progetto tutto personale, sperimentale (cioè mai realizzato da nessun’altro prima) nelle scuole.
Questo teorico avrebbe perfino l’autorizzazione della CEI ad operare nelle scuole cattoliche.
L’importante è che i genitori siano completamente informati, io ovviamente terrei a casa i bambini.
“I bambini vengono invitati a esplorare il proprio corpo, anche a vicenda, nessuna parte esclusa. Sarà il bambino stesso a decidere da solo che tipo di carezze vorrà, da quale compagno e dove.”
Ma davvero pensiamo che questa sia una modalità sana, corretta e rispettosa del bambino? Ma un invito esplicito ad esplorarsi, che avvenga o meno in classe, non minerà il senso di pudore? Davvero pensiamo che un bambino in questa maniera sarà in grado di identificare un abuso? E se chi vuole abusare risultasse simpatico al bambino? Inoltre, perché poi non dovrebbero farlo con la stessa semplicità altrove? A questo punto basta solo che qualcuno li filmi. Qual è la distinzione con la pornografia? E’ proprio questo lo stile educativo da impartire agli educatori magari della scuola dell’infanzia? Come può un estraneo insegnare il senso dell’estraneità ad un bambino? Perché spingere estranei, e non già solo i genitori, ad entrare nell’intimo di un bambino? Se non fosse chiaro che lo scopo è quello di scardinare l’impianto e la differenza stessa fra il “se” e “l’altro” fin dal suo formarsi si sarebbe tentati di pensare che l’obiettivo di questi progetti sia esattamente quello di annientare le auto difese dei bambini all’aggressione al proprio intimo. E’ forse questa la teoria moderna che dovremo accettare come genitori?
Linguaggio esplicito.
Si auspica, nella scheda di presentazione, che si possa parlare di rapporti sessuali apertamente, e con un linguaggio non necessariamente tecnico, anzi piuttosto esplicito (tanto che in alcune segnalazioni raccontano che i bambini hanno imparato parole come “scopare”).
Ci siamo, quindi, documentati: nonostante il progetto persegua un obiettivo encomiabile, siamo costretti a ripetere che, soprattutto quando si tratta di bambini, il fine non giustifica i mezzi. E’ lecito e doveroso porsi, come del resto hanno già fatto diversi genitori, alcune domande, in particolare su alcuni moduli e strategie del PorcoSpini, nella speranza di poter ricevere risposte e delucidazioni dal                       Prof. Pellai e da coloro che sponsorizzano e sostengono, anche economicamente, tale progetto.
II gioco del semaforo. 
Attraverso questo modulo si intenderebbe insegnare ai bambini che esistono “carezze positive” e “carezze negative”. Come? Attraverso l’esplorazione e l’autodeterminazione. I bambini cioè decidono se il semaforo è giallo, verde o rosso a seconda di chi agisce la carezza. In questo modulo, i bambini vengono invitati a esplorare il proprio corpo, anche a vicenda, nessuna parte esclusa. Sarà il bambino stesso a decidere da solo che tipo di carezze vorrà, da quale compagno e dove. Ma davvero pensiamo che questa sia una modalità sana, corretta e rispettosa del bambino?Ma un invito esplicito ad esplorarsi, che avvenga o meno in classe, non minerà il senso di pudore? Davvero pensiamo che un bambino in questa maniera sarà in grado di identificare un abuso? E se chi vuole abusare risultasse simpatico al bambino?
Linguaggio esplicito.
Si auspica, nella scheda di presentazione, che si possa parlare di rapporti sessuali apertamente, e con un linguaggio non necessariamente tecnico, anzi piuttosto esplicito (tanto che in alcune segnalazioni raccontano che i bambini hanno imparato parole come “scopare”). “Esploreremo qualsiasi argomento esca fuori con i bambini; è accaduto che si sia parlato di pornografia!” racconta chi presenta il progetto ai genitori. Ma davvero i bambini sono equipaggiati per poter padroneggiare questi argomenti senza esserne schiacciati e senza che questo ricada un domani sulle future relazioni sessuali? Così come ci appare fuori luogo la richiesta “Scrivi cose belle e brutte del sesso”. Alle elementari? Ed è davvero necessario usare un linguaggio volgare? Se pur ammettessimo, e la scienza ad oggi non lo ammette ancora, che sia necessario e fruttuoso parlarne, se non li educhiamo al rispetto della propria e altrui dignità, come possiamo pensare di aiutarli a difendersi da eventuali abusi?
 
Il diario segreto. 
“Caro diario…” è un quaderno a quadretti su cui i bambini vengono invitati ad esprimere ciò che sentono durante il percorso. Durante una riunione di presentazione è stato detto ai genitori che sarebbe stato proposto ai bambini questo diario segreto, dove scrivere impressioni durante il percorso, con queste parole: “Ai bambini diremo di non farvelo vedere, di lasciarlo a scuola. Naturalmente noi, se lo richiedete, ve lo daremo”. Come si concilia questa modalità operativa con il 5°modulo in cui si invitano i bambini a parlare apertamente senza vergogna con le figure di riferimento? Quali sono queste figure? Tra la teoria e la prassi i bambini sono sempre più portati a seguire la prassi. Se ad un bambino chiediamo di fare qualcosa (aprirsi con le figure di riferimento) ma nella pratica gli insegniamo a fare altro (avere un diario segreto), cosa farà? Non è contraddittorio che il bambino pensi di avere un diario segreto mentre, su richiesta, i genitori lo possono vedere? In questo modo, ad assumere un ruolo centrale nell’educazione dei figli risultano essere non tanto i genitori quanto gli educatori, che possono dire alcune cose ai bambini e farne altre con i genitori, che si ritrovano a dover chiedere il permesso per sapere delle cose sui figli.
Gli estranei.
Viene raccontato, durante lo svolgimento dei moduli che i bambini dovranno stare attenti anche agli estranei, quando questi ultimi parlano loro di sesso. Forse che gli stessi esperti che andranno a tenere questo corso, parlando esplicitamente di sesso, come abbiamo visto, non sono anch’essi degli estranei? Come farà il bambino a decidere chi è estraneo e chi non? Non si rischia che la prassi appresa, parlare cioè, di sesso con estranei per imparare a non parlar di sesso con estranei, metta in confusione il bambino e la sua capacita di discernere?
Questo progetto, come abbiamo anticipato, è ispirato da un libro dello psicoterapeuta Alberto Pellai, intitolato “Le parole non dette. Come insegnanti e genitori possono aiutare i bambini a prevenire l’abuso sessuale”, Ed. Franco Angeli (2000), nel quale lo stesso autore a pagina 91,92,93 afferma in ordine:
“In realtà sono sempre più numerosi gli studi di valutazione che dimostrano come l’educazione orientata alla prevenzione dell’abuso sessuale deve essere effettuata anche dagli stessi genitori.”
“[..] Reppucci e Haugard (che) hanno affermato che esiste il pericolo che gli effetti negativi che derivano da tali interventi possono abbondantemente sopravanzare quelli positivi [..].”
“In effetti molti ricercatori hanno messo in evidenza un incremento nelle paure dei bambini che hanno preso parte a programmi di prevenzione [..].”
Di fronte ad una letteratura spaccata e divisa sugli esisti positivi e negativi, agganciandoci ad una letteratura ampia e documentata che sostiene una notevole carenza di teoria circa la sessualità infantile[i] (la letteratura scientifica in merito presenta ancora pochi dati e non ancora collegati sufficientemente a delle teorie che permettano di comprenderli e integrarli) cosa insegniamo ai bambini? Come si fa a formulare adeguate strategie pedagogiche se non si ha alle spalle una valida e comprovata teoria scientifica? E dal momento che un’ampia letteratura scientifica[ii] afferma quanto la sessualizzazione precoce possa ripercuotersi negativamente sulla vita sessuale dell’adolescente e dell’adulto, auspichiamo di adottare un più realistico principio di prudenza, rispettando la responsabilità delle famiglie, ma soprattutto considerando il grado di maturità del bambino, nell’interesse superiore proprio di quel minore di cui si vuole tutelare l’integrità fisica e psicologica, in ottemperanza a quanto previsto nell’Art. 3 de “La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”.
Come ci ha chiesto un genitore “Come si può pensare di insegnare il sesso a chi crede ancora a Babbo Natale?“.
 

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Araldo di Crollalanza, podestà, ministro e gentiluomo (I)

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IL SINDACO CHE VORREMMO?

di Emma Moriconi

Scrive di lui Veneziani: ‘Barese dentro e fuori … ha costruito la Bari d’oggi, senza tenersi per sé una lira’Araldo di Crollalanza, podestà, ministro e gentiluomo/1

A lui, fascista e repubblicano, si devono molte opere pubbliche, dalla Fiera del Levante alle città di fondazione

‘Don Araldo, come lo chiamavano affettuosamente a Bari compagni, camerati e gente comune, era amato da tutti; tanto è vero che, a fascismo caduto, fu eletto ben sette volte consecutive al Senato nelle liste del Msi, ottenendo voti comunisti, socialisti e democristiani. Alla Camera votavano il loro partito per ragioni d’ideologia o di clientela, al Senato votavano Crollalanza col cuore e la memoria. E lui, nonostante l’origine valtellinese, era barese dentro e fuori, nell’anima e nell’inflessione. Perché don Araldo ha costruito la Bari d’oggi, senza tenersi per sé una lira’.

È quanto scrive Marcello Veneziani di Araldo di Crollalanza su Il Giornale nel gennaio 2001. E ne fa un ritratto avvincente ed eccezionalmente realistico, ripercorrendo la vita del podestà e ministro, mettendone in evidenza le opere più grandi e le straordinarie doti umane oltre che politiche. Montanelli ne parla come di un personaggio schivo, che ‘non fece mai mostra di sé’, aggiungendo che ‘Bari è in gran parte figlia sua (e tale ha continuato a sentirsi anche dopo il fascismo)’.

Infatti è Araldo di Crollalanza a creare la famosa Fiera del Levante, l’Università di Bari è opera sua, molte sono le cose che senza di lui non avrebbero mai visto la luce, al punto che ancora Montanelli riferisce: ‘una volta Di Vittorio mi disse “senza Crollalanza io non esisterei perché i miei genitori non avrebbero nemmeno avuto la forza di procrearmi”’. Opere come Podestà, e poi opere come Ministro dei Lavori Pubblici. A Don Araldo si deve la costruzione della Firenze-Bologna, il riassetto dell’Agro Pontino, lo sviluppo della città di Littoria, la nascita di città di fondazione come Aprilia e Pomezia, l’aver reso il Tavoliere delle Puglie una terra fertile e rigogliosa, la realizzazione di nuove sedi per i ministeri, strade, ponti (tra cui quello che unisce Mestre a Venezia, sulla Laguna), ferrovie e stazioni, la fondazione dell’Inpgi, l’istituto previdenziale per la categoria dei giornalisti.

Quando arriva il 25 luglio del ’43, Araldo di Crollalanza non ha parte al Gran Consiglio, dunque non può esprimersi. Ma anni dopo dirà: ‘sarei stato dalla parte del Duce, e poi avrei fatto il possibile per impedire la condanna a morte di chi era stato contro’. E infatti, pur non assumendo alcun incarico, aderirà alla Repubblica Sociale. Ancora Montanelli scrive: ‘dopo il 25 aprile … dovettero assolverlo in istruttoria: non una voce si levò ad accusarlo di qualcosa, e ogni indagine sul suo patrimonio risultò vana: l’uomo che aveva costruito città e redento province non aveva una casa, né un palmo di terra, né un conto in banca’.

Enrico Mattei, in un articolo de Il Tempo del 19 gennaio 1986 dedicato a questo straordinario personaggio del Ventennio all’indomani della sua scomparsa, titola: ‘Coerenza e rettitudine di un crociato della politica’, tratteggiando la figura di don Araldo come ‘sinonimo di onestà, di capacità, di lavoro e di organizzazione, di moderazione politica e disinteresse personale’.

Araldo di Crollalanza non è solo un grande amministratore e uomo dalle doti umane non comuni. Egli è anche giornalista, soldato (decorato per giunta), e sansepolcrista. Dopo la storica adunata milanese è segretario dei Fasci per le Puglie e la Lucania, poi Consigliere del Consiglio nazionale delle Corporazioni, poi appunto Podestà di Bari, candidato nell’aprile del ’24 nel listone Mussolini e dunque Ministro dei lavori pubblici. La sua appartenenza non è mai messa in discussione: nel 1919 fonda l’Associazione nazionale combattenti di Bari, dirige il settimanale ‘Adunata’ ed è membro del direttivo provinciale dell’Associazione stessa. E ancora la partecipazione alla Marcia su Roma, la segreteria regionale del PNF, la segreteria provinciale di Terra di Bari, l’iscrizione alla Milizia volontaria per la sicurezza nazionale nel 1926 dove arriva al grado di console generale. E ancora gli incarichi ricoperti in organi di gestione come l’Ente di rinascita delle Tre Venezie, i consorzi di bonifica di Littoria e Pontinia, l’Istituto nazionale Luce, la presidenza della Consulta coloniale presso il Ministero per l’Africa italiana, la presidenza della Commissione Lavori pubblici della Camera dei Fasci e delle corporazioni. Nel corso della RSI declina l’offerta di incarichi ministeriali e si dedica all’attività di Commissario per la gestione straordinaria della Camera dei fasci e delle corporazioni e del disciolto Senato del Regno. (…continua…)

emoriconi@ilgiornaleditalia.org – Fonte: http://www.ilgiornaleditalia.org/news/la-nostra-storia/852746/Araldo-di-Crollalanza–podesta-.html#.WH-R8LbWxbE.facebook?refresh_ce

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Trump: meglio la Crimea russa che la terza guerra mondiale

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Risultati immagini per Trump: meglio la Crimea russa che la terza guerra mondialeSegnalazione di Raimondo Gatto

Il tentativo degli USA di sottrarre con la forza la Crimea alla Russia per restituirla all’Ucraina potrebbe scatenare la terza guerra mondiale. Lo ha dichiarato Donald Trump durante un comizio con i suoi sostenitori dell’Ohio. Il candidato alla presidenza americana ha pure risposto alle critiche scagliate contro di lui dopo un’intervista con la ABC. La stampa ha scritto che Trump non sapeva dell’adesione della Crimea alla Russia del 2014. “Certo che lo so. È successo circa due anni fa”, ha detto Trump. Egli ha ricordato che durante l’intervista ha dichiarato che la Russia non invaderà
l’Ucraina e che il giornalista gli ha risposto “già lo ha fatto”. “Ho detto si, è successo due anni fa. Intendo, volete tornare indietro, volete iniziare la
terza guerra mondiale per restituirla?”, ha riferito Trump. Il repubblicano di fronte ai suoi sostenitori dell’Ohio si è detto a favore dell’alleanza con la
Russia nella lotta contro il Daesh, aggiungendo che potrebbero associarsi anche “i paesi vicini e possibilmente anche la NATO”. Trump in precedenza non ha escluso che in caso di vittoria alle elezioni di novembre potrebbe esaminare le questioni del riconoscimento della Crimea russa e della rimozione delle sanzioni contro la Russia. Egli ha sottolineato che i crimeani vogliono stare con la Russia e non il contrario, cioé con l’Ucraina. Tuttavia il Cremlino ha definito le parole di Trump “retorica da campagna elettorale”. … 611

Leggi tutto: https://it.sputniknews.com/mondo/201608023223411-trump-crimea-guerra/ Continua a leggere

Novità libraria: il secondo volume dell’opera di Mons. Benigni

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UnknownSegnalazione del Centro Studi Federici

Umberto Benigni, Storia Sociale della Chiesa. Vol. 2 (in due tomi)
 
L’Ascensione (Da Costantino alla caduta  dell’Impero Romano).
 
Il secondo volume che va dal trionfo di Costantino alla caduta dell’Impero romano, si divide, stante l’abbondanza della materia, in due tomi. Il primo comprende la prima parte (generale) e la seconda (politica). Il secondo tomo della Storia sociale della Chiesa chiude l’epoca romana, nei suoi due periodi pagano e cristiano.
 
2 tomi non vendibili separatamente (tomo 1 pagg. 418 – tomo 2 pagg. 432), € 40,00.
 
Per acquistare i due tomi: 
 
Per leggere la recensione dell’opera:
 

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Una Maidan contro Trump? I preparativi in corso

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di Maurizio Blondet

Questa è la correzione di una notizia falsa  “fake news” diffusa dai media americani, che rivela una verità più allarmante della  falsità.  Riguarda il comandante della Guardia Nazionale, generale Errol Schwartz,  uno dei garanti della security nel giorno della inauguration di Trump  il 20 gennaio.  Egli aveva raccontato al Washington Post che   era stato espulso dal posto; esattamente  alle 12.01 del  20,  gli era stato ingiunto di lasciare il comando. “Le mie truppe saranno sulla strada; io le saluterò quando escono, ma non potrò dar loro il bentornati negli alloggi”.

Il transition team presidenziale ha smentito tutto. Il generale Schwartz, che è un “non career status  political appointee”, ossia un nominato politico a quella carica e non di carriera, ha offerto le sue dimissioni, come è regola per i nominati politici. La scelta di scadere alle 12 del 20 è  stata scelta sua. Anzi, “l’Amministrazione Trump gli ha offerto di mantenere il comando fino  a dopo l’inaugurazione, ma lui ha rifiutato”. Nemmeno un minuto sotto Trump. Poi è andato a lamentarsi col Washington Post, facendo credere di essere stato licenziato  in tronco.

Scoperta la falsità, Schwartz ha rifiutato  le richieste di interviste dei giornalisti (e blogger) che gli hanno chiesto di spiegarsi. Il transition team ha comunicato che non ci  sarà un vuoto nel comando delle Guardie Nazionali durante la cerimonia, perché è stato provvisoriamente nominato al posto di Schwartz  il generale di brigata  William J. Walker.

http://www.wusa9.com/news/local/commander-of-dc-national-guard-to-step-down-during-inauguration/385984018

Ma certo il cambio di comando  della Guardia Nazionale (ed anche della Guardia Nazionale Aerea)  mentre  la cerimonia è in corso, con le folle e le masse di dimostranti che da  giorni vengono pagate e mobilitate per andare a Washington a protestare  e saranno in piazza, un vuoto di comando anche di  pochi minuti può essere pericolosissimo. In quei minuti tutto può succedere. Continua a leggere

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