Usa. La marcia fucsia contro Trump? Un fiume di donne “invidiose”

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di Silvia Valerio

Ti svegli morbida e serena. Il sole splende, il clima è mite e tutto congiura a renderti iperfemminile. Apri la finestra e potresti avere un istinto materno nei confronti del piccione appollaiato sul davanzale.
Poi lo fai, l’errore. Dai giornali e dal web apprendi che nelle ultime ore, in varie città del mondo, ma soprattutto nella capitale americana Washington, sono state organizzate manifestazioni di piazza contro il neopresidente Trump. Per essere filologici, si tratta di marce. Nelle fotografie si vedono donne, ma non solo, che camminano inalberando cartelloni con scritte del tipo: Power to the pussyMy pussy my choiceBoobs not Bombs, e poi immagini inquietanti: organi sessuali femminili dentati o antropomorfizzati, per non parlare del vero simbolo della lotta, un berrettino fucsia acceso con due specie di orecchie pendenti, a rappresentare l’utero femminile. Effettivamente, già indossarli è un atto rivoluzionario.
 
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Trump ferma fondi per aborto e decreta Usa fuori dal Ttp

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Il presidente Donald Trump © EPANeo presidente firma ordini esecutivi, Usa fuori dal Tpp

Il presidente degli Stati Donald Trump ha firmato nello Studio Ovale tre ordini esecutivi, tra cui quello con cui ristabilisce il bando sull’erogazione di fondi federali alle Ong internazionali che praticano aborti o forniscono informazioni a riguardo. Si tratta di un provvedimento che, da quando fu introdotto dall’amministrazione repubblicana nel 1984, è stato revocato dalle amministrazioni democratiche e reintrodotto da quelle repubblicane che si sono succedute. L’ultima volta era stato il presidente Barack Obama a cancellare il bando.

Un altro degli ordini esecutivi firmati è quello secondo cui gli Stati Uniti si ritirano dal proposto Tpp, l’accordo commerciale Trans-Pacifico, come promesso in campagna elettorale. Si tratta tuttavia di una formalità visto che il Tpp non era stato ancora ratificato al Senato.

Produrre in Usa e assumere americano: il presidente Donald Trump rilancia il suo slogan anche nel suo primo incontro alla Casa Bianca con i leader del business, promettendo inoltre di tagliare del 75% il quadro regolatorio e una riduzione delle tasse per la middle class e per le società dall’attuale 35% al 15%-25%”. “Tutto quello che dovrete fare è stare qui, non andar via. Non licenziare la vostra gente negli Usa”, ha detto il neo presidente. Continua a leggere

Intervista a Carlo Nordio: “Pm e politica? La legge si fa in un giorno”

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Segnalazione di Nicola Pasqualato

Il magistrato Carlo Nordio commenta il ritardo accumulato dal Parlamento sulla norma che dovrebbe limitare le candidature dei giudici, reclamata dal Consiglio d’Europa.

di Errico Novi

«Disegno preordinato contro la magistratura? No, non è l’idea che mi sono fatto. Non è che ci vogliono affossare: vedo solo incapacità di comprendere i problemi della giustizia e sostanziale indifferenza». Carlo Nordio è disincantato, non scorge perfide macchinazioni, non cede al dietrologismo neppure ora che la mancata estensione della proroga lo mette a un millimetro dalla pensione, prevista il 6 febbraio e a questo punto, per lui, quasi inevitabile. Semplicemente diffida della capacità del legislatore «in materia di codice penale come di trattamento di noi magistrati». Aggiunto a Venezia, svolge funzioni di capo perché il 1° gennaio è già andato in pensione il procuratore Luigi Delpino: dopo una brillante carriera di inquirente assapora il gusto un po’ agrodolce di una funzione direttiva da svolgere per altre due settimane appena. «Ma il pensionamento arriva per me a un età giusta. Il problema non è personale ma ordinamentale: senza la proroga sono già andati in pensione 100 magistrati a gennaio, ancora di più si congederanno nei prossimi mesi, si tratta di uno tsunami senza precedenti per i vertici degli uffici, del tutto insensato: non si risparmia una lira, i magistrati anziani al massimo della carriera percepiscono una pensione identica all’ultimo stipendio. Almeno una parte di noi andrà sostituita, le nuove assunzioni hanno un costo e poi non è che si entra in servizio il giorno dopo aver vinto il concorso…». Il suo scetticismo riguarda anche le regole sull’attività politica dei giudici: reclamate l’altro ieri dal Gruppo anti– corruzione ( Gr. e. co.) del Consiglio d’Europa. «Quella che giace ora in Parlamento si può approvare in mezza giornata». È ferma da quasi tre anni. Continua a leggere

“Tradizionalisti” prismatici: il caso di don Innocenti

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prisma_diamantiSegnalazione del Centro Studi Federici

Segnaliamo una nota della rivista “Sodalitium” relativa a una recente intervista rilasciata all’agenzia Zenit da don Ennio Innocenti.
 
Don Ennio Innocenti, pioniere dell’ecumenismo a Roma, di Padre Torquemada
 
Sì, non è un caso di omonimia. Il pioniere dell’ecumenismo nell’Urbe è proprio il don Ennio Innocenti ben noto negli ambienti cattolici “tradizionalisti”. Di lui abbiamo già parlato in un articoletto di “Sodalitium” (n. 66, aprile 2013, pp. 48-49) intitolato “Una strana coppia”. La strana coppia alla quale facevamo allusione era composta da don Ennio Innocenti – noto saggista, di parte cattolica e antimassonica, sulla massoneria, lo gnosticismo e la Cabala – ed il prof. Aldo Alessandro Mola – storico ufficiale della Massoneria e già presidente dell’Associazione per la difesa della Massoneria. I due, che scoprimmo in seguito essere buoni amici, ‘facevano coppia’ in quanto don Innocenti invitava il prof. Mola a parlare ai convegni che organizzava. Le attenzioni di “Sodalitium” non parvero offuscare don Innocenti, al contrario, giacché amichevolmente rispose invitando il nostro direttore a prendere anch’egli la parola in un futuro convegno, nonché omaggiandolo delle sue più recenti pubblicazioni (notiamo che anche il prof. Mola aveva a suo tempo invitato il nostro direttore, ricevendone, come pure don Innocenti, un cortese quanto fermo rifiuto).

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ProVita, gender a teatro. Comunicato Stampa su “Fa’ afafine”

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teatro_gender_scuolaSegnalazione di Nicola Pasqualato

Continuano a ripetere che il gender non esiste, ma intanto lo insegnano con sempre maggiore insistenza ai nostri figli durante l’orario scolastico.

Albi illustrati, problemi di matematica, regole di grammatica, spettacoli teatrali, mostre… tutti diventa un campo utile per trasmettere subdolamente questa perversa ideologia. 

Come adulti, come educatori, come genitori, ma anche semplicemente come cittadini comuni ancora dotati di buon senso non possiamo che opporci al dilagare di questo sovvertimento antropologico: perché questo è quello che vorrebbe fare l’ideologia gender.  Continua a leggere

L’allarme cupo degli scienziati. Sisma, cosa sta per succedere

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L’allarme cupo degli scienziati. Sisma, cosa sta per succedereQualche sismologo l’ aveva detto, in silenzio, dopo la grande scossa del 30 ottobre: «Non è finita qui». Allora quella botta di magnitudo 6.5 della scala Richter ha abbassato il suolo di circa un metro in tutta la zona dell’ epicentro tra Marche, Lazio e Umbria, ha raso al suolo borghi di rara bellezza e ha crepato come una lama l’ Appennino. «L’ Italia si sta aprendo in due», ripete da mesi il geologo Mario Tozzi e secondo gli esperti della commissione Grandi Rischi, che si sono appena riuniti d’ intesa con il Dipartimento della Protezione Civile, dobbiamo aspettarci altre scosse perfino più violente e devastanti «anche di magnitudo 7», spiegano, «perché ad oggi non ci sono evidenze che la sequenza sismica iniziata con il terremoto del 24 agosto, e proseguita fino al 18 gennaio, sia in esaurimento».

La Commissione (rinnovata dopo le vicende del 2009) identifica tre aree contigue alla faglia principale responsabile della sismicità in corso, che non hanno registrato terremoti recenti e hanno il potenziale di produrli in futuro. Questi segmenti, localizzati rispettivamente sul proseguimento verso nord e verso sud della faglia del monte Vettore-Gorzano e sul sistema di faglie che collega le aree già colpite dagli eventi de L’ Aquila del 2009 e di Colfiorito del ’97, rappresentano «aree sorgenti di possibili nuovi terremoti».

Ma c’ è dell’ altro. Nessuna infrastruttura nella zona può considerarsi veramente sicura e ora a preoccupare sono le grandi dighe, come quella di Campotosto, 20 chilometri da Amatrice e quasi 50 dall’ Aquila, e il suo bacino di piccole dighe (Sella Pedicate, Rio Fucino e Poggio Cancelli), sebbene i tecnici dell’ Enel abbiano rassicurato gli abitanti: «Abbiamo attivato i controlli e monitoriamo di continuo».

Sciame sismico e maltempo: ancora ieri sera risultavano inattive 800 utenze nelle Marche e ben 27mila in Abruzzo, dove permane l’ allerta neve, si gela, e manca la luce. Il sindaco di Farindola (Pescara), Ilario Lacchetta, ha lanciato un grido di allarme: «L’ 85 per cento del territorio è senza elettricità da giorni. Temo per l’ incolumità delle persone, soprattutto quelle anziane e più deboli».

Poi il pericolo valanghe. Protezione Civile regionale e Comando Unità Tutela Forestale Ambientale e Agroalimentare comunicano che l’ Appennino abruzzese è a rischio 4 su 5 (forte) per caduta valanghe. A Campotosto saranno utilizzati droni per esaminare la frana sul Monte Corno che ha fatto scattare l’ allarme nella frazione di Ortolano, evacuata dopo la slavina che mercoledì ha travolto e ucciso un pensionato. Ricognizioni continue anti slavine anche sui Monti Sibillini. A Capitignano, piccolo comune dell’ Aquilano, il sindaco ha disposto l’ evacuazione del centro storico per cui 160 abitanti hanno dovuto lasciare le proprie case per trasferirsi in autobus nei moduli abitativi provvisori (Map) ed alloggi antisismici nel capoluogo abruzzese.
Uomini delle forze armate hanno salvato la popolazione della Valle Castellana, in provincia di Teramo, completamente isolata da quattro giorni a causa delle avverse condizioni meteo.

Nel Chietino, 209 persone tra cui 162 bambini in gita scolastica sono rimasti bloccati in albergo a causa della grande nevicata che ha bloccato tutte le strade della zona. Soltanto l’ intervento del gruppo Carabinieri Forestali, via terra, è riuscito, alla fine, a riportare tutti gli ospiti dell’ hotel in un luogo sicuro.

Corsa contro il tempo dei Forestali anche per mettere in salvo tanti animali, tra cui molte specie protette, tra cui cervi, daini, caprioli, mufloni, gufi e ungulati selvatici, rimaste senza cibo per giorni.

Brunella Bolloli

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Sempre così

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di Marcello Veneziani

La gioia di ritrovare vivi sei, otto scampati alla furia incrociata di neve, slavina e terremoto, non può farci dimenticare l’incredibile copione nazionale e locale che si ripete ogni volta in tutte le sue sequenze.

In principio è il disastro, la chiamata in cerca di soccorso e la sottovalutazione dell’evento. Poi si capisce la dimensione della tragedia, ma sono sempre tardivi i soccorsi, quelle due-tre ore perdute, decisive e fatali che rendono la tragedia di dimensioni catastrofiche. Poi comincia a filtrare la notizia sui mass media, si ingigantisce nei suoi contorni. Continua a leggere

Godiamoci quel che Trump ci dà. Perché sappiamo cosa non darà

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http://www.maurizioblondet.it/godiamoci-quel-trump-ci-perche-sappiamo-cosa-non-dara/

di Maurizio Blondet

E’ stato già  impagabile sentire il sibilo con cui Marco Taradash,  soffocando di rabbia, commentava il discorso di Trump: “…Fascista…”.  Ma ilpiù articolato nell’esprimere la rabbia della setta è Charles Krauthammer,  il  principale commentatore J del Washington Post: un fanatico di tutte le guerre  che i precedenti presidenti americani hanno fatto per il (presunto) bene di Sion. Questo  super-Israel First ha colto nello slogan trumpiano  “America First”  il  nome “del partito isolazionista degli anni ’30  che si batté per tener gli Usa fuori dalla seconda guerra mondiale,   guidato da Charles Lindberg , che fu smantellato una settimana dopo Pearl Harbor”.

Già. Charles Lindberg  (1902-1974), il popolarissimo trasvolatore atlantico,   fondò nel 1940  un  movimento per contrastare la politica interventista di Roosevelt: si chiamava  ‘America First Committee .  “In  ottobre Lindbergh, a Yale, parlò a tremila persone chiedendo che l’America  riconoscesse “le nuove potenze europee” [Germania e Italia]  e dichiarando che “la razza ebraica” era tra coloro che con più forza ed efficacia spingevano gli Stati Uniti, “per ragioni che non sono americane“, verso l’intervento nella guerra”  (Wikipedia )

Krauthammer  ha colto  un’allusione sgradevole nella frase di Trump: “…essi  ci hanno derubato, la nostra corrotta classe dirigente ha preso il denaro della classe media e l’ha  sparsa  in giro per il mondo”.  Commenta   Kraut:  “Per molti nel mondo, specie i britannici, è una frase che lascia un’eco risonante; essa dice a loro e al   mondo libero,   per la prima volta dai tempi di Truman e Eisenhower: ‘Noi abbiamo costruito un mondo in cui abbiamo dato moltissimo a voi, economicamente, militarmente, eccetera. Questo gioco è finito, ora siete per conto vostro”. Continua a leggere

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