Gender: la Norvegia boccia il terzo genere

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Risultati immagini per Norvegia boccia il terzo genereSegnalazione di Raimondo Gatto

In Norvegia l’ideologia gender ha subito una battuta d’arresto.
Nel Paese scandinavo, simbolo di progresso, democrazia e civiltà, il Parlamento ha detto “No” al terzo genere.
Il partito laburista infatti aveva chiesto di introdurre ufficialmente negli atti e nei documenti il termine ‘hen‘, che nella neolingua indica chi non si sente né uomo, né donna: il genere neutro, per intenderci.

La proposta si inseriva nell’insieme di misure che il Paese sta adottando ormai da tempo a favore del mondo LGBT. Questa volta però qualcosa è andato storto, perché al momento di votare i laburisti sono stati messi in minoranza.
Si tratta indubbiamente di una buona notizia, visto soprattutto il clima che si respira in Norvegia. Non dimentichiamo che è lo stesso Stato in cui i figli vengono strappati alle famiglie per futili motivi (ne abbiamo parlato ad esempio qui, qui, qui e qui), dove l’aborto non è un problema e gli omosessuali non sono certo rifiutati.
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“Oltre Gomorra”, il pentito dal Veneto: «rifiuti illegali nelle strade»

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L’ex boss si racconta nel libro del giornalista Coltro: la vita senza protezione, il business dello smaltimento, il ruolo delle grandi imprese

di Marco Milioni

rifiuti perrella

Più di vent’anni fa il pentito Nunzio Perrella, ex camorrista dal «colletto bianco», spiegava agli inquirenti il perimetro degli affari legati allo smaltimento illecito dei rifiuti. Un oligopolio al tempo intoccabile, che dalla metà degli anni Novanta sino ai giorni nostri non è stato praticamente scalfito. Anzi, si è espanso ed evoluto in senso scientifico. Il giornalista veneto Paolo Coltro, nel suo libro “Oltre Gomorra” da poco in libreria, ritrae questo limbo in cui il tempo sembra essersi dilatato sino a interrompersi, con lo stesso approccio di chi sta dietro ad un obiettivo grandagolare, vale a dire mai dimenticando “the big picture”, come dicono gli anglosassoni – e non è un caso che lo scrittore sia anche un fotografo. Nelle sue pagine trasforma la memoria di Perrella in una sorta di flashback nel quale la narrazione del secondo e l’analisi giornalistica del primo si fondono in un tutt’uno.

Vvox ha avuto la possibilità di parlare con Perrella, che vive da tempo in Veneto, «una regione di cui, durante la mia attività, ho potuto conoscere con un certo dettaglio vicende di peso come l’operazione Cassiopea». Dice di sapere bene chi sono tra i tanti «il vicentino Carlo Valle e la Servizi Costieri» che compaiono a fianco della Ecoveneta-Maltauro in una delle inchieste più importanti sulla gestione allegra dei rifiuti nel Nordest e nel resto del Paese, che fu condotta fino a sentenza definitiva grazie all’opera della procura di Venezia nell’ambito dell’affaire Nuova Esa. Ma al di là dei casi specifici sulle imprese settentrionali che hanno invaso di rifiuti illegali prima il Nord e poi il Sud (di cui il libro contiene un elenco preciso e ragionato), il pentito «oggi uscito dal programma di protezione» spiega, senza entrare nel dettaglio per ragioni di incolumità, come abbia avuto inizio la collaborazione con lo scrittore di natali vicentini: «Mi sono avvicinato a lui in punta di piedi. All’inizio Coltro pareva preoccupato, talvolta avevo l’impressione fosse un po’ incredulo. Ma siccome è una persona scrupolosa un po’ alla volta il ghiaccio si è rotto anche perché con pazienza ha avuto la possibilità di riscontrare punto dopo punto tutto ciò che io menzionavo. Io vengo da una vita difficile, per molti aspetti la mia scuola è stata la strada, parlo più o meno solo napoletano anche se so farmi capire. Ma entrambi siamo persone puntigliose, che quando si impegnano in un qualche cosa di serio pensano che debba essere fatto bene sino in fondo. Di qui siamo partiti per arrivare un po’ alla volta fino alla fine del libro. E ne avremmo ancora da dire».  CONTINUA SU: http://vvox.us9.list-manage.com/track/click?u=15cab36632ab2c19158e4bd2e&id=de4549a567&e=cf8baa9aa7

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IL CAPPIO FATALE DEL «CONCLAVISMO» DELL’ORA PRESENTE

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L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Sono sempre più quelli che vorrebbero rinviare Bergoglio ai suoi pascoli. Aspirazione giusta e saggia, ma impossibile nel pesante quadro degli inganni e tabù in corso.

Per superarli ai dovrebbe affrontare una cupa realtà che si può esprimere nella questione:

Il cattolico di questi tempi é ancora capace di capire il significato della virtuale presenza dell’Autorità di Dio per il bene e l’ordine in terra? Se lo fosse, sarebbe pure sgomento della Sua radicale lunga assenza precedente all’attuale «papa conciliare»! Sarebbe allora, capace di vedere, con gli occhi della fede, il vuoto spaventoso riguardante il Soglio di San Pietro, causa del sommo inganno del nostro tempo e d’ogni altro perfido inganno.

Parliamo della Sede della Verità occupata dal 1958 da chierici che, alieni alla Fede cattolica, inoltrano la fede conciliare ecumenista, a fatale danno dell’unica Chiesa della Fede in Gesù Cristo Re.

Eppure non mancarono gli avvisi maternali sulla perdita della fede a partire dal vertice della Sede romana Il 19 settembre 1846 a La Salette la Madonna profetizzò: «Roma perderà la Fede e diverrà la sede dell’Anticristo». Nel 1917, la Madre di Dio a Fatima segnalò che tale crollo fatale sarebbe più chiaro nel 1960. Continua a leggere

LA CIVILTA’ E’ NATA CON I MURI (ALTRIMENTI E’ LA BARBARIE)

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

Anzitutto il muro della casa, che difende l’intimità e gli affetti familiari, dove si può entrare solo attraverso la porta (per tener fuori estranei, ladri e assassini); poi i muri delle città…

di Gianfranco Morra

La civiltà è nata col muro. Anzitutto quello della casa, che la circonda e la difende come il luogo degli affetti familiari e dell’intimità. Dentro la quale si può entrare solo attraverso la porta, il cui simbolismo (morale e religioso) in ogni cultura è uno dei più forti. Dalla casa, dal castello e dall’abbazia si estese a quella grande Casa che è la città. E ancora oltre: gli Stati hanno eretto lunghe muraglie, come quelle di circa 120 km tra Gran Bretagna e Scozia volute da Adriano e Antonino Pio. Il primato spetta ai cinesi: una Grande Muraglia lunga 8.800 km.
Senza dubbio, per esigenze di difesa contro i nemici e per tener fuori estranei, ladri e assassini. Ma non minori erano le valenze simboliche. Muro significa identità e solidarietà. Le mura trasformavano la città in un microcosmo, di cui racchiudevano la perfezione: spesso erano circolari, come il moto delle sfere celesti. In Occidente, il loro modello erano le mura della Gerusalemme celeste, costituita da un quadrato perfetto: «un muro grande e alto munito di dodici porte presso le quali vi erano dodici angeli» (Apocalisse, 21, 12). Continua a leggere

Terra Santa: incendiata la cappella dell’Ascensione

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ascensioneSegnalazione del Centro Studi Federici

Gerusalemme, incendio doloso alla cappella dell’Ascensione
 
Danneggiata la piccola cappella sul monte degli Ulivi, dove si venera il luogo da cui Gesù sarebbe salito al Cielo. Secondo la polizia, dietro l’incendio una disputa tra due famiglie locali.
Ancora un incendio in Terra Santa contro un luogo legato alla memoria di Gesù. Anche se le modalità fanno pensare questa volta a un movente diverso rispetto all’estremismo religioso. A essere danneggiata dalle fiamme ieri è stata la piccola cappella dell’Ascensione, sul Monte degli Ulivi. Un’antica cappella costruita dai crociati sulle rovine di una chiesa precedente distrutta dai persiani; a sua volta, poi, trasformata in moschea da Saladino dopo la riconquista islamica di Gerusalemme. Ma in tutta questa storia complessa un dato è rimasto fermo: la memoria del luogo da cui Gesù – quaranta giorni dopo la sua resurrezione – salì al cielo, secondo il racconto dei Vangeli. 

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I Gesuiti (conciliari) contro Trump: “Da lui scelte anticristiane”

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di Ivan Francese

Il Generale dei Gesuiti padre Arturo Sosa si racconta in un’intervista all’Ansa e parla a tutto campo dimostrando concezioni politiche molto simili a quelle espresse da Papa Francesco sin dall’inizio del Pontificato nel 2013.

Il superiore della Compagnia di Gesù non esita infatti ad attaccare i populismi, il cui “grande rischio” è quello di “tornare a regimi autoritari, dittatoriali”.

“Quelli che vediamo ora – dice padre Sosa – non sono proprio populismi, ma ‘personalismi’: sono persone individuali che provocano un tipo di leadership che muove la gente, o che usa i sentimenti di paura, o nazionalisti, o religiosi – come il conflitto con l’Islam – per muovere la gente. Ma non sono movimenti con radici popolari, per niente: usano emozioni popolari per avere poteri personali”.

Il superiore della Compagnia di Gesù non esita infatti ad attaccare i populismi, il cui “grande rischio” è quello di “tornare a regimi autoritari, dittatoriali”.

“Quelli che vediamo ora – dice padre Sosa – non sono proprio populismi, ma ‘personalismi’: sono persone individuali che provocano un tipo di leadership che muove la gente, o che usa i sentimenti di paura, o nazionalisti, o religiosi – come il conflitto con l’Islam – per muovere la gente. Ma non sono movimenti con radici popolari, per niente: usano emozioni popolari per avere poteri personali”. Continua a leggere

Perché Trump è pro-life: il retroscena

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downloadSin dagli esordi della sua controversa campagna elettorale, Donald J. Trump ha sempre ostentato un orientamento marcatamente “pro-life”, confermato poi dalle prime azioni di governo ed, in ultimo, dall’ennesimo botta e risposta avuto ieri con la Planned Parenthood Federation of America.

“Una cosa su di me”

Ma perché il nuovo presidente Usa è così determinato sull’argomento? A svelare un retroscena poco conosciuto è stato l’autore di besteller George Beahm nel suo “Trump contro tutti”. Nell’aprile del 2011, infatti, il tycoon – in un’intervista dai toni inusualmente confidenziali – aveva rivelato alla Cbn un episodio della sua vita privata: “Una cosa su di me. Io sono un tipo molto rispettabile. Sono pro-vita, ma ho cambiato idea molti anni fa”.

E infatti, nel lontano 1989, un tycoon ancora convintamente “pro-choice” era finito nel mirino degli attivisti antiabortisti – di cui oggi è il paladino – che, a suon di minacce, lo avevano costretto a disertare un evento di beneficenza, da lui stesso co-sponsorizzato, dedicato a Robin Duke Chandler, il presidente emerito della National Abortion Rights Action League. Continua a leggere

Nasce in Italia la rivolta organizzata contro le fake-news del mainstream (Giulietto Chiesa)

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Giulietto Chiesa

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Il battesimo della WAC si è celebrato il 2 marzo in una delle aule del Senato italiano, con il patrocinio di un gruppo di senatori indipendenti. Cos’è la WAC?

L’acronimo significa Web Activists Community, cioè “Comunità degli attivisti della Rete”. L’occasione  è stata creata, si può dire, dall’apparizione di un disegno di legge, a firma Adele Gambaro che si propone, in sintesi, di colpire la libera espressione delle opinioni sul web.

Giulietto Chiesa e Paolo Maddalena, ex giudice costituzionale, alla fondazione di WAC

Una legge che, come ha illustrato autorevolmente, durante l’incontro,  il vice-presidente emerito della Corte Costituzionale, Paolo Maddalena, è  prima di tutto palesemente anti-costituzionale. In più sensi e in violazione di diversi articoli, a cominciare dall’articolo 21 della Costituzione, che suona inequivocabilmente in questi termini: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Ma la senatrice Gambaro (seguita da uno stuolo di senatori della Repubblica che hanno il suo stesso, sovrano disprezzo per la Costituzione cui hanno giurato fedeltà) ritiene che sul Web questa libertà di manifestazione non ha ragione di essere. E, stabilendo una serie di eccezioni cervellotiche, inventa e propone sanzioni gravi, anzi gravissime — fino alla reclusione —contro i cittadini che intendono esercitarla in Rete. Continua a leggere

ZACK CLEMENTS VIVO DOPO 20 MINUTI DI ARRESTO CARDIACO

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Segnalazione Lega Nazionale Antipredazione degli Organi

Il giovane Zack Clements si accascia al suolo durante una partita di football. Dopo 20 minuti di arresto cardiaco e di rianimazione, proprio mentre sta per essere dichiarato morto, il cuore torna a battere e non riporterà alcuna lesione cerebrale, contrariamente a quanto previsto. E’ accaduto in Texas, USA.

In Italia per Decreto la “certificazione della morte per arresto cardiaco può essere effettuata da un medico (uno solo) con il rilievo grafico continuo dell’elettrocardiogramma protratto per non meno di 20 minuti primi” (D.M. 582/94 art.1). Non è obbligatoria per legge la presenza del medico in quei 20 minuti durante i quali le apparecchiature possono registrare attività cardiaca e quindi richiedere tempestive manovre rianimatorie. Cinismo? Sciatteria?

Quello del giovane Zack è un altro caso che dimostra che la dichiarazione di morte cardiaca in 20 minuti è affrettata, iniqua e liquidatoria.

Ma la frenetica corsa all’espianto per procacciare organi, non solo da persone vive in cosiddetta “morte cerebrale” come finora impone la legge, ha ispirato i criminali di alcuni Stati (prima Washington nel 1997) a prelevare organi anche da persone in arresto cardiocircolatorio e respiratorio da 1-5 minuti, quindi con cervello vivo, che vengono preparate immediatamente senza autorizzazione della persona nell’attesa che scorrano i 20 minuti per l’esecuzione finale. Ad alcuni pazienti vengono somministrati preventivamente farmaci specifici per mantenere ben irrorati gli organi in previsione dell’arresto cardiaco nonostante tale arresto possa essere reversibile! Continua a leggere

8 Marzo, il Vaticano modernista ha presentato la “Consulta femminile”

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http://www.lastampa.it/2017/03/06/vaticaninsider/ita/news/marzo-il-vaticano-presenta-la-consulta-femminile-6PUPFAhDlV8XtJmIO7o65K/pagina.html

Manager, scienziate, sportive, intellettuali e teologhe, non solo cristiane, nell’organismo nato presso il Pontificio Consiglio per la Cultura del “cardinale” (virgolette redazionali Agerecontra.it) Gianfranco Ravasi

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

All’approssimarsi dell’8 marzo, festa delle donne, il Vaticano domani presenta ufficialmente la “Consulta femminile” presso il Pontificio Consiglio della Cultura, un organismo nato nel 2015 che annovera economiste, scienziate, manager, intellettuali, sportive, giornaliste e teologhe, non solo cristiane. 

Scopo della consulta, si legge in una nota di presentazione, è «lavorare in dialogo con le diversità, le religioni e i tanti mondi in cui le donne operano, convinte che la pluralità è il presupposto dell’azione umana». Per l’organismo, «la differenza femminile non fornisce l’avvio di una discussione ideologica. Non parliamo a nome della donna, ma alimentiamo una discussione propositiva sull’evoluzione dei ruoli, tema sul quale le donne sono protagoniste da più di un secolo, mentre gli uomini sembrano averlo vissuto in modo passivo. Sosteniamo che l’impegno delle donne nell’ampliare i confini della propria libertà richieda un patto nuovo con gli uomini – irrigato dall’amore e dall’amicizia – sia nella sfera pubblica, sia all’interno delle relazioni familiari a nutrimento della relazione materna e paterna».

Il “meeting point” con i giornalisti è fissato per domani, martedì 7 marzo, alle 10.30, nella Sala Stampa vaticana con il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, insieme a Consuelo Corradi, prorettore alla ricerca e ai rapporti internazionali della università Lumsa e coordinatrice dell’organismo, e la teologa iraniana, Shahrazad Houshmand, docente di Studi Islamici e di Lingua e Letteratura Persiana presso l’università La Sapienza e la Pontificia Università Gregoriana, componente del Consiglio per l’islam presso il Ministero dell’Interno.

Saranno presenti anche un’altra ventina di membri della Consulta che annovera, in ordine alfabetico: Giorgia Abeltino (direttore Public Policy del Google Cultural Institute); Laura Bastianelli (psicologa e psicoterapeuta); Lavinia Biagiotti (imprenditrice della nota azienda di moda di famiglia); Giovanna Boda (direttore Generale presso la Direzione per lo Studente, l’Integrazione e la Partecipazione del Ministero dell’Istruzione e coordinatrice della commissione nazionale sul bullismo); Stefania Brancaccio (vicepresidente di Coelmo spa); Nancy Brilli (attrice); Marta Gagnola (giornalista di Radio24); Ida Del Grosso (direttore reggente della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia); Caterina Doglio (giornalista caporedattrice di RaiNews24); Mariella Enoc (presidente del consiglio di amministrazione dell’ospedale Bambino Gesù); Marcella Farina (teologa della facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium”); Sira Fatucci (responsabile di antisemitismo, memoria della Shoah e Giornata della Cultura per l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane); Micol Forti (responsabile della collezione d’arte contemporanea dei Musei Vaticani); Maria Chiara Gadda (parlamentare Pd); Elena Giacchi Mancini (ginecologa dell’università Cattolica del Sacro Cuore); Roberta Gisotti (giornalista di Radio Vaticana e Rai); Eva Gullo Frassinetti (socia della società di consulenza GM&P Consulting Network); Monica Jimenez Dela Jara (diplomatica e docente cilena); Emma Madigan (ambasciatrice dell’Irlanda presso la Santa Sede); Monica Maggioni (presidente Rai), Fiona May (atleta olimpionica); suor Mary Melone (rettore della Pontificia Università Antonianum); Donna Orsuto (teologa della Pontificia Università Gregoriana); Chiara Palazzini (pedagogista); Maria Rita Parsi (scrittrice, psicoterapeuta e docente); Paola Pica (giornalista del Corriere della Sera); Maria Bruna Romito (già docente di italiano e storia presso l’Università Cattolica Pazmany di Budapest); Daniela Ropelato (docente di scienze politiche all’Istituto Universitario Sophia e all’Università S. Tommaso d’Aquino Angelicum); Maria Giovanna Ruggirei (presidente dell’Unione Mondiale delle Organizzazioni di Donne Cattoliche); Marzia Saltarello (professore di Chirurgia Plastica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma); Renata Salvarani (professore di Storia del Cristianesimo e delle Chiese all’Università Europea di Roma); Lucetta Scaraffia (storica e editorialista dell’Osservatore Romano), Elisabetta Soglio (giornalista del Corriere della Sera), Yasemin Taskin (giornalista turca), Amelia Uelmen (docente alla Scuola di Legge di Georgetown).

La «consulta femminile» è nata nel giugno del 2015 in seguito all’assemblea plenaria che nel 2014 il Dicastero per la Cultura ha dedicato al tema «Le culture femminili». Per l’8 marzo di quest’anno l’organismo ha curato anche il numero speciale «Il tempo e lo sguardo delle donne» della rivista Culture e fede che viene presentato anch’esso alla stampa: «Per celebrare l’8 marzo, abbiamo scelto di curare questo numero speciale della rivista Culture e Fede, intervenendo su quattro temi», si legge nella nota di presentazione. «Andare incontro ai giovani, al loro peculiare linguaggio, alla loro esperienza, forza e fragilità. Superare le disparità di accesso al lavoro e di remunerazione, che ancora esistono persino nei paesi dove le ragazze hanno tassi di istruzione più elevati dei maschi. Sostenere la presenza positiva delle donne nelle religioni. Gettare un ponte verso le culture maschili».

La nota conclude sottolineando che «in molti luoghi del mondo (anche se non ancora in tutti), la richiesta delle donne di spendere i propri talenti in favore della società inizia ad essere esaudita. E questo avviene spesso senza rancore, senza assumere un tono feroce e senza abbandonare le risorse dell’ironia, dell’accortezza e della perspicacia. Da molti è detto che il mondo sta cambiando e il XXI sarà il secolo delle donne, nel bene e nel male. Le donne della Consulta, interpretando ognuna a proprio modo il genio femminile, ritengono che questo accadrà nel bene».

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