Dario Argento: «Io, a messa ogni domenica. E temo la morte»

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Una storia dai risvolti davvero inquietanti.

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Il regista racconta della fede, di una donna serpente, delle figlie, delle droghe. E di cosa lo spaventa davvero

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http://www.corriere.it/cronache/18_marzo_08/dario-argento-io-messa-ogni-domenica-temo-morte-futura-4dc76e94-22e5-11e8-a740-dc76cebf8197.shtml Continua a leggere

Breve analisi confutante l’eretica dottrina geovista

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Argomento di fondamentale importanza per i geovisti è il nome di Dio. Frequentemente, durante la predicazione dei TdG, si sente spesso evidenziare come Geova (italianizzazione di Yahweh) sia l’autentico nome di Dio, ma Yahweh non è il nome di Dio, sicché non lo è nemmeno Geova, poiché il vero nome di Dio è un tetragramma, …

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Consecration of Bp. Selway

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Un nuovo Vescovo consacrato negli USA per la prosecuzione dell’episcopato cattolico, in questo stato di grave necessità, iniziato con il Concilio Vaticano II:

Consecration of Bp. Joseph Selway

ON FEBRUARY 22, 2018, the Most Rev. Donald J. Sanborn, assisted by the Most. Rev. Daniel L. Dolan and the Most Rev. Geert Stuyver, consecrated the Rev. Joseph S. Selway to the episcopacy. The rite took place during the course of Pontifical High Mass, read more, see photos…

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Disponibile il numero 103 di Sursum Corda

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E’ possibile rinnovare la tessera annuale come Socio o come Sostenitore. Il link per effettuare il rinnovo della tessera è il seguente: clicca qui. Sono finalmente disponibili le nuove felpe e magliette 2018 dedicate a San Giuseppe: Sancte Joseph, Patrone S. Ecclesiae, ora pro nobis! Dio benedica tutti i benefattori.

Sul sito è disponibile il numero 103 (del giorno 11 marzo 2018) di Sursum Corda®. Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata ai soli Soci e Sostenitori.

Clicca qui per gli ultimi articoli leggibili gratuitamente sul sito:

– Comunicato numero 103. I razionalisti e la vita di Gesù (Sesta parte);

– Preghiera a San Domenico Savio, Confessore;

– Dizionario di teologia dommatica. La Concupiscenza;

– Gli anatemi del Concilio di Trento, numero 134;

– Preghiera a Santa Francesca Romana, Vedova;

– Vita e detti dei Padri del deserto: Padre Teodoro di Ferme (Parte 3);

– Altra Novena a San Giuseppe (dal 10.3 al 18.3);

– San Tommaso: anche i beni mondani sono più abbondanti per i re che non per i tiranni;

– Preghiera di Papa Pio XII per le vocazioni religiose;

– Dizionario di teologia dommatica. La Comunione dei Santi;

– Teologia Politica 93. Confessionalità: Stato e Dio. Stato e Religione cattolica;

– Racconti miracolosi n° 51. San Francesco d’Assisi risuscita il bambino bollito.

Preghiamo per i nostri Sacerdoti e Religiosi/e, per le vocazioni, per le famiglie, per le intenzioni della nostra Associazione e per la conversione dei modernisti affidandoci alla potente intercessione di san Giovanni di Dio.

Ossequi, Carlo Di Pietro.


SVRSVM CORDA® ONLUS
C.da Piancardillo, snc – 85010 Pignola
Provincia di Potenza (ITALIA)
Redazione: editoria@sursumcorda.cloud 
Donazioni: paypal@sursumcorda.cloud

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Lettera aperta delle Monache siriane: Chiamare le cose con il loro nome, è questo l’inizio della pace

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Segnalazione Arianna Editrice

di Le sorelle Trappiste in Siria

Lettera aperta delle Monache siriane: Chiamare le cose con il loro nome, è questo l'inizio della pace

Fonte: oraprosiria

Quando taceranno le armi ? E quando tacerà tanto giornalismo di parte ?
Noi che in Siria ci viviamo, siamo davvero stanchi, nauseati da questa indignazione generale che si leva a bacchetta per condannare chi difende la propria vita e la propria terra.
Più volte in questi mesi siamo andati a Damasco; siamo andati dopo che le bombe dei ribelli avevano fatto strage in una scuola, eravamo lì anche pochi giorni fa, il giorno dopo che erano caduti, lanciati dal Goutha, 90 missili sulla parte governativa della città. Abbiamo ascoltato i racconti dei bambini , la paura di uscire di casa e andare a scuola, il terrore di dover vedere ancora i loro compagni di classe saltare per aria, o saltare loro stessi, bambini che non riescono a dormire la notte, per la paura che un missile arrivi sul loro tetto. Paura, lacrime, sangue, morte. Non sono anche questi bambini degni della nostra attenzione?
Perché l’opinione pubblica non ha battuto ciglio, perché nessuno si è indignato, perché non sono stati lanciati appelli umanitari o altro per questi innocenti? E perché solo e soltanto quando il Governo siriano interviene, suscitando gratitudine nei cittadini siriani che si sentono difesi da tanto orrore (come abbiamo constatato e ci raccontano), ci si indigna per la ferocia della guerra?
Certo, anche quando l’esercito siriano bombarda ci sono donne, bambini, civili, feriti o morti. E anche per loro preghiamo. Non solo i civili: preghiamo anche per i jihadisti, perché ogni uomo che sceglie il male è un figlio perduto, è un mistero nascosto nel cuore di Dio. Ed è a Dio che si deve lasciare il giudizio, Lui che non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva.
Ma questo non significa che non si debbano chiamare le cose con il loro nome. E non si può confondere chi attacca con chi si difende.
A Damasco, è dalla zona del Goutha che sono cominciati gli attacchi verso i civili che abitano nella parte controllata dal governo, e non viceversa. Lo stesso Goutha dove – occorre ricordarlo ? – i civili che non appoggiavano i jihadisti sono stati messi in gabbie di ferro: uomini, donne, esposti all’aperto e usati come scudi umani. Goutha: il quartiere dove oggi i civili che vogliono scappare, e rifugiarsi nella parte governativa, approfittando dalla tregua concessa, sono presi di mira dai cecchini dei ribelli…
Perché questa cecità dell’Occidente? Come è possibile che chi informa, anche in ambito ecclesiale, sia così unilaterale?
La guerra è brutta, oh sì, sì se è brutta! Non venitelo a raccontare ai siriani, che da sette anni se la sono vista portare in casa… Ma non si può scandalizzarsi per la brutalità della guerra e tacere su chi la guerra l’ha voluta e la vuole ancora oggi, sui Governi che hanno riversato in Siria in questi anni le loro armi sempre più potenti, le loro intelligence… per non parlare dei mercenari lasciati deliberatamente entrare in Siria facendoli passare dai Paesi confinanti (tanti che poi sono diventati Isis, va ricordato all’Occidente, che almeno questa sigla sa cosa significa). Tacere sui Governi che da questa guerra hanno guadagnato e guadagnano. Basta vedere che fine hanno fatto i più importanti pozzi petroliferi siriani. Ma questo è solo un dettaglio, c’è molto più importante in gioco.
La guerra è brutta. Ma non siamo ancora arrivati alla meta, là dove il lupo e l’agnello dimoreranno insieme, e per chi è credente bisogna ricordare che la Chiesa non condanna la legittima difesa; e se anche non si augura certamente il ricorso alle armi e alla guerra, la fede non condanna chi difende la propria patria, la propria famiglia, neppure la propria vita. Si può scegliere la non-violenza, fino a morirne. Ma è una scelta personale, che può mettere in gioco solo la vita di chi lo sceglie, non si può certo chiederlo ad una nazione intera, a un intero popolo.
Nessun uomo che abbia un minimo di umanità vera, può augurarsi la guerra. Ma oggi dire alla Siria, al governo siriano, di non difendere la sua nazione è contro ogni giustizia : troppo spesso è solo un modo per facilitare il compito di quanti vogliono depredare il Paese, fare strage del suo popolo, come accaduto in questi lunghi anni nei quali le tregue sono servite soprattutto per riarmare i ribelli, e i corridoi umanitari per far entrare nuove armi e nuovi mercenari.. e come non ricordare quali atrocità sono accadute in questi anni nelle zone controllate dai jihadisti? violenze, esecuzioni sommarie, stupri… i racconti rilasciati da chi alla fine è riuscito a scappare ?
In queste settimane ci hanno fatto leggere un articolo veramente incredibile: tante parole per far passare in fondo una sola tesi, e cioè che tutte le Chiese di Oriente sono solo serve del potere…per convenienza… Qualche bella frase ad effetto, tipo la riverenza di Vescovi e Cristiani verso il Satrapo Siriano…un modo per delegittimare qualunque appello della Chiesa siriana che faccia intravedere l’altro lato della medaglia, quella di cui non si parla.
Aldilà di ogni inutile difesa e polemica, facciamo un ragionamento semplice, a partire da una considerazione. E cioè che Cristo – che conosce bene il cuore dell’uomo, e cioè sa che il bene e il male coabitano in ciascuno di noi, vuole che i suoi siano lievito nella pasta, cioè quella presenza che a poco a poco, dall’interno, fa crescere una situazione e la orienta verso la verità e il bene. La sostiene dove è da sostenere, la cambia dove è da cambiare. Con coraggio, senza doppiezze, ma dall’interno. Gesù non ha assecondato i figli del tuono, che invocavano un fuoco di punizione .
Certo che la corruzione c’è nella politica siriana (come in tutti i Paesi del mondo) e c’è il peccato nella Chiesa (come in tutte le Chiese, come tante volte il Papa ha lamentato)
Ma, appellandoci al buon senso di tutti, anche non credenti : qual è l’alternativa reale che l’Occidente invoca per la Siria? Lo Stato islamico, la sharia? Questo in nome della libertà e la democrazia del popolo siriano? Ma non fateci ridere, anzi, non fateci piangere…
Ma se pensate che in ogni caso non sia mai lecito scendere a compromessi, allora per coerenza vi ricordiamo, solo per fare un piccolo esempio, che non potreste fare benzina ‘senza compromessi coi poteri forti’, dato che la maggior parte delle compagnie ha comprato petrolio a basso costo dall’Isis, attraverso il ponte della Turchia: così quando percorrete qualche chilometro in auto, lo fate anche grazie alla morte di qualcuno a cui questo petrolio è stato rubato, consumando il gasolio che doveva scaldare la casa di qualche bambino in Siria..
Se proprio volete portare la democrazia nel mondo, assicuratevi della vostra libertà dalle satrapie dell’Occidente, e preoccupatevi della vostra coerenza, prima di intervenire su quella degli altri..
Non ultimo, non si può non dire che dovrebbe suscitare almeno qualche sospetto il fatto che se un cristiano o un musulmano denuncia le atrocità dei gruppi jihadisti è fatto passare sotto silenzio, non trova che una rara eco mediatica, per rivoli marginali, mentre chi critica il governo siriano guadagna le prime pagine dei grandi media.. Qualcuno ricorda forse l’intervista o un intervento di un Vescovo siriano su qualche giornale importante dell’Occidente? Si può non essere d’accordo, evidentemente, ma una vera informazione suppone differenti punti di vista.
Del resto, chi parla di una interessata riverenza della Chiesa siriana verso il presidente Assad come di una difesa degli interessi miopi dei cristiani, dimostra di non conoscere la Siria, perché in questa terra cristiani e musulmani vivono insieme. E’ stata solo questa guerra a ferire in molte parti la convivenza, ma nelle zone messe in sicurezza dall’esercito ( a differenza di quelle controllate dagli ‘altri’) si vive ancora insieme. Con profonde ferite da ricucire, oggi purtroppo anche con molta fatica a perdonare, ma comunque insieme. E il bene è il bene per tutti: ne sono testimonianza le tante opere di carità, soccorso, sviluppo gestite da cristiani e musulmani insieme.
Certo, questo lo sa chi qui ci vive, pur in mezzo a tante contraddizioni, non chi scrive da dietro una scrivania, con tanti stereotipi di opposizione tra cristiani e musulmani.
Liberaci Signore dalla guerra…e liberaci dalla mala stampa…”.
Con tutto il rispetto per i giornalisti che cercano davvero di comprendere le situazioni, ed informarci veramente. Ma non saranno certo loro ad aversene a male per quanto scriviamo…
Le sorelle Trappiste in Siria

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Renzi rottama se stesso. La fine dei partiti filo-Bruxelles, tra populismi e voti di protesta…

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di Enrica Perucchietti

Renzi rottama se stesso. La fine dei partiti filo-Bruxelles, tra populismi e voti di protesta…

Fonte: unoeditori

Renzi: il rottamatore ha rottamato se stesso 

La notizia è arrivata alle 18.15 di ieri pomeriggio: Matteo Renzi si è dimesso da segretario del PD (mantenendo la carica di senatore).

Calato il sipario sulle elezioni, il verdetto è stato netto (ed era prevedibile). Il centrodestra è la prima coalizione del Paese con la Lega che supera Forza Italia, piazzandosi come terza forza del Paese. Il Movimento 5 Stelle è, invece, il primo partito del Paese, dopo aver sfondato soprattutto al Sud. Il PD è crollato invece sotto il 20% e le critiche dei suoi hanno portato all’inevitabile decisione che molti si attendevano prendesse già all’indomani del referendum del 4 dicembre.

Lo scrivevo già nel 2014 nella biografia non autorizzata dell’ex premier, Il lato B. di Matteo Renzi: come in ogni gioco d’azzardo, la carriera dell’ex sindaco di Firenze poi Presidente del Consiglio era bruciare le tappe e bruciarsi a sua volta.

Il giocatore d’azzardo che è andato di fretta

Lo aveva predetto «The Economist» in un articolo datato 22 marzo 2014, descrivendolo come un «Gambler in a rush», un giocatore d’azzardo che va di fretta. Già allora la stampa aveva sposato la satira dipingendo il premier come un televenditore, un prestigiatore, un illusionista. Uno che spara promesse a raffica, una dietro l’altra senza poterle realizzare. Continua a leggere

I Cinque Stelle come la Dc di Andreotti. Il precedente del 1976 che fa sperare i grillini

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ImageSegnalazione Linkiesta

Decisiva fu l’astensione di Pci e socialisti, passerà alla storia come “il governo della non sfiducia”. I protagonisti dell’epoca ricordano che la situazione era molto simile a quella attuale. Cinque stelle e Lega ci sperano. Scotti: «Se non si vuole tornare al voto non ci sono molte alternative»

Il calendario torna indietro di quarant’anni. I ricordi vanno alla Prima Repubblica, rievocano la Democrazia Cristiana e la figura di Giulio Andreotti. Se c’è un precedente a cui in queste ore molti guardano con interesse è proprio il “governo della non sfiducia”. Il monocolore Dc nato nell’estate del 1976 grazie all’astensione del partito comunista e dei socialisti. Un esecutivo frutto di un lungo confronto e una difficile mediazione, nonostante l’assenza di una vera maggioranza parlamentare. Matteo Salvini aveva tre anni, Luigi Di Maio non era ancora nato. Eppure, con tutte le debite differenze, la situazione ricorda da vicino quella attuale. Ecco perché al Quirinale – e sicuramente anche tra i vertici di Cinque Stelle e Lega – c’è chi sta ripassando quella pagina di storia. Un precedente a cui ispirarsi per sbloccare il probabile stallo delle prossime settimane.

Anche allora le urne avevano premiato due vincitori. I democristiani di Benigno Zaccagnini avevano conquistato il 38,7 per cento, mentre il partito di Enrico Berlinguer si era fermato al 34,4 per cento. Situazione complessa, dato che nessuno dei due partiti aveva i numeri sufficienti per governare. Una impasse resa ancora più complicata dalla scelta dei socialisti, decisi a non entrare al governo senza la contemporanea presenza dei comunisti. Dopo una lunga mediazione – gestita al Quirinale dal presidente Giovanni Leone – si individuò la soluzione in un governo monocolore Dc. Un tentativo reso possibile dall’astensione di Pci, Psi, Psdi, e Pri. «L’alternativa era tornare immediatamente al voto» ricorda oggi Vincenzo Scotti, più volte ministro e sottosegretario al Bilancio di quell’esecutivo. «Ma nella storia repubblicana non era mai successo. E così, alla fine, si decise per quella strada». A Palazzo Madama il governo Andreotti III ottenne la fiducia con 136 sì, 17 contrari e 69 astensioni. A Montecitorio con 258 voti favorevoli, 44 contrari e 303 astenuti.

Senza fare paragoni impietosi, da allora molto è cambiato. A partire dai leader. Luigi Di Maio e Matteo Salvini non sono Andreotti. «Ma non sono nemmeno De Gasperi, Togliatti e Nenni» ride Vincenzo Scotti, che di quel governo era sottosegretario al Bilancio. «E lo dico con il massimo rispetto per tutti»

Lo scenario è replicabile? Come quarant’anni fa, nessuno dei due vincitori oggi ha i numeri per governare da solo. La coalizione di centrodestra ha conquistato alle urne il 37 per cento, i Cinque Stelle il 33 per cento. Immaginare alleanze parlamentari con il Partito democratico è poco realista. Al netto delle indiscrezioni di questi giorni, è quasi impossibile che i dem sostengano apertamente un esecutivo grillino o leghista. E così l’illustre precedente torna d’attualità. Per governare, il centrodestra a trazione leghista dovrebbe sperare nella benevola astensione del Pd. La strada è più impervia per i grillini, che possono contare su un gruppo parlamentare meno numeroso. Un esecutivo guidato da Luigi Di Maio potrebbe ottenere la fiducia solo con la contemporanea uscita dall’Aula del centrosinistra e di una parte del centrodestra. Complicato, certo. Ma non impossibile. «Oggi la realtà è completamente diversa dal 1976» racconta Scotti. «Ma se non si vuole tornare a elezioni non ci sono molte alternative. Il centrodestra e i Cinque Stelle possono governare insieme, la vedo molto difficile. Oppure possono dare vita a un governo di minoranza, grazie all’astensione degli avversari, con l’obiettivo di realizzare un programma limitato e di breve periodo».

Il limite temporale è evidente. Il governo Andreotti III non ha avuto lunga vita, rimanendo in carica per meno di due anni. E limitato era anche il programma di quell’esecutivo: ogni provvedimento rilevante doveva essere preventivamente concordato con il Partito comunista. Ma le coincidenze con quell’esperienza non sono finite. Nel 1976 la grande mediazione fu anticipata da un importante passaggio istituzionale: l’elezione del presidente della Camera. La prima grande prova di intesa tra Dc e Pci si consumò attorno a Pietro Ingrao, scelto come successore di Sandro Pertini sulla poltrona più importante di Montecitorio. Oggi sono in molti a immaginare uno scenario simile. L’elezione di un esponente del Partito democratico al posto di Laura Boldrini potrebbe rappresentare un primo passo verso la nascita di un governo di minoranza. «Quello di Ingrao fu un segnale molto importante – insiste Scotti – Anche stavolta capiremo molto proprio dall’elezione dei presidenti di Camera e Senato».

Il calendario torna indietro di quarant’anni. I ricordi vanno alla Prima Repubblica, rievocano la Democrazia Cristiana e la figura di Giulio Andreotti. Se c’è un precedente a cui in queste ore molti guardano con interesse è proprio il “governo della non sfiducia”. Il monocolore Dc nato nell’estate del 1976 grazie all’astensione del partito comunista e dei socialisti

Allora la difficile mediazione riuscì. Pochi giorni dopo, era la fine di luglio, Giulio Andreotti battezzò ufficialmente il 33esimo governo della storia repubblicana. Un esecutivo particolarissimo fin dall’annuncio in Aula. «Ho proposto al Capo dello Stato – così il presidente del Consiglio a Montecitorio – la nomina dei ministri che oggi con me si presentano per ottenere la fiducia, o almeno la non sfiducia, del Senato e della Camera dei deputati». Oggi nessuno scommette sull’esito dell’operazione. «Quella fu un’esperienza interessantissima, che arrivava dopo anni di contrapposizione frontale tra Democrazia Cristiana e Partito comunista» ricorda Giuseppe Zamberletti, che di quel governo era sottosegretario all’Interno. «Ma in quel momento c’era un disegno politico chiaro, non la confusione di questi giorni». Nel 1976 la strada della mediazione era stata individuata, seppure tra mille difficoltà. «Il Pci cominciava ad evidenziare una sua mutazione – insiste il democristiano – Ricordo che quell’anno ci fu il terremoto in Friuli. La collaborazione con i comunisti iniziò proprio sul territorio, durante le operazioni che seguirono il sisma. Ma allora, soprattutto, nei partiti c’era un dibattito interno molto intenso. Ricordo il tormento, le discussioni…». Senza fare paragoni impietosi, da allora molto è cambiato. A partire dai leader. Luigi Di Maio e Matteo Salvini non sono Andreotti. «Ma non sono nemmeno De Gasperi, Togliatti e Nenni» ride Scotti. «E lo dico con il massimo rispetto per tutti».

Intanto la disprezzata Prima Repubblica torna d’attualità. Alla faccia del presunto rinnovamento. «Ma quello era tutto un altro mondo – insiste Scotti – Allora i partiti avevano chiari gli obiettivi da perseguire». Zamberletti è d’accordo. «È un periodo che guardo con nostalgia, molto diverso da oggi. Ormai non esiste più dibattito all’interno delle forze politiche, manca il coinvolgimento della comunità nazionale e delle periferie. Le scelte erano prese dopo lunghi dibattiti, a volte aspri. Oggi le decisioni sono prese solo dai vertici».

Fonte: http://linkiestait.musvc1.net/e/t?q=5%3d7ZAY9%26J%3d3%26F%3d3cB%26G%3d1e5X4%26S%3djLtN_tsSx_53_ryUr_2D_tsSx_48wUy.DiLmAeQv3.iR_tsSx_48iR_tsSx_48aPvAcJg_JQ1R_TfZBS8_PSuP_Zhb3_PSuP_Zhb8_PSuP_ZhA-cGpIuC-uLeJn7-cMo7-l9-f5-dG-cFdPgGtRk-Al-Nt7cCf7nRg-6eJ-3a7d-e0e-Dc-_JQ1R_Tfa9U73a9ch_tsSx_48%26d%3dKwKvA3.FeR%26kK%3d1eBV0

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Pensioni, alert Ue: riforma Fornero non va toccata

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Pensioni, alert Ue: riforma Fornero non va toccataSegnalazione di Wall Street Italia

di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – L’Unione europea lancia un nuovo avvertimento sul sistema previdenziale italiano. Nel rapporto adottato sul nostro Paese nell’ambito del pacchetto d’inverno del semestre europeo, la Commissione europea punta i fati sull’Italia e sulla riforma Fornero in particolare indicata come intoccabile.

Le seppur parziali modifiche apportate dai governi Renzi e Gentiloni sulla riforma previdenziale adottata dall’Italia nel 2011, sotto il governo tecnico guidato da Mario Monti, avrebbero di fatto parzialmente annullato le riforme delle pensioni che sono state fatte in passato con la conseguenza di aumentare la spesa per il periodo medio.

“La sostenibilità di lungo termine del debito pubblico italiano, assicurata dalle riforme delle pensioni fatte in passato, si sta lentamente deteriorando, tanto che l’indicatore del rischio della Commissione europea è passato da basso a medio (S2). La spesa per le pensioni in rapporto al Pil è aumentata di circa due punti percentuali, come risultato della crisi e della caduta conseguente del Pil nominale. La spesa pensionistica italiana è oggi la seconda più elevata dell’Ue e dell’Ocse, dopo quella greca (…) L’aumento delle passività implicite derivante dell’invecchiamento della popolazione era stato limitato dalle passate riforme del sistema pensionistico e sanitario, che avevano migliorato la sostenibilità di lungo termine dell’Italia.

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How Tribalism Becomes Satanism

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Segnalazione di Tradition in Action

Atila Sinke Guimarães

HOW TRIBALISM BECOMES SATANISM  –   Considering that Pope Francis seems to be embarking on a full-steam campaign to promote tribalism – we saw him in Chile and Peru this past week declaring that “Amazonia is the heart of the Church,” – I thought it timely to warn my readers about the dangers of this move. Toward this end, I first recommend that they read the article by Prof. Plinio Corrêa de Oliveira on this topic. But I also want to translate into simple terms what tribalism is.

forbidden to forbidThe motto ‘It is forbidden to forbid’ painted on Paris; below, a 1968 student & workers march against authority announcing ‘We will win’– and they did

march 1968

We are all suffering the deleterious influence of the 1968 Sorbonne Revolution, which in the United States is almost unknown by this name because here the fruits of that Revolution are generally referred to as the “Cultural Revolution of the ‘60s,” which found its most expressive landmark in the hippie Woodstock festival in 1969.

Independent of the name used here or abroad, what counts is that the Revolution in customs can be summarized by three of its slogans: “It is forbidden to forbid,” “Death to reason” and “Imagination rules.”

We have seen many consequences of the application of these moral-philosophical mottos. Among many: the disappearance of morality in society, logic in thinking, respect for superiors, good behavior in families, decorum in dressing and propriety in language.

These liberal-anarchical manifestations had immediate reflections in the political-administrative spheres, such as the increase of feminist laws pretending that women are equal to men, as well as the concession of legal rights to abortionists and homosexuals.  Continua a leggere

Il gender e i “modi nuovi di diventare matti”

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di Maurizio Blondet

Il gender e i "modi nuovi di diventare matti"

Fonte: Maurizio Blondet

Cincinnati, Ohio.  Una ragazza di 17 anni vuole sottoporsi alle “cure” farmacologiche per diventare   maschio. I genitori, cristiani, si  oppongono sostenendo  che tale transizione non è nel miglior interesse della figlia. Un tribunale minorile spoglia quei genitori della patria potestà e affida la minore ai nonni, favorevoli al cambio di sesso.  “Hanno una mente più aperta”, ha testimoniato il tutore legale al processo (un’assistente sociale) mentre i genitori  si oppongono “per motivi religiosi”;  quindi  hanno pregiudizi. La giudice, Sylvia Sieve Hendon, nella sentenza ha invitato i  politici a elaborare un “sentiero legislativo”  per dirimere i casi di conflitto parentale – il che significa mettere  gli ormoni usati per cambiare sesso nella lista dei farmaci “No-Parents Asked”, come i contraccettivi egli abortivi che possono essere  dati a minorenni senza che i genitori ne sappiano nulla.

Votate Liber* e Ugual*

Anche Cincinnati  si è dotata, nell’ospedale pediatrico, di un Programma Transgender (TP). All’apertura nel 2015, ha curato un centinaio di pazienti. Nel 2017, ne ha trattato oltre mille. Ed ha ricevuto una donazione di 2 milioni di dollari da  una ricca coppia di benefattori, il cui figlio d 8 anni ha voluto cambiare sesso.    Fatto degno di nota,  i medici del TP hanno cambiato  sesso a  tutti quelli che hanno visitato: apparentemente non ne hanno trovato nessuno normale.  Nelle 14 cliniche per il gender   che esistono nel Regno Unito, il numero dei pazienti che bussano e ricevono il trattamento, aumentato del 100 per cento l’anno scorso.  Nel decennio, pazienti che si ritengono “donne prigioniere nel corpo di un uomo” (o il contrario) sono aumentati  anche di 28 volte. Simili colossali aumenti di ”disturbi del genere” sono registrati in Australia, in Svezia, in Usa, in corrispondenza  con il sorgere delle cliniche che curano il “disturbo”.  Negli Stati Uniti, nel 2011, circa 1,4 milioni di adulti si dichiaravano trans-gender. Continua a leggere

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