Cappella profanata a Sumatra poco dopo l’inaugurazione

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Segnalazione Corrispondenza Romana

È stata inaugurata e benedetta lo scorso 4 marzo, è stata devastata nella notte tra il giorno 7 ed il giorno 8: la cappella intitolata a San Zaccaria, in un villaggio sperduto nella diocesi di Palembang, a sud dell’isola di Sumatra, in Indonesia, è stata profanata da ignoti, come confermato dall’Arcivescovo, mons. Aloysius Sudarso, deciso tuttavia a non lasciare cadere la questione: «Cerchiamo giustizia, secondo lo Stato di diritto», ha detto, chiedendo però di non cadere nella reazione emotiva.

Le indagini sono in corso. A condurle, è la Polizia, che ha subito ascoltato chiunque fosse, direttamente o indirettamente, informato sui fatti. Continua a leggere

Una Principessa lesbica nei cartoni Disney?

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di Filippo Savarese

Ci possiamo (ancora) fidare della Disney?

Te lo chiedo perché stanno pensando di trasformare Elsa, la protagonista del cartone animato Frozen, in una paladina delle battaglie Gay. Nel 2019 uscirà al cinema il secondo film, e la Disney sta pensano di ‘trasformarla’ in una lesbica, dandole anche una fidanzata.

È quello che ha detto la sceneggiatrice del cartone, Jennifer Lee: “Stiamo affrontando il tema, ne stiamo parlando e siamo consapevoli di tutti gli aspetti. Sarà la stessa Elsa a dirmi dove condurla“.

Abbiamo creato questa petizione per chiedere alla Disney di non commettere un errore così grave, usando i suoi cartoni animati per fare propaganda politica e ideologica. Consegneremo le firme a Daniel Frigo, il Country Manager di Walt Disney in Italia (Milano).

Ti chiedo per favore di firmarla e diffonderla il più possibile ai tuoi contatti Facebook, Twitter, WhatsApp e via mail.

Grazie!

➡️ Firma subito la petizione, clicca qui

Lasciami essere chiaro.

La Disney ha realizzato e ancora realizza moltissimi capolavori. Io li ho visti praticamente tutti una marea di volte, sia quando ero piccolo sia, di nuovo, coi miei nipoti. Quei cartoni fanno parte del mio immaginario, della mia fantasia, dei mieiricordi. Di alcuni conosco a memoria le battute e soprattutto le colonne sonore. Continua a leggere

Allarme sul Capitolo della FSSPX del luglio prossimo

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Risultati immagini per Fellay e VaticanoRiceviamo e riportiamo

E’ in preparazione un nuovo “colpo di mano” della Casa generalizia?

di Correctio Marcelis


Pubblicato sul sito francese Reconquista

3 marzo 2018

Recentemente, un lettore del forum Fidélité catholique francophone ha sollevato una questione inattesa, interrogandosi sul significato delle dichiarazioni rilasciate al Bollettino del Distretto di Germania della Fraternità San Pio X da Don Christian Thouvenot, Segretario generale della FSSPX a Menzingen, e relative alla questione della Prelatura personale (La Porte latine, 16 febbraio)..

In vista del prossimo Capitolo generale di luglio 2018, Don Thouvenot ha parlato di questa delicata questione, in questi termini:

«E’ verosimile che in occasione del Capitolo venga posta la questione della Prelatura personale. Ma è solo il Superiore generale che dirige la Fraternità e che ha la responsabilità delle relazioni fra la Tradizione e la Santa Sede; Mons. Lefebvre, nel 1988, tenne a precisare questo aspetto.»

Questa sorprendente dichiarazione richiede una triplice messa a punto:

– il Superiore generale non il «solo» a dirigere la Fraternità, soprattutto trattandosi delle relazioni con la Santa Sede;
– nelle sue funzioni, non v’è alcun mandato per rappresentare l’insieme della Tradizione;
–  in questa questione, l’esempio di Mons. Lefebvre nel 1988 non può essere chiamato a sostegno della posizione delle attuali autorità della Fraternità.

– Sul primo punto: si ricorda che il Capitolo generale è l’istanza suprema della Fraternità; esso designa il Superiore generale e i suoi due Assistenti per 12 anni (§ V, 1 degli Statuti).
Questo stesso Capitolo è inoltre incaricato della missione essenziale di «verificare se la Fraternità applica […] i suoi Statuti e si sforza di conservarne lo spirito» (§ V, 2).

Nel corso del suo mandato, il Superiore generale eletto gode dei più ampi poteri per governare e amministrare la Fraternità con l’aiuto dei suoi Assistenti. Essi formano insieme il Consiglio generale.

In aggiunta a queste regole, e seguendo il Capitolo generale del 2006 che ha adottato la posizione di principio: «nessun accordo pratico con Roma senza accordo dottrinale», il Capitolo del luglio 2012 ha stabilito delle specifiche disposizioni che precisano le condizioni per un’eventuale «normalizzazione canonica» della Fraternità: in questa ipotesi, deve tenersi un preventivo Capitolo straordinario «deliberativo», vale a dire dotato del potere di decisione sugli orientamenti presi in considerazione.

Non essendo state abrogate, queste disposizioni sono sempre in vigore: ogni azione in questo dominio necessita dunque della convocazione del Capitolo, della sua completa informazione e quindi della sua deliberazione sul contenuto del progetto in questione, dopo la verifica delle sei condizioni formulate nel 2012.
La decisione votata dal Capitolo si impone al Consiglio generale e a tutti i membri della Fraternità.

E’ questo che dichiarò Mons. de Galarreta a Villepreux il 13 ottobre 2012:

«E in questo Capitolo è stato anche deciso che se mai la Casa generalizia dovesse pervenire a qualcosa di valido e di interessante con queste condizioni, vi sarà un Capitolo deliberativo, il che significa che la sua decisione vincolerà necessariamente (i membri della Fraternità). Quando vi è un Capitolo consultivo, si chiede consiglio, e dopo l’autorità decide liberamente. Un Capitolo deliberativo significa che la decisione presa dalla maggioranza assoluta – la metà più uno, cosa che ci è sembrata ragionevole – tale decisione sarà seguita dalla Fraternità.»

Ne consegue che il Superiore generale non è il «solo» competente a condurre il processo di normalizzazione con Roma. Al contrario, egli ha sopra di sé un’istanza che, giuridicamente, è la «sola» competente per definire sovranamente la posizione della Fraternità. Di conseguenza, Don Thouvenot si sbaglia di grosso su questo punto.
E visto che egli, in forza delle sue funzioni, è considerato come il portavoce della Casa generalizia, ci si stupisce che Mons. Fellay non abbia reagito.

II – Sul secondo punto, è evidente che il mondo cosiddetto «della Tradizione» supera di gran lunga, per le sue varie ramificazioni, società e comunità religiose, il perimetro della sola Fraternità San Pio X. Basta ricordare il rifiuto di Mons. Lefebvre ogni volta che qualcuno voleva fare di lui il «capo dei tradizionalisti»!
La formulazione che attribuirebbe al Superiore generale «la responsabilità delle relazioni fra la Tradizione e la Santa Sede» è chiaramente un’inesattezza forse involontaria, e  Mons. Fellay dovrebbe anche qui correggere le dichiarazioni del suo Segretario generale.

III – Sul terzo punto, Don Thouvenot si richiama a torto al Fondatore per convalidare l’attuale posizione di Mons. Fellay come il solo incaricato di condurre le discussioni con Roma. Egli dimentica che da dopo il 1988 è stato modificato un parametro essenziale e cioè che il Superiore generale, riguardo ad ogni normalizzazione canonica della Fraternità, è stato sottoposto nel 2012 ad un preventivo accordo col Capitolo.
Mons. Lefebvre non si era trovato in una posizione simile nel corso dei suoi colloqui con Roma, e il parallelo fatto da Don Thouvenot tra le situazioni del 1988 e del 2018… è un anacronismo.
E anche qui, Mons. Fellay dovrebbe rettificare le dichiarazioni del suo collaboratore.

Ma è poco probabile che lo faccia.… Perché?

Perché Mons. Fellay stesso in questi ultimi anni ha deliberatamente omesso di riunire e consultare il Capitolo prima di accettare la giurisdizione concessa da Papa Francesco riguardo ad alcuni sacramenti: penitenza ed estrema unzione alla fine del 2015, ordine nell’estate del 2016 e matrimonio nel 2017; mentre invece era richiesta un’autorizzazione preventiva, trattandosi in tutti questi casi di una «normalizzazione» – certo parziale, ma indiscutibile – della situazione della Fraternità.
Quindi, senza rischiare di esprimere un giudizio temerario, si può pensare che egli abbia l’intenzione di praticare la stessa procedura per la normalizzazione finale della Fraternità, che risulterebbe dalla sua erezione in Prelatura personale.

In questo senso, l’avviso espresso da Don Thouvenot dalla Germania e la determinazione con cui dichiara che l’autorità del Capitolo sarebbe invece come trasferita al Superiore generale, èun indizio preoccupante.

Supponendo che la questione della Prelatura venga effettivamente «posta» in occasione del Capitolo previsto per il prossimo luglio, queste dichiarazioni del Segretario generale implicano che la funzione dell’istanza suprema della Fraternità, se realmente sarà investita della questione, verrebbe ridotta ad una semplice «consultazione», o meglio ad una «deliberazione quadro» che darebbe al Superiore generale il potere di trattare il dossier; con il Capitolo che verrebbe così messo da parte e ridotto ad un mero «ufficio ratifica».
In questo modo, il dibattito dottrinale di fondo verrebbe scartato.

In queste condizioni, come garantire che il Capitolo possa assolvere il suo compito che è quello di verificare la conformità del progetto di normalizzazione agli Statuti, da un lato, e allo «spirito» che li ha ispirati per volontà del Fondatore, dall’altro?
Se in definitiva questo scenario pessimista (o realista?) si rivelasse esatto, e il Capitolo, quello di luglio o un altro, arrivasse ad autorizzare la trasformazione della Fraternità in Prelatura personale, la «rivoluzione copernicana» – come la chiamava J. Madiran – dell’opera di Mons. Lefebvre verrebbe portata a compimento e l’eredità del grande prelato cadrebbe come un frutto maturo nelle mani dei settatori del concilio Vaticano II.

Nel nuovo contesto canonico in cui si verrebbe a trovare, sotto il potere di Papa Francesco, in che tipo di protezione potrebbe sperare la Fraternità da parte della Roma conciliare?
Se in effetti il Superiore generale (o il Capitolo) «dimenticano» o aggirano le direttive date da Mons. Lefebvre dopo le consacrazioni, i vincoli statutari della Fraternità e i «limiti» – già ammorbiditi – decisi nel Capitolo del 2012, come potrebbe esigere la Fraternità che i modernisti romani onorino i loro impegni quando la stessa Fraternità sarà totalmente sotto la loro tutela giuridica?

Immaginare che la Roma attuale rispetterà lo spazio dottrinale e pastorale della Prelatura, significa conoscere male questa Roma; tenuto peraltro conto del fatto che già Mons. Fellay si prende le sue libertà con le regole interne della Fraternità e trascura le prudenti messe in guardia del Fondatore.
Chi potrà assicurare che a quel punto la Fraternità, un giorno o l’altro, non subisca la sorte dei Francescani dell’Immacolata?

Prima che si faccia il passo decisivo verso la Prelatura e che si giunga all’irreparabile, le ultime speranze sono riposte negli stessi capitolari: che non rinuncino alle loro responsabilità su ogni aspetto della questione.

In queste difficili circostanze, ci si augura che la loro coscienza si orienti fermamente lungo le strade della prudenza soprannaturale, anche se rischiano un confronto con coloro che ricercano impossibili compromessi a detrimento della battaglia per la Fede.

Per questo noi preghiamo San Giuseppe, Patrono della Chiesa Universale.

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Il patto con il diavolo: così i sauditi mettono nel sacco Washington e Londra

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Segnalazione Linkiesta

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Il patto con il diavolo: così i sauditi mettono nel sacco Washington e Londra

Mohammed bin Salman ha offerto 60 miliardi di dollari di scambi commerciali all’Inghilterra e si prepara al possibile collocamento dell’Aramco (la maggiore società petrolifera del mondo) alla Borsa inglese. E agli inglesi questi soldi fanno comodo. Per pagare i costi della Brexit. (di Alberto Negri, LEGGI)

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“È vietato dire mamma”. Ecco il nuovo diktat della compagnia aerea

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La compagnia aerea australiana Qantas vieta ai propri piloti e assistenti di volo di utilizzare parole come “mamma”, “papà”, “marito” e “moglie” perché considerate sessiste, inappropriate e offensive per la comunità Lgbt

di Marco Gombacci

Le frontiere del politicamente corretto questa volta spiccano il volo. La compagnia aerea australiana Qantas vieta ai propri piloti e assistenti di volo di utilizzare parole come “mamma”, “papà”, “marito” e “moglie” perché considerate sessiste, inappropriate e offensive per la comunità Lgbt.

La direzione della compagnia australiana ha distribuito ai suoi dipendenti un documento in cui invita a non utilizzare parole come “marito e moglie” o “mamma e papà” e sostituirle con termini quali “partner” o “genitori” considerati un linguaggio neutrale e non discriminatorio.

“Siamo orgogliosi di avere una lunga tradizione di promozione dell’inclusione sociale tra i nostri dipendenti e clienti. Abbiamo sempre supportato l’uguaglianza tra i generi, i matrimoni tra le coppie dello stesso sesso e i diritti degli indigeni”, racconta Lesley Grant, un dirigente della Qantas. “L’utilizzo ad esempio della parola ‘chairman’ può sottintendere che i capi siano sempre dei maschi”, continua il dirigente, responsabile del dipartimento “People & Culture”. Continua a leggere

Emergenza conti, senza nuovo governo stangata consumi

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Risultati immagini per spesaSegnalazione Linkiesta

di Mariangela Tessa

Mentre tra Quirinale e segreterie dei partiti, l’Italia cerca affannosamente l’architettura del prossimo governo, il nuovo esecutivo sarà sarà subito chiamato a trovare oltre 30 miliardi di euro per neutralizzare le scadenze fissate dai governi precedenti, ovvero l’aumento dell’Iva e delle accise sui carburanti (12,47 miliardi per il 2019 e 19,16 miliardi nel 2020 per un totale di 31,6 miliardi nel biennio 2019/2020).

Nella legge Finanziaria del 2018 andranno dunque trovate le coperture necessarie, altrimenti – a partire dal 1 gennaio 2019 – l’aliquota intermedia dell’Iva salirà dal 10 al 12% mentre quella ordinaria passerà dal 22 al 24,2%. Nuova raffica di aumenti ad inizio 2020 con l’aliquota intermedia al 13% e quella ordinaria al 24,9%. A cui si aggiungerà l’ennesimo rincaro delle accise sui carburanti. Una vera e propria stangata sui consumi degli italianiche potrebbe mandare ko la fragile ripresa economica in corso. Continua a leggere

Quando il cervello lascia il posto alla poltiglia, col compiacimento dell’interessato

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Segnalazione di www.unavox.it 

di Belvecchio

Più tempo passa, più ci tocca sentirne, di belle e di brutte, ma soprattutto di sceme.

Siamo in quella che un tempo era la tranquilla provincia italiana, retta e governata dal buon senso, dal rispetto per le cose semplici e da quello che fino a qualche anno fa si chiamava “timore di Dio”. Ebbene, da questa provincia non più normale, giunge notizia dell’organizzazione di una inconcepibile corbelleria, denominata “festival dell’eresia”.

[chi fosse curioso di leggere il programma, i nomi dei promotori, dei “protagonisti”, dei sostenitori e dei patrocinatori, vada sul sito dello stesso comune
http://www.comune.trivero.bi.it/on-line/Home/articolo53018466.html?largefontsize]

Di primo acchito, uno ha un sussulto, tanto è imprevista la notizia, ma poi sorride beffardo, dicendo a se stesso che dopo che è da un bel po’ di tempo che si inventano, si organizzano e si celebrano i festival più disparati, che più astrusi sono e più sono applauditi, finalmente un bel festival dell’eresia ci voleva, quasi a mettere i puntini sulle i: cos’è il ribollire nauseabondo del mondo moderno se non una sorta di rigurgito incontrollato di eresie?

Sì, è vero, si tratta soprattutto di cose storte e di brutture, ma come potrebbero prendere piede tali cose se prima l’uomo normale non avesse deciso di voltare le spalle a Dio?
Quindi “eresie”, sia nel senso di dileggio e deformazione della Fede, sia nel senso figurato: di incredibili corbellerie, profuse a piene mani da chi ha ormai rinunciato a fare uso di quella ragione concessa da Dio all’uomo, unico nel creato, proprio perché fatto a Sua immagine e somiglianza.

Ma torniamo alla provincia italiana.
Questa bella pensata è venuta in mente ad un buontempone in quel di Trivero, un piccolo paesello vicino alla cittadina di Biella, oggi capoluogo di provincia.
Trivero conta circa 6000 abitanti, ed è collocato a poco più di 700 metri di altitudine nelle Prealpi Biellesi, che fanno parte delle Alpi Pennine, nel Nord-Ovest del Piemonte.
Ci si chiede: cosa diavolo è saltato in mente a questi alpigiani di organizzare il “primo festival dell’eresia”? Saranno mica matti?

Sembrerebbe proprio di sì, ma, cerca… e trovi che lo stesso manifesto di presentazione ricorda che questo piccolo centro ebbe nel 1307 una qualche notorietà, quando sul vicino monte Rubello, detto di San Bernardo, si asserragliarono Fra’ Dolcino e i suoi, incalzati dalle truppe mandate dall’Inquisizione e fuggiti dalla vicina Valsesia che avevano occupata per farne il focolare della loro comunità eretica.

Sul monte di San Bernardo, Dolcino e i suoi resistettero invano alle truppe del vescovo di Vercelli, Raniero degli Avogadro, che insieme ad altri armati del novarese, nella Settimana Santa del 1307, mise fine alla predicazione eretica del millenarista Fra’ Dolcino; che venne giustiziato il primo giugno, dopo aver assistito al rogo della sua compagna, Margherita da Trento, e del suo luogotenente, Longino da Bergamo.

Si comprende quindi come certe menti suggestionate da questo fatto medievale, abbiano potuto inventarsi una sorta di valentia locale da ricordare, tuttavia immeritatamente, poiché, vista l’esperienza devastante vissuta nel 1300 dalla gente del luogo, la stessa vicenda di Fra’ Dolcino fu lungi dall’entrare nella loro memoria storica, almeno fino a quando, nell’800, il massone avvocato Brofferio non ebbe la bella pensata, ovviamente interessata in chiave anticattolica, di costruirci su una sorta di leggenda, debitamente corredata di spiriti e anime prave vaganti, di grotte iniziatiche e di tesori nascosti da ricercare, sia metaforicamente, sia praticamente.
Insomma, sulla disgraziata vicenda del frate invasato, finì col costruirsi un’altra ottocentesca falsa epopea libertaria, colma di invenzioni e di favole pur di nuocere alla Chiesa cattolica.

Come si fa a guardare a questa moderna iniziativa piemontese senza andare col pensiero al massone Brofferio e ai suoi sodali di allora e di oggi… affatto scomparsi in Piemonte?

Ma ritorniamo ai giorni nostri, quando leggiamo sulla presentazione di questa bella pensata, patrocinata dalle attuali autorità locali, provinciali e regionali, un breve discorrere di un certo don Luigi Ciotti, prete ultramoderno che di professione fa il lottatore continuo contro quelle che lui ritiene siano le ingiustizie contro i deboli.

Ma prima di leggere ciò che scrive don Ciotti e di renderci conto di come egli veda le cose dal suo osservatorio personale, è meglio dare un’occhiata a questa sua foto con Papa Bergoglio, dove li si vede camminare e chiacchierare mano nella mano… forse questa foto spiega qualcosa!

Don Ciotti presenta, nientemeno, che una sorta di inno all’eresia, ovviamente vista in chiave ciottiana.

Secondo lui, l’eresia sarebbe una “scelta”. E’ vero, ma egli si dimentica di aggiungere che è una “scelta personale”, il che, lungi dal richiamare la scelta del bene rispetto al male, ricorda che la “scelta personale”, fondata sul libero arbitrio di cui Dio ha dotato l’uomo, può solo allinearsi ai Comandamenti di Dio e agli insegnamenti e ai precetti della Chiesa cattolica, che è la Chiesa di Dio;  ogni altra scelta discordante è un rifiuto di Dio.
Quindi, piano con le affermazioni che sembrano intelligenti e che sono invece fuorvianti.

E lo stesso Ciotti lo confessa quando afferma che l’eretico ama la ricerca della verità più che la verità. E lo confessa senza rendersene conto, poiché lascia intendere che “ricercare” la verità, scartando quindi quella offerta da Dio tramite la Sua Chiesa, sarebbe un merito; il che è falso, anche perché o uno la verità la conosce e quindi non ha bisogno di andarla a cercare o uno non la conosce e quindi invano si affannerà a cercarla, poiché anche quando la trovasse, non conoscendola, non la riconoscerebbe.
A questo serve la Chiesa cattolica: a offrire agli uomini la Verità di Dio. Altro che andarla a cercare!

Ma don Ciotti è pervicace nei suoi errori e si permette di affermare che l’eretico – che sarebbe un buono – è colui che non si accontenta “dei saperi di seconda mano”. Ora, sfortunatamente per lui, l’insegnamento e il sapere della Chiesa cattolica sono di ben più che di seconda mano, ma di ennesima mano, eppure sono i soli saperi e i soli insegnamenti veri che l’uomo deve far suoi perché insegnati direttamente da Dio. E come insegna Gesù Cristo stesso: “chi crederà sarà salvato, chi non crederà sarà condannato” (Cfr. Mc. 16, 16).
Quindi, niente eresie, niente ricerca della verità, ma solo adesione con l’intelletto e col cuore, con l’intelligenza e la volontà, a quanto insegnato da Dio tramite la Sua Chiesa.
Chi fa l’“eretico” sarà condannato.

E se l’eretico è “chi ha il coraggio di avere più coraggio”, come dice don Ciotti, è indubbio che oggi colui che ha più coraggio, lungi dal pretendere di fare l’eretico, è chi rifiuta i discorsi degli uomini – don Ciotti compreso – per darsi tutto agli insegnamenti di Dio, fossero anche di ennesima mano.

Se questa è la presentazione dell’iniziativa, non si può dire che sia una cosa intelligente.
Sia perché tra i chiamati “protagonisti” figurano personaggi presi qua e là, tra cui un falso ecclesiastico e un falso teologo di cui non facciamo i nomi per carità cristiana; sia perché gli stessi concetti vengono ripresi e ripetuti: “promuovere un festival che rappresenti un momento di riflessione sull’eresia, intesa come scelta e ricerca di verità, sia in campo religioso, sia…”; il che può significare solo una cosa: promuovere l’errore di contro alla Verità rivelata da Dio, in nome di un superomismo titanico che è lo stesso che ha portato il mondo allo stato miserando in cui si trova oggi e che mira ad andare oltre, fino alla devastazione totale dell’uomo, della famiglia e della società.

Dio permettendo!

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Il de profundis centrista e “moderato”

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di Mario Bozzi Sentieri 

Il de profundis centrista e "moderato"

Fonte: Mario Bozzi Sentieri

Tra le vittime dello smottamento del quadro politico italiano , provocato dal voto di domenica, c’è anche il cosiddetto centro moderato. E non è un dettaglio da poco. Ad essere venuta giù non è solo l’idea neocentrista, con un occhio a sinistra, di Casini e della Lorenzin, quanto soprattutto la vecchia logica del centrismo, inteso quale luogo di mediazione e di compromesso politico. A confermarlo le percentuali insignificanti degli ultimi nostalgici dello scudocrociato.

E’ “smottato” perfino il “mitico” collegio della Camera di Pergine-Valsugana, quello che fu di Alcide De Gasperi e di intere generazioni democratico-cristiane e poi della Margherita, dell’ Ulivo e del Pd d’ispirazione cattolica. A vincere, in quello spicchio di Trentino, è stato il candidato del centrodestra, un leghista, segno dello scarto politico provocato anche qui dalle ultime elezioni. Uno scarto politico che evidentemente non mette in discussione la forte identità cristiana della zona, ma gli dà nuovi significati, la rende anzi più diretta, più popolare, più vicina agli interessi concreti dei cittadini. E dunque l’ allontana dalla mentalità compromissoria tipica del vecchio democratismo, disponibile ai facili inciuci etici (quelli sul valore della vita, della famiglia, dell’ identità tradizionale), obbligandola a “radicalizzarsi” sul piano dei principi. Continua a leggere

Psicanalisi del voto

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di Marcello Veneziani

Psicanalisi del voto

Fonte: Marcello Veneziani

A una settimana dal voto si è presentato in studio l’italiano medio, responsabile e vittima del verdetto elettorale insolubile, e si è steso sul lettino chiedendo un referto medico sulle molle psicologiche che lo hanno spinto a votare così, complice la legge elettorale.

Gli è stato subito riscontrato un prima affezione cerebrale: l’elettore italiano vota contro, la molla che lo spinge a votare è più di contrasto che di sostegno.

Tra i moderati e i conservatori la molla che prevale è la paura – dei comunisti, dei delinquenti, degli immigrati, delle rivoluzioni. Tra i progressisti e i radicali la molla prevalente è l’odio –verso i nemici, per definizione fascisti, razzisti, sessisti, omofobi, reazionari, corrotti – e odio verso la realtà, le sue limitazioni, i suoi confini. Ma il dato che li accomuna è il voto contro.

Anche il voto grillino è un voto contro, però non nel segno della paura e dell’odio ad hoc; ma dello schifo generale, del disprezzo, un voto contro ogni potere. Voto per lui è contrazione di vomito. Vomito ergo sum.

Il voto contro ha una matrice nell’indole cristiana dell’italiano: il voto è un esorcismo all’insegna del “Vade retro”. Come il sesso così il voto non va espresso per piacere, ma solo per procreare un governo; il resto è dominio di Satana. Continua a leggere

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