La democrazia liberale sta preparando la grande persecuzione del cristiani?

Condividi su:

L’EDITORIALE DEL LUNEDI per www.informazionecattolica.it

di Matteo Castagna

SEMBREREBBE IN ATTO UNO SCONTRO TRA COLORO CHE AMANO I BAMBINI, IL DIRITTO NATURALE E LO SPORT CONTRO COLORO CHE, INVECE ODIANO IL DIRITTO NATURALE E VORREBBERO CHE L’UOMO BIANCO, ETEROSESSUALE, POSSIBILMENTE CRISTIANO, FOSSE SIMBOLICAMENTE SCHIACCIATO DAL PENSIERO UNICO DEL TOTALITARISMO ARCOBALENO E DELLA RETORICA ANTIRAZZISTA

Giuseppe Sala apre la sua campagna elettorale per le amministrative di Milano al Gay Pride, enunciando la priorità: «Se verrò rieletto, ricominceremo il percorso per il riconoscimento dei figli di coppie omosessuali perché non è arrivato dove deve, quindi continueremo il percorso». Davvero sarebbe dimostrazione di Amore privarli di una mamma e di un papà?

A Bologna, dal 26 giugno al 3 luglio sta andando in scena il “Rivolta Pride”. Tra sberleffi ed insulti, vengono calpestate e imbrattate le foto di capi di Stato, leader politici, religiosi, opinionisti considerati “omofobi”. Davvero è dimostrazione di Amore il pubblico ludibrio di coloro che non temono di affermare il diritto naturale come principio inviolabile?

La Nazionale italiana gioca e vince contro l’Austria ma non si inginocchia al politicamente corretto, voluto dai Black Lives Matter. Pioggia di critiche. Davvero gli Azzurri sono razzisti? No, semplicemente amano lo sport e, quindi, non vogliono che venga strumentalizzato dalla più sinistra dialettica politica.

Sembrerebbe in atto uno scontro tra coloro che amano i bambini, il diritto naturale e lo sport contro coloro che, invece odiano il diritto naturale e vorrebbero che l’uomo bianco, eterosessuale, possibilmente cristiano, fosse, almeno simbolicamente, schiacciato dal pensiero unico del totalitarismo arcobaleno e della retorica antirazzista.

Tra queste due concezioni antropologiche opposte e parallele all’infinito, il maestro del pensiero forte, tipicamente occidentale, non può che essere il grande San Tommaso d’Aquino, mirabile sintesi di classicità e cristianità, che già 800 anni fa scriveva, nel commento al libro del Profeta Isaia: “Ciò che è incompatibile in modo assoluto con il fine è del tutto contro natura e non può mai essere una buona cosa come il peccato di sodomia” (c. 4, l. 1). Il Dottore della Chiesa annovera tale peccato come una forma di lussuria. Nella Summa Teologica (II-II, q. 154, a. 1 c.), l’aquinate parla della sodomia in questi termini: “…il piacere sessuale deve essere ordinato all’interno del rapporto di coniugio verso i fini propri del rapporto sessuale, cioè la procreazione e l’amore”. Non farlo o scavalcare la gerarchia di questi fini è un atto contro ragione e quindi malvagio.

Quindi non si parla solo di atto irragionevole “perché oltre ciò, ripugna allo stesso ordine naturale e fisiologico dell’atto venereo proprio della specie umana: e questo si chiama peccato, o vizio contro natura”

Il Doctor Communis trae alcune conseguenze di ordine morale e cita il Sant’Agostino delle Confessioni (III): “Perciò nei peccati contro natura, nei quali si viola codesto ordine, si fa ingiuria a Dio stesso, ordinatore della natura. Scrive quindi S. Agostino: ‘I peccati contro natura quali quelli dei Sodomiti, sono sempre degni di detestazione e di castigo: e anche se fossero commessi da tutte le genti, queste sarebbero ree di uno stesso crimine di fronte alla legge di Dio, la quale non ammette che gli uomini si trattino in quel modo. Così infatti viene violato il vincolo di familiarità che deve esistere tra noi e Dio, profanando con la perversità della libidine, la natura di cui egli è l’autore”. Quindi l’omosessualità è un peccato verso se stessi e verso gli altri  – non si rispetta la propria e altrui dignità – e verso Dio. 

Amore è volere il Bene dell’altro, che, in primis, è fare quanto possibile per condurre una vita nella direzione della salvezza eterna, in conformità con le leggi di Dio. Può essere vero Amore l’induzione, con pieno assenso e deliberato consenso, al peccato mortale, che San Pio X definiva, nel Catechismo Maggiore, tra coloro che “gridano vendetta al cospetto di Dio”? Togliere ad un cattolico la libertà di dire pubblicamente queste bimillenarie verità di fede, è o non è un atto di violenza, odio e discriminazione verso Dio e i suoi precetti, sfogato sui Suoi testimoni in Terra?

“Non illudetevi: né immorali, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il Regno di Dio” ( San Paolo, I Cor. 6,9-10). .”..La legge non è fatta per il giusto, ma per i non giusti e i riottosi, per gli empi e i peccatori, per gli scellerati ed i profani, per i patricidi, i matricidi e omicidi, per i fornicatori, per i sodomiti, per i ladri di uomini, i bugiardi, gli spergiuri..:” (S. Paolo, I Tim. 1,9). E la democrazia liberale sta preparando la grande persecuzione dei cristiani, attraverso l’ingerenza nelle leggi di Dio?

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2021/06/28/la-democrazia-liberale-sta-preparando-la-grande-persecuzione-del-cristiani/

Genocidio dei cristiani in Nigeria e Biden dorme!

Condividi su:

L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Leonardo Motta

L’ultima violenza si è verificata nel fine settimana di giugno, con 100 uomini armati che hanno attaccato una scuola governativa e rapito 70 studenti. Ma sono innumerevoli i sacerdoti, o ancora seminaristi, che sono stati uccisi o rapiti nell’ultimo anno.
Recentemente, negli Stati Uniti, a Capitol Hill, è stata ascoltata una testimonianza agghiacciante durante un panel della Commissione Usa sulla libertà religiosa internazionale, a proposito degli atti atroci perpetrati contro i cristiani in Nigeria, relativamente ai quali sembra esserci un silenzio assordante sulla diffusa persecuzione che si sta soffrendo nel paese dell’Africa occidentale.
Dal 2015 sono state distrutte più di 2.000 chiese e il Paese ha assistito a un esodo di massa di 4-5 milioni di cristiani che sono fuggiti dal Paese devastato dalla guerra civile.
Eric Patterson, vicepresidente dell’Istituto per la libertà religiosa, ha parlato al National Catholic Register e ha offerto dettagli su come la situazione è precipitata in questo stato.
“C’è un gruppo dello Stato islamico nel Paese che ha compiuto attacchi in tutto il Paese, sia contro altri musulmani, musulmani sunniti e musulmani sciiti, sia contro cristiani, cercando letteralmente di sterminare i cristiani in quella zona. La popolazione è divisa tra musulmani e cristiani. Le controversie e gli attacchi lasciano contadini, allevatori, pastori e la classe operaia di questa regione in mezzo al fuoco. Le fonti di cibo e acqua sono colpite e molti perdono la casa e le fonti di lavoro nei campi.
Un recente rapporto afferma che più di 12.000 cristiani in Nigeria sono stati uccisi in attacchi da giugno 2015. Alcuni considerano Boko Haram sinonimo di ISIS. Ma hanno un’origine molto diversa.
Boko Haram è iniziato davvero più come un movimento localizzato che come una campagna ben congegnata. Il suo nome significa essenzialmente “no all’istruzione occidentale”. Quindi è iniziato come un gruppo revisionista che voleva guidare la società nella parte settentrionale della Nigeria, dove avevano istituito la sharia [legge islamica] accanto al diritto civile più di dieci anni fa. E volevano trasferirlo nel XII secolo dell’Islam e rifiutare, in sostanza, tutto ciò che è occidentale.
Ora si sono fusi in un’organizzazione molto più grande. E lo hanno fatto attraverso il terrore, l’intimidazione, il rapimento, lo stupro, la schiavitù e l’omicidio.
Rivolgendo la nostra attenzione alla persecuzione strettamente cristiana, in mezzo a questo diffuso terrorismo, la fascia centrale della Nigeria sembra essere quella dove stiamo assistendo al maggior numero di morti. Lo spargimento di sangue più importante è causata dai pastori musulmani Fulani. Ma chi sono i Fulani e da quanto tempo hanno questa roccaforte?
Sentiamo spesso il termine Hausa-Fulani, che sono due tribù predominanti musulmane distinte ma strettamente unite che sono tra le più grandi di tutta la Nigeria. È interessante notare che negli ultimi dieci anni molte persone non si sono rese conto che sebbene questi due gruppi abbiano spesso lavorato insieme, in realtà c’è stata anche violenza tra di loro. Ma i Fulani sono un grande gruppo nazionale, decine di milioni di persone nella regione.
Non stanno solo combattendo per la terra o l’acqua, né stanno solo aumentando le popolazioni in conflitto. Attaccano e bruciano chiese, attaccano seminaristi, in casi recenti procedendo alla loro decapitazione. Attaccano missionari, suore, pastori. Solo in questi primi sei mesi de 2021 i rapporti indicano che almeno 1.300 cristiani sono stati uccisi in quella regione della Nigeria.
L’anno scorso, la Nigeria è stata elencata dall’ex segretario di Stato Mike Pompeo come un paese di particolare preoccupazione, mettendo il paese sotto lo stesso radar di alcuni dei più grandi violatori della libertà religiosa, come Iran e Cina. Dato il continuo aumento della violenza a cui stiamo assistendo in Nigeria, cos’altro si può fare? L’attuale amministrazione Biden sta prendendo sul serio la situazione?

Le Conferenze dell’Avv. Gianfranco Amato

Condividi su:

LE CONFERENZE DELL’AVV. GIANFRANCO AMATO, PRESIDENTE DI NOVA CIVILITAS, GIURISTI PER LA VITA E STRETTO COLLABORATORE DEL NOSTRO REPONSABILE MATTEO CASTAGNA, COL QUALE HA GIA’ SCRITTO UN LIBRO E NE E’ IN PREPARAZIONE UN ALTRO…

SONO UN PUNTO DI RIFERIMENTO COSTANTE PER MOLTI, IN TUTTA ITALIA, IN AMERICA LATINA E NON SOLO.

PER RIMANERE AGGIORNATI SUGLI INCONTRI PUBBLICIhttps://www.facebook.com/AvvocatoGianfrancoAmatoFanpage/?__cft__[0]=AZXozzIMOEeZcKvxY_4pdtdVZPSOoTzc-9leehbPKppfg-beiLAtqM9KcvSZ-2xrN_1hxDQ3c98SVX-ocI6k_6WMrL-yQOTZWWx1rvN0Bk-63zBokPZloL0ftYYN1AIz8n8eYoreJASys6cNhjg62ekD4N1VzcM56eOavytnHQ0AWLijF3_GH_NAlNCK1GRNQAQZwKRg8V0IRINp8fkYDB_l&__tn__=-UC%2CP-R 

SPESSO LE LOCANDINE O I RESOCONTI VENGONO RIPRESI ANCHE DALLA PAGINA FACEBOOK DEL CIRCOLO CHRISTUS REX-TRADITIO

Un popolo senza Dio non si governa, bisogna mitragliarlo!

Condividi su:

Segnalazione di Sursum Corda

Sul sito è disponibile il numero 234 del giorno 20 giugno 2021. Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata ai soli Associati e Sostenitori. Per destinare il 5×1000 a Sursum Corda cliccare qui.

– Comunicato numero 234. Un popolo senza Dio non si governa, bisogna mitragliarlo;
– Ai Santi Martiri Basilide, Cirino, Nabore e Nazario (12.6);
– Atto di riparazione al Sacro Cuore di Gesù;
– Consacrazione al Sacro Cuore di Gesù (di Santa Margherita Maria Alacoque);
– Il Sacro Cuore di Gesù (di dom Prosper Guéranger);
– Mese di giugno. Litanie del Sacro Cuore di Gesù;
– Novena a Sant’Antonio di Padova (dal 4.6 al 12.6);
– Novena alla Santa Vergine Consolata (dal 11.6 al 19.6);
– Orazione ai Santi Martiri Vito, Modesto e Crescenzia (15.6);
– Orazione per la Spagna a San Giovanni Facondo (12.6);
– Preghiera a San Barnaba, Apostolo (11.6);
– Preghiera a San Basilio Magno: Colonna mistica della Chiesa (1.1 e 14.6);
– Preghiera a San Montano soldato, Martire (17.6);
– Preghiera a San Silverio, Papa e Martire (20.6);
– Preghiera a San Vito, Martire (15.6);
– Preghiera a Sant’Antonio Maria Gianelli, Vescovo (7.6);
– Preghiera a Sant’Antonio martello degli eretici (13.6);
– Preghiera a Sant’Efrem per la conversione degli scismatici “Ortodossi” (18.6);
– Preghiera a Sant’Efrem, Confessore e Dottore (18.6);
– Preghiera a Santa Giuliana Falconieri, Vergine (19.6);
– Preghiera ai Santi fratelli Martiri Gervasio e Protasio (19.6);
– Preghiera ai Santi Martiri Primo e Feliciano (9.6);
– Preghiera ai Santi Martiri Quirico e Giulitta (16.6);
– Preghiera alla Madonna della Consolata (20.6);
– Preghiere di dom Guéranger a San Basilio Magno (14.6).

L’ateo Onfray: «Mi batto per la civiltà cristiana contro la nuova barbarie»

Condividi su:

di Leone Grotti

Fonte: Tempi

Ateo, anticlericale, edonista, Michel Onfray ha pubblicato un nuovo libro, L’arte di essere francese, nel quale afferma di riconoscersi nelle «radici cristiane» della Francia, sostenendo la necessità di difenderle. Il suo non è certo un libro apologetico, quanto l’ultimo atto d’orgoglio di un intellettuale sul Titanic «nel momento in cui il capitano ha annunciato che la nave affonderà. Gridare non serve a nulla, l’unica cosa che resta è affondare con eleganza. Ora che la nave comincia a sprofondare, voglio morire vivendo», afferma in un bella intervista a Le Figaro.

La denuncia del postumanesimo
La nave che affonda è, appunto, quella della civiltà giudaico-cristiana, con la sua storia gloriosa e la sua tradizione intellettuale di primo piano (Montaigne, Cartesio, Rabelais , Voltaire, Marivaux, Hugo). I flutti che la stanno affondando sono quelli di una nuova civiltà «postumanista», dalla quale Onfray prende le distanze pur ammettendone l’ineluttabilità. Una nuova civiltà «che nessuna etica o morale potrà fermare», fatta di «intelligenza artificiale che crea chimere uomo-animale, che commercializza la vita (riferimento alla legge di bioetica di prossima approvazione in Francia, ndr), fondata sull’ideologia “woke” e che costituisce una barbarie». Una barbarie, per Onfray, inevitabile e alle porte.
Davanti a questo nuovo paradigma, «ovviamente rimpiango la civiltà giudaico-cristiana e per il momento mi batto per essa». Anche perché nella nuova era postumana non ci sarà più posto per Rabelais, che amava raccontare l’uomo nella sua carnalità, mentre oggi viene esaltato «un corpo senza carne, senza grasso, senza colesterolo, senza trigliceridi, senza zucchero, senza sesso, senza sangue, senza tabacco – ma con l’hashish e la cocaina. Rabelais magnificava il corpo naturato, mentre quest’epoca lavora per l’avvento di un corpo denaturato».

Morta la ragione, restano le opinioni
Non ha futuro neanche Cartesio, con la sua «priorità data alla ragione per costruire una verità, mentre la nostra epoca privilegia le emozioni, i sentimenti per produrre opinioni spacciate come grandi verità», continua il filosofo. Nell’epoca del #MeToo, Marivaux «sarebbe denunciato come maiale e violentatore, esposto alla vendetta popolare». Hugo «passerebbe invece per sovranista, populista, demagogo e nazionalista. Voltaire sarebbe chiuso in una Bastiglia digitale, crocifisso sui social. Le sue opere, piene di antisemitismo, misoginia, fallocrazia, omofobia e islamofobia, sarebbero virtualmente bruciate. Nessuno pubblicherebbe oggi un solo rigo di ciò che ha scritto».
Ed è proprio perché, nel suo impareggiabile quanto insincero pessimismo, ritiene che la civiltà sia ormai destinata ad affondare per fare spazio a una «nuova barbarie» che Onfray scrive il suo L’arte di essere francese. Perché «coloro che vivranno più di me questo crollo dantesco della nostra civiltà dispongano almeno di un utile cordiale». Ma anche offrire un cordiale all’uomo contemporaneo, in fondo, è un atto “controrivoluzionario” di speranza e di resistenza.

Cretinismo globale: planetario, punitivo e al potere

Condividi su:

di Marcello Veneziani

Fonte: Marcello Veneziani

Razzismo e Lgbtqia sono diventati ormai i dogmi ossessivi di tutti i media, della narrazione globale, dell’agenda politica mondiale, in primis della sinistra planetaria. Non c’è religione, chiesa, famiglia, popolo, proletariato, governo che tenga; non c’è nemmeno lo sport che possa esserne immune. Tutto viene investito da questo ciclone che ha oscurato ogni altro tema, ogni altra urgenza. È uno di quei temi discriminatori in assoluto dell’umanità: di qua i devoti del nuovo catechismo, di là i razzisti omofobi in tutte le loro gradazioni, da cattolici a nazi. Per essere tali non occorre un esame approfondito, basta non inginocchiarsi, reclamare la libertà di pensiero o dire che i bambini nascono da un uomo e una donna.

La campagna permanente contro il razzismo, l’inginocchiatoio globale negli stadi, magari colorati d’arcobaleno, ha contagiato pure il calcio, in un’invasione di campo senza precedenti. In Italia, la sinistra si è ormai votata a un’ideologia fondata sull’antirazzismo e la legge Zan che potremmo chiamare in sintesi Razzanesimo. Qualcuno dice che è maccartismo rovesciato: ma la caccia alle streghe comuniste di allora si fondava almeno sulla realtà: c’era Stalin, l’Urss, la guerra fredda. Qui invece c’è…Hitler e tanta psicosi.

La partita in gioco non è tra due ideologie, tra due visioni del mondo, ma tra l’ideologia e la realtà, tra la natura e la sua abolizione, tra la Vita e il Modulo. Perfino la Chiesa va in ritirata e Draghi si sfila, invoca la laicità, si fa neutrale, passa la palla al Parlamento.

Il nemico principale di questa ideologia manichea, pervasiva, intollerante non è un soggetto politico e nemmeno la Chiesa, ma più semplicemente e più vastamente la realtà. Perché se di mille crimini compiuti nel mondo, uno solo merita sdegno, commozione e mobilitazione permanente e tutti gli altri vanno dimenticati; se tra mille bisogni che esistono sulla terra, alcuni che toccano la vita e la morte, il tema degli omo e dei trans diventa la priorità planetaria permanente; vuol dire che non si fronteggiano due culture politiche e civili diverse, come sarebbe legittimo e auspicabile, ma un’Ideologia Sola e Ossessiva che non ammette avversari, perché li squalifica in partenza, li reputa barbarici, li criminalizza e vorrebbe perseguirli penalmente; e dall’altra parte la composita, contraddittoria, imperfetta realtà, la vita quotidiana, i corpi, gli istinti, gli affetti, i legami, i pensieri, le tradizioni, le esperienze di ogni giorno.

L’altro giorno tornando finalmente a incontrare lettori e cittadini, la domanda ricorrente in tema di attualità è: ma chi è disposto a mandare all’aria tutta la realtà, la famiglia, i rapporti umani, le tradizioni, le civiltà e le istituzioni millenarie pur di inginocchiarsi al Potere nero, omotrans e arci-femminista, e insieme a cancellare anche la propria storia, provenienza, le proprie lotte del passato, ha perduto la testa o cosa ha in mente, inteso più come materiali che come pensieri? È un fenomeno di rincretinimento globale, di pandemia della demenza o cosa? Ci credono davvero oppure no, i genufessi, ci sono o ci fanno?

In Italia, in Europa, in Occidente funziona a pieno regime la Fabbrica per l’allevamento dei cretini. Gestita da cretini in malafede, invasati che mettono a profitto la loro demenza. Anzi la definizione completa, scientifica è: cretini punitivi, planetari, in malafede, al potere. Non mi riferisco a qualcuno in particolare, alcuni a livello personale stupidi non sono; ma alla loro somma, al Cretino Collettivo che ne scaturisce. I suddetti non si limitano a proporre soluzioni circoscritte e nemmeno a rivendicare la loro opinione e il diritto di vivere in libertà, ciascuno come crede. No, pretendono di imporla a tutti, di farla adottare come testo, norma di legge; e di sanzionare coloro che non la pensano come loro, non hanno il cervello nelle ginocchia, non si piegano ai catechismi dell’odio e dell’idiozia.

Un cretino, seppure in malafede, che si rivolge ad altri cretini, che si costituisce in movimento, che scende in piazza e chiede voti, può essere detestabile ma in fondo esercita la sua libertà e il suo diritto; in democrazia non si può negare. Ma quando il cretino chiede che tutti debbano seguire i suoi precetti e le sue precettazioni, e pretende che le sue opinioni siano regola universale, altrimenti si è razzisti, omofobi, nazisti e indemoniati, allora la faccenda si fa pericolosa. E diventa addirittura torva se si pensa che questa setta di dementi è stabilmente al potere, si costituisce in cupola e in casta, detiene i media e gestisce la politica televisiva, cinematografica, giudiziaria, e poi la cultura, lo spettacolo e vorrebbe allargarsi pure allo sport. Allora diventa un’emergenza. Per giunta planetaria, se consideriamo che questa follia non colpisce solo la malata Italia, ma va dal Galles agli Stati Uniti, fino in Australia. Allora il quadro si completa: non stiamo parlando di un idiota qualunque ma del Cretino Planetario in Mala Fede che dispone del Potere. La vicenda si fa allora insopportabile, inaccettabile. Il loro rifiuto a priori di riconoscere che su quei temi si possa avere almeno una diversa opinione, costringe chi non è con loro a ricambiare la loro inimicizia. Non si può discutere, non c’è la possibilità di accordo e di una mediazione, lo dicono loro. Dunque che si fa? Si può dichiarare guerra alla pandemia degli idioti? Non pretendendo l’eliminazione dell’avversario, come da loro preconizzata tramite leggi e squalifiche, più semplicemente ci accontenteremmo di una cosa: avere la possibilità di esprimere un giudizio democratico, tramite il voto per rendere se non inoffensivo almeno meno letale il virus della stupidità militante da loro propagato con zelo poliziesco e missionario. Ma il voto tarderà e alla fine non basterà. Perché il potere non ha limiti, come la stupidità.

Legge Zan: colpire l’intenzione per criminalizzare il dissenso

Condividi su:

Fonte: Centro studi Livatino

Il 15 giugno 2021 Domenico Airoma, Procuratore della Repubblica di Avelino e vicepresidente del Centro studi Rosario Livatino, ha svolto davanti alla Commissione Giustizia del Senato un’audizione sui “Disegni di legge n. 2005 e n. 2205, contrasto della discriminazione o violenza per sesso, genere o disabilità”, il c.d. d.d.l. Zan sull’omofobia. A seguire il testo della relazione, trasmessa agli atti della Commissione, centrata sui profili penalistici della nuova disciplina.

Onorevole Presidente,
Onorevoli Senatori,
vi ringrazio per l’invito.

Desidero sottoporre alla vostra attenzione alcune brevi riflessioni su un aspetto, in particolare, del disegno di legge recante il nr. 2005, già oggetto, per la verità, di condivisibili rilievi critici da parte di insigni esponenti della scienza penalistica: mi riferisco alla disposizione incriminatrice che andrebbe ad integrare l’art. 604 bis del codice penale.

L’indeterminatezza del precetto penale non è mera questione accademica, da puristi del diritto. Chi vi parla è un pratico del diritto, un tecnico che è chiamato ad interpretare la norma, a farla vivere nella concretezza delle relazioni personali. La mia, dunque, è la preoccupazione di chi cerca di capire quali saranno i possibili scenari applicativi, mostrando al legislatore come verosimilmente andrà a finire. Ed il finale, assai prevedibile, non tranquillizza. Cerco di spiegare in sintesi le principali ragioni di siffatta preoccupazione.
L’art. 2 del disegno di legge in questione non incrimina un fatto, una condotta che abbia una sua materialità, bensì l’istigazione, cioè una condotta di incitamento che è fatta di parole. Un incitamento, peraltro, non a commettere reati ma a compiere atti di discriminazione. Va pure evidenziato che abbiamo a che fare con discriminazioni sui generis, perché non si tratta di situazioni oggettivamente uguali trattate in modo disuguale (si pensi al razzismo, pure considerato dall’art. 604 bis c.p.), ma situazioni ritenute uguali secondo prospettazioni soggettive e, nel caso della cosiddetta identità di genere (come definita dall’art. 1 del medesimo d.d.l.), volutamente distoniche rispetto all’evidenza, oggettivamente percepibile, del corpo.
Come farà l’interprete a stabilire quando quelle parole di incitamento siano da considerare penalmente rilevanti? L’interprete è chiamato a stabilire, in buona sostanza, se quelle parole siano espressive di un hate speech, di un discorso di odio. E qui incontriamo la prima grande difficoltà.
Il pubblico ministero, prima, ed il giudice, poi, non sono psicologi; direi di più, non devono fare gli psicologi. L’indagine su una disposizione interiore non compete ai magistrati, è strutturalmente estranea alle aule di giustizia. Può esservi interesse ad accertare i motivi che hanno spinto a commettere un reato, certo! Ma il motivo, così come il movente, innervano la condotta; e dunque si rivestono di materialità. L’odio può essere al fondo del movente, ma è quest’ultimo che va provato, che può essere provato.
Nel caso dell’art. 2 del disegno di legge in questione, tuttavia, è proprio questo che si chiede all’interprete, soprattutto se lo si legge unitamente all’art. 4. Si chiede a chi dovrà applicare quel precetto di stabilire quando le parole di incitamento siano motivate da ragioni culturali, etiche o religiose, e quando, invece, da odio. Ed allora bisogna chiedersi quali potrebbero essere le strade, processualmente praticabili, che possono consentire di dimostrare che si è in presenza di un discorso di odio penalmente rilevante. Leggo, nelle relazioni di accompagnamento ai testi normativi poi unificati nel presente disegno di legge, che la differenza dipenderà dalle modalità di estrinsecazione del pensiero o da precedenti condotte dell’autore.E però questi sono indici che il diritto penale considera ai fini della graduazione della pena o della pericolosità sociale; oppure, come nel caso delle modalità espressive, quando siam dinanzi a parole che sono oggettivamente offensive. Ma quando si è dinanzi a chi sostiene -come ha fatto Luciana Piddiu, autodefinitasi femminista e comunista su Micromega del 26 aprile di quest’anno- che “la differenza sessuale, che piaccia o no, non è un’opinione. E’ ciò che ha consentito alla nostra specie di riprodursi e sopravvivere”; cioè dinanzi a chi incita a non obliterare l’evidenza del corpo, potrà dire l’interprete che quella frase è da ritenersi omofoba, che cioè è un discorso di odio, sol perché espressa in modo polemico?
Il pericolo è che, allora, la vaghezza del precetto finisca con l’attribuire all’interprete il compito di stabilire, egli, quando si è dinnanzi ad un discorso di odio; cioè quando un’opinione integra un crimine. Ed in una materia così delicata e controversa, terreno di scontri culturali accesi, assegnare il compito non di arbitro ma, per il contenuto etico che lo stigma omofobico porta con sé, il ruolo di vero e proprio scrittore delle tavole della nuova legge morale al giudice appare operazione rischiosa. Essendo questo uno dei risvolti, ed il peggiore, del cosiddetto panpenalismo, che altro non è, come avvertito da autorevoli giuristi, che la delega dell’etica pubblica alle aule giudiziarie.
Vi è, poi, un secondo aspetto sul quale desidero richiamare la vostra attenzione; anche questo tratto dalla mia esperienza professionale. Questa tecnica normativa fondata sulla individuazione dell’odiatore può condurre ad un effetto, certo non voluto, ma assai probabile, di aumentare, paradossalmente, la conflittualità su questi temi anziché attenuarla. Ed infatti, dal momento che si tratta di temi ad alto contenuto di contrapposizione culturale, direi antropologico, può manifestarsi la tentazione, una volta che si ha a disposizione l’arma della sanzione penale, di trasferire il confronto dal piano del confronto delle idee a quello del confronto nelle aule di giustizia, attraverso la denuncia penale dell’avversario. Denuncia che sarebbe agevolata proprio dalla vaghezza del precetto penale. Denuncia che porterebbe all’apertura di un procedimento penale, che, a prescindere dal suo esito, espone, di suo, chi lo subisce ad una pena, spesso dalla durata intollerabile.
Non solo: invocando l’intervento del giudice penale, si espone il denunciato allo stigma pubblico dell’odiatore omofobo, con tutto quel che ne consegue. E se consideriamo la vastità dei campi che possono essere interessati dal confronto su questi temi (dalla famiglia alla scuola, dagli ambienti religiosi a quelli più ampiamente sociali e politici), non sfugge quali e quante persone potrebbero ritrovarsi incasellati in questa categoria non proprio piacevole, al pari, appunto, di un razzista. Con ciò alimentando rancore, conflittualità, discordia.
Qualcuno ha detto che la legge penale di una generazione diventa la morale della generazione successiva: ecco, io non vorrei che passasse l’idea che l’indispensabile confronto culturale su temi importanti come la sessualità sia vissuto come una battaglia che si concluda con la criminalizzazione del dissenso. Usando la sanzione penale non più come extrema ratio, ma come, osservato dal presidente emerito della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick, “come strumento primario di controllo sociale”.

Segnalazioni sul caso Viganò

Condividi su:

Segnalazione del Centro Studi Federici

Dal sito di Sodalitium
 
Segnaliamo, per i nostri lettori, un interessante articolo di E. Barbieri e R. De Mattei pubblicato il 23 giugno sull’agenzia di informazioni “Corrispondenza Romana”: https://www.corrispondenzaromana.it/caso-vigano-chi-e-il-vero-autore-degli-scritti-di-mons-vigano/, che ha documentato e reso pubblico quanto già trapelava nel cosiddetto “mondo tradizionalista”.
 
La medesima agenzia pubblicò a suo tempo, a firma di E. Barbieri, una recensione del nostro libro “La vergogna della tradizione”, consacrato alle pagine culturali di Radio Spada https://www.corrispondenzaromana.it/esiste-il-pericolo-di-un-tradizionalismo-gay-friendly/
 
Il presente articolo è come una ideale continuazione con il precedente, tanto più che numerosi articoli di Pietro Siffi, alias Cesare Baronio, oggetto dell’articolo odierno, tratti dal sito “Opportune importune” (che nulla ha a che vedere con l’omonimo bollettino della Casa San Pio X di don Ugo Carandino) sono stati pubblicati da Radio Spada: https://www.radiospada.org/?s=+opportune+importune
 
Pur non condividendo “le posizioni teologiche ed ecclesiologhe” dell’attuale “Corrispondenza Romana”, come già avemmo modo di dire nel caso precedente https://www.sodalitium.biz/unimportante-recensione/,  condividiamo con gli articolisti la preoccupazione per il ruolo eventualmente svolto da questo collaboratore di mons. Carlo Maria Viganò, e l’auspicio che il prelato possa fare chiarezza su questa delicata questione.
 
Sul caso Viganò ricordiamo l’intervista a don Francesco Ricossa: https://www.sodalitium.biz/intervista-don-francesco-ricossa-sul-mons-carlo-maria-vigano/ 
 

Ddl Zan, al gay pride calpestano gli “omofobi”

Condividi su:

di Francesco Giubilei

A Bologna, in occasione del Gay pride unitario chiamato “Rivolta Pride” che si terrà dal 26 giugno al 3 luglio, gli organizzatori hanno annunciato che sfileranno indossando una mitra vescovile e calpestando con vernice rossa i volti di vari personaggi tra cui Matteo SalviniGiorgia Meloni e Papa Francesco.

L’iniziativa, nata “per lanciare la settimana di mobilitazione femminista-transfemminista” che dovrebbe contrastare forme di odio, si trasforma essa stessa in una manifestazione di odio, lesiva dei principi democratici necessari per organizzare un evento pubblico e promuovendo comportamenti offensivi verso i cattolici e i leader di centrodestra. Colpiscono i toni del comunicato diffuso in cui le femministe spiegano che invaderanno “lo spazio pubblico” fino al 3 luglio per testimoniare “la nostra rabbia” contro gli attacchi definiti “misogini e omolesbobitransfobici”. C’è un passaggio in particolare che fa riflettere in cui si afferma che il “Rivolta Pride” quest’anno “assume connotati molto più radicali” a causa del dibattito sul ddl Zan.

Che cosa significa assumere connotati più radicali? Promuovere comportamenti e iniziative volte a reprimere la libertà di parola e di espressione dei cattolici? Come sottolinea il deputato bolognese di FdI Galeazzo Bignami: “Si dice che gli odiatori siano quelli di destra che vengono additati come intolleranti e omofobi, mentre quest’occasione è l’ulteriore dimostrazione che i veri odiatori sono altri e non hanno alcuna forma di rispetto per le opinioni altrui arrivando a calpestare le facce di chi la pensa diversamente da loro”.

Aggiunge Bignami: “Sorprende queste cose accadano sempre a Bologna che Lepore ha definito la città più progressista d’Europa, bisognerebbe però condannarle”. Molto probabilmente la sinistra preferirà far finta di nulla e partecipare al pride come se nulla fosse ma immaginiamo cosa sarebbe successo al contrario, se in una manifestazione cattolica si fossero calpestati con la vernice rossa i volti dei rappresentanti della comunità gay?

Sebbene il ddl Zan non sia ancora stato approvato, gli organizzatori del “Rivolta Pride” già mettono le mani avanti rivendicando “molto più di Zan, perché una misura repressiva non ci basta”. Il sottotesto è evidente: non è sufficiente reprimere e punire le opinioni di chi è favorevole a una visione cattolica della famiglia e della società ma occorre cancellare qualsiasi forma di pensiero diverso da quello portata avanti dagli attivisti Lgbt, promuovendo una visione radicale della società che appare sempre più polarizzante e lesiva della libertà di espressione.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/ddl-zan-al-gay-pride-calpestano-il-papa/?utm_source=app&utm_medium=link&utm_campaign=telegram

Sala sul palco del Pride pressa anche il Pd: “Il tempo è scaduto”

Condividi su:

E dopo la stoccata di Berlusconi ribatte: “Ho deluso? Non si può piacere a tutti”

di Chiara Campo

«Facciamo partire da Milano la spinta finale al Ddl Zan, il tempo è scaduto. Andiamo in Parlamento e andiamoci a contare». Beppe Sala scalda il popolo gay radunato sotto il palco del Pride all’Arco della Pace, si sfila l’orologio arcobaleno e lo regala al deputato Alessandro Zan firmatario del ddl anti omofobia contestato nei giorni scorsi con una nota ufficiale anche dal Vaticano. «Da cattolico non sono in imbarazzo ad appoggiare il ddl – afferma il sindaco -. Penso che la Chiesa abbia espresso un sentimento che c’è anche in tanti cattolici ma personalmente ho due principi fondamentali in politica: uno è che i diritti siano una cosa vera e l’altro è la contemporaneità che ci impone riflessioni su questi temi». Il ddl «non deve essere modificato, ora bisogna prendere posizione». Una sfida al segretario Pd Enrico Letta.

Sala ha partecipato per quattro volte al Gay Pride da sindaco (l’anno scorso l’edizione venne annullata a causa della pandemia) e sfrutta il palco per una promessa elettorale: «Se verrò rieletto – anticipa – creerò immediatamente un delegato o delegata del sindaco contro le discriminazioni sessuali perché voglio che per specifici problemi o opportunità venga da me e non si perda tempo, questa è la prima cosa che faremo. Poi ricominceremo il percorso per il riconoscimento dei figli di coppie omosessuali perché non è arrivato dove deve, quindi continueremo il percorso». Ricorda di aver aperto «due Case Arcobaleno a Milano e qui siamo partiti con le unioni civili prima della legge Cirinnà». E assicura: «Non so se sarà sempre necessario anche in futuro avere il Pride, probabilmente no, ma lo faremo sempre a Milano. Tutti noi dobbiamo fare la nostra parte».

L’eurodeputato di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza polemizza: «Per Sala le priorità sono approvare il Ddl Zan e assicurare che il Pride, in futuro, si faccia sempre a Milano. Mentre il sindaco, in piena campagna elettorale, strizza l’occhio alla comunità Lgbt per ottenere qualche voto in più, il fallimento dei suoi cinque anni di amministrazione è sotto gli occhi di tutti. Milano è insicura, visto che dal centro alla periferia ogni giorno si contano risse e atti di violenza, ma è anche profondamente degradata e con una mobilità distrutta dall’ideologia green della sinistra». Fidanza lancia un messaggio al sindaco: «Si preoccupi di usare questi ultimi mesi di mandato per rimediare ai danni compiuti dalla sua giunta, invece di discutere del decreto legge Zan. Noi restiamo contrari a una legge liberticida, che rischia di far condannare una persona solo perché le sue opinioni non sono in linea con quelle del movimento Lgbt». In piazza cartelli con la scritta «fascista» rovesciata e qualche partecipante in mise carnevalesche come un Gesù con la croce o una trans travestita da leopardo.

E il sindaco commenta la stoccata di Silvio Berlusconi durante la telefonata alla kermesse di Fi due giorni fa («ha deluso anche chi aveva riposto aspettative in lui come manager» aveva detto). «Nella politica e nella vita – commenta Sala – non si può piacere a tutti» e poi «sarebbe strano il contrario. Non voglio parlare male di Berlusconi, nè di nessuno».

1 157 158 159 160 161 162 163 1.214