I “talib” e quello che non sapete

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di Massimo Fini

Fonte: Massimo Fini

“Apre bocca e gli dà fiato” è un detto toscano riferito a persona che parla di cose che non conosce. Un tipico “apre bocca e gli dà fiato” seriale, perché ha una rubrica quotidiana sul Corriere della Sera, Il Caffè, è Massimo Gramellini.
Io credo che il primo dovere di un giornalista sia quello di documentarsi, soprattutto quando entra in campi di cui non si è mai occupato. Nel suo Il Caffè del 17/9 intitolato “Talebani distensivi” Gramellini prende spunto da una notizia falsa per poi argomentare in modo altrettanto falso: l’uccisione di Baradar, attuale presidente provvisorio dell’Afghanistan, da parte di suoi avversari politici, gli haqquani. Sarebbe bastato che Gramellini telefonasse al suo collega Lorenzo Cremonesi, che è su quel campo da molti anni, per accertare che quella notizia era una balla.
Con i piedi poggiati su questa fake Gramellini costruisce il suo articolo che è un attacco nei miei confronti, ma senza fare il mio nome, nel modo viscido che è il costume del Corriere “il giornale più vile d’Italia” come lo definii in un’intervista che mi fece Beppe Severgnini. E Severgnini, molto all’inglese, non batté ciglio perché non è Gramellini.
Cosa dice dunque Massimo Gramellini nel suo pezzo: “A Kabul l’ultimo Consiglio dei ministri è stato piuttosto movimentato, con i talebani che si sparavano addosso tra di loro e il capo dei cosiddetti moderati, Baradar, dato per disperso. Al momento nessuno sa dire dove sia: se in ospedale o sottoterra. Si tende a sopravvalutare il Male: ogni tanto sembrerebbe una farsa, se non fosse sempre una tragedia. Tornano alla mente le lucide analisi di certi pensatori italiani che per puro odio verso l’America e i valori occidentali sono arrivati a dipingere i talebani come valorosi guerrieri tutti d’un pezzo.  Ruvidi, magari, e un tantino retrò sul concetto di uguaglianza tra i sessi, ma nobili e cavallereschi. In realtà si tratta di clan tribali che litigano per le poltrone peggio di un manipolo di sottosegretari nostrani, ma con metodi decisamente più spicci e guidati dai capimafia che, appena si trovano intorno allo stesso tavolo per spartirsi il bottino, cercano di eliminarsi a vicenda…. Quell’anima di Giushappy Conte, immediatamente imitato dai trombettieri della sua corte, aveva colto nei primi atti del nuovo regime ‘un atteggiamento abbastanza distensivo’. Dopo la sparatoria dell’altro ieri osiamo sperare che abbia cambiato avverbio e soprattutto aggettivo. Forse con i talebani bisogna trattare. Ma come si tratta con un bandito che ti ha rapito la nonna e le tiene un coltello sotto la gola. Senza concedere loro neanche per un attimo lo status di legittimi rappresentati di una nazione.”
Perché Gramellini non si pone una domanda semplice semplice. È possibile che un gruppo di ragazzi, perché allora erano dei ragazzi, studenti delle madrasse (talib vuol dire appunto ‘studente’, che allora non sapevano nemmeno di essere talebani, il nome gli venne dato dopo) abbiano potuto ingaggiare una guerra di indipendenza contro il più forte esercito del mondo durata oltre vent’anni e per soprammercato vincerla, senza avere l’appoggio della maggioranza della popolazione? Sia chiaro, a Gramellini e a tutti i Gramellini, che nei Talebani io non difendo la loro ideologia sessuofobica, che mi è completamente estranea, ma il diritto di un popolo, o di parte di esso, a resistere all’occupazione dello straniero. Altrimenti prendiamo la nostra Resistenza su cui abbiamo fatto tanta retorica, che è durata un anno e mezzo e aveva l’appoggio degli Alleati, mentre i talebani non avevano il sostegno di nessuno, e buttiamola nel cesso. Trovo piuttosto indecente immiserire la lotta d’indipendenza afgano-talebana, che è costata fiumi di sangue, a uno scontro fra clan mafiosi, tipo quello cui assistiamo quotidianamente in Italia fra i partiti. A furia di guardare il mostro si finisce per assomigliargli.
Che l’Afghanistan sia formato da clan Gramellini l’ha orecchiato da Anselma Dell’Olio che l’ha orecchiato da qualcun altro che a sua volta l’ha orecchiato da altri ancora. Gli occidentali si alimentano delle proprie menzogne e finiscono per crederci. Clan o non clan, diversità tribali e no, il fatto è che gli afgani hanno un fortissimo senso di identità nazionale basato su valori ideali che sono scomparsi in Occidente e che ha permesso loro nell’Ottocento di cacciare, dopo una lotta durata trent’anni, gli inglesi, nel Novecento di sconfiggere i sovietici, di ricompattarsi sotto la guida del Mullah Omar contro quegli avventurieri chiamati “signori della guerra” e infine di sconfiggere gli occidentali.
Gli occidentali non riescono proprio a digerire di essere stati sconfitti da quel gruppo di straccioni chiamati Talebani. E in effetti questa è una sconfitta molto più sanguinosa di quella che gli americani subirono in Vietnam. Perché i Viet Cong avevano l’appoggio della Russia e della Cina e, a livello culturale, dell’intellighenzia europea che allora era orientata in senso comunista. Quante volte abbiamo visto in Italia e in Europa grandi manifestazioni contro la guerra del Vietnam? Per la guerra all’Afghanistan non ce n’è stata neanche una.
Quanto al mio antiamericanismo, che non è rivolto contro il popolo americano che è un popolo naif, deliziosamente ingenuo tanto da ingurgitare qualsiasi balla, ma alla leadership yankee democratica o repubblicana che sia, non c’è bisogno di alcun odio preconcetto. Basta, come il Sancio Panza di Guccini, guardare i fatti. Lasciando perdere l’Afghanistan è dal 1999, guerra alla Serbia, per proseguire poi con la guerra alla Somalia (2006-2007) per interposta Etiopia, a quella all’Iraq del 2003, a quella contro la Libia del colonello Mu’ammar Gheddafi del 2011, per capire che gli Stati Uniti ci hanno trascinato in guerre disastrose, non solo per i popoli aggrediti, a spanna un milione e mezzo di morti, che si sono alla fine rivolte contro l’Europa.
Che l’idillio con i vincitori della Seconda Guerra Mondiale fosse finito lo ha detto quattro o cinque anni fa Angela Merkel quando dichiarò paro paro: “gli americani non sono più i nostri amici di un tempo, dobbiamo imparare a difenderci da soli”. Se poi Massimo Gramellini vuole arruolare anche Merkel fra gli odiatori sistematici dell’America faccia pure. Io mi sono sempre sentito estraneo al concetto di Occidente, un agglomerato che ricorda in modo sinistro l’Eurasia e l’Estasia dell’Orwell di 1984. Io mi sento un  europeo che ha alle spalle una grande tradizione, a cominciare dalla cultura greca, non uno yankee. Écrasez l’infâme!

Ecco chi ha rinunciato a tutto per lottare contro il green pass

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di Carlo Toto

Piovono dimissioni e richieste di aspettativa dal mondo del lavoro per colpa del green pass.
L’ultimo protagonista a prendere le distanze dalla certificazione verde è Stefano Leoni, docente al Conservatorio Giuseppe Verdi. Tramite una lunga lettera, Leoni ha dato le dimissioni dal suo incarico di vicedirettore dell’ente. Non si è però dimesso dal suo ruolo di musicologo: continuerà a insegnare ai suoi studenti del Conservatorio estetica musicale ma online, almeno fino a dicembre.

Il Vicedirettore del Conservatorio di Torino ritiene il certificato verde eticamente disdicevole, e un “abominio dal punto di vista legale, costituzionale, normativo, carente e confusionario sotto il profilo giuridico”. Secondo lui poi è una forma surrettizia di «coercizione e adesione forzata alla campagna vaccinale, istituendo nei fatti una pressione indebita su lavoratori (docenti, personale Ata) e studenti, “inducendoli a sottoporsi all’inoculazione di un siero genico sperimentale dall’efficacia non ancora esattamente definita nella limitazione dei contagi e delle ospedalizzazioni, e dagli effetti collaterali ignoti o colpevolmente ignorati”.

Situazione analoga è quella di Francesca Del Santo, 46enne ormai ex professoressa di biologia a Salice, in Provincia di Pordenone, che di fronte alla scelta di aderire o meno al green pass ha deciso di rassegnare le dimissioni. “Non navigo nell’oro e non ho rendite: mi mancheranno molto gli studenti ma la priorità è quella di una scelta etica”, ha commentato la 46enne ormai ex professoressa di biologia.

Sulla stessa linea è Andrea Camperio Ciani, docente ordinario all’Università degli studi di Padova per le cattedre di Etologia, Psicobiologia e Psicologia evoluzionistica. Sempre a motivo del green pass, in Alto Adige, venti persone tra docenti e personale Ata si sono dimesse dalla scuola, e altri 58 dipendenti sono stati sospesi. Si dimette anche Fabrizio Masucci, presidente e direttore della Cappella Sansevero a Napoli, dopo quasi 11 anni di carriera alla guida del noto museo, custode del celeberrimo Cristo Velato. L’imposizione del green pass, secondo Masucci, costituirebbe una misura eccessiva e non giustificata in un luogo già provvisto di tutte le norme di sicurezza anti contagio, andando a sovvertire addirittura il concetto di “inclusività” che è proprio del museo.

All’ elenco aggiungiamo le dimissioni di Leonardo Rebonato da direttore artistico di Hostaria Verona, perché contrario all’obbligo del green pass. «Per me il green pass è una sciagura democratica», afferma Leonardo Rebonato annunciando la sua auto-sospensione: «È una disposizione politica che ritengo allucinante, oltraggiosa dei fondamentali diritti della libertà personale». Ad unirsi al coro è Maria Gabriella Capizzi, direttrice del museo privato “Archimede e Leonardo” di Siracusa, che si dice fermamente contraria al green pass per i visitatori del museo: “I musei, e il mio non fa eccezione, sono luoghi di inclusione e non di discriminazione”.

E come dimenticare l’appello firmato dal famoso storico Alessandro Barbero insieme a centinaia di docenti universitari per dire no al certificato verde obbligatorio?

Una lista lunghissima di contrari al green pass destinata con molta probabilità a crescere. Forse la soluzione alla divisione ideologica tra chi è favorevole e chi è contrario al green pass si trova fuori dai nostri confini, dove le restrizioni sono un brutto ricordo. In Danimarca ad esempio le restrizioni sono ormai abolite e la gente vive serena ed in libertà.

Carlo Toto, 25 settembre 2021 Fonte: https://www.nicolaporro.it/ecco-chi-ha-rinunciato-a-tutto-per-lottare-contro-il-green-pass/

 

 

I virologi piangono solo se zittiscono loro

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di Francesco Giubilei

Dopo mesi di marginalizzazione dal dibattito pubblico e mediatico di ogni voce che provasse ad avanzare dubbi sulla gestione della pandemia in Italia, anche i virologi gridano a una presunta censura nei loro confronti a causa di un ordine del giorno discusso in parlamento. Il coro unanime di Galli, Bassetti e Preglisco “no al bavaglio” arriva a causa dell’odg al Dl green pass bis che afferma: “I professionisti sanitari possono fornire informazioni relative alle disposizioni sulla gestione dell’emergenza sanitaria in corso su esplicita autorizzazione della propria struttura sanitaria”.
In poche parole i virologi e tutti i medici, prima di rilasciare dichiarazioni o interviste sui media, devono farsi autorizzare dall’azienda sanitaria in cui lavorano per “evitare di diffondere notizie o informazioni lesive per il Sistema sanitario Nazionale e di conseguenza per la salute dei cittadini”. Una proposta sulla carta sbagliata ma nata dopo un anno e mezzo di sovraesposizione mediatica in cui i virologi hanno detto tutto e il contrario di tutto nei principali media nazionali.
La levata di scudi dei virologi contro la presunta censura contraddice il loro silenzio nei mesi passati quando a non avere spazio erano voci critiche di molte decisioni legate al covid non da un punto di vista medico ma politico, sociale, economico e costituzionale. Numerosi giornalisti, costituzionalisti, intellettuali hanno avanzato legittimi dubbi sul green pass o su misure che mettono in discussione diritti costituzionali eppure, pur non addentrandosi in analisi di carattere medico, sono stati etichettati come no-vax e marginalizzati. Sarebbe stato importante anche in questo caso che i virologi si esprimessero contro la censura e il bavaglio. Eppure nei mesi passati non abbiamo sentito nessun appello alla libertà di parola e di dissenso su determinate scelte politiche.
Al contrario, ogni volta che qualche commentatore aveva l’ardire di contraddire le posizioni dei virologi, veniva tacciato come antiscientifico. Il problema è che nell’ultimo anno e mezzo molti di loro non si sono limitati a parlare di medicina o covid da un punto di vista scientifico ma sono diventati veri e propri tuttologi intervenendo quotidianamente su ogni tema e sostituendosi spesso alla politica. Abbiamo assistito al paradosso che, mentre i virologi accusavano commentatori a vario titolo di parlare a sproposito di medicina e di “dover studiare”, erano essi stessi a esprimersi su argomenti in cui deficitavano di una preparazione. Si sarebbero perciò dovuti accorgere prima che la libertà di parola va sempre difesa e non solo quando ad essere toccati sono i propri interessi.

“Conoscere il Fascismo”…

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CONTROCORRENTE

Segnalazione de Il Covo

Gli avvenimenti di questi ultimi mesi ci avvertono che alcuni popoli vanno sentendo più forte il bisogno di un rinnovamento morale, politico e sociale e che, specie negli ambiti della contestazione culturale, si sono avute in tal senso delle sintomatiche manifestazioni. Uomini che negli scorsi anni, pur criticando la dottrina comunista, sembravano attaccati ai principi liberal-democratici come cozze agli scogli, oggi cominciano a riconoscere che tali principi vanno riformati; uomini delle nuove generazioni che si mostrano disgustati da tutte le esperienze politiche magnificate dal cosiddetto “occidente democratico” a trazione anglo-americana. Tanta gente, insomma, va finalmente constatando che il “vangelo democratico” ha ridotto la libertà in licenza, l’uguaglianza in sovvertimento di valori, la fratellanza in caotica lotta per le poltrone da parte di oligarchie politiche, ed ora essa invoca il nascere di uno Stato vero che con autorità restauri i valori spirituali e morali della Civiltà latina, ristabilisca l’ordine e la giustizia, e faccia imperare la legge là dove regna l’arbitrio dei partiti, tutti e senza distinzioni chiaramente asserviti al potere economico globalista. 
Questo bisogno di rinnovamento – pur giungendo in ritardo – non può che rallegrare noi fascisti de “IlCovo”, antesignani della verità, che da anni ci battiamo affermandola a chiare lettere e ribadendo che quella odierna è la stessa battaglia politico-spirituale già avviata a suo tempo dal governo di Mussolini contro gli stessi nemici di ieri e di oggi del nostro popolo così come di tutte le nazioni; senonché queste persone, nel tracciare programmi, nel farsi banditori di un nuovo modo di pensare, nel mostrare le “piaghe sanguinanti” della società presente e nel formulare le basi di quella futura, mostrano in modo palese d’ignorare volutamente e di conoscere malamente e in modo pregiudiziale il Fascismo. Si parla d’autorità, di ordine, di giustizia, dimenticando che proprio questo trinomio il Fascismo ha contrapposto a quello menzognero di “libertà-eguaglianza-fratellanza” a mezzo del quale, con decenni di preparazione e in virtù della martellante propaganda istituzionale volta all’istupidimento della collettività, imposta a mezzo di televisioni e giornali compiacenti, si è giunti all’attuale tirannia sanitaria globale! Poco importa, però, che il potere democratico abbia gettato la maschera! Poiché questo disconoscimento in relazione al contenuto verace dell’ideale fascista ci irrita, questa ignoranza ci addolora, e l’uno e l’altro non ci lasciano indifferenti. Ma se finalmente si riconosce in modo pubblico e trasversale che le istituzioni democratiche e antifasciste stanno clamorosamente mentendo al popolo, allora bisogna anche avere il coraggio di accettare che esse lo fanno sistematicamente da sempre, come su questo blog argomentiamo da oltre quindici anni (qui), e dunque comprendere logicamente che la narrativa ufficiale del sistema al potere imposta sul Fascismo, dipinto da costoro come “male assoluto”, è anch’essa una palese menzogna! E’ un imperativo morale che questi ceti culturali ormai critici verso la narrativa ufficiale del sistema di potere vigente, tanto in Italia che all’estero, conoscano seriamente il contributo morale e materiale, sociale e culturale che la rivoluzione fascista storicamente ha dato affinché nasca un’autentica nuova civiltà dello Spirito, insieme nazionale e universale, sulle ceneri del mondo post-illuminista votato al caos a mezzo del materialismo individualista; s’impone da sé che queste persone debbano poter comprendere la vera dottrina e prassi del Fascismo, che invece i burattinai della plutocrazia mondialista additano da sempre al pubblico disprezzo mistificandola, ben sapendo, come abbiamo più volte spiegato, che essa non ha mai avuto nulla a che spartire con l’insulso e squallido mondo del neofascismo, che proprio su mandato delle istituzioni ufficiali al potere ha da sempre rappresentato la quinta colonna dell’antifascismo di Stato, votata esclusivamente a screditare col proprio insignificante operato la memoria del regime mussoliniano, tanto agli occhi del popolo italiano quanto del mondo intero. Conoscere il Fascismo, dunque, questo è necessario, specie agli innovatori ed ai giovanissimi di tutte la latitudini, i quali così soltanto potranno evitare di cadere nelle continue trappole politiche tese dal regime liberal-democratico (qui) e comprendere nella sua essenza il perché, contro l’Europa dominata dalla finanza plutocratica e massonica votata allo sterminio dei popoli, dovrà sorgere fatalmente… “L’Europa Fascista,, ad essa frontalmente contrapposta!

Per questo motivo invitiamo, coloro che hanno coraggio e buona volontà, a leggere il testo che mettiamo gratuitamente a disposizione e rivolto proprio a “CONOSCERE IL FASCISMO”! (scaricate lo scritto digitando QUI) Ma anche per coloro che ancora tremano solo al pensiero di accostarsi alla verità, temendo così di mettere in discussione decenni di menzogne assimilate e credute vere per una vita intera, nel leggere il testo, auspichiamo che essi potrebbero forse scoprire le ragioni autentiche di un coraggio a loro sconosciuto o che finora loro è mancato solo il motivo per risvegliare! A tutti costoro auguriamo di cuore buona lettura!

Fonte: https://bibliotecafascista.org/2021/09/24/conoscere-il-fascismo/

Un altro Stato legalizzerà l’omicidio dei bambini?

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Segnalazione di Antonio Brandi

il tempo stringe: il progetto di legge sul suicidio assistito in discussione alla Camera sarà tra poco in aula; sul fronte della vita prenatale, tra pochissimi giorni si terrà il referendum sull’aborto a San Marino per decidere o meno di legalizzarlo. Qui sono in ballo le vite di decine di migliaia di bambini nel grembo materno. In entrambi i casi, Pro Vita & Famiglia è in prima linea.

Immagina per un momento se in Italia non ci fosse stata la legge sull’aborto: immagina che i bambini in grembo fossero protetti ma che proprio ora si chiedesse al popolo di legalizzare la loro uccisione… cosa faresti? Quanto ti impegneresti nella lotta? Ecco, questa è la situazione a San Marino, e noi siamo lì.

Come annunciato, poco prima del giorno fissato per il referendum sulla legalizzazione dell’aborto, abbiamo “circondato” lo Stato fortificato di San Marino, dispiegando camion raffiguranti l’influencer Anna Bonetti e il messaggio: “Il corpo di mio figlio non è il mio corpo. Sopprimerlo non è la mia scelta. #StopAborto”

Qualche giorno fa il presidente Brandi ti ha detto dei molteplici fronti sui quali Pro Vita & Famiglia è impegnata (ho inoltrato la sua e-mail che puoi leggere sotto): si va dall’aborto, al suicidio e all’eutanasia, dalla ipersessualizzazione dei minori all’utero in affitto e la battaglia contro il ddl Zan.

Continua la campagna contro la sessualizzazione dei minori sui media: il docufilm (sconvolgente!) sull’azione di Don Fortunato e Meter contro la pedofilia e la pedopornografia è stato visto da decine di migliaia di persone; le maxi-affissioni di sensibilizzazione continuano a Milano e a Roma. È imminente, inoltre, il lancio della campagna per tutelare il diritto alla vita contro le derive del progetto di legge per incentivare il suicidio dei malati e contro il referendum sull’eutanasia (che in realtà è un referendum per legalizzare il massacro)…

Circolo Cattolico, tu puoi agire in prima persona per proteggere i bambini dall’ipersessualizzazione e la pedofilia, i bambini non nati dall’aborto, e la vita di tutte le persone fragili dall’eutanasia e dal suicidio di Stato.

Non immaginavo che, subito dopo le ferie estive, avremmo dovuto lottare su così tanti fronti…

Davvero! Ecco una lista delle attività appena realizzate e delle sfide che ci attendono…

– Abbiamo depositato una denuncia per il reato di pubblicizzazione dell’utero in affitto (art. 12 c. 6, L 40/2004), vergognosamente realizzata sulla Rai1 durante il programma “Amore in quarantena”. La televisione pubblica aveva presentato il reato dell’utero in affitto come una pratica “meravigliosa” che aveva avverato il sogno di una coppia omosessuale di avere dei bambini. Non potevamo rimanere indifferenti e allora abbiamo attivato la Procura della Repubblica.

– È partita la nostra campagna “Piccole Vittime Invisibili”, contro l’ipersessualizzazione dei minori sui media. Dopo l’inaugurazione al Senato, abbiamo diffuso un docufilm sull’azione di Don Fortunato Di Noto contro la pedofilia e la pedopornografia, e per diffondere il numero verde di assistenza delle piccole vittime. È ancora in corso poi una campagna di maxi affissioni in tutta Italia per sensibilizzare la cittadinanza sui pericoli del web per i minori.

– La Repubblica di San Marino sarà protagonista di un referendum per la legalizzazione dell’aborto, che si terrà il 26 settembre. A San Marino l’aborto è ancora illegale. Se il quesito referendario fosse approvato, sarà possibile abortire praticamente fino al nono mese! Non solo sarebbe un disastro per il piccolo Stato e per i bambini nel grembo ma sarebbe, sul piano simbolico e culturale, una enorme sconfitta per il fronte pro vita in tutta la penisola. Un nostro rappresentante (Maria Rachele) era presente all’inaugurazione della campagna referendaria per il NO.

– Le forze pro morte hanno lanciato un’enorme offensiva: un progetto di legge in discussione alla Camera per legalizzare il suicidio assistito e un referendum che vuole abrogare il reato di omicidio del consenziente per arrivare all’eutanasia “su richiesta” per tutti.

– Continua il nostro tour di sensibilizzazione contro il ddl Zan: in diverse città abbiamo srotolato la bandiera #RestiamoLiberi di 600 mq, organizzando contemporaneamente banchetti informativi, camion-vela e manifestazioni di protesta anche durante le vacanze. L’11 settembre ciò è avvenuto a Como. Grazie a Dio, le discussioni sul ddl Zan sono state rinviate a dopo le elezioni amministrative.

Circolo Cattolico, il lavoro da fare è incredibile: gli attacchi alla vita e alla famiglia provengono da ogni lato e Pro Vita & Famiglia sta mettendo tutte le sue forze in campo… ma rischiamo davvero di non farcela più senza una mano, senza il tuo prezioso aiuto!

A San Marino, Pro Vita & Famiglia sta sostenendo la campagna contro la legalizzazione: siamo già intervenuti in convegni e – tra poco – intendiamo circondare la “Serenissima Repubblica” con camion vela per sensibilizzare la popolazione, spesso disinformata riguardo l’aborto, che non è che un omicidio.

Sul fronte del suicidio assistito e dell’eutanasia, stiamo preparando una campagna di sensibilizzazione nazionale, per svelare le assurdità dell’incentivazione statale del suicidio e del referendum pro eutanasia (sapevi che l’approvazione del quesito legalizzerebbe l’omicidio persino di una persona sana “consenziente”, anche se realizzato in modi orribili come la decapitazione e lo squartamento?)

Sul fronte della campagna contro la sessualizzazione dei minori sui media, già ripresa da diverse televisioni e dalla stampa, il docufilm contro la pedofilia andrà in onda su diverse emittenti televisive e faremo pressione sul Ministro dello sviluppo economico, consegnandogli la nostra petizione, affinché possa essere attuata la legge (che già c’è!) che obbliga gli operatori di comunicazione a pre-installare su tutti i telefoni sistemi di controllo parentale ovvero di filtro di contenuti inappropriati per i minori (potranno essere sbloccati solo da adulti). Continueremo a sensibilizzare sul territorio, mediante azioni nella scuola, a livello legislativo ed amministrativo, considerati tutti i mali che l’esposizione ad immagini e messaggi sessualizzati sta già causando da anni ai nostri figli.

Covid e chiusure, brutte notizie per chi ci governa

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di Giancristiano Desiderio per www.nicolaporro.it

(clicca sul sito di Porro per vedere il Video)

Per fare un passo avanti e provare ad uscire, almeno mentalmente, dallo stato di continua emergenza nel quale ci troviamo, forse è necessario fare un passo indietro. Dopo il lockdown, il coprifuoco, le delazioni, lo smartworking e la dad, noi ancora non sappiamo perché abbiamo subito tutte queste disposizioni governative che hanno fatto strame delle libertà costituzionali. Lo dico a ragion veduta, perché le caratteristiche del virus e le modalità di diffusione non giustificano minimamente quanto abbiamo subito.

Ormai con i risultati disastrosi avuti, con gli esempi di altri Paesi che si sono comportati in maniera diversa, inizia a emergere una verità un po’ scomoda per chi ci ha governato in questo tempo. Ovvero che non è assolutamente vero che le libertà individuali dovevano essere bilanciate da necessità sociali. Ossia, in parole povere, e detto terra terra, non è vero che la libertà era un impedimento al contenimento dell’epidemia. Anzi. Sta venendo fuori che è esattamente il contrario: proprio le libertà individuali, proprio le nostre risorse cognitive, la nostra capacità di discernere, di scegliere e capire, erano delle risorse sulle quali poter far conto.

Ecco perché vi suggerisco la lettura di questo testo appena uscito per Marsilio, scritto da Alberto Mingardi e Gilberto Corbellini, dal titolo La società chiusa in casa. La libertà dei moderni dopo la pandemia. Noi eravamo una società aperta ed è diventata chiusa. O meglio, la società aperta è stata rinchiusa in casa. E lì è iniziata veramente l’epidemia e il nostro dramma, da cui non riusciamo ancora ad uscire.

Giancristiano Desiderio, 23 settembre 2021 https://www.nicolaporro.it/covid-e-chiusure-brutte-notizie-per-chi-ci-governa/

Covid19: una nuova inchiesta fa rabbrividire il mondo

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A cura della Redazione di www.nicolaporro.it

Origine animale oppure artificiale? È questa la grande domanda che da mesi ci si sta ponendo riguardo all’origine del Covid19. La maggior parte degli scienziati sostiene con forza la prima ipotesi dato che le precedenti epidemie di coronavirus, come la SARS, erano state veicolate all’essere umano attraverso gli animali. Eppure, sono tante le voci che esprimono un parere contrario, non solo fra gli esperti, ma anche a livello giornalistico. Ultima in ordine di tempo una clamorosa inchiesta dell’inglese “The Telegraph” che, qualora confermata, getterebbe un alone inquietante non solo sull’ormai celebre laboratorio di Wuhan ma anche sui possibili rapporti che questa realtà intratteneva a livello internazionale. Questa indagine, che si basa su dei documenti diffusi da Drastic, un team investigativo costituto da diversi scienziati per indagare sulle origini del Covid19, rivelerebbe principalmente tre cose.

Le rivelazioni dell’inchiesta

1) Ben 18 mesi prima dello scoppio della pandemia, i ricercatori cinesi avrebbero presentato un piano per infettare artificialmente i pipistrelli delle caverne dello Yunnan con un virus “potenziato” con l’obiettivo di “vaccinarli” contro malattie che avrebbero potuto effettuare il salto di specie e passare agli esseri umani. Come lo avrebbero fatto? Rilasciando nelle caverne dello Yunnan delle nanoparticelle contenenti «nuove proteinechimeriche» (ossia prodotte dalla fusione di sequenze di DNA appartenenti a più geni) di coronavirus di pipistrello che sarebbero dovute penetrare nella pelle degli stessi pipistrelli per via aerea. 

2) Questo progetto, secondo le indiscrezioni, includeva anche dei piani per mescolare ceppi di coronavirus naturali ad alto rischio con varietà meno pericolose ma più infettive.

3) Gli scienziati cinesi, per portare avanti questi esperimenti, avrebbero chiesto un finanziamento di 14 milioni di dollari alla Defense Advanced Research Projects Agency (Darpa, un’agenzia governativa del Dipartimento di Difesa degli Stati Uniti che sviluppa nuove tecnologie per uso militare) che avrebbe rifiutato di farlo perché “il progetto avrebbe potuto mettere a rischio le comunità locali”. Non solo: l’ente americano avrebbe anche messo in guardia il team sul fatto che non fossero stati considerati pienamente i pericoli del potenziamento del virus o del rilascio di un vaccino per via aerea. Secondo l’inchiesta, la candidatura per il finanziamento sarebbe stata presentata dallo zoologo britannico Peter Daszak di EcoHealth Alliance (EHA), l’organizzazione statunitense che ha lavorato a stretto contatto con il Wuhan Institute of Virology (WIV) sui virus dei pipistrelli.

I timori però a quanto pare erano presenti anche fra gli stessi scienziati di Wuhan. Il team, infatti, era preoccupato per il programma vaccinale e voleva quindi portare avanti una serie di attività di sensibilizzazione in modo che vi fosse una comprensione pubblica di ciò che stavano facendo e del motivo per il quale si stava procedendo, in particolar modo a causa dell’elevato consumo alimentare di pipistrelli nella regione.

La Cina ha fatto da sola?

Lo spettro che si agita intorno a questa inchiesta è ovviamente la possibilità che questi esperimenti siano andati avanti anche senza il sopracitato finanziamento e che il denaro sia stato trovato in altro modo permettendo agli scienziati di Wuhan di proseguire nei loro propositi.

Matthew Ridley, coautore di un libro sull’origine del Covid-19, in uscita a novembre, e che ha spesso chiesto alla Camera dei Lord un’ulteriore indagine sulle cause della pandemia, ha commentato: “Per più di un anno ho provato ripetutamente a fare domande a Peter Daszak senza ottenere risposta. Ora si scopre che è stato l’autore di questa informazione vitale del lavoro sui virus a Wuhan, ma si è rifiutato di condividerla con il mondo. Sono furioso”.

Un ricercatore dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che ha preferito restare anonimo, ha affermato di essere rimasto senza parole. “La parte spaventosa – ha spiegato – è che stavano producendo virus Mers chimerici infettivi. Questi virus hanno un tasso di mortalità superiore al 30%, che è almeno un ordine di grandezza più letale di Sars-CoV-2. Così questa pandemia sarebbe potuta diventare quasi apocalittica”.

Insomma, la sensazione è che di polvere sotto il tappeto possa essercene molta e che questo possa essere solo l’inizio di un processo di scoperta della verità. Non ci sono ancora certezze riguardo a presunti coinvolgimenti o finanziamenti occidentali, il che però non può essere escluso a priori. L’altra ipotesi è che la Cina abbia proseguito in autonomia. E che le sia andata male. Molto male. 

Questo quadro spaventoso ci costringe quasi a sperare nell’origine animale. Ma si fa largo sempre di più la pista che ci porta dritti diritti al laboratorio di Wuhan.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/covid19-una-nuova-inchiesta-fa-rabbrividire-il-mondo/

Bomba di Bisignani: “Vi svelo chi tiene prigioniero Draghi”

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L’OPINIONE

L’ “uomo che sussurrava ai potenti” non parla mai a caso. In questa intervista esprime delle opinioni piuttosto nette su Draghi e sulla salute del governo, con previsioni per la politica futura…(N.d.R.)

Intervista di Affaritaliani.it a Luigi Bisignani.

di Alberto Maggi

Ormai siamo quasi a fine settembre, l’estate è lontana e la politica è ripartita. Come valuta l’azione del governo Draghi?

“Certamente se lo paragoniamo al governo Conte che c’era prima siamo in una situazione idilliaca, l’esecutivo giallo-rosso è stato un vulnus per la democrazia”.

Detto ciò…

“Ormai sono passati mesi e sinceramente da Draghi ci si aspettava di più, soprattutto sul piano del coordinamento tra i ministeri e sul fronte del rapporto tra Palazzo Chigi e i ministri. Il grande prestigio del presidente del Consiglio ha annullato la collegialità del governo”.

Un giudizio pesante…

“La campagna vaccinale non sta andando come si sperava, sul tanto sbandierato Recovery Plan vediamo come i soldi non sono ancora arrivati. E ricordo che stiamo per entrare nel 2022 ed entro il 2026 le opere vanno concluse, ma nessuna è ancora partita”.

Non siamo messi bene, insomma…

“Un ministero chiave come quello delle Infrastrutture è in mano a professori universitari di grande prestigio vicini al ministro Giovannini che non è né un politico né un super-tecnico. Di fatto è un ministero bloccato”.

Altri nodi nel governo?

“Un comparto fondamentale come la digitalizzazione del Paese è fermo al ‘caro amico’, il ministro Colao continua a fare contratti a giovani volenterosi che in gran parte provengono dalla Vodafone. E questo oggettivamente crea un problema. Il piano digitale per le scuole non è nemmeno partito con la digitalizzazione del Paese ferma”.

E Palazzo Chigi?

“Il pallino è totalmente nelle mani del professor Giavazzi, che è un grande editorialista ma di amministrazione pubblica sa poco o niente. E questo paralizza la macchina della presidenza del Consiglio”.

Un voto a Draghi premier dopo 7 mesi di governo?

“Partiva da 110 e lode, oggi si merita un 68-70, diciamo che sicuramente ci si aspettava di più. In politica estera ha avuto un grande prestigio fino a quando si parlava di economia, ma ora che si comincia a fare sul serio emergono i limiti di Draghi. Clamorosa la gaffe della sua portavoce quando ha detto che dopo cinque giorni il presidente Draghi avrebbe avuto una videocall con il cinese Xi. Un errore di comunicazione e di sostanza da matita blu. Il presidente del Consiglio italiano non sta in lista d’attesa e la notizia va fatta uscire quando la conversazione è già avvenuta”.

Che cosa succede nella Lega? E’ davvero in atto una guerra interna?

“L’atteggiamento di Salvini ha creato contro-leader interni a loro insaputa, ma Zaia, Fedriga e soprattutto Giorgetti non hanno alcuna intenzione di scalzare Salvini e di fare il segretario. E’ solo una follia giornalista alimentata dal comportamento e dalle scelte politiche di Salvini”.

E il Pd?

“Letta si sta dimostrando totalmente inadeguato e Base Riformista, la corrente di Guerini, Lotti e Margiotta, sta vincendo tutti i congressi. La base Dem non si identifica più in Letta e Orlando”.

Il Centrodestra va verso una sonora sconfitta alle Amministrative?

“Suicidio assoluto, potevano essere stravincenti a Roma e Milano e invece stanno facendo la conta continuando con divisioni ridicole”.

Si avvicina anche il voto per il Quirinale…

“Escludo l’ipotesi Draghi, è troppo intelligente e sa perfettamente che 60-70 grillini lo impallinerebbero per la paura di andare al voto, non potendo garantire loro che non scioglierà le Camere. Su Mattarella vedo un attivismo che non c’è mai stato prima, come la visita al Papa in anticipo, cosa che non si fa. Ha iniziato a dire ‘non voglio, non ci sto’ (al bis, ndr) ma l’ipotesi di una rielezione di Mattarella è sempre più probabile. Magari questa possibilità non cresce in Mattarella stesso, ma certamente nell’uomo forte del Quirinale, il segretario generale Zampetti, che non ha alcuna intenzione di andare ai giardinetti”.

Draghi premier anche dopo le elezioni politiche?

“Mah, secondo me pensa a un grande incarico europeo e in particolare alla poltrona di Von der Leyen. Visto il disastro di questa Europa e dei leader europei, Draghi ha tutte le carte in regola per fare benissimo”.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/bomba-di-bisignani-vi-svelo-chi-tiene-prigioniero-draghi/

 

Lo yin e lo yang dell’ordinamento moderno

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Segnalazione Arianna Editrice

di Pierluigi Fagan 

Fonte: Pierluigi Fagan

La coppia yin e yang rappresenta il modo cinese di pensare la dualità. Per “dualità” d’intende quella che sembra una propensione naturale della mente umana a partire il pensiero in due a cominciare dalla partizione pensante – pensiero, o soggetto – oggetto, ma anche soggetto e mondo o oggetto come risultato di due forze o duPierluigi Fagan, Repubblicae elementi e così via secondo varie declinazioni classiche quali caldo – freddo, notte – giorno, maschile – femminile o altre più storiche o antropo-culturali come mente – corpo, razionale – emotivo etc..
Dicevamo “propensione” naturale della mente umana, quindi queste dualità non possiamo dire siano parti obiettive che esistono fuori della nostra mente, purtroppo non possiamo pensare a nulla fuori della nostra mente senza usare la nostra mente. Di contro, la nostra mente è fatta apposta per darci l’impressione di essere un soggetto che pensa un oggetto (pensare è sempre pensare a qualcosa direbbe Brentano) e così, quando poi ci si astrae da questo stato e si mette ad oggetto questa stessa relazione, ecco sorgere la dualità. Si potrebbe dire esser un portato della condizione auto-cosciente, coscienza dell’esser coscienti o pensare al come di pensa (o “pensiero che pensa se stesso” – Aristotele).
In Occidente, la dualità ha preso varie forme all’interno di una vasta famiglia che inizia con le riflessioni di Eraclito e che da Platone ad Hegel, in logica, prende nome di “dialettica” o in altro ambito (gnoseologico) “dualismo”.
La versione cinese di questo impianto, formalizzata nel V-III secolo a.C. ma risalente nel modulo duale a molto prima, è appunto la partizione “yin e yang”, graficamente simbolizzato nel -taijitu-, quel cerchio con due virgoloni con un punto in mezzo che si abbracciano nella forma circolare per quanto la dividano. I virgoloni stanno a dire che i due principi si muovono con predominanza alternata, il punto di diverso colore al centro sta a dire che anche quando uno dei due principi è alla piena espressione dominante, il suo contrario-complementare permane, pronto ad attivare un nuovo ciclo in cui alternerà la dominanza. Così via in una sequenza di mutamenti infiniti. Taiji o nella versione W-G -T’ai Chi-, significa “trave maestra”, la base della logica.
Premessa questa visione logica, applichiamola ad un caso concreto.
Si tratta della forma dell’ordinamento delle società occidentali moderne, un -taijitu- fatto di economia e politica. Per lungo tempo, secoli fa, fu la politica a dominare come ultima intenzione l’economia, poi iniziò il moto contrario. Oggi siamo al punto di massimo dominio dell’economico sul politico. Non a caso registriamo da una parte la massima vigenza di una ideologia economica fondamentalista quale ciò che molti chiamano “neo-liberismo” mentre sono almeno trenta anni che gli scienziati politici avvertono, sempre più sconfortati, il totale declino della forma politica moderna occidentale detta -impropriamente- “democrazia”. Ma al di là del fatto che sia o non sia una democrazia (secondo chi scrive non lo è e sarebbe già tanto rendercene conto ovvero operare quella “rettificazione dei nomi” suggerita da Confucio senza la quale “chi parla male, pensa male”), essendo questa forma ibrida comunque l’incarnazione del politico nel moderno occidentale, è proprio il politico ad esser ai minimi termini, un piccolo puntino bianco nel dominio del virgolone nero.
Segnalo allora due articoli di oggi sull’ineffabile Repubblica, nome di una famosa opera, la più famosa e più complessa per quanto ad esito prettamente politico, di Platone. Ma anche nome della forma politica della società come cosa (res), pubblica. Ma la proprietà di questo giornale è invero in mano ad una famiglia imprenditoriale, quindi operatori economici, operatori economici (invero sempre meno economici e sempre più finanziari) che reputano necessario possedere un figlio politico, lo schema appunto classico dei -taijitu- moderno occidentale, negli ultimi decenni.
Il primo articolo segnala un libro in prossima uscita per i tipi di Laterza, con vari contributi da Canfora a Ferraris, passando per i Friday for Future (potevano anche chiamare i telettubies già che c’erano) su un tema oggi molto pubblicato: il futuro? Mai come di questi tempi, il futuro s’accompagna col punto interrogativo. Molte cose non funzionano più come prima, ma pare che non si abbia la più pallida idea di come altrimenti farle funzionare.
L’articolo, estrae un pezzo colto dal contributo dell’ex Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Visco riesuma il famoso articolo anni ’30 di J. M. Keynes “Prospettive economiche per i nostri nipoti” in cui il Sir inglese profetava necessaria (necessaria, non “auspicabile”), per i tempi dei suoi nipoti quindi più o meno i nostri,  una società con tre ore di lavoro al giorno, tre solo perché l’uomo si sarebbe troppo smarrito a lavorarne solo quella che realmente serviva come necessità, cioè una sola.
Il secondo articolo ne traduce uno del NYT dal titolo “Per fermare il cambiamento climatico (dobbiamo) contrarre l’economia?. Si tratta di un altro -taijitu- con un virgolone rappresentato dal concetto di “decrescita” ed un altro rappresentato dal “New Green Deal”. Quest’ultimo pensa di prendere il problema che il sistema dominante continua a ridurre al cambiamento climatico (il “problema” è ben più complesso comportando questioni ambientali-ecologiche e non solo climatiche, geopolitiche, migratorie-demografiche, economiche e finanziarie, tecnologiche e scientifiche, ma se il sistema in atto fosse in grado di pensare in maniera adeguata non saremo nella condizione del -futuro interrogativo in stato ansioso-), e farlo diventare motivo su cui attivare il classico ciclo di distruzione creatrice che anima il modo economico moderno.
La prima posizione dubita fortemente che il problema si possa così risolvere e va più radicalmente affermativamente incontro al titolo dell’articolo: sì, bisogna contrarre l’economia (che tanto si contrae di suo per noi occidentali, da decenni e per decenni a venire per ragioni che pare nessuno abbia interesse ad indagare),  e quindi accompagnare una decrescita pilotata. Di questa contrazione strutturale fa parte anche la riduzione dell’orario di lavoro.
La faccenda della decrescita meriterebbe una lunga trattazione con punti appena accennati dall’articolo nel riportare la posizione di Jason Hickel che invito a leggere e riguardano aspetti demografici, culturali, geopolitici, sociali. La decrescita pilotata (stante che è comunque in corso la versione non pilotata) verso una “società dell’abbastanza” (moderatamente prospera direbbe Xi) riguarderebbe in primis i Paesi ricchi (noi) e gli strati di società iper-ricca (le élite). Ma chi dovrebbe pilotarla?
E torniamo così al nostro -taijitu-. Dovrebbe pilotarla la politica. Il virgolone politico che ordina in condominio le nostre società con l’economico e che negli ultimi decenni è stato ridotto ai minimi termini. Quindi, questa non è una discussione da economisti che poverini hanno i loro limiti disciplinari, sarebbe una discussione politica, ma anche la politica ha i suoi limiti (tra cui capire in genere poco o niente di ecologia, geopolitica, società, cultura, storia ma ahimè anche economia). Una “politica” che oltre ai suoi limiti gnoseologici di lunga tradizione (la tradizione moderna che separa tra loro le discipline quindi gli oggetti di cui è fatto l’intero oggetto del politico), si trova oggi ai suoi minimi termini di sviluppo poiché negli ultimi decenni è servita solo come strumento per le élite economiche per prorogare la vigenza della funzione economica, di suo, sempre meno efficiente per restringimento obiettivo delle sue condizioni di possibilità.
Quindi, le nostre società occidentali sono in crisi adattiva ad un mondo che non è più quello dell’era moderna, è così in crisi il virgolone economico che di recente è giunto al suo massimo potere di vigenza squilibrando le società stesse, ma il puntino politico che dovrebbe crescere per ripristinare l’equilibrio delle funzioni subentrando all’economico per pilotarlo verso società diversamente configurate è depresso ed ai suoi minimi storici. Per “politico” qui non intendiamo la “politica” in atto, intendiamo il pensiero politico poiché nelle cose umane che dovrebbero esser auto-coscienti, il pensiero dovrebbe precedere ed informare l’azione. E’ proprio nel pensiero che siamo ai minimi termini.
Si dice che fare una diagnosi sia già incamminarsi vero la soluzione di un problema. Speriamo, il “principio speranza” è un principio del politico e speriamo che il (pensiero)-politico oltre a sperare, criticare e riesumare sue forme del profondo passato che è passato, si dia una mossa. Il virgolone politico ha bisogno di energia per crescere mentre decresce il virgolone economico.
Il primo articolo: https://www.repubblica.it/…/lettera_di_sir_keynes_a…/…
Il secondo articolo: https://www.repubblica.it/…/opinione_new_york_times…/…

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