Il consenso sociale alle mafie
Segnalazione Quelsi
| by Edoardo Fiore |
“Buon vespero e santa sera ai santisti… Giustappunto questa santa sera, nel silenzio della notte e sotto la luce delle stelle e lo splendore della luna, formo la santa catena! Nel nome di Garibaldi, Mazzini e Lamarmora, con parole d’umiltà formo la santa società! Dite assieme a me: Giuro di rinnegare tutto fino alla settima generazione, tutta la società criminale fino ad oggi da me riconosciuta per salvaguardare l’onore dei miei saggi fratelli…”
Questo il giuramento della ‘Ndrangheta, per la prima volta carpito in diretta dai carabinieri e che abbiamo letto su tutti i giornali. E la retorica sulle mafie la fa da padrona: si enfatizza, si mitizza, si attribuiscono valenze culturali, identitarie e giustificazioni sociali. Su La repubblica l’immancabile Roberto Saviano, attingendo alle sue visioni oniriche le suggestioni della sua –bella- scrittura, ci dice che “I boss nel rituale vogliono formare uomini ‘diversi’ dagli altri”, quasi ad attribuire una valenza valoriale a questo giuramento, e, concludendo l’articolessa, sostiene che, avendo oramai la ‘ndrangheta in mano anche l’economia del nord, “Questa che ci crediate o no, è la nuova borghesia vincente del nostro paese”. Continua a leggere



A lato, Milena Gabanelli, conduttrice di Report su Rai 3



