Afghanistan in mano ai talebani: la tragedia continua…

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di Ferdinando Bergamaschi

Afghanistan: da quando l’ultima truppa americana si è ritirata lo scorso 31 agosto, lasciando il Paese nelle mani dei talebani, la situazione a Kabul rimane sempre drammatica per non dire tragica. Le cronache della capitale raccontano per esempio di due esplosioni che il 10 dicembre hanno ucciso almeno due persone e causato quattro feriti. Sui social era circolata una presunta rivendicazione dell’attentato da parte dell’Isis-k, la formazione affiliata allo Stato islamico che si oppone al governo dei talebani. E sempre all’Isis-k molto probabilmente è da attribuire l’attentato del 14 dicembre, quando l’esplosione di una mina posizionata lungo una strada di Kabul ha causato la morte di un civile e il ferimento di due membri delle forze dell’ordine.

A tutto ciò va aggiunta la denuncia del vice Alto Commissario per i diritti umani dell’Onu Nada Al-Nashif. Sempre il 14 dicembre, ha accusato i talebani di aver effettuato almeno 72 “uccisioni extragiudiziali” di ex membri delle forze di sicurezza e di altri esponenti del precedente governo afghano. Al-Nashif ha aggiunto che “in diversi casi i corpi sono stati esposti in pubblico. Ciò ha esacerbato la paura in una parte significativa della popolazione”. 

Ma al di là degli attentati e delle denunce registrati dalle cronache, la questione afghana sembra essere stata messa nel dimenticatoio. E questo è tanto più sorprendente se si considera la sistematica violazione dei più basilari diritti umani da parte dei talebani sia da un punto di vista sociale, che economico, che culturale.

La tempesta perfetta

La Commissaria europea agli Affari interni Ylva Johansonn aveva delineato un quadro del genere già durante il vertice che aveva presieduto lo scorso 7 ottobre: “Si sta preparando una tempesta perfetta. Oltre il 90% degli afghani affronta la minaccia della fame, il sistema sanitario rischia il collasso. E così l’economia. Ci sono notizie preoccupanti di oppressione, coloro che hanno lavorato con noi e condividono i nostri valori hanno molto da perdere: gli interpreti e le loro famiglie sono vittime di minacce; operatori per i diritti umani vengono arrestati. Ed è peggio per le donne e le ragazze, che spesso hanno paura di andare a scuola o al lavoro: donne giornaliste e dipendenti pubblici licenziate, donne giudici braccate dagli uomini che hanno messo in prigione.” E le cose, purtroppo, sembrano tutt’altro che migliorate.  

Crisi umanitaria 

Secondo il Norwegian Refugee Council, nel Paese 18 milioni di afghani su quasi 39 milioni sopravvivono grazie agli aiuti umanitari; un terzo della popolazione è sottoalimentata e un milione di bambini rischiano di morire di freddo e fame durante l’inverno. Una crisi umanitaria sempre più grave dopo che le riserve della Banca centrale afghana depositate all’estero sono state congelate e i trasferimenti di denaro interrotti, in seguito alla riconquista dei talebani. Per questo a metà ottobre la Commissione europea era intervenuta con un pacchetto di aiuti da un miliardo di euro che andranno direttamente alla popolazione tramite le Ong sul territorio. 

Il dramma dei profughi

Chi non ricorda le resse infernali all’aeroporto di Kabul per fuggire dal Paese? Secondo i dati dell’Onu sono state oltre 200.000 le persone evacuate da Kabul. La grande maggioranza è scappata in Pakistan e Iran con destinazione Turchia, considerata la porta d’accesso per l’Europa. Tuttavia questo flusso spesso si è arrestato nel Paese di Erdogan. Con l’autocrate turco che tiene i profughi in pugno, forte degli accordi con l’Unione europea e li utilizza come leva politica. 

La situazione delle donne

Nel Paese peggiora anche la condizione delle donne. I divieti e le punizioni per loro sono agghiaccianti: fuori casa non possono lavorare; e nemmeno svolgere attività se non accompagnate da un parente stretto; c’è il divieto di studiare in scuole, università o altre istituzioni educative; naturalmente per loro vige l’obbligo di indossare il burqa; è prevista la lapidazione pubblica se accusate di avere una relazione al di fuori del matrimonio; vengono frustate in pubblico le donne che hanno le caviglie scoperte; e ancora per loro c’è il divieto di praticare sport.

Questi sono solo alcuni dei terribili aspetti del nuovo (o per meglio dire vecchio) corso che il regime dei talebani ha imposto alle afghane. E a noi fa venire i brividi soltanto il fatto che possa esistere una legislazione appositamente femminile, con il mondo che sta a guardare.

 

Vax contro no vax, gli italiani si sono sempre odiati

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CON IL COVID SI STA DISGREGANDO IL NOSTRO TESSUTO SOCIALE? NO, NON È MAI ESISTITO

di Rino Cammilleri

Giustamente l’amico Porro lamenta che si sta disgregando il nostro tessuto sociale. Il cantautore cattolico Povia si becca il Covid? Bene, ben gli sta, speriamo che schiatti. Questi i “messaggi” di auguri inviatigli anche da medici mediatici. Porro ha la mia non piccola stima anche perché dissente dalla linea conformista del quotidiano di cui pure è vicedirettore. I giornalisti che fanno il loro mestiere in coscienza e non per lo stipendio sono pochi, ahimè. Proprio la pandemia è intervenuta, evangelicamente, a «svelare i pensieri di molti cuori». E, grazie a Dio, in tanti se ne sono accorti, col gran risultato che ormai non ci fidiamo più di nessuno, scienziati, giornalisti, medici e soprattutto politici.

Nel Medioevo il capo politico era il re, davanti alla cui sacralità si piegava il ginocchio. Quante rivoluzioni ci sono volute per arrivare ad avere capi politici accolti a pernacchie quando spuntano in tivù? Vent’anni fa, giovane e sprovveduto, pubblicai un libro prima per Mondadori, poi per la Bur: Doveroso elogio degli italiani. Poi, invecchiato, feci esperienza. Com’è noto, l’esperienza è quella cosa che quando ce l’hai non serve più. Mai mi sono pentito di un mio libro, e sono una quarantina. Tranne di quello. Era appena uscito nelle librerie che già gli arrivò una minaccia di querela. Dall’estero. E chi era? Un italiano. Del tutto sconosciuto alle patrie lettere. Diceva che l’avevo plagiato, anziché ringraziarmi per averlo citato. Finì che il mio editore fu costretto a pagare un’expertise, la quale diede ragione a me. Però il costo dell’expertise superò l’incasso e l’editore, bollandomi come uno che portava rogne, accantonò il mio libro, che non fu più ristampato.

Insomma, il tessuto sociale gli italiani non l’hanno mai avuto. È dai tempi di Romolo e Remo che il loro specifico è la guerra civile. Roma a parte, le Crociate nacquero proprio perché il papa Urbano II, stufo delle guerre continue tra cristiani, disse loro: ma se proprio avete voglia di menare le mani, andate a farlo da un’altra parte, dove è veramente utile. Per fortuna quella volta gli diedero retta. Ma poi ricominciarono. Città contro città. Quartiere contro quartiere (il Palio di Siena c’è ancora oggi, per dirne una). Dice niente il fatto che, per legge, il podestà doveva essere uno di fuori? E il vizio di chiamare «lo straniero» a calare in Italia per far vincere la propria fazione? Vizio che rimase anche nel Risorgimento, il quale fu possibile grazie a inglesi e francesi e infine prussiani.

Gli «austriaci» che combattevano contro i piemontesi erano veneti e lombardi. E che fu la garibaldinata contro il Sud  se non una guerra tra italiani? Per non parlare delle campagne napoleoniche, con giacobini (italiani, la cui bandiera svetta ancora sul Quirinale) che massacravano le Insorgenze. E poi il «brigantaggio». E poi venne il marxismo e gli italiani ricominciarono a darsele. Bienni rossi, squadracce eccetera. Caduto il fascismo, ecco una guerra civile in grande stile. Dice niente il fatto che il partito comunista di osservanza sovietica più numeroso di tutto l’Occidente fosse proprio quello italiano? E che il Sessantotto da noi, e solo da noi, sia durato dieci anni? Per non parlare degli anni di piombo.

Saremo bravi, noi italiani, con la cucina, l’arte, la moda. Ma per il resto facciamo ridere. E ci detestiamo l’un l’altro che è un piacere. Abbiamo sempre bisogno di qualcuno che ci venga a comandare dall’esterno, Draghi compreso. Dunque, non c’è nessun tessuto sociale da salvaguardare. Non c’è ne mai stato uno. Ahimè.

Rino Cammilleri, 18 dicembre 2021

Fonte: https://www.nicolaporro.it/vax-contro-no-vax-gli-italiani-si-sono-sempre-odiati/

La Polonia non è “stravolta” e “dilaniata” dal Covid. Ci sono appena stato!

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di Bruno Volpe

LE COSE SONO BEN DIVERSE DA COME LE DESCRIVONO I MEDIA ITALIANI. LO STESSO DISCORSO VALE PER L’UNGHERIA E LA REPUBBLICA CECA

Sono appena rientrato dalla bellissima Cracovia, benedetta terra polacca. Ritornato in Italia occorre rendere giustizia di tante cose.

giornaloni italiani e gli altri media ci descrivono quella bella nazione come stravolta e dilaniata dal Covid, afflitta e in preda ad una specie di isteria collettiva.

Basta andare sul posto ed accertarsi che le cose sono ben diverse da come le descrivono e tutto ciò che viene pubblicato in tema sui media italiani non risponde al vero.

Le false notizie riguardano anche l’Ungheria e la Repubblica Ceca, dove sono stato di recente. Una certa cautela esiste ed è naturale, ma di Covid, virus e vaccini si parla nei tg con misura e lo stretto necessario.

Insomma, il Covid non invade giornali e tv 24 ore al giorno. Nei locali pubblici si usa la mascherina, ma senza allarmismo. Si usa la mascherina nei mezzi pubblici che, al contrario del nostro Paese, sono puntuali, puliti e non affollati per la semplice ragione che circolano numerosi. Faccio un esempio: aspettavo un tram al Wawel, la palina elettronica lo segnalava in arrivo dopo 60 secondi. Il tram allo scoccare del tempo, è arrivato.

 

Veniamo al green pass. Sono stato in svariati bar, pasticcerie e ristoranti, locali di alto livello e prestigio nella Piazza del Mercato, la Rynek Glowny, incluso lo stellato Cyrano de Bergerac. Nessuno mi ha chiesto il green pass, anche se entrando in aeroporto è necessario.

In alcune discoteche ho assistito a scene di giovani che si divertivano e ballavano senza alcun problema e i mercatini del Natale nella Piazza Rynek Glowny si svolgevano normalmente, con tanto di pierogi, vin brulè, e arrosto di salsicce, concerti di canti natalizi e spettacoli teatrali.

Infine, ma non per importanza, mentre ero intento a sorseggiare un caffè, la scorsa domenica ho visto in una via del centro una processione religiosa con tanto di crocifisso, rosario, stendardi mariani e tanto fervore religioso.

Dunque, rispetto al nostro Paese, e ai paurosi italiani, le processioni pubbliche si tengono e svolgono regolarmente.

Signori, che nostalgia che ho di quella terra! Per la terra di San Giovanni Paolo II (e si vede). E quante calunnia su quella terra, figlie di informazioni manipolate.

 

 

 

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2021/12/17/la-polonia-non-e-stravolta-e-dilaniata-dal-covid-ci-sono-appena-stato/

La “rete” degli enti locali che resuscita il ddl Zan

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NON SI FERMA IL TENTATIVO DI PROMUOVERE LE TEMATICHE CONTENUTE NEL DISEGNO DI LEGGE BOCCIATO DAL PARLAMENTO

di Francesco Giubilei

Dopo la bocciatura da parte del Parlamento del Ddl Zan, non è finito il tentativo di promuovere alcune delle tematiche contenute nel disegno di legge attraverso modalità che partono dagli enti locali. È il caso di Re.a.dy, una rete nata nel 2006 che si sta diffondendo negli ultimi mesi e che riunisce “Regioni, Province Autonome ed Enti Locali impegnati per prevenire, contrastare e superare le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere”. Sulla carta una rete nata con il giusto intento di combattere le discriminazioni ma in realtà caratterizzata da una visione ideologica che ha ben presto fatto sì che i comuni aderenti alla rete appoggiassero iniziative con una connotazione ben precisa.

Cosa è Re.a.dy

D’altro canto, come si legge sul sito, Re.a.dy nasce “nell’ambito del Pride nazionale” e il suo operato ricalca questa visione ideologica della società ma l’aspetto più preoccupante sono i progetti rivolti ai bambini. Nella sezione educazione si trovano alcune iniziative come il progetto del Comune di Castelmaggiore in provincia di Bologna intitolato “Uscire dal guscio, educare alle differenze”, un “festival di letteratura per l’infanzia e l’adolescenza” che “ha portato nelle scuole libri, scrittori e scrittrici, laboratori, coinvolgendo insegnanti, studentesse e studenti”.

In questa direzione va anche la “Piccola biblioteca vivente”, un progetto didattico del comune di Cento “che tratta anche tematiche Lgbt, presentato alle scuole (medie inferiori e superiori), solitamente viene svolto al di fuori del contesto scolastico”. Tra i punti di forza: “dare ai/alle ragazzi/e la possibilità di rapportarsi direttamente con persone che hanno un vissuto reale, ed all’interno della biblioteca ci sono persone appartenenti al mondo LGBT che si raccontano”.

Il ddl Zan rientra dalla finestra

Si tratta di iniziative rivolte a bambini e minori che hanno rappresentato una delle principali motivazioni per cui il Ddl Zan è stato bocciato e, come fa notare il consigliere regionale dell’Emilia Romagna della Lega Matteo Montevecchi: “Attenzione alla Rete Ready, altrimenti il DDL Zan rientrerà dalla finestra”, parole condivise dal senatore Pillon. È lo stesso Montevecchi a rivolgere un appello alle amministrazioni di centrodestra, in particolare dopo la presa di posizione del Consiglio diocesano e pastorale di Cesena che ha stigmatizzato l’adesione del comune alla rete, invitando i comuni romagnoli guidati dal centrodestra ad uscire dalla rete.

Un appello che non è caduto nel vuoto e il sindaco di Forlì Gian Luca Zattini ha risposto così: “Il Comune di Forlì ha aderito alla rete ready nel 2016, per volontà e su indicazione dell’Amministrazione che ci ha preceduto. Al netto di questa considerazione, la Giunta attuale sta valutando con attenzione e nel dettaglio i contenuti, le attività e gli obiettivi della rete ready. Se, dopo un’accurata analisi, dovessimo riscontrarvi un messaggio divisivo e improntato al mancato rispetto delle opinioni altrui, ne prenderemo atto riservandoci di valutare le modalità e i tempi di recesso dalla rete. Se, diversamente, dovessimo rilevare un approccio inclusivo e caratterizzato dalla volontà di contrastare ogni forma di discriminazione, ne approfondiremo gli aspetti più virtuosi e vicini alla nostra comunità”.

Le parole del sindaco di Forlì potrebbero aprire un percorso per seguire l’esempio di regioni come il Friuli Venezia Giulia che, dopo l’insediamento di Fedriga, è uscita dalla rete o del Comune di Treviso dove il capogruppo della Lega Riccardo Barbisan ne favorì l’abbandono. Se una città capoluogo di provincia come Forlì decidesse di abbandonare la rete Re.a.dy, sarebbe un importante segnale nei confronti del mondo cattolico e di un elettorato di centrodestra che difficilmente potrebbe accettare iniziative come quelle promosse in altri comuni rivolte ai bambini e alle scuole.

Francesco Giubilei, 16 dicembre 2021

Fonte: https://www.nicolaporro.it/la-rete-degli-enti-locali-che-resuscita-il-ddl-zan/

Taglio Irpef e assegno unico, ecco chi risparmia fino a 3mila euro

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di Lorenzo Palma

I vantaggi saranno significativi: tenendo conto del taglio dell’Irpef, dell’introduzione dell’assegno unico e dello sgravio contributivo dello 0,8% per le retribuzioni lorde inferiori a 35mila euro, i vantaggi maggiori, in percentuale, dovrebbero andare ai redditi medio – bassi, con un aumento del 2,8% del reddito disponibile per i nuclei monoreddito con 15 mila euro di retribuzione lorda; per scendere all’1,6% per redditi da 10 mila e 20 mila euro, e risalire al 2,4% per chi guadagna 40 mila euro lordi. Oltre i 50 mila euro, le percentuali calano, fino allo 0,3% per chi guadagna oltre 80 mila euro. Tabelle queste elaborate dai tecnici del MEF e pubblicate dal Corriere della Sera che cita una “fonte governativa”.

Per i lavoratori dipendenti con coniuge e un figlio a carico: a 10 mila euro di retribuzione, il risparmio sarà al top con il 5,4%; subito dietro si colloca la fascia di reddito di 40 mia euro, con un risparmio del 4,4%; quindi i 30 mila con 3,7% di risparmio; i 25mila con il 3,4% e i 15mila con il 3,1%.

Ben maggiori i risparmi se i figli a carico sono due, con le retribuzioni fino a 10 mila euro che potranno contare su un risparmio dell’11,9%, che scende al 7,5% per chi guadagna 40 mila e 5,4% per i 30 mila.

Altre percentuali sono quelle che riguardano le famiglie con due redditi. Abbreviando il discorso: i risparmi maggiori (+ 6,4%) si hanno con 30 mila euro di reddito; a 40 mila si scende al 4,5% e a 60 mila al 3,6%. Inoltre a 40 mila euro di reddito, con due figli a carico, si risparmiano 3 mila euro. Parlando in valore assoluto.

Per una famiglia monoreddito da lavoro dipendente di 40 mila euro lordi, con un figlio a carico, i risparmi del taglio dell’Irpef ammonteranno a 945 euro a cui si sommano gli 827 euro dell’assegno unico.

Se i figli a carico sono due, il risparmio totale arriva a 3 mila euro (con lo sconto Irpef che rimane uguale, chiaramente, ma l’assegno unico che sale a 2 mila euro circa). Per le famiglie con due redditi totali di 60 mila euro, il risparmio sarà di 2.138 euro se in casa c’è un figlio solo, o di 2.455 euro se i figli sono due.

Discorso diverso invece se le famiglie in questo caso sono bireddito, di cui uno fermo a 15mila, con un figlio a carico, i benefici maggiori si hanno a 30mila euro (+6,4% di reddito disponibile), poi a 40mila euro (+4,5%) e a 60mila (+3,6%). Con due figli a carico, l’aumento complessivo del netto tocca il 9% a 30mila euro di retribuzione lorda totale, il 7,7% a 40mila e il 6,2% a 50mila.

L’emendamento del governo sulle nuove tasse dovrebbe essere presentato oggi dal governo al Senato, dove è in discussione la legge di Bilancio. Il nuovo assegno unico è invece già legge. Le tabelle contengono infine una stima dei benefici cumulati del bonus Renzi di 80 euro, di quello Conte-Gualtieri (fino a 100 euro) e della riforma in arrivo. I vantaggi maggiori sono per le classi di reddito tra 13mila e 20mila euro lordi: da 1.400 a quasi 1.600 euro di tasse in meno all’anno.

Lorenzo Palma, 16 dicembre 2021

Fonte: https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/economia/taglio-irpef-e-assegno-unico-ecco-chi-risparmia-fino-a-3mila-euro/

Una risposta alla lettera di Carlo Maria Viganò del 23 ottobre 2021 ai vescovi cattolici degli Stati Uniti

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Ci sembra corretto riportare l’opinione di una autorevole donna di scienza sul tema vaccinale, solo per dare ai nostri lettori degli spunti di ulteriore riflessione, che in buona parte non possono passare inosservati (n.d.r.)

Segnalazione Corrispondenza Romana

di 

Il 23 ottobre 2021, l’ex nunzio apostolico degli Stati Uniti, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, ha scritto una lettera all’arcivescovo José Gomez, presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, sollevando questioni mediche e morali sui vaccini COVID-19 attualmente disponibili. Le domande sono state rivolte ai vescovi degli Stati Uniti, ma poiché riflettono nozioni ampiamente circolate online e sui social media, la risposta della dott.ssa Gwyneth A. Spaeder, MD, laureata all’Università di Dallas e alla Johns Hopkins University School of Medicine, ha un interesse anche al di fuori della cerchia episcopale statunitense, perciò la proponiamo ai nostri lettori.

Eccellenza,

Nella Sua recente lettera ai vescovi degli Stati Uniti sull’attuale pandemia da COVID-19 e sui vaccini COVID-19 disponibili, Lei ha espresso preoccupazione per coloro che continuano a subire gli effetti di questo virus e per coloro che stanno discernendo modi etici ed efficaci per tenere sotto controllo la diffusione dello stesso. Condivido la Sua empatia per coloro che stanno soffrendo e, come Lei, spero che questa pandemia diventi parte della nostra storia e non del nostro futuro.

Vorrei anche offrire quella che spero sia una critica costruttiva ad alcune delle Sue affermazioni e conclusioni. Scrivo come medico che ha trascorso gli ultimi diciannove mesi a lavorare con i pazienti COVID e le loro famiglie. Scrivo specificamente come pediatra che ha visto bambini perdere genitori e nonni, mesi di istruzione e talvolta la propria salute a causa di questo virus. Scrivo anche come madre che ha cercato di bilanciare la propria vocazione di moglie e madre con il proprio dovere verso i suoi pazienti; conciliare ciò che so essere scientificamente valido con il mio desiderio di riportare la mia vita familiare alla normalità e di continuare a lavorare con mio marito per crescere i nostri figli nella fede cattolica, usando le sfide di questo momento storico per sottolineare che il cattolicesimo onora sia la fede sia la ragione.

In ciò che segue, citerò del materiale dalla Sua lettera e poi proporrò i miei commenti.

La Nota del 2020 della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla moralità dell’utilizzo di alcuni vaccini anti-Covid-19

La Nota [della CDF] sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19 è stata emessa lo scorso anno in assenza di dati completi sia sulla natura del siero genico che sui suoi componenti”.

La Sua lettera inizia prendendo atto della Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede relativa all’uso di alcuni vaccini COVID-19. La Sua affermazione di apertura suggerisce che al momento della stesura della Nota c’era “assenza di dati completi sia sulla natura del siero genico che sui suoi componenti”. Poiché la maggior parte della Sua lettera riguarda i vaccini a mRNA prodotti da Pfizer e Moderna, presumo che questi siano i prodotti a cui si riferisce. È comprensibile che molti si siano posti delle domande sull’uso della tecnologia dell’mRNA quando tali vaccini sono stati immessi in commercio per la prima volta con un’autorizzazione per l’uso d’emergenza da parte della Federal Drug Administration. Tuttavia, non è stata una mancanza di dati a destare tali preoccupazioni, bensì una mancanza di familiarità della gente in generale con la scienza coinvolta (nella realizzazione dei vaccini, ndt).

È qui necessaria una breve rassegna di biologia, poiché gran parte delle preoccupazioni iniziali che ho sentito dai genitori dei pazienti, così come dagli amici, erano dovute all’erroneo timore che l’iniezione di mRNA nei nostri muscoli potesse in qualche modo cambiare il nostro genoma. Questo semplicemente non può accadere. La biologia di base ci insegna che l’RNA messaggero, o mRNA, è una molecola che dice al nostro corpo come produrre proteine. Una volta che la proteina è stata prodotta, l’mRNA viene degradato ed esce dal corpo con altri prodotti di scarto. Questo processo avviene solo in una direzione. Non sussiste mai una possibilità di modifica del genoma del destinatario del vaccino poiché il processo che prevede la trascrizione e la traduzione, mediante le quali vengono prodotte le proteine, ​​procede in avanti: dal DNA all’RNA alla proteina. Non può funzionare al contrario1.

Questo processo è nettamente diverso da quello noto come terapia genica, in cui vi è un inserimento mirato del DNA direttamente nel genoma nucleare al fine di modificare in modo permanente il codice genetico a scopo terapeutico. I vaccini a mRNA funzionano “a valle” del DNA e quindi non possono alterare il genoma del destinatario del vaccino. Per quanto riguarda i componenti dei vaccini Pfizer e Moderna, sono noti, pubblicati e liberamente disponibili per la revisione da parte di chiunque desideri indagare. In effetti, questi sono tra i vaccini più “puliti” mai realizzati, privi di molti dei conservanti che hanno (erroneamente) destato la preoccupazione di molte persone per altri vaccini più datati.

Sicurezza ed efficacia

La sicurezza e l’efficacia dei singoli vaccini viene determinata dopo un periodo di sperimentazione che normalmente dura diversi anni. In questo caso le autorità sanitarie hanno deciso di effettuare la sperimentazione su tutta la popolazione mondiale… mi sembra evidente che si tratta di un farmaco sperimentale non approvato…”

Una delle prime domande che sento spesso riguardo a questi vaccini riguarda la velocità con cui sono stati sviluppati. Capisco il perché tali tempistiche potrebbero essere ritenute sospette, dato che quasi universalmente l’uomo fa esperienza di come un compito svolto frettolosamente porti a scarsi risultati. Tuttavia, ancora una volta, posso confidentemente assicurare a coloro che mi interrogano su questo punto che tre fatti importanti dovrebbero placare le loro preoccupazioni.

In primo luogo, la maggior parte della ricerca in ambito medico (soprattutto la ricerca farmaceutica) procede decisamente a rilento a causa delle scartoffie e della concorrenza. Il processo che prevede compilazione, archiviazione, invio, revisione, correzione, reinvio e attesa di una risposta prima di passare al passaggio successivo, il che è una realtà per ogni ricercatore, è stato accelerato in questo caso a causa dell’urgenza della situazione. Poi c’è il fatto che, in genere, uno specifico team di ricerca entra generalmente in competizione con altri team che indagano su altre questioni mediche e tale competizione riguarda la velocità nel produrre risultati e l’impatto sulla comunità scientifica, per ottenere risorse materiali, finanziamenti e spazi nei programmi del comitato di revisione. I fattori che, in questo lungo processo, avrebbero causato un ritardo nell’approvazione sono stati tutti eliminati quando si è deciso di dare priorità a terapie e vaccini COVID-19. Di conseguenza è stato possibile fornire alla popolazione dei vaccini a mRNA sicuri in un lasso di tempo più breve del solito. La scienza di fatto non ha adottato alcuna scorciatoia: gli studi sulla sicurezza e sull’efficacia sia per Pfizer che per Moderna sono stati enormi e avevano tutte le carte in regola per supportare le conclusioni addotte.

In secondo luogo, la tecnologia dell’mRNA non è nuova. Questa tecnologia è stata studiata e adottata come possibile agente terapeutico sin dagli anni ‘70 e diverse aziende farmaceutiche hanno lavorato con essa nel campo delle terapie anti-tumorali dalla fine degli anni ‘90. La possibilità di applicare con successo tale tecnologia all’ambito medico-vaccinale è stata limitata da tecnicismi riguardanti la rapidità con cui le molecole di mRNA si degradavano nel corpo. Questa caratteristica dell’mRNA dovrebbe rassicurare chiunque sia preoccupato per la sicurezza a lungo termine dei vaccini a mRNA. Questi ultimi sono in seguito divenuti realizzabili grazie alla scoperta relativa all’uso di alcune particelle lipidiche (grassi) come agenti di rilascio e stabilizzanti. I vaccini COVID-19 Pfizer e Moderna utilizzano l’mRNA per istruire i nostri corpi su come produrre le proteine ​​spike del virus. Tali proteine ​​si trovano sulla superficie di quest’ultimo e lo aiutano ad entrare nelle cellule per poi infettarle. Sono anche la parte che causa la reazione del nostro sistema immunitario. Il vaccino a mRNA contiene le istruzioni per questo tipo molto specifico di proteina e, poiché è solo una piccola parte del virus, non vi è alcun rischio di infezione reale. L’mRNA viene degradato una volta che ha fornito le sue istruzioni: non può replicarsi da solo perché non abbiamo lo specifico DNA per produrne di più. La proteina non può replicarsi da sola una volta che l’mRNA è sparito. E anch’essa scomparirà, una volta che il sistema immunitario imparerà a riconoscerla e ad eliminarla.

In terzo luogo, nella storia della scienza dei vaccini, dopo le prime otto settimane di utilizzo degli stessi nella popolazione generale, non sono più stati rilevati effetti collaterali. Quando il vaccino contro la polio è stato sviluppato per la prima volta negli anni ‘50, ci sono stati rari casi di paralisi che si sono verificati entro 4 settimane in alcuni individui che avevano ricevuto il vaccino orale con virus vivo e attenuato (che non è più utilizzato negli Stati Uniti). Il vaccino contro la febbre gialla ha alcuni effetti collaterali molto rari (gonfiore del tronco cerebrale nei bambini piccoli, insufficienza d’organo negli individui più anziani) che possono verificarsi entro una settimana dalla vaccinazione. Il vaccino antinfluenzale è raramente associato alla sindrome di Guillain-Barre, che può svilupparsi entro otto settimane dalla vaccinazione2.

Dovrebbe essere rassicurante il fatto che ci stiamo avvicinando a un anno di distribuzione globale di questi vaccini COVID a miliardi di individui senza che siano emersi effetti negativi a lungo termine. È vero che c’è stato un rischio molto piccolo di miocardite, o infiammazione del muscolo cardiaco, a seguito della somministrazione dei vaccini COVID sia Moderna che Pfizer. Tuttavia, tale rischio, identificato entro le prime settimane della distribuzione su larga scala, si verifica entro pochi giorni dalla somministrazione del vaccino, è lieve e si risolve autonomamente (senza specifici trattamenti ndr.). Inoltre, la probabilità di insorgenza rimane inferiore al rischio di miocardite provocata da un’effettiva infezione di COVID-193.

Non c’è motivo fisiopatologico o storico per credere che un nuovo effetto collaterale mai visto in precedenza con uno dei vaccini COVID-19 a mRNA si manifesterà improvvisamente mesi o anni dopo che è stato somministrato.

Per quanto riguarda la pretesa che questi vaccini rappresentino farmaci sperimentali non ancora approvati dalle agenzie di regolamentazione, è semplicemente errato affermare che il vaccino Pfizer distribuito negli Stati Uniti (BNT162bs) sia diverso dal vaccino Pfizer a cui è stata concessa la completa approvazione della FDA e distribuito in Europa (Comirnaty). Pfizer Comirnaty e Pfizer BNT162bs sono biologicamente e chimicamente uguali. Il fatto che si chiamino in modi diversi in America e in Europa è semplicemente una distinzione di carattere legale4.

Terapie alternative

Penso sia evidente che esistano cure mediche senza effetti collaterali negativi, anche se sono state sistematicamente boicottate dalle Istituzioni Sanitarie – OMS, CDC, EMA – e dai media mainstream … Altre cure di recente sviluppo sono assolutamente efficaci, poco costose, e non comportano alcun pericolo per chi le riceve: è il caso del trattamento al plasma studiato e impiegato con grande successo dal medico italiano Giuseppe De Donno”.

La Sua lettera afferma che “esistono trattamenti efficaci che curano i pazienti…”. Anche se tutti desidereremmo che fosse così, semplicemente non è vero. Ci sono protocolli di trattamento sviluppati negli ultimi 19 mesi che migliorano i risultati, ciononostante nessuno di questi fa quanto Lei afferma in questa lettera. Per fare un esempio, ci sono considerevoli prove aneddotiche che suggeriscono i benefici dell’idrossiclorochina e dell’Ivermectina, ma non ci sono studi scientifici rigorosi su larga scala a sostegno del loro uso. Il tipo di studi che si prende in considerazione per trarre conclusioni è importante. Esistono standard classificati per le prove; il gold standard è lo studio controllato randomizzato.

Il “trattamento al plasma” sostenuto dal dott. Giuseppe De Donno sembrava promettente per un certo periodo, e un articolo del New England Journal of Medicine nel febbraio di quest’anno ha suggerito che valesse la pena esaminarlo5, ma nel giro di pochi mesi una meta-analisi (che combina i dati di diversi ampi studi) pubblicata da Cochrane ha concluso che per le malattie da grado moderato a grave non vi era alcun beneficio mentre per la malattia lieve o senza sintomi il beneficio era incerto6.

L’idrossiclorochina e l’Ivermectina non vengono “sistematicamente boicottate” dall’OMS o dal CDC. Entrambe le organizzazioni hanno addotto delle forti raccomandazioni contro l’uso di tali farmaci in pazienti con infezione acuta da COVID-19 perché non ci sono prove che essi funzionino nel ridurre la mortalità o la durata del ricovero. L’idrossiclorochina, ad esempio, è stata esaminata nello studio RECOVERY, uno studio controllato randomizzato; i risultati di quello studio non solo non hanno mostrato una diminuzione della mortalità, ma hanno addirittura evidenziato un aumento della durata della degenza ospedaliera, dell’intubazione/ventilazione nonché la morte dei pazienti che hanno ricevuto il farmaco7.

Quel particolare studio ha coinvolto i pazienti ospedalizzati più gravemente malati, ma un altro studio ha esaminato l’uso dell’idrossiclorochina in individui positivi al COVID-19 asintomatici o abbastanza sani da rimanere a casa. I risultati non hanno mostrato alcun beneficio nella clearance virologica (eliminazione del virus ndr.) o nel tempo di miglioramento dello stato clinico8.

Per quanto emotivamente convincenti possano essere le prove aneddotiche, le organizzazioni sanitarie nazionali e globali non possono formulare raccomandazioni su terapie mediche basandosi su storie personali di chi è risultato positivo; che la madre o il prozio di qualcuno si sia ripreso dal COVID-19 durante l’assunzione di idrossiclorochina deve essere semplicemente inteso come una coincidenza rispetto a studi controllati randomizzati che coinvolgono quasi 5000 pazienti. È per questo motivo che, nel giugno del 2020, la FDA ha revocato la sua autorizzazione all’uso d’emergenza per l’idrossiclorochina come trattamento per l’infezione acuta da COVID-19.

I risultati dell’Ivermectina sono altrettanto poco convincenti. L’Ivermectina è un medicinale altamente efficace in alcuni tipi di infezioni parassitarie. Ma numerosi studi individuali e diverse meta-analisi non hanno mostrato alcun beneficio consistente nell’uso di questo farmaco per il trattamento o per la prevenzione dell’infezione da COVID-19. Forse il dato più convincente è che un’ampia meta-analisi, pubblicata nel luglio 2021, è stata ritirata dagli stessi autori un mese dopo in seguito ai reclami su un significativo utilizzo di dati fraudolenti che hanno minato le conclusioni del documento originale9.

Alcuni operatori sanitari continuano ad esprimere il proprio disappunto per il fatto che i loro sistemi ospedalieri stiano limitando l’uso di Ivermectina per i pazienti COVID-19 al di fuori degli studi clinici in corso, ma ciò non dovrebbe essere interpretato come se le agenzie governative stessero cospirando per impedire ai malati di ricevere le medicine necessarie. Significa semplicemente che le prove disponibili non supportano l’uso di questo farmaco per il trattamento di questa particolare malattia in questo momento.

Definizione di Vaccino

La Congregazione per la Dottrina della Fede, pur non esprimendo il proprio parere sull’efficacia e la sicurezza dei cosiddetti vaccini, li definisce tuttavia “vaccini”, dando per scontato che effettivamente forniscano immunità e proteggano le persone da contagi attivi e passivi … Un recente studio conferma che il siero genico può causare forme di immunodeficienza acquisita in chi lo riceve. Pertanto, i farmaci che vengono chiamati “vaccini” non rientrano nella definizione ufficiale di vaccino a cui presumibilmente si riferisce la Nota del CDF… Questa definizione è stata recentemente modificata dall’OMS, perché altrimenti non avrebbe potuto includere i farmaci anti-Covid, che non inducono la produzione di anticorpi protettivi e non conferiscono una resistenza specifica contro la malattia infettiva SarsCoV-2…”

Qui si sta insinuando che i vaccini Moderna e Pfizer COVID-19 non forniscano immunità o riducano il rischio di diffusione della malattia. Eppure è proprio quello che fanno. I risultati degli studi iniziali Moderna e Pfizer (entrambi studi randomizzati controllati che hanno coinvolto 30-40.000 persone) hanno mostrato una notevole efficacia nella prevenzione della malattia da COVID-19: 95% per Pfizer10 e 94.1%11 per Moderna nelle pubblicazioni degli studi di fase III. Attualmente sappiamo che i vaccini Pfizer e Moderna hanno un’efficacia leggermente inferiore contro la variante delta12, ma anche se tale variante è aumentata in tutto il mondo, i ricoveri e i decessi sono stati notevolmente più alti tra gli individui non vaccinati13. Quanto durino la risposta anticorpale indotta dal vaccino e la successiva protezione immunologica è materia di studio in corso, ma lo stesso vale per la risposta immunologica all’infezione naturale da COVID-19.

L’uso del termine “immunità” è ciò di cui si sta discutendo. La definizione CDC/OMS di “vaccino” è cambiata all’inizio di settembre 2021 da farmaco che fornisce “immunità” a uno che fornisce “protezione”. La ragione di ciò risiede nel fatto che stava diventando sempre più evidente la differenza tra l’utilizzo colloquiale del termine “immunità” e quello scientifico. Quindi, mentre in campo medico si usa il termine “immunità” per riferirsi all’attivazione del sistema immunitario al fine di combattere un’infezione a vari livelli, il pubblico in generale interpretava “immunità” come zero possibilità di infezione (ciò che la medicina chiama immunità sterilizzante, qualcosa che pochissimi vaccini effettivamente realizzano). Il vaccino Pfizer COVID-19 non fornisce un’immunità sterilizzante, ma sicuramente attiva il sistema immunitario per combattere il virus al momento dell’esposizione, fornendo così “protezione”. Il cambiamento del termine, quindi, pur fornendo un’esca per coloro che cercano di screditare il vaccino e i suoi sostenitori, non ha inficiato sui dati a sostegno della sua efficacia14.

L’affermazione che gli individui vaccinati “possono essere infettati e infettare gli altri più facilmente dei non vaccinati” non ha alcun fondamento scientifico. Gli individui non vaccinati hanno una probabilità 6.1 volte più alta di contrarre il COVID-19 rispetto alle loro controparti vaccinate15. E sebbene gli individui vaccinati possano ancora diffondere il virus COVID-19 ad altri, ci sono buoni dati per dimostrare che i livelli di virus nelle cavità nasali sono più bassi e diminuiscono più velocemente nelle persone vaccinate rispetto ai non vaccinati16.

Suggerire che aver ricevuto il vaccino aumenti il ​​rischio di trasmissione ad altri, quindi, è illogico: se un individuo vaccinato ha meno probabilità di contrarre il COVID-19 e ha una carica virale nasale minore per un periodo di tempo più breve, non è matematicamente o biologicamente possibile che i vaccinati diffondano il virus più velocemente. I riferimenti forniti nella Sua lettera non supportano in realtà le affermazioni fatte, ma sono invece collegamenti a un video clip infondato e ad un articolo di LifeSite News, entrambi i quali documentano semplicemente le opinioni di singole persone sull’efficacia del vaccino senza offrire a tali opinioni alcun supporto statistico.

Inoltre, non riesco a trovare prove a sostegno dell’affermazione che i vaccini a mRNA COVID-19 inducano l’AIDS (Sindrome da Immunodeficienza Acquisita). Si possono, ovviamente, portare alla luce articoli o feed di Twitter che affermano qualsiasi cosa, e la nota a piè di pagina per questa affermazione è quella di un post su Twitter da un sito web ovviamente anti-vaccinista; l’articolo riassunto nel tweet è pieno di affermazioni infondate come il fatto che, a quanto pare, individui di età compresa tra 40 e 49 anni perderanno la funzionalità dell’intero sistema immunitario entro 9 settimane dal vaccino COVID. Se questo fosse vero, io e molti dei miei colleghi potremmo essere considerati anomalie scientifiche miracolose, essendo sopravvissuti per oltre sei mesi senza un sistema immunitario funzionante!

La Sua preoccupazione circa gli effetti dei vaccini a mRNA COVID-19 può anche essere alleviata chiarendo la differenza tra il meccanismo d’azione dei vaccini Pfizer/Moderna (mRNA) e quello di altri vaccini che utilizzano vettori ad adenovirus. Inizialmente, c’era una preoccupazione teorica sollevata nello sviluppo del vaccino COVID perché l’uso di un particolare vettore ad adenovirus in precedenti studi sul vaccino contro l’HIV condotti anni fa aveva aumentato il rischio di contrarre l’HIV per un individuo precedentemente esposto all’HIV. Tuttavia, (1) questo non ha nulla a che fare con il COVID, (2) non ha nulla a che vedere con i vaccini a mRNA e (3) è comunque necessario esporsi all’HIV per contrarre l’HIV. In sintesi, non esiste un modo plausibile in cui un vaccino a mRNA COVID possa generare l’AIDS17.

Rischi e benefici dei vaccini

Limitandosi alla sola valutazione circa la moralità dell’uso dei vaccini, la Congregazione per la Dottrina della Fede non tiene conto della proporzionalità tra i presunti benefici del siero genico e gli effetti collaterali a breve e lungo termine … In tutto il mondo, il numero di morti e gravi patologie a seguito della vaccinazione sta aumentando esponenzialmente: in soli nove mesi questi vaccini hanno causato più morti di tutti i vaccini degli ultimi trent’anni”.

Va da sé che qualsiasi intervento medico deve essere analizzato in termini di potenziali rischi e benefici prima di essere approvato per l’uso; questo è vero in modo particolare per i vaccini, poiché sono (tipicamente) somministrati a individui sani al fine di prevenire possibili danni futuri, piuttosto che a persone già malate e che necessitano di cure per la loro malattia. La necessità di dati convincenti sulla sicurezza e sull’efficacia dei vaccini è proprio il motivo per cui i prodotti farmacologici vanno incontro ad una serie di studi ben definiti prima di ricevere l’approvazione per un uso diffuso: gli studi di Fase I si limitano a guardare al profilo di sicurezza del nuovo farmaco. Se i risultati della Fase I sono accettabili, gli studi di Fase II iniziano a valutare l’efficacia in una popolazione mirata. È solo dopo che queste due fasi sono state completate con successo che viene avviato uno studio di Fase III: questi sono gli studi su larga scala che cercano di confermare sia la sicurezza che l’efficacia nella popolazione prevista per la ricezione del nuovo medicinale. Come accennato in precedenza, ci sono vari gradi di forza statistica per i dati provenienti da studi di Fase III basati sulla progettazione dello studio. Grandi studi randomizzati e controllati con placebo, come gli studi condotti per i vaccini a mRNA, hanno il maggior peso statistico.

La critica che la CDF non abbia considerato il rapporto rischio/beneficio di questi vaccini prima di emettere la sua Nota è infondata. Quest’ultima concentra la propria attenzione sulla questione riguardante la somministrazione di vaccini che abbiano qualche connessione con linee cellulari fetali (che affronterò più ampiamente nella prossima sezione) e sottolinea correttamente che una valutazione dei dati a sostegno della sicurezza e dell’efficacia è al di fuori della competenza della CDF.

I riferimenti in questa sezione della Sua lettera sono decisamente sospetti. Infovax è un sito italiano di propaganda anti-vaccinista. E affermazioni come “più persone muoiono per il vaccino COVID che per il COVID stesso” dovrebbero essere supportate da qualcosa di più che un riferimento ad un post su Twitter. Ma il cuore di questa sezione è l’affermazione che in nove mesi questi vaccini avrebbero causato più morti che in trent’anni di altri vaccini: questo è un classico esempio di uso improprio dei dati VAERS. VAERS (Vaccine Adverse Event Reporting System) accetta l’input di dati da chiunque. Se qualcuno crede di avere una reazione vaccinale negativa, può inserirla nel VAERS (es. ho ricevuto il vaccino antinfluenzale lunedì e mi fa male il mignolo sinistro martedì). Il CDC, la FDA o altre agenzie di regolamentazione possono quindi cercare un “segnale” – molte persone riferiscono improvvisamente che il loro mignolo sinistro fa male? – e indagare se giustificato. Molto probabilmente si scoprirà che ad alcune persone è capitato di sbattere le dita dei piedi il giorno dopo aver ricevuto le vaccinazioni antinfluenzali (cioè, la correlazione non corrisponde alla causalità). Il dato di fatto saliente del VAERS è che non c’è modo di separare eventuale spazzatura da quelle che possono essere preoccupazioni valide prima che venga condotta un’indagine. E poiché chiunque può contribuire, non è difficile immaginare che in un’epoca di controversie sui vaccini come la nostra, molti inseriranno sciocchezze (intenzionalmente o meno) che creano falsi segnali. Le persone sono esseri mortali e le tragedie accadono. Se qualcuno è convinto che il vaccino COVID sia pericoloso e sente che il cugino di secondo grado di sua zia Trudy da parte di sua cognata è morto due settimane dopo aver ricevuto il suo vaccino COVID (non importa il fatto che il decesso sia avvenuto a seguito di un’incidente d’auto), quella persona può inserire quel cugino di secondo grado come “deceduto a seguito della vaccinazione COVID”. Quando si vaccinano milioni di individui in un breve periodo di tempo, ci saranno parecchi decessi che si verificano casualmente in stretta vicinanza temporale alla ricezione del vaccino COVID. Il vaccino non è la causa di quelle morti più di quanto bere il caffè prima di partire per il lavoro provochi l’inevitabile ingorgo mattutino; il primo evento precede solo temporalmente il secondo.

Linee cellulari fetali e cooperazione morale

Sono state recentemente rilasciate rivelazioni da parte dei dirigenti di Pfizer che mostrano che i sieri genici a mRNA contengono materiale fetale derivante da aborti non solo per la produzione del vaccino originale, ma anche per la sua replicazione e produzione su vasta scala…”.

Lo scopo della nota emessa dalla CDF era affrontare la questione sulla moralità di ricevere un vaccino COVID che avesse qualche connessione con linee cellulari fetali che potrebbero essere state ottenute da un aborto. La linea cellulare in questione, impiegata negli attuali vaccini, è la HEK293 che proviene da un aborto volontario o spontaneo (il tipo di aborto non è certo ndr.) avvenuto nel 1973. I discendenti generazionali di questa linea cellulare originale vengono capillarmente utilizzati nella ricerca farmaceutica, toccando tutto, da Tylenol e Sudafed ad antibiotici e farmaci chemioterapici. La santità della vita umana dal concepimento alla morte naturale è un assoluto nell’insegnamento morale cattolico, e quindi tutti i cattolici devono adottare misure ragionevoli per evitare la cooperazione con il male dell’aborto e dovrebbero incoraggiare mezzi alternativi di sperimentazione e sviluppo del farmaco. Ciò detto, la questione circa la moralità della ricezione dei vaccini Pfizer o Moderna COVID-19 nel contesto di una devastante pandemia è stata costantemente descritta, da teologi ortodossi di eccellente reputazione, come un esempio di cooperazione materiale passiva e come tale, è una decisione moralmente lecita.

L’affermazione circa il fatto che una delatrice della Pfizer abbia rilasciato e-mail “scioccanti”, le quali mostrerebbero come il vaccino Pfizer COVID contenga effettivamente cellule fetali è preoccupante perché, se fosse vero, potrebbe potenzialmente cambiare il giudizio morale circa la ricezione di questi vaccini. Tuttavia, la delatrice di fatto non fa mai tale affermazione, né l’affermazione è vera. Quello che lei dice è di aver trovato e-mail interne da dipendenti Pfizer i quali discutevano delle preoccupazioni etiche di alcuni per il fatto che il vaccino avesse una connessione remota con linee cellulari fetali. Le e-mail confermano ciò che è noto da oltre un anno: il vaccino Pfizer COVID-19 non contiene cellule fetali. La linea cellulare HEK293 è stata utilizzata nei test di laboratorio per determinare se l’mRNA proposto potesse effettivamente indurre la produzione di anticorpi contro la proteina spike. La costante fabbricazione o produzione del vaccino Pfizer COVID-19 attualmente in distribuzione non richiede né utilizza linee cellulari fetali18.

Donne incinte e allattamento dei neonati

Un altro aspetto da considerare è il concreto pericolo di gravi effetti collaterali sulle madri in gravidanza e ancor più gravi sui neonati: negli Stati Uniti ci sono stati 675 aborti spontanei in madri vaccinate e nel Regno Unito sono morti 521 lattanti…”

Le donne incinte e i bambini non sono stati inclusi negli studi originali di Fase III dei vaccini COVID-19 Moderna o Pfizer. Questo non solo non è sorprendente; c’è da aspettarselo. La ricerca medica che coinvolge queste due popolazioni è sempre in ritardo rispetto ad altre perché è intrinsecamente più rischioso testare un nuovo prodotto su una donna incinta o su un bambino piuttosto che su un adulto sano (non gravido). In effetti, molti dei farmaci abitualmente utilizzati nelle donne in gravidanza e nei bambini non sono mai stati studiati in modo specifico in quelle popolazioni: questo tipo di utilizzo è chiamato uso “off-label”. Esempi di farmaci che vengono utilizzati in questo modo nei bambini includono numerosi antibiotici, farmaci antidolorifici e antiepilettici19.

Elenchi simili possono essere stilati per i farmaci che le donne potrebbero assumere durante la gravidanza. Tuttavia, poiché è diventato più chiaro che l’infezione da COVID-19 durante la gravidanza ha aumentato il rischio di esiti negativi (sia per la madre che per il bambino20), c’è stato un maggiore interesse nel somministrare vaccini COVID-19 alle donne in gravidanza anche se non erano stati specificamente studiati su quella popolazione. L’iniziale rassicurazione circa la sicurezza di ricezione del vaccino durante la gravidanza è dovuta al fatto che, pur non facendo parte del progetto di studio, 57 donne hanno scoperto di essere incinte durante gli studi di Fase III per la combinazione di Pfizer, Moderna e Johnson&Johnson. Non c’era alcuna differenza nei tassi di aborto spontaneo o nel corso della gravidanza tra le donne nel gruppo di controllo rispetto alle donne che hanno ricevuto il vaccino21.

Questo piccolo studio non intenzionale è stato ora replicato in uno studio osservazionale più ampio e nuovamente non è emersa alcuna differenza nel rischio di aborto spontaneo tra chi ha ricevuto il vaccino durante la gravidanza e chi no22. Negli ultimi 9-10 mesi da quando i vaccini COVID-19 a mRNA sono diventati disponibili, centinaia di migliaia di donne in gravidanza si sono vaccinate e i sistemi di monitoraggio dei dati di sicurezza non hanno rilevato alcun aumento del rischio per queste donne o per i nascituri23.

I numeri forniti nella Sua lettera su aborto spontaneo e morte infantile sono privi di significato senza un gruppo di controllo. Ci sono sicuramente donne che hanno ricevuto il vaccino COVID e poi hanno subito un aborto spontaneo. Questo è tragico, ma l’unica domanda rilevante per questa discussione è se tale evento si verifichi con un tasso più elevato nelle donne vaccinate rispetto a quelle non vaccinate. L’aborto spontaneo è molto, molto comune. Se milioni di donne vengono vaccinate, ci saranno donne che sperimenteranno questo evento dopo la vaccinazione (di nuovo, la correlazione non corrisponde alla causalità). Lo stesso discorso può essere fatto per i neonati in fase di allattamento. Quando i bambini muoiono è sempre straziante. Senza però fare riferimento ai tassi naturali di aborto spontaneo o morte infantile, semplicemente non è possibile trarre conclusioni significative24.

Componenti del vaccino

Vorrei farvi notare che i componenti dei sieri genici sono ancora nascosti come segreti commerciali… La presenza di grafene nelle dosi che sono state somministrate… suggerisce che l’uso forzato dei cosiddetti vaccini – insieme al sistematico boicottaggio dei trattamenti esistenti di comprovata efficacia – ha lo scopo di rintracciare tutti gli esseri umani vaccinati in tutto il mondo, che saranno o sono già collegati all’Internet of Things tramite un collegamento quantistico di frequenze a microonde pulsate di 2,4 GHz o superiori dalle torri cellulari e dai satelliti… l’Unione Europea ha scelto due progetti dedicati all’innovazione tecnologica come vincitori di un concorso: “The Human Brain” e “Graphene”. Questi due progetti riceveranno un finanziamento di un miliardo di euro ciascuno nei prossimi dieci anni”.

Gli ingredienti del vaccino non sono segreti commerciali. Sono pubblicati e prontamente disponibili per chiunque voglia conoscerli25.

Rispetto alla maggior parte degli altri vaccini, in questi vaccini a mRNA ci sono relativamente pochi componenti. E sebbene alcuni di essi possano sembrare preoccupanti (4-idrossibutile o fosfato di potassio monobasico), è importante ricordare che alla base della vita ci sono sostanze chimiche. Molti prodotti che consumiamo ogni giorno suonano molto diversi se descritti con i loro nomi chimici: “Il ragazzo ha bevuto ossido di diidrogeno perché aveva mangiato troppo cloruro di sodio” rispetto a “Il ragazzo ha bevuto acqua perché aveva mangiato troppo sale”.

L’affermazione che il vaccino Pfizer COVID19 contenga grafene e che quindi il vaccino venga utilizzato per tracciare gli individui vaccinati utilizzando le frequenze di impulso dalle torri cellulari, sfida qualsiasi ragionevole pensiero. La grafite è un tipo di carbonio naturale che si trova in alcuni tipi di roccia. L’ossido di grafene è una forma di carbonio prodotta artificialmente che viene esaminata per potenziali proprietà antibatteriche e antivirali, tra gli altri usi26. Sebbene ci siano primi studi che esaminano la sua potenziale utilità nella scienza dei vaccini (nessuno di questi studi ha raggiunto sperimentazioni su soggetti umani), non è un ingrediente in nessuno dei vaccini COVID-19 disponibili. Affermazioni del contrario sono state già largamente smentite27 e il fatto che questa voce continui a circolare è la prova di quanto sia facile diffondere disinformazione con parvenze scientifiche su Internet. Anche il fatto che l’Unione Europea finanzi o meno la ricerca futura sul grafene è irrilevante per la discussione sul COVID-19, poiché ci sono molte potenziali applicazioni per il suo utilizzo oltre alle terapie mediche, tra cui l’accumulo di energia, la resistenza meccanica e la conduzione del calore28.

Conclusione

I cattolici di tutto il mondo ricercano la voce dell’autorità per esser guidati sulle questioni morali e nel contesto della pandemia di COVID-19. La Chiesa Cattolica ha una lunga tradizione di leadership nella scienza medica. Da Gregor Mendel a Santa Gianna Beretta Molla, scienziati e medici cattolici hanno dimostrato che un’assistenza sanitaria efficace e fedele deve abbracciare un metodo scientifico rigoroso e non aver paura di ciò che deriverà da una ricerca ben strutturata ed eseguita. Chi parla della pandemia di COVID-19 e dei vaccini a mRNA deve seguire questo esempio. La nostra è una fede che non dovrebbe mai rifuggire dalla scoperta scientifica, poiché tutte le verità sul nostro corpo e sulla nostra salute possono avvicinarci proprio a quel Dio che ci ha creati.

Ci sono molte ragioni che destano preoccupazioni sulle modalità con cui i funzionari pubblici e i leader governativi di tutto il mondo hanno affrontato la pandemia di COVID-19. Le persone moralmente serie dovrebbero continuare a vigilare su ciò che sfida l’autentica libertà umana. I cattolici non hanno motivo, tuttavia, di temere la sicurezza, l’efficacia o la moralità dei vaccini COVID a mRNA. Questi vaccini dovrebbero fungere da esempio di come professionisti medici dedicati possono usare i talenti loro dati da Dio per aiutare a porre fine all’immensa sofferenza causata da questo virus. (Gwyneth A. Spaeder, M.D., laureata all’Università di Dallas e alla Johns Hopkins University School of Medicine, è un pediatra che pratica a Raleigh, nella Carolina del Nord)

1 L’eccezione a questo riguarda gli enzimi della trascrittasi inversa (come quelli contenuti nell’HIV, un retrovirus) ma decisamente non sono presenti nei vaccini mRNA.

2 Experts Confident About COVID Vaccines’ Long-Term Safety | MedPage Today

3 Risk of Myocarditis from COVID-19 Infection in People Under Age 20: A Population-Based Analysis – PubMed (nih.gov)

4 You asked, we answered: Are Pfizer’s Comirnaty and BioNTech COVID-19 vaccines the same or different? | Nebraska Medicine Omaha, NE

5 Early High-Titer Plasma Therapy to Prevent Severe Covid-19 in Older Adults | NEJM

6 Convalescent plasma or hyperimmune immunoglobulin for people with COVID‐19: a living systematic review – Piechotta, V – 2021 | Cochrane Library

7 No clinical benefit from use of hydroxychloroquine in hospitalised patients with COVID-19 — RECOVERY Trial

8 Hydroxychloroquine for Early Treatment of Adults with Mild Covid-19: A Randomized-Controlled Trial – PubMed (nih.gov)

9 The lesson of ivermectin: meta-analyses based on summary data alone are inherently unreliable | Nature Medicine

10 Safety and Efficacy of the BNT162b2 mRNA Covid-19 Vaccine | NEJM

11 Efficacy and Safety of the mRNA-1273 SARS-CoV-2 Vaccine | NEJM

12 Effectiveness of Covid-19 Vaccines against the B.1.617.2 (Delta) Variant | NEJM

13 COVID-19 Cases and Deaths by Vaccination Status (texas.gov)

14 The newest coronavirus vaccine conspiracy theory – The Washington Post

15 CDC COVID Data Tracker

16 (COVID vaccines cut the risk of transmitting Delta — but not for long (nature.com)) Quando si esaminano i dati relativi a questa domanda, è importante ricordare che esiste una differenza tra il ceppo alfa e il ceppodelta di COVID-19, in modo tale che i benefici del vaccino per quanto riguarda la trasmissione della variante delta sono meno robusti di quanto non fossero per l’alfa, ma comunque di gran lunga superiori rispetto a nessuna protezione vaccinale.

17 Researchers Warn of Heightened Risk of HIV With Certain COVID-19 Vaccines (ajmc.com)

18 COVID-19_Vaccine_Fetal_Cell_Handout.pdf; (Does the Pfizer/BioNTech Vaccine Contained Aborted Fetal Cells? – by Alec Dent – The Dispatch Fact Check

19 Off-Label Medication use in Children, More Common than We Think: A Systematic Review of the Literature (nih.gov)

20 Le donne in gravidanza con infezione da COVID-19 hanno un tasso più elevato di ricovero in terapia intensiva e ventilazione meccanica rispetto alle donne non gravide con COVID-19. Per di più, hanno anche maggiori probabilità di morire o di far ricoverare i loro neonati in terapia intensiva neonatale rispetto alle donne in gravidanza senza COVID-19. Clinical manifestations, risk factors, and maternal and perinatal outcomes of coronavirus disease 2019 in pregnancy: living systematic review and meta-analysis – PubMed (nih.gov)

21 Are COVID-19 vaccines safe in pregnancy? (nih.gov)

22 On Preliminary Findings of mRNA Covid-19 Vaccine Safety in Pregnant Persons | NEJM

23 COVID-19 Vaccines While Pregnant or Breastfeeding (cdc.gov)

24 What we know about Covid-19 vaccines and miscarriages – Full Fact

25 Safety Info | Pfizer-BioNTech COVID-19 Vaccine Info for Recipients & Caregivers (comirnaty.com)

26 Graphene is not a Covid-19 vaccine ingredient, nor is it found in beach sand | Fact Check (afp.com)

27 Pfizer-BioNTech Covid-19 vaccine does not contain dangerous ingredient | Fact Check (afp.com)

28 Graphene applications: what is graphene used for? | Graphene-Info

Fonte: https://www.corrispondenzaromana.it/una-risposta-alla-lettera-dellarcivescovo-carlo-maria-vigano-del-23-ottobre-2021-ai-vescovi-cattolici-degli-stati-uniti/

FLASH – J.K. Rowling critica la polizia scozzese per aver registrato come donne degli stupratori trans

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Segnalazione ProVita 

J.K. Rowling, la nota scrittrice della saga di Harry Potter, è ormai da anni sotto attacco da parte degli attivisti transgender per il semplice fatto di aver difeso il sesso biologico. Nonostante gli insulti e le minacce di morte, la scrittrice ha deciso di rimanere coerente con le sue giuste convinzioni, denunciando le ingiustizie causate dall’applicazione dei principi dell’ideologia transgender.

“La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza. L’individuo dotato di pene che ti ha violentato è una donna”, ha twittato sardonicamente la Rowling il 12 dicembre scorso. Il suo tweet era accompagnato da un link a un articolo del Times, che osservava che la polizia scozzese “è stata criticata per aver affermato che registrerà stupri da parte di delinquenti con genitali maschili come commessi da una donna se l’aggressore “si identifica come una donna”.

Nel Regno Unito, solo la penetrazione con i genitali soddisfa la definizione legale di stupro, mentre la penetrazione con oggetti o parti del corpo diverse dai genitali è perseguita come “aggressione sessuale per penetrazione”. Ciò significava tradizionalmente che solo gli uomini potevano essere perseguiti e condannati per stupro nel Regno Unito.

Gli attivisti per i diritti delle donne hanno a lungo sottolineato che i cambiamenti nella definizione legale di chi può essere considerata una donna hanno avuto un impatto significativo sui dati sulla criminalità nel Regno Unito, con “436 stupratori maschi dichiarati donne […] tra il 2012 e il 2018”. Ciò indicherebbe che 436 stupratori maschi che dichiarano un’identità femminile sono stati registrati come donne in quel periodo.

Naturalmente anche questo tweet ha creato un’ondata d’indignazione nella community trans, con molti che prendono posizione per gli stupratori accusando l’autrice di “transfobia”.

FonteWomen are Human

https://www.provitaefamiglia.it/blog/flash-jk-rowling-critica-la-polizia-scozzese-per-aver-registrato-come-donne-degli-stupratori-trans

Distruzione immobiliare: la UE fa parziale marcia indietro e scarica la patata bollente agli stati

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L’Unione Europea ha fatto una parziale retromarcia sulla casa: il divieto di vendita e di locazione degli immobili non in classe A o B scatterà dal 2030, ma solo per gli immobili nuovi, secondo le bozze della proposta che sarà presentata dalla commissione solo oggi.

Un  bel passo indietro rispetto alle prime proposte, volute dai verdi, che parlavano di un divieto esteso a tutti gli immobili civili, e che avrebbe messo praticamente fuori legge nove milioni d’immobili italiani, o 80% del nostro patrimonio immobiliare. Pare che si parli di un fondo ad hoc da 150 miliardi, per tutta la UE per facilitare la ristrutturazione degli immobili, ma non facciamoci troppe illusioni: a noi ne spetterà una parte secondaria e, comunque, sono sempre soldi nostri che provengono dalle nostre tasche.

Intanto comunque c’è un fortissimo incentivo, pagato dalle nostre tasche, alla ristrutturazione immobiliare con finalità energetica: gli enormi prezzi del gas naturale da riscaldamento che si portano dietro enormi costi di elettricità,

Una crescita del prezzo di ben oltre sette volte rispetto allo scorso gennaio. Non si tratta di un evento causale, ma provocato e voluto, e per capirlo basta confrontare i prezzi USA

La crisi energetica europea è provocata da:

  • mancati investimenti nelle fonti fossili tradizioni,
  • il forzato accelerato spostamento dal carbone, senza avere un’alternativa adeguata;
  • l’utilizzo di fonti “Green”, eolico etc, senza un’adeguata infrastruttura di accumulo, che mette il prezzo dell’energia nelle mani del vento, letteralmente;
  • lo scontro con la Russia e la mancata omologazione del Nord Stream 2, che lascia il prezzo del gas in balia delle notizie quotidiane di politica estera.

Quindi state già tutti pagando una pesante tassa europea sull’immobile, mascherata da bolletta della luce e del gas. Il governo fornisce solo dei pannicelli caldi, perché il sistema di  calcolo dei prezzi dell’elettricità, basato sul gas naturale, non può essere modificato per non infastidire la Germania.

Per questo motivo potete si ora festeggiare, ma non troppo. State già pagando la vostra patrimoniale.

Fonte: https://scenarieconomici.it/distruzione-immobiliare-la-ue-fa-parziale-marcia-indietro-e-scarica-la-patata-bollente-agli-stati/

Antidoti contro la transizione ideologica

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI per InFormazione Cattolica https://www.informazionecattolica.it/2021/12/20/antidoti-contro-la-transizione-ideologica/

di Matteo Castagna

Viviamo i tempi dell’ apostasia di massa, pertanto la conseguenza diretta è il caos. La pandemia ha il merito di aver portato alla luce buona parte del sommerso, non solo sul piano religioso, ma anche politico, sociale, economico. Tutto diviene un’opinione, quindi tutto diventa relativo, fino a far morire addirittura il buon senso comune. Si sente tanto parlare di “transizione ecologica”, sebbene pochi sappiano cosa significhi nella pratica, a parte i rincari sulle bollette e sui carburanti.
Sembrerebbe di esser di fronte ad una transizione ideologica, per cui, ucciso Dio, la religione dell’uomo è il nichilismo, mentre il contorno si chiama tecnologia, green, uguaglianza assoluta, compressione fino alla distruzione del diritto naturale, vita artificiale. Lo smarrimento e la confusione generati raccolgono, in proporzione, una minoranza di persone perché il Sistema sovversivo globale, iniziato con la Riforma luterana, è stato progressivo nel corso dei secoli, per abituare lentamente i popoli a farla finita con la Chiesa e con la filosofia, accettando implicitamente di smetterla di pensare. Obiettivo? Adeguarsi all’iniquità fino a renderla normale quotidianità senza accorgersi che si tratta di gravi iniquità. E’ il colpo da maestro del Principe di questo mondo, che, nel tempo, è riuscito pure a far chiamare bene il male e viceversa. La “nuova normalità” sarà, o forse già è, l’adattamento acritico al paradigma invertito della normalità “bene/male”: si dovrà credere che 2+2 molte volte farà 5, perché allo “Stato servile” – per dirla con Hilaire Belloc (1870 – 1953) – occorre che sia così per realizzare gli interessi della globalizzazione 2.0. E le amebe staranno mute, seguendo come pecore, ogni cattivo pastore, perché crederanno che egli agisca per il loro bene. Una moltitudine di elettroencelfalogrammi piatti non si pone più alcun interrogativo.
Gli inguaribili tomisti, che, coi liberi e seri pensatori costituiranno la minoranza di pecore nere che non si rassegneranno ad annullare il cervello o a mettere la Fede in naftalina, ricorderanno che S. Tommaso d’Aquino è un maestro per tutti, anche e, forse, soprattutto per chi non crede. La sua ventunesima Tesi aiuta a restare o a diventare Uomini. Oltre ad essere costituiti d’anima e corpo, tutti noi, in diversa e differente misura, siamo dotati di intelletto e volontà. “La volontà segue l’intelletto e non lo precede. Inoltre essa desidera necessariamente ciò che le viene presentato come il Bene assoluto. tuttavia riguardo ai beni particolari essa è libera. Perciò la scelta libera segue l’ultimo giudizio pratico, ma è la volontà che rende ultimo quel dato giudizio” (S.Th., I, q. 82-83; De Veritate, q. 22, a.5; De malo, q. 11; Summa contra Gentiles, lib. II, cap. 72). La volontà è un appetito razionale che segue la conoscenza intellettuale. La natura tende al bene, per cui l’oggetto della volontà deve rimanere il bene, anche se solo apparente, perché il male in se stesso è contro-natura. Probabilmente è per questo che la Sovversione ribalta il paradigma bene/male inscritto nell’anima umana. Intelletto e volontà devono collaborare intimamente per non cedere.  “L’intelletto sa che la volontà vuole e la volontà vuole che l’intelletto conosca” (S. Th., I, q. 82, a. 4, ad 1). San Tommaso ci insegna che il bene viene scelto dalla volontà, solo dopo che la libertà di scelta è stata stimolata dall’intelletto. Quest’ultimo offre alla volontà i principi o le conoscenze (l’esempio o il modello) per poter tendere verso qualcosa, le presenta l’essere conosciuto come buono, ma tale presentazione è solo “conditio sine qua non” affinché il bene possa attrarre la volontà. Perciò, possiamo dire, con l’Aquinate, che la volontà realizza l’uomo interamente, offrendogli il suo fine, che è il bene e la felicità. La volontà, tenderà, per questo, all’atto finale dell’intelletto, che è la beatitudine (S. Th., I-II, q.4, a.4, ad 2).
La scelta deliberata e consapevole costituisce l’atto libero con cui l’uomo accetta o respinge un determinato bene. Infine, non dimentichiamo che l’uomo che conosce, vuole e agisce deve saper educare la sensibilità e le passioni ad obbedire alla volontà, e questa all’intelletto. Cioè esattamente quello che la transizione ideologica verso il nichilismo vuole compromettere in maniera definitiva. Il diritto naturale è il primo bene da preservare, conservare e ristabilire. Chi ha già la Fede può ben comprendere le parole di Padre Reginaldo Garrigou-Lagrange (1877 – 1964), che scrisse ne “La sintesi tomistica” (Brescia, Queriniana, 1953, pag. 203): “se nego il valore dell’intelligenza retta, comprometto la bontà dell’azione libera e volontaria. La volontà deve essere educata, illuminata e rettificata dalla sana e retta intelligenza e dal giudizio speculativo vero circa il Fine ultimo. Non si può amare Dio, Sommo Bene e Vero, senza la retta conoscenza della realtà. Tuttavia, l’intelletto pratico, che sceglie i mezzi, dipende dalla buona volontà. Ognuno giudica praticamente secondo la propria tendenza: se l’inclinazione del proprio appetito sensibile o razionale è cattiva (l’ambizioso). il giudizio pratico non è retto (per me qui e adesso è bene rubare). La verità del giudizio dell’intelletto pratico dipende dalla buona volontà”. In quest’epoca in cui ci si riempie la bocca della parola “libertà”, fossilizzandosi maniacalmente sulla questione sanitaria, quasi facendola diventare parte dell’essenziale, i buoni cattolici scrivano su ogni pagina della loro agenda questa frase, sempre buona e giusta, di Cornelio Fabro (1911-1995): “L’unica libertà è la vittoria sul peccato” (Vangeli delle Domeniche, II Ed. Segni, pag. 273).

Pnrr: per Draghi è un’occasione storica, ma cosa sappiamo del Piano nazionale di ripresa e resilienza?

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DI FERDINANDO BERGAMASCHI

Pnrr: il premier Mario Draghi ha ribadito ieri che si tratta di “un’occasione storica” per il nostro Paese. “Per rendere l’industria e l’economia più innovative e sostenibili”. Sottolineando che il Piano nazionale di ripresa e resilienza rappresenta “un’opportunità straordinaria per ridurre le disuguaglianze di reddito, di genere e di generazione”; poi ha annunciato anche che nel Pnrr saranno assegnati 6 miliardi di euro per le persone con disabilità; perché in Italia sono più di tre milioni coloro che versano in queste condizioni e necessitano di un sostegno specifico. 

Draghi ha ricordato a tutti come sia necessario procedere in modo coerente ed ordinato, collaborando e programmando. Vale per Governo, enti territoriali e privati.

Vediamo allora che cosa prevede complessivamente questo enorme piano di investimenti da oltre 200 miliardi di euro. Prendendo spunto anche da un approfondimento del Corriere della Sera a cura di Paola Pica dove si ripercorrono quelle che sono le “missioni” del Pnrr e si analizzano le loro caratteristiche. Queste missioni sono 6:

  1. digitalizzazione e innovazione;
  2. rivoluzione verde e transizione ecologica;
  3. infrastrutture sostenibili;
  4. istruzione e ricerca;
  5. inclusione e coesione;
  6. salute.  

La condizione per attuare il Pnrr e quindi queste 6 missioni è che l’Italia avvii 48 riforme: alcune sono già sulla buona strada, altre fanno più fatica a costruire il consenso politico necessario per vararle. Consideriamo ora più nel dettaglio quali sono le caratteristiche di queste 6 missioni. 

Digitalizzazione e innovazione 

Per la digitalizzazione del sistema produttivo e la competitività delle imprese il Pnrr ha stanziato 24 miliardi (30 miliardi con le risorse aggiuntive). Si tratta per lo più di misure di incentivazione fiscale (crediti d’imposta) finalizzate alla promozione della trasformazione digitale dei processi produttivi e all’investimento in beni immateriali. Tra questi rientrano ricerca, sviluppo e innovazione e attività di formazione alla digitalizzazione e di sviluppo delle relative competenze. In definitiva si tratta della misura principale del Piano e si pone l’obiettivo di rafforzare il tasso di digitalizzazione, innovazione tecnologica e di internazionalizzazione delle imprese italiane. 

Rivoluzione verde e transizione ecologica

È altamente significativo che per questa missione sia impegnato il maggior numero di risorse finanziarie: ben 59,47 miliardi di euro, pari al 31% delle risorse dell’intero piano. Ecco perché è ineccepibile affermare che l’attenzione alla crisi climatica, ai modi di affrontarla, ma anche all’opportunità di trasformare il Paese in questa direzione, è prioritaria. Mettere il tema dell’ambiente al centro è questione di vitale importanza. Alla transizione ecologica è dedicata appunto la Missione numero 2 del Pnrr, rivolta a incentivare la sostenibilità sociale ed economica con interventi che coinvolgono innanzitutto aree come l’agricoltura, la gestione dei rifiuti, l’utilizzo di fonti rinnovabili e la difesa della biodiversità del territorioQuesta missione del Pnrr prevede quattro ambiti prioritari: economia circolare e agricoltura sostenibile; energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile; efficienza energetica e riqualificazione degli edifici; tutela del territorio e della risorsa idrica. 

Infrastrutture sostenibili

Sono 41,8 i miliardi assegnati al ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (Mims) per rendere entro il 2026 il sistema infrastrutturale più moderno, digitale e sostenibile. Che significa incremento della mobilità collettiva, in particolare su rotaia, compreso lo spostamento del trasporto merci da gomma a ferro. Oltre la metà delle risorse è destinata al Mezzogiorno. Quella delle infrastrutture in Italia è una vera sfida. La rete italiana infatti vede ancora aree interne completamente isolate, forti divari tra Nord e Sud, tra aree urbane e rurali e il 90% del traffico passeggeri ancora su strada, contro il 6% sulle ferrovie (in Europa la media è del 7,9%). L’obiettivo è quindi quello di rendere più moderno, accessibile a tutti ed ecologicamente sostenibile il trasporto in Italia.  

Istruzione e Ricerca

Alla quarta missione del Pnrr sono destinati 30,88 miliardi di euro dal Dispositivo per la ripresa e la resilienza (pari al 16,13% del totale dei fondi) e un miliardo dal Piano complementare. L’obiettivo alla base di ogni mossa è uno e fondamentale: rendere sempre più stretta la relazione tra la formazione e il mondo del lavoro. Il metodo del Pnrr per compiere la missione “Istruzione e ricerca” si regge su due componenti. La prima, che impiega 19,44 miliardi di euro, è il potenziamento dell’offerta dei servizi, dagli asili nido fino alle università. La seconda componente adopera risorse per 11,44 miliardi di euro e consiste nel passaggio dalla ricerca all’impresa. I suoi obiettivi prevedono di rafforzare la collaborazione tra università, enti di ricerca e aziende. 

Inclusione e coesione 

La quinta Missione del Pnrr dedicata a “Inclusione e Coesione” può contare complessivamente su uno stanziamento di 22,4 miliardi: in particolare si tratta di 19,8 miliardi derivanti dal dispositivo per la Ripresa e la Resilienza, risorse a cui si aggiungono ulteriori 2,6 miliardi garantiti dal Fondo complementare. Tra le riforme previste il piano punta su un articolato intervento dedicato all’occupazione femminile, che verrà potenziata attraverso lo sviluppo dei centri per l’impiego, gli incentivi all’imprenditorialità femminile, un nuovo sistema di certificazione della parità di genere. A rimarcare l’importanza della Missione 5 del Pnrr è stato più volte anche il premier, Mario Draghi. Il Presidente del Consiglio ha ribadito la necessità di avviare “investimenti in attività di formazione e riqualificazione dei lavoratori e l’introduzione di una riforma organica e integrata in materia di politiche attive e formazione, nonché di misure specifiche per favorire l’occupazione giovanile”. 

Salute

Infine, nel Pnrr non poteva mancare il capitolo salute. In fondo, se il Piano nazionale di ripresa e resilienza è stato concepito è proprio a causa della pandemia. Infatti, prima di ogni altra cosa, il Covid ha dimostrato quanto sia fondamentale il servizio sanitario nazionale per la sopravvivenza di tutti noi e la tenuta della società. Il Pnrr italiano prevede investimenti nella sanità per 15,63. Il primo dei due obiettivi di fondo indicati per questa missione è il miglioramento delle infrastrutture ospedaliere, adeguandole contro gli eventi sismici (interessa 116 ospedali), e rendendo l’assistenza di prossimità più diffusa su tutto il territorio per garantire cure primarie e intermedie, soprattutto alle categorie più fragili; Il secondo è l’aggiornamento tecnologico e digitale per rafforzare gli strumenti di raccolta, elaborazione e analisi dei dati. Per garantire, tra l’altro, la diffusione del Fascicolo sanitario elettronico (Fse) ed erogare livelli essenziali di assistenza (Lea) in tutto il Paese. 

DA

https://www.ilmiogiornale.net/pnrr-per-draghi-e-unoccasione-storica-ma-cosa-sappiamo-del-piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/

Covid, il dott. Paolo Gulisano: “curo in scienza e coscienza chi mi chiede aiuto”

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Di Gian Piero Bonfanti

LA “MEDICINA DEI PROTOCOLLI” NON DEVE PRENDERE IL SOPRAVVENTO SULLA MEDICINA DELLA CURA, DELLA VISITA, DELLA DIAGNOSI E DELLA TERAPIA MIRATA E PIÙ ADEGUATA

Oggi pubblichiamo un’intervista che ci è stata rilasciata dal professor Paolo Gulisano, medico epidemiologo e già docente della storia della medicina all’Università Statale di Milano. Il prof. Gulisano è stato per sedici anni presidente del Centro Aiuto alla Vita di Lecco ed inoltre collabora con diverse testate giornalistiche, oltre ad essere uno stimato scrittore e saggista.

Il covid-19 è considerata come pandemia, ma secondo i numeri e la diffusione di questo virus si può realmente considerare così?

A due anni dai suoi esordi, possiamo definire l’epidemia di Covid 19 come una pandemia, ossia una epidemia che si caratterizza per un’ampia diffusione territoriale. E’ una pandemia di tipo geriatrico, visto che l’età media delle persone decedute è di oltre 80 anni, e il numero dei casi tra le persone al di sotto dei 20 anni è basso e si tratta nella stragrande maggioranza dei casi di asintomatici o paucisintomatici. Una pandemia, sì, ma con caratteristiche abbastanza peculiari che la rendono diversa da altre situazioni di diffusione di malattie infettive.

Come sappiamo, lei si è speso molto nella cura di persone affette da covid-19. Abbiamo assistito ad una campagna mediatica e ad azioni in netto contrasto alle cure domiciliari sin dal principio. Ora però sembra che qualcosa stia cambiando e che ci sia maggior sensibilità in merito alla cura del paziente. Ci può spiegare quali sono per lei i motivi che hanno rivoluzionato i protocolli e la visione del mondo della medicina, e perché ora si sta lentamente tornando alla cura della persona?

Fin dall’inizio della pandemia è apparso chiaro che curare era possibile, che c’erano farmaci in grado di contrastare efficacemente l’azione patogenetica del virus. Basti ricordare le cure praticate a Piacenza dal professor Cavanna. Poi un altro illustre ricercatore come il professor Remuzzi dell’Istituto Mario Negri ebbe a dimostrare l’efficacia delle terapie con farmaci antiinfiammatori, ma il Governo non ha mai fatto nulla per promuovere la medicina territoriale e le cure domiciliari, che oltre a salvare migliaia di vite umane avrebbero evitato il sovraffollamento degli ospedali, causa a sua volta di altri gravi problemi. Poi si sono aggiunte associazioni di medici che praticano le cure domiciliari, che tuttavia anziché essere sostenute sono state ostacolate in vari modi. Personalmente non faccio parte di nessuna associazione, ma curo in scienza e coscienza chi mi chiede aiuto, utilizzando tutte le conoscenze di cui disponiamo. Non si tratta infatti di avere dei “protocolli”, ma – all’interno certamente di alcune linee guida di base – di curare le persone nel modo migliore tenendo conto della loro anamnesi, della loro storia sanitaria. La “medicina dei protocolli” non deve prendere il sopravvento sulla Medicina della cura, della visita, della diagnosi e della terapia mirata e più adeguata. Io tuttavia devo constatare che persiste ancora una certa mancanza di attenzione alle cure.

Ci può spiegare se allo stato attuale siamo rimasti al protocollo “tachipirina e vigile attesa”, oppure ci sono stati degli sviluppi in merito al primo soccorso?

Purtroppo questa malapratica è ancora molto diffusa. E’ incredibile che a quasi due anni dagli inizi del Covid 19 ci siano ancora dei medici che pensino che una polmonite si possa curare solo con un antipiretico. Le polmoniti sono state sempre curate con farmaci ben più importanti, come antibiotici o cortisonici. Gli sviluppi che possiamo avere in questo ambito sono relativi alle scelte personali di medici che decidono di curare in scienza e coscienza. Ma troppe volte si deve prendere atto di questa forma di assenteismo terapeutico eticamente e professionalmente gravissima.

Per lei il green pass è uno strumento utile per limitare la diffusione della pandemia oppure questo dispositivo potrebbe avere un’altra finalità?

Green pass? Cos’è? Questo termine gergale designa la cosiddetta “Certificazione verde”, un documento che non serve a contenere la diffusione del virus, anzi. I portatori di questo tipo di lasciapassare non sono certi della loro immunità, a parte le persone che si sono ammalate e sono guarite. Molti dei portatori di certificato si ammalano di Covid. Il fatto di aver fatto delle dosi di vaccino, due o anche tre, non è garanzia di immunità. Alcuni Paesi hanno riconosciuto questo dato di fatto scientifico, e hanno abbandonato (è il caso della Spagna) la politica delle certificazioni “verdi”. Un colore, questo, che in Medicina è sempre segno di mancanza di salute, di malattia. La scelta di questo colore per il certificato è stata davvero infelice, anche se è chiaro che i suoi inventori pensavano ad altri simbolismi: quello del semaforo, che se è verde ti consente di passare, oppure all’ecologismo che di questi tempi è di gran moda, e la cosiddetta emergenza ecologica è strettamente coniugata a quella sanitaria. Il certificato non è dunque uno strumento di prevenzione, ma semplicemente è una sorta di tessera sociale che serve ad esercitare un controllo capillare e coercitivo sulle persone. Uno strumento che – temo – andrà ben oltre l’epidemia da Covid.

I vaccini che sono stati utilizzati hanno fatto nascere grandi dubbi e divisione tra le persone, ci può spiegare il motivo?

Credo che molte persone siano state sorprese e allarmate dalla rapidità con cui alcuni vaccini sono stati approvati. In particolare i vaccini a mRNA che sono stati realizzati con nuove tecnologie sperimentali. Normalmente la realizzazione di un vaccino richiede 5 anni di lavoro, non 5 mesi. Questo, insieme alle notizie di molte reazione avverse, ha suscitato dubbi e preoccupazione. Per altri si è aggiunta una perplessità di tipo etico, visto l’utilizzo di cellule provenienti da bambini abortiti per la preparazione di questi vaccini. A ciò si è aggiunto il fatto che è mancata una serena discussione sui vaccini, sui rischi e sui benefici, a cui si è preferita la via dell’imposizione di fatto, della coercitività, ed infine dell’odio settario nei confronti delle persone non vaccinate, odio e intolleranza che stanno raggiungendo livelli molto preoccupanti, spaccando la società in due parti contrapposte. Un odio contro il quale dovrebbero alzarsi voci di condanna, per lo meno da agenzie morali, o dalla Chiesa stessa che spesso si è spesa in difesa di categorie come i migranti, gli omosessuali e così via, e che nei confronti delle persone non vaccinate minacciate, offese, discriminate, non spende una sola parola.

Se fosse stato al posto del ministro della salute, quale misure avrebbe attivato per contrastare la pandemia?

Avrei guardato a modelli di Paesi come la Svezia o il Giappone o la Corea del Sud che hanno contenuto efficacemente l’epidemia senza ricorrere a strumenti repressivi, ai lockdown estenuanti che hanno provocato gravi danni economici e psicologici. Il “modello italiano” ha fatto sì che il nostro Paese avesse un tasso di mortalità tra i più alti al mondo, anche se i media ufficiali lo tengono ben nascosto. Una realtà su cui riflettere .

DA

https://www.informazionecattolica.it/2021/12/14/covid-il-dott-paolo-gulisano-curo-in-scienza-e-coscienza-chi-mi-chiede-aiuto/

Povia, il Covid e Cartabellotta: quando i dottori fanno oh

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Generalmente non abbiamo molto in comune con Gramellini. Però quanto scrive sulla sua rubrica “Il Caffè” di oggi, sul Corriere della Sera, ci sembra pienamente condivisibile e, quindi, lo riproponiamo ai nostri lettori

Mai nella vita avrei immaginato di poter prendere le difese di Giuseppe Povia, il cantante ostile ai vaccini che si è ammalato di covid, fortunatamente in forma lieve. Ma non avrei mai nemmeno immaginato che un uomo di scienza come Nino Cartabellotta, autorità assoluta in materia di dati sulla pandemia, arrivasse a sbeffeggiare un malato in pubblico. Invece lo ha fatto, indirizzando a Povia la versione strafottente della sua famosa «Quando i bambini fanno oh», trasformata per l’occasione in «Finché i cretini fanno boom». Cartabellotta è il presidente della fondazione Gimbe, «Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze», ed è di tutta evidenza che credeva di essere spiritoso. Ma la questione è: si può dare del cretino a uno che sta male, anche se sta male per qualcosa di cui nega l’esistenza? Sarebbe come sbeffeggiare un pedone appena finito sotto un’automobile perché aveva sempre sostenuto che le automobili in realtà fossero delle farfalle metallizzate.

Esistono codici di opportunità che chi occupa certi ruoli dovrebbe osservare più di ogni altro e che servono a preservare la civiltà dalla rissa e a distinguere un salotto da un saloon. Non sarà un caso che lo sfottò del chirurgo abbia provocato la reazione piccata di tanti no vax, alcuni dei quali sono arrivati ad augurargli la morte. Per cui, dopo quelle di Povia spernacchiato da Cartabellotta, adesso ci tocca pure prendere le difese di Cartabellotta minacciato dai no vax. Capirete che è una vitaccia.

 

DA

https://www.corriere.it/caffe-gramellini/21_dicembre_14/quando-dottori-fanno-oh-66450b4a-5c50-11ec-bffd-a5b591fe54d1.shtml

Diventeremo tutti Homeless. E’ Greta che ce lo chiede

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DI ALFIO KRANCIC

Dunque, come noi terrapiattisti andiamo dicendo da tempo, non appena l’effetto della Pandemiah comincerà a diminuire e a passare in secondo piano, le oligarchie ci faranno entrare nella terribile emergenza climatica. I segnali già si intravedono. Una direttiva UE prevede che per il 2050 le abitazioni dovranno essere ad emissione zero. Che poi cosa significhi emissione zero solo loro lo sanno. Forse intendono dire che le case sui tetti dovranno essere munite pale eoliche oltre che dai canonici impianti fotovoltaici? Dovremo impiantare mini mulini ecologici che si metteranno in funzione quando l’acqua piovana scenderà dalle grondaie? Dovremo dotarci di cyclette-dinamo che a turno un paio di condomini per volta pedaleranno per produrre energia elettrica a costo zero e ad emissioni zero. Aldilà delle battute e dell’ironia, chi non potrà sostenere le spese per la riqualificazione energetica, secondo la direttiva UE, non potrà né vendere né affittare l’abitazione. Uno potrebbe dire: ” echisenefrega!” Eh, no! Se non potrai vendere o affittare, la tua abitazione significa che essa varrà sul mercato immobiliare ZERO! Sarai proprietario di nulla. Ma non temete, ci sarà qualche gruppo affaristico-filantropico che, in caso di bisogno, vi anticiperà due spicci in cambio della casa. Capito cosa ci/vi aspetta?! Hanno iniziato a rinchiudervi e a terrorizzarvi con la pandemiah. Hanno sequestrato il vostro corpo e quello dei vostri figli. Ora si preparano a portarvi via l’unico bene che vi è rimasto: la casa!

Correte pecore. Correte a farvi la 3a dose. Fra poco ve ne accorgerete che scherzetto le oligarchie vi stanno preparando. Ma vi sta bene. Ricordatevi cosa hanno detto i big di Davos “Non possederete niente e sarete felici!”

DA

https://alfiokrancic.com/2021/12/13/diventeremo-tutti-homeless-e-greta-che-ce-lo-chiede/

Saviano, ko in tribunale per i plagi di “Gomorra”: “Somma da rideterminare”, deve pagare di più

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Quando si dice vedere la pagliuzza dell’ideologia in un occhio e non accorgersi della travona del plagio nell’altro. C’è qualcosa di spiazzante nello zelo con cui Roberto Saviano -giusto per attizzare gratuitamente un po’ di livore verso Giorgia Meloni- insiste nel ritenere il personaggio di Atreju «meticcio e di sinistra» mentre dimentica bellamente di commentare la nuova tombale sentenza della Cassazione che lo definisce scopiazzatore di articoli altrui e che gli intima di pagare in modo congruo i colleghi plagiati. La notizia è che la Suprema Corte ha infatti annullato la sentenza con la quale la Corte di Appello di Napoli, nel 2016, aveva ridotto il risarcimento dovuto da Saviano e dal suo editore Mondadori alla Libra Editrice, che edita i quotidiani Cronache di Napoli e Cronache di Caserta. Il risarcimento era per il plagio degli articoli illecitamente riprodotti nel romanzo Gomorra, da 60mila a soli 6mila euro, con spese compensate.

CACCIA I SOLDI
Ora la Corte di Appello di Napoli dovrà «rideterminare la somma dovuta a titolo di risarcimento tenendo conto anche dei “benefici realizzati illegalmente dall’autore della violazione”». Cioè: Robbè, caccia fuori i soldi. La faccenda risale è lunga e assai tediosa, se non fosse che coinvolge uno dei nostri scrittori più famosi ancorchè più affamati di giustizia. Ricapitoliamo. Nel 2013 lo scrittore viene condannato per plagio di articoli di altri (tra cui il giornalista campano Ugo Clemente) a pagare 60mila euro più 20mila di spese legali. Nel 2015 Saviano ricorre in Cassazione che ribadisce il plagio ma rinvia alla Corte d’Appello di Napoli per la riqualificazione del danno.

La Corte d’Appello riduce di un 1/10 la cifra iniziale: da 60mila a 6mila, con compensazione delle spese legali per tutti i gradi di giudizio. Nel 2017 contro la suddetta sentenza i plagiati ricorrono ancora in Cassazione la quale stabilisce che la somma di 6mila euro «non è congrua». Oggi la Suprema Corte si pronuncia ancora contro la sentenza delle Corte d’Appello di Napoli e rinvia il giudizio della nuova quantificazione del danno alla stessa Corte d’Appello ricomposta. Lo so, è un casino. E il nuovo giudizio deve tenere conto dell’«equo apprezzamento delle circostanze del caso», «anche tenuto conto degli utili realizzati in violazione del diritto», «per adottare il criterio del prezzo del consenso». Ossia: entra in gioco il criterio della “giusta royalty” o “royalty virtuale”. Cioè: Robbè, con il tuo libro hai guadagnato un fracco di quattrini, quindi le briciole ai plagiati non bastano: non fare il braccino e sforzati un po’ di più. Ora, naturalmente, non è importante, ai fini della trama giudiziaria, quale cifra Roberto Saviano debba risarcire.

PUNTO D’ONORE
Il punto d’onore sta, semmai, nel fatto che Saviano abbia plagiato, foss’ anche «lo 0,6% del libro» come dice, senza citare le sue fonti. E questo prescinde dall’opinione che Saviano stesso abbia dei giornalisti di Cronache di Napoli e Cronache di Caserta (che mi pare abbia in passato vezzosamente indicato, tout court, in prima serata da Fabio Faziocome portavoce dei clan camorristi). Il problema resta la correttezza e l’aura del cavaliere senza macchia che sta perdendo il suo allure di infallibilità. Saviano, intediamoci rimane il talentuoso reportagista che estrae le viscere del reale e le rende materia letteraria: Gomorra -a cui l’om- bra del plagio non ha tolto allure- rimane un ca- polavoro. Ma diciamo che se uno fa il Torque- mada e poi fa una cazzata deve aspettarsi che altri -oltre a lui- invochino il rogo…

DA

https://www.liberoquotidiano.it/news/giustizia/29784130/roberto-saviano-gomorra-plagio-annullata-sentenza-somma-rideterminare.html

Ci vogliono servi? Rispondiamo da Cattolici!

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L’EDITORIALE DEL LUNEDÌ
per InFormazione Cattolica

di Matteo Castagna

IL LIBERAL-CAPITALISMO CHE SI SERVE DELLA PANDEMIA PER RIMODULARE SE STESSO HA FALLITO

Più passa il tempo, e mi accorgo che, ormai, sono passati ben due anni dall’inizio dello stato di emergenza e della sospensione di quella vita normale che tutti rimpiangono.

Ci viene detto che quello stile di vita non tornerà più. Dovremo abituarci ad una “nuova normalità”, fatta di identità digitali, serrati controlli, cittadini virtuosi e non, secondo i paradigmi del liberal-capitalismo, che si serve della pandemia per rimodulare se stesso, in quanto ha fallito.

Ritengo sbagliato l’approccio di chi teme la “nuova normalità” perché partire in difesa crea posizioni irragionevoli, alle volte schizofreniche, certamente prive di quel realismo tomista che dovrebbe guidarci, come cattolici e come cittadini. Il Sistema l’ha già prevista, pertanto ogni tentativo, seppur mosso da buona fede, è destinato a non essere realizzabile. Al contrario, sarà nella “nuova normalità” che la tradizione dovrà trovare il suo spazio. C’è stato un pensatore cattolico che aveva previsto, un secolo fa, questa deriva.

E’ Hilaire Belloc (1870-1953), nel suo libro “Lo Stato servile” del 1912.

L’avvento del cristianesimo ha coinciso con un graduale dissolvimento della schiavitù, ma nuove forme di schiavitù si sono affacciate con l’avvento dell’età moderna. Caratteristica di una societas cristiana, è l’attenuazione delle diseguaglianze (che esistono come dato della natura) per mezzo di una società gerarchica e corporata, dove la garanzia dei rispettivi interessi non deve essere disgiunta dal bene comune.

Papa Leone XIII, eletto al Soglio Pontificio nel 1878, vide che la vita di milioni di persone veniva sconvolta dalla rivoluzione industriale e dallo sviluppo tecnologico, che produsse drammatici scompensi economici e materiali e un profondo disagio morale tra le masse operaie e contadine.

Di fronte alle sfide dello stato liberale e alla minaccia socialista, Leone XIII propose il “cattolicesimo sociale”. Volle la presenza dei cattolici dentro la società, da protagonisti, non la loro esclusione o auto-esclusione sfiduciata e rinunciataria, quindi funzionale a ogni modello anticristiano, cui viene lasciato tutto il campo libero di agire. Delineò, altresì, una concezione cristiana dello Stato e della libertà, che trovano nell’Enciclica Rerum Novarum i punti cardine di un sempre attuale appello ai cristiani, nel rapporto con la politica ed il lavoro.

Belloc individua nel distributismo – cioè quella riforma dell’economia che punta ad incentivare la redistribuzione della proprietà secondo i dettami della dottrina sociale della Chiesa – una valida e umana alternativa al capitalismo e al comunismo. Peraltro, il modello economico distributista, era già ampiamente diffuso in epoca medievale: Belloc spiega come questo sistema inizia a dissolversi quando, con l’avvento della rivoluzione industriale, “al posto di una società nella quale un numero preponderante di famiglie era detentore di terra e capitale, la produzione veniva gestita da corporazioni autonome di piccoli proprietari e la miseria e l’indigenza del proletariato erano sconosciute, subentrò la spaventosa anarchia contro la quale oggi è diretto ogni impegno morale e che va sotto il nome di capitalismo”.

Sempre Belloc scrive un meraviglioso passaggio: “Man mano che la civiltà medievale si sviluppava, che la ricchezza aumentava e le arti fiorivano, progressivamente il carattere di libertà si faceva più marcato”, alla faccia dei soliti detrattori mainstream della più bella epoca che fu il Medioevo, culla di civiltà e espressione di magnificenza culturale, artistica, politica e sociale.

Successivamente, il modello capitalistico, che all’epoca peraltro era ancora agli albori, ebbe il demerito di reintrodurre la schiavitù sotto mentite spoglie. Ed è in questa precisa fase che Belloc abbozza il ritorno della società a quella condizione che definisce “Stato servile”, ovvero “l’ordinamento di una società nella quale il numero di famiglie e di individui costretti dalla legge a lavorare a beneficio di altre famiglie e altri individui è tanto grande da far sì che questo lavoro si imprima sull’intera comunità come un marchio”.

Belloc, individuava il ritorno dello “Stato servile”, sia in Inghilterra come in altre nazioni, nel distacco forzato di un numero crescente di persone dalla loro proprietà, un processo avviato con la Riforma protestante, allorché i Tudor e i loro alleati aristocratici espropriarono, non solo i beni dei monasteri, ma anche le proprietà di decine di migliaia di piccoli agricoltori, lasciandoli così bisognosi da renderli inevitabilmente destinatari e vittime del suo crescente dispotismo.

Oggi, sembrerebbe che un’altra rivoluzione industriale, quella della “tecnocrazia globalista”, parallelamente al mondialismo schiaccia popoli ed al keynesianesimo estremo (nella foto sopra John Maynard Keynes, economista britannico, padre della macroeconomia, considerato il più influente tra gli economisti del XX secolo) stessero prendendo piede, in una parvenza di democrazia, attraverso la malcelata volontà di una progressiva limitazione della proprietà (che inizia con l’imposizione delle patrimoniali) e la schiavitù dell’individuo verso le macchine e la scienza, divinizzata dalla televirologia e dalle istituzioni, nessuna esclusa, nell’ateismo di Stato, spacciato per laicità. Ai nuovi poveri (compresi i furbetti) vittime dell’ ultraliberismo contemporaneo si dà il “reddito di cittadinanza”, ovvero forme assistenzialiste, per mantenere il popolo in difficoltà e nel “debito di sudditanza”, più o meno permanente, verso lo “Stato servile”.

Ai tempi di Belloc, “i risultati furono le masse senza proprietà dei mezzi di produzione che divennero sempre più numerose in età moderna, fino ad essere un elemento centrale dell’odierna stagione ultraliberista. Gli individui sono sempre più soli di fronte allo Stato, privati di dignità ma anche di libertà personale, poiché un individuo privato della proprietà, soprattutto dei mezzi di produzione, è un individuo meno libero”.

Per Belloc, la soluzione non può essere la Stato comunista o socialista poiché fermamente convinto del valore della proprietà, la quale, nell’ottica distributista, serve a garantire non solo l’autosufficienza di ogni uomo, ma anche la capacità di difendersi contro gli sforzi dei governi di limitare la libertà con l’approvazione di leggi coercitive in nome della sicurezza sociale. Stando così le cose, si può ben dire con lo scrittore cattolico che “non esiste una società solida, libera ed equilibrata senza una proprietà diffusa, protetta, responsabile, dei mezzi di produzione” (in L’Occidentale, “il ritorno allo Stato servile” di Vittorio Leo, 21/11/2020).

In definitiva, si ritiene come il progressivo allontanamento dai principi cristiani e dal modello economico che quei principi avevano generato, ha prodotto non solo il ritorno alle vecchie schiavitù ma ne ha prodotte di nuove. Non resta che concludere, con il messaggio di speranza lasciato da Belloc nelle parole conclusive del suo libro: “tutto sommato, sono ottimista sul fatto che la fede tornerà a occupare il suo ruolo di intima guida nel cuore dell’Europa, così credo che questa regressione al nostro paganesimo originario (perché la tendenza allo Stato servile non è altro) sarà fermata ed invertita. Videat Deus”.

A noi la continua battaglia per il mantenimento della fiaccola viva della tradizione e dell’identità, a Dio la vittoria! Come scrisse Belloc ne “L’anima cattolica dell’Europa”: «L’Europa tornerà alla Fede o perirà. Perché la Fede è l’Europa e l’Europa è la Fede».

DA

Ci vogliono schiavi? Rispondiamo da Cattolici!

L’UE STA CONDUCENDO UNA GUERRA CULTURALE CONTRO L’EUROPA

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Segnalazione di Federico Prati

In atto la “colonizzazione ideologica” dell’Europa

di Frank Furedi

Sta diventando sempre più chiaro che l’ Unione Europea sta lottando per imporre la sua ideologia di sveglia ai suoi stati membri.

Ad esempio, alla fine di ottobre, il Consiglio d’Europa ha lanciato una campagna per promuovere il rispetto per le donne musulmane che scelgono di indossare il velo. I poster mostravano una donna che indossava un velo accanto alla didascalia: “La bellezza è nella diversità come la libertà è nell’hijab”.

I politici francesi si sono affrettati a contestare, il che non è certo una sorpresa, dato che la Francia ha vietato l’uso del velo islamico integrale nei luoghi pubblici nel 2011. Una settimana dopo il lancio della campagna, il ministro della gioventù francese Sarah El Haïry si è lamentato del fatto che la pro- La campagna del velo era contraria ai valori laici della Francia. Molti commentatori conservatori hanno visto nel poster anche un tentativo di svalutare i valori tradizionali europei e cristiani.

Tale era la protesta che la campagna è stata rapidamente ritirata. Non che il Consiglio d’Europa pensasse che la campagna fosse sbagliata. Per come l’ha vista il consiglio, è stato un momento sbagliato. Ha promesso di “riflettere su una migliore presentazione di questo progetto”.

Ancora più sorprendente è stata la guida di 30 pagine della Commissione europea per il personale sulla “comunicazione inclusiva”, pubblicata all’incirca nello stesso periodo della campagna per l’hijab.

Questa guida ha effettivamente esortato il personale dell’UE a dissociare l’Europa dalla sua tradizione cristiana. ‘Non tutti celebrano le feste cristiane’, si legge, ‘e non tutti i cristiani le celebrano nelle stesse date’. Ha pertanto consigliato ai dipendenti dell’UE di sostituire i riferimenti a “periodo di Natale” con “periodo delle ferie” e di evitare la frase “nome cristiano” a favore di “nome” o “attribuzione”. C’erano molte altre raccomandazioni scristianizzanti da dove provenivano.

Natale e cristianesimo non sono stati gli unici bersagli di questo sfacciato tentativo di reinventare linguaggio e valori. Il personale dell’UE è stato inoltre esortato a evitare pronomi e parole di genere, nonché frasi come “presidente”, “signore e signore” o “creato dall’uomo”. La guida ha anche fatto di tutto per promuovere un’etichetta di genere sveglia, suggerendo ai funzionari di chiedere alle persone quali sono i loro pronomi e di fare attenzione a usare termini come “gay”, “lesbica” e “trans” come nomi.

Il tono arrogante e imperioso della guida alla comunicazione dell’Ue ha suscitato una reazione anche da parte di coloro che abitualmente acconsentono ai diktat di Bruxelles sulla diversità. Tra questi c’era Papa Francesco, che era così indignato da paragonare l’UE a una “dittatura” per il suo tentativo di vietare la parola “Natale” e ha avvertito Bruxelles di non seguire la strada della “colonizzazione ideologica”.

Questo ultimo tentativo di colonizzazione ideologica è stato eccessivo anche per alcuni dei sostenitori più entusiasti dell’UE. La scorsa settimana un funzionario dell’UE, che ha voluto rimanere anonimo, ha denunciato Helena Dalli , la commissaria per la parità responsabile delle linee guida. ‘La commissaria Dalli compensa la sua totale mancanza di peso nel Collegio [dei Commissari] tirando fuori dal cilindro “linee guida inclusive” che decostruiscono le regole più elementari’.

Proprio come il Consiglio d’Europa ha dovuto ritirare la sua campagna per il velo, la Commissione è stata costretta a fare marcia indietro. Definendo le linee guida un “lavoro in corso”, Dalli ha twittato la scorsa settimana che la Commissione, dopo aver ascoltato le preoccupazioni sollevate, stava ora lavorando a una “versione aggiornata delle linee guida”.

In entrambi i casi, tuttavia, l’UE e il Consiglio d’Europa non vedono alcun problema con il contenuto o il messaggio dei progetti in questione, sia che si tratti di incoraggiare l’uso di un linguaggio inclusivo o di sostenere l’uso del velo. Vedono solo un problema con la presentazione e la tempistica. In altre parole, sia le linee guida che la campagna a favore dell’hijab torneranno probabilmente, solo in forme diverse.

In effetti, la guida linguistica inclusiva dell’UE è parte integrante dei piani del presidente della Commissione Ursula von der Leyen di attuare un ‘”Unione dell’uguaglianza” . Questa unione è progettata per garantire che “ognuno sia apprezzato e riconosciuto in tutto il nostro materiale, indipendentemente dal genere, dalla razza o dall’origine etnica, dalla religione o dalle convinzioni personali, dalla disabilità, dall’età o dall’orientamento sessuale”.

No al Gender manifestazione

L’obiettivo della Commissione è istituzionalizzare la politica dell’identità in tutta l’Unione europea. Il primo passo di questo progetto è cambiare la lingua usata dalle persone. Il secondo passo è disaccoppiare la società dalla sua eredità culturale e storica. Ecco perché i funzionari sono incoraggiati a smettere di usare nomi “cristiani” e ad adottare l’uso di pronomi di genere neutro.

In effetti l’UE sta conducendo una guerra culturale contro i cittadini europei . In tal modo, sta copiando gli attivisti risvegliati negli Stati Uniti, che sono stati in grado di portare avanti i loro progetti di riprogettazione sociale all’interno e attraverso le istituzioni di istruzione superiore e cultura.

Per fortuna, le cose sono più complicate in Europa. Nonostante i migliori sforzi dell’UE, il continente è ancora un’Europa di nazioni. La maggior parte delle nazioni europee possiede ancora un forte senso delle proprie tradizioni nazionali e culturali. Detto questo, è improbabile che la tattica e la strategia che hanno funzionato all’interno delle istituzioni culturali anglo-americane abbiano successo.

Tuttavia, l’UE tornerà più e più volte con nuovi argomenti per cambiare lingua e comportamento. Si tratta, come afferma la Commissione, di un “work in progress”. Dobbiamo garantire che i tentativi dell’UE di colonizzazione ideologica siano più che accompagnati da una ferma opposizione contro coloro che vogliono decostruire l’eredità della civiltà europea.

Fonte: Spiked

Traduzione: Luciano Lago

https://www.controinformazione.info/lue-sta-conducendo-una-guerra-culturale-contro-leuropa/#comments 

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