Per sessant’anni non mi sono mai interrogato sulla mia identità sessuale

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di Marcello De Angelis

Fonte: Marcello De Angelis

Per sessant’anni non mi sono mai interrogato sulla mia identità sessuale.
Non perché abbia delle limitazioni mentali ritengo, ma semplicemente perché non mi è mai venuto in mente.
Rileggendo di recente un bel libro di Ivan Illich intitolato Gender (che non ha nulla a che fare con la teoria “gender” ed è stato scritto molto prima che non so quale ispirato genio abbia prodotto detta teoria) ho scoperto che il termine “eterosessuale” non esisteva prima del XIX secolo e venne coniato in Inghilterra al tempo dei processi contro gli omosessuali (v. Oscar Wilde): definendo penalmente l’omosessualità, all’interno del dibattito legale fu paradossalmente “necessario” codificare anche l’alternativa opposta…
Oggi, leggendo la presentazione di un film sul canale Disney, ho scoperto che la definizione eterosessuale ora, per decisione dei soliti ignoti, è stata sostituita dal termine “cisgender”.
Ci ho messo un po’ per elaborarla. La descrizione del film dice che “un cataclisma decima tutti gli esseri con cromosoma Y tranne un uomo cisgender…” una formula oggettivamente cervellotica.
Quindi, prima di tutto mi sono dovuto rinfrescare la memoria su cosa fosse il cromosoma Y, poi ragionare su cosa accidenti fosse “un uomo cisgender”…
Mi sono ricordato che ai tempi della scuola si parlava di territori cisalpini e transalpini, il che mi ha portato a collocare il termine cisgender all’opposto di transgender e così alla fine ho capito… cisgender vuol dire che non hai cambiato genere…
Ma quindi semplicemente che sei rimasto così come sei nato???
Quindi che necessità c’è di questa definizione? Forse è di eliminare un dato oggettivo mettendo sullo stesso piano – come se fossero due scelte plausibili alternative – restare da questa parte o andarsene dall’altra?
Oddio che mal di testa! Sono troppo vecchio per queste piroette mentali…
Poi ho riflettuto sul fatto che il canale in questione ha come pubblico preminente i miei figli… e lì mi è presa un po’ d’ansia, perché chi ha scritto quella cervellotica descrizione si rivolge a loro per “introdurre” nuove definizioni e categorie di lettura della realtà e non a me che evidentemente appartengo a un mondo che stanno cancellando.
A questo punto mi sono venuti i brividi…

Che fine ha fatto la democrazia?

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di Marcello Veneziani

Fonte: Marcello Veneziani

Che ne è della democrazia nel nascente anno 2022? Il regime sanitario in cui viviamo ha spostato la sovranità sulla scienza, sulla medicina, sui poteri costituiti e sulle governance, indebolendo ulteriormente la sovranità popolare e la democrazia, già da tempo svuotate, vigilate e limitate da poteri tecnocratici, finanziari e sovranazionali, e dalle emergenze sanitarie, economiche, sociali. Cosa resta allora della democrazia? Il problema non riguarda solo i luoghi e gli ambiti della decisione, ma tocca gli spazi di partecipazione e dissenso, i diritti delle minoranze e le differenze d’opinione e non solo. La democrazia è in crisi, in pericolo o solo sospesa; comunque è fortemente sorvegliata e imbrigliata. La crescita dell’astensionismo è un’ulteriore conferma della democrazia svuotata: se perdi fiducia nell’effetto del voto, se ritieni che ci siano obblighi a cui ogni governo dovrà comunque ubbidire, e dunque il tuo voto non cambia le cose, sei poco motivato a votare. La democrazia muore pure d’anoressia.
Non c’è dubbio che l’ondata pandemica ha ridisegnato la mappa dei poteri nelle democrazie: in fondo, Trump negli Stati Uniti fu battuto dal covid prima che da Biden e dai presunti brogli elettorali. Il fronte sovranista in Europa si è scisso e frantumato nell’impatto con l’emergenza sanitaria e col relativo piano di ricostruzione dopo il disastro economico. In tutto il mondo i populisti hanno perso terreno e fascino da quando l’emergenza sanitaria ha ristretto i margini di dissenso e gli argini di agibilità politica: se prima la metà delle popolazioni era tentata dalla scorciatoia dei populismi variamente definiti e collocati, oggi il dissenso si è radicalizzato in una piccola minoranza populista che contesta il green pass e le strategie vaccinali e sanitarie; mentre una parte di populisti è rifluita su posizioni “realiste”, ha come stemperato e sospeso le ostilità davanti all’emergenza sanitaria ed economica che ne è derivata. In realtà non è andata in crisi solo la democrazia, ma più vastamente la politica. C’è stato un travaso di antipolitica dai populisti ai vigilanti tecnosanitari, eurocrati, virologi e apparati di controllo.
Il caso italiano è esemplare: il passaggio del premierato dal populista camaleontico Giuseppe Conte all’eurocrate della finanza Mario Draghi, con una maggioranza larga ed eterogenea, mostra perfettamente la parabola da un’antipolitica all’altra, dal grillismo al draghismo. Dall’antipolitica di piazza all’antipolitica di Palazzo.
Si è ristretta la democrazia al punto che non riusciamo a vedere un governo oltre Draghi e un Quirinale oltre Mattarella: è il trionfo dell’esistente, del vigente, il desiderio di fermarsi al punto in cui siamo o al più di avere continuatori, cloni, dei predetti; senza mai fuoruscire da quel contesto.
Non è solo in gioco l’idea di alternativa che dovrebbe costituire il sottofondo di ogni democrazia, ma anche la più modesta idea di alternanza. Chiunque vada al governo deve seguire strettamente i percorsi e le procedure segnate, senza mai deviare: è l’Europa che traccia il solco e dà le direttive, a cui attenersi scrupolosamente. Il range in cui muoversi è assai ristretto, quasi inesistente. Cosa è successo? Quel che a livello di politica sanitaria sono i protocolli: non la cura ad personam o affidata all’abilità del medico, alle sue capacità inventive, alle sue conoscenze e alle sue esperienze; nulla che sia legato alle specifiche condizioni del paziente. Ma un protocollo che vale per tutti, a cui attenersi, senza sgarrare. La stessa cosa succede ora in politica: chi verrà  dovrà comportarsi come Mattarella, seguire la via tracciata da Draghi, osservare le direttive europee. Di conseguenza, la percezione più diffusa, che produce sconforto e disaffezione politica ed elettorale, è che chiunque vinca non potrà sottrarsi a quegli imperativi. Vinca pure la destra o il centro-destra dovrà seguire il protocollo. Fine dell’alternanza, oltre che dell’alternativa, fine della democrazia e della libertà. Omogeneità, conformità. I partiti funzionano ormai come i vaccini; si può pure avere un richiamo diverso rispetto ai precedenti inoculati, ma nella stessa linea. Ancor prima della legittima, sacrosanta domanda sulle classi dirigenti dei partiti d’opposizione, sulla loro qualità e affidabilità, c’è questo test preliminare che li mette fuori gioco o fuori dal loro messaggio politico: il test di conformità alle linee indicate. L’elettore sa che dopo aver tuonato all’opposizione, poi una volta al governo dovrà adeguarsi per farsi accettare e per galleggiare. Nessuno ha spalle così forti da reggere l’impatto ostile…
Utile al riguardo è il numero monografico della rivista Il Pensiero storico a cura di Danilo Breschi sul tema Democrazia: così vicina, così lontana con i contributi di tanti studiosi tra cui Bedeschi, Cacciari, Cofrancesco, de Benoist, Galli (e chi scrive, l’intervista sulla democrazia è stata pubblicata sul sito).
Non siamo mai stati fanatici della democrazia, non abbiamo mai creduto al primato della quantità e all’uno vale uno. Sappiamo che non esistono governi del popolo ma solo governi dei pochi: una buona democrazia è un governo di pochi nell’interesse di molti, una cattiva democrazia è un governo di pochi nell’interesse di pochi. Non c’è democrazia senza élite dirigente, senza aristocrazia e senza orizzonte comunitario. Ma una democrazia senza vera alternanza e possibili alternative, senza circolazione delle élite, senza competizione tra programmi politici e sociali diversi, senza trasparenza e sovranità popolare e nazionale, non è una democrazia. Se l’ideale è una democrazia decisionista e comunitaria, ci siamo avviati sulla strada opposta, verso un’oligarchia irrevocabile e immunitaria.

Numero 240. Verità e Libri storici della Bibbia (parte 1)

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Segnalazione di Sursum Corda

… tra le conseguenze immediate, anzi una proprietà essenziale della divina ispirazione, è l’inerranza, ossia l’infallibilità di quanto scrive l’agiografo e scrittore sacro. Ne abbiamo già parlato a sufficienza anni fa su Sursum Corda, studiando altresì le sentenze della Chiesa a riguardo.

Infallibilità di quanto scrive l’agiografo, né potrebbe essere altrimenti: dal momento che quello scritto è, in tutto rigore del termine, parola di Dio, è perciò stesso posto sotto la garanzia di quella infinita veracità a cui ripugna essenzialmente ogni errore.

Nel caso di libri storici, la verità garantita per infallibile sarà la verità storica di quanto ci viene narrato con tutti i relativi particolari della narrazione. Sennonché, a voler percepire con ogni esattezza tale verità, fa d’uopo che si tengano presenti varie osservazioni, che sono, per così dire, come altrettanti punti di vista, ove dobbiamo collocarci per riportarne la giusta visione.

Nell’odierno approfondimento ci faremo aiutare dal P. F. S. Porporato, «La verità nei libri storici della Bibbia», SOS (Collezione di Opuscoli Apologetici per le Persone Colte), imprimatur 1945 …

– Comunicato numero 240. Verità e Libri storici della Bibbia (parte 1);
– Orazione a San Macario, Prete ed Abate (2.1);
– Orazione a San Severino, Abate (8.1);
– Orazione a Santa Emiliana, Vergine (5.1);
– Orazione ai Santi Giuliano e Basilissa (9.1);
– Preghiera a San Luciano, Prete e Martire (7.1);
– Preghiera a Santa Genoveffa, Vergine (3.1);
– Preghiera alla Beata Angela da Foligno (4.1);
– Preghiera nell’Epifania del Signore (6.1).
Preghiamo per i nostri Sacerdoti e Religiosi, per le Suore, per le vocazioni, per le famiglie, per le intenzioni della nostra Associazione, per la conversione dei modernisti e per i defunti affidandoci alla potente intercessione di San Giovanni di Dio.
Ossequi, Carlo Di Pietro.

PERCHÉ SONO DA SEMPRE “FREE VAX”

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di Matteo Castagna*
Il Sistema ha cercato e voluto questa divisione tra vaccinati (in netta maggioranza) e non vaccinati (sempre più in minoranza).
Avendo il cosiddetto coltello dalla parte del manico, i governi Conte II e Draghi hanno gestito, in forme diverse, ma seguendo lo stesso filo conduttore, ordinato in Europa, l’emergenza sanitaria.
Tutto gravita attorno a quel “sempre più in minoranza” riferito al numero dei non vaccinati. Prima dell’estate, mettevo in guardia dal costruire fronti di disobbedienza, più o meno organizzati, sostenendo che proteste di piazza e azioni eclatanti sarebbero state strumentalizzate da soggetti abituati a cavalcare queste forme di resistenza popolare. Aggiungevo che, maggiori fossero state le portate pubbliche delle proteste e maggiormente si sarebbero dimostrate funzionali alla repressione da parte del Sistema, tramite progressive restrizioni.
Si sono verificate, puntualmente, entrambe le situazioni. Non sono un veggente né ho la bacchetta magica, ma conosco il Sistema per esperienza e studio. So bene come, già in altri periodi, agisse così. Si ricordino gli anni ’70 o le modalità usate per ridurre al minimo la violenza negli stadi negli anni ’90, per comprendere che in situazioni particolarmente critiche, il Sistema risponde alle reazioni pubbliche della gente in piazza, con l’infiltrazione di personaggi un po’ “strani” e con la recrudescenza della repressione. Fornendo la scusa che il Sistema cerca per reprimere, chi si adopera come intellettuale ribelle o manovalanza di strada, in buona fede, prezzolato o in cerca di visibilità, fa il gioco del Potere.
La dimostrazione? Siamo all’obbligo vaccinale per gli over 50 e al green pass rafforzato obbligatorio per lavorare, nonostante libri, libelli, conferenze, chat, manifestazioni, assalti, scontri.
A nessuno balena per la mente che, forse, in questa “strategia”, che si trasforma in azioni spesso scomposte, ci possa essere qualcosa di profondamente sbagliato? Che provoca e da’ al Sistema ciò che desidera? Oggi le piazze sono quasi vuote, i portuali sono spariti, quasi il 90% della popolazione è vaccinato e col green pass.
Dunque, chi voleva davvero protestare per ottenere un risultato o, almeno provarci, avrebbe potuto organizzarsi e non vaccinarsi in massa, senza starnazzare e strombazzare. In silenzio. Le categorie lavorative avrebbero potuto organizzarsi con scioperi generali nazionali ad oltranza. Il popolo avrebbe potuto avere il potere di bloccare il Paese, se buona parte delle principali categorie lavorative avessero avuto la volontà di reagire seriamente alle misure del governo.
Questo non è avvenuto.
Due i motivi:
1) La maggioranza della popolazione italiana trova utile questo vaccino per la sua sicurezza.
2) Il Sistema, di fronte alla reattività di una minoranza agisce come Golia contro Davide, con quest’ultimo zoppo, perché privo di fionda, ovvero di capacità contrattuale.
Il secondo strumento, oltre al blocco della produzione, che una vera reazione di popolo può mettere in atto, è la rivoluzione. Non c’è stata e non ci sarà per molti motivi. Il primo è che il popolo è si vax e una minoranza, rumorosa ma per nulla pericolosa, è no vax.
L’utilizzo della paura, come mezzo di persuasione, viene usato sia dal Sistema nei confronti del virus, che dai vari gruppi no vax, nei confronti del vaccino. Non è anomalo? A mio modesto avviso si, perciò non temo alcuno dei due.
Altresì considero tutta la caotica e, spesso cervellotica gestione pandemica, come un’ arma di distrazione di massa dalla preparazione della “nuova normalità”.
La lungimiranza, dunque, dovrebbe lasciar perdere ciò che distrae dall’essenziale, perché il fine di questo progetto prevede di attaccare al cuore i principi del vero cattolico e del vero patriota. In nome della globalizzazione e del mondialismo.
Sarebbe bene prepararsi a questo, con fermezza ed equilibrio, perché il rischio è che, un giorno, andranno a prendere a casa i veri cattolici e i veri identitari, non i no vax ed altri portavoce di amenità, che cozzano col realismo tomista.
* Responsabile Nazionale del Circolo Christus Rex – Traditio

Il vaccino è il paravento della nuova normalità

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2022/01/10/il-vaccino-e-il-paravento-della-nuova-normalita/

IL SISTEMA HA DIVISO GLI ITALIANI

Il Sistema ha diviso gli italiani tra sì vax (la maggioranza) e no vax (la minoranza). E’ un’abitudine piuttosto consolidata, quella di costruire a tavolino il “divide et impera” sulle spalle del popolo. L’abbiamo vista chiaramente nel periodo risorgimentale, in cui il Sistema ha imposto il suo modello di unità nazionale dividendo, nel sangue, legittimisti e rivoluzionari. L’abbiamo visto nel periodo della guerra civile 1943-45 in cui il potere divise, sempre nel sangue, gli stessi connazionali tra fascisti ed antifascisti. Categorie che, sempre i servi del Sistema tirano fuori ancor oggi, alla bisogna, per demonizzare gli avversari. Denominatori comuni: il sangue e l’odio. Ieri come oggi. Con l’unica differenza che, oggi, il sangue non viene sparso, ma inoculato.

Il Sistema è furbo, è retto da persone di mondo, gente dell’alta finanza, cinica e spregiudicata, forse con un’intelligenza superiore alla media, che studia i comportamenti umani, le sue evoluzioni e involuzioni, i suoi appetiti, desideri, tendenze, poi li pilota e li dirige, a seconda delle sue necessità, in una parvenza di democrazia. Bella la trovata della democrazia moderna, cioè la dittatura della maggioranza, accuratamente lobotomizzata dal Sistema comunicativo, come se fossero i numeri a fare la Verità!

Se nel XIX secolo il paravento era instillare nel popolo una sete di emancipazione o libertà (che, in realtà, apparteneva solo ai burattinai del Sistema ed a coloro che si fecero abbindolare dalla sua martellante propaganda) la quale nascondeva la necessità dell’élite massonico-liberale di attaccare la monarchia e colpire la Chiesa, gettando democraticamente il Papa nel Tevere; se, nel XX secolo, il paravento era identico, e nascondeva la volontà di farla finita con il regime autoritario che ebbe la grave colpa di risolvere la questione romana, “ridando Dio all’Italia e l’Italia a Dio” (come disse S.S. Pio XI, dopo la firma dei Patti Lateranensi del 1929) oggi il paravento è costituito dal vaccino, che donerebbe una libertà salvifica, stabilendo il primato idolatrico dello scientismo e, mentre tutti si concentrano su di esso, dividendosi sul colore del paravento, sembrerebbe che pochi si accorgessero che il Sistema ci ha già detto due cose molto importanti: che “nulla sarà più come prima” e che dobbiamo prepararci ad una “nuova normalità”. Inquietante, tanto da dover richiede l’obbligo morale di concentrarsi sull’essenziale e non sui contorni.

A tal proposito, sovviene una frase di grande attualità del grande G.K. Chesterton: “la vaccinazione, nei suoi cento anni di sperimentazione, è stata contestata quasi quanto il battesimo nei suoi circa duemila anni. Ma sembra abbastanza naturale per i nostri politici imporre la vaccinazione, quanto invece sembra loro una follia imporre il battesimo” (“Eugenetics and Other Evils”, cap. VII, 1922).

Vien da chiedersi, dunque, se sia più intelligente e produttivo, rispetto alle imposizioni di un Sistema che non vuole il nostro bene, ma fare solo i suoi interessi, tramite una massa di servi più o meno inconsapevoli, focalizzare le proprie energie sul paravento, ovvero la questione vaccinale, oppure sullo studio e la preparazione nei confronti dei nuovi modelli di vita che ci aspettano. L’ha scritto, recentemente, anche Francesco Giubilei, trovando pochi ma determinati consensi.

A cosa mira una campagna vaccinale che ha dimostrato tutte le sue falle, tanto che persino Marco Travaglio, nel suo editoriale su Il Fatto Quotidiano del 7.01.2021 ha scritto: “…posto che i precedenti 4 decreti anti-Covid in un mese, tutti basati sull’equazione “vaccinati = sani, non vaccinati = malati”, dovevano ridurre i contagi, i ricoveri e i morti, che invece, si sono moltiplicati, possiamo immaginare gli effetti del quinto, che corre dietro ai soliti No Vax (ormai meno del 10%) anziché far qualcosa per i 18 milioni di Sì Vax senza terza dose?” Potremmo pensare che lo scopo sia quello di mantenere ben aperto il paravento, nella confusione generale, per poter costruire, nei tempi che ci vorranno, quella “nuova normalità” che hanno detto di volerci imporre.

In che cosa consiste? Per ora, abbiamo menzione di una “transizione green”, che dovrebbe costruire l’ecologismo di Stato: energie rinnovabili, smaltimento della plastica, auto elettriche, alta velocità ecc.; progressiva digitalizzazione di ogni processo, con tracciamento delle abitudini di ciascuno per il duplice scopo di individuare con precisione i giusti prodotti da vendere a chi effettivamente ne è interessato e di controllo sociale sui comportamenti di ognuno sul piano bancario, fiscale, assicurativo, politico, religioso ecc.

Nella nuova normalità, assolutamente multietnica, dovremmo immaginarci di vivere in un condominio fatto, sostanzialmente, con materiale rigorosamente eco-sostenibile, all’avanguardia sul piano informatico e telematico, nonché tracciato da una centrale operativa controllata dallo Stato o da enti delegati. Tutti gli abitanti saranno muniti di una nuova carta d’identità, che sarà l’ Ultra Green Pass, che diventerà verde solo se ogni obbligazione del Sistema li considererà virtuosi, secondo i parametri di obbedienza. Lentamente, la moneta sarà sostituita da una card, fatta di numeri virtuali. Tutte cose che ci hanno già detto e ripetuto. Non invento nulla, anche perché ho sempre avuto repulsione per il complottismo, da tomista, convinto realista.

I cattolici non ancora secolarizzati troveranno impossibile essere accettati da una società completamente liberal, che esclude il peccato e la morale, derubricandoli come credenze medievali superate, perché in contrasto con l’uguaglianza e la fratellanza universale. La Pietra angolare sarà, umanamente, raddrizzata. Così come l’assistenza alla Messa di sempre verrà considerata progressivamente come un attentato alla parificazione di tutti i credi ed all’obbligatoria accettazione della grande religione universale, senza dogmi e così fluida da essere fatta per coccolare i capricci di ciascuno.

La nuova normalità sarà la ghigliottina per i patrioti e gli identitari, soprattutto per coloro che vogliono vivere, senza compromessi, la fede cattolica. La nuova normalità sarà la vittoria, de iure, del globalismo assolutista sulla tradizione, declinata in ogni sua forma. Vien da chiedersi se non siano tempi maturi per prepararsi agli effetti di questa IV rivoluzione industriale, più che perder tempo ad incaponirsi e dividersi sul paravento, costituito dal vaccino e dall’emergenza sanitaria. Il pericolo, alla portata, è l’esclusione dalla società dei dissidenti nei confronti del Pensiero Unico globale.

Recuperare la lungimiranza che caratterizzò i migliori pensatori cattolici, potrebbe essere utile alla Causa di Cristo Re e della Patria, ma dev’essere disinteressata al lucro ed all’ irrefrenabile desiderio di visibilità di troppi vanesi in cerca d’autore. Sarà una lotta per uomini e donne puri di cuore, scaltri come serpenti, non per tutti. Una lotta di sopravvivenza alla pandemia globalista che si concluderà, non si sa quando, ma col “non praevalebunt”, quindi con la vittoria dell’attuale minoranza creativa, perché così ha promesso Gesù Cristo, luce del mondo, unica Via, Verità e Vita.

Torniamo a vivere da cristiani e offriamo le sofferenze in espiazione dei peccati

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per Informazione Cattolica https://www.informazionecattolica.it/2022/01/03/torniamo-a-vivere-da-cristiani-e-offriamo-le-sofferenze-in-espiazione-dei-peccati/

LA CALAMITÀ, LA PANDEMIA, LE DISGRAZIE, GLI INCIDENTI NON SONO MAI “COLPA DI DIO

 Il 31 dicembre abbiamo cantato il te Deum in ringraziamento al Signore per l’anno trascorso. Il 1° gennaio abbiamo festeggiato la Circoncisione di Gesù, che scelse di versare, fin da subito, un po’ del Suo sangue per noi miseri peccatori e ieri il Santissimo Nome di Gesù, che significa Salvatore, attribuito al Messia, al Figlio del Dio vivente, su indicazione dell’Arcangelo Gabriele alla Santa Vergine Maria, nel giorno dell’annunciazione. Tre grandi misteri, da meditare e contemplare in questo inizio dell’anno liturgico, soprattutto attraverso la preghiera.
Ci sono cristiani che si chiedono cosa mai vi sia da ringraziare per un anno difficile, se non addirittura tragico per molti, come quello trascorso. Non è facile, umanamente parlando, dare una risposta ragionevole e convincente. Sul piano meramente naturale, verrebbe da dire che c’è ben poco da ringraziare. Sul piano soprannaturale, invece, pur apparendo ad occhio superficiale o indifferente alla Fede un assunto assurdo, dobbiamo ringraziare anche per il dolore e per le sofferenze. Partendo dal presupposto che Dio, Somma Potenza, Giustizia e Misericordia, trae sempre un bene anche dal male, del quale, nella nostra limitatezza e finitezza, ci accorgeremo a tempo debito, ogni pena che patiamo in questa valle di lacrime va in espiazione dei peccati personali e del prossimo. Diviene, dunque, una enorme Grazia, se pensiamo che attraverso la sofferenza alleggeriamo il peso delle nostre miserie agli occhi di Dio.
La calamità, la pandemia, le disgrazie, gli incidenti non sono mai colpa di Dio, che non può volere il male per le Sue creature. Altresì lo permette, perché ci ha voluti liberi e noi, troppo spesso, abusiamo di tale facoltà per fare ciò che piace a noi, non ciò che si deve per piacere a Lui. Ci facciamo leggi contro la natura creata da Lui, ci creiamo regole in contrasto con le Sue Leggi ed i Suoi Comandamenti, oltraggiamo la Chiesa, Suo Corpo Mistico, creandoci una religione di comodo, tramite un “fai-da-te” che significa sostituirsi a Dio, decidendo a prescindere da Lui, dal Suo insegnamento e dai Suoi precetti. Dopo il peccato originale, abbiamo continuato a peccare e oggi, a distanza di XXI secoli dall’Incarnazione del Verbo, abbiamo addirittura rinnegato l’essenziale per la salvezza dell’anima, e nella secolarizzazione ci stiamo comportando da pagani. Molti adorano il loro Vitello d’Oro e vivono solo per questo. Siamo nella grande apostasia, foriera di caos, disordine e morte, in ogni ambito della vita. Qualcuno ha forse l’ardire di chiedere un premio per tutto questo? Non sappiamo utilizzare il libero arbitrio indirizzandolo, con un semplice esercizio della volontà, in una vita integralmente cristiana. Quindi offriamo le nostre sofferenze, soprattutto le peggiori, ai piedi di Gesù Bambino perché abbia pietà di noi!
Apriamo questo nuovo anno, accettando ciò che verrà, riscoprendo il significato della preghiera, quotidiana e costante. S. Giovanni Damasceno, nel suo trattato De Fide Orthodoxa, ci ha dato due definizioni della preghiera: “Elevazione della mente a Dio”, oppure “petizione a Dio di cose oneste” (c. 24).

La prima cosa da notare del trattato di Tommaso d’Aquino sulla preghiera è la sua adozione della definizione propria della preghiera: la preghiera è la petizione a Dio di cose oneste. La preghiera per antonomasia per S. Tommaso non è una cosa complicata, ma sommamente semplice: è la preghiera di una madre che accende una candela davanti ad un crocifisso per la salute dei suoi figli; è la preghiera di un eremita nella sua solitudine per la salvezza del mondo; è la preghiera di un drogato che chiede di poter uscire dal ciclo vizioso in cui si è intrappolato: è la preghiera di tutti. Disse Padre Garrigou-Lagrange: «Il più miserabile, dal fondo dell’abisso in cui è caduto, può alzare un grido verso la misericordia, e questo grido è la preghiera».

Dio, nella sua somma sapienza, ha deciso fin dall’eternità che le preghiere degli uomini saranno indispensabili per l’ordine dell’universo, e per ottenere certi effetti. La nostra preghiera, quindi, non ha lo scopo di cambiare le disposizioni divine, ma di impetrare quanto Dio ha disposto di compiere mediante la preghiera (S. Th. II-II, q. 83, a. 2). Pertanto, secondo la disposizione di Dio, la preghiera ha una vera causalità ed efficacia indispensabile, in tal modo che è vano pensare a ricevere alcuni benefici da Dio senza chiederli a Lui nella preghiera.

Perché Dio ha voluto che dobbiamo pregare per ottenere certi benefici? Anzitutto, in senso generale, Dio, nella sua somma Bontà, ha voluto associare a sé l’uomo nel suo governo dell’universo, e così conferire a lui la dignità di causa (S. Th. I, q. 22, a. 3). Poi, l’atto stesso di pregare porta numerosi benefici all’uomo.
Per esempio, pregando per certi bisogni, ricordiamo esplicitamente che abbiamo bisogno dell’aiuto di Dio. Questo atteggiamento, non solo ci insegna l’umiltà (S. Th. II-II, q. 83, a. 2, ad 1), ma la preghiera stessa diventa una forma di culto a Dio: nella preghiera, Dio è glorificato ed è riconosciuto come fonte di bontà, onnipotente e misericordioso (cfr. S. Th. II-II, q. 83, a. 3). Essendo un atto di riverenza a Dio, essa ci fa tornare anche alla definizione generica della preghiera, in quanto elevazione: «La preghiera è l’elevazione a Dio, come a un superiore, come al supremo superiore, al di sopra del quale non c’è nulla; è l’atteggiamento di venerazione e riverenza, che non può già prescindere dall’umiltà».

Al centro della riflessione sulla preghiera, S. Tommaso inserisce la preghiera del Padre Nostro. Questa preghiera, semplice e conosciuta da qualsiasi buon cristiano, è il modello di tutte le preghiere, in primo luogo, perché è la preghiera che Gesù Cristo, Dio-Uomo, ci ha insegnato. La sua eccellenza si trova, inoltre, nel fatto che «non solo vengono domandate tutte le cose che possiamo rettamente desiderare, ma anche nell’ordine in cui devono essere desiderate: cosicché questa preghiera non solo insegna a chiedere, ma plasma tutti i nostri affetti.» (S Th. q. 83, a. 9). Iniziando con le parole Padre nostro che sei nei cieli, ci ricordiamo della sua cura per noi e la sua onnipotenza: quindi, vengono suscitati in noi sentimenti di fiducia e di speranza. Poi, il Padre Nostro ci insegna tutto ciò che possiamo onestamente desiderare nella vita.

Ri-impariamo a vivere da cristiani e ad instaurare omnia in Christo – come insegna S. Pio X – perché la Sua Gloria sia la nostra prima felicità e la nostra salvezza eterna sia l’unico Fine e obiettivo della vita, da ottenere con le buone opere.

 

Chi è il dott. Massimo Citro Della Riva?

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Segnalazione Corrispondenza Romana

di Emanuele Barbieri

Il dott. Massimo Citro, sospeso dall’Ordine di Medici di Torino nell’ottobre 2021, è laureato in Medicina e Chirurgia e in Lettere Classiche ed è specialista in Psicoterapia, ma viene presentato dai suoi biografi innanzitutto come «storico e sceneggiatore» (https://www.nelcastellodicarta.it/libri/coscienza/biografia-citro.html). Il dott. Citro è anche “esperto” di “Terapia Mora”, insegnante di Medicina Asclepiade, professore di “memoria dell’acqua” e scopritore del TFF (Trasferimento Farmacologico Frequenziale), un   metodo di “alchimia elettronica”, che «consente di trasferire a un sistema vivente, attraverso circuiti elettronici, le proprietà farmacologiche di molte sostanze». Citro è inoltre seguace di Geerd Hammer (1935-2017), l’inventore della “Nuova Medicina Germanica”, radiato dai Medici nel 1986, il cui figlio morì nel 1978 in un incidente su uno yacht in Corsica, per cui fu accusato e poi assolto Vittorio Emanuele di Savoia.

Legato a personaggi e gruppi esoterici, Citro ha partecipato tra l’altro al Festival Templaria Veosfest, ospite del V.E.O.S.P.S.S. un’organizzazione (o almeno un ramo di essa), che ha negato di annoverare il medico torinese tra i suoi membri. Però la fotografia del dott. Citro, con il mantello templare dell’associazione figura nel sito ufficiale del V.E.O.S.P.S.S. (https://archive.fo/wvLxS#selection-141.1-389.56)

Può essere anche interessante sapere chi sono gli amici a cui Citro affida la presentazione dei suoi libri. Il suo libro Vietato studiare (Macro Edizioni, 2008) ha la prefazione di Gabriele Mandel (1924-2010), un massone affiliato a una confraternita islamica sufi. Il libro The Basic Code of the UniverseThe Science of the Invisible in Physics, Medicine, and Spirituality (Park Street Press 2011) reca la prefazione di Erwin Laszlo, teorico evoluzionista del New Age e fondatore del Club di Budapest (https://www.clubofbudapest.com/) che propone una Coscienza Planetaria per conoscere e sentire l’interdipendenza vitale e l’unità essenziale del genere umano e del cosmo. In questo libro, tra i suoi «allies and longtime friends», Citro annovera: «Gabriela and Licio Gelli» (p. 5). Proprio il Gelli ex Venerabile della Loggia P2 e la sua seconda moglie, rumena, Gabriela Vasile.

L’ultimo libro del dott. Citrio, Eresia, reca infine la prefazione del suo “fraterno amico” (così si presenta) Alessando Meluzzi, massone “in sonno”, autoproclamatosi, con il nome di Alessandro I, primate, metropolita e arcivescovo di una Chiesa ortodossa italiana autocefala (non riconosciuta dalle chiese ortodosse).

In un articolo su Marxisti, Esoteristi e Massoni contro il “Nuovo ordine Mondiale”? la rivista Sodalitium, (n. 72/2021, pp 23-32), ci informa che Alessandro Meluzzi ha svolto attività politica prima nel Partito Comunista, poi in quello Socialista, poi come deputato e senatore con Forza Italia, quindi con l’UDR di Cossiga, con Rinnovamento Italiano, Unione per la Repubblica, Federazione dei Verdi, poi ancora coi Cristiani Democrati Europei, con l’UDEUR di Mastella, e infine con Fratelli d’Italia … Nel 2007, Meluzzi diventa diacono greco-melchita fino a che padre Leopoldo Adeodato Mancini (1950-2015) lo avrebbe ordinato, in punto di morte, presbitero e vescovo della “Chiesa ortodossa italiana autocefala” di cui attualmente sarebbe Sua Beatitudine il Patriarca Alessandro I. Meluzzi è, anche, per sua ammissione, massone del Grand’Oriente d’Italia, attualmente in sonno.

C’è almeno un’occasione in cui i tre prefatori dei libri di Citro, Mandel, Laszlo e Meluzzi, si sono incontrati, condividendo presumibilmente la filosofia dell’evento. Il quotidiano Romagna Gazzette del 20 agosto 2009 così presentava la festa “AlchimiAlchimie” che si svolse dal 22 al 26 agosto 2009 a San Leo, nella cui fortezza morì l’esoterista e massone Alessandro Cagliostro (1743-1795). «E’ intenso il programma quotidiano di incontri, letture e conferenze dedicato all’evoluzione e promozione della grande famiglia umana, attraverso le interpretazioni e proposte dei massimi testimoni e pensatori come Erwin Laszlo, presidente del Club di Budapest, filosofo della scienza e della teoria dell’evoluzione, Gabriele Mandel, accademico italiano di discendenza turco-afgana e maestro Sufi, Luigi Pruneti, saggista, esoterista e Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro della Gran Loggia d’ Italia degli Alam e Alessandro Meluzzi, medico, filosofo, psicologo e psicoterapeuta di chiara fama, al quale sarà affidato l’impegnativo compito della conferenza di chiusura della festa. Ogni giornata sarà incentrata su un tema e filo conduttore (il caos, l’alchimia, i simboli, il libero pensiero) per consentire di approfondire esaurientemente diverse tematiche: dalla filosofia all’esoterismo, dalle culture dai Nativi Americani e dei Catari alle tradizioni orientali e alla kabbalah, dai misteri di Templari e Maya alla moderna ecologia e sviluppo sostenibile» (http://www.romagnagazzette.com/2009/08/20/alchimialchimie-22-23-24-25-26-agosto/).

Questo è il brodo di cultura esoterico e sincretista in cui il dott. Citro è immerso. Un mondo che ha poco o nulla di scientifico e molto di fantasioso e immaginario. Il 19 novembre 2017, a Torino nella sala conferenze del Sermig, si è tenuto convegno dal titolo: “Noi siamo anima”, una giornata per indagare sul senso del destino, per tentare di rispondere agli eterni interrogativi: chi siamo, da dove veniamo e, soprattutto dove andremo?  di cui è stato artefice Massimo Citro Della Riva, assieme a Marco Cesati Cassin. Il convegno è stato presentato dagli organizzatori come «un seminario per chi intende iniziare, o continuare, a cercare e superare il dualismo di un corpo che possiede un’anima, oltre la nozione di un tempo lineare intrappolato nelle maglie del destino. Una giornata che, al termine ha permesso di ipotizzare e, forse confermare che la nostra esistenza può essere paragonata ad una realtà virtuale, è il riflesso di una realtà ben più ampia, che si specchia nella dimensione sottile, con cui siamo in perenne contatto».

Ad un intervistatore che gli chiedeva quale fosse il messaggio ultimo dell’iniziativa, il dott. Citro Della Riva ha spiegato: «Il messaggio consiste nella divulgazione dell’idea che, nessuno di noi, è quello che crede realmente di essere. Ognuno di noi non è quella persona ma è un’entità di un altro mondo, di un’altra dimensione. Questo mondo non è reale, ma, virtuale. Questo è un segreto antichissimo che viene tramandato dai Maestri ed oggi è il momento di metterlo a disposizione di tutte le persone, affinché possano avvertirlo intimamente, con il cuore. Questo permette all’individuo di vivere in una maniera diversa. Offre la possibilità di rendersi conto che siamo realmente divini. Ci troviamo in un mondo nel quale l’uomo ha un potere immenso, concetto questo che, invece, oggi non viene espresso. Siamo ancora schiavi, macchine che devono ubbidire a certi poteri. Al contrario dobbiamo convincerci che siamo immensi, siamo potenti, proprio nel senso letterale, siamo eterni e possiamo vivere come divinità, umili ma potenti, in un mondo virtuale. Una volta raggiunta e fatta propria questa consapevolezza   ci permette di non subire più il mondo ed i suoi poteri».

Alla domanda «Oltre i convegni di cosa si occupa?», Citro risponde: «Lavoro nel mio studio come specialista in Medicina Naturale, eseguo test per individuare intolleranze alimentari, lavoro con l’elettroagopuntura da trent’anni. Svolgo l’attività di psicoterapeuta e ho utilizzato l’ipnosi dopo aver frequentato il corso del professor Paolo Parra. L’ho praticata alcuni anni fa, è stata un’esperienza meravigliosa poi non l’ho sentita come mia strada, si è trattato di uno dei numerosi corsi che mi hanno arricchito senza che, per questo, abbia sentito la necessità di proseguire lungo quella strada. Preferisco continuare in altre direzioni, divulgando, come è stato fatto oggi il concetto che il mondo è solo un sogno oggettivato e qualsiasi cosa la vostra mente creda intensamente, si verifica all’istante».

Ecco, questa è la filosofia di vita di Massimo Della Riva, autorità scientifica dei “no vax”: «sogna intensamente e il sogno si trasformerà in realtà».

Fonte: https://scholapalatina.lt.acemlnb.com/Prod/link-tracker?redirectUrl=aHR0cHMlM0ElMkYlMkZ3d3cuY29ycmlzcG9uZGVuemFyb21hbmEuaXQlMkZjaGktZS1pbC1kb3R0LW1hc3NpbW8tY2l0cm8tZGVsbGEtcml2YSUyRg==&sig=858a7wXchhJCtSqGRmVFfr6pvGsNdPh1sERWwArKqRRr&iat=1641387166&a=%7C%7C650260475%7C%7C&account=scholapalatina%2Eactivehosted%2Ecom&email=WGByPjZY3AMGHbnlPw2cQTpxdzkQNl9LgdxZ9pnzLRY%3D&s=7fe708e192b517c76cb9155f667678b1&i=970A1010A15A9762

 

La dott.ssa Gwyneth A. Spaeder risponde al dott. Massimo Citro

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C’è una ricerca della polemica tra certi ambient cosiddetti cattolici conservatori o “tradizionalisti” parecchio divisiva, che non riguarda, in realtà, né tematiche di Fede né di Morale, ma che concorre alla confusione dei nostri tempi e, appunto divide tra vaccinisti e non vaccinisti. Chissà se gli attori principali di questa diatriba spendessero tante energie sull’essenziale riguardante la crisi nella Chiesa e nell’Autorità! Forse si sarebbero già raggiunti risultati insperabili…comunque, noi che riteniamo più ragionevole, in scienza e coscienza, la posizione della dott.ssa Gwyneth A. Spaeder, la cui opinione abbiamo già pubblicato sul nostro sito, ci sembra giusto pubblicare anche la risposta all’immancabile rimbrotto del collega dott. Massimo Citro, di area Carlo Maria Viganò (n.d.r.)

Segnalazione Corrispondenza Romana

di Gwyneth A. Spaeder, MD

Caro Collega,

Nella sua risposta al mio articolo riguardante la lettera dell’Arcivescovo Viganò sulla sicurezza e sulla moralità dei vaccini mRNA COVID19, lei esprime il desiderio di “proseguire sul cammino di una reciproca critica costruttiva”. Apprezzo il tempo che ha impiegato per considerare il mio punto di vista ed esprimere il suo. Perché una discussione sia produttiva, tuttavia, si richiede un accordo di fondo su cosa possa ritenersi attendibile e autorevole e cosa no. Accordo che non sono certa ci sia. Dobbiamo anche fare attenzione a distinguere tra quelle che sono le ricerche in corso sui meccanismi e sugli esiti dell’infezione naturale da SARS-COV-2 e quelle che si concentrano sui vaccini mRNA progettati per mitigare i danni di tale infezione; spesso nella sua risposta tali studi vengono utilizzati in maniera intercambiabile. Dobbiamo peraltro cercare di evitare argomentazioni superficiali in cui semplici studi di laboratorio vengono presentati come prove clinicamente valide, o per cui si assume che certi protocolli terapeutici, giustamente utilizzati per una determinata malattia, siano efficaci in una situazione clinica diversa da quella in cui vengono solitamente impiegati.

Per cominciare vorrei chiarire velocemente un punto terminologico che può confondersi man mano che la nostra corrispondenza viene tradotta dall’inglese all’italiano e viceversa: in riferimento ai prodotti farmaceutici in questione, ovvero le iniezioni contenenti mRNA atte a indurre la produzione di una proteina spike modificata dal virus SARS-COV-2, continuerò a usare la parola “vaccino” per indicare un’entità somministrata ad un individuo con lo scopo di indurre una protezione immunitaria contro un agente patogeno. Usando questa definizione, il vaccino mRNA COVID non è diverso dai precedenti vaccini contro la poliomielite o l’influenza, anche se il meccanismo d’azione è diverso. Non credo che continuare a spendere altro tempo discutendo sull’uso del termine sia produttivo.

Per quanto riguarda le sue affermazioni secondo cui i vaccini COVID mRNA sono inefficaci, mi permetta di ricordare a lei e ai nostri lettori che questi vaccini sono stati progettati e testati per prevenire l’ospedalizzazione e la morte, ed è esattamente ciò che hanno fatto durante le ondate alfa e delta di questa pandemia; i primi dati ora suggeriscono che faranno lo stesso durante l’attuale ondata di omicron. Elencare numerosi articoli su casi particolari non serve a confutare questo fatto: questi vaccini stanno salvando vite e limitano la pressione sulle risorse sanitarie (CDC COVID Data Tracker).

Per quanto riguarda il suo successo nell’evitare l’ospedalizzazione dei suoi pazienti, senza sapere nulla della numerosità del campione di pazienti che ha in cura o sulle dimensioni della clinica che gestisce, è difficile trarre conclusioni significative, al di là del fatto che possa ritenersi una grande benedizione che a lei e ai suoi pazienti siano state risparmiate malattie più significative. La conclusione che lei trae è che le sue esperienze personali come medico possano essere applicate ed adattate al contesto di una pandemia mondiale. Vorrei metterla in guardia da un tale azzardo, poiché i dati a supporto delle sue modalità di trattamento individuali o vengono estrapolati da piccoli studi che non sono stati replicati in trial più ampi o presumono che il modo in cui un medicinale o un integratore si comporta per una certa malattia sarà lo stesso per un’altra. Le pubblicazioni sul ruolo della vitamina C nel trattamento delle infezioni delle vie respiratorie superiori negli anni ’90 possono suggerire un’ipotesi degna di essere verificata oggi nelle infezioni delle vie respiratorie inferiori, ma un’ipotesi è un punto di partenza e non una linea guida definitiva per il trattamento. Gli studi ventennali che esaminano il meccanismo d’azione dell’idrossiclorochina nei disturbi della coagulazione non possono sostituire studi recenti più ampi che non hanno dimostrato benefici per i pazienti SARS-COV-2 di oggi.

Vorrei anche affrontare le sue preoccupazioni sulla sicurezza dei vaccini mRNA COVID19, in particolare per quanto riguarda la proteina spike indotta dal vaccino, e fare qualche breve menzione ai dati provenienti da EudraVigilance. La proteina spike che i nostri corpi producono su impronta dell’mRNA contenuto nei vaccini è una versione modificata della proteina spike presente in SARS-COV-2. La modifica è lieve ma cruciale: in particolare, la proteina spike indotta dai vaccini non ha la capacità di cambiare forma e legarsi efficacemente al recettore ACE2 (impedendo così l’ingresso nella cellula); inoltre, ha un’ancora che lo tiene attaccato alla superficie delle cellule che lo producono, fornendo così un bersaglio stabile per le nostre cellule immunitarie. Per questo motivo, le preoccupazioni sollevate dagli studi da lei menzionati circa il potenziale danno alle cellule endoteliali da parte della proteina spike che fluttuerebbe liberamente nel corpo dopo la vaccinazione sono infondate. Gli studi da lei citati parlano specificamente della proteina spike di un’infezione naturale e, infatti, sottolineano ulteriormente l’importanza della vaccinazione per evitare tali complicazioni derivanti da un’infezione naturale (COVID-19 Vaccines and Spike Proteins – COVID-19 Resources Canada (covid19resources.ca). Per quanto riguarda EudraVigilance, è importante che i nostri lettori capiscano che svolge una funzione simile a VAERS negli Stati Uniti, e quindi qualsiasi estrazione di dati da quel sistema deve essere compresa ed esaminata nel contesto da cui quei dati derivano e con la dovuta attenzione all’incidenza di qualsiasi reazione avversa che viene sollevata.

Infine, vorrei parlare della sua affermazione secondo cui sono i vaccini stessi ad indurre lo sviluppo delle varianti. Spesso si afferma che chi non studia la storia è condannato a ripeterla, in questo caso però la storia ci consente di fare i conti con la realtà e ci offre anche un motivo di speranza. L’evoluzione virale ha seguito determinati schemi nelle precedenti epidemie e pandemie. In generale, è il pool di individui suscettibili che fornisce un serbatoio per lo sviluppo di mutazioni virali. E qualsiasi versione del virus che è in grado di diffondersi più rapidamente all’interno di quel serbatoio rischia di diventare rapidamente dominante. Perciò, il delta era più trasmissibile dell’alfa e l’omicron più del delta. Fortunatamente per noi, non accade spesso che un virus diventi contemporaneamente più trasmissibile e più mortale, poiché ciò limiterebbe effettivamente la capacità del virus di diffondersi (i deceduti non trasmettono attivamente il virus ad altri). Questo è stato certamente il caso della pandemia di influenza del 1918, ed è ciò che possiamo sperare accada col passare del tempo per le varianti di SARS-COV-2. Si noti, tuttavia, che in tutte le generazioni del virus, sono gli individui con immunità innata (cioè coloro che non sono stati vaccinati o precedentemente infettati) che forniscono il substrato necessario per lo sviluppo di nuove varianti.

In conclusione:

Sebbene per brevità abbia scelto di non rispondere punto per punto a tutte le sue obiezioni al vaccino e alla nostra attuale gestione delle infezioni da COVID19, spero sia chiaro che ho letto e considerato una ad una le sue preoccupazioni. Il punto cruciale del nostro disaccordo, tuttavia, è il modo in cui assegniamo valore alla ricerca medica e alle pubblicazioni. Come ho affermato nel mio articolo originario, esistono standard di prova e metodi oggettivi per confrontare la persuasività di un set di dati rispetto ad un altro. Se lei non è disposto ad accettare i risultati di studi estremamente ampi, randomizzati e controllati pubblicati su riviste mediche il cui nome gode di decenni (se non secoli) di credibilità, sarà molto difficile trovare un terreno comune in questa discussione. Se poi il fatto che la mia laurea in medicina provenga da un’istituzione di fama mondiale viene considerato sia come qualcosa che inficia le mie affermazioni di competenza medica sia come una prova della mia collusione con un nemico indefinito, non mi è chiaro come dovremmo procedere. Come giustamente mi fa notare nella sua lettera, abbiamo un dovere nei confronti dei nostri pazienti che supera le affiliazioni politiche. E come ho sottolineato nella mia risposta all’arcivescovo, sono grata di aver ereditato una tradizione di indagine scientifica rigorosa e intellettualmente seria dai numerosi medici e ricercatori cattolici e santi che ci hanno preceduto. Il loro esempio funge da guida tanto nell’approccio che adotto con i miei pazienti quanto nelle mie valutazioni e conclusioni circa i progressi della medicina per i pazienti di tutto il mondo.

Il mondo sta osservando come i cattolici rispondono a questa pandemia. Il livello dei nostri discorsi, e gli standard che adottiamo nell’affrontare questa storica sfida, avranno delle implicazioni a lungo termine sul modo in cui i medici e gli scienziati cattolici partecipano alla nobile professione medica.

 

Il principio di autorità: davvero chi non è in comunione con Bergoglio è fuori dalla Chiesa?

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Pubblichiamo questo articolo di don Francesco Ricossa perché riteniamo che quanto scrive possa essere un’utile, esaustiva risposta a tutti coloro che, in buona o in cattiva fede, accusano chi non è in comunione coi “papi conciliari” di essere fuori dalla Chiesa. L’ironia e la sagacia sono particolarmente apprezzati. (N.d.R.)

Fonte: https://www.aldomariavalli.it/2022/01/08/il-principio-di-autorita-la-botte-piena-e-la-moglie-ubriaca-una-risposta-di-don-ricossa/

Cari amici di Duc in altum, ieri ho pubblicato la lettera di un lettore che mi critica perché ho ospitato nel blog un intervento di don Francesco Ricossa, superiore dell’Istituto Mater Boni Consilii. Poiché l’Istituto – questa la tesi del lettore – non riconosce Francesco come papa, esso si pone fuori dalla Chiesa cattolica e, di conseguenza, non può intervenire su questioni cattoliche. Al lettore ho risposto che non guardo alle etichette appiccicate sopra le persone, ma alle idee sostenute e all’amore nella ricerca della verità. E oggi, con un efficace ricorso all’ironia, risponde lo stesso don Ricossa.  

***

di don Francesco Ricossa

Caro Valli,

come lei sa, mi aveva chiesto un commento all’articolo di The Wanderer (La confessione di Pietro e un “dubium” teologico), commento che lei ha gentilmente pubblicato sul suo blog con il titolo A quali condizioni Pietro è veramente roccia. Ora vedo la sua risposta alla lettera di un suo lettore, che critica la pubblicazione del mio intervento in quanto lei avrebbe affidato il commento al dubbio di The Wanderer a una persona che “si pone al di fuori della Chiesa cattolica”.

Il suo lettore, per la verità, non entra e si rifiuta di entrare nel merito della questione (“non entro nel merito del contenuto dell’articolo”); infatti egli non solo rifiuta di esaminare quanto da me sostenuto, ma persino quanto scritto da The Wanderer (che giunge al punto di dubitare che J. M. Bergoglio creda alla divinità di Cristo): un “non cattolico”, quale sarei io, non avrebbe diritto di trattare di questioni interne alla Chiesa cattolica e “non ha alcun senso dibattere con lui e chiedere il suo parere circa un problema che riguarda specificamente la teologia cattolica”.

In proposito le invio queste poche righe, evitando di trattare degli altri argomenti sollevati dal suo interlocutore, che non mi concernono.

Per quel che mi riguarda, mi preme rendere qui testimonianza della mia Fede cattolica e del mio amore per la Chiesa, nella quale sono nato, vivo e intendo morire. Nel ricevere gli ordini sacri, ho prestato come prescritto il giuramento antimodernista, e professato solennemente la professione di Fede del Concilio di Trento e del Concilio Vaticano che la Chiesa richiede agli ordinandi. Credo e professo ogni singolo articolo di questa professione di Fede, aborrisco ogni errore ad essa contrario, e se avessi errato in qualunque mio scritto o affermazione contro l’insegnamento della Chiesa ritratto fin d’ora qualunque proposizione contraria a questo insegnamento.

Poiché suppongo che questa mia professione di fede non convincerà il suo lettore, mi voglio porre tuttavia dal suo punto di vista, dal punto di vista cioè di colui che riconosce J. M. Bergoglio come il legittimo Pontefice della Chiesa cattolica, Vicario di Cristo e Successore di Pietro. È questo infatti il motivo per cui il suo interlocutore non mi considera cattolico – pur esponendo in maniera confusa se non errata il mio pensiero (“il soglio di Pietro sarebbe, secondo i sedeprivazionisti, occupato formalmente ma non sostanzialmente, il che vuol dire che di fatto Papa Francesco non sarebbe Papa”; non conosco i sedeprivazionisti e, quanto a padre Guérard des Lauriers o.p., la sua tesi teologica sostiene che Paolo VI e successori occupano materialmente ma non formalmente la Sede di Pietro).

Mettendomi, come detto, nei panni del suo interlocutore, nei panni cioè di coloro che riconoscono senza difficoltà alcuna in J. M. Bergoglio la roccia su cui è edificata la Chiesa di Cristo, mi permetto di far notare quanto segue.

Sono entrato nella Chiesa cattolica il giorno dopo la mia nascita, con il Santo Battesimo (era il 1958). Da allora, come detto, non ho mai dubitato o negato alcuna verità rivelata e che la Santa Chiesa propone a credere (il suo lettore non ne cita neppure una, d’altronde), né ho aderito ad altra confessione religiosa, né sono incorso in alcuna censura di scomunica che avrebbe potuto separarmi dalla Chiesa. Il suo lettore obietterà che sono incorso in una scomunica latae sententiae o ipso facto per non essere in comunione con Papa Francesco, ma a questo proposito non c’è stata finora alcuna sentenza di condanna o anche solo di notificazione dell’essere incorso in detta censura. Se anche essa fosse in futuro comminata, ci sarebbe da chiedersi quale ne sarebbe il valore, provenendo da una autorità che è sospettata persino di non credere pubblicamente nella divinità di Cristo (non sono io che lo affermo, ma l’articolo di The Wanderer, che non ha suscitato nel suo lettore una reazione ostile).

Mettiamo comunque che il suo lettore abbia ragione e che, per motivo di scisma (non essendo in comunione con “Papa Francesco”), mi sarei escluso dalla Chiesa cattolica. In questo caso (dato e non concesso), sarei, secondo il Sacrosanto Concilio Vaticano II, costituzione dogmatica Lumen Gentium, in comunione imperfetta con la Chiesa cattolica, in virtù del valido battesimo, e ancor più della valida celebrazione della Eucarestia (o il suo interlocutore non riconosce il Vaticano II?). A questi “fratelli separati”, in comunione imperfetta con la Chiesa cattolica, il suo interlocutore proibisce di poter intervenire su questioni riguardanti la teologia cattolica, e a lei di ospitare i loro scritti (senza necessariamente condividerli, d’altronde, visto che molti autori da lei pubblicati difendono altre opinioni). L’opinione del suo lettore mi sembra legata a una disciplina preconciliare, in opposizione al magistero e alla disciplina della Chiesa conciliare (o forse il lettore rigetta l’uno e l’altra?). Mi limiterò ad alcuni esempi.

Durante il Concilio Vaticano II numerosi teologi, questi sì certamente acattolici, furono invitati ufficialmente a partecipare come osservatori all’assise conciliare. È vero che non avevano diritto di parola e di voto, ma è anche vero che collaborarono attivamente all’elaborazione degli schemi conciliari poi votati dai Padri, soprattutto in tema di ecumenismo e libertà religiosa. In materia di dialogo interreligioso (dichiarazione Nostra aetate) la collaborazione con il segretariato per la promozione dell’unità dei cristiani istituito nel 1960 da San Giovanni XXIII e allora presieduto dal cardinal Bea si estese anche ai non cristiani, in primis lo storico Jules Marx Isaac, appartenente ai B’nai B’rith, che per primo richiese la stesura di un tale documento. La Curia romana comprende attualmente un Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani (erede del segretariato di cui sopra), un Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso (ex segretariato per i non cristiani) e un Pontificio consiglio per la cultura, erede del Pontificio consiglio per il dialogo con i non credenti (istituito da san Paolo VI nel 1965). Il suo interlocutore sembra legato a forme ormai superate dalle decisioni conciliari, come i metodi del Sant’Uffizio, soppresso da san Paolo VI nel 1965 e sostituito dalla Congregazione per la dottrina della fede. La stagione ecumenica e interreligiosa ha portato a una intensa collaborazione dottrinale con i non cattolici, i non cristiani e i non credenti, con risultati concreti come i documenti congiunti sottoscritti da cattolici e non cattolici: mi limiterò a citare la dichiarazione congiunta cattolico-luterana sulla giustificazione, oppure la cosiddetta dichiarazione di Abu Dhabi sottoscritta da Sua Santità Papa Francesco e dal Gran Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb nel 2019.

Se anche fossi non cattolico, non sono stato solennemente anatemizzato da Papa Leone X e dal Concilio di Trento come lo fu Martin Lutero; eppure Sua Santità Papa Francesco ha accolto ben due volte i pellegrini luterani in Vaticano, affiancato da una statua dell’eresiarca sassone, e la seconda volta anche tenendo sullo sfondo i ritratti congiunti di Sua Santità e di Lutero, incoraggiato in questo gesto innovativo dalle dichiarazioni dei suoi Santi predecessori: “Oggi vengo io a voi, all’eredità spirituale di Martin Lutero; vengo da pellegrino” (discorso di Giovanni Paolo II al Consiglio della Chiesa evangelica di Germania, Magonza, 17 novembre 1980). “Il pensiero di Lutero, l’intera sua spiritualità era del tutto cristocentrica” (discorso di Benedetto XVI al Consiglio della Chiesa evangelica di Germania, Erfurt, 23 settembre 2011). Se “Papa Francesco” ha affiancato il proprio ritratto a quello di Lutero, non vedo perché, caro Valli, lei non potrebbe pubblicare una letterina di don Ricossa (senza sua fotografia).

Lo stesso rito della Messa (unica espressione del rito romano come rammentato nel motu proprio Traditionis custodes), promulgato da san Paolo VI nel 1969, fu il frutto di una attiva collaborazione ecumenica tra liturgisti cattolici e protestanti, e quindi non cattolici; mi spiace al proposito che la ferrea fedeltà del suo lettore al Santo Padre sia incrinata dal suo suggerimento di criticare detto motu proprio. Terminerò infine (giacché promisi brevità) con una citazione dell’enciclica Ut unum sint di san Giovanni Paolo II, nella quale il santo pontefice richiedeva il contributo dei non cattolici per rivedere in senso ecumenico il concetto del primato petrino.

Di fronte a così tante, autorevoli e persino sante autorità, come può il suo lettore restare ancorato a una visione integralista e sorpassata dei rapporti tra cattolici e non cattolici? Non si può volere “la botte piena e la moglie ubriaca” (per far uso di un volgare proverbio popolare): riconoscere cioè l’autorità dei “Papi conciliari” per accreditarsi come cattolici, senza accettarne il magistero: si tratterebbe di un riconoscimento fittizio e punto sincero, come rammenta proprio J. M. Bergoglio in Traditionis custodes.

Naturalmente, caro Valli, ho fatto uso dell’ironia (non vorrei che qualcuno mi attribuisse un’adesione al pensiero conciliare da Paolo Vi a oggi!); non me ne voglia neppure il lettore che ha obiettato alla pubblicazione della mia letterina precedente. Se gli farà leggere queste mie righe, sappia che comprendo il suo attaccamento al principio di autorità, come comprendo che la situazione attuale generi tanta confusione in chi desidera conservare la Fede.

 

Mattarella ribadisce: niente bis. E se proprio Draghi gli chiedesse di restare?

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di Adolfo Spezzaferro

Roma, 1 gen – Mattarella nel discorso di fine anno ribadisce che non vuole fare il bis, come un Napolitano qualsiasi, ma attenersi alle regole. “Ho sempre vissuto questo tradizionale appuntamento di fine anno con molto coinvolgimento e anche con un po’ di emozione. Oggi questi sentimenti sono accresciuti dal fatto che, tra pochi giorni, come dispone la Costituzione, si concluderà il mio ruolo di Presidente“. E’ l’esordio del discorso del capo dello Stato, in piedi, con le bandiere sullo sfondo, in una scenografia da congedo imminente.

Mattarella ribadisce: niente bis. E attacca un’ultima volta i non vaccinati

Nel suo discorso (qui il testo integrale), breve e programmatico per chi verrà dopo di lui, il presidente della Repubblica si è dilungato sulla pandemia e i vaccini salvifici, attaccando un’ultima volta i cosiddetti no vax. “Sprecare i vaccini è un’offesa a chi non li ha avuti“, è il monito del Presidente. “Anche nei momenti più bui, non mi sono mai sentito solo e ho cercato di trasmettere un sentimento di fiducia e di gratitudine a chi era in prima linea. Ai sindaci e alle loro comunità. Ai presidenti di Regione, a quanti hanno incessantemente lavorato nei territori, accanto alle persone”, dice poi sulla gestione della pandemia.

Ecco l’identikit del suo successore

Dopodiché traccia le linee programmatiche del dopo Mattarella, in un certo senso. “Il volto reale di una Repubblica unita e solidale. È il patriottismo concretamente espresso nella vita della Repubblica. La Costituzione affida al Capo dello Stato il compito di rappresentare l’unità nazionale. Questo compito – che ho cercato di assolvere con impegno – è stato facilitato dalla coscienza del legame, essenziale in democrazia, che esiste tra istituzioni e società; e che la nostra Costituzione disegna in modo così puntuale. Questo legame va continuamente rinsaldato dall’azione responsabile, dalla lealtà di chi si trova a svolgere pro-tempore un incarico pubblico, a tutti i livelli. Ma non potrebbe resistere senza il sostegno proveniente dai cittadini”, chiarisce Mattarella.

Il lascito dell’ex diccì a chi verrà dopo di lui

Ancora, per l’ex diccì, “unità istituzionale e unità morale sono le due espressioni di quel che ci tiene insieme. Di ciò su cui si fonda la Repubblica. Credo che ciascun Presidente della Repubblica, all’atto della sua elezione, avverta due esigenze di fondo: spogliarsi di ogni precedente appartenenza e farsi carico esclusivamente dell’interesse generale, del bene comune come bene di tutti e di ciascuno. E poi salvaguardare ruolo, poteri e prerogative dell’istituzione che riceve dal suo predecessore e che – esercitandoli pienamente fino all’ultimo giorno del suo mandato – deve trasmettere integri al suo successore“. E’ questo il lascito a chi verrà dopo di lui, insomma.

Se Mattarella va via il rischio che crolli tutto è concreto

All’indomani del suo discorso, gli scenaristi ribadiscono che nelle parole del Presidente è ribadito forte e chiaro che non è disponibile a un irrituale bis, che vuole concludere il suo settennato. Lasciando nei guai Draghi, perché di questo stiamo parlando. Senza Mattarella al Colle viene meno quel dream ticket – chiamiamolo così – che ha gestito la vaccinazione di massa e garantito l’unità nazionale con una maggioranza ampissima. Ma anche tenuta insieme dell’emergenza e che senza i presupposti e i paletti giusti cadrebbe in un batter di ciglia. Ma al di là di Letta che siccome non dà le carte per la battaglia del Quirinale minaccia la crisi di governo, il rischio che crolli tutto è concreto.

I paletti di Draghi nel caso andasse lui al Colle

Draghi va tenuto a Palazzo Chigi, dicono i partiti della maggioranza (e The Economist). Il premier dal canto suo, si è detto disponibile a tutto, come “nonno al servizio delle istituzioni”. Ma ha messo dei paletti: la maggioranza deve restare ampissima e il governo non deve cadere, chiunque sarà il premier. In sostanza, Draghi dice ai partiti: se vado al Colle piazzo un premier di mia strettissima fiducia e voi continuate a fare quello che dico io. Il problema è che quando i partiti potranno eleggere il nuovo capo dello Stato, potranno farlo finalmente in autonomia. Al di là del monito di Draghi di non eleggere un Presidente di parte. Nel senso insomma che seppure l’attuale premier avesse un disegno per andare al Colle e mettere – tanto per fare un esempio – l’attuale titolare del Mef a Palazzo Chigi – al momento del voto in Aula potrà succedere di tutto.

Ma i partiti in Aula votano chi vogliono

Renzi è stato il primo a ricordare che lui fece eleggere Mattarella con una maggioranza diversa dalla maggioranza di governo. E che si può fare. In ballo c’è la candidatura di Berlusconi e il fatto che i centristi, Italia Viva compresa, potrebbero votarlo. Stavolta il pallino infatti è in mano al centrodestra. Per non parlare dei cosiddetti franchi tiratori. Insomma, dalla quarta votazione in poi, quando basta la maggioranza assoluta (la metà più uno dei votanti), può accadere di tutto.

E se Draghi provasse a convincere Mattarella a restare?

Ecco perché non possiamo escludere che Draghi in persona provi a convincere Mattarella a restare, per il bene supremo della nazione. Così l’ex numero uno della Bce resterebbe dove sta, a gestire i soldi del Pnrr, come chiedono Ue, Usa, Nato ecc. ecc. E il Presidente continuerebbe a fare il garante di tutti e della Costituzione. Squadra che vince non si cambia, no? E chi a quel punto proverebbe a far cadere il governo Draghi, accollandosi la responsabilità di gettare l’Italia nel caos in un momento così delicato?

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/politica/mattarella-ribadisce-niente-bis-e-se-proprio-draghi-gli-chiedesse-di-restare-219314/

Intervista a don Francesco Ricossa

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di Redazione

Sul sito www.sodalitium.biz è possibile trovare questa interessante e istruttiva intervista a don Francesco Ricossa, Superiore dell’Istituto Mater Boni Consilii di Verrua Savoia (TO). Pur non riconoscendoci nella Tesi di Cassiciacum, da cattolici sedevacantisti simpliciter come Circolo Christus Rex-Traditio ci affidiamo ai Sacramenti ed alla cura animarum dell’apostolato dell’I.M.B.C.

VIDEO: https://youtu.be/z5sHcTCf_ic

L’anno del vaccino che non ci salvò

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di Marcello Veneziani

Potrei sbagliarmi perché non ho la prova inversa, ma ora si può dirlo a ragion veduta: la vaccinazione di massa è stata un mezzo fallimento. Non è servita a debellare il virus né a garantire incolumità e immunità e nemmeno a evitare ulteriori restrizioni, anche se quasi i nove decimi della popolazione si sono vaccinati. Siamo in regime d’emergenza e si minacciano ulteriori chiusure, nonostante tutti i vaccini, la cui efficacia ha durata sempre più vaga e breve. È aumentata l’incertezza, la diffidenza, la paura, perché restiamo sempre in balia delle incognite, a rischio contagi, non c’è dose o precauzione che ci blindi. Stiamo entrando nel terzo anno infestato dalla pandemia e vorrei tentare a fine anno un bilancio, senza tesi precostituite. Ho il dubbio che puntare tutto sui vaccini e i protocolli, anziché sulle cure sia stato un errore. E resta irrisolto il nesso tra vaccini e varianti.

Con tutte le diffidenze del caso, mi vaccinai perché reputai tutto sommato minori i rischi di vaccinarsi rispetto al non vaccinarsi, anche se tutt’altro che immaginari; lo feci pure per essere solidale nella sorte con gli altri. E per un motivo pratico, per evitare la segregazione sociale. Se fossi stato giovane avrei cercato di evitarlo, e se avessi dei bambini avrei cercato di risparmiarli. I dubbi, i sospetti, le notizie frammentarie ma inquietanti di reazioni o conseguenze avverse, restano tutti, così come le incongruenze, le omissioni e le contraddizioni del sistema che induce a vaccinarsi. A ciò si aggiunge il rigetto verso ogni passivo conformarsi ai diktat del Comando Centrale ripetuti dalle sue diramazioni. Non c’è stata nessuna immunità di gregge, in compenso è scattato il conformismo di gregge.

Però la posizione di chi dubita e non ritiene di avere nessuna verità in tasca è scomoda, assai difficile, perché infastidiscono pure i detentori delle verità opposte; quelli che sanno tutto, hanno capito tutto, pensano a tutti e non agli sporchi profitti né si lasciano intimidire dalle minacce. E ti compiangono perché ti sei vaccinato, come se fossi morto o malato in via di sviluppo. Rispetto le scelte opposte e mi batto contro la loro discriminazione. Ma non credo che qualcuno sia detentore per autocertificazione o autoproclamazione di una superiore sapienza o di una superiore capacità di comprendere come stanno davvero le cose, fino a conoscere i piani segreti che guidano il mondo. Ogni volta che sento qualcuno svelare con certezza la verità nascosta dietro tutto questo, ho l’impulso a dirgli: ma tu come lo sai, perché tu lo sai e gli altri no, cosa ti dà questa capacità di sapere, di capire la verità, di detenere una superiore moralità e un superiore coraggio e di tutelare il bene comune rispetto al resto dell’umanità?

Non faccio in tempo a prendere le distanze da costoro che sento dall’altra parte dichiarazioni perentorie come “Io credo nella scienza” e mi allontano pure da loro: il verbo credere non si addice alla scienza, applicare la fede alla scienza è follia, perché la scienza è ricerca, è dubbio, è verità per gradi e approssimazioni, anche per falsificazioni successive, per dirla con Popper. E la scienza anche in questo caso ha mostrato tutta la sua fallibilità, procede per tentativi, senza considerare l’eventuale malafede. La scienza, poi, non è compatta, la comunità medica e scientifica è divisa almeno in tre fasce, anche se non palesate allo stesso modo: i Convinti che quella intrapresa sia effettivamente l’unica strada giusta; i Dubbiosi che magari abbozzano in apparenza ma si aprono anche ad altre ipotesi; e gli Scettici che non condividono le certezze vaccinali anche se gran parte di loro tendono a tacere per non subire ritorsioni. Ma la comunità scientifica non è compatta.

Stiamo sperimentando, non ci sono certezze, dico ad ambedue i versanti. Non mi piace stare nel mezzo, fare l’asino di Buridano, non amo il motto in medio stat virtus: la virtù non sta nel mezzo ma nei pressi del vero, del giusto, del bene e del bello. Però non ho verità precostituite o confermate dalla realtà. E’ una sconfitta per tutti, e va riconosciuta con onestà. So di non sapere, come diceva Socrate. Non riesco a risolvere il dubbio e col passare dei giorni, dei mesi, non faccio progressi. Anzi, a me sembra che progressi non ne faccia la situazione generale, e la profilassi adottata. Non solo in Italia.

Non inseguo i complotti mondiali, non mi imbarco nella dietrologia e tantomeno credo ai piani di sterminio planetario programmato. Noto piuttosto una convergenza oggettiva d’interessi fra alcuni settori cruciali: la finanza, la sanità, l’industria farmaceutica, i colossi del web e le governance. Convergenza tra chi ha tratto giovamento dalla pandemia. Li vedo uniti nel loro comune interesse, senza bisogno di ordire complotti malefici.

Resta poi incomprensibile che la pandemia globale con tutte le restrizioni eccezionali delle libertà dei cittadini si fermi davanti a Big Pharma: perché non liberalizzare i brevetti vaccinali e far valere la priorità del bene pubblico rispetto ai profitti privati delle industrie farmaceutiche? Davanti a uno stato d’emergenza per pandemia mondiale, perché non sospendere le logiche aziendali nei settori che si occupano di salute dei cittadini e controllare la produzione di farmaci in nome del supremo interesse pubblico? Mi preoccupa, infine, che il piano sanitario e restrittivo possa essere trasferito in campo socio-politico fino a diventare il modello per un regime di sorveglianza.

Finisce piuttosto male l’anno del vaccino, che non ci liberò dal virus e ci lascia ancora contagi, varianti, emergenza e green pass per l’avvenire.

MV, Panorama (n.1)

Dall’archivio: il Natale di Don Bosco e dei Socques valdostani

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Il panettone di Don Bosco
 
Natale 1853: l’insorgenza dei Socques

L’incredibile profezia di Mill: “L’Europa diventerà un’altra Cina”

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QUINTA COLONNA
L’EUROPA HA PREFERITO L’OMOLOGAZIONE ALLA DIVERSITÀ DELLE CULTURE. E DIVENTERÀ COME LA CINA

di Corrado Ocone

Oggi contestare il mantra del federalismo europeo significa essere accusati come minimo di immoralità. Il più delle volte invece di essere reazionari, sovranisti, fascisti. La “guerra delle idee” l’hanno purtroppo vinta socialisti e azionisti come gli estensori del cosiddetto “Manifesto di Ventotene”, tanto citato quanto poco letto, e non i più ferventi spiriti liberali. I quali tutto erano fuorché antieuropeisti, ma avevano individuato proprio nella diversità e ricchezza delle culture e dei costumi dei popoli e delle nazioni europee la forza politica e morale del nostro continente. E il terreno più adatto allo sviluppo della democrazia.

In un passo quasi dimenticato del suo saggio Sulla libertà (1859), che è tutto un inno alle differenze e al non conformismo, il grande filosofo inglese Stuart Mill individuava proprio nell’omologazione e nel conformismo, soprattutto delle idee, il pericolo più grosso che avrebbero potuto correre le società occidentali, che di fatto si sarebbero potuto avviare verso un destino “cinese”. Ciò a causa del moderno dominio della pubblica opinione e di quella che egli, sulle orme di Alexis de Tocqueville (di cui era amico e corrispondente), chiamava la “tirannia della maggioranza”. Egli vedeva il germe del pericolo nei “filantropi moralisti”, a quei ricchi borghesi che al suo tempo non si limitavano a fare la carità ma volevano imporre a tutte le loro idee di bene e virtù. In sostanza, coloro che oggi definiremmo come i “buonisti” o i “seguaci del politically correct. I quali dimenticano, dice il filosofo inglese, che l’uomo non funziona come una macchina ma solo sperimentando e corregendosi, quindi anche sbagliano e peccando.

“La pubblica opinione – scrive Stuart Mill – è, in forma disorganizzata, ciò che il sistema educativo e politico cinese è in forma organizzata; e se l’individualità non riuscirà a farsi valere contro questo giogo, l’Europa, nonostante il suo nobile passato e il suo proclamato Cristianesimo, tenderà a diventare un’altra Cina. Che cosa ha finora risparmiato all’Europa questa sorte? Che cosa ha reso le nazioni europee un settore dell’umanità che si evolve e non resta statico? Nessuna loro intrinseca superiorità – che, quando esiste, è un effetto e non una causa , ma piuttosto la notevole diversità di caratteri e culture.

Individui, classi e nazioni sono stati estremamente diversi gli uni dagli altri: hanno tracciato una gran quantità di vie, che portavano tutte a qualcosa di valido; e anche se in ogni epoca chi percorreva vie diverse non tollerava gli altri, e avrebbe giudicato ottima cosa costringerli tutti a seguire la sua strada, i tentativi reciproci di impedire il progresso altrui hanno raramente avuto un successo definitivo, e a lungo andare tutti hanno avuto la possibilità di recepire i risultati positivi altrui. A mio giudizio, l’Europa deve a questa pluralità di percorsi tutto il suo sviluppo progressivo e multiforme; ma è una dote che si sta già riducendo in misura considerevole. L’Europa sta decisamente avanzando verso l’ideale cinese di rendere tutti gli uomini uguali”.

Meditate gente, meditate!

Corrado Ocone, 30 dicembre 2021

 

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Obbligo, la data cerchiata in rosso: cosa può cambiare il 5 gennaio

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Nel Consiglio dei ministri del 5 gennaio nuove misure sul tavolo: spunta l’ipotesi dell’estensione del Super green pass per accedere al lavoro. Ma si valuta anche l’obbligo vaccinale: sale il pressing dei partiti

di Luca Sablone

Tempo qualche giorno e il governo prepara già la nuova stretta. Dopo aver approvato il nuovo decreto che di fatto mette spalle al muro i no-vax, nei primi giorni di gennaio il Consiglio dei ministri potrebbe tornare a riunirsi per varare un’ulteriore giro di vite per spingere sempre più verso la somministrazione del vaccino.

La data cerchiata in rosso è quella di mercoledì 5 gennaio, quando sul tavolo del Cdm potrebbe approdare una svolta nella lotta alla pandemia: l’obbligo di super green pass per i lavoratori. Di fatto sarebbe una sorta di obbligo di vaccinazione per accedere al lavoro, visto che il certificato verde rafforzato si ottiene solo con la somministrazione del siero o con la guarigione dal Covid-19. Ma si valuterà anche l’obbligo vaccinale, per cui sale il pressing dei partiti.

Cosa cambia al lavoro

Fonti governative fanno sapere che un secondo blocco di misure per il contenimento del Coronavirus potrebbe essere adottato appunto nei prossimi giorni. Viene da chiedersi quali potrebbero essere le nuove mosse dell’esecutivo e la risposta va trovata nello scontro che si è consumato ieri in Consiglio dei ministri: da una parte Forza Italia e Partito democratico favorevoli al super green pass per i lavoratori; dall’altra i dubbi di Lega e Movimento 5 Stelle che fanno saltare il provvedimento.

Ma l’asse gialloverde è destinato ad avere vita breve, visto che la nuova stretta potrebbe andare proprio in questa direzione: come riportato da La Repubblica, il prossimo passo potrebbe essere quello di estendere il super green pass a tutti i lavoratori, del settore pubblico e privato. Un punto su cui il premier Mario Draghi conta di ottenere il via libera in tempi brevi, sperando di risolvere le divisioni nella maggioranza.

Una conferma in tal senso è arrivata da Renato Brunetta, che ieri aveva messo sul tavolo la proposta che in sostanza impone a tutti i lavoratori di sottoporsi alla vaccinazione: il ministro della Pubblica amministrazione ha sottolineato l’importanza per l’Italia di non perdere la posizione di vantaggio rispetto agli altri Paesi, dicendosi ottimista sulla nuova misura più stringente che potrebbe vedere luce nel prossimo Cdm.

Pressing per l’obbligo

Nel frattempo aumenta il pressing per l’obbligo di vaccinazione, che finirà sul tavolo del Consiglio dei ministri di inizio gennaio. Un’ipotesi che valuta il premier Draghi e che dovrà essere attenzionato anche da tutti i partiti che sostengono il governo: conviene optare per il super green pass per i lavoratori o procedere direttamente con l’obbligo vaccinale per quasi tutti gli italiani?

Nel corso del Cdm di ieri i ministri di Forza Italia si sono espressi in modo favorevole all’obbligo vaccinale. Sulla stessa linea Enrico Letta, segretario del Partito democratico, secondo cui ora “bisogna prepararsi al passo successivo, cioè l’obbligo vaccinale e il ritorno allo smart working“. Parere favorevole lo ha dato anche Italia Viva, con il ministro Elena Bonetti che non si è messo di traverso: “L’obbligo vaccinale è la direzione giusta per sconfiggere la pandemia“.

Meno convinta la Lega, che però non chiude del tutto e chiede allo Stato di assumersi la responsabilità per eventuali conseguenze da vaccino e prevedere un elenco di “fragili” da esentare dall’obbligo. Un atteggiamento di apertura si è registrato pure tra le fila del Movimento 5 Stelle in occasione del dibattito sul super green pass per i lavoratori: il ministro Stefano Patuanelli ha sottolineato che fino a questo momento si è sempre ragionato per funzioni (forze dell’ordine, docenti, sanitari, lavori a contatto con le persone) e si è chiesto dunque quale sarebbe stata la ratio di distinguere tra lavoratori e disoccupati. “A questo punto conviene ragionare sull’obbligo di vaccinazione“, sarebbe stato in sostanza il ragionamento del M5S.

L’Europa festeggia la bandiera…quella LGBT

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): sui documenti scrivi l’età che ti senti, finanziato il cambio-sesso con 15 milioni di euro, il Ddl Zan europeo e la Teoria della dittatura
di Manuela Antonacci

Pochi sanno che la bandiera europea ha qualcosa di “mariano”, infatti il significato della bandiera riprende un’immagine della devozione alla Madonna, propria del dodicesimo capitolo dell’Apocalisse: “Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una Donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle”. Anche Wikipedia, versione inglese, riporta questa origine. Eppure l’Unione Europea, come al solito, sembra voler cancellare ogni traccia delle sue radici cristiane, persino nel rimuovere il vero significato dei simboli della sua bandiera.
La pagina facebook del Consiglio dell’Unione Europea, infatti, nel celebrare il sessantaseiesimo anniversario della scelta della bandiera come simbolo dell’UE, viene linkato il significato di ciò che simboleggerebbe. Così cliccando sul link leggiamo che il cerchio con le dodici stelle rappresenterebbe la solidarietà e l’armonia tra gli europei e il numero dodici sarebbe collegato ad una non ben precisata idea di perfezione e “interezza”.
Insomma, una spiegazione non chiarissima e se vogliamo anche un po’ raffazzonata e forzata, così come è davvero forzato l’accostamento della bandiera dell’Unione Europea a quella arcobaleno, in una delle immagini riportate dal post celebrativo. Ci si chiede infatti, come mai i riferimenti alla religione cristiana (che è la religione della maggioranza degli stati europei) sono proibiti e censurati e l’esaltazione dell’ideologia LGBT che appartiene ad una minoranza, anche nei suoi simboli, debba essere ostentata.
Per cui, ormai, si crede poco alla favola dell’esclusione dei simboli religiosi (il riferimento più recente è ovviamente alle contestatissime – e poi ritirate – linee guida della Commissione europea, per la “comunicazione inclusiva” che disponevano di non citare il Natale nei documenti istituzionali) in nome di un non ben inteso concetto di “inclusività”, se poi lo stesso non vale per altri “dogmi”.
Non solo, tutto ciò suona ancora più ridicolo se si pensa che il cristianesimo permea le radici culturali dell’Europa stessa. Un’identità iscritta nel DNA europeo con cui volenti o nolenti ci si troverà sempre a fare i conti.

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie sul “gaio” mondo gay… sempre meno gaio.

SUI DOCUMENTI SCRIVI L’ETÀ CHE TI SENTI
Se conta solo quello che uno “si sente” (maschio, femmina o altro), perché non deve contare se mi sento vecchio o giovane, al di là della mia età anagrafica?
E infatti, la Corte Suprema messicana ha affermato il diritto di cambiare il certificato di nascita per riflettere l'”identità” dell’età che uno si sente.
Rientra nel “diritto fondamentale all’identità personale”, poiché l’identità è composta da qualcosa di più della semplice “verità biologica”.
L’unico limite è che le modifiche non siano poste in essere “per creare, modificare o estinguere diritti o obbligazioni in danno di terzi”.  Nel 2018, un tribunale olandese aveva respinto la richiesta analoga avanzata da Emile Ratelband.
Chissà se la giurisprudenza messicana farà scuola….
(Provita & Famiglia, 10 dicembre 2021)

FINANZIATO IL CAMBIO-SESSO CON 15 MILIONI DI EURO
«Siamo sconcertati dall’emendamento con cui la Senatrice Papatheu di Forza Italia intende finanziare con 15 milioni di euro dei cittadini italiani gli interventi chirurgici per il cambio di sesso per i prossimi tre anni. Ci chiediamo perché tali operazioni debbano gravare sulle spalle di lavoratori, famiglie e pensionati, in un momento di gravissima crisi sanitaria in cui sono a stento garantiti i livelli minimi di assistenza per malati oncologici e per altre categorie a rischio di vita», è la denuncia di Jacopo Coghe, vicepresidente di Pro Vita & Famiglia.
«Nel mare magnum di migliaia di emendamenti – conclude Coghe – si vuole far passare surrettiziamente la cultura gender e incentivare una sessualità fluida e incerta. Allarma che l’emendamento sia stato presentato da Forza Italia, una forza politica che si è più volte opposta al progressismo ‘politicamente corretto’ promosso dalla Sinistra».
(Provita & Famiglia, 2 dicembre 2021)

IL DDL ZAN EUROPEO E LA TEORIA DELLA DITTATURA
La notizia ormai non fa più quasi notizia. La Commissione europea sta lavorando ad un documento che intende estendere i crimini d’odio ad alcune condotte che fino a ieri erano legittime. Giustamente vengono annoverati tra i crimini la violenza domestica, il razzismo, le discriminazioni religiose, però ecco che compare anche la cosiddetta omofobia. Da sanzionare anche gli hate speech, ossia i discorsi d’odio.
L’obiezione usuale a tali tipi di reati è intuibile: quali criteri oggettivi adottare per distinguere i discorsi d’odio dalla libera espressione del proprio pensiero? Se uno psicoterapeuta afferma che un bambino per crescere sano ha bisogno di un papà e di una mamma, questa affermazione può essere intesa come discriminatoria delle coppie omosessuali e quindi come affermazione che fomenta l’odio? In breve, tale norma difetterebbe di tassatività che è quel principio che impone al legislatore di determinare con precisione le condotte illecite distinguendole da quelle lecite. L’europarlamentare di Fratelli d’Italia, Nicola Procaccini, ha dichiarato: “La Commissione europea ha posto le fondamenta per la realizzazione di un mega Ddl Zan in salsa europea”.
Questo nuovo documento programmatico, che attualmente non ha ancora visto la luce, è – nella sua ratio – simile a moltissimi altri che riguardano temi sensibili come la vita, la famiglia, l’educazione, la libertà di educazione et similia. Il documento, al pari di altri, è infettato da alcuni virus tipici del clima da totalitarismo di velluto che stiamo vivendo negli ultimi anni, un totalitarismo che è tale perché ha preso possesso direttamente delle coscienze personali e quindi della coscienza collettiva di intere nazioni senza uso di carri armati, torture, sequestri e prigioni, ma soggiogando le menti con la persuasione, l’omologazione informativa e la paura. Tali virus sono ben descritti da Michel Onfray, filosofo di estrazione levantina e autore del recente Teoria della dittatura, nel quale il saggista, rileggendo 1984 di Orwell, individua sette fasi della dittatura. Le elenchiamo qui brevemente perché ben presenti nel documento targato UE appena citato.
LA PRIMA FASE: DISTRUGGERE LA LIBERTÀ
Scrive Onfray: “La libertà si rimpicciolisce come una pelle zigrinata. Siamo una società sottoposta a controlli di ogni tipo, una società in cui la parola, la presenza, l’espressione, il pensiero, le idee e gli spostamenti sono tutti tracciati e tracciabili”. La parola è quindi controllata e verificata non alla luce dell’oggettiva dignità umana, bensì alla luce dell’ideologia del mainstream attuale che, relativamente al documento UE, si sostanzia nella teoria del gender.
SECONDA FASE: IMPOVERIRE LA LINGUA
“Attacco alla lingua. La politicizzazione della lingua arriva persino a proibizioni sul maschile e femminile. Ci sono vademecum da rispettare per i giornali. Ma impoverire la lingua con stereotipi, conformismi e slogan è la tomba del pensiero”. È noto che chiamare un uomo che si sente donna con sostantivi, pronomi e aggettivi maschili può essere definito un atteggiamento discriminatorio. Onfray parla dell’impoverimento della lingua, ma vi sono altre dinamiche linguistiche che interessano il processo rivoluzionario. Ad esempio la cancellazione di alcuni termini (ad esempio padre e madre), i neologismi (omofobia, cisgender, etc.), lo svuotamento di significato e la sua sostituzione con un altro significato (ad esempio il termine natura non ha più una connotazione metafisica ma solo empirica: la natura è sinonimo solo di ambiente).
TERZA FASE: ABOLIRE LA VERITÀ
“Si stabilisce come nuova e insormontabile verità il fatto che non esistono più verità ma solo prospettive. E guai a chi rifiuta la nuova verità sull’inesistenza delle verità!… Questo nichilismo della verità consente di fare tabula rasa di qualsiasi certezza… Se non esiste più una verità ma soltanto delle prospettive, allora tutto diventa possibile… la menzogna ha a propria disposizione un viale intero”. Questa fase indicata da Onfray crediamo che sia ormai superata. Non viviamo più in un mondo relativista dove, ad esempio, il giudizio positivo e negativo sull’omosessualità possono coesistere perché hanno pari dignità. Ormai il nostro mondo ha sposato solo alcune verità, è ormai ostaggio di un pensiero che non è più pluralista scadendo nel relativismo, ma è un pensiero unico che scade nel dispotismo. L’unico pensiero accettato, e ci rifacciamo all’esempio di prima, è che l’omosessualità è una condizione moralmente buona perché variante naturale dell’attrazione sessuale. Affermare l’opposto è tanto errato da meritare una sanzione di carattere giuridico e non più solo una censura di natura culturale. Questo ci sta dicendo il documento UE di cui sopra.
QUARTA FASE: SOPPRIMERE LA STORIA
È il famigerato fenomeno denominato cancel culture. Un esempio per tutti: la non menzione delle radici cristiane nella Costituzione europea. Anche a causa di ciò poi un documento come quello che sta partorendo la Commissione europea potrà essere varato.
QUINTA FASE: NEGARE LA NATURA
“La cancellazione della natura, con la teoria dei generi, che postula che noi non nasciamo né di sesso maschile né di sesso femminile, ma neutri e che diventiamo ragazzi o ragazze solo per questioni di cultura, di civiltà, di società e d’indottrinamento, attraverso stereotipi che andrebbero decostruiti fin dalla scuola”.
SESTA FASE: PROPAGARE L’ODIO
“L’incoraggiamento dell’odio. Nell’ambito della cultura postmoderna, l’odio viene riservato a chi non si inginocchia davanti alle verità rivelate della religione che si autoproclama progressista. L’odio è contro tutto ciò che è sovranista, ed è un odio senza limiti”. La Commissione europea vuole combattere l’odio sociale, ma in realtà lo alimenta perché bolla i dissenzienti come soggetti pericolosi, privi di moralità, nemici della pace sociale che occorre individuare e neutralizzare grazie anche all’opera di delazione da parte dei cittadini.
SETTIMA FASE: ASPIRARE ALL’IMPERO
“L’Impero è in marcia. Ma quale Impero? La fine delle nazioni è stata voluta dagli attori dell’Europa di Maastricht. In un mondo in cui i progressisti hanno cancellato la verità, il progresso significa sostenere il catechismo dei dominatori e ingoiare tutti i princìpi della loro ideologia, significa non rimettere mai niente in questione e prendere per oro colato tutte le cose che si raccontano a scuola, sui giornali, in televisione o su Internet”. Sempre più spesso la sovranità nazionale viene esautorata dall’Unione europea che si propone e s’impone dunque non come un organismo internazionale, bensì come un sovrastato composto da più Stati a lui vassalli. Un impero, dunque, per dirla con Onfray.
(Tommaso Scandroglio, La Nuova Bussola Quotidiana, 17 dicembre 2021)

Titolo originale: L’Europa festeggia la bandiera… con quella Lgbt
Fonte: Provita & Famiglia, 10 dicembre 2021
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