Quirinale, tutti gli ostacoli sulla strada di Draghi

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di Redazione

Premesso che il nome di un politico sarebbe davvero divisivo per un governo di larghe intese, le reali chance rimangono due: il Mattarella bis, sul modello Napolitano, garantirebbe un sostanziale mantenimento dello status quo ed una prosecuzione di legislatura senza particolari scossoni. Draghi al Quirinale con un suo fedelissimo/a nominato/a premier ed un rimpasto di governo garantirebbe una sorta di potere assoluto al grande banchiere, mentre tutti i partiti potrebbero essere accontentati con una spartizione di Ministri e sottosegretari. Ma i magheggi della politica italiana sono noti. E quindi attendiamo e vediamo cosa succederà. 

di Andrea Amata

FUMATA NERA AL PRIMO VOTO PER IL QUIRINALE. E LA PARTITA DEL PREMIER SI COMPLICA

È iniziato il “conclave laico” per eleggere il XIII presidente della Repubblica. Tuttavia, è presumibile che nelle prime tre votazioni, richiedenti per l’elezione i due terzi della seduta plenaria, dal comignolo di Montecitorio non sgorghi la fumata bianca. Assisteremo nelle prime tre chiamate a candidature di bandiera, alla prevalenza di schede bianche e alla nota di colore delle schede-burla.

I grandi elettori chiamati a pronunciarsi hanno un sostanziale vincolo nell’osservare le indicazioni dei rispettivi schieramenti. La votazione del successore di Sergio Mattarella è una sorta di plebiscito che non sceglie, ma ratifica ex post decisioni già assunte. L’unica variabile non predeterminabile è costituita dai franchi tiratori che nel segreto dell’urna non si uniformano, con un atto di insubordinazione clandestino, all’orientamento di gruppo.

L’elezione del presidente della Repubblica non si può decontestualizzare dalla fase in cui sono incardinati i partiti che sostengono il governo di unità nazionale. Ecco perché l’ipotesi Draghi al Quirinale dovrebbe prevedere una soluzione parallela per la gestione dell’orizzonte residuo della legislatura, considerando gli onerosi impegni sull’implementazione dei progetti finanziati dal Pnrr, sugli interventi da varare per sterilizzare il rincaro dell’energia e sulla strategia di rientro alla normalità post-pandemica. Traslocare al Colle la figura di SuperMario significherebbe confutare il pretesto di inevitabilità che ne ha consentito l’ascesa a palazzo Chigi. Il governo Draghi nasce da una inedita convergenza multipartitica che si è affidata all’ex banchiere centrale con qualità tecniche, riconosciute a livello internazionale, per gestire l’emergenza sanitaria ed assicurare al paese le risorse del Pnrr.ù

Con Draghi al Quirinale decadono le ragioni dell’eccezionalità che hanno indotto la politica ad un ruolo ausiliario, anzi si decreterebbe l’auto-confinamento dei partiti in un incolore subalternità. Il centrodestra disponendo della maggioranza relativa dei voti in Parlamento ha il diritto di esprimere un orientamento senza temere i niet pregiudiziali della sinistra che si ritiene investita, per dogma costituito, della prerogativa di stabilire chi è ammissibile alla carica più alta della Repubblica.

Il centrodestra oggi ha i numeri per non essere spettatrice ma interprete di una fase politica che sancisca la discontinuità con una tradizione di ostilità che ha contraddistinto negli ultimi trent’anni l’inquilino del Colle. Nei primi tre scrutini si misura la stabilità numerica e la coesione del perimetro politico di uno schieramento, verificandone la solidità e la conseguente forza gravitazionale che può polarizzare le adesioni necessarie al conseguimento del risultato. Si pensi al gruppo parlamentare più numeroso, quello dei 5 stelle, che è ormai una massa proteiforme sui cui l’ex premier Conte non è in grado di esercitare un controllo funzionale a canalizzarne il voto.

A 15 mesi dalla fine della legislatura, con l’assembramento dei peones accasati nel gruppo Misto, sono pronosticabili dinamiche tarate su logiche di sopravvivenza di mandato che favorirebbero soluzioni compatibili con la conclusione naturale della legislatura senza alterare l’assetto di governo che verrebbe, invece, destabilizzato dal trasferimento di Draghi in altre residenze istituzionali. Inoltre, la pattuglia di Italia Viva potrebbe venire in soccorso di una soluzione di mediazione non ascrivibile alla paternità del Pd con cui Renzi ha ripudiato qualsiasi tipo di affinità.

Il centrodestra ha il compito di onorare il passo indietro del Cavaliere, mantenendosi coeso ed evitando di vanificare il gesto di generosità del suo fondatore. Rinunciare a proporre nomi di area, spendibili e dotati di credibilità istituzionale, per adattarsi ai veti della sinistra significherebbe attribuirsi lo stigma di una perpetua menomazione politica e frustrare il ritiro di Berlusconi a fenomeno di senile impotenza, oltre a decretare l’epilogo infausto della propria alleanza.

Andrea Amata, 25 gennaio 2022

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Numero 241. Verità e Libri storici della Bibbia (parte 2)

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Segnalazione di Sursum Corda

… ci eravamo salutati studiano il prezioso volumetto del P. F. S. Porporato, «La verità nei libri storici della Bibbia», SOS (Collezione di Opuscoli Apologetici per le Persone Colte), imprimatur 1945.
Ricominciamo sfatando la ridicola obiezione secondo cui Gesù sarebbe il primogenito…, pertanto non sarebbe figlio unico.
Tanto si è scritto nel precedente numero di Sursum Corda, dunque concludiamo affermando che un figlio è detto «Primogenito» dalla Scrittura non solo perché è stato seguito da altri, ma anche per il solo fatto che da altri non è stato preceduto «primogenitus est non tantum post quem et alii, sed ante quem nullus»…

– Comunicato numero 241. Verità e Libri storici della Bibbia (parte 2);
– Inno al Beato Gregorio decimo, Pontefice (10.1);
– Orazione a San Paolo Eremita, Confessore (15.1);
– Orazione a San Potito, Martire (13.1);
– Orazione a Sant’Agnese, Vergine e Martire (21.1);
– Orazione a Sant’Ilario, Vescovo e Dottore (14.1);
– Orazione a Santa Taziana, Martire (12.1);
– Preghiera a San Gaudenzio, Vescovo e Confessore (22.1);
– Preghiera a San Marcello I, Papa e Martire (16.1);
– Preghiera a San Raimondo di Penafort, Confessore (23.1);
– Preghiera a San Sebastiano, Martire (20.1);
– Preghiera a Sant’Antonio Abate (17.1);
– Preghiera a Sant’Igino, Papa e Martire (11.1);
– Preghiera ai Santi Mario, Marta, Abaco e Audiface (19.1);
– Preghiera nella Cattedra di San Pietro a Roma (18.1).

Preghiamo per i nostri Sacerdoti e Religiosi, per le Suore, per le vocazioni, per le famiglie, per le intenzioni della nostra Associazione, per la conversione dei modernisti e per i defunti affidandoci alla potente intercessione di San Giovanni di Dio.

Ossequi, Carlo Di Pietro.

 

Russia, Ucraina e poi?

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di Patrick Armstrong

Fonte: Come Don Chisciotte

Per Mosca, l’Ucraina non è il problema, lo è Washington. O, come direbbe Putin: Tabaqui fa quello che Shere Khan gli dice e non ha senso trattare con lui, andate direttamente da Shere Khan. Questo è ciò che Mosca sta cercando di fare con le sue proposte di trattato.

Per la stessa ragione, Mosca non si preoccupa di ciò che dice l’UE o la NATO, ha capito che sono anch’essi dei Tabaqui.

A Washington l’attuale meme propagandistico è che la Russia sta per “invadere l’Ucraina” e assorbirla. Non lo farà: L’Ucraina è un Paese decadente, impoverito, deindustrializzato, diviso e corrotto; Mosca non vuole assumersene la responsabilità. Mosca è pienamente consapevole che, anche se le sue truppe sarebbero accolte a braccia aperte in molte regioni dell’Ucraina, in altre questo non succederebbe. Infatti, a Mosca sono del parere che, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, Stalin avrebbe fatto meglio a restituire la Galizia alla Polonia, piuttosto che annetterla alla Repubblica Socialista dell’Ucraina, in questo modo avrebbe scaricato il problema sulle spalle di Varsavia. Questo, comunque, non esclude come atto finale [per Mosca] l’eventuale assorbimento della maggior parte della Nuova Russia.

La seconda illusione di Washington è che se Mosca “invadesse l’Ucraina” inizierebbe l’attacco il più lontano possibile da Kiev, con i carri armati in fila indiana, in modo che le armi anticarro fornite dagli Stati Uniti possano far pagare ai Russi un costo pesante. Questo non è assolutamente ciò che farebbe Mosca, come spiega Scott Ritter. Mosca userebbe armi a distanza per obliterare le posizioni delle truppe ucraine, i centri di comando, controllo e intelligence, le aree di assemblaggio, le posizioni di artiglieria, i depositi di munizioni, i campi di aviazione, i porti ecc. A sua scelta. Finirebbe tutto così rapidamente che non ci sarebbe neanche il tempo di tirar fuori dagli imballi i missili Javelin. Ma questa è l’opzione estrema, come spiega Ritter.

Sfortunatamente i Blinken, i Sullivan, i Farkas, i Nuland e quelli che sembrano guidare la politica USA non capiscono nulla di tutto ciò. Continuano ad essere convinti che gli Stati Uniti siano una vera potenza, che la Russia sia debole e in declino, che la posizione di Putin sia traballante, che le sanzioni servano a qualcosa, che l’economia russa sia fragile e così via. E pensano di capire cosa sia una guerra moderna. Tutto negli ultimi vent’anni contraddice il loro punto di vista, ma loro continuano a crederci.

Prendete, ad esempio, Wendy Sherman, la principale negoziatrice americana a Ginevra questo mese. Guardate la sua biografia su Wikipedia. Assistente sociale, responsabile dei finanziamenti per i candidati del Partito Democratico, manager di campagne politiche, Fanny Mae [Federal National Mortgage Association], nominata da Clinton al Dipartimento di Stato, negoziatrice con l’Iran e la Corea del Nord. C’è qualcosa in questo curriculum che indichi una qualsiasi conoscenza o comprensione della Russia o della guerra moderna? (O magari della capacità di condurre negoziati?) Eppure, è lei quella che si occupa del problema. Jake Sullivan: avvocato, curatore di dibattiti, consigliere politico, idem.

Probabilmente ci sarà qualche generale americano che vede la realtà – certamente c’è chi ha parlato della formidabile difesa aerea della Russia o delle sue capacità nelle contromisure elettroniche; altri si rendono conto di quanto sarebbe debole la NATO in una guerra alle porte della Russia. Ma, come sottolinea il colonnello Lang, forse no.

Il problema è l’eccessiva fiducia radicata nel nulla. Mosca ha fatto una proposta che si basa su una posizione innegabilmente vera, quella che la sicurezza è reciproca. Se una parte minaccia l’altra, allora quella minacciata prenderà provvedimenti per rafforzare la propria posizione e il livello di minaccia aumenterà sempre di più. Durante la Guerra Fredda entrambe le parti si erano rese conto che c’erano dei limiti, che le minacce erano pericolose e che negoziare avrebbe impedito che accadessero cose peggiori. Ma ora Washington è persa nel suo delirio di eterna superiorità.

La cosiddetta “trappola di Tucidide” è il nome dato ad una condizione in cui una potenza (Sparta allora, USA oggi) teme l’ascesa di un forte concorrente (Atene allora, Cina e Russia oggi) e inizia una guerra per la paura che la sua posizione possa solo indebolirsi. La brutale verità è che quel punto è già stato superato: Russia+Cina sono più potenti degli USA e dei suoi alleati in ogni campo – più acciaio, più cibo, più armi, più laureati STEM [science, technology, engineering and mathematics], più ponti, più soldi – più tutto. NATO/USA perderebbero una guerra convenzionale – i wargamers militari americani questo lo sanno benissimo.

In breve, come può Mosca costringere queste persone a vedere la realtà? Ecco, in una parola, il problema: se saranno in grado di vederla, allora sarà possibile sperare in qualcosa di meglio; se non potranno, allora bisognerà prepararsi al peggio. Per il bene di tutti – anche dell’America – Washington deve prestare attenzione alle preoccupazioni di Mosca sulla sicurezza e ridurre la sua aggressività. Mosca lo ha chiesto – in realtà lo ha preteso – e non è ancora chiaro se il tentativo sia fallito. La reazione negativa dei Tabaqui non ha importanza – Mosca ha parlato con loro solo per una questione di forma – è la risposta di Shere Khan che conta. E non l’abbiamo ancora avuta.

Forse la rivoluzione colorata appena andata a gambe all’aria in Kazakistan è stata la risposta di una parte dello stato profondo USA/Borg ma, se così fosse, è stata una rapida e potente dimostrazione da parte del Deep State USA di quanto scarsa sia la sua comprensione del vero rapporto di forze.

Aspettiamo la risposta finale di Washington, ma, al momento, le prospettive non sono molto incoraggianti: le minacce a buon mercato e gli editoriali autocompiacenti si sprecano.

Allora qual è il piano B di Mosca?

Ho elencato altrove alcune delle risposte che riesco ad immaginare e anche altri lo hanno fatto. Sono del parere che Mosca dovrebbe fare qualcosa di piuttosto drammatico per rompere la compiacenza. Vedo tre possibilità.

È dal 1814 che gli Stati Uniti non vengono minacciati con un attacco convenzionale sul loro territorio nazionale; la Russia ha diversi modi per farlo. Il problema sarà rivelare la minaccia in un modo che non possa essere negato o nascosto. Una dimostrazione delle capacità del Poseidon contro qualche isola remota seguita dall’annuncio che un numero significativo è già schierato vicino alle città costiere degli Stati Uniti?

Washington deve essere messa di fronte ad una dimostrazione dell’immenso potere militare distruttivo della Russia, in modo che non possa più far finta di niente. L’Ucraina è il terreno naturale per una dimostrazione del genere. (Vedi Ritter).

Una mossa diplomatica che cambia il mondo, come un’alleanza militare formale con la Cina, con la clausola che un attacco ad uno dei due sarà considerato un attacco ad entrambi. Questa sarebbe una dimostrazione di un correlazione di forze che impressionerebbe anche i più fanatici. L’Eurasia di Mackinder, più popolazione, più produzione, più STEM, più risorse, più potenza militare e navale unite in un patto militare.

Vedremo. I negoziati non sono finiti e potrebbe uscirne qualcosa di positivo. Doctorow, un osservatore capace, dà qualche speranza. Ma, per arrivare ad un risultato migliore ci vorrebbe un cambiamento piuttosto importante nell’atteggiamento di Washington.

Possiamo sperare. La posta in gioco è alta.

Fonte: www.turcopolier.com
Link: https://turcopolier.com/russia-ukraine-et-al-what-next/
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

UcrainaUcraina – Ebook

Sicurezza percepita

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Segnalazione del Centro Studi Federici

In Puglia nasce un nuovo corpo di polizia: gli spaventapasseri
 
Insieme ai canti dai balconi, la luce in fondo al tunnel, “andrà tutto bene”, dicevano “ne usciremo migliori”. In realtà non solo non siamo migliorati, ma peggioriamo quotidianamente.
In tutta Italia la delinquenza aumenta, in alcune realtà in modo abnorme, e le forze dell’Ordine, disperse sul territorio a gestire altro che non sia la sicurezza, male addestrate e guidate ancora peggio, non riescono ad arginare l’illegalità incalzante. A Bari, come altrove, intere zone sono in mano a spacciatori, bande di nuovi cittadini si fronteggiano, spesso alticci, in pieno centro, giardini pubblici usati come bagni, commercianti taglieggiati, e le forze dell’Ordine latitano.
Ma da ora, finalmente, tutto questo sarà un brutto ricordo, la Regione Puglia ha firmato un nuovo protocollo d’intesa con l’Esercito per creare nuovi rapporti di collaborazione. Ci sono voluti diversi incontri tra il Consiglio Intermedio di Rappresentanza Militare e l’Assessorato alla mobilità della Regione Puglia per partorire un vero capolavoro.
Per accrescere il livello di sicurezza “percepita” dai cittadini che utilizzano i mezzi di trasporto regionali, si è deciso di concedere uno sconto al personale dell’Esercito che viaggia in uniforme. Il Presidente Emiliano, sempre entusiasta quando può farsi pubblicità vendendo fumo, tanto c’è sempre chi bovinamente lo applaude, ha sottolineato che l’accordo da una parte favorisce i militari che spesso devono spostarsi per motivi di servizio dall’altra assicura ai cittadini un maggior livello di sicurezza e costituisce un deterrente contro i crimini.
Scopriamo ora che dopo la temperatura percepita, esiste anche una sicurezza percepita. Verrebbe da chiedere se la stessa percezione di sicurezza l’hanno avuta le ragazze stuprate a Milano in una piazza presidiata dalla polizia. E’ vero, in quella circostanza il questore aveva dichiarato che le violenze erano state effettuate seguendo schemi del tutto nuovi per Milano, «al contrario di quanto già succede in molte città europee».
In altre parole in Italia le forze dell’Ordine non studiano le nuove tecniche adottate dalla delinquenza nel resto di Europa, o forse semplicemente non studiano. E l’ineffabile Luciana Lamorgese , il ministro degli interni più incapace tra i ministri più incapaci del mondo, aveva parlato di “necessità di una profonda azione di intervento sociale in chiave educativa e preventiva”.
Probabilmente è stata questa dichiarazione ad ispirare la Regione Puglia, cosa ci può essere di meglio, per garantire la sicurezza percepita che far girare sui mezzi pubblici militari in divisa? Immaginate quanta sicurezza possano percepire i cittadini e come si possano spaventare scippatori, borseggiatori o semplici bulli e prepotenti vedendo viaggiare su un mezzo pubblico un maresciallo attempato, con pancia prominente che gli impedisce di rincorrere anche i nipotini a casa. Ma immaginate anche come si debba sentire motivato un militare che sa di essere usato come spaventapasseri in cambio di uno sconticino sull’utilizzo dei trasporti pubblici. E magari, tra un po’ di tempo verrà in mente a qualche altro genio di inserire quello sconto nei fringe benefit, in modo che, se la somma complessiva risparmiata nell’anno superi la soglia fissata dal TUIR, vada inserito in busta paga, e costituisca la base imponibile per IRPEF e contributi INPS.
Per evitare questo rischio e per far risparmiare alla Regione mancati introiti si potrebbe pensare di mettere sui mezzi pubblici manichini in divisa, sparpagliati tra la folla, sarebbero sicuramente spaventapasseri più adatti.
 
 

Giorgia Meloni propone Carlo Nordio per il Colle

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di Redazione

Già nel corso della puntata del 3 dicembre 2021 di Rosso&Nero su Telenuovo, il nostro Responsabile Nazionale Matteo Castagna lanciò il nome dell’ex magistrato Carlo Nordio per il Colle. Poi ne parlò in varie sedi, trovando un certo consenso, per l’alto profilo istituzionale della persona.

A sorpresa, ieri la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha proposto la candidatura del dott. Nordio al Quirinale. In serata Libero ha riportato i ringraziamenti dell’ex magistrato, che si è detto onorato ma con una frase latina: “Domine non sum dignus” ha dichiarato di non sentirsi adeguato perché non è un politico. Osservazione interessante ed acuta, in questo particolare momento, che lancia un messaggio indiretto a chi vuol capire. Meloni ha portato il nome a Palazzo, chissà che non possa esser ricordato in un eventuale governo di centrodestra…

Il Mattino del Veneto su Matteo Castagna: “non molla l’osso. Sempre in trincea”

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di Redazione

…E il noto giornalista veronese Achille Ottaviani mette il Responsabile di Christus Rex Matteo Castagna sulla sua pagina del “Mattino del Veneto – Verona Gossip” di ieri, con una bella dicitura: “non molla l’osso. Sempre in trincea”. Del resto, chi conosce il nostro Matteo sa che la tenacia è una delle sue principali caratteristiche, sia di uomo pubblico che privato.

 

Mattarella, il bis degli incapaci

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PARTITA DEL QUIRINALE ANCORA IN STALLO. LETTA PUNTA SU DRAGHI E MATTARELLA BIS. MA È UN ERRORE

di Giuseppe De Lorenzo

Gli scatoloni così come li hai riempiti, facilmente puoi svuotarli per far tornare appunti e ammennicoli al loro posto. Giovanni Grasso, scaltro portavoce di Sergio Mattarella, lo sa benissimo. E il presidente della Repubblica anche. Se ne è andato a Palermo per qualche giorno, all’uscita dalla messa alcuni cittadini gli hanno chiesto di restare al Colle, un po’ come accadde alla Scala. E per quanto il Capo dello Stato abbia ripetuto urbi et orbi che non intende replicare il settennato, la possibilità è meno peregrina di quanto ci si possa attendere. Non tanto per volontà di Mattarella, cui ovviamente altri sette anni di sue foto in tutti i tribunali non farebbero schifo. Ma soprattutto per l’incapacità manifesta della classe politica di produrre un’alternativa.

Per intenderci: secondo la Costituzione può essere eletto “ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d’età e goda dei diritti civili e politici”. Ci saranno più di 20 milioni di italiani che rispondono a queste caratteristiche. Certo: nessuno s’immagina un epilogo stile “Benvenuto Presidente” di Claudio Bisio, con un ignaro Giuseppe Garibaldi eletto per errore e senza esperienze politiche pregresse. Ma certo l’elenco di uomini delle istituzioni è ben fornito di ultra 50enni dalle indubbie capacità etiche e morali. Possibile che i partiti debbano anche solo pensare all’ipotesi di rimettere Mattarella sul Colle più alto di Roma?

La riconferma di Sergio sarebbe la pietra tombale sulla credibilità della politica. E non perché Mattarella non sia stato un discreto presidente, per quanto interventista e tutt’altro che “super partes”. Ma perché dimostrerebbe l’incapacità dei leader di trovare un accordo e di partorire alcunché, proprio come avvenne con Giorgio Napolitano. Renderebbe plastica l’inettitudine del centrodestra di mettersi d’accordo su un nome condiviso, quando avrebbe l’opportunità più unica che rara nell’ultimo secolo di nominare (finalmente) un arbitro non ostile. Ma sarebbe anche una debacle per la sinistra, tutta spocchia e veti, che da settimane si occupa solo di boicottare gli avversari convinta di avere il diritto divino di dare le carte, ma che si ritrova a lunedì 24 gennaio altrettanto priva di nomi realmente presentabili.

Certo resta in piedi l’opzione Draghi, il quale però nasconde dei rischi per la tenuta del governoPierferdinando Casini qualche chance le ha. Casellati, Pera e Moratti per ora si scontrano contro l’incomprensibile veto del Pd. E poi? Nessun altro? Il fatto che Letta ritenga “il massimo” e “la soluzione perfetta” la rielezione di Mattarella dà il senso del crinale da cui la politica italiana sta precipitando. Incapace di accordarsi su un nome “nuovo”, preferendo l’usato sicuro.

Giuseppe De Lorenzo, 24 gennaio 2022

Fonte: https://www.nicolaporro.it/mattarella-il-bis-degli-incapaci/

L’Italia adotta il sistema di controllo sociale cinese?

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2022/01/24/litalia-adotta-il-sistema-di-controllo-sociale-cinese/

LA VIA DELLA SETA SEMBRA IMBOCCATA. CI SIAMO ENTRATI COL LASCIAPASSARE…

Il Covid è un virus che molti chiamano “influenza cinese”. Si sta facendo luce sul fatto, assai probabile, per cui sia stato un prodotto di laboratorio sfuggito al controllo, ma che è funzionale all’attuazione di metodi di controllo sociale.

Che negli ultimi anni l’asse del potere economico, purtroppo padrone della politica, cameriera preferita dei banchieri, si stesse spostando in Oriente è cosa nota. La comunicazione occidentale ha focalizzato l’immigrazione a senso unico. Si è parlato e si parla sempre dei barconi provenienti dall’Africa, con tutto il loro drammatico epilogo di morte e sofferenza, alimentate da personaggi e lobby dis-umanitarie, senza scrupoli.

Si parla pochissimo dell’immigrazione proveniente dalla Cina. Eppure, secondo i dati Istat 2020, ben il 5,7% degli immigrati residenti nel Belpaese è cinese, con un trend ascendente che ha superato l’1% nel 2021. Lombardia, Toscana e Veneto guidano la classifica delle regioni col maggior numero di immigrati provenienti dalla Repubblica Popolare Cinese. Si tratta di gente che fa poco rumore, arriva, rileva attività in crisi pagando in contanti, si distribuisce sul territorio senza integrarsi, mantenendo usanze e una particolare unità comunitaria. Tra di loro ci sono anche persone che studiano i comportamenti ed il carattere degli occidentali.

Potrebbe un regime comunista lasciar partire circa 500.000 immigrati senza mandare qualcuno che sappia cosa e dove guardare per poi riferire? Vabbè che la tecnologia cinese è così all’avanguardia che, secondo molti, non avrebbe neppure la necessità di inviare qualche “agente osservatore”, ma è, altresì probabile che una valutazione incrociata di entrambi i dati fornisca un risultato più sicuro.

L’Italia è un paese di poeti, santi, navigatori, oramai caduti in disgrazia, a causa del benessere iper-capitalista, tanto che viene ritenuta terreno assai fertile per la sperimentazione sociale.

Focus del 22 gennaio 2022 ci dice che “la Cina sta testando ormai da sette anni un sistema simile che giudica le persone: si chiama sistema di credito sociale (SCS), e in questi anni è stato bersaglio di numerose critiche da parte del mondo occidentale.

Anche in Italia, la RAI ha raccontato questo gioco a punti distopico, che tanto somiglia a un episodio della serie Netflix Black Mirror: la questione, però, è più complicata di come i media l’hanno descritta negli anni. Un articolo di Wired evidenzia le diverse sfumature di questo sistema di controllo messo in atto dal governo cinese, che non funziona ancora a pieno regime e non è uniformato a livello nazionale.

L’obiettivo del sistema è quello di “incentivare le buone azioni” (o quelle considerate tali) attraverso l’assegnazione di crediti, e disincentivare quelle cattive, togliendone. Quindi, è lo Stato a decidere cosa è bene e cosa è male, come volevano Marx e Engels, ispirandosi ad Hegel.

“L’SCS è stato utilizzato anche durante la covid per individuare e multare chi non rispettava le misure restrittive: in molte città, chi violava la quarantena e si rifiutava di farsi misurare la temperatura corporea veniva aggiunto a una lista nera”. “L’idea è che l’SCS venga un giorno esteso a livello nazionale, e che a ogni cittadino cinese sia associato un numero identificativo, connesso a un registro personale, da utilizzare per verificare la propria “fedina comportamentale” che andrà ad aggiungersi a quella penale.

Continua Focus: “Il rischio, però, è che l’SCS diventi lo strumento di censura e controllo di un governo già sufficientemente autoritario e poco propenso alla libertà di pensiero: basti pensare al caso di Liu Hu, giornalista che ha denunciato la corruzione del governo e che per questo è stato arrestato, multato ed è ora nella lista nera; non può viaggiare, comprare una casa o sottoscrivere un mutuo. La soluzione? Pagare il governo o venire giudicato in tribunale”. Un altro timore è che l’SCS possa esacerbare le disuguaglianze sociali, dividendo la società e creando classi di emarginati. «Una volta perso gran parte del credito sociale, è difficile recuperarlo», spiega Ohlberg: «credo sia facile poi cadere in una spirale negativa».

“L’SCS è solo l’ultimo degli strumenti di controllo impiegati dal governo cinese per monitorare il comportamento dei propri cittadini: in taxi, per strada, al supermercato si è sempre osservati dall’occhio delle telecamere (170 milioni in tutto il Paese), che grazie al riconoscimento facciale sono in grado di individuare una persona in appena sette minuti ovunque si trovi”.

Noi siamo ancora molto indietro rispetto al modello cinese, ma sia il il decreto del 24 dicembre che il dpcm del 21/01/2022 le cui regole decidono cosa si può acquistare e cosa no senza lasciapassare, sembrano avvicinarsi molto alla filosofia comunista cinese, che appare il retroterra della “nuova normalità”. Poiché al governo sono tutti d’accordo, salvo flebili distinguo, e tra restrizioni e green pass hanno raggiunto livelli liberticidi che ricordano i sistemi sovietici, chi ci dice che le mosse dei prossimi mesi non possano essere quelle previste dal SCS di Pechino? Del resto, la via della Seta sembra imboccata. Ci siamo entrati col lasciapassare…

Quirinale: chi vincerà la partita del Colle tra Meloni, Salvini, Letta e Conte?

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di Ferdinando Bergamaschi

Quirinale: sulla conquista del Colle si sta giocando una partita nella partita. Non solo quella tra chi ambisce alla carica di presidente della Repubblica. Ma anche tra i leader dei partiti che sull’elezione del capo dello Stato ipotecano una bella fetta di futuro.

Se nelle elezioni del 2015 gli attori principali sulla scena erano il 64enne Pierluigi Bersani e il 78enne Silvio Berlusconi, adesso il quadro è ben diverso. In realtà c’è una costante ed è naturalmente Matteo Renzi. Ma oltre a lui, oggi 47enne, gli altri protagonisti del match sono sempre quaranta-cinquantenni: Giorgia Meloni (44 anni), Matteo Salvini (48), Enrico Letta (55) e Giuseppe Conte (57). 

Un dato anagrafico che evidenzia un sostanziale svecchiamento della classe politica italiana. Se ai nomi già citati infatti aggiungiamo quello di Luigi Di Maio (35 anni), si tratta probabilmente della classe politica più giovane che si sia mai giocata la partita del Colle nella storia della Repubblica. E allora vediamo le mosse di ognuno di loro.

Le ambiguità di Salvini

Da leader nazional-populista con sedicenti ambizioni di rompere gli schemi tra destra e sinistra, il leghista Salvini da un paio d’anni a questa parte si è ritrovato ad essere un liberal-populista (come già lo era stato Berlusconi), dovendo rincorrere a destra la Meloni che sopravanza. Da quando, in pieno Covid, è entrato nel governo di larghe intese presieduto da Mario Draghi ha assunto un atteggiamento molto ambiguo sia nei confronti della pandemia sia nei confronti del governo medesimo. Con questo atteggiamento non ha guadagnato al centro e ha perso a destra fino a farsi sorpassare nei sondaggi dal partito di Giorgia Meloni, se non altro più coerente nella sua linea politica.

Venendo ad oggi, nella partita del Colle, Salvini sembra muoversi su due versanti. Questa volta la sua ambiguità viene riversata sul centrodestra. Da un lato ha sostenuto ufficialmente la candidatura di Berlusconi, dall’altro negli ultimi giorni ha fatto sapere che le carte della Lega devono ancora essere scoperte. E in effetti oggi ha prima annunciato di voler coinvolgere Berlusconi nella scelta di un nome per il Colle (e quindi implicitamente ha escluso quello del presidente di Forza Italia) e poi ha incontrato Conte per cercare una soluzione condivisa. 

Letta in stand by

Democristiano di sinistra, Letta da lungo tempo, come tutto il Pd (sia quello post-democristiano sia quello post-comunista) ha abbracciato la corrente dem, allineandosi con l’impostazione delle più importanti sinistre occidentali a partire da quella americana. Richiamato circa un anno fa a sostituire il dimissionario Zingaretti alla segreteria, secondo D’Alema, ha avuto il merito di guarire il Pd dal virus del renzismo. Merito che ovviamente per Letta è irricevibile, non potendo ammettere che lo stesso fosse malato. 

Nella partita del Colle Letta ha da giocare i numeri del campo che comprende l’alleanza tra Pd e 5 Stelle. Punto fermo il contrasto alla candidatura di Berlusconi. Si è spinto a far sapere di apprezzare la figura di Amato. Non potendo dare le carte, aspetta. E vedremo se, davanti a una diversa e nuova proposta del centrodestra, Letta giocherà di sponda, oppure se, come sul Ddl Zan, deciderà di andare al muro contro muro. 

Meloni win-win?

Fratelli d’Italia è l’unico partito all’opposizione al governo Draghi. Giorgia Meloni rappresenta da sempre una tendenza nazional-conservatrice (o come preferirebbe dire patriottico-conservatrice). Nella partita del Quirinale però è anche colei che per prima si è detta disponibile a considerare la candidatura dell’attuale premier al Colle.

In effetti, se Draghi raggiungesse il Colle per la Meloni si aprirebbero due scenari entrambi abbastanza favorevoli. Il primo: elezioni anticipate. Sondaggi alla mano, la premierebbero portandola a circa il 20% dei consensi. Il secondo: nuovo governo di larghe intese fino alla fine naturale della legislatura nel 2023; in questo caso Meloni forse addirittura potrebbe aumentare il suo consenso. Unica leader d’opposizione, potrebbe cavalcare infatti ogni possibile passo falso di questo governo. Se nei giorni scorsi si era schierata in via ufficiale, come Salvini, per la candidatura di Berlusconi, oggi chiede si organizzi un vertice del centrodestra per scegliere un nome. 

Conte in affanno

In questo momento Conte è quello che sta peggio. È a capo dei 5 Stelle che sono divisi e non hanno una rotta precisa. Quando Conte è andato alla guida del governo gialloverde, il Movimento sembrava aver abbracciato la linea di fondo tesa a un populismo sovranista di tipo moderato; ma dopo la crisi di governo voluta da Salvini ha dovuto cambiare rotta alleandosi col Pd. Accanto ai suoi cavalli di battaglia (tra cui predominano un condivisibile ambientalismo e un discutibile giustizialismo) non ha comunque rinunciato del tutto al suo moderato sovranismo (infatti si deve a lui la rinuncia al Mes). 

Nella partita del Colle così Conte si può muovere con minor agibilità persino rispetto allo stesso Letta. Infatti dai 5 Stelle non è finora uscita nessuna proposta che non fosse un Mattarella bis. L’incontro di oggi con Salvini potrebbe però essere un punto di svolta. 

La regola del tre

Almeno tre di questi quattro giocatori della partita del Quirinale dovranno comunque trovare un accordo. Sia che si converga su Draghi sia che si punti su un’altra figura. E chi ne rimarrà fuori sarà fortemente penalizzato anche per il solo fatto di non aver partecipato alla scelta del prossimo presidente della Repubblica.

In particolare c’è il rischio di una spaccatura nel centrodestra tra Meloni e Salvini. Quest’ultimo, infatti, ha fatto sapere nei giorni scorsi che dopo l’elezione del capo dello Stato sarebbe auspicabile che leader politici entrino nel governo per rafforzarne l’azione. Una mano tesa a Conte e Letta e un avvertimento alla Meloni.

Sarà difficile, ma comunque ci pare auspicabile che i quattro leader trovino una soluzione condivisa. Un segnale di distensione che sarebbe molto utile anche per accogliere nel modo migliore il nuovo inquilino del Quirinale.

 

Contro il mondialismo è necessaria una alleanza politica tra cattolici, identitari e patrioti

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2022/01/17/contro-il-il-mondialismo-e-necessaria-una-alleanza-politica-tra-cattolici-identitari-e-patrioti/

LA NUOVA NORMALITÀ: NON TUTTO IL MALE VIEN PER NUOCERE…

Occorre dividere la problematica dell’emergenza pandemica in due parti: il paravento, costituito da vaccini e Green pass e la sostanza, costituita dalla “nuova normalità che ci aspetta”. Il suggerimento è quello di dare al paravento il peso che deve avere un elemento accessorio, funzionale ai programmi del globalismo, ponendo l’attenzione e, laddove possibile, la preparazione, ai cambiamenti che già ci vengono prospettati.

Sono sempre stato un convinto “free vax” che ritiene il lasciapassare uno strumento essenziale per imporre subdolamente il vaccino sintetico a mRna a tutta la popolazione. Si tratta di un paravento robusto, non di tela ma di piombo, perché le implicazioni morali e afferenti le libertà individuali e collettive sono parecchie e non si possono liquidare in due parole.

Del resto, l’attenzione del mondo doveva essere concentrata su qualcosa di importante, come la tutela della propria salute, altrimenti qualcuno avrebbe potuto spostare il plumbeo ostacolo e guardare cosa ci aspetta, quando il paravento sarà abbassato. E’ ciò che, in questi due anni, ho cercato e cerco di fare osservando la realtà alla maniera tomista.

Non credo ci si debba stupire di fronte al caos creato dai televirologi, del tutto e il contrario di tutto di una gestione che ha vari aspetti paradossali, alcuni assurdi, altri grotteschi. Il caos è, infatti, il presupposto del paravento vaccinale perché disorienta e un popolo che non capisce più niente, martellato da una propaganda che parla solo ed esclusivamente di questo, finisce col fidarsi dell’autorità governativa, supportata da quella scientifica e religiosa, convinto che agiscano per il suo bene.

Mentre il cosiddetto “no vax” aderisce in maniera massimalista ed esasperata alla questione dell’immoralità dell’utilizzo di linee cellulari di feti abortiti, ma soprattutto è terrorizzato più dagli effetti avversi che dalla malattia. E’, nella maggioranza dei casi uno strenuo avversario della medicina tradizionale in favore della “scienza olistica” o medicina alternativa, a base di piantine, tisane e altri intrugli, che spopola negli ambienti New age, teosofici ed esoterici.

A mio avviso ha ragione don Francesco Ricossa nella sua recensione al libro del Prof. Roberto de Mattei Sulla liceità morale della vaccinazione (Edizioni Fiducia, Roma 2021, pp. 74): “Stabilito che il problema posto dalle linee cellulari provenienti all’origine da aborto procurato non rende necessariamente intrinsecamente cattiva la vaccinazione (cooperazione materiale remota…)“, posizione che trova sostanzialmente origine dalla teologia morale, ciascuno è libero di scegliere “in scienza e coscienza prendendo evidentemente delle precauzioni per non ammalarsi o non ammalare (nel limite del possibile!)”.

Don Ricossa dimostra di aver compreso perfettamente che la questione vaccinale divide i cattolici (il “divide et impera” nei nemici di Dio?): “mi sembra che si tratti di una deviazione preoccupante dell’attenzione dalle verità di Fede nella lotta antimodernista ad una lotta in materia ancora poco chiara e opinabile” e ricorda che “la questione per eccellenza è quella della Fede, del Papato, della Messa, del sacerdozio, della lotta all’eresia modernista: il resto rientra nel campo dell’opinabile. Quello che vale per la politica politicante, vale anche per questi problemi di ordine sanitario. Non facciamoci distrarre dall’essenziale per dividerci sull’accessorio“.

Nel definire il complottismo “senza dubbio un’aberrazione che prospera a causa della sfiducia nelle “autorità”, don Ricossa cerca di dare una risposta al proliferare delle teorie più strampalate, che allignano perfino in ambienti cattolici, ma mette anche in guardia da esso. Il realismo tomista, che sta nell’osservazione della realtà e nell’uso di intelletto e volontà per interpretare correttamente i segni visibili, smonta ogni delirante ossessione e pone, implicitamente, un chi va là: occhio, perché se le teorie che proponete come fossero Vangeli, poi non si realizzeranno, perderete ogni credibilità, nell’ilarità generale.

Lungimiranza, oggi, è saper guardare oltre e più in là rispetto al paravento di piombo, stando sempre attenti che non ci cada addosso e che qualcuno non ce lo spinga contro, perché schiacciati da esso non ci si rialza più e si perde la rotta della bussola. Perciò il Sistema sappia che portare la mascherina è un po’ fastidioso ma ha anche i suoi aspetti positivi, oltre a proteggere dal contagio, come ad esempio quello di riparare dal contatto diretto con chi non conosce il dentifricio e che aiuta, in molte situazioni imbarazzanti a nascondere sorrisi o smorfie naturali, mandando in tilt chi conosce la comunicazione non verbale.

Veniamo, dunque, al vulnus, che è la “nuova normalità” per colpire i cattolici ed i veri identitari. Ammesso e non concesso che la transizione green porti effetti utili al benessere del pianeta, sarebbe sciocco opporsi al progresso tecnologico, laddove esso non vada in contrasto coi principi morali. La televisione che trasmette il temporale quando, in realtà, c’è il sole, è un problema oggettivo. Ma imparare a non aprire l’ombrello sopra la TV che trasmette pioggia è essenziale.

Oggi, è la stessa tecnologia che ci consente di accedere ad informazioni e fonti impensabili fino a un decennio fa: usiamola per formarci ed informarci a dovere da specialisti ragionevoli, autorevoli ed attendibili. Se non si riesce a discernere, non è obbligatorio credere al maltempo quando c’è bello, ma è opportuno sospendere il giudizio, consultare un buon sacerdote, pregare, vivere il più possibile in Grazia di Dio perché noi non sappiamo né il giorno né l’ora in cui verrà a giudicarci, come insegna negli Esercizi Spirituali sant’Ignazio di Loyola.

La confusione in ambito sanitario ci sarà finché non si creerà un’ omogeneità nel mondo scientifico. Retto discernimento, buon senso e un buon dizionario di teologia morale sono tre risposte alla portata di ciascuno di noi. I social sono utili, in un certo senso, ma anche tremendi, come il web, perché vi si trova qualsiasi cosa. C’è gente che campa postando spazzatura e fake news.

La reazione può essere duplice: chiudere tutto oppure avere la consapevolezza di poter essere ingannato, ma non sull’essenziale, che va preservato a prescindere, perché è e resterà sempre il Fine della vita umana: la salvezza eterna attraverso i mezzi che Gesù ci ha lasciato, tramite la Santa Chiesa. Sacramenti, in primis.

In questo periodo così difficile, l’alleanza politica tra i veri cattolici e tutti coloro che si definiscono identitari e patrioti fa fronte comune nei confronti di quel Leviatano che oggi è la globalizzazione col suo primo tentacolo che è il mondialismo, ed il suo secondo tentacolo che è la società fluida, egualitarista, piatta, desacralizzata, materialista, atea, che trova il principale ostacolo nell’ordine naturale e, quindi nella Famiglia, cellula fondamentale della nostra civiltà. Il prossimo, per il cattolico, è l’affine, mentre l’umanità intera è composta dalle creature di Dio. Anche gli identitari comprendono e lottano per la tradizione e per la difesa dell’identità, perché sono, con noi, parte di un’unica comunità di destino: quella che la “nuova normalità” proverà a toglierci, ma che dovrà trovarci molto ben preparati.

Ecco il documento segreto su Grillo che nessuno vi farà leggere

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di Nicola Porro

IL FONDATORE DEL M5S, INDAGATO PER TRAFFICO DI INFLUENZE ILLECITE, FINITO NELL’ELENCO DEI LOBBISTI DI MOBY

Qual è il colmo per un movimento nato dal Vaffa Day, cresciuto maledicendo “la casta” e diventato adulto combattendo le lobby di Stato? Finire nell’elenco dei “lobbisti” finanziati da una grande azienda a rischio bancarotta. Se non fosse scritto nero su bianco nella “relazione tecnica” sul bilancio della Moby Spa, società dell’armatore Vincenzo Onorato indagato assieme a Beppe Grillo per traffico di influenze illecite, potrebbe apparire uno scherzo. O una barzelletta. Invece è tutto vero.

Non entreremo nel merito dell’inchiesta, delle presunte pressioni che Grillo avrebbe fatto su ministri e parlamentari grillini per sostenere le istanze di Onorato. Siamo e restiamo garantisti, anche quando c’è il comico di mezzo. E poi il “traffico di influenze illecite” è un reato così fumoso che solo il M5S e il suo dj Fofò potevano pensare di aumentarne le pene previste. Baggianate: non ci sarà nulla di penalmente rilevante. Il punto qui è politico. E cioè il fatto che Grillo e sodali, quelli che denunciavano i legami tra politica e finanza, quelli che si sono scagliati contro i Benetton, sono caduti negli stessi peccatucci che hanno sempre sbandierato come grandi scandali.

Per capirlo basta prendere l’analisi redatta dai commercialisti della Chiaruttini&associati su Moby Spa e scorrere fino a pagina 183, parte sesta, quella riferita agli “ulteriori trasferimenti” di denaro nel quinquennio 2015-2019. Sotto la dicitura “Dazioni a partiti politici, influencer e lobbisti” (esatto: influencer e lobbisti) compaiono proprio la società del fondatore del Movimento Cinque Stelle e quella di Casaleggio.

Il contratto con la Beppe Grillo srl

“Per quanto attiene i rapporti contrattuali con la Beppe Grillo S.r.l. – si legge – il verbale della seduta consiliare del 16 gennaio 2020 riporta che ‘con questa v’era in essere un accordo volto ad acquisire visibilità, con finalità pubblicitarie per il proprio brand sul blog presente nel sito www.beppegrillo.it nonché attraverso i canali redazionali social della Beppe Grillo S.r.l. avvalendosi del loro supporto redazionale, il tutto per un corrispettivo di 120mila euro annui””. Per la precisione, Moby aveva sottoscritto “un contratto di servizi, efficace dal 1^ marzo 2018 al 1^ marzo 2020, con riferimento al quale veniva versato l’importo complessivo di 200mila euro”. Non proprio spiccioli.

I rapporti con la Casaleggio Associati

I rapporti conIn data la società di Casaleggio invece prendono corpo il 7 giugno 2018, con lo scopo di “sensibilizzare le istituzioni sul tema dei marittimi” e “raggiungere una community di riferimento di 1mln di persone”. Il tutto, pagando alla Associati “un corrispettivo annuo pari ad 600mila, oltre alla previsione di goal fee legate al raggiungimento anticipato dei suddetti obbiettivi tra 50mila e 150mila euro”. Cosa strana, va detto, il contratto viene “approfondito” solo due anni dopo la sottoscrizione, ovvero il 16 gennaio del 2020, quando alla Moby si accorgono che “a fronte di un corrispettivo di € 50.000 mensili” la Casaleggio si era occupata di tre questioni:

1) “della creazione del sito internet www.marittimi.com e della gestione e produzione dei suoi contenuti, attività quest’ultima tutta consultabile on line e direttamente ricollegabile al Presidente di questo Consiglio di Amministrazione e con evidenti richiami al brand della Società”;

2) “della creazione e gestione della pagina Facebook […] marittimiofficial/ movimento a tutela dei diritti di quella categoria di lavoratori che sono anche i dipendenti di questa Società;

3) “della creazione e gestione della pagina Instagram […] marittimiofficial/ anche in questo caso servizi volti a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tematica della limitazione dei benefici fiscali del Registro internazionale alle sole navi che imbarcano equipaggi italiani o comunitari, il tutto con evidente ritorno d’immagine per la Società potenziando la connessione tra il brand Moby ed il concetto di italianità”.

Il tutto alla “modica” cifra di 1,2 milioni di euro “sino alla risoluzione consensuale del contratto, intervenuta a partire dal 1 marzo 2020”.

Gli altri partiti finanziati da Onorato

Vero è che Grillo e Casaleggio non sono gli unici due ad essere stati finanziati dalle società di Onorato. Nel calderone compare un po’ tutto l’arco costituzionale. Tra il 2014 e il 2015  la federazione Val di Cornia-Elba del Partito Democratico ha incassato 30mila euro, altri 50mila sono andati ad Ernesto Carpone (sempre del Pd) e ulteriori 10mila hanno sostenuto la campagna elettorale della dem Silvia Velo. Inoltre, tra il 2015 e il 2016, ben 200mila euro sono finiti alla Fondazione Open riconducibile a Matteo Renzi. E non fanno eccezione Fratelli d’Italia (10mila euro) e il Comitato Change “facente capo” a Giovanni Toti (100mila euro).

La domanda però è una sola: se le cifre versate e Grillo e Casaleggio avessero riguardato un qualsiasi altro partito e se queste carte fossero finite nelle mani dei grillini, cosa sarebbe successo oggi? Ve lo diciamo noi: gogna mediatica, titoloni sul Fatto Quotidiano, accuse di favoritismi. In fondo, nella sua carriera politica Grillo se l’è presa con le lobby del tabacco (2017), con le lobby in Rai (2013) e con le lobby in generale. Per poi finire nell’elenco dei lobbisti di una società privata. Anche questa, una nemesi grillina.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/ecco-il-documento-segreto-su-grillo-che-nessuno-vi-fara-leggere/

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Cartelle esattoriali. Basta oneri di riscossione

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di Lorenzo Palma

Un addio atteso e puntualmente arrivato: Niente più oneri di riscossione, 3% o 6% delle somme iscritte a ruolo per pagamenti rispettivamente entro o oltre i sessanta giorni. E non è tutto: perché ora viene eliminata anche la quota pari all’1% delle somme iscritte a ruolo per le ipotesi di riscossione spontanea.

Lo dice la legge di Bilancio 2022: e tali somme saranno a carico del bilancio dello Stato. Queste le novità contenute nel nuovo modello di cartella di pagamento per i carichi affidati all’Agente della riscossione a partire dal 1 gennaio 2022, approvato con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini.

E per il debitore cosa ci sarà? A suo carico, recita ancora la legge, resteranno, invece, le spese relative alle procedure esecutive e cautelari e le spese di notifica della cartella di pagamento e degli eventuali ulteriori atti di riscossione. C’è da dire però che la stessa legge indica che i carichi affidati fino al 31 dicembre 2021 gli oneri di riscossione continueranno ad essere dovuti nella misura e secondo le ripartizioni previste dalle previgenti disposizioni di legge.

Dunque tutti gli agenti della riscossione dovranno utilizzare il nuovo modello per le cartelle relative ai carichi affidatigli a partire dal 1 gennaio 2022, mentre per quelle relative ai carichi affidati fino al 31 dicembre 2021 dovrà essere utilizzato il modello approvato con il provvedimento del 14 luglio 2017, indipendentemente dalla data di notifica della cartella di pagamento che potrà avvenire anche successivamente al 31 dicembre 2021.

Come indicato nel provvedimento datato 17 gennaio, nelle cartelle esattoriali spariscono alcune voci aggiuntive che, commisurate alla somma dovuta, contribuivano a far salire l’importo del debito accumulato. Nello specifico: viene abolita la quota oneri di riscossione fissa del 3 per cento delle somme iscritte a ruolo, in caso di pagamento entro il sessantesimo giorno dalla notifica della cartella di pagamento e del 6 per cento delle somme iscritte a ruolo e dei relativi interessi di mora in caso di assolvimento del debito oltre il suindicato termine di legge.

In caso di riscossione spontanea, effettuata ai sensi dell’articolo 32 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, non è più dovuta, dal debitore, la quota pari all’uno per cento delle somme iscritte a ruolo. Mentre la quota a titolo di spese esecutive per le eventuali attività cautelari ed esecutive per il recupero delle somme insolute; e la quota a titolo di spese di notifica della cartella di pagamento e degli eventuali ulteriori atti di riscossione, restano a carico del debitore.

Lorenzo Palma, 20 gennaio 2022

Fonte: https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/economia/cartelle-esattoriali-basta-oneri-di-riscossione/

La conversione di Alphonse Ratisbonne per mezzo della Medaglia Miracolosa

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Nonostante fosse stato educato senza alcuna formazione ebraica, Alphonse era fiero di appartenere ad una famiglia di notabili, essendo suo padre presidente del concistoro di Strasburgo. Disse di se stesso: «Ero ebreo di nome, ecco tutto, poiché non credevo nemmeno in Dio» (Ratisbonne, di Jean Guitton, Wesmael-Charlier, coll. «Conversions célèbres», 1964, p.42). Quando suo fratello maggiore Théodore si convertì nel 1827 e divenne sacerdote nel 1830, i rapporti familiari si deteriorarono e il disprezzo di Alphonse verso la religione cattolica aumentò. Aveva programmato di sposarsi non per convenienza ma per amore a 28 anni, nell’estate del 1842, con sua nipote Flora di 16 anni, ma prima, nel novembre del 1841, volle partire in viaggio, con l’intenzione di visitare Napoli, la Sicilia, Malta e Costantinopoli. Alla fine, dopo essere stato a Napoli e prima di recarsi a Palermo, decise di dirigersi verso Roma, temendo di non avere un’altra occasione per visitarla. Dopo qualche giorno di svago trascorso a Roma, alla vigilia della sua partenza per Palermo datata 15 gennaio 1842, andò a trovare un amico di infanzia, Gustave de Bussières, che era protestante. Non trovandolo, fu ricevuto da suo fratello convertito dal protestantesimo, il barone Théodore de Bussières, fervente cattolico e devoto della Medaglia Miracolosa, strumento di tante conversioni.

Ispirato dalla Santa Vergine, questi sfidò Ratisbonne: «Giacché lei detesta la superstizione e professa dottrine tanto liberali, giacché è uno spirito forte tanto illuminato, avrà il coraggio di sottoporsi a una prova innocente?». Questa prova invitò Ratisbonne ad indossare la Medaglia Miracolosa e a recitare mattino e sera il Memorare, il «Ricordatevi» che san Bernardo compose in onore della Vergine Maria, una preghiera molto efficace: «Ricordatevi, o piissima Vergine Maria, che non s’è inteso mai che alcuno che è ricorso alla vostra protezione, che ha implorato il vostro patrocinio e chiesto la vostra protezione, sia rimasto abbandonato. Animato io da tale confidenza, vengo, o Vergine delle Vergini a gettarmi nelle vostre braccia e gemendo sotto il peso delle mie colpe mi prostro ai vostri piedi. O Madre del Verbo, non disdegnate le mie preghiere ma benignamente ascoltatele e degnatevi di esaudirle». Ratisbonne accettò: «Oh! Non importa, esclamò, scoppiando a ridere; voglio quantomeno provarvi che si fa torto agli ebrei accusandoli di ostinazione e di testardaggine insormontabile» (Ratisbonne, di J. Guitton, op. cit., p.22). Promise dunque al barone de Bussières di recitare questa preghiera: «Se essa non mi fa del bene, almeno non mi farà del male!» (op. cit., p.56).

Alphonse Ratisbonne ritornò dal de Bussières per riportargli la preghiera che aveva ricopiata, dal momento che il barone non ne possedeva altre copie. Una forza interiore spinse Théodore de Bussières ad insistere, affinché Alphonse rinviasse la sua partenza, suggerendogli così che se fosso rimasto a Roma avrebbe potuto vedere il Papa. Fece pregare alcuni suoi amici, fra i quali il conte de La Ferronays, per la conversione di un ebreo. Nella notte tra il 19 e il 20 gennaio, Ratisbonne si svegliò di soprassalto: vide davanti a lui una grande croce nera, avente una forma particolare, senza Cristo. Provò, invano, a scacciare questa immagine, dopodiché si riaddormentò. Dopo la sua conversione, qualche ora più tardi, avrebbe riconosciuto in quella visione, la croce coniata sulla Medaglia Miracolosa. Giovedì 20 gennaio 1842, Théodore de Bussières andò nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte poiché doveva far riservare i banchi per la famiglia di de La Ferronays, vecchio ministro di Carlo X, esiliato a Roma dal 1830. Il conte, purtroppo, era morto improvvisamente la sera del 17 gennaio. Nel frattempo, chiese a Ratisbonne di aspettarlo per qualche minuto. Lo ritrovò inginocchiato davanti alla cappella dell’Arcangelo san Michele e san Raffaele, con il viso bagnato di lacrime, dicendo tutto emozionato e riconoscente: «Che Dio buono! Che pienezza di grazia e felicità!». Supplicò Théodore de Bussières di portarlo da un sacerdote poiché, spiega, «quanto ho a dire, non posso proferirlo che in ginocchio. La parola umana non deve tentare d’esprimere l’inesprimibile; ogni descrizione, per quanto sublime possa essere, non sarebbe che una profanazione dell’ineffabile verità. (…) Non sapevo dove mi trovavo; non sapevo se ero Alphonse o un altro; provavo un cambiamento così totale che mi credevo un altro. (…) La gioia più grande si sprigionava dal fondo della mia anima; non potetti parlare; non volli rivelar niente; sentivo in me qualche cosa di solenne e di sacro che mi fece chiamare un sacerdote» (op. cit., p.64).

Théodore de Bussières lo portò al Gesù, convento dei Gesuiti, affinché parlasse a Padre de Villefort. Ratisbonne tirò fuori la sua Medaglia che aveva attaccata al suo collo, l’abbracciò e gridò: «L’ho vista! L’ho vista!». Il Padre de Villefort gli chiese di parlare. Ratisbonne si mise in ginocchio e raccontò che entrando in chiesa aveva visto un cane nero che saltava e abbaiava davanti a lui. In seguito, il cane disparve (il cane sembra essere l’immagine del diavolo). «D’un tratto – dichiarò – mi sono sentito di un turbamento inesprimibile. Tutta la chiesa disparve; la chiesa mi sembrava tutta oscura, eccetto una cappella, quasi che tutta la luce della chiesa si fosse concentrata in quella. Alzai gli occhi verso la cappella raggiante di tanta luce e vidi sull’altare della medesima, grande, maestosa, bellissima, misericordiosa, la Vergine Maria, simile nell’atto e nella forma, all’immagine che si vede nella Medaglia Miracolosa; una forza irresistibile mi spinse verso di Lei, che parve dicesse: “Basta così”. Non lo disse, ma lo capii» (Ratisbonne, di J. Guitton, op. cit., p.30). E aggiunse: «Uscivo da una tomba, da un abisso di tenebre, ed ero vivo, perfettamente vivo… Ma piangevo! Vedevo nel fondo dell’abisso le miserie estreme dalle quali ero stato strappato da una misericordia infinita». Pensando alla sua fidanzata e alla sua famiglia ebrea, li implorò: «A voi dono le mie preghiere! (…) Non alzerete voi gli occhi verso il Salvatore del mondo il cui sangue ha cancellato il peccato originale? Oh, che l’impronta di questa macchia è orribile! Rende completamente irriconoscibile la creatura fatta a immagine di Dio» (op. cit., p.65). In seguito, Ratisbonne si recò con P. de Villefort e Théodore de Bussières a Santa Maria Maggiore e a San Pietro per rendere grazie a Dio. Trovandosi in dette basiliche, esclamò: «Com’è bello qui! Non vorrei uscirne mai (…). Non è più la terra, è quasi il cielo».

Si trovava alla presenza di Dio, ma gemeva sapendo di avere ancora in sé il peccato originale e rifugiandosi nella cappella della Santa Vergine, affermò: «Qui, non posso avere paura; sento che sono protetto da una misericordia immensa» (op. cit., p.31). Quando Théodore de Bussières gli domandò i dettagli di ciò che avesse visto, Alphonse Ratisbonne precisò: «Vidi la Regina del cielo in tutto lo splendore della sua bellezza senza macchia; ma il suo sguardo non aveva potuto sostenere lo splendore di quella luce divina. Aveva provato per tre volte a contemplare nuovamente la Madre delle misericordie; tre volte i suoi inutili sforzi non gli avevano permesso di alzare gli occhi che alle sue mani benedette dalle quali sgorgava, con fasci luminosi, un torrente di grazia» (op. cit., p.33).

Sapeva con certezza assoluta che il de La Ferronays aveva non solo pregato per lui, ma persino offerto la propria vita a Dio per la sua conversione e che essa era ugualmente dovuta alle preghiere rivolte al Signore nel corso di tutto l’anno precedente da suo fratello Théodore, da P. Desgenettes e dai fedeli dell’Arciconfraternita di Nostra Signore delle Vittorie, ai quali P. Théodore aveva confidato questa intenzione.

Alphonse Ratisbonne si fece istruire secondo i dettami della religione cattolica, come già aveva osservato in una delle sue tante lettere, affermando che nel cattolicesimo «intravedeva il senso e lo spirito dei dogmi» (op. cit., p.66). Entrò nel convento dei Gesuiti per un ritiro spirituale sotto la direzione di P. de Villefort e secondo le sue richieste, fu battezzato il 31 gennaio 1842, 11 giorni dopo la sua conversione. Scrisse: «Gli ebrei che udirono la predicazione degli apostoli furono immediatamente battezzati, e voi volete farmi attendere dopo che ho udito la Regina degli apostoli!» (op. cit., p.67).

Il così breve tempo intercorso fra la sua conversione ed il battesimo si giustifica grazie alla conoscenza della dottrina cattolica da lui dimostrata ai sacerdoti incaricati di istruirlo, sebbene non avesse mai aperto in precedenza alcun testo religioso.

Dicendo «la Santa Vergine non mi ha detto niente, ma ho capito tutto», Ratisbonne affermò che Lei gli aveva fatto conoscere le verità del cristianesimo tutte in una volta; l’apparizione fu per lui un centro di luce dal quale tutto s’irradiava, come una formula matematica che spiegava il mondo intero. In seguito, Alfonso e Flora si lasciarono e a tal proposito, egli scrisse che «l’amore del mio Dio aveva talmente preso il posto di ogni altro amore, che la mia stessa fidanzata mi appariva sotto un altro aspetto. L’amavo come un oggetto che Dio tiene nelle sue mani, come un dono prezioso che fa amare ancora di più il donatore» (op. cit., p.66).

È interessante ricordare che il 29 aprile 1918, il P. Kolbe – colui che donò la vita fino alla morte per l’Immacolata – volle celebrare la sua prima messa in Sant’Andrea delle Fratte, proprio sull’altare dove Alphonse Ratisbonne il 20 gennaio 1842 vide la Santa Vergine, Colei che aveva convertito il Nostro Israelita di 28 anni mediante la Medaglia e la preghiera del «Ricordatevi».

Mauriac osserva, nei suoi Bloc notes del maggio 1964: «Ci sono attimi eterni attorno ai quali tutto un destino cristallizza degli istanti che durano fino alla morte, sin quando l’uomo vive» (Rue de Bac ou la superstition dépassée, di Jean Guitton, Ed. S.O.S., coll. «Hauts lieux de spiritualité», 1973, p.94). Qualche giorno dopo il suo battesimo, il 3 febbraio 1842, Ratisbonne è ricevuto da papa Gregorio XVI, il quale gli fece la seguente impressione: «Le maestà del mondo mi sembravano riunite in colui che quaggiù possiede la potenza di Dio (…). Ma (…) non era un monarca, ma un padre la cui bontà estrema mi trattava come un caro figlio» (Mémoire del 12 aprile 1842, éd.1919, p.94, citato da R. Laurentin, in Multiplication des apparitions de la Vierge aujourd’hui, Fayard, 1988, p.125).

L’apparizione privata e la conversione spettacolare di Ratisbonne fecero molto clamore: si aprirono a Roma un’inchiesta e subito dopo un processo canonico. Esso si concluse con il riconoscimento dell’autenticità dei fatti. Il 3 giugno 1842, un decreto del cardinale Patrizi, vicario di Roma, assicurò «che era certo che un vero ed insigne miracolo operato da Dio, ottimo e massimo, per l’intercessione della Vergine Maria, ha generato la conversione istantanea e perfetta di Alphonse Ratisbonne dal giudaismo al cattolicesimo». È grazie a questo Decreto che la Sacra Congregazione dei Riti accordò, il 23 giugno 1894, l’istituzione della Festa della Manifestazione della Vergine Immacolata, detta della Medaglia Miracolosa. Questa festa si celebra il 27 novembre, ricorrenza dell’apparizione di Nostra Signora a santa Caterina Labouré. L’ufficio del breviario, in questa data, racconta proprio la conversione di Alphonse Ratisbonne. In ringraziamento delle preghiere a Nostra Signora delle Vittorie per la sua conversione, nel 1843 Ratisbonne fece benedire da Monsignor Affre una cappella consacrata al Santissimo ed Immacolato Cuore di Maria.

Alphonse Ratisbonne lasciò il suo mestiere di avvocato e il mondo della finanza. Entrò nel noviziato dei Gesuiti il 14 giugno 1842 prendendo il nuovo nome di Marie-Alphonse e fu ordinato sacerdote il 24 settembre 1848. Con l’autorizzazione del Superiore Generale dei Gesuiti, P. Jean-Philippe Roothaan e la benedizione di Papa Pio IX, nel 1852 lasciò la Compagnia di Gesù per entrare nella Congregazione di Nostra Signora di Sion. Votata alla conversione degli ebrei, essa è stata fondata dal fratello Théodore nel 1843, su domanda di Gregorio XVI. I due fratelli, Théodore e Alphonse Ratisbonne, avevano fondato nello stesso anno l’apostolato delle religiose di «Nostra Signora di Sion», e nel 1855 «I Preti Missionari di Nostra Signora di Sion», affinché potessero «lavorare, piangere e soffrire per la redenzione di Israele». Eressero a Gerusalemme e ad Ain Karim, il villaggio natale di San Giovanni Battista a 7 chilometri ad ovest di Gerusalemme, alcuni conventi e monasteri per i religiosi e le religiose di Nostra Signora di Sion, oltre che delle scuole e degli orfanotrofi nei quali si impartiva una specifica formazione al lavoro. Divenuto quasi cieco, P. Marie-Alphonse aveva profetizzato: «Avrò prestò l’età della Santa Vergine, 70 anni: morirò a quell’età». Morì, infatti, a 70 anni, il 6 maggio 1884, ad Ain Karim, dicendo: «Offro la mia vita per la salvezza di Israele» e gridando, pieno di gioia e come rapito: «Maria!». Alcuni testimoni pensano che abbia visto a quel punto la Santa Vergine poiché il suo viso si illuminò e la sua stanza fu investita da una luce soprannaturale. Sulla sua tomba, a San-Giovanni-in-Montana, presso Gerusalemme, dove fece costruire un convento, si legge la seguente preghiera, incisa su sua richiesta: «O Maria, ricordatevi del vostro figlio che è la dolce e generosa conquista del vostro amore!».

L’efficacia della Medaglia Miracolosa risiede nella preghiera che riconosce Maria «concepita senza peccato». Maria, nostra Madre, «Rifugio dei peccatori», risplendente dell’amore di Dio che Ella dona agli uomini, è molto generosa nelle grazie, tra le quali quella della salvezza. È per la nostra consacrazione ai Sacri Cuori, che noi otterremo la nostra santificazione e la conversione dei peccatori. P. Desgenettes ne fece esperienza: la confraternita di Nostra Signora delle Vittorie, che era come morta, rivisse quando egli obbedì ad una voce interiore che il 3 dicembre 1836 gli rivelò: «Consacra la tua parrocchia al Santissimo e Immacolato Cuore di Maria». P. Desgenettes scrisse: «Non sembra forse naturale pensare che Gesù Cristo si interessi alla gloria di questo Cuore che gli ha fornito le prime gocce del Sangue adorabile al prezzo del quale ci avrebbe riscattati? Egli vuole che la gloria di cui ha coronato la sua Santa Madre nel Cielo, si rifletta sulla terra, che tutti gli uomini sappiano che il Cuore di Maria è il serbatoio e il canale delle misericordie divine» (Annales de l’Archiconfrérie de Notre-Dame des Victoires, marzo 1854, p.214, in L’Abbé Desgenettes, serviteur et apôtre de Marie, di Suor Maria-Angelica della Croce, op. cit., p.218).

https://www.madonnadelmiracolo.it/2018/11/28/la-conversione-di-alphonse-ratisbonne-per-mezzo-della-medaglia-miracolosa/

Fonte: https://www.centrostudifederici.org/la-conversione-alphonse-ratisbonne-mezzo-della-medaglia-miracolosa/

Governo choc: deposita atto al Senato prevista proroga emergenza dicembre 2022

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Il mondo va verso l’uscita dalla pandemia. Ma il governo Draghi prevede lo stato d’emergenza fino a dicembre 2022. Una scelta ad oggi senza alcun fondamento
di Antonio Amorosi
In Italia si governa a colpi di emergenza. Dove è finita la democrazia? E’ regime?

L’emergenza piace tanto al governo di Mario Draghi al punto che la compagine governativa è capace di atti di preveggenza, oltremodo in contrasto con le tendenze di tutti gli altri governi del mondo che stanno pianificando, dopo l’avanzata della variante Omicron (più infettiva ma meno pericolosa), l’uscita dalla pandemia.
E’ stato depositato tra gli atti del Senato, ed emerge con un documento datato 16 gennaio 2022, un testo che prevede di prorogare lo stato di emergenza in Italia fino a dicembre 2022. E’ il Disegno di legge 2448-quinquies presentato dal ministro dell’Economia e delle Finanze Daniele Franco, altro banchiere nel governo e fedelissimo di Mario Draghi.
Così recita il Disegno di Legge depositato al Senato. “Art 1. 1 All’articolo 6, comma 6, del decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 2020, n. 70, le parole: «e comunque entro il 31 dicembre 2021» sono sostituite dalle seguenti: «e comunque entro il 31 dicembre 2022»”.

L’iniziativa del governo, disegno, “presentato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze (Franco), comunicato alla presidenza l’11 novembre 2021” è stato annunciato “nella seduta n. 379 del 16 novembre 2021” ed è stata classificata nel capitolo “Proroga di termini, malattie infettive e diffusive, informazione, apparecchi telefonici”. Una classificazione provvisoria.
Il Disegno di legge 2448-quinquies di cui parliamo mostra il “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024” e per questo giustificherebbe tra le proprie pieghe l’estensione dell’emergenza in Italia, a discapito di quanto si aspettano gli italiani che anche in queste ore leggono della graduale tendenza di tutti gli altri Paesi del mondo a tornare alla normalità.

Più che il virus il problema in Italia sembra la sua gestione che si àncora a uno stato di emergenza permanente come forma di governo ordinario.
Un decreto legislativo del 2008, il numero 1, disciplinava come si attuasse lo stato di emergenza, all’articolo 23, comma 3, recitando: “la durata dello stato di emergenza di rilievo nazionale non può superare i 12 mesi, ed è prorogabile per non più di ulteriori 12 mesi”. Ma come abbiamo visto è stato aggirato.

Quali sono i criteri con i quali il governo proroga lo stato di emergenza nel nostro Paese? Con i numeri delle occupazioni delle terapie intensive? Con l’occupazione dei posti letti in ospedale? Con il numero dei morti da Covid? Con i numeri dei contagi? Il governo Draghi non lo ha mai chiarito.
Vedendo la situazione, con lo svuotamento dei poteri del Parlamento, l’inerzia delle forze sociali, ci si chiede che fine abbia fatto la democrazia in Italia.

Fonte: https://www.affaritaliani.it/politica/governo-choc-deposita-atto-al-senato-prevista-proroga-emergenza-dicembre-2022-775676.html

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