I tentativi di umiliare la Russia si ritorceranno contro Occidente
Segnalazione Quelsi
L’Occidente sostiene l’Ucraina, mentre il suo presidente non mostra alcun entusiasmo per l’attuazione degli accordi di Minsk. Allo stesso tempo gli europei e gli americani dimenticano che sono necessarie relazioni pacifiche con la Russia per un futuro prospero nel continente europeo. Così ritiene “The Asian Age”. “Il comportamento dei Paesi occidentali nei riguardi di Russia ed Ucraina è paradossale: gli europei e gli americani proseguono il vecchio gioco della guerra fredda, senza considerare come sia molto più vantaggioso cooperare con Mosca e ricercare un compromesso sulla crisi ucraina”, scrive la rivista. Il supporto per le autorità ucraine da parte dell’Occidente ha portato Kiev a perseguire politiche filo-occidentali e dimostrare una retorica antirussa, ma a non fare nulla per risolvere la crisi nel Donbass. “In Ucraina pompano miliardi di dollari di aiuti occidentali, e l’Occidente allo stesso tempo chiede maggiore assistenza finanziaria” – si legge nell’articolo. Kiev, incoraggiata dall’Occidente, è ancora “a favore di una centralizzazione rigida” e chiede prima di cessare le ostilità il pieno controllo del confine con la Russia. Il presidente ucraino Poroshenko afferma di considerare fondamentale il rispetto degli accordi di Minsk, tuttavia “non ha ancora mostrato il minimo entusiasmo per affrontare il problema della federalizzazione, grazie a cui le regioni otterrebbero più autonomia.” “Tuttavia in alcuni ambienti accademici degli Stati Uniti e dell’Europa occidentale cresce sempre più la tendenza secondo cui la pace possa essere raggiunta solo se l’Occidente riconosce la duplice natura dell’orientamento dell’Ucraina. Dipende fortemente dalla benevolenza della Russia nei suoi confronti, dati i sentimenti filorussi di metà della popolazione nella parte orientale del Paese, così come della sua posizione geografica. Non ha senso costringere l’Ucraina a diventare parte dell’ordine del giorno dell’Occidente” si afferma nell’articolo.
Migranti, diktat di Francia e Germania: “Italia respinga gli irregolari o non ci saranno aiuti”
Francia e Germania avvertono: la solidarietà europea per ridistribuire nei vari Paesi i richiedenti asilo arrivati attraverso il mar Mediterraneo non sarà sostenibile, se l’Italia non garantisce una politica di respingimento dei migranti irregolari e la registrazione di quanti richiedono protezione internazionale. A Lussemburgo, per il Consiglio dei ministri dell’Interno europei, il francese Bernard Cazeneuve e il tedesco Thomas de Maizière hanno fatto fronte comune contro un impotente Angelino Alfano. “È necessario – hanno dichiarato – che ci sia un meccanismo di respingimento alla frontiera, per i migranti irregolari spinti da motivi economici, altrimenti la solidarietà in termini di rifugiati non sarà sostenibile”. Peccato che siano proprio le navi militari straniere, tedesche in primis, a sbarcare sulle nostre coste il numero maggiore di profughi, bypassando la nostra frontiera.
Libano, il generale Aoun: “Per gli uomini dell’Isis non esistono confini”
Parla il leader del Movimento Patriottico Libero, che assieme a Hezbollah, SSNP, Hamal, Al-Marada e Tashnak, forma la Coalizione dell’8 Marzo, favorevole alla leadership di Assad
Prima di raggiungere Damasco con un volo impostoci per motivi di protocollo dalle autorità siriane, facciamo tappa a Beirut. La delegazione dell’Alliance for Peace and Freedom, il partito europeo formatosi lo scorso ottobre e presieduto da Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, è ospite del governo di Bashar al-Assad per una serie di incontri al vertice.

Nella capitale libanese assieme a Fiore ci sono, tra gli altri, il deputato europeo dell’NPD Udo Voight e l’ex membro dell’europarlamento Nick Griffin. Tornante dopo tornante, check point dopo check point, risaliamo le colline della città fino a raggiungere l’abitazione del Generale Michel Aoun. Entriamo nella casa elegante del leader, classe 1935, del Movimento Patriottico Libero, che assieme a Hezbollah, SSNP, Hamal, Al-Marada e Tashnak, forma la Coalizione dell’8 Marzo, favorevole alla leadership di Assad. Si può dire che il Generale rappresenti il vero riferimento ‘politico’ di Hezbollah, nonostante sia cristiano.
Questa è la prova che il movimento sciita sia un movimento patriottico oltre che essere, il “partito di Dio”. Incontriamo Aoun nei giorni in cui il conflitto siriano e le incursioni del Califfato sconfinano pericolosamente in territorio libanese con gli scontri tra Hezbollah e gli jihadisti nella Valle della Bekaa, a nord di Beirut e Damasco. Proprio riguardo al coinvolgimento sempre maggiore dell’esercito di Hezbollah nel conflitto siriano, Fiore chiede al Generale se questo sia destinato a crescere nei prossimi mesi. “Nel conflitto siriano ci sono ingerenze da molti Paesi. Da quei Paesi che non accettano la dottrina dell’Isis e che aiutano l’esercito siriano, e da quelli che invece sostengono l’Isis – risponde Aoun – in Siria combattono volontari di 83 nazionalità diverse, anche europee. Il Libano,” continua il Generale con l’accento francese “è uno Stato confinante e quindi il pericolo che il conflitto siriano si estenda qui è molto grande e attuale. Per questo, come sapete, Hezbollah sta difendendo le frontiere del Libano, perché per questi uomini, quelli del Daesh (dispregiativo per intendere Stato Islamico, ndr) non esistono i confini. L’unico confine che riconoscono è quello della Umma (la comunità islamica, ndr), e la Umma non ha confini”, afferma il Generale. “Loro quindi non combattono per conquistare un territorio, loro vogliono conquistare tutto. È per questo che rappresentano un enorme pericolo per l’Europa”.
“Questi gruppi sono molto pericolosi, hanno diversi nomi ma rappresentano tutti la stessa cosa: sono contro la democrazia, la Sharia è la loro legge e per loro non è concepibile l’esistenza di null’altro eccetto questo, eccetto il loro credo; il loro obbiettivo è diffondere la Sharia nel mondo, islamizzare il mondo”. Aoun è calmo, ma risoluto e spiega: “Quello che possiamo fare per fermarli è creare un’alleanza forte contro lo Stato Islamico”. “Pensa che questa alleanza dovrebbe essere ristretta al Medio Oriente oppure anche all’Europa?” Chiede Fiore. “Anche all’Europa – risponde il Generale Aoun – L’Europa è in pericolo”, aggiunge, “Daesh è già arrivato in Palestina, in Libia, in Tunisia”. “Servirebbe uno come lei per dire queste cose al Parlamento Europeo, perché forse la popolazione europea non è ancora totalmente cosciente del pericolo”, propone Fiore. La risposta del Generale è: “Perché no?”. Poi, approfitta per raccontare della sua esperienza in Europa. “Ho incontrato 22 ambasciatori europei nel 2012. Erano tutti contro Assad: dicevano che era un dittatore, che il suo era un regime autocratico e che doveva andarsene. Gli ho risposto: bene, anche noi siamo a favore della democrazia, ma qual è l’alternativa ad Assad in Siria? Lo Stato Islamico? E credetemi che in confronto a loro, il fatto che Assad sia un dittatore non sarebbe più un fatto tanto grave. Non c’è uno solo di loro con cui si possa avere alcun tipo di dialogo: se loro governassero io, cristiano, sarei ucciso, o per esempio tu, se fossi un artista, saresti ucciso”, continua. “Alla fine dissi agli ambasciatori che gli uomini del Daesh sarebbero arrivati in Europa molto presto, in pochissimi anni” conclude. A questo punto la delegazione europea chiede al Generale libanese cosa può fare l’Europa per difendersi. “Per prima cosa fare pressione sulla Turchia per fermare il flusso di armi e uomini lungo il confine con la Siria. L’Ue è l’unico interlocutore in grado di fare pressioni sul governo turco. Questo è fondamentale”. Dopo esserci congedati dal Generale, visitiamo la sede libanese del SSNP e poi di corsa dopo essere rimasti bloccati nel traffico di Beirut raggiungiamo l’aeroporto dove ci aspetta il nostro volo per Damasco.
Siria, Maloula: torna la statua della Madonna
«Solo ora si può dire che Maloula sia tornata alla normalità». Samya, giovane farmacista, guarda la statua della Madonna che sabato il governo e i cittadini siriani hanno posto nuovamente al suo posto in cima alla montagna che domina la città. Quella statua era stata distrutta dai terroristi islamici che avevano occupato il villaggio cristiano nel 2013, «ma ora è tornata».
CULLA DELLA CRISTIANITÀ. Maloula è un antico villaggio incastonato tra due colossi di roccia e si trova a soli 55 chilometri da Damasco. È ritenuto la culla della cristianità siriana, dove le comunità musulmane, greco-cattoliche e greco-ortodosse convivono da sempre parlando il famoso “dialetto siriaco di Maloula”, unico al mondo e molto simile, se non identico, al dialetto aramaico che parlavano Gesù e i primi cristiani.
Ennesima profanazione nella Diocesi del Giura, in Francia
Era stata appena ristrutturata. E’ stata subito profanata. E’ questo quanto accaduto alla statua della Vergine Maria, che si erge su di un terreno privato nel quartiere di Montchauvrot, Comune di Mantry, in Francia. Mani anonime l’hanno imbrattata con una vernice rosa fluorescente, proprio nel giorno in cui la Chiesa celebra il Cuore Immacolato di Maria, anniversario della seconda apparizione della Madonna a Fatima, il 13 giugno scorso.
Ecco la realtà: solo 8 su 62 erano veri profughi!
ORA COME LA METTIAMO, CON IL MANTRA ‘FUGGONO DA GUERRE E PERSECUZIONI’?
Emergono particolari interessanti sulla protesta di stamattina a Verbania:http://voxnews.info/2015/06/16/profughi-circondano-questura-accoglienza-non-adeguata/
Dei 62 sedicenti profughi che abbiamo mantenuto per quasi un anno in un hotel della zona, soltanto a 8 è stato riconosciuto un certo status di rifugiato iniziale.
Significa che, nella migliore delle ipotesi, solo il 10 per cento dei millantati profughi è tale veramente.
Durante la protesta, sia il il questore che il prefetto avrebbero ‘tranquillizzato’ quelli che adesso sono a tutti gli effetti dei clandestini “che una soluzione si trova”.
Quale soluzione? Continueranno ad essere mantenuti. Gli daranno un permessino da ex clandestini? Osceni.
Russia, Vladimir Putin schiera 40 nuovi missili nucleari. La Nato: “Tintinnio di sciabole”
Quando qualcuno mesi fa diceva che si sarebbe tornati alla Guerra fredda, erano pochi quelli disposti a credergli. Ma ora la situazione è ben diversa. La tensione fra Usa e Russia continua a salire di giorno in giorno, e l’ultima decisione di Mosca rischia solo di peggiorare le cose. Vladimir Putin, infatti, ha annunciato che nel 2015 aggiungerà 40 missili balistici intercontinentali al suo arsenale nucleare. La mossa arriva pochi giorni dopo l’annuncio degli Stati Uniti di voler aumentare la propria presenza militare nel Baltico, per garantire la sicurezza dei Paesi membri della Nato confinanti di fronte al rischio di un’eventuale invasione russa, accresciuto dopo l’annessione da parte di Mosca della Crimea, lo scorso anno.
Terra Santa: Setta protestante vende una grande proprietà ai coloni
Segnalazione del Centro Studi Federici
Il Patriarcato latino condanna la vendita di un terreno in Palestina da parte di una chiesa a vantaggio di una colonia
COMUNICATO – In questi ultimi giorni, la stampa locale ha reso noto che un grandissimo complesso, situato in Palestina tra Betlemme ed Hebron, appartenente a una chiesa presbiteriana, è stato venduto perché vi si possa istallare una colonia ebraica. Il Patriarcato latino condanna questa operazione e ne sottolinea le gravi conseguenze per il patrimonio cristiano e la vita della comunità cristiana locale.
Il concetto di nazionalismo della Russia di Putin
Segnalazione di Federico Prati
di Irina Osipova
Una volta Putin si è definito il più grande nazionalista in Russia.
Così è. Il concetto dell’essere nazionalisti e patrioti nel contesto attuale non può limitarsi al romanticismo dei simboli e slogan della storia del XX secolo. I tempi sono cambiati, la realtà è nuova. I concetti che erano alla base delle ideologie però non sono cambiati, anche se continuano ad essere sottovalutati di fronte alle apparenze.
Il leader di HEZBOLLAH in Libano: la nostra Nazione affronta una nuova Nakbah, quella del takfirismo
di Yusuf Fernandez
Il segretario generale di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasralá, ha messo in guardia la nazione islamica contro il pericolo di una nuova Nakba, quella del takfirismo di impronta nord americana e sionista.
Evocando la battaglia di Qalamun, sua Eminenza ha sottolineato le conseguenze tattiche di quello che ha qualificato un “successo militare senza precedenti”, in particolare il recupero di un territorio molto accidentato, con montagne di oltre 2000 mt. dove vi erano basi, campi di addestramento e fabbriche di armi e auto bomba dei gruppi armati terroristi.
Putin e il braccio di ferro con la Nato
A cura di Federico Prati
A mille chilometri da Mosca, la Russia ha il controllo di una regione incastonata tra due paesi Nato e con accesso diretto al Mar Baltico. E’ la regione di Kaliningrad, enclave russa tra Polonia e Lituania dove – tra il 5 e il 10 dicembre scorso – il presidente Putin ha inviato 9.000 soldati, 250 carri armati, 55 navi e 41 aerei da guerra. Segno che la crisi ucraina va contestualizzata in uno scenario che non è ristretto alla regione del Donbass, ma che può estendersi anche su altri fronti. L’atteggiamento del presidente russo Vladimir Putin difatti non piace in primis alla Nato. L’alleanza militare nata nel 1949 in funzione anti-sovietica per riunire Stati Uniti e paesi europei sotto lo stesso ombrello strategico, da un anno a questa parte ha ritrovato la sua vocazione iniziale.
Il Trattato di Velsen e l’Eurogendfor
Segnalazione di Federico Prati
di Matteo Luca Andriola
Senza che nessuno se ne sia accorto, col silenzio-assenso della stampa italiana, la Camera e il Senato hanno ratificato all’unanimità il Trattato di Velsen, che istituisce un corpo di polizia continentale con ampi poteri, l’Eurogendfor.
Il 14 maggio 2010 l’assemblea di Montecitorio ratifica all’unanimità – 443 presenti, 442 assensi e un solo astenuto – con la legge n. 84 il “Trattato di Velsen”. Il Senato, poco prima, il 28 aprile, vota alla stessa maniera. Il 12 giugno il “Trattato” entra in vigore. Di che si tratta? Di uno dei casi più inquietanti di cedimento di sovranità nazionale che la storia del Parlamento italiano ricordi. Perché se la ratifica del Trattato del Nord Atlantico, che istituiva la Nato, firmato a Washington il 4 aprile 1949, e l’accordo che ratificava nello stesso Trattato lo statuto dei vari eserciti, firmato a Londra il 19 giugno 1951, furono discussi apertamente in aula e su tutti i quotidiani – con tanto di stampa filogovernativa che si aizzò contro un Pci, accusato di esser contrario alla Nato in quanto “servo di Mosca” – animando un dibattito citato tutt’oggi su tutti i manuali di storia dell’Italia contemporanea, il “Trattato di Velsen”, al contrario, passa nel silenzio più totale. Ma, in sintesi, cosa contempla in concreto il Trattato? Esso si propone di dar vita ad un insolito organismo: la Forza di gendarmeria europea (European Gendarmerie Force), conosciuta come Eurogendfor o Egf, che viene ora a proporsi come il primo corpo poliziesco-militare dell’Unione Europea, a cui partecipano cinque nazioni, cioè l’Italia, la Francia, l’Olanda, la Spagna e il Portogallo ai quali, in seguito, si è pure aggiunta la Romania, un’istituzione, quindi, con valenza sovranazionale. Il suo motto – perchè tutti i corpi di polizia, come le famigerate SS, devono averne uno – è il seguente, “Lex Paciferat”, cioè “La legge porterà la Pace”. Di che legge si tratta? E qual’è la “Pace” che verrà imposta agli europei? È il caso di analizzare i retroscena che hanno portato alla nascita di questo trattato e vedere, articolo per articolo, i suoi punti salienti.
Garibaldini bergamaschi fra delinquenti e figli di mezzadri costretti a arruolarsi con la forza
Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero
http://www.terraorobica.net/Articoli/Storia/I%20Mille.htm
I MILLE GARIBALDINI: IN SICILIA O LA FAME! di Piergiorgio Mazzocchi – Tratto da La Padania Marzo 1999
Caricatura Antirisorgimentale
Negli anni ’70 ebbe inizio a Bergamo una curiosa polemica tra la sinistra bergamasca e il partito Liberale circa l’entità del “volontariato” dei Garibaldini bergamaschi. Il tutto cominciò dall’affermazione, da parte di un fervente sessantottino, che il Conte Camozzi di Ranica, durante l’arruolamento dei volontari per la spedizione in Sicilia (1859) aveva imposto alle famiglie dei suoi mezzadri (inutile dire numerose, date le proprietà terriere di questa famiglia) di mandare i figli in età di leva alla spedizione. In caso contrario li avrebbe cacciati dalle sue terre. Immaginiamo con quali drammatiche conseguenze, dato il periodo particolarmente infelice.
Maria di Gesù Crocifisso, suoi fenomeni mistici e previsione della presa di Roma e del crollo della Francia, se non avesse sostenuto Pio IX
Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero
Maria di Gesù Crocifisso: L’estatica “osservatrice” del Concilio Vaticano I
Anche il Concilio Vaticano I ha avuto i suoi osservatori. Ma diversi – per grazia e per fede – dai 6 protestanti sorprendentemente invitati all’ultima Assise conciliare.
L’“osservatrice” del tutto eccezionale è Suor Maria di Gesù Crocifisso, al secolo Mariam Baouardy, morta il 26 agosto 1878, in odore di santità, nel Carmelo di Betlemme, all’età di 33 anni. Galilea come il divin Maestro, del tutto illetterata, povera ed orfana, è passata alla storia col nome di “Piccola Araba”. La sua vita è caratterizzata da una tale irruzione del divino che il Cardinal Mercier, dopo averla studiata attentamente, non esitò ad affermare che si tratta di una delle esistenze più straordinarie dell’agiografia cattolica. Estasi, visioni, stimmate, trasverberazioni, locuzioni, apparizioni, profezie, scrutazioni dei cuori, bilocazioni fino alla possessione diabolica seguita dalla possessione angelica: questa fenomenologia mistica d’eccezione si ritrova con una sorprendente semplicità nella vita del “piccolo nulla”, come ella amava definirsi, una vita degna più del cielo che della terra, che ebbe anche il sigillo del martirio.



















