Ricordi di GranLoggia ( sacramentum voluntatis non Christi)

Condividi su:

MONTINI

Segnalazione di Federico Prati

Nel pomeriggio del 15 agosto 1955. Profetico incontro

L’Osservatore Romano

Card. Loris Francesco Capovilla

All’ingresso di Ca’ Maitino, una lapide ricorda un fatto importante per la  storia della Chiesa, in modo particolare dell’azione di Angelo Giuseppe  Roncalli^, cioè l’incontro avvenuto, in questa dimora, tra lui e l’arcivescovo  Montini. Sono esattamente sessant’anni dalla mia riflessione su quella  testimonianza data con semplicità e grande speranza: «Presago colloquio sui  destini della Chiesa». La significazione di quel ricordo sta tutta nel fatto di  una forte, fraterna e prolungata amicizia dei due metropoliti di Venezia e  Milano.  Quello che disse allora il cardinale Roncalli più volte, a me e ad altri suoi  collaboratori, suscita l’impressione di un qualche cosa che preveniva gli  eventi. Quale il significato di quel presagio? Si trattava di un colloquio di  cui gustai l’eco nel racconto del Patriarca.  Indubbiamente quel presagio ha avuto attuazione lenta e decisa che potrebbe  compendiarsi così: elezione dei due personaggi al papato, annuncio del concilio  Vaticano II, aggiornamento delle strutture portanti della Chiesa. Nessuna  discussione sulle verità rivelate, sulla sacra tradizione, sulle consolidate  disposizioni pastorali ma l’ansia di tradurre il tutto in un servizio più  profondo e aggiornato della Chiesa, della cristianità e dell’umanità intera.  Oggi parlano quegli eventi e noi rimaniamo stupiti innanzi alle tante buone  volontà corrispondenti alle esigenze dei tempi che corrono. Esse rendono  servizio al messaggio cristiano e all’intera famiglia umana.

Da allora a oggi abbiamo fatto insieme un buon cammino. Abbiamo approfondito l’ arte del colloquio col mondo intero e, a sua volta, il mondo intero guarda con  simpatia a Roma. Pertanto, dinnanzi a qualsiasi difficoltà, viene spontaneo il  richiamo al divino poeta: «Avete il novo e ’l vecchio Testamento, / e ’l pastor  de la Chiesa che vi guida; / questo vi basti a vostro salvamento» (Dante  Alighieri, Paradiso, canto V).   In ciascuno di noi è cresciuto il rispetto per la persona umana, la  comprensione di diverse scelte religiose e sociali, l’impegno di darsi la mano  l’un l’altro in un cammino che è iniziato: Tantum aurora est.  La ricchezza del rapporto tra Angelo Giuseppe Roncalli/Giovanni XXIII e  Giovanni Battista Montini è ben documentata dal loro epistolario e dalle tracce  sparse in varie annotazioni circa i loro incontri che risalgono agli anni  Venti. Ci troviamo quanto basta a testimonianza di un’amicizia discreta, a  conferma di una fede granitica e di un forte amore per la Chiesa, nonché di un
servizio ecclesiale dove le ragioni pastorali e religiose hanno sempre prevalso  dentro ogni impegno: anche diplomatico, politico, culturale.  Fra i tanti incontri che costellano le vite dei due futuri Pontefici debitori  della ricca tradizione cristiana lombarda che, soprattutto dall’epoca  borromaica a quella di Andrea Carlo Ferrari, Ildefonso Schuster e Achille  Ratti, ha permeato in profondità coscienze individuali e comunità, clero e  laicato, percorsi e istituzioni, spicca quello a Sotto il Monte nella festa  dell’Assunta di sessant’anni fa, 15 agosto 1955, in un periodo in cui, dopo  aver condiviso il servizio alla Santa Sede come diplomatici — Roncalli prima in  Bulgaria, poi in Turchia e Grecia, quindi in Francia, Montini, di fatto sempre  in Segreteria di Stato — i due si potevano dedicare pienamente al ministero  pastorale. Alla svolta di Roncalli trasferito da Parigi a Venezia, era infatti  seguita quella di Montini mandato a Milano. È questo il periodo in cui fra i  due ecclesiastici — già forti — crescono la stima, la sintonia, la convergenza  su una precisa idea di Chiesa  intesa innanzitutto al servizio, all’ascolto, al dialogo con un mondo in  trasformazione.  Non a caso sin dalla prima lettera che registra il nuovo destino di Montini,  Roncalli, da Venezia il 12 dicembre 1954, nel ricordo del «bel cielo Lombardo», che aveva sorriso ai due all’inizio della vita, e della «lunga consuetudine di  fraterni rapporti» che aveva vivificato il loro «comune servizio della Santa  Sede», gli scrisse: «Compiremo insieme il sacramentum voluntatis Christi di S.  Paolo. Esso impone l’adorazione della Croce: ma ci riserba, accanto ad essa,  una sorgente di ineffabili consolazioni anche per quaggiù, finché ci durerà la  vita e il mandato pastorale». Ma arriviamo all’Assunta del 1955, che, dopo il mancato incontro a Venezia per  la festa dell’Ascensione (alla quale Montini non riuscì a partecipare come  invece avrebbe desiderato soprattutto per «os ad os alloqui di tante cose, le  nostre cose di Pastori responsabili!»), vede quest’opportunità a Sotto il  Monte.

Continua a leggere

«Un movimento non di massa, ma di élite»: il Cammino Neocatecumenale

Condividi su:

Kiko-Ratzinger

Esposizione e giudizio di mons. G. C. Landucci

Soltanto a metà ottobre ’95 ho potuto leggere il magistrale articolo del  compianto monsignore, notissimo come scrittore, professore, padre spirituale,  canonico dell’arcibasilica di S. Giovanni in Laterano, mio venerato amico e  collega come “esaminatore apostolico del Clero Romano”.

L’articolo, vero saggio di livello scientifico, apparve nel numero del 31  gennaio 1983 di “Sì, sì, no, no”; ossia sette anni prima che io mi dedicassi a  studiare il C.N.; e con viva soddisfazione ho osservato che il mio giudizio è  stato anticipato con perfetta padronanza dell’argomento e con esemplare  oggettività critica dall’illustre scomparso.

Ritengo che lo scritto sia la più autorevole e inconfutabile testimonianza del  Clero romano in difesa dell’ortodossia: esso non poteva mancare in una raccolta  possibilmente completa di quanto “una Chiesa sommersa” – ma ancora reale e viva  – ha osato dire protestando contro i nemici della fede.

* * *

L’opinione approssimata che, per sentito dire, avevo di questo movimento era  parzialmente favorevole, ritenendo che si trattasse di gruppi beneficamente  attivi e volenterosi, anche se un po’ troppo autonomi e un po’ fissati su  alcune loro originalità liturgiche.

Ma l’accurata analisi che ho potuto ora compiere mi ha purtroppo svelato un  quadro ben diverso e gravissimo. Ho potuto studiare attentamente il volume di  quasi 400 pagine che contiene gli “orientamenti” per i catechisti del  movimento, tratti “dai nastri degli incontri avuti da Kiko e Carmen per  orientare i catechisti di Madrid nel febbraio 1972”. Storia, finalità, dottrina  e prassi sono qui condensati nel modo più autentico. Tutte le citazioni tra  virgolette le ho riportate accuratamente da qui, pur non indicando il numero di  pagina, trattandosi di affermazioni spesso ripetute e non essendo il libro  (dattiloscritto e ciclostilato) normalmente reperibile.

Continua a leggere

Santa Sede occupata dai modernisti: è nato il “cittadino del mondo”

Condividi su:

GIORNATA MONDIALE

Segnalazione di Federico Prati

Turisti a Milano – ANSA

02/07/2015 13:59

Il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti ha pubblicato il suo  Messaggio in occasione della prossima  Giornata Mondiale del Turismo che sarà  celebrata il 27 settembre  sul tema: “Un miliardo di turisti, un miliardo di  opportunità”. Si tratta di una soglia raggiunta nel 2012, ma i numeri  continuano a crescere, tanto che le previsioni stimano che nel 2030 si  raggiungerà il nuovo traguardo di due miliardi. A questi dati si devono  aggiungere cifre ancora più elevate legate al turismo locale.

“Siamo in una fase di mutamento, in cui cambia il modo di spostarsi e, di  conseguenza – afferma il Messaggio – anche l’esperienza del viaggio. Chi si  muove verso Paesi diversi dal proprio, lo fa con il desiderio, più o meno  consapevole, di risvegliare la parte più recondita di sé attraverso l’incontro,  la condivisione e il confronto. Il turista è sempre più alla ricerca di un  contatto diretto con il diverso nella sua straordinarietà. Si è ormai  affievolito il concetto classico di ‘turista’ mentre si è rafforzato quello di
‘viaggiatore’, ovvero, colui che non si limita a visitare un luogo, ma, in  qualche modo, ne diventa parte integrante. È nato il ‘cittadino del mondo’. Non  più vedere ma appartenere, non curiosare ma vivere, non più analizzare ma  aderire. Non senza il rispetto di ciò e di chi si incontra”.

“Le imprese del settore – osserva il dicastero – sono le prime a doversi  impegnare nella realizzazione del bene comune. La responsabilità delle aziende  è grande, anche in ambito turistico, e per riuscire a sfruttare il miliardo di  opportunità è necessario che ne siano consapevoli. Obiettivo finale non deve  essere il guadagno quanto l’offerta al viaggiatore di strade percorribili per  raggiungere quel vissuto di cui è alla ricerca. E questo le imprese lo devono  fare nel rispetto di persone e ambiente”.

“Anche le comunità locali – prosegue il Messaggio – sono chiamate ad aprire i  propri confini all’accoglienza di chi arriva da altri Paesi spinto dalla sete  di conoscenza. Un’occasione unica per l’arricchimento reciproco e la crescita  comune. Dare ospitalità permette di far fruttare le potenzialità ambientali,  sociali e culturali, di creare nuovi posti di lavoro, sviluppare la propria  identità e valorizzare il territorio”.

“Un miliardo di turisti, se ben accolto – si legge nel testo – può  trasformarsi in un’importante fonte di benessere e sviluppo sostenibile per l’intero Pianeta. La globalizzazione del turismo porta, inoltre, al nascere di un  senso civico individuale e collettivo. Ogni viaggiatore, adottando un criterio  più corretto per girare il mondo, diventa parte attiva nella tutela della  Terra. Lo sforzo del singolo moltiplicato per un miliardo diventa una grande  rivoluzione. Nel viaggio si cela anche un desiderio di autenticità che si  concretizza nell’immediatezza dei rapporti, nel lasciarsi coinvolgere dalle  comunità visitate. Nasce il bisogno di allontanarsi dal mondo virtuale, tanto
capace di creare distanze e conoscenze impersonali, e di riscoprire la  genuinità dell’incontro con l’altro. E l’economia della condivisione è in grado  di intessere una rete attraverso la quale si incrementano umanità e fratellanza  capaci di generare uno scambio  equo di beni e servizi”.

Continua a leggere

Attenti a scordarvi l’Ucraina, potrebbe tornare a farsi ricordare in maniera molto brutale

Condividi su:

DONBASS

Segnalazione di Federico Prati

DI MAURO BOTTARELLI

ilsussidiario.net

Ma l’Ucraina è sparita? Per settimane ogni singolo telegiornale apriva la  propria edizione con gli sviluppi del conflitto nel Donbass, con i suoi  risvolti geopolitici e con la reazione pavloviana dell’Europa alle sanzioni  statunitensi contro Mosca. Oggi, a parte il giallo dell’aereo malese e della  sua carcassa dispersa per migliaia di chilometri, silenzio totale. Come mai?  Forse perché l’operazione “primavera araba” in salsa ucraina non è andata come  si sperava? Anzi, come Washington sperava, almeno per adesso. E non è solo e  tanto la questione militare a preoccupare, quanto quella del debito e della  crescita economica, visto che la parte russa del Paese, la Crimea della
discordia, è il cuore industriale.

Inoltre, gli investitori esteri stanno già oggi abbandonando il Paese perché  spaventati dalle continue tensioni, con i giganti Shell e Chevron che hanno già  cancellato tutti i progetti legati al gas nell’area: di più, a causa del  conflitto, l’Ucraina sta vivendo un paradosso, essendosi trasformata da  fornitore netto di energia per la regione a nazione sempre di più dipendente da  energia importata.

Unite a questo la crisi della moneta nazionale, la hryvnia, crollata di oltre  il 60% sul dollaro da inizio di quest’anno e capirete facilmente come il debito  del Paese, denominato in dollari, stia diventando sempre più insostenibile,  tanto che il Fmi ha già sancito la necessità di una sua ristrutturazione,  nemmeno a dirlo a condizioni molto meno capestro di quelle offerte alla Grecia  (prima, oltretutto, di tagliare la corda dal terzo salvataggio, statuto alla  mano).

E non basta, perché se da un lato Mosca va affrontata militarmente, dall’altro  la Russia è uno dei principali creditori del Paese, il cui stock di debito da  70 miliardi di dollari sta ormai diventando argomento di intenso dibattito  internazionale, ancorché molto sottotraccia e in silenzio. E mentre Grecia e Ue  stanno provando a chiudere un accordo, nelle stesse ore Kiev ha detto  chiaramente di non poter far fronte agli obblighi che i creditori le impongono.  Sarà, ma non ho notato in giro lo sdegno riservato ad Atene, potere forse di  buone amicizie. Il primo ministro ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha chiesto ai  creditori di capire come il suo Paese sia in guerra e abbia già perso un quinto  della sua crescita economica totale, con il Pil sceso del 23% dal 2012 e con il  Fmi che quest’anno attende un’altra, dura contrazione.

E che qui la faccenda sia rischiosa lo ammette proprio il Fmi, il quale nel  suo ultimo outlook sui rischi legati al debito ucraino ha definito gli stessi «eccezionalmente alti», arrivando a raccomandare ai detentori di bond di  incorrere in perdite ora, in modo che la posizione debitoria ucraina non vada  fuori controllo da qui al 2020, come ci mostra il grafico a fondo pagina. E  ancora una volta, i cosiddetti regolatori stanno dimostrandosi niente più che  dilettanti allo sbaraglio, visto che di fronte a una sostenibilità a lungo  termine di questa delicatezza, il Fmi aveva previsto per quest’anno una  contrazione del Pil ucraino del 5,5%, salvo rivederla a fine luglio al -9%!
Mikolay Gueorguiev, capo della missione del Fondo in Ucraina, ha dichiarato a  discolpa delle errate previsioni che «il conflitto nell’area Est del Paese ha  avuto un impatto più duro del previsto sull’economia nel primo trimestre» e ha  messo in guardia dal fatto che, a  fronte di un possibile, ulteriore peggioramento, potrebbe scatenarsi una crisi  umanitaria con decine di migliaia di persone che si trasformeranno in profughi,  scappando da un Paese a pezzi verso una vita migliore. Attenzione, quindi, a un
potenziale fronte di immigrazione anche da Est, visto che i governi dell’area  balcanica non sembrano molto inclini all’accoglienza, come dimostra il muro  ungherese al confine con la Serbia.

Continua a leggere

Kalergi: Il cosmopolita massone alle origini dell’Unione Europea

Condividi su:

di Mario Cecere

E’ apparso a febbraio di quest’anno, e già si prevede l’uscita di una nuova  edizione arricchita, l’interessante saggio sul “Piano Kalergi” di Matteo  Simonetti, insegnante di storia e filosofia e pianista, autore di libri di  argomento politico e filosofico.

Il testo in questione, La verità sul Piano Kalergi, (Edizioni Radio Spada,  Milano) è il primo studio a ricostruire integralmente il percorso intellettuale  e l’azione politica del conte Kalergi – eminenza grigia del lager eurocratico  al cui nome è intitolato perfino un premio recentemente attribuito ad Angela  Merkel – e ad offrire una visione d’insieme dell’ambiente in cui opera e delle  finalità perseguite da un autorevole esponente della sovversione mondialista a  partire da una lettura ragionata del famigerato Praktischer Idealismus, lo  scritto filosofico pressoché introvabile (perché fatto sparire dalla  circolazione) che racchiude il pensiero dell’attivista austro-nipponico,
fondatore di Pan-Europa nonché “profeta” dell’attuale Unione Europea.

Il libro di Simonetti è un’accurata quanto spietata documentazione sulle cause  dell’immigrazione selvaggia che sta letteralmente travolgendo e deturpando, per  inconfessabili ragioni di logge e cosche, l’identità europea ed italiana, sulla  rete di interessi che si dipana tra alta finanza, massoneria, vaticano,  imperialismo anglosassone, materialismo capitalista e bolscevico, interessi  oligarchici e settari. E’ proprio dall’analisi di quest’opera fondamentale,  della quale vengono tradotti e commentati i passaggi chiave, che comincia la  prima parte del libro.

Continua a leggere

La “preghiera” sincretista al “dio unico” di Bergoglio

Condividi su:
 papa-francesco bianco
Segnalazione di Federico PratiEcco il video della “preghiera” recitata da Bergoglio all’incontro ecumenico e  interreligioso nel centro internazionale studentesco francescano

https://player.vimeo.com/video/129977842

Immagine del medaglione consegnato a Bergoglio dal sindaco di Sarajevo Ivo Komsic in ricordo dell’evento.  La “preghiera” recitata da Bergoglio all’incontro ecumenico e interreligioso  nel centro internazionale studentesco francescano:

Dio Onnipotente ed eterno,
Padre buono e misericordioso;
Creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili;
Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe,
Re e Signore del passato, del presente e del futuro;
unico giudice di tutti gli uomini,
che ricompensi con la gloria eterna i tuoi fedeli!
Noi, discendenti di Abramo secondo la fede in Te, unico Dio,
ebrei, cristiani e musulmani,
umilmente siamo davanti a Te
e con fiducia Ti preghiamo
per questo Paese, la Bosnia ed Erzegovina,
affinché possano abitarvi in pace e armonia
uomini e donne credenti di diverse religioni, nazioni e culture.
Ti preghiamo, o Padre, perché ciò avvenga
in tutti i Paesi del mondo!
In ognuno di noi rafforza la fede e la speranza,
il rispetto reciproco e l’amore sincero
per tutti i nostri fratelli e sorelle.
Fa’ che, con coraggio, ci impegniamo
a costruire la giustizia sociale,
ad essere uomini di buona volontà,
pieni di comprensione reciproca e di perdono,
pazienti artigiani di dialogo e di pace.
Tutti i nostri pensieri, le parole e le opere
siano in armonia con la Tua santa volontà.
Tutto sia per Tuo onore e Tua gloria e per la nostra salvezza.
Lode e gloria eterna a Te, nostro Dio!
Amen.

Fonte: Aleteja
Fonte Klix
Fonte Oslobodjenje
Fonte: Vjeraidjela

Hellas club in Parlamento: ovvero come andare in cerca di voti strumentalizzando perfino una squadra di calcio

Condividi su:

Segnalazione di www.veronapulita.it

bragantini550

Hellas Club in parlamento: l’indignazione del popolo gialloblù

Foto: Matteo Bragantini   La notizia data dal Tg Gialloblù e l’indignazione dei tifosi nella lettera di M.C. e nei commenti apparsi su Facebook. «Vogliamo dare voce al nostro glorioso Hellas anche a Roma. Sappiamo bene che le priorità del Paese sono altre, ci mancherebbe, ma sappiamo pure che spesso il nostro Verona – e con lui i suoi tifosi …

Leggi tutto.

Continua a leggere

Costanza e il Concilio imperfetto

Condividi su:

CONCILIO DI COSTANZA

Segnalazione di Viero Di Matteo

 di Fra Leone da Bagnoregio

Si è dibattuto molto sulla questione del cosiddetto “concilio imperfetto”, questa denominazione è stata stabilita dai teologi cattolici[1] per definire un concilio convocato in assenza del romano pontefice in quanto non presente o dubbio, con il solo scopo di eleggere un legittimo papa e per estirpare uno scisma creato nella Chiesa dalla presenza di più papi.

Elemento fondante del “concilio imperfetto” è la rappresentatività generale della Chiesa, il cattolicesimo deve essere rappresentato nelle sue istituzioni. Questo “concilio imperfetto” avrebbe il compito per lo stato di necessità della Chiesa di comporre eventuali scismi ovvero di constatare la vacanza della Sede Apostolica e di provvedere universalmente all’elezione di un nuovo Romano Pontefice in assenza o nel dubbio della legittimità di cardinali o qualora gli stessi non compiano il loro dovere.

Unico esempio di “concilio imperfetto” nella storia della Chiesa risulta essere stato il Concilio di Costanza celebrato tra il 1414 e il 1418 nella citta di Costanza sull’omonimo lago.

Continua a leggere

Sequestro del ristorante ebraico Gam Gam di Venezia per evasione fiscale

Condividi su:

guardia di finanza reparto navale venezia-2

 

Segnalazione di Cristian Rossettini

 

Sequestro del ristorante ebraico Gam Gam di Venezia per evasione fiscale

Niente dichiarazioni dei redditi per anni, ristorante kosher sequestrato

È il “Gam Gam”, nel Ghetto di Venezia: la guardia di finanza avrebbe accertato una maxi evasione fiscale per 1,2 milioni. Anche appartamenti sotto sequestro

Sequestro del ristorante ebraico Gam Gam di Venezia per evasione fiscale

Quasi dieci anni di evasione totale: è questa, in sostanza, la pesante accusa mossa dalla guardia di finanza agli amministratori del ristorante kosher “Gam Gam” di Venezia, situato a Cannaregio all’inizio del Ghetto. Il provvedimento giunge al termine di un’indagine coordinata con il pm Roberto Terzo.

Così martedì le fiamme gialle sono state incaricate di porre sotto sequestro preventivo il locale, ora al centro di un’inchiesta penale con l’ipotesi di reato di evasione fiscale: secondo i finanzieri il ristorante per quasi un decennio non avrebbe presentato dichiarazione dei redditi, totalizzando imposte evase che ammonterebbero a circa 1,2 milioni di euro. Sarebbero stati sequestrati anche degli appartamenti. Il ristorante, per ora, resta regolarmente in funzione

Continua a leggere

Cresce la tensione a Kos, scontri tra migranti e polizia

Condividi su:

Cresce la tensione a Kos, scontri tra migranti e polizia

Il sindaco dell’isola greca lancia un appello per ricevere aiuti: 600-800 nuovi arrivi ogni giorno

Scontri sull’isola di Kos

11/08/2015
enrico caporale

Migliaia di persone ammassate, tantissimi bambini, l’afa di agosto, la rabbia, le cariche dei (pochi) poliziotti chiamati a gestire la situazione: se martedì a Kos non c’è scappato il morto è stato un miracolo. Fuori dallo stadio dell’isola greca, situata nel Mar Egeo orientale, a soli 4 chilometri dalle coste della Turchia, c’erano circa 1500 migranti (soprattutto siriani e afghani) in coda. Aspettavano il loro turno per svolgere le pratiche di registrazione obbligatorie dopo lo sbarco. All’improvviso è scoppiato il caos. Spintoni, lancio di bottiglie, gente che sviene. Gli agenti, sopraffatti dalla massa di disperati, hanno reagito con gas lacrimogeni ed estintori. A quel punto si è scatenato un fuggi-fuggi generale che poteva finire in tragedia.

 Nelle ultime settimane a Kos, fino a oggi conosciuta soprattutto per le spiagge e i pacchetti turistici low cost, sono sbarcati migliaia di migranti. «Dalla Turchia arrivano 600-800 persone al giorno», ha detto in tv il sindaco Yorgos Kyritsis. Che ha lanciato un appello a governo e Unione europea affinché forniscano assistenza immediata prima che «scorra del sangue». Sull’isola, che conta appena 30 mila abitanti, ci sono già 7 mila migranti stipati nelle tendopoli allestite ovunque. Nei giorni scorsi l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha lanciato l’allarme, parlando di una situazione di «caos totale» non solo a Kos, ma anche a Chios e Lesbos, e lunedì la vicepresidente del parlamento tedesco, Claudia Roth, dopo essere atterrata sull’isola ha parlato di «un inferno sulla terra».

Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Guardia Costiera, le persone sbarcate sulle isole greche del Mar Egeo nei primi sette mesi di quest’anno sono state almeno 124 mila, il 750 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2014. Atene ha promesso rinforzi, ma senza un intervento serio dell’Ue la situazione rischia di peggiorare ancora. E non solo nell’Egeo.

Continua a leggere

Quando nasce la teologia della liberazione?

Condividi su:

Consiglio Episcopale Latinoamericano

Segnalazione di Federico Prati

Ufficialmente nasce nel CELAM (Consiglio Episcopale Latinoamericano) di  Medellin nel 1968 in cui i vescovi latinoamericani si riunirono per discutere  le conseguenze per la Chiesa del Concilio Vaticano II…

Dom Helder Câmara (1909-1999), Arcivescovo Emerito di Recife (Brasile), ha  firmato il Patto delle Catacombe ed è stato uno dei maggiori precursori della  eresia della liberazione latinoamericana, e uno degli esponenti che ha  maggiormente integrato “dimensione politica e dimensione spirituale della fede  cristiana”… (In Brasile è consueto dire che Dom Helder ha creduto più in Marx che in  Dio…)

Il “Patto delle catacombe”, per una Chiesa serva e povera

(14-04-09) – Redazione

In ricordo di dom Helder Câmara Il “Patto delle catacombe” per una Chiesa  serva e povera Il 16 novembre del 1965, pochi  giorni prima della chiusura del Vaticano II, una quarantina di padri  conciliari hanno celebrato una Eucaristia nelle  catacombe di Domitilla, a Roma, chiedendo fedeltà allo Spirito di Gesù. Dopo  questa celebrazione, hanno firmato il “Patto  delle Catacombe”. Il documento è una sfida ai “fratelli nell’Episcopato” a  portare avanti una “vita di povertà”, una Chiesa “serva e povera”, come aveva  suggerito il papa Giovanni XXIII. I firmatari – fra di essi, molti brasiliani e  latinoamericani, poiché molti più tardi aderirono al patto – si impegnavano a  vivere in povertà, a rinunciare a tutti i simboli o ai privilegi del potere e a  mettere i poveri al centro del loro ministero pastorale. Il testo ha avuto una  forte influenza sulla Teologia della  Liberazione, che sarebbe sorta negli anni seguenti. Uno dei firmatari e  propositori del Patto fu dom Helder Câmara, il cui  centenario della nascita è stato celebrato il 7 febbraio. Ecco il testo:  Noi, vescovi riuniti nel Concilio Vaticano II, illuminati sulle mancanze della  nostra vita di povertà secondo il Vangelo;  sollecitati vicendevolmente ad una iniziativa nella quale ognuno di noi  vorrebbe evitare la singolarità e la presunzione; in  unione con tutti i nostri Fratelli nell’Episcopato, contando soprattutto sulla
grazia e la forza di Nostro Signore Gesù Cristo,  sulla preghiera dei fedeli e dei sacerdoti della nostre rispettive diocesi;  ponendoci col pensiero e la preghiera davanti alla
Trinità, alla Chiesa di Cristo e davanti ai sacerdoti e ai fedeli della nostre  diocesi; nell’umiltà e nella coscienza della nostra  debolezza, ma anche con tutta la determinazione e tutta la forza di cui Dio  vuole farci grazia, ci impegniamo a quanto  segue:

Continua a leggere

Il regno delle ombre (o tenebre)

Condividi su:

LETTORE

Cosa si è detto al ‘Sinodo ombra’?

di Andrea Gagliarducci

4 novembre 2014
Catholic News Agency

Lo hanno chiamato il “Sinodo ombra,” perché l’obiettivo era quello di una  grande assise sui temi sinodali, magari anche per stimolare un documento  teologico da buttare nella mischia alla vigilia del Sinodo, il prossimo  settembre, durante il viaggio di Papa Francesco negli Stati Uniti. Ma i  partecipanti hanno minimizzato: secondo loro, quello del 25 maggio scorso alla  Gregoriana era solo di uno degli incontri periodici congiunti delle Conferenze  Episcopali di Svizzera, Germania e Francia. Oggi perlomeno si può sapere un po’ del contenuto dell’incontro, perché i testi degli interventi (tranne la  relazione finale del Cardinal Reinhard Marx) sono stati pubblicati in italiano,  francese e tedesco sul sito della Conferenza Episcopale Tedesca lo scorso 17  luglio.

I testi delineano bene il panorama della discussione. Ne viene fuori – per  fare una prima rozza sintesi – un ‘sì’ generale alla contraccezione e agli atti  sessuali omosessuali, e anche ai divorziati risposati, sempre tenendo in  considerazione per ciascuno le circostanze particolari.

Erano in 50, lo scorso 25 maggio all’Università Gregoriana, scelti dalle  conferenze episcopali di Francia, Germania e Svizzera per parlare dei temi del  sinodo in un incontro a porte chiuse. A nessuno era concesso di parlare con i  media, ma alcuni media erano stati invitati a prendere parte all’incontro, ed  eventualmente a riportarne, fatta salva l’intesa di non citare chi aveva detto  cosa, ma solo limitarsi a riassumere i contenuti dell’incontro.

L’incontro – si legge nell’introduzione – è stato diviso in tre parti: una  riflessione sulle parole di Cristo riguardanti il matrimonio e il divorzio; una  sulla sessualità come espressione di amore e di una “teologia dell’amore”; e  sul dono della vita e una teologia narrativa, ovvero una teologia basata sull’esperienza personale, che sembra essere la vera novità del “Sinodo ombra.”

È stato il gesuita Alain Thomasset, professore di Teologia Morale al Centro  Sévres di Parigi, ad introdurre il concetto di teologia narrativa, in un  intervento su “Prendere in considerazione la storia e gli sviluppi biografici  della vita morale e della cura pastorale della famiglia.”

“L’interpretazione della dottrina delle azioni che sono intrinsecamente  malvagie è apparentemente uno dei principali ostacoli alla pastorale delle  famiglie, che determina il rifiuto della contraccezione artificiale, delle  relazioni sessuali dei divorziati e risposati, e delle coppie omosessuali,  anche se queste sono stabili.”

Ma questa dottrina – afferma – “sembra incomprensibile a molte persone e  pastoralmente controproducente,” e dunque si deve mettere in atto un  discernimento su una varietà di situazione, dato che “il riferimento etico  obiettivo è solo uno dei temi (importante, ma non unico) del discernimento  morale, che deve essere operato nella coscienza personale.”

Su queste basi, Thomasset propone una interpretazione degli atti umani “all’interno del contesto della tradizione cattolica,” che ha alcune conseguenze:  che le relazioni sessuali tra persone risposate non siano in nessun modo intese  come una colpa morale, e così “si aprirebbe all’accesso al Sacramento della  Riconciliazione e dell’Eucarestia;” che le relazioni sessuali con l’uso di  contraddizione non abortiva tra coppie sposate “non possa essere considerata  come un peccato oggettivo;” e che alle coppie omosessuali stabili venga  riconosciuta una riduzione del grado di malizia delle loro relazioni sessuali,  e così “la loro responsabilità obiettiva e morale possa essere diminuita o  anche eliminata.”

La prima parte del “Sinodo ombra” ha incluso gli interventi dei teologia Anne-Pellettier e Thomas Soelding, i quali hanno chiesto entrambi uno “sviluppo” della nozione di “matrimonio indissolubile” da parte della Chiesa cattolica.

Anne-Marie Pellettier, teologa francese che è stata anche insignita del Premio  Ratzinger per la Teologia, sottolinea che “la tradizione cattolica sull’indissolubilità del matrimonio è basata sull’interpretazione disciplinare” di  Matteo, 19 (Mose vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli per la durezza del  vostro cuore), ma questo ha “un contenuto kerigmatico,” e cioè il fatto che “il  vincolo coniugale, in termini in cui Gesù lo esprime, è legato alla vocazione  di quanti, con il Battesimo, sono immersi nella morte e resurrezione di  Cristo.” E – spiega la teologa francese – “la Chiesa Cattolica non ha mai  cessato di difendere l’indissolubilità, mentre i costumi hanno ampiamente
smentito il principio accettato dalle società cristiane.” In verità – conclude – “la vita coniugale ha molti più ostacoli di quanti sono ammessi dalla  teologia del matrimonio.”

Da parte sua, Soeding ha detto che, mentre il matrimonio è indissolubile, il  Sinodo della famiglia che si terrà in ottobre dovrebbe sviluppare “ una fedeltà  alla volontà di Gesù, alla dottrina, alla moralità, alla vita del matrimonio.” E ha poi aggiunto che “più il modello cristiano di matrimonio diventa chiaro,  prima sarà possibile trovare modalità per quelle persone che non possono  celebrare tale matrimonio di poter vivere nella Chiesa come una coppia felice.”

Proprio questa teologia del matrimonio deve essere rinnovata, sostiene  Eberhard Schockenhoff. Questi non è un personaggio qualunque. Negli ultimi  anni, la sua influenza sulla Chiesa tedesca è stata enorme. Dietro tutte le  prese di posizioni sociologiche c’è sempre stato lui, che ha di fatto sposato  molti dei temi portati avanti dall’associazione “Noi Siamo Chiesa.”

Continua a leggere

Il matrimonio gay ha il suo patrono: Nerone

Condividi su:

FAMIGLIA NATURALE

Segnalazione di Federico Prati

Considerate questo articolo un dotto mea culpa. A lungo ho sostenuto l’impossibilità di contestare il “matrimonio” omosessuale per il semplice fatto  che mancano argomenti positivi per sostenerlo. Affermare che un omosessuale non  ha diritto a sposare un altro uomo non è diverso dall’affermare che un unicorno  non ha diritto a essere un programmatore informatico. La proposizione è  intrinsecamente assurda e contestarla significa darle credito illimitato. A  riprova di questo fatto, ho sottolineato che mai prima della fine del secolo  XX, almeno entro i confini della civiltà occidentale, si è pensato al  matrimonio tra due persone dello stesso sesso.

Purtroppo, però, sul secondo punto la memoria storica mi ha tradito. Ecco quel  che scrive Svetonio (70-126) nelle Vite dei Cesari, al libro VI, intitolato  Nerone: «Avendo castrato il giovane schiavo Sporo e volendo persino cambiarne  la natura da maschile  a femminile, lo prese in moglie secondo il normale rito  matrimoniale con tanto di dote e di velo nuziale». E, continua lo storico  romano, «questo Sporo, agghindato come un’imperatrice e trasportato in lettiga,  Nerone se lo portò nelle corti di giustizia e nei mercati di Grecia, quindi a  Roma nelle botteghe dei ritrattisti, baciandolo di continuo con passione» (VI  28). Malgrado il tono severo di Svetonio, si era, dopo tutto, in un’epoca  intollerante, retriva, dal suo resoconto risulta chiaro quanto Nerone fosse in  anticipo sui tempi nel riconoscere la “costruzione sociale del gender” e “la
mobilità del desiderio”, dunque nell’agire in base a essi, tanto da divenire un “modello” utile agli odierni guerrieri del gender: «Avendo prostituito il proprio stesso  senso del pudore a tal punto da avere insozzato quasi ogni parte del proprio  corpo, alla fine escogitò una specie di gioco: ricoperto delle pelle di un  animale selvatico, si faceva liberare da una gabbia e assaliva i genitali di  uomini e di donne legati a un palo, e, dopo avere dato sufficiente sfogo alla  propria furia, si abbandonava al suo liberto Doriforo. A questi si concesse  come una sposa, esattamente come lui aveva già preso Sporo, imitando persino i  gridi e i gemiti delle vergini che vengono stuprate» (VI, 29).

Anche un altro storico romano, Tacito (56-120), dice (purtroppo in termini  analogamente obbrobriosi) che Nerone, «il quale non si era negato alcuna forma  di depravazione, si unì in matrimonio a uno di quei degenerati noti come “pitagorei” con solenne rito nuziale» (Annali, XV, 37). Né Svetonio né Tacito  condannano, comunque, tutti gli atti di Nerone e la loro approvazione segna un’altra di quelle caratteristiche del suo regno che ne farà poi il beniamino  degli attivisti dell’uguaglianza di gender. Dopo avere narrato del grande  incendio che distrusse gran parte di Roma nel 64, Tacito precisa che il popolo  aveva cominciato a sospettare Nerone di esserne stato il mandante: «Fu così che  per soffocare queste voci Nerone incolpò e condannò a pene di crudeltà  particolarmente sottile certi uomini disprezzati per i loro comportamenti  oltraggiosi che la plebaglia chiamava cristiani. […] Un gran numero di loro fu  condannato non tanto per  l’accusa di avere appiccato l’incendio quanto per l’accusa di odiare il genere  umano. E ai loro supplizi si aggiungeva lo scherno, dal momento che venivano  ricoperti con pelli di animali selvatici e dilaniati dai cani, oppure appesi a  croci o preparati per il rogo così che, quando la luce del giorno calava, si  dava loro fuoco illuminando la notte» (Annali, XV, 44).

A onore del vero, Tacito ammette che la barbarie di Nerone era tale da  suscitare pietà persino nei “colpevoli” cristiani. Eppure lo zelo di Nerone non  mancherà di suscitare l’attenzione degli attuali custodi della tolleranza e di  quegli attivisti che vogliono esser certi di bandire l’odio dal mondo. Nerone  avrebbe infatti trovato una punizione certamente più adatta dei volgari 135mila  dollari di multa comminati dal ministro del Lavoro dell’Oregon, Brad Avakian,  ad Aaron e a Melissa Klein, titolari di una pasticceria. In confronto alla “sofferenza emotiva e mentale” che i Klein hanno inflitto a Rachel e a Laurel  Bowman-Cryer (i nomi non me li sto inventando) rifiutandosi di preparare una  torta per il loro “matrimonio” lesbico, la distruzione dell’azienda di una  famiglia con cinque bambini e quella misera sanzione pecuniaria sembrano una
semplice “bacchettata sulle mani”. Su come reprimere l’odio e l’intolleranza e  Brad  Avakian – e se per questo pure il giudice della Corte Suprema Anthony Kennedy
– avrebbe certamente qualcosa da imparare dall’imperatore Nerone. Dopo tutto,  cos’è il destino di cinque bambini quando sono in gioco i sentimenti feriti e  la dignità di stili di vita alternativi?

Ovviamente sarebbe più umano, più prudente, seguire il programma moderato di  Plinio il Giovane (61-113), governatore romano della Bitinia e del Ponto mezzo  secolo dopo Nerone, durante il regno di Traiano (53-117). Nel resoconto  concernente i rapporti con i cristiani che inviò all’imperatore (Lettere, X,  96), Plinio dice di avere esposto immagini degli dèi e di avere offerto loro  incenso e vino di modo che coloro che erano accusati di essere cristiani  fossero costretti ad adorare gl’idoli e «in più a parlare male di Cristo» («praeterea male dicerent Christo»). Dato che nessun cristiano avrebbe compiuto  quei gesti, chi lo avesse fatto sarebbe stato scagionato dall’accusa di essere  cristiano. Oggi il mondo secolarizzato ha modi equivalenti per costringere i  cristiani ad adorare gli dèi e l’imperatore: corsi di addestramento alla  diversità, lezioni di gestione della rabbia, campi di rieducazione… e di  pasticceria nuziale. Per ora queste  procedure non sono ancora state messe in atto, come invece lo furono quelle di  Plinio, con la minaccia della pena di morte («supplicium minatus»). Ma chi può  sapere cosa riserva il futuro?

Continua a leggere

Assumption Novena, Blessed Herbs & Flowers

Condividi su:

Segnalazione di don Anthony Cekada


Main Content Inline SmallAugust 14–22, Blessed Herbs and Flowers

Click for info

The “summer Holy Day,” the Assumption, the most ancient and greatest of Our Blessed Lady’s feast days, is fast upon us. As is often the case with Holy Days in our unholy world, it means only “getting in” a Mass around work and family schedules. But there is so much more to it than that.

 

 

Continua a leggere

Ex deputata di centro-destra Fiamma Nirenstein ambasciatore di Israele in Italia

Condividi su:

 

L’annuncio del premier israeliano Netanyahu: «Sono convinto che avrà successo nel rendere più profonde le relazioni tra Israele e l’Italia»

di Redazione Online 

Reportage e impegno per combattere l’antisemitismo

Giornalista e scrittrice, 70 anni il prossimo dicembre, la fiorentina Nirenstein è stata deputata per il Popolo della Libertà nel 2008 e ha ricoperto il ruolo di vicepresidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati nella XVI Legislatura. Da Gerusalemme ha scritto reportage, commenti, storie, interviste, sui conflitti, le guerre, il terrorismo, sulle dinamiche fra le tre religioni monoteiste e sui segnali di pace, di democratizzazione e di conflitto nell’area intera. Ha scritto dieci libri. L’ultimo, «A Gerusalemme», è uscito nel 2012 per Rizzoli. Dal ‘94, dopo aver ricoperto per due anni l’incarico di direttore dell’istituto di cultura italiana a Tel Aviv, ha deciso di trasferirsi a Gerusalemme per testimoniare la lotta del popolo ebraico per vivere in pace nello Stato d’Israele, e da allora vive tra l’Italia e l’Israele. Dal dicembre 2008, Nirenstein è uno dei sei componenti del Direttivo della Coalizione Interparlamentare per Combattere l’Antisemitismo (ICCA) mentre nel 2011 è stata eletta all’unanimità presidente del Consiglio Internazionale dei Parlamentari Ebrei, un organismo che riunisce i parlamentari ebrei da tutto il mondo. Nel giugno 2011 è inserita nella lista, che ogni anno compila il quotidiano Jerusalem Post, dei «50 ebrei più influenti del mondo», quest’anno capeggiata dal fondatore di Facebook Mark Zuckerberg

Continua a leggere

Il sindaco musulmano rifiuta l’accoglienza per i profughi

Condividi su:

Il primo cittadino dell’Argentario Arturo Cerulli non vuole immigrati nel suo Comune. “Se avessi strutture le userei per i miei concittadini”. E attacca la sinistra radical chic

«Musulmano doc, convertito 27 anni fa, ma i migranti a Porto Ercole e Porto Santo Stefano non li voglio».

Arturo Cerulli, primo cittadino di Monte Argentario, strizza l’occhio all’Islam, ma chiude la porta ai profughi.

Lui, ingegnere nucleare cresciuto con l’ambizione di diventare sindaco, ha le idee chiare e sa bene che in un territorio come il suo questa convivenza stona. Nemmeno i progressisti di sinistra che da sempre trascorrono le vacanze qui, gradirebbero la presenza dei migranti. E forse, proprio per questo, buona parte della provincia di Grosseto e la Versilia a oggi si sono salvate.

Nella rossa Toscana sono 146, infatti, i Comuni che hanno detto «no» all’accoglienza. E poco importa se il presidente della Regione Enrico Rossi batte i piedi. «Il governatore dice che è nostro dovere farci carico dei profughi – tuona Cerulli – ma alla domanda “dove li metto, che gli faccio fare” non sa rispondere. Il contributo che ci darebbe lo Stato per l’accoglienza, poi, finirebbe mentre i problemi restano».

Il flusso incessante dal Mediterraneo prevede per la Toscana 5000 nuovi arrivi entro fine agosto. Eppure questo territorio offre già ospitalità a 4mila persone e copre il 5 per cento del totale nazionale. Ma più di 180 sindaci su 278 non sono disposti a fare di più. Cerulli è tra questi. Non lo fa per razzismo, lui che ha sposato una indonesiana e si è convertito due volte alla religione musulmana. Ma per realismo. «Mi hanno eletto sindaco dell’Argentario – spiega – e penso al mio territorio. Siamo tutti buoni a farci carico dei problemi del mondo, ma non deve accadere a discapito degli italiani. L’Argentario già contribuisce con 6 milioni di euro al patto si solidarietà. Qui siamo 13.500 e i problemi non mancano. Non abbiamo strutture libere per ospitare, ma se le avessi penserai ai miei cittadini. Ci sono cento famiglie in lista d’attesa per la casa». Sulla stessa linea la maggior parte degli amministratori toscani a cui il governo ha chiesto un ulteriore sforzo. Ma accanto ai piccoli centri, impossibilitati all’accoglienza, ci sono le intoccabili mete di vip e intellettuali progressisti, che predicano ma lo straniero come vicino non lo vogliono. Il diniego, in molti casi, è legato anche crisi economica. «C’è disoccupazione – sottolinea Cerulli – se questi profughi vengono e lavorano gratis a Porto Ercole e Porto Santo Stefano sottraggono posti di lavoro ai concittadini. I benpensanti di sinistra invece di parlare aprissero le braccia agli extracomunitari così i radical chic li fanno a casa loro. Io non sono contrario all’accoglienza ma se non riesco a gestirla diventa un boomerang e non sono due lire che il governo può dare a garantire quella sicurezza fondamentale per gli abitanti dell’Argentario e per i vacanzieri».

Continua a leggere

1 646 647 648 649 650 651 652 863