Perché c’è fretta di mandare i nostri Tornado contro l’ISIS

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L’Occidente adesso teme che l’invincibile Califfato si sciolga come neve al sole. Almeno è ciò che rivela un titolo del britannico Express: “L’ISIS è così indebolito dagli attacchi aerei russi e dalle diserzioni che può essere distrutto nel giro di ore”.

http://www.express.co.uk/news/world/609680/Islamic-State-ISIS-Russian-bombing-terror-Syria-Caliphate-defeat

Forse esagera, il giornale britannico. Forse non sono ore, ma settimane

Ma questo timore spiega – per esempio – perché il governo italiano si prepara a ordinare ai suoi quattro Tornado, che ha in Irak da anni nel quadro della coalizione americana e Nato, di cominciare a bombardare le posizioni dell’ISIS in Irak. Si ha il vago sospetto che questa fretta sia stata incitata da Washington: la “coalizione” deve partecipare alla distruzione dell’ISIS nell’Irak (sciita, sotto influenza iraniana ) prima che cada per mano russa nella Siria, dove la disfatta probabilmente precipiterebbe lo sgretolamento anche del Califfato iracheno? E’ un’ipotesi.

L’altra ipotesi, non necessariamente opposta alla prima, è che nel progetto di Washington, uno dei motivi per cui ha creato l’ISIS con questi caratteri di ferocia stupida contro i cristiani locali (1) e contro i venerabili monumenti archeologici, era di creare nell’opinione pubblica europea la paura e l’odio che gli israeliani provano verso i musulmani; spingere gli europei ad entrare in quella guerra, coinvolgerli, impantanarceli, fare in modo così che siano sempre più dipendenti dall’ombrello armato della Superpotenza.

Adesso questa parte del programma va’ affrettata…tanto più che negli stessi vertici politici statunitensi di fronte alla figura in Siria, le fratture si acuiscono. McCain con la bava alla bocca, e Brezezinski con razionalità paranoide, urgono Obama a che crei una no-fly zone, dia armi ai jihadisti, contrasti la Russia…cosa che Obama ha risposto che non farà. La divisione è forte anche fra la Cia, che alla formazione ed armamento delle forze jihadiste anti-Assad ha consacrato addirittura il 10 percento del suo bilancio, e il Pentagono che ha fatto il meno possibile. Per non parlare di Donald Trump, il candidato-sorpresa che (certo annusando l”umore dell’opinione pubblica) dice in ogni occasione televisiva: “Lasciate che i russi si prendano cura dell’IS”.

Se invece gli europei si coinvolgono sul terreno, la cosa diventa seria, l’amministrazione americana viene forzata a tener duro.

E’ per questo che i media italiani sono improvvisamente pieni di esperti che proclamano: “E’ ora di passare dalle parole ai fatti! L’ISIS è un pericolo estremo per noi! Alla guerra, alla guerra!”. Nelle radio mainstream, i giornalisti danno loro ragione: è una guerra di civiltà, bisogna farla…

L’ISIS vuole farsi la bomba atomica, ha già “cercato contatti” con trafficanti “russi” di materiali. Non lo sapevate? Lo dice l’ANSA, quindi è vero. E’ urgente che ci buttiamo alla guerra contro l’ISIS, anche noi.

http://www.ansa.it/sito/notizie/flash/2015/10/07/-isis-trafficanti-nucleare-hanno-cercato-contatto-_8ddc6e09-0162-4c1f-bcaa-f34a5b0d5f49.html

Anzi, i nostri governanti (parassiti) stavano forse cominciando di nascosto a bombardare, adesso sono stati scoperti e dicono che prima ascolteranno il Parlamento. Ma “sono i doveri di una coalizione”, come ci ammaestra un tal Franco Venturini sul Corriere: “Noi e gli alleati, un solo nemico”. Anzi, poi, ci conviene, dicono all’unisono giornalisti ed esperti, perché “il salto di qualità” in Irak ci darà “più peso decisionale nella crisi libica”.

Ecco, vedete che, a cercarlo, un motivo per bombardare gli iracheni si trova.

Del resto, perché no? I quattro Tornado non cambieranno le cose. Anzi, la partecipazione dell’Italia alla coalizione dell’Occidente dovrebbe rallegrarci, se abbiamo memoria storica: entriamo come alleati degli uni, possiamo finire come alleati degli altri. Avere l’Italia come alleata non è una cosa che porta bene.

Del resto, il ministro della difesa russo ha invitato ufficiali della Nato a recarsi a Mosca quando vogliono, per partecipare al coordinamento degli attacchi aerei: è la risposta di Putin ai paranoici-propagandistici allarmismi della NATO su presunti “sfioramenti” dei Sukhoi con gli F-22 americani, e dei presunti sconfinamenti russi in Turchia. Non abbiamo insieme un solo avversario, l’ISIS?

http://deutsche-wirtschafts-nachrichten.de/2015/10/06/gemeinsam-gegen-den-is-russland-laedt-nato-offiziere-nach-moskau-ein/

I jihadisti intanto stanno apprendendo la elezione: droni russi hanno mostrato che essi stanno spostando armi, munizioni, rifornimenti e centri di comando all’interno dei centri abitati, e di preferenza vicino alle moschee. Usano la popolazione siriana come scudo umano. Preparatevi alla prossima ondata dei media: “I russi bombardano le moschee! Uccidono civili!”. Gli americani lo fanno da 15 anni, ma niente.

Note

  1. Gli attentati feroci, dementi e strategicamente immotivati al museo del Bardo in Tunisia, contro turisti sulla spiaggia, oltre a rovinare l’economia tunisina avevano anche questo scopo. E si veda per esempio questa notizia: ISLAMICI AMPUTANO DITA A 12ENNE CRISTIANO PERCHÉ SUO PADRE SI CONVERTA: POI LO CROCIFIGGONO – Gli islamici di ISIS hanno amputato le dita di un ragazzo cristiano di fronte a suo padre, prima di crocifiggere entrambi. Il gruppo islamico stava cercando di costringere i cristiani siriani in un villaggio nei pressi di Aleppo a convertirsi all’Islam. Lo riporta Christian Aid Mission. Il bambino, 12 anni, era il figlio di un siriano che aveva ricostruito nove chiese nel paese. “Di fronte ai parenti e in mezzo alla folla, gli islamici hanno tagliate al ragazzino le punta delle dita, poi lo hanno picchiato, dicendo a suo padre che avrebbero fermata la tortura solo se lui, il padre, si fosse convertito all’Islam”.
    “Quando l’uomo ha rifiutato, i militanti ISIS hanno torturato lui e altri due membri della chiesa locale. I tre uomini e il ragazzo poi sono stati uccisi crocifiggendoli “. Altri otto operatori umanitari, tra cui due donne, sono stati poi giustiziati per essersi coraggiosamente opposti alle crocifissioni. Gli otto sono stati portati in una zona separata nel villaggio, e anche a loro è stato chiesto di convertitsi all’islam. Le donne, 29 e 33 anni, sono state stuprate davanti alla folla islamica convocata per guardare. Le donne hanno continuato a pregare durante il loro straziante calvario. Successivamente tutti e otto sono stati decapitati per essersi rifiutati di allontanarsi dalla loro religione. “Gli abitanti dei villaggi hanno detto che alcuni pregavano nel nome di Gesù, mentre altri pregavano il Padre Nostro”. “Una delle donne alzò gli occhi e sembrava essere quasi sorridente, mentre gridava, ‘Gesù!’” Anche i loro corpi sono stati poi appesi alle croci, dopo essere stati uccisi”. La sola cosa dubbia qui è la fonte, un centro americano di propaganda anti-islamica, ripreso da Magdi Allam.

 

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Siria – Renzi minaccia Putin, Putin risponde e lo ridicolizza: “Torni a fare il capo-scout”

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O stoppa i bombardamenti contro l’opposizione o saremo costretti come NATO a prendere seri provvedimenti“. Parole pesanti quelle di Renzi pronunciate ieri a margine del Consiglio dei ministri convocato d’urgenza per parlare della partecipazione italiana ai bombardamenti contro l’ISIS in Iraq.

E dopo neanche 24 ore la risposta di Putin è arrivata: “Per prima cosa, dico a Renzi che la Russia non stà bombardando l’opposizione ma i terroristi. Secondo punto: Renzi torni a fare il capo-scout invece di fare il soldatino della NATO”.

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Massonicamente vostri

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MASSONICAMENTE VOSTRI

Segnalazione Qelsi

by Stefania Elena Carnemolla

Guardatelo, il socialista Riccardo Nencini, senatore e viceministro renziano alle Infrastrutture e Trasporti con in mano un foglio di carta intestata del Grande Oriente d’Italia. Guardatelo, vi sfogherete dopo aver letto questa storia.

Roma, 19 settembre 2015, Villa Il Vascello, sede del Grande Oriente d’Italia. Nel parco allestito a party – con palco, tendone, gazebi, tavoli per il rinfresco – i massoni, stretti l’uno all’altro, fraternamente festeggiano. È l’Equinozio d’Autunno e il 20 settembre i fratelli andranno a deporre corone a Porta Pia – la Breccia, come dimenticarla? –, dove, attraversata la strada, c’è proprio il ministero di Nencini.

Ed eccolo, il 19 settembre, Nencini sul palco. Il viceministro di Renzi? Proprio lui. Toscano, Nencini, come il primo ministro italiano e il Gran Maestro Stefano Bisi, da Siena. Toscano come Denis Verdini, ex Forza Italia e ora grande alleato del Pd. Toscano come il renziano Eugenio Giani, anche lui sul palco con Nencini. “Il giglio magico si espande”, titolava, il 14 aprile scorso, Il Foglio, ricordando lo sbarco di Giani a Roma come candidato al Credito Sportivo, la banca pubblica per la concessione di contributi a tasso agevolato per l’impiantistica sportiva e il sostegno allo sport: “A Roma è in arrivo, in quota giglio magico, il Mastropasqua fiorentino. Si chiama Eugenio Giani, è un renziano, socialista liberale, ed è candidato alla presidenza del Credito Sportivo, banca pubblica, commissariata dal 2011, che ha finanziato il 75 per cento degli impianti italiani”, così Il Foglio.

Dal 25 giugno 2015 l’empolese Giani, classe 1959 – eletto nel 2014, con il Pd, alla Regione – è presidente del Consiglio Regionale della Toscana. Tanti gli incarichi accumulati negli anni: consigliere comunale a Firenze (1990-1999), presidente della Firenze Parcheggi spa (1996-2000), assessore del Comune di Firenze (1999-2009), dal 2008 presidente Ente Casa Buonarroti, presidente del Museo per i Ragazzi di Palazzo Vecchio (2008-2009), presidente del Museo Stibbert (2008-2009), presidente del Consiglio Comunale di Firenze (2009-2014), presidente del Coni provinciale dal 2009 e consigliere del Coni nazionale dal 2013 – incarico che gli frutta 5.252 euro –, quindi, dal 2012, presidente della Società Dantesca Italiana.

Anche Nencini, che oggi è senatore, ha fatto carriera, fra una cosa e l’altra, alla Regione Toscana. Poi, arrivato a Roma, ecco la poltrona a viceministro in un dicastero di peso. Da Porta Pia alla villa sul Gianicolo il passo è stato breve, anche se non era la prima volta che Nencini partecipava a un convivio massonico. Il 10 aprile scorso, durante una tre giorni massonica, Nencini era, infatti, al Palacongressi di Rimini a parlare di Giovanni Becciolini, massone toscano ucciso dai fascisti il 3 ottobre 1925.

Commosso, il viceministro di Renzi, intervenendo alla cerimonia: “Sono riconoscente di essere qui. È la prima volta che parlo allo stesso microfono di un mio vecchio maestro, il professor Santi Fedele. Ringrazio per il privilegio di questo invito. Lo faccio nella persona dell’amico Stefano Bisi. Un ricordo emozionante e non capita spesso di unire la mia attività politica con la passione. Vi ringrazio e saluto molto volentieri il signor Becciolini”, così, Nencini, in una cronaca massonica dell’epoca, cronaca che ricorderà che “ha tenuto a partecipare a questo importante momento di rievocazone storica anche il viceministro delle Infrastrutture, l’on. (sic) Riccardo Nencini, ospite a Rimini della Gran Loggia”.

C’era il viceministro di Renzi, a Rimini, quando i massoni, consegnando al figlio di Becciolini, Bruno, insegne e grembiule, hanno insignito Giovanni Becciolini dell’onorificenza di Gran Maestro Onorario alla Memoria, con Nencini, poco più in là, a difesa della libertà (di massoneria): “È questo il messaggio che viene impartito alle squadre fasciste prima della notte di San Bartolomeo: la Massoneria deve essere distrutta e a questo fine tutti i mezzi sono buoni, dal manganello al revolver, dai vetri infranti al fuoco purificatore. Penso che è importante aver dedicato questa giornata alla libertà”.

Firenze e i massoni, un legame forte, tanto da spingere il Comune a dedicare una via al massone Becciolini. Parola del Gran Maestro Stefano Bisi: “In questi anni il Comune di Firenze non si è dimenticato del sacrificio per la libertà di Giovanni Becciolini e gli ha dedicato una via. Ogni anno il 3 ottobre il Comune porta al cimitero una corona per ricordare questo martire della Libera Muratoria”. Una corona d’alloro per Becciolini, il cui nipote, Jean-Jacques, figlio di Bruno, ha seguito le orme del nonno, diventando anch’egli massone. Una corona per il massone Becciolini, repubblicano, socialista, “amico intimo dei fratelli Rosselli” e “martire della Massoneria”, così, lo ricordano i massoni. Una corona per Becciolini: paga il Comune di Firenze.

E chi c’era, ad esempio, alla commemorazione di Becciolini del 3 ottobre 2011? C’era Eugenio Giani, allora presidente del Consiglio comunale, quando a Firenze regnava a sindaco Matteo Renzi: “Il presidente del Consiglio comunale Eugenio Giani ha reso omaggio stamani al cimitero di Trespiano alle tombe di Gaetano Pilati e Giovanni Becciolini”, così, un comunicato stampa del 3 ottobre 2011 di Palazzo Vecchio. Con tanto di parole di Giani: “Il Comune di Firenze ogni anno dedica a loro il 3 di ottobre una solenne commemorazione perché rappresentano il segno di una vita immolata per la libertà e i diritti di cui tutti noi oggi godiamo”.

Il 19 settembre sul palco con Giani e Nencini, oltre al Gran Maestro, c’erano, invece, il senatore Mario Mauro, ex Forza Italia, ex Scelta Civica, ex ministro alla Difesa del governo Letta e oggi fra le nebulose e Luigi Maria Di Corato, direttore della Fondazione Brescia Musei, studi in Lettere a Siena, post laurea alla Bocconi a al Politecnico di Milano, sfilza di incarichi, fra cui docenze alla Cattolica di Milano, nonché Cavaliere, sotto il regno di Giorgio Napolitano, dell’Ordine al Merito della Repubblica. E c’era, foglia di fico, a parlare di rifugiati, Nico Piro, “giornalista inviato esteri del Tg3”, lo ricorda senza indugio una cronaca massonica. Moderatore dell’incontro, il giornalista Claudio Giomini, “celebre per le sue telecronache del Palio di Siena”.

Tutti insieme appassionatamente, con i massoni contenti di aver catturato altri pesci con cui arricchire il brodetto cucinato dagli chef con il grembiulino. Il grembiulino della massoneria.

Stefania Elena Carnemolla | ottobre 7, 2015 alle 12:21 pm | Etichette: massonerianencini | Categorie: Cultura e InformazioneDall’ItaliaPolitica ed Economia | URL:http://wp.me/p3RTK9-9WG

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5 OTTOBRE 1571 – BATTAGLIA DI LEPANTO

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Segnalazione di Simone Costa

oggi 07 Ottobre 2015 si ricorda la Battaglia di Lepanto e la vittoria riportata contro l’invasore islamico  avvenuta il 07 Ottobre 1571.

La flotta cristiana della Lega Santa sconfigge e scaccia dal mediterraneo le forze navali turche.

Gli avversari

Alì Mehemet Pascià

Alì Mehemet Pascià

L’ammiraglio della flotta turca era un uomo politico più che un vero e proprio militare.
Arrivò alla battaglia di Lepanto a 50 anni, con la fama di invicibilità, derivatagli dal dente destro di Maometto, che portava sempre in battaglia, rinchiuso in una capsula di cristallo. Sotto il profilo strategico, non gli si possono attribuire grandi errori: la sua sconfitta era già destinata a consumarsi prima dello scontro, visto il divario tecnologico tra le due forze in campo.
I suoi meriti maggiori sono da trovare prima dello scontro nelle acque greche. L’intelligenza che lo distingueva, lo portò a scegliere, per la sua spedizione, i “capitani” più validi, dell’intera marina ottomana: Uluch Alì, Mehemet Shoraq e Khara Kodja.
Uluch Alì, forse un ex campagnolo calabrese convertito all’Islam, era tra i più audaci e spietati (soprattutto nei confronti dei cristiani) comandanti turchi. Fu nominato addirittura Bey (sorta di governatore indipendente) di Algeri.
Shoraq, detto “Scirocco” dai cristiani, era tra i più esperti comandanti di marina di tutto il Mediterraneo, cosa che gli fruttò la signoria di Alessandria.
Infine, Khara Kodja, rappresentava la stirpe di pirati mediterranei avventati e senza paura, che erano adattissimi per le azioni più rischiose e improbabili.
La scelta degli ufficiali da parte di Alì, risulta praticamente perfetta, così come fu immenso il valore ed il coraggio islamico profuso a Lepanto. Ma la straripante superiorità cristiana lasciò ben poca gloria all’ammiraglio turco morto durante le fasi cruciali della battaglia.


Don Giovanni D’Austria

Don Giovanni D'Austria

Il comandante della flotta cristiana arrivò a 26 anni alla battaglia di Lepanto.
Figlio di Carlo V e di Barbara di Baviera, Giovanni mostrò subito come il suo indirizzo fosse verso la carriera militare, non verso quella ecclesiastica verso la quale era stato indirizzato. Prima dei 25 anni aveva già raggiunto i gradi più alti della gerarchia militare imperiale, ed era considerato uno dei più grandi ammiragli dell’intera cristianità.
Ma nonostante la grande preparazione, ed il grande valore dimostrato al fratellastro di Filippo II, gran parte del merito della sua vittoria nelle acque di Lepanto va ascritto a Sebastiano Venier, 75enne Duca di Candia, e “general de mar” della repubblica di Venezia, oltre che allo sforzo Politico di Marcantonio Colonna, comandante pontificio, unica persona in grado di smussare i contrasti tra Spagna e Venezia, e mantenere l’unità d’intenti della flotta.
I rapporti tra il Venier e Don Giovanni furono assai duri. Il ruvido carattere del Venier, mal si conciliava con l’atteggiamento “guascone” dello spagnolo, imberbe ed esibizionista secondo il comandante veneziano.
Sta di fatto che dopo la vittoria di Lepanto, Don Giovanni D’Austria divenne governatore delle Fiandre spagnole, dove morirà pochi anni dopo la vittoria contro il turco, ancora giovanissimo.

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L’Anticristo siederà presto nel Tempio di Gerusalemme?

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GERUSALEMME

di Federico Prati

Da qualche tempo presso il Monte del Tempio, noto anche come “Spianata delle Moschee”, a Gerusalemme, sono ripresi e proseguono scontri ed incidenti fra palestinesi e polizia israeliana.

Provocazioni ed irruzioni da parte di coloni e ben precisi nuclei di attivisti ebrei, coperti dalla polizia locale (che come di consueto non si risparmia, usando granate, proiettili di gomma, gas lacrimogeni e quant’altro), hanno generato la reazione di diversi gruppi palestinesi che stanno cercando, “armati” soprattutto dei consueti mezzi di fortuna (pietre, bastoni, o solo le nude mani) e di tanta fede e volontà, di difendere la celebre moschea di al- Aqsa, anche asserragliandosi all’interno di essa.

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Novità: CATECHISMO CATTOLICO SULLE RIVOLUZIONI

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catechismosullerivoluzioni

Segnalazione Edizioni Amicizia Cristiana

Serafino Sordi

CATECHISMO CATTOLICO SULLE RIVOLUZIONI

Edizioni Amicizia Cristiana

«I tempi difficili, in cui viviamo, le calunnie, con cui i nemici della luce si adoperano per coprir la verità, persuadono la necessità di un catechismo, in cui si esponga la dottrina cattolica sulle rivoluzioni. La qual cosa certamente servirà di norma al cattolico, se mai tali tristi casi avvenissero, e servirà pure a far comprender a tutti gli uomini di senno, che il cattolicismo non deve, e non ha mai promosse, né promuoverà giammai le rivoluzioni.

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Omofobia? No, Omo-Follia!

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OMS

Segnalazione di Federico Prati

Fino al 1992 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Onu) aveva definito l’omosessualità come uno “disturbo psichiatrico”. Della stessa tesi i principali psichiatri e comportamentisti di tutto il mondo. In sostanza, dunque, l’omosessualità era intesa come una malattia. Oggi, invece, la scienza afferma non solo il contrario (l’omosessualità è un “orientamento sessuale” legittimo e sano) ma che la cosiddetta “omofobia” (una delle parole della neo-lingua orwelliana dei nostri tempi) è essa stessa una malattia. Ora, appare davvero poco chiaro come una “malattia” possa essere tale nel 1992 e smettere di esserlo l’anno dopo e come, una sana resistenza anti-omosessualista (la cosiddetta “omofobia”) possa diventare una malattia dopo che non è mai stata considerata tale. Questa pseudo-scienza al servizio del pensiero dominante, relativista e ateo, totalitario e pervasivo, è l’unica vera follia!

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Nato alla Russia: stop ai raid su opposizione e civili in Siria

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NATO-vs-Russia

Segnalazione di Federico Prati

(ANSA) – BRUXELLES, 5 OTT – La Nato chiede alla Russia “l’immediata cessazione degli attacchi contro l’opposizione siriana e i civili” ed esprime “forte protesta” per la violazione dello spazio aereo turco e dell’Alleanza.

E’ la dichiarazione del Consiglio Atlantico straordinario che parla di “estrema pericolosità di un tale comportamento” e di “preoccupazione per il rafforzamento militare russo in Siria” e “per gli attacchi su Hama, Homs e Idlib” che hanno fatto vittime civili e “non hanno preso di mira l’Isis”.

La NATO bombarda gli ospedali ed uccide i civili con i droni USA ma chiede, in modo inflessibile, che la Russia sospenda i raid sui gruppi terroristi in Siria e si preoccupa per le eventuali vittime civili.

Da notare che la NATO è quella organizzazione militare che ha contribuito ad armare ed addestrare i terroristi takfiri che hanno seminato morte e distruzione nel paese arabo per quasi cinque anni, senza minimamente preoccuparsi delle conseguenze sulla popolazione civile che è rimasta, in alcune zone del paese, sottoposta alla violenza dei tagliagole jihadisti ed adesso questa stessa organizzazione si preoccupa per la loro incolumità.

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Sposine felici ….

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SPOSINE

Segnalazione di Federico Prati

di Maurizio Blondet

La felicità sessuale non esiste. Lasciate le illusioni.

“Oggi una mia alunna di Terza ha pianto e vomitato tutto il giorno: la madre, dopo essere stata cacciata di casa dal marito che ha scoperto che la tradiva, se n’è andata con l’amante. Ieri la figlia chiama la mamma (che non si faceva sentire da settimane!) e lei dice alla figlia: per me potete crepare tutti, tu, tuo padre, tua sorella! Questo mondo ha bisogno di una sola medicina: zolfo e fuoco”. Mi scrive una mail l’amico Marletta, che è insegnante.

Sui giornali, ecco le foto di “Monsignor” Charamsa mentre appoggia la testolina vezzosa sulla spalla del suo “fidanzato Eduard”, si dichiara una sposina “felice” e annuncia il suo programma militante: “Una coppia di lesbiche o di omosessuali deve poter dire alla propria Chiesa: noi ci amiamo secondo la nostra natura e questo bene del nostro amore lo offriamo agli altri, perché è un fatto pubblico, non privato…Sì, vorrei dire al Sinodo che l’amore omosessuale è un amore familiare, che ha bisogno della famiglia. Ogni persona, anche i gay, le lesbiche o i transessuali, porta nel cuore un desiderio di amore e familiarità. Ogni persona ha diritto all’amore e quell’amore deve esser protetto dalla società, dalle leggi”.

La mammina e il culatoncino clericale hanno conquistato la loro libertà sessuale, il diritto di “vivere la propria vita”. La conquista comporta spezzare cuori di bambine e dignità di fedeli, rifiuto di ogni responsabilità prima che di ogni decenza. Ma che importa, è la ricerca della felicità. E non sono soli. Anzi, la ricerca della felicità sessuale è uno degli standard di massa. Il viagra ha dato ai vecchietti una nuova stagione di godimenti con thailandesi e cubane, le impiegate milanesi e tedesche vanno a cercarsi i negretti ai Tropici, i matrimoni (ormai rarissimi) si rompono in tre anni per inseguire un nuovo amore. E poi un altro, e un altro. Omo, magari. O trans.

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Bollati Boringhieri Editore – Scheda Libro Stai zitta e va’ in cucina

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Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

 

Sembra un libro imperdibile sulle femmine in politica, utile per misurare lo sfascio e la decadenza odierna in nome del politicamente corretto e di un egualitarismo che non ha oggettiva sostanza.

il contenuto

A casa sono le regine indiscusse, fuori le suddite sottomesse. Viste dalla politica, le donne italiane devono essere così. «La moglie fa la moglie e basta», deve essere «remissiva», ha molti doveri, pochi diritti e «specifiche attitudini». Se la donna è emancipata diventa subito di «facili costumi», se è bella «è per questo che fa carriera», se è brillante non può che essere «abilmente manovrata».

Stai zitta e va’ in cucina è la storia degli insulti, delle discriminazioni e dei pregiudizi politici nei confronti delle donne. Ed è una storia a cui prendono parte quasi tutti: i padri costituenti e Beppe Grillo, il Pci e Silvio Berlusconi, la Dc e i partiti laici, i piccoli movimenti e le grandi coalizioni. Da questo punto di vista, la politica italiana si mostra singolarmente unanime.

Nell’Italia repubblicana la crociata sessista arruola tutti: premier, segretari di partito, ministri, capi di Stato, giù giù fino all’ultimo portaborse sconosciuto. Dopo il suffragio universale, «concesso» nel ’45, il maschilismo italico si fa sentire già con la stesura della Costituzione, per proseguire fino ai giorni nostri, tra appelli, citazioni sofisticate e insulti da bettola.

Dalla battaglia sul divorzio alle norme contro la violenza sessuale, dall’accesso alla magistratura al dibattito sulle quote rosa, questo libro è un succinto racconto storico – incredibilmente attuale –, per capire come si è diffusa e perpetrata la misoginia politica in uno dei Paesi più maschilisti d’Europa.

l’autore

Filippo Maria Battaglia (Palermo, 1984), giornalista di «Sky TG24», vive a Milano. Ha scritto tra l’altro per le pagine culturali di «Panorama», «Il Foglio», «Il Giornale», e del dorso siciliano di «Repubblica». Con Bollati Boringhieri ha pubblicato Lei non sa chi ero io! La nascita della Casta in Italia (2014). È inoltre autore di: A sua insaputa. Autobiografia non autorizzata della Seconda Repubblica (con A. Giuffrè, 2013) e I sommersi e i dannati. La scrittura dispersa e dimenticata nel ’900 italiano (2013). Ha curato diverse antologie giornalistiche, tra cui Scusi, lei si sente italiano? (con P. Di Paolo 2010) e Professione reporter. Il giornalismo d’inchiesta nell’Italia del dopoguerra (con B. Benvenuto, 2008).

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Francis Watch 18: Divorce! Gays! Glasses!

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FRANCIS

 

 

Segnalazione di don Anthony Cekada

 

 

Divorce! Gays! Glasses!

Francis Watch 18

Bp. Donald Sanborn and Fr. Anthony Cekada

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On this month’s Francis Watch, Bishop Donald Sanborn and Father Anthony Cekada cover the following topics:

  • Newsweek’s asking, “Is the Pope Catholic?”
  • Francis’ red shoe red herring
  • The cabal behind Francis’ “election”
  • The moto proprios smoothing the way for “Catholic divorce”
  • The conservative pushback
  • Rumors of schism
  • Francis’ American visit.
  • Praising single mothers
  • Making sure everyone sees you buy glasses
  • And more!

As always we try desperately to keep up with the always prolific Francis, who sets fires everywhere he goes.

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Bergoglio, agente attivo del mondialismo

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BERGOGLIO LE MONDIALIST

Editoriale di Jérôme Bourbon, RIVAROL 3204 di giovedì 1 ottobre 2015.

Se certi ingenui avessero ancora qualche dubbio sulla personalità e i veri obiettivi del successore di Josef Ratzinger, la «visita trionfale» (Le Parisien dixit) di Jorge Mario Bergoglio negli Stati Uniti dovrebbe finire con l’illuminarli. Obama e tutto quanto l’America conta di sinistri, di immigrazionisti, hanno calorosamente gioito per i discorsi pronunciati da Francesco. Bisogna dire che l’uomo in bianco è stato forte, riprendendo punto per punto tutte le parole d’ordine delle organizzazioni mondialiste. Nel suo lungo discorso a New York davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, così come nel suo intervento al Congresso di Washington, entrambi salutati con frenetici applausi in piedi (cosa ben lontana dagli insegnamenti di Cristo, secondo i quali i suoi veri discepoli, quelli che lo avrebbero servito in giustizia e verità, sarebbero stati odiati e perseguitati dal mondo), Bergoglio, riprendendo tutti i luoghi comuni massonici e mondialisti, ha chiamato “gli Stati del mondo intero a costruire un ordine economico mondiale”, ha espresso la sua viva inquietudine per il cambiamento climatico e l’inquinamento (bisognerà aggiungere un undicesimo comandamento: “Non inquinare la terra e lottare contro il riscaldamento climatico”, per rientrare nei canoni del capo della chiesa conciliare?). Francesco ha chiesto che alla prossima conferenza di Parigi sul clima si raggiungano “accordi fondamentali”, insistendo molto sulle priorità per la salvaguardia della “casa comune”, che egli aveva già elencate nella sua “enciclica” Laudato si’. Francesco, quarto occupante il seggio di Pietro che si reca all’ONU, dopo Paolo VI, Giovanni Paolo II (due volte) e Benedetto XVI, ritiene che “esiste un vero diritto all’ambiente” (sic!) che dev’essere meglio riconosciuto: “la crisi ecologica può mettere in pericolo l’esistenza stessa dell’umanità”. “In tutte le religioni, l’ambiente è un diritto fondamentale”, ha dichiarato con vigore in questo emiciclo massonico. Nel suo discorso al Congresso, egli si è augurato che gli Stati Uniti ritornino allo spirito dei loro Padri fondatori, il che è particolarmente scioccante quando si pensi che costoro erano tutti dei massoni protestanti, profondamente anticattolici, ed anche questo la dice ulteriormente lunga sul pensiero, la personalità e le convinzioni dell’uomo in bianco. Il quale si è anche esplicitamente pronunciato contro la pena di morte, per gli assassini, ovviamente, non per le vittime. Come scrive Christian Daisug, il corrispondente permanente dagli Stati Uniti de Le Journal du matin [Le réchauffement climatique inquiète les Nations-Unies]: «Bergoglio ha puntato un dito accusatore verso l’industriale bianco americano. Eccesso di capitalismo: non ha fatto parola del denaro vagante, né della corruzione di Wall Street. Armi da fuoco: ha denunciato quelle che uccidono, senza menzionare quelle che salvano. Pena di morte: la compassione è stata tutta per i mostri, considerati tutti recuperabili.» Francesco ha tenuto anche a sostare in raccoglimento davanti ad una delle vasche del memorial dell’11 Settembre, prima di partecipare ad una riunione ecumenica all’interno del museo sotterraneo, dove si trovavano le torri del World Trade Center. Qui, nel corso di una cerimonia che riuniva rappresentanti delle confessioni: ebraica, musulmana, sikh, ortodossa, indù, ha supplicato per il rispetto delle differenze… «La nostra presenza qui sia un segno potente delle nostre volontà di condividere e riaffermare il desiderio di essere forze di riconciliazione». Ma è sulla questione dell’immigrazione che Bergoglio si è mostrato più insistente: «Quale figlio di una famiglia di emigranti, sono lieto di essere ospite in questa Nazione, che in gran parte fu edificata da famiglie simili», ha detto Francesco al suo arrivo alla Casa Bianca, nel corso della cerimonia protocollare.  Per tutto il suo soggiorno negli Usa, nei suoi discorsi all’ONU, al Congresso, ai vescovi americani, nelle omelie, il successore di Benedetto XVI ha insistito con forza sulla necessità dell’accoglienza obbligatoria, senza riserve e senza condizioni, delle ondate di clandestini, cosa che secondo lui è la sola opzione possibile. Ora, qui non si tratta del fatto che i paesi bianchi e occidentali dovrebbero accogliere caritativamente una manciata di stranieri, ma di aprire le braccia a milioni di invasori e di soppiantatori. Si tratta di rovesciare in maniera definitiva – si pensa – la sostanza etnica e confessionale di interi paesi. Di conseguenza, farsi promotori di questa invasione, come Bergoglio fa in Italia (invasa ogni giorno di più), negli Stati Uniti e dovunque si venga a trovare, è cosa inaccettabile e prova che egli è un agente attivo del mundialismo, che lavora mano nella mano con l’ONU per farla finita con la civiltà bianca, europea e cristiana, visto che l’immensa maggioranza degli immigrati che vengono all’assalto dei paesi occidentali sono di religione maomettana. Araldo dell’immigrazione-invasione, Bergoglio partecipa attivamente anche alla distruzione della famiglia. Ci si ricordi della celebre formula “chi sono io per giudicare un gay?”, del suo recente sostegno espresso ad una editrice lesbica che nei suoi libri promuove la teoria del gender, del suo appoggio a dei preti apertamente omosessuali e operanti per i “diritti dei gay”, della sua accoglienza calorosa, il 1 settembre, di Mons. Jacques Gaillot, già vescovo di Evreux, che, uscendo dall’incontro in Vaticano, ha dichiarato che Bergoglio ha approvato, non solo la sua attività in Francia a favore dei “migranti”, ma anche la benedizione religiosa che egli elargisce regolarmente a delle “coppie” omosessuali. Anche l’indissolubilità del matrimonio è messa sotto i piedi e ci si orienta verso un “divorzio cattolico”, come per gli anglicani, gli ortodossi e i protestanti, che possono divorziare e risposarsi più volte, un “divorzio” però che non si fa chiamare col suo nome. Come è d’uso a partire dal Vaticano II, si finge di richiamare i princípi per meglio trasgredirli bellamente: si ricorda l’indissolubilità del matrimonio, in teoria, mentre in pratica la si nega. Con due “Motu proprio”, Mitis Iudex Dominus Iesus («Il Signore Gesù, giudice clemente») eMitis et misericors Iesus («Gesù mite e misericordioso») resi pubblici l’8 settembre, Francesco ha anche voluto rendere più rapido e accessibile il procedimento giudiziario delle cause di nullità del matrimonio. Da oggi, basta una sola sentenza per annullare un matrimonio, contro le due di prima; si stabilisce la gratuità del procedimento, che è semplificato ed accelerato; questo aumenterà in maniera esponenziale le domande di annullamento. Peraltro, a partire dal 4 ottobre e fino al 25, il Sinodo sulla famiglia – la cui prima parte si è svolta l’anno scorso nello stesso periodo ed ha già spianato la strada al riconoscimento delle “coppie” omosessuali e alla possibilità di far accedere ai sacramenti i divorziati risposati – rischia di portare a compimento lo smantellamento della morale familiare e coniugale; così da favorire la confusione, il relativismo morale e dottrinale e infine l’apostasia generale, rendendo le nazioni e i popoli d’Europa ancora più vulnerabili di fronte a tutte le iniziative di dissoluzione interna e di invasione esterna, di fronte a tutti i veleni morali e contro-natura (droga, omosessualità, pornografia, aborto ed eutanasia di massa), di fronte all’ondata dell’immigrazione maomettana conquistatrice e soppiantatrice.

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Immigrazione ed Islam, il punto di vista di un lettore

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ISLAM

Riceviamo e pubblichiamo da un nostro affezionato lettore

 

 

LETTERA APERTA Ai CITTADINI E ai CATTOLICI.

 

Carissimi tutti,

vi comunico il mio parere sul problema della immigrazione + accoglienza ad islamici.

Premesso che l’idea più importante che abbiamo è l’idea di Dio. Perché è l’idea di Dio che seleziona tutti gli altri nostri pensieri in buoni e cattivi, e selezione tutti i nostri comportamenti in buoni e cattivi.

–Noi cristiani abbiamo come modello di pensieri e di azioni: i Dieci Comandamenti e gli insegnamenti dell’Antico Testamento che il Signore Gesù ha confermato, e gli insegnamenti e il comportamento concreto del Signore Gesù stesso.

–Gli islamici hanno come modello di pensiero e vita il Corano, e gli insegnamenti e comportamenti pratici di Maometto.

Ora è oggettivamente vero che:

 

  1. A) Il Corano istiga alla guerra, alla violenza, e a sottomettere i non islamici

Va premesso che tutti i giuristi islamici, interpreti ufficiali del Corano, dividono il mondo in due parti: “dar es salàm” (la casa della pace) cioè i territori dove regna e governa l’islam; e “dar al harb” (la casa della guerra) cioè il mondo verso cui si può temporaneamente commerciare, in attesa di aver la forza necessaria per imporre l’islam con la ‘guerra santa’.

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Ricordiamo i crimini dei “ribelli” made in Usa

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Segnalazione del Centro Studi Federici

“Maalula, terra di martiri: la morte in odium fidei del giovane Sarkis”

Damasco 12/9/2013 (Agenzia Fides) – Per i cristiani siriani Maalula, il villaggio cristiano a Nord di Damasco, attaccato nei giorni scorsi da gruppi armati islamisti, è già “terra di martiri”. Grazie a una testimone oculare, una donna cristiana di nome A. (anonima per motivi di sicurezza), attualmente in ospedale a Damasco, Fides ha ricostruito nel dettaglio la sorte dei tre cristiani uccisi a Maalula. Le loro esequie si sono celebrate il 10 settembre a Damasco, nella cattedrale greco-cattolica, in una celebrazione presieduta dal Patriarca melkita Gregorio III Laham.

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San Francesco d¹Assisi nella penna di Mons. Benigni (II parte)

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Dalla “Storia Sociale della Chiesa”, Vol. V, “La crisi medievale”, Vallardi 1933, pagg. 616-625.

I Francescani, di Mons. Umberto Benigni (seconda parte)

Sulla figura di Francesco e sull’inizio e sviluppo dell’opera sua i giudizi più diversi sono stati svolti, di secolo in secolo, attraverso documenti primitivi, non sempre chiari e non compresi nel loro spirito che ben tardi (come i celebri «Fioretti di San Francesco» tutt’altro che fonte pura da tendenziosità), seguiti da una farraginosa letteratura ove spesso lo scrittore fa opera settaria, nel senso generico della parola, sia il congregazionista che vuol fare di Francesco l’uomo accaparrato dalla sua congregazione di fronte alle consorelle, sia il tristo protestante razionalista Paolo Sabatier che del «Franciscus vir catholicus» volle fare un vago spiritualista, panteista, buddista occidentale. È vero che se allo Stimmatizzato han fatto questo, al suo crocifisso han fato ben peggio; ed anche in questo l’estatico della Verna segue la passione postuma del divino Maestro.

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“I musulmani preghino in chiesa, ma i cristiani tolgano i crocifissi”

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CROCIATI

Fa discutere la proposta della vescova di Stoccolma: sala di preghiera comune per i fedeli di tutte le religioni e niente simboli

Che poi è una vescova, donna e lesbica. Eva Brunne, nominata a capo della diocesi della capitale svedese nel 2009, ha proposto la creazione di una sala di preghiera comune all’interno della chiesa, per accogliere fedeli di tutte le religioni.

Per non turbare la coscienza dei non cristiani, dunque, via le croci e gli altri simboli religiosi. Via libera, invece, all’indicazione della direzione della Mecca, essenziale per la preghiera degli islamici.

L’iniziativa del vescovo, però, non è sembrata molto gradita ai fedeli: su Internet e in particolare sui social network la Brunne è stata duramente attaccata, con tanto di minacce di morte.

Lei però non si fa intimidire e anzi contrattacca: “Nessuna minaccia potrà fermarmi: c’è solo una via ed è la via dell’amore”. Non sono solo i fedeli, però, a guardare con perplessità alla decisione del vescovo.

Patrick Petterson, parrocco a Stoccolma, commenta scettico: “Non ho nessun problema se fedeli di altre religioni vengono a pregare in chiesa. Ma credo che come cristiani dovremmo mantenere i nostri simboli.”

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