Preso il terrorista. A 300 metri da dove abitava

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Chissà perché nell’arresto di Salah Abdeslam qualcosa suona falso. Ricercatissimo, doveva essere in Siria nei ranghi di Daesh, invece era nel quartiere dov’è nato e vissuto, Molenbeek, Bruxelles. Ma non aveva amici nel Califfato? Del resto anche il 14 novembre 2015, dopo che lui e la banda jihadista avevano fatto le stragi del Bataclan e del Caffè Voltaire,  più quella mancata allo Stade De France, se n’era scappato con i complici a Molenbeek, da Parigi; tre ore di auto, la macchina viene fermata dalla polizia a Cambrai, e lasciata ripartire verso il Belgio, perché a quell’ora – dice la versione ufficiale – non erano ancora ricercati. E Salah dà all’agente persino il suo indirizzo di Molenbeek. Decisamente è affezionato al suo quartiere. E perché riparare in Siria, dove non conosci nessuno?

E la notte del 15-16 novembre 2015? La polizia belga localizza Abdeslam in un strada  – di Molenbeek, naturalmente –  e  ormai gli agenti sono pienamente allertati della strage avvenuta a Parigi, pronti dunque a catturarlo….ma no, cosa andate a pensare. A Bruxelles non si possono far irruzioni poliziesche tra le 23 e le 5 del mattino, si disturba il vicinato. Così il mattino dopo, fatta irruzione in vari appartamenti, il tremendo terrorista non si trova più.

Caccia spietata, comunque. Mesi e mesi. Due polizie, la belga e la francese, ventre a terra sulle sue tracce. Inutile, l’assassino ormai è in Siria, a combattere.

120-French

I rapporti fra lo stato francese e i terroristi islamici non sono sempre stati così conflittuali. Anzi.

1 marzo 2012: il governo siriano riferisce di aver catturato una brigata di 120   soldati francesi, colti sul fatto mentre aiutavano i ribelli (ne erano il reparto trasmissione) nella regione di Homs. Di questi francesi, 18 erano ufficiali, secondo Al Arahm, erano 13secondo il Telegraph; certo è che combattevano a fianco dei jihadisti. Sono stati catturati. Parigi smentisce.

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/middleeast/syria/9122749/Thirteen-French-officers-captured-by-Syrian-Army.html

Aprile 2014. L’ambasciatore siriano all’Onu, Bachar Ja’afari, alle Nazioni Unite accusa di uovo la Francia: “militari francesi sono stati uccisi mentre, alla testa di gente «di Al Qaeda», assaltavano il villaggio cristiano di Sadniye. I cadaveri trovati dalle truppe di Assad portavano una bandiera francese tatuata sulla spalla. L’ambasciatore francese Araud, presente, non smentisce.

22 febbraio 2015: altri ufficiali francesi catturati dall’armata di Assad. L’ammiraglio l Édouard Guillaud, capo di stato maggiore, ammette che si tratta di « ex » legionari. Il ministro francese della Difesa, Jean-Yves Le Drian, conferma a Radio France che “ex” militari francesi combattono a fianco dei jihadisti in Siria. Il governo Assad restituisce gli ex alla Francia. Gli ex vengono accolti dai generali con tutti gli onori.

Il ben informato Thierry Meyssan, figlio di un capo dei servizi francesi, spiegherà: «Nel gennaio 2014, Francia e Turchia hanno armato Al Qaeda per attaccare l’Emirato Islamico in Iraq e Levante [il futuro Stato Islamico,Daesh]. Si trattava allora di silurare il piano americano di creazione di un Kurdistan indipendente in Iraq e nel Nord della Siria. Ma a seguito di un accordo con gli USA, nel maggio 2014, la Francia cessava le ostilità contro lo EEIL. Con i bombardamenti della coalizione anti-Daesh, Parigi e Washington hanno cura di respingere gli islamisti sulla linea loro assegnata (Piano Wright) senza infliggere loro perdite sostanziali”.

I francesi aiutavano Al Qaeda contro Daesh, ciò che non piaceva agli americani. Interessante. Poi hanno smesso. Dev’essere per questo che,

nell’ottobre 2014, i media Usa raccontano: un drone americano ha ucciso un ex militare francese che guidava il gruppo “Al Qaeda Khorasan”. Costui si chiamava David Drugeon – non era nemmeno di origine islamica – era esperto di esplosivi e, secondo i media americani, era un agente infiltrato da Parigi fra i jihadisti in Siria. Particolare istruttivo i media Usa dicono che l’assassinato Drugeon “aveva mandato aspiranti jihadisti dall’Europa in Siria”. Magari qualcuno anche da Molenbeek? Sarebbe bello saperlo, ma il povero Drugeon, soldato francese ucciso dal massimo alleato, non può più raccontare.

David Drugeon+
David Drugeon+

24 maggio 2014: ricordate? Bruxelles. Un giovanotto con passo elastico entra in pieno giorno nel Museo Ebraico di Rue Minimes,e freddamente uccide quattro persone. Due delle vittime, i coniugi, Emanuel e Miriam Riva, sulla cinquantina, “lavoravano per il Mossad” (così l’ebraico Tikkun Olam, 26 maggio 2014):   poi l’uccisore ripone il kalashnikov nel borsone che aveva con sè, esce tranquillo e con passo elastico e scompare svoltando per Rue Haute.

Nemouche, con telecamera
Nemouche, con telecamera

Il tutto è durato nemmeno 2 minuti, dalle 15.27.44 alle 15.29.06. Lo sappiamo perché le telecamere di sorveglianza hanno registrato la scena e l’ora fino al decimo di secondo. Si vede anche il sicario mentre imbraccia l’arma; ha un cappellino da golf in testa e qualcosa appuntato sul petto: una telecamere GoPro da pochi soldi – si saprà dopo – come se volesse, o dovesse, documentare l’avvenuta esecuzione ai suoi capi e mandanti.

Poi il personaggio sale su un pulman di linea da Bruxelles fino a Marsiglia, 800 chilometri più a sud, dove “per caso” la polizia francese lo arresta. O meglio: lui si consegna, con tutto il contenuto del borsone: oltre il kalashnikov con calcio pieghevole, un revolver cal-38, maschera antigas, 330 proiettili, ricambi per le armi, e la telecamera GoPro che s’è applicato al petto per riprendere – ossia per comprovare – i propri omicidi. A chi doveva comprovarli? Si saprà che si chiama Mehdi Nemmouche,   francese di origine algerina, radicalizzatosi in carcere. Nel dicembre 2012 si era recato in Siria passando per il Belgio, e lì ha combattuto per Al Nusra (arruolato dal capitano Drugeon?); poi è tornato in Europa ma passando per Singapore e Bangkok; nel marzo 2014 era stato segnalato in Germania.

Un vendetta?
Un vendetta?

Qualcosa nel comportamento (e nell’armamento) di Nemmouche   suggerisce una strana idea: che non sia un terrorista sciolto, ma un soldato da operazioni speciali, che compie l’azione, la documenta, e consegna sé stesso e le armi non in Belgio ma in Francia, dove aveva i suoi comandanti…

7 gennaio 2015: la strage di Charlie Hebdo

mai perdere i documenti...
mai perdere i documenti…

Due uomini con passo elastico, calmi e professionali, sparano all’intera redazione. Sparano da professionisti, brevi raffiche di due-tre colpi. Poi   salgono tranquilli sulla Citroen C3nera su cui erano arrivati; cambieranno l’auto a Rue Pantin rubando il veicolo ad un civile a cui diranno di essere due terroristi della cellula yemenita di Al Qaeda. Purtroppo per loro, sulla Citroen nera  abbandonata uno dei due ha dimenticato la carta d’identità: chi l’avrebbe mai detto? Così viene identificato:Said Kouachi, in fuga col fratello.

I due fratelli Kouachi, una volta che le tv fanno il loro nome, non paiono più i freddi professionisti di prima; scappano qua e là, lasciano scie di tracce, hanno evidentemente paura e non sanno dove andare. Alla fine si asserragliano in una tipografia a Dammartin-en-Goële.

Fatto notevole, è una tv israeliana, la i24 (l’equivalente israeliano di SkyNews 24), ad annunciare per prima le generalità dei due assalitori; fin dalle ore 15, molto prima di tutti gli altri media. Il sito JSS, un web magazine ebraico che dà notizie in francese (JSS sta per il nome del fondatore, Jonathan Simon Sellem) dà addirittura i nomi dei due ricercati franco-algerini, prima che lo facciano i media francesi.  Verranno uccisi dalle teste di cuoio il 9, dopo le cinque della sera. E’ buio. L’ordine dell’attacco l’ha dato Hollande in persona; in contemporanea con l’altro attacco, in piena Parigi, per liberare un piccolo supermercato ebraico, Hypercacher, dove s’è asserragliato un giovane terrorista africano, Ahmedy Coulibaly, che ha ucciso degli ostaggi. Coulibaly viene ucciso sotto gli occhi delle telecamere; i fratelli Kouachi no, tutte le telecamere del mondo sono davanti all’Hypercacher. Ma lo assicurano le autorità. Hanno voluto morire da martiri. Ufficialmente, sono stai seppelliti in località segreta. Non è strano?

Qualcosa di politicamente scorretto frulla per la testa: che l’attentato a Charlie sia stato una vendetta contro l’attentato al museo ebraico di Bruxelles, in una guerra senza quartiere tra servizi segreti “amici”? Che i fratelli Koauchi siano stati incastrati dai veri esecutori della strage di Charlie, che hanno fatto trovare la carta d’identità di uno di loro; e che i loro capi, per salvarli, hanno dovuto “sacrificare” Coulibaly mandandolo ad aggredire il negozio ebraico.

13 novembre 2015: gli attentati al Bataclan, al caffè Voltaire e allo Stadio di Francia. In quest’ultimo,stranamente, ben tre jihadisti si fanno scoppiare (hanno una cintura esplosiva) fuori dallo stadio, prima che il pubblico ne esca. Risultato, ammazzano solo se stessi.   Ma nello stadio c’è Hollande che guarda la partita Germania-Francia; esce scortato a si precipita a firmare il decreto che proclama lo stato d’emergenza (la strage del Bataclan non è ancora avvenuta). Un quarto, Ibrahim Abdeslam , s’è fatto esplodere   da solo, seduto ai tavolini del bar Comptoir Voltaire. Anche lui era di Molenbeek, dove aveva un bar chiuso da pochi giorni prima del 13 novembre per ordine della polizia, per spaccio. Ibrahim era un picolo delinquente, alzava il gomito e si faceva   di canne, caratteri non proprio da jihadista wahabita.

terrorist

Era il fratello di Salah Abdeslam. Anche quest’ultimo doveva farsi esplodere con la cintura? Dicono che ha ammesso tutte le sue colpe, voleva farsi saltare (anche lui) allo stadio ma ha rinunciato (o forse ha preso paura? E s’è tolto la cintura esplosiva prima che un telecomando la facesse esplodere?), , ma cerca di non farsi estradare in Francia. Vedremo. E’il primo jihadista preso vivo in tutta questa orribile storia, speriamo che parli. E non si faccia trovare suicidato.

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Bruxelles: NATO, UE, Terrore, tutti vicini

Frattanto, alcuni giornali belgi ironizzano: Abdeslam   il fuggiasco-record: in tre mesi ha fatto 400 metri. Tale è la distanza da casa sua all’appartamento dove è stato scoperto.  E la polizia l’ha ritrovato a 300 metri da dove aveva perso le sue tracce quattro mesi orsono. Del resto, Bruxelles è piccola:  il quartier generale della NATO,  la sede della Unione Europea, sono a tre chilometri dal Molenbeek. Ci sono tutti i servizi

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Mons. Williamson ordina il secondo vescovo della Fraternità 2.0

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Segnalazione e commento di Pietro Ferrari

Senza “mandato di Roma” e senza “mandato di Econe”. Il lefevrismo oltranzista avanza ancora…  “Nel tentativo di espandere il gruppo di chierici che hanno lasciato la Fraternità San Pio X in questi ultimi anni, perché la Fraternità San Pio X non è stata abbastanza per loro Fraternità, il vescovo Richard Williamson – che si era espulso dalla Fraternità San Pio X nel 2012 – ha consacrato un altro vescovo, P. Tomas de Aquino, OSB. La consacrazione episcopale ha avuto luogo come previsto il 19 marzo 2016, a Nova Friburgo, Brasile, vicino a Rio de Janeiro.  Una volta che si ammette il principio che ci si può dividere da un vero Papa e “resistere” a lui (leggi: ignorare, combattere, criticare, in contraddizione di volontà), non vi è alcun motivo per cui ci dovrebbe essere un solo gruppo di resistenza (come Bp. Società di Fellay di San Pio X) e non altri. Cosa c’è di buono per l’oca è buono per il papero. Il problema qui è semplicemente che non è un bene per l’oca. L’anno scorso, Bp. Williamson aveva anche fatto notizia esprimendo la sua opinione che assistere alla “Nuova Messa” (Novus Ordo Missae) della Chiesa del Vaticano II è ammesso in determinate circostanze.” http://www.novusordowatch.org/wire/williamson-tomas-de-aquino.htm

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La massoneria finanziaria all’attacco di Trump: “È un rischio per l’economia globale”

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Un gruppo di ricerca del settimanale Economist inserisce il miliardario americano nella top-10 dei rischi globali per l’economia mondiale. Dal Regno Unito arriva un nuovo durissimo affondo contro Donald Trump. Secondo una società di ricerca del gruppo Economist la possibilità che il magnate americano diventi presidente degli Stati Uniti è da considerare una minaccia tra le dieci più pericolose al mondo. Nell’ultima edizione del rapporto sulle minacce che pesano sul pianeta, l’Economist intelligence unit (Eui) del settimanale britannico The Economist va giù pesante nei confronti del candidato repubblicano. Addirittura la sua vittoria viene considerata una minaccia pari alla possibilità che il terrorismo jihadista destabilizzi l’economia (in una scala da uno a 25, sono entrambi a quota 12). L’ingresso del tycoon di New York alla Casa Bianca è considerato più rischioso che l’eventuale uscita del Regno Unito dall’Ue (Brexit). In cima alla scala dei rischi, l’Eui vede “l’hard landing”, la brusca discesa dell’economia cinese, seguita dal fatto che l’intervento russo in Ucraina e in Siria si trasformi in una nuova “guerra fredda”. Nell’analisi catastrofista degli studiosi britannici si sottolinea come l’elezione di Trump potrebbe portare gli Stati Uniti ad avviare guerre commerciali, ad una crisi con il Messico(per la nota questione del muro anti immigrati), e addirittura verrebbe vista come una benedizione dai “reclutatori di estremisti in Medio Oriente”, che sarebbero aiutati “dalla sua retorica anti-Islam”. Gli analisti di Eiu ritengono comunque che Trump sarebbe sconfitto in un ipotetico duello con Hillary Clinton. Resisi conto della “sparata”, la società di ricerca ammette che è molto insolito il fatto di aver inserito una singola persona al centro di una lista di rischi globali, come ha spiegato a Politico il manager di Eiu, Robert Powell. “L’innata ostilità nei confronti di Trump da parte dei vertici repubblicani – si legge ancora nel rapporto – combinata con l’inevitabile opposizione democratica ci porterebbero a vedere molte delle sue politiche più estremiste bloccate al Congresso e queste interne tensioni minerebbero la tenuta della politica interna ed estera”. Insomma, Trump finirebbe col distruggere gli Stati Uniti. E, piano piano, il mondo intero

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Italia, sì al “prelievo forzoso”: si potranno colpire conti correnti

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ROMA (WSI) – In queste ore in cui tutti i riflettori sono puntati più che mai sulla Grecia, gli stessi italiani forse non si sono resi conto di quanto stava accadendo a casa loro.

Nella giornata di ieri, l’aula della Camera ha approvato in via definitiva la legge di delegazione europea 2014 che recepisce 58 direttive europee, adegua la normativa nazionale a 6 regolamenti Ue e attua 10 decisioni quadro. I sì sono stati 270, 113 i no, 22 gli astenuti.

 Il punto è di quali direttive europee si sta parlando. In un momento in cui le parole più scritte e ripetute ovunque sono controlli di capitali, pensioni, tasse, corsa agli sportelli, in un momento in cui si teme che la crisi delle banche e degli Stati alla fine sarà esclusivamente sulle spalle dei cittadini, la Camera ha detto sì anche alla direttiva comunitaria che di per sé ha già reso legittima la procedura del “bail in”.

Cosa significa? Si tratta di un piano ben preciso che prevede che, in caso di crisi, siano i creditori e i correntisti a pagare per gli errori commessi dalle banche che, se non corretti, potrebbero tradursi in vere e proprie bombe sistemiche.

La norma stabilisce che, con effetto a partire dal 2016, in caso di crisi di liquidità di banche, i problemi – come dice la parola bail in, in contrapposizione a quella di bailout (aiuti che vengono dall’esterno) – saranno risolti accedendo, in caso di necessità, anche ai depositi superiori ai 100.000 euro.

Qualcuno potrà dire che alla fine saranno colpiti solo i ricchi. Ma la cosa non funziona proprio in questo modo, un po’ perchè in un periodo di forti pressioni del fisco, chi non evade, comunque vede assottigliarsi l’ammontare dei risparmi di una vita, e anche perchè a pagare saranno anche azionisti e obbligazionisti meno assicurati.

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l CATTOLICI UCRAINI: VERO “OSTACOLO” ALLA RESA ECUMENISTA VATICANA

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Cattolici perseguitatiAl riguardo, facciamo presente che l’Ucraina è il Paese dal quale arrivano maggiori visite ad Agerecontra.it, dopo l’Italia. 

L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Un cattolico non può che essere fortemente pessimista sulla devastante politica internazionale, guidata da personaggi lamentabili e anche detestabili in Europa come in America. Eppure, sull’epilogo di questa disgraziata situazione storica non si tormenta, anzi, coltiva speranza e perfino entusiastica passione in vista del promesso trionfo finale del bene attraverso Maria, Madre di Dio e nostra. Per la maggiore gloria di Dio si deve vivere e patire ore buie.

In queste ore disperate, come insegnava Papa Pio IX: Quando sembrerà che la gente non sarà riportata a Dio se non con un atto non riferibile ad alcun agente secondario, allora tutti potranno riconoscere l’intervento soprannaturale esclamando: è stupendo ai nostri occhi! Una meraviglia che riempirà il mondo di stupore. Ma verrà dopo il dominio della rivoluzione, quando la Chiesa soffrirà terribilmente” («I Profeti e del nostro tempo, Rv. G. Culleton).

A questa luce, seguendo gli eventi più significativi per la Fede, si può testimoniare il corso verso l’esito finale. In tal senso riprendo ora in mano alcuni miei scritti più recenti o meno, come « La Russia nella Profezia Politica di Fatima – Il senso cristiano della politica» (pubblicato da FdF nel 2007) e « Padre Ulisse Alessio Floridi S.J. Missionario della liberazione dell’Ucraina cattolica e della conversione russa» (pubblicato nel 1987 da Chiesa Viva, dopo la morte del Padre); materie che tratto in modo ricorrente, anche su agerecontra e promariana.wordpress.com

Ora c’è da scrutare il vero senso del clamoroso incontro ad Avana del patriarca Kirill con Bergoglio, voluto da quest’ultimo. Ci aiuta a capirlo l’articolo di Sandro Magister – uno dei meglio informati vaticanisti del giro – del 16.3.2016, «Le poche grandi cose che Francesco e Kirill non si sono dette all’Avana». Come si poteva immaginare, si trattava di un incontro per alimentare la politica ecumenista bergogliosa, per cui le questione dottrinarie – sempre che il personaggio in questione creda di poter trattarle – sono escluse. Il risultato è stato di aver accentuato differenze, naturalmente celate dal solito make-up mediatico. Continua a leggere

Un testo importante: ‘La guerra occulta’

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LA GUERRA OCCULTA

Segnalazione delle Edizioni di Ar, disponibile presso “TRADITIO” in Via Galvani 31 Verona. Per ordinazioni: info.traditio@gmail.com

LA GUERRA OCCULTA
Malynski E. – de Poncins L.
Edizioni di Ar, Padova 2009

Quest’opera, uscita in Italia per la prima volta nel 1939, ha il merito di ricostruire i retroscena, la logica segreta, il piano sovversivo cui hanno obbedito i principali avvenimenti svoltisi a partire dalla rivoluzione francese fino al trionfo del bolscevismo. Un punto che caratterizza questa Guerra occulta è il tenersi su un piano più alto della semplice polemica contingente, bensì l’adottare come punto di riferimento una Weltanschaung tradizionale. Non si considerano solo gli effetti superficiali dei fenomeni sovversivi, ma quelli per i quali le distruzioni del mondo moderno si rivelano essere semplici episodi di una lotta che si svolge nelle profondità dello spirito, prima ancora che nelle sole forze politiche e sociali. Lo stesso antisemitismo degli autori si fonda su un cattolicesimo di stampo tradizionale e non su semplici egoismi nazionalistici. Si svelano le tattiche usate dal fronte della sovversione, l’unità sotterranea che lega i vari movimenti politico-culturali nel tempo e nello spazio. Che i famigerati “Protocolli dei Savi di Sion” siano veri o meno, questo libro dimostra la veridicità storica della sua impostazione ideologica antitradizionale ed antieuropea. Naturalmente quest’opera va letta rettificandola dalle incrostazioni “cospiratorie” e tenendo presente una visione della civiltà, dallo spirito tradizionale anteriore al cristianesimo, che alla radice è pur sempre estraneo allo spirito arcaico originario dell’Europa.
A cura di Julius Evola, con postfazione di G. Damiano, XX – 264 pagine, 20 €.

PER L’APERTURA DI UN ULTERIORE DIBATTITO SULL’ ELEGGIBILITA’ PAPALE

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SAN PIO X

del prof. Antonio Diano

Ringrazio di cuore l’estensore dell’articolo sulla eleggibilità papale che chiarisce molti problemi, pur lasciandone ancora in ombra (mi si consentirà di rilevarlo) altri. Si tratta a mio avviso di una messa a punto che risulta in grado di aprire ulteriori spunti di dibattito alla ricerca – a noi tutti comune – della Verità e quindi di Cristo, che è Via, Verità e Vita. Quel che di assolutamente prioritario emerge dal testo è un fatto: la Chiesa cattolica NON PUO’ restare deprivata della possibilità di eleggere (e quindi consegnare alla “validazione” divina) un aspirante Papa cattolico e intenzionato a professare e insegnare coram omnibus la vera fede. Né peraltro sembra concepibile che tale continuità sia affidabile all’eresia e alla contro-chiesa: l’hanno mostrato diversi autori e chi scrive si limita qui ad accodarsi ad una tradizione non tesista che mi sembra si stia consolidando (con tutto il rispetto, sia chiaro, per i sostenitori di posizioni diverse, nei limiti dell’ecclesialità non una cum, ben s’intende).. In forzata (forzosa) mancanza del personale ecclesiastico che la tradizione della Chiesa ha designato (dunque NON per diritto divino in questo specifico senso, anche se è di diritto divino il soglio di Pietro, da occupare quindi al più presto da parte di un Papa) a tale opera, allora certamente Ecclesia supplicit, naturalmente nei modi autorizzati da Dio e non sulla scorta di “opiniones” umane infondate o comunque canonicamente traballanti. I cardinali esistono dal XII secolo, e non può quindi essere di diritto divino (anche se il contrario può essere valutato solo in casi di estrema necessità, stante la legislazione, la prassi e la tradizione veneranda della Chiesa) il ricorso al sacro collegio come UNICO modo per eleggere un Papa. Mentre, come abbiamo appena detto e come ben sottolinea l’autore, è invece di diritto divino (e il diritto divino, repetita iuvant, si applica nei modi voluti da Dio e non dall’uomo) il pontificato e l’occupazione materiale del soglio pontificio alle condizioni volute e previste da Dio e quindi dalla Chiesa.  Ciò ci lascia sperare, mi ripeto, che Iddio Onnipotente ci chiarisca la strada, ol forse meglio ci dia gli strumenti anche ‘materiali’ per percorrerla.  Alla luce, perciò, di quanto appena detto sulla scorta dell’articolo che commentiamo, la non residenzialità dei vescovi, pressoché impossibile al presente da agganciare e nondimeno non considerabile come ostacolo totale ad una elezione di un vero Papa (ne abbiamo sunteggiato le motivazioni), cessa di essere stricto sensu un problema. Come già detto altrove, Dio non è schiavo del diritto canonico. Non Gli si chiede l’impossibile (inutile, spero, spiegare qui il senso dell’affermazione), ma si prega affinché una possibilità divinamente determinata pur al di là della strettamente umana comprensibilità possa risolvere un problema che la sola energia umana non appare in grado di concludere.

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Nuovo Sputnik

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Sergej Poletuchij

Segnalazione di Raimondo Gatto

Giovedì il capo dell’addestramento tattico-operativo dell’aeronautica militare russa, Generale maggiore Oleg Makovezkij, ha dichiarato ai giornalisti che l’operazione russa in Siria ha dimostrato che sono capaci di organizzare gruppi di combattimento in qualsiasi punto del pianeta.

“I sei mesi trascorsi in Siria hanno dimostrato in modo lampante che l’aviazione militare russa è in grado di organizzare in tempi brevi gruppi di combattimento in qualsiasi parte del mondo, di colpire in modo affidabile qualsiasi nemico, di condurre operazioni militari durature con la massima intensità, e di ritornare alle basi patrie velocemente, con calma e sicurezza”, ha affermato Makovezkij.

Il Generale ha espresso la sua gratitudine a tutto il personale dell’aeronautica che ha svolto con professionalità i compiti militari in Siria.

Il vice comandante delle truppe del Distretto militare centrale, Generale maggiore Sergej Poletuchij, ha evidenziato che i piloti russi “hanno dato la speranza al popolo siriano nel lavoro di pace, nel ritorno al focolare della patria”.

All’arrivo in Russia i piloti sono state decorati con le medaglie per la partecipazione all’operazione militare in Siria. Ad attendere i piloti c’erano parenti e amici.

Fonte: http://it.sputniknews.com/mondo/20160317/2291911/operazione-siria-russia.html#ixzz43ADFLom1

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L’Agenzia Consulpress parla del nostro convegno di sabato 19/03

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Invito-formazione-cattolica-e-politica

19-3-2013 a Verona: Formazione Cattolica e Politica

di , 2 marzo 2016

“Non vogliamo alcuna etichetta se non quella di Cattolici fedeli alla Tradizione. Non solo Cattolici per poterci differenziare dai conciliari, che sono invitati, comunque a partecipare, così da poter conoscere la Dottrina di sempre e poter confrontare, in buona fede, secondo il principio di non contraddizione, il Magistero Perenne ed infallibile con le sciocchezze che vanno per la maggiore nelle parrocchie” – così si esprime Matteo Castagna, Presidente Nazionale del Circolo “Christus Rex”-

 

Alla Curia e alle sue dirette o indirette emanazioni lanciamo una sfida: venite alla giornata di formazione cattolica e politica, al fine di conoscere la vera Dottrina Cattolica e, a Dio piacendo, convertirvi. “Perché il titolo? Esiste il “Sistema”, ossia il potere con i suo dogmi anti-cristiani, anti-storici, anti-politici, economicisti ed esiste una Insorgenza contro questo “Sistema” con i suoi dogmi Cattolici, con documenti storici differenti, con una politica che vuole ricostruire la Regalità sociale di Nostro Signore Gesù Cristo e che è, per natura anti-liberale, anti-comunista, anti-socialista”. Quindi esistono, da un lato la cosiddetta “Rivoluzione” ossia la sovversione della Tradizione e la “Contro-Rivoluzione” ossia l’affermazione della Tradizione. “Sarà una giornata all’insegna dell’identirarismo e dell’amor di Patria per amor di Dio, del legittimismo storico e di quello attuale, con l’ausilio di diapositive. Verona, città considerata da molti come la capitale della Tradizione”, lo dimostrerà con questa giornata di studi presso “Traditio” in Via Galvani 31, grazie al contributo di relatori prestigiosi e all’organizzazione di tre fra le più attive e rappresentative associazioni Cattoliche fedeli alla Tradizione (“Christus Rex”, “Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi”, “Radio Spada”), che pur mantenendo peculiarità e caratteristiche proprie, hanno saputo collaborare e riunirsi per questa importante giornata di formazione, in nome della Verità e del terzo dovere di stato, spesso dimenticato, che è l’apostolato”. Poniamo tutta la giornata sotto la protezione di San Giuseppe, la cui festa è proprio il 19 Marzo, Patrono della Chiesa universale. “Oltre alla Curia, lanciamo un appello anche alla politica. Chi amministra, dovrebbe farlo per il Bene Comune. Sarebbe opportuno che i politici locali colgano questa occasione di formazione, poiché cercheremo, pur coi nostri limiti, di fornire le basi spirituali per un’azione realmente efficace, che non guarda alla mera gestione del potere o alla spasmodica ricerca della poltrona, quanto al ritorno della politica come servizio della nostra Comunità, delle vere necessità del popolo, della sovranità nazionale e monetaria.

 "I veri amici del popolo non sono novatori, ma tradizionalisti!"

Il Responsabile Nazionale del Circolo Cattolico “Christus Rex”

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Siria: cinque anni di sofferenza e di menzogne

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Assyrian villages in Khabour after ISIS attack

Segnalazione del Centro Studi Federici

“Possiamo chiederVi di non schierarVi dalla parte degli assassini, ma dalla parte delle vittime innocenti?”

Nell’anniversario infausto dei cinque anni della ‘rivoluzione siriana’, segnaliamo una lettera aperta indirizzata al ministro belga degli Affari Esteri. Da riproporre al governo italiano e ai governi di tutti i paesi occidentali.

5 anni di sofferenza e di menzogne

Deir Mar Yakub, Qâra (Siria), 11 marzo 2016

Eccellenza,

sono un belga residente in Siria, mi riferisco a Lei, onorato ministro del nostro amato paese, per fornirVi informazioni sulla mia situazione e inoltre per chiederVi di continuare a collaborare alla nostra protezione e anche alla protezione del popolo siriano.

Nel 2010, io, padre Daniel Maes, sacerdote norbertino dell’abbazia fiamminga Postel-Mol sono venuto in Siria, al servizio della comunità religiosa di Mar Yakub in Qâra, Qalamoun. Ero arrivato con molti pregiudizi e sospetti. Il contatto con la popolazione e il paese, tuttavia, mi ha fatto subire uno shock culturale.

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Stepchild adoption già superata: oggi c’è il figlio in multiproprietà

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alfano-renzi-cirinna-unioni-civili

Segnalazione di Redazione BastaBugie

Nel coparenting non importa se si ha una relazione di coppia, importa solo il desiderio di essere genitori (questo è edonismo allo stato puro… che tratta i bambini come oggetti)

 

di Teresa Moro

Per fare un figlio servono un uomo e una donna. Un semino e un ovulino, scrivono nei moderni libretti per bambini. Ebbene, se si è carenti di uno dei due elementi è possibile diventare co-genitori o, per dirla all’inglese, ricorrere al co-parenting. Di cosa stiamo parlando? Che cosa significa essere co-genitori? […] Il coparenting è un fenomeno nato in Gran Bretagna, che consente a persone slegate da alcun vincolo affettivo di “collaborare” per realizzare il comune desiderio di avere un figlio. OGGI “FINALMENTE” SI PUÒ FARE ANCHE QUI DA NOI Come si può leggere nell’Home page del sito italiano, la co-genitorialità consisterebbe in “Una divisione dei diritti e delle responsabilità dei genitori (omosessuali ed eterosessuali) nei riguardi dei bambini. Un bambino può essere cresciuto dai suoi genitori sia che siano una coppia o meno, single, sposati o divorziati, o dello stesso sesso. Co-Genitori.it collega i genitori o futuri genitori che desiderano crescere un bambino. Si rivolgono agli omosessuali (genitori dello stesso sesso) ma anche a tutti coloro che non vogliono (o non vogliono più) vivere in coppia o per altre ragioni”. Insomma: non importa se si ha una relazione di coppia, importa solamente il desiderio di essere genitori. Edonismo allo stato puro. Ovviamente con buona pace dei bambini che ne nasceranno che, al di là dell’essere frutto di desiderio, non vengono minimamente presi in considerazione quali persone portatrici di diritti, tra i quali quello di vivere e crescere con mamma e papà (e, quindi, con la certezza circa la propria identità). Verranno palleggiati con turni più o meno predefiniti tra le due case dove vivono i due genitori biologici. Molto molto raramente, infatti, nel contratto di “multiproprietà” è previsto di vivere tutti insieme sotto lo stesso tetto. SE I DUE BIOLOGICI DOVESSERO LATITARE, SUBENTRANO GLI ALTRI Sarà interessante capire, alla luce delle sorti della stepchild adoption, in base al ddl Cirinnà o alla sentenza della Corte Costituzionale che dovrebbe uscire sulla materia proprio il prossimo 24 febbraio, se sarà poi possibile che il bambino sia adottato dai rispettivi compagni dei genitori biologici e se per legge potrà, quindi, essere considerato figlio di quattro o più genitori. In fondo, qualcuno dalla mente eccelsa, potrebbe dire che così il bambino sarà più garantito: se i due biologici dovessero latitare, subentrano gli altri, no? Ad oggi il sito italiano di co-parenting registra i profili di 2670 persone, delle quali 1646 uomini e 1024 donne. Nel dicembre del 2013 i potenziali co-genitori erano 1675. Un numero a prima vista non esorbitante, ma che rappresenta solamente la punta dell’iceberg di un fenomeno che, all’estero, assume proporzioni assai più rilevanti: gli iscritti al sito inglese sono infatti oltre 100.000. Questo fenomeno va ben oltre l’utero in affitto e la vendita di sperma (sul sito si legge di diversi uomini disposti a dare gratis i propri gameti – non sempre con l’intento esplicito di mantenere una relazione col bambino. E sappiamo che c’è gente che si vanta di avere cetinaia di figli). FIGLI COME OGGETTI E’ davvero preoccupante leggere come i piccoli condivisi dai co-genitori siano spensieratamente trattati alla stregua di cose (o di case, ma qui si tratta di un bambino. Non di una villetta per le vacanze in multiproprietà). Insomma, non molto tempo fa si volevano cancellare le parole “mamma” e “papà”, sostituendole con “Genitore 1” e “Genitore 2”. Adesso anche questo passaggio sempre essere superato. Sarebbe il caso che i fautori del progresso coniassero i termini “Nessuno 1”, “Nessuno 2”, “Nessuno 3″… Del resto “Un po’ per uno non fa male a nessuno” (farà male al bambino, ma quello pare non essere importante). Tuttavia, rifacendoci all’omerica memoria, molto probabilmente questo accattivante appellativo si ritorcerà poi contro i ‘ciclopi’ dei nostri giorni, che si credono giganti inattaccabili, ma che hanno la vista obnubilata.

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Un vento identitario soffia sull’Europa

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Segnalazione Corrispondenza Romana

di Lupo Glori

La Germania vira a destra e boccia la politica di immigrazione di Angela Merkel che nell’ultimo anno ha visto arrivare nel paese tedesco oltre un milione di rifugiati. Domenica 13 marzo il partito di Frauke Petry, Alternative für Deutschland(Alternativa per la Germania), fortemente anti immigrazione e anti euro, ha infatti ottenuto percentuali inedite e impressionanti nell’importante voto per le amministrative regionali in tre Lander, Sassonia-AnhaltBaden-Württemberg eRenania-Palatinato, scombussolando pesantemente la scena politica tedesca.

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Valdegamberi: “Tosi candidato sindaco di Roma? A questo punto gli propongo di candidarsi a Presidente degli Stati Uniti D’America”

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simie

In relazione alla notizia apparsa sui quotidiani di oggi in merito alla possibile candidatura di Flavio Tosi a sindaco di Roma mi viene spontaneo dire: perché limitarsi a questo?

Proporrei di agganciarsi al volo alle primarie come prossimo candidato alla Presidenza degli Stati Uniti d’America! Un sindaco che in pochi anni si candida: come europarlamentare, presidente di regione, ed ora sindaco di Roma e nel frattempo costituisce un partito viaggiando in lungo e in largo per l’Italia con convegni e congressi: quando mai avrà tempo di pensare ai problemi della propria città? I risultati, infatti, si vedono: tramvia che non parte, traforo al palo, fondazione Arena sull’orlo del fallimento, quadrante Europa

Fare il sindaco è un servizio alla città, o rappresenta solo l’occasione per fare carriera personale, dimenticandosi dei problemi endemici della città di Verona, da tempo insoluti? Lascio ai cittadini la risposta.a in vendita,…

Stefano Valdegamberi
Zaia Presidente

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Verona, trasferita a passar carte poliziotta che indagò su vice di Tosi. Pm in rivolta

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Da responsabile della polizia giudiziaria, Margherita Taufer ha curato le principali inchieste sulla corruzione, come quella che ha portato alla condanna di Vito Giacino (Fi). Dopo vari procedimenti disciplinari, smontati dal Tar, il Questore l’ha spedita alla Polaria. La denuncia: “Campagna contro di me”. I magistrati contro il procuratore Schinaia: “Senza di lei monche le investigazioni su pubblica amministrazione”

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