Mosca mette sigilli all’ufficio di Amnesty International in Russia

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Segnalazione di Andrea Giovanazzi

Niente luce e serrature cambiate. L’accusa: “Stretta sulle libertà fondamentali”

di Lucio Di Marzo

Serrature cambiate, elettricità staccata e i sigilli sulla porta principale.

Queste sono le condizioni in cui i dipendenti di Amnesty International in Russia hanno trovato questa mattina il loro ufficio a Mosca, senza che fosse loro dato nessun avvertimento.

“Speriamo ci sia una semplice spiegazione amministrativa”, ha scritto in una nota il gruppo che si occupa di diritti umani, commentando quanto accaduto, ma già in passato Amnestyera stata accusata dalle autorità in Russia.

Da vent’anni, ha raccontato alla rete indipendente Dozhd un dipendente, Alexander Artemyev, Amnesty affitta i locali dove si trova il suo ufficio dal comune di Mosca. Sui sigilli un numero di telefono da contattare, che non darebbe però cenni di vita.

L’organizzazione sostiene che non esistono motivi per cui all’ufficio siano stati messi i sigilli, neppure un banale problema di soldi. “Siamo certi al 100% di avere adempiuto a tutti i nostri obblighi come inquilini”, ha detto Artemyev.

Se il Cremlino dichiara di non sapere nulla di quanto accaduto, tuttavia il direttore dell’ufficio moscovita di Amnesty commenta: “È un altro segno di come le autorità russe stiano rapidamente dando una stretta alle libertà fondamentali e al lavoro dei gruppi della società civile nel Paese”.

Leggi restrittive costringono oggi i gruppi che ricevono fondi dall’estero o si occupano di politica a registrarsi come “agenti stranieri” e a più riprese è stato denunciato come questo gli impedisca di lavorare come dovrebbero.

Secondo Human Rights Watch i criteri stabiliti dalla legge sono tanto vaghi che in sostanza finiscono per includere “ogni aspetto del lavoro sui diritti umani”. Nell’elenco degli “agenti stranieri” sono inclusi al momento oltre cento gruppi.

Fonte: http://m.ilgiornale.it/news/2016/11/02/mosca-mette-sigilli-allufficio-di-amnesty-international-in-russia/1326172/ Continua a leggere

PadovaExpoLibri dall’ 11 al 14 novembre a Padova

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Segnalazione Edizioni di Ar

Dall’11 al 14 novembre, a Padova, si terrà la manifestazione PadovaExpoLibri, fiera del libro e dell’editoria, cui parteciperanno le Edizioni di Ar.
I lettori che hanno piacere di incontrare le Edizioni di Ar possono contattarci all’indirizzo redazione@edizionidiar.com, per avere il biglietto omaggio che comprende anche l’ingresso alla mostra mercato d’arte moderna e contemporanea.

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orario:
venerdì, sabato, domenica ore 10.00-20.00
lunedì ore 10.00-13.00
Quartiere fieristico di Padova
via Niccolò Tommaseo 59
Pad. 1

Per informazioni scrivere in privato a questa pagina oppure inviare una mail a: redazione@edizionidiar.com

— Saremo grati a tutti gli amici che vorranno condividere —

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“LE GUERRE DI RELIGIONE. L’eresia contro la pace di Cristo e il regno di Cristo”

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Segnalazione del Centro Studi Federici

A cura di don Francesco Ricossa

“LE GUERRE DI RELIGIONE. L’eresia contro la pace di Cristo e il regno di Cristo”, Modena, 15/10/2016
 
“ ‘Dare la vita per la difesa della fede’: dalle guerre di religione alla pace di Westfalia”:
 
“Umanisti, razionalisti, illuministi contro Cristo e la Sua Chiesa. Il dibattito sulla tolleranza nel quadro delle guerre di religione”:
 
“I modernisti al seguito degli Illuministi: la vera e la falsa pace”:
 

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Pio IX e la vittoria di Mentana

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reduci_mentanaSegnalazione del Centro Studi Federici

Ricordiamo la vittoria dell’esercito pontificio nella campagna dell’Agro Romano, culminata con la battaglia di Mentana del 3 novembre 1867, con un documento del Papa Re Pio IX.
 
Breve “Ex quo infensissimi”
 
Il Papa Pio IX. A futura memoria.
Da quando i funesti nemici del nome cattolico, per cancellarlo del tutto (se fosse possibile) hanno osato far vacillare il principato civile della Santa Sede, cui sottrassero floride province lasciandone a Noi solo alcune perché esercitassimo il potere civile entro angusti confini e non senza difficoltà dell’erario, uomini perfidi non hanno mai rinunciato al proposito di occupare le altre Nostre province e d’invadere perfino questa alma Urbe nella quale, per divina volontà, si è stabilita la Sede Apostolica, fondamento della religione, maestra della fede, rocca e baluardo della verità cattolica. 
Da qui le macchinazioni e le frodi, da qui l’aperta violenza usata recentemente, quando cioè si accozzarono improvvisate masnade d’infima plebe, prontissime ad ogni misfatto, che si inoltrarono nelle nostre province per alzare la bandiera della ribellione: col terrore, con le rapine e con ogni sacrilega scelleratezza portarono la desolazione nei villaggi, nei paesi, nelle città senza però riuscire ad allontanare le popolazioni dalla debita fede, dall’ossequio verso di Noi e la Sede Apostolica. 
Orbene, in un così difficile frangente rifulse l’eccezionale valore dei Nostri soldati. Infatti, seguendo i loro comandanti, per nulla atterriti dall’asperità del cammino e neppure affranti dalla lunghezza delle marce né svigoriti dalle fatiche, corsero alacri a rintuzzare l’impeto dei nemici. Dopo aver acceso la zuffa contro di essi, ed averla rinnovata in più luoghi, combatterono con tanto animo e coraggio che sconfissero e dispersero quelle schiere efferate e restituirono quiete e sicurezza ai borghigiani e ai cittadini.
Non molto tempo dopo, una banda in armi osò avvicinarsi alle mura di Roma per tentare un assalto allo scopo di sfogare il trattenuto furore con gli incendi, col saccheggio delle case, con la distruzione dei templi e col sangue degli onesti cittadini, non appena dai complici della loro ribalderia (che si erano furtivamente introdotti in città e avevano preparato nuovi strumenti di morte) fosse dato il segnale della congiura. 
Ma i Nostri soldati non mancarono al loro dovere; scoperte le insidie, infatti, resero vana la perfidia dei congiurati e avendo sgominata e uccisa una parte di essi e un’altra parte gettata in carcere, salvarono questa sede della religione, questa dimora delle arti belle dall’imminente sterminio.
Alla milizia Nostra poi si presentò un’altra occasione di mettere in luce il proprio valore. Un’accozzaglia di armati, raccolti ovunque nella vicina provincia Sabina, aveva occupato Monterotondo; ivi commise molte azioni indegne e, accesa di sfrenata cupidigia, meditava una nuova aggressione contro Roma; senonché contro il nemico furono inviate truppe Nostre e truppe ausiliarie Francesi, per assalirlo. 
Esse, ingaggiata battaglia presso Mentana, diedero prova di tanta forza, ardore e costanza nel combattere che domarono e sbaragliarono quella colluvie di predoni benché superiore di numero. Ne ferirono e uccisero molti; ne condussero nelle prigioni tanti altri, e misero in fuga i rimanenti con il loro audacissimo condottiero, riportando quindi una splendida vittoria. Le schiere vincitrici poi, rientrate in Roma, ebbero una trionfale accoglienza: la cittadinanza andò loro incontro, e con grida e con applausi festeggiò la bella impresa di quei valorosissimi uomini. 
Ma affinché il ricordo di questa vittoria che non senza l’aiuto di Dio è stata ottenuta, e ovunque è stata celebrata e lodata, possa perpetuarsi in tutte le età, abbiamo fatto coniare un fregio d’argento in forma di croce ottagonale, nelle cui estremità sia scritto Pius PP. IX. An. MDCCCLXVII. Al centro vi sia una medaglietta la quale nel dritto rechi gli emblemi della dignità pontificia con la scritta Fidei et Virtuti, e nel rovescio abbia la croce con la scritta Hinc Victoria. 
A tutti e singoli i soldati presenti del Nostro esercito concediamo di portare questo fregio d’argento nel lato sinistro del petto, sospeso ad un nastro di seta bianca distinto con cinque righe celesti; e per maggiore compenso dell’impresa concediamo agli stessi che sia loro sottratto un anno dal tempo stabilito per ottenere paghe più alte e per ottenere altri benefici secondo le regole militari.
Inoltre facciamo dono dello stesso fregio d’argento, da portare alla sinistra del petto, a tutti e singoli i soldati dell’esercito Francese che presso Mentana combatterono al fianco delle Nostre truppe contro le torme ostili. 
Infine, affinché quei valorosi che offersero il sangue e la vita per difendere i Nostri diritti e per scacciare da Roma il furore degli empi, ricevano da Noi una solenne proclamazione di valore e di lode, con questa lettera pubblichiamo e dichiariamo che essi hanno acquisito grandi meriti presso di Noi, presso l’Apostolica Sede e il mondo Cattolico: proclamazione di cui nulla è più onorifico, più glorioso, più idoneo a rendere immortale il loro nome.
 
Dato a Roma, presso San Pietro, sotto l’anello del Pescatore, il 14 novembre 1867, anno ventiduesimo del Nostro Pontificato.
 

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SI’, IL TERREMOTO E’ PUNIZIONE DIVINA

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Il viceministro Karadi Maurizio Blondet

Ora possiamo dirlo, finalmente. Abbiamo il permesso.   Fino ad ieri, chiunque avesse osato pronunciare una simile idea, sarebbe stato linciato dai media, dai vescovi e cardinali, da “Francesco”;  questa ipotesi, che dietro un terremoto o altra sciagura collettiva, potesse esserci un significato, un messaggio di Dio per certi nostri comportamenti  collettivi, era confinato nel regno delle superstizioni più oscurantiste e ignoranti; era qualcosa, semplicemente, che l’uomo moderno, e il cristiano illuminato (dal Concilio) non può nemmeno permettersi di pensare.

Adesso si può. Dobbiamo ringraziare l’alta personalità che ha, diciamo così, sdoganato lo spinoso  nesso di causa e d’effetto, togliendolo dalla discarica delle superstizioni di cui vergognarsi per elevarlo alla luce del politicamente corretto: il signor Ayub  Kara.

Costui è l’esimio vice-ministro israeliano per la Cooperazione Regionale.  Incidentalmente è un druso, e ovviamente un fiero collaborazionista.  Come forse saprete (o forse no), egli, in visita in Italia, ha voluto comunicare alle agenzie quanto segue:”Sono sicuro che il terremoto è avvenuto a causa del   voto italiano all’UNESCO”.

Era ora che qualcuno lo dicesse: il 18 ottobre, l’Unesco ha adottato ufficialmente una risoluzione su Gerusalemme est voluta dai Paesi arabi a protezione del patrimonio culturale palestinese, in cui i luoghi santi della Città Vecchia sono indicati solo con il nome arabo, cosa che ha indignato gli israeliani. In 26 si sono astenuti, fra cui  l’Italia compresa. Astensione, si badi, non già voto a favore della posizione palestinese; ma tanto basta per scatenare la vendetta cosmico-geologica di  YHVH. Subito Matteo Renzi e Gentiloni si sono scusati, “alla prossima occasione cambieremo atteggiamento”, s’è profuso il nostro ministro: niente, è arrivata la seconda scossa. Giù le chiese di Norcia e crepate tutte le strade del centro Italia. Continua a leggere

«Verso noi ebrei, il più aperto di tutti è stato Papa Ratzinger»

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Segnalazione di Federico Prati

di Anna Lesnevskaya
18/10/2016 Ferrara
Il Vaticano e Israele, le differenti strategie diplomatiche degli ultimi tre Papi, Wojtila, Ratzinger e Bergoglio. Passi avanti, intoppi, fraintendimenti: la difficile relazione tra Vaticano, ebraismo, Stato d’Israele. Ne parliamo con lo storico Sergio Minerbi.

Benedetto XVI - Sergio Minerbi

«Sono convinto che nella diplomazia sia importante dire la verità, possibilmente nel momento opportuno e non in modo offensivo. Io l’ho sempre fatto e non mi sono mai pentito». È un principio che Sergio Minerbi non tradisce nemmeno quando deve parlare di un Papa. Lo dimostra dando giudizi piuttosto sferzanti, mentre lo intervistiamo a margine della Festa del Libro Ebraico a Ferrara. L’ex ambasciatore israeliano ed ex senior lecturer all’Università ebraica di Gerusalemme è venuto in Italia per presentare il suo libro sulla storia della sua famiglia, I Minerbi. Una famiglia ebraica ferrarese (Salomone Belforte & C., Livorno, 2015).
Di origini ferraresi, Minerbi però è nato a Roma nel 1929, sopravvivendo alla Shoah grazie al rifugio trovato in un istituto religioso. Eppure su Pio XII e lo sterminio degli ebrei l’ex diplomatico parla senza mezza termini: «È stato terribile, nel momento più triste della storia ebraica. Non solo non ha fatto niente per salvare gli ebrei, ma si è associato ai nazisti».
Probabilmente proprio durante i sei mesi passati al San Leone Magno di Roma, Minerbi ha iniziato a riflettere sui rapporti tra il cattolicesimo e l’ebraismo. Questione che tanti decenni dopo approfondirà ne Il Vaticano, la Terra Santa e il Sionismo (Bompiani, Milano, 1988). Opera scritta dalle posizioni di un fervente sionista – nel 1947 Minerbi emigra nell’allora Palestina – che cerca però di affrontare il tema con più obiettività e fondatezza possibile.
Se l’analisi proposta nel volume arriva fino al periodo del mandato britannico della Palestina, abbiamo chiesto invece all’ex diplomatico di dare una sua lettura dello stato attuale dei rapporti tra la Chiesa e Israele, cui ha dedicato, nel 2015, il volume Una relazione difficile, Vaticano, ebraismo, Israele (Bonanno Editore).
Quando a gennaio papa Francesco ha visitato la Sinagoga di Roma, lei è stato piuttosto scettico sul significato di questo gesto. Perché?
Abbiamo avuto finora tre Papi in Sinagoga. Di questi tre Papi, quello che ho apprezzato di più è stato Ratzinger. Mi è sembrato, in una serie di occasioni, pronto a cogliere la diversità positiva dell’ebraismo. E questo è molto importante. L’esempio di Benedetto XVI mi dice che se c’è la volontà, c’è anche la possibilità di percorrere un cammino diverso, un cammino che non sia apertamente antisemita. Per fare il Papa ci vogliono alcune doti fondamentali. Lui ce le aveva. Ma è stato un’eccezione.
Di quali doti sta parlando?
La volontà di comprendere che ci sono anche altre verità. La volontà di accettare la diversità. Tutto questo manca nell’attuale pontefice. La prima predica di Bergoglio, da Papa, è stata decisamente antisemita. Lui vede tutto sub-specie Vangelo. Ora, quando si è Papa, bisognerebbe cercare di elevarsi al di sopra. C’è stata la volontà da parte di Francesco di cambiare un po’ rotta, nel prosieguo del suo pontificato. C’è stata la visita in Sinagoga, che è un atto di simpatia, un atto di amicizia. Non è abbastanza, ma sempre meglio di niente.
E la preghiera silenziosa di Bergoglio ad Auschwitz non l’ha colpita?
Penso piuttosto a Giovanni Paolo II che ha voluto esaltare in particolare le vittime cattoliche ad Auschwitz, il che, secondo me, è quanto meno uno sbaglio, se non di più. In quanto Auschwitz è purtroppo il “non plus ultra” della persecuzione antisemita. Auschwitz ha rappresentato la volontà di distruggere completamente l’ebraismo europeo e questo non va mai dimenticato.
Secondo lei la minoranza cristiana in Terra Santa si sente accerchiata e minacciata?
Questa è una falsità diffusa dai cattolici. Non sono accerchiati da nessuno. Il governo israeliano li rispetta in pieno. Quindi sono tutte scuse. Loro vogliono continuare la loro politica come hanno sempre fatto, appena moderata da qualche riflessione.
Come vorrebbe che si evolvessero i rapporti tra il Vaticano e Israele?
A me interessa che ci siano delle relazioni normali fra Israele e la Chiesa. Avrei voluto vedere una continuazione di “Nostra aetate” (la dichiarazione del Consiglio Vaticano II del 1965 che rivede accuse e pregiudizio cattolico, ndr). Avrei sperato anche in una ripetizione, perché repetita iuvant. Ma non c’è stata. Non possono dimenticare quello che hanno detto, anche perché è stato voluto da un Papa. Ma certamente pensano che questo avvicinamento sia più che sufficiente per il momento.
I rapporti tra Vaticano e Israele oggi sono a un punto morto?
No, niente è morto. Però forse anche Israele potrebbe fare di più. Dopo la visita del primo ministro israeliano in Vaticano di tre anni fa (Benjamin Netanyahu ha incontrato Papa Francesco nel 2013, ndr), Israele avrebbe potuto cercare di fare alcuni passi avanti. Ha scelto di non farli.
Quali le principali sfide per la diplomazia israeliana riguardo al Vaticano?
Non do consigli sui media al mio governo, anche perché tanto non li segue.
Si potrebbe migliorare lo stato attuale dei rapporti?
Certo, si può migliorare. Da ambo le parti. Inshallah.
La famiglia Minerbi
Ci sono voluti trent’anni di ricerche per raccogliere tutte le storie, notizie e fatti che hanno caratterizzato secoli di vita familiare. Questo materiale è stato pazientemente e tenacemente raccolto da Sergio Minerbi in un libro a metà tra storia, narrativa e autobiografia, I Minerbi. Una famiglia ebraica ferrarese (Salomone Belforte & C., Livorno, 2015), presentato dall’autore sempre alla Festa del Libro Ebraico a Ferrara.
“Sempre corretti negli affari e pronti ai sacrifici per l’Italia, che invece con le Leggi razziali li abbandonò e li perseguitò, i Minerbi sono rimasti una famiglia alla quale abbiamo l’onore di appartenere”, si dice nell’epilogo del libro. “Abbiamo l’onore di appartenere”, appunto. Il plurale non è casuale, visto che l’autore si sente parte di un insieme inscindibile, una collettività, una famiglia con i cui membri continua a dialogare anche oggi. Racconta i loro fatti, li giudica, si associa alle loro azioni o ne prende le distanze.
Così, parlando di Arrigo Minerbi, scultore preferito del D’Annunzio, Sergio Minerbi è intransigente: «Ha fatto una cosa per me inammissibile, nel momento del pericolo si è convertito». O ancora quando si imbatte nel caso dell’unico Minerbi che ha fatto bancarotta fraudolenta, scappando da Trieste a New York, è incerto se includerlo nel libro. Alla fine vince l’amore per la verità storica. In omaggio ai propri avi Minerbi non ha voluto censurare niente.
Nato a Roma nel 1929 dove ha vissuto le leggi razziali e poi ha visto l’arrivo della Brigata Ebraica, Minerbi nel ’47 emigra nell’allora Palestina, milita nei movimenti socialisti, vive nel kibbutz. Poi diventa diplomatico israeliano, professore universitario, autore di importanti pubblicazioni. È conosciuto soprattutto come esperto dei rapporti tra Vaticano e Israele.
«Ho avuto una storia personale del tutto particolare perché ero di madre polacca», racconta. Alla madre rimarrà sempre grato per avergli fatto conoscere l’ebraismo polacco, «che era all’epoca ricchissimo ed è stato distrutto dalla guerra». Il padre, ingegnere, patriota italiano e capitano dell’esercito nella Prima guerra mondiale, ha trasmesso a Minerbi non solo l’amore per la conoscenza («Mi ha dato una lezione importante: quella di studiare e studiare»), ma anche l’attaccamento all’ebraismo ferrarese di cui era impregnata la famiglia. «Gli ebrei hanno visto a Ferrara e nel ferrarese un addentellato importante del loro ebraismo, – dice Minerbi. – Poi le cose sono cambiate, e questo spirito oggi mi sembra svanito»

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Le e-mail di Hillary Clinton e la Fratellanza

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di Thierry Meyssan

Le e-mail di Hillary Clinton e la Fratellanza

Fonte: Megachip

L’indagine dell’FBI sulle e-mail private di Hillary Clinton non verte su una negligenza in merito alle norme di sicurezza, ma su un complotto mirante a distrarre ogni traccia delle sue corrispondenze che avrebbero dovuto essere memorizzate sui server dello Stato federale. Potrebbe includere scambi su finanziamenti illeciti o su casi di corruzione, e altro sui collegamenti dei coniugi Clinton con i Fratelli Musulmani e i jihadisti.
Nell’illustrazione in apertura:
Hillary Clinton e il suo capo di gabinetto Huma Abedin.
DAMASCO (Siria) – Il rilancio dell’inchiesta dell’FBI sulle e-mail private di Hillary Clinton non verte tanto su questioni di sicurezza, quanto su intrighi che potrebbero andare fino all’alto tradimento.
Tecnicamente, anziché utilizzare un server sicuro del governo federale, il Segretario di Stato aveva installato nel suo domicilio un server privato, in modo da poter utilizzare Internet senza lasciare tracce su una macchina dello Stato federale. Il tecnico privato della signora Clinton aveva ripulito il suo server prima dell’arrivo del FBI, così che non era possibile sapere il motivo per cui lei avesse messo in opera questo dispositivo.
Inizialmente, l’FBI ha osservato che il server privato non aveva subito la procedura di sicurezza del server del Dipartimento di Stato. La Clinton aveva quindi commesso solo un errore di sicurezza. In un secondo tempo, l’FBI ha sequestrato il computer dell’ex parlamentare Anthony Weiner. Costui è l’ex marito di Huma Abedin, capo dello staff di Hillary. Lì sono stati trovati messaggi di posta elettronica provenienti dalla Segretaria di Stato.

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San Pietro Canisio: preghiera per conservare la vera fede

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

san-pietro-canisio

Ripubblichiamo la Preghiera per conservare la vera fede di san Pietro Canisio della Compagnia di Gesù, (1521-1587), teologo papale al Concilio di Trento, apostolo della Germania contro il luteranesimo, autore di un celebre Catechismo su cui Benedetto XVI ricordava di avere studiato. Fu canonizzato e proclamato Dottore della Chiesa da Pio XI nel 1925.

Professo davanti a Voi la mia fede. Padre e Signore del Cielo e della terra, mio Creatore e Redentore, mia forza e mia salvezza, che fin dai miei più teneri anni non avete cessato di nutrirmi col sacro pane della vostra Parola e di confortare il mio cuore. Affinché non vagassi errando con le pecore traviate che sono senza Pastore. Voi mi raccoglieste nel seno della vostra Chiesa; raccolto, mi educaste; educato, mi conservaste insegnandomi con la voce di quei Pastori nei quali volete essere ascoltato e ubbidito, come di persona, dai vostri fedeli.

Confesso ad alta voce per la mia salvezza tutto quello che i cattolici hanno sempre a buon diritto creduto nel loro cuore. Ho in abominio Lutero, detesto Calvino, maledico tutti gli eretici; non voglio avere nulla in comune con loro, perché non parlano né sentono rettamente, e non posseggono la sola regola della vera Fede propostaci dall’unica, santa, cattolica, apostolica e romana Chiesa. Mi unisco invece nella comunione, abbraccio la fede, seguo la religione e approvo la dottrina di quelli che ascoltano e seguono Cristo, non soltanto quando insegna nelle Scritture ma anche quando giudica per bocca dei Concilii ecumenici e definisce per bocca della Cattedra di Pietro, testificandola con l’autorità dei Padri. Mi professo inoltre figlio di quella Chiesa romana che gli empii bestemmiatori disprezzano, perseguitano e abominano come se fosse anticristiana; non mi allontano in nessun punto dalla sua autorità, né rifiuto di dare la vita e versare il sangue in sua difesa, e credo che i meriti di Cristo possano procurare la mia o l’altrui salvezza solo nell’unità di questa stessa Chiesa. Continua a leggere

Non sono poveri e non scappano dalla guerra né dalla fame, ecco perché i profughi vengono in Italia

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LE BALLE MONDIALISTE SOSTENUTE DA “COMPAGNI” E AFFINI

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Anna Bono, (nella foto) docente di Storia e Istituzioni dell’Africa all’Università di Torino, conoscendo a fondo la materia, ribalta un bel gruzzolo di luoghi comuni.

Al giornalista Marco Dozio in un’intervistamolto interessante, spiega che chi sbarca o viene traghettato sulle nostre coste, arrivando prevalentemente dall’Africa subsahariana, per la stragrande maggioranza dei casi non è un profugo.

E nemmeno un povero in fuga dalla fame. Ma un giovane maschio, spesso appartenente al ceto medio, che non scappa da guerre o persecuzioni. “La maggior parte di chi lascia l’Africa subsahariana per l’Europa non scappa né dalla guerra né dalla povertà estrema”.

Professoressa, ci raccontano che gli immigrati che arrivano in Italia sono profughi.

«I dati dicono che dall’inizio dell’anno il numero di persone che hanno fatto domanda di asilo politico, e che hanno ottenuto risposta positiva, si assesta intorno al 4%. Significa che tutti gli altri non rientrano nei parametri previsti dalla convenzione di Ginevra, quindi non sono persone che hanno lasciato il loro Paese sotto la minaccia di perdere la libertà o la vita: non sono persone perseguitate».

E ci raccontano che chi non scappa dalla guerra però scappa dalla fame.
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Migranti gettano cibo in strada: “Il riso non è della marca che vogliamo noi”

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Una coppia di migranti e una donna incinta gettano la busta della spesa portata loro dagli operatori dell’assistenza perché dentro non ci sono le bevande che vogliono loro e il riso non è quello desiderato

di 

Spesa in strada perché vogliono altre bevande e quel riso non è nella confezione che desideravano.

Una coppia di nigeriani e una donna incinta, tutti migranti richiedenti asilo, hanno inscenato una protesta che ha indignato i vicini di casa, pensionati che spesso devono tirare a campare con poche lire in tasca versate da una pensione da fame.

Lo sfregio dei migranti

Tre migranti ospitati a Feltre hanno gettato la spesa in strada perché nelle buste della spesa portate loro dalla cooperativa che ne gestisce l’accoglienza “non ci sono le bevande che vogliono loro o se il riso non è nella confezione che si aspettavano”.

Come scrive il Corriere delle Alpi, i vicini di casa dei richiedenti asilo si sono trovati di fronte ad una scena assurda. E si sono indignati. Non ce l’hanno fatta a vedere buttato così il cibo che gli operatori avevano portato ai migranti secondo le indicazioni della dietista. Quando gli abitanti del quartiere hanno chiamato i responsabili dell’accoglienza, questi hanno spiegato che non è la prima volta che i migranti si comportano in questo modo. Anzi. Hanno aggiunto che gli immigrati non sono soliti nemmeno dedicarsi ai lavori più semplici, come tagliare l’erba, e sono refrattari pure a stendere i panni sullo stendino invece che sulla ringhiera dell’appartamento. Con il cibo fanno lo stesso. Come scrive il Corriere delle Alpi “se si intestardiscono di volere l’aranciata o la coca cola al posto dell’acqua minerale o se non vogliono il riso normale perché si impuntano su un’altra qualità, inscenano delle eclatanti azioni di protesta, come quella di gettare gli alimenti sulla strada”.

Fonte: http://m.ilgiornale.it/news/2016/11/02/migranti-gettano-cibo-in-strada-il-riso-non-e-della-marca-che-vogliamo/1326052/ Continua a leggere

Una morte misteriosa … cosa ne pensi?

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A seguito della campagna denigratoria del sito omosessualista “Gayburg.it” nei confronti del nostro “Circolo Cattolico Christus Rex” e del nostro Responsabile “Matteo Castagna, definendoci “omofobi”, “razzisti”, “antisemiti” perché “rei” di professare da Dottrina Cattolica di sempre, ieri è stato presentato un esposto/denuncia contro tale sito.

di Toni Brandi

Il mese scorso ci è giunta la triste notizia della morte di ElisaGomez, la donna pentita per aver dato il suo utero in affitto: era diventata testimone dell’ingiustizia dell’utero in affitto, schiavitù delle donne e dei bambini.

Noi Elisa la conoscevamo bene: l’abbiamo portata a testimoniare al Senato per sensibilizzare i politici e l’opinione pubblica. Elisa è morta in circostanze misteriose e molti si chiedono se non ci sia qualche collegamento con la sua “scomoda” testimonianza e la battaglia legale per riavere la sua bambina.

Ora Elisa non ha più voce: questo ci spinge ancor di più a combattere “nel nome di chi non può parlare”. Continuiamo lanostra campagna contro l’utero in affitto, per i bambini e per le donne: conferenze stampa, petizioni, azioni di sensibilizzazione, iniziative legali …

Abbiamo tuttavia bisogno di te per realizzare tutto questo. Puoi concretamente aiutarci donando ora: è un gesto semplice, veloce, basta cliccare qui, eppure ci permette di realizzare grandi iniziative.

 

In ogni caso, Matteo, sono davvero interessato a sapere quello che pensi sulla situazione attuale e sulle sfide che ci troviamo ad affrontare per difendere la famiglia naturale ed i più deboli. Perciò ho predisposto un semplicissimo questionario al quale puoi rispondere in 30 secondi cliccando qui.

Il questionario è molto semplice (solo tre domande) ma per noi di ProVita è veramente importante: vorremmo conoscere, Matteo, quali sono per te i temi più importanti e se stiamo conducendo la battaglia nel modo giusto.

Ti saremmo molto grati se potessimo avere un riscontro da te appena possibile

Grazie, grazie mille per tutto il tuo sostegno ed interesse alla causa della Vita e della famiglia! Continua a leggere

LA NOTA LOBBY: “ACCOGLIETE TUTTI I RIFUGIATI”. MA ISRAELE COME LO FA?

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di Maurizio Blondet

Nel 2015, un reporter di Sky News ha trovato dei “manuali” per i migranti sull’isola greca di Lesbo. E ‘stato poi rivelato che i manuali, che sono scritti in arabo, erano stati dati ai rifugiati prima di attraversare il Mediterraneo da un gruppo chiamato “Benvenuti nella UE”.  Benvenuti nell’UE” è finanziato dalla Open Society Foundations (OSF)  di George Soros . Soros non solo ha sostenuto i gruppi che supportano il reinsediamento dei migranti del terzo mondo verso l’Europa, ma è l’architetto del “Piano Merkel.” Il Piano Merkel è stato creato dall’iniziativa di stabilità europea, il cui presidente Gerald Knaus è membro di vecchia data presso la Open Society Foundations. Il piano propone che la Germania dovrebbe garantire asilo a 500.000 profughi siriani. Tale piano afferma inoltre che in Germania, insieme ad altre nazioni europee, dovrebbe aiutare la Turchia, un Paese che è musulmano al 98%, ad ottenere l’esenzione dal visto all’interno dell’UE a partire dal 2016”..

Così un articolo di Zero Hedge del luglio scorso: http://www.controinformazione.info/come-la-sola-mano-di-george-soros-ha-creato-la-crisi-europa-per-i-rifugiati-e-perche/

Anche il sottoscritto, in un articolo dell’aprile 2015, ha sottolineato come la campagna per “legalizzare l’immigrazione” senza limiti in Europa fosse fortemente promossa da Libération il giornale dei Rotschild,  dal Washington   Post e dal New York Times («Smantellare la Fortezza Europea, aprire strade legali all’immigrazione»)  giornali della nota Lobby.

 

Adesso vedo che la politica di accoglienza senza limiti è un progetto  pan-ebraico, per il quale sono mobilitati tutti gli organi sionisti che influenzano l’opinione pubblica.

In Usa, il World Jewish Congress (Congresso Ebraico Mondiale), con le parole del vice direttore Maram Stern, ha rimproverato noi egoisti europei che esitiamo davanti all’accoglienza: “Chiudere i confini d’Europa non  è la   risposta giusta alla crisi dei rifugiati”.  Chiudere i confini “è immorale. L’Europa deve agire subito, e agire come una unità,  non ogni stato per sé”

 

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Quote Arcobaleno per i dipendenti della TV inglese

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

Il governo minaccia sanzioni per la BBC se non saranno assunti almeno il 10% di gay (VIDEO: i pericoli del pensiero unico)
da Gender Watch News

L’inglese BBC ha messo in guardia le aziende di produzione televisiva: le minorane etniche, i disabili e le persone LGBT dovranno occupare maggiore spazio nei palinsesti. Non solo, ma a loro sarà assegnata una quota minima di assunzioni.
Charlotte Moore, direttrice per i contenuti della BBC, ha dichiarato: “Il futuro del BBC dipende dal rimanere rilevanti per tutti i nostri contribuenti e dal riflettere la moderna Gran Bretagna in modo autentico. Il pubblico rimarrà sintonizzato se percepisce che le loro vite e le loro aspirazioni vengono riflesse in Tv”.
E così la BBC ha fissato addirittura una soglia minima di omosessualità da incamerare nei propri programmi entro il 2020: 8%, tra attori, dirigenti, impiegati, conduttori, etc. Al di sotto si è omofobi. Notevole, se pensiamo che le persone omosessuali sono intorno all’1-2%. Una sovra-rappresentanza. E poi che fine ha fatto il criterio meritocratico? Meglio un gay inetto che un etero bravo, ma fuori quota? Continua a leggere

Che disastro Hillary, Trump ce la fa?

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di Marcello Foa 

Che disastro Hillary, Trump ce la fa?

Fonte: Marcello Foa

Vuoi vedere che Trump ce la fa? Come sa chi segue cdt.ch, chi scrive non ho mai dato per spacciato il candidato repubblicano, anche quando la maggior parte dei sondaggi attribuiva a Hillary un vantaggio abissale. La maggior parte ma non tutti. E, in genere, di dubbia affidabilità: pronosticare un risultato su scala nazionale consultando 1300 persone non è convincente, tanto più dopo il fiasco del Brexit e di altre elezioni. Avendo seguito dal vivo due campagne presidenziali – nel 2004 e nel 2008 – durante le quali avevo percorso l’America profonda, quella che di solito decide le presidenziali, avevo – e ho tutt’ora – l’impressione che un candidato come Trump potesse essere molto più popolare di quanto l’establishment, di cui i grandi media sono la voce, fosse disposto ad ammettere.

Nell’ultima settimana anche i sondaggi hanno iniziato a segnalare la rapidissima discesa di Hillary e la risalita del repubblicano, che oggi vengono dati praticamente alla pari. Anzi, ieri venivano dati alla pari, prima che esplodesse il nuovo emailgate con la riapertura dell’inchiesta da parte dell’Fbi sui messaggi di posta elettronica cancellati da Hillary. Tra qualche giorno sapremo quale effetto la notizia ha avuto sugli elettori, ma di certo non sarà positivo per la candidata democratica.

Attenzione, si profila uno scenario imprevedibile fino a poche ore fa: il sorpasso di Trump su Hillary nell’ultima settimana della campagna elettorale. L’emailgate è devastante per l’immagine della Clinton, perché alimenta il sospetto che non sia affidabile, che abbia qualcosa da nascondere, che sia una mentitrice seriale ovvero rafforza la diffidenza nei confronti della sua persona che è stato il suo principale handicap in questi mesi. Continua a leggere

Un NO al referendum per rifondare la Repubblica

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di Luigi Tedeschi 

Un NO al referendum per rifondare la Repubblica

Fonte: Italicum

Ripristinare la costituzione italiana: una rivoluzione possibile

L’Italia ha veramente necessità di riforme costituzionali?

Il referendum del 4 dicembre renderà la costituzione più moderna ed adeguata al mondo globalizzato? In realtà tale riforma, rafforzando i poteri dell’esecutivo ed istituendo un senato non elettivo, è coerente con la struttura oligarchica assunta dalle istituzioni tecnocratico – finanziarie europee e conforme alla progressiva estraneazione della partecipazione popolare al governo delle istituzioni politiche. Nell’attuale referendum il SI e il NO non sono rappresentativi di contrapposizioni ormai obsolete, quali rinnovamento/conservazione, progresso/tradizione, sinistra/destra ecc.. e non si configurano come un plebiscito pro o contro Renzi. La propaganda mediatica induce gli elettori ad aderire alla innovazione rappresentata dal SI dinanzi all’immobilismo istituzionale protrattosi per oltre mezzo secolo. Ma votare NO significa comunque opporre un rifiuto alla deriva antidemocratica ed oligarchica assunta dalla politica con l’avvento della UE e dell’euro.

Una eventuale vittoria del NO non comporterebbe il ripristino delle forme di partecipazione politica popolare già venute meno negli ultimi decenni. Il NO infatti non è sinonimo di patriottismo costituzionale, ma di conservazione dello status quo esistente, della sussistenza cioè di una costituzione formalmente vigente, ma violata ed abrogata materialmente nei suoi principi fondamentali. Nessuna forza politica, anche di opposizione, si è posta il problema della riconquista della sovranità nazionale espropriata dalla UE e del misconoscimento del valore etico – politico del lavoro quale fondamento della vita sociale e comunitaria dello stato italiano enunciato nell’art. 1 della costituzione stessa. Continua a leggere

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