Berlino: la polizia s’è fatta sfuggire lo stragista (un professionista, lui)

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Risultati immagini per attentato di Berlinodi Maurizio Blondet

Adesso  la polizia tedesca non è sicura che il pakistano che ha arrestato sia il guidatore del camion assassino.  Anzi, è ormai sicura che non è lui: “Abbiamo l’uomo sbagliato e dunque il vero assassino è ancora armato e libero”,   ha detto un funzionario a Die Welt.

E’ successo più o meno così, almeno così la  raccontano. “Un coraggioso giovane” di cui non si fa il nome avrebbe visto uscire l’assassino dal posto di guida del camion e l’avrebbe seguito a una certa distanza, “tenendosi in contatto con gli agenti” con lo smartphone.  Mentre il  sospetto attraversava il parco pubblico Tiergarten, i poliziotti gli sono saltati addosso. Per scoprire poi che  non c’era sangue  sui suoi abiti, mentre ce n’era in abbondanza nella cabina, e al guanto di paraffina non risultava aver sparato (l’autista polacco trovato morto a bordo  risulta ucciso da un’arma di piccolo calibro). Continua a leggere

Che abbiamo fatto di male per meritarci ministri imbecilli come giuliano poletti?

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1. POLETTI: FUGA DI CERVELLI? TANTI È MEGLIO PERDERLI

Francesco Manacorda per la Repubblica

POLETTIPOLETTI

Un’uscita del solito Poletti. Ma non dal governo, come per molti sarebbe opportuno. Un’uscita invece che conferma la fama del più improvvido e stonato dei ministri che furono al fianco di Renzi e adesso rimane accanto a Gentiloni. Dire come ha fatto il ministro del Lavoro, sollecitato dalle domande sulla fuga di cervelli in Italia, che «conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averla più fra i piedi», non è solo una battuta infelice e grossolana.

poletti 1POLETTI 1

È la prova dell’inadeguatezza culturale di un rappresentante di governo che sembra non capire a fondo come lavoro e istruzione per i propri figli siano l’angoscia perenne e principale di tante famiglie italiane, di un uomo che pare non avere ben precise le coordinate abissali della disoccupazione giovanile nel nostro Paese (36,4% l’ultimo dato di ottobre, se serve un ripasso), di un politico che non si è fermato un attimo a riflettere sul fatto che la boutade potrebbe essere applicata — con garanzia di maggior consenso popolare — alla sua stessa figura.

Certo, il serial-gaffeur Poletti, appena reduce dalla lucida esposizione di un piano per andare a votare al più presto in modo da bloccare i referendum sul lavoro, questa volta si è scusato in diretta. Evidentemente — ha detto — non è stato compreso e di questo si rammarica: «Non mi sono mai sognato di pensare che è un bene per l’Italia il fatto che dei giovani se ne vadano all’estero. Penso, semplicemente, che non è giusto affermare che a lasciare il nostro Paese siano i migliori e che, di conseguenza, tutti gli altri che rimangono hanno meno competenze e qualità degli altri».

CENA 2010 - GIULIANO POLETTI - FRANCO PANZIRONI - UMBERTO MARRONI - DANIELE OZZIMO - ANGELO MARRONI - SALVATORE BUZZI - GIANNI ALEMANNOCENA 2010 – GIULIANO POLETTI – FRANCO PANZIRONI – UMBERTO MARRONI – DANIELE OZZIMO – ANGELO MARRONI – SALVATORE BUZZI – GIANNI ALEMANNO

Messa in questi termini è un’ovvietà che nessuno si sogna di contestare: nessuno si sogna di pensare che chi lascia l’Italia per studiare o a lavorare sia meglio di chi resta. Ma il dato di fatto è che emigrano non solo i cervelli già formati, ma anche quelli da formare. Tra le famiglie italiane la corsa a mandare la prole a studiare all’estero somiglia ormai a quella di un Paese mediorientale.

 Per i figli della buona borghesia italiana l’ora del distacco dalla famiglia e della partenza suona spesso già a quindici anni; nel peggiore dei casi si fanno tre anni di Università e poi si punta oltre frontiera? Esterofilia? Non tanto e non solo. La verità è che da noi è tornata fortissima la distinzione di censo: chi se lo può permettere fa un investimento e manda i figli a studiare all’estero, convinto di dare loro un futuro migliore che difficilmente si identifica con un lavoro in patria. E chi il futuro se lo cerca dopo gli studi lo trova troppo spesso in un altro Paese.

sacconi poletti jobs act in senatoSACCONI POLETTI JOBS ACT IN SENATO

Le polemiche sui ministri senza laurea — tra cui Poletti, che a differenza di sue nuove colleghe di governo non ha mai millantato di averla — sono stucchevoli. Ma stucchevole è anche ridicolizzare chi quella laurea magari se l’è sudata e per trovare uno stipendio dignitoso e un’opportunità di carriera ha scelto di spostarsi all’estero.

sacconi poletti jobs act in senatoSACCONI POLETTI JOBS ACT IN SENATO

C’è un mondo là fuori di cui il ministro non pare rendersi conto. Ma — e qui forse conta anche la sfortuna o la scarsa sensibilità — c’è anche una dimensione acustica della politica che è cambiata, senza che Poletti evidentemente se ne sia accorto. Fino al 4 dicembre il clamore del governo era massimo, la voce di Matteo Renzi inarrestabile. E anche se il suo era il verso incantatore e vano della sirena referendaria e non l’invettiva sopra le righe del titolare del Lavoro, proprio quel suono continuo finiva per nascondere qualsiasi stonatura. Adesso nel silenzio tombale che è la cifra del premier Gentiloni gli acuti di ogni singolo ministro si sentono di più. E somigliano tanto a stecche che giustificherebbero l’ennesima uscita. Magari di scena.

GIULIANO POLETTIGIULIANO POLETTI

3. “POLETTI SI DIMETTA”

Roberto Giovannini per la Stampa

E due. L’ altro giorno il ministro del Lavoro Giuliano Poletti aveva commesso una discreta gaffe istituzionale, sostituendosi al Presidente Mattarella, e annunciando che i referendum della Cgil verranno evitati attraverso lo scioglimento delle Camere e le elezioni anticipare. Ieri il solitamente cauto e poco «chiacchierone» ex presidente della Legacoop ha combinato un’ altra discreta «frittata». Pare che 100mila giovani italiani siano dovuti fuggire all’estero? Alcuni di loro, ha detto Poletti, è meglio «non averli più tra i piedi».

RENZI POLETTIRENZI POLETTI

Un’ espressione tanto infelice quanto incomprensibile per un politico esperto, e che forse supera quel «choosy» (sempre rivolto ai giovani italiani) formulato da un altro titolare del Lavoro, Elsa Fornero. A poco sono valse le scuse per essersi «espresso male» di Poletti; le opposizioni chiedono la sua testa, e c’ è da giurare che tra Palazzo Chigi e Nazareno Paolo Gentiloni e Matteo Renzi stiano trattenendo a fatica la loro rabbia.

RENZI POLETTIRENZI POLETTI

Se 100mila giovani se ne sono andati dall’ Italia, ha detto Poletti, «non è che qui sono rimasti 60 milioni di `pistola´… Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi». Chissà se aveva qualcuno di preciso in mente, il ministro. Fatto sta che a stretto giro arrivano le repliche di Luigi Di Maio («Vada via lui, non i giovani»), Pippo Civati («Giovani votano no e Poletti la fa pagare»), Nichi Vendola («togliamocelo dai piedi), Stefano Fassina («È ora che Poletti si dimetta»), Barbara Saltamartini («È più offensivo di Renzi»).

GIULIANO POLETTI E ROBERTA PINOTTIGIULIANO POLETTI E ROBERTA PINOTTI

La retromarcia del ministro è un po’ faticosa: «Evidentemente mi sono espresso male e me ne scuso – dice – Penso, semplicemente, che non è giusto affermare che a lasciare il nostro Paese siano i migliori e che, di conseguenza, tutti gli altri che rimangono hanno meno competenze e qualità degli altri». Mah….

 Fonte: http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/che-abbiamo-fatto-male-meritarci-ministri-imbecilli-come-giuliano-137987.htm

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BELGIO: IL PROFESSORE LICENZIATO DA UNA SCUOLA “CATTOLICA”. DIFENDEVA LOURDES E I MIRACOLI DEL VANGELO

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LASCIAMO STARE IL TAGLIO INCREDIBILMENTE SEDEPLENISTA. GUARDIAMO SOLO AI CONTENUTI E COMPRENDIAMO CHE QUESTA NON PUO’ ESSERE LA CHIESA DI GESU’ CRISTO (N.D.R.):

Segnalazione Gianni Toffali

Marco Tosatti

Nella Chiesa del 2016 può capitare quasi di tutto. Anche che venga richiesto – e l’hanno già fatto in parecchie migliaia – di firmare una richiesta di sostegno a un arcivescovo, Léonard, ingiustamente escluso dalla porpora cardinalizia, e di un insegnante, teologo, autore di diverse opere, e perseguitato perché sosteneva che i miracoli di Lourdes sono avvenuti, e che i miracoli del Vangelo anche.

Siamo al paradosso, ma in realtà anche stupirsi è diventato difficile. Mons. Léonard ha deciso di continuare la sua battaglia, che gli aveva fruttato anche aggressioni fisiche, in difesa dei diritti umani come li concepisce il Vangelo, e il Magistero della Chiesa, quello che non tema di farsi ossessionare dal problema dell’aborto. L’ex vescovo di Bruxelles ha scritto un libro che farà certamente discutere, in Belgio, dentro e fuori la Chiesa, che si intitola “Un évêque dans le siecle”.

Nel libro intervista Léonard fa appello a un rilancio del dibattito sull’aborto, sull’eutanasia e sul “matrimonio” omosessuale. In particolare sull’aborto sostiene che bisogna riparlarne, “perché se no si ridurrà a un fatto registrato, che fa parte dei costumi, e che non si rimetterà mai più in questione”. Léonard aveva partecipato a numerose marce per la vita – il che certamente non aveva fatto piacere a non pochi dei suoi colleghi con l’obiettivo di “partecipare a un risveglio o a un mantenimento dello stato di allerta delle coscienze”. Basta pensare alla celebra frase di mons. Galantino sui volti inespressivi di quelli che pregano davanti alle cliniche abortiste per immaginare come i super-progressivi vescovi belgi possano voler riaprire il dibattito sull’aborto legale. E seguendo quello che già diceva Paolo VI non ha paura di affermare che “La mentalità contraccettiva generalizzata incoraggia una mentalità abortista”. CONTINUA SU: http://www.marcotosatti.com/2016/12/19/il-disastro-della-chiesa-belga-leonard-e-il-professore-licenziato-da-una-scuola-cattolica-difendeva-lourdes-e-i-miracoli-del-vangelo/ Continua a leggere

Dopo Berlino cambiare il nostro modo di vita? Sì

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MA SENZA IL CAMBIO DI VITA, SECONDO IL VANGELO, OGNI INDICAZIONE, SEPPUR GIUSTA, COME IN QUESTA BELLA ANALISI CONTROCORRENTE, NON E’ SUFFICIENTE…(N.d.R.)

L’ANALISI

di Alessio Mannino, Direttore di www.vvox.it

Eccoli, i cuor contenti crociati del “benessere” che difendono la nostra presunta felicità paranoica contro i paranoici terroristi. Anzichè farsi qualche domanda. Profonda

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Dicono che no, non devono farci temere un conflitto i venti di guerra siriani che hanno armato la mano di un poliziotto turco: “Aleppo, Aleppo!”, gridava dopo aver freddato davanti alle telecamere, nella sorpresa generale, l’ambasciatore russo Karlov. Dicono che Aleppo sia vittima della nuova alleanza fra Russia e Assad con la Turchia di Erdogan, ma non dicono che senza l’impegno della Russia e dei siriani fedeli alla Repubblica baathista (che sul piano religioso significa laica, lo ricordiamo ai laici di casa nostra), il Califfato non avrebbe perduto terreno e posizioni. Dicono che siamo in guerra, ma è una strana guerra la nostra, una drôle de guerre: non combattuta, non sentita, non vissuta. Ce ne eravamo pure dimenticati.

Ci hanno pensato i due attentatori che hanno fatto strage nei mercatini natalizi di Berlino, a darci il promemoria. Forse, la sveglia. Dicono che il sopravvissuto sia un pakistano richiedente asilo, entrato in Germania da poco, e dicono che questo fatto costituisce un implacabile atto d’accusa alla politica immigrazionista della Merkel, che anzichè chiudere totalmente le frontiere le tiene aperte a fisarmonica, calcolando i flussi ma non, evidentemente, il rischio di radicalizzazione fra i profughi. Ma non dicono che finora, gli episodi di terrorismo a vario titolo islamista sono stati compiuti da immigrati occidentali od occidentalizzati, che aderiscono all’ideologia totalizzante del Califfo in solitaria, esaltandosi davanti al computer sul mezzo più global che esista, Internet, auto-arruolandosi in un esercito che ha un territorio con capitale Raqqa, ma contemporaneamente e potenzialmente é senza confini e ci abita nella porta accanto.Dicono che bisogna cacciarli («fuori dai coglioni», scriveva oggi il sempre misurato Feltri), che bisogna combattere, che bisogna reagire. Ma se c’è chi pensa di conquistare il nostro benessere trasferendosi da noi, se c’è chi ci odia perchè il nostro benessere ci ha resi ciechi e sordi di fronte agli errori, gli orrori e le ingiustizie che abbiamo causato nel mondo musulmano, è da noi stessi che partire, per capire cosa fare.

Dicono infatti che non dobbiamo rinunciare al nostro modo di vivere. Alla nostra felicità. Ma quale felicità, di grazia? Quando portavamo i calzoncini corti, l’età in cui ci beviamo tutto facendo sì sì con la testa, ci hanno rintronato con l’idea che rinunciare a un po’ del nostro per il prossimo sia il dovere di buon cristiano. Poi, più grandicelli, ci hanno spiegato che consumiamo troppo e male, che sprechiamo, che buttiamo via troppa roba, che spendiamo i nostri soldini in cavolate che ammalano la Terra. Oggi, che purtroppo ragazzi non siamo più, abbiamo capito che non per doveristica bontà, e nemmeno solo per ecologismo, faremmo meglio a dismettere uno stile di vita vuoto, vacuo, fatuo, imbecille.

Ma per un ragione molto terra e al tempo stesso spirituale: perchè ci fa star male nel profondo, nell’inconscio e nel corpo, passare la vita a correre, rincorrere, scrivere e rispondere ai messaggi, controllare le email, guardare, e soprattutto guardarsi sui social, lavorare di più per essere pagato di meno, fare la spola da casa al lavoro e dal lavoro a casa, col fiatone per racimolare il tempo per uno straccio di hobby o per far muovere un po’ i muscoli, visto che siamo schifosamente sedentari; non sapere più cos’è stare in silenzio, non sapere quasi più cos’è un paesaggio incontaminato, non aver mai saputo, per chi oggi ha vent’anni, com’è l’esistenza senza essere perennemente connessi, reperibili, rintracciabili, con la testa china e autistica sul telefonino; non riuscire a fare a meno della santissima obsolescenza del prodotto che ci fa comprare l’ultimo modello di cellulare, di computer, di satellitare, altrimenti ci perdiamo le indispensabili novità tecniche, così come non poter evitare il giro di shopping, il rito degli acquisti, la fila idiota al Black Friday, la vacanzetta dove cerchiamo gli stessi comfort e le stesse abitudini di casa, spendere e spandere in status symbol standardizzati, anzichè sperperare pure gioiosamente (pauperismo, vade retro!) ma non perchè lo predica la pubblicità o perchè così fan tutti ma perchè a me, che son fatto come son fatto, piace eccedere e lussarmi il conto (lusso viene viene da luxus, stessa etimologia di quando vi parte una scapola) secondo i miei gusti, solo miei, e non i gusti degli altri, alla ricerca di piacere gratuiti, letteralmente gratis, per dono, non cash, senza attaccamento, senza compulsività, senza produrre tutta quella spazzatura materiale e mentale; e infine, cosa che sta in cima alla lista, fare tutto quel che facciamo sempre con l’affanno, sempre con l’occhio all’orologio, senza goderci più l’attimo, senza chiederci il senso di tutto questo. Il senso di noi stessi: che ci facciamo qui? E per cosa o per chi fatichiamo tanto, riempiendoci di appuntamenti, oggetti inerti, passatempi per ammazzare il tempo (e già questa espressione dice tutto), annoiandoci a morte nel tempo libero (l’altro tempo, quindi, è schiavo), prendendoci tremendamente sul serio nella nostra finto-allegra mediocrità, mentre non sappiamo più affrontare seriamente le questioni serie della vita, la nascita (non facciamo più figli) e la morte (rimossa come tabù che disturba la vendite)?

E ci vengono a dire che non dovremmo rinunciare a nulla? Dobbiamo rinunciare eccome, alla robaccia tossica e alla sua presunta sacralità. Anzitutto per star meglio, e così, poi, rinvigoriti, per lottare meglio contro questi paranoici. Io ho già cominciato da mo’. Come? Semplice: compro il meno possibile, dissacro un po’ tutto, mi interrogo sempre su che diavolo di scopo abbia quel che mi viene propinato per buono e scontato. Compresa la favoletta del “migliore dei mondi possibili”, che sarebbe il nostro.

http://www.vvox.it/2016/12/20/dopo-berlino-cambiare-il-nostro-modo-di-vita-si/

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Trump ufficialmente Presidente: tre attentati nel mondo firmati ISIS

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ATTENTATI QUASI CONTEMPORANEI ALLA CONFERMA DI TRUMP COME PRESIDENTE DEGLI U.S.A. DA PARTE DEI GRANDI ELETTORI (N.d.R.)

Le proteste e le petizioni degli irriducibili oppositori non sono riuscite a sbarrargli la strada verso la Casa Bianca

l grandi elettori hanno ratificato l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Come ampiamente previsto, le proteste e le petizioni degli irriducibili oppositori non sono riuscite a sbarrargli la strada verso la Casa Bianca dove si insedierà il prossimo 20 gennaio, giorno del giuramento.

Trump ha superato la fatidica soglia dei 270 voti durante il voto dei delegati del Texas dove ci sono stati due elettori “infedeli” che si sono rifiutati di ratificare l’elezione perché preoccupati per il conflitto d’interesse e i legami del miliardario newyorchese con la Russia.

Complessivamente, tra repubblicani e democratici, ci sono state 6 defezioni rispetto al verdetto dell’urna dell’8 novembre scorso. Trump si è così assicurato il voto di 304 grandi elettori contro i 306 previsti mentre la rivale democratica alla presidenza Hillary Clinton si è fermata a quota 228.

 

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Ankara, ora la Russia accusa: “Turchi responsabili della sicurezza”

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Risultati immagini per Putin e turchiaSegnalazione di Raimondo Gatto

Il portavoce del Cremlino alza la voce con la Turchia: “Secondo le leggi internazionali, lo Stato ospitante è responsabile della sicurezza dei diplomatici stranieri”
Ambasciatore russo ucciso ad Ankara da un jihadista

Un omicidio avvenuto in pieno giorno, alla galleria d’arte contemporanea della città, durante un evento ufficiale che avrebbe dovuto essere sorvegliato con estrema attenzione. Un omicidio che pone con ancor maggior urgenza il tema della sicurezza nella Mezzaluna, da mesi sotto attacco da parte di terroristi afferenti alle sigle più svariate. Un omicidio che apre una serie di questioni molto serie per quello che riguarda i rapporti con la Russia, assai altalenanti negli ultimi tempi
Questa mattina il portavoce del Cremlino ha ricordato come la Turchia sia responsabile della sicurezza dei diplomatici stranieri quando essi si trovano al di fuori dell’ambasciata o delle strutture consolari. “Sulla base della Convezione di Vienna sulle Relazioni Diplomatiche, il Paese ospitante è responsabile della sicurezza delle missioni diplomatiche – ha detto Dmitry Peskov – e per questo
il presidente ha indicato la necessità di ricevere garanzie della Turchia riguardo alle missioni diplomatiche russe”. Continua a leggere

Dietro le menzogne di Aleppo

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alepppoSegnalazione del Centro Studi Federici

Dal dottor Nabil Antaki, ecco un’altra pagina di verità sulla tragedia e sulla riconquistata libertà degli Aleppini
 
Cara F.
Comprendo bene la confusione di uno dei due tuoi interlocutori o il disagio dell’altro, e comprendo anche la tua domanda: ‘qual è la verità? ’
Capisco molto bene la reazione di queste persone sottomesse alla martellante propaganda mediatica occidentale di parte. Una propaganda manichea con i buoni definiti ribelli o rivoluzionari (dimenticando che essi fanno parte dei due gruppi (Daesh e al-Nusra) che la Comunità internazionale ha classificato come organizzazioni terroristiche.  Si dimentica anche che 90.000 jihadisti stranieri sono venuti nel nostro Paese per fare la jihad. E si dimentica che il fine di questi terroristi è la realizzazione di uno Stato islamico. 
Dall’altro lato, ecco i malvagi, demonizzati da una massiccia disinformazione, sin dagli inizi degli avvenimenti, per accelerare la caduta del regime.
I ribelli-terroristi che invasero i quartieri est di Aleppo nel luglio del 2012 e Mosul nel 2014 sono gli stessi che commisero gli attentati a Parigi nel 2015.
A Parigi, erano terroristi che bisognava eliminare.
A Mosul, voi applaudite (giustamente) l’assalto dell’esercito iracheno appoggiato dai raids aerei statunitensi e della coalizione, per liberare la città dai terroristi di Daesh, (ben sapendo che questi raids faranno ovviamente delle vittime civili, senza che in Occidente qualcuno se ne dispiaccia).
Ad Aleppo, voi invece condannate l’assalto dell’esercito dello Stato siriano il cui scopo è liberare una parte della città, controllata da quattro anni e quattro mesi dagli stessi terroristi di al-Nusra. (Ricordiamo che Daesh e al-Nusra erano un unico gruppo, scissosi in due circa due o tre anni fa, poiché al-Nusra voleva seguire al Qaïda e giurare fedeltà al delfino di Ben Laden, mentre Daesh voleva giurare fedeltà al califfo auto-proclamatosi Baghdadi).
Dov’è la verità? Non certo presso i giornalisti e i media.
Essa si trova presso coloro che vivono qui.
Presso gli abitanti di Aleppo-ovest (che non sono soltanto cristiani, dato che siamo rimasti in pochi), che ieri sera hanno manifestato la loro gioia nelle strade all’annuncio della liberazione di una gran parte di Aleppo-est. Coloro che hanno subito durante quattro anni e mezzo bombardamenti quotidiani da parte dei terroristi di Aleppo-est con decine di vittime tutti i giorni (naturalmente ignorati dai media occidentali e nessuno che abbia sentito imbarazzo). I terroristi li hanno privati d’acqua potabile per più di due anni (1 milione e mezzo di abitanti a cui si è tagliata l’acqua corrente è un crimine di guerra e contro l’umanità) e nessuno ne è stato sconvolto. Sono stati gli Aleppini a supplicare l’esercito ed il governo di liberare i quartieri orientali ed era dovere dello Stato intervenire.
La verità sta presso gli abitanti liberati dei quartieri orientali di Aleppo, che erano ostaggi dei terroristi, anzi scudi umani. Bisogna vederli scoppiare di gioia, mentre si gettano tra le braccia dei soldati, e piangere quando ritrovano membri della propria famiglia. Bisogna ascoltarli raccontare le sofferenze per ciò che i terroristi gli hanno fatto subire. Naturalmente, tutto ciò è documentato con dei video in arabo che non vi mostrano.
I bombardamenti russi e siriani, che tanto hanno disturbato i nostri amici europei [sensibili e cinici a fasi alterne o a seconda della collocazione topografica delle vittime. N.d.T.], ebbene sì, hanno fatto vittime tra i civili e noi lo deploriamo. Ma voi, voi siete altrettanto addolorati per le vittime civili fatte dalla coalizione occidentale nei bombardamenti di Mosul? O la bomba americana è forse più intelligente della russa ?. In Siria no. Infatti i raids della coalizione occidentale sui terroristi hanno mietuto ogni volta vittime civili e l’ultimo raid aereo francese ne ha fatte 110 in un colpo solo, ma non ve lo dicono. Durante una presa di ostaggi, dopo negoziazioni e tentativi infruttuosi per liberarli pacificamente, la polizia non dà forse l’assalto pur essendo consapevole che potrebbero esserci delle vittime tra gli ostaggi?
Non esistono guerre pulite (dimenticate che stiamo vivendo in guerra da cinque anni e mezzo), però i media europei hanno esagerato i fatti, modificando e amplificando la realtà. Il martellamento che avete subito è intessuto di menzogne. Vi hanno annunciato dieci volte in sei mesi la distruzione dell’ultimo ospedale di Aleppo-est: come se per un colpo di bacchetta magica l’ospedale potesse risorgere in due settimane. Vi hanno mostrato il ‘Sindaco di Aleppo-est’ in tutte le salse: conferenze-stampa, ricevuto da Hollande, imbarcandosi con Duflos in un farsesco viaggio ad Aleppo. Ma si dà il caso che questo signore non sia sindaco di Aleppo e neppure di Parigi. Egli è semplicemente un impostore fatto uscire come un coniglio dal cappello di un prestigiatore per appoggiare la campagna mediatica messa su per arrestare l’avanzata dell’esercito lealista, pretendendo una tregua per ragioni ‘umanitarie’: cioè per permettere ai terroristi (geneticamente modificati dagli Occidentali in ‘ribelli moderati’) di riprendersi.
I Siriani, che hanno sofferto troppo per questa guerra e gli Aleppini in particolare, non accetteranno la proibizione di esprimere la loro gioia nel vedere la disfatta dei terroristi (almeno in Aleppo), i loro concittadini di Aleppo-est liberati, e di poter vivere senza piangere ogni giorno la morte di un parente, di un amico, di un vicino, uccisi dai proiettili di ribelli-terroristi.
Nabil
 
P.S La campagna mediatica è stata orchestrata alla perfezione: un martellamento quotidiano di menzogne che le persone, pur di buona volontà e con un certo spirito critico, arrivano a credere, non avendo una conoscenza diretta della situazione sul terreno. ‘Non possono mentirci tanto, sicuramente c’è del vero’ pensano. Se voi mentite, mentite e continuate a mentire, qualcosa delle vostre menzogne sarà creduto. ’’ 
 
Traduzione di Maria Antonietta Carta

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State calmi, è strategia della tensione

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di Maurizio Blondet

Ankara, Zurigo, Berlino.  Il più grosso è ovviamente a Berlino, 9 morti una cinquantina di feriti – modus operandi simile all’attentato di Nizza del 14 luglio;  è la prima volta che un vero attentato “alla francese” colpisce la Germania. La Francia ha ed ha avuto le mani in pasta in Siria, fa i giochi sporchi da anni; Berlino è rimasta neutrale.   A Zurigo, uno sconosciuto ha sparato in  un centro islamico.  Ad Ankara, ucciso da un poliziotto l’ambasciatore russo.

E’ troppo presto per dire qualcosa di più preciso. L’assassinio di Ankara è stato rivendicato, più precisamente esaltato, dall’IS e da Al Qaeda, certo come no:  attraverso il SITE di  Rita Katz. E’ un indizio abbastanza preciso.  Anche Obama, anche al Dipartimento di Stato, e alla Cia, hanno ottime ragioni per esaltare l’omicidio,  prima   di dover traslocare.

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http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/isis-e-al-qaida-esaltano-l-attentatore-di-ankara_3047209-201602a.shtml

A che scopo?, mi chiede qualcuno. Che domanda: uno degli scopi  della strategia della tensione,  l’ondata sincrona di attentati l’ha già ottenuto  dentro di  voi: vulnerabili, esposti ad un’aggressione che può colpirvi in ogni momento, perché il nemico, musulmano, è folle . Lo è, infatti; solo pensate che è quel nemico musulmano che vi hanno imposto di accettare a centinaia di migliaia,  masse troppo subitanee  che manca il tempo di integrare, giovani maschi per lo più, per cui le fanciulle europee sono una provocazione sessuale; quanti di loro sono criminali e pregiudicati? Jihadisti?

Ma  se provate a fare questa domanda siete razzisti, egoisti, privi di carità.

La centrale che vi obbliga ad accoglierli tutti, è la stessa che vuol farvi paura –e giustamente – per questa invasione inassimilabile. Contraddizione? Ma questa  è uno dei suoi strumenti più preziosi nella strategia della tensione, vi lacera fra due pulsioni opposte,   due discrasie cognitive, fra senso di colpa e urto irrazionale di rabbia, voglia di uccidere. E’ un successo.

Perché la strategia della tensione in Europa, in queste ore? Mentre Aleppo è liberata? Mentre Obama fa’  le valige? Continua a leggere

Il “Modello Goro”: no ai clandestini, ospitano una famiglia italiana in difficoltà

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A Goro cacciarono gli immigrati. Ora ospitano famiglia italiana

A Goro due cooperative di pescatori hanno dato un buono spesa e una casa ad una famiglia (italiana) sfollata: “Benvenuti nella repubblica di Goro”

Goro e Gorino respinsero i migranti. Una quindicina di ragazze sbarcate in Italia e redistribuite nei due piccoli comuni nel ferrarere senza “l’autorizzazione” dei cittadini.

E soprattutto requisendo l’unico hotel della zona, togliendolo ai turisti e regalandolo ai migranti.

Oggi i cittadini, quasi tutti pescatori di volgole, parlano della “repubblica di Goro“. E in effetti sono gli unici in Italia ad essere riusciti a costringere il prefetto a rivedere le proprie decisioni e a spostare altrove i profughi. E in questa “repubblica” a parte, ieri i responsabili di due cooperative di pescatori hanno deciso di dimostrare che quello di Goro è un popolo ospitale. Ma con chi vogliono loro. Ovvero una famiglia sfrattata di Cavarzere, padre, madre e quattro figli, che nel loro paese non avevano trovato una sistemazione.

A Cavarzere, il nostro Comune in provincia di Venezia, nessuno ci ha aiutato anzi ci hanno presi in giro“, così ha detto Gianluca Maniero prendendo le chiavi di quella che sarà la loro casa. A Goro Fausto Gianella e Mauro Finotello, rappresentanti delle cooperative di pescatori, sono riusciti a raccogliere i soldi per un buono spesa da 800 euro e ad assegnare a questa famiglia un appartamento. “Si tratta di un gesto di solidarietà – ha spiegato a La Nuova Ferrara il capo della cooperativa La Vela – un incentivo per ripartire. E la casa dove andranno ad abitare, anche se si trova a Mesola, è di proprietà di una gorese che ha voluto mettere a disposizione a titolo gratuito la propria abitazione per aiutare questa famiglia“.

La storia della famiglia Maniero è in realtà abbastanza controversa. Nei giorni scorsi Le Iene hanno mandato in onda un servizio in cui il loro ex padrone di casa sostiene che la famiglia Maniero avrebbe smesso di pagare senza motivazioni, visto che nello stesso periodo avrebbero comprato una macchina. E che il Comune di Cavarzere avrebbe loro offerto una soluzione dignitosa, però rifiutata. “Hanno raccontato quello che volevano raccontare – si difende però Maniero – La casa vuota mostrata nel servizio non è quella che ci aveva proposto il Comune. Noi abbiamo rifiutato la loro soluzione perché di fatto non era una soluzione, era un’abitazione fatiscente, un “loculo” dove non si possono crescere bambini“. “Goro ci sta tirando fuori da una situazione che era diventata insostenibile, resa ancora peggiore dagli amministratori cavarzerani che hanno solo infangato la nostra famiglia attraverso televisioni e giornali – conclude Maniero a estense.com Nulla hanno fatto per salvaguardarci, con 240 case libere – sostiene il capofamiglia – molte delle quali destinate all’accoglienza migranti. Per loro c’è sempre posto“.

Se ai migranti ci pensa lo Stato, agli italiani ci pensano gli stessi italiani. ci hanno pensato i cittadini di Goro, cui “non interessa” quello che dice la tv. Per loro è importante aiutare un italiano e dare un messaggio. Le cooperative di pescatori sono pronte anche a trovare un lavoro a Maniero, quello che gli manca da un anno e mezzo.

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Salerno, Gesù rappresentato come un immigrato nel Presepe

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Gesù Bambino è un migrante, minacciato da un’onda. San Giuseppe e la Madonna viaggiano su una barca. I Re Magi, assolutamente sui generis, rappresentano Protezione civile, Croce rossa e Caritas. E nel presepe di sabbia che affascina Salerno non manca neanche la Guardia costiera. Si chiama “Un mare di speranza” l’originale interpretazione della Natività realizzata – sotto l’egida di BlueSand, il coordinamento artistico di Domenico Spena e il patrocinio del Comune di Salerno – da tre scultori di fama internazionale – lo spagnolo Etual Ojeda, il ceko Radovan Zivny e l’italiano Gianni Schiumarini – e in mostra lungo l’arenile di Santa Teresa fino al prossimo 8 gennaio.

CONTINUA SU: http://napoli.repubblica.it/cronaca/2016/12/17/foto/gesu_come_un_migrante_a_salerno_il_presepe_di_sabbia_fa_riflettere-154322758/1/?ref=fbpr Continua a leggere

Tutti gli errori di Virginia Raggi (e di Beppe Grillo)

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di Paolo Becchi

Tutti gli errori di Virginia Raggi (e di Beppe Grillo)

Fonte: Formiche

“Beppe Grillo doveva fare solo una cosa: far dimettere la Raggi. Le dimissioni di Paola Muraro, indagata, e l’arresto di Raffaele Marra sono un uno-due micidiale per il Movimento 5 Stelle. Non si può far finta di nulla, come stanno facendo…”. Paolo Becchi è l’ex ideologo del movimento grillino, da cui da tempo ha preso le distanze ma le cui vicende continua a seguire con attenzione e passione. Il professore genovese guarda con delusione agli ultimi eventi romani.

Professor Becchi, cosa pensa delle vicende delle ultime ore?

Raffaele Marra era uno dei collaboratori principali di Virginia Raggi, non ci si può difendere dicendo che è un tecnico, uno dei tanti dipendenti del Comune. Stanno trattando la vicenda come se Marra fosse un idraulico: non è bravo, ha sostituito male una tubatura, bisogna chiamarne un altro. Con questa logica sono tutti tecnici: lo è la Muraro, lo è anche l’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini. Tutti tecnici e nessuna responsabilità politica. Evviva!

La vicenda Marra andava avanti da mesi con roventi polemiche…

La giunta Raggi è partita col piede sbagliato. Dato che la vittoria era ampiamente prevista, avevano tutto il tempo per lavorare a una bella squadra. Invece è sembrato tutto frettoloso e improvvisato, come se il Campidoglio fosse caduto dal cielo. E questi sono i risultati. Continua a leggere

ARRESTATI AD ALEPPO UFFICIALI NATO. CONSIGLIO DI SICUREZZA SI RIUNISCE A PORTE CHIUSE

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di Maurizio Blondet

Devono essere i bambini sulle cui sofferenze  tanto hanno pianto Mogherini,  Botteri, Staffan De Misura, Kerry…invocando una tregua per salvarli.

La riunione avverrà alle18 ora italiana, alle 12  ora di New York.

Voltaire Network — The Security Council meets in secret, Friday 16 December 2016 at 17.00 universal time – NATO officers were arrested this morning by Syrian Special Forces in a bunker in East Aleppo.

E’ stato Putin.

Fonte: http://www.maurizioblondet.it/arrestati-ad-aleppo-ufficiali-nato-consiglio-sicurezza-si-riunisce-porte-chiuse/ Continua a leggere

“Sia lo Stato a stabilire quali notizie sono vere, e quali fake”

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Una notizia falsa che non ha inquietato la Boldrini di Maurizio Blondet

Da Repubblica: “Boldrini contro l’odio e le fake news.  Appello ai cittadini per smascherare le bufale web.  La presidente della Camera annuncia un’azione per sollecitare il debunking. “Sono in contatto con quattro  esperti, lavoriamo con i social network contro la disinformazione”.  Si dà anche il nome dei quattro ‘esperti’ preferiti dalla Boldrini:  Paolo Attivissimo (il disinformatico – che già dimostra un partito preso ideologico ), David Puente, ex dipendente Casaleggio, Michelangelo Coltelli, alias Butac e Walter Quattrociocchi, IMT lab.

Claudio Messora ha detto quasi tutto quel che si poteva dire dell’iniziativa  nel suo video  del 16  dicembre:

https://www.youtube.com/watch?v=2tTm7xeru8c&feature=youtu.be

Aggiungo solo qualche appunto giuridico-politico.  Se la Boldrini riesce a realizzare il suo ideale, sarà un organo dello Stato a sancire quali notizie sono “false” e quali “vere. La presidenza della Camera, organo dello Stato, raccoglierà le denunce dei debunker che ha scelto lei (almeno un concorso pubblico, no?) e  poi  farà sopprimere le notizie ritenute “false” da loro, eventualmente punendo i diffusori delle dette notizie false.  Con azioni penali? Multe? Insomma opererà la censura. La censura di Stato contro le notizie che non approva. A suo insindacabile giudizio considerandole ‘false’.

Se questo non si chiama “totalitarismo”, non so come chiamarlo. Totalitarismo con un tocco di dispotismo orientale, essendo tutta l’attività  repressiva annunciata condotta extra-legem, e in definitiva dipendendo dagli umori e dalle rabbie momentanei della Sultana. Continua a leggere

Fondazione Arena, il silenzio di Polo sul Corpo di Ballo

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Segnalazione di Verona Pulita

Fondazione Arena, il silenzio di Polo sul Corpo di Ballo

Fondazione Arena, il silenzio di Polo sul Corpo di Ballo

Michele Croce, candidato sindaco della coalizione di liste civiche “Verona Pulita”, commenta l’intervista del sovrintendente della Fondazione Arena Giuliano Polo Verona – 15 dicembre 2016 – “Ho letto con interesse l’intervista rilasciata dal nuovo sovrintendente della Fondazione Arena, Giuliano Polo. Ho apprezzato la chiarezza con cui ha tracciato il prossimo futuro della Fondazione e sono sicuro che riuscirà a portare …

Leggi tutto.

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