Il Gattopardo

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di Umberto Bianchi

Il gattopardo

Fonte: Umberto Bianchi

Forse mai film e romanzo furono tanto veritieri in quanto a simbolica rappresentazione di un paese come il nostro…Tomasi di Lampedusa aveva, già nell’oramai lontano 19° secolo preconizzato e rappresentato al meglio lo spirito di quell’Italia che, ancorchè giovane nazione sul proscenio mondiale, mostrava già di possedere caratteristiche piuttosto “inedite”, quanto a coerenza e a tutte le virtù ad essa correlate. Oggi, a quasi due secoli di distanza, l’Italia sembra ricalcare pedissequamente certi copioni, senza soluzione di continuità…Il tanto osannato Referendum sulle Riforme istituzionali che, per taluni sembrava rappresentare un metafisico spartiacque, dopo il quale o il Diluvio o una nuova Palingenesi ci avrebbero atteso, bene, a nulla ha portato, nonostante il NO chiaro e forte espresso dagli italiani ad un Governo abusivo, non eletto, impopolare, asservito in modo sfacciato alle lobbies della finanza internazionale. Come se nulla fosse, dopo una farsesca consultazione tra le forze di Governo e la Mummia Presidenziale, gli stessi nomi, le stesse facce, le stesse poltrone, sono state ancora una volta riconfermate, stavolta sotto la sagace guida dell’ex ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, una figura di fronte alla quale Renzi pare Flash Gordon, quanto a sveltezza, energia e spirito di intraprendenza (in negativo, sia ben chiaro…). Tutto il chiasso, il clamore, le speranze, le paure, sono scivolate via come se nulla fosse, trascinate nel “cupio dissolvi” della costituzione di un governo-fotocopia, frutto della solitaria partenogenesi di una qualche abominevole creatura, lontana anni luce dal popolo e dal suo sentire. Sì, è vero, Loro hanno detto che questo sarà un governo di “scopo”, cioè messo lì per portare a termine solo certe incombenze istituzionali, dopodiché si autoscioglierebbe per lasciare che siano i cittadini a dire la loro. Ed è proprio su questo ultimo punto, che riteniamo sia lecito nutrire i più forti e ragionevoli dubbi. Non che non si voterà mai più, ma è ragionevole dubitare che non sarà in tempi così brevi; qualcuno preconizza il 2017 o il 2018 ed oltre. Nel prevedere tempi così lunghetti si dovrebbe, però tener presente che, mummie ed affini, hanno sicuramente un concetto del tempo più elastico ed “allungato” di quello di noi umani, così attaccati all’idea di un consenso politico che dovrebbe trovare base e fondamento nella coscienza della gente, di quel popolo, oggidì messo in disparte, dalla sfacciata arroganza delle oligarchie buoniste e progressiste. Costoro credono che democrazia, libertà di espressione e scelta vadano bene solo quando utilizzate per conferir loro consensi, altrimenti, senza troppe storie, si ricorre a quella modalità di golpe “soft”, leziosamente chiamata “governo tecnico” o “di scopo”, dietro le quali si nasconde una vera e propria arbitraria sospensione dei diritti dei cittadini. Ma, come recita un antico adagio, “non tutto il male vien per nuocere”. Siamo ancora in una situazione troppo fluida, perché da un confronto elettorale non possa ripetersi un altro nauseabondo, pateracchio all’italiana. La legge elettorale, anzitutto. Sarebbe veramente ridicolo tornare al voto con due leggi elettorali differenti, una per la Camera e l’altra per il Senato. Sarebbe certamente auspicabile un ritorno al Proporzionale. Ma, seppure importante, non è questa la ragione-principe che dovrebbe indurci ad una più approfondita riflessione, basata su quanto abbiamo poc’anzi accennato. Ad ora, le forze di opposizione, sono ancora troppo confuse e frastagliate. Incertezza e poca chiarezza regnano sovrane, accompagnate a rivalità di varia natura. Il quadro che va via via prospettandosi, non consente, a parere di chi scrive, indecisioni o sbavature di sorta, anche perché stavolta, più che mai, in giuoco non c’è solamente il fragile equilibrio politico italiano, ma la nostra stessa sopravvivenza come popolo, ethnos, inteso come comunanza di lingua, cultura e visione del mondo. Una sopravvivenza oggi seriamente messa in giuoco dall’accelerazione impressa a quel processo di omologazione ed asservimento globale ai “desiderata” dei potentati finanziari internazionali, la cui più grave manifestazione, tra le tante, è rappresentata proprio dalla sconsiderata immissione di masse umane provenienti da aree esterne all’Europa, al fine di sostituire con queste ultime, la forza lavoro nostrana e, con essa, qualunque forma di rivendicazione e freno al liberal capitalismo. Ed il fatto che, in giro di idee chiare ve ne siano poche, lo dimostra anche la vicenda di movimenti come il 5 Stelle che, al di là di belle parole e di splendide intenzioni, alla prova dei fatti, ha dimostrato immobilismo ed incapacità nelle scelte strategiche, come accaduto con la giunta Raggi a Roma, la cui squadra di lavoro non è stata ancora completata o, come nei casi di altre realtà locali, con coinvolgimenti ed avvisi di garanzia di vario tipo e genere. Una vecchia storia all’italiana, questa, che troppo spesso, ha visto forze politiche fresche di anni di dura opposizione, finire con l’impantanarsi in quella stessa palude, in cui giacevano le tanto vituperate forze dei vari governi, fatti oggetto delle peggiori accuse. Ed allora forse, sarà proprio vero che “non tutto il male vien per nuocere”. Quel lasso di tempo, più o meno breve, lungo o medio, che intercorrerà tra l’insediamento del governo-travicello e l’indizione di nuove elezioni, dovrebbe essere adoperato per mettere a punto idee, programmi, strategie, chiari e non per rincorrere obiettivi a brevissimo termine, che potrebbero rivelarsi delle trappole senza scampo, per chi vi si voglia impunemente avventurare. La fretta di dare battaglia in campo aperto, ha troppo spesso portato alla sconfitta anche le menti e le personalità più importanti della storia, come nel caso di Napoleone, mentre il lungo e logorante assedio, lo sfinimento per inedia delle forze nemiche, accompagnato da un rapido e secco colpo di grazia, ha finito, molto spesso, per rivelarsi una strategia vincente. Un’opposizione dura, logorante, continua, accompagnata da idee chiare, sino allo sfinimento ed al completo sfaldamento delle forze di establishment, si potrebbe rivelare molto più efficace e duratura nei risultati, che non una frettolosa e scombinata ascesa alla sala dei bottoni, accompagnata da altrettante rapide e disastrose uscite di scena. Ed allora, cari amici, lettori e militanti, meglio una “Lunga Marcia” di maoista memoria, meglio una “Lotta di lunga durata” alla Ho Chi Minh, che non il pregustare il dolciastro sapore di quanto mai improbabili posticini al sole, immaginando alleanze, assi, coalizioni, leggi elettorali che, di per sé, non hanno e non avranno mai nessun senso compiuto, se non accompagnati da un epocale cambio di approccio verso l’azione politica.

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DUTERTE: Il NUOVO “DON RODRIGO” DELLA SINISTRA

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Risultati immagini per Rodrigo Duterte

di Raimondo Gatto

RODRIGO DUTERTE BALZA AL PRIMO POSTO NELLA CLASSIFICA DELL'”UOMO NERO” DI TURNO, SUPERANDO TRUMP, la LE PEN e FARAGE. Ecco ciò che scrive di lui “La Repubblica”.

Duterte: “I trafficanti? Datemi il tempo di ucciderli tutti”(reuters)
Sono due le cose alle quali il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte non vuole rinunciare. La prima è la lotta ai narcotrafficanti. La seconda sono le sue parole inappropriate. Dopo aver definito il presidente Obama un “figlio di …”, Duterte era finito al centro delle attenzioni internazionali per le dichiarazioni di un suo sicario che aveva rivelato i metodi sanguinari di Duterte nei confronti dei suoi oppositori. Ma nulla può fermare le affermazioni di Duterte che oggi dichiara di aver ancora bosogno di altri sei mesi per portare a termine la sua lotta alla droga. Continua a leggere

Cenni di esoterismo in alcuni ambienti neotemplari

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Lungi da noi ogni forma di sètta, segreta e non, massoneria, lobby, esoterismo, teorie evoliane o guenoniane in materia: noi siamo Cattolici Apostolici Romani integrali (ovvero integralmente Cattolici)

Segnalazione di Corrispondenza Romana

cavtempl

di Padre Paolo M. Siano FI

Alcuni membri di uno dei tanti Ordini neotemplari mi hanno contattato e chiesto un colloquio. Li ho accolti e ascoltati. Mi hanno espresso la loro profonda amarezza, delusione e preoccupazione. Sono entrati in quel gruppo neotemplare con il desiderio di conoscere e vivere i valori spirituali e cristiani degli antichi e autentici Cavalieri Templari, quelli del tempo di San Bernardo da Chiaravalle.

Invece hanno progressivamente percepito e compreso di trovarsi in un ambiente non poco permeato di esoterismo… Mi hanno parlato, tra l’altro, dei seguenti punti che dicono di aver riscontrato all’interno del loro Ordine:

  1. a) l’esistenza, nell’Ordine, di una cerchia interna con un nome ben preciso, più o meno nota agli altri membri non cooptati;
  2. b) il richiamo costante a una «Tradizione» templare trasmessa oralmente da Maestro a discepolo
  3. c) concetti quali « quadro numerologico», «alchimia», «kundalini», il «terzo occhio», ecc…
  4. d) un particolare rito di “comunione” a base di pane e vino (al di fuori della Messa)…
  5. e) presunti riti minori di esorcismo
  6. f) combattimento contro le forze del male, non solo con le comuni preghiere cristiane, ma anche attraverso oggetti (mantelli, colori, anelli…) a cui sembra esser conferita, di fatto, una “efficacia” quasi pari a quella dei Sacramentali della Chiesa (non sanno se quegli oggetti siano stati benedetti da qualche sacerdote dell’Ordine); il suddetto combattimento prevede anche particolari gesti rituali per captare e trasmettere energie;
  7. g) una strana angelologia, ecc…

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Roma: al Campidoglio si discute di “poliamore”. A quando una legge ?

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

https://www.osservatoriogender.it

(di Rodolfo de Mattei su Osservatoriogender.it)

Dalla monogamia delle unioni etero e omosessuali alla poligamia, rappresentata dal cosiddetto “poliamore”, l’ultima frontiera sessuale che rivendica la possibilità di poter intrattenere più relazioni intime, sessuali o affettive allo stesso tempo, “con il consenso esplicito di tutti i partner attuali e potenziali”.

Questo è il tema al centro di un incontro, sotto forma di talk show, dal titolo “Poliamore: narrazioni, diritti e riconoscimento”, che si terrà a Roma, presso la Sala del Carroccio del Campidoglio, sabato 10 dicembre.I promotori dell’iniziativa, l’associazione R.Eti. e il portale dedicato all’amore multiplo “Poliamore.org“, lamentano infatti come la “non monogamia” sia ingiustamente rimasta ai margini dell’attuale ampio dibattito in corso “sul tema del riconoscimento della famiglia e delle relazioni“, rivendicando, dal canto loro, la necessità che “si inizi a prendere atto dell’esistenza di relazioni significative che non rientrano nella coppia monogama, eterosessuale o omosessuale che sia. Relazioni che a volte coinvolgono anche minori, con tutte le necessità del caso“.  Continua a leggere

“E’ STATO PUTIN”: NON E’ PIU’ PROPAGANDA, E’ PSICHIATRIA OLIGARCHICA

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di Maurizio Blondet

In Germania è  stato arrestato il profugo afgano di 17 anni (dice lui) che ad ottobre, a Friburgo,  ha stuprato e ucciso la studentessa di 19 anni Maria Landerburger, figlia (tra l’altro) di un altissimo funzionario UE, l’assistente capo dell’ufficio giuridico della Commissione. Lo scorso mese gli agenti  tedeschi hanno arrestato sette profughi afghani  che, in un campo profughi, hanno violentato un’adolescente iraniana. “Una epidemia di stupri avviene in Germania”, il più possibile taciuta dai media, perché sono i profughi a commetterle.

Di chi è la colpa? Ma di Vladimir Putin, è ovvio. E’ possibile che i russi stiano infiltrando nei  centro di  raccolta dei profughi,  degli stupratori siriani legati ad Assad, e iracheni collegati a Saddam Hussein (buonanima), in combutta con la mafia russa, per aggredi

L'Esperto: stupri in Germania sono ordinati da Putin
L’Esperto: Putin ha infiltrato stupratori fra i profughi.

http://www.breitbart.com/london/2016/12/13/think-tank-warns-russia-sex-mobs-germans/

L’accusa è stata elevata  da  Gustav Gressel, un ‘esperto’ dell’European Council on Foreign Relations. Che  è il think tank a cui partecipa anche Emma Bonino;  nonostante il nome lo colleghi allo storico Council on Foreign Relations (CFR)  dei Rockefeller  che dagli anni ’20 detta gran parte della  politica estera Usa, lo ECFR è fondato e finanziato da George Soros. Continua a leggere

PETIZIONE: Dimissioni immediate del Ministro Fedeli! Firma subito!

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Segnalazione di Matteo Cattaneo

Chiediamo le dimissioni immediate del Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli: il suo profilo ideologico aumenta la sfiducia delle famiglie italiane verso la scuola pubblica!

FIRMA SUBITO!

Gentili lettori,

con questa petizione chiediamo le dimissioni immediate della Senatrice Pd Valeria Fedeli dal ruolo appena assunto di Ministro dell’Istruzione.

http://www.citizengo.org/it/ed/39580-dimissioni-immediate-di-valeria-fedeli-da-ministro-dellistruzione

Chiediamo le dimissioni del Ministro Fedeli per due motivi: innanzitutto, ha mentito su più siti web circa il suo reale titolo di studio, intestandosi una “laurea” in Scienze Sociali mai conseguita. In secondo luogo, Valeria Fedeli è la più accanita sostenitrice dell’introduzione delle teorie di genere nei programmi delle scuole italiane: la sua nomina quindi aumenta la già profonda sfiducia che sta sempre più allontanando le famiglie dalla scuola pubblica. L’opposto di ciò di cui abbiamo bisogno!

http://www.citizengo.org/it/ed/39580-dimissioni-immediate-di-valeria-fedeli-da-ministro-dellistruzione

Ti chiedo di firmare subito questa petizione, e di condividerla con tutti i tuoi contatti, affinché si chiuda una stagione di “guerra fredda” tra le famiglie italiane e la scuola pubblica, e insieme possiamo mettere le basi di un capitolo di nuova e fruttuosa alleanza. Ma per far questo, Valeria Fedeli deve dimettersi immediatamente e lasciare il posto a una guida più capace, adeguata e meritoria.

Grazie mille per il tuo aiuto!

Matteo Cattaneo e tutta la squadra di CitizenGO 

http://www.citizengo.org/it/ed/39580-dimissioni-immediate-di-valeria-fedeli-da-ministro-dellistruzione

Firma subito la petizione e condividila coi tuoi contatti, per chiedere le dimissioni immediate del neo-Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli: una figura ideologica che aumenta la discordia crescente tra le famiglie italiane e la scuola pubblica.

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Enroll in Our Christmas Mass Novena

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Segnalazione di don Anthony Cekada

Enroll in Our Christmas Mass Novena:

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Nine Masses Beginning Christmas Day

We offer this special Christmas Novena of Masses at St. Gertrude the Great for all those whose names have been sent to us. We place these on our altar at Christmas, and for nine consecutive days the priest offers Mass for all those so enrolled.

For information on how to enroll yourself or loved ones, click here.

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Marianne ha paura del presepio

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crecheSegnalazione del Centro Studi Federici

La repubblica francese, che il 14 luglio di ogni anno festeggia l’epoca delle ghigliottine, ha paura dei presepi.
 
I presepi infatti sembrano terrorizzare i rappresentanti delle istituzioni repubblicane, che negli ultimi hanno scatenato delle battaglie legali contro l’allestimento negli edifici pubblici, come le sedi istituzionali, della pericolosa scena della Natività.
 
Il Consiglio di Stato, all’inizio di novembre, si è pronunciato sulla questione. In nome della legge sulla laicità del 1905 i giudici hanno riconosciuto la possibilità di preparare i presepi in edifici pubblici alla condizione che non abbiano un carattere religioso (!) ma solo culturale o artistico e che la loro presenza non significhi il riconoscimento di un culto o di una preferenza religiosa (Bergoglio direbbe: che non siano mezzi di proselitismo). Per gli stessi motivi, per la loro installazione in luoghi pubblici, come i mercati, si raccomanda che non siano una manifestazione contraria alla neutralità imposta dalle autorità pubbliche.
 
A ben vedere, la sentenza del Consiglio di Stato non si discosta molto dalle motivazioni laiciste di certi politici della penisola italiana che, strumentalizzando il presepe, lo riducono a un semplice simbolo culturale, dimenticando o negando il suo valore principalmente religioso.
 

Isis, Iraq e Siria: burattini e burattinai

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3778159Segnalazione del Centro Studi Federici

Segnaliamo un articolo di fine ottobre che, alla luce degli avvenimenti degli ultimi giorni in Siria, non ha perso la sua attualità. A Palmira l’Isis – coi rinforzi giunti dall’Iraq – ha riconquistato il controllo di quella città simbolo, non senza una malcelata soddisfazione occidentale. Aleppo, invece, è stata quasi completamente liberata dall’esercito siriano, per la gioia di tutto il popolo siriano e in particolare delle comunità cristiane. I media occidentali, sordi e ciechi da quattro anni davanti ai crimini dei miliziani islamisti, ora diffondono continue notizie di presunti crimini dell’esercito governativo.
 
Le verità nascoste della battaglia per Mosul (Alfonso Tuor, 26/12/ 2016)
 
Come accade spesso, quanto viene raccontato dai media è il frutto della propaganda alimentata dalle fonti governative. Infatti la battaglia per Mosul viene presentata, come lo scontro decisivo contro lo Stato islamico. Insomma la conquista della seconda città irachena dovrebbe infliggere un colpo decisivo ai jihadisti ed indebolirne la capacità di usare l’arma del terrore contro l’Europa. La realtà non è questa. L’ISIS continua ad essere una marionetta usata dagli Stati Uniti e dalle monarchie arabe del petrolio. Il loro obiettivo non è distruggere lo Stato islamico, ma usarlo nella lotta contro il regime siriano di Assad e contro l’Iran e la Russia che lo sostengono. Questa è la spiegazione del fatto che migliaia di jihadisti sono fuggiti negli scorsi giorni con le loro famiglie a Raqqa, capitale dello Stato islamico, dove è situata anche la centrale operativa che trasmette ordini ai terroristi presenti in Europa. La fuga è avvenuta alla luce del sole con l’evidente consenso degli Stati Uniti. Infatti i cacciabombardieri della presunta Coalizione internazionale non hanno colpito la lunga e ben visibile colonna di mezzi dell’ISIS. Gli strateghi diranno che è stata una scelta giusta, poiché la fuga di migliaia di jihadisti renderà più facile la conquista di Mosul. Vi è da dubitare che questa mossa tattica renderà meno sanguinosa la battaglia per la conquista della seconda città irachena.
Ma la questione è un’altra: la missione della Coalizione internazionale è l’annientamento dello Stato islamico e la conquista di Mosul avrebbe dovuto essere solo un tassello di questa strategia. La decisione americana di consentire a migliaia di jihadisti di fuggire in Siria è in palese contraddizione con questo obiettivo, a tal punto da spingere Francois Hollande ad inalberarsi. Infatti gli attentati che hanno ferito profondamente la Francia hanno spinto l’Eliseo ad incrementare il proprio impegno militare contro l’ISIS. Quindi, come ha dichiarato il Presidente francese, dover prendere atto che la Coalizione, di cui fa parte il suo Paese, ha consentito a migliaia di jihadisti di trasferirsi tranquillamente in Siria, dove sembra essere situata la centrale del terrore, è stato considerato un affronto impossibile da accettare e una presa in giro che peserà anche sull’esito delle elezioni presidenziali in programma il prossimo mese di aprile.
Soltanto un “ingenuo”, come il presidente Hollande, puo’ ancora non aver capito che lo Stato islamico potrebbe essere rapidamente annientato, ma che non verrà distrutto, poiché deve ancora svolgere il compito per cui è stato creato e continua ad essere appoggiato da Stati Uniti, Arabia Saudita ed Emirati del Golfo. Oggi serve appunto per cercare di rovesciare le sorti della guerra in Siria che grazie all’intervento russo stanno volgendo a favore del regime di Assad. In quest’ottica si deve leggere anche la campagna occidentale contro i bombardamenti di Aleppo. Sarà interessante vedere se la guerriglia urbana dei jihadisti impegnati nella difesa di Mosul, che useranno i civili come scudi umani, non costringerà la famosa Coalizione internazionale a fare altrettanto per annientare i focolai di resistenza dello Stato islamico. Del resto è quanto hanno già fatto gli Stati Uniti alcuni anni orsono per prendere il controllo di Fallujah, allora nelle mani dei seguaci di Al Qaeda.
La verità è che la guerra in Iraq e Siria fa parte dello scontro globale avviato dagli Stati Uniti contro Russia, Iran e Cina. All’interno di questo quadro di riferimento i combattenti dello Stato islamico sono utilizzati come lo furono i Talebani per sconfiggere l’Unione Sovietica in Afghanistan. La lotta al terrore è solo un obiettivo secondario.
Il dramma è che i piani americani non stanno funzionando come Washington sperava. In Medio Oriente, la Turchia si è messa di traverso e sta complicando i piani di Washington. Infatti il presidente Erdogan, spaventato per il crescente aiuto americano ai combattenti curdi che potrebbe preludere all’appoggio statunitense alla creazione di uno Stato curdo, ha inviato un migliaio di soldati in Iraq per partecipare alla conquista di Mosul ed evitare che i peshmerga si approprino del trofeo della conquista di Mosul. Il Governo iracheno, appoggiato dagli Stati Uniti, chiede il ritiro delle truppe turche, ma Erdogan fa finta di non sentire. L’incognita turca è solo una delle imprevedibili variabili del futuro assetto politico del territorio strappato allo Stato islamico in Iraq. Ad esso si devono aggiungere il ruolo dei curdi, quello dei turcomanni, delle comunità cristiane e lo scontro tra sunniti e sciiti. La sconfitta dell’ISI è destinata a riportare alla ribalta tutti questi conflitti. (…)
 

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5 domande su quadri di Castelvecchio. E niente balle, per favore

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Tornano il 21 dicembre o forse addirittura prima. Ma restano molti dubbi. Ecco quali

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di Cesare Galla

I quadri rubati più di un anno fa al Museo di Castelvecchio di Verona tornano a casa dopo sette mesi di residenza coatta in Ucraina, dov’erano stati recuperati a maggio. Tornano il 21 dicembre, solstizio d’inverno. O forse addirittura prima, ma comunque entro Natale. Tutto è bene quel che finisce bene? Speriamo, ma resta un fatto: se vari elementi di questa storia sono ormai chiari, ce ne sono altri che non lo sono affatto. Innanzitutto, anche per scaramanzia sarebbe meglio rinviare l’esultanza a quando li avremo davvero sotto gli occhi, questi dipinti. Se non vedo non credo, secondo il modello evangelico di quel rompiscatole di San Tommaso. Dopodiché, il fautore della frettolosa quanto improvvida cittadinanza onoraria al presidente ucraino Poroshenko, il sindaco Flavio Tosi, si rassegnerà al fatto che rimanga nell’aria qualche interrogativo, che qui proviamo a riassumere.

1) Quando finalmente andremo a riprenderci il maltolto (e abusivamente trattenuto) saremo attrezzati con tutti i crismi? Dato che non se ne sente parlare, dobbiamo dare per scontato che è pronta una task-force di specialisti che sottoporrà ad expertise ogni singolo dipinto? Solo per verificare che siano proprio loro e che non si siano troppo rovinati, perché nulla sappiamo di quello che è accaduto durante i lunghi mesi di ostinata detenzione da parte del governo ucraino. Regni la fiducia, per carità, ma sarebbe increscioso che qualche inopinata scoperta avvenisse solo dopo che i dipinti sono tornati a casa.

2) Sarà mai soddisfatta la curiosità di base, la più banale ma anche la più comune e la più urgente? È la domanda delle domande: perché questi dipinti tornano solo dopo lunghi mesi di un tiraemolla spesso grottesco, talvolta surreale? Si saprà mai perché l’Ucraina ce li ha fatti tanto sospirare? In che cosa consistono le (così lunghe) “pratiche tecnico-legali” citate dall’ambasciatore di Kiev?

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Verona, centrodestra alla prova Provincia: “i se le fa e i se le dise”

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consiglio-provinciale-di-veronadi Matteo Castagna per www.vvox.it 

L’8 gennaio, data del rinnovo del nuovo consiglio provinciale, sarà una data interessante per capire cosa accadrà alle comunali di primavera

La legge Delrio ha modificato la legge elettorale per le Province. Prima si era detto che le si volevano abolire perché enti inutili e costosi. In realtà le si è svuotate di competenze e di economie e le si è parcheggiate in un angolo in attesa (lunga) di riordino. Però si è tolto all’elettore il diritto di voto, che sembra essere un po’ il pallino degli ultimi anni, a vari livelli. Così, non essendoci bisogno di campagne elettorali e promesse su promesse, sono elezioni che passano un po’ in sordina, prendendo solo i trafiletti dei giornali.

Sono, però, un banco di prova per testare alleanze e studiare strategie di Palazzo, per occasioni future. I suoi equilibri vengono decisi dai partiti attraverso elezioni con sistema proporzionale, effettuate solo dai sindaci e dai consiglieri comunali. Insomma, “i se le fa e i se le dise” – direbbero in riva all’Adige – ove il giorno 8 Gennaio 2017 gli amministratori dei 98 comuni scaligeri eleggeranno il nuovo Consiglio Provinciale di Verona.

Al di là di come la si pensi sull’opportunità o meno di mantenere in piedi questa istituzione (peraltro svuotata di fondi, come ha recentemente dichiarato il presidente Pastorello dicendo che non ha neppure i soldi per l’antigelo da mettere nelle auto di servizio), il dato interessante è sempre e solo politico. O meglio, è sempre e solo inerente i giochetti politici tra compagini e correnti, che la gente comune sente così lontani dalle sue reali necessità, da non sapere neppure che dopo l’Epifania si svolgeranno queste consultazioni. .

I partiti del centrodestra, forti della schiacciante vittoria del No al Referendum di Renzi, hanno ritrovato l’unità da tempo perduta e sono pronti a presentare la lista che vedrà anche esponenti di “Verona domani”, il movimento di Stefano Casali, già schieratosi per il No che, pur restando capogruppo della Lista Tosi in Regione, si schiera con la Lega, Forza Italia, Battiti, i centristi di Valdegamberi e Fratelli d’Italia. Ai tempi della Lega, il segretario nathional veneto nonché sindaco di Verona, avrebbe preso immediati provvedimenti, lui che ha espulso persone dal partito solo per averlo contraddetto o fischiato. Ma può essere che “Fare” epurazioni in questo frangente sarebbe sì coerente, ma non conveniente…

CONTINUA SU http://www.vvox.it/2016/12/15/verona-centrodestra-alla-prova-provincia-i-se-le-fa-e-i-se-le-dise/ Continua a leggere

Bergoglio “riabilita” anche Giuda

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Risultati immagini per Giudadi Federico Prati

Di Giuda Iscariota, il Salvatore stesso disse:

Filius quidem hominis vadit, sicut scriptum est de illo; vae autem homini illi, per quem Filius hominis traditur: bonum erat ei si natus non fuisset homo ille. (Mt XXVI, 24)

Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato! 

Il Vangelo ci indica Giuda anche come ladro:
Dixit autem hoc non quia de egenis pertinebat ad eum, sed quia fur erat et, loculos habens, ea quae mittebantur portabat. (Gv, XII, 6)

Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.

E Nostro Signore dice: Continua a leggere

La mafia israeliana controlla il traffico di ecstasy in Europa e negli USA

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Risultati immagini per mafia israelianaSegnalazione di Federico Prati

Il sistema mediatico (e il luogo comune da cui si abbevera e che a sua volta alimenta) ha sempre posto l’accento sul fenomeno malavitoso italo-statunitense riducendo la mafia ad una piaga sociale prevalentemente italiana con diversi collegamenti negli Usa. La realtà è ben diversa: il fenomeno della criminalità organizzata è ben più ampio e articolato e presenta una complessità spesso sconosciuta agli osservatori più superficiali. I media si sono ben guardati dall’analizzare la documentazione di Wikileaks intitolata Israele: la terra promessa del crimine organizzato?, definita dal giornale israeliano Jewish Chronicle come ‘’una pubblicazione sconvolgente’’. Domanda: il giornalismo ‘’liberale’’ israeliano, in passato, ha preso criticamente in esame quest’aspetto endemico dell’economia neoliberista dello Stato ‘’per soli ebrei’’?

Nel 2004 il giornale Haaretz, appartenente all’area liberale di sinistra, pubblicò un articolo intitolato “The Agony of the Ecstasy” dove – anche con un certo coraggio – si comunica al pubblico europeo e statunitense che il 75 % del traffico di ecstasy, negli Usa, è controllato dalla mafia israeliana. L’articolo è un esempio di ottimo giornalismo e ci arriva proprio da Israele. Leggiamolo: According to a report issued in 2003 by the U.S. State Department, Israel is at the center of international trafficking in Ecstasy and Israeli crime organizations, some of them linked to similar organizations from Russia, achieved a dominant status in the Ecstasy market in Europe, and went on to control the drug’s distribution in the States. “Israeli drug-trafficking organizations are the main source of distribution of the drug to groups in the U.S, using express mail services, commercial airlines, and recently also using air cargo services,” the report states. The authorities do not provide official data on the scope of the Israeli trade in Ecstasy, but the most commonly heard estimate is that Israeli criminals control no less than 75 percent of the Ecstasy market in the U.S. 1

Si tratta di un giro malavitoso denominato Las Vegas connection in cui: “A lot of the Ecstasy we see in Las Vegas comes from Israeli dealers.” Le stesse autorità statunitensi – quasi sempre supine al volere del potente alleato sionista – hanno esternato la loro preoccupazione. A parlare, nel lontano 2009, è James Cunningham con un documento eloquentemente intitolato Israele, una terra promessa per la criminalità organizzata? (Julian Assange gli ha copiato il titolo) dove leggiamo che la criminalità organizzata in Israele: ‘’ha radici di lunga data in Israele, ma negli ultimi anni  si è notevolmente potenziata’’ 2. Continua a leggere

F-35 non vola (causa pioggia). Ma Trump lo cancellerà davvero?

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xian-h-6di Maurizio Blondet

“Il programma F-35 e  il suo costo sono fuori controllo –  ha twittato The Donald il 12 dicembre. – “Si potranno risparmiare miliardi di dollari in  acquisti militari (ed altri) dopo il 20 gennaio”. Pochi giorni prima aveva criticato il costo del nuovo Air Force One, ossia la Boeing; adesso la Lockheed Martin. Non manca di coraggio, a sfidare le vacche sacre del sistema militare-industriale, che danno lavoro a migliaia di dipendenti e al Pentagono.  La Lockehed  ha risposto  con un comunicato ammantato di virtù  offesa, dove sostanzialmente si diceva: l’F-35 costa  (ma la Casa proverà a ridurne il prezzo dai 100 agli  85 milioni a pezzo) per le sue “amazing technologies”, le sue meravigliose tecnologie; è “invisibile”, è un aereo della Quinta Generazione; è eccezionale, come l’America stessa è un paese eccezionale.

Poi è avvenuto un piccolo  fatto, che mostra come la fortuna aiuti gli audaci.  Alla base aerea israeliana di Nevatim, è in corso una cerimonia importante: stanno per essere consegnati i due primi F-35 al solo e vero alleato. Sono presenti le massime autorità, ammiragli, generali e gallonati dei due paesi, piloti con le famiglie. Il rinfresco  per il brindisi è già apparecchiato.  Ashton Carter, l’ancora per poco ministro della Difesa,  nel suo discorso si commuove liricamente per  il fatto che Israele è il primo Stato fuori dagli Usa a ricevere quelle meraviglie . “Non c’è miglior simbolo dell’impegno  americano alla sicurezza di Israele  che l’F35, il migliore aereo nei cieli”.  Jeff Bibione, che della Lockheed è il capo-progetto del  meraviglioso F-35 (un  progetto in ritardo di soli 16 anni)  è raggiante. Netanyahu  è estasiato. Il presidente israeliano Reuvlen Rivlin, alato: “L’aereo che atterrerà qui cambierà le regole del gioco. Nella nostra regione non possiamo essere secondi”. Continua a leggere

La giudeo-massoneria contro la Tradizione

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masebSegnalazione di Federico Prati

di Cinzia Palmacci

La teoria della congiura contro la Chiesa di Cristo, sostenuta dal libro di Maurice Pinay “Complotto contro la Chiesa” (I ed., Roma, 1962), è divinamente rivelata nel Vangelo di Giovanni (IX,22): “I giudei cospiravano di espellere dalla Sinagoga chiunque riconoscesse che Gesù era il Cristo”. Questo testo è particolarmente interessante anche per quello che rivela a proposito del Comunismo. Nel primo capitolo intitolato “Il Comunismo come distruttore”, definisce il Comunismo, “…tra tutti i sistemi rivoluzionari, quello più perfetto, più efficiente e spietato, atto a distruggere qualunque istituzione politica, sociale, economica e morale. Tra le istituzioni morali odia la Santa Chiesa Cattolica, e tutte le manifestazioni culturali e cristiane che rappresentano la nostra civiltà umana”. Inoltre, il testo di Pinay, individua negli Ebrei, senza ombra di dubbio, gli inventori del Comunismo. E come tutte le correnti rivoluzionarie di origine ebraica che hanno attaccato duramente il Cristianesimo, il Comunismo non fa eccezione. Lo scopo principale del Comunismo, aggiunge Pinay, è il tenace perseguimento del dominio sul mondo e del potere assoluto su tutti i popoli della terra. Appare evidente che il Comunismo, come prodotto della massoneria giudaica,  persegue l’obiettivo di distruzione della Chiesa Cattolica percepita come ostacolo ai piani di dominio dell’élite giudaica, conosciuta anche con il nome di Sionismo.

Ma chi è Maurice Pinay? Poco prima che iniziasse il Concilio un gruppo di alti prelati e laici diedero alle stampe, sotto lo pseudonimo di Maurice Pinay, un libro veramente profetico, che allora fece molto scalpore. Maurice Pinay scriveva nel 1962: “si sta compiendo (con il Concilio Vaticano II) la più perversa cospirazione contro la santa Chiesa. …Sembrerà …incredibile a coloro che ignorano questa cospirazione che tali forze anticristiane contino di avere, dentro le gerarchie della Chiesa, una vera “quinta colonna” di agenti controllati dalla Massoneria, dal Comunismo e dal potere occulto che li governa. Continua a leggere

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