Menzingen nella Roma modernista: inciucio de facto da anni e anche inciucio immobiliare?

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Risultati immagini per Menzingen fraternitàSegnalazione di Federico Prati

Il 24 Febbraio 2017, sul giornale il Foglio il giornalista italiano Matteo Matzuzzi pubblicava un articolo dove annunciava l’acquisizione da parte della Fraternità Sacerdotale San Pio X di un complesso di edifici tra cui una Chiesa in stile neo-gotica di Santa Maria Immacolata all’Esquilino a Roma. Secondo lui, questo acquisto è il segno di un accordo tra la Santa Sede, e la Fraternità Sacerdotale San Pio X. E di conseguenza deduce che la Casa Generalizia di Menzingen sarà presto trasferita a Roma.

A sostegno di queste “rivelazioni”, Matteo Matzuzzi ha scritto: “Il Papa è intervenuto direttamente per accelerare tutto, tramite monsignor Guido Pozzo , Segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei. Inoltre secondo le fonti del giornalista il (Superiore della Fraternità San Pio X), mons. Bernard Fellay. mons. Alfonso de Galarreta e l’Assistente Generale P. Alain Nely , dal 17 al 20 Gennaio hanno soggiornato alla Casa Domus Sainte-Marthe, addirittura la superiora delle suore della fraternità sacerdotale San Pio X anch’essa a partecipato ai colloqui, P. Alain Nely è stato incaricato dell’acquisto del complesso.

E’ vero che la Fraternità Sacerdotale San Pio X è una congregazione di Vita Apostolica, e che è cattolica che la sua romanità la detiene nel suo dna grazie al suo fondatore , L’arcivescovo mons. Marcel Lefebvre, che ha sempre voluto una posizione a Roma. Ecco perché una delle sue prime case aperte è stata quella di Albano laziale nei pressi della città eterna. E ‘anche vero che nei rapporti che ha avuto con le autorità romane, Lefebvre – degno figlio di padre Henri Le Floch CSSp (1862-1950), Rettore del Pontificio Seminario Francese – ha sempre proclamato la sua romanità. Ciò che ha reso lo scrivere al cardinale Edouard Gagnon , quindi trasmesso “Papa” (virgolette redazionali Agerecontra.it) Giovanni Paolo II , 21 novembre 1987:

“Accettiamo volentieri di essere riconosciuto dal Papa come siamo e di avere un posto nella Città Eterna, per portare la nostra collaborazione per il rinnovamento della Chiesa; non abbiamo mai voluto rompere con il Successore di Pietro, né prendere in considerazione che la Santa Sede è vacante, nonostante le difficoltà che perdurano .” Continua a leggere

Satanismo & “massoneria nera” in Italia ?

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

Esattamente vent’anni fa, sul quotidiano «Il Messaggero», un paio di articoli («Sesso, droga, violenze. Nel cuore di Roma», mercoledì 19 febbraio 1997, p. 31; e «“Così Satana mi rubò l’anima”», 20 febbraio 1997) rivela l’esistenza di un gruppo satanista operante da circa un ventennio intorno alla zona di San Giovanni in Laterano (Roma).  Il primo articolo offre maggiori informazioni. Una donna, A.T., racconta che dal 1987 il marito E.I. è stato invischiato in quella setta satanica dedita a orge, ipnotismo, pedofilia, droga, ricatti, reclutamenti. Dal 1990 E.I. non parla d’altro che della «setta gnostica» che frequenta.   Continua a leggere

Crimini comunisti: i martiri d’Albania

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martiri_albaniaSegnalazione del Centro Studi Federici

Padre Giovanni Fausti, una storia di martirio (4 marzo 1946)
«Non separerò mai il mio gregge dalla Santa Sede», aveva risposto monsignor Frano Gjini a Enver Hoxha, dittatore del Paese, che gli chiedeva di staccarsi da Roma e costruire una Chiesa patriottica albanese. Proprio per questo fu torturato e, nel 1948, condannato a morte e ucciso. «Viva cristo Re, Viva l’Albania», furono le sue ultime parole davanti al plotone che lo stava fucilando. Le stesse del gesuita Giovanni Fausti, vice provinciale dell’Albania, e dei suoi compagni di martirio, fucilati il 4 marzo del 1946 dietro il cimitero di Scutari. Il gesuita, di origini bresciane, aveva insegnato filosofia all’università di Scutari, dove aveva imparato la lingua albanese.
 
Dopo essere rientrato in Italia e dopo una severa malattia polmonare, padre Fausti era tornato in Albania nel 1942 quando i suoi superiori gli avevano affidato il compito di Rettore del Pontificio Seminario di Scutari e dell’annesso Collegio Saveriano. Solo un anno dopo si era trasferito a Tirana lasciando l’incarico a un confratello albanese, padre Daniel Dajani, che verrà arrestato e ucciso con lui. L’idea è quella di assistere gli italiani e gli albanesi, coinvolti nella tragedia della Seconda Guerra Mondiale. Accusato di essere un politicante traditore della nazione, viene prima arrestato e poi ucciso insieme con padre Daniel, e altri confratelli e seminaristi gesuiti.
Fu uccisa anche una donna, Maria Tuci, alla quale il suo torturatore, prima di stuprarla disse: «Ti ridurrò in modo che neppure i tuoi parenti ti riconosceranno». 

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PSICOPATICI AL POTERE PLASMANO LA “SOCIETA’ DELLA MALEVOLENZA”

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di Maurizio Blondet

A proposito di Steve Jobs:  il fondatore di Apple, idolo  del successo  e indicato a modello ai giovani intraprendenti.  Molti dei suoi sottoposti hanno ammesso che “lavorare con lui era un inferno”; Jobs  si faceva cogliere da rabbie incoercibili, insultava, “de-motivava”. Quando si era convocati  nel suo ufficio, “era come salire alla ghigliottina”.   Chi lo ha conosciuto   ha parlato  di lui come di “uno stronzo” (asshole), un  maleducato insopportabile (jerk). Uno dei suoi migliori amici, Jony Ive  che ha lavorato al suo fianco, ha raccontato a Business Insider: “Quando era frustrato, il suo modo di  arrivare alla catarsi era  di ferire qualcuno. Pensando di averne diritto.  Come se le norme sociali non si applicassero  a lui”.

http://www.businessinsider.com/steve-jobs-jerk-2011-10?IR=T

Quelli qui evocati sono tratti di  vera e propria psicopatia,  un “disturbo antisociale di personalità”,  o un “disturbo narcisista di personalità”.  Ferire, svalutare, spregiare i sottoposti, fa  parte  del tratti principale di questo tipo di disturbati:   la totale mancanza di empatia e  di compassione, ossia di mettersi nei panni degli altri e  l’incapacità avere rimorso  per il male che fanno al prossimo.

Volete davvero essere come lui?

Nelle forme più gravi e conclamate, questi tipi umani finiscono in manicomio o in prigione. Esiste infatti  “una naturale  affinità tra il narcisista patologico e il criminale “ (così il dottor Sam Vaknin, un esperto delle psicologie aziendali), uniti dalla stessa “mancanza di empatia e compassione, capacità sociali deficienti, sprezzo per le norme morali e legali”.  Ma nelle forme  attenuate, certe psicopatie rendono chi ne è affetto altamente “funzionante”, e lo portano – paradossalmente, al successo  in aziende multinazionali e a capo di Stati (o di chiese).

La maggior  parte degli studi psichiatrici riguardano infatti dei carcerati.  “I  detenuti sono facili, amano incontrare i ricercatori, ciò interrompe la monotonia delle loro giornate”,  racconta lo psichiatra  Robert Hare: “Sappiamo molto meno sulle psicopatie aziendali e le loro conseguenze: gli amministratori delegati, i politici, i ministri – questi squali –   mica si fanno esaminare”.  Robert Hare, con il collega Paul Babiak,  ha condotto uno dei rarissimi studi sul  tema: P. Babiak, C.S. Neumann, R.D. Hare, “Corporate psychopathy: Talking the walk,” Behavioural Sciences and the Law, at et al 2010.pdf.

Entrambi sono d’accordo: alla testa delle grandi aziende e delle finanziarie, gli psicopatici sono uno su venti, ossia 4 su cento: se vi sembra poco, pensate che è un’incidenza quattro volte superiore ai disturbati nella popolazione generale. Secondo loro, “Wall Street potrebbe contarne uno su 10, attirati dai vuoti normativi che consentono grossi profitti”. Continua a leggere

L’Associazione Sursum Corda compie un anno: resistere al rispetto umano

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Newsletter Sursum
CordaCon i migliori Auguri da parte del nostro Circolo Christus Rex

Segnalazione di Carlo Di Pietro

Dio sia lodato!

Oggi la nostra Associazione compie un anno. Il giorno 8 marzo 2016, data di fondazione di Sursum Corda, affidavamo questa piccola opera a san Giovanni di Dio. Il Martirologio romano, qui consultabile in PDF, lo ricorda così: «A Granata, nella Spagna, san Giovanni di Dio, Confessore, Fondatore dell’Ordine dei Fratelli Ospedalieri degli infermi, rimasto celebre per la misericordia verso i poveri e per il disprezzo di se stesso: dal Papa Leone decimoterzo fu proclamato Patrono celeste di tutti gli ospedali ed infermi». Preghiamo spesso il nostro speciale Protettore affinché ci sia maestro nel disprezzo di noi stessi ed esempio nella vittoria contro il rispetto umano. Sant’Alfonso attesta, con i savi Padri, i Pontefici, i Dottori ed i Santi, che «chi prega si salva, mentre chi non prega si danna» (clicca qui).

Cogliamo la lieta occasione per fornire, a noi stessi innanzitutto, poi agli altri, Dio volendolo con il mite e devoto esempio di vita, alcune preziose indicazioni di Cornelio Alapide. Concentrarsi solo su Dio, quindi sul prossimo per amore di Dio, proprio come faceva il nostro san Giovanni, è anche un portentoso antidoto contro la superbia e le lusinghe del mondo. Tuttavia ci è difficile fare bene, anzi è impossibile, senza la preghiera.

Allo scriba che lo interrogava: «Quod est primum omnium mandatum? – Qual è il primo di tutti i comandamenti?»; Gesù rispose:  «Primum est: “Audi, Israel: Dominus Deus noster Dominus unus est, et diliges Dominum Deum tuum ex toto corde tuo et ex tota anima tua et ex tota mente tua et ex tota virtute tua” – Il primo è: “Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”» (san Marco, XII, 28-30). Se non amiamo Dio, non saremo neanche in grado di amare il nostro prossimo come Dio vuole. E cosa significa amare Dio? Ci risponde l’Apostolo dell’amore: «In hoc cognoscimus quoniam diligimus natos Dei, cum Deum diligamus et mandata eius faciamus. Haec est enim caritas Dei, ut mandata eius servemus; et mandata eius gravia non sunt – Da questo conosciamo di amare i figli di Dio: se amiamo Dio e ne osserviamo i comandamenti, perché in questo consiste l’amore di Dio, nell’osservare i Suoi comandamenti; e i Suoi comandamenti non sono gravosi» (I san Giovanni, V, 2-3). In questo si traduce, sinteticamente, la nostra esistenza terrena!

Il rispetto umano è una schiavitù. Quale atto più servile che quello di ridurre e di costringere se medesimo alla necessità di conformare la propria religione al capriccio altrui? Di praticarla, non più secondo le norme del Vangelo, ma secondo le esigenze degli altri? Di non adempiere i propri doveri, se non nella misura voluta dal mondo? Di non essere cristiano, se non a compiacimento di chi ci vede? Sant’Agostino condanna i savi del paganesimo, i quali, mentre con la ragione vedevano un Dio unico, per rispetto umano si piegavano ad adorarne molti. Ed in forza di un altro rispetto umano, il cristiano vigliacco non serve al Dio che conosce e nel quale crede: quelli erano superstiziosi e idolatri; questo diviene oggidì, per rispetto umano, infedele ed empio. Quelli, per non esporsi all’odio dei popoli, praticavano all’esterno quello che internamente ripudiavano, adoravano quello che disprezzavano, professavano quello che detestavano (De Civit. Dei). E noi, per evitare le censure degli uomini, per una vile dipendenza dalle vane usanze e dalle massime corrotte del secolo, noi disonoriamo quello che professiamo, profaniamo quello che riveriamo, bestemmiamo, se non con la bocca, con le opere, non già, come diceva l’Apostolo, quello che ignoriamo, ma quello che sappiamo e riconosciamo. I pagani contraffacevano i devoti, e noi cristiani ci facciamo scimmie degli atei. La finzione di quelli non riguardava che false divinità, e quindi non era più che una finzione; presso di noi, al contrario, la finzione riferendosi al culto del vero Dio, diventa un’abominevole impostura (Sermon sur le respecthum).  Ora, il fare così non è un rendersi schiavi, e proprio in quello in cui siamo meno scusabili, perché si tratta dell’anima e dell’eternità? […] Nati liberi, tali dobbiamo inviolabilmente mantenerci per Dui, cui si deve culto, fede, rispetto, adorazione, riconoscenza, amore […].

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8 Marzo festa della donna? Macché!

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Significato-festa-delle-donnedi Padre Romualdo Maria Lafitte O.S.B.

Le origini della festa dell’8 Marzo risalgono al lontano 1908, quando le operaie dell’industria tessile Cotton di New York, della lobby ebrea Rockefeller and Co., scioperarono per protestare contro le condizioni di lavoro disumane. Dopo alcuni giorni, l’8 Marzo, le porte della fabbrica ven-nero bloccate dall’esterno. Fu appiccato il fuoco e le 129 operaie, prigioniere all’interno, morirono arse vive. Una enorme campagne per opera di agenzie opinionistiche, e alcune vistose carità alle famiglie delle vittime pulirono la faccia sporcata dei Rockefeller. La data dell’8 marzo, celebrata esclusivamente negli Stati Uniti per ricordare quella criminale tragedia, fu pochi anni fà ripresa dalla Massoneria e dai loro soliti schiavi, tacendone l’origine poco gloriosa, e lanciata a livello mondiale per distruggere la grandezza irraggiungibile della Femminilità raggiunta nei secoli cattolici. Gloriosa esaltazione delle donne o ennesimo attacco contro la Ma-Donna, Vergine, Madre e Sposa, modello e patrona di tutte le donne? Vediamo.

Nei tempi cristiani, le donne erano festeggiate tutti i giorni / Nei nostri tempi anticristiani, un solo giorno l’anno! E ancora! Festeggiate? … o schifosamente prese in giro? E poi arrivederci!

La situazione delle donne oggi è disastrosa. Influenzata e peggiorata dal modello di donna dato dai mass media anticattolici. È la consumatrice per eccellenza e … la consumata. L’8 mar zo è una presa in giro diabolica come la San Valentino, la festa della mamma, del papà, dei nonni. Per di più, nessuno sa da dove spunta quel giorno da cancellare. Continua a leggere

Ungheria, parlamento autorizza detenzione per tutti i migranti

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Risultati immagini per Ungheria caccia gli immigratiSegnalazione di Raimondo Gatto

Pugno di ferro in Ungheria: il parlamento reintroduce la detenzione per i migranti. Durante le procedure di richiesta del visto saranno portati in campi container al confine con la Serbia. L’Onu: “Legge viola diritto internazionale”

Il parlamento ungherese a grande maggioranza ha approvato la reintroduzione della detenzione per tutti i migranti che arrivano nel Paese.

La misura, già in vigore alcuni anni fa, era stata accantonata nel 2013 dopo le insistenti pressioni dell’ Unione europea e dell’alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr).

La legge sulla detenzione dei migranti è stata approvata con 138 voti a favore, 6 contrari e 22 astenuti. Ecco cosa prevede la norma: i migranti vengono
collocati in “zone di transito” alle frontiere con la Serbia e la Croazia, dove saranno detenuti in attesa dell’esame della loro domanda di asilo. Continua a leggere

Wikileaks: ‘La Cia spia attraverso telefoni e televisori’

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Risultati immagini per ciaWikileaks ha diffuso migliaia di documenti riservati della Cia su un programma di hackeraggio, attraverso un ‘arsenale’ di malware e di cyber-armi. Con tali strumenti la Cia sarebbe in grado di controllare i telefoni di aziende americane ed europee, come l’iPhone della Apple, gli Android di Google e Microsoft, e persino i televisori Samsung, utilizzandoli come microfoni segreti.

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http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2017/03/07/wikileaks-la-cia-spia-attraverso-telefoni-e-tv-_37582d0a-e9c5-46c9-8f73-0d35b942cce0.html Continua a leggere

Una festa idiota

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di Marcello Veneziani

La festa della donna, quest’anno, è cominciata già da una settimana. Se ne parla da giorni, sembra quasi una celebrazione più importante di Natale e Pasqua. Quest’anno si carica di un significato polemico particolare perché in America e nei paesi come il nostro che ripetono da pappagalli, è diventata una festa contro Trump, il sessista con la cresta arancione.

Ma si tratta, lasciatemi dire, di una festa farlocca, tardo-femminista e velleitaria. A parte l’assurdo intrinseco di una festa di genere, astratta e generica, proviamo a vedere cosa ha prodotto quest’onda tardiva del femminismo.

La prima è l’abominio delle quote rosa. Se si dovesse applicare la stessa logica a tutte le categorie deboli o svantaggiate, avremmo una società divise in quote rosa, celesti, fucsia, arancione e così via, considerando i disabili, i rifugiati, gli immigrati per necessità, i giovani da proteggere e i vecchi da tutelare, i gay e i trans, i neri e i rom, e si potrebbe continuare. Sparirebbe anche l’ultima traccia di meritocrazia in un’assegnazione di posti solo per generi e minoranze.

La seconda idiozia è il reato di femminicidio. In una società giusta il diritto è universale, non si modella sui generi: uccidere un maschio, un vecchio o un bambino non è meno crimine che uccidere una donna.

È assurdo adottare queste disparità e creare reati appositi; se la legge funziona vale per tutti. Si possono nei singoli casi ravvisare aggravanti e attenuanti, generiche e specifiche, come prevede il codice penale, ma è assurdo che ci siano omicidi che per legge valgono un omicidio e mezzo e altri mezzo omicidio… Continua a leggere

Siria: Soldati Usa e forze russe a contatto attorno a Manbij

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di Maurizio Blondet

“Truppe Usa illegalmente entrate sono state avvistate in convoglio di corazzati, sabato, nella città siriana di Manbij  Sabato”,  ha annunciato Damasco. “I veicoli corazzati Usa sono concentrati nella zona Nord di Manbij per condurre la demarcazione tra le forze del Consiglio  militare di Manbij e  e  le truppe de “Euphrates Shield”.     Fra queste due entità ci sono  stati combattimenti.

Eccoli!

Alla fine,  dunque,  il Pentagono ha  mandato la truppa in Siria, ingerendosi brutalmente in una situazione intricata fino alla illeggibilità. Basti dire che truppe americane e  truppe russe sono  praticamente a contatto, pattugliano villaggi vicini   in questa zona Nord della Siria, dato   che anche russi e siriani hanno dovuto accorrere nella zona dove – udite udite – i vari alleati americani della coalizione anti-Isis, curdi, turchi,   terroristi e militanti islamisti,  hanno cominciato a spararsi tra loro. Per strapparsi uno  o l’altro villaggio.

Il sopra nominato “Consiglio  militare di Manbij” è   l’ala locale delle Syrian Democratic Forces (SDF), che in realtà sono esclusivamente curdi – che con armi e addestramento americano stanno bloccando l’avanzata delle truppe turche che Erdogan  ha mandato in Siria per ritagliarne un pezzo per sé, e allontanare dalle frontiere turche  i curdi  così ben armati dagli Usa.

Non sfuggirà l’ironia del fatto: la Turchia è il più forte alleato degli Usa nella NATO, ma qui sta combattendo alleati americani.  Sgretolando   il fragile cessate il fuoco che i  russi sono riusciti ad attuare fra tutte  le parti, fra Siria e Turchia specialmente. E’ successo che i curdi di Manbij hanno consegnato volontariamente all’esercito siriano di Assad posizioni ad ovest della città di Manbij; contemporaneamente detti curdi hanno inviato a MAnbij i corazzati americani, per esserne protetti.  Da chi? Dalle forze turche, ovviamente, e dai suoi “alleati”  miliziani locali irregolari. Continua a leggere

Sinai: l’esodo dei cristiani

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47895d2161e7fd4ff4b4a007f0204f97-1024x702-1Segnalazione del Centro Studi Federici

Cristiani del Nord-Sinai in fuga dalle violenze dello Stato islamico
 “La situazione è divenuta insostenibile dopo che in pochi giorni sono stati assassinati alcuni copti. Kamel Raouf , 40 anni, è stato ucciso con armi da fuoco, mentre sua figlia Justina è stata decapitata e la loro casa è stata bruciata. Saad Hakim, 65 anni, è stato colpito a morte; prima di morire, suo figlio, 40 anni, è stato bruciato vivo davanti ai suoi occhi. All’inizio della scorsa settimana, un medico di 67 anni, un commerciante di 45 anni e un insegnante di 55 anni sono stati uccisi con un’arma da fuoco. In soli 10 giorni vi sono stati sette morti”.
 
I cristiani del Sinai nel mirino dell’Isis, di Fulvio Scaglione
Si fa sempre più drammatica la situazione dei cristiani copti dell’Egitto che vivono nel Sinai. Solo pochi giorni fa, l’Isis ha diffuso un video in cui un uomo mascherato, che ha detto di chiamarsi Abu Abdallah al-Masri, si è autoaccusato dell’attentato compiuto in dicembre contro la cattedrale copta di San Marco, al Cairo, costato la vita a 28 persone, e ha incitato i militanti e i simpatizzanti a colpire i cristiani del Sinai. Le autorità egiziane sostengono di averlo identificato: si tratterebbe di Mahmoud Shafik, uno studente di 22 anni che era stato per due mesi in prigione nel 2014 e che, una volta uscito, era corso ad arruolarsi nell’Isis.
Il fatto importante, però, è un altro. A pochi giorni dalla diffusione del video, sette cristiani sono stati uccisi nella città di Al Arish nel pieno di una campagna di minacce rivolte in modo specifico contro la comunità cristiana. Scritte sui muri delle case, telefonate minatorie, atti vandalici contro le proprietà dei cristiani, insulti per strada. Sempre con lo stesso ritornello: andatevene o vi uccideremo tutti. Sono state inoltre fatte circolare fotografie di esponenti di spicco della comunità cristiana o di personalità musulmane che hanno difeso i cristiani, con l’incitamento a colpirli.
La campagna, purtroppo, sta raggiungendo il proprio scopo. 85 delle 103 famiglia copte di Al Arish sono fuggite altrove, trovando ospitalità a Ismailiya, Suez, Minya o Sohag. E in totale, sono ormai 118 le famiglie copte che hanno dovuto lasciare il Sinai. Come ha notato Asharq al-Awsat, il quotidiano pubblicato a Londra, si tratta del primo vero esodo dei cristiani dal Sinai dopo anni di ostilità e scontrCon questa campagna, infatti, compie un “salto di qualità” la lunga guerra che da lungo tempo insanguina il Sinai e che ha fatto centinaia di morti tra i soldati e i poliziotti egiziani ma anche tra i miliziani dell’Isis, spesso appoggiati dalle tribù beduine che mal tollerano il controllo del Governo centrale. L’attacco alle comunità cristiana, infatti, non risponde a sole pulsioni di fanatismo e intolleranza religiosa ma piuttosto a una strategia tipica delle formazioni islamiste, soprattutto quando è chiaro (come nel Sinai) che la vittoria militare è di fatto impossibile. Quando i cristiani sono costretti ad andarsene o sono ridotti all’irrilevanza sociale, la disgregazione del Paese è garantita, e con essa il trionfo del settarismo. Gli islamisti lo sanno e proprio a questo puntano.
Nel Sinai, in altre parole, i miliziani del Califfato cercano di ripetere quanto hanno ottenuto in Iraq e hanno cercato di ottenere in Siria. In Iraq il numero dei cristiani, dopo l’invasione anglo-americana del 2003 e i successivi anni di violenze e di attentati, si è ridotto da 1,5 milioni (6% della popolazione) a meno di 400 mila. E più o meno altrettanto è successo in Siria, dove i cristiani erano il 10% della popolazione prima dello scoppio della guerra civile nel 2011 e sono ora ridotti a meno di un terzo.
In quei Paesi le comunità cristiane avevano un “peso” assai superiore a quello consentito dai numeri: nell’istruzione, nelle attività sociali e in quelle culturali facevano da traino e da esempio. La loro stessa presenza, inoltre, era una specie di collante sociale, un’intercapedine tra gli opposti revanscismi di sunniti e sciiti e la garanzia di un (relativo) pluralismo. Eliminare tutto questo significa accelerare il collasso della società, che è esattamente l’obiettivo del terrorismo jihadista. Nel Sinai come altrove.

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“Tu sei morto”: minacce israeliane ai danni di Luciano Consorti, Presidente D.e.s.i.

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Segnalazione di Pietro Ferrari

di PAMELA RONCONE

Il Presidente del Dipartimento Europeo Sicurezza Informazioni (DESI),
Luciano Consorti, ha presentato alle forze dell’ordine una denuncia cautelativa per delle minacce telefoniche dal distretto di Israele, chiedendo protezione alle autorità governative italiane. “Il giorno 27 Febbraio 2017 ricevo una chiamata sul telefono dell’organizzazione DESI alle ore 15:56 P.m. durata 21 secondi, il numero è proveniente da Israele” scrive Consorti sulla pagina Facebook. “Una persona ha detto al telefono “You Are Dead” (TU SEI MORTO), queste minacce arrivano da molto tempo, poichè il DESI ha rivelato la cattura in Iraq del colonnello del Mossad che sosteneva ISIS. La notizia che Israele potrebbe essere sospettato di un eventuale coinvolgimento in attentati in Europa è stata riportata su vari organi di informazione internazionale, pertanto il sottoscritto presidente DESI Luciano Consorti chiede protezione dallo Stato”.
Tra l’altro, il DESI, come riportato da vari organi di stampa, si sta occupando dell’organizzazione, per il 24 marzo, di un seminario internazionale a Beirut dal titolo “HUMAN RIGHTS IMPLEMENTATION AND VIOLATION IN THE MIDDLE EAST”, a cui interverranno le autorità governative libanesi e di altri Stati che non sono di certo in ottimi rapporti con lo Stato di Israele”.

Fonte: http://teramo.cq24.it/1.55997/cronaca/abruzzo-teramo/3686/tu-sei-morto-minacce-israeliane-ai-danni-di-luciano-consorti Continua a leggere

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