Dietro il pauperismo bergoglione? Un consigliere da 35.000 euro al mese…

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Risultati immagini per Papa francesco e il card. MaradiagaL’amico e primo consigliere di Bergoglio, Oscar Maradiaga, predicava il pauperismo ma riceveva mezzo milione l’anno da un’Università dell’Honduras. L’inchiesta completa su L’Espresso in edicola da domenica

di Emiliano Fittipaldi
( I titoli ecclesiastici attribuiti nell’articolo sono da intendersi rivolti alla “Chiesa conciliare, non alla Chiesa Cattolica, n.d.r.)
Quando ha finito di leggere l’inchiesta del visitatore apostolico che lui stesso aveva spedito in Honduras lo scorso maggio, papa Francesco si è messo le mani sullo zucchetto. Aveva appena scoperto che il suo amico e primo consigliere – il potente porporato Oscar Maradiaga, acceso sostenitore di una Chiesa povera e pauperista e nel 2013 promosso proprio da Bergoglio coordinatore del Consiglio dei cardinali – aveva ricevuto per anni circa 35 mila euro al mese (a cui aggiunge una “tredicesima” da 54 mila euro a dicembre) dall’università cattolica di Tegucigalpa.

Bergoglio non poteva immaginare nemmeno che vari testimoni, sia ecclesiastici sia laici, accusassero Maradiaga per alcuni investimenti milionari in società londinesi poi scomparse nel nulla, né che la Corte dei Conti del piccolo paese dell’America centrale stesse indagando sull’utilizzo di enormi somme di denaro girate dal governo honduregno alla “Fondazione per l’educazione e la comunicazione sociale” e alla “Fondazione Suyapa”, entrambe facenti capo alla Chiesa locale e quindi allo stesso Maradiaga.

«Il papa è triste e addolorato, ma anche molto determinato a scoprire la verità», spiegano ora da Santa Marta. Non solo sull’utilizzo finale dei pagamenti da capogiro ottenuti dal cardinale (solo nel 2015, si legge in un report interno dell’Università visionato dall’Espresso, il porporato ha ricevuto quasi mezzo milione di euro, cifra che secondo alcune fonti avrebbe incassato per un decennio come “Gran Cancelliere” dell’ateneo); ma anche per altri dettagli assai spiacevoli contenuti nell’istruttoria condotta dal vescovo argentino Jorge Pedro Casaretto.

Un uomo fidato di Francesco che ha messo nero su bianco gravi accuse rivolte da molti testimoni (ne sono stati auditi una cinquantina, tra personale amministrativo della diocesi e dell’università, sacerdoti, seminaristi, oltre all’autista e al segretario del cardinale) pure al vescovo ausiliare di Tegucigalpa Juan José Pineda, fedelissimo di Maradiaga e di fatto suo facente funzioni in Centro America.

Francesco, studiato il dossier arrivatogli brevi manu sei mesi fa, ha avocato a sé ogni decisione finale.

Maradiaga, salesiano come l’ex segretario di Stato Tarcisio Bertone, è nato in Honduras 75 anni fa. Il suo compleanno cade il 29 dicembre, e tra qualche giorno dovrà consegnare le dimissioni sulla scrivania di Francesco, che deciderà o meno se confermargli gli incarichi. Maestro elementare prima e professore di matematica alle medie poi, il porporato è un uomo coltissimo, parla correntemente cinque lingue, è esperto di teologia morale e filosofia e grande appassionato di musica. Diventato celebre in America latina come nemico giurato della corruzione e paladino dei più indigenti, nel 2013 Francesco, che ne apprezza le doti intellettuali e di governo, lo ha voluto a capo del gruppo di consiglieri che sta mettendo a punto la riforma della curia romana.

Le accuse sono plurime. «Ci sono spese per amici intimi di Pineda, come un messicano che si fa chiamare “padre Erick”, ma che non ha mai preso i voti» spiega un sacerdote. «Il personaggio si chiama Erick Cravioto Fajardo e ha vissuto per anni in un appartamento adiacente a quello del cardinale, a Villa Iris. Recentemente Pineda, che ha vissuto con lui sotto lo stesso tetto, gli ha comprato un appartamento in centro e una macchina. I soldi, temiamo, vengono dalle casse dell’università o da quelle della diocesi. Abbiamo denunciato questo rapporto stretto e disdicevole anche in Vaticano. Il papa sa tutto».

I testimoni auditi dal visitatore Casaretto hanno parlato anche di investimenti milionari catastrofici: Maradiaga avrebbe girato somme ingenti della diocesi ad alcune finanziarie londinesi come la Leman Wealth Management (il cui titolare, a leggere i registri della Company House dell’Inghilterra e del Galles, è tal Youssry Henien), e adesso parte dei soldi dati in affidamento (e depositati su conti di istituti tedeschi) sarebbero scomparsi.

Non solo. Nel rapporto di Casaretto si ipotizzano pure buchi importanti nell’impero mediatico messo in piedi dall’arcivescovado e controllato dalla Fondazione Suyapa (che gestisce giornali e televisioni della diocesi), mentre il vescovo Pineda è stato recentemente indicato dai giornali locali come il regista di operazioni finanziarie spericolate e come destinatario di fondi pubblici (pari a un milione di euro) per fumosi progetti destinati «alla formazione dei valori dei fedeli e alla comprensione delle leggi e della vita sociale». Spese che, secondo gli accusatori, non sono state mai supportate da giustificativi validi.

In Vaticano sono preoccupati pure per l’apertura, da parte della Corte dei Conti dell’Honduras, di un’inchiesta contabile sulla diocesi per gli anni 2012-2014: i giudici del Tribunal superior de Cuentas vogliono capire se le decine di milioni di lempiras girate ogni anno dal governo a favore alla Fondazione per l’Educazione e la Comunicazione sociale, il cui rappresentante è ancora Maradiaga, sono state usate per i progetti previsti dalla legge.  Finora la chiesa non ha consegnato – si legge in una lettera dei magistrati ottenuta dall’Espresso – gli attivi e i passivi e i vari giustificativi di spesa.

Presto si capirà se Bergoglio considererà le pesanti accuse credibili o meno.

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Umiltà e stupore

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Risultati immagini per umiltà e stuporeScritto e segnalato da Danilo Quinto

Dice Nostro Signore Gesù Cristo (Mt. 11, 25-30): «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.  Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

Commenta Sant’Agostino con straordinarie parole (Sermo, 126): «Ogni altro carico ti opprime e ti schiaccia, ma il carico di Cristo ti allevia il peso. Ogni altro carico è pesante, ma quello di Cristo ha le ali. Se a un uccello togli le ali, può sembrare che tu lo alleggerisca di peso, ma in realtà quanto più gli togli questo peso, tanto più lo blocchi a terra. Vedi dibattersi al suolo chi hai voluto alleggerire di un peso; restituiscigli le sue ali e vedrai come vola»

E’ il rapporto personale con Cristo che ci fa comprendere quanto Egli afferma: «Il mio giogo è dolce e il mio carico leggero». Cristo c’insegna anche come fare per mettere in pratica nella nostra vita quotidiana quest’insegnamento. Dice: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore». Ci invita a vivere nella conoscenza e nella consapevolezza del nostro essere nulla. Solo questo sentire ed essere può accogliere quella libera iniziativa e quel meraviglioso dono di Dio, la grazia, che ci fa riconoscere che «Per noi Gesù venne a soffrire la fame e a dare cibo, venne a soffrire la sete e a dare da bere, venne rivestito della nostra mortalità e a rivestirci dell’immortalità, venne povero per farci ricchi (Sant’Agostino, Enarrationes in Psalmos, 49, 19). Solo l’umiltà ci porta ad abbandonarci alla volontà di Dio, a vivere su questa terra nell’attesa e nella speranza di Nuove Terre e Nuovi Cieli. San Matteo, riportando le parole di Gesù sugli scribi e i farisei, dice (23, 11-12): «Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato».  Ancora Sant’Agostino afferma (Epist. 118, 22): «Se mi chiedete che cosa vi è di più essenziale nella religione e nella disciplina di Gesù Cristo, vi risponderò: La prima cosa è l’umiltà, la seconda, l’umiltà, e la terza, l’umiltà».

I Potentati delle Tenebre fanno il loro lavoro, con il permesso di Dio e noi – secondo alcuni – non dovremmo neanche più supplicare Dio di «non indurci in tentazione», non dovremmo riconoscere con attitudine umile e mite la nostra inadeguatezza a lottare contro le tentazioni con le sole forze umane, non dovremmo piegare le nostre ginocchia rivolgendoci a Dio perchè ci renda forti. A chi dovremmo chiedere la forza per resistere agli assalti del male, al maligno? A lui non possiamo sfuggire se non è Dio stesso a liberarci, dando ascolto alla nostra umile preghiera perché venga in nostro soccorso e ci preservi dal male.

L’altro elemento che si accompagna all’umiltà, è lo stupore. Di fronte al mondo, l’uomo dell’antichità provava sorpresa, meraviglia, stupore. Pensiamo a Platone – che affermava: «Caratteristica precipua del filosofo è provare meraviglia; non c’è altro inizio della filosofia all’infuori di questo» – o ad Aristotele, che scrive: «lo stupore spinse gli uomini alla filosofia». L’uomo della modernità spiega tutto quello che lo circonda con la scienza, con il positivismo. Pensa di possedere e di comprendere tutto. Non possiede e non comprende nulla, invece. Si affida e si aggrappa alle logiche umane, le insegue, come fosse da esse attanagliato. Pensiamo e agiamo, per adorare Dio e salvare la nostra anima, con lo stesso stupore dei pastori di Betlemme, che, rassicurati dall’Angelo, raggiungono la grotta dove si trova il Bambino Divino. Affidiamoci alla protezione della Nostra Mediatrice, la Santa Vergine Maria, che indica all’umanità la strada della salvezza. «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38) dice all’Angelo Gabriele, che le annuncia che Ella ha «trovato grazia presso Dio» (Lc 1,30). Si abbandona alla volontà di Dio. Lo fa con fede viva, oltre che con purezza, umiltà, candore, obbedienza. Scrive Giuseppe Ricciotti: «Come nel precedente episodio di Zacharia, abbiamo anche qui l’apparizione inaspettata ed il turbamento di chi la contempla; ma questa volta il turbamento è prodotto, non dalla visione in sé, bensì dalle grandiose parole udite ch’erano stimate sproporzionate alla destinataria. Era dunque il turbamento dello spirito ch’è umile ed ha coscienza della propria bassezza». Diceva San Giovanni Bosco: «E’ quasi impossibile andare a Gesù se non ci si va per mezzo di Maria». Aveva compreso la Sua grandezza umile, toccata e scelta da Dio per generare immacolata Suo Figlio, per custodirLo e assisterLo nella Sua infanzia, nella Sua adolescenza, fino all’età della Sua predicazione, per starGli accanto sempre, fino alla Sua morte e per vederLo risorto.

Umiltà e stupore, quindi, se si vuole essere figli dell’unico Dio che salva.

Chiedo scusa a coloro che già lo conoscono, ma in conclusione vorrei citare un testo che amo molto. E’ contenuto in un libretto curato dalle Sorelle del IV Ramo della Comunità dei Figli di Dio. S’intitola: Il Santo Rosario con Divo Barsotti. Scrive Barsotti nella meditazione sul Terzo Mistero Gaudioso, dove contempliamo la nascita di Gesù nella povera grotta di Betlemme (Omelia detta a Casa San Sergio, Vigilia di Natale del 1967): «Egli vive con te, dove tu sei, nella tua casa: sta con te mentre tu spazzi le scale, ti parla mentre tu cammini per le strade del mondo, vive nel tuo cuore mentre tu vivi la tua povera vita senza ricordarti di lui. E tu non ti ricordi di Lui perché aspetti che Egli rompa la tua sordità, che Egli ti accechi nella Sua gloria. Ma Dio non fa così. Dio, proprio perché vuole donarsi, deve vestirsi di questa umiltà, deve sprofondare in questo silenzio, deve farsi vicino a te in questa povertà di segni che è la tua vita. E’ questo che noi dobbiamo vivere, miei cari fratelli: ma proprio nell’umiltà, ma proprio spazzando le scale, ma proprio facendo la cucina, ma proprio andando a letto, alzandoci, andando a mangiare, ma proprio camminando per la strada. Perché il segno della presenza di Dio non è lo straordinario, ma l’umiltà più pura, ma gli avvenimenti più ordinari e comuni della tua vita. Dov’è la gloria di Dio? Precisamente in questa umiltà, in questa povertà, in questo nulla. Perché mai nessuna grandezza, perché mai nessuna luce, perché mai nessun avvenimento poteva maggiormente misurare per l’uomo l’infinito amore di Dio, che non si voleva fare nemmeno simile a te, ma più piccolo ancora di te, che sei nulla, perché tu dovessi difenderlo, tu, tu dovessi dargli il tuo latte, tu, tu dovessi portarlo nelle tue braccia, perché Egli non sa camminare, perché Egli non sa parlare, perché Egli da sé non vive senza di te: sei tu che devi dargli la vita. Miei cari fratelli, mie care figliole, non vogliamo vivere in questo stupore continuo di una prossimità divina? Sì, la nostra vita deve essere questo semplice e continuo stupore; non vi chiedo più nulla tranne questo: vivere nello stupore continuo di una continua presenza di amore. Che cos’è lo stupore? Voi lo sapete, estasi. Quando si dice estasi si crede di parlare di chissà cosa di straordinario. Estasi è semplicemente lo stupore che ci fa uscire un po’ da noi stessi. Ma guarda! L’anima rimane sospesa nella meraviglia: è così inatteso il dono di Dio, è così sempre sempre nuova questa meravigliosa festa di amore che è la vita presente, in cui Egli viene senza mai farsi precedere da nulla perché sia più grande la tua gioia nell’incontrarti con Lui. Vivere questo, ecco la vita».

Spero che i lettori che sono padri e madri vogliano leggere ai loro bambini e ai loro ragazzi questa bellissima meditazione di Don Divo Barsotti, recitando insieme in famiglia, la sera della Vigilia del Santo Natale, il Santo Rosario. Affidarsi di questi tempi alla lettura di testi di coloro che hanno vissuto con Dio e per Dio, è una grande consolazione.

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Bergoglio prepara la profanazione della falsa messa (che tanti credono vera) con i luterani

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Risultati immagini per Concilio Vaticano II ereticoSegnalazione di Nicola Pasqualato

“Messa ecumenica” al vaglio di Bergoglio che avrebbe aperto ad un rito comune tra conciliari e luterani. Critiche dai conservatori, netta condanna dai tradizionalisti. 

di Francesco Boezi

Francesco starebbe studiando il modo di arrivare alla celebrazione di una messa ecumenica, cioè di una liturgia comune sia ai cattolici (conciliari, ovvero gli a-cattolici della Religione e della Chiesa scaturiti dal Vaticano II, n.d.r.) sia ai luterani. Continua a leggere

La santificazione del tempo

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Risultati immagini per santificazione del tempoSegnalazione del Centro Studi Federici

di don Ugo Carandino

Editoriale di Opportune, Importune n. 33
Dalla Quaresima all’Avvento, da Pasqua a Natale… Col vortiginoso scorrere del tempo, “in ictu oculi”, anche il 2017 è quasi archiviato (senza “quasi” per chi riceverà il bollettino dopo le festività natalizie). Il passaggio da un anno all’altro solitamente è l’occasione di bilanci di ogni genere: anche la liturgia, con la funzione del 31 dicembre, dispone le anime a riflettere sulle grazie ricevute e sui peccati commessi nei dodici mesi che si lasciano alle spalle.
Le parole “grazia” e “peccato” sono molto impegnative, perché ci fanno pensare alle verità eterne, rivelate da Dio e negate/dimenticate/ banalizzate, a seconda dei casi, dagli uomini. L’eternità: è proprio la corsa del tempo (che la frenesia dei tempi moderni ci fa percepire sempre più veloce) a sfuggire alla nostra volontà, al nostro controllo. Per cui gli anni si rincorrono, le stagioni della vita di susseguono velocemente, senza poter disporre del tempo come vorremmo e, soprattutto, come dovremmo.
Vorremmo fare tante cose, ma alla ne delle giornate e, soprattutto, alla ne della vita, tante di queste cose non sono che progetti e desideri incompiuti. Nella misura in cui si tratta di cose non indispensabili o comunque di situazioni non imputabili alla nostra volontà (nel campo familiare, professionale, degli interessi personali), si può avere rammarico, ma la coscienza non è aggravata da nessun peso morale.

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‘Rivoluzioni colorate’: una riflessione

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di Amedeo Maddaluno

'Rivoluzioni colorate': una riflessione

Fonte: Aldo Giannuli

Riflettere sul complesso “arco di fenomeni” costituito dalle cosiddette “Rivoluzioni Colorate”(quelle succedutesi nei paesi dell’area ex-comunista e, quindi, le rivolte arabe, chiamate “colorate” perché associate ad un colore eletto simbolo delle proteste) è davvero difficile: già il solo costituirne un’unica categoria di eventi lontani tra loro nello spazio, nel tempo e nei contesti culturali potrebbe far gridare al “complottismo” mentre proprio la suggestione complottarda è ciò che dobbiamo scrollarci di dosso.

Pensare che eventi che portano in piazza in modo pacifico, violento o criptoviolento che sia migliaia di persone siano frutto di alchimie concepite negli antri oscuri dei servizi segreti delle grande potenze e da innominabili finanziatori occulti è semplicemente superficiale: guarda caso, i complotti sono così misteriosi ed inenarrabili che il popolo di Facebook ne è sempre informatissimo al minimo dettaglio. Oltre a ciò, non è necessario scomodare la teoria dei giochi per sottolineare come fenomeni di tale complessità e che coinvolgono da centinaia di persone a popoli interi non possano essere gestiti in toto e nel silenzio da occulti burattinai ed orologiai. Continua a leggere

I Premi per la Pace sono delle dichiarazioni di guerra

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di Massimo Fini

I Premi per la Pace sono delle dichiarazioni di guerra

Fonte: Massimo Fini

Il Parlamento europeo ha consegnato l’altro giorno il prestigioso Premio per la libertà di espressione, intitolato a Sacharov il notissimo dissidente durante gli anni dell’Urss, all’opposizione democratica venezuelana.

Credo che le grandi Istituzioni internazionali, Nobel compreso, dovrebbero essere molto più caute nell’assegnare questi Premi. Nel 1991 Aung San Suu Kyi fu insignita del Premio Nobel per la Pace per la sua opposizione alla dittatura dei militari birmani. Arrivata al potere la democratica Aung San Suu Kyi ha condotto, e ancora conduce, una spietata repressione nei confronti della minoranza musulmana dei Rohingya, costringendone 600mila a fuggire in Bangladesh. Ieri Medici senza Frontiere ha denunciato che fra agosto e settembre sono stati uccisi 6700 Rohingya fra cui 730 bambini sotto i 5 anni. Naturalmente l’accusa è di terrorismo islamico che è diventato un passepartout per ogni sorta di repressione e di violenze (mi viene difficile pensare che un bambino di 5 anni possa essere un terrorista). Dopo qualche mese che la democratica Aung San Suu Kyi aveva assunto il potere chiesi al mio caro amico Franco Nerozzi che dirige una onlus, Popoli, che difende i diritti di un’altra minoranza da sempre perseguitata, i Karen, se la situazione fosse migliorata. Rispose: “Migliorata? E’ peggiorata. Di molto”. Continua a leggere

Jared Kushner riordina il Medio Oriente

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di Thierry Meyssan

Jared Kushner riordina il Medio Oriente

Fonte: Megachip

Personalità fortemente contestata dagli stessi membri dell’amministrazione Trump, Jared Kushner gode della piena fiducia del presidente. La sua missione era quella di riordinare il Medio Oriente secondo il “principio di realtà”, contro l’opinione prevalente di ciascuna parte. Dopo tangibili successi in Arabia Saudita, ora affronta la questione arabo-israeliana.

DAMASCO (Siria)  –  Jared Kushner è una personalità segretissima di cui non si sa granché. Tuttalpiù che aveva una grande opinione della Giustizia e che si sentiva destinato a diventare procuratore. Tuttavia, quando suo padre fu arrestato e imprigionato per evasione fiscale, ebbe la certezza di un’ingiustizia. Secondo lui, suo padre era caduto in una trappola giudiziaria. Quindi lasciò la facoltà di giurisprudenza e cercò di sistemare l’impresa di promozione immobiliare della famiglia. Cosa che fece con successo. Durante questo periodo, si costruì un’immagine quanto più levigata possibile, in modo da prendere le distanze dalle accuse a carico di suo padre. Continua a leggere

Verona, ci voleva Report (e un giudice sveglio) contro “Torricelle selvagge” | Vvox

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Va detto che la nuova Amministrazione Comunale si è occupata immediatamente della questione, che era già stata sollevata da Report nel 2015, nel totale immobilismo degli editori e di tutte le istituzioni cittadine. E’ indispensabile, in questo momento di trattativa per trovare finalmente una soluzione equa, che sani 30 anni di “abusi” e silenzi, ricordare a tutti che le responsabilità vanno ascritte a questo Sistema che ha approfittato e taciuto, non certo a chi lo ha fatto emergere… (n.d.r.)  

di Marco Milioni

https://www.vvox.it/wp-content/uploads/2017/12/MassimilianeVR.jpg

Nella grottesca vicenda dei ripetitori fuori legge la figuraccia la fa l’intero Sistema del capoluogo scaligero

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https://www.vvox.it/2017/12/20/verona-ci-voleva-report-e-un-giudice-sveglio-contro-torricelle-selvagge/ Continua a leggere

Ecco perché Visco ha distrutto la Commissione banche

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Segnalazione Linkiesta

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Ecco perché Visco ha distrutto la Commissione banche

L’audizione al governatore di Banca d’Italia è durata una dozzina di ore ma non ha portato alcuno scacco matto. Visco ha potuto permettersi un paio di autocritiche e di assestare un paio di colpi calibrati a Renzi, che da accusatore che era ha finito per ringraziarlo. (di Fabrizio Patti, LEGGI)

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L’anti-presepe di piazza san Pietro

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Segnalazione Corrispondenza Romana

di Alfredo De Matteo

Quest’anno il presepe esposto a piazza San Pietro è stato realizzato dalla bottega d’arte Cantone & Costabile e donato a Bergoglio dall’Abbazia Territoriale di Monte Vergine. Il presepe, in stile napoletano settecentesco, consta di 20 statue di circa 2 metri di altezza posizionate all’interno di una scenografia di circa 80 metri quadri ed è ispirato alle 7 opere di misericordia corporale che, nelle intenzioni degli ideatori, avrebbero dovuto rivivere nei gesti e nelle espressioni delle statue.

Secondo Antonio Cantone, l’autore dell’opera inedita, «questo è un presepe speciale, in quanto è stato meditato e studiato secondo i dettami e la dottrina di Papa Francesco (…) E’ un presepe particolare, che fa riflettere, non è un presepe lezioso che lascia indifferenti, ci sono delle provocazioni, ci sono delle scene particolari (…) Un’opera ricca di spiritualità e significato religioso». Continua a leggere

Charlie Challenge, alunni indemoniati: la preside chiama l’esorcista

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Il caso alla scuola primaria «Telesio» di Reggio Calabria. I ragazzini stavano giocando a Charlie Challenge. Per la preside si è trattato solo di un incontro informativo sui rischi dei giochi satanici

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Comunicato stampa – Il ministro della Salute riconosce la lacuna nella legge dat

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Segnalazione di Nicola Pasqualato

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Ospedali cattolici  Il ministro della Salute riconosce la lacuna nella legge dat. Confermata l’opportunità di un rinvio alle Camere da parte del Capo dello Stato. Pochi minuti fa il ministro della S…

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http://www.centrostudilivatino.it/comunicato-stampa-il-ministro-della-salute-riconosce-la-lacuna-nella-legge-dat/ Continua a leggere

Non solo pensioni d’oro: tutte le ingiustizie e gli sprechi da eliminare (per dare soldi ai giovani)

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Segnalazione Linkiesta

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Non solo pensioni d’oro: tutte le ingiustizie e gli sprechi da eliminare (per dare soldi ai giovani)

I numeri parlano chiaro: in confronto agli altri paesi europei la nostra spesa pensionistica è sproporzionata e iniqua. E ci rimettono soprattutto i giovani, nell’indifferenza della politica. Sarà pure stato impreciso, ma almeno Di Maio ha avuto il merito di sollevare il problema. (di Francesco Grillo, LEGGI)

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Il linguaggio inclusivo dei discepoli dell’egualitarismo

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di Francesco Marotta

Il linguaggio inclusivo dei discepoli dell’egualitarismo

Fonte: Francesco Marotta

Quello che è difficile da digerire, sono le imposizioni di una minoranza che decide di dedicarsi interamente ad un orientamento, un gusto, una fede religiosa, da cui estrapola dei dogmi messi maggiormente in evidenza a seconda delle esigenze o necessità, legittimati con l’uso strumentale del diritto ad un’intera popolazione.

I propugnatori del «linguaggio inclusivo» che incentiva lo sradicamento linguistico delle popolazioni, presente nei cerimoniali dell’ideologia dei diritti, del ribaltamento dell’educazione, dell’informazione- deformazione, della cultura/de-culturalizzata, nella riproposizione di un femminismo massimalista concentrato sull’omofobia in un Occidente già svirilizzato e femminilizzato (Éric Zemmour, “L’uomo maschio”, Editore Piemme, anno 2007), determinano una tendenza in uso che ha delle specifiche agghiaccianti.

L’insieme delle applicazioni, sciorinate secondo i tempi delle lobby pressanti, disgraziatamente, passano in secondo piano. Quanto meno è così, anche per coloro che credono di essersi accollati l’onere di ribaltare la situazione, che, ben contenta, sfugge alla “rapidità” di una chiocciola da riproduzione, perché ha tutta la durata necessaria per deteriorarsi ulteriormente. Ma allora è una questione di intenti e propositi reali, del non riuscire a comunicare per chi non ci sta al gioco? Oppure, è colpa della dipendenza ad un linguaggio dotato di una nuova configurazione? Il problema è già stato risolto a monte: l’ultima frontiera da abbattere, quella del linguaggio inteso come il complesso e la trasmissione da una generazione all’altra, del modo di esprimersi che è la caratteristica propria di determinati popoli e dell’ambiente sociale/cognitivo, è caduta da un pezzo. Continua a leggere

Il lato oscuro della rivoluzione digitale: libertà o schiavitù?

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Segnalazione Arianna Editrice

di Enrica Perucchietti

Il lato oscuro della rivoluzione digitale: libertà o schiavitù?

Fonte: Interesse Nazionale

«Voi non ve ne accorgete, ma state subendo una programmazione. Ora, però, dovete decidere a quanta della vostra indipendenza intellettuale siete disposti a rinunciare». L’appello proviene dall’ex vicepresidente di Facebook Chamath Palihapitiya che in un intervento alla Graduate School of Business di Stanford si è scagliato contro i social network, spiegando di sentirsi «tremendamente in colpa» per aver contribuito a creare degli strumenti che stanno «distruggendo il tessuto sociale» (http://www.universityequipe.com/parole-ex-dirigente-facebook).

L’analisi di Palihapitiya non è nuova né isolata ma è interessante che venga proprio da colui che ha contribuito allo sviluppo di Facebook.

L’analisi di Palihapitiya non è nuova: Evgeny Morozov, per esempio, ha ampiamente spiegato nelle sue opere come Google, Amazon, Facebook, Twitter, ecc. sarebbero soltanto l’incarnazione di una nuova forma di capitalismo mascherato da rivoluzione digitale e l’ennesima versione dell’accentramento di potere economico e politico nelle mani di pochi.

Lo scrivo e lo ripeto da anni: i poteri che spingono per la globalizzazione stanno abbattendo il vecchio mondo e sulle sue macerie hanno bisogno di “creare” un nuovo cittadino che sia facilmente malleabile e controllabile. Un cittadino che sia senza identità, che abbia rinunciato alla sua personalità, al suo spirito critico, alla privacy, che sia sempre “connesso”. Un cittadino che sia  capace di abbracciare il progresso e nel suo nome di accettare qualunque provvedimento, abdicando alla sua stessa umanità. Un Uomo che si fa macchina, che sposa il virtuale preferendo paradisi artificiali alla vita reale fatta anche di dolore, fatica e disperazione.

Per evitare questo scenario distopico, l’entusiasmo per la tecnologia dovrebbe accogliere anche le critiche sulle possibile derive del progresso tecnico, in modo da associare allo sviluppo una controparte etica che miri al benessere collettivo e non meramente al controllo sociale e  al profitto di pochi.

L’analisi di Palihapitiya non è isolata: solo un mese fa anche Sean Parker, cofondatore di Napster ed ex partner di Zuckerberg, si era scagliato in una conferenza a Philadelphia contro i social network, dichiarando che «sfruttano le vulnerabilità psicologiche delle persone». Parker aveva focalizzato l’attenzione sui possibili danni che potrebbero insorgere dall’uso smodato dei social da parte dei bambini. Da anni, infatti, si parla delle controindicazioni che la tecnologia può avere sui più piccoli: le ricerche sulla sovraesposizione tecnologica su un cervello in via di sviluppo parlano infatti di ansia, irritabilità, depressione infantile, disturbi dell’attaccamento, deficit di attenzione, autismo, disturbo bipolare, psicosi e comportamento problematico (http://www.huffingtonpost.it/cris-rowan/10-motivi-per-cui-i-dispositivi-portatili-dovrebbero-essere-vietati-ai-bambini-al-di-sotto-dei-12-anni_b_9124584.html). Per questo si parla sempre più di “dipendenza” dai dispositivi portatili come se si trattasse di una vera e propria “droga”: effetti che andrebbero ulteriormente indagati e affrontati. La soglia di attenzione è sempre più bassa e ne consegue una diminuzione della concentrazione, della memoria e della capacità critica. Siamo bulimici di attenzione, stiamo diventando incapaci di vivere nella realtà quotidiana fatta di persone in carne e ossa e di rapporti sociali che vadano oltre un like. Gli effetti di questa rivoluzione antropologica li potremo osservare compiutamente solo nei prossimi anni.

Dovremmo anche riflettere sulle nostre responsabilità di adulti: l’abuso tecnologico che le nuove generazioni stanno subendo è una forma di compensazione dovuta alla mancanza di attenzione che proprio gli adulti avrebbero dovuto donare loro. Si tratta un surrogato che può generare dipendenza e questa a sua volta danni permanenti.

Parker e Palihapitiya sono stati coraggiosi a denunciare due risvolti opachi di quella rivoluzione digitale che hanno contribuito ad avviare: da un lato il rischio di essere manipolati, “schedati” e programmati, dall’altra gli effetti collaterali di un’esposizione eccessiva tra i più giovani e le ricadute sulla collettività. Lo ripeto: ciò non significa farsi portavoce di un pensiero oscurantista e reazionario, ma promuovere una nuova visione “etica” che rispetti la persona umana e i rapporti “reali”. Il fatto che lo sviluppo tecnologico sia “inevitabile” non significa che debba essere abbandonato a se stesso senza una guida e dei limiti: non tutto ciò che è possibile realizzare deve essere per questo realizzato. Possiamo orientare la ricerca in senso etico e sostenibile.

Stiamo correndo verso una deriva post-umana in cui i rapporti sociali tendono a corrompersi, in cui le persone rischiano di trovarsi “drogate” dall’abuso dei social, dipendenti dai like e dai commenti degli altri utenti, finendo spersonalizzate e scollate dalla realtà “vera”. I social hanno abbattuto molte barriere, avvicinano ma al contempo allontanano da ciò che è reale, diffondendo un’idea di perfezione virtuale che soprattutto i più giovani tendono a emulare finendo inevitabilmente sfrustrati.

I social non hanno solo illuso di poter offrire una “community” con un senso irreale e irraggiungibile di perfezione, ma hanno anche portato al costituirsi di un odio “democratico” in cui ognuno si sente libero e legittimato (in “diritto” quindi) di manifestare il proprio dissenso (o più delle volte acritico e di pancia) arrivando a insultare e minacciare gli altri: da qui il fenomeno degli haters e del cyber bullismo. È come se non esistesse più un filtro tra il pensiero/emozione e ciò che viene trascritto: in questo caso, però,  la “digital warfare” è solo una scusa per arrivare a censurare il web e le voci alternative, introducendo il reato d’opinione e ulteriore controllo tecnologico. Il problema non è però dei social network in sé, ma nostro: essi sono un mezzo, siamo noi che abbiamo disatteso la capacità di saperli usare al meglio, dimostrandoci eticamente immaturi per gestire la rivoluzione digitale.

La virtualità ci rende più fragili e soli e rischia di risucchiarci in un vortice fatto di solitudine e sorveglianza: ciò non significa che si debba rinunciare alla tecnologia e votarsi all’ascetismo, ma dovremmo divenire più consapevoli e responsabili dei mezzi che abbiamo e riappropriarci non solo del senso critico ma anche di quello spirito etico che dovrebbe supportare l’innovazione. Affinché la tecnologia sia pensata in funzione e per il bene dell’uomo, per non rischiare altrimenti di finire schiavi delle macchine che abbiamo sviluppato.

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