Verona, 21 nov – La Commissione toponomastica veronese ha dato il via libera per l’intitolazione di una via della città a Giorgio Almirante. La decisione, che arriva dopo il sì del Consiglio Comunale risalente al marzo scorso, ha innescato le solite polemiche della minoranza Pd-5stelle, che si è invece vista bocciare la proposta di dedicare una via a Giorgio Gaber per «mancanza di legami con il territorio». A nulla, quindi, sono valse le solite lamentele di sinistra, Anpi e comunità ebraica. Continua a leggere
Galantino accelera su Lutero: “Opera dello Spirito Santo”
Galantino parla della riforma di Lutero come di “un’opera dello Spirito Santo”. Le parole del segretario Cei che faranno discutere Continua a leggere
“Berlino 1989? L’Europa è divisa in due e l’Est rifiuta il liberismo”
“La riflessione era rivolta a coloro che non avevano ancora capito che nel 1989 la fine del sistema sovietico segnò sia la fine di un mondo (che rese possibile l’attuale globalizzazione), che quella del dopo la guerra, quella del ventesimo secolo e senza dubbio anche quella del grande ciclo della modernità. Ma oggi vorrei piuttosto criticare coloro che non vedono che la cortina di ferro è scomparsa solo per essere sostituita da un divario culturale. Nonostante la riunificazione, i due territori tedeschi – il renano-bavarese e il prussiano – sono ancora lì, e per molti versi l’ex Germania orientale ha più in comune con i paesi orientali vicini che con il ciò che ci eravamo abituati, erroneamente, a chiamare il “mondo libero”.
Non mi pento, ovviamente, della riunificazione tedesca, che è andata di pari passo con la riunificazione europea. Ma mi pento del modo in cui è stato fatta. La riunificazione avrebbe potuto essere l’occasione per un sorpasso simultaneo dei sistemi occidentali e orientali, mantenendo il meglio di ciascuno di essi e respingendo il peggio. Invece, abbiamo assistito alla totale annessione dell’ex DDR da parte della Germania federale. Approfittando delle circostanze, la Repubblica federale, per mezzo di Treuhand, alla fine acquistò la Repubblica democratica per sottoporla a una terapia di shock liberale-liberista, vale a dire a un regime di sfruttamento capitalistico di cui non aveva finito pagare il prezzo. Trenta anni dopo la riunificazione, la maggior parte delle persone in Sassonia, Brandeburgo e Turingia si sente ancora come cittadini di seconda classe”.
La riunificazione ha ancora determinato molte cose, in trent’anni …
“Certo. Ma la parola che riassume tutto è quella di delusione. Quando il sistema sovietico crollò, il popolo orientale aveva un’immensa speranza: credeva che avrebbe avuto accesso all’Eldorado di garanzie e ricchezza. Dopo di che, i tedesci dell’Est hanno scoperto le alienazioni del mondo postmoderno, la crescita dei profitti del capitale a spese di quelli del lavoro, la lotta di tutti contro tutti, in breve, un mondo molto più difficile di quanto pensassero. Hanno anche scoperto l’immigrazione e il multiculturalismo: un modello che è diventato per loro una vera e propria verità implicita. Questa delusione alimentava una qualche forma di “Ost-algia”. Ieri l’orizzonte era grigio e c’era scarsità di beni. Oggi ci sono i profitti insolenti per i più ricchi, la miseria per i più poveri e l’insicurezza per tutti. Ieri vivevamo in un regime che limitava le libertà, oggi in un sistema che privatizza la censura e istituzionalizza il pensiero unico. Il muro, simbolo odioso, proteggeva almeno la logica del mercato, la deregolamentazione dei prezzi, la privatizzazione selvaggia e l’atomizzazione sociale.
Di fronte, abbiamo assistito a una delusione simmetricamente opposta. Francis Fukuyama, leggendo un po ‘in fretta Hegel, aveva pensato di poter annunciare la fine della Storia e il trionfo planetario del modello capitalista liberale: le vecchie nazioni stavano per scomparire a favore del supermercato globale. Ma la storia è tornata – insieme a geopolitica e lotte di potere – e ciò che ha portato è lo scontro di civiltà, minacce climatiche, crisi finanziaria globale dilagante, guerre “umanitarie”, terrorismo e paura del futuro.
In Occidente, l’entusiasmo mostrato dalla gente dei paesi dell’Est durante la sua “liberazione” era stato dato per scontato immaginando che sarebbero diventati buoni studenti di democrazia liberale. Oggi scopriamo che i diversi paesi dell’Europa centrale e orientale non vogliono assomigliare affatto a noi, al contrario. Da qui la difesa di un Viktor Orbán a favore della “democrazia illiberale” e le sue critiche a “dogmi e ideologie dell’Occidente”. Da qui la rielezione trionfante di Jarosław Kaczyński in Polonia. Da qui il doppio successo nei Länder della Germania orientale, dei populisti dell’AfD (di cui si parla molto) e degli ex comunisti di Die Linke (di cui non parliamo abbastanza)”.
C’è da concludere che l’Europa è di nuovo divisa in due?
“Sì, in larga misura, e non me ne pento. Ma per prima cosa notiamo che l’Unione Europea ha un nome particolarmente malvagio, perché invece di unire l’Europa, l’ha doppiamente divisa. Divisione nord-sud con l’adozione di una moneta unica modellata sul marco che, dalla Grecia al Portogallo, è stato fatale per i paesi del Mediterraneo. Divisione est-ovest con flussi migratori che stanno accelerando sempre di più in Occidente e che i paesi orientali non vogliono assolutamente.
È tempo di ammettere che l’Europa orientale ha culture e storie politiche diverse dall’Europa occidentale. Riunisce paesi che sono più attaccati al popolo e alla nazione che allo stato perché non è lo stato che li ha partoriti. In Occidente, è l’opposto: lo stato ha preceduto la nazione che alla fine ha creato il popolo. Nemmeno i paesi orientali sono stati modellati dall’ideologia dell’Illuminismo. Oggi si rendono conto che la democrazia liberale è il prodotto di una storia unica che non è la loro e che lo stato di diritto non è il modo migliore per garantire la sovranità popolare e la permanenza delle nazioni. La loro identità è stata minacciata dal sistema sovietico, non vogliono vederlo distrutto dalla decadenza dell’Occidente e dalle richieste liberali di “libera circolazione di persone, merci e capitali”. Non è quindi deplorevole che cerchino di organizzarsi per modellare un’altra Europa. Dovremmo considerare questo come una speranza”.
Il calendario 2020 di Sodalitium
Salvini difende il sindaco di Forlì: “Sacrosanto il diritto a non abortire”
«Mi auguro che il diritto a non abortire per chi non vuole abortire sia sacrosanto. Anzi, il 70% degli aborti sono fondati su motivi economici. Onore a tutti i volontari dei centri alla vita che danno alle donne la possibilità di scegliere di mettere al mondo dei figli. Poi è la donna che sceglie, mi sembra una polemica fondata sul nulla». Continua a leggere
Quando la DC tradì Pio XII e l’Italia (Vietato dimenticare…)
Tra le molteplici cause del processo di secolarizzazione della società italiana, non va dimenticato il fallimento della cosiddetta “operazione Sturzo”, concepita sessant’anni fa da Luigi Gedda, con l’avallo di Pio XII. La guerra si era appena conclusa e Pio XII proponeva un progetto di restaurazione della società cristiana sulla stessa linea del programma di san Pio X: “tutto restaurare e riordinare in Cristo”. Papa Pacelli voleva realizzare l’unità dei cattolici non attorno ad un partito, ma a un programma, come era accaduto nelle elezioni del 1913, con il Patto Gentiloni approvato da san Pio X. Luigi Gedda, l’artefice della schiacciante vittoria elettorale del 18 aprile 1948, sembrava l’uomo più adatto a realizzare il piano del Pontefice. Il primo banco di prova sarebbero state le elezioni amministrative del maggio 1952, che precedevano di un anno quelle politiche. Continua a leggere
Ius soli, perché la cittadinanza non è un regalo
di Emanuele Roccia.
Nessuno aveva dubbi, Zingaretti ha riproposto il cavallo di battaglia di una sinistra sempre più in preda ad una crisi d’identità, lo ius soli. Ed è inutile che Di Maio si sorprenda delle dichiarazioni dell’alleato, dal momento che sapeva bene, al momento di formare il governo, quali fossero le priorità per la sinistra, indipendentemente dalla situazione del Paese. Continua a leggere
Venezia, simbolo di un’Italia che affonda

di Paolo Muttoni.
Nelle ultime due settimane l’Italia è stata letteralmente sommersa da un’ondata di problemi economici ed idrogeologici che rischiano di minare il sistema del paese, dalle fondamenta. Continua a leggere
Commissione d’inchiesta su Bibbiano
Non toccate i bambini!
Continuiamo a parlare di Bibbiano. Noi siamo pronti e voi? Volete organizzare una serata su questo argomento nella vostra città, comunità, associazione? Contattateci a: christusrex@libero.it
Ricorda gli insegnamenti cattolici sul suicidio: donna fa causa al prete
di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT
La madre di un ragazzo adolescente, che si è suicidato, ha intentato una causa contro un prete dell’arcidiocesi di Detroit perché si è sentita “offesa” da quanto detto dal sacerdote durante il funerale del figlio, prete che condivideva semplicemente l’insegnamento cattolico sul suicidio. Continua a leggere
El Sardinero
Indice del Numero 184 di Sursum Corda
Ungheria: presentato al Parlamento progetto di legge “Stop Soros”
L’Ungheria ha presentato al Parlamento la legge “Stop Soros” che «autorizza il ministro degli interni a vietare le organizzazioni non governative (ONG) che sostengono la migrazione e rappresentano un rischio per la sicurezza nazionale ». Continua a leggere
“Anatomia del populismo”: uno studio oltre le demonizzazioni
La scena politica mondiale è alle prese con un rompicapo inestricabile. Nelle tribune politiche, nei programmi televisivi e radiofonici, negli studi politologici, in quelli delle scienze politiche e nella nutrita schiera degli accademici interessati alla fenomenologia del populismo, è in corso, ormai, da decenni una diatriba senza precedenti su cosa sia il populismo. Continua a leggere
Bolivia, la presidente anti Pachamama: “La Bibbia ritorna al governo”
In Bolivia la senatrice Jeanine Áñez, che ha assunto il compito di presidente pro tempore del paese sudamericano dopo la cacciata di Evo Morales, si è presentatapresso il Palazzo del Governo con una grande copia dei Vangeli in mano dicendo, davanti la stampa e i simpatizzanti accorsi, che “la Bibbia ritorna a Palazzo”.

Così facendo la Áñez si è scagliata contro Morales, accusato in passato dalla stessa senatrice di voler sostituire la Chiesa Cattolica con il pachamismo. Morales, infatti, pur dichiarandosi cristiano, ha in vario modo attaccato la Chiesa Cattolica, accusando i cattolici di avere colonizzato gli indigeni, promulgando una Costituzione in cui il cattolicesimo ha cessato di essere il culto ufficiale del paese, chiedendo di abolire il celibato e di approvare il sacerdozio femminile, donando un crocifisso “comunista” a Papa Francesco e, più volte, ammettendo di aver praticato l’adorazione della Madre Terra (Pachamama).
Jeanine Áñez, dopo aver annunciato che la sua priorità sarà quella di indire le elezioni entro 90 giorni per eleggere un nuovo presidente, da un balcone del Palazzo del Governo a La Paz ha spiegato che la Bibbia è molto significativa per i boliviani. “La nostra forza è Dio, il potere è Dio, che Dio ci benedica cari fratelli”.
Jeanine Añez, esponente del mondo pro-life e pro-famiglia naturale, si è sempre dichiarata contraria alla rinascita del paganesimo indigeno, propugnato dall’oramai ex presidente Morales. I social network stanno diffondendo molti suoi vecchi tweet. In uno, pubblicato nel 2013, cancellato dal suo profilo ma archiviato da altri siti, aveva dichiarato di sognare “una Bolivia libera da riti satanici indigeni. La città non è per gli indios. Lasciamoli andare nell’Altipiano o al Chaco”.
Durante la cerimonia di insediamento della neo presidente ad interim (la seconda donna ad assumere tale carica dopo Lidia Gueiler, che fu anche lei temporaneamente presidente tra il 1979 e il 1980), in una sessione parlamentare dove erano assenti tutti i rappresentanti del movimento che sosteneva Morales, la Añez è stata accolta dai suoi sostenitori al grido di “gloria a Dio”.
La cinquantaduenne Jeanine Añez, che è stata per qualche tempo avvocato ma anche conduttrice del canale Total Visión ha ricevuto il via libera dalla Corte costituzionale plenipotenziaria della Bolivia che ha dichiarato la sua successione costituzionale a Morales “conforme al testo e al significato della costituzione”.
Non si sa ancora se la presidente ad interim concorrerà alle prossime elezioni mentre in molti scommettono sulla candidatura dell’avvocato Luis Fernando Camacho, presidentedel Comité pro Santa Cruz, leader civico e maggiore oppositore del governo social-comunista di Morales.
Intanto la senatrice, molto seguita sui social, dove conta circa 107 mila follower su Twitter e quasi 25 mila su Instagram, ha già ricevuto il 13 novembre il riconoscimento della sua presidenza da parte della Colombia, degli Stati Uniti di Donald Trump, del Brasile di Jair Bolsonaro e del Regno Unito di Boris Johnson, mentre l’ambasciatrice messicana in Bolivia ha affermato che il suo paese – che ha dato asilo a Evo Morales e agli ex funzionari del governo – non riconosce Áñez come presidente boliviano.
A sorpresa la Russia di Putin ha riconosciuto il 14 novembre la senatrice Jeanine Áñez come presidente ad interim della Bolivia fino alle prossime elezioni, ma attraverso un intervento del vice ministro degli Esteri russo Sergey Riabkov, si è dichiarata preoccupata “per la mancanza di quorum in Parlamento quando si è votata la sua nomina”.
Successivamente María Zajárova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha ribadito la decisione della Russia di considerare Jeanine Áñez la persona incaricata di dirigere la Bolivia fino allo svolgimento delle elezioni in quel paese ma spiegando che “non si tratta di riconoscere ciò che è accaduto in quel paese come un processo legale, poiché si capisce che non si è trattato di questo”.
Il vicario apostolico di Pando (nord Bolivia), monsignor Eugenio Coter, ha sottolineato il ruolo della Chiesa che “ha invitato le parti a sedersi e a lavorare con onestà, trasparenza e con giustizia per aiutare questo processo di dialogo”. Secondo il monsignore questa crisi ha portato “alla dimissione di vari sindaci e governatori anche a livello locale”, permettendo “un rinnovamento di tutto la struttura dirigente del Paese”.













