Foibe. L’Unione istriani diserta la cerimonia al Senato: “Revocate l’onoreficenza a Tito”

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“L’Unione degli Istriani conferma l’intenzione di voler disertare la Cerimonia solenne del Giorno del Ricordo prevista per lunedi’ 10 febbraio, nell’aula del Senato a Roma, con la partecipazione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e delle piu’ alte cariche istituzionali italiane”. E’ questa la posizione espressa dall’associazione in una nota firmata dal presidente, Massimiliano Lacota.

“Finché il Maresciallo Josip Broz Tito sarà Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica italiana decorato di Gran Cordone – scrive Lacota – l’Unione degli Istriani non partecipera’ a nessuna subdola Cerimonia nei palazzi istituzionali di Roma”. Quando qualcuno, rincara, “che dovrebbe sentire il dovere morale, prima che la responsabilità politica di farlo, revocherà la massima onorificenza dello Stato a chi ha permesso che la Tragedia delle Foibe si avverasse, completandola con la cacciata di 350mila italiani dall’Istria, Fiume e Dalmazia, allora ritorneremo a essere presenti”.

“Voglio anche evidenziare che sono più di duecento i familiari delle Vittime delle Foibe che non hanno fatto ancora domanda di concessione della medaglia prevista dalla legge istitutiva del Giorno del Ricordo, e questo perché ritengono un’offesa chiedere il riconoscimento per il Sacrificio dei loro cari prima che venga revocata la massima onorificenza italiana concessa a chi e’ stato il mandante politico del loro assassinio”.

“Non c’é posto a Palazzo Madama, a Montecitorio e al Quirinale per entrambi: o Tito, o l’Unione degli Istriani”, conclude Lacota.

@barbadilloit

Da https://www.barbadillo.it/87735-foibe-lunione-istriani-diserta-la-cerimonia-al-senato-revocate-lonoreficenza-a-tito/?utm_campaign=shareaholic&utm_medium=facebook&utm_source=socialnetwork

L’Antimafia del “Conte-bis” cosa fa? La parola al dott. Luigi Gaetti

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ESCLUSIVA

di Matteo Castagna

Parlano: l’ex Sottosegretario agli Interni dott, Luigi Gaetti ed il silenzio dei “paladini della legalità”

Il dott. Luigi Gaetti, medico mantovano, specialista in anatomia patologica, 60 anni compiuti da poco, ha una particolare sensibilità per le tematiche legate all’ambiente ed è stato eletto al Senato della Repubblica nella scorsa legislatura.
Fin dal 2010 ha potuto osservare delle situazioni, nella vita sociale, che lo lasciavano perplesso, relativamente a movimenti poco chiari, che gli davano l’impressione d’essere favoritismi, ambiguità, applicazione delle regole solo per alcuni, gestioni allegre di presunti abusi edilizi, combriccole e comitati d’affari spontanei, quanto ambigui.
Nell’ottobre del 2013 entra nella Commissione Antimafia, presieduta dall’On. Rosy Bindi, e si fa subito notare per alcune segnalazioni relative all’inquinamento. Firma decine di interrogazioni parlamentari, esposti e richieste d’intervento per presunte infiltrazioni mafiose in varie città d’italia, quali Savona, Sondrio, Velletri, ma anche in Calabria e Campania. Nel suo lavoro in Commissione, tocca con mano quella realtà per cui le mafie di oggi non sono quasi più quelle che sparano, ma una sorta di reti, che operano nel “sistema relazionale” con il mondo dell’imprenditoria e della politica per l’ottenimento di appalti, soprattutto sotto soglia, ovvero a chiamata diretta, movimentare un colossale giro di denaro.

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Entanasia: in Olanda basta una pillola. Decadenza occidentale

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L’EDITORIALE DEL VENERDÌ

di Matteo Orlando

 

In Olanda, come riportato dal quotidiano Abc, gli over 70 che sono stanchi di vivere potranno acquistare una pillola da usare per togliere la vita legalmente. La coalizione di governo vuole approvare la legge che prevederà questo entro la fine dell’anno.

Secondo la proposta non ci sarà bisogno di una prescrizione medica o di giustificare un problema di salute.

La nuova legge è stata richiesta da oltre 125 mila persone l’anno scorso. Le firmo sono state raccolte dal gruppo “Di loro spontanea volontà”, la cui portavoce Marie José Grotenhuis ha dichiarato che “la vita è un diritto, non un dovere. E gli aiuti al suicidio devono essere legalizzati, a partire dall’età di 70 anni, per le persone sane che non desiderano continuare a vivere”.

Già oggi una media di 20 olandesi si suicida ogni giorno grazie alla già in vigore legge sull’eutanasia, la più permissiva al mondo.

Non si è arrivati ad una tale follia tutto d’un tratto. Huib Drion era un giudice della Corte suprema olandese, professore di legge, saggista e accademico. Quarant’anni fa aveva lanciato l’idea che lo Stato dovrebbe mettere a disposizione dei cittadini che hanno compiuto 70 una pillola avvelenata, in modo che possano decidere a che ora vogliono finire per vivere. Drion è morto in pace per cause naturali mentre dormiva nella sua casa di Leida nel 2004, all’età di 86 anni. Ma la sua proposta ha ravvivato l’ala pro-eutanasia della politica olandese ed è attualmente sul tavolo dell’attuale governo che  ha iniziato a elaborarne l’attuazione.

Il governo olandese ha appena pubblicato un primo studio sulla parte di popolazione in cui questa pillola suicida (“pillola Drion”) potrebbe diventare una realtà già quest’anno.

I dati che emergono dall’indagine rivelano che c’è una parte della popolazione di età superiore ai 55 anni  che, nonostante sia in buona salute, “ha il desiderio di morire in modo coerente e attivo”.

Il ministro della sanità, il democratico cristiano Hugo de Jonge, ha cercato di far capire ciò che dovrebbe essere fatto è “cercare di ripristinare il gusto della vita”.

Recentemente la Groenlinks (la Sinistra Verde) ha proposto di limitare la possibilità degli interventi chirurgici per i pazienti di età superiore ai 70 anni, consentendo ai geriatri ospedalieri di decidere se operare o meno e continuare a fornire cure.

Corinne Ellemeet, esponente di questo partito di orientamento eco-socialista, ha presentato una proposta in tal senso nella camera bassa olandese. In particolare la Ellemeet ha insistito sul fatto che la sua proposta, promossa come iniziativa per dare agli anziani “la migliore assistenza possibile”, non nascerebbe per “risparmiare denaro”, ma per evitare “overtreatment”, perché le operazioni non sono sempre vantaggiose e possono anche mettere in difficoltà il paziente.

In realtà la logica della sua proposta si baserebbe sul rapporto costo-efficacia. Ha sottolineato che il 70% dei pazienti negli ospedali olandesi ha più di 70 anni, il che suggerisce che non dovrebbero ricevere lo stesso trattamento dei pazienti più giovani. “Un processo di screening dovrebbe essere messo in atto quando si sta prendendo in considerazione un trattamento avanzato e costoso”, ha detto la Ellemeet, comprese le operazioni cardiache, il trattamento del cancro, la dialisi renale e simili.

“La questione centrale è questa: cosa stiamo facendo al paziente? Ospedalizzazione, anestesia, dolore e un diluvio di droghe. La ricerca dimostra che il trattamento eccessivo dei pazienti anziani è ancora un evento quotidiano”, ha denunciato la Ellemeet. In altri termini, la volontà del paziente di continuare a vivere e combattere in Olanda non avrà più un valore determinante, ma sarà fondamentale l’opinione di un geriatra e le sue previsioni sulle aspettative della qualità della vita del paziente.

La Ellemeet ha immediatamente ricevuto l’appoggio di tutti gli esponenti pro eutanasia, e si è presa le dure critiche dei pro-life dei Paesi Bassi.

Possiamo indovinare dove porterà la strada imboccata dall’Olanda? A parte i tanti casi di eutanasia che avremo, una cosa è facilmente prevedibile. Si arriverà presto ad un’assistenza medica a due livelli: da un lato i pazienti che si dovranno accontentare della sanità pubblica che non considererà più come prima gli over 70; dall’altro lato quelli abbastanza ricchi potranno pagarsi i farmaci e la sanità privata che preferiranno.

Sondaggi, il declino della Lega e Matteo Salvini? Smentito dalla super-media: ecco le cifre

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Un sondaggio di Ixé diffuso martedì 4 febbraio dalla trasmissione CartaBiancaevidenziava un arretramento della Lega, data per la prima volta nell’ultimo anno sotto il 30% dei consensi (precisamente al 28%). Chi parlava di segnali di declino di Matteo Salvini, però, è stato ben presto smentito dalle altre rilevazioni. Al 30,5% per Piepoli, al 31,4% per Index Research, Tecné 31,1%, addirittura al 33,7% secondo una rilevazione diffusa da Coffee Break. Nonostante la sconfitta in Emilia-Romagna, nessuna emorragia di consensi per la Lega, il cui leader, tuttavia, dovrà guardarsi bene dal possibile effetto di tre fattori.

Primi fra tutti gli attacchi giudiziari rispetto alla linea politica portata avanti nella lotta all’immigrazione clandestina; poi il fuoco amico dell’ex segretario Umberto Bossi, che in una recente intervista ha criticato la svolta nazionalistadi Salvini, avvenuta a suo giudizio a spese degli interessi del Nord. Infine quella rivalità costruita ad arte dai media tra lo stesso Salvini e Giorgia Meloni. Un escamotage maldestro per agitare le acque nella coalizione di centrodestra. Ma per ora, i sondaggi continuano a dire saldamente… “Lega”.

Da https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13561184/sondaggi-media-lega-matteo-salvini-nessun-declino-ecco-vere-cifre.html

Benvenuti, il grande pugile diventa un fumetto e ci narra il dramma delle Foibe

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Roma, 6 feb – Pagine strappate, violentate, nascoste per decenni e ora, con una operazione che non è certamente casuale, di nuovo tornate in discussione. Perché, nonostante l’istituzione del Giorno del Ricordo, certe pagine, una parte consistente della sinistra, continua a negarle o a minimizzarle. La storia degli esuli dalmati, istriani e fiumani torna però a rivivere nella sua vivissima drammaticità grazie all’ultima creazione della casa editrice Ferrogallico che ha dedicato un fumetto a “Nino Benvenuti – Il lungo esodo dall’Istria“, presentato questa mattina in Senato dove sono intervenuti, oltre allo stesso Benvenuti, il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa, l’assessore regionale del Friuli Fabio Scoccimarro, Mauro Grimaldi che ha collaborato con Benvenuti alla stesura, e il disegnatore Giuseppe Botte. Un’occasione per ricordare la figura di Benvenuti, visibilmente commosso e che ha preferito non parlare a braccio, ma anche e soprattutto un atto di accusa verso i tentativi di revisionismo in atto che provano a stroncare come marginale, se non addirittura e impunemente, come in qualche modo persino generato dagli stessi italiani il massacro e la cacciata di tanti connazionali durante e dopo l’ultima guerra mondiale sul confine orientale.

La Russa: “Testimone importante del sacrificio degli istriani”

“Più passano gli anni – ha ricordato il vice presidente del Senato Ignazio La Russa – e più sembra si stia facendo marcia indietro su questo tema. Certa gente, non potendo più negare la tragedia delle foibe, arriva a travisare la realtà: ieri al Senato, l’Anpi ha deciso di tenere un convegno a porte chiuse per evitare che le falsità che vogliono far passare per verità, possano essere confutate. Stanno facendo revisionismo anche sul numero dei morti: siamo alla contabilità della sofferenza, mentre anche il capo dello Stato li riconosce come veri. Gli unici numeri gonfiati sono quelli relativi al numero di partigiani che hanno partecipato alla lotta prima della vittoria degli americani. Io rispetto chi ha combattuto rischiando la propria vita, anche se alcuni avrebbero solo voluto sostituire al fascismo la dittatura di Stalin, ma penso che questa gente si rivolti nelle tombe di fronte a certi atteggiamenti vergognosi di travisamento della verità. E l’unico modo per tenere in vita l’Anpi è prendere contributi: non ci sono più partigiani in vita, ma aumentano i loro contributi”. La Russa, che si è augurato decolli una iniziativa degli esuli per chiedere la nomina di senatore a vita di Benvenuti, ha ricordato come il pugile sia non solo una icona della sport italiano, ma un testimone importante del sacrificio di quelle popolazioni, uno che ha saputo trasformare una tragedia in una fortificazione del proprio animo.

Benvenuti: “Importante che certi drammi non si ripetano più”

Le tragedie non hanno nazionalità, religione e connotazione politica – ha ricordato l’indimenticabile pugile che in Istria è nato – la vita mi ha graziato. Ho scritto questo fumetto insieme a Mauro Grimaldi perché è importante che certi drammi non si ripetano più. Una ricostruzione della mia infanzia, della mia famiglia, del mio essere esule narrati a mio nipotino”. “Troppi capitoli soppressi, c’è ancora una spinta negazionista o nella migliore delle ipotesi riduzionista – ha aggiunto l’assessore regionale del Friuli Fabio Scoccimarro – anche per questo nel Giorno del Ricordo metteremo le pietre di inciampo anche per i caduti nelle Foibe, tra essi non solo italiani ma anche sloveni che si opponevano a Tito”.

Fabrizio Vincenti

Da https://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/benvenuti-grande-pugile-diventa-fumetto-narra-dramma-foibe-145077/

Francia. Il Senato approva la legge che cancella il padre e istituisce il “bambino medicinale”

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Griffini (Ai.Bi.): “Disumanità manifesta di questi concetti è sconvolgente. Leggi così sono insulto per i bambini abbandonati”

Martedì 4 febbraio il Senato francese ha approvato, con 153 voti a favore, 143 contrari e 45 astenuti, la legge di revisione della bioetica. Un testo che, tra le altre cose: estende la Pma (procreazione medicalmente assistita) anche alle donne single o alle coppie di donne lesbiche; pur conservando la proibizione della trascrizione all’anagrafe dei bambini nati all’estero con utero in affitto, al contempo aggira tale divieto autorizzando la trascrizione delle sentenze d’adozione; prevede il “bambino medicinale”, ovvero, nel caso in cui una coppia abbia già un figlio affetto da grave patologia genetica, potrà ottenerne un clone dell’embrione “in vitro” immunocompatibile, da cui prelevare sangue per guarire il fratello maggiore.

Ora la legge passerà per la seconda volta all’Assemblea Nazionale, che l’aveva già votata in prima battuta nell’ottobre scorso. Qui il partito del presidente Emmanuel Macron, La République En Marche, vanta da solo la maggioranza dei deputati. Dunque l’approvazione sembra un fatto scontato.

Il testo aveva già registrato le proteste dell’associazione Marchons Enfants, che aveva spiegato come la legge “in concreto, secondo la stima del Ministro della Sanità, Agnès Buzyn, creerà 2000 nuovi orfani di padre all’anno. E se si guarda l’esempio di alcuni paesi che hanno esteso la PMA, si vede che nel giro di qualche anno si potrà arrivare fino a 7000 nuovi orfani all’anno, il che significa che, in dieci anni, 70.000 bambini verranno deliberatamente privati del proprio padre”.

“Questa legge – commenta il presidente di Ai.Bi. – Amici dei Bambini, Marco Griffiniè piena e totale rappresentazione di quella cultura anti-famiglia e dello scarto che è ormai propria del nostro Occidente, dove non si fanno figli e, se si fanno, diventano un ‘diritto’, per non dire un capriccio. Ma l’unico diritto che bisogna riconoscere è quello dei tanti bambini abbandonati che, nel mondo, hanno bisogno di una famiglia. Bambini per i quali leggi come questa sono un insulto. Gli adulti non possono accampare ‘diritti’ nei confronti dei bambini, le cui necessità devono sempre essere prevalenti. Mostruosamente prometeica è poi l’ipotesi di un embrione in provetta da utilizzare per le cure di bambini affetti da patologie. La disumanità di questi concetti e del disprezzo della vita che sottintendono è manifesta e sconvolgente”.

Da https://www.aibi.it/ita/francia-il-senato-approva-la-legge-che-cancella-il-padre-e-istituisce-il-bambino-medicinale/

Urlavano i titini “Dove tenete l’oro maledetti italiani!”. Gregoretti risponde all’Anpi sulle foibe

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Il testo integrale della lettera inviata dal giornalista Marco Gregoretti al direttore del Gazzettino in risposta all’attacco nei suoi confronti da parte dell’Anpi di Venezia dopo la pubblicazione di due video, sul suo canale Youtube, relativi all’esodo giuliano e alla pulizia etnica perpetrata da Tito nei confronti degli italiani.

lettera al direttore  di Marco Gregoretti

Milano, martedì 14 gennaio 2020
Gentile Direttore,
mi preme colmare alcune lacune che ho riscontrato leggendo l’articolo “Foibe, accuse all’Anpi veneziana: “Falso, vicenda che non ci riguarda”, a firma di Tomaso Borzomì, pubblicato sul Gazzettino in edicola Lunedì 13 gennaio 2020, e in cui si parla diffusamente della mia persona, del mio lavoro, e del dramma dell’esodo giuliano e delle Foibe patito dalla mia famiglia materna.

Il collega mi descrive inizialmente come “sedicente giornalista investigativo”, formula generalmente usata in senso denigratorio, sebbene coperta da garanzia epistemologica. In realtà non sono ne sedicente, ne sescrivente giornalista investigativo. Sono un professionista di 63 anni con un lungo e onorevole curriculum, vincitore peraltro nel 1998 del Premi Saint-Vincent consegnatomi dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro proprio per una mia inchiesta di giornalismo investigativo: avevo scoperto, documentato e raccontato le torture e gli stupri perpetrati da alcuni militari italiani durante la missione di pace Restore Hope-Ibis, in Somalia.

Non solo per vanto, ma anche per correttezza: ho lavorato come redattore e come inviato a Panorama per quasi dieci anni con direttori come Claudio Rinaldi, Andrea Monti, Giuliano Ferrara e Nini Briglia, ho fatto parte, come caposervizio, della squadra che ha fondato presso Condé Nast l’edizione italiana di GQ, sono stato caposervizio del settimanale Gente, vicedirettore del mensile Class, ho scritto per innumerevoli testate nazionali (Stampa, Indipendente, Corriere della sera, Gazzetta dello Sport, Espresso, Europeo…), sono autore di libri inchiesta e di programmi televisivi e attualmente ho anche un contratto con la trasmissione di Rete 4 (Mediaset) Quarto Grado, sono di direttore di un mensile cartaceo in edicola che si chiama Nuova Cronaca e di Dedalo, una testata di urbanistica e di edilizia.

Ho iniziato a 21 anni e ho, dunque, fatto tante cose, tra cui il redattore “abusivo”, pagato quando capitava, dell’Unità e il caporedattore di una tv a essa collegata. Qui vi ho citato solo alcune delle mie esperienza. Dunque, sedicente, forse, è una eccessiva presa di distanze nei miei confronti da parte del, immagino molto più giovane di me, collega. Bastava fare clic su Google e saltava fuori più o meno tutto. Capisco, perché ci sono passato anche io, la tempistica frettolosa del quotidiano che non lascia spazi neanche al respiro, ed escludo, dunque, pressioni esercitate dall’Anpi di Venezia. A cui, però, vorrei far presente di aver precisato che il mio video si riferiva alla loro sezione di Rovigo e non a quella di Venezia, come da me inizialmente sostenuto, dopo pochissimo, appena mi è stato segnalato, con un tweet, dall’Anpi di Venezia, stessa l’errore.

Ma quello che mi sta più a cuore e che ci terrei venisse dal vostro giornale evidenziato, è che sarei l’uomo più felice del mondo se dall’Anpi venissero pronunciate parole precise, senza sconti, senza se e senza ma, sul dramma dell’esodo, delle Foibe e di quello che è stato uno scellerato accordo con il maresciallo Tito. Mia madre a 13 anni subì, di notte, dai comunisti di Tito, le “perquisizioni intime”, penso che sia superfluo spiegare di che cosa si trattasse, mentre a mio zio, che di anni ne aveva tre, veniva tenuta la canna di una pistola puntata sulla tempia.

Urlavano, i titini “Dove tenete l’oro maledetti italiani!”. Oro? Quale oro? Poi furono gettati su un carro e mio nonno chiuso in campo di concentramento. Non avevano fatto niente. Erano semplicemente italiani. Quindi questo bastò a portare via tutto a loro: casa, risparmi…Tutto. Arrivarono a Genova, dove sono nato, come profughi. Fecero la fame. Si tirarono su le maniche. Non chiesero mai l’elemosina e mia madre si laureò tre volte, il mio piccolo zio diventò un fisico della dinamica dei fluidi negli Stati Uniti. Quando avevano fame, da piccoli, a Genova scrostavano l‘intonaco dal muro e se lo mangiavano.Questo mi piacerebbe che entrasse nelle coscienze di chi si offende perché c’è stata la confusione tra due città, peraltro rapidamente corretta. Quell’esodo, le Foibe, il furto dei beni, è stato assolutamente trasversale. E soprattutto, mi si perdoni la battuta, non ha nulla di sedicente. È tutto ben documentato.

Marco Gregoretti

Da https://www.imolaoggi.it/2020/01/18/urlavano-i-titini-dove-tenete-loro-maledetti-italiani-gregoretti-risponde-allanpi-sulle-foibe/

Marion Le Pen sfida i globalisti: “Noi vogliamo una civiltà, non un mercato”

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Roma, 5 feb – Tra i vari invitati al convegno God, Honor, Country, organizzato a Roma dalla Edmund Burke Foundation, oltre a Viktor Orbán e a Giorgia Meloni, che l’altro ieri ha tenuto un discorso un po’ controverso, c’era anche Marion Le Pen. La nipote di Marine, che attualmente ha abbandonato la politica elettorale per dirigere l’Istituto di scienze sociali, economiche e politiche (Issep), nel suo intervento ha toccato diversi punti della sua visione del mondo. In particolare, ha evidenziato – con grande acume – la linea di demarcazione che separa sovranisti e globalisti: «Noi vogliamo avere una civiltà, non un mercato», ha affermato con forza.

Marion Le Pen incalza i conservatori

Queste parole non erano affatto scontate, anche perché sono state pronunciate di fronte a una platea composta in maggioranza da conservatori americani, legati a filo doppio a un liberismo economico potenzialmente destabilizzante. Ronald Reagan, figura a cui è dedicato il convegno, non era certo uno che gradiva vincoli al mercato e alla circolazione delle merci. Ad ogni modo, Marion Le Pen ha poi affrontato il tema dell’immigrazione, strettamente collegato al precedente: «Gli uomini non sono intercambiabili», ha affermato, ribadendo la propria opposizione radicale all’«importazione di stranieri» per «compensare il calo delle nascite in Europa». Di più: visto che i flussi migratori potrebbero aumentare nei prossimi decenni, Marion ha specificato che, in questo campo, «i conservatori devono fare scelte drastiche». Insomma, il tempo delle ambiguità è finito.

«Ci serve un’alleanza latina»

Marion Le Pen non ha inoltre perso occasione per criticare aspramente l’Unione europea e il «processo di standardizzazione forzata» che ha messo in moto. Per l’ex deputata del Front National, però, devono farsi portatori di questo cambiamento non tanto i partiti rappresentati all’Europarlamento, quanto invece «una coalizione di governi» in grado di riplasmare una struttura sovrannazionale che lei giudica (correttamente) irriformabile. È per questo che Marion propone un’«alleanza latina» tra Francia, Italia, Spagna e Portogallo per riequilibrare una Ue sempre più teutonica e nordeuropea. Un’alleanza che, «insieme ai Paesi di Visegrad, mantenga i legami col Regno Unito, gli Stati Uniti e la Russia».

«Non possiamo lasciare l’ecologia a Greta»

Un altro punto del suo intervento ha riguardato infine il tema dell’ecologia e del movimento Fridays for Future: «Non dobbiamo lasciare la difesa della natura all’estrema sinistra o ai matti», ha tuonato Marion. «Non voglio scegliere tra i seguaci di Greta e gli scettici, quelli che negano i danni di questo modello economico». Anche perché, ha aggiunto, «non bisogna credere allo stupido mantra che i problemi globali si risolvono con soluzioni globali». In tal senso Marion Le Pen pone l’accento sulle «risposte locali» che devono dare le varie nazioni, e non gli organismi sovranazionali. «Il libero mercato non deve essere una religione», ha concluso. A buon intenditor…

Valerio Benedetti

Da https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/marion-le-pen-sfida-globalisti-noi-vogliamo-civilta-no-mercato-144890/

Migranti, adesso anche la Lamorgese vuole una stretta sulle Ong

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Dopo i numeri di inizio anno, dal Viminale è emersa una certa preoccupazione sull’aumento degli sbarchi e sulle attività delle Ong: possibile la riproposizione del codice voluta da Marco Minniti

È vero che i dati di gennaio 2020, sul fronte immigrazione, non sono gli stessi degli anni dell’emergenza, tuttavia un aumento del 700% rispetto al 2019 è molto più di un campanello d’allarme.

E così, ecco che lo stesso ministro Luciana Lamorgese adesso prova a correre ai ripari. Si è dunque capito, su spinta soprattutto di numerosi funzionari del ministero dell’interno, che se il numero di approdi in Italia si è mostrato così in alto già nel mese di gennaio, in vista della stagione estiva la situazione potrebbe farsi molto delicata.

È bene infatti ricordare che nei primi 31 giorni del 2020, sono arrivate irregolarmente in Italia 1.275 persone, a fronte delle 202 dello stesso periodo del 2019. Il Viminale vorrebbe provare più strade per provare ad arginare un flusso che dalla Libia è tornato ad essere imponente.

In primo luogo, Luciana Lamorgese sta valutando la posizione delle Ong. In particolare, il ministro dell’interno vorrebbe tirar fuori dal cassetto nuovamente il codice già varato nel 2017 quando al Viminale sedeva Marco Minniti. In poche parole, si vorrebbe regolamentare l’attività delle organizzazioni non governative, le quali da quando si è insediato il governo Conte II non hanno avuto sostanzialmente freni. E dal ministero, così come scritto da Il Messaggero, si vorrebbe anche far luce su quegli eventuali rapporti tra scafisti e responsabili delle Ong: “Si ricomincia a parlare – si legge sul quotidiano romano – di telefonate tra scafisti e volontari delle associazioni non governative”.

Ma sotto questo fronte c’è un’importante resistenza interna alla maggioranza giallorossa. Una parte del Pd, al pari di LeU e di associazioni culturali legate comunque ai partiti al governo, non vorrebbe vedere una riedizione della stagione di Minniti sulle Ong. La mediazione potrebbe arrivare dalla promessa, da parte del governo, di togliere definitivamente i decreti sicurezza voluti da Matteo Salvini tra il 2018 ed il 2019, vero obiettivo della campagna volta ad invocare “discontinuità” da parte soprattutto della sinistra del Pd.

Tuttavia, l’operazione a livello politico non appare semplice. La maggioranza sotto questo fronte, ha già rischiato di spaccarsi a novembre in occasione della decisione di rinnovare per altri tre anni il memorandum con la Libia, altra operazione voluta da Minniti e non vista positivamente dall’area più a sinistra dei giallorossi.

C’è poi, sempre riguardo alle Ong, un tentativo di dialogo sul fronte europeo. Il ministro Lamorgese vorrebbe infatti responsabilizzare gli Stati di bandiera. Ed a tal proposito, si parla di trattative bilaterali soprattutto con Francia e Germania. Dopo il bluff sulla redistribuzione, presentata come un “successo diplomatico” dal governo Conte II nello scorso mese di settembre ma di fatto mai regolamentata da nuove normative in sede comunitaria, ora da Roma si sta provando a stringere singoli accordi con i partner continentali. L’obiettivo sarebbe quello di una cooperazione sulle Ong, che parta dalle certificazioni rilasciate dai paesi di bandiera e passi per una collaborazione nelle fasi di sbarco e redistribuzione.

Infine, c’è ovviamente in ballo anche la pista che porta direttamente nel paese da cui partono i migranti, ossia in Libia. Lunedì il ministro dell’interno di Tripoli, Fathi Bashaga, è stato a Roma, dove ha presentato il conto al nostro governo: l’esecutivo guidato da Al Sarraj vuole più soldi per poter costruire nuovi centri per migranti, chiusi nell’area della capitale libica per via degli scontri, e nuovi fondi per acquistare attrezzature. L’Italia potrebbe pagare il conto, abbastanza salato, a patto che la Libia si impegni a mettere nuovamente in mare le motovedette donate dal nostro paese negli anni precedenti.

A prescindere dalle strade che prenderà il Conte II sull’immigrazione, appare chiaro come il tema inizi a preoccupare e non poco i vertici sia di Palazzo Chigi che del Viminale. Quei numeri sopra esposti, potrebbero rappresentare un’insidia non indifferente nel proseguo dell’azione di governo.

Da https://www.ilgiornale.it/news/politica/adesso-anche-lamorgese-vuole-stretta-sulle-ong-1821681.html

Foibe, “Il film Red Land in tutte le scuole d’Italia”

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Gioventù Nazionale al ministro: “Foibe, quel film in tutte le scuole”

Le foibe, voragini dell’altipiano carsico che si estende a ridosso di Trieste, Gorizia e Istria, si fanno tra 1943 e il 1947 spettrale tomba per quasi diecimila italiani. Diventano il luogo dove occultare per sempre i nemici del progetto totalitario ed espansionista di Tito, leader della resistenza comunista jugoslava. A cadere dentro le foibe ci sono fascisti, cattolici, liberaldemocratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini.

La persecuzione prosegue fino alla primavera del 1947, fino a quando, cioè, viene fissato il confine fra l’italia e la Jugoslavia. Nel febbraio del 1947 l’Italia ratifica il trattato di pace che pone fine alla Seconda guerra mondiale: l’Istria e la Dalmazia vengono cedute alla Jugoslavia. Trecentocinquantamila persone si trasformano in esuli, stranieri in casa propria.

Le provocazioni dell’Anpi

Ed è proprio a parziale risarcimento di quella sofferenza che il nostro mondo mai cesserà di raccontare il massacro di questi italiani, vittime dell’odio ideologico e razziale, coperto a lungo dall’incancrenito sentimento anti-italiano della sinistra nostrana.
Ma oggi siamo ancora ben lontani dal raggiungimento di una memoria condivisa
“È bene giocare d’anticipo, evitando di prestare il fianco anche quest’anno alla strumentalizzazione della destra sulle foibe”. Questo è il proposito di Carla Nespolo, presidente dell’ANPI. Questo è il proposito con cui la celeberrima associazione dei partigiani italiani ha organizzato, ieri al Senato, il convegno sulla tragedia delle foibe e dell’esodo. È stato proprio quel “giocare d’anticipo” a puzzare di strumentalizzazione. Come se fossimo in una partita a scacchi e l’ottenere visibilità, a scapito altrui, fosse fare scacco. Come se i ricordi di immani tragedie fossero pedine da spostare a proprio piacimento su caselle bianche o nere.

Quel film sulle foibe nelle scuole

Del resto, ce li ricordiamo bene i convegni revisionisti dell’ANPI di Rovigo e di Parma dell’anno scorso. Per loro, i tragici episodi di violenza accaduti alla popolazione italiana di Istria, Fiume e Dalmazia tra 1943 e il 1947 erano un’invenzione dei fascisti. Ricordiamo bene le tesi giustificazioniste con cui la sinistra italiana, per oltre 60 anni, ha protetto i crimini dei partigiani titini. Non accetteremo mai lezione di etica, di storia e di morale da questi signori.

Da sempre abbiamo tentato di fornire spunti e strumenti alle nostre istituzioni per cominciare ad intrecciare un solido e definitivo ricordo comune. Con la Legge 92/2004 è stata istituita la Giornata del Ricordo, al fine di «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale». E quest’anno, per gratificare gli intenti della legge, assieme ad Azione Studentesca abbiamo proposto al Ministro dell’Istruzione Azzolina, al fine di poter favorire la conoscenza tra gli studenti e stimolarne la riflessione, la promozione nei nostri istituti scolastici la visione del film “Red Land” che ha raccontato in modo eccezionale la storia di quanto avvenne sul confine orientale e le storie dei protagonisti di quegli anni.

La Azzolina muta

Ma alla nostra lettera non è mai giunta risposta. Un silenzio davvero pesante. Che ci fa capire quanta strada ci sia da fare. Un silenzio che non minerà la nostra voglia di ricordare.

Da https://www.secoloditalia.it/2020/02/gioventu-nazionale-al-ministro-foibe-quel-film-in-tutte-le-scuole/

La fine dell’antifascismo

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di Vincenzo Costa
Fonte: Vincenzo Costa
A giocare con le cose serie si fanno disastri. Non ci siamo accorti, ma si è chiusa l’epoca dell’antifascismo, da quando questo viene usato per coprire la distruzione della costituzione repubblicana e antifascista.
L’antifascismo non è solo la lotta partigiana. L’antifascismo è soprattutto la costituzione repubblicana, l’idea che tutti i cittadini hanno lo stesso diritto alla sanità, che il lavoro sia un diritto e non una gentile concessione, che tutti hanno lo stesso diritto all’istruzione, che l’Italia è una e indivisibile, che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nei limiti delle regole costituzionali, che non può essere alienata. Questo è l’antifascismo.
L’antifascismo è finito nell’istante in cui questa parola è stata usata per attaccare principi della costituzione repubblicana, nel momento in cui è stata usata per fare passare autonomia differenziata, tagli e privatizzazione alla sanità, per creare cittadini di serie A e di serie B, per giustificare il passaggio della sovranità a poteri sottratti al controllo democratico, per salvare coloro che hanno fatto profitti sulla pelle dei cittadini, che per profitto ci consegnano una rete stradale che crolla a pezzi. L’antifascismo è finito quando coloro che hanno ridotto la Grecia alla fame, che stanno facendo morire in grecia miglia di persone per mancanza di accesso alla sanità o che hanno imposto in quel paese il pignoramento della prima casa a difesa degli interessi delle banche, hanno osato cantare bella ciao. Come si può cantare “bella ciao” e pignorare la prima casa a povera gente? Davvero si è incrinato l’asse terrestre.
L’antifascismo è finito con la foto di Santori e delle sardine coi Benetton, con ancora il ricordo vivo dei morti causati dalla loro avidità di profitto. Ciò ha mostrato che l’antifascismo è ormai solo una foglia di fico che nasconde un progetto di restaurazione. Che l’antifascismo è funzionale alla restaurazione, alla distruzione del paese.
Sono giorni tristi. Per molti di noi i peggiori, come la fine di un grande amore, come di fronte al tramonto di una ragione di esistenza, di qualcosa che pensavamo avrebbe resistito nel crollo del cielo e della terra.
Eppure è finita. È stato logorato, abusato, trasformato in uno spot pubblicitario, in una maschera di interessi meschini, senza pudore, senza vergogna.
Che cosa ciò significhi lo scopriremo nei prossimi anni. Le cose devono maturare, hanno il loro tempo. Vediamo ciò che muore, come coloro che muoiono sulle stagioni, per citare Rimbaud. Ma qualcosa è morto in questo paese, qualcuno è stato il suo becchino.

Disponibile il numero 194 di Sursum Corda

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– Comunicato numero 194. Brevi sentenze sull’avarizia;
– Don Bosco e i protestanti. Gli agnelletti cattolici nelle zanne dei lupi;
– Il Papa, l’onore e la divina autorità;
– La fine del mondo. Il giudizio di Nostro Signore;
– Luce che uccide. Sua maestà il Cinematografo;
– Orazione a San Pietro Nolasco, Confessore (28.1);
– Orazione a San Policarpo, Vescovo e Martire (26.1);
– Preghiera a San Francesco di Sales, Vescovo e Dottore (29.1);
– Preghiera a San Giovanni Bosco, Confessore (31.1);
– Preghiera a San Giovanni Crisostomo, Vescovo e Dottore (27.1);
– Preghiera a Sant’Ignazio d’Antiochia, Martire (1.2);
– Preghiera a Santa Martina, Vergine e Martire (30.1);
– Preghiera a Santa Paola, Vedova (26.1);
– Preghiera al Beato Sebastiano Valfrè (30.1);
– Preghiera di San Policarpo, Vescovo e Martire (26.1);
– Preghiera nella Festa di San Pietro Nolasco, Confessore (28.1);
– Richiesta di grazia a San Giovanni Bosco (31.1);
– San Giovanni Bosco e il dogma dell’infallibilità.

Preghiamo per i nostri Sacerdoti e Religiosi, per le Suore, per le vocazioni, per le famiglie, per le intenzioni della nostra Associazione e per la conversione dei modernisti affidandoci alla potente intercessione di San Giovanni di Dio .

Ossequi, Carlo Di Pietro.

 

Coronavirus. L’infettivologa Graziani: “il Signore è il Primario Assoluto, Dio ha l’ultima parola”

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Dal mercato di Huanan Seafood, nel sud della Cina, un mercato all’ingrosso di frutti di mare e animali vivi, un nuovo coronavirus (2019-nCoV) ha progressivamente colpito prima la Cina poi altri paesi del mondo. Le autorità sanitarie di diversi paesi del mondo hanno confermato la trasmissione da uomo a uomo al di fuori della provincia di Hubei e sono stati segnalati casi confermati anche tra gli operatori sanitari.

Per capire qualcosa in più sul coronavirus, e sulla modalità di affrontare le malattie e la professione medica con uno stile cristiano, La Fede Quotidiana ha intervistato la dottoressa Vittoria Graziani.

Specializzata in Malattie infettive nel 2004 all’Università degli studi di Chieti “Gabriele D’Annunzio”, la dottoressa Graziani ha lavorato come specialista presso il reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale civile “Spirito Santo” di Pescara, ha prestato servizio presso la Croce Rossa Italiana e presso la Casa di Cura “Villa del Rosario” di Roma.

 

Dottoressa Graziani, che cos’è il nuovo coronavirus?

“I coronavirus, virus a RNA chiamati così per la particolare struttura a corona della loro superficie visibile al microscopio elettronico, sono sempre esistiti e sono responsabili di infezioni delle vie respiratorie da lievi e limitate alle vie aeree superiori (tratto naso-faringeo, seni paranasali e gola) e in alcuni casi infezioni respiratorie gravi ed estese alle vie aeree inferiori (bronchi e polmoni). Il nuovo coronavirus è un ceppo che non è stato precedentemente mai isolato e che, storia attuale, è `stato identificato per la prima volta in Cina (2019-nCoV). Purtroppo fa parte nella natura intrinseca dei virus la possibilità di evolversi e causare epidemie, sia umane che veterinarie, grazie alla loro capacità di ricombinare, mutare e infettare più specie e tipi di cellule”.

Quali sono i sintomi che fanno pensare che una persona possa essere stata infetta da un coronavirus?

“I sintomi  sono molto simili a quelli influenzali ecco perché dal mondo sanitario viene sollecitata a ‘gran voce’ la pratica della vaccinazione antinfluenzale come vaccinazione anche ‘di buon senso’, soprattutto nel caso venga a crearsi su grandi numeri una situazione di necessità di rapidità diagnostica differenziale. I sintomi possono iniziare con la febbre, tosse secca fino ad arrivare a polmonite e, quindi, insufficienza respiratoria. Non esiste al momento una cura o un vaccino specifico anche se ci si sta lavorando”.

Ci indica nel dettaglio quali cose ognuno di noi può fare per proteggersi dal coronavirus?

“Occorre applicare regole igieniche valide per tutte le infezioni virali compresa l’influenza alla quale faccio ancora una volta riferimento per rendere meglio l’idea più concretamente e che  proprio in questo periodo tra l’altro sta attraversando la fase di massima diffusione. Regole come lavarsi spesso e accuratamente le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi o con soluzioni alcoliche (cosa importantissima questa, per esempio, nelle fasi di incubazione in cui la malattia non è manifesta) evitando di toccare gli occhi, il naso o la bocca con mani non lavate, starnutire o tossire in un fazzoletto da gettare in contenitore chiuso o con il gomito flesso (da parte di chi è sintomatico quindi ostacolando l’emissione di micro-goccioline infettanti), evitare ovviamente contatti ravvicinati con persone malate o che mostrino sintomi di malattie respiratorie (tosse e starnuti), rimanere a casa se si hanno sintomi e contattare il medico, evitare carne cruda o poco cotta, alimenti non lavati, pulire e disinfettare oggetti e superfici potenzialmente contaminati,  queste sono tutte regole che fanno parte del buon senso comune per evitare di ammalarsi in generale”.

Hai mai avuto paura ad esercitare la sua attività medica. La fede l’ha aiutata?

“È stata proprio la Fede la chiave di volta per svolgere al meglio il mio lavoro. Da quando da studentessa facevo la volontaria a Lourdes ho toccato, quasi con mano, che non esisteva la malattia ma il malato e che il Signore è il ‘Primario Assoluto’ al quale fare riferimento costantemente, specialmente nella nostra categoria che altrimenti rischia solo di inaridirsi. Nel corso dei miei studi, e fin dalle prime esperienze lavorative, mi sono accorta che non è possibile controllare tutto e che non sempre accade quello che scientificamente è previsto. Prima di avvicinarmi ad un paziente ho sempre chiesto istintivamente Lumi e solo poi avviavo il ragionamento clinico e spesso ho avuto delle intuizioni che sinceramente col senno di poi non erano nelle mie possibilità, soprattutto da neo specializzata, e ho capito che la vita di ognuno di noi è totalmente nelle mani di Dio il quale usa vari mezzi, compresi gli operatori sanitari, per condurre dove Lui vuole. In questa ottica, invece di avere paura mi sono sentita rassicurata perché ho capito che non ero mai da sola con il malato. Amo questo lavoro proprio perché se vissuto con gli occhi della fede diventa una lezione inesauribile di vita vera. Non è spesso così lineare però per un malato intuire nella malattia la stessa cosa, noi medici siamo più fortunati. Nella malattia si è inevitabilmente molto fragili e spesso si enfatizza la possibilità umana nella sola figura del medico senza ricordare che il Primario dei primari è Uno solo”.

Ci fa qualche esempio, relativo alla sua attività professionale, che ricorda con emozione?

“Da neo specializzata diagnosticai un tetano nelle primissime fasi in una anziana signora che, grazie a Dio, si salvò. Non avevo mai visto un caso del genere in vita mia, se non descritto nei testi. Se avessi ritardato a riconoscerlo sarebbe stato fatale. Per fare qualche esempio tratto dai miei ricordi, un paziente in dimissione fu all’improvviso stroncato da un infarto acuto senza avere fattori di rischio e con esami perfetti con totale meraviglia di tutti i sanitari. Ma ci sono stati anche pazienti segnati da parametri vitali al limite che sono durati oltre ogni previsione medica. E potrei continuare. È vero che la medicina viene considerata scienza empirica, ma in un’ottica più ampia ci si rende conto come la mano di Dio intervenga sempre per il singolo secondo i suoi disegni”.

Da cattolica che suggerimenti ci può dare per affrontare con spirito di fede le malattie?

“L’ultima parola spetta a Dio. Lui può veramente tutto e a Lui nulla è impossibile se si confida in Lui completamente. Di questo sono convinta e ho avuto la fortuna di capirlo proprio nel mio lavoro. L’uomo ha molti limiti e nonostante il delirio di onnipotenza che spesso lo tenta dovrà sempre confrontarsi con quello che non può controllare. Il mondo microscopico, come quello macroscopico, come la vita in generale, sono una realtà complessa e dinamica e solo Dio ne è il padrone assoluto. Ai malati dico di non disperare mai e non pensare di essere finiti anche quando l’uomo emette sentenze. Nello stesso tempo ognuno di noi dovrebbe ricordare che da un minuto all’altro può ritrovarsi ad affrontare una battaglia che inconsciamente pensiamo che non ci toccherà mai. È necessario un bagno di umiltà per tutti e, soprattutto, ricordiamoci che l’ultima parola è quella di Dio”.

 

MATTEO ORLANDO

Da http://www.lafedequotidiana.it/coronavirus-linfettivologa-graziani-signore-primario-assoluto-dio-lultima-parola/

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