Siria: dopo la guerra e le sanzioni, ora la siccità (provocata dalla Turchia)
Segnalazione del Centro Studi Federici
Segnalazione del Centro Studi Federici
No vax no pax: ma siamo proprio sicuri che i manifestanti che infiammano Trieste siano così pacifici? E perché proprio Trieste, ora tallonata anche da Gorizia, è diventata tutt’a un tratto la capitale europea della protesta anti-vaccini? Molti indizi portano a conclusioni allarmanti, come sta approfondendo la Commissione parlamentare antimafia che ha già sentito in loco Autorità e investigatori in merito a un dossier su possibili infiltrazioni di frange estreme, e non solo, di stampo mafioso.
Il porto è considerato da sempre strategico e alla regione Friuli-Venezia Giulia dovrebbero essere destinati, dal Pnrr, quasi due miliardi di euro di finanziamenti. La Dia, Carabinieri e Guardia di Finanza stanno potenziando i propri presidi, così come Aise e Aisi. I nostri Servizi di sicurezza monitorano il via vai a Trieste e Gorizia di russi e cinesi che, sotto la crescente pressione degli Stati Uniti di Biden, potrebbero avere interesse a tenere vivo nel cuore industriale dell’Europa un focolaio di protesta. Trieste, proprio in quanto priva di ostacoli naturali su terraferma, rappresenta da sempre la naturale porta di ingresso e di uscita verso i paesi del Sud-Est europeo (Balcani, Grecia, Bulgaria, Romania, Ucraina, Turchia). È attraversata dal cosiddetto “Corridoio V” che unisce Lisbona a Kiev, una delle principali direttrici di traffico per linee ferroviarie dell’Alta Velocità previste dalla Ue. Con il suo porto, primo per traffico di merci in Italia costituisce, inoltre, uno snodo fondamentale sia dei traffici marittimi del Sud-Est del Mediterraneo con direttrici verso il Canale di Suez e il Mar Nero sia di quelli terrestri verso il Centro-Nord d’Europa (Austria, Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia) con sbocco finale nel Mare del Nord e nel Baltico.
Fu l’Imperatrice Maria Teresa d’Austria, nel 700, che trasformò Trieste nel porto di Vienna per i traffici marittimi del suo Impero. A seguito di ciò, la città si sviluppò rapidamente, con la nascita di un importante polo bancario-assicurativo-industriale costituito nel tempo da Generali, Ras e Fincantieri. Ecco perché l’immagine della Trieste di oggi come la “Woodstock dei no vax” è poco convincente e i primi a non crederci sono gli stessi triestini. Chi paralizza la città mette in ginocchio l’intera regione “Alpe-Adria” in un momento storico in cui l’immigrazione dall’Afghanistan, e non solo, rischia di invadere l’Europa e in cui il leader bielorusso Lukashenko parla di blocco dei rifornimenti energetici. Dal porto di Trieste, infatti, passano l’energia diretta in Austria e Baviera e le merci destinate a nord verso i porti anseatici. Trieste, insomma, riproduce, in miniatura e per delega, il confronto tra cinesi e angloamericani.
Gli indizi non mancano.
1. Il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale è Zeno D’Agostino, il cui vero tallone d’Achille sono proprio le “ombre cinesi”. Sua, infatti, la firma dell’accordo-chiave sulla Via della Seta e cinesi erano le bandiere sventolate dai portuali quando D’Agostino venne temporaneamente rimosso dall’incarico per ordine dell’Anac. Vessilli adesso arrotolati e sostituiti da striscioni no vax.
2. La misteriosa morte di Liu Zhan, un alto funzionario dell’apparato cinese che ogni settimana faceva la spola tra la capitale e Trieste, seppellito al Verano dopo una cerimonia funebre alla presenza dell’ambasciatore cinese a Roma e di molti “colleghi” venuti appositamente dal Friuli-Venezia Giulia.
3. La Polizia postale – soprattutto dopo la denuncia del Governatore Fedriga, secondo la quale i manifestanti più facinorosi con esperienze da black bloc non sono triestini – sta indagando sulle sofisticate forme di reclutamento che passano dal dark web, oltre che dalla tanto discussa app “Telegram”, e sull’occupazione paramilitare della rete dei radioamatori le cui frequenze sono assegnate dal Ministero dell’Interno.
4. L’indizio finale, per cercare di capire cosa c’è sotto, sono le visite sempre più frequenti dei diplomatici americani a Trieste. Quella del console Robert Needham a luglio, peraltro, è stata particolarmente “vigorosa” ed un suo rapporto è finito dritto al Dipartimento di Stato nei desk dedicati a Italia e Balcani.
Attivi anche i servizi di sicurezza francesi che hanno bloccato alla frontiera alcuni pseudo manifestanti no vax, già noti per aver creato disordini ai tempi della Tav. L’Eliseo, infatti, non vuole alcun intoppo provocato da cittadini francesi in Italia prima della firma del cosiddetto Trattato del Quirinale tra Parigi e Roma, a cui stanno lavorando in queste ore – non si sa bene a quale titolo il consigliere economico di Palazzo Chigi, l’onniscente e onnipresente Francesco Giavazzi e il Ministro dell’Innovazione, l’ex Vodafone Vittorio Colao. Gli articoli 2 e 7 che riguardano la Difesa e lo Spazio vengono scritti tenendo all’oscuro i ministri di competenza, Lorenzo Guerini (Difesa) e Giancarlo Giorgetti (Sviluppo economico), nonché gli alti Stati maggiori militari.
Il solito “one-man-show” di Mario Draghi che ha ormai esautorato il Parlamento o una strategia a tutto vantaggio di potenze straniere, come sembra confermare la possibile vendita del campione nazionale Oto Melara ai franco-tedeschi di Knds anziché a Fincantieri, la più dinamica azienda pubblica italiana? Misteri a cui forse non è estraneo il segretario del Pd Enrico Letta che, non a caso, ha trascorso gli ultimi anni nei bistrot, e non solo quelli, parigini. Ah, les italiens…
Luigi Bisignani, Il Tempo 14 novembre 2021
Come risaputo, il nostro Circolo Christus Rex non appartiene alla galassia “no vax”, ma ha un motivato pensiero “free vax”, tanto che molti di noi sono vaccinati ed altri no. Nella confusione che regna sovrana nella comunità scientifica, manteniamo la consueta mentalità critica basata sulla realtà, che ci permette di dire cose “fuori dal coro”, laddove vi siano fondamenti religiosi di Magistero Perenne ed immutabile, oppure logici o di qualsiasi altra motivazione circostanziata ed argomentata. Questo articolo ci sembra venire incontro alla scelta di libertà di coscienza e, quindi, di tranquilla convivenza tra vaccinati e non.
di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi
In base ai dati che forniscono l’Istituto superiore di Sanità e Istat in Italia i contagiati, i malati Covid in ospedale e i morti sono non vaccinati. In base ai dati inglesi, invece, si contagiano di più i vaccinati e ci sono migliaia di ricoverati e morti vaccinati (leggere per credere il bollettino settimanale inglese, “Covid-19 Surveillance report”)
Il motivo per cui il premier inglese Boris Johnson ha dichiarato, all’opposto del Presidente Draghi, che “il vaccino non protegge dal contagio” è che qualcuno gli riferisce i dati inglesi che mostrano centinaia di migliaia di vaccinati “positivi”. In particolare, in tutte le fasce di età superiori ai 50 anni, cioè nella fascia di età a rischio di morte Covid.
Per chi fosse curioso delle percentuali rispetto a chi è vaccinato e non vaccinato, cioè volesse controllare l’incidenza anche in base al numero di persone vaccinate e non, anticipiamo che avrebbe una sorpresa. Dai 40 anni in su, questi numeri si traducono in percentuale di “casi positivi” maggiori tra i vaccinati (solo per i giovani è il contrario).
Ci siamo permessi di raggruppare visivamente i due gruppi, di vaccinati e non vaccinati, per evidenziare come stanno le cose. In UK i vaccinati si contagiano a centinaia di migliaia, si ammalano e muoiono a migliaia. Nessuna ulteriore elaborazione è necessaria perché questi sono non delle percentuali ricavate come fa sempre da noi l’Istituto di Sanità, ma i semplici numeri dei casi positivi, dei ricoverati in ospedale e dei morti Covid.
È impossibile per chiunque negare che in UK i vaccinati si contagiano quanto i non vaccinati. Per essere precisi, nella fascia di età giovane si contagiano di più i non vaccinati, ma dopo i 40 anni è il contrario, l’incidenza è maggiore tra i vaccinati. Dato però che la mortalità Covid è rilevante solo sopra i 60 anni questo vuol dire che la situazione di rischio complessiva è peggiore per i vaccinati.
È altrettanto impossibile negare che gli ospedali inglesi abbiano migliaia di malati Covid vaccinati. I nostri giornali ripetono ogni giorno che gli ospedali italiani sopportano il costo di curare solo i “novax”, gli ospedali inglesi sono oberati invece dal costo di curare i “sì vax”. Questi sono gli inglesi contagiati, malati e morti, divisi per classi di età e status di vaccinazione.

Infine è impossibile negare che tra gli inglesi i vaccinati muoiano di più dei non vaccinati.

Questo fenomeno del vaccinato inglese che muore di Covid stando a Corriere, Messaggero, Stampa, Repubblica, Carlino e il resto di quasi tutti i media è sconosciuto in Italia. Da noi solo i “novax” muoiono o rischiano di morire. Evidentemente la Covid19 è un virus diverso fuori d’Italia, dove evita i vaccinati. In UK il virus si sbaglia e contagia, fa ammalare e fa anche morire centinaia di non vaccinati.
È evidente da questi dati inglesi perché da loro il governo non abbia imposto il green pass. La sanità inglese documenta ogni settimana tramite il bollettino che stiamo citando come i vaccinati si contagiano quanto i “novax” e quindi il governo ne prende atto e si rende conto che il green pass non ha alcun senso.
Di fronte a questi dati che mostrano come in UK i vaccinati si contagiano, ammalano e muoiono, mentre in Italia il fenomeno non sembra esistere, ci viene un grosso sospetto. Essendo il virus lo stesso e pure i vaccini utilizzati sono gli stessi non è che i dati italiani siano abilmente alterati per giustificare provvedimenti politici come il GreenPass che altrimenti sarebbe stato difficile imporre?
di Leopoldo Gasbarro
Ed ora arriva il Regen-Cov, il farmaco basato su un cocktail di anticorpi monoclonali in grado di proteggere per otto mesi dagli assalti del Covid 19 riducendo fino all’82% le eventuali sintomatologie.
Dopo le notizie relative agli antivirali di Merck e Pfizer della settimana scorsa, si rincorrono altre notizie importanti relativamente a cure o a contromisure contro il COVID-19. Sicuramente avere a disposizione una specie di aspirina in grado di combattere gli effetti più deleteri del coronavirus rappresenta un elemento di crescente sicurezza ma anche di speranza che la guerra che stiamo combattendo possa terminare in fretta.
Gli antivirali, come ha sottolineato l’amministratore delegato di Pfizer, rappresentano la vera chiave del successo nella lotta al coronavirus, anche per la capacità di diffondere il farmaco senza particolari procedure di conservazione così come attualmente si è costretti dall’uso dei vaccini stessi. Ma bisogna dire che i vaccini stanno facendo la loro parte degnamente.
Senza voler essere faziosi i numeri e i grafici che vi presentiamo evidenziano come la gravità delle conseguenze per chi contrae il Covid 19, dipende esclusivamente, o quasi esclusivamente, dalle coperture vaccinali. E’ evidente dai grafici che vi riportiamo qui in basso quello che sta succedendo.
La colonna azzurra che nel grafico del professor Marco Spada rappresenta i non vaccinati, parla da sola. Ma poco importa. Dopo gli antivirali di Merck e Pfizer la notizia odierna del possibile uso del farmaco Regen- Cov strutturato su un mix di anticorpi monoclonali apre ulteriori spazi di speranza visto che ne è stato dichiarato l’uso negli Stati Uniti per ora nei trattamenti terapeutici di casi con sintomatologie gravi.
La compagnia farmaceutica che lo produce, la Regeneron Pharmaceuticals, ha chiesto alle autorità americane di poter espandere le autorizzazioni anche all’uso preventivo delle infezioni da Covid 19. Del resto i test hanno dimostrato che la protezione generata dall’assunzione del Regen-Cov garantisce una protezione per oltre otto mesi, riducendo dell’82% le sintomatologie infettive.
Durante lo studio, nessuna delle persone trattate con il nuovo farmaco è stata costretta a ricoveri causa Covid e naturalmente nessuna terapia intensiva né morte è stata registrata.
di Claudio Romiti
Intervenendo alla presentazione di un libro del professor Luca Richeldi, pneumologo ex componente dell’onnipotente Comitato tecnico scientifico (di seguito se ne capisce il motivo), il ministro della Salute Roberto Speranza, interpellato dai giornalisti sul tema caldissimo dei vaccini, ha dichiarato: “Sono ore delicate. Si discute di terza dose” di vaccino anti Covid “che non è di destra o di sinistra. La comunità scientifica ci dice che dopo 6 mesi c’è un calo di protezione e noi ci mettiamo sulla terza dose. Anche con i vaccini agli under 12 guida la scienza”.
Già, la scienza, ma quale? Quella da due anni ci dice tutto e il contrario di tutto e che come unica strada per contenere una malattia con una relativa bassa letalità ha chiesto al governo di paralizzare il Paese per un tempo infinito? Quella stessa scienza che per bocca del portavoce dello stesso Cts, Franco Locatelli, lo scorso anno di questi tempi (lo ha ricordato uno straordinario Daniele Capezzone a Quarta Repubblica) cercava di tranquillizzare un Paese ancora senza vaccini quando c’erano circa 700 terapie intensive occupate dai malati di Covid-19, mentre oggi con appena 400 posti letto impegnati tende a drammatizzare una situazione assolutamente sotto controllo? Infine, stiamo parlando della scienza del virologo star Roberto Burioni, che ha subìto una inverosimile metamorfosi, passando dal famoso “rischio zero” al rischio d’estinzione della specie se tutti non si vaccinano, cani e gatti compresi?
Il problema, ed è veramente colossale per la nostra declinante democrazia, che ancora una volta ci si fa scudo di un concetto della scienza che con la scienza medesima non ha nulla a che vedere. Un concetto dogmatico di natura religiosa il quale, come è spesso accaduto nei periodi più oscuri attraversati dalle società umane, viene continuamente modificato per pure ragioni di convenienza politica, utilizzandolo come una clava per tacitare ogni dissenso. Quindi gli “scienziati” allineati, fornendo un comodo alibi a Speranza & company, ne ottengono poi un evidente ritorno sotto molti aspetti, che sarebbe inutile elencare. Idem con patate per la gran parte dell’informazione nostrana, oramai ridotta al ruolo di grancassa propagandistica di un regime sanitario da incubo.
In realtà, come scrisse Albert Einstein in una celebre lettera a Max Born, “Nessuna quantità di esperimenti potrà dimostrare che ho ragione; un unico esperimento potrà dimostrare che ho torto.” In seguito, il grande filosofo Karl Popper, utilizzò questo principio per separare le teorie controllabili, quindi scientifiche, da quelle non controllabili, identificandole con la metafisica.
Ciò significa, venendo al tema del vaccino, che un governo serio, ragionevole e rispettoso dei limiti costituzionali, dovrebbe ascoltare i vari esperti del settore, quello medico-sanitario che notoriamente certezze assolute ne possiede ben poche, e poi decidere, assumendosene la piena responsabilità. Questo almeno se si ha realmente a cuore la salute e la sicurezza della popolazione. Ma se, come appare nel caso di Speranza di tanti altri spregiudicati politici che stanno cavalcando la tigre del terrore di massa, lo scopo inconfessabile è assai diverso, allora anche l’insensata estensione del vaccino agli under 12, i quali rappresentano una platea quasi a rischio zero nei riguardi del Covid e che in alcuni casi potrebbero avere più guai dal siero che non dal virus, viene presentato come un piccolo passo per questi ragazzini e un grande balzo per l’intera comunità nazionale.
Fonte: https://www.nicolaporro.it/speranza-ascolta-gli-esperti-sbagliati/
“L’ipocrisia è il denominatore comune di tutte le battaglie sinistre degli ultimi decenni – dice il nostro Responsabile Nazionale Matteo Castagna – soprattutto quelle per ciò che loro chiamano “diritti”. E’ incredibile vedere e sentire invasati sputare solo veleno e incitare alla violenza contro coloro che vengono accusati di covare odio, solo perché la pensano in modo differente”.
Il cortocircuito è servito: quelli che chiedono una legge contro l’odio, più precisamente il ddl Zan, scendono in piazza e seminano odio. Lo dimostrano le immagini esclusive mandate in onda ieri sera a Quarta Repubblica.
Il 28 ottobre a Roma un gruppetto di ragazzi a favore del disegno di legge sull’omofobia ha intonato canti tutt’altro che pacifici: “La nonna partigiana ce l’ha insegnato, uccidere un fascista non è reato“. E ancora: “Lo aspetti sotto cosa e poi lo lasci lì, l’autodifesa si fa così”. Infine: “Fascio stai attento, ancora fischia il vento”. Dal corteo democratico si sono innalzati pure “educatissimi” (si fa per dire) slogan rivolti agli avversari politici: “Pillon, Pillon, vaffanc…”, “Renzi, Renzi, vaffanc…” e “lega Salvini e lascialo legato”. Non proprio quello che si dice “amore” e “rifiuto della violenza”.
da Quarta Repubblica del 1 novembre 2021
VEDI IL VIDEO IN: https://www.nicolaporro.it/uccidere-un-fascista-non-e-reato-in-piazza-lodio-dei-fan-del-ddl-zan/
di Antonio Mastropasqua
Nascondersi dietro il “più antico marchio di banca del mondo” è una delle ultime invenzioni che la politica italiana (o almeno una sua parte) si è proposta per giustificare la permanenza dello Stato nel capitale di Mps. A questo punto non ci sarebbe da stupirsi se qualcuno teorizzasse la necessità di una banca a capitale pubblico per gestire meglio il Pnrr. Le follie dello Stato imprenditore generano mostri. Non da oggi. Non solo per le sorti del Monte dei Paschi di Siena. C’è una costante in tutto ciò: lo sperpero di denaro pubblico, cioè la metodica dissipazione delle risorse drenate dalle tasche dei cittadini attraverso l’imposizione fiscale, invece che la loro conversione su obiettivi di interesse nazionale.
Liquidate le richieste di Unicredit (che per accollarsi il sistema Mps aveva chiesto al Mef circa 8 miliardi) c’è la certezza che ai 5,4 miliardi “spesi” dallo Stato nel 2017 per il “salvataggio” della banca più antica del mondo, se ne aggiungeranno entro l’anno altri 2 per ricapitalizzare l’Istituto, e altri 4 almeno per rendere appetibile la banca a un altro interlocutore, meno rigoroso nella richiesta dei tagli al personale (circa un terzo degli attuali 21mila dipendenti). Sempre che la Commissione europea non sanzioni il nostro Paese che si era impegnato a restituire al mercato Mps entro la fine del 2021. La scadenza dovrà comunque essere rinegoziata.
In meno di cinque anni lo scherzetto Mps costerà poco più di undici miliardi ai contribuenti italiani. Più o meno quanti ne sono stati buttati – negli ultimi dieci anni – nel buco nero di Alitalia, prima di far decollare Ita. Con buona pace di commissari (da Luigi Gubitosi a Daniele Discepolo, Enrico Laghi e Stefano Paleari fino a Giuseppe Leogrande) – e decine di consulenti dei commissari – che si sono succeduti con analoghi insuccessi (ma con personali soddisfazioni retributive) nella cabina di pilotaggio della ex compagnia di bandiera.
Altri 5-6 miliardi mal contati sono le risorse bruciate negli altoforni dell’Ilva, durante la stagione dell’esproprio dai Riva fino all’acquisizione della maggioranza del capitale da parte dello Stato italiano (con Invitalia), attraverso le cure di 5 governi diversi (Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte), 4 commissari (Enrico Bondi, Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi) e un sub commissario (Edo Ronchi). Con il risultato di non avere più la siderurgia italiana. Così come non possiamo più contare alcuna leadership nel trasporto aereo. E per le banche, meglio tacere per carità di patria.
Poco meno di 30 miliardi che gli italiani hanno pagato più o meno a loro insaputa. Avremmo potuto finanziare una manovra più incisiva di quella immaginata per quest’anno, con una riduzione del cuneo fiscale che avrebbe prodotto sensibili aumenti nelle tasche di milioni di lavoratori e un alleggerimento dei costi di impresa per migliaia di aziende. Per gli amanti del genere, avremmo potuto avere risorse per pagare per quasi quattro anni il reddito di cittadinanza a meritevoli e profittatori.
Avremmo avuto le risorse per finanziare Quota 100 per altri tre anni. Avremmo potuto costruire più o meno quattro ponti sullo Stretto di Messina. Avremmo potuto ammodernare tutta la rete stradale di interesse provinciale e quella autostradale. Avremmo potuto ricostruire Amatrice, Norcia e tutta l’Italia centrale che da cinque anni aspetta di vedere rimosse anche le macerie del sisma del 2016. Avremmo potuto…
Antonio Mastrapasqua, 29 ottobre 2021
Fonte: https://www.nicolaporro.it/quanto-ci-e-costato-davvero-il-buco-mps/
di Toc Toc
Cercando di offrire una risposta sul perché le rivoluzioni comuniste non si fossero verificate anche nei Paesi industrializzati, Antonio Gramsci elaborò il concetto di egemonia culturale: per creare una rete di capillare diffusione delle idee comuniste, era necessario prendere il controllo di tutti gli strumenti culturali, in primis la scuola, le biblioteche ed i mezzi di comunicazione di massa, figli dell’ideologia dominante capitalista.
Gramsci ideò la distinzione tra dominio e direzione. Secondo il padre fondatore del Pci, il dominio coincideva con il potere governativo, pressoché irraggiungibile per i comunisti a causa della fortissima popolarità dei liberali e dei socialisti, mentre la direzione consisteva nell’imposizione di un’egemonia intellettuale comunista che doveva fungere da collante tra le varie classi sociali del Paese. Se l’auspicio di Gramsci si è dimostrato vincente – soprattutto in Italia, in cui librerie e giornali alzano un coro unico raccontando e descrivendo la politics quotidiana – oggi tutto questo non sembra più sufficiente.
Negli ultimi anni, hanno preso forza due modi di riscrivere e sanificare la grande cultura letteraria: il primo è quello della distruzione di opere e statue – come dimostrato dalle azioni deliranti del gruppo Black Lives Matter. Il secondo consiste nell’adattarle alla nostra epoca, giudicarle secondi i canoni conformistici e morali della nostra attualità. Entrambe, indistintamente, possiamo considerarle due forme diverse di cancel culture, tra i segmenti più influenti dell’ideologia del politicamente corretto.
Come riportato dal Telegraph, anche William Shakespeare e Thomas Jefferson sono caduti vittima della cultura della cancellazione. Non due qualsiasi, ma rispettivamente il più importante poeta inglese ed uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, alla Casa Bianca dal 1801 al 1809. L’opera teatrale shakespeariana in discussione è La Tempesta, una delle ultime del grande drammaturgo, che racconta la storia di Prospero, duca di Milano in esilio, dovutosi rifugiare con la figlia su un’isola incantata dopo il naufragio della barca. Qui, pone in schiavitù l’unico abitante dell’isola, Calibano. Per il Globe Theatre – proprio il teatro londinese in cui recitava la compagnia di Shakespeare – questo è bastato per liquidare la commedia come “razzista” e “colonialista”, definendola pure “problematica”.
Spostandoci dall’altra parte dell’Atlantico, invece, la New York Public Design Commission ha votato all’unanimità per rimuovere la statua di Thomas Jefferson dalla camera di consiglio del municipio della città. E questo perché, quado morì nel 1826, l’ex Presidente possedeva 130 schiavi. Non conta il periodo storico in cui Jefferson o Shakespeare sono vissuti, né i canoni morali dell’epoca, e neanche il contesto in cui i grandi del passato sono cresciuti, conta solamente che le memorie, i monumenti e le pagine di storia siano conformi alla nostra epoca, assurgendoci presuntuosamente a migliore generazione umana mai vissuta, legittimata a decidere ciò che può essere raccontato, tramandato e insegnato.
All’inizio dell’articolo, ricordavamo come l’obiettivo di Gramsci consistesse nell’assumere il controllo dei mezzi di comunicazione. Oggi siamo andati oltre: è necessario, se non doveroso, mettere al bando tutte le testimonianze che siano estranee ai nostri canoni morali, politici e sociali. Anche cercando – perché no – di emarginare tutti coloro che cercano di porsi in contro corrente a questa logica perversante. Non è né uno scherzo né un complotto. Un eccellente articolo di Giulio Meotti sul Foglio ha testimoniato “la vita di alcuni prof alle prese con la cancel culture”, vittime di dimissioni, sit-in davanti a casa e boicottaggi: “Per una frase fraintesa come un commento razzista (la parola spook, il cui primo significato è “fantasma”, ma che in gergo ha anche il senso spregiativo di “negro”), Coleman – professore di lettere antiche ad Athena – non difeso da quella Facoltà di cui era stato la stella, ha dovuto rassegnare le dimissioni.”
Insomma, ieri Gramsci parlava di “forma di controllo”, oggi i progressisti di cancellazione. Chissà se, in un futuro prossimo, si discuterà se configurare un reato nel possesso di alcuni libri o volumi. Intanto, in una società distopica, questa possibilità è già stata straordinariamente raccontata da Ray Bradbury nel romanzo di fantascienza Fahrenheit 451. Guarda caso, l’anno in cui si ambienta è il 2022…
Matteo Milanesi, 28 ottobre 2021
Fonte: https://www.nicolaporro.it/delirio-a-sinistra-la-cancel-culture-fa-altre-due-vittime/
di Redazione
Noi del Circolo Christus Rex abbiamo lavorato in silenzio coi Giuristi per la Vita per far comprendere gli errori gravi contenuti nel ddl Zan. A fine Maggio 2021, l’Avv. Gianfranco Amato ha partecipato ad un’audizione in Commissione Giustizia del Senato e ha spiegato tutte le problematiche di un ddl puramente ideologico, una “legge-bavaglio” e un tentativo da parte dei gruppi omosessualisti di raccogliere finanziamenti pubblici ed entrare nelle scuole a indottrinare i nostri figli con la teoria gender. Accanto al lavoro con le istituzioni, abbiamo, per mesi, scritto articoli sui media, sui siti, sensibilizzato l’opinione pubblica nelle strade e nei luoghi di ritrovo fino a raggiungere ambienti a noi estranei, come quelli liberali. Si sono mobilitate molte altre associazioni, famiglie, intellettuali, personaggi del mondo dello spettacolo, alcuni sacerdoti e istituti religiosi che hanno pregato incessantemente. Questa battaglia, alla fine, si è vinta. Ha vinto il buon senso. Ha vinto il Catechismo, sul quale potrà esserci scritto ancora che la sodomia è un peccato, senza rischiare denunce e censura. Dobbiamo ammettere, senza rammarico, che ci ha messo molto del suo, chi a sinistra ha fatto mancare i voti al suo ddl bandiera.
di Corrado Ocone
La “tagliola” alla fine ha funzionato: il decreto Zan è stato affossato con ben 33 voti di scarto. Senza dubbio è una vittoria del centrodestra, che ha voluto questo voto segreto dopo essersi invano battuto per far cambiare in alcuni punti il testo della proposta di legge. Ma è soprattutto una sconfitta della protervia e tracotanza ideologica della sinistra.
Non era in gioco solo un problema di merito, seppure molto serio per i problemi di libertà che certi articoli (nella fattispecie l’1, il 4 e il 7) sollevavano, ma anche e in primo luogo di metodo. Quella che è stata sconfitta è la politica che non vuole confrontarsi con le idee degli altri e giungere ad un onorevole compromesso (è questo il senso del parlamento in una democrazia), nella cui direzione si era mossa la Lega di Matteo Salvini e anche Italia Viva, ma vuole affermare le proprie ragioni ritenendosi depositaria della Verità e della Moralità e quindi delegittimando moralmente chi la pensa diversamente. Il grado zero della politica, altro che populismo e antipolitica di destra!
È bastata una vittoria ad una tornata amministrativa perché la sinistra rialzasse le penne, ovvero dissotterrasse la sua vera natura e tentasse il colpo di mano su una legge che era per lei un simbolo piuttosto che una priorità: i veri sconfitti sono certo i transgender ma perché sono stati semplicemente “strumentalizzati” per un’operazione tutta e solo ideologica. Che vittoria simbolica sarebbe stata per loro se tutte le forze politiche si fossero mosse all’unisono come poteva accadere se solo la superbia e la “superiorità” (im)morale della sinistra si fossero per un attimo placate!
Ricapitoliamo. La legge Zan in sé non era una priorità, e anzi era pure discutibile in quanto pleonastica: le discriminazioni di ogni tipo sono già punite dalle leggi vigenti. In più, essa era confezionata in modo tale da non tutelare chi aveva un diverso concetto dei rapporti di genere e che, in sostanza, non avrebbe potuto nemmeno più esprimerli in quanto passibile di denuncia e condanna da parte di un giudice a cui veniva affidato ampio potere discrezionale. In questa situazione paradossale sarebbe venuta a trovarsi persino la Chiesa Cattolica, la quale, completamente sulla difensiva, ha dovuto timidamente affidarsi a una lettera di Stato ponendo il problema non sul terreno etico, in cui sarebbe stata sconfitta dagli aggressivi Guardiani del Pensiero Conforme, ma su quello degli accordi concordatari. In più, il testo licenziato da Zan adombrava una sorta di Pedagogia di Stato che avrebbe imposto ai giovani una sorta di rieducazione scolastica su base fluidic gender. In ogni caso, il centrodestra e il partito di Renzi avevano lavorato per un testo di mediazione che però è stato sempre rifiutato dal Pd, tranne qualche finta apertura dell’ultima ora di Enrico Letta ma non dello stesso Zan.
A coronamento di questa ingloriosa pagina della nostra democrazia, il commento del segretario del Pd che ha così scritto testualmente a commento del voto su Twitter: “Hanno voluto fermare il futuro. Hanno voluto riportare l’Italia indietro. Ma il Paese è da un’altra parte. E presto si vedrà”.
Un commento che è un piccolo gioiello di mentalità comunista: c’è un movimento “oggettivo” e ineluttabile della storia che va semplicemente assecondato e accelerato, non un civile confronto democratico fra opinioni diverse nella società e in Parlamento; la sinistra interpreta e anticipa il futuro radioso con il suo Partito e i suoi intellettuali “vera avanguardia del proletariato”; il Parlamento non rappresenta il Paese vero che è “dall’altra parte”; la democrazia rappresentativa è un mero simulacro rispetto alla forza di questo processo irreversibile. È la sostanza e le forme della democrazia liberale che vengono qui messe in discussione, e tanto più pericolosamente in quanto inconsciamente. E poi chiamano gli altri “fascisti”!
Corrado Ocone, 28 ottobre 2021
Fonte: https://www.nicolaporro.it/ddl-zan-una-legge-orrenda-affossata-dallo-stratega-letta/
di Nicola Porro
Alla fine il nuovo amministratore delegato di Unicredit ha alzato l’asticella ad un livello tale che il Tesoro ha dovuto rompere le trattative per la cessione del Monte dei Paschi di Siena. Andrea Orcel è un manager che viene del mercato, e della politica evidentemente se ne infischia. Arrivato all’Unicredit gli hanno spiegato che la banca doveva salvare il Monte. Ha guardato le carte e, con un ristretto numero di fedelissimi, ha fatto quella che in gergo si chiama due diligence: insomma, si è fatto i conti al centesimo. Ebbene, per prendersi la banca senese ha preteso quasi dieci miliardi di euro. È inutile in questa sede specificare esattamente per cosa, basti sapere che dentro ci sono gli esuberi del personale in eccesso, l’irrobustimento del capitale di Siena perché non affondasse Milano e la pulizia totale dei crediti dubbi.
Una dote che il governo non si poteva permettere di pagare. Solo di aumenti di capitale andati in porto e lanciati negli ultimi due lustri, il Monte ha bruciato 13 miliardi (su quasi trenta totali). Senza tener conto di obbligazioni, prestiti e garanzie pubbliche. Quando una banca affonda, non si scherza.
Il Monte non è un fallimento del mercato, ma neppure solo dello Stato. È il fallimento di un gruppo di potere, legato prima al Partito comunista e poi al Partito democratico toscano. Non esiste una storia di fallimento pubblico così targato e così poco denunciato. Il ministro che ha realizzato l’ultimo prestito per la banca è stato eletto nel collegio di Siena per la sinistra e poi ha lasciato il Parlamento per diventare presidente di Unicredit e avrebbe dovuto ripulire i pasticci. Ma che, come abbiamo visto, ha preteso di farlo solo a condizione che la dote coprisse tutti i buchi.
Ora il premier deve usare la sua credibilità europea per una battaglia di retroguardia: comprare più tempo per privatizzare la banca. Avrebbe dovuto farlo entro quest’anno ma così non sarà.
Politicamente è un pasticcio: come spiegare in Consiglio dei ministri che non si finanziano misure assistenzialiste che piacciono ad esempio alla Lega, come Quota 100, e si bruciano altre risorse per pulire la scena del delitto finanziario?
In ultimo Orcel non si è piegato alla politica. Ma, in un paese di relazioni, rischia di pagarne un prezzo per le prossime mosse di aggregazione che volesse fare su banche ora in vendita. Il Partito democratico potrà continuare a fischiettare, come se la vicenda non lo riguardasse, come se il Monte fosse una banca come le altre. È un paradosso.
Nicola Porro, Il Giornale 25 ottobre 2021 e https://www.nicolaporro.it/mps-rovinata-dalla-sinistra-che-ora-fa-finta-di-nulla/
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