Ecco la nuova valuta di riserva globale basata sulle risorse

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Si sta formando una nuova realtà: il mondo unipolare sta irrevocabilmente diventando un ricordo del passato, al suo posto sta prendendo forma un mondo multipolare

di Pepe Escobar
strategic-culture.org

È stato qualcosa da vedere. Dmitri Medvedev, ex presidente russo, atlantista impenitente, attuale vice presidente del Consiglio di sicurezza russo, ha deciso di parlare fuori dai denti in uno sfogo che ha eguagliato l’esordio in combattimento del signor Khinzal, che aveva causato stupore e un palpabile shock in tutto il NATOstan.

Medvedev ha detto che le “infernali” sanzioni occidentali non solo non sono riuscite a paralizzare la Russia, ma si stanno invece “ritorcendo contro l’Occidente come un boomerang.” La fiducia nelle valute di riserva sta “svanendo come la nebbia del mattino” e abbandonare il dollaro USA e l’euro non è più irrealistico: “L’era delle valute regionali sta arrivando.”

Dopo tutto, ha aggiunto, “non importa se lo vogliono o no, dovranno negoziare un nuovo ordine finanziario (…) E allora l’ultima parola sarà di quei Paesi che hanno un’economia forte e avanzata, finanze pubbliche sane e un sistema monetario affidabile.”

Medvedev ha rilasciato la sua succinta analisi anche prima del D Day – questo giovedì, la data stabilita dal presidente Putin, dopo la quale i pagamenti per il gas russo da parte delle “nazioni ostili” saranno accettati solo se in rubli.

Il G7, prevedibilmente, ha assunto una posizione (collettiva): noi non pagheremo. “Noi” significa i 4 che non sono grandi importatori di gas russo. “Noi,” inoltre, significa l’Impero della Menzogna che detta le regole. Per quanto riguarda i rimanenti 3, che saranno in gravi difficoltà, non solo sono grandi importatori ma sono anche le nazioni sconfitte della Seconda Guerra Mondiale – Germania, Italia e Giappone, ancora, de facto, territori occupati. La storia ha l’abitudine di giocare scherzi perversi.

Il diniego non è durato a lungo. La Germania è stata la prima a cedere – anche prima che gli industriali, dalla Ruhr alla Baviera, inscenassero una rivolta di massa. Scholz, il patetico cancelliere, ha chiamato Putin, che ha dovuto spiegare l’ovvio: i pagamenti dovranno essere effettuati in rubli perché l’UE ha congelato le riserve in valuta estera della Russia – in una rozza violazione del diritto internazionale.

Con pazienza taoista, Putin ha anche espresso la speranza che questo non rappresenti un deterioramento dei termini contrattuali per gli importatori europei. Gli esperti russi e tedeschi dovrebbero riunirsi e discutere i nuovi termini.

Mosca sta lavorando ad una serie di documenti che definiscono il nuovo accordo. Essenzialmente, questo stabilisce che niente rubli, niente gas. I contratti diventano nulli una volta che si viola la fiducia. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno rotto accordi legalmente vincolanti con sanzioni unilaterali e, in più, hanno confiscato le riserve estere di una nazione – nucleare – del G20.

Le sanzioni unilaterali hanno reso dollari ed euro senza valore per la Russia. L’isteria non porta da nessuna parte, la questione sarà risolta – ma alle condizioni della Russia. Punto. Il Ministero degli Esteri aveva già avvertito che il rifiuto di pagare il gas in rubli avrebbe portato ad una grave crisi di mancati pagamenti e fallimenti a livello globale, una reazione a catena infernale di transazioni bloccate, congelamento di beni collaterali e chiusura di linee di credito.

Quello che accadrà dopo è parzialmente prevedibile. Le aziende dell’UE riceveranno la nuova serie di regole. Avranno tempo per esaminare i documenti e prendere una decisione. Quelle che diranno “no” saranno automaticamente escluse dal ricevere forniture dirette di gas russo – con tutte le conseguenze politico-economiche del caso.

Ci sarà qualche compromesso, naturalmente. Per esempio, parecchie nazioni dell’UE accetteranno di usare i rubli e aumenteranno le loro acquisizioni di gas in modo da poter rivendere il surplus ai loro vicini e ottenere un profitto. E alcune potrebbero anche decidere di comprare gas al momento sul mercato spot.

Quindi, la Russia non sta imponendo un ultimatum a nessuno. Il tutto richiederà tempo – è un processo in corso. Con anche qualche azione secondaria. La Duma sta contemplando l’estensione del pagamento in rubli ad altri prodotti essenziali – come petrolio, metalli, legname, cereali. Dipenderà dalla voracità collettiva dei chihuahua dell’UE. Tutti sanno che la loro incessante isteria può tradursi in una colossale rottura delle catene di approvvigionamento in tutto l’Occidente.

Ciao ciao oligarchi

Mentre le classi dirigenti atlantiste sono andate completamente fuori di testa, ma rimangono ancora concentrate sulla lotta fino all’ultimo Europeo per estrarre ogni residua, palpabile ricchezza dell’UE, la Russia sta mantenendo i nervi saldi. Mosca, infatti, è stata abbastanza indulgente, evocando lo spettro della mancanza di gas in primavera, invece che in inverno.

La Banca centrale russa ha nazionalizzato i guadagni in valuta estera di tutti i principali esportatori. Non c’è stato nessun default. Il rublo continua a salire – e ora è ritornato, più o meno, alle quotazioni antecedenti l’operazione Z. La Russia rimane autosufficiente dal punto di vista alimentare. L’isteria americana su una Russia “isolata” è ridicola. In tutta l’Eurasia ogni attore che conta – per non parlare degli altri 4 BRICS e praticamente tutto il Sud globale – non ha demonizzato e/o sanzionato la Russia.

Come bonus extra, probabilmente l’ultimo oligarca in grado di influenzare Mosca, Anatoly Chubais, non c’è più. Chiamatelo un altro epocale trucco storico: l’isteria sanzionatoria occidentale ha, di fatto, smembrato l’oligarchia russa – il progetto preferito di Putin fin dal 2000. E questo implica il rafforzamento dello stato russo e il consolidamento della società russa.

Non conosciamo ancora tutti i fatti, ma possiamo affermare che, dopo anni di attenta valutazione, Putin ha deciso veramente di rischiare il tutto per tutto e rompere la schiena all’Occidente – usando quella triade (l’imminente guerra lampo nel Donbass, i laboratori statunitensi di armi biologiche, il progetto ucraino di armi nucleari) come casus belli.

Il congelamento delle riserve estere doveva essere previsto, soprattutto perché la Banca centrale russa aveva aumentato le proprie riserve di titoli del Tesoro USA fin dal novembre dello scorso anno. Poi c’è la seria possibilità che Mosca possa accedere a riserve estere “segrete” offshore – una matrice complessa costruita con l’aiuto di insider cinesi.

L’improvviso passaggio da dollari/euro a rubli è stata una vera e propria mossa di judo geoeconomico di livello olimpico. Putin ha invogliato l’Occidente collettivo a scatenare il suo demente attacco di isteria sanzionatoria – e lo ha rivoltato contro l’avversario con una sola, rapida mossa.

Ed eccoci qui, a cercare di assorbire tutti questi rivoluzionari e ben sincronizzati sviluppi che seguono la militarizzazione degli asset del dollaro: la rupia-rublo con l’India, il petroyuan saudita, le carte Mir-UnionPay co-badged emesse dalle banche russe, l’alternativa SWIFT Russia-Iran, il progetto EAEU-Cina di un sistema monetario/finanziario indipendente.

Per non parlare del colpo da maestro della Banca centrale russa, che ha fissato 1 grammo d’oro a 5.000 rubli – che è già intorno ai 60 dollari, e sta salendo.

Insieme a No Rubli No Gas, quello che abbiamo qui è che, di fatto, l’energia è stata ancorata all’oro. I chihuahua dell’UE e la colonia giapponese dovranno comprare molti rubli utilizzando l’oro o comprare molto oro per avere il loro gas. E c’è di meglio. La Russia, nel prossimo futuro, potrebbe nuovamente ri-ancorare il rublo all’oro. Potrebbero essere 2.000 rubli, 1.000 rubli, anche 500 rubli per un grammo d’oro.

Tempo di essere sovrani

Il Santo Graal nelle discussioni in corso su un mondo multipolare, fin dai vertici BRICS degli anni 2000 con Putin, Hu Jintao e Lula, è sempre stato come aggirare l’egemonia del dollaro. Ora la cosa è proprio di fronte a tutto il Sud globale, come un’apparizione benigna con un sorriso da gatto del Cheshire: il rublo d’oro o il rublo sostenuto da petrolio, gas, minerali, esportazioni di materie prime.

La Banca centrale russa, a differenza della Fed, non pratica il QE e non esporta inflazione tossica nel resto del pianeta. La Marina russa non solo garantisce la sicurezza di tutte le linee di comunicazione marittime russe, ma i sottomarini russi a propulsione nucleare sono in grado di spuntare in tutto il pianeta, senza preavviso.

La Russia è molto, molto avanti nel mettere in pratica il concetto di “potenza navale continentale.” Il game-changer strategico si era verificato nel dicembre 2015, nel teatro siriano. La quarta divisione sottomarina con base nel Mar Nero come star dello spettacolo.

Le flotte navali russe possono ora impiegare missili Kalibr in uno spazio che comprende l’Europa orientale, l’Asia occidentale e l’Asia centrale. Il Mar Caspio e il Mar Nero, collegati dal canale Don-Volga, offrono uno spazio di manovra paragonabile al Mediterraneo orientale e al Golfo Persico messi insieme. 6.000 km di lunghezza. E non c’è nemmeno bisogno di accedere alle acque calde.

Questo copre circa 30 nazioni: la tradizionale sfera d’influenza russa, i confini storici dell’impero russo e le attuali sfere di rivalità politica/energetica.

Non c’è da stupirsi che la Beltway sia impazzita.

La Russia garantisce la navigazione attraverso l’Asia, l’Artico e l’Europa, in tandem con la rete ferroviaria Eurasia-wide BRI.

E, ultimo ma non meno importante, non si scherza con un orso nucleare.

Essenzialmente, questo è ciò che caratterizza la vera politica di potere. Medvedev non si stava vantando quando aveva detto che l’era della moneta unica di riserva era finita. L’avvento di una valuta di riserva globale basata sulle risorse significa, in poche parole, che il 13% del pianeta non dominerà più l’altro 87%.

È il redux del NATOstan contro l’Eurasia. Guerra Fredda 2.0, 3.0, 4.0 e persino 5.0. Non ha importanza. Tutte le precedenti nazioni del Movimento dei Non Allineati (NAM) vedono da che parte soffiano i venti geopolitici e geoeconomici: il tempo di affermare la loro reale sovranità è a portata di mano, mentre l’”ordine internazionale basato sulle regole” morde la polvere.

Benvenuti alla nascita del nuovo sistema mondiale. Il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, in Cina, dopo aver incontrato diverse controparti da tutta l’Eurasia, non avrebbe potuto delinearlo meglio:

Si sta formando una nuova realtà: il mondo unipolare sta irrevocabilmente diventando un ricordo del passato, un mondo multipolare sta prendendo forma. È un processo oggettivo. È inarrestabile. In questa realtà, “governerà” più di una potenza – sarà necessario negoziare tra tutti gli stati chiave che oggi hanno un’influenza decisiva sull’economia e sulla politica mondiale. Allo stesso tempo, rendendosi conto della loro situazione speciale, questi Paesi assicureranno il rispetto dei principi di base della Carta delle Nazioni Unite, compreso quello fondamentale – l’uguaglianza sovrana degli stati. Nessuno su questa Terra dovrebbe essere considerato un attore minore. Tutti sono uguali e sovrani.”

Pepe Escobar

Fonte: strategic-culture.org
Link: https://www.strategic-culture.org/news/2022/03/31/meet-the-new-resource-based-global-reserve-currency/
31.03.2022
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Fonte: https://comedonchisciotte.org/ecco-la-nuova-valuta-di-riserva-globale-basata-sulle-risorse/

Russia vs. Anti-Russia: interessi e valori

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L’OPINIONE DELL’IDEOLOGO DI PUTIN

di Aleksandr Dugin

La scala globale del problema ucraino

Il destino dell’ordine mondiale si sta decidendo in Ucraina. Questo non è un conflitto locale tra due potenze che non hanno diviso qualcosa tra loro. È uno spartiacque fondamentale nella storia.

C’è la pratica comune di separare gli interessi e i valori. Gli interessi sono legati all’equilibrio politico e geopolitico del potere, i valori – agli ideali di civiltà. Non ci sono conflitti militari che non abbiano avuto entrambe le dimensioni: la questione del valore e gli obiettivi pragmatici. Nel caso dell’Ucraina, entrambi – interessi e valori – sono di natura globale e riguardano direttamente tutti sul globo. Questo non è un incidente locale.

L’Ucraina ha perso l’occasione di costruire uno Stato

Cosa rappresenta l’Ucraina? A prima vista è il suo Stato nazionale con i suoi interessi (presumibilmente) razionali, i suoi valori e ideali nazionali. L’Ucraina ha avuto la sua opportunità di diventare uno Stato relativamente di recente – come risultato del crollo dell’URSS. Non aveva una storia nazionale. Ecco perché la questione dell’identità era in primo piano. C’erano due popoli sul territorio dell’Ucraina – uno occidentale e uno orientale. Il primo si considerava un ethnos indipendente, mentre il secondo faceva parte del grande mondo russo, tagliato fuori da esso solo per caso. All’Ucraina fu data la possibilità di creare uno Stato, ma solo se teneva conto delle posizioni di entrambi i popoli, entrambi quasi alla pari.

Entrò poi in gioco un fattore esterno: la geopolitica, la Grande Guerra dei Continenti. L’Occidente, da parte sua, ha visto nell’Ucraina indipendente (quasi accidentalmente) un’opportunità per creare una testa di ponte antirussa su questo territorio, al fine di contenere il probabile rafforzamento della Russia dopo l’uscita dallo shock del crollo dell’URSS. Era inevitabile, e l’Occidente si stava preparando per questo.

Quindi, fu l’Occidente che puntò sugli abitanti delle regioni occidentali dell’Ucraina e sulla loro identità e cominciò a sostenere solo loro in ogni modo possibile a nome dell’altra metà, quella                          filorussa.

La genesi geopolitica del nazismo ucraino

Fu allora che si presentò il compito di stabilire un’identità ucraina occidentale come identità pan-ucraina. Per fare questo, era necessario compiere un genocidio culturale e, se necessario, diretto dei popoli dell’Ucraina orientale. Per accelerare la formazione della nazione ucraina, che non era mai esistita nella storia, l’Occidente accettò misure estreme, per creare artificialmente un simulacro di “Una Nazione” e sopprimere i sentimenti filorussi dell’Ucraina orientale, si ricorse all’ideologia nazista. Tuttavia, non è la prima volta – per combattere le influenze sovietiche nel mondo islamico durante la guerra fredda (e più tardi per contrastare la Russia) l’Occidente ha effettivamente creato, sostenuto e pompato armi e denaro nel fondamentalismo islamico (da al-Qaeda all’ISIS).

Il nazismo in Ucraina non è solo quello di singoli partiti e movimenti estremisti, è il principale vettore politico-tecnologico che, con il sostegno dell’Occidente, ha iniziato a prendere forma nei primi anni ’90. Mentre perseguivano il nazismo sul loro territorio, i liberali occidentali – e i più radicali (Soros, Bernard-Henri Levy, ecc.) – fraternizzavano apertamente con i nazisti ucraini. La nazificazione dell’Ucraina era l’unico modo per l’Occidente di creare rapidamente un Anti-Russia sul suo territorio. Altrimenti, se la democrazia, anche se relativa, fosse stata conservata, la voce dell’Est non avrebbe permesso di costruire l’Anti-Russia (almeno alla velocità desiderata).

Fasi del nazismo ucraino

La presa del potere da parte dei nazisti filoccidentali in Ucraina è avvenuta per tappe. Dall’inizio degli anni ’90, cominciarono a formarsi movimenti e partiti nazionalisti, e la propaganda influenzò i giovani, instillando atteggiamenti russofobi nelle loro menti. Allo stesso tempo, l’identità ucraina si trasformò in un Giano bifronte:

– un sorriso liberale all’Occidente

– una smorfia nazista (Bandera, Shukhevich) di odio verso la Russia.

Il nazionalismo ucraino si è dichiarato più distintamente durante la rivoluzione arancione del 2004-2005, quando gli occidentali si sono ribellati alla vittoria del candidato dell’est ucraino. Di conseguenza, l’occidentale Yushchenko è salito al potere, sostenuto da nazionalisti e liberali, ma il suo governo fu un completo fallimento, e fu sostituito da Yanukovich, presumibilmente filorientale.

Tuttavia, durante tutto il tempo il pompaggio del nazismo ucraino continuò. In tutte le fasi, l’Occidente ha continuato a costruire l’Anti-Ucraina.

Un’alleanza dei liberali con i nazisti

Al Maidan nel 2013-1014 c’è stata una svolta finale. Con il sostegno diretto e aperto dell’Occidente, un colpo di stato ha avuto luogo, e un’alleanza russofoba di nazisti e liberali ha preso il potere, fondendosi in qualcosa di indivisibile nel nuovo governo. Gli oligarchi liberali Poroshenko e Kolomoisky hanno contribuito a trasformare l’Ucraina in un perfetto stato nazista. L’Occidente ha chiesto l’antirusso, e Kiev ha seguito rigorosamente questo piano.

La reazione della Russia con la riunificazione con la Crimea, e la rivolta del Donbass filorusso seguirono. La Primavera russa doveva dividere l’Ucraina in Ucraina occidentale e Novorossia sulla linea dei due popoli, due identità, ma è stata scartata per una serie di motivi. Così Kiev ha avuto l’opportunità di iniziare la nazificazione dei territori orientali. Il genocidio dell’Est è iniziato con nuova forza e non solo contro il Donbass resistente, ma contro tutte le zone della Novorossia – sia le parti occupate delle regioni di Donetsk e Lugansk che tutte le altre.

L’Occidente non ha semplicemente chiuso un occhio su questo, ma lo ha promosso in ogni modo possibile. In questo caso possiamo dire che l’Occidente ha compromesso i suoi valori per il bene dei suoi interessi. La geopolitica (atlantismo) questa volta è stata più importante del liberalismo.

L’anti-Russia è stata in tal modo creata.

Allo stesso tempo, idee e norme occidentali come la politica di genere, LGBT+, la circolazione più o meno libera delle droghe, la cultura post-modernista (intesa dagli ucraini come nichilismo totale e cinismo), la cancellazione, il femminismo, il wokeismo e così via sono penetrati attivamente nella società ucraina. Come risultato, nel 2022 l’Ucraina era diventata un’anti-Russia a tutti gli effetti.

I suoi interessi nazionali a questo punto consistevano in:

– riconquistare il Donbass e la Crimea,

– l’adesione alla NATO,

– completare il ciclo completo del genocidio nell’Est,

– ottenere armi nucleari e biologiche da usare contro la Russia,

– inoltre, l’ideologia consisteva in russofobia e nazismo combinati con l’occidentalismo e il liberalismo.

Questo è ciò che Kiev difende oggi a livello di interessi e valori. L’Occidente sostiene pienamente Kiev in tutto tranne che nella sua disponibilità ad entrare in un confronto nucleare con la Russia. L’Occidente ha trasformato l’Ucraina nell’Anti-Russia, e ne ha bisogno solo in questa veste.

La russofobia come nuova ideologia globale

È indicativo che nella situazione critica dell’operazione militare speciale, l’Occidente si è trovato in una posizione difficile: ora deve non solo spiegare i suoi interessi, ma anche giustificare il nazismo ucraino, che non era più possibile nascondere. Prendete la recente fotografia a Odessa di Bernard-Henri Levy, l’ideologo iconico del liberalismo globale e ardente sostenitore del Grande Reset, con apertamente neonazista, ex capo del battaglione punitivo “Aidar” e capo dell’amministrazione militare di Odessa, Maxim Marchenko. Ecco come il liberal-nazismo come ideologia pragmatica dell’Ucraina è diventato per necessità accettato dall’Occidente stesso. Da qui la politica delle reti globali di sostegno al nazismo ucraino e la cancellazione di tutte le voci alternative – Youtube, facebook, twitter, Instagram, Google e così via – che sono state dichiarate recentemente “organizzazioni terroristiche” e vietate nella Federazione Russa. La russofobia è diventata il comune denominatore di questa empia alleanza tra nazisti e liberali globalisti.

L’Occidente ha trovato rapidamente una via d’uscita: equiparando la Russia stessa al “nazismo”, è stata dichiarata una crociata contro di essa, in cui il nazismo anti-russo è stato considerato un alleato completamente accettabile, cioè “non è affatto nazista” – nonostante i suoi simboli, le pratiche criminali, il genocidio dichiarato e attuato, la tortura, gli stupri, il traffico di bambini e di organi, la pulizia etnica, ecc.

Interessi e valori dell’Occidente globale: egemonia, totalitarismo liberale, russofobia

Così è stata costruita la configurazione del confronto tra due campi. Da un lato, abbiamo l’Occidente e i suoi interessi geopolitici – il desiderio

– espandere la NATO,

– preservare il modello unipolare,

– continuare la globalizzazione e il processo di trasformazione dell’umanità in un’unica massa sotto il controllo del governo mondiale (il progetto del Grande Reset),

– per salvare la fatiscente egemonia degli Stati Uniti.

Questo corrisponde ad una diffusione altrettanto totale dell’ideologia –

– liberalismo,

– globalismo,

– individualismo,

– la richiesta di cancellazione di tutti i dissensi,

– LGBT+, femminismo e transgenderismo,

– postmodernismo, distruzione deliberata e derisione dell’eredità culturale classica,

– wokeismo, la volontà di denunciare coloro che contestano il liberalismo (si qualificano come nemici della società aperta e quindi commettono crimini di pensiero),

– postumanesimo, migrazione forzata dell’umanità in una dimensione virtuale (progetto Meta, un’altra organizzazione terroristica vietata nella Federazione Russa),

– e a questo oggi si aggiunge il nazismo russofobico.

L’ideologia liberal-nazista dell’anti-russismo, creata artificialmente in Ucraina, sta penetrando nell’Occidente stesso, dove la russofobia sta diventando una norma obbligatoria, e la sua assenza o il suo disaccordo è oggetto di una persecuzione amministrativa o penale. Così la coda ucraina ha iniziato a scodinzolare il cane di Washington. Oggi, di fronte all’operazione militare speciale della Russia, il liberalismo si è finalmente e inseparabilmente fuso con il nazismo (nella sua versione russofoba).

Gli interessi della Russia: un mondo multipolare

Ora quali sono gli interessi e i valori della Russia in questo conflitto fondamentale?

In primo luogo, gli interessi geopolitici. La Russia rifiuta categoricamente il globalismo, un mondo unipolare e l’egemonia occidentale. In pratica, questo significa una dura resistenza all’espansione verso est della NATO e a tutte le altre forme di pressione occidentale sulla Russia. Mosca sta costruendo un mondo multipolare in cui sta reclamando il suo posto come polo indipendente e sovrano. È sostenuta in questo da Pechino e da un certo numero di paesi islamici e latino-americani. Anche l’India sta andando alla deriva verso un modello di ordine mondiale simile. In seguito, tutti gli altri – compresi i paesi dell’Europa e dell’America – si convinceranno dell’attrattiva, della validità e dell’inevitabilità di una tale costruzione.

Affinché gli interessi geopolitici russi si realizzino, l’anti-Russia non deve esistere sul territorio dell’Ucraina. E visto dal punto di vista dell’Occidente, è proprio il contrario, perché l’Occidente ha creato questo anti-Russia proprio per non farlo accadere. Quindi, abbiamo un conflitto di interessi fondamentale, che la Russia ha cercato di risolvere pacificamente, ma non ha funzionato. Da qui la nuova fase, più dura.

L’atlantismo contro l’eurasiatismo è la battaglia finale nel territorio dell’Ucraina. Questa è una posizione classica della teoria geopolitica da Mackinder a Putin. Come ha detto Brzezinski (piuttosto correttamente) negli anni ’90: “Senza l’Ucraina, la Russia non risorgerà mai più”, e con l’Ucraina lo farà, hanno deciso correttamente gli strateghi di Mosca.

I valori della Russia: Tradizione, Spirito, Uomo

Passiamo ai valori. Oggi, l’Occidente e Kiev stanno lottando per una sintesi patologica (dal punto di vista della teoria politica) di liberalismo e nazismo. Entrambi sono uniti dalla russofobia.

La russofobia dei globalisti liberali si spiega con il loro odio per una Russia sovrana che faccia cadere il mondo unipolare, distrugga i piani dei globalisti e l’egemonia dell’Occidente. La russofobia di Kiev si basa sul fatto che la Russia impedisce il genocidio della popolazione dell’est e la creazione della nazione ucraina. È così che il liberalismo e il nazismo si uniranno in un unico impulso. L’odio per i russi, gli appelli alla distruzione fisica dei russi a partire dal presidente Putin fino ai neonati, alle donne e ai vecchi si fondono con la propaganda LGBT+, la difesa dei matrimoni gay e la cultura postmodernista. Questi sono i valori di una civiltà che ha dichiarato guerra alla Russia.

La Russia difende altri valori. In primo luogo, i valori tradizionali – potere, sovranità, fede, una famiglia normale, umanità, patrimonio culturale. Secondo, la Russia insiste sulla legittima protezione dei russi – concretamente in Ucraina, minacciata dallo sterminio e vittima di genocidio. Terzo, i valori eurasiatici – la Russia stessa è aperta ai diversi popoli e culture e rifiuta categoricamente ogni forma di nazismo e razzismo. La Russia riconosce il diritto degli altri ad andare per la propria strada e a costruire il tipo di società che sarà scelto – ma non a spese della Russia stessa e dei popoli che cercano in Russia – come nell’Arca – la salvezza. Questi sono i fondamenti della moderna Idea Russa contrapposta al liberal-nazismo occidentale e ucraino.

Civiltà russa contro civiltà antirussa

Gli interessi e i valori di noi e loro sono opposti. Gli obiettivi e le conseguenze del conflitto sono globali, riguardano l’intero ordine mondiale, tutti i paesi e i popoli. La scala del conflitto è planetaria.

Due sistemi si scontrano – il campo liberale-nazista dell’Occidente e la Russia, difendendo non solo la loro Idea Russa, ma anche un ordine mondiale multipolare, in cui possono esistere altre idee – cinese, islamica, e la stessa occidentale, ma dove non c’è posto per il nazismo e il liberismo globalista obbligatorio.

Quindi lo scopo dell’operazione militare speciale è la denazificazione. Questo vale direttamente per l’Ucraina, ma indirettamente per tutti gli altri. La Russia non tollererà la russofobia in nessuna forma. Questa è già una questione di principio.

È uno scontro di civiltà: la civiltà russa contro quella antirussa.

Il destino della quinta colonna nella stessa Russia

Ora dovremmo prestare attenzione alla quinta colonna, che ha cercato di ribellarsi all’operazione militare speciale, ma è stata rapidamente fermata e fuggita all’estero nella prima fase, e soprattutto alla sesta colonna, che in precedenza ha imitato con successo per anni, esprimendo fedeltà formale a Putin.

La quinta colonna dei liberali è stata inequivocabilmente dalla parte degli antirussi fin dalla prima campagna cecena. I discorsi e le dichiarazioni della maggior parte degli esponenti liberali dell’opposizione russa sono pieni di odio per la Russia. Molti di loro erano fuggiti dalla Russia anche prima, stabilendosi negli Stati Uniti, in Europa, in Israele e a Kiev. Molti di loro hanno scelto Kiev consapevolmente, come roccaforte dell’Anti-Russia, cioè come loro feudo ideologico; e, naturalmente, non hanno notato il fiorire del nazismo ucraino lì – con esso condividono una russofobia comune per entrambi. Molti dei liberali della quinta colonna russa divennero anche loro nazisti, o almeno i loro apologeti.

Oggi, la quinta colonna in Russia è sotto una stretta interdizione e non rappresenta una grande minaccia. Ma nel complesso, i suoi interessi e valori coincidono con Washington, la CIA, il Pentagono, il blocco NATO e Kiev, che servono. Quindi è un nemico puro.  Non ho bisogno di ricordarvi ancora una volta cosa si fa con un nemico sotto legge marziale.

I liberali sistemici sono tra l’incudine e il martello

La situazione della sesta colonna è molto più complicata. Oggi è proprio questa colonna ad essere al centro dell’attenzione. È composta da quelli che sono stati chiamati “liberali di sistema” come oligarchi, politici, burocrati e figure culturali che condividono l’ideologia liberale (monetarismo, imperialismo del dollaro, currency board, cosmopolitismo, LGBT+, transgender, globalizzazione, digitalizzazione, ecc) ma non si oppongono apertamente a Putin.

Oggi, si trovano in una posizione difficile – tra l’incudine e il martello. È contro la sesta colonna che l’Occidente ha imposto gravi sanzioni economiche, ha portato via i loro yacht e palazzi, ha congelato i loro conti bancari e sequestrato i loro beni immobili. L’obiettivo era lo stesso: farli rovesciare Putin. Ma questo è impossibile e significa un suicidio.

Così la sesta colonna è ora confusa – l’Occidente ha preteso da lei qualcosa di impossibile.  Quindi o devono fuggire dalla Russia e combattere Putin dall’esterno (come hanno fatto Chubais e un certo numero di altre figure iconiche dell’oligarchia russa), o solidificarsi con un’operazione militare speciale, ma questo cancellerebbe la loro posizione in Occidente e li priverebbe del loro bottino ammassato lì. Ed ecco il punto principale: non possono più rimanere liberali – nemmeno sistemici, perché il liberalismo oggi si è fuso con la russofobia su scala globale, è diventato una versione del nazismo, e non si può essere un nazista e allo stesso tempo lottare contro il nazismo, paradosso irrisolvibile.

Si scopre che o la Russia o il liberalismo.

Se i liberali sistemici (la sesta colonna) vogliono rimanere sistemici, devono smettere di essere liberali. Il liberalismo oggi è uguale al nazismo, e la Russia ha lanciato un’operazione di denazificazione senza precedenti. Di conseguenza, i liberali sistemici devono denazificare (cioè de-liberalizzare) se stessi.

Conversione al patriottismo

Molti ex liberali degli anni ’90 avevano già preso la loro decisione nelle fasi precedenti, scegliendo tra la Russia con i suoi valori tradizionali e l’Occidente con i suoi valori liberal-nazisti. Questi hanno scelto la Russia e la tradizione. Ed è una grande e giusta decisione. Nessun problema con loro. Una persona può cambiare idea, può sbagliarsi, può perseguire obiettivi tattici, alla fine può peccare e pentirsi. Nessuno tirerà pietre agli ex-liberali che sono diventati patrioti. Ma un certo rituale di cambiamento dell’ideologia, una sorta di conversione al patriottismo, è comunque utile.

Sarebbe sbagliato convertire, come gli ebrei spagnoli al cattolicesimo, i liberali sistemici al patriottismo con la forza. È una questione di ideologia e di libertà di coscienza. E qui la violenza avrà solo l’effetto contrario. Ma l’élite dirigente della società in un momento così teso e decisivo dovrebbe essere composta da coloro che condividono pienamente gli interessi e i valori del paese che sta combattendo una guerra ontologica contro un avversario forte e potente – per gli interessi e i valori. E se l’élite non condivide i valori, e non capisce gli interessi, allora non ha senso essere un’élite – almeno quella al potere.

Oggi, la guerra tra la Russia e l’Anti-Russia globale è in pieno svolgimento. Sarebbe innaturale mantenere reti nemiche all’interno della Russia. Pertanto, se la sesta colonna sceglie la Russia, non può più essere chiamata “liberali di sistema”, suonando come contraddizione come essere “nazisti di sistema”. Lo stato attuale delle cose non lo permette.

La Russia deve diventare la Russia: la luce russa

La nostra vittoria non dipende solo dalle azioni eroiche del nostro esercito, dai successi della pianificazione militare e strategica, dal supporto materiale dell’operazione, dall’efficace gestione politica e amministrativa dei territori liberati, ecc. Dipende da quanto profondamente e completamente la Russia diventa Russia. Oggi l’appello all’Idea Russa non è un capriccio del potere. Anche i comunisti sovietici, per bocca di Stalin in una difficile situazione critica si appellavano al popolo russo, alla Chiesa ortodossa, alla Tradizione e alla nostra eroica storia. Oggi, nulla si oppone a questo. Tranne i pregiudizi dei liberali sistematici, che, spero, semplicemente non si sono ancora resi conto della gravità della loro situazione.

La gente sia in Russia che in Ucraina sta aspettando che Mosca dica parole vere. Un discorso vero. Un appello sincero al profondo dell’essere della gente. È ora di dire che questa operazione militare speciale appartiene alla categoria del sacro.

Oggi di nuovo un soldato russo e un cittadino russo nelle retrovie, un figlio russo e una madre russa, un prete russo e un poeta russo stanno decidendo il destino dell’umanità.

La Russia in lotta mortale con l’Anti-Russia si erge come una civiltà della Luce. Questo è il nostro interesse e i nostri valori. Portiamo ancora una volta la Luce al mondo, silenziosa, ma inestinguibile tranquilla Luce Russa.

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

26 marzo 2022

Fonte: https://www.ideeazione.com/russia-vs-anti-russia-interessi-e-valori/

Hunter Biden ha finanziato la ricerca di patogeni mortali in Ucraina

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di Redazione

Hunter Biden, figlio del presidente Biden, ha contribuito a garantire milioni di finanziamenti per l’appaltatore statunitense in Ucraina specializzato nella ricerca sui patogeni mortali. Lo rivelano le e-mail contenute nel suo laptop:

EXCLUSIVE: Hunter Biden DID help secure millions in funding for US contractor in Ukraine specializing in deadly pathogen research, laptop emails reveal, raising more questions about the disgraced son of then vice president
  • The Russian government held a press conference Thursday claiming that Hunter Biden helped finance a US military ‘bioweapons’ research program in Ukraine
  • However the allegations were branded a brazen propaganda ploy to justify president Vladimir Putin’s invasion of Ukraine and sow discord in the US
  • But emails and correspondence obtained by DailyMail.com from Hunter’s abandoned laptop show the claims may well be true
  • The emails show Hunter helped secure millions of dollars of funding for Metabiota, a Department of Defense contractor specializing in research on pandemic-causing diseases
  • He also introduced Metabiota to an allegedly corrupt Ukrainian gas firm, Burisma, for a ‘science project’ involving high biosecurity level labs in Ukraine
  • The president’s son and his colleagues invested $500,000 in Metabiota through their firm Rosemont Seneca Technology Partners
  • They raised several million dollars of funding for the company from investment giants including Goldman Sachs

By JOSH BOSWELL FOR DAILYMAIL.COM

Moscow’s claim that Hunter Biden helped finance a US military ‘bioweapons’ research program in Ukraine is at least partially true, according to new emails obtained exclusively by DailyMail.com.

The commander of the Russian Nuclear, Biological and Chemical Protection Forces, claimed there was a ‘scheme of interaction between US government agencies and Ukrainian biological objects’ and pointed to the ‘financing of such activities by structures close to the current US leadership, in particular the investment fund Rosemont Seneca, which is headed by Hunter Biden.’

Intelligence experts say the Russian military leader’s allegations were a brazen propaganda ploy to justify president Vladimir Putin‘s invasion of Ukraine and sow discord in the US.

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But emails from Hunter’s abandoned laptop show he helped secure millions of dollars of funding for Metabiota, a Department of Defense contractor specializing in research on pandemic-causing diseases that could be used as bioweapons.

He also introduced Metabiota to an allegedly corrupt Ukrainian gas firm, Burisma, for a ‘science project’ involving high biosecurity level labs in Ukraine.

And although Metabiota is ostensibly a medical data company, its vice president emailed Hunter in 2014 describing how they could ‘assert Ukraine’s cultural and economic independence from Russia’ – an unusual goal for a biotech firm.

The Russian government held a press conference Thursday claiming that Hunter Biden helped finance a US military bioweapons research program in Ukraine. But emails and correspondence obtained by DailyMail.com from Hunter’s abandoned laptop show the claims may well be true

Metabiota is a Department of Defense contractor specializing in research on pandemic-causing diseases that could be used as bioweapons

In April 2014, Metabiota vice president Mary Guttieri wrote a memo to Hunter outlining how they could 'assert Ukraine's cultural and economic independence from Russia'. 'Thanks so much for taking time out of your intense schedule to meet with Kathy [Dimeo, Metabiota executive] and I on Tuesday. We very much enjoyed our discussion,' Guttieri wrote

In April 2014, Metabiota vice president Mary Guttieri wrote a memo to Hunter outlining how they could ‘assert Ukraine’s cultural and economic independence from Russia’. ‘Thanks so much for taking time out of your intense schedule to meet with Kathy [Dimeo, Metabiota executive] and I on Tuesday. We very much enjoyed our discussion,’ Guttieri wrote

Four days after Guttieri's April 2014 email, Burisma executive Vadym Pozharskyi wrote to Hunter revealing that the then-Vice President's son had pitched a 'science project' involving Burisma and Metabiota in Ukraine. 'Please find few initial points to be discussed for the purposes of analyzing the potential of this as you called, 'Science Ukraine' project,' Pozharskyi wrote

Four days after Guttieri’s April 2014 email, Burisma executive Vadym Pozharskyi wrote to Hunter revealing that the then-Vice President’s son had pitched a ‘science project’ involving Burisma and Metabiota in Ukraine. ‘Please find few initial points to be discussed for the purposes of analyzing the potential of this as you called, ‘Science Ukraine’ project,’ Pozharskyi wrote

Government spending records show the Department of Defense awarded an $18.4million contract to Metabiota between February 2014 and November 2016, with $307,091 earmarked for 'Ukraine research projects'

Government spending records show the Department of Defense awarded an $18.4million contract to Metabiota between February 2014 and November 2016, with $307,091 earmarked for ‘Ukraine research projects’

Emails and defense contract data reviewed by DailyMail.com suggest that Hunter had a prominent role in making sure Metabiota was able to conduct its pathogen research just a few hundred miles from the border with Russia.

Burisma adviser Vadym Pozharskyi (pictured). ‘As I understand the Metabiota was a subcontract to principal contactor of the DoD B&V [Black & Veatch],’ he wrote in an email in 2014

The project turned into a national security liability for Ukraine when Russian forces invaded the country last month.

Metabiota has worked in Ukraine for Black & Veatch, a US defense contractor with deep ties to military intelligence agencies, which built secure labs in Ukraine that analyzed killer diseases and bioweapons.

Earlier this month US officials warned congress that ‘Russian forces may be seeking to gain control’ of these ‘biological research facilities’, prompting fears that deadly and even engineered pathogens could fall into Russian hands.

Hunter and his colleagues at his investment firm Rosemont Seneca Technology Partners (RSTP) routinely raised millions of dollars for technology companies, hoping the firms would take off and make them all fortunes.

Metabiota was one of those firms. Emails between Hunter and his colleagues excitedly discuss how the company’s monitoring of medical data could become an essential tool for governments and companies looking to spot outbreaks of infectious diseases.

The president’s son and his colleagues invested $500,000 in Metabiota through their firm Rosemont Seneca Technology Partners.

They raised several million dollars of funding for the company from investment giants including Goldman Sachs.

But emails show Hunter was also particularly involved in Metabiota’s operations in Ukraine.

Hunter’s pitches to investors claimed that they not only organized funding for the firm, they also helped it ‘get new customers’ including ‘government agencies in case of Metabiota’.

He and his business partner Eric Schwerin even discussed subletting their office space to the firm in April 2014, their emails reveal.

That month, Metabiota vice president Mary Guttieri wrote a memo to Hunter outlining how they could ‘assert Ukraine’s cultural and economic independence from Russia’.

‘Thanks so much for taking time out of your intense schedule to meet with Kathy [Dimeo, Metabiota executive] and I on Tuesday. We very much enjoyed our discussion,’ Guttieri wrote.

‘As promised, I’ve prepared the attached memo, which provides an overview of Metabiota, our engagement in Ukraine, and how we can potentially leverage our team, networks, and concepts to assert Ukraine’s cultural and economic independence from Russia and continued integration into Western society.’

Former senior CIA officer Sam Faddis, who has reviewed emails on Hunter’s laptop, told DailyMail.com that the offer to help assert Ukraine’s independence was odd for a biotech executive.

‘It raises the question, what is the real purpose of this venture? It’s very odd,’ he said.

Mary Guttieri, Metabiota vice president, is seen at a meeting with U.S. and Ukrainian military

Mary Guttieri, Metabiota vice president, is seen at a meeting with U.S. and Ukrainian military

Russia's Defense Ministry on Thursday put out a diagram with arrows connecting Biden, Soros and the Democratic Party to Ukrainian biolabs

Russia’s Defense Ministry on Thursday put out a diagram with arrows connecting Biden, Soros and the Democratic Party to Ukrainian biolabs

The president's son and his colleagues invested $500,000 in Metabiota through their firm Rosemont Seneca Technology Partners. They raised several million dollars of funding for the company from investment giants including Goldman Sachs

The president’s son and his colleagues invested $500,000 in Metabiota through their firm Rosemont Seneca Technology Partners. They raised several million dollars of funding for the company from investment giants including Goldman Sachs

Emails between Hunter and his colleagues at Rosemont Seneca excitedly discuss how the company's monitoring of medical data could become an essential tool for governments and companies looking to spot outbreaks of infectious diseases

Emails between Hunter and his colleagues at Rosemont Seneca excitedly discuss how the company’s monitoring of medical data could become an essential tool for governments and companies looking to spot outbreaks of infectious diseases

Guttieri had a leading role in Metabiota’s Ukraine operations, meeting with other company executives and US and Ukrainian military officials in October 2016 to discuss ‘cooperation in surveillance and prevention of especially dangerous infectious diseases, including zoonotic diseases in Ukraine and neighboring countries’ according to a 2016 report by the Science and Technology Center in Ukraine.

At the time, Hunter was serving as a board member of Ukrainian gas firm Burisma, owned by former top government official and allegedly corrupt billionaire Mikolay Zlochevsky.

Four days after Guttieri’s April 2014 email, Burisma executive Vadym Pozharskyi wrote to Hunter revealing that the then-Vice President’s son had pitched a ‘science project’ involving Burisma and Metabiota in Ukraine.

‘Please find few initial points to be discussed for the purposes of analyzing the potential of this as you called, ‘Science Ukraine’ project,’ Pozharskyi wrote.

‘As I understand the Metabiota was a subcontract to principal contactor of the DoD B&V [Black & Veatch].

‘What kind of partnership Metabiota is looking for in Ukraine? From potential non-governmental player in Kiev? Rebuilt the ties with respective ministries in Ukraine, and on the basis of that reinstate the financing from the B&V? Or they look for partnership in managing projects in Ukraine, PR with Government institutions here, financing of the projects?’

Faddis told DailyMail.com that the attempt to get Metabiota to form a partnership with Burisma was a perplexing and worrying revelation.

‘His father was the Vice President of the United States and in charge of relations with Ukraine. So why was Hunter not only on the board of a suspect Ukrainian gas firm, but also hooked them up with a company working on bioweapons research?’ Faddis said.

‘It’s an obvious Russian propaganda attempt to take advantage of this. But it doesn’t change the fact that there does seem to be something that needs to be explored here.

‘The DoD position is that there’s nothing nefarious here, this is pandemic early warning research. We don’t know for sure that’s all that was going on.

‘But the question still remains: why is Hunter Biden in the middle of all this? Why is the disgraced son of the vice president at the heart of this – the guy with no discernible skills and a cocaine habit.’

Pozharsky said in his email to Hunter that he had encountered such biological research projects before in his former job as a Ukrainian government official, and claimed that B&V worked on ‘similar or the same projects’ as the proposed contract for Metabiota.

Government spending records show the Department of Defense awarded an $18.4million contract to Metabiota between February 2014 and November 2016, with $307,091 earmarked for ‘Ukraine research projects’.

The US Defense Threat Reduction Agency (DTRA) also commissioned B&V to build a Biological Safety Level 3 laboratory in Odessa, Ukraine in 2010, which ‘provided enhanced equipment and training to effectively, safely and securely identify especially dangerous pathogens’ according to a company press release.

Such labs are used to ‘study infectious agents or toxins that may be transmitted through the air and cause potentially lethal infections,’ the US Department of Health and Human Services says.

B&V was awarded a further five-year $85million contract in 2012.

In a May 2014 email, RSTP partner Schwerin suggested: ‘there are obviously some real potential synergies between Xiaoying’s husband’s work at the CDC and what Metabiota does. Something else to think about’

In a May 2014 email, RSTP partner Schwerin suggested: ‘there are obviously some real potential synergies between Xiaoying’s husband’s work at the CDC and what Metabiota does. Something else to think about’

In another sign of the deep ties between Metabiota and the Department of Defense, Hunter's RSTP business partner Rob Walker said he would 'have a friend reach out to DoD on the down low', in order to prove the company's bona fides to top prospective investors Goldman Sachs and Morgan Stanley in October 2014

In another sign of the deep ties between Metabiota and the Department of Defense, Hunter’s RSTP business partner Rob Walker said he would ‘have a friend reach out to DoD on the down low’, in order to prove the company’s bona fides to top prospective investors Goldman Sachs and Morgan Stanley in October 2014

In another sign of the deep ties between Metabiota and the Department of Defense, Hunter’s RSTP business partner Rob Walker said he would ‘have a friend reach out to DoD on the down low’, in order to prove the company’s bona fides to top prospective investors Goldman Sachs and Morgan Stanley in October 2014.

RSTP was a subsidiary of Rosemont Capital, an investment company founded by Hunter and former Secretary of State John Kerry’s stepson Chris Heinz in 2009.

Metabiota also has close ties to the Wuhan Institute of Virology (WIV), suspected to be the source of the COVID-19 outbreak.

WIV was a hotspot for controversial ‘gain of function’ research that can create super-strength viruses.

Chinese scientists performed gain of function research on coronaviruses at the WIV, working alongside a US-backed organization EcoHealth Alliance that has since drawn intense scrutiny over its coronavirus research since the COVID-19 pandemic.

Researchers from the Wuhan institute, Metabiota and EcoHealth Alliance published a study together in 2014 on infectious diseases from bats in China, which notes that tests were performed at the WIV.

Shi Zhengli, the WIV Director of the Center for Emerging Infectious Diseases who became dubbed the ‘bat lady’ for her central role in bat coronavirus research at the lab, was a contributor to the paper.

Metabiota has been an official partner of EcoHealth Alliance since 2014, according to its website.

Fonte: https://www.dailymail.co.uk/news/article-10652127/Hunter-Biden-helped-secure-millions-funding-military-biotech-research-program-Ukraine.html

La minaccia russa: “I 4 casi in cui useremo l’atomica”

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L’ex presidente russo Medvedev spiega quando la Russia potrebbe ricorrere alle armi atomiche

Segnali positivi e pessimi segnali. Le ultime 48 ore ore di guerra in Ucraina si sono dipanate lungo queste due direttive: da un lato, pare che la Russia abbia rivisto i suoi obiettivi militari, puntando sul Donbass (già quasi interamente nelle sue mani) e su Mariupol (che secondo le intelligence potrebbe cadere entro le prossime 72 ore), chiudendo la guerra – per chi ci crede – entro il 9 maggio; dall’altro, nel mondo si moltiplicano gli inquietanti segnali di una escalation mondiale di questa guerra. Putin ha già allertato i suoi sistemi di armi nucleari e Biden ha risposto per le rime, dichiarandosi pronto a usare la Bomba anche come deterrenza verso armi convenzionali nemiche. Se poi si considerano le manovre missilistiche della Corea del Nord, la volenterosa missione umanitaria di Macron a Mariupol e le mire di Pechino su Taiwan, il quadro si fa davvero a tinte fosche.

Certo premere il bottone rosso dell’arma atomica non è questione che si decide di fronte ad un caffè: significherebbe il disastro mondiale, con milioni di morti da tutte le parti. La Russia ha sempre avuto una dottrina decisamente cauta, sin dai tempi dell’Urss: usare l’ordigno nucleare solo di fronte ad una guerra atomica. Da quando Putin è salito al potere, però, Mosca può ricorrere al suo arsenale anche in caso di minaccia con armi convenzionali, così come gli Stati Uniti, almeno per quanto riguarda i missili strategici a lunga gittata. Un alone di mistero aleggia però sulla dotazione a corto raggio, utilizzabile anche in battaglia. Quando può premere il bottone rosso Putin?

Una spiegazione l’ha data oggi il vice segretario del Consiglio di sicurezza ed ex presidente russo Dmitry Medvedev. La Russia potrebbe ricorrere ad armi nucleari in quattro casi:

  1. nel caso in cui il suo territorio venisse direttamente colpito da bombe atomiche
  2. qualora fossero usate contro i suoi alleati
  3. far fronte ad un’invasione delle infrastrutture critiche che possano paralizzare le forze di deterrenza nucleare russe
  4. aggressione contro la Russia o i suoi alleati che possa minacciare l’esistenza stessa del Paese

Fonte: https://www.nicolaporro.it/la-minaccia-russa-i-4-casi-in-cui-useremo-latomica/

Xi Jinping e la Cina danno una lezione di diplomazia agli Stati Uniti

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di Giulio Chinappi

Il 18 marzo, i capi di Stato delle due principali potenze economiche mondiali hanno avuto una videoconferenza il cui tema principale è stato il conflitto in Ucraina.

Il vertice virtuale tenutosi il 18 marzo tra il presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, ed il presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, si è risolto in un palcoscenico che ha messo in evidenza la statura politica e diplomatica del primo, di fronte ad un Biden che negli ultimi giorni ha saputo fare poco o nulla se non lanciare insulti personali nei confronti del presidente russo Vladimir Putin.

Mentre gli Stati Uniti continuano ad inviare armi in Ucraina, rendendo il popolo ucraino carne da macello per il proprio progetto egemonico mondiale, la Cina si sta spendendo per la risoluzione diplomatica del conflitto nell’ex repubblica sovietica. Xi Jinping ha infatti incoraggiato gli Stati Uniti e la NATO a dialogare con la Russia per risolvere i problemi alla base della crisi ucraina e ha espresso opposizione alle sanzioni indiscriminate imposte contro la Russia, oltre ad esortare le potenze occidentali ad interrompere il flusso di armi verso l’Ucraina.

La crisi ucraina non è qualcosa che vogliamo vedere, e gli eventi mostrano ancora una volta che i Paesi non dovrebbero arrivare al punto di incontrarsi sul campo di battaglia. Il conflitto e lo scontro non sono nell’interesse di nessuno e la pace e la sicurezza sono ciò di cui la comunità internazionale dovrebbe fare maggiormente tesoro”, ha affermato Xi Jinping nel corso della videoconferenza.

Le osservazioni del presidente Xi sulla crisi ucraina hanno dichiarato in modo esauriente la posizione della Cina e, stando a un livello più alto, hanno incoraggiato i colloqui di pace tra Ucraina e Russia e i colloqui tra Stati Uniti, NATO e Russia”, ha commentato al Global Times Lü Xiang, ricercatore presso l’Accademia Cinese delle Scienze Sociali. “Penso che il colloquio di venerdì non sia stato significativo solo per le relazioni Cina-USA, ma anche per la situazione geopolitica globale. Le osservazioni del leader cinese hanno mostrato ai Paesi che seguono da vicino gli Stati Uniti nel fomentare la crisi cosa dovrebbe fare una grande potenza responsabile di fronte ai problemi”, ha aggiunto l’accademico.

La situazione attuale dimostra solamente come le politiche coercitive portate avanti dagli Stati Uniti e dalle altre potenze occidentali nei confronti dei Paesi considerati “ostili” non possano portare ad altri risultati se non a quello di esacerbare il conflitto. Le sanzioni imposte contro la Russia da anni, ed in particolare quelle ancora più stringenti delle ultime settimane, si sono dimostrate completamente fallimentari nel raggiungere il loro scopo.

La questione dell’Ucraina è la conseguenza dei problemi accumulati tra gli Stati Uniti e la Russia o delle continue pressioni e sfide alla sicurezza della Russia da parte della NATO guidata dagli Stati Uniti, quindi gli Stati Uniti, nel profondo, non si aspettano che la Cina la risolva, ma vogliono comunque attirare la Cina nel loro pasticcio o chiedere alla Cina di aiutarli poiché la situazione attuale è andata oltre le loro aspettative e diventerà più difficile per gli Stati Uniti evitare di essere direttamente coinvolti in essa”, ha ancora affermato Lü.

La posizione cinese sulla crisi ucraina è stata ampiamente ribadita dal portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Zhao Lijian, nel corso di una conferenza stampa tenuta con i rappresentanti dei media stranieri: “In qualità di iniziatori della crisi ucraina, perché gli Stati Uniti non riflettono sulla responsabilità propria e della NATO di causare l’attuale crisi della sicurezza in Europa? Perché non ripensano alla propria ipocrisia nell’accendere le fiamme della crisi ucraina?”, ha chiesto Zhao in maniera provocatoria.

Zhao ha affermato che la Cina è addolorata per le vittime civili, ma ha ricordato anche le vittime dei raid aerei degli Stati Uniti e della NATO nei vari Paesi che le potenze occidentali hanno bombardato dal 1999 ad oggi: “Ricordiamo tutti che nel marzo 1999, senza il permesso del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la NATO guidata dagli Stati Uniti iniziò clamorosamente 78 giorni di attacchi in Jugoslavia, provocando la morte di 2.500 civili e ferendone oltre 10.000. Negli ultimi 20 anni, gli Stati Uniti hanno effettuato migliaia di raid aerei in Siria, Iraq, Afghanistan e Somalia”, ha ricordato il portavoce, chiedendosi se gli Stati Uniti esprimeranno preoccupazione anche per la morte di questi civili in quanto risultato delle loro azioni militari.

Mentre gli Stati Uniti e l’Unione Europea continuano ad inviare armi in Ucraina – lo scorso mercoledì gli Stati Uniti hanno annunciato aiuti militari all’Ucraina per 800 milioni di dollari -, la Cina ha offerto assistenza umanitaria ai profughi civili del conflitto, inviando nell’ex repubblica sovietica cibo, latte in polvere, sacchi a pelo, trapunte e altri beni di prima necessità.L’ultima assistenza armata degli Stati Uniti all’Ucraina ha portato stabilità e sicurezza in Ucraina? O farà più vittime tra i civili? Il popolo ucraino ha bisogno di più cibo e sacchi a pelo o di pistole e munizioni? Non è difficile per le persone che hanno razionalità e buon senso dare il giusto giudizio”, ha commentato Zhao.

Ancora una volta, la crisi ucraina dimostra l’ipocrisia dell’amministrazione statunitense, in contrapposizione con la coerenza e l’efficacia del governo cinese nell’affrontare le crisi, come già accaduto, solamente per citare un episodio recente, in occasione della pandemia di Covid-19.

Pubblicato su World Politics Blog

Foto: Idee&Azione Fonte: https://www.ideeazione.com/xi-jinping-e-la-cina-danno-una-lezione-di-diplomazia-agli-stati-uniti/

21 marzo 2022

La crisi Euro-Nato in corso (2014sgg – …?)

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di Franco Cardini

Esprimo alcune posizioni, in ordine sistematico (quanto meno nelle mie intenzioni) a proposito della guerra tra Russia e NATO in atto, con teatro principale almeno provvisorio, purtroppo per gli ucraini, il territorio ucraino:
1.L’attuale guerra è un episodio (per ora l’ultimo cronologicamente parlando) di una fase della “riprogettazione dell’ordine mondiale” avviata con l’inizio dell’amministrazione Biden negli USA e caratterizzata da tre aspetti salienti: a. la ripresa forte, con il binomio Biden-Harris, della tradizionale politica del Partito Democratico statunitense, che consiste nella fede nel “manifesto destino” della nazione americana facente centro sul principio che interesse statunitense e libertà-diritto alla felicità del genere umano coincidono; b. consapevolezza dell’obiettivo declino dell’egemonia mondiale della superpotenza statunitense dopo il “picco” dell’inizio degli Anni Novanta (gli anni della maldestra “profezia” di Francis Fukuyama); c. consapevolezza profonda della necessità di “distrarre” l’opinione pubblica statunitense ( e mondiale) dallo spettacolo del declino degli USA, dall’impoverimento socioeconomico e culturale del popolo statunitense all’enormità insostenibile del debito pubblico ed estero ecc., costringendo gli USA e il mondo a guardare altrove, allo scenario mondiale; e ciò a qualunque costo, anche a quello di una guerra. Difatti ne hanno scelta una: quella con la Russia, a meno che non sia possibile anche là il golpe della “Rivoluzione arancione”, magari provocata dagli oligarchi che attualmente possono essere più o meno putiniani, ma che sono sempre e comunque, in quanto appunto “oligarchi” (pertanto una lobby plutocratica, affaristica e imprenditoriale), spettatori sensibili nonché in parte coprotagonisti del turbocapitalismo che governa o comunque dirige il pianeta.
2.L’attuale guerra non è cominciata alla fine del febbraio 2022 con l’aggressione russa all’Ucraina, bensì nel 2014 con il golpe che a Kiev rovesciò il governo legittimo di Janukovich (com’era avvenuto nel 2003 con la “rivoluzione delle rose”  in Georgia e con quella “arancione” del 2004-2005 in Ucraina) e avviò un primo tentativo, con il governo Poroshenko, di passare dalla parte formale dell’Unione Europea, cioè sostanzialmente da parte della NATO; con episodi infami, come il massacro degli inermi  cittadini russi a Odessa da parte delle milizie estremiste ucraine (2.5.2014).
3.Il “protocollo di  Minsk” concordato il 5.9.2014 tra Russia, Ucraina e comunità russofone del Donbass sotto egide dell’OSCE aveva concordato ampie autonomie per il Donbass stesso; nel contempo la NATO si era impegnata (lo faceva del 1991) a non cercare ulteriormente di avanzare verso est.
4.Il “protocollo di Minsk” è stato disatteso sia dalla NATO, che soprattutto col governo Želensky ha trattato il passaggio dell’Europa all’UE (cioè sostanzialmente alla NATO, con avanzata verso est della sua linea missilistica ”difensiva”) mentre il governo ucraino ha intensificato almeno dal 2015 la repressione contro i gruppi politici stimati “filorussi” e le azioni militari contro le comunità del Donbass e le sevizie ai cittadini “non allineati”.
5.Il governo russo ha più volte ammonito quello ucraino affinché violenze e  prevaricazioni cessassero e nel dicembre 2021 ha ufficialmente inoltrato al governo statunitense una proposta di accordo sulla situazione ucraina. Tutti gli appelli sono rimasti inevasi e i media occidentali non ne hanno parlato.
6.A questo punto la Federazione Russa poteva affidarsi solo alle armi per le tutela delle due autoproclamate repubbliche del Donbass; e doveva farlo al  più presto per precedere  un eventuale ingresso ucraino nella NATO. Da qui il discorso televisivo di Putin della notte del 25.2.2022.
7. Scelte come l’invio di armi all’Ucraina in un momento di conflitto sono formalmente atti di guerra della NATO contro la Russia; solo la moderazione e il senso di responsabilità del governo della Federazione Russa  ci salvano  da una risposta legittima, che coinciderebbe a questo punto con una guerra mondiale.
8. Aggressione di uno stato sovrano? Benissimo: proceda pure la corte dell’Aja contro la Federazione Russa. A quando i processi contro la NATO (posta sotto alto comando USA)  per Serbia 1998-9, Afghanistan 2001, Iraq 2003, Georgia 2004-13 (l’infame governo del criminale Saak’ashvili),  Libia 2011, Siria 2011.
9.Le sanzioni contro la Russia le paga la Russia, ma anche l’Europa; gli USA e la NATO, che pagano pochissimo, se ne fregano.
10.La verità ultima, da tener bene presente, è che quella in corso è una guerra scatenata dalla NATO direttamente contro la Russia per sovvertire l’ordinamento interno di quel paese e distogliere l’opinione pubblica statunitense e mondiale dalla rovina nella quale il governo Biden sta precipitando gli USA.; e indirettamente contro l’Europa, asservita alla NATO e a rischio di trovarsi in prima linea in caso di estensione del conflitto.
11.Ma veniamo all’Europa e all’Italia, presumibilmente vittime del conflitto e a quanto pare felicissima d’inasprirlo. L’invio di armi all’Ucraina in un momento di conflitto rappresenta formalmente una atto di guerra della NATO contro la Russia. Dal 1914 al 1917 l’America mandava aiuti all’Inghilterra con la scusa della legge sugli affitti e i prestiti: il Kaiser affondava i convogli inglesi con i sottomarini. Alla fine però è scoppiata anche la guerra: cerchiamo di non arrivare a questo. Quanto alle sanzioni contro la Russia: paga la Russia, ma anche l’Europa mentre gli USA e la NATO, che pagano pochissimo, se ne fregano. Preoccupanti comunque le notizie del 15 u.s. dagli States: se Želensky comincia a dar segni di cedimento (che sarebbe piuttosto ragionevolezza), attorno a lui spuntano “falchi” che rifiutano ogni sorta di trattativa e sembrano trovare una sponda inattesa negli ambienti vicini al presidente Biden, che per la sua cronica indecisione viene messo in difficoltà.  Entra a gamba tesa nel dibattito anche l’ineffabile Mike Pompeo, il “superfalco”, anche lui per la linea dura. C’è da chiedersi se tutto  ciò non sia per caso sintomo di qualcosa che bolle in pentola. La storia è imprevedibile. Se nelle prossime ore o nei prossimi giorni avvenisse qualcosa d’inatteso, che rimettesse tutto in discussione, non ci sarebbe da stupirsi. Magari qualcosa di grave da attribuirsi subito e facilmente ai russi – “che bisogno abbiamo dei testimoni?” -, una specie di nuovo “incendio del Reichstag”. Che cosa significa lla vaga ma ostinata insinuazione, circolante in molti ambienti giornalistici e addirittura militari, che i russi potrebbero usare “le armi chimiche”, un’eventualità obiettivamente remota in questo tipo di conflitto?
12.Le notizia di stamattina 16.3.2022 a proposito della prossima presenza del presidente Biden a Bruxelles per il prossimo vertice NATO fa crescere le inquietudini. L’esitante Biden sente sempre di più su di lui l’ombra incombente della signora Kamala Harris e quindi della signora Clinton, patrona di tutti i “falchi americani” fautori dell’”Armiamoci-e-partite” e ben decisi a combattere la Russia fino all’ultimo ucraino, magari fino all’ultimi europeo. Quanto reggeranno le buone intenzioni di Želenski a proposito della necessità di tenersi fuori dalla NATO? Mio umile e sommesso convincimento sarebbe che Putin farebbe bene ad assecondarle anziché dichiararle (come in effetti pur sono) insufficienti: una posizione del genere rischia di ricacciare l’ancor presidente ucraino tra le fauci di quelli che (in Ucraina, in Europa, soprattutto negli USA) vogliono l’indurimento dell’embargo antirusso e magari anche al guerra, convinti che pagheranno di persona poco il primo e che vinceranno pe corpora alterius (alias Europeorum) anche una guerra “allargata”…E, viene da domandarsi, quyanto allargata, fino a che punto? Nel peggiorissimo dei casi, i missili russi difficilmente cadranno sul New England o sulla California, bensì quasi subito sulla Sicilia, sul Veneto e sulla Toscana, sedi principali delle besi USA-NATO in Italia e linea avanzata dello schieramento “occidentale”.

1 Consiglio la preliminare consultazione di: Grand Atlas du monde, dir. p. F. Tétart, Paris 2013; La gèopolitique mondiale en 40 cartes, Paris 2022; Le bilan du mone – “Le Monde”, Hord Série, éd 2002, Paris 2022: La Russia cambia il mondo, “Limes”, 2, 2002.
2. O.Boyd-Barrett, Western Mainstream Media and the Ukraine Crisis, Routledge 2016.
3. Cfr.rapporto OSCE 15.4.2016, PC.SHDM.NGO/17/16.
4. Ma cfr. “Il Manifesto”,  15.12.2021.
5. Cfr. M. D. Nazemroaya, La globalizzazione della NATO, Bologna 2014; D. Ganser, Breve storia dell’impero americano, Roma 2021.
6. Cfr. M. Fulgenzi, La guerra delle sanzioni, Rimini 2021.
7. Cfr. A. Bedini, L’Italia “occupata”. La sovranità militare italiana  e le basi USA-NATO; Rimini 2013;

Ecco come sta cambiando il mondo

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di Giulio Tremonti

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

Una visione preveggente sul mondo che sta cambiando in fretta, fuori dai dogmi globalisti, emerge dal dialogo con Giulio Tremonti, ex ministro dell’Economia e presidente dell’Aspen Institute Italia, che sulla prospettiva di «un patto nazionale» anti-inflazione è perplesso, ritenendolo difficilmente irrealizzabile. Sullo sfondo risalta la visione dell’“europeismo della realtà” che l’accademico ha perseguito sul piano politico e culturale, osteggiato dai tecnocrati del sovrastato Ue. Il suo ultimo saggio è Le tre profezie (Solferino).
Prof. Tremonti, alle difficoltà del post Covid ora si aggiunge la crisi economica per l’Ucraina. Dall’inflazione al caro energia, famiglie e imprese sono allo stremo. Che strumenti ha la politica per fronteggiare questa fase?
«Evocare un “patto nazionale” come ai tempi di Ciampi non tiene conto del fatto che la storia non si può ripetere per identità perfette. E in questo caso neppure ripetere per analogie. A quel tempo, nei primi anni novanta, non c’era la globalizzazione, non c’era la Cina, non c’era l’euro, non c’era la sovranità di Bruxelles. E quindi, se a quell’altezza di tempo fu fatto un esercizio politico virtuoso, oggi sarebbe un servizio politico non virtuoso e molto difficile tentarne la replica. Non ci sono i presupposti, il mondo è radicalmente cambiato».
Quali i cambiamenti più rilevanti rispetto al passato?
«L’Italia aveva una forte sovranità economica nazionale, e anche per questo era più facile combinarla con la responsabilità sociale. Tra l’altro la forza delle parti sociali era anche superiore a quella attuale».
Pesano meno?
«Ricordo il “Tavolo Verde” a Palazzo Chigi: da un lato il governo, dall’altro lato un impressionante schieramento di forze sociali economiche e sindacali. Credo che ora sia difficile rifare il tavolo in quella composizione, di massa e di forza».
Prima della pandemia c’era una ossessione per il rigore e l’austerità. Ora è tutto rimosso…
«Nelle considerazioni conclusive del governatore Draghi, Banca d’Italia maggio 2011, c’era scritto: “La gestione del pubblico Bilancio è stata prudente. Le correzioni necessarie in Italia inferiori a quelle necessarie in altri paesi europei”. Poi la stessa mano ha firmato l’opposto con la lettera della Bce… La pandemia in ogni caso ha segnato una rottura della storia politica dell’Italia e non solo».
Sono cambiati anche gli equilibri istituzionali?
«La pandemia ha avuto effetti politici e non solo sanitari. Ha spostato l’asse del potere verso il governo, ha liberato l’esecutivo dai vincoli finanziari. C’è una immagine che rende l’idea di quello che è successo».
Prego.
«La pandemia ricorda il mito della torre di Babele: l’uomo sfida la divinità erigendo verso il cielo la torre. La divinità reagisce privando l’umanità della lingua unica. Con la pandemia è stato lo stesso: è stato tolto il pensiero unico, spezzato il software della globalizzazione, si è persa la fiducia nel paradiso terrestre. Il mondo che riappare adesso è un mondo diverso da quello globale, oggi carico di tensioni, di torsioni, che si vedono sulle linee di produzione e sul prezzo delle materie prime: dal legno alla ghisa, dal petrolio al gas. Un mondo in cui l’uomo registra i suoi limiti, e i limiti del suo mondo. E questi sono evidenti per esempio nell’inquinamento ambientale creato dall’industria globale».
E i cittadini registrano l’arretramento del proprio potere d’acquisto.
«Erano già iper-evidenti tutte le tensioni di inflazione, prima della guerra. L’inflazione c’era già nelle bollette, nel carrello della spesa, sul pieno di benzina. E questo ci poneva il problema fondamentale».
Quale?
«Siamo tutti uguali davanti alle bollette, al carrello e alla pompa o sta peggio chi ha di meno?».
C’è un rischio gilet gialli sullo schema delle proteste francesi?
«Più che un rischio futuro, vedo già attuale la sofferenza di chi ha meno risorse economiche».
Non ricordavamo più gli effetti dell’inflazione…
«E’ una orrenda tassa regressiva. Fino all’ultima Finanziaria, davanti a questa realtà già evidente, l’azione del governo è stata strampalata, con politiche espansive, prevedendo sgravi fiscali per il ceto medio, e solo alla fine la tardiva scoperta del caro-bollette. Adesso il governo è mezzo salvato dalla guerra, ma lo vedo in difficoltà nel continuare le politiche di spesa pubblica espansiva, come sarebbe necessario a fronte dell’inflazione».
La realtà, se ci fosse chi la registra, scombina i piani dei governanti?
«Il malessere sociale è un dato di fatto. L’altro giorno scorreva sul display di un treno dell’Alta velocità, uno spot del governo sul Pnrr. Nel video risaltavano uomini e donne bellissimi, tipo attori americani. Ecco, la réclame del governo è oltre Hollywood: dà l’idea della distopia tra governo e Paese. Chi lo ha commissionato dovrebbe rimborsare di tasca sua il costo dello spot e destinare l’importo alla Caritas… Ho l’impressione che l’alta velocità si confonda con l’altra stupidità…».
La crisi energetica: c’è chi quasi scarica la responsabilità sugli italiani stessi…
«Il governo ha accusato il Paese per non aver capito l’emergenza energetica addossando le colpe agli italiani e agli anni passati. Ma se emergenza energetica fosse stata prevedibile, Draghi avrebbe dovuta metterla nel suo programma già l’anno scorso. In realtà non se ne parla neppure nel Pnrr. Aggiungo che fino al 2011, l’Italia, con l’Eni, aveva la piena proprietà dei campi petroliferi in Libia, non i diritti di concessione. E quindi una prospettiva di sviluppo incredibile. Qualcuno, che forse chi è al governo conosce, ha deciso di privarcene. Ottima dunque la prospettiva di ricerca di fonti alternative, ma come diceva quel tale…».
Diamogli un nome.
«Un economista di rango secondario rispetto ai giganti attuali, John Maynard Keynes, (Tremonti sorride, ndr), diceva che “nel lungo periodo siamo tutti morti”. Non dico che Gheddafi fosse simpatico, ma il petrolio libico era utile».
I dem, intanto sono innamorati del governo di emergenza e del mantra “ci vuole più Europa”. E’ la posizione di chi ha combattuto gli eurobond e portato il vincolo esterno…
«Quando è caduto il Muro, pochi sono rimasti sotto le macerie. Tutti hanno compiuto il salto. Molti hanno portato i loro “Penati ideologici”, nei templi dell’Occidente: dalla City di Londra a Bruxelles. Il comunismo ha perso perché ha perso, il mondo occidentale si è successivamente perso nel mercatismo e in varie successive ideologie».
L’europeismo come coperta di Linus?
«L’idea di Europa è fuori da tutto questo. Nel 2003, nel semestre di presidenza italiana Ue, il governo italiano propose gli eurobond per finanziare infrastrutture e industria militare. Il no fu totale. Solo nel 2020 – con 17 anni di ritardo – l’Ue emette eurobond. Solo nel 2022 in questi giorni si comincia a parlare di Difesa europea. Con questo ritardo sulla storia, è almeno il caso di rinunciare a dare lezioni».
Il mercatismo come era, non ci sarà più. Verrà maggiore spazio per i diritti dei popoli?
«Non c’è più l’ideologia globalista, riemerge “nella sinistra” la retorica europeista. Tanto per tentare di pareggiare il pensiero di questi giganti, le citerò una frase sull’Europa di Konrad Adenauer, pronunciata dopo il trattato di Roma del 1957: “Che la foresta non sia tanto fitta da impedire la visione dell’albero”. Parlava del rapporto tra Bruxelles e gli stati».
Che lettura non conformista consiglierebbe ai governati italiani in questi giorni…
«Mi faccia un’altra domanda…».

A cura di Michele de Feudis

Zelensky salito al potere con un colpo di Stato, la guerra è tra Russia e Nato

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di Luciano Canfora

Fonte: Il Riformista

Una voce fuori dal coro. Per “vocazione”. Controcorrente, anche quando sa che le sue considerazioni si scontrano con una narrazione consolidata, mainstream. Luciano Canfora, filologo, storico, saggista, professore emerito dell’Università di Bari, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e direttore della rivista Quaderni di Storia (Dedalo Edizioni), è così. Sempre stimolante, comunque la si pensi. E le sue riflessioni sulla guerra d’Ucraina ne sono una conferma.

a cura di Umberto De Giovannangeli

Professor Canfora, in queste drammatiche settimane, in molti si sono cimentati nel definire ciò che sta avvenendo ad Est. Qual è la sua di definizione?
Punto uno, è un conflitto tra potenze. È inutile cercare di inchiodare sull’ideologia i buoni e i cattivi, le democrazie e i regimi autocratici… Ciò che sfugge è che il vero conflitto è tra la Russia e la Nato. Per interposta Ucraina. Che si è resa pedina di un gioco più grande. Un gioco che non è iniziato avanti ieri ma è cominciato almeno dal 2014, dopo il colpo di Stato a Kiev che cacciò Yanukovich. È una guerra tra potenze. Quando i vari giornaletti e giornalistucoli dicono ecco gli ex comunisti che si schierano…Una delle solite idiozie della nostra stampa. Io rivendico il diritto di dire che le potenze in lotta sono entrambe lontane dalla mia posizione e dalle mie scelte, perché le potenze in lotta fanno ciascuna il loro mestiere. E né gli uni né gli altri sono apprezzabili. Nascondere le responsabilità degli uni a favore degli altri è un gesto, per essere un po’ generosi, perlomeno anti-scientifico.

C’è chi sostiene che per Putin la vera minaccia non era tanto l’ingresso dell’Ucraina nella Nato o la sua adesione all’Ue, quanto il sistema democratico che in quel Paese ai confini con la Russia si stava sperimentando. Lei come la pensa?
Usiamo un verso del sommo Leopardi: “Non so se il riso o la pietà prevale” dinanzi a schemi di questo tipo…

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Dalla poesia alla prosa…
Se dobbiamo ritenere che sia democratico chi arriva al potere dopo un colpo di Stato, perché quando in Ucraina fu cacciato il governo in carica quello era un golpe, come quello di al-Sisi in Egitto contro i Fratelli Musulmani. Ognuno è libero di dire le sciocchezze che vuole ma adoperare queste categorie per salvarsi la coscienza, è cosa poco seria. Il figlio di Biden è in affari con Zelensky. Zelensky è un signore che dice di voler combattere per degli ideali, ma questi ideali hanno anche dei risvolti meno idealistici…

Vale a dire?
Il Guardian, non la Pravda, nell’ottobre del 2021 fece un ritratto di Zelensky, dal punto di vista affaristico, molto pesante. Incitiamo i nostri simpatici gazzettieri ad andarsi a leggere il Guardian dell’anno passato per avere un ritratto realistico di Zelensky. Dopodiché non mi scandalizzo, perché quando si usano le parole libertà e democrazia c’è odore di propaganda lontano un miglio. O parliamo seriamente o facciamo propaganda. La propaganda peraltro è cosa molto seria, basta non crederci.

C’è chi accusa la Russia di disinformatia…
Beh, anche il nostro apparato informativo è spaventoso, da quel punto di vista lì. Non ho nessuna tenerezza per la disinformatia russa, però lo spettacolo della nostra stampa, cartacea e televisiva, è peggio del Minculpop. A confronto il Minculpop è un’Accademia dell’Arcadia. Una stampa con l’elmetto, in cui dalla mattina alla sera non si fa altro che blaterare, urlare, protestare, piangere, sentenziare, per creare una psicosi di massa. Devo confessarle che nonostante ne abbia viste tante in vita mia, sono rimasto piuttosto stupito di cotanta prontezza, che fa pensare ad a ordini precisi, con cui la stampa si sia messa l’elmetto. Una cosa francamente penosa. Anche nella psicologia diffusa. Le racconto questa: l’altro ieri ho incontrato un tizio per la strada che mi ferma e mi dice: “Professore, ma lei cosa pensa di quel pazzo di Putin?”. “Qualche responsabilità c’è anche dall’altra parte”, gli rispondo. “Ah”, dice, “ma allora lei la pensa come me”. Questo è un episodio emblematico. Siamo arrivati all’autocensura per timore di scoprirsi. Come durante il fascismo, quando si diceva ma allora anche Lei è contro… Siamo ridotti a questo. Lanciamo almeno un campanello d’allarme affinché la stampa ridivenga dignitosa. Se ce la fa.

I pacifisti che hanno manifestato sabato scorso a Roma, sono stati additati da più parti come dei “filo-Putin”…
È maccartismo puro. Non mi stupisce questo, una volta si diceva sono pagati per questo. È talmente in malafede dire una cosa del genere che non merita neanche un’argomentazione complessa. Perché rivela da sé la natura maccartistica, persecutoria, isterica, di falsa coscienza di una tale valutazione. È chiaro che tutti auspichiamo che si torni a una vera situazione pacifica. Ma ricordiamoci il passato, però…

Ricordiamolo, professore.
Gorbaciov auspicò la Casa comune europea. E fu respinto. Aggiungiamo anche che dopo la disintegrazione dell’Unione Sovietica, nacque la Comunità degli Stati Indipendenti, di cui facevano parte l’Ucraina, i Paesi baltici, l’Asia centrale russa, la Georgia. La Comunità degli Stati Indipendenti è un concetto. Comunità vuol dire qualche cosa. Se tu dopo un colpo di Stato, quello del 2014, cominci a chiedere di entrare nella Nato, stai disattendendo un impegno preso non molti anni prima. Ci vuole una Conferenza per la sicurezza europea. Una via di uscita. Se esistesse l’Unione Europea, che purtroppo non esiste, la soluzione sarebbe quella di prendere una iniziativa per una Conferenza per la sicurezza in Europa. Di cui gli Stati Uniti non fanno parte. Invece l’Europa è ingabbiata dentro la Nato il cui vertice politico e militare sta negli Stati Uniti. Il comandante generale della Nato per statuto deve essere un generale americano. Il segretario generale della Nato per entrare in carica, anche se si chiama Stoltenberg ed è norvegese, deve avere il placet del governo degli Stati Uniti. Imbavagliati così, balbetteremo sempre.

In queste settimane di guerra, ci si è molto esercitati nella decodificazione dei vari discorsi pronunciati da Putin, nei quali il presidente russo ha evocato la Grande Guerra Patriottica, la Madre Terra Russia, il panrussismo etc. Da storico: non c’è da temere quando un politico, soprattutto se questo politico ha in mano una potenza nucleare, sembra voler riscrivere la Storia?
Questo mi pare evidente. Solo che il paragone storico più calzante sarebbe un altro…

Quale?
Quello che un ottimo studioso italiano, Gian Enrico Rusconi, quando la Nato si affrettò a disintegrare la Jugoslavia, intitolò un suo libro, un bel libro, a riguardo Rischio 1914. Ci siamo dimenticati che dopo la disintegrazione dell’Unione Sovietica, la Nato ha voluto, pezzo a pezzo, mangiarsi lo spazio intermedio fino ai confini della Russia? E il primo ostacolo era la Jugoslavia. E quando ci fu la secessione della Croazia, analoga se vogliamo alla secessione del Donbass, il primo a riconoscere il governo croato fu il Papa e il secondo fu il governo federale tedesco. E tutti applaudivano. La secessione della Croazia era un gioiello, una bellezza. Adesso la secessione del Donbass è un crimine. Rischio 1914. Lo dico con allarme. Sul Corriere della Sera, una voce sensata, quella di Franco Venturini, dice: ma ci rendiamo conto che Zelensky sta continuando a chiedere l’intervento militare della Nato, cioè vuole la Terza guerra mondiale…Ce ne rendiamo conto o no?

Lei come giudica la decisione del governo italiano di inviare equipaggiamenti militari all’Ucraina?
L’Unione europea, che purtroppo non esiste, avrebbe dovuto avere una politica unica su questo come su altri terreni. È piuttosto sconcertante e politicamente sbagliato che ognuno vada per conto suo. Nel caso particolare l’Italia vuole fare la prima della classe. Spero che si mantenga entro limiti accettabili per la controparte, stante che noi abbiamo in casa le basi Nato. Se continuiamo a scherzare col fuoco, facciamo quello che Zelensky insistentemente chiede. A questo proposito mi permetto di raccontare una cosa che peraltro è verificabile. Giorni fa, sulla Rete Tre della televisione, in un talk show c’è in studio una studiosa ucraina, e viene mandato in onda un discorso di Zelensky che viene tradotto, in simultanea, in italiano. A un certo punto, la studiosa ucraina dice “attenzione, la traduzione è sbagliata”, perché lui sta dicendo altro. “E che sta dicendo, le chiede la conduttrice?”. “Sta dicendo che bisogna che la Nato intervenga militarmente”. La traduzione voleva occultare questo. Figuraccia della televisione italiana. Rischiamo di raccontarle queste cose, perché tra breve, non so, leggeremo il Vangelo secondo Riotta? Spero di no.

Se qualcuno alzasse l’indice accusatorio e dicesse: ecco, il professor Canfora ha svelato di essere un nostalgico del tempo che fu…Come risponderebbe?
Io non credo di aver manifestato nostalgie nel momento che mi sono più volte espresso intorno agli scenari conseguenti alla sconfitta dell’Unione Sovietica nella Guerra Fredda. Nessuno, però, può toglierci il diritto di dire quello che ha scritto, poco prima di morire, Demetrio Volcic. E cioè che la situazione di equilibrio esistente al tempo delle due super potenze, garantiva la pace nel mondo. Demetrio Volcic. Spero che sia considerato al di sopra di ogni sospetto.

Non si può tacere sul Donbass e sulle responsabilità di Stati Uniti e Nato sull’Ucraina

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Questo articolo è stato ripreso dal blog del vaticanista Marco Tosatti “Stilum Curiae” il 10/03/2022:

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, mi sembra interessante portare alla vostra attenzione e rilanciare questo commento di Matteo Castagna su InFormazione Cattolica, che ringraziamo per la cortesia, Buona lettura e riflessione. 

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2022/03/07/solo-i-moderni-farisei-possono-tacere-sul-donbass-e-le-responsabilita-di-usa-e-nato/ 

È SINISTRA UNA MORALE CHE VEDE MORTI DI SERIE A E MORTI DI SERIE B

A emergenza sanitaria non ancora conclusa, è iniziata una guerra dalla portata incerta, i cui venti sembrano minacciare tutto l’Occidente, che ha ragioni profonde. E’ l’implosione del liberal-capitalismo, nichilista e ateo.

In questo periodo è difficile orientarsi, soprattutto perché l’informazione è viziata dalla propaganda, come sempre è avvenuto nel corso della storia. La tendenza dei media mainstream è quella consueta che mira a avvelenarla al fine di creare due opposte tifoserie. In tale contesto, dove le responsabilità sono maggiori, l’ipocrisia viene amplificata da un sinistro pacifismo pieno di retorica, cui segue il destro opportunismo del pensiero debole, pieno di sudditanza culturale e politica, che si traduce nell’ignoranza della verità dei fatti, funzionale agli interessi del più forte. La cosiddetta Destra vive nella cappa, per dirla con Marcello Veneziani, senza avere una propria visione organica e strutturata della geopolitica.

La persona ragionevole dovrebbe trovare un punto di equilibrio nell’analisi degli avvenimenti, sapendo inserirli in una visione del mondo chiara e precisa. E’ superficiale ritenere che questa guerra sia solamente frutto di questioni economiche. E’ fuorviante guardare all’oggi con i parametri del secolo scorso, perché il terzo millennio ha cambiato ogni paradigma. E’ sciocco esaltare la guerra per il carico di morte e sofferenze che provoca ma è miope schierarsi senza conoscere, affidandosi ad artefatti stereotipi, figliastri della peggior falsificazione della realtà per accreditarsi ai tavoli che contano. I vassalli e i servi rimarranno sempre tali, anche se sposano la causa di una Superpotenza.

In ambiente cattolico si sente la mancanza della lungimiranza e della saggezza di Pio XI e di Pio XII. In alcuni luoghi di culto sono tornate le bandiere della pace a primeggiare sugli stendardi di Cristo Re. C’è un diffuso adeguamento alle logiche del Pensiero Unico perché, nel breve termine, è sempre più comodo. Ma davvero il Magistero Perenne ci insegna ad essere pacifisti? Dalla Bibbia, dalla Tradizione e da alcuni documenti della Chiesa risulta senza dubbio che un cattolico non può ritenere che la guerra come tale è contro la legge di Dio e cattiva in se stessa.

La questione morale è ottimamente proposta da Sant’Agostino e chiaramente elaborata da San Tommaso d’Aquino. Affinché sia lecita è richiesto: 1) che sia fatta dalla persona che detiene la massima autorità nello Stato. 2) che non sia condotta per motivi personali cattivii (vendette, conquiste, ambizioni ecc.) ma, 3) per salvaguardare i propri diritti contro il popolo che li viola o li ha violati. Lo scopo della guerra moralmente buona è il mantenimento della giustizia e, quindi, la pace.

L’errore più grande è credere che sbagli chi dichiara guerra perché disturba la pace. La colpa è di colui che ha commesso delle violazioni dell’ordine giuridico e così ha reso necessario che l’altro dichiari la guerra. Come riconosce, però, il Dizionario di Teologia Morale dei cardinali Roberti e Palazzini “la pace è basata sulla giustizia. Chi sconvolge la base, sconvolge l’edificio che poggia su di essa” (Editrice Studium 1955, riedizione Effedieffe 2019).

A tal proposito, solo i moderni farisei possono aver taciuto la terribile situazione del Donbass per ben 8 anni e le grandi responsabilità di Stati Uniti e NATO nel conflitto. E’ sinistra una morale che vede morti di serie A e morti di serie B. La guerra giustamente dichiarata impone delle regole a tutela dei civili, dei bambini, dei prigionieri, obbligando i belligeranti di ogni grado all’obbligo severo di non recare a qualsiasi persona, anche al nemico, danni inutili. I trattati internazionali perdono molto valore ed efficacia quando non tutti i governanti hanno lo stesso sentimento morale riguardo al rispetto del diritto. Esso non può essere grande ove non esiste pietas e soprattutto ove non vi sia la fede soprannaturale in Dio.

Ha scritto il più importante intellettuale russo contemporaneo, Alexandr Dugin: “questa non è una guerra con l’Ucraina. E’ un confronto con il globalismo come fenomeno planetario integrale. E’ un confronto a tutti i livelli – geopolitico e ideologico. La Russia rifiuta tutto nel globalismo – unipolarismo e atlantismo da un lato, liberalismo, anti-tradizione, tecnocrazia dall’altro. E’ chiaro che tutti i leader europei fanno parte dell’élite liberale atlantista. E noi siamo in guerra esattamente con questo. […] L’Occidente moderno dove trionfano i Rothschild, Soros, Shwab, Bill Gates e Zuckerberg, è la cosa più disgustosa della storia del mondo. Non è più l’Occidente della cultura mediterranea greco-romana, né del Medioevo cristiano e nemmeno il ventesimo secolo violento e contraddittorio. E’ un cimitero di rifiuti tossici della civiltà, è anti-civilizzazione“.

Per Dugin è necessario tornare alle radici comuni del vero Occidente classico-cristiano, che sono rimaste in Russia e rigettate progressivamente nei secoli da questa Europa. Più in generale, traendo spunto dalle riflessioni dell’intellettuale russo, questa guerra non è la rottura con l’Europa, ma con questo Occidente scristianizzato e degenerato. Chi vuole un’Europa dei Popoli, libera, sovrana, indipendente, legata alla tradizione dovrebbe dunque contribuire a “rovesciare la giunta globalista antinazionale e costruire una vera casa europea, un palazzo europeo, una cattedrale europea“.

L’elmetto occidentale

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di Andrea Zoch

Fonte: Andrea Zhok

Che siano libri per bambini esclusi dalle fiere, cocktail ribattezzati, lezioni universitarie annullate, direttori d’orchestra banditi, musicisti esclusi dai concorsi, ecc. ecc. la russofobia si è scatenata con la stessa furia con cui nell’ultimo anno si era scatenata la “Novax-fobia”.
Niente unisce queste due tematiche nel merito, ma molto le unisce nel metodo.
Qui si vede in piena luce la degenerazione terminale e rapidissima della cultura liberale in occidente, che vive da sempre una intima contraddizione: essa si vende sul mercato politico come sostenitrice della libertà e del rispetto individuale, ma di fatto favorisce e rispetta solo quelle libertà e quelle individualità che non disturbano il manovratore economico (e che consentono la differenziazione dei mercati), mentre è assolutamente impietosa verso le libertà che toccano o vogliono cambiare la forma di vita mercificata che il liberalismo ha imposto.
La libertà liberale è la libertà dei beni posizionali (di status) e delle forme di svago, dei circenses (che a differenza di quelli romani sono però da acquistare sul mercato privato).
Se le circostanze scrostano via la verniciatura del “mondo ibero” sotto rimane una visione autoritaria e manichea della società e del mondo, una visione che non riesce neanche ad immaginare che altri possano vedere le cose altrimenti, che si possa cercare altro nella propria esistenza rispetto all’intrattenimento e alla competizione per accedere a paradisi artificiali con un cartellino del prezzo.
E d’altro canto le pressioni di un sistema che abitua alla sottomissione ipocrita e alla competizione senza limiti generano elevatissimi tassi di frustrazione, e con ciò un bisogno primario di intrattenimento e paradisi artificiali, senza la cui prospettiva l’esistenza apparirebbe intollerabile.
Perciò, verso chi minaccia questo fragile equilibrio tra stress insensato e riacquisizione delle forze per tollerare ulteriore stress, si può scatenare immediatamente e senza remore tutto l’odio rimosso, tutta la frustrazione repressa.
E questa frustrazione può esercitarsi verso le parti eterodosse della propria società demonizzando il “nemico interno” e creando capri espiatori, così come può esercitarsi all’esterno verso ogni forma di vita diversa dalla propria, percepita come assurda e impossibile, da ignorare se insignificante o sradicare se ingombrante.
E’ perciò che la situazione presente è così pericolosa: sotto la vernice buonista l’occidente è pervaso da un ribollire di frustrazione aggressiva che preme per sfogarsi, che brama di mettere l’elmetto o meglio, di farlo mettere a qualcun altro a nome suo, sfogando le proprie nevrosi per procura. (La guerra per procura è stata la grande soluzione del liberalismo occidentale, che lungi dall’aver vissuto 70 anni di pace, ha fomentato o condotto guerre ovunque nel mondo, ma con lo stile distaccato di un videogioco, qualcosa che si può mollare in ogni momento per ritornare al proprio ingranaggio produttivo.)

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