Il sondaggio: Ue impopolare, sempre più cittadini vorrebbero maggiori poteri agli Stati

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di Giuseppe De Santis

Roma, 25 set – Non passa giorno senza che si levino, quasi a reti unificate, alti elogi nei confronti dell’operato di Bruxelles. Una propaganda quasi martellante, che non sembra però capace di raccogliere i risultati sperati. Almeno stando ad un recente sondaggio sull’Ue, che ci racconta una realtà ben diversa dalla narrazione dominante.

Il sondaggio sull’Ue: la maggioranza preferirebbe politiche economiche in mano agli Stati nazionali

La società di ricerca Redfield & Wilton Strategies ha condotto, per conto di euronews tra il 4 e il 10 agosto scorsi, interviste a 31mila cittadini residenti in 12 diverse nazioni aderenti al consesso comunitario, chiedendo tra le altre cose se a parer loro la politica finanziaria debba essere di competenza dell’Unione o degli Stati nazionali. La risposta è stata un duro colpo per i burocrati comunitari.

Il 76% dei cittadini olandesi, ad esempio, ritiene che la regolamentazione economico-finanziaria debba ritornare agli Stati. Una marcia indietro, insomma, rispetto all’attuale assetto che vede protagonisti la Commissione e la Banca centrale europea. Quello dei Paesi Bassi non è un caso isolato, dovuto magari alla (errata) convinzione di dover pagare per altri. A chiedere più sovranità nazionale in materia sono infatti anche i cittadini di Estoria, Germania, Grecia, Italia e Portogallo. Notevole la maggioranza di questa sorta di sondaggio sull’Ue e sul gradimento delle sue politiche: il 60%. Unica, curiosa eccezione l’Ungheria, con meno della metà degli intervistati favorevoli ad un arretramento di Bruxelles. Entrando ancora più nello specifico, alla domanda se Ue e Bce intervengano eccessivamente nelle faccende economiche dei singoli Paesi hanno risposto in maniera affermativa il 61% dei greci, il 34% dei tedeschi e il 31% dei lettoni.

Dati sicuramente interpretabili, ma di certo non favorevoli alla narrazione europeista. E dai quali, soprattutto, emerge che secondo la maggioranza dei cittadini Ue i disastrosi risultati della gestione della crisi post 2008 sono stati causati da errori commessi a livelli comunitario e non certo dai singoli Stati. Un conto salato le cui conseguenze si avvertono (e stiamo pagando) ancora oggi.

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/sondaggio-ue-impopolare-cittadini-vorrebbero-maggiori-poteri-stati-208208/

Bomba di Bisignani: “Vi svelo chi tiene prigioniero Draghi”

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L’OPINIONE

L’ “uomo che sussurrava ai potenti” non parla mai a caso. In questa intervista esprime delle opinioni piuttosto nette su Draghi e sulla salute del governo, con previsioni per la politica futura…(N.d.R.)

Intervista di Affaritaliani.it a Luigi Bisignani.

di Alberto Maggi

Ormai siamo quasi a fine settembre, l’estate è lontana e la politica è ripartita. Come valuta l’azione del governo Draghi?

“Certamente se lo paragoniamo al governo Conte che c’era prima siamo in una situazione idilliaca, l’esecutivo giallo-rosso è stato un vulnus per la democrazia”.

Detto ciò…

“Ormai sono passati mesi e sinceramente da Draghi ci si aspettava di più, soprattutto sul piano del coordinamento tra i ministeri e sul fronte del rapporto tra Palazzo Chigi e i ministri. Il grande prestigio del presidente del Consiglio ha annullato la collegialità del governo”.

Un giudizio pesante…

“La campagna vaccinale non sta andando come si sperava, sul tanto sbandierato Recovery Plan vediamo come i soldi non sono ancora arrivati. E ricordo che stiamo per entrare nel 2022 ed entro il 2026 le opere vanno concluse, ma nessuna è ancora partita”.

Non siamo messi bene, insomma…

“Un ministero chiave come quello delle Infrastrutture è in mano a professori universitari di grande prestigio vicini al ministro Giovannini che non è né un politico né un super-tecnico. Di fatto è un ministero bloccato”.

Altri nodi nel governo?

“Un comparto fondamentale come la digitalizzazione del Paese è fermo al ‘caro amico’, il ministro Colao continua a fare contratti a giovani volenterosi che in gran parte provengono dalla Vodafone. E questo oggettivamente crea un problema. Il piano digitale per le scuole non è nemmeno partito con la digitalizzazione del Paese ferma”.

E Palazzo Chigi?

“Il pallino è totalmente nelle mani del professor Giavazzi, che è un grande editorialista ma di amministrazione pubblica sa poco o niente. E questo paralizza la macchina della presidenza del Consiglio”.

Un voto a Draghi premier dopo 7 mesi di governo?

“Partiva da 110 e lode, oggi si merita un 68-70, diciamo che sicuramente ci si aspettava di più. In politica estera ha avuto un grande prestigio fino a quando si parlava di economia, ma ora che si comincia a fare sul serio emergono i limiti di Draghi. Clamorosa la gaffe della sua portavoce quando ha detto che dopo cinque giorni il presidente Draghi avrebbe avuto una videocall con il cinese Xi. Un errore di comunicazione e di sostanza da matita blu. Il presidente del Consiglio italiano non sta in lista d’attesa e la notizia va fatta uscire quando la conversazione è già avvenuta”.

Che cosa succede nella Lega? E’ davvero in atto una guerra interna?

“L’atteggiamento di Salvini ha creato contro-leader interni a loro insaputa, ma Zaia, Fedriga e soprattutto Giorgetti non hanno alcuna intenzione di scalzare Salvini e di fare il segretario. E’ solo una follia giornalista alimentata dal comportamento e dalle scelte politiche di Salvini”.

E il Pd?

“Letta si sta dimostrando totalmente inadeguato e Base Riformista, la corrente di Guerini, Lotti e Margiotta, sta vincendo tutti i congressi. La base Dem non si identifica più in Letta e Orlando”.

Il Centrodestra va verso una sonora sconfitta alle Amministrative?

“Suicidio assoluto, potevano essere stravincenti a Roma e Milano e invece stanno facendo la conta continuando con divisioni ridicole”.

Si avvicina anche il voto per il Quirinale…

“Escludo l’ipotesi Draghi, è troppo intelligente e sa perfettamente che 60-70 grillini lo impallinerebbero per la paura di andare al voto, non potendo garantire loro che non scioglierà le Camere. Su Mattarella vedo un attivismo che non c’è mai stato prima, come la visita al Papa in anticipo, cosa che non si fa. Ha iniziato a dire ‘non voglio, non ci sto’ (al bis, ndr) ma l’ipotesi di una rielezione di Mattarella è sempre più probabile. Magari questa possibilità non cresce in Mattarella stesso, ma certamente nell’uomo forte del Quirinale, il segretario generale Zampetti, che non ha alcuna intenzione di andare ai giardinetti”.

Draghi premier anche dopo le elezioni politiche?

“Mah, secondo me pensa a un grande incarico europeo e in particolare alla poltrona di Von der Leyen. Visto il disastro di questa Europa e dei leader europei, Draghi ha tutte le carte in regola per fare benissimo”.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/bomba-di-bisignani-vi-svelo-chi-tiene-prigioniero-draghi/

 

Le (solite) priorità di Letta? Ddl Zan e Ius soli

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https://www.ilgiornale.it/news/politica/priorit-letta-ddl-zan-e-ius-soli-1974853.html 

Letta sul palco della Festa dell’Unità detta l’agenda al governo: approvazione del ddl Zan e legge sulla cittadinanza. Salvini: “Non hanno speranza di passare”

di Federico Garau

Altro che problematiche legate al Green pass, emergenza sbarchi e crisi economica, per il segretario del Partito democratico Enrico Letta le priorità sembrano proprio essere altre, vale a dire ddl Zan e Ius soli.

Intervenuto sul palco per chiudere la Festa dell’Unità di Bologna, il leader del Pd ha parlato quasi come se a supportarlo ci fosse un vero e proprio mandato popolare. Letta infatti è apparso molto sicuro nell’affermare che entro la fine della legislatura sarà approvato il decreto di legge Zan e verrà messa a punto una legge sulla cittadinanza per gli stranieri.

Le battaglie del Pd

Il segretario dem ha voluto definire il Pd come il partito “del lavoro e dell’impresa“, tuttavia dal suo discorso è apparso fin troppo evidente quali siano i reali temi che animano la sua compagine. Ostentando sicumera, Letta ha infatti affermato di non avere alcun dubbio nel ribadire che le battaglie sui diritti portate avanti dal Partito democratico troveranno presto nuova linfa e forza. “Arriveremo all’approvazione finale del ddl Zan, così come vogliamo usare l’anno e mezzo di legislatura che abbiamo davanti per recuperare l’errore che fu fatto nella scorsa legislatura, nel non varare una legge sulla cittadinanza“, ha assicurato, come riportato da AdnKronos.

Ovviamente il grande obiettivo del partito resta quello di battere gli avversari del centrodestra. Ma, ancora una volta, Letta non ha dubbi: “Fidiamoci, da questa pandemia non si uscirà a destra ma si uscirà andando verso i valori della solidarietà, della giustizia e della coesione sociale. Da questa pandemia si uscirà laddove siamo noi”.

Insomma, il Pd sarà l’alternativa contro“le destre popoliste”, ed un primo assaggio lo si avrà alle prossime elezioni amministrative. Ormai il solco fra le fazioni è netto: “O si sta di qua o si sta di là. Non c’è posizione intermedia. Dall’altra parte non c’è più il centrodestra guidato da Berlusconi, legato a una logica ben diversa da quella cui sono legati Lega e FdI. Questi sono alleati del governo ungherese, governo polacco, il partito di Marie Le Pen e i neofranchisti in Spagna, quella è destra estrema. Dobbiamo costruire alternativa che sia in grado di battere questa destra”.

Lealtà a Draghi e all’Europa

Enrico Letta ha poi ribadito la lealtà del Pd al governo Draghi, che deve durare fino al termine della legislatura. Non sono poi mancate dichiarazioni di fedeltà all’Europa ed ai suoi principi:“Noi siamo il partito dell’Europa e siamo noi il partito dell’europeismo italiano, che è stato sposato nel modo che tutti conosciamo anche da altri. Ma l’Europa non è una questione mercantile, che diventi europeista perché devi portare a casa un assegno: per noi è un’adesione di valori perché l’Europa è la culla dello stato di diritto, della democrazia e dei diritti umani”.

Il punto sui vaccini

Il segretario del Pd si è mostrato intransigente sul tema vaccini. Per Letta la campagna vaccinale deve essere completata, altrimenti“senza i 10 milioni di italiani che mancano all’appello delle vaccinazioni non ce la faremo”.

Sappiamo che sono i più difficili, che è il passaggio più duro, ma se ci fermiamo a dire che il più è fatto non capiamo qual è la logica rischiosissima delle varianti e del rischio che corriamo proprio nelle prossime settimane”, ha aggiunto, prima di puntare il dito contro coloro che hanno preso una decisione diversa:“Il vaccino è libertà. Questa parola ‘libertà’ è stata usata a sproposito tante volte, il vaccino è libertà di viaggiare, andare a scuola, lavorare, di fare sport, di divertirsi, di godersi spettacoli. Chi non si vuole vaccinare è contro l’altrui libertà e non può essere premiato”.

Le posizioni dei partiti

La spinta su Ddl Zan e legge sulla cittadinanza non ha per nulla stupito il segretario della Lega Matteo Salvini, che nel corso del suo intervento a San Benedetto del Tronto ha commentato:“Hanno l’ossessione del ddl Zan, se non passa siamo un paese incivile. Io dico, ognuno della sua vita privata fa quello che vuole, mi interessa men che zero… ma il ddl Zan tira in ballo i bambini delle scuole elementari: vuole spiegare ai bambini che non ci sono i maschietti e le femminucce ma che ci sono esseri fluidi…questa roba alle elementari non la porterò mai”. Salvini ha poi garantito che con la Lega al governo ddl Zan e Ius soli non passeranno.

Secca anche la replica della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni“Noi non abbiamo paura delle etichette: siamo omofobi perché non siamo d’accordo sul ddl Zan. Siamo omofobi perché siamo contrari all’adozione da parte delle coppie omosessuali. In Italia non è consentita l’adozione da parte dei single, l’Italia è singolofoba? Quando si tratta di bambini senza famiglia, bisogna garantire il massimo dello standard: una mamma e un papà. Vuol dire amare quel bambino. Si può parlare con garbo di questo? La legge Zan nulla c’entra con la discriminazione degli omosessuali”.

Le parole di Letta hanno tuttavia ricevuto il plauso di altri rappresentanti del Pd. Dopo aver ringraziato il suo segretario, Monica Cirinnà ha dichiarato:“Il Pd non cambia né opinione né linea politica. Per noi la lotta ai crimini d’odio è e resta una priorità, perché prioritarie sono le vite delle persone che questa legge proteggerà”“Impegni: approvare il ddl Zan e portare a termine finalmente la legge sulla cittadinanza. Ben detto Enrico Letta , c’è da fare”, ha confermato anche Filippo Sensi, deputato del Partito democratico.

Quella battaglia che ci salvò dall’invasione islamica

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di Matteo Castagna per Informazione Cattolica

EDITORIALI

UNA GUERRA SCONOSCIUTA AI PIÙ, PROBABILMENTE PERCHÉ POCO STUDIATA IN QUANTO POLITICAMENTE SCORRETTISSIMA

Una guerra sconosciuta ai più, probabilmente perché poco studiata in quanto politicamente scorrettissima, ha fatto la storia dell’Europa: la battaglia di Vienna del 12 Settembre 1683.
Di questa straordinaria e fondamentale vittoria, paladini della cristianità del XVII secolo furono: il cappuccino Carlo Domenico Cristofori, chiamato Marco D’Aviano e il Papa Innocenzo XI. La crociata fu preparata da un’ intensa opera di apostolato e predicazione in tutta l’Europa, effettuata instancabilmente dal frate, ed accompagnata da una serie di miracoli che accrescevano la credibilità e l’autorevolezza del religioso, in tutto il continente.

Innocenzo XI si fidò unicamente della Provvidenza divina: “In sola spe gratiae coelestis”. Si è occupato della riforma dei costumi, soprattutto in riguardo allo stato spirituale degli ecclesiastici. In particolare, si scagliò contro il lusso che regnava tra i vescovi e cardinali dell’epoca. Nella sua camera e nel suo studio si vide solo la figura di Cristo risorto. “Era tale la compassione che Innocenzo XI provava per i poveri, che si tenne la stessa veste per tutta la durata del pontificato: mai la volle cambiare, nemmeno quando divenne logora e quasi inutilizzabile […]”. Lo storico Ludwig von Pastor, nella sua “Storia dei Papi”, descrive così Benedetto Odescalchi: “Il significato storico-universale del suo pontificato, di gran lunga il più importante e glorioso nella seconda metà del secolo XVII…consiste nella sua politica, mantenuta ferma sino all’ultimo respiro, di unire le potenze cristiane contro l’attacco violento dell’islam”. Naturalmente l’impegno più importante per cui sarà ricordato per sempre è la liberazione di Vienna dall’assedio degli Ottomani nel 1683. Contemporaneamente, Padre Marco d’Aviano trascorreva un’esistenza austera e isolata, dormiva solo tre per notte su un letto di foglie secche, per il resto pregava e leggeva. Mangiava pochissimo, mai carne, uova e formaggio, la sua dieta era poco latte e poi frutta e verdura. Cercò sempre di rispettare scrupolosamente le regole dell’Ordine francescano. Sostanzialmente condusse una “vita intensa e spirito di preghiera; devozione e contemplazione; pratica radicale dell’altissima povertà interiore es esteriore […] grande ardore nella predicazione e apostolato ricondotto alla semplicità e umiltà evangeliche; carità concreta e prontezza nel servire ogni fratello bisognoso; spirito ecclesiale nella sottomissione e totale docilità al Pontefice romano e alla Chiesa gerarchica: queste erano le linee fondamentali della spiritualità ‘cappuccina’ che adottò il frate di Aviano”.

Il Seicento fu, per l’Europa cristiana, intriso di paura di essere invasi e conquistati dai turchi. Di fronte a questo vero e proprio incubo, c’era la divisione politica dell’Europa. In particolare, la Francia di Luigi XIV era in continuo dissidio sia con l’imperatore Leopoldo I, che con la Chiesa di Roma. Capita che alcuni governanti diventano protestanti per accaparrarsi i beni della Chiesa. Il re di Francia osteggiò apertamente gli Asburgo nella lotta contro gli ottomani. “Per tutto il Seicento, la discordia fra i principi all’interno degli stati cristiani fu grande e capillarmente diffusa. Essi si combatterono e si indebolirono a vicenda per egoistiche ragioni di predominio”. Invece padre Marco e Innocenzo XI, lavoravano per la liberazione della cristianità dal flagello turco, pertanto appoggiarono l’impero. Addirittura, il Papa affermò: “[…] saria andato volentieri alla testa dell’esercito e salito sulle navi da guerra per combattere contro il comune esercito”. Il pensiero dominante del Pontefice era quello di organizzare una Lega difensiva contro il pericolo turco. Oltre ai due grandi santi, di cui il Papa è già stato proclamato ufficialmente beato, altre grandi personalità li affiancarono o con essi si scontrarono in quel frangente per il futuro dell’intero continente europeo. Segnalo, oltre a Luigi IV e Leopoldo I d’Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, il compagno di viaggio di Marco D’Aviano, padre Cosma da Castelfranco, Giovanni III Sobieski re di Polonia e granduca di Lituania, grande ammiratore di padre Marco. Infine, Eugenio di Savoia-Garignano, comandante supremo dell’esercito imperiale. E poi Kara Mustafa Pasha di Merzifon, comandante in capo dell’armata turca.

Le truppe cristiane erano composte da settantamila uomini, un numero assai inferiore rispetto ai centocinquantamila dell’armata turca del gran visir Kara Mustafa Pasha, che intendeva conquistare prima Vienna e successivamente Roma per fare di San Pietro la scuderia per i suoi cavalli. A questo proposito scrive lo storico Arrigo Petacco in “L’ultima crociata”: “con i se e con i ma la storia non si fa, va comunque sottolineato che se a Vienna, quel 12 settembre 1683, un qualsiasi accidente avesse fermato la carica degli ‘ussari alati’ che si scatenarono contro i turchi come arcangeli vendicatori, oggi probabilmente le nostre donne porterebbero il velo”.

Il 12 settembre prima della battaglia, sulle alture del Kahlemberg, padre Marco celebra la Messa, servita da due chierichetti d’eccezione: il re di Polonia e il Duca di Lorena, distribuisce la comunione ai comandanti, benedice l’esercito cristiano con la sua croce di legno. Attorno alle 12 ebbe inizio la battaglia. Lo scontro viene descritto da padre Cosma, testimone diretto dell’evento. La battaglia ben presto costringe miracolosamente i turchi alla resa. I trionfi dell’esercito cristiano – scrive il cardinale Schonborn – a Vienna, e poi a Buda, allontanarono il serio rischio di un’islamizzazione dell’Europa”. L’esultanza in tutta l’Europa fu immensa, l’unico a non esultare fu il re di Francia.

La preoccupazione dei due grandi della Civitas Christiana, Innocenzo XI e padre Marco, “fu la difesa della cristianità, e del cattolicesimo in modo particolare, e non la supremazia sull’islam. Si trattò, dunque, di un’azione di tutela e non di una crociata…”. Ne è convinto anche Petacco, le crociate, furono invece una legittima risposta al jihad. Tra l’altro padre Marco dopo queste liberazioni cercò di convincere i regnanti di completare l’opera di liberazione dei territori europei ancora in mano agli ottomani, la salvezza dell’Europa era sempre in cima ai suoi pensieri.

Il cattolico tiepido o chi si finge cattolico è restio a riconoscere la verità storica, determinata sia dall’eccezionale spiritualità dei due sopraccitati protagonisti, che dalle loro indiscutibili capacità politiche, nell’arte della mediazione, della diplomazia, dell’intuizione, della capacità oratoria, basate su quel connubio inscindibile tra Fede e Ragione così caro a San Tommaso d’Aquino. Oggi, se si parla di loro, lo si fa attraverso un’oleografia molto parziale, per non urtare la sensibilità degli islamici. Fortunatamente, il beato Innocenzo XI e padre Marco d’Aviano non furono buonisti, altrimenti da almeno 500 anni saremmo tutti in ginocchio verso la Mecca.

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2021/09/13/quella-battaglia-che-ci-salvo-dallinvasione-islamica/

 

La bomba demografica a orologeria è pronta a scoppiare

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di Leopoldo Gasbarro

La frase coniata da Walt Kelly attraverso il suo poster creato per la prima Giornata della Terra, il 22 aprile 1970 è detta dal suo personaggio Pogo. Il bambino è in piedi sul bordo di una palude con in mano un bastoncino per raccogliere la spazzatura. Ha in mano un sacco di tela in cui infilarla. Di fronte a lui ci sono tonnellate di rifiuti che gli umani hanno scaricato. Il poster recita:

Il motivo per cui gli umani si stanno estinguendo è semplice e diretto. È riassunto al meglio nella famosa frase del cartone di Pogo: “Abbiamo incontrato il nemico e lui siamo noi”.

Gli umani sono la ragione per cui gli umani si stanno estinguendo. Non facciamo abbastanza bambini. È così semplice.

Il numero chiave è 2.1. 

Si riferisce a 2,1 figli per coppia, noto come tasso di sostituzione. Il tasso di sostituzione è il numero di figli che ogni coppia deve avere in media per mantenere la popolazione mondiale a un livello costante. Un tasso di natalità di 1,8 è inferiore al tasso di sostituzione di 2,1. Ciò significa che  popolazione sta diminuendo.

Perché il tasso di sostituzione non è 2.0? Se due persone hanno due figli, questo non mantiene la popolazione a un livello costante? La risposta è no a causa della mortalità infantile e di altre morti premature. Se una coppia ha due figli e uno muore prima di raggiungere l’età adulta, solo un figlio può contribuire alla futura crescita della popolazione da adulto. Un tasso di natalità di 2,1 compensa questo fattore e contribuisce a due figli adulti ogni due genitori adulti. Ovviamente nessuno ha 2,1 figli. Il tasso di sostituzione è nella media. Se cinque coppie hanno tre figli ciascuna e altre due coppie hanno un figlio ciascuna, la media delle sette coppie è di 2,43 per coppia, ben al di sopra del tasso di sostituzione di 2,1.

Allo stesso modo, non è necessario che ogni coppia abbia un numero uguale di ragazzi e ragazze. Ancora una volta, è tutta una questione di medie. Se una coppia ha tre maschi e un’altra coppia ha tre femmine, la distribuzione complessiva maschi/femmine è 50/50 e il tasso di natalità è 3.0. Funziona bene per far crescere la popolazione.

A proposito, in grandi campioni di popolazione nascono leggermente più maschi che femmine. È perfettamente normale ed è causato da fattori genetici. Non è un problema. Finché ci sono più maschi che femmine, non c’è limite pratico alla capacità di ogni femmina di riprodursi.

Questo è ciò che conta nella demografia.

Questa è la realtà: i dati demografici non sono solo uno dei tanti fattori che influenzano i mercati. La demografia è il fattore dominante con un ampio margine rispetto a tutti gli altri.

Posso elencare tutti i fattori che influenzano i prezzi di mercato. Questi includono tassi di interesse, tassi di cambio, inflazione, deflazione, tassi ufficiali della banca centrale, catene di approvvigionamento, geopolitica, aspettative dei consumatori e molti altri.

Tuttavia, nessuno di questi è importante quanto i dati demografici perché i dati demografici riguardano le persone e le economie non sono altro che la somma totale delle azioni degli individui in quelle economie.

Demograficamente, il Giappone è il canarino nella miniera di carbone. Il Giappone ha avuto più recessioni e nessuna crescita sostenuta per oltre trent’anni. Questa moderna depressione coincide con il fatto che il Giappone ha la società più vecchia di qualsiasi grande economia.

L’età media in Giappone oggi è di 48,6 anni. (L’età media odierna negli Stati Uniti è di 38,5 anni Questi numeri peggioreranno rapidamente.

Nel 2050, l’età media giapponese sarà di 53 anni. La Cina 50 anni e gli Stati Uniti 42 . La vecchiaia è altamente correlata con il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson e la demenza. Il Giappone è già una società che invecchia e a crescita lenta.

Il resto del mondo sarà presto nelle stesse condizioni del Giappone. La bomba demografica a orologeria è già esplosa.

Coloro che si aspettano che l’Africa subsahariana compensi i bassi tassi di natalità nel mondo sviluppato potrebbero rimanere delusi nello scoprire che i tassi di natalità africani stanno calando bruscamente e potrebbero presto essere bassi come quelli del Nord America e dell’Europa occidentale.

E la Cina e l’India, con le loro enormi popolazioni?

Insieme, questi due paesi hanno una popolazione di circa 2,8 miliardi di persone su una popolazione mondiale totale di circa 7,9 miliardi di persone. In altre parole, Cina e India hanno il 35% di tutte le persone del pianeta. Mentre vanno, così va la popolazione mondiale.

Contrariamente alla percezione popolare, la popolazione cinese sta crollando e l’India non crescerà così velocemente come molti si aspettano e potrebbe presto iniziare il proprio forte declino.

Le tre maggiori cause dell’effetto “bomba demografica” sono l’urbanizzazione, l’istruzione e l’emancipazione delle donne. Tutti e tre hanno un effetto di amplificazione.

Il collasso demografico è inevitabile; è già integrato nei tassi di natalità esistenti e nelle tendenze probabili. Eppure, non è la fine del mondo. Non sarà nemmeno la fine dell’umanità. Ma sarà la fine di un paradigma economico di maggiore crescita, maggiore consumo e maggiore produzione che ha prevalso negli ultimi duecento anni.

Il nuovo paradigma consisterà in un minor numero di persone nelle città più grandi, una forma di urbanizzazione senza precedenti al di là di quanto già sappiamo. Le industrie legacy come le automobili cadranno nel dimenticatoio. L’assistenza sanitaria in generale e l’assistenza agli anziani in particolare esploderanno.

Non mancheranno le opportunità di investimento. Tuttavia, gli investitori dovranno evitare molti investimenti tradizionali che hanno avuto buoni risultati in passato ma avranno poco o nessun ruolo in un futuro che invecchia e fortemente urbanizzato.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/assicurazioni/la-bomba-demografica-a-orologeria-e-pronta-a-scoppiare/?utm_source=nicolaporro.it&utm_medium=link&utm_campaign=economiafinanza

Ecco perché l’Italia è il malato d’Europa

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di Nicola Porro

Proprio in questi giorni sono arrivati i primi 25 miliardi del Recovery fund dall’Europa, e mai come ora conviene rinfrescare la nostra memoria, davvero corta, su come li abbiamo ottenuti. Si incarica di fare questa opera di pulizia mentale, con il rigore del cronista e senza sbavature ideologiche, Leonardo Panetta, corrispondente a Bruxelles per Mediaset.

Il suo libro è Recovery Italia. Perché siamo il malato d’Europa? (edito da Mimesis e con la prefazione dell’economista Carlo Alberto Carnevale Maffè). Il punto di partenza è che l’Italia è il «malato d’Europa da tempo» e che «se è vero che la crisi innescata dal Covid è in sostanza simmetrica, nel senso di colpire tutti i Paesi europei allo stesso modo e alle stesse condizioni, per l’Italia lo shock è ancora più acuto, date le difficoltà pregresse certificate dai numeri di crescita, sviluppo e dallo stato dei conti pubblici». C’è un partito europeo che non ce lo perdona. E Panetta, senza fronzoli, ci racconta dei tanti inciampi dei vertici europei: dalla prima imbarazzante conferenza stampa della nuova presidente della Banca centrale europea che fece crollare la Borsa italiana del 17 per cento, alle improvvide dichiarazioni della presidente della Commissione che escludeva l’utilizzo dei coronabond.

Tutto cambia quando Francia e Germania, isolate e autonome, decidono in una frettolosa conferenza stampa che qualcosa si sarebbe dovuto fare: un piano da 500 miliardi e tutto a fondo perduto. Conte, all’epoca premier ed esagerato, ne chiedeva 1500, i cosiddetti frugali, non ne volevano sentir parlare. Si è arrivati dopo un lunghissimo vertice dei capi di Stato (che Panetta descrive nei dettagli) ai 750 attuali, di cui solo 390 a fondo perduto e con lo sconto sui bilanci comunitari per i frugali. L’Italia è tra i primi beneficiari, anche se superata dalla Spagna sui fondi da non restituire. La storia di questo accordo è quella di una lunga ed estenuante mediazione politica.

D’altronde su questo il corrispondente d Bruxelles che conosce fatti e persone è esplicito: sebbene «l’Europa ami proiettare un’immagine tecnica di sé, con decisioni prese solo in base a regole chiare, numeri, parametri, la dimensione politica permea le pareti delle istituzioni comunitarie. Da una parte ricordiamo che la Commissione europea è formata da 27 commissari, diciamo dei ministri europei, che vengono proposti dai singoli Stati membri, su indicazione del governo in carica nelle diverse nazioni al momento della nuova legislatura europea. Dall’altra, molte delle persone che lavorano dietro le quinte nelle istituzioni Ue hanno, in origine, uno sponsor politico».

Questo è l’insegnamento più importante di un libro pieno di notizie (a proposito, forse sarebbe valsa una piccola appendice con i calcoli esatti delle richieste finali dei fondi): dietro ai tanti tecnicismi comunitari, il lato politico delle scelte non è sempre messo nella giusta luce.

Fonte: Il Giornale 15 agosto 2021

Passaporto vaccinale italiano ed Ue. Come funziona

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di Alessandra Caparello

Dovrebbe essere operativo dal prossimo 16 maggio, il passaporto vaccinale italiano annunciato dal premier Mario Draghi che permetterà di viaggiare su tutto il territorio nazionale senza restrizioni. Una speranza per le imprese ricettive e l’economia che tenta così la strada della ripartenza dopo un anno e oltre di limitazioni a causa del Covid.

Il green pass italiano sarà valido per tutti i turisti provenienti da Paesi Ue ed extra Ue che potranno così liberamente spostarsi per il Belpaese in vista dell’apertura della stagione estiva 2021.

Passaporto vaccinale italiano ed europeo: come funziona

Il certificato verde potrà essere, secondo le indiscrezioni, cartaceo o digitale e si potrà ottenere in caso di vaccinazione completa con vaccino riconosciuto dall’AIFA (due dosi Pfizer, Moderna, AstraZeneca e una dose con Johnson&Johnson) ovvero con il certificato di avvenuta guarigione dal Covid-19 e fine isolamento da almeno sei mesi ovvero con tampone negativo (molecolare o antigenico rapido) eseguito nelle 48 ore precedenti il viaggio.

Ad occuparsi del rilascio, verifica e l’accettazione di certificazioni Covid-19 interoperabili a livello nazionale ed europeo è la Piattaforma Nazionale DGC per l’emissione e validazione delle certificazioni verdi Covid-19. Insomma il green pass italiano è del tutto simile a quello europeo, il certificato verde su cui sta lavorando l’Unione europea per far ripartire il turismo internazionale che arriverà il 10 maggio in sperimentazione in 10 Stati (tra cui l’Italia), ma sarà tecnicamente pronto per il 1° giugno. Il pass verrà rilasciato a ogni cittadino UE che ha ricevuto il vaccino anti Covid, è guarito dall’infezione oppure è risultato negativo al tampone. Il green pass Ue sarà valido in tutti i Paesi dell’Unione europea, più Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera.

E’ bene ricordare che se per i turisti stranieri che vengono in Italia e per gli italiani che tornano dall’estero ci sarà il green pass, le regole per gli italiani che vanno in vacanza all’estero dipendono dal Paese di destinazione.

Fonte: https://www.wallstreetitalia.com/passaporto-vaccinale-italiano-ed-ue-come-funziona/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:%20Wall%20Street%20Italia&utm_content=passaporto-vaccinale-italiano-ed-ue-come-funziona&utm_expid=24d0ca8f6aa04e501a1696e2bb16eb15a1464a4f6d2645e107c1efc8f8ee3e0f

NICOLA GRATTERI / EUROPA DEBOLE CONTRO LE MAFIE

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L’Europa si è appena dotata di un organismo giurisdizionale per studiare e – ci si augura – contrastare, l’espansione delle mafie, e soprattutto le sue sempre più frequenti maxi operazioni di riciclaggio. Ancor più temibili adesso, con la pandemia che sta mettendo in ginocchio interi pezzi delle economie.

L’organismo sarà composto da inquirenti dei vari Paesi, molti dei quali, come ad esempio la Germania, hanno una scarsissima conoscenza sul terreno delle mafie e sulle loro modalità operative.

Certo non positivo nè ottimistico il giudizio espresso dal procuratore capo di Catanzaro, un super esperto di mafie e ovviamente di ‘ndrangheta in particolare, Nicola Gratteri, intervenuto il 21 aprile ad un convegno online su Le mafie in tempo di pandemia, un problema da non sottovalutare.

Ecco i passaggi salienti del suo intervento.

“Il sistema giudiziario dell’Europa non è sufficiente a contrastare le mafie e tantomeno un certo tipo di riciclaggio. Di mafia si discute poco in Europa, salvo quando bisogna bacchettare l’Italia nell’uso delle carceri”.

“La Germania è il paese più ricco d’Europa dove penso ci sia il maggior numero di ‘ndranghetisti proprio per la sua disponibilità di ricchezza. Il leggo le direttive europee in merito alle politiche di antiriciclaggio. Sono stringenti, ma solo sulla carta, perché poi gli Stati membri non le osservano”.

“Ho una forte rabbia dovuta a questa assuefazione della Comunità Europea e del potere politico europeo che non intende minimamente rinunciare di un millimetro alla propria libertà. Come la questione della limitazione della tracciabilità del denaro, per la quale i tedeschi non hanno assolutamente interesse nè intendimenti a cambiare la norma in nome della privacy. Basti pensare a quanto è facile riciclare denaro in Germania potendo varcare i confini con 80 mila euro in contanti senza che nessuno mi dica nulla”.

“A questo punto, devo pensare che questi Stati ricchi come la Germania hanno interesse a non denunciare e a non creare scandalo perché così, con il silenzio di tutti, si riescono a riciclare somme ingenti di denaro, cosa che in Italia non è possibile”.

“L’Italia è stata molto debole nei confronti degli altri Stati europei in tema di lotta alle mafie. E inconcepibile che la sede di Europol ed Eurojust siano in Olanda. Ad oggi, poi, è stata costituita questa neo struttura di contrasto alla ‘Ndrangheta alla quale prendono parte dieci paesi del mondo dove c’è un’alta densità di presenza di ‘Ndrangheta. E dov’è la sede di questa struttura? A Lione. Mi chiedo: ma è normale che un organismo che si occupa di contrasto internazionale alla ‘Ndrangheta abbia sede in Francia e non nello Stato in cui ha origine la mafia?”.

Fonte: http://www.lavocedellevoci.it/2021/04/26/nicola-gratteri-europa-debole-contro-le-mafie/

Antonio Maria Rinaldi: la verità sul certificato unico per gli spostamenti ed il mio impegno in merito

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Antonio Maria Rinaldi, da Bruxelles, spiega cosa sarà in nuovo “Certificato unico per gli spostamenti, che inizialmente era stato chiamato Green pass, ma a cui hanno cambiato già il nome.

Rinaldi spiega come la discussione in parlamento proseguirà nella prossima plenaria e in quella di maggio dove ci sarà l’approvazione finale. Rinaldi si impegna assolutamente perchè sia facoltativo e non discriminatorio in nessun modo verso sia le persone verso sia i paesi che decidano di non utilizzarlo.  Però dobbiamo anche ricordare che sarà un sistema utile per facilitare i flussi turistici verso il nostro paese, e per questo è atteso da molti operatori turistici.

https://scenarieconomici.it/antonio-maria-rinaldi-la-verita-sul-certificato-unico-per-gli-spostaamenti-ed-il-mio-impegno-in-merito/

Economia, diritto e politica sono senza Dio. I cattolici ne hanno di lavoro da fare!

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G.K. Chesterton: “E’ facile, a volte, donare il proprio sangue alla Patria, e ancor più facile donarle del denaro. Talvolta, è più difficile donarle la verità”

di Matteo Castagna

Le radici cristiane comuni all’Occidente vedono il cuore pulsante nel periodo della Pasqua, ove l’identità dei popoli si esprime nella pienezza del sacrificio perfetto del Messia, redentore dell’umanità, che ha sconfitto la morte, risorgendo a quella vita nuova che siamo chiamati a condurre qui in Terra per poter godere dell’eterna gloria celeste.

Cristo è Colui, che, debellate le tenebre di morte, risplende come astro sereno sopra l’intera umanità: «Ille, qui regressus ab in feris, humano generi serenus illuxit» (Preconio Pasquale).

Dispensatrice perenne di luce è la Pasqua cristiana, fin da quell’alba fortunata, vaticinata ed attesa per lunghi secoli, che vide la notte della passione tramutarsi in giorno rifulgente di letizia, allorché Cristo, distrutti i vincoli di morte, balzò, quale Re vittorioso, dal sepolcro a novella e gloriosa vita, affrancando la umana progenie dalle tenebre degli errori e dai ceppi del peccato.

Da quel giorno di gloria per Cristo, di liberazione per gli uomini, non è più cessato l’accorrere delle anime e dei popoli verso Colui, che, risorgendo, ha confermato col divino sigillo la verità della sua parola: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv. 8, 12).

Da ogni plaga a Lui convergono, assetati e fiduciosi, tutti coloro che amano e credono nella luce; coloro che sentono gravare sui loro spiriti l’angoscia del dubbio e dell’incertezza; coloro che sono stanchi dell’eterno vagare tra opposte dottrine, gli smarriti nelle vane ombre del secolo, i mortificati dalle colpe proprie ed altrui.

Ciò significa che l’uomo soltanto per Cristo ed in Cristo conseguirà la sua personale perfezione; per Lui le sue opere saranno vitali, i rapporti coi propri simili e con le cose, ordinati, le sue degne aspirazioni appagate; in una parola, per Cristo e da Cristo l’uomo avrà pienezza e perfezione di vita, ancor prima che sorgano sugli eterni orizzonti un nuovo cielo e una nuova terra (cfr. Apoc. 2I, I).

Al contrario, se interne tragedie dilacerano gli spiriti, se lo scetticismo ed il vuoto inaridiscono tanti cuori, se la menzogna diventa arma di lotta, se l’odio divampa tra le classi ed i popoli, se guerre e rivolte si succedono da un meridiano all’altro, se si perpetrano crimini, si opprimono deboli, si incatenano innocenti, se le leggi non bastano, se le vie della pace sono impervie, se, in una parola, questa nostra valle è ancora solcata da fiumi di lacrime, nonostante le meraviglie attuate dall’uomo moderno, sapiente e civile; è segno che qualche cosa è sottratta alla luce rischiaratrice e fecondatrice di Dio.

Il fulgore della Risurrezione sia dunque un invito agli uomini di restituire alla luce vitale di Cristo, di conformare agli insegnamenti e disegni di Lui il mondo e tutto ciò che esso abbraccia; anime e corpi, popoli e civiltà, le sue strutture, le sue leggi, i suoi progetti.

Chi se non Cristo può raccogliere e fondere in un sol palpito di fraternità uomini così diversi per stirpe, per lingua, per costumi, quali siete tutti voi, che Ci ascoltate, mentre vi parliamo in Suo nome e per Sua autorità? Continua a leggere

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