Omotransfobia. PV&F: «Nel nostro Primo Report sulle violazioni delle libertà fondamentali centinaia di casi choc che si rischia di replicare qui in Italia»

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Segnalazione di ProVita & Famiglia

“Le leggi anti omotransfobia mettono in pericolo una serie di libertà fondamentali, quali la libertà di espressione del pensiero, di religione, di associazione e la libertà d’iniziativa economica privata. In questo documento abbiamo elencato centinaia di esempi di quello che accade nei Paesi dove vigono leggi anti omotransfobia simili a quella proposta in Italia. Si tratta, per esempio, di casi di violenza, abusi e altre violazioni dei diritti delle donne dovuti all’imposizione del transgenderismo. O ancora ci sono persone denunciate, censurate o attaccate per la loro contrarietà alla partecipazione di maschi trans alle competizioni sportive agonistiche femminili o all’ingresso di maschi biologici nei bagni o negli spogliatoi delle donne” ha dichiarato Jacopo Coghe, vice presidente di Pro Vita e Famiglia onlus, che ha presentato oggi, al Senato, il primo Report sulle violazioni delle libertà fondamentali causate dalle leggi su l’omotransfobia insieme ai parlamentari Simone Pillon, Lucio Malan e Isabella Rauti e alla collega, membro del direttivo della onlus, Maria Rachele Ruiu.

Sono la scuola e i bambini a preoccupare e ad avere un’attenzione speciale nel Report: “Le scuole di Melbourne – ha sottolineato in conferenza stampa Maria Rachele Ruiu – sono state invitate a non esprimersi più con i termini “mamma” o “papà” in modo tale da essere più “inclusive di genere”. Così come bagni unisex, squadre sportive non-gendered e l’esposizione di bandiere arcobaleno sono tutti raccomandati per migliorare l’inclusività. L’Istituto scolastico Deanesfield Primary School – ha aggiunto – ha adottato la policy dei bagni gender-neutral. Le ragazze così si sono viste costrette a non andare a scuola per non condividere i bagni con i maschi. Qui in Italia già propongono Carriera Alias e bagni gender neutral,  progetti gender che decostruiscono il maschile e il femminile a beneficio della identità fluida, progetti che lodano l’utero in affitto, se io non volessi questo indottrinamento per i miei figli, sarei un’omofoba?”.

Esiste poi tutta una problematica relativa alle carceri e allo sport. “Karen White, maschio di 52 anni che si identifica come donna – ha continuato Coghe – incarcerato in una struttura per donne ha abusato sessualmente di due detenute donne. Ed è da sottolineare il caso di Boyd Burton, divenuto Fallon Fox “campionessa” di arti marziali, trans, che finora ha combattuto come donna e ha dichiarato in un recente tweet indirizzato anche alla Rowling, la scrittrice di Harry Potter, di aver fratturato con gioia il cranio di una sua avversaria, con una frase come «adoro pestare le TERF*» (Trans-Exclusionary Radical Feminist)”.

“Presenteremo oggi, con oltre 240.000 firme raccolte in poche settimane, la nostra petizione contro il Ddl Zan, la legge bavaglio anti omotransfobia, che sarà consegnata al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio ed al Presidente del Senato” ha concluso Coghe.

Fonte: https://www.provitaefamiglia.it/blog/omotransfobia-pro-vita-famiglia-ecco-il-primo-report-sulle-violazioni-di-liberta-fondamentali-centinaia-di-casi-choc-allestero-che-si-rischia-di-replicare-in-italia

L’Unione Europea intende qualificare l’aborto come un “diritto umano”

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A cura di CitizenGo

Il 23 Giugno sarà votato il Metic Report alla plenaria del Parlamento europeo, un documento pericolosissimo che rappresenta uno degli attacchi più violenti alla vita dei nascituri che si sia mai visto negli organi UE.

Si tratta di un progetto di relazione “sulla situazione della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi nell’UE, nel quadro della salute delle donne”

L’aspetto più grave del rapporto è il suo obiettivo di qualificare l’aborto come “diritto umano” e di sostenerlo senza alcuna restrizione.

Il rapporto “chiede la rimozione delle barriere” per accedere all’aborto come “i periodi di attesa”, “la negazione delle cure mediche basate sulle convinzioni personali”, “la consulenza” o qualsiasi “autorizzazione di terzi”.

Ma l’aborto – così come l’assistenza sanitaria – è una questione di giurisdizione esclusiva degli stati membri e l’Unione Europea non ha giurisdizione in merito.

Inoltre, l’aborto non è l’unica questione controversa in questo discutibile documento. Ecco un riassunto dei punti salienti:

  • Il Matic Report chiede l’abolizione del diritto all’obiezione di coscienza del personale medico. L’obiettivo del rapporto Matic è di rendere impossibile per i medici di opporsi all’uccisione di un essere umano con l’aborto. Secondo il rapporto, il rifiuto dell’aborto da parte di un medico sarebbe “affrontato come rifiuto di cure mediche”. Quindi se un medico dicesse NO all’aborto, questo significherebbe la fine della sua carriera.
  • Aborto e contraccezione per le ragazze “indipendentemente dall’età” senza il consenso dei genitori.
  • Indottrinamento LGTB e Gender nella scuola primaria senza informare o richiedere il consenso dei genitori.
  • Interventi chirurgici irreversibili cosiddetti di “cambio di sesso”, anche per i minori, tutti pagati dai sistemi sanitari pubblici.
  • Interferenza con la giurisdizione esclusiva degli Stati membri sulla definizione e la gestione dei loro sistemi sanitari nazionali o delle loro scelte di politica sanitaria nazionale.

Il Matic Report è il peggior documento che abbiamo mai affrontato. Ti prego di aiutarci a fermalo!

Firma subito e manda un messaggio agli eurodeputati del PPE: votate NO al rapporto Matic nel rispetto del diritto alla vita e alla sovranità degli Stati membri!

PER FIRMARE APRI IL LINK https://citizengo.org/it/lf/202891-il-parlamento-europeo-vuole-dichiarare-laborto-un-diritto-umano

 

RestiamoLiberi! Firma contro il ddl Zan, la legge bavaglio anti-omotransfobia!

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Segnalazione dell’Associazione Pro Vita e Famiglia

Le associazioni LGBT e alcuni partiti come Pd e M5S vogliono una norma contro l’omotransfobia, e il ddl Zan rischia di essere approvato definitivamente al Senato. Un simile disegno di legge è inutile, perché le persone omosessuali e transessuali sono già giustamente tutelate dalla legge contro atti violenti, ingiuriosi o discriminatori, come tutti, a prescindere dalle proprie tendenze sessuali. Invece, il ddl Zan prevede di punire con la reclusione mal definiti atti di omofobia o di transfobia, mettendo in pericolo libertà e diritti, in primis quelli di donne e bambini.

Infatti il disegno di legge imporrebbe i controversi concetti di “genere” e “identità di genere”, obbligando quindi a trattare un maschio biologico che si percepisce come donna in tutto e per tutto come una donna: garantendogli quindi l’accesso a luoghi e ambiti riservati alle donne, quali bagni, spogliatoi e gare sportive femminili (pena l’accusa di discriminazione sulla base dell’identità di genere), col serio rischio di agevolare abusi e violenze contro le donne, come del resto è già accaduto in Paesi con leggi simili.

Il ddl Zan, poi, introdurrebbe surrettiziamente l’ideologia gender nelle scuole, attraverso l’istituzione della “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia”, in occasione della quale dovranno essere organizzati negli istituti incontri, cerimonie e iniziative analoghe. E chi dovesse manifestare pubblicamente sostegno per la famiglia naturale e per il diritto dei bambini a crescere con una mamma e un papà potrebbe essere condannato alla reclusione, in quanto tale atto potrebbe essere interpretato come omofobico o transfobico.

Se non reagiamo, questa “legge bavaglio” sarà presto approvata e rischieremo tutti il carcere e la rieducazione arcobaleno: firma ora questa petizione, compilando il modulo, per chiedere al Presidente della Repubblica Mattarella, al Presidente del Consiglio Draghi e al Presidente del Senato Casellati di non approvare questa legge liberticida!

— Ecco il messaggio che invieremo al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e al Presidente del Senato — Continua a leggere

Il ddl Zan vuole imporre i desideri di pochi, contrari al diritto naturale

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CON IL VOLER METTERE LA LIBERTÀ DOVE ESSA NON È, LA SI DISTRUGGE DOVE DIO L’HA MESSA

di Matteo Castagna

Le restrizioni delle libertà di movimento, di associazione e molto altro, in particolar modo il coprifuoco e l’obbligo vaccinale per la categoria lavorativa dei sanitari pongono numerosi interrogativi sul concetto stesso di libertà.

Sembrerebbe che dopo più di un anno, si iniziasse a vedere la luce in fondo al tunnel e che realmente questa sospensione dei diritti inalienabili degli individui sia momentanea e passeggera. Successivamente, e nelle dovute sedi, si potrà stabilire se siano state veramente necessarie.

Qualcuno ha approfittato del momento difficile per cercare di inserire a tutti i costi anche una proposta di legge liberticida per imporre il pensiero unico arcobaleno e, di conseguenza, imbavagliare il catechismo, sostituendo la cultura tradizionale con un’ideologia sovversiva dell’ordine naturale. La manifestazione di Milano è stata una meravigliosa risposta di popolo e di famiglia alle sinistre dei disvalori.

Pascal ha scritto che “sarebbe altrettanto mostruoso distruggere la libertà là dove Dio l’ha messa, che introdurla dove non è”. Il ddl Zan vorrebbe fare proprio questo, imponendo i desideri di pochi, chiamandoli diritti, contro il diritto naturale, che è legge di Dio.

Secondo Gustave Thibon “nella formula di Pascal si riuniscono e stigmatizzano i due attentati con i quali i tiranni (confessi o mascherati) minacciano la vera libertà dei popoli: l’oppressione e la corruzione, la distruzione per atrofia e la distruzione per enfiagione”. “Si dice all’agnello: sei libero di essere o di non essere erbivoro. A questo punto si riconducono, in ultima analisi, istituzioni che alimentano nel cervello di tutti gli uomini l’illusione di essere pienamente sovrani di se stessi, uguali a chiunque e di risolvere, con il loro voto, i problemi più estranei alla loro competenza”.

Continua Tibon in Diagnosi: “Ma stiracchiare e dilatare in tal modo la libertà è anche il modo più sicuro per (e più perfido) per sopprimerla. Dopo aver permesso al proprio desiderio e alla propria scelta di aggirarsi tra i cibi carnei, l’erbivoro corrotto non sa più scegliere fra le piante che lo circondano; l’uomo del popolo, imbottito di idee “generali” e di ambizioni assurde, perde la saggezza specifica del suo ambiente sociale e professionale. Non è libero fuori del suo ordine: ha solo l’illusione della libertà; egli è mosso, in realtà, da parole vuote e da passioni malsane e la sua sovranità universale si risolve in fumo e commedia. Ma il più grave, il più terribile è che esso non è più libero nel suo stesso ordine. Nulla ha contribuito a distruggere, nell’anima delle masse, la vera libertà e la vera saggezza più di un certo mito della libertà”.

Dunque, la frase di Pascal può essere così modificata: con il voler mettere la libertà dove essa non è, la si distrugge dove Dio l’ha messa. L’uomo che non accetta di essere relativamente libero, sarà assolutamente schiavo. Del Pensiero Unico.

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2021/05/17/il-ddl-zan-vuole-imporre-i-desideri-di-pochi-contrari-al-diritto-naturale/

Necrologio di civiltà

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di Giuliano Guzzo

La nuova copertina dell’Espresso, in realtà, non è una copertina. É un necrologio. Ritrae la fine della famiglia, della compresenza di padre e madre, della differenza tra i sessi, dell’allattamento, del diritto di un bambino ad essere educato e non indottrinato. Significativamente, poi, il soggett* ritratt* è senza occhi. Forse per non correre il rischio di vedersi o forse perché una società che si suicida – degradando la religione a opinione ed elevando i desideri a dogmi – non può che essere cieca.

Perché non vede che i figli son doni e non pretese, che ormoni e chirurgia camuffano un’identità ma non la cambiano, che non si può dire «la diversità è ricchezza» e poi tifare per il ddl Zan, che falcidia la prima diversità: quella di pensiero. Per una volta, credo passerò in edicola a comprarlo, L’Espresso e spero lo facciano in tanti, assicurando magari un record di vendite. Così gli archeologi del futuro, studiando il tracollo della società occidentale attraverso le letture dei loro avi, vedranno che no, non è stato affatto un caso.

Necrologio di civiltà

Transfobia, il nuovo psicoreato

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di Giuliano Guzzo

Non serve che si arrivi all’approvazione del ddl Zan, il cui destino parlamentare dopo la giornata di ieri – con voci critiche arrivate da Italia Viva – appare incerto, per sapere come funzioni la condanna della discriminazione transfobica: ce lo dice già l’esperienza internazionale, con decine di casi di denunce, censure accademiche, minacce di licenziamento, premi ritirati. Le cose che colpiscono sono soprattutto due: la prima è che l’accusa di transfobia precede una eventuale condanna giudiziaria ma basta – e avanza – a rovinare la reputazione, la seconda è che a farne le spese è, spesso, la libertà di pensiero di figure laiche. Anzi, laicissime.

Si prenda Richard Dawkins, celebre ateo autore di saggi stampo evoluzionistico. A lui l’Associazione Atei Americani h revocato il premio «Ateo dell’Anno» – assegnatogli nel 1996 – perché su Twitter ha scritto che, biologicamente, la donna trans non è tale, e che impiega il pronome femminile per mera «cortesia». Rischia di andar peggio a Donna M. Hughes, nome storico del femminismo Usa, la cui cattedra alla University of Rhode Island è in bilico dopo che, sul sito femminista 4W, lo scorso 28 febbraio, ha criticato «la fantasia transessuale, ossia la convinzione che una persona possa cambiare il proprio sesso, da maschio a femmina o da femmina a maschio».

Nonostante sia un mito del femminismo, l’ateneo, pur non licenziandola, ha scaricato la Hughes con una nota secca: «L’Università non supporta dichiarazioni e pubblicazioni della professoressa Donna Hughes che sposano prospettive anti-transgender». Non si può definire un bigotto neppure lo psicologo gay James Caspian. Eppure Caspian è arrivato a ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo dopo che la Bath Spa University – con la scusa che ciò sarebbe andato «a scapito della reputazione dell’Istituzione» – gli ha impedito di portare a termine uno studio sui casi di transgender pentiti, decisi a tornare al sesso originario. Una denuncia non l’ha fatta ma subita, invece, una politica norvegese rea di aver detto l’ovvio.

Sì, perché la parlamentare Jenny Klinge ha semplicemente affermato che «solo le donne possono partorire», e per questo è stata segnalata alle autorità. Alla base della denuncia, ha spiegato la femminista Marina Terragni, una nuova legge che, riconoscendo l’identità di genere, fa sì che si possa essere nate donne ma percepirsi maschi; ne consegue come l’affermazione della Klinge ricada nella casistica del misgendering, configurandosi come crimine d’odio. Un crimine che si supponga abbia commesso anche l’americano Jack Phillips, che non è un picchiatore neonazista ma un semplice pasticciere del Colorado che impasta i suoi dolci con l’etica.

Per questo, dopo che nel 2012, s’era rifiutato di preparare una torta per un matrimonio gay – quello di Charlie Craig e David Mullins – è stato denunciato. Il suo caso è finito alla Corte Suprema che, nel 2018, gli ha dato ragione. Solo che Phillips, non ha ancora terminato la sua odissea, dato che è stato nuovamente denunciato. Stavolta tutto è iniziato, o meglio ricominciato, dopo che nel giugno 2017 un avvocato, Autumn Scardina, aveva ordinato una torta con interni rosa e esterni blu per celebrare il suo compleanno e il settimo anniversario della sua transizione da maschio a femmina. Phillips si è rifiutato di preparare il dolce trans ed è partita la nuova causa. La sua libertà di lavorare conformemente a dei valori, evidentemente, dà fastidio.

La sorte peggiore, però, è probabilmente quella toccata a Rob Hoogland, padre «transfobico» che in Canada è finito addirittura dietro le sbarre per aver «offeso» la figlia adolescente appellandola col pronome «lei», incurante del fatto che l’interessata si consideri, appunto, transgender. Riepilogando, una volta che in un Paese la «transfobia» diventa un canone morale oltre che giuridico, non si salva nessuno. Che si sia semplici pasticcieri e padri di famiglia, oppure femministe, scrittori atei e perfino studiosi gay, non fa differenza: se sostieni la differenza tra maschi e femmine, sei finito. Sarebbe bello sapere da Luciana Littizzero, Fedez e vip vari pro ddl Zan che ne pensano, di questa spaventosa lista di vittime del bavaglio transofilo.

Fonte: https://giulianoguzzo.com/2021/04/22/transfobia-il-nuovo-psicoreato/

Utero in affitto diventa proposta di legge

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Roma, 14 nov – Pressing sull’utero in affitto: dopo la finta priorità del Ddl Zan, arriva un’altra proposta di legge che va a tutelare gli interessi di pochi con il paravento delle donne malate.

Utero in affitto, la proposta di legge 

Sulla proposta di legge che vuole normare la pratica dell’utero in affitto ha lavorato la bergamasca Guia Termini, passato nelle fila del M5S (poi espulsa) in tandem con l’Associazione Luca Coscioni, nota per le sue battaglie a favore dell’eutanasia. Come ben sappiamo in Italia (per ora … ) la maternità surrogata è vietata dalla  40 del 2004. Per questo molte coppie omosessuali, o per meglio dire, quelle che se lo possono permettere, si rivolgono all’estero poiché in alcuni Paesi è legale o non espressamente vietata. Questa pratica ha permesso, ad esempio, ad una coppia omosessuale di vedere entrambi i genitori riconosciuti dalla Cassazione tramite una “scappatoia“: il bimbo, infatti, era nato negli Usa.

“Legalizzare la pratica”

“La legge 40 del 2004, con i suoi inopportuni divieti, è uno dei più grandi errori commessi dal legislatore italiano – spiega Termini – È ora di alzare la voce contro la criminalizzazione di chi ricorre alla gda. Per questo ho deciso di depositare una proposta per la legalizzazione della maternità surrogata solidale, frutto del prezioso lavoro dell’ Associazione Luca Coscioni con giuristi, esperti e associazioni insieme per le libertà civili e la salute riproduttiva”.

Ma chi sarebbero i veri beneficiari?

La proposta di legge sull’utero in affitto, maternità surrogata o gravidanza per altri che dir si voglia viene spinta senza menzionare mai chi ne usufruirebbe maggiormente, ovvero le coppie gay. La Termini si spertica a parlare di donne rese sterili dal cancro o patologie congenite, ma il suo discorso, come era inevitabile, arriva invocare “un istituto che garantisca pienamente il supremo interesse dei bambini delle famiglie omogenitoriali”. Insomma, un cavallo di Troia.

Tra i firmatari anche Fratoianni

“Questo lavoro mira a predisporre una legge finalizzata ad evitare che coppie o persone singole siano esposte ai rischi spesso connessi alle pratiche ‘low cost’ o che mettano le persone nella condizione di cercare e affidarsi a intermediari non autorizzati e con dubbia credibilità”: insomma, secondo la ex grillina, se uno va all’estero per affittare un utero attraverso mezzi e/o organizzazioni poco serie è lo Stato italiano a dover normalizzare una pratica quantomeno controversa. Tra i firmatari della prposta di legge, Doriana Sarli, Riccardo Magi, Nicola Fratoianni ed Elisa Siragusa.

La proposta Carfagna / Meloni

E pensare che Mara Carfagna e Giorgia Meloni hanno presentato alla Commissione Giustizia un articolo che vorrebbe modificare la la legge 40 del 2004 per rendere più agevole alle Procure l’agire contro chi ricorre a questo mezzo, anche quando l’intera pratica viene “sbrigata” all’estero. Poiché si parla di bambini e non di bruscolini, è logico andarci col pugno di ferro coi furbetti che mettono a rischio il benessere di un nascituro pur di bypassare le leggi italiane. Se le coppie omogenitoriali o chi per loro vogliono portare avanti una battaglia che ritengono di civiltà per il bene “collettivo” non avrebbero dovuto aggirare la legge italiana per poi sottoporre i giudici e le commissioni ad un ricatto. E usare le donne malate o sterili come paravento per favorire le coppie omossessuali  è ipocrita e violento tanto quanto la pratica dell’utero in affitto.

Ilaria Paoletti

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/politica/utero-in-affitto-diventa-proposta-di-legge-in-italia-norma-liberticida-189553

Cure domiciliari, un primo passo del Parlamento

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Il Senato ha approvato con 212 sì (2 no e 2 astenuti) un ordine del giorno con primo firmatario il leghista Romeo che impegna il Governo ad aggiornare i protocolli per le cure domiciliari dei pazienti con Covid-19. Si chiede di superare la logica della “vigile attesa” e tenere conto dell’esperienza sul campo dei medici con l’uso di farmaci già esistenti. Un primo passo, che va oltre la strategia vaccinocentrica.

Ogni tanto ci è concessa la grazia anche di qualche buona notizia. È stato approvato dal Senato, con 212 voti favorevoli, 2 contrari e 2 astensioni, un ordine del giorno, a prima firma Massimiliano Romeo, presidente del gruppo della Lega a Palazzo Madama, che impegna il Governo ad aggiornare i protocolli e le linee guida per le cure domiciliari dei pazienti Covid-19, tenendo conto di tutte le esperienze dei professionisti impegnati sul campo.

Finalmente si comincia a parlare in modo serio di cure e non solo di prevenzione vaccinale. Finalmente la politica è giunta alla conclusione – come si legge nel documento approvato – «per cui una corretta gestione dei pazienti affetti da Covid-19 presuppone, da un lato, l’immediata adozione delle cure maggiormente idonee e specifiche per il singolo individuo, dall’altro, l’esigenza di non affollare in maniera non giustificata gli ospedali e soprattutto le strutture di pronto soccorso». Per questo, secondo il documento approvato in Senato, «appare necessario, alla luce delle esperienze sul territorio, superare la previsione della “vigile attesa” prevedendo l’aggiornamento dei protocolli e delle linee guida dando la possibilità̀ per i medici di prescrivere i farmaci ritenuti più̀ opportuni tenuto conto del singolo caso, nel quadro delle indicazioni della comunità̀ scientifica validate dagli organi preposti».

Interessante anche il fatto che nel citato documento si riconosca espressamente «un ruolo cruciale ai membri della famiglia o ai conviventi del paziente», e si identifichi «la casa come luogo primario di cura» e quale «punto cardine di una nuova visione della medicina di prossimità̀ che attenua il senso di allontanamento e di perdita delle relazioni quotidiane e apporta una dimensione non solo farmacologica ma anche relazionale al trattamento sanitario».

L’ordine del giorno approvato al Senato ha anche il merito di rimediare all’assenza di linee guida aggiornate e univoche volte a fornire protocolli generali di cura domiciliare dei pazienti Covid-19, circostanza che ha fatto registrare «sul territorio nazionale rilevanti diversificazioni tra i protocolli sanitari regionali».

Il Senato ha quindi impegnato il Governo ad attuare un’azione articolata in cinque punti. Primo, «aggiornare, per il tramite dell’Istituto Superiore di Sanità, Agenas ed AIFA, i protocolli e linee guida per la presa in carico domiciliare da parte di MMG, PLS e medici del territorio, dei pazienti COVID-19 tenuto conto di tutte le esperienze dei professionisti impegnati sul campo». Secondo, «istituire un Tavolo di monitoraggio ministeriale, in cui siano rappresentate tutte le professionalità̀ coinvolte nei percorsi di assistenza territoriale, vista la crescente complessità̀ gestionale e la necessità di armonizzare e sistematizzare tutte le azioni in campo». Terzo, «attivare, per una efficace gestione del decorso, fin dalla diagnosi, interventi che coinvolgano tutto il personale presente sul territorio in grado di fornire assistenza sanitaria, accompagnamento socio-sanitario e sostegno familiare». Quarto,  «attivarsi affinché́ le diverse esperienze e dati clinici raccolti dai Servizi Sanitari Regionali confluiscano in un protocollo unico nazionale di gestione domiciliare del paziente Covid-19». Quinto e ultimo punto, «affiancare all’implementazione del protocollo nazionale per la presa in carico domiciliare dei pazienti Covid-19 un piano di potenziamento delle forniture di dispositivi di telemedicina idonei ad assicurare un adeguato e costante monitoraggio dei parametri clinici dei pazienti».

Si sta finalmente andando verso quella direzione più volte coraggiosamente indicata da alcuni medici, e formalizzata in un interessante documento intitolato La gestione dei pazienti COVID-19 in ambito domiciliare, redatto l’1 aprile 2021 e contenente alcuni indirizzi operativi proposti dal gruppo di lavoro promosso da Luca Coletto, capo del dipartimento Sanità della Lega. Finalmente si può parlare di cure. Si può parlare di farmaci. Si può parlare di vitamina D, di prebiotici, di N-acetilcisteina, di ASA, di idrossiclorochina, di corticosteroidi, di antibiotici, di eparine a basso peso molecolare, senza essere tacciati di negazionismo.

Forse la medicina, ovvero l’antica τέχνη (téchne) istituita da Ippocrate nel V secolo a.C., ha ritrovato la propria originaria e fondamentale finalità: quella della θεραπεία (therapèia), della cura. Piuttosto che pensare ad un’eventuale prevenzione attraverso controversi vaccini sperimentali, dalle incalcolabili prospettive di guadagno per le case produttrici. Si tratta, infatti, del maggior business di tutta la storia dell’umanità. Questa è l’unica cosa su cui tutti, negazionisti e non, concordano.

DA

https://lanuovabq.it/it/cure-domiciliari-un-primo-passo-del-parlamento

Il Ddl Zan slitta ancora, la Lega ottiene l’ennesimo rinvio in Senato: ecco chi si schiera contro e chi a favore

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Il disegno di legge Zan contro l’omofobia, già approvato dalla Camera, non entra ancora nel calendario del Senato. L’ufficio di presidenza della commissione Giustizia ha deciso, “all’unanimità di chiedere” al presidente del Senato la “riassegnazione del provvedimento” per accorparlo ad altri 4 testi già presentati a palazzo Madama.

Lo ha spiegato il presidente Andrea Ostellari (Lega) al termine della riunione. “Non mi pare ci siano più scuse dopo questo passaggio” ha osservato il vicepresidente del gruppo Pd, Franco Mirabelli che auspica si possa realizzare “già fra oggi e domani, per arrivare di nuovo in ufficio di presidenza la prossima settimana”.

E ancora: “ci siamo impegnati per discutere nel merito evitando ogni scivolata ideologica”, ha aggiunto. “Siamo sicuri che il presidente della commissione sarà garante dei lavori”, ha sottolineato la vicepresidente Dem di palazzo Madama, Anna Rossomando.

Il Movimento 5 stelle fa “molto affidamento sulla sensibilità del presidente del Senato che ha sempre dimostrato il suo impegno nel contrastare la violenza contro le donne e il ddl Zan prevede il contrasto alla misoginia”, ha detto Alessandra Maiorino. Il centrodestra “ha anticipato che rimarrà fermo sulla sua posizione”, ha spiegato la vicepresidente della commissione, Elvira Evangelista, e dunque per la non calendarizzazione.

Il senatore della Lega, Simone Pillon, ha notato che il disegno di legge Zan “è un testo ideologico e come tale va considerato”. Ci sono, ha esemplificato, “i nostri bambini che rischiano su Tik Tok di essere vittime di giochi che portano al suicido o a lesioni e questo sì rappresenta un vuoto normativo da colmare”, non altre questioni che sono già coperte dalla legge.

Ddl Zan, Salvini: “Violenza e discriminazione sono già reato”

“Ognuno è libero di amare chi vuole, di condividere la sua vita, la sua casa, le sue emozioni con chi vuole, di fare l’amore e di svegliarsi al fianco di chi desidera. Chi discrimina una persona per il suo orientamento sessuale o affettivo e’ un ignorante. Ogni tipo di discriminazione o di violenza, nei confronti di chiunque, va sempre punita e combattuta, come già la legge giustamente prevede. Ad esempio, nel 2009 a Napoli un ragazzo gay e una sua amica furono barbaramente picchiati e i colpevoli sono stati condannati a 10 anni di carcere ciascuno, ricevendo il plauso di molte associazioni, fra cui l’Arcigay”. Lo afferma, in una nota, il leader della Lega Matteo Salvini.

DA

Il Ddl Zan slitta ancora, la Lega ottiene l’ennesimo rinvio in Senato: ecco chi si schiera contro e chi a favore

Regime Lgbt: il pazzesco arresto di un padre in Canada

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Rob Hoogland è stata negata la libertà su cauzione la scorsa settimana dalla Corte Suprema di Vancouver. Resterà nel centro di custodia cautelare di North Fraser, dove risiede ormai da oltre dieci giorni. Hoogland è un papà che da due anni vive rimbalzando da una corte all’altra, e oggi è in galera per essersi rifiutato di collaborare, in alcun modo, alla “transizione” della figlia, non ancora adolescente, da femmina a maschio, sotto spinta della scuola e della “clinica di genere”.

È stato arrestato anche perché si è rifiutato di rivolgersi alla figlia con pronomi maschili, al contrario di quanto la corte gl’imponeva. E per aver continuato, nonostante gli fosse stato impedito, la battaglia per difendere la sua bambina. Hoogland ha combattuto finché ha potuto in difesa del suo diritto di padre per avere voce in capitolo sulla terapia ormonale che cambia la vita, fisica e psicologica, di un minore senza il consenso dei genitori. Bisogna ricordare che le procedure che mirano alla riassegnazione del sesso biologico comprendono l’assunzione di particolari sostanze che bloccano la pubertà e il bombardamento a base di ormoni cross-sex, ovvero che caratterizzano il sesso opposto.

L’odissea di un padre senza diritti

Tutto inizia più o meno nel 2018. In Canada c’è una ragazzina di 12 anni cui il consulente scolastico inizia a raccontare che starebbe meglio da maschio. Ci sono delle strade, le racconta. Il bombardamento ormonale è una di queste. Essere transgender potrebbe essere la soluzione più facile, dirò alla scuola di rivolgersi a te, da oggi in poi, come se fossi un maschio. Aggiunge il consulente. La mamma è d’accordo. Il papà decisamente no. E allora inizia l’odissea di Rob Hoogland, che non riesce a capire come tutt’intorno ritengano normale che l’adolescente si senta “un ragazzo intrappolato nel corpo di una ragazza” e che una terapia di ormoni non troppo testata e dagli effetti collaterali gravi e dannosi possa essere la strada giusta. Rob non ha voluto firmare il modulo di consenso informato nel quale è chiaramente indicato che la “terapia” (da quale malattia tocca guarire?!) potrebbe portare a varie complicazioni di salute, tra cui un alto rischio di malattie cardiache, ictus, diabete, infertilità oltre a una crescita malsana delle ossa.

Per la clinica di genere al BC Children’s Hospital, l’Infants Act sostiene che un minorenne è abbastanza “maturo” da dare il consenso a ricevere quel tipo di “assistenza sanitaria”, pertanto c’è poco da discutere. Gli attivisti del mondo transgender possono così giocare con la vita di bambini suggestionabili e insicuri per convincerli che una “transizione” sia la strada per la felicità e saltando a piè pari il consenso di genitori e tutori legali.

Anche il carcere per il gentiore non collaborativo

Nel caso di Hoogland, i tribunali canadesi si sono ripetutamente schierati con l’ospedale e hanno acconsentito al trattamento ormonale. Per completare questa operazione di violento imbavagliamento della volontà e dell’autorità paterna, il tribunale ha severamente proibito a questo papà di rilasciare dichiarazioni pubbliche in questo senso e di discutere il caso con i media. Gli è stato poi impedito di parlare con la figlia, di usare nome e pronomi al femminile. Un giudice ha anche dichiarato che le interviste ai media del signor Hoogland nelle quali diceva che “il dna della bambina non cambierà attraverso queste esperienze”, sono da considerarsi “violenza domestica”.

Un riesame della Corte d’appello della Columbia Britannica, nel 2020, si è pronunciato contro tali posizioni, riconoscendo che non ci fossero prove perché il signor Hoogland fosse condannabile per il tentativo di dissuadere la figlia. E che semplicemente si era davanti al caso di un papà “profondamente in disaccordo su importanti questioni relative alla genitorialità e alle cure mediche”. La sua richiesta di bloccare la transizione, tuttavia, è stata respinta. Il governo del Canada ha stabilito, pertanto, che se un genitore non collabora né condivide la decisione del figlio minorenne di sottoporsi a un’operazione di cambio di sesso dovrà essere sanzionato, fino al carcere.

Dittatura gender

Una delle motivazioni che il giudice ha allegato alla decisione definitiva è stata che il papà si è persino rifiutato di rimuovere un sito per donazioni in cui, spiegando la sua situazione, chiedeva aiuto economico per sostenere le spese legali a cui era costretto. Quell’appello, per la Corte, è stato un’apparente violazione dell’ordine di bavaglio. Una storia giudiziaria che insegna che la vera priorità è l’affermazione della teoria gender, anche a discapito della patria potestà e del diritto dei genitori ad educare i figli come vogliono. In Canada ormai la legge considera i genitori come potenziali nemici della libertà dei figli. Per cui se la famiglia vìola la libertà sessuale o religiosa dei figli può essere segnalata ai servizi sociali. E conseguente inferno giudiziario, oltre che libertà violata.

È chiaro che in questo modo a decidere non sono davvero i più piccoli, non essendo ancora in grado di comprendere la conseguenza di determinate decisioni, ma lo Stato. Il diritto naturale aveva sempre dato, fino ad oggi, questo potere decisionale alla famiglia, ritenendola intrinsecamente più facilmente spinta ad agire per il bene del figlio e non di altri interessi. E invece oggi, che mamma e papà sono considerati una minaccia, specie se contrari al pensiero dominante, si può addirittura arrivare all’arresto di un genitore che si oppone a una violenza come quella della somministrazione al figlio degli ormoni incrociati, e nonostante sia messa in dubbio da sempre più scienziati, medici, giudici e persino genitori e cavie pentiti (e disperati!).

Il governo del Canada ha stabilito che se un genitore non collabora con la decisione del figlio minorenne di sottoporsi a un’operazione di cambio di sesso dovrà essere sanzionato fino al carcere. Il grande Leviatano che nei suoi tentacoli ingloba persino i figli, strappandoli senza pietà, all’amore e al discernimento sacrosanti dei loro genitori, sta vincendo.

Lorenza Fomicola, 1°aprile 2021

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Regime Lgbt: il pazzesco arresto di un padre in Canada

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