Difendere la vita, in Francia e in Spagna, ora sarebbe un crimine

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Segnalazione Corrispondenza Romana

di Mauro Faverzani

Ormai è noto, l’Assemblea Nazionale francese lo scorso 30 novembre ha tragicamente esteso il limite per abortire, dalla 12ma alla 14ma settimana. Senza più nemmeno lasciare alla donna il tempo per riflettere: cancellato, infatti, il periodo minimo di almeno 48 ore, prima vigente, tra il colloquio con i consulenti psicosociali e l’appuntamento in sala operatoria. Ed ha consentito anche alle ostetriche di eseguire aborti chirurgici, interventi prima riservati ai soli medici. In seconda lettura è stato approvato il testo, bocciato nel gennaio scorso dal Senato. Intendiamoci, non è ancora detta l’ultima parola, poiché, prima che la legge venga definitivamente approvata, deve passare ancora dal voto del Senato e non è detto che ciò avvenga entro l’attuale legislatura.

La responsabilità principale del voto favorevole in Assemblea va all’assenteismo: in aula, dei 577 deputati, ne erano presenti al voto solo 123. E già questo la dice lunga circa la superficialità con cui i parlamentari d’Oltralpe affrontano temi viceversa estremamente importanti, delicati e tali da poter pregiudicare il futuro del Paese. Alla fine il progetto di legge è passato con soli 79 sì ovvero col voto favorevole del 13,2% degli aventi diritto. Una vergogna. 36 i no ed un’astensione.

Sono rimaste così inascoltate le critiche degli esperti, come quella espressa dal dottor Israel Nisand, ex-presidente del Collegio Nazionale dei Ginecologi e degli Ostetrici, in un’intervista rilasciata al quotidiano Le Figaro: più tardi si esegue l’aborto, ha detto, e peggio è, sia perché maggiore è il pericolo per la salute fisica e psicologica delle donne, sia perché alla 14ma settimana il bambino in grembo è già lungo circa 120 millimetri e la testa è già ossificata, per cui l’estrazione comporta il taglio del feto e lo schiacciamento del cranio, il che «è insopportabile per molti professionisti» o, per meglio dire, per molti uomini davvero degni di questo nome.

Provvidenzialmente, unica nota positiva, l’intervento dei «Républicains» ha permesso di mantenere almeno la possibilità per il personale sanitario dell’obiezione di coscienza, possibilità richiesta a gran voce dagli stessi medici ed in particolare dalle associazioni professionali di categoria, come quella dei Ginecologi e degli Ostetrici. Persino il comitato etico nazionale si era espresso a favore nel dicembre 2020.

Contro questo disegno di legge si erano subito mobilitate le organizzazioni pro-life, da En marche pour la vie alla Fondazione «Jérôme Lejeune», inascoltate. Ma non mancheranno di dire la loro in occasione della prossima Marcia per la Vita nazionale, già in agenda a Parigi per il 16 gennaio. Se la loro voce sarà forte, com’è da auspicarsi che sia, la speranza è che chi siede in Senato ne tenga conto al momento del voto definitivo sullo sciagurato disegno di legge.

Ma c’è anche di peggio ed è quanto sta avvenendo in Spagna, dove il governo socialcomunista al potere – in particolare, nel caso specifico, i partiti alleati Psoe e Podemos – concordano nel prevedere pene addirittura detentive, vale a dire il carcere da tre mesi ad un anno per chiunque cerchi, anche individualmente, di convincere una donna a non abortire, come se salvare il bimbo nel suo grembo, anziché l’opposto, fosse un atto intrinsecamente criminale. Secondo quanto riferito dall’autorevole quotidiano spagnolo Abc, la convergenza sarebbe stata trovata attorno ad un emendamento al progetto di legge presentato dal Partito Socialista Operaio, che si propone di criminalizzare quanti – singoli o gruppi organizzati – svolgano attività pro-life nelle vicinanze delle cliniche abortiste. Un progetto a dir poco diabolico.

Vietato dunque allestire bancarelle per informare le donne, vietato anche offrire loro aiuto, qualsiasi forma di aiuto – morale, economico, tanto meno spirituale –, tutte azioni travisate deliberatamente dalla Sinistra spagnola come se si trattasse di vere e proprie molestie, condotte «per mezzo di atti fastidiosi, offensivi, intimidatori o coercitivi, che minano la libertà» delle donne ovvero «promuovendo, incoraggiando o partecipando a raduni nelle vicinanze di luoghi, in cui le gravidanze possono essere interrotte». E questa rappresenta veramente, concretamente, pienamente lo stravolgimento della realtà, la mistificazione della verità, l’obnubilamento della ragione. Rendiamoci conto: cercare di aiutare una donna che soffre e salvare il figlio che porta in grembo viene presentato dalle forze progressiste iberiche come un gesto compiuto da pericolosi criminali, mentre abbandonare una donna, lasciarla sola con i suoi dubbi, i suoi tormenti, i suoi problemi nella sala operatoria, mentre i freddi strumenti del chirurgo devastano la vita innocente di cui è madre sino a spegnerla, tutto questo sarebbe lecito, anzi giusto, anzi un “diritto”! Appare evidente a chiunque non sia schiavo dell’ideologia come si sia di fronte alla notte dell’umano, all’avanzare di tenebre e tenebre di morte.

Non è più possibile transigere, sopportare, mediare, fingere che nulla accada! Combattere la Buona Battaglia per la vita con fede, forza e coraggio oggi significa, dunque, anche questo: arrestare l’incredibile incedere della creatura con la falce. Ed il martello.

 

Ritirato emendamento per il “cambio di sesso”

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A seguito della rivelazione fatta da Pro Vita & Famiglia – che ha denunciato l’emendamento per stanziare 15 milioni in tre anni per il sostegno al percorso di transizione per il cambio di sesso – proprio l’emendamento, a firma Papatheu, di Forza Italia, è stato ritirato.

È la stessa senatrice forzista ad annunciarlo in una nota. ”Ritiro l’emendamento – ha dichiarato -. Una decisione maturata anche alla luce delle difficoltà del sistema sanitario nazionale legate all’emergenza Covid-19”.

La Papatheu ha chiarito che c’è stato, all’interno del partito, un sano e costruttivo confronto, precisando inoltre che l’emendamento in questione era stato presentato in forma del tutto personale e non come iniziativa di Forza Italia.

Al di là delle motivazioni del ritiro, come Pro Vita & Famiglia accogliamo con un sospiro di sollievo questa decisione, consci di aver fatto correttamente il nostro lavoro, come associazione e come portale di informazione, per denunciare e svelare tutto ciò che interessa la salute, l’economia e i valori della difesa della vita e della famiglia dei cittadini italiani.

DA

https://vocecontrocorrente.it/2021/12/05/finalmente-una-vittoria-ritirato-emendamento-da-15-milioni-per-cambio-di-sesso/

Lgbt senza più freni, “arruolato” anche Babbo Natale

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di Mauro Faverzani

Niente da fare, l’ideologia gender è ormai eretta a sistema mondiale e da ogni fessura entra nelle nostre case, con la pretesa d’imporsi ovunque. Non v’è bocciatura politica che tenga: ddl Zan o meno, par rientrare dalla finestra quanto uscito dalla porta. A volte complice proprio la politica, com’è accaduto in Nuova Zelanda, dove, dopo il via libera giunto dalla Commissione parlamentare speciale sulla governance e sull’amministrazione, è giunto ad approvazione un disegno di legge, per rendere “neutra” o, per meglio dire, per cancellare di fatto l’indicazione del sesso dai certificati di nascita oppure per consentire di cambiarla anche ripetutamente, una volta raggiunta la maggiore età. Tutto questo, come dichiara la Commissione speciale, per far capire come «il genere possa essere fluido». L’importante, quando si cambi sesso, è non pretendere poi di tornare indietro, poiché tale scelta potrebbe sembrare cisgender, propria cioè di coloro per i quali identità e sesso biologico coincidano, il che rappresenterebbe un dietrofront assolutamente intollerabile, politicamente scorrettissimo, quindi controproducente per la galassia Lgbt. Il provvedimento del governo neozelandese coltiva l’ambiziosa illusione, invece, di cancellare la realtà, senza speranze, in concreto, di riuscirvi.

Sulla stessa falsariga anche le nuove linee-guida assunte dal Comitato Olimpico Internazionale, per consentire la partecipazione senza vincoli degli atleti transgender alle competizioni femminili. Abolite tutte le regole sui livelli ormonali, perché giudicate «medicalmente inutili», la decisione prevede dunque zero restrizioni, imponendo un’evidente discriminazione nei confronti delle donne, che difficilmente potranno raggiungere le stesse prestazioni sportive dei loro colleghi uomini, trans o meno che siano. Ma l’entusiasmo sopra le righe, con cui media e sigle Lgbt hanno accolto il provvedimento, toglie ogni dubbio circa la matrice ideologica dell’intera faccenda.

A proposito di media¸ è giunta in questi giorni in tutte le case norvegesi l’improponibile, vergognosa pubblicità di Posten, il servizio postale nazionale, che non ha trovato di meglio, per promuovere i propri servizi, d’inventarsi uno spot con un Babbo Natale Lgbt, propostosi quale dono al suo partner, aitante cinquantenne di nome Harry. Il video si conclude con un appassionato bacio tra i due, dinanzi all’albero addobbato. Immediate le proteste su web e social per l’icona natalizia ideologizzata tanto maldestramente, da lasciare tutti senza parole, bimbi compresi. Ma in questo messaggio v’è di più e v’è di peggio: nell’immaginario collettivo di ogni angolo del pianeta, qualsiasi versione del tradizionale “Babbo Natale” fa riferimento, in realtà, ad un personaggio storico, san Nicola, ch’era vescovo, vescovo di Myra per la precisione, oggi Demre, in Turchia. Fu considerato protettore dei bambini, in quanto, secondo la tradizione, ritrovò e riportò in vita tre fanciulli, ch’erano stati rapiti e uccisi da un oste. Lo stesso nome Santa Claus deriva da Sinterklaas, versione olandese di san Nicola. Imporre il marchio Lgbt, quindi, su di una figura così, ben sapendo come la pratica omosessuale sia assolutamente vietata dalla Dottrina della Chiesa, significa voler attaccare direttamente la fede cattolica e ferire la sensibilità di milioni di fedeli. Peccato che nessuno, questo, lo abbia fatto notare.

In questo arcipelago di pessime notizie, l’unica buona giunge, una volta tanto, dalla Francia: il tribunale di Parigi ha assolto Jean-Pierre Maugendre, caporedattore di Renaissance catholique,dall’accusa di incitamento alla discriminazione, formulata dall’associazione «Stop all’omofobia»,per aver pubblicato nel giugno 2019 un articolo contrario alle unioni Lgbt, articolo firmato dai cardinali Raymond Leo Burke e Janis Pujats, nonché dagli arcivescovi Tomash Peta, Jan Pawel e dal vescovo Athanasius Schneider. Il passo incriminato altro non era che un commento al pronunciamento della Congregazione per la Dottrina della Fede, risalente al 3 giugno 2003 sull’insegnamento della Chiesa cattolica a proposito del riconoscimento civile delle coppie omosessuali. In particolare, nel mirino degli attivisti Lgbt, era finito il seguente passaggio: «Le autorità non devono legalizzare tra persone dello stesso sesso le unioni civili, che imitino apertamente il patto nuziale, poiché, quand’anche non si chiamino matrimonio, fomentano in loro il peccato grave e provocano tra gli altri grave scandalo».

Secondo quanto riportato dalla rivista cattolica Famille chrétienne, il tribunale parigino ha chiarito come l’insegnamento della Chiesa non sia illegale – contrariamente a quanto ritenuto dai querelanti, che speravano proprio per questo in una condanna, che facesse scuola – ed ha anzi precisato come sia compito precipuo di vescovi e cardinali ribadire la Dottrina tradizionale: ciò non rappresenta un’incitazione a chicchessia, rientra anzi nella tutela della libertà di parola e d’espressione. Checché ne pensino i querelanti. Da qui, l’assoluzione di Maugendre.

L’ideologia gender,insomma, imperversa con ogni mezzo ed in ogni modo, indipendentemente dal fatto che il sistema politico la segua o meno. Ma il caso di Renaissance catholique mostra che la partita è ancora aperta, laddove vi siano persone disposte a combattere per le proprie idee e per i propri ideali.

https://scholapalatina.lt.acemlnb.com/Prod/link-tracker?redirectUrl=aHR0cHMlM0ElMkYlMkZ3d3cuY29ycmlzcG9uZGVuemFyb21hbmEuaXQlMkZsZ2J0LXNlbnphLXBpdS1mcmVuaS1hcnJ1b2xhdG8tYW5jaGUtYmFiYm8tbmF0YWxlJTJG&sig=8s2dzcmSSVBjmKuuHrt6B9cHNrZ1aHCVHgVcWw2MQbKp&iat=1638368393&a=%7C%7C650260475%7C%7C&account=scholapalatina%2Eactivehosted%2Ecom&email=WGByPjZY3AMGHbnlPw2cQTpxdzkQNl9LgdxZ9pnzLRY%3D&s=7fe708e192b517c76cb9155f667678b1&i=884A924A15A8836

No gender nelle scuole! Firma per impedire che asterischi e carriera alias entrino nelle scuole

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Segnalazione di CitizenGO

L’ideologia gender del Ddl Zan sbattuto fuori dalla porta del Senato della Repubblica sta entrando comunque nelle scuole dalla finestra sotto la candida veste del “linguaggio inclusivo”!

Infatti, lo storico liceo classico Cavour di Torino ha aderito in maniera autonoma alla “carriera alias”, ossia ad un regolamento che consentirà di utilizzare gli asterischi al posto delle desinenze personali maschili e femminili identificative del genere.

Non più studenti o studentesse ma “Student*”, non più ragazzo o ragazza, ma “Ragazz*”…

Un provvedimento illegale, ideologico e pericoloso che anziché difendere l’identità dei ragazzi, l’annienta.

Illegale perché:

  • Nessuna norma, di fatto, legittima l’imposizione della carriera alias all’interno degli istituti scolastici (tantomeno l’asterisco, contro il quale si è espressa anche l’Accademia della Crusca);
  • Tale provvedimento rappresenta una forzatura che lede il patto di corresponsabilità educativo tra gli istituti scolastici e le famiglie, sancito nel d.P.R. 235/2007;
  • L’iniziativa è in contrasto con la Direttiva del Ministro per la Funzione pubblica dell’8 maggio 2002 “sulla semplificazione del linguaggio dei testi amministrativi” che esorta la Pubblica Amministrazione a evitare, nella redazione di qualsiasi atto, «effimeri fenomeni di moda».

Ideologico perché la fluidità di genere è un concetto fortemente discutibile, antiscientifico e per nulla condiviso (come ha ben dimostrato la discussione sul DDL Zan).

Pericoloso perché la carriera alias introduce non pochi rischi per quanto riguarda il condizionamento del processo fisiologico evolutivo di un bambino o adolescente.

L’introduzione della carriera alias sulla base del principio di “fluidità del genere” e di “inclusività” può generare un disastro educativo nei confronti di tutto il corpo scolastico, inducendo i ragazzi e bambini più fragili ad aumentare un’incertezza identitaria.

Intervieni subito! Firma la petizione per chiedere al Ministro dell’Istruzione di agire immediatamente nei confronti del liceo Cavour che ha introdotto illegalmente e in maniera surreale l’imposizione della neolingua gender nei documenti ufficiali dell’istituto.

ADERISCONO ALL’INIZIATIVA:

Associazione Family Day – difendiamo i nostri figli

Circolo Christus Rex-Traditio

 

Al Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi; al vice Ministro, Rossano Sasso

Onorevoli,

come cittadini/genitori/educatori ci siamo allarmati dell’iniziativa promossa dal dirigente scolastico del Liceo Cavour di Torino, rispetto all’introduzione di un regolamento che consentirà di utilizzare gli asterischi al posto delle desinenze personali maschili e femminili identificative del genere.

Non solo si sta storpiando la lingua italiana in nome di un morboso e patologico attaccamento al politicamente corretto, ma si stanno bombardando i ragazzi, adolescenti ancora in fase di sviluppo, con una propaganda tossica e ideologica lesiva e pericolosa.

Inoltre, le problematiche che tale procedimento suscita, sono molteplici:

1. Nessuna norma, di fatto, legittima l’imposizione della carriera alias all’interno degli istituti scolastici (tantomeno l’asterisco, contro il quale si è espressa anche l’Accademia della Crusca);

2. Tale provvedimento rappresenta una forzatura che lede il patto di corresponsabilità educativo tra gli istituti scolastici e le famiglie, sancito nel d.P.R. 235/2007;

3. L’iniziativa è in contrasto con la Direttiva del Ministro per la Funzione pubblica dell’8 maggio 2002 “sulla semplificazione del linguaggio dei testi amministrativi” che esorta la Pubblica Amministrazione a evitare, nella redazione di qualsiasi atto, «effimeri fenomeni di moda».

4. L’introduzione senza basi effettive della carriera alias può ingenerare una patologizzazione sociale su tutto il corpo scolastico, inducendo i soggetti più fragili ad aumentare un’incertezza identitaria

5. Il concetto di “fluidità di genere” già affrontato nell’art. 1 del DDL ZAN (e che ha scatenato non poche divisioni di pensiero politico) è antiscientifico. Sottoporre giovani studenti a provvedimenti socialmente e scientificamente dubbi, li mette di fronte a pericolosi rischi educativi.

Chiediamo che il ministero dell’istruzione intervenga immediatamente nei confronti del liceo Cavour che ha introdotto illegalmente e in maniera surreale l’imposizione della neolingua gender nei documenti ufficiali dell’istituto.

PER FIRMARE CLICCA QUI:

https://citizengo.org/it/node/205318?utm_source=em&utm_medium=social&utm_content=tyflow&utm_campaign=

 

La terza dose serve? Cosa dice uno studio israeliano

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UNA RICERCA SUI DATI DEI TAMPONI ALL’AEROPORTO NON DÀ GRANDI SEGNALI SUL BLOCCO DELLA TRASMISSIONE DEL COVID

di Paolo Becchi  e Nicola Trevisan

Ricercatori hanno analizzato i dati provenienti dall’aeroporto nazionale israeliano, un ambiente unico, in cui tutti gli individui vaccinati e non vaccinati devono sottoporsi a test PCR per l’ingresso nel paese; questo consente una valutazione più obiettiva dell’efficacia sia del booster di richiamo (la terza dose) sia del green pass nella prevenzione delle infezioni da Sars-CoV-2 (link).

 

A partire dal 30 luglio 2021, Israele ha lanciato un’aggressiva campagna di vaccinazione di richiamo che iniziato con la popolazione over 60 e rapidamente esteso (entro il 29 agosto 2021) a tutte le età sopra i 16 anni. Nonostante tale campagna, i tassi di infezione hanno continuato ad aumentare rapidamente per tutto il mese di agosto. La diminuzione dei tassi di infezione è stata osservata solo sei settimane dopo il lancio della vaccinazione di richiamo a metà settembre e per tutto ottobre.

A seguito del richiamo, a partire dal 3 ottobre 2021 il MOH israeliano (il Ministero della Salute) ha modificato i criteri di idoneità per i titolari di green pass, richiedendo a chiunque abbia un’età superiore a 12 anni, che hanno ricevuto la seconda dose del vaccino Pfizer da più di 6 mesi fa, di ricevere una 3a dose (booster) o avrebbe perso il green pass.

Di conseguenza, le nuove definizioni di vaccinato e non vaccinato attualmente sono:

Vaccinato:

  • Chiunque abbia ricevuto la terza dose (booster) da più di 7 giorni.
  • Chiunque abbia ricevuto 2 dosi più di 7 giorni fa, ma meno da 6 mesi.
  • Chiunque sia guarito dopo essere risultato positivo (test PCR) o mostra segnali di recupero su test sierologico negli ultimi 6 mesi e ha ricevuto 1 dose da più di 7 giorni.

Non vaccinato:

  • Chiunque non abbia ricevuto 2 dosi almeno da 7 giorni (questo include pure individui completamente non vaccinati).
  • Chiunque abbia ricevuto la seconda dose da più di 6 mesi.
Lo studio del MOH: la terza dose serve?

Più recentemente, il Ministero della Salute israeliano ha pubblicato uno studio sull’efficacia del richiamo basato sui dati raccolti dal MOH durante la campagna. Lo studio afferma che il booster riduce il rischio di infezione di 11.3 volte, tra gli over 60 della popolazione, rispetto alle 2 dosi di vaccino, fornendo così ulteriore supporto e giustificazione all’attuale politica del green pass in Israele.

Tale studio del MOH ha incluso una coorte di 1.137.804 individui di età pari o superiore a 60 anni, che hanno ricevuto la seconda dose prima del 1 marzo 2021.

Ma la valutazione dell’efficacia è stata compromessa dal metodo di analisi: non esiste un controllo appropriato per il numero di rispettivi test condotta tra i membri di ciascun gruppo (vaccinati seconda dose e terza dose); questo rappresenta una delle principali fonti potenziali di bias (di errore)dell’efficacia del richiamo contro le infezioni, poiché ci sono tutte le ragioni per credere che la coorte di richiamo (chi ha ricevuto il booster) sia  stata testata con un’intensità significativamente inferiore.

Lo studio dei dati provenienti dall’aeroporto

A seguito del test PCR all’ingresso, gli individui non vaccinati, indipendentemente dall’esito del test, sono tenuti alla quarantena per 14 giorni (o solo 7 giorni, se mostrano un altro test PCR negativo, 7 giorni dopo l’arrivo). Questo requisito di auto-quarantena non si applica agli individui vaccinati, che sono risultati negativi. Quindi, anche in questo contesto gli individui non vaccinati sono probabilmente testati quasi il doppio di quelli vaccinati.

Sono stati quindi analizzati questi dati, che consentono il calcolo del tasso di positività tra “vaccinato” e “non vaccinato”, oltre al rapporto tra il numero di casi COVID-19 rilevati e il numero di individui che entrano in Israele, in ciascun gruppo. Questi rapporti sono calcolati nel periodo che va dal 1 agosto 2021, subito dopo il lancio della campagna di vaccinazione, e per tutto il 31 ottobre 2021.

Complessivamente, ci sono stati 5.074 casi confermati su 799.633 individui vaccinati, che è un tasso di positività dello 0,63%. e ci sono stati 6415 confermati casi tra 654.952 non vaccinati che è un tasso di positività dello 0,98%. L’analisi mostra che il tasso di positività (numero di casi diviso per numero di test) tra la coorte vaccinata per tutto agosto-ottobre è solo 1,54 volte più piccolo di quello della coorte non vaccinata (circa il 35% di protezione relativa).

In particolare, rispetto al gruppo “non vaccinati”, il gruppo “vaccinato” ha un significativo tasso di positività più alto durante il mese di agosto, poi a settembre mostra un tasso di 3,45 volte più piccolo tasso di positività (71% di protezione relativa), e questa protezione si riduce a 2,66 volte (62% protezione) nel mese di ottobre. L’analisi mostra che la relativa protezione di richiamo contro l’infezione è probabile che sia significativamente inferiore alle stime iniziali di 10-11 volte riportate dal MOH, intorno al 60% nella migliore delle ipotesi. Ciò implica anche che è probabile che il numero di individui infetti nel gruppo “vaccinato” sia almeno pari a quello del gruppo “non vaccinato”, sollevando seri dubbi sul fatto che il nuovo green pass sia efficace nel prevenire la diffusione dell’infezione.

Questo studio non solo solleva dubbi in merito ai risultati della dose di richiamo, ma avanza una legittima preoccupazione.  Poiché l’attuale livello di protezione del booster di richiamo contro l’infezione è intorno al 60% nella migliore delle ipotesi e sembra essere già in calo, ne consegue che anche i vaccinati con richiamo potrebbero essere contagiati e contagiarne altri. Se i vaccinati avendo fatta la terza dose hanno la percezione di essere protetti da infezioni e non si testano più potrebbero diventare pericolosi per la trasmissione del virus.  Insomma, la “polizza” green pass con terza dose non solo non prevede la presunta protezione contro le infezioni, ma potrebbe anche avere un effetto paradossale e aumentare la diffusione del contagio.

Per altri approfondimenti, visita il sito

Fonte: https://www.nicolaporro.it/la-terza-dose-serve-cosa-dice-uno-studio-israeliano/

Le macerie del sistema sanitario italiano

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Nuovi tagli alla Sanità, il governo Draghi riduce la spesa di 6 miliardi tra il 2022 e il 2023
 
Nella Nadef già approvata dal Parlamento il governo Draghi prevede di ridurre la spesa sanitaria tra il 2022 e il 2023 di 6 miliardi di euro
 
Non è servita a molto la ‘lezione’ impartita con l’emergenza sanitaria Covid-19, visto che il governo guidato dall’ex presidente della Bce ha deciso di imboccare nuovamente la strada dei tagli alla sanità dopo una brevissima parentesi aperta (e in procinto di essere richiusa) nel 2021.
 
Per la Sanità 6 miliardi di euro di tagli in programma
 
Il governo di Mario Draghi, a dispetto di tutte le misure introdotte nel dichiarato intento di tutelare la salute pubblica, programma tagli alla sanità per circa 6 miliardi di euro tra il 2022 e il 2023. Non si tratta di un’ipotesi ventilata distrattamente tra un Consiglio dei Ministri e l’altro, ma di quanto scritto nero su bianco nella Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza.
I tagli alla sanità per 6 miliardi di euro infatti sono stati previsti nella Nadef già approvata dal Parlamento nei giorni scorsi con una risoluzione di maggioranza. Il documento prevede da un lato che il governo si impegni a consolidare la crescita del PIL utilizzando al contempo le risorse del bilancio per la sanità, e dall’altro si andranno a ridurre le spese in ambito sanitario per gli anni 2022 e 2023.
D’altra parte la spesa in ambito sanitario è stata di anno in anno ridotta in nome dell’austerità imposta dal patto di stabilità, e quella del 2021 è stata solo un’eccezione. Si è trattato niente più che di una parentesi, con un aumento della spesa per la sanità di 6 miliardi per il 2021, per un totale di 129 miliardi di spesa complessiva.
Nel 2022 però la spesa per la sanità subisce intanto un primo taglio, di 4 miliardi di euro appunto, il tutto nonostante siano piuttosto frequenti i riferimenti fatti, anche dallo stesso presidente del Consiglio Draghi, alla “prossima pandemia”.
La salute pubblica quindi è importante fintanto che si tratta di imporre chiusure e restrizioni, obbligo di mascherina, distanziamento e Green Pass, ma passa in secondo piano nel momento in cui si tratta di stanziare risorse economiche che potrebbero aumentare il numero di posti letto disponibili e di personale.
Nel 2023 la spesa per la sanità si riduce ulteriormente nei programmi di Mario Draghi, infatti da quanto scritto nella Nadef evinciamo che dai 125 miliardi di spesa del 2022 si passerà ai 123 miliardi del 2023. In tutto, tra i 4 miliardi di spesa in meno dell’anno prossimo e i 2 miliardi in meno dell’anno seguente, la spesa per la sanità si riduce in 6 miliardi di euro.
Per il 2024 invece nessun taglio, anzi si prevede di aumentare la spesa per la sanità di 1 miliardo, portandola dai 123 ai 124 miliardi di euro. Ben poca cosa se si considera che stiamo parlando di uno dei Paesi che si sono trovati maggiormente in difficoltà nell’affrontare l’emergenza Coronavirus anche per via dei pochi posti letto disponibili sia nei reparti di terapia intensiva che in quelli di medicina generale.
Nella Nadef si legge che “nel biennio 2022 – 2023 la spesa sanitaria a legislazione vigente calerà del -2,3 per cento medio annuo per via dei minori oneri connessi alla gestione dell’emergenza epidemiologica” e che “a fine periodo è prevista una crescita limitata, dello 0,7 per cento, ed il ritorno ad un livello del 6,1 per cento del PIL”.
 
Aiom chiede di “investire e promuovere la lotta contro il cancro”
 
Lo scenario descritto insomma è quello di un miglioramento della situazione emergenziale legata alla diffusione del Covid-19, motivo per cui si andranno a stanziare risorse meno cospicue alla sanità. In altre parole si gettano le basi per ritrovarsi nel caso di una nuova pandemia, esattamente nella stessa situazione di impreparazione in cui ci siamo trovati a inizio 2020 per via di 10 anni di tagli alla sanità.
A far notare le carenze del sistema sanitario nazionale anche l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) che ha evidenziato l’importanza di tornare a “investire e a promuovere la lotta contro il cancro” visto che in Italia le oltre 3 milioni di persone che hanno la malattia affrontano una situazione molto difficile sotto questo aspetto con servizi e risorse stanziate del tutto inadeguate.
Secondo alcune stime nel 2020 le nuove diagnosi di tumore sono diminuite dell’11% rispetto al 2019, i nuovi trattamenti farmacologici si sono ridotti del 13% e gli interventi chirurgici si sono ridotti del 18% circa.
Quanto agli screening, il presidente Eletto Aiom Saverio Cinieri ha fatto notare che “lo scorso anno abbiamo avuto oltre due milioni e mezzo di esami di screening in meno rispetto al 2019” e il presidente Nazionale Aiom, Giordano Beretta ha ricordato che il numero dei decessi registrati annualmente per patologie oncologiche “potrebbe aumentare anche per colpa del Covid-19 e delle sue conseguenze nefaste sull’intero sistema sanitario nazionale”.
Ed è infatti lo stesso Beretta a chiedere “un intervento delle istituzioni per continuare a poter erogare i livelli di assistenza precedenti all’avvento del Covid-19”.
Sullo stesso tema è intervenuto anche Carlo Palermo, segretario nazionale dell’Annao Assomed, il sindacato dei medici ospedalieri. Questi ha recentemente illustrato le pessime condizioni in cui si trova la sanità pubblica italiana, sottolineando sul problema dei dipendenti “schiacciati da una macchina che esige troppo e non li ascolta” e che, con l’inizio dell’emergenza Covid ha messo a dura prova i medici.
Infatti con la pandemia Covid-19 sono “aumentati i carichi di lavoro, complessità assistenziale, stress fisico e psichico”. Sarebbero queste ragioni che hanno spunto una buona parte dei medici a fuggire dagli ospedali.
Il segretario Palermo ha infatti chiesto di “assumere personale, riconoscere ai medici e ai dirigenti sanitari un ruolo decisionale nella governance delle aziende e valorizzare economicamente le professioni”.
Ma ancora una volta il governo di Mario Draghi segue un binario che porta in una direzione completamente diversa e non sembra incline all’ascolto. Si va avanti quindi con la linea dei tagli alla sanità pubblica che è stata portata avanti negli ultimi 10 anni e che ha fatto trovare l’Italia del tutto impreparata davanti alla pandemia.
Intanto dal ministro della Salute Roberto Speranza nessun segnale. Eppure era proprio Speranza che qualche mese addietro illustrava le grandi opportunità legate alle risorse che sarebbero arrivate con il Recovery Fund e grazie alle quali sarebbe stato possibile “rilanciare il Servizio sanitario nazionale”.
Ed era sempre Roberto Speranza che parlava di “chiudere per sempre la stagione dei tagli alla sanità”, evidentemente però la stagione non si è chiusa affatto, così nel caso di nuove pandemie non resterà altro da fare che chiedere ai cittadini di restare a casa, e se avremo più malati di quanti il sistema sanitario è in grado di gestire sarà chiaramente ‘colpa dei cittadini’.
 
 

Una horror story australiana

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Segnalazione di Federico Prati

di Jeremy Salt
informationclearinghouse.info

Il premier dello stato australiano di Victoria, Daniel Andrews, ha appena presentato in parlamento una nuova proposta di legge, probabilmente la più mostruosa mai introdotta in un Paese che si definisce democratico. Fondamentalmente, darà ad Andrews il potere di fare quello che vuole, quando vuole. Nell’ultimo anno e mezzo, [Andrews] ha trasformato il Victoria in uno stato di polizia, ma, nonostante la faccia sciaba e i modi seri, questa proposta di legge lo marchia apertamente come uno psicopatico totalitario.

Ecco alcuni dei punti salienti del Public Health and Wellbeing Amendment (Pandemic Management) Bill 2021. Continuate a leggere e stupitevi che questo possa effettivamente accadere in Australia, il paese felice e tranquillo delle spiagge, del sole, della birra e dei gamberi alla brace.

La proposta di legge consentirà ad Andrews di dichiarare una pandemia anche quando non c’è. Dovrà solo pensare che potrebbe essercene una. Questa versione antipodica di commissario e gauleiter sta assumendo il controllo completo e personale dello stato e della sua popolazione. Potrà mettere in lockdown tutto lo stato o parti di esso e impedire alla gente di entrare o uscire, in tutto o in parte. Potrà estendere i lockdown senza limitazioni.

L’applicazione della normativa sarà affidata alla polizia e a “funzionari autorizzati.” Per coloro che non rispetteranno la normativa ci saranno pesanti multe, fino a 90.000 dollari a livello individuale e a 450.000 dollari per le imprese. Le persone potranno essere detenute per due anni e dovranno pagare il costo del proprio mantenimento nell’enorme campo di concentramento costruito a Mickleham, alla periferia di Melbourne. La legislazione autorizza la polizia ad usare una “forza ragionevole” per aiutare gli “ufficiali autorizzati” durante gli arresti.

Il campo di Mickleham è in grado di accogliere migliaia di persone. I probabili internati in questo gulag australiano saranno gli esponenti della minoranza che non si è piegata alla vaccinazione, sulla base del diritto personale a rifiutare un intervento medico non voluto o a causa dei noti pericoli per la salute di questi vaccini, pericoli ben conosciuti ma accuratamente censurati dai media. Abusati dai politici e dai commentatori, esclusi da molte attività normali della vita quotidiana, [questi dissidenti] sono già stati trasformati in paria sociali, e tutti i volonterosi esecutori di ordini senza dubbio penseranno che meritano di essere rinchiusi in questo gulag australiano.

La legislazione include un sistema a punti collegato alle sanzioni per cattivo comportamento. Gli individui e gli imprenditori che non obbediranno ad un ufficiale autorizzato perderanno punti e molti più punti se l’infrazione sarà considerata grave. In pratica, Andrews ha inserito nella proposta di legge l’embrione di un sistema di credito sociale che porterà al completo controllo da parte dello stato della vita di ogni singolo individuo.

Le persone potranno essere detenute sulla base delle loro “caratteristiche, attributi e circostanze” valutate da un ufficiale autorizzato. Questa clausola straordinaria di certo non ha nessuna analogia nelle leggi approvate nei Paesi che si definiscono democratici. In pratica permettere la detenzione di chiunque per qualsiasi motivo.

Agli individui detenuti potrà essere richiesto di sottoporsi a test medici e la loro detenzione potrà essere prolungata in caso di rifiuto. Se non saranno in grado di pagare il costo della loro detenzione, per quanto lunga possa essere, saranno multati. Tutti gli ordini potranno essere estesi o modificati senza limiti da Andrews o dal suo ministro della salute. La polizia potrà entrare negli spazi privati senza un mandato. Le persone detenute potranno essere costrette a rivelare informazioni, non solo nomi e indirizzi, ma “qualsiasi altra informazione” che un ufficiale autorizzato potrebbe voler conoscere. Come questo possa essere fatto se la persona detenuta non volesse collaborare non è spiegato. Gli incontri pubblici e privati potranno essere vietati e le imprese chiuse.

Daniel Andrews ha passato gli ultimi due anni a trasformare il Victoria in uno stato di polizia. Il danno arrecato è stato colossale a livello economico, sociale e anche sanitario. Migliaia di imprese sono state rovinate e lo stato è sprofondato nei debiti (da 29 miliardi di dollari nel 2019 a 155 miliardi di dollari stimati nel 2023/24). I problemi di salute mentale sono aumentati a causa di quasi due anni di lockdown e molte persone non hanno potuto ricevere le cure mediche di cui avevano bisogno perchè tutto era concentrato sul virus. Nel 2020 più di 650 persone sono morte nelle case di riposo. Le inchieste ufficiali hanno puntato il dito contro i governi federali e statali e sulla negligenza e/o cattiva amministrazione delle case di riposo. Delle 915 persone morte a causa del virus da gennaio 2020 a luglio 2021, 820 erano nel Victoria.

Questo record è scioccante, ma, grazie soprattutto alla complicità dei media e all’ignoranza o all’indifferenza di una popolazione terrorizzata e in preda al panico, Andrews non è mai stato chiamato a risponderne. L’emittente nazionale ABC (Australian Broadcasting Commission) e il giornale di Melhourne “Age” sono particolarmente colpevoli. Hanno condotto una vera e propria campagna di propaganda a favore di Andrews, sopprimendo tutte le informazioni che ostacolavano l’”esitazione vaccinale,” dalle carenze del test PCR alle decine di migliaia di morti post-vaccinazione in Europa, nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Centinaia di persone sono già morte in Australia [dopo essere state vaccinate], ma di questo è proibito discutere. Come non si può parlare dell’efficacia limitata dei vaccini.

L’anno scorso, l’editrice di “Age,” Gay Alcorn, era arrivata al punto di sopprimere 12 vignette disegnate da Michael Leunig, ufficialmente definito un “tesoro nazionale vivente” per i suoi meriti artistici, [un disegnatore] che aveva avuto i suoi lavori pubblicati su “Age” per mezzo secolo. Dopo aver eliminato le sue vignette [la Alcorn] lo aveva anche completamente rimosso dalla sezione notizie. Leunig era una voce solitaria di dissenso in mezzo ad un torrente di propaganda governativa, eppure, anche lui ha dovuto essere messo a tacere. Una delle sue vignette soppresse, forse la più impressionante, è ispirata al manifestante solitario che aveva affrontato il carro armato in piazza Tienanmen, con il cannone del blindato che diventa una siringa puntata contro uno dei suoi personaggi tipicamente disorientati. I lettori di “Age” si erano infuriati e avevano appoggiato la censura nei suoi confronti, ma questa proposta di legge dimostra che l’istinto di Leunig era giusto al 100%.

Questa normativa pandemica permanente ora distruggerà quel che era rimasto dei diritti umani nel Victoria. Il capo del Victorian Bar Council l’ha paragonata alle leggi fatte rispettare dal servizio di sicurezza statale (STASI) nell’ex Germania Orientale. Ha detto che permetterà di interferire in modo praticamente illimitato nelle libertà civili del popolo del Victoria, riducendo al minimo anche la possibilità di una consultazione popolare. Verrà istituito un consiglio per i diritti umani, ma chiaramente, a solo scopo cosmetico, in quanto non avrà alcun potere di limitare Andrews. Non c’è stato alcun dibattito pubblico, perché nessuno, al di fuori del governo e fino al giorno prima che questo documento di 121 pagine fosse introdotto in parlamento era al corrente di questa proposta di legge.

Ora, la legge è ora effettivamente la parola di Andrews. Le barriere per fermarlo sono molto sottili. Ha la maggioranza in parlamento e un’opposizione debole. Persino i Verdi e il Partito per la Protezione degli Animali hanno appoggiato questa legislazione, senza dubbio avendo stretto qualche tipo di accordo con Andrews.

Il governo federale eventualmente potrebbe, per tutta una serie di motivi, annullare la legislazione, ma il suo silenzio fa capire che, non solo non interverrà, ma che il Victoria è forse considerato un modello per quello che avverrà in tutto il Paese e altrove per la realizzazione del distopico “Grande Reset.”

Grazie a Scott Morrison, il primo ministro, l’Australia è isolata dal mondo da quasi due anni. I suoi cittadini non possono tornare e devono chiedere un’esenzione per andarsene. Ne sono state concesse poche. I diritti dei cittadini, quelli garantiti dalle leggi internazionali, sono stati completamente violati. Le decine di migliaia di cittadini australiani bloccati in altri Paesi non hanno accesso ai servizi governativi e i governi statali e federali e i media sono indifferenti alla loro situazione.

I confini interni dei vari stati rimangono chiusi, con migliaia di anziani del Vittoria che si erano recati a nord per sfuggire all’inverno bloccati da tre mesi nel Nuovo Galles del Sud, perché Andrews aveva chiuso il confine a luglio, prima che potessero ritornare. Come sopravvivere nelle roulotte o negli alberghi sarebbe stato un loro problema. Andrews non si era preoccupato e nemmeno i media.

I parlamentari che hanno rifiutato la vaccinazione non possono entrare nell’edificio del parlamento del Vittoria, cosa che ha permesso ad Andrews di evitare per il rotto della cuffia un tentativo di inchiesta sulla sua cattiva gestione della pandemia. Sul fronte nazionale, la vice presidente della Fair Work Comnmission è stata sospesa dalla carica per aver espresso un parere dissenziente, in cui descriveva la vaccinazione obbligatoria come una violazione dell’etica medica e del diritto internazionale. Le è stato ordinato di sottoporsi ad un corso di “formazione professionale,” di rieducazione in altre parole, in modo da non ripetere il suo errore. Era stata assolutamente corretta nella sua interpretazione della legge. La vaccinazione obbligatoria/coercitiva viola anche l’etica dell’AMA (Associazione Medica Australiana), ma [l’ente] si è rifiutato di prendere una posizione pubblica.

Questa è l’Australia del 2021, non la Germania del 1935/36. Quelli che sogghignano al paragone si ingannano, perché il nocciolo della questione è lo stesso. Proprio come i Tedeschi della classe media, la maggioranza dei Vittoriani potrà godersi la stessa, confortevole vita di prima finché farà ciò che gli viene detto di fare, crederà a ciò che gli viene detto di credere e guarderà dall’altra parte mentre la polizia irrompe nelle case e il campo di concentramento si riempie. Dobbiamo sperare che arrivi il giorno in cui Andrews, la cricca che lo circonda e tutti quelli che nella vita pubblica hanno ingannato e tradito il popolo vittoriano, a cominciare dallo stesso Andrews, saranno chiamati a rispondere, preferibilmente in un tribunale penale.

Jeremy Salt

Fonte: www.informationclearinghouse.info
Link: http://www.informationclearinghouse.info/56841.htm
01.11.2021

Speranza ascolta gli esperti sbagliati

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LA CORSA DI SPERANZA E DEI TELEVIROLOGI A TERZA DOSE E VACCINAZIONE AI BAMBINI, MA NELLA GRANCASSA PROPAGANDISTICA C’È QUALCOSA CHE NON TORNA

di Claudio Romiti

Intervenendo alla presentazione di un libro del professor Luca Richeldi, pneumologo ex componente dell’onnipotente Comitato tecnico scientifico (di seguito se ne capisce il motivo), il ministro della Salute Roberto Speranza, interpellato dai giornalisti sul tema caldissimo dei vaccini, ha dichiarato: “Sono ore delicate. Si discute di terza dose” di vaccino anti Covid “che non è di destra o di sinistra. La comunità scientifica ci dice che dopo 6 mesi c’è un calo di protezione e noi ci mettiamo sulla terza dose. Anche con i vaccini agli under 12 guida la scienza”.

Già, la scienza, ma quale? Quella da due anni ci dice tutto e il contrario di tutto e che come unica strada per contenere una malattia con una relativa bassa letalità ha chiesto al governo di paralizzare il Paese per un tempo infinito? Quella stessa scienza che per bocca del portavoce dello stesso Cts, Franco Locatelli, lo scorso anno di questi tempi (lo ha ricordato uno straordinario Daniele Capezzone a Quarta Repubblica) cercava di tranquillizzare un Paese ancora senza vaccini quando c’erano circa 700 terapie intensive occupate dai malati di Covid-19, mentre oggi con appena 400 posti letto impegnati tende a drammatizzare una situazione assolutamente sotto controllo? Infine, stiamo parlando della scienza del virologo star Roberto Burioni, che ha subìto una inverosimile metamorfosi, passando dal famoso “rischio zero” al rischio d’estinzione della specie se tutti non si vaccinano, cani e gatti compresi?

Il problema, ed è veramente colossale per la nostra declinante democrazia, che ancora una volta ci si fa scudo di un concetto della scienza che con la scienza medesima non ha nulla a che vedere. Un concetto dogmatico di natura religiosa il quale, come è spesso accaduto nei periodi più oscuri attraversati dalle società umane, viene continuamente modificato per pure ragioni di convenienza politica, utilizzandolo come una clava per tacitare ogni dissenso. Quindi gli “scienziati” allineati, fornendo un comodo alibi a Speranza & company, ne ottengono poi un evidente ritorno sotto molti aspetti, che sarebbe inutile elencare. Idem con patate per la gran parte dell’informazione nostrana, oramai ridotta al ruolo di grancassa propagandistica di un regime sanitario da incubo.

In realtà, come scrisse Albert Einstein in una celebre lettera a Max Born, “Nessuna quantità di esperimenti potrà dimostrare che ho ragione; un unico esperimento potrà dimostrare che ho torto.” In seguito, il grande filosofo Karl Popper, utilizzò questo principio per separare le teorie controllabili, quindi scientifiche, da quelle non controllabili, identificandole con la metafisica.

Ciò significa, venendo al tema del vaccino, che un governo serio, ragionevole e rispettoso dei limiti costituzionali, dovrebbe ascoltare i vari esperti del settore, quello medico-sanitario che notoriamente certezze assolute ne possiede ben poche, e poi decidere, assumendosene la piena responsabilità. Questo almeno se si ha realmente a cuore la salute e la sicurezza della popolazione. Ma se, come appare nel caso di Speranza di tanti altri spregiudicati politici che stanno cavalcando la tigre del terrore di massa, lo scopo inconfessabile è assai diverso, allora anche l’insensata estensione del vaccino agli under 12, i quali rappresentano una platea quasi a rischio zero nei riguardi del Covid e che in alcuni casi potrebbero avere più guai dal siero che non dal virus, viene presentato come un piccolo passo per questi ragazzini e un grande balzo per l’intera comunità nazionale.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/speranza-ascolta-gli-esperti-sbagliati/

L’ONU INVENTA IL DINOSAURO AMBIENTALISTA CHE CI TERRORIZZA: VI ESTINGUERETE!

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

Nonostante la Cina produca il quadruplo dei combustibili fossili rispetto all’Europa, alla Cop26 ottiene l’esenzione fino al 2030 (VIDEO: Un dinosauro all’Onu)
di Leone Grotti

L’Onu ci è ricascata di nuovo. Ogni volta che la realtà bussa alla porta del Palazzo di vetro, e le trattative tra Stati sugli investimenti per contrastare il cambiamento climatico prendono una brutta piega, le Nazioni Unite decidono di alzare il tono della retorica e del catastrofismo. Non basta più Greta Thunberg, ormai professionista navigata nell’arte dello sferzare i potenti con accuse e minacce, ora c’è Frankie il dinosauro.
È lui il protagonista del filmato realizzato dall’Onu in occasione della Cop26, che aprirà i battenti domenica a Glasgow. Nel video (meglio non chiedere quanto è stato speso per realizzarlo) un velociraptor fa irruzione all’assemblea Onu e prende la parola dal pulpito per avvertire gli essere umani che, se non agiranno subito, faranno la stessa fine dei dinosauri. Con una differenza:
«Noi ci siamo estinti a causa di un asteroide. Qual è la vostra scusa? Ogni anno i governi spendono centinaia di miliardi di fondi pubblici per finanziare sussidi ai combustibili fossili. È come se noi li avessimo spesi per finanziare meteoriti giganti!».
L’operazione simpatia – per la voce è stato ingaggiato niente meno che Jack Black – è assicurata e Frankie il dinosauro strappa applausi alla platea. «Ascoltate gente», esordisce con piglio da capopopolo: «So una o due cosette sull’estinzione. E lasciatemelo dire: l’estinzione è una brutta cosa, ma causare da sé l’estinzione della propria specie è la cosa più ridicola che abbia mai sentito in 70 milioni di anni».
Gli astanti dell’assemblea pendono tutti dalle labbra di Frankie, forse per paura di contraddirlo e di esserne divorati poco dopo, e non osano interrompere il suo discorso, che raggiunge presto l’apice: «Siamo onesti: avete davanti un’enorme opportunità, adesso che dovete ricostruire le vostre economie e riprendervi da questa pandemia. Questa è la grande occasione dell’umanità. Ecco quindi la mia pazza idea: non scegliete l’estinzione. Salvate la vostra specie prima che sia troppo tardi».
«Adesso o mai più» è lo slogan che compare alla fine del filmato, mentre la platea si alza in piedi ad applaudire Frankie, il dinosauro saggio che, contro ogni aspettativa, non prova neanche un po’ di rancore per quella natura matrigna che l’ha condannato all’estinzione.

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 2 minuti e mezzo) dal titolo “Frankie the Dinosaur” si può vedere lo spot finanziato dall’Onu per diffondere il terrore di una (fantomatica) estinzione del genere umano.

https://www.youtube.com/watch?v=L9eFABJqGTM

Titolo originale: Non bastava Greta. Ora l’Onu s’inventa Frankie il dinosauro: Vi estinguerete
Fonte: Tempi, 29 ottobre 2021

Tendenze totalitarie odierne: la gender theory

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di Gennaro Scala

Fonte: Gennaro Scala

È soprattutto oggi il mondo cattolico ad accusare di totalitarismo la gender theory. Riteniamo che la consapevolezza dei pericoli che essa comporta debba essere patrimonio anche dei non cattolici. Pur non condividendo per nulla i principi su cui si basa l’educazione infantile cattolica, tuttavia essa non è definibile come totalitaria, perché non mira quella radicale ridefinizione dell’essere umano come invece vorrebbe la gender theory. Detto senza mezzi termini: voler cancellare l’identità maschile/femminile è un’aspirazione totalitaria. Ma vediamo quali sono le radici di tali tendenze.

Quanti hanno affrontato la questione del totalitarismo, in primo luogo Hannah Arendt, hanno effettuato un’omissione, non hanno indagato a fondo le radici del totalitarismo, che sono da ricercare nello stato liberale classico, trasformando il concetto di totalitarismo, nonostante gli elementi di verità, in uno strumento propagandistico del liberalismo. Il regime totalitario non è un nuovo regime (come vuole Arendt), ma è il funzionamento dello stato moderno in condizioni di crisi: in una fase di mobilitazione totale per la guerra totale, come nella Germania nazista; in una fase di modernizzazione accelerata come fu l’Unione Sovietica staliniana. La rivoluzione sovietica, vista con il senno di poi, non fu una rivoluzione “proletaria”, ma, per la classica eterogenesi dei fini, l’estensione dello stato moderno al di fuori dell’occidente, in seguito diventato egemone a livello globale come principale forma di organizzazione delle società. All’obiezione prevedibile secondo cui la rivoluzione sovietica nominalmente comunista intendeva proprio eliminare lo spazio dell’iniziativa privata, rispondiamo che vista nel ciclo lungo, ha portato, dopo la fase staliniana della costruzione dello stato russo moderno, al ripristino dello spazio privato dopo il crollo del comunismo. Non è questo il luogo per approfondire tali questioni, spero però sia sufficiente a mettere in discussione il modello propagandistico dei “due totalitarismi”, fascismo e comunismo, a cui si contrappone il regno della libertà liberale, perché tale modello ci rende ciechi rispetto alle tendenze totalitarie odierne che nascono dal seno del neo-libealismo.

Il totalitarismo ha come presupposto l’enorme concentrazione del potere coercitivo che caratterizza lo stato moderno, rappresentato dallo stato liberale classico. Abbiamo una polarizzazione tra concentrazione del potere coercitivo dello stato e individualismo: perché si affermi una sfera della libertà privata in cui l’individuo possa svolgere “liberamente” la sua attività è necessario che lo stato concentri il potere relativo alla sfera pubblica. È questa principalmente la ragione del successo dello stato moderno: dando vita ad una sfera della “libertà privata” ha dato grande impulso all’iniziativa economica privata, la quale si traduce in ricchezza, sviluppo economico, tecnico e scientifico e quindi in potenza dello stato.

Tale concentrazione del potere coercitivo che caratterizza lo sviluppo dello stato moderno dal ‘500 ad oggi (vedi in merito i fondamentali studi di Charles Tilly), comporta la progressiva distruzione delle “comunità intermedie”, quella “furia del dileguare” che Hegel attribuiva alla sola rivoluzione francese, ma che è in realtà una caratteristica propria dello stato moderno in quanto tale. La libertà nello stato moderno è essenzialmente libertà di perseguire il proprio interesse, a differenza della libertà nel mondo antico greco-romano che era la libertà di partecipare alla sfera pubblica, secondo l’intramontabile definizione di Benjamin Constant.

Il sistema parlamentare è interno alla concentrazione del potere dello stato, come osservò Tocqueville la rivoluzione francese conservò ed estese la concentrazione dei poteri ereditata dall’assolutismo. Come ebbe a scrivere Kant in un passo illuminante: “Che cos’è un monarca assoluto? È quello che, se dice: “Guerra sia”, è subito guerra. – Che cos’è viceversa un monarca limitato? Colui che prima deve chiedere al popolo se ci debba essere o no la guerra; e se il popolo dice “Non ci dev’essere guerra”, allora non viene fatta. – La guerra, infatti, è una condizione in cui tutte le forze dello stato devono stare agli ordini del suo capo supremo. Ora, le guerre che ha condotto il monarca britannico senza chiedere alcun consenso su ciò sono davvero molte. Perciò tale re è un monarca assoluto, cosa che in base alla costituzione egli non dovrebbe essere; la quale, invece, si può sempre aggirare, proprio perché attraverso quei poteri dello stato può assicurarsi il consenso dei rappresentanti del popolo, dato cioè che egli ha il potere di affidare tutti gli uffici e gli onori. Per avere successo, un tale meccanismo di corruzione non ha certo bisogno della pubblicità. Perciò rimane sotto il velo, molto evidente, del segreto.” A noi moderni sembra addirittura inconcepibile che la guerra possa davvero essere decisa democraticamente, ma così avveniva nella antica Roma repubblicana.

Pur restando formalmente democratica, con la democrazia parlamentare moderna, si afferma una relativa democratizzazione, che tempera le tendenze distruttive del sistema, dettata soprattutto dalla necessità di includere la popolazione a cui si richiede il servizio di leva, democratizzazione che riguarda soprattutto forme di garanzie sociale più che di effettiva partecipazione politica. Sono proprio queste forme di garanzie che mira a distruggere il neo-liberismo che si accompagna ad un evento che segna un cambiamento strutturale: l’abbandono della leva di massa.

La distruzione delle comunità intermedie è solo tendenziale, in quanto una vita a-comunitaria, cioè a-sociale non è vivibile, per cui da un lato abbiamo il sistema delle pseudo-comunità (come notava Costanzo Preve), altre forme comunitarie invece sussistono seppure in forme menomata e abnorme qual’è la famiglia “mononucleare” odierna. Ma se non contrastata da altre forze, la tendenza dello stato moderno, in quanto animato da un’illimitata volontà di potenza, è quella di distruggere ogni forma di comunità, e questo si verifica sia all’interno dello stato, che nei rapporti inter-nazionali dove l’imperialismo occidentale a guida statunitense mira virtualmente a distruggere ogni forma di aggregazione statuale.

Grande merito di Louis Dumont è l’aver mostrato (Saggi sull’individualismo) come la stessa ideologia razziale hitleriana vada vista come una delle multiformi manifestazioni dell’individualismo moderno (il quale, v ripetuto, è inseparabile dalla concentrazione del potere dello stato): al venir meno delle forme tradizionali di identità culturale e religiosa, l’ideologia razziale supplisce con una forma di identità meccanica, pseudo-scientifica, sulla base di creazione di “razze” pseudo-biologiche. Secondo Dumont, quindi, la teoria razziale è un modo per creare una pseudo-identità in un mondo in cui l’individualismo ha distrutto le identità religiose e culturali.

La polarizzazione tra concentrazione del potere coercitivo da parte dello stato e creazione di una sfera privata in cui l’individuo è libero di perseguire il suo interesse è il funzionamento normale del sistema. L’intrusione in questa sfera da parte dello stato è l’anomalia costituita dal totalitarismo, il quale è essenzialmente la rottura del patto che costituisce la sfera della libertà privata. Ma è proprio questa polarizzazione che crea la possibilità di questa intrusione, perché l’individuo è di fatto solo di fronte lo stato, e sta solo a quest’ultimo “rispettare il patto”. Dal momento che l’individuo ha consegnato (secondo il modello hobbesiano) ogni potere allo stato, di fronte a esso è di fatti senza difese.

Con l’egemonia del capitalismo manageriale statunitense abbiamo una trasformazione: oltre alla concentrazione del potere coercitivo abbiamo la concentrazione del potere spirituale o ideologico. Essa, secondo gli studiosi della Scuola di Francoforte e affini, come Bruno Bettelheim, comportava strutturalmente un intervento nella vita individuale che minava la sfera della libertà individuale, cioè una tendenza totalitaria insita nel sistema stesso.
Questa precisazione riguardo alle trasformazioni dello stato sul modello egemone statunitense è importante perché è nell’ambito dei mass media che le lobby gay hanno un deciso radicamento, mentre dal mondo accademico viene la definizione teorica del concetto di gender. Complessivamente si tratta di una teoria elaborata e diffusa dal ceto medio semicolto (su tale blocco sociale vedi il mio Origini del ceto medio semicolto). Dai media viene il martellamento per quanto riguarda il politicamente corretto, chi non è d’accordo in merito a determinate politiche viene additato come omofobo o femminicida, a seconda dei casi, per quanto riguarda la famiglia, o come razzista per quanto riguarda l’immigrazione.

Per evitare ogni equivoco “complottista”, chiariamo che non c’è nessun ufficio segreto che pianifica occultamente la distruzione della famiglia, si tratta di dinamiche che insorgono all’interno del sistema di rapporti sociali. Dal momento non vi è più una normale riproduzione del sistema, siccome la famiglia normale con prole richiede un livello di integrazione sociale che l’attuale sistema di rapporti occidentale non fornisce più, vengono propagandate le “famiglie alternative” (di conseguenza acquisiscono peso le lobby gay radicate nei vari media) e così al posto dei diritti sociali (garanzie sulla continuità del lavoro, sistema pensionistico, sanità, istruzione) abbiamo i diritti individuali, cioè un’espansione della sfera della libertà individuale, in special modo la sfera sessuale, nell’ambito della quale virtualmente l’individuo è libero di fare tutto. Una libertà a costo zero per lo stato che si espande a scapito della socialità dell’essere umano.
È in questa crisi di sistema che si manifestano le tendenze totalitarie che caratterizzano le teorie gender. Se il paragone tra il totalitarismo nazista e le tendenze totalitarie odierne può sembrare azzardato, invitiamo a considerare questo passo da Il cuore vigile di Bruno Bettelheim:

«Quando il controllo esterno, in una forma o nell’altra, raggiunge finalmente l’intimità dei rapporti sessuali, come avviene nello Stato di massa di Hitler, all’individuo non viene lasciato quasi nulla di personale, di diverso, di unico. Quando la vita sessuale dell’uomo è regolata da controlli esterni, come il suo lavoro o il suo modo di divertirsi, egli ha definitivamente e completamente perduto ogni autonomia personale; il poco di identità che gli rimane può solo risiedere nell’atteggiamento interiore verso una tale evirazione»

Bettelheim in questo passo paragona le tendenze totalitarie della “società di massa” statunitense alla Germania nazista. La gender theory segna un ulteriore passo rispetto al bombardamento propagandistico dei media che mira ad un pesante condizionamento individuale, la gender theory ha una dimensione non solo ideologica, ma fattiva, le pratiche ad essa ispirata mirano ad una esplicita trasformazione della psicologia dei bambini attraverso l’adozione di precisi programmi all’interno del sistema scolastico, i quali mirano al superamento degli “stereotipi di genere”, operando apertamente una manipolazione della personalità del bambino. Esse costituiscono un’inaudita intrusione nella vita del bambino, una manipolazione della sua psiche sulla base del presupposto che non esiste un’identità di genere che affondi le sue radici nella natura, ma che l’identità di genere è solo un costrutto culturale e in quanto tale modificabile a piacimento. Ma è solo uno degli orrori della gender theory: il bambino non avrebbe bisogno della figura di un padre e di una madre, dei ruoli differenziati di madre e padre presenti in tutte la storia delle società umane oggi non ci sarebbe più bisogno, e l’assenza di una figura materna o paterna non provocherebbe nessuna sofferenza al bambino.

Mentre la teoria della razza era una negazione della realtà su base biologista (riducendo l’essere umano al suo dato biologico si negava il fatto culturale, specifico dell’essere umano), l’ideologia gender è una negazione della realtà su base culturalista, essa nega il lato biologico dell’essere umano, astraendo il solo dato culturale che in tal modo diventa uno strumento per la manipolazione delle identità. L’ideologia gender nei suoi esponenti più estremisti arriva addirittura a negare la figura della madre, la maternità non sarebbe un fatto naturale ma solo culturale al fine di legittimare una pratica abominevole come il cosiddetto utero in affitto.
Quel sentimento naturale che farebbe sentire in colpa qualsiasi essere umano normale a strappare i cuccioli alla gatta o alla cagna che allatta non vale più per i cuccioli dell’essere umano. Il neonato non avrebbe nessun danno dall’essere privato del seno della madre, per cui la pratica dell’utero in affitto è lecita. Sergio Lo Giudice, senatore Pd, in un intervista televisiva ha dichiarato di aver effettuato la pratica dell’utero in affitto all’estero dove questa è consentita. Lo stesso riferisce che, al posto dell’allattamento, si faceva consegnare il latte dalla madre per darlo al bambino, perché doveva rompere il più precocemente possibile il legame con la madre. E queste pratiche infami, degne di durissima sanzione penale, perché violenza esercitata su un essere del tutto indifeso passano per comportamenti normali, accettabili. In un dibattito televisivo Dario de Gregorio, in un altro video che ha fatto il giro dei social media, per giustificare la sua pratica di utero in affitto, ha definito la madre un “concetto antropologico”, volendo dire che non esiste una dimensione naturale nell’essere madre, ma solo culturale. In questo modo la madre del bambino di cui egli si è appropriato è stata cancellata. Ecco i mostri, i nuovi Mengele che produce la gender theory.

Il totalitarismo odierno è diverso da quello del secolo scorso (ricordiamo che tendenze totalitarie si presentano in tutti gli stati impegnati nella guerra: vedi ad es. imprigionamento dei cittadini statunitensi sulla base della sola origine tedesca o giapponese durante la seconda guerra mondiale). La fine della leva di massa (e sarebbe tutto da approfondire il legame tra fine della leva di massa e precarizzazione) segna un cambiamento decisivo nello stato moderno (vedi in merito il mio articolo Ripensare la rivoluzione francese). Oggi lo stato, poiché ritiene di avere un enorme potere tecnologico, e date le trasformazioni dell’esercito che necessita dell’apporto di professionisti, non ricerca più l’inquadramento di massa come durante le guerre mondiali fecero le “democrazie liberali”, la Germania nazista, e la Russia sovietica, piuttosto intende governare tramite l’esclusione, e per questo persegue il caos, sia all’interno dello stato che nei rapporti inter-nazionali. Ma questo caos prevede un mondo da incubo. Chi saprà e vorrà opporsi non è ancora dato vedere. Considerata la situazione, il movimento cattolico contro la devastazione della famiglia sarebbe da sostenere, nonostante tutti i limiti del movimento italiano, molto meglio però il movimento francese che vuole essere “pour tous”.

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