Alfio Krancic sulla deriva “politicamente corretta” della satira italiana e la giusta difesa di Dieudonné
Segnalazione Quelsi
Abbiamo avuto il piacere di incontrare e conoscere Alfio Krancic, (giornalista, vignettista e firma satirica de il “Secolo d’Italia”, “L’Indipendente” e “Il Giornale”) a Latina, quest’estate, in occasione della presentazione del suo ultimo libro “La Grande Invasione”. Non ci è stato difficile riconoscerlo e avvicinarlo data la sua simpatica fisionomia spiritosamente riportata nell’autocaricatura della copertina del libro, e verificarne personalmente quella cordialità ed empatia umana mediamente assenti in molti umoristi “di regime”, per intenderci, quelli strapagati per evitare di ridicolizzare i potenti secondo i loro veri difetti, anzichè secondo innocui diversivi idonei più a lisciarne il pelo che non a perpetrare l’antica arte di Pasquino.
Ebbene, è proprio “il coraggio” il tema su cui abbiamo deciso di far vertere l’ottica di questa nostra intervista a Krancic; coraggio che già dal titolo del libro, “La Grande Invasione”, si evince dall’uso di un termine – invasione – messo al bando della storia, tranne che per definire le “malefatte” degli antichi Romani o dei Crociati.
E visto che sulla copertina è raffigurato proprio un Alfio crociato, inizieremmo con un argomento che mette a confronto le due civiltà che da sempre si sono contese le sponde del Mediterraneo: quella cristiana e quella islamica.
Vedendola dal punto di vista dell’addetto ai lavori, cosa Le dice, Alfio Krancic, il “sense of humor” dei nostri contendenti d’oltresponda quando pensano di far sorridere il loro pubblico parlando di “decapitazioni”?
Lascerei perdere Dieudonné. E’ un comico “fuori testo”. Mi pare di ricordare che in passato abbia preso posizione a favore di Gheddafi contro gli jihadisti di Bengasi e si sia schierato a favore di Assad. Credo che la sua uscita sulle decapitazioni fosse ironica. Ma, forse, questa ironia non è stata colta. Continua a leggere









