I Falsari della Nuova Scienza

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di Roberto Pecchioli

I Falsari della Nuova Scienza

Fonte: Ereticamente

Conosciamo bene il livello di manipolazione raggiunto dalla cultura e dalla comunicazione contemporanea, dominata da pochi giganti, proprietà dell’oligarchia economica e finanziaria planetaria.  Allo stesso modo, ci siamo convinti della falsificazione ideologica delle cosiddette scienze umane, al servizio di un’antropologia interessata a creare l’uomo nuovo, il consumatore fluido e tendenzialmente transgender. E’ evidente che molte discipline che trattano temi sensibili come genere, sessualità, psicanalisi, identità razziale sono il terreno di autentici malfattori che hanno occupato il livello accademico facendo attivismo politico, ideologia, non certo cultura e tanto meno scienza.

Ciononostante, la realtà supera la fantasia; si resta a bocca aperta nel leggere gli incredibili retroscena di un articolo pubblicato sulla “prestigiosa” rivista americana Gender, Place and Culture. Vi si tratta dei parchi per cani, luoghi apparentemente innocenti dove il migliore amico dell’uomo può correre sicuro e felice, giocare e divertirsi. Secondo uno studio firmato dalla dottoressa Helen Wilson di una fantomatica Portland Ungendering Initiative, la realtà è assai più sinistra. I parchi canini, sostiene, sono luoghi completamente pervasi da una cultura oppressiva ed eteropatriarcale tesa alla violazione della natura, dove animali innocenti sono oppressi come riflesso diretto della violenza maschilista, strutturale nella nostra società. Continua a leggere

Mattarella dovrebbe difenderci dalle offese europee

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di FRANCESCO STORACE 

Presidente, ci fai sentire italiani? Puoi far sentire la tua voce nei confronti di autentici mascalzoni che da Bruxelles ogni giorno si credono in diritto di poterci insolentire in malo modo?

Sta diventando davvero un problema ascoltare mattina, pomeriggio e sera dai tiggi’ la parola stonata del commissario europeo Moscovici: “Come gli ungheresi – e’ arrivato a dire costui in un intervento intervento ad una conferenza presso la sede di Parigi dell’Ocse – anche gli italiani hanno optato per un governo decisamente euroscettico e xenofobo che, sulle questioni migratorie e di bilancio, sta cercando di sbarazzarsi degli obblighi europei”.

Ma come si permette? Deve essere il governo a difendersi da questa cialtronata o ad avvertire finalmente la necessità di farlo sarà il capo dello Stato? Continua a leggere

Occidente, lo zoo di Babilonia

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di Roberto Pecchioli

Occidente, lo zoo di Babilonia

Fonte: Ereticamente

L’ umanità dell’Occidente terminale ha trovato il suo destino, diventare lo zoo di Babilonia. Un ambiente falso, un parco tematico, una gabbia lussureggiante in cui gli animali sono prigionieri in una finta foresta, privati della naturale dignità per essere esposti allo sguardo meravigliato di una folla pagante che si muove lungo percorsi stabiliti, tra chioschi, punti di ristoro e gadget. La differenza con lo zoo degli animali selvaggi è che diventiamo spettatori di noi stessi. La cultura che ha scoperto il concetto di persona muore per aver accettato entusiasticamente la sorte zootecnica. Dal primato sulla natura, dalla certezza di aver avuto il dono della ragione e della consapevolezza di sé al triste futuro di specie zoologica. Bestie intelligenti d’allevamento senza l’innocenza dell’animale, a questo siamo ridotti.
Alexis de Tocqueville immaginò che l’idea di uguaglianza condotta alle estreme conseguenze, combinata con il miraggio di libertà illimitata, avrebbe estirpato ogni altra aspirazione dal cuore umano. A quasi due secoli dalle intuizioni del conte normanno, il percorso è compiuto. Scambiata la libertà con la liberazione, poi con il desiderio, infine con il capriccio, assunto come valore indiscutibile il postulato dell’uguaglianza, l’uomo occidentale si è incamminato per il sentiero più pericoloso, diventato un’autostrada priva di uscite, quello di una lotta senza quartiere alla natura, le sue leggi, i suoi limiti. Ha costruito una società della disgregazione, un ossimoro di cui siamo testimoni, in maggioranza ignari della sorte di mutanti. Continua a leggere

Lo Stato è il contrario di una famiglia

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di Ilaria Bifarini (Bocconiana redenta)

Lo Stato è il contrario di una famiglia

L’esposizione ripetuta a un’immagine o a un contenuto fa sì che l’individuo modifichi la propria percezione della realtà e interiorizzi il messaggio veicolato. E’ quello che gli psicologi chiamano “effetto priming”, e che pubblicitari ed esperti della comunicazione conoscono molto bene. Quanto più un messaggio viene ripetuto ed enfatizzato, magari attraverso la forma dello spot, tanto più esso risulterà familiare.

Così può accadere che un concetto privo di veridicità, ma ripetuto con insistenza e in modo convincente, acquisisca il rango di verità. E’ quanto accaduto con la fake news economica del momento, tanto assurda quanto apparentemente efficace: il bilancio dello Stato sarebbe come quello di una famiglia. La ripetono all’unisono giornalisti, conduttori televisivi, economisti e qualunquisti. Così la gente comune, digiuna di economia e soprattutto in buona fede, ha interiorizzato un pensiero del tutto fuorviante.

Secondo questa logica, quando un Paese presenta un debito pubblico –dunque la normalità in un’economia moderna- dovrebbe assumere il comportamento di una brava e accorta casalinga: stringere la cinghia e tagliare le spese familiari. Così, come una donna morigerata risparmierà sul cibo, sul vestiario e, in condizioni di estrema ratio, alle cure sanitarie per sé, per il coniuge e per i figli, così lo Stato dovrebbe seguire il suo virtuoso esempio. Continua a leggere

Antitaliani

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di Marco Cedolin

Antitaliani

Fonte: Il corrosivo

Il governo Conte, essendo composto da due partiti certo non rivoluzionari che hanno raccolto un grande consenso popolare e proprio in virtù di questo governano, senza dubbio alcuno non farà uscire l’Italia dalla UE e dall’euro, non darà al Paese una moneta sovrana, non chiuderà i ponti con la NATO e non si farà portatore di una rivoluzione epocale. Per raggiungere questi obiettivi gli italiani avrebbero dovuto votare i partiti che li proponevano, ed esistevano sia in questa che nelle passate tornate elettorali, ma sono rimasti al palo con percentuali nell’ordine dello zero virgola, dimostrando inequivocabilmente come la “rivoluzione” almeno in questo momento non sia nelle corde del popolo che in tutta evidenza la considera un salto nel buio.
Nonostante ciò il governo Conte, per la prima volta dalla cacciata di Craxi, sta dimostrando di occuparsi dei problemi degli italiani, anziché delle banche, dello spread, dei mercati, di quello che ci chiede l’Europa e tutte le altre amenità che hanno caratterizzato il pensiero unico di tutti gli esecutivi precedenti…. Continua a leggere

La paciosità del bene

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di Adriano Segatori

La paciosità del bene

Fonte: Italicum

Prendo in prestito il titolo di un articolo apparso su “L’Espresso” del 30 settembre a firma di Giuseppe Genna, però sovvertendone l’indirizzo. Lui parla della paciosità del Male, flirtando con la banalità di Hanna Arendt; io preferisco quella del Bene, visto che il male della disinformazione è ampiamente rappresentato da lui e dai suoi sodali.

Che la tecnica della confusione e della falsificazione comunicativa sia un’arte lo ha dimostrato oltre 2500 anni fa Sun Tzu affiancandola a quella della guerra: diffamate soprattutto il buono dell’avversario; impiegate gli individui più meschini e infami; siate prodighi nel pagare le informazioni, queste ed altre chicche sono state ampiamente usufruite dallo stesso Mao. Ma “L’Unione Sovietica ha fatto da caposcuola” come evidenzia Dario Fertilio in un suo vecchio saggio intitolato “Le notizie del diavolo”, nel distorcere ogni forma di verità e di etica.

Ecco allora spiegata la strategia che quotidianamente viene dispiegata dall’italica sinistra terminale, come se il gene – o la tara – della menzogna fosse a trasmissione transgenerazionale.

Non potendo analizzare l’articolo citato nel suo sistema complesso per motivi di spazio, occorre necessariamente focalizzare l’attenzione su alcuni specifici spunti. Continua a leggere

La fatica fa bene: rende meno stupidi. Non fatevela rubare dalle macchine

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di Claudio Risé

La fatica fa bene: rende meno stupidi. Non fatevela rubare dalle macchine

Fonte: Claudio Risé

Sudore e responsabilità sono parte della vita fin dal travaglio della nascita.
Quando tentano di sbarazzarsene uomini e società si indeboliscono e si
disfano. Lo avevano già capito Cesare Augusto e i monaci benedettini.

La più antica delle fake news, la più dura a morire? Quella che ci assicura
che liberarci della fatica è uno straordinario affare. Anzi il più importante di
tutti. Trasferire la fatica ad altri, a qualcuno o qualcosa che la faccia al nostro
posto è l’antico sogno del pigro che sonnecchia dentro di noi, mentre
lavoriamo. È anche il messaggio di gran parte della pubblicità. Ma si tratta di
una sciocchezza, praticabile per poco tempo.
È questa, ad esempio, la storia (raccontata dai racconti popolari in tutto il
mondo, in modi diversi ma con la stessa morale) del Principe che scambia la
sua situazione con il povero per liberarsi delle sue fatiche principesche e
vedere la vita da un altro punto di vista. Proposta subito accolta dall’altro, ben
contento di liberarsi delle fatiche da povero. Dopo qualche peripezia però, Continua a leggere

Populismo, sovranismo e miliardi alla povertà… il coraggio uno se lo può dare

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di Rosanna Spadini

Populismo, sovranismo e miliardi alla povertà… il coraggio uno se lo può dare

Fonte: Comedonchisciotte

All’inizio dell’ottavo capitolo dei “Promessi Sposi”, il nostro Don Abbondio, quello che il “coraggio uno non se lo può dare”, mentre stava leggendo un libro per caso, gli capita di leggere il nome di un filosofo per caso “Carneade chi era costui?”, di cui lui non conosceva nulla, se non che forse l’aveva sentito nominare almeno una volta lungo il pavido, inutile corso della sua vita.

Ora noi potremmo dire la stessa cosa… la “politica” che razza di animale è? Un sarchiapone che inquieta solo a nominarlo, o un unicorno uscito da una sorta di bestiario contemporaneo. Se la politica il coraggio non se lo può dare, a cosa serve? Ora sembra che il governo giallo/verde di coraggio ne abbia da vendere, determinato a liberarsi dalle sacche finanziarie in cui è stato cacciato.

Manovra demagogica ha detto qualche barbagianni in tour mediatico, dimenticando che invece il DEF ha rappresentato finalmente l’affermazione della politica sulla finanza, sfidando la maglia di veti e vincoli europei, che hanno contribuito ad aumentare il livello di povertà in Italia, ridotta a fanalino di coda dell’UE.
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