Politica fluida e conservatori bolsi: così l’ideologia woke travolge l’Europa

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L’EDITORIALE – su Affaritaliani.it di oggi

di Matteo Castagna
A fronte di una galassia conservatrice sempre più fiacca divampa l’ideologia woke: il totalitarismo culturale che banna tutto ciò che non è politically correct
Politica e ideologia woke, “se i conservatori non si svegliano dal torpore dovremo soccombere al delirio transumano progressista”: il commento 
Nell’agone politico, destra e sinistra nascono con la Rivoluzione Francese nel 1789. Il filosofo francese Marchel Gauchet scrive che “coloro i quali tenevano al re e alla religione si erano messi alla destra del presidente per sfuggire ai discorsi, alle indecenze e alle urla che avevano luogo nella parte opposta, dove stava la componente rivoluzionaria”.
Nel periodo della Restaurazione, in Francia e poi in Europa, la destra era occupata dai monarchici cattolici contro-rivoluzionari, mentre dalla parte opposta vi erano coloro che intendevano sovvertire l’ordine morale, sociale e politico, ovvero i giacobini anticattolici e anticlericali. Nel XX secolo, la sinistra era rappresentata dai social-comunisti, mentre la destra dai monarchici e dai fascisti. Ci furono ulteriori sfumature, che inglobavano i liberali e i cattolici, a seconda delle circostanze storiche. Nel XXI secolo non ha più senso parlare di “destra e sinistra” perché le ideologie che le reggevano sono sostanzialmente morte.
Nel XXI secolo si parla di posizioni conservatrici e patriottiche per quella che fu, storicamente, la destra, e di progressiste e globaliste per quella che fu la sinistra. Ad eccezione delle posizioni radicali, che non sono rappresentate in Parlamento, almeno in Italia, la globalizzazione viene accettata da tutto l’arco costituzionale e tutti si dichiarano liberali, liberisti e libertari.
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Per cui sfumano le differenze tra le due parti, soprattutto sul piano economico (tutti liberisti) e morale (tutti libertari). Questa situazione si è creata perché il modello imposto dai vincitori della Seconda Guerra Mondiale, è stato quello anglo-americano, con una decisiva accelerata dopo il crollo del muro di Berlino, nel 1989. Possiamo, dunque, parlare di evoluzioni e involuzioni nel tempo, del pensiero e dell’azione di entrambe le parti. Le crisi, generalmente, sono le cause dei cambiamenti. Le guerre sono i mezzi con cui si impongono i nuovi ordini/disordini. Il maggior potere possibile sul mondo è il grande Vitello d’Oro, il fine degli avidi e dei corrotti.
Oggi, osserviamo una politica fluida come la società, ove tra i conservatori prendono posizione tre corpi estranei, che ne riducono l’efficacia subordinando lo schieramento ai paradigmi dei progressisti, ridimensionando l’orizzonte valoriale: i liberali, gli anticattolici, gli opportunisti globalisti, che potrebbero tranquillamente cambiare casacca, senza colpo ferire. Anche tra i globalisti, buona parte della componente liberale e ex democristiana, figlia del modernismo, è trasformista per stipendi e privilegi, ma a livello culturale e sociale si sta imponendo una nuova ideologia che, progressivamente costituirà il bagaglio elettorale dei globalisti, ovvero del partito Radicale di massa.
Al momento, dalla parte opposta, si notano le pesanti infiltrazioni di questa wéltanschauung che oscura il sovranismo e l’identità e affievolisce la Tradizione, che dovrebbe costituire la solida roccia sulla quale basare la filosofia, l’economia e l’azione politiche. “La destra è sempre tradizione – ha scritto recentemente Marcello Veneziani – ho un’idea diversa da quella irregimentata nell’establishment italo-euro-atlantico, che include anche la destra di governo”.(cfr. Barbadillo, 7/4/2023)
Dunque, a fronte di una galassia conservatrice fiacca un po’ confusa, ha gioco più facile la nuova ideologia, costola del globalismo, che, come per il movimento sovversivo del 1968 muove i primi passi nelle Università francesi ma giunge dagli Stati Uniti. Si definisce “cultura woke“.
“La woke culture è inoltre il substrato della call-out culture (molto vicina alla più nota cancel culture) – scrive il giornalista ed esperto di comunicazione Andrea Zanini su Formiche del 06/12/2021 –  ossia la minacciosa e spesso violenta censura nei confronti di soggetti ritenuti colpevoli di idee e comportamenti disallineati da valori considerati progressisti e, più in generale, politicamente corretti; sono infatti molteplici i casi in cui attivisti woke hanno ostracizzato professori e accademici impedendogli di parlare ad eventi pubblici, manipolandone le dichiarazioni e proscrivendoli sui social e sui media tradizionali, fino ad arrivare, in alcuni casi, a provocarne le dimissioni”.
La nuova “ghigliottina woke” è l’isolamento assoluto dell’uomo della tradizione, che non avrà mai alcuna difesa da parte di quei Conservatori bolsi, che pensano solo agli affari e si vendono al miglior acquirente. Questo fenomeno sta pericolosamente dilagando nelle università americane, laddove woke è sinonimo di vigile allerta nella lotta contro le “ingiustizie della maggioritaria e prepotente cultura dei maschi bianchi”, che penalizzerebbero gli afroamericani, le donne, le identità sessuali diverse da quelle categorizzate biologicamente e via dicendo. Nelle teorizzazioni più estreme gli ideologi della woke culture affermano addirittura l’inutilità della lettura di testi o della fruizione di opere di autori non conformi ai canoni woke.

Zanini prosegue nello spiegare questo inquietante scenario: “Un altro requisito di questo totalitarismo culturale è la pretesa che siano gli studenti a decidere che cosa studiare. E’ la negazione della fondamentale figura del maestro, colui che per studi ed esperienza ha titolo ad insegnare…”. E’ evidente a tutti che, nel mondo dominato dai social media, qualsiasi mitomane possa, grottescamente, laurearsi su Facebook. Al voto si sostituirebbe il numero di like…

C’è infine un elemento che rappresenta il vero il cavallo di Troia della woke culture, ossia la pretesa di voler difendere dalla cultura dominante dei maschi bianchi le culture oppresse, ghettizzate e negate, un obiettivo sul quale liberali progressisti non possono che concordare. Peccato che gli assunti e i metodi della woke culture portino alla società dell’assurdo, del caos e della follia. Il problema è che di fronte a questa minaccia, una società dalla pancia piena, quasi totalmente apatica e paurosa come quella occidentale, non riesca a reagire.

I conservatori, troppo spesso appiattiti su questa decadenza o in altre faccende affaccendati, dovrebbero riflettere sulle loro responsabilità verso i figli d’Europa, che non possono avere come modello i Ferragnez, Bello Figo o i Maneskin, senza cadere nella peggiore decadenza, mai vista nella storica culla della Civitas Christiana.

 

NUOVO ORDINE MONDIALE: UNA RELIGIONE, POLITICHE E IDEOLOGIE ARTIFICIALI

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di Matteo Castagna

 

“Buongiorno,

augurandomi di far cosa gradita, inoltro il mio Editoriale odierno, pubblicato dai media online “InFormazione Cattolica” e “2diPicche.news”, nonché in fase di traduzione per la pubblicazione sulle riviste dell’America Latina “Voces del Periodista” e “Info Hispania”.

Colgo l’occasione per ringraziare dell’affetto e della vicinanza gli oltre 100mila visitatori unici dei miei articoli settimanali, che, dall’Italia alla Spagna, dal Messico all’Argentina sono divenuti affezionati lettori, ed alcuni interagiscono con passione e coraggio. Non solo. Assieme all’amico di tante battaglie Avv. Gianfranco Amato, Presidente dei Giuristi per la Vita, vi ringraziamo per il successo del libro “Patria e Identità” (Matteo Castagna e Gianfranco Amato, ed. Solfanelli, 2022, eu. 12,00) che sta per giungere alla terza ristampa e che si può acquistare su tutti gli store librari online, tramite il sito delle edizioni Solfanelli, tramite il sito www.agerecontra.it o, su ordinazione, in ogni libreria.

Il proselitismo, missione di ogni cattolico, si fa anche attraverso la testimonianza e l’analisi della realtà, alla luce della Fede, con lo spirito dei “servi servorum Dei”, come direbbe San Tommaso d’Aquino. A noi la semina, a Dio la raccolta. Perciò la diffusione dell’Editoriale è consentita.

Viva Cristo Re!

MC”

 

Il NWO vuole una religione, politiche e ideologie artificiali – Il giornalista investigativo di fama internazionale Leo Zagami, pur tra mille tentativi di censura, sta lavorando da anni per smascherare, attraverso prove concrete, coloro che sostengono il progetto di un Nuovo Ordine Mondiale. Lo denuncia come un progetto criminale, pericoloso, disumano e transumano. Nella sua ampia letteratura si possono trovare molte riflessioni interessanti, così come guardare istruttivi video YouTube. Finché la democratica mannaia non li taglierà.

 

L’Esule News

Lunedì 22 Maggio 2023, sulla sua piattaforma online “L’esule News” ha trasmesso le ultime scioccanti rivelazioni di Yuval Noah Harari, filosofo del Forum Economico Mondiale. Storico e saggista israeliano, sionista laburista, insegna World History all’Università ebraica di Gerusalemme. Harari vive col marito Itzik Yahav.  Insieme hanno risposto al blocco dei fondi americani deciso da Trump, versando un milione di dollari all’Organizzazione mondiale della sanità. E’ ovviamente animalista e vegano. Il capo di Netflix, Reed Hastings ha scritto di Hariri, sul New York Times, che “…vediamo in lui quello che vorremmo davvero essere”.

CONTINUA SU: https://www.2dipicche.news/il-nwo-vuole-una-religione-politiche-e-ideologie-artificiali/

 

L’INFORMAZIONE CATTOLICA:

 

Il “Nuovo Ordine Mondiale” vuole una religione, politiche e ideologie artificiali

di Matteo Castagna

LE VOLONTA’ DEL N.W.O. (NEW WORLD ORDER)

Il giornalista investigativo di fama internazionale Leo Zagami, pur tra mille tentativi di censura, sta lavorando da anni per smascherare, attraverso prove concrete, coloro che sostengono il progetto di un Nuovo Ordine Mondiale. Lo denuncia come un progetto criminale, pericoloso, disumano e transumano. Nella sua ampia letteratura si possono trovare molte riflessioni interessanti, così come guardare istruttivi video Youtube. Finché la democratica mannaia non li taglierà. CONTINUA SU: https://www.informazionecattolica.it/2023/05/29/il-nuovo-ordine-mondiale-vuole-una-religione-politiche-e-ideologie-artificiali/

Cancel culture tra follia e paradossi

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di Matteo Castagna

Cancel culture tra follia e paradossi . “Essere conservatori – scrisse Moeller van den Bruck – non significa dipendere dall’immediato passato, ma vivere dei valori eterni”.

La cultura e l’arte – insegna Adriano Romualdi – non possono pretendere di essere loro stesse il tempio, ma solo il vestibolo del tempio. La verità vivente è oltre. il fervente cattolico José Antonio Primo de Rivera raccomandava ai suoi falangisti “il sentimento ascetico e militare della vita”. La cultura, dunque, per essere veramente tale, deve saper esprimere una “visione del mondo”. Non per nulla, Julius Evola ha paragonato la tradizione ad una vena che ha bisogno di innumerevoli capillari per portare il sangue in tutto il corpo. Il filosofo Friedrich Nietzsche osservò acutamente: “una volta il pensiero era Dio, poi divenne l’uomo, ora si è fatto plebe. Ancora un secolo di lettori e lo spirito imputridirà, puzzerà”. Sembra proprio che avesse ragione, perché se ci guardiamo attorno, osserviamo una decadenza, causata principalmente dal materialismo ateo e dal liberalismo socio-politico che non ha eguali nella storia.

La scelta capitalista

Le sinistre hanno scelto il grande Capitale di matrice americanista, con la società tecnocratica e pornografica di massa. Il pregio della cultura, soprattutto nelle sue espressioni nella pittura e nella scultura è che, per forza di cose, assume caratteristiche antidemocratiche e antiegualitarie, perché espressione di intellettuali e/o artisti che vogliono lasciare un’impronta universale, frutto di un pensiero che si trasforma in letteratura, simboli, dipinti e statue destinati a restare, per sempre, davanti ad un pubblico serio, l’espressione della bellezza di ciò che è vero, reale, autentico.

La cultura contrasta, per essenza, con le mode fugaci, con le canzonette, con gli effimeri convegni e gli orrori dei decadenti progressisti, che arrivano all’esaltazione del brutto oggettivo. Noi che, come ha scritto Abel Bonnard, siamo uomini che rimaniamo “fedeli alle leggi della vita in una società che se ne allontana”, rigettiamo “esempi di ritualistica obliterazione – nei tempi di cancel culture e nel pieno degli scontri tra manifestanti e polizia seguiti all’omicidio di George floyd – in cui prima di scomparire il cancellato fa il botto” (Il Venerdì di Repubblica, 9/10/2020).

Cancel Culture

Nel testo “Iconoclastia” (Eclettica Edizioni, 2020) gli autori Emanuele Mastrangelo e Enrico Petrucci riassumono il concetto di cancel culture “come una forma di damnatio memoriae dei personaggi al centro degli attacchi della seconda ondata del movimento femminista MeToo. Nella sostanza, lo scopo è distruggere tutti coloro che si oppongono ai supposti valori morali delMeToo.

I mezzi utilizzati, soprattutto sui social-media mirano alla gogna pubblica, mentre “la cancel culture è l’esilio previo esproprio dei beni”. Il paradosso sta nel fatto che i propugnatori o sostenitori della cancel culture appartengano tutti alla galassia liberal, ovvero coloro che, a parole, sono i paladini del pluralismo e della democrazia. I radical chic ritengono di non essere loro a voler cancellare la cultura e la memoria storica che si oppone alle loro idee, ma è la cultura che merita di essere cancellata, perché impresentabile ai loro occhi perfetti, però, con l’ipocrisia che li contraddistingue sempre, non vogliono mettere la testa sul ceppo nominando spontaneamente ed esplicitamente i cosiddetti “colpevoli”.

La colpevolizzazione laica

D’altronde, come scrive Virgilio Ilari su “Limes”, l’obiettivo di questa rivolta non è ” correggere le discriminazioni, ma piuttosto di instaurare una sorta di colpevolizzazione laica succedanea di quelle confessionali”. Chi si desidera colpevolizzare per diffondere un’innaturale uguaglianza totalitaria? L’uomo bianco, religioso, identitario, patriota, con famiglia numerosa, legato al solo diritto naturale, conservatore, tradizionalista, né green, né ecologista, né animalista, onnivoro, libero e, primariamente, dotato di pensiero critico, non condizionabile dalle follie del deep State. Per i liberal il nemico del Terzo millennio, che merita la cancel culture, è l’uomo della Tradizione e con lui i simboli e la mentalità della società organica e della comunità di destino.

Nel deserto umano, in cui belano tante pecore, i leoni continueranno a ruggire davanti alla boria e all’ odio del globalista militante o inconsapevole.

di Matteo Castagna

Articolo completo: Cancel culture tra follia e paradossi – (2dipicche.news)

In USA si candida Presidente R.F. Kennedy: cooperazione nel mondo multipolare?

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di Matteo Castagna

LA GEOPOLITICA È, OGGI, LA MATERIA PIÙ IMPORTANTE PER COMPRENDERE GLI AVVENIMENTI CHE STANNO COINVOLGENDO I POPOLI DEL MONDO

La geopolitica è, oggi, la materia più importante per comprendere gli avvenimenti che stanno coinvolgendo i popoli del mondo. La guerra in Ucraina ha prodotto anche un nuovo approccio di fronte ai cambiamenti epocali in atto. Per la prima volta, dalla fine della II Guerra Mondiale, si ragiona in termini di gestione del potere in forma multipolare, non più unipolare statunitense.

Oramai, è un processo incontrovertibile costituito da Superpotenze che non trovano, almeno per il momento, alcuna convenienza in un terzo conflitto planetario. L’Occidente si è suicidato in compagnia degli USA perché l’euro ha ucciso la finanza, la Commissione Europea ha annullato la politica, il sistema liberale ha distrutto l’identità socio-culturale e religiosa, sciogliendosi nella sua folle fluidità.

Non occorre una vittoria militare a Kiev, per osservare che Russia, Cina, America Latina e mondo arabo sono già protagonisti e fanno da contraltare multipolare a Biden ed alla sua servitù del Vecchio Continente. per quanto il 75% delle riserve mondiali siano espresse in dollari, il declino americano si palesa se si pensa che fino al 2000 erano oltre il 70% e che oggi è in continua decrescita in accelerazione. I BRICS si sono accordati per utilizzare le loro valute nazionali per i reciproci scambi. Stiamo parlando di economie che pesano un quarto di quella globale. Mosca si sta ben destreggiando con lo yuan cinese ed ha concluso accordi con India, Turchia, Iran, e i Paesi dell’ Unione Economica Eurasiatica. L’egemonia unipolare americana sta volgendo alla fine.

C’è una novità, che i media occidentali hanno riportato come notizia di poco conto, ad eccezione di Stilum Curiae di Marco Tosatti. Robert F. Kennedy, Jr. ha depositato la documentazione per candidarsi alla Presidenza degli Stati Uniti nel 2024. Lo ha annunciato il diretto interessato, il 5 Aprile, cui è seguita un’ intervista molto interessante su “The Epoch Times”. Sta crescendo, in casa Dem, l’anti-Biden, almeno dalle dichiarazioni rilasciate. Kennedy Jr. esordisce con un attacco alla politica del suo Paese: “E mentre i democratici combattono contro i repubblicani, le élite stanno spaccando la nostra classe media, avvelenando i nostri figli e mercificando i nostri paesaggi”. “Robert F. Kennedy, Jr.- si legge sulla pagina della sua campagna – ha lottato contro l’avidità delle aziende e la corruzione del governo per proteggere i nostri figli, la nostra salute, i nostri mezzi di sussistenza, il nostro ambiente e, soprattutto, la nostra libertà”. C’è scritto, inoltre: “Con integrità, coraggio e abnegazione, ha guidato gli americani in una lotta nobilitante per ripristinare il nostro Paese come nazione esemplare e per porre fine alla polarizzazione tossica che ci divide e arricchisce le élite”.

Pur essendo un democratico, Kennedy è noto per la sua opposizione a molte politiche dell’attuale amministrazione, in particolare a quelle relative al COVID-19. Ha fondato l’associazione Children Health Defense, organizzazione no-profit dedicata alla risoluzione delle “condizioni di salute croniche causate da esposizioni ambientali”, e ha parlato dei danni associati ai vaccini COVID-19. Le piattaforme di social media come Instagram hanno censurato Kennedy dal parlare contro i vaccini COVID. Anche i Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC) hanno preso le distanze da alcune sue affermazioni, ma per lui, nell’industria farmaceutica è molto diffuso il fenomeno delle “agenzie di regolamentazione [che] vengono catturate dalle industrie che dovrebbero regolare”.

Secondo Kennedy, la Central Intelligence Agency (CIA) è diventata “un governo all’interno del nostro governo” e un “tumore” per il sistema americano, e ha proposto di sistemare l’agenzia implementando un organo di controllo separato su di essa. Egli sostiene che l’agenzia di intelligence ha usato tecniche di “controllo mentale” come la “deprivazione sensoriale, le tecniche di tortura, la paura e la propaganda, [e] i messaggi autoritari” per influenzare le persone in tutto il mondo”. Egli ha affermato che la CIA è stata coinvolta in colpi di Stato o tentativi di colpo di Stato tra il 1947 e il 1997 contro un terzo delle nazioni della Terra. “La maggior parte di esse erano democrazie”. Ha suggerito che un modo per riformare l’agenzia sarebbe quello di implementare un organo di supervisione […]”.

“Mio padre voleva sistemare la CIA. Quando si è candidato, la sua intenzione era quella di riportare la CIA a quello che doveva essere, cioè un’agenzia di spionaggio, che significa raccogliere informazioni, fare analisi e fornire quelle informazioni all’esecutivo”, ha detto Kennedy. Nella sua intervista con “American Thought Leaders”, Kennedy ha detto a Jekielek che l’America non è più una democrazia e che le sue elezioni sono controllate da ricchi donatori.

“È più un’oligarchia o una plutocrazia che risponde solo alle esigenze dei ricchi e delle aziende, che pagano i costi elettorali delle lobby dei politici, che poi diventano i loro servi a Capitol Hill”.
Se il denaro non viene tolto dalle elezioni, ha detto Kennedy, l’America è una “corporazione”. Quando ricorda la sua infanzia dice: “Sapevamo che ciò che vedevamo ogni giorno faceva parte della storia del nostro Paese. I miei genitori ci parlavano ogni giorno di storia, letteratura e valori”.

La scommessa di pacifica cooperazione e ritorno ai principi fondamentali della sana civiltà occidentale, in un mondo multipolare, potrebbe iniziare dai Kennedy? Ai posteri la sentenza.

 

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2023/04/10/in-usa-si-candida-presidente-r-f-kennedy-cooperazione-nel-mondo-multipolare/

L’ideologia del “medesimo” e gli uomini di troppo

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di Matteo Castagna

VIVIAMO I TORBIDI TEMPI DELLA DISSOLUZIONE CON UN DECADENTISMO COSÌ FORTE DA RASENTARE IL RICONOSCIMENTO DELLA NORMALITÀ DELL’ASSURDO

Viviamo i torbidi tempi della dissoluzione con un decadentismo così forte da rasentare il riconoscimento della normalità dell’assurdo. Il mondo moderno ha messo in minoranza gli uomini della Tradizione. I valori tradizionali sono l’antitesi dei valori borghesi – diceva il filosofo Julius Evola – perché essi sono sostanzialmente liberali, mentre la Tradizione è essenzialmente un Weltanschauung chi fa riferimento al trascendente, allo spirituale e, quindi alla morale comune organicamente accettata.

Nell’estremo oriente si utilizza un detto importante, che è “Cavalcare la Tigre” che esprime l’idea secondo cui, se si riesce a cavalcare una tigre, non solo si impedisce che essa ci si avventi addosso, ma, non scendendo e mantenendo la presa, può darsi che alla fine si riesca ad avere ragione su di essa. Nietzsche aveva predetto il “nichilismo europeo” come un avvenire e un destino “che si annuncia dappertutto per la voce di mille segni e di mille presagi”. “Il grande avvenimento, oscuramente presentito, che Dio è morto”, è il principio del crollo di tutti i valori. Anche il grande Dostojewskij la pensava così: “Se Dio non esiste, tutto è permesso”.

Continua la riflessione di Evola: “La morte di Dio è un’immagine che per caratterizzare tutto un processo storico. La formula esprime “la miscredenza divenuta realtà quotidiana”, quella desacralizzazione dell’esistenza, quella rottura totale col mondo della Tradizione che, iniziatasi in Occidente nel periodo dell’Umanesimo e Rinascimento, nell’umanità attuale ha sempre più assunto i tratti di uno stato di fatto definitivo ovvio e non reversibile. J. Evola afferma, anche, che l’uomo della Tradizione “è caratterizzato da una dimensione esistenziale non presente nel tipo umano predominante nei tempi ultimi, cioè dalla dimensione della trascendenza”.

Geist ist das Leben, das selber ins Leben scheidet – Spirito è la vita che incide essa stessa nella vita”, ovvero la vita non può procedere dalla stessa vita, ma unicamente da un principio ad essa superiore. Il cattolico trova nella Santissima Trinità il principio superiore e negli insegnamenti di Dio Padre e di Gesù Cristo Figlio, attraverso lo Spirito Santo concretizza, nella carità, il fine ultimo della vita eterna in Paradiso. Per questo non ha bisogno di ideologie. La Fede e le buone opere susseguenti sostituiscono ogni ideologia. Cristo supera di gran lunga le ideologie perché è il Dio che si fa Uomo per la nostra redenzione basta all’umanità, sebbene il decadentismo post-moderno di matrice liberale e socialista riescano a intrappolare le menti di milioni di persone.

Partendo dal presupposto che, come già intuito due secoli fa da Nietzsche “Dio è morto”, ucciso dalla superbia umana che si è voluta sostituire a Lui, osserviamo la nuova ideologia, evoluzione del progressismo politico, del nichilismo filosofico, dell’ateismo pratico: il Medesimo. Secondo questa idea, l’uomo deve divenire un essere intercambiabile che vive la stessa vita ai quattro angoli del mondo. Secondo De Benoist il liberalismo e l’individualismo che ne deriva vogliono fare dell’uomo, creato come animale sociale, un essere fuori dal suolo, sradicato da ogni comunità, quindi intercambiabile. E’ il mondialismo voluto dalla società fluida progressista.

“Ho visto nel corso della mia vita uomini di ogni tipo” – diceva Joseph de Maistre – ma l’uomo in quanto tale non l’ho mai incontrato”. Eppure è a questo che tende l’ideologia del Medesimo in un mondo senza confini, senza distinzioni e senza alterità. Alain de Benoist si impegna a mettere alle strette l’ideologia egualitaria, evidenziando le ovvie contraddizioni che essa presuppone.
Riprendendo innanzitutto la definizione di uguaglianza, l’autore si sofferma sul suo corollario: l’ineguaglianza, termine disprezzato dai sacerdoti di questa religione del Medesimo. L’aspirazione a una perfetta omogeneità di tutti gli uomini, si oppone, infatti, intrinsecamente a qualsiasi distinzione: l’Unico non sopporta l’Altro”. (Barbadillo, 5/11/2022)

Alain de Benoist mostra che questa ideologia passa oggi attraverso il mercato, la cancellazione di tutte le frontiere, e l’ideale del “cittadino del mondo” presentato come un obiettivo da raggiungere per tutti. Una sola norma sembra accettabile per questi egualitari, e si tratta di distruggere tutti quegli “uomini di troppo” che si oppongono al mondo unificato. L’ideologia del Medesimo comporta una colpevole indifferenza e un relativismo assoluto.

Alain de Benoist propone la via dell’alterità che fornisce il bene più prezioso: l’identità. Prendere coscienza di ciò che ci distingue è la prima tappa perché uno scambio sia possibile. Lontano dal multiculturalismo e dal falso pluralismo, egli constata lo sviluppo di una società che a poco a poco si ristruttura in gruppi, reintroducendo l’alterità negli scambi sociali. Sembrerebbe che il concetto di mondo multipolare sia molto simile a quello paventato da De Benoist e dai cattolici identitari.

Invocando Marcel Gauchet, Julien Freund o ancora Carl Schmitt, Alain de Benoist ci spinge a interrogarci sulla necessità di una biodiversità di culture e di popoli che ci permetteranno di ritrovare il senso dell’alterità, e quindi dell’identità. Noi aggiungiamo che gli “uomini di troppo” sono evidentemente gli “uomini della Tradizione”, che per essenza non accettano l’ideologia del medesimo. Nella lotta tra questi due modelli di società, siamo numericamente inferiori disturbatori, ma l’ardire di cavalcare la tigre contro l’immobilismo e l’imbecillità dilagante, contro la società amorale, deve diventare uno stile di vita. Altrimenti, soccomberemo.

Fonte: 

https://www.informazionecattolica.it/2023/04/17/lideologia-del-medesimo-e-gli-uomini-di-troppo/ 

Pubblicato anche, su:

https://www.2dipicche.news/lideologia-del-medesimo-e-gli-uomini-di-troppo/

L’Occidente liberale è anestetizzato, succube di un potere che può fare ciò che vuole

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di Matteo Castagna

 

L’articolo è stato pubblicato anche su Arianna Editrice di ieri e su “Il 2 di Picche” di oggi.

 

TRE MILIONI DI FRANCESI SI SONO RIVERSATI NELLE STRADE E HANNO MESSO A FERRO E FUOCO LE CITTÀ

Tre milioni di francesi si sono riversati nelle strade e hanno messo a ferro e fuoco le città, incendiando il municipio di Bordeaux, in un moto rivoluzionario che, per numeri, durata e modalità, non si hanno ricordi. Tutti contro Macron ed il governo che ha innalzato di due anni l’età pensionabile. Sappiamo bene che l’Occidente liberale è anestetizzato, succube di un potere che può fare ciò che vuole, imporre regole assurde, rubare e metterci le mani nel conto corrente, imporre leggi folli e giustificare i rincari spaventosi delle bollette e dei beni di prima necessità con una grottesca richiesta di sacrifici a pensionati e lavoratori già oberati dalla pressione fiscale più alta d’Europa.

Riescono, addirittura, con un abile utilizzo della comunicazione pubblica, a propinarci che l’energia ed il cibo abbiano costi da capogiro per colpa di Putin, che ha chiuso i rubinetti e voluto la guerra. Sappiamo, invece, che la responsabilità è delle sanzioni che l’Ue ha imposto alla Russia, ma che, di fatto, pagano i cittadini dei Paesi membri, tramite inflazione e rincari. Noi siamo sempre pronti a cedere. Ci fanno andare in pensione a 67 anni e non a 62 come in Francia, ma da noi i sindacati cosa fanno e a cosa servono? Noi italiani ce lo confidiamo al bar, oppure lo scriviamo sui social. I francesi si spingono oltre. Si ribellano. E noi, sempre con quello spirito disincantato e malinconico, siamo, subito, pronti al confronto piagnone: perché nel Belpaese le persone tartassate ed umiliate stanno sul divano, pur subendone di ogni sorta da una Ue sanguisuga, che ci sta indebitando e dettando un’agenda spaventosa?

Il problema è antropologico. Non abbiamo alle spalle quei secoli di monarchia unitaria e di abitudine a vivere insieme che formano, secondo Renan, la base psichica di una nazione. “Nei “paesi della fiducia”, la critica può spingersi fino a bruschi trapassi e terremoti elettorali. I “paesi della sfiducia” sono immobili, stagnanti, il loro voto è lento, “vischioso”, come si dice da noi. Li spazzano a tratti ondate di furore nichilista, meglio vi prospera il disordine. A un Nord di libera iniziativa e democrazia fondamentalmente sana, si contrappone un Sud perpetuamente in bilico tra miasmi anarchici e tentazioni autoritarie, con economie zoppicanti e le più basse percentuali di popolazione attiva: l’Italia, la Spagna, il Portogallo, il carnevale dell’America Latina. […]

La riflessione di Leopardi, “Gl’italiani non scrivono né pensano sui loro costumi”, resta, per la nostra classe politica, attualissima. A differenza dai colleghi francesi, nessuno dei nostri capi di Stato, di governo o di partito, sembra preoccuparsi profondamente, al di là dei discorsi ufficiali ed elettorali, dell’Italia come motivo di riflessione, di indagine, di affetto. Alla nave dello Stato in pericolo, Orazio si rivolgeva come ad una persona cara. Mentre i nostri capi di governo e ministri non dedicano all’Italia una indagine, uno studio, un pensiero. Se sono docenti, scrivono trattati scolastici, dispense. Andreotti, il solo ministro con la fama di uomo “colto”, ha gl’interessi di un canonico dell’Ottocento. Un ministro socialdemocratico scrive romanzetti per coprire di immondizie la sua giovinezza fascista. E basta.

Non voglio dire che i ministri francesi scrivano e siano colti, e i nostri no. Poco m’importa di queste gare. Dico che là c’è gente che pensa, e studia, e soffre e s’interroga sulle sorti di quella che, incontestabilmente, e per tutti, è la Patria. E qua, dove nessuno adopera questo nome obsoleto, tutti parlano sciattamente di un “Paese”, che sarà laboratorio di nuove formule, arengo di chiacchiere, forziere da saccheggiare, ma a nessuno viene in mente di farne oggetto di studio di riflessione, di cura affettuosa.

Se è vero (è sempre Leopardi) che “il popolaccio italiano è il più cinico dei popolacci”, è vero anche che gli corrisponde la più cinica delle classi dirigenti che mai si siano viste in Europa. E ciò spiega tante cose”. Questo virgolettato che sembra scritto oggi, è stato pubblicato su “Il Giornale” del 18 gennaio 1980 e firmato da Piero Buscaroli. Abbiamo avuto anche noi gente che pensava e amava la Patria. Ora, stretti dalla svogliatezza borghese o indifferenti per il nichilismo strisciante, oppure perché “tanto non cambia nulla” siamo tutti più o meno consapevolmente un po’ Fantozzi e un po’ Tafazzi. E il Sistema ride, mentre noi che guardiamo solo al nostro piccolo orticello, siamo troppi ad esser convinti che agisca per il nostro bene.

 

Per la lettura completa: https://www.informazionecattolica.it/2023/04/03/loccidente-liberale-e-anestetizzato-succube-di-un-potere-che-puo-fare-cio-che-vuole/

Il nascituro reificato e la sovversione dell’ordine naturale

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di Matteo Castagna

 

ARIANNA EDITRICE – 26/03/2023

Il nascituro reificato e la sovversione dell’ordine naturale

Fonte: Matteo Castagna

L’utero in affitto deve diventare un reato universale. In Italia è un crimine dal 2004. Pene previste sono la reclusione da 3 mesi a 2 anni, e una multa pesantissima da seicentomila a un milione di euro.
Non esiste il reato di istigazione, che eventualmente potrebbe rientrare nel generico “istigazione a delinquere”, ma nessuno finora l’ha mai applicato ai sinistri individui che lo propugnano pubblicamente, forse per evitare la gogna mediatica “arcobalenga”.
“Il ricorso all’utero in affitto offende contemporaneamente la natura, il buon senso, la saggezza e il diritto” – scrive il noto psichiatra Alessandro Meluzzi nel libro “Attacco alla Famiglia” (Ed. Altaforte, 2020). L’ideologia fuorviante dell’affettività produce una abominevole confusione tra diritto e desiderio. La natura ha stabilito che la famiglia sia formata da un uomo e una donna perché solo la loro unione può determinare la nascita di un figlio. Senza l’ausilio di tecniche mediche, non è possibile concepire per una coppia omosessuale. Questa affermazione non ha alcun intento discriminatorio ma è un dato di fatto, meramente biologico.
La volontà, il capriccio o il desiderio di due uomini o di due donne di comprare un figlio sono ferocemente egoistici e non tengono conto dei diritti del bambino. Se esistesse un po’ di buon senso offenderebbe anche chi lo pratica. Il ricorso alla maternità surrogata può essere pericoloso per la mamma affittata e, ancor di più, per il piccolo innocente. Meluzzi, con saggezza, si chiede quale sarà lo sviluppo psico-affettivo di questi nuovi nati? Se, da un lato è realistico pensare a stigmatizzazione sociale, emarginazione, discriminazione, dall’altro, forse ancora più importante, prevede che “ci sia sicuramente una tendenza all’emulazione dei genitori, perciò la scelta omosessuale sarà quasi obbligata” (Abbie E. Goldberg, assistente universitaria presso il Dipartimento di Psicologia della Clark University di Worcester, nel Massachusetts, Omogenitorialità, Erickson, Trento, 2015). La mercificazione del corpo offende la dignità della donna, nonostante vi siano femministe incallite che lo ritengano addirittura un diritto. E se lo scopo, come suggerisce sempre il Prof. Alessandro Meluzzi, fosse “portare via i figli alle famiglie povere e darli a comunità, case famiglia dove poi vengono erogati fino a 400 euro al giorno per ogni minore, oppure a coppie benestanti, se possibile omogenitoriali”? Questi eventi sono mostruosi e diabolici. Assistiamo ad un cortocircuito letale. La crisi della famiglia genera quella dell’uomo e la crisi delle prospettive dell’umano nei suoi orizzonti genera la crisi della famiglia, con un’identità debole, che tende all’instabilità, alla paura, all’alienazione, alla fluidità.
La Sovversione dell’ordine naturale è sempre graduale nel tempo. Il suo tratto demoniaco, che mira alla disintegrazione dei legami, ci svela come, al contrario, il diritto naturale sia armonioso, stabile, forte, sicuro, realistico, granitico, tradizionale. La teologia Morale ci insegna che per giudicare dell’imputabilità di un dato atto passionale occorre vedere se il suo insorgere sia antecedente o conseguente all’atto di volontà. La patologia derivante da gravi problematiche dovute ad una affettività disordinata va considerata sotto due aspetti differenti: a) la morbosa variazione del tono affettivo; b) l’azione morbosa esercitata dalle emozioni sull’organismo. Il politicamente corretto, che spinge all’edonismo ed alle passioni più sregolate, anche quando si nasconde sotto forma di buonismo, chiama Amore ciò che non può essere altro che attrazione, sentimentalismo, piacere momentaneo e fugace. Amare è volere il bene dell’altro. Come si può amare inducendo l’altro al peccato mortale, quindi all’inimicizia con Dio e le Sue leggi eterne? Oppure provocando possibili ripercussioni gravissime a dei minori?
La scrittrice Susanna Tamaro, nonostante si dicesse favorevole alle adozioni per coppie omosessuali (cfr.Greta Privitera, in Vanity Fair, 17 settembre 2016)  si è così espressa: “L’utero in affitto è forse la più sofisticata e atroce forma di schiavismo inventata dalla modernità, uno schiavismo in cui il volto della iena è nascosto dietro il sorriso del benefattore, uno schiavismo che furbescamente si ammanta dell‘amore’. Un amore che non si riferisce in alcun modo al bene di chi nasce ma soltanto ai desideri dei singoli individui”.
Agghiacciante la testimonianza di Sheela Saravanan dall’India: “Le nostre madri surrogate sono stressate a livello fisico e psichico anche se ricevono soldi; alla base ci sono povertà, analfabetismo, sottomissione. Vivono in stanzoni durante la gestazione e vengono nutrite molto per far crescere il bambino”. Il prezzo del neonato infatti sale con il peso. Il cesareo è obbligatorio. E i disabili, sono un “prodotto difettato”, perciò abortiti o abbandonati in strada. Paradossale l’ipocrisia in Germania: “La Gpa è vietata dentro il Paese ma se vanno a farla all’estero va bene”.

Per approfondire: https://www.ariannaeditrice.it/articoli/il-nascituro-reificato-e-la-sovversione-dell-ordine-naturale

Utero in affitto: diritto e amore o crimine e capriccio?

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di Matteo Castagna

 

Buongiorno,

sperando di far cosa gradita, questa settimana inoltro una riflessione ricca di particolari, sulla questione dell’utero in affitto.

Buona lettura.

MC

 

L’EDITORIALE DEL LUNEDÌ

di Matteo Castagna per InFormazione Cattolica:

L’UTERO IN AFFITTO DEVE DIVENTARE UN REATO UNIVERSALE

L’utero in affitto deve diventare un reato universale. In Italia è un crimine dal 2004. Pene previste sono la reclusione da 3 mesi a 2 anni, e una multa pesantissima da seicentomila a un milione di euro.

Non esiste il reato di istigazione, che eventualmente potrebbe rientrare nel generico “istigazione a delinquere”, ma nessuno finora l’ha mai applicato ai sinistri individui che lo propugnano pubblicamente, forse per evitare la gogna mediatica “arcobalenga”.

“Il ricorso all’utero in affitto offende contemporaneamente la natura, il buon senso, la saggezza e il diritto” – scrive il noto psichiatra Alessandro Meluzzi nel libro “Attacco alla Famiglia” (Ed. Altaforte, 2020). L’ideologia fuorviante dell’affettività produce una abominevole confusione tra diritto e desiderio. La natura ha stabilito che la famiglia sia formata da un uomo e una donna perché solo la loro unione può determinare la nascita di un figlio. Senza l’ausilio di tecniche mediche, non è possibile concepire per una coppia omosessuale. Questa affermazione non ha alcun intento discriminatorio ma è un dato di fatto, meramente biologico.

La volontà, il capriccio o il desiderio di due uomini o di due donne di comprare un figlio sono ferocemente egoistici e non tengono conto dei diritti del bambino. Se esistesse un po’ di buon senso offenderebbe anche chi lo pratica. Il ricorso alla maternità surrogata può essere pericoloso per la mamma affittata e, ancor di più, per il piccolo innocente. Meluzzi, con saggezza, si chiede quale sarà lo sviluppo psico-affettivo di questi nuovi nati? Se, da un lato è realistico pensare a stigmatizzazione sociale, emarginazione, discriminazione, dall’altro, forse ancora più importante, prevede che “ci sia sicuramente una tendenza all’emulazione dei genitori, perciò la scelta omosessuale sarà quasi obbligata” (Abbie E. Goldberg, assistente universitaria presso il Dipartimento di Psicologia della Clark University di Worcester, nel Massachusetts, Omogenitorialità, Erickson, Trento, 2015).

La mercificazione del corpo offende la dignità della donna, nonostante vi siano femministe incallite che lo ritengano addirittura un diritto. E se lo scopo, come suggerisce sempre il Prof. Alessandro Meluzzi, fosse “portare via i figli alle famiglie povere e darli a comunità, case famiglia dove poi vengono erogati fino a 400 euro al giorno per ogni minore, oppure a coppie benestanti, se possibile omogenitoriali”?

Questi eventi sono mostruosi e diabolici. Assistiamo ad un cortocircuito letale. La crisi della famiglia genera quella dell’uomo e la crisi delle prospettive dell’umano nei suoi orizzonti genera la crisi della famiglia, con un’identità debole, che tende all’instabilità, alla paura, all’alienazione, alla fluidità.

La Sovversione dell’ordine naturale è sempre graduale nel tempo. Il suo tratto demoniaco, che mira alla disintegrazione dei legami, ci svela come, al contrario, il diritto naturale sia armonioso, stabile, forte, sicuro, realistico, granitico, tradizionale.

La teologia Morale ci insegna che per giudicare dell’imputabilità di un dato atto passionale occorre vedere se il suo insorgere sia antecedente o conseguente all’atto di volontà. La patologia derivante da gravi problematiche dovute ad una affettività disordinata va considerata sotto due aspetti differenti: a) la morbosa variazione del tono affettivo; b) l’azione morbosa esercitata dalle emozioni sull’organismo. Il politicamente corretto, che spinge all’edonismo ed alle passioni più sregolate, anche quando si nasconde sotto forma di buonismo, chiama Amore ciò che non può essere altro che attrazione, sentimentalismo, piacere momentaneo e fugace. Amare è volere il bene dell’altro. Come si può amare inducendo l’altro al peccato mortale, quindi all’inimicizia con Dio e le Sue leggi eterne? Oppure provocando possibili ripercussioni gravissime a dei minori?

La scrittrice Susanna Tamaro, nonostante si dicesse favorevole alle adozioni per coppie omosessuali (cfr.Greta Privitera, in Vanity Fair, 17 settembre 2016)  si è così espressa: “L’utero in affitto è forse la più sofisticata e atroce forma di schiavismo inventata dalla modernità, uno schiavismo in cui il volto della iena è nascosto dietro il sorriso del benefattore, uno schiavismo che furbescamente si ammanta dell‘amore’. Un amore che non si riferisce in alcun modo al bene di chi nasce ma soltanto ai desideri dei singoli individui”.

Agghiacciante la testimonianza di Sheela Saravanan dall’India: “Le nostre madri surrogate sono stressate a livello fisico e psichico anche se ricevono soldi; alla base ci sono povertà, analfabetismo, sottomissione. Vivono in stanzoni durante la gestazione e vengono nutrite molto per far crescere il bambino”. Il prezzo del neonato infatti sale con il peso. Il cesareo è obbligatorio. E i disabili, sono un “prodotto difettato”, perciò abortiti o abbandonati in strada. Paradossale l’ipocrisia in Germania: “La Gpa è vietata dentro il Paese ma se vanno a farla all’estero va bene”.

 

Per approfondire: https://www.informazionecattolica.it/2023/03/27/utero-in-affitto-diritto-e-amore-o-crimine-e-capriccio/

La Russia, tra provocazioni ed etica

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di Matteo Castagna

IL PRESIDENTE RUSSO È RICERCATO IN 123 PAESI DEL MONDO, MA NON NEGLI STATI UNITI ED IN UCRAINA!

La Corte Penale internazionale ha emesso un mandato di arresto contro Putin per la deportazione dei bambini ucraini. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha dichiarato: “La Russia non è parte dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale e non ha alcun obbligo ai sensi di esso. La Russia non collabora con questo organismo e le possibili ‘ricette’ per l’arresto provenienti dalla Corte internazionale di giustizia saranno legalmente nulle per noi”.

Il Presidente russo è ricercato in 123 Paesi del mondo, ma non negli Stati Uniti ed in Ucraina. L’atto farebbe già ridere così, ma giunge al grottesco con la dichiarazione del magistrato italiano Cuno Tarfusser, già procuratore di Bolzano, sostituto procuratore generale a Milano e, soprattutto per undici anni, dal marzo 2009, alla Corte penale internazionale, della quale è stato anche vice presidente: “Putin non sarà mai formalmente processato”.

Sul piano politico, è facile dedurre che una simile farsa sia solamente l’ennesima provocazione nei confronti del leader russo, che si riverbera in Occidente come una barzelletta. Poiché il sistema mediatico leccapiedi degli americani non racconta la verità, c’è, chi, conoscendola, non teme di dirla. E’ il caso del senatore USA Roger Marshall, che ha affermato pubblicamente: “Non sono Iran, Russia, Cina o Corea del Nord a rappresentare una minaccia per l’America, ma il debito di 31 trilioni di dollari del governo USA”.

Proprio per questo il sistema americano cerca una guerra, e poiché Putin lo sa, non gli fa questo favore. Osserva con acume Doug Bandow sulla rivista Limes: “Assuefatti al soccorso americano via NATO, gli europei condannano Mosca con forti riserve e scarse risorse. L’escalation è disastrosa anche per gli USA. Le ipocrisie occidentali. Kiev dovrebbe scegliere: continuare la guerra senza di noi o finirla, presto, con il nostro aiuto”.

Il filosofo Aleksandr Dugin ha parlato di cosa esattamente gli Stati Uniti e l’Europa stiano sbagliando nel costruire le relazioni con il resto del mondo. L’Occidente sta commettendo due errori fondamentali, persino logici. In primo luogo, dice che noi [l’Occidente] siamo la civiltà e voi [la Russia] non siete la civiltà. In altre parole, Washington e Bruxelles si arrogano il diritto di definire gli altri Stati e le altre nazioni e nel frattempo sono sicuri di essere l’unica civiltà del pianeta. Il secondo errore è che le autorità americane ed europee, le élite globaliste, cercano di sostituire esclusivamente a se stesse un concetto così vasto come quello di “Occidente”.

La moderna civiltà occidentale liberale e globalista non è la stessa cosa della civiltà occidentale in senso lato. Il secondo concetto implica qualcosa di completamente diverso: negando i valori tradizionali, tuttavia, i globalisti sferrano un colpo sia a noi che all’Occidente. Noi russofili siamo sostenitori del vero Occidente, non vogliamo affrontare la russofobia che ci viene riversata addosso con l’odio per l’Occidente, amiamo la cultura occidentale, lo sappiamo, ma ciò che viene imposto oggi dalla moderna élite liberale non ha alcuna relazione con i profondi valori occidentali, greco-romani, cristiani medievali, così come con la filosofia e la cultura in generale”, ha concluso l’interlocutore.

Questa affermazione è talmente vera e sotto gli occhi di tutti che fa venire alla mente la forte affermazione della Lettera di S. Paolo agli Efesini (6:11-12): “Rivestite l’intera armatura di Dio, affinché possiate resistere alle astuzie del diavolo, perché la nostra lotta non è contro gli esseri umani, ma contro i poteri e le autorità, contro i governanti di questo mondo oscuro…”.

Un aneddoto adeguato riguarda la risposta che diede il grande matematico arabo Al-Khawarizmi sul valore dell’essere umano. “Se ha Etica [ovvero la dottrina dei costumi, il diritto naturale e quello divino, n.d.r.], allora in suo valore è 1. Se in più è intelligente, aggiungete uno zero e il suo valore sarà 10. Se è ricco aggiungete un altro zero e il suo valore sarà 100. Se, oltre a tutto ciò, è una bella persona, aggiungete un altro zero e il suo valore sarà 1000. Però se perde l’uno che corrisponde all’Etica, perderà tutto il suo valore perché gli rimarranno solo gli zeri. Poiché la saggezza è, anch’essa multipolare, il matematico arabo conclude il suo ragionamento con queste parole: “E’ molto semplice: senza valori Etici né principi solidi non rimane nulla. Solamente delinquenti, corrotti e cattive persone”.

Per la lettura dell’articolo: https://www.informazionecattolica.it/2023/03/20/la-russia-tra-provocazioni-ed-etica/ 

 

L’Occidente ha provocato la guerra in Ucraina

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2023/03/13/loccidente-ha-provocato-la-guerra-in-ucraina/

SECONDO LO STORICO AMERICANO BENJAMIN ABELOW SONO GLI STATI UNITI E LA NATO A ESSERE I PRINCIPALI RESPONSABILI DELLA CRISI UCRAINA

Venerdì 10 Marzo 2023 il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha dichiarato al programma Big Game di Channel One: “… Contro la Russia si stanno usando un linguaggio, una retorica e delle azioni estremamente aggressive, soprattutto sotto forma di sanzioni illegali e senza precedenti. L’Occidente lo ha deciso da solo che questa è una guerra all’ultimo sangue. […] La filosofia “con noi o con la Russia” è stata alimentata dall’Unione Europea fin dall’inizio della situazione geopolitica, dopo la scomparsa dell’URSS“.

Quando c’è di mezzo una guerra di potere geopolitico, la propaganda di parte domina, perciò sono necessarie letture il più possibile super partes, perché in tali frangenti e, soprattutto, quando qualcuno vincerà, scriverà la storia a modo suo, imponendo un pensiero unico, che, molto spesso è lontano dalla verità. La filosofia “o con noi [Occidente], o con la Russia” non è un’invenzione di Lavrov ma la realtà che viviamo tutti i giorni. L’impressione è che si tratti di un espediente per impedire di ricercare e raccontare i fatti, senza la mediazione della propaganda. Ma non tutti si piegano a questa superficialità, non per essere dei “bastian contrari”, ma perché se i fatti diventano crimini e le menzogne vengono scoperte, il giudizio diventa più realistico.

Nonostante un consenso generale in ascesa, il governo Meloni non trova il sostegno del 57% del popolo italiano, secondo un sondaggio condotto da Iai e Laps, in merito al sostegno militare in Ucraina. Con un debito ormai al 150% del Pil, servito interamente dal risparmio privato mondiale, l’Italia non può permettersi una politica come quella ungherese di Victor Orban, che, invece, ha un debito sovrano al 75% del Pil e vanta la possibilità di praticare una politica monetaria indipendente col 20% di inflazione annuo.

Secondo lo storico americano Benjamin Abelow sono gli Stati Uniti e la NATO a essere i principali responsabili della crisi ucraina. Attraverso una storia trentennale di decisioni politiche sbagliate e di provocazioni, iniziate durante la dissoluzione dell’Unione Sovietica, Washington e i suoi alleati europei hanno posto la Russia in una situazione considerata insostenibile da Putin e dal suo staff militare. Attraverso il libro “Come l’Occidente ha provocato la guerra in Ucraina” (Fazi Editore, Febbraio 2023 eu. 10,00) all’autore bastano 70 pagine per mostrare in modo chiaro e convincente come l’Occidente abbia innescato il conflitto ucraino, mettendo i propri cittadini e il resto del mondo di fronte al rischio reale di una guerra nucleare. Abelow dà voce ad autorevoli analisti politici, militari e funzionari governativi degli Stati Uniti – tra questi John J. Mearsheimer, Stephen F. Cohen, George F. Kennan, Douglas Macgregor – che ci fanno comprendere le ragioni più profonde, mistificate o taciute, della tragedia in corso.

Tutti questi esperti di politica estera sull’ espansione della NATO in Europa orientale dissero al loro grande e superpotente Paese che tale politica avrebbe commesso un pericoloso errore strategico. George Kennan, che si può ritenere il più insigne statista americano del secolo scorso, mise in guardia già nel 1997: “L’allargamento della NATO sarebbe l’errore più fatale della politica americana in tutta l’era post guerra fredda”. Kennan aggiungeva poi, l’anno successivo, in un’intervista a Thomas Friedman: “Ma davvero non lo capiamo? Le nostre divergenze durante la guerra fredda erano con il regime comunista sovietico. E adesso stiamo voltando le spalle proprio alle persone che hanno organizzato la più grande rivoluzione incruenta della storia per rimuovere quel regime”. Fiona Hill, ben inserita negli ambienti di Washington e convinta antirussa, in una intervista pubblicata di recente sulla rivista online “Politico” ammette che gli Stati Uniti hanno commesso dei terribili errori.

Quanto a Putin, la Hill ha specificato: “Penso ci sia un piano razionale e metodico che risale a molto tempo fa, almeno al 2007, quando [Putin] mise in guardia il mondo, e certamente l’Europa, che Mosca non avrebbe accettato un’ulteriore espansione della NATO. E poi, nel giro di un anno, nel 2008, la NATO ha aperto le porte alla Georgia e all’Ucraina. Risale certamente a quel frangente”. Ciò dimostra che già nel lontano 2007, sette anni prima dell’annessione della Crimea, l’intelligence americana era consapevole che esisteva “un rischio reale e concreto” che, in risposta all’espansione della NATO, la Russia annettesse la Crimea, così come sapeva che questa espansione ad est avrebbe potuto innescare una vasta azione militare russa, molto più ampia, estesa all’Ucraina ed alla Georgia.

Abelow analizza, di fatto, una storia controfattuale, ma molto utile a comprendere la situazione: “Se gli Stati Uniti non avessero esteso la NATO fino ai confini con la Russia; se non avessero schierato sistemi di lancio di missili con capacità nucleare in Romania e non li avessero messi in cantiere in Polonia e forse anche in altri Paesi; se non avessero contribuito al rovesciamento del governo ucraino democraticamente eletto nel 2014; se non si fossero ritirati dal trattato ABM e dal trattato sui missili nucleari a raggio intermedio, e non avessero poi ignorato i tentativi russi di negoziare una moratoria bilaterale su tali dispiegamenti; se non avessero condotto esercitazioni a fuoco vivo in Estonia per addestrarsi a colpire obiettivi all’interno della Russia; se non avessero raccordato l’esercito americano con quello ucraino, se gli stati Uniti e i loro alleati NATO non avessero fatto tutte queste cose, la guerra in Ucraina probabilmente non sarebbe scoppiata”. Penso sia una affermazione ragionevole. In una recente intervista, il professore emerito di Politica russa ed europea all’Università del Kent Richard Sakwa ha asserito che Zelensky avrebbe potuto ricercare la pace con la Russia pronunciando solo cinque parole: “L’Ucraina non aderirà alla NATO”. Ha, altresì, fatto il contrario a causa della continua ingerenza di USA e NATO.

“Oggi – conclude Benjamin Abelow – i leader politici di Washington e delle capitali europee, assieme ai mezzi di informazione allineati e codardi che riportano acriticamente le loro sciocchezze, cercano di tirarsi fuori dal fango ma ci sono dentro fino al collo. E’ difficile pensare come coloro che sono stati talmente sciocchi da infilarsi in quel fango possano trovare la saggezza per uscirne prima di affondare del tutto e portare giù con sé tutti noi”.

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