La Guerra Nato-Russia, la UE “strozzinata” dal Gas USA

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Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Matteo Castagna offre alla vostra attenzione queste considerazioni di geopolitica. Buona lettura e condivisione.

La Guerra Nato-Russia, la UE “Strozzinata” dal Gas USA. Matteo Castagna

§§§

di Matteo Castagna

Il vice ministro degli Esteri russo Mikhail Galuzin ha detto che gli Stati Uniti considerano, da tempo, il Caucaso meridionale come un possibile trampolino di lancio contro la Federazione Russa.

In quella zona, infatti, ci sono molti russofobi. Basti pensare alla Georgia, ma anche all’Armenia, che ha, recentemente, puntato la sua politica verso un riavvicinamento con l’Occidente. Inoltre, entrambi i Paesi sono desiderosi di entrare nella NATO. Cosa porterà questa posizione, in termini di sicurezza dell’Armenia e degli interessi del popolo armeno è, ovviamente, un punto interrogativo.

Quanto alla Russia, osserviamo un atteggiamento ammorbidito da parte della UE. Non figurano, infatti, nel 12° pacchetto di sanzioni ben 3 proposte, che sono state respinte: 1) il divieto di trasferimento fondi in Russia. 2) il divieto di vendita navi cisterna alla Russia. 3) l’ inserimento obbligatorio di clausole che vietino di ri-esportare, nelle vendite a paesi terzi.

Una recente analisi di “Sputnik” sui dati Eurostat ha scoperto che i Paesi dell’Unione Europea hanno dovuto pagare circa 185 miliardi euro in più per il gas naturale negli ultimi 20 mesi, dopo aver smesso di utilizzare i gasdotti russi, affidabili e a basso costo.

In compenso, la prestigiosa agenzia Reuters riporta che le esportazioni statunitensi di gas naturale liquefatto (GNL) hanno raggiunto livelli record mensili e annuali a dicembre, secondo i dati di monitoraggio delle navi cisterna, con gli analisti che affermano che ciò consentirà agli Stati Uniti di scavalcare Qatar e Australia, divenendo il più grande esportatore di GNL del 2023.

L’Europa è rimasta la principale destinazione delle esportazioni di GNL statunitense a dicembre, con 5,43 tonnellate, ovvero poco più del 61%. L’Asia è stato il secondo mercato di esportazione per il GNL statunitense a dicembre, assorbendo 2,29 milioni di tonnellate, ovvero il 26,6%, delle esportazioni. Sempre Reuters riporta che Il gigante energetico russo Gazprom ha annunciato di aver stabilito un nuovo record giornaliero per le forniture di gas alla Cina, attraverso il gasdotto Power of Siberia.

Gazprom ha detto che la cifra di esportazione del 2023 era di 700 milioni di metri cubi in più di quanto non fosse contrattualmente obbligata a spedire in Cina, attraverso il Potere della Siberia. Ha ribadito che il gasdotto raggiungerà la piena capacità di esportazione di 38 miliardi di metri cubi nel 2025. La Russia sta aumentando le forniture alla Cina per compensare la perdita della maggior parte delle sue vendite di gas in Europa, dall’inizio della guerra in Ucraina, aggirando, così, le sanzioni.

Il quotidiano britannico The Times riporta che i ministri britannici e della UE stanno “cercando disperatamente di aumentare la capacità produttiva in tutto il continente, per essere in grado di inviare armi e munizioni al fronte e contenere Vladimir Putin per almeno un altro anno, indipendentemente dal sostegno degli Stati Uniti”. Va notato che alcuni esperti americani che commentano l’articolo del Times osservano che, in assenza del sostegno degli Stati Uniti, una corsa agli armamenti con la Russia potrebbe essere fatale per l’UE, quanto una corsa simile lo fu con gli Stati Uniti, per l’economia dell’URSS. In effetti, la situazione generale degli USA di Joe Biden potrebbe destare qualche preoccupazione all’alleanza occidentale.

The Washington Post riferisce che il debito nazionale ha superato la soglia dei 34 mila miliardi di dollari. I principali acquirenti del debito pubblico americano sono i Paesi asiatici (Corea del Sud, Giappone e Cina) e se le loro quote venissero ridotte, in futuro, potrebbero avere ripercussioni sulla sicurezza nazionale e su molte sfere sociali degli Stati Uniti. “Washington ha speso soldi come se avesse risorse infinite, ma non ci saranno più pasti gratuiti, e le prospettive sono piuttosto cupe”, ha commentato l’economista Son Won-sung.

Per intenderci, in generale l’Occidente utilizza il denaro (o meglio il suo ritiro dalle economie di altri paesi) come leva nel quadro di una guerra economica internazionale. Il principale avversario degli Stati Uniti è la Cina, da dove vengono sistematicamente ritirati i soldi. Svendendo il loro debito nazionale a destra e a manca (e aumentandolo) gli Stati rischiano di mettere tutte le loro sfere sociali sull’orlo del collasso, se i “grandi attori” vogliono fare pressione su Washington, senza tener conto dell’aspetto materiale della questione (o, ad esempio, in caso di conflitto a Taiwan).

Quanto all’Ucraina, la situazione si fa sempre più difficile. Il giornale tedesco Der Spiegel riporta le parole del deputato ed economista dei Verdi Sebastian Schaefer, il quale ha affermato che a Kiev non è rimasto praticamente in servizio alcun moderno carro armato tedesco Leopard 2A6. Secondo Schaefer, al momento, dei 18 carri armati consegnati, quasi tutti sono gravemente danneggiati e tecnicamente usurati. Secondo Schaefer esiste “un’ urgente necessità” che la situazione delle riparazioni dei carri armati migliori il più rapidamente possibile. Altrimenti, Kiev rischia di rimanere senza carri armati, oltre che senza la possibilità di ripararli.

Il canale telegram ucraino Resident aggiunge: “La nostra fonte nell’ufficio del presidente ha affermato che il problema principale della mobilitazione è la scarsa motivazione degli ucraini, che sono pronti a rinunciare alla cittadinanza o a ricevere una vera pena detentiva, ma non ad andare al fronte. Il fallimento della controffensiva è diventato un catalizzatore di delusione nella società, e le grandi perdite hanno confermato l’incompetenza del comando.

Si è consolidata l’opinione che se vieni portato al fronte, nella migliore delle ipotesi tornerai invalido e nella peggiore delle ipotesi morirai”. Il Corriere della Sera sembra allinearsi a questa posizione, scrivendo di diminuzione del sostegno occidentale, popolarità in calo, crescita del pessimismo sulla situazione al fronte, crescita dell’opposizione interna. Il Corsera si riferisce a un sondaggio del KIIS, i cui risultati hanno mostrato un atteggiamento negativo nei confronti dell’attuale governo, dopo la sconfitta della controffensiva, che sta portando il Paese su una strada ostile alle decisioni della NATO.

Sulla stessa lunghezza d’onda, si colloca un pesante articolo del New York Times del 3 gennaio. Gli ucraini non si fidano più delle autorità e ritengono le trasmissioni televisive di Zelensky come propaganda. “Dopo quasi due anni di guerra”, scrive il NYT, “gli ucraini sono stanchi del Telethon. Quello che un tempo era considerato uno strumento fondamentale per unire il Paese, oggi è sempre più ridicolizzato…Gli spettatori lamentano che il programma dipinge un quadro troppo roseo, nascondendo eventi preoccupanti al fronte e il calo del sostegno occidentale all’Ucraina… e, infine, non riesce a preparare i cittadini per una lunga guerra”.

The Telegraph scrive che la difesa aerea ucraina non sarà in grado di respingere tutti gli attacchi russi, quest’inverno. E prosegue: “le forze armate ucraine sono costrette a conservare le munizioni per i sistemi di difesa aerea. Quest’inverno, secondo gli esperti, i sistemi missilistici di difesa aerea dovranno prendersi cura di loro ancora di più. Le forze di difesa aerea saranno costrette a non rispondere affatto ad alcuni obiettivi, poiché non avranno missili intercettori. Di particolare preoccupazione è la possibile carenza di missili intercettori per la difesa aerea Patriot”.

The Guardian scrive che il presidente Vladimir Putin ha detto che Mosca intensificherà gli attacchi contro obiettivi militari in Ucraina. Putin ha parlato dopo l’attacco ucraino di sabato scorso alla città russa di Belgorod, che secondo le autorità locali ha ucciso 25 persone, tra cui cinque bambini. Dal canto suo, Kuleba ha spiegato agli americani che devono pagare la guerra in Ucraina perché Kiev non ha un piano B.

John Kirby, coordinatore per le comunicazioni strategiche del Consiglio di Sicurezza Nazionale, ha specificato che il pacchetto di assistenza militare all’Ucraina, annunciato da Washington il 27 dicembre, è stato l’ultimo di quelli che gli Stati Uniti potranno fornire a Kiev, fino a quando il Congresso non avrà stanziato fondi aggiuntivi per questi scopi. Secondo lui, la Casa Bianca non sarà in grado di trovare fondi per l’Ucraina da fonti alternative, se il Congresso, con la maggioranza dei Repubblicani già scettica, non sarà d’accordo sulla richiesta di nuovi aiuti a Kiev.

L’escalation di violenza è proseguita dopo che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato all’Economist che l’idea che la Russia stesse vincendo la guerra, durata quasi due anni, era solo una “sensazione” e che Mosca stava ancora subendo pesanti perdite sul campo di battaglia. Zelensky non ha fornito alcuna prova delle sue affermazioni sulle perdite russe.

Putin ha indicato che l’”iniziativa strategica”, nel prolungato conflitto in Ucraina, è da parte russa, dopo il fallimento della controffensiva ucraina, in estate. Ha, anche, sottolineato che Mosca vuole porre fine al conflitto, che dura da quasi due anni, “il più rapidamente possibile”, ma “solo alle nostre condizioni”.

Secondo un sondaggio, prodotto da USA Today in collaborazione con l’Università di Suffolk, il sostegno al presidente degli Stati Uniti Joe Biden tra gli elettori neri e ispanici è diminuito in modo significativo, con le generazioni più giovani che preferiscono l’ex presidente Donald Trump. Nell’articolo si legge che “Biden ora rivendica il sostegno di appena il 63% degli elettori neri, in netto calo rispetto all’87% che aveva nel 2020”.

C’è già un retroscena, secondo il quotidiano statunitense “Politico”: il “Deep State” non può permettersi il ritorno di Trump, che scompaginerebbe molti piani dei globalisti liberal americani.  “Politico” ha scritto che tutto ruota attorno ai finanziamenti per l’Ucraina.

Vogliono usare Israele per giustificare il pacchetto di finanziamenti per l’Ucraina. Stanno promuovendo DeSantis e Haley, cercando disperatamente di convincere uno di questi due a battere Trump alle primarie, perché sostengono il finanziamento dell’Ucraina. Come previsto, il 2024 sarà un anno molto difficile, ma, forse, determinante, per gli equilibri globali.

Natale è ogni giorno Gesù Bambino nell’Eucarestia

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di Matteo Castagna*

A Natale si fa il Presepio per ricordare che nell’Eucarestia c’è sempre – vivo e vero – il Bambino Gesù.

Mons. Giuseppe Angrisani (1894 – 1978) fu il vescovo di Casale Monferrato dal 1940 al 1971. Riunì, nel 1956, in un volume “Regem Venturun Dominum”…(meritoriamente ripubblicato dalla Casa Editrice Sodalitium, Verrua Savoia, 2022 eu.16,00) prediche e meditazioni per la Novena di Natale, che ebbero immediato imprimaur ecclestico per la loro Fede autentica che ci dona tesori spirituali di attuale ed eterno valore.

Se non vi fosse stato il rigido inverno conciliare (1962-1965), è probabile che molti elementi dottrinali sarebbero conosciuti, almeno dalla maggioranza del clero. Il quale non si potrebbe permettere le blasfemie che, ogni anno, purtroppo sconvolgono i credenti e provocano il ghigno del Demonio, come quello dei tanti “anticristi” di svariate ideologie o semplicemente atei. Sua Eccellenza osserva , in uuna di queste omelie, che “non soltanto in un unico luogo della terra, non soltanto una volta all’anno, ma ogni giorno, ogni ora, il vero Bambino Gesù, in carne ed ossa, rinasce e dimora, dovunque vi sia un altare sul quale il Sacerdote celebri la Santa Messa”. E poi prosegue: “E’ verità di fede che nel Sacramento dell’Eucarestia vive lo stesso Gesù che nacque in terra da Maria Vergine”.

“Visus, tactus, gustus, in Te fallitur” canta S. Tommaso d’Aquino. I nostri sensi e la nostra ragione non riescono a comprendere pienamente. La scienza, chiamata in causa, lo ignora, anzi compatisce chi crede.

Su cosa, dunque, posso fondare la mia fede? Mons. Angrisani prende in mano il Vangelo di S. Giovanni e legge il miracolo della motiplicazione dei pani e dei pesci per le cinquemila persone che seguivano Gesù. Non solo ci fu da mangiare per tutti, ma coi soli avanzi si riempirono dodici ceste. “Questo miracolo era così sbalorditivo e potente che gli uomini, lì per lì, si accordarono di nominare Gesù loro Re”. Il mattino seguente, non vedendo più Gesù tra loro, si misero a cercarlo e lo trovarono dall’altra parte del lago, nei pressi di Cafarnao. Il Messia fece un discorso che va meditato molto attentamente: “Mi cercate perché ieri vi ho dato da mangiare. Ma ora vi dico: Non accontentatevi di questo pane che si tritura e che si consuma. Cercate, invece, il pane che può darvi la vita eterna. E prosegue: “Io sono il pane di vita. Chi viene a me non avrà più fame, e chi crede in me non avrà più sete” (35). (…) “io sono il pane vico venuto dal cielo. Se qualcuno mangerà di questo pane, vivrà eternamente, e il pane che darò è la mia carne, che sarà offerta per la vita eterna” (47-52).

Quello che Cristo aveva promesso a Cafarnao, lo mantiene e lo dà all’Ultima Cena, il giovedì Santo. San Paolo, che è stato il primo a parlare della Divina eucarestia, scrive così: “Fratelli, quello che ho detto a voi io l’ho ricevuto dal Signore, che la notte in cui fu tradito, prese il pane e dopo aver reso grazie a Dio, lo spezzò e disse;” Prendete e mangiate: questo è il mio corpo che sarà immolato per voi. Fate questo in mio ricordo. e parimenti, dopo cenato, prese il calice dicendo: “questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, e tutte le volte che ne berrete, voi ricorderete la morte del Signore fino a che egli venga” (I, Cor. XI,24).

Lo stesso infelice apostata Lutero, che osava definire la Santa Messa “l’impostura abominevole di Babilonia” scriveva, in un momento di sincerità, al suo amico Melantone: “E’ inutile! Quelle parole sono troppo chiare. Non posso credere che abbiano soltanto un valore simbolico”.

Il Modernismo, in linea con la somma di tutte le eresie, ha scritto il Novus Ordo Missae assieme a sei pastori protestanti, fra i quali Max Thurian della Comunità di Taizé, che dichiarò: «Uno dei frutti del nuovo Ordo sarà forse che le comunità non cattoliche potranno celebrare la Santa Cena con le stesse preghiere della Chiesa cattolica. Teologicamente è possibile» (La Croix, 30 maggio 1969). Immediatamente i Card. Ottaviani e Bacci inviarono a Montini il “Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae” scritto dal teologo domenicano Michél Guerard de Lauriers. Teologicamente, si faceva presente che la riforma aveva ridotto il sacrificio eucaristico a semplice “memoriale” della morte di Gesù, rendendo la reale presenza di Cristo nel pane e nel vino una presenza solo simbolica. 

Di qui, si susseguirono decenni di “messe” invalide in tutto il mondo. La riforma dei riti di consacrazione episcopale del 1968 rese assolutamente invalidi e certamente nulli “i nuovi vescovi” e, per conseguenza, “i nuovi preti”. La formula essenziale del vero vescovo, così come infallibilmente sancito da Papa Pio XII nella “Sacramentum Ordinis” del 30/11/1947 omette molte frasi del rito tradizionale. In particolare sbianchetta la frase: “Un vescovo giudica, interpreta, consacra, ordina, offre, battezza e conferma” per lasciare il posto ad un vago “Spirito governante”, che non implica inequivocabilmente i poteri dell’episcopato.

Il castigo per i peccati del mondo, soprattutto contro il Primo e Secondo Comandamento è stato il Vaticano II, che ha trasformato la Chiesa cattolica in una Onlus ecumenista e mondialista, con laici che non possono consacrare validamente, a presiedere le loro funzioni.

Questa drastica riduzione della dimensione visibile della Chiesa, che non verrà mai meno per il dogma dell’indefettibilità, riduce le Messe e l’Eucarestia valide e legittime. Potrebbe essere questa drastica riduzione del Santo Sacrificio dell’Altare ad aver scatenato le forze del male e inebetito quelle del bene, privandole della Grazia santificante della sicura Presenza Reale, consacrata da un vero prete. E non esiste, di fronte alla nullità degli Ordini post 1968 alcun “ex opere, operato”  poiché nessun laico può validamente consacrare l’Ostia e il vino.

Serve, dunque, molta Fede, preghiera e azione degna del Cattolico nel cercare vescovi e sacerdoti certi, che in Italia non mancano. Sia tutto ciò spunto di riflessione per questo Santo natale, in vista di un 2024 che ci deve vedere pronti, realmente santificati, desiderosi di combattere per la Buona Battaglia.

 

 

*Responsabile Nazionale del Circolo Christus Rex-Traditio, Comunicatore Pubblico e Istituzionale

Cattolicesimo, Massoneria e Metafisica del Caos (critica a una parte della filosofia di Dugin)

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QUINTA COLONNA

EDITORIALE

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2023/11/26/cattolicesimo-massoneria-e-metafisica-del-caos/

Il Canone 2335 del Codice di Diritto Canonico del 1917 si esprimeva così: “Tutti coloro i quali danno il proprio nome alla setta massonica o ad altre associazioni dello stesso genere, che complottano contro la Chiesa e contro i legittimi poteri civili, incorrono ipso facto nella scomunica riservata simpliciter alla Sede Apostolica”. Quindi, se qualcuno, all’interno dei Sacri Palazzi, era massone, allo stesso tempo era immediatamente scomunicato.
La Chiesa Cattolica non ha condannato la Massoneria solo per una evidente attività, volta a sovvertire i suoi insegnamenti, ma nell’Enciclica Humanum Genus di Papa Leone XIII del 20/04/1884 ha esplicitamente rigettato le idee filosofiche e morali contrarie all’Ordine naturale e divino. Lo stesso Pontefice scrisse una lettera al popolo italiano, datata 8/12/1882, denominata “Custodi”, in cui scrisse: “Ricordiamoci che il cristianesimo e la massoneria sono essenzialmente inconciliabili, così che iscriversi all’una significa separarsi dall’altra”. La condanna leonina si basava soprattutto sulla condanna del liberalismo, di cui, invece, le logge hanno sempre fatto il loro vanto.
Ne deriva che il cattolico non può rapportarsi con Dio in un’ottica esterna di tipo “umanitario” e aconfessionale, a fronte di una dimensione interna, autenticamente cattolica. Cristo è Re dell’universo perché Creatore, che ha dato all’uomo il comandamento della carità. Il vero bene del prossimo, dunque, non è una filantropia fine a se stessa o meramente terrena, ma predisposta a trovare la luce per vivere secondo le leggi di Dio. Purtroppo, nell’epoca della secolarizzazione, la massoneria è riuscita a vincere nella civiltà occidentale, perché, in ogni ambito, è riuscita a creare una mentalità massonica di massa.
Quasi tutti, oggi, sono soggettivisti, nichilisti, agnostici e ritengono che l’umanesimo integrale sia l’elemento fondamentale per la felicità e che la fratellanza sia sinonimo di “persona giusta”. Il giusto – come ha rilevato acutamente S. Tommaso d’Aquino – è colui che sa scindere il bene dal male attraverso un’adesione dell’intelletto e della volontà alla realtà, nella maniera in cui solo Dio la desidera. Non può prescindere da Lui. Il Figlio di Dio, per natura, è Dio. Solo chi condivide l’annuncio della salvezza può diventare figlio di Dio, “per adozione”. Pertanto, o si ritorna al realismo aristotelico-tomista, all’armonia e alla collaborazione fra potere temporale e spirituale, oppure si cade inesorabilmente nella “metafisica del caos”, ove tutto affonda e niente si salva.
Paolo Maria Siano, nato nel 1972, appartenente all’ordine dei francescani dell’Immacolata è, certamente, uno dei massimi studiosi della Massoneria; ha attribuito questa deriva, propria delle idee massoniche, al pensiero filosofico del russo Alexander Dugin, il quale teorizza una necessità irreversibile di caduta nell’abisso del male e rivaluta il Caos come principio primordiale ed eterno dell’universo.“Dobbiamo imparare a pensare con il caos e dentro il caos” – scrive Dugin ne “La quarta teoria politica” (pag. 238) –  mentre noi cristiani opponiamo l’unica Verità di Colui che ha dato la Sua luce alle tenebre e il Suo ordine al caos (Genesi 1, 4-5), rifiutando qualsiasi forma di relativismo e nichilismo, assieme a simbolismi legati all’occulto, all’esoterismo, alla magia o peggio, come ha osservato giustamente il Prof. Roberto De Mattei su “Corrispondenza Romana” del 9/06/2021.
Se, dunque, su questioni di natura meramente politico-economica e di morale tradizionale, ossia rispettosa del diritto naturale, è possibile e, probabilmente auspicabile un mondo multipolare, l’orizzonte soprannaturale rappresentato da Dugin è, almeno per il momento, motivo di completa divergenza con il pensiero cattolico romano e dovrebbe diventare spunto di riflessione per tutti coloro che, troppo frettolosamente, abbracciano in toto le teorie di uomini carismatici ma, in parte, ancora sconosciuti e in parte nel buio dell’errore dottrinale. 

Russia-Ucraina: è il momento di negoziare

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L’EDITORIALE 

di Matteo Castagna – ripreso dal sito www.marcotosatti.it Stilum Curiae del vaticanista Marco Tosatti, che ringraziamo per la stima: https://www.marcotosatti.com/2023/11/25/russia-ucraina-e-il-momento-di-negoziare-con-putin-matteo-castagna/

L’informazione mainstream ci ha abituato all’utilizzo di notizie ripetute fino alla nausea, per un certo lasso temporale, al fine di distrarre l’opinione pubblica da altre questioni importanti, che vuole far passare in sordina. E’ il caso drammatico dell’assassinio della povera Giulia? Forse. Molti vorrebbero che prevalesse il silenzio, almeno fino agli esiti del processo nei confronti di Turetta, momentaneamente in galera a Verona, in attesa di un carcere che abbia una “sezione protetti”…
Lasciando che le indagini e la giustizia facciano il loro corso, augurandoci il massimo dell’equità, osserviamo che gli equilibri mondiali, in progressivo mutamento, sono determinati da fatti che l’opinione pubblica dovrebbe ben conoscere, perché i cambiamenti epocali non cadano addosso alle persone come fossero macigni, provocando disagio e disorientamento, più di quanto vi sia già, a causa dell’imposizione da parte del Sistema globale di ideologie sovversive dell’ordine naturale.
Il Ministero degli Esteri cinese ha annunciato, nell’ultima puntata di Osservatorio sui Mondi, a Pechino, che i Paesi Arabi e musulmani chiedono la fine delle ostilità a Gaza Il capo della diplomazia cinese, Wang Yi, ha avuto un colloquio con la delegazione congiunta dei ministri degli Esteri dei paesi arabi e musulmani, che hanno scelto la Cina come prima prima tappa del loro tour di mediazione internazionale sulla questione palestinese. Durante l’incontro, hanno chiesto un immediato cessate il fuoco a Gaza, sottolineando l’importanza di consentire l’accesso degli aiuti umanitari nell’enclave palestinese devastata. Inoltre, il capo della diplomazia cinese Wang Li ha sottolineato che qualsiasi accordo sul futuro e il destino della Palestina deve derivare dal consenso del popolo palestinese. Nonostante qualche intoppo, la mediazione cinese sta funzionando, nel senso che è in corso un breve periodo di tregua, con rilascio degli ostaggi.

Sul fronte russo, il Presidente Vladimir Putin ha partecipato al vertice di Minsk, in Bielorussia, del CSTO, che è un’ alleanza militare difensiva, composta da Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan. Lo zar ha detto che la Russia rigetta ogni forma di terrorismo, che l’Organizzazione dei Paesi membri CSTO si sta ampliando e che ha stipulato importanti accordi  commerciali e sulle imprese militari. Infine, il dato maggiormente significativo è la costituzione, nell’ambito del CSTO, di un Consiglio di coordinamento per la Sicurezza biologica. Un atto preventivo, che, seppur in un’ottica difensiva, riesce a tenere col fiato sospeso tutto il mondo.

Il New York Times del 23 novembre ha titolato: “Al vertice BRICS, i paesi divergono leggermente su Israele e sulla guerra a Gaza”. Non si capisce dove si trovi questa piccola divergenza, dato che l’articolo stesso riporta la notizia di una dichiarazione congiunta firmata dai BRICS martedì 21 Novembre che include, tra le richieste: “il rilascio di tutti i civili tenuti prigionieri illegalmente, nonché una tregua umanitaria che porterebbe alla cessazione delle ostilità”. Sempre il NYT precisava che, nel testo condiviso dai Paesi membri BRICS c’è scritto: “abbiamo condannato qualsiasi tipo di trasferimento e deportazione individuale o di massa dei palestinesi dalla propria terra”. Poiché nella dichiarazione vi è anche scritto che i BRICS (alleanza politico-strategica e commerciale tra Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica e altri Paesi, cosiddetti in “via di sviluppo”) “condannano gli atti di brutalità contro i palestinesi e israeliani”, osserviamo come la diplomazia degli Stati non atlantisti stia lavorando separatamente, ma nella medesima direzione, rivolta a cercare percorsi adeguati per giungere alla pace, nei conflitti in corso, sia in Ucraina, che in Medio Oriente.
Ne consegue che l’Occidente, a trazione anglo-americana, rimane alquanto isolato nella volontà di proseguire con le guerre, per il mantenimento di un potere unipolare che non è più possibile conservare. Clamorosa, al riguardo, la dichiarazione all’agenzia Strana.ua del 24.11.23 di David Arakhamia, leader parlamentare ucraino del partito “Servitore del popolo” del Presidente Zelensky: “La guerra sarebbe potuta finire nella primavera del 2022, ma la Gran Bretagna ha imposto di proseguire a combattere”, perché l’accordo avrebbe previsto, per parte ucraina, l’accettazione della neutralità e la rinuncia all’ingresso della NATO.
La Russia avrebbe ritirato il proprio esercito ed il Donbass avrebbe dovuto ottenere ampie autonomie all’interno dell’Ucraina. Ciò era stato confermato anche dall’ex cancelliere tedesco Schroeder, il quale aveva partecipato ai negoziati (secondo lui, falliti a causa delle pressioni USA).
Ma poi – ha concluso Arakhamia – «Boris Johnson è arrivato a Kiev dicendo che non voleva firmare nulla con i russi e di continuare semplicemente a combattere».
Ora, il partito di Zelensky vede un’unica via d’uscita nell’apertura di negoziati con la Russia, perché la guerra è praticamente persa e la situazione generale del Paese è disastrosa. L’ex comico, però, non si rassegna e, da un’emittente televisiva ucraina, chiede 50 miliardi di dollari all’Occidente, per continuare il conflitto…
Sullo sfondo, gli Stati Uniti apprendono che l’Iran sta considerando di vendere missili balistici a corto raggio alla Russia. Lo ha annunciato il Rappresentante Ufficiale del Pentagono, Contrammiraglio della Marina John Kirby. Il tono molto preoccupato dell’ufficiale americano è più che giustificabile, dato che già l’anno scorso, al fronte, sono stati fotografati degli eccellenti PTRK iraniani, che sono le repliche dei russi Kornet, e militari russi che indossavano corazze iraniane.
La Russia, come gli Stati Uniti, è firmataria del “Trattato INF”, che vieta lo sviluppo di missili a corto raggio, in grado di viaggiare oltre i 500 chilometri. L’Iran non è tra i firmatari del Trattato. Perciò dispone di missili che potrebbero essere molto utili alla causa russa: Fateh-110 e Zolfaghar. Il raggio d’azione dei primi è di 300 chilometri (addirittura inferiore a quello dei missili Iskander 9M723), mentre i secondi hanno una gittata di 700 chilometri.
Nel settembre 2022, l’Iran ha mostrato i missili balistici Rezvan, a testata staccabile, con una gittata di 1.400 chilometri. Questo è già sufficiente per bombardare l’Ucraina, non solo da nord a sud, ma anche da ovest a est. Perciò, sarebbe da irresponsabili insistere nel rifiutare i negoziati con Putin, anche perché egli dispone di un alleato come l’Iran, che è molto forte e che potrebbe innescare, col suo intervento bellico, un’escalation che con gran facilità potrebbe velocemente proporsi anche in Medio Oriente.

Cina, non basta la politica dei crediti esteri per diventare grande potenza

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EDITORIALE DI MATTEO CASTAGNA 

Ripreso da: www.affaritaliani.itwww.marcotosatti.it www.informazionecattolica.it www.2dipicche.news.it 

La Cina non è ancora pronta a dominare il mondo
Non basta la politica dei crediti esteri manca una mentalità da “grande potenza”

di Matteo Castagna

La Cina e i nuovi equilibri geopolitici

Gli Stati Uniti hanno invitato tutti i membri della Cooperazione Economica Asia-Pacifico (APEC), compresa la Russia, al vertice di San Francisco, in California, tra l’11 e il 17 novembre, dal titolo “Costruire un futuro di sostenibilità e resilienza per tutti” – ha dichiarato Matt Murray, funzionario senior dell’APEC.”.

In questo momento storico, particolarmente tumultuoso, e di posizionamenti mirati a nuovi equilibri geopolitici, sembrerebbe la prima volta che gli Stati Uniti diano un segnale di apertura nei confronti della Russia di Putin e dei Paesi più importanti dell’Eurasia. Da un lato, è un atto strategico. Negli States si è compreso che sono emerse delle superpotenze nuove, con le quali è più conveniente, almeno per il momento, cercare diplomaticamente una forma di cooperazione, rispetto al braccio di ferro bellico. Dall’altro, alla luce del comportamento tradizionale degli Stati Uniti, potrebbe apparire il primo, grande segnale di debolezza sul piano globale, dalla nascita delle Nazioni Unite.

L’ex premier italiano Mario Draghi, ad un recente evento del Financial Time, dà conferma di quanto poc’anzi asserito, cogliendone i fatti principali: “…una lunga serie di arretramenti sui nostri valori fondamentali [il globalismo liberale unipolare, n.d.r.]: l’ammissione della Russia al G8, nonostante il mancato riconoscimento della sovranità ucraina, la promessa mancata di un intervento in Siria nel caso in cui Assad avesse usato il gas come arma, la Crimea, il ritiro dall’Afghanistan” sono stati indicazioni di profonda debolezza.

Draghi ha continuato, dicendo: “La lezione che se ne può trarre è che non dobbiamo mai scendere a compromessi sui nostri valori fondamentali su cui è stata costruita l’UE…” . Draghi afferma con decisione: “Dobbiamo combattere, ciascuno nella propria sfera personale ma anche collettivamente, per fare in modo che la negazione dei nostri valori [quelli delle democrazie liberal-capitaliste, n.d.r.] non prevalga”.

Nella grande scacchiera internazionale, l’economia, che da almeno due secoli ha, gradualmente, sostituito la politica, gioca un ruolo primario. I big della Terra dividono il mondo in due categorie: Paesi creditori netti e Paesi debitori netti, come base di partenza per creare, successivamente, le strategie di potere e muoversi nella difficile sfera geopolitica post-moderna.

Un rapporto pubblicato da AidData ci informa del fatto che la Cina è il maggior creditore dei confronti degli altri paesi della Terra, per un valore complessivo di 1.300 miliardi di dollari. Gli 8 principali Paesi debitori sono gli stessi da molti anni, ma l’ammontare del debito è in aumento: 63mila miliardi di dollari totali, per ora. I primi 8 grandi debitori sono: Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Paesi Bassi, Francia, Irlanda, Italia e Germania. Questi dati sono importantissimi perché non è possibile non tenerne conto nella strategia e nell’asset degli equilibri globali.

Se si vuole evitare un conflitto armato che potrebbe assumere connotazioni mondiali, serve riconoscere che la Cina è una grande e compatta Nazione, con una connotazione identitaria profonda, che sul piano finanziario è creditrice di tutte le altre potenze. Si aggiunga, però, che la sua aspirazione a dominare il mondo non è alla sua portata, perché non è pronta per svolgere tale ruolo. La fonte che dichiara questo è cinese ed autorevole: il Prof. Liang Xiaojun, docente alla China Foreign Affairs University di Pechino sostiene, già in un articolo su “East Asia Forum” del 13 settembre 2016, che alla Cina manca una mentalità da “grande potenza”, in grado di candidarsi a dominare il mondo. Il regime comunista è, spesso, chiuso e distaccato dal sentire comune e dalle necessità di una popolazione enorme. Inoltre, rimane ancora in ballo, la delicata questione Taiwan.

La logica multipolare non è ancora realmente dominante in Cina, perché la politica dei crediti esteri, di cui sopra, si basa esclusivamente su un rapporto “do ut des” di benefici reciproci, e, molte volte, questa politica produce enormi e gravissime opposizioni interne. Infine, la sempre maggiore comunità del web è divenuta molto più nazionalista e identitaria, quindi protesa a mantenere alta la tensione nei confronti di un rigido regime, che rischia di autoisolarsi, proprio per questa sua durezza e questo suo inquadramento ideologico, considerato, oramai, superato e da sostituire con maggiore libertà all’interno del ritorno di una forte nostalgia per il passato imperiale. Tutto ciò non pone Xi Jinping nelle condizioni di proporsi al resto del mondo come leader sufficientemente affidabile, credibile, che sia in grado di garantire stabilità e fiducia, prosperità, pace e tranquillità.

Fonte:https://www.affaritaliani.it/esteri/cina-non-basta-la-politica-dei-crediti-esteri-per-diventare-grande-potenza-886161.html 

Il collasso dell’Occidente comincia dall’Africa?

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Buonasera,

sperando di fare cosa gradita inoltro il mio editoriale settimanale.

La riflessione su un Occidente al collasso è stata pubblicata sul blog del vaticanista Marco Tosatti, sul giornale online “2dipicche.news”, sulla rivista web “InFormazione Cattolica”, infine è stato tradotto in spagnolo da un gruppo di giornalisti per il media “Voces del Periodista”, letto soprattutto in l’America Latina.

Buona lettura e, se volete, diffusione.

Lucia Rezzonico (Circolo Christus Rex-Traditio)

 

STILUM CURIAE:

https://www.marcotosatti.com/2023/09/24/il-collasso-delloccidente-comincia-dallafrica-matteo-castagna/?fbclid=IwAR2KX06U2A8Y2s_TRmj_pVvOXTxRYybZX0ieFhaaxRAYXesAJSQrdH1beAo

 

DUE DI PICCHE NEWS

https://www.2dipicche.news/occidente-al-collasso/

 

INFORMAZIONE CATTOLICA

https://www.informazionecattolica.it/2023/09/25/occidente-al-collasso/

 

VOCES DEL PERIODISTA (in spagnolo):

https://vocesdelperiodista.mx/voces-del-periodista/opinion/hacia-una-tercera-guerra-mundial-diferente-pero-mas-efectiva/

di Matteo Castagna
L’Occidente non ha capito che l’Africa è cambiata perché risente delle teorie di Zbigniew Brzezinski (1928-2017) che fu consigliere per la sicurezza nazionale statunitense dal 1977 al 1981, sotto la presidenza di Jimmy Carter. Sulla scorta della visione geopolitica di Sir Halford Mackinder (1861-1947), Brzezinski riassume il suo pensiero con questa celeberrima frase di Mackinder: “Chi governa l’Europa dell’Est comanda l’Heartland (ovvero la zona centrale dell’Eurasia); chi governa l’Heartland comanda l’Isola del Mondo; Chi governa l’Isola-Mondo comanda il mondo (cit. pag. 38 del suo libro “The Grand Chessboard”, 1997). L’Eurasia è, dunque, la scacchiera su cui continua a svolgersi la lotta per il primato globale, che si vorrebbe estendere da Lisbona a Vladivostok. Evidentemente, nell’ottica atlantista, gli USA devono mantenere il ruolo centrale e un’unica leadership mondiale, coi valori del 1945 e del 1989. Oggi, si aggiungono i valori LGBTQA+. In tale visione strategico-messianica, gli States non possono rinunciare ad un mondo unipolare sotto il loro controllo, pena una marginalità che sarebbe un collasso d’immagine, ma soprattutto morale, economico e socio-politico.
L’Africa rimane molto sottovalutata nelle manovre americane, perché vista come continente ricco di materie prime da depredare senza scrupoli, senza trovare particolari resistenze da parte della popolazione locale. Per gli USA, l’Africa è sempre stata, di fatto, un grande bancomat sempre pieno, a cui attingere alla bisogna, gestibile tramite presidenti-fantoccio, intercambiabili a seconda delle necessità del momento, quasi sempre con lo strumento delle guerre civili, così si vendono armi in quantità e si dà da bere ai popoli che i motivi siano politici e per un loro paventato benessere.
Emanuela C. Del Re, rappresentante speciale dell’UE nel Sahel, guarda con attenzione all’ennesimo colpo di Stato: quello in Niger, che ha stupito tutti, anche gli stessi africani, in quanto le riforme per lo sviluppo del territorio del presidente deposto sembravano essere ben viste e andavano nella direzione di una cooperazione internazionale. Oggi, stati Uniti e Unione Europea spingono per una soluzione diplomatica in Niger, al contrario di quanto stanno facendo in Ucraina, ove nel Donbass continuano i bombardamenti di Zelensky e i massacri di bambini nelle scuole prese di mira.
Una prima opzione sarebbe il reintegro di Bazoum, come chiedono con insistenza UE e Ecowas (la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidendale), oppure altre soluzioni che sono sul tavolo di un complesso iter negoziale.
La Russia ha condannato il golpe di Niamey, ma in Mali è presente il gruppo Wagner, che per la Del Re, intervistata su Limes (n.8/2023) dal direttore Lucio Caracciolo, è un pericolo, in quanto fomenterebbe il già forte sentimento anti-occidentale e anti-francese dei nigerini e, a macchia d’olio, di tutti i popoli del Sahel. In Mali e Burkina Faso i colpi di stato sono stati sedati dall’Ecowas, mentre in Niger la situazione è controversa e di difficile soluzione a causa dell’ingerenza economicamente e strategicamente interessata di USA e UE. Il popolo sembrerebbe stare dalla parte della giunta militare, che ha riempito uno stadio di sostenitori, ove si sono viste sventolare anche alcune bandiere russe.
La rappresentante dell’UE ammette che vi è una forte spinta verso una sovranità nazionale da parte della maggioranza dei paesi africani, che dimostrano grande simpatia per le teorie panafricaniste di alcuni intellettuali locali, come Julius Nyerere, Patrice Lumumba, Kwame Nkrumah e Kwame Toure. La Del Re sostiene che “non abbiamo capito che l’Africa è cambiata. L’Africa di oggi non è l’Africa di trent’anni fa. Le nuove generazioni sono molto avvertite, preparate e consapevoli, ma purtroppo continuano ad essere escluse dal dibattito globale”. Esse stanno scalpitando per emergere, ma l’impressione è che di questa spinta propulsiva di accelerazione della storia si siano accorti la Russia e la Cina molto prima del mondo occidentale, che ora si trova a rincorrere un fenomeno che ha trascurato per i suoi interessi su oro, diamanti e materie prime.
Anche in questo caso, le belle parole si scontrano con la cruda realtà. Il 29 agosto 2023 l’ Unione Europea ha deciso di organizzare una missione militare nel Golfo di Guinea con l’obiettivo di “difendere” i Paesi dell’Africa Occidentale (Costa d’Avorio, Ghana, Benin, Togo) dalla possibilità che quelli che vengono come sempre definiti “terroristi” possano creare disordini nelle loro terre. L’azione diplomatica nel Sahel, insomma, inizierà con una missione armata contro i “ribelli” degli USA provenienti dal nord. L’obiettivo è sempre quello di “esportare la democrazia” con le bombe e poi controllare i governi dalla Casa Bianca.
Tutto questo continua ad essere profondamente sbagliato e sarà foriero di nuove battaglie e nuove migrazioni, assieme a un rinnovato odio anti-occidentale che favorirà le aperture di Putin e Xi Jinping, ma anche il Medio Oriente. Come sosteneva Blaise Pascal: “Voler conservare la pace a spese della verità è una falsa pietà, come è un falso zelo conservare la verità ferendo la carità”. Oltre a non aver capito l’Africa, l’Occidente non ha capito neppure questo principio fondamentale.

PER RADDRIZZARE IL MONDO

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di Matteo Castagna,

 

Buonasera,

sperando di far cosa gradita, propongo il mio editoriale settimanale.

Grazie

MC

 

STILUM CURIE

https://www.marcotosatti.com/2023/09/30/elogio-della-normalita-per-raddrizzare-il-mondo-matteo-castagna/?fbclid=IwAR0uoV0JMsOIrl0EaR2byj76k2tmvMMMSsqxfI6sSsSYV1myEuHgQWVdbN8

 

INFORMAZIONE CATTOLICA

https://www.informazionecattolica.it/2023/10/02/il-liberalismo-ha-prodotto-nellarco-di-tre-secoli-la-castrazione-di-un-autentico-pensiero-forte/

 

IL 2 DI PICCHE.NEWS

https://www.2dipicche.news/il-mondo-raddrizzato/

 

INFO.HISPANIA (in spagnolo)

https://www.infohispania.es/enderezar-el-mundo/

 

Per informazioni:  www.agerecontra.it

 

Il Circolo Christus Rex

 

È NEL CATTOLICESIMO CHE TUTTE LE VERITÀ SI DANNO APPUNTAMENTO

Rubén Dario, giornalista, poeta e diplomatico nicaraguese (1867-1916) scrivendo della questione americana in El Triunfo de Calibàn (1898) giunse a questa conclusione: “No, non posso, non voglio stare dalla parte di questi bufali dai denti d’argento. Sono miei nemici, sono gli odiatori del sangue latino, sono i barbari. Così rabbrividisce, oggi, ogni nobile cuore, così protesta ogni degno uomo che conservi qualcosa del latte della lupa”.

 

 

L’Occidente contemporaneo, costituito da Stati Uniti, Unione Europea e altri Paesi, satelliti atlantisti, ha perso progressivamente ogni afflato ideale, nella secolarizzazione religiosa e nell’incapacità di esprimere una politica che torni a dirigere l’economia, a causa della globalizzazione liberista. Ma il liberalismo ha prodotto, nell’arco di tre secoli, la castrazione di un autentico “pensiero forte” che, al di là della potenza militare e finanziaria, sia in grado di esprimersi, almeno alla pari con l’ideologia progressista woke o con le religioni e filosofie orientali.

Parafrasando G.K. Chesterton (1874-1936): è nella Chiesa Cattolica, ovvero nel suo Magistero tradizionale, che tutte le verità si danno appuntamento. Mentre, per il liberalismo è nell’esaltazione dell’ego che ogni pensiero o desiderio soggettivo, quindi parziale, settoriale ed effimero, non riesce neanche a sedersi allo stesso tavolino del bar assieme agli altri, senza litigare. Figuriamoci se può accettare un mondo multipolare! Continuando di questo passo, tutta la galassia del Patto atlantico rischia l’eutanasia, magari senza accorgersene, tra un hamburger e una gretinata.

O si torna ai valori veri, oggettivi, reali della metafisica classica (platonico-aristotelico-tomista) secondo cui l’uomo è composto di carne e spirito, creato per conoscere la verità e amare il bene, nonché creatura finalizzata al Creatore, ma infinitamente distinta da Lui, che può raggiungere una certa felicità su questa terra solo se vive secondo le leggi della natura creata da Dio: “cercate prima il Regno di Dio e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù” (Lc. 12, 31). Oppure si cade nel perfetto nichilismo, non solo distruttivo, ma con deliri di onnipotenza: “cercate il potere o la volontà di potenza e tutto il resto verrà da sé”.

 

 

L’uomo per conoscere la verità oggettiva deve conformare il suo pensiero alla realtà. La post-modernità, per tranquillizzare l’uomo nella falsa verità concepita come la pigra comodità quotidiana del singolo individuo, riconosce tutto come soggettivo in una realtà sempre più virtuale, quindi irreale, surreale, distopica, folle e totalmente deresponsabilizzante. Prima dell’elogio del buon senso e della normalità, che rimangono i messaggi principali del libro di Roberto Vannacci, fu G.K. Chesterton a parlare del “mondo al contrario”. E’ il titolo del IV capitolo del testo “La Chiesa Cattolica” (ed. Lindau, 2010).

L’analisi chestertoniana osservava, più di cento anni fa, che un’umanità la quale rifiuta la verità oggettiva, degenera consapevolmente e volontariamente nel mondo al rovescio. Esso gli appare una “nuova normalità” più libera, trasgressiva, permissiva, mentre è solo una strabica deformazione della realtà e certa distruzione della verità, nell’ozioso disinteresse borghese.

Per raddrizzare il mondo, ci viene in aiuto, alle pag. 91-93, il saggio “La sintesi del Tomismo – sua attualità e suoi valori” (Ed. Effedieffe, 2017): “si deve tornare alla dottrina e pratica delle quattro navigazioni: la prima che lascia il mondo puramente sensibile dopo averlo sperimentato, poiché l’uomo non è una pura bestia, ma ha un’anima razionale fatta per conoscere il “meta-sensibile”. la seconda giunge alla “sostanza” delle cose (Aristotele) e al concetto di “partecipazione” del mondo sensibile da quello delle Idee (Platone). La terza giunge all’essere come ultimo atto di ogni sostanza ed essenza (S. Tommaso d’Aquino). La quarta, ci indica la Croce come unico mezzo per attraversare in pace il mare burrascoso della vita, senza naufragare nel mare del nulla. Nonostante i liberali la ritengano un mero simbolo culturale, quindi un soprammobile in memoria delle nostre radici, che, poi, ogni giorno si permettono di calpestare, come i peggiori farisei.

 

 

Ognuno può farla finita col nichilismo ed il relativismo liberale, che portano solo alla società dell’apparire, mai dell’essere, e ad identificare se stessi con Dio. Finalmente si potrebbe guardare alla realtà per quella che è, e non per come ci appare, vivendo onestamente e conoscendo la verità: “Fa il bene ed evita il male, questo è tutto l’uomo” (Sal. XXXIV,15).

 

Articolo completo: Il liberalismo ha prodotto, nell’arco di tre secoli, la castrazione di un autentico “pensiero forte” – informazionecattolica.it

 

 

Libertà d’informazione e geopolitica si scontrano con i diktat delle élite

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EDITORIALE 

di Matteo Castagna pubblicato su https://www.marcotosatti.com/2023/09/11/liberta-dinformazione-e-geopolitica-si-scontrano-con-i-diktat-delle-elite/

su https://www.2dipicche.news/liberta-dinformazione-e-geopolitica-si-scontrano-con-i-diktat-delle-elite/

su https://www.informazionecattolica.it/2023/09/11/liberta-dinformazione-e-geopolitica-si-scontrano-con-i-diktat-delle-elite/

Tradotto, come ogni settimana, in spagnolo dai giornalisti dell’America Latina. Stavolta su https://vocesdelperiodista.mx/voces-del-periodista/internacional/la-libertad-de-informacion-y-la-geopolitica-chocan-con-los-dictados-de-las-elites/

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Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra questo commento di Matteo Castagna, che ringraziamo di cuore. Buona lettura e condivisione (Paolo Tosatti, vaticanista)

Libertà d’informazione e geopolitica si scontrano con i diktat delle élite

di Matteo Castagna

In Occidente, la geopolitica viene trattata con superficialità. I media trattano le notizie senza un serio ed approfondito approccio, preferendo soffermarsi su tematiche di minor spessore ma anche di minore importanza. Il risultato è che chi non trova riviste specializzate o fonti personali, non ci capisce niente ed è costretto a fidarsi dei flash dei telegiornali o dei trafiletti dei giornali.
Recentemente ho saputo che alcune redazioni italiane non hanno neppure giornalisti che si occupano di geopolitica. La mia personale opinione è che nel terzo millennio se non si approfondisce questo argomento, si rischi di rimanere vittima della propaganda e di credere ad ogni boutade nei talk show.

Esempio eclatante, oltre al professor Michael Hudson, è il Prof. Jeffrey Sachs, ordinario ad Harvard, di cui si occupa ampiamente il blog del giornalista vicentino Marco Milioni. Sachs è di origini ebraiche, politicamente schierato coi Democratici, progressista moderato, consulente alle Nazioni Unite. Il suo profilo avrebbe tutte le caratteristiche per essere un divo politically correct, eppure non lo è, e pur essendo considerato un luminare in America, non è quasi mai presente nei salotti televisivi, perché preferisce la diplomazia alla guerra e perché sulla Russia e sulla Cina non la pensa come Hillary Clinton. Se può dar consolazione, non sembrerebbe essere l’unico dem americano…

In Italia è pressoché sconosciuto. Scrive, a tal proposito, Marco Milioni sul suo blog:«…il grosso della stampa cosiddetta mainstream del nostro Paese è talmente schierata con i diktat che arrivano da un certo mondo atlantista, da porsi limiti addirittura più stringenti di quelli che giungono da Oltreoceano…». L’ultimo articolo di Sachs è illuminante per come affronta e racconta le relazioni commerciali tra USA e Cina. Si trova in inglese, imboscato, nonostante l’importanza della persona, solo sul suo sito internet del 22 agosto. Viene tradotto in italiano e riportato quasi per intero su Il Fatto quotidiano del 9 settembre, a pag. 17, ovvero venti giorni dopo. Milioni conclude:«…nel circuito dell’informazione italiana di quella analisi autorevole, però di fatto non c’è traccia. Ovvero non c’è traccia di un dibattito sull’argomento degno di questo nome: che si concordi o meno col docente americano». Il dramma è questo, assieme alle prese di posizione manichee ed ideologiche.

Stiamo attraversando un’era di cambiamenti epocali, ove sembrerebbe che ad esser messa in gioco sia la libertà. Il nuovo Sistema si fonda sul controllo sociale, cercando in ogni modo di integrare l’umanità nel nichilismo, attraverso una versione “light” di totalitarismo, differente dai regimi del XX secolo, perché subdolo, distopico, a-morale, irragionevole, profondamente maligno e scaltro, al punto che molti non si accorgono di quanto la dipendenza dalle élite stia cambiando gli stili di vita, annullando ogni visione del mondo, carcerando le idee e riducendo la religione ad un’ inutile e antiquato modello, che non serve all’economia globale.

Cornelio Fabro, a proposito della libertà, scrisse che «la libertà è la lingua universale dello spirito umano, è quella lingua che parla dal fondo del suo silenzio nella richiesta radicale: la libertà è ciò che più ci accomuna, e l’esercizio della libertà è ciò che più ci differenzia e ci distingue…»

San Tommaso d’Aquino scrisse che «la libertà è la capacità che l’uomo ha di essere arbitro, cioè padrone delle proprie azioni, scegliendo tra varie possibilità e alternative: di agire oppure di non agire, di fare una cosa piuttosto che un’altra. Se l’uomo fosse portato al suo destino senza libertà, non potrebbe essere felice, non sarebbe una felicità sua, non sarebbe il suo destino. E’ attraverso la sua libertà che il destino, il fine, lo scopo, l’oggetto ultimo può diventare risposta per lui. Il destino è qualcosa di fronte al quale l’uomo è responsabile, è frutto della libertà. La libertà dunque ha a che fare non solo con l’essere protesi a Dio come coerenza di vita ma anche con la scoperta di Dio».

Ridotto all’essenziale, la nuova società wok d’importazione statunitense vorrebbe toglierci tutto questo per renderci amebe o automi, senza ideali, senza religione, senza una morale comune, distruggendo ogni comunità di destino, appiattendoci sul tecnicismo, surclassati dalle macchine e imbottiti di pensiero unico liberale, globalista, buonista, ateo o pieno di idoli, fanaticamente green e genderista, mentre il fine è sempre il Vitello d’Oro, di biblica memoria. Nel racconto del Vecchio Testamento, il lettore ricorderà che non finì bene per coloro che si misero ad adorarlo.

I BRICS vogliono un nuovo ordine multipolare

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di Matteo Castagna

 

I BRICS DENUNCIANO LA POLITICA UNILATERALE ED OPPRESSIVA STATUNITENSE

Dal 22 al 24 Agosto 2023 si è tenuto, a Johannesburg, il XV vertice dei Paesi emergenti: i BRICS+, acronimo di Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica + una settantina di altri Paesi ospiti, tra cui tutti quelli africani. Assente Vladimir Putin, sul quale pende, da parte della Corte penale internazionale, un mandato di arresto internazionale per presunti crimini di guerra in Ucraina. La Russia è stata rappresentata dal suo fedelissimo Ministro degli Esteri Serghei Lavrov. Putin ha comunque rilasciato la dichiarazione ufficiale che avrebbe fatto in presenza, da remoto, prima del meeting.

I BRICS+ si sono ritrovati dopo 5 anni di stop, dovuto all’emergenza Covid. I media occidentali hanno snobbato o trattato con sufficienza questo evento, ritenendo che i BRICS dovrebbero sciogliersi perché alquanto divisi tra loro, senza, però, specificare quali sarebbero questi motivi di divisione. Anche il Presidente della Commissione Esteri alla Camera e del think thank Aspen Institute Italia On. Giulio Tremonti ha sostenuto che i BRICS non possono vincere la sfida con l’Occidente. L’ha motivata perché sono Paesi privi di libertà, Oltre alla presenza di una netta divergenza tra India e Cina, che potrebbe compromettere l’unità e la coesione del gruppo.

Diversi economisti occidentali tendono a scoraggiare l’assemblea dei BRICS+ perché il dominio del dollaro e il suo effetto distorsivo sui processi di sviluppo sono un dato di fatto con cui i paesi in via di sviluppo dovrebbero rassegnarsi a convivere. In poche parole, non gli può riuscire il paventato cambio di valuta per i commerci, che, effettivamente è loro espressa volontà, ma che in Sudafrica non si è concretizzato, per quanto discusso ampiamente, su larga scala. Il 90% del commercio globale continua ad essere condotto in dollari statunitensi, sebbene il progresso dei rapporti e delle alleanze tra Stati molto ricchi non faccia di questo un dogma perpetuo.

Come spesso ripete Putin, la teoria del multipolarismo si basa sul fatto che gli attori internazionali hanno influenza e potere in diverse materie e regioni del mondo, però nessuno di loro può imporre unilateralmente la propria volontà sugli altri. Su questo i BRICS+ sono tutti compatti, denunciando la politica unilaterale ed oppressiva statunitense. Ci sono tutti i motivi per pensare che il futuro veda il mondo riunito in un unico blocco, con gli Stati Uniti e l’UE nell’angolo. Putin, dalla guerra in Ucraina ha scatenato una reazione di avvicinamento globale di tutti i Paesi stanchi di subire l’unipolarismo americano. Obiettivo comune è e resta sfidare il radicato dominio geopolitico dell’Occidente. Lo zar, sfruttando politicamente la guerra in Ucraina, è riuscito a mettere assieme il mondo arabo con le civiltà orientali, con l’Africa e buona parte dell’America Latina.

Il cambio di paradigma finanziario, contrariamente a quanto si dice in Occidente, diverrebbe una ovvia conseguenza al fatto che i BRICS+ i nuovi 4 arrivi rappresentano l’85% della popolazione del pianeta, (3,7 milioni di abitanti) ed il 36% del Pil del pianeta, con tre Paesi che risultano, già oggi, tra le prime cinque economie globali, secondo i dati forniti dalla banca mondiale. Resta imprescindibile e da non sottovalutare, che la seconda economia mondiale dopo la Cina è rappresentata dagli Stati Uniti. La Russia è la quinta economia del mondo. L’Occidente dovrebbe lasciar da parte ogni spocchia e senso si supremazia economica e culturale, perché gli altri “mondi” si stanno organizzando in fretta, sono disponibili al dialogo ed alla collaborazione, ma l’atteggiamento deve cambiare se non si vuole il suicidio politico-finanziario, che sembrerebbe già pronto nell’agenda 2030 dei BRICS+.

Il summit ha ottenuto risultati importanti nel medio e lungo termine, che potrebbero favorire l’abbandono del dollaro: “Abbiamo raggiunto un accordo, per poter invitare Argentina, Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, a diventare membri a pieno titolo dei BRICS..Il loro ingresso avverrà il primo gennaio 2024” – ha dichiarato il Presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa. Le riserve di petrolio e gas degli Stati Uniti, insieme all’influenza geopolitica, forniscono agli americani una certa indipendenza, ma l’Europa sembra debole e con una strategia inadeguata, perché semplicemente sottomessa ai diktat di USA e NATO. La UE non ha una strategia propria e non l’avrà perché i padroni non lasciano le colonie agire da sole. Nonostante si parli di allontanamento dall’influenza della Cina, la dipendenza dell’Europa dalla produzione e dai mercati asiatici cresce. Le strategie europee si basano sui minerali africani, sui metalli, sugli idrocarburi e sulle fonti di energia rinnovabile, tutti sempre più alla mercé di alleanze mutevoli, presto convergenti nei BRICS+ assieme ai giganti dell’energia della galassia islamica.

La convergenza di Arabia Saudita, Egitto, Algeria, Brasile e Russia conferisce ai BRICS+ il controllo di oltre il 60% delle riserve e della produzione energetica globale. I leader africani hanno sottolineato che sta aprendosi un’era completamente nuova per il mondo intero. Questo è l’inizio della formazione di un nuovo ordine mondiale, senza la pressione selvaggia dell’Occidente. Si parla di un nuovo NOM “alternativo” fatto dai BRICS+, ove indipendenza e cooperazione, rispetto delle tradizioni e valuta unica, sinergia energetica e collaborazione politica, interscambio delle materie prime sarebbero i principi fondamentali. Queste premesse appaiono l’opposto di quanto pianificato dagli “illuminati” anglo-americani, da Mackinder e Brzezinsky, fino a Bill Gates e ai Rothschild. Se andasse in porto un’alleanza simile composta da: BRICS + i 4 ingressi previsti tra quattro mesi e il graduale ingresso dei quaranta altri Paesi che hanno fatto richiesta, senza intoppi e svincolata dal dollaro, il deep state sarebbe ampiamente ridimensionato e la politica della UE subirebbe la più grande crisi della sua storia.

 

Articolo completo: I BRICS vogliono un nuovo ordine multipolare – informazionecattolica.it

I BRICS vogliono un nuovo ordine multipolare

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L’EDITORIALE

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2023/08/28/i-brics-vogliono-un-nuovo-ordine-multipolare/

tradotto in spagnolo dall’O.d.G. dell’America Latina per la rivista “Voces del Periodista”: https://vocesdelperiodista.mx/voces-del-periodista/internacional/los-brics-quieren-un-nuevo-orden-mundial/

I BRICS DENUNCIANO LA POLITICA UNILATERALE ED OPPRESSIVA STATUNITENSE

Dal 22 al 24 Agosto 2023 si è tenuto, a Johannesburg, il XV vertice dei Paesi emergenti: i BRICS+, acronimo di Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica + una settantina di altri Paesi ospiti, tra cui tutti quelli africani. Assente Vladimir Putin, sul quale pende, da parte della Corte penale internazionale, un mandato di arresto internazionale per presunti crimini di guerra in Ucraina. La Russia è stata rappresentata dal suo fedelissimo Ministro degli Esteri Serghei Lavrov. Putin ha comunque rilasciato la dichiarazione ufficiale che avrebbe fatto in presenza, da remoto, prima del meeting.

I BRICS+ si sono ritrovati dopo 5 anni di stop, dovuto all’emergenza Covid. I media occidentali hanno snobbato o trattato con sufficienza questo evento, ritenendo che i BRICS dovrebbero sciogliersi perché alquanto divisi tra loro, senza, però, specificare quali sarebbero questi motivi di divisione. Anche il Presidente della Commissione Esteri alla Camera e del think thank Aspen Institute Italia On. Giulio Tremonti ha sostenuto che i BRICS non possono vincere la sfida con l’Occidente. L’ha motivata perché sono Paesi privi di libertà, Oltre alla presenza di una netta divergenza tra India e Cina, che potrebbe compromettere l’unità e la coesione del gruppo.

Diversi economisti occidentali tendono a scoraggiare l’assemblea dei BRICS+ perché il dominio del dollaro e il suo effetto distorsivo sui processi di sviluppo sono un dato di fatto con cui i paesi in via di sviluppo dovrebbero rassegnarsi a convivere. In poche parole, non gli può riuscire il paventato cambio di valuta per i commerci, che, effettivamente è loro espressa volontà, ma che in Sudafrica non si è concretizzato, per quanto discusso ampiamente, su larga scala. Il 90% del commercio globale continua ad essere condotto in dollari statunitensi, sebbene il progresso dei rapporti e delle alleanze tra Stati molto ricchi non faccia di questo un dogma perpetuo.

Come spesso ripete Putin, la teoria del multipolarismo si basa sul fatto che gli attori internazionali hanno influenza e potere in diverse materie e regioni del mondo, però nessuno di loro può imporre unilateralmente la propria volontà sugli altri. Su questo i BRICS+ sono tutti compatti, denunciando la politica unilaterale ed oppressiva statunitense. Ci sono tutti i motivi per pensare che il futuro veda il mondo riunito in un unico blocco, con gli Stati Uniti e l’UE nell’angolo. Putin, dalla guerra in Ucraina ha scatenato una reazione di avvicinamento globale di tutti i Paesi stanchi di subire l’unipolarismo americano. Obiettivo comune è e resta sfidare il radicato dominio geopolitico dell’Occidente. Lo zar, sfruttando politicamente la guerra in Ucraina, è riuscito a mettere assieme il mondo arabo con le civiltà orientali, con l’Africa e buona parte dell’America Latina.

Il cambio di paradigma finanziario, contrariamente a quanto si dice in Occidente, diverrebbe una ovvia conseguenza al fatto che i BRICS+ i nuovi 4 arrivi rappresentano l’85% della popolazione del pianeta, (3,7 milioni di abitanti) ed il 36% del Pil del pianeta, con tre Paesi che risultano, già oggi, tra le prime cinque economie globali, secondo i dati forniti dalla banca mondiale. Resta imprescindibile e da non sottovalutare, che la seconda economia mondiale dopo la Cina è rappresentata dagli Stati Uniti. La Russia è la quinta economia del mondo. L’Occidente dovrebbe lasciar da parte ogni spocchia e senso si supremazia economica e culturale, perché gli altri “mondi” si stanno organizzando in fretta, sono disponibili al dialogo ed alla collaborazione, ma l’atteggiamento deve cambiare se non si vuole il suicidio politico-finanziario, che sembrerebbe già pronto nell’agenda 2030 dei BRICS+.

Il summit ha ottenuto risultati importanti nel medio e lungo termine, che potrebbero favorire l’abbandono del dollaro: “Abbiamo raggiunto un accordo, per poter invitare Argentina, Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, a diventare membri a pieno titolo dei BRICS..Il loro ingresso avverrà il primo gennaio 2024” – ha dichiarato il Presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa. Le riserve di petrolio e gas degli Stati Uniti, insieme all’influenza geopolitica, forniscono agli americani una certa indipendenza, ma l’Europa sembra debole e con una strategia inadeguata, perché semplicemente sottomessa ai diktat di USA e NATO. La UE non ha una strategia propria e non l’avrà perché i padroni non lasciano le colonie agire da sole. Nonostante si parli di allontanamento dall’influenza della Cina, la dipendenza dell’Europa dalla produzione e dai mercati asiatici cresce. Le strategie europee si basano sui minerali africani, sui metalli, sugli idrocarburi e sulle fonti di energia rinnovabile, tutti sempre più alla mercé di alleanze mutevoli, presto convergenti nei BRICS+ assieme ai giganti dell’energia della galassia islamica.

La convergenza di Arabia Saudita, Egitto, Algeria, Brasile e Russia conferisce ai BRICS+ il controllo di oltre il 60% delle riserve e della produzione energetica globale. I leader africani hanno sottolineato che sta aprendosi un’era completamente nuova per il mondo intero. Questo è l’inizio della formazione di un nuovo ordine mondiale, senza la pressione selvaggia dell’Occidente. Si parla di un nuovo NOM “alternativo” fatto dai BRICS+, ove indipendenza e cooperazione, rispetto delle tradizioni e valuta unica, sinergia energetica e collaborazione politica, interscambio delle materie prime sarebbero i principi fondamentali. Queste premesse appaiono l’opposto di quanto pianificato dagli “illuminati” anglo-americani, da Mackinder e Brzezinsky, fino a Bill Gates e ai Rothschild. Se andasse in porto un’alleanza simile composta da: BRICS + i 4 ingressi previsti tra quattro mesi e il graduale ingresso dei quaranta altri Paesi che hanno fatto richiesta, senza intoppi e svincolata dal dollaro, il deep state sarebbe ampiamente ridimensionato e la politica della UE subirebbe la più grande crisi della sua storia.

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