Siamo sicuri che il Centrodestra abbia la vittoria in tasca?

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2022/09/12/siamo-sicuri-che-il-centrodestra-abbia-la-vittoria-in-tasca/

IL “DIVIDE ET IMPERA” DELLE SINISTRE APPARE, SEMPRE PIÙ, UNA TATTICA VOLTA A RIBALTARE IN PARLAMENTO LA VITTORIA EVENTUALMENTE CONFERITA DAGLI ITALIANI AL CENTRODESTRA

Il Governo Draghi è caduto in un momento particolarmente difficile per il Paese. Le conseguenze dirette sono state, in primis, un centrodestra che si è ritrovato unito e un centrosinistra che Letta, Calenda, Conte, di Maio, Renzi e Frantoianni avrebbero potuto trovare la quadra per competere alla pari, ma la sintesi non si è fatta, così gli euroinomani si sono spaccati. Carlo De Benedetti ha, pubblicamente, rimproverato Enrico Letta per queste mancate alleanze, ricordando che la legge elettorale premia soprattutto le coalizioni.

Ma il “divide et impera” delle sinistre appare, sempre più, una tattica volta a ribaltare in Parlamento la vittoria eventualmente conferita dagli italiani al centrodestra. Ha ragione Pasquale Napolitano, che su Il Giornale del 10/9/22 scrive: ” I «migliori» tifano per lo sfascio. Decreto Aiuti? Se ne riparla dopo le elezioni. Misure contro il caro energia? Rinviate. Pnrr? Guai a toccarlo. Stanno apparecchiando lo scherzetto al centrodestra (dato in vantaggio nei sondaggi). L’Italia deve precipitare nel caos dal 26 settembre: è la strategia adottata da Palazzo Chigi e appoggiata da sinistra e M5s”.

Piazze in fiamme e famiglie stremate. È questo lo scenario sognato dal fronte dei progressisti. I ministri del governo dei migliori si godono lo spettacolo senza muovere un dito: «Credo che il dl Aiuti sia a rischio. C’è il serio rischio di perdere 17 miliardi di aiuti per gli italiani. Quei soldi dovevano intervenire sulle accise della benzina e sulle bollette. La responsabilità ha un nome e cognome, Giuseppe Conte.

Parrebbe evidente che, essendo in Italia, ove i governi si cambiano molto facilmente, a prescindere dalla volontà popolare, da un lato non sia già scontata la vittoria del Centrodestra, che potrebbe ripetere lo scenario del 2018, ove a fare la parte della Lega, potrebbe essere Fratelli d’Italia. I numeri, a collegi ridotti, conteranno moltissimo. Gli equilibri europei e le alleanze con USA e NATO non permettono al nostro Paese, ampiamente indebitato e debole sul piano economico, militare ed in crisi sul piano antropologico-culturale per la costante sudditanza che le destre di governo dimostrano nei confronti della galassia progressista arcobaleno, di portare a compimento una seria politica di cambiamento sul piano internazionale e, per conseguenza, su quello nazionale.

Esemplificando, potremmo dire che, da un lato, abbiamo le sinistre gretine e gay friendly, saldamente ancorate al globalismo e dall’altra le destre, timidamente identitarie per non fare arrabbiare gli euroinomani dell’alta finanza di Bruxelles e le loro lobby.

Pochi, soprattutto tra i dirigenti regionali, ricordano che la Lega prendeva i suoi massimi storici alle politiche del 2018 con una linea marcatamente sovranista, autonomista, euroscettica, conservatrice e, a tratti, tradizionalista. Salvini, premendo sull’acceleratore di quella Lega, portò il partito al 34% delle Europee 2019. Poi, lentamente, iniziò il calo dei consensi, aumentarono le tante faide interne, e poi ricordiamo la mancanza di coraggio, che fu della Lega di Bossi del 1994, che fece cadere Berlusconi sulle pensioni.

Salvini sta pagando una linea opaca e ondivaga degli ultimi due anni, che ha concesso troppo all’ala liberal del partito, soprattutto perché non ha staccato la spina a Draghi almeno un anno fa, di fronte alla scellerata gestione della pandemia, che ha messo in ginocchio milioni di persone. Così, molti elettori, famiglie, il cosiddetto ceto medio e le imprese del Nord si sono sentiti abbandonati, e ora guardano con simpatia a Giorgia Meloni. Ma i voti, in ottica di coalizione, con il Rosatellum privo della possibilità di esprimere le preferenze, sono sempre quelli, che passano da un partito all’altro.

Servirebbe riuscire a convincere una parte di quella massa che il 25 Settembre è pronta ad andare al mare, della necessità di fermare i figliocci del male assoluto, intrinsecamente perverso, rappresentato dal progressismo globalista, erede del comunismo e, oggi, del “draghismo” più spinto. Il Centrodestra parli con una parola sola quanto alla situazione invernale del Paese. E, sulla guerra, ricordi che la Russia sa benissimo che tutti i leader europei devono essere liberali e atlantisti. Alexander Dugin lo scrive apertamente e aggiunge: “Questa non è una guerra con l’Ucraina. È un confronto con il globalismo come fenomeno planetario integrale. È un confronto a tutti i livelli – geopolitico e ideologico”. E conclude: “…quando vinciamo, tutti ne approfittano. È così che deve essere. Stiamo creando i presupposti per una vera multipolarità. E quelli che sono pronti ad ucciderci ora saranno i primi ad approfittare della nostra impresa domani. Scrivo quasi sempre cose che poi si avverano. Anche questo si avvererà”.

Soprattutto per un popolo divenuto famoso anche per l’8 Settembre…

Dio, Patria e Famiglia: è il programma di governo che ci attendiamo da chi si dichiara cristiano

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2022/09/05/dio-patria-e-famiglia-e-il-programma-di-governo-che-ci-attendiamo-da-chi-si-dichiara-cristiano/

QUANDO LA CHIESA INTERVIENE SU QUESTIONI POLITICHE, I GRANDI MEDIA GRIDANO ALL’INDEBITA INGERENZA, ORA CHE TACE VORREBBERO CHE PARLASSE…

Il 21 Agosto scorso, il quotidiano La Repubblica titolava in prima pagina: “Voto, il silenzio della Chiesa“. Dunque, il più importante media d’area progressista pare lamentarsi del fatto che la Chiesa non intervenga nella campagna elettorale. Generalmente, quando la Chiesa interviene su questioni politiche, i titoloni gridano all’indebita ingerenza. Insomma a ‘sti laicisti non va mai bene niente! Se la Chiesa tace vorrebbero che parlasse per poterla accusare di intromettersi e, se parla, la aggrediscono perché si è pronunciata.

Non fa meraviglia che i nemici della Chiesa abbiano, in ogni tempo, osteggiato la sua missione, negandole le Sue divine prerogative e i suoi poteri. San Luca (19,14) scrive, riferendosi a Gesù Cristo, che contro di Lui si gridò: “Nolumus hunc regnare super nos!” (Non vogliamo che quest’uomo regni su di noi). Dal canto suo, la Chiesa replica nell’Ufficio dell’Epifania: “Non eripit mortalia qui regna dat caelestia” (“non usurpa i regni mortali chi li dà celesti” ).

Col timore di essere accusati di voler tornare al Medioevo, alcuni politici, intellettuali, scrittori, giornalisti temono di mantenere vive le posizioni dottrinali che sono state costantemente affermate nelle encicliche, come appartenenti alla vita e al diritto della Chiesa di ogni tempo. Sopravviene la logica del compromesso o quella del silenzio per non urtare le altrui sensibilità. In tal modo, viene meno l’azione dei cattolici in politica ed il campo è lasciato largo per tutti gli anticristi della Terra.

Leone XIII raccomanda espressamente la concordia e l’unità nel combattere l’errore stando “bene in guardia di non lasciarsi andare ad essere conniventi nell’errore, o ad opporgli più debole resistenza, che la verità non comporti” (Enciclica Immortale Dei, 1° novembre 1885).

Si tratta di Magistero Ordinario infallibile, che implica l’obbedienza dei cattolici. Papa Pecci del resto continua precisando che “gli Stati non possono, senza empietà, condursi come se Dio non fosse o passarsi della Religione come di cosa estranea e di nessuna importanza“. Tutta la Dottrina Sociale della Chiesa si basa su tale principio, indicando con estrema chiarezza quali siano le regole, i principi, le posizioni che, sull’esempio evangelico, devono essere messe in pratica nel governo di una Nazione.

Contro l’agnosticismo morale e religioso dello Stato e delle sue leggi, Pio XII ribadì il concetto dello Stato cristiano nella sua lettera per la XIX Settimana Sociale dei cattolici italiani del 19 ottobre 1945: “ben riflettendo sulle conseguenze deleterie, che una costituzione la quale, abbandonando la “pietra angolare” della concezione cristiana della vita, tentasse di fondarsi sull’agnosticismo morale e religioso, porterebbe in seno alla società e alla sua labile storia, ogni cattolico comprenderà facilmente come ora la questione che, a preferenza di ogni altra, deve attirare la sua attenzione e spronare la sua attività, consiste nell’assicurare alla generazione presente e alle future il bene di una legge fondamentale dello Stato, che non si opponga a sani principi religiosi e morali, ma ne tragga piuttosto, vigorosa ispirazione, e ne proclami e ne persegua sapientemente le alte finalità“.

Papa Pacelli si appella alla giustizia e alla ragione, perché non è giusto attribuire gli stessi diritti al bene e al male, alla verità e all’errore. Il primo diritto di un popolo è quello alla Verità nella fermezza dei principi, così come, sempre Papa Pio XII, illustra nell’Enciclica Mystici Corporis del 29 giugno 1943.

Ecco che il motto “Dio, Patria, Famiglia” è cristiano prima che mazziniano e poi fascista. E’ il programma di governo che ci attendiamo da chi si dichiara cristiano.

Marcello Veneziani scrisse un libro con analogo titolo e, a ben vedere, il commento che fa è sempre più attuale: “mi sono spinto a vedere oltre, ho scrutato dove conduceva il pensiero critico di voi “aggiornati” e non ho trovato nulla: ho trovato il Nulla. Criticato ogni esito storico, non ha preso corpo nulla di nuovo, perché dallo zero non nasce qualcosa, e “non riuscite a congedarvi dal vostro congedo”. Così ho notato che le ultime tracce di vita risalivano a quelle giacenti tra le rovine. Allora, per stare alla realtà, meglio partire da ciò che viveva, piuttosto che da ciò che non è mai nato e non accenna a nascere. È un solido punto di partenza, almeno, un punto vero da cui salpare, anche se non è un approdo o un punto di arrivo“.

Il noto giornalista e scrittore aggiungeva quindi: “la religione addomestica la morte e la vecchiaia, il dolore e la solitudine. La modernità atea, tramite la tecnica, li addormenta, li alleva e li protrae; e, tramite lo svago, simula, eccita e distrae. Non muta il verdetto ma il tipo di consolazione. […] Patria non è solo cannoni, bandiere e monumenti ai caduti. E non è solo un valore politico o militare. E non attiene solo alla cittadinanza, non è solo Costituzione e virtù repubblicana. Patria è nostalgia delle origini, dell’infanzia, dei sapori nostrani. Patria è dove ti senti a casa, dove i cinque sensi percepiscono il mondo come familiare. […] Famiglia è la comunità originaria più devastata in Occidente ma è l’unica struttura portante intorno a cui ruota la vita pubblica e privata e la principale mediazione tra l’individuo e la società“.

Verso le elezioni: agenda gender o agenda identità?

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI 

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2022/08/29/verso-le-elezioni-agenda-zan-o-agenda-identita/

I PRIMI PUNTI DEL PROGRAMMA ELETTORALE DEL PD RIGUARDANO L’AGENDA GENDER ANCOR PRIMA DI QUELLA DI DRAGHI…

I primi punti del programma elettorale del Pd riguardano l’”agenda gender” ancor prima di quella di Draghi. Per la moderna sinistra la priorità è costituita dal ddl Zan e dal matrimonio egualitario, con utero in affitto, eutanasia e indottrinamento dei bambini attraverso la teoria secondo cui ogni fanciullo possa scegliere la sua sessualità, al di là del proprio sesso biologico.

Il diritto al lavoro in tempi di crisi giunge secondariamente, nello stupore di molti operai, che, per questo, smetteranno di votare Letta e compagni. Le persone che, nel corso della vita, si sono sentite attratte sessualmente da una persona del loro stesso sesso sono il 5,9% (uomini) e il 6,6% (donne) (Fonte: Neodemos, 2019).

L’ISTAT dice che il numero dei lavoratori dipendenti è pari a 18.063.000. La sinistra italiana cambia, allora, il suo elettorato principale e, di fatto, non ne rappresenta più le istanze, in favore della politica dei desideri di una minoranza, facendosene paladina ed assurgendoli, addirittura a “diritti”.

La spiegazione plausibile, riferita a questa radicale trasformazione è nell’essenza delle sinistre globaliste. La loro missione è quella di creare un mondo nuovo, quindi una nuova antropologia fluida che, attraverso la moda, i media, e a partire dagli insegnanti, condizioni la maggioranza, fin dalla tenera età. I fini sono due: confondere i minori per aumentare il numero degli allineati alla scelta di genere e far accettare al popolo la “nuova normalità”, pena il reato della post-modernità, che è la cosiddetta omofobia.

La sovversione dell’ordine naturale si muove sempre per gradi e nel tempo, con una macchina propagandistica totalitaria, che inizia all’asilo e non finisce più. Quando negli anni ’50 Claude Lévy Strauss (1908-2009) e Michel Foucault (1926-984) iniziarono a differenziare il “sesso” dal “genere”, essi riprendevano teorie già note da almeno un secolo, espresse da studiosi che, sempre a livello accademico, individuavano una nuova antropologia sociale del vestito e del genere, che si identifica nel cosiddetto unisex. “Gli abiti non rispecchiano più la propria identità biologica, di classe sociale, età, mestiere“. Tutti allineati allo stesso livello, con pantaloncini corti e jeans.

Negli anni ’70, i Gender Studies americani mettono al centro del loro approccio concettuale la negazione di una reale differenza fra uomo e donna. Il “genere” non è più un dato biologico e reale, ma una costruzione sociale fluttuante e soggettiva. Con lo stile unisex la donna si mascolinizza mentre l’uomo tende all’effeminatezza. In Italia, Giorgio Armani inizia la sua carriera con l’inversione dei codici maschili e femminili, effeminando l’uomo e mascolinizzando la donna.

Oggi si giunge all’interscambiabilità “uomo-donna”, tramite la medicina e la chirurgia. La corruzione della gioventù deve iniziare subito dai bambini, per avere dei servi del potere globale e della sua nuova antropologia, convinti lungo gli anni della “bellezza” del transumanesimo che è più bello chiamare “amore”, così da ingannare i più semplici con l’utilizzo di un vocabolario positivo.

Le Sinistre seguono primariamente quest’ agenda perché alle forze che fin dalla Rivoluzione francese furono baluardo della Sovversione, è stato assegnato il compito di procedere con l’agenda “gender-fluid”. Solo una destra con una classe dirigente all’altezza di fronteggiare attraverso l’Ordine naturale e divino, si potrà condurre una battaglia per la salvezza dell’umanità, per il suo bene, per vero Amore di essa.

Nel discorso ai partecipanti al I Congresso Internazionale di Alta Moda dell’8 novembre 1957, Papa Pio XII richiama il cristiano a fare molta attenzione ai pericoli e alle rovine spirituali “seminate dalle mode immodeste, specialmente pubbliche, per quella coerenza che deve esistere tra la dottrina professata e la condotta anche esterna” (cit. in “La moda cristiana nell’insegnamento della Chiesa“, Edizioni Fiducia, Roma 2022, p. 98).

Il Centrodestra si organizzi come partito dei conservatori senza ambiguità

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L’EDIORIALE DEL 15 AGOSTO 2022

di Matteo Castagna per www.informazionecattolica.it 

LA FORTUNA DEL PD È IL NON VOTO

ll paradosso del Pd è nel nome. Il Partito Democratico riesce a vincere le elezioni quando la democrazia è a bassa intensità. Il suo più grande alleato non è il “campo largo”, con lo sguardo che abbraccia i grillini in frantumi, o con le scorribande verso un centro radical chic con Calenda e Di Maio in cerca d’autore. La fortuna del Pd è il non voto. È la fuga di chi non sa più a che santo votarsi, la disillusione, lo scetticismo, la sfiducia.

Oggi il Pd è erede del Partito Comunista Italiano, senza che nessuno chieda mai pubbliche scuse per i finanziamenti dalla Russia di Stalin, per l’appoggio all’invasione sovietica di Praga, per i 90 milioni di morti prodotti nel mondo, per la strage delle foibe. Al contrario, FdI è sempre sotto processo e deve, come un mantra, chieder perdono per il Fascismo, morto da 80 anni, ed esistente solo nella mente di Paolo Berizzi. Il bello è che Meloni lo fa, Letta no. I padri costituenti, riunitisi a Regime terminato da poco, furono di gran lunga più onesti intellettualmente nel porre la questione fascista come “disposizione transitoria”.

L’arroganza della plutocrazia l’ha trasformata, di fatto, in definitiva, ma nel 1946 si pensava che bastasse una clausola a tempo determinato, probabilmente a reduci deceduti. Lo spauracchio serve, invece, alla sinistra per sbandierare la paura del fantasma, ad ogni campagna elettorale.

Sarebbe sacrosanto non abbassare mai, nonostante le pressioni, il proprio livello alla sudditanza politica e culturale nei confronti di una sinistra, che soprattutto in passato, non fu certamente esempio di tolleranza e democrazia, e che, ad oggi non ha mai sentito la necessità di scusarsi per il torbido passato delle collusioni, anche economiche, col Maresciallo Tito e con i sovietici di Stalin.

Che fine ha fatto il dossier Mitrokin? Di chi furono le responsabilità? Chi ha pagato di fronte alla giustizia per quei fondi illeciti? E’ un po’ come Tangentopoli. Nessuno si è mai scusato per le ruberie di quegli anni; l’unico sostanzialmente illeso fu il PCI, poi PDS, che il pool di Di Pietro non toccò, come fosse la verginella del Parlamento.

Oggi il Pd è più atlantista di Biden, laddove l’atlantismo pare una professione di fede verso un dogma religioso. Servirebbe un po’ di coraggio per saper criticare gli USA e la loro creatura, soprattutto quando inventano guerre in giro per il mondo a spese dei Paesi dell’alleanza. L’unico sussulto di sovranità nazionale l’ebbe Bettino Craxi, a Sigonella, nel 1985. Nella NATO si può stare con un ruolo determinato oppure subordinato o da servi. Perché l’Italia deve sempre professare il suo asservimento alle decisioni di altri?

Se il sovranismo diventa servilismo a stelle e strisce, l’elettore non capisce che differenza passi tra Letta e il centrodestra. Un’altra importante questione riguarda l’orizzonte valoriale del centrodestra, che se assomiglia a quello di Sinistra italiana o di +Europa, confonde e dunque diventa difficile rispondere alla domanda dove sia la differenza tra Berlusconi e Emma Bonino.

Su aborto, eutanasia, utero in affitto, “matrimoni” omosex, insegnamento gender nelle scuole, la coalizione dei conservatori si vorrebbe solida e compatta sull’adesione all’identità cristiana e, per conseguenza alla Dottrina Sociale della Chiesa. Ecco che allora, un serio centrodestra di governo non può essere cristiano e liberale allo stesso tempo. L’hanno capito (meglio tardi che mai) i vari Brunetta, Carfagna, Gelmini, Elio Vito ed altri, che, infatti, si sono trasferiti a sinistra, dove l’area liberal è a casa. Con una vera e marcata differenziazione, che già in parte c’è sul piano economico, sebbene la marginalizzazione di Giulio Tremonti non faccia il bene del centrodestra né del Paese, si andrebbe al voto dando la chiarezza a tutti quegli elettori di centrodestra delusi, che pensano di optare per i cosiddetti partiti “antisistema”.

In questa Italia in perenne crisi, la coalizione dei conservatori che non professa principi fondamentali comuni, tenute conto le regole della legge elettorale, e osservando il “mucchio selvaggio” che stanno costruendo i progressisti, può permettersi di lasciare almeno un 3% dei voti di protesta ai nuovi grillini improvvisati, privi di idee, uomini esperti e programmi?

Il Centrodestra si organizzi come partito dei conservatori senza ambiguità

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2022/08/15/il-centrodestra-si-organizzi-come-partito-dei-conservatori-senza-ambiguita/

LA FORTUNA DEL PD È IL NON VOTO

ll paradosso del Pd è nel nome. Il Partito Democratico riesce a vincere le elezioni quando la democrazia è a bassa intensità. Il suo più grande alleato non è il “campo largo”, con lo sguardo che abbraccia i grillini in frantumi, o con le scorribande verso un centro radical chic con Calenda e Di Maio in cerca d’autore. La fortuna del Pd è il non voto. È la fuga di chi non sa più a che santo votarsi, la disillusione, lo scetticismo, la sfiducia.

Oggi il Pd è erede del Partito Comunista Italiano, senza che nessuno chieda mai pubbliche scuse per i finanziamenti dalla Russia di Stalin, per l’appoggio all’invasione sovietica di Praga, per i 90 milioni di morti prodotti nel mondo in nome del comunismo, per la strage delle foibe. Al contrario, FdI è sempre sotto processo e deve, come un mantra, chieder perdono per il Fascismo, morto da 80 anni, ed esistente solo nella mente di Paolo Berizzi. Il bello è che Meloni lo fa, Letta no. I padri costituenti, riunitisi a Regime terminato da poco, furono di gran lunga più onesti intellettualmente nel porre la questione fascista come “disposizione transitoria”.

L’arroganza della plutocrazia l’ha trasformata, di fatto, in definitiva, ma nel 1946 si pensava che bastasse una clausola a tempo determinato, probabilmente a reduci deceduti. Lo spauracchio serve, invece, alla sinistra per sbandierare la paura del fantasma, ad ogni campagna elettorale.

Sarebbe sacrosanto non abbassare mai, nonostante le pressioni, il proprio livello alla sudditanza politica e culturale nei confronti di una sinistra, che soprattutto in passato, non fu certamente esempio di tolleranza e democrazia, e che, ad oggi non ha mai sentito la necessità di scusarsi per il torbido passato delle collusioni, anche economiche, col Maresciallo Tito e con i sovietici di Stalin.

Che fine ha fatto il dossier Mitrokin? Di chi furono le responsabilità? Chi ha pagato di fronte alla giustizia per quei fondi illeciti? E’ un po’ come Tangentopoli. Nessuno si è mai scusato per le ruberie di quegli anni; l’unico sostanzialmente illeso fu il PCI, poi PDS, che il pool di Di Pietro non toccò, come fosse la verginella del Parlamento.

Oggi il Pd è più atlantista di Biden, laddove l’atlantismo pare una professione di fede verso un dogma religioso. Servirebbe un po’ di coraggio per saper criticare gli USA e la loro creatura, soprattutto quando inventano guerre in giro per il mondo a spese dei Paesi dell’alleanza. L’unico sussulto di sovranità nazionale l’ebbe Bettino Craxi, a Sigonella, nel 1985. Nella NATO si può stare con un ruolo determinato oppure subordinato o da servi. Perché l’Italia deve sempre professare il suo asservimento alle decisioni di altri?

Se il sovranismo diventa servilismo a stelle e strisce, l’elettore non capisce che differenza passi tra Letta e il centrodestra. Un’altra importante questione riguarda l’orizzonte valoriale del centrodestra, che se assomiglia a quello di Sinistra italiana o di +Europa, confonde e dunque diventa difficile rispondere alla domanda dove sia la differenza tra Berlusconi e Emma Bonino.

Su aborto, eutanasia, utero in affitto, “matrimoni” omosex, insegnamento gender nelle scuole, la coalizione dei conservatori si vorrebbe solida e compatta sull’adesione all’identità cristiana e, per conseguenza alla Dottrina Sociale della Chiesa. Ecco che allora, un serio centrodestra di governo non può essere cristiano e liberale allo stesso tempo. L’hanno capito (meglio tardi che mai) i vari Brunetta, Carfagna, Gelmini, Elio Vito ed altri, che, infatti, si sono trasferiti a sinistra, dove l’area liberal è a casa. Con una vera e marcata differenziazione, che già in parte c’è sul piano economico, sebbene la marginalizzazione di Giulio Tremonti non faccia il bene del centrodestra né del Paese, si andrebbe al voto dando la chiarezza a tutti quegli elettori di centrodestra delusi, che pensano di optare per i cosiddetti partiti “antisistema”. (operazione politica delle Sinistra, che, infatti, ha piazzato in ogni lista dei capibastone di area progressista, così da recuperare in Parlamento il cosiddetto voto no vax, no green pass ecc.)

In questa Italia in perenne crisi, la coalizione dei conservatori che non professa principi fondamentali comuni, tenute conto le regole della legge elettorale, e osservando il “mucchio selvaggio” che stanno costruendo i progressisti, può permettersi di lasciare almeno un 3% dei voti di protesta ai nuovi grillini improvvisati, privi di idee, uomini esperti e programmi?

Uno sguardo sulla politica, un’occhiata sulla società e sulla Chiesa

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LA RECENSIONE

di Angelica La Rosa

ARRIVA “PATRIA E IDENTITA’”, IL NUOVO LIBRO DELL’AVVOCATO GIANFRANCO AMATO E DI MATTEO CASTAGNA

Per le Edizioni Solfanelli di Chieti è uscito ieri “PATRIA E IDENTITÀ” (152 pagine, € 12), il nuovo libro dell’avvocato Gianfranco Amato. Presidente dei Giuristi per la Vita, e di Matteo Castagna, Responsabile nazionale del Circolo “Christus Rex”.

Gianfranco Amato e Matteo Castagna sono due cattolici militanti che, con lo studio, la preghiera e l’azione, vogliono contribuire a mantenere viva la fiaccola della Tradizione e rilanciare l’Identità classico-cristiana dell’Europa contro i dogmi del Pensiero Unico.

Nella Primavera del 2021 è nata l’idea di questo libro che si divide in tre parti: “Uno sguardo sulla Politica”, “Un’occhiata sulla Società”, “Una sbirciata sulla Chiesa”.

Gianfranco Amato e Matteo Castagna alternano i capitoli inerenti le tre parti, firmando ciascuno il suo. Ne esce un testo controcorrente rivolto a tutti, credenti e non, per riflettere sull’attualità, sul ruolo della Religione, sulla fondamentale necessità del pensiero integralmente cattolico per smontate i falsi miti di una post-modernità che ha sostituito Dio con il denaro, la patria con il mondialismo globalista contro l’interesse dei popoli e la famiglia con la società fluida, priva di identità.

Accessibile a tutti, per scorrevolezza e semplicità, “Patria e identità” è un testo controcorrente, politicamente scorretto, che nelle sue 152 pagine, che si avvalgono della presentazione dell’avvocato Andrea Sartori, offre saggi snelli e chiari dei due pensatori cattolici italiani controcorrente.

I due autori, come detto, si alternano nei capitoli che compongono le tre parti del testo. Pur essendo entrambi cattolici, fedeli alla Tradizione, in questo modo hanno voluto sottolineare la differenza di sensibilità su temi importanti, lasciando al lettore la piacevolezza della meditazione su tematiche non ancora definite o definitive, ma anche la concordanza di vedute sulla maggioranza degli aspetti trattati.

Amato e Castagna, talvolta con ironia e talvolta con implacabili stoccate, tipiche loro caratteristiche, smontano i falsi miti della post-modernità e cercano di fornire anche la medicina ai mali del tempo presente, che non si compra in farmacia ma si costruisce pian piano attraverso il metodo di San Filippo Neri…

Il testo, fino al 15 Agosto, è disponibile su ordinazione presso il sito web della casa editrice o tramite la mail della stessa edizionisolfanelli@yahoo.it  Poi sarà ordinabile anche presso le migliori librerie, sulle piattaforme internet o contattando gli autori.

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2022/08/06/uno-sguardo-sulla-politica-unocchiata-sulla-societa-e-una-sbirciata-sulla-chiesa/

“Supermario” è caduto per giochi di Palazzo, non per le proteste di piazza

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Sulla stessa linea di Marcello Veneziani, il nostro Responsabile Nazionale Matteo Castagna consiglia di andare tutti a votare il 25 Settembre per non lasciare mani libere al male assoluto rappresentato dalle sinistre. E…una stoccata al vetriolo ai fanatici no vax è servita su un piatto d’argento…

QUINTA COLONNA

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2022/07/28/supermario-e-caduto-per-giochi-di-palazzo-non-per-le-proteste-di-piazza/

I GOVERNI CONTE II E DRAGHI NON SI POSSONO ASSOLVERE DA UNA GESTIONE FOLLE DELLA PANDEMIA DA PARTE DI ALCUNI INCAPACI E INTERESSATI, PROBABILMENTE AL SOLDO DELLE MULTINAZIONALI DEL FARMACO

Tutti quelli che si sono messi a fare i tribuni della plebe, contro la “dittatura sanitaria”, supportando teorie strampalate, sciocchezze superstiziose, teosofia, pseudo-medicina, scienza olistica, teorie del complotto, profezie apocalittiche e molte altre amenità sono stati ferocemente sconfitti in ogni previsione.

Infatti, le elezioni si sono tenute e si terranno regolarmente; i giochini della politica sono uguali a quelli di trent’anni fa.

Le manifestazioni che, per alcuni soggetti, parevano la chiamata a raccolta dei pazienti psichiatrici del Paese, e gli starnazzamenti di certe oche non sono serviti a nulla.

Draghi ha inasprito la repressione, ora qualcuno vincerà qualche causa sporadica, ma “Supermario” è caduto per le logiche di Palazzo, non per la tanto paventata “rivoluzione popolare” della c.d. “resistenza”.

Quanto detto, naturalmente, non assolve i governi Conte II e Draghi da una gestione folle della pandemia da parte di evidenti incapaci e interessati, probabilmente al soldo delle multinazionali del farmaco.

Quanto accaduto dovrebbe essere un richiamo all’equilibrio nell’osservazione della realtà. Come è stato grottesco e talvolta assurdo lo scientismo delle virostar, altrettanto sciocco e fallimentare è stato il fanatismo di certi no vax.

Sappiamo che l’italiano medio diventa allenatore, medico, stilista, virologo, con supponenza dogmatica, ogni volta che si presenta l’occasione. E lo fa da maniaco compulsivo.

Tornando ai vari tribuni della plebe del novaxismo fanatico, agli alternativi del risveglio… induista, ai soloni della contro-informazione, avete notato che hanno quasi tutti fondato un partito? L’unico che pare non riuscirci, nonostante la voglia disperata, è il povero Massimo Viglione.

Ma allora, come un anno fa, mi chiedo: il fine di costoro era quello di dire la verità dei fatti, oppure cercare di crearsi un elettorato?

Tutta la canea montata con teorie di ogni genere servirà solo a far abboccare la gente più fragile con fini elettorali? Non è che se questi poi non entreranno in parlamento scompariranno dalla scena?

La mia previsione è che saranno tutti spazzati via il 25 settembre e, se qualcuno riuscirà a entrare in Parlamento, diverrà presto come gli altri. Scommettiamo?

 

 

Omosessualità e droga: diritti o desideri?

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EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/omosessualita-e-droga-diritti-o-desideri/

QUANDO L’IDEOLOGIA PREVARICA SULLA LOGICA E AZZERA IL BUON SENSO SI TRASFORMANO I SIGNIFICATI DEI TERMINI E LA SOCIETÀ FINISCE PER PAGARNE TUTTE LE CONSEGUENZE…

Quando l’ideologia prevarica sulla logica e azzera il buon senso comune, si trasformano i significati dei termini. Spesso la cosa è voluta per motivi propagandistici. Ma l’italiano è bello perché, come lingua neo-latina, dà significati precisi alle parole. Nella società a-morale o im-morale, il diritto è la legalizzazione della facoltà di fare ciò che si vuole. Rousseau sarebbe felice nel veder realizzato uno dei suoi sogni: l’abolizione del dovere, considerato come pratica oscurantista e retrograda, per lasciar posto al desiderio che si trasforma in diritto, ovvero il vizio che si confonde con la virtù o addirittura sostituisce la virtù diventando diritto.

Per un cattolico vero, che non fa distinzione tra morale pubblica e privata né si piega alle mode del mondo, le parole devono tornare ad avere un loro significato preciso. Nel caso delle unioni tra persone dello stesso sesso, non possiamo parlare di amore, perché è attrazione fisica disordinata rispetto al Creato ed al suo fine riproduttivo. La sodomia è un vizio, dovuto a mille fattori, che alcuni vorrebbero veder confermato dalla Chiesa e dallo Stato, per giustificare uno status differente rispetto a quanto stabilito dalla natura e praticato dalla maggioranza della popolazione. Lo chiamano “diritto”, ma è un “desiderio”.

La sentenza n. 4184/2012 della I Sez. Civ. della Cassazione stabilisce che, in Italia, debba essere riconosciuto ai «componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione di fatto» «il diritto alla vita familiare» e ad «un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata», in conformità con quanto già stabilito dalla Corte di Strasburgo – con sentenza del 24 giugno 2010. Infatti, aggiunge la Cassazione, in base all’art.12 della Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo, bisogna considerare «radicalmente superata la concezione secondo cui la diversità di sesso dei nubendi è presupposto indispensabile, per così dire “naturalistico”, della stessa esistenza del matrimonio».

L’Europa, insomma, sembra chiedere all’Italia non solo “lacrime e sangue” in materia economica, ma anche di mutare radicalmente l’«esprit des lois» del proprio diritto di famiglia: passare da un diritto che disciplina la famiglia ad un diritto che “costruisce” la famiglia, che forma cosa sia, o non sia, “famiglia”. Quest’ultimo, formalmente, è un compito del diritto positivo? A questo riguardo, l’art. 29 della nostra Costituzione, stabilisce chiaramente che «la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio»: 1) Con il verbo “riconoscere” si afferma che il diritto positivo riconosce la famiglia come qualcosa che gli pre-esiste e, per questo, si limita a disciplinarla secondo le linee poste dalla natura: prima viene la famiglia, poi il diritto di famiglia; 2) La famiglia è una “società naturale”, sia nel senso di unione tra uomo e donna come previsto dalla natura, sia nel senso di attenere all’ambito del diritto naturale che, in quanto tale, non può essere contraddetto dal diritto positivo.

La sentenza sembra sancire, a livello giuridico, ciò che Marcel Gauchet ha definito la «de-istituzionalizzazione della famiglia» (Il figlio del desiderioEdizioni Vita e Pensiero, Milano 2010, p. 58). «La prodigiosa novità della nostra situazione – ha scritto il sociologo francese – sta nel fatto che la famiglia non detta più legge a nessun livello. Non le si chiede più di produrre il legame sociale; l’imperativo della riproduzione non è più un imperativo sociale. La “de-istituzionalizzazione della famiglia” si realizza in due direzioni: la famiglia non è più il luogo di socializzazione dei soggetti e non è più interpretata a partire dalla sua funzione generativa a servizio della società. La famiglia è diventata la realizzazione della coppia in quanto coppia, è la formalizzazione di un legame privato, fine a se stesso; anche la scelta di fare un figlio si colloca tutta nell’ambito del privato: il compito genitoriale non ha più una ragione sociale, non è più vista a vantaggio della comunità sociale».

Se la famiglia è «de-istituzionalizzata» nella sua dimensione privata, e il compito genitoriale non ha più una ragione sociale, qual è l’unica motivazione che può condurre una coppia a sposarsi e a generare? Non potrà essere che il solo desiderio della coppia di realizzare se stessa: i figli di questa epoca – scrive Gauchet – sono «i figli del desiderio» e, per estensione, diciamo che anche le famiglie di questa epoca sono “le famiglie del desiderio”.

La famiglia dovrebbe restare il luogo per venire al mondo, per accogliere l’Altro, e lasciarlo andare nel mondo come altro da sé. La famiglia realizza i desideri dell’Altro, non fa dell’Altro la realizzazione dei propri desideri; nella famiglia ci si sacrifica per la realizzazione dell’Altro, non si usa l’Altro per la realizzazione di sé: «l’arte ci consegna un’immagine altissima di questa autentica genitorialità nella Pietà di Michelangelo Buonarroti. Nel dolore di una madre che abbraccia il corpo defunto di suo figlio si realizza una maternità inedita. A quel figlio Ella è stata sempre vicina e distante allo stesso tempo, lasciandolo essere ciò che non poteva immaginare o prevedere per lui. […] Nel suo stare, tenace e poderoso, sotto la croce – rappresentato dal corpo gigantesco e stabile, mascolino nella muscolatura e nelle dimensioni – la Madre torna a offrire dal proprio grembo, a partorire al mondo il suo figlio. La Vita è così ridonata al mondo. In questa figura suprema della Pasqua, in cui morte e vita coesistono nella fede della Vergine Maria, risplendono le vicende di tante donne e tanti uomini, che con il loro permanere e con la loro premura consentono ancora oggi ad un uomo di venire al mondo». (Stefano Cucchetti, Ho acquistato un uomo grazie al SignoreLa Scuola Cattolica, gennaio-marzo 2012, pp. 145-146)
«La famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio», un luogo che attende la vita per consegnarla al mondo: non lasciamola diventare una coppia, che reclama diritti dalla società, per soddisfare desideri privati.

Alfredo Mantovano, tramite il Centro Studi Livatino di cui è vicepresidente ha sostenuto: “con la sentenza n. 51/2022 la Corte Costituzionale ha dichiarato non ammissibile il quesito referendario che puntava a rendere legale la coltivazione di piante da cui ricavare qualsiasi tipo di stupefacente, inclusi papavero da oppio e coca, e ad abolire la reclusione per il traffico e lo spaccio delle droghe c.d. leggere”. Tuttavia lo sforzo per liberalizzare la droga prosegue: in tale direzione all’ordine del giorno dell’Aula della Camera dei Deputati, dopo l’approvazione in Commissione Giustizia, vi è un testo che riunisce varie proposte di legge. Con il volume Droga. Le ragioni del no (Edizioni Cantagalli) che si inserisce nel solco dei precedenti curati sempre dal magistrato cattolico sull’eutanasia e sul DDL Zan, Mantovano intende offrire un quadro d’insieme che:

– illustra gli effetti delle principali sostanze stupefacenti, in particolare dei derivati della cannabis, sul fisico, sul sistema neurologico e sull’equilibrio psichico;

– riassume l’evoluzione del quadro normativo dalla prima legge di disciplina della materia fino alle più recenti sentenze costituzionali e di legittimità, e al testo unificato all’esame del Parlamento,- descrive il profilo criminologico del traffico, della diffusione e del consumo delle droghe in Italia;

– replica ai più frequenti luoghi comuni che si usano per sostenere la legalizzazione di quelle c.d. leggere, anche alla luce di quanto accaduto negli ordinamenti che hanno introdotto leggi permissive;

– apre la prospettiva sul pieno recupero della persona, sul quale sono impegnate da tempo le Comunità.

La similitudine tra “famiglia di desiderio” e “sballo di desiderio” è presto fatta dall’egoistico bisogno di alcuni di soddisfare la propria debolezza, giustificandola tramite la legalizzazione delle droghe, allo scopo di far passare come normale la necessità di alienazione. La distruzione dell’ordine naturale passa dalla sovversione della Famiglia e dalla legalizzazione dell’alienazione. Domine salva nos, perimus!

Tragedia Marmolada: la natura ha sempre le sue regole, a prescindere dall’uomo

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/?p=45641

SOGGIORNANDO A POCHI CHILOMETRI DALLA MARMOLADA HO SENTITO LA SOFFERENZA PER LA TRAGEDIA DEL DISTACCO DI UNA PARTE DI GHIACCIAIO, CHE HA DILANIATO I CORPI DI 11 ESCURSIONISTI

“La montagna è come una bella donna: va amata, va coccolata, va ammirata e, soprattutto, rispettata”.

Erano queste le parole che il mio maestro di sci utilizzava, per insegnarmi come si va sulle Dolomiti, che sono paradisi naturali, con regole, spesso, spietate.

Anche se molto giovane, ricordo perfettamente la slavina che distrusse il paese di Stava, così come la caduta fatale del fratello di Messner dalla Torre del Vajolet, per un fulmine che gli colpì il chiodo piantato per l’ascesa.

E, in questi giorni, soggiornando a pochi chilometri dalla Marmolada, ho sentito la sofferenza ed espresso il cordoglio per la tragedia del distacco di una parte di ghiacciaio, che ha dilaniato i corpi di 11 escursionisti. La natura ha degli equilibri ben precisi.

Noi viviamo un periodo storico particolare, che non ha nulla a che vedere con l’ideologia gretina del riscaldamento globale, perché non esiste, se non come sinistra ideologia.

Ce lo confermò, di fatto, il censuratissimo Prof. Zichichi, sostenendo che i cambiamenti climatici sono dovuti a mutamenti ciclici del sole.

Qui, in val di Fassa, la deformazione professionale e le conoscenze acquisite in oltre quarant’anni di frequentazione di questi luoghi meravigliosi, mi hanno portato ad informarmi da guide alpine ed esperti in merito alle possibili cause di questa immane tragedia.

Tutti hanno concordato con l’autore di www.storiologia.it Franco Gonzato, che ha salito la Marmolada 35 volte, ed ha affermato: “non si sale né si scende sulla Marmolada quando ci sono 10 gradi”. (…) “La strada è ben segnata, la forcella é attrezzata da un cavo d’acciaio, da staffe e pioli metallici. Poi, giunti sulla cresta in 10 minuti si raggiunge la Punta Penia. Non é per nulla difficile , tutto in 2 ore, ma ci devono essere le condizioni climatiche ottimali. Alle ore 13,25, con 10 gradi sopra lo zero é un suicidio!!!”

“Carlo, il gestore del rifugio Penia, poco distante aveva postato tre giorni prima un video con lo smartphone per la situazione allarmante, non del piccolo ghiacciaio, ma del blocco del seracco in pendenza che, a causa dell’acqua infiltratasi rischiava di staccarsi e precipitare. L’allarme non è stato ascoltato, e anche se lo fosse stato, nessuno avrebbe bloccato tutto il turismo a valle”.

Continua Gonzato:

“Prevedibile? Nello stesso punto, due anni fa, una valanga distrusse il rifugio del Pian dei Fiacconi. Ma quest’anno la situazione climatica era ancora peggiore. Se ci vai o ci scendi a mezzogiorno non dire che è “imprevedibile”; é facilmente fatale.

“Nel ’57 un enorme pezzo di ghiacciaio staccatosi dall’Ortles, dopo aver squarciato un’ intera foresta, raggiunse i 4 tornanti della strada per Solda, dove stava passeggiando il curato leggendo il breviario. Lo ritrovarono dopo 4 mesi.

Nel 1916 alla stessa Marmolada ci fu una valanga quasi uguale perfino maggiore, trascinò nel sottostante lago tutte le caserme degli austriaci: 300 furono i morti.

Ma anche nel 1957 e 1962, la pioggia mancò per mesi e mesi.
Nel 1893 fu l’anno di siccità più grave di tutta Europa. Non piovve per quasi un anno. Il petrolio doveva essere ancora utilizzato, di conseguenza non c’erano i motori a scoppio né le auto che “inquinavano”!

La siccità colpì duramente l’agricoltura; tutti i raccolti: nelle vigne non vi era un grappolo d’uva; di granoturco nemmeno una pannocchia; frutta e verdura appena l’ombra.
Ma nei secoli precedenti non sono mancati i ritiri dei ghiacciai lasciandoci come ricordo “le morene”. Una delle più famose d’Europa è quella alla fine della Val d’Aosta “La Serra”, che va da Ivrea a Santhià (53km – lasciando un muro laterale alto 300 m.).

Significa che dal Monte Bianco il ghiacciaio era su tutta l’attuale Val d’Aosta fino a sbucare a Ivrea nella Val Padana. Mi risulta che allora non c’era l’inquinamento del carbone, del petrolio, delle auto, ecc.

La natura faceva il suo corso, ieri, come con l’uomo di oggi e lo farà anche senza l’uomo…domani”.

Moralità esclusa dal dibattito pubblico: allora ha ragione Mosca?

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2022/06/13/moralita-esclusa-dal-dibattito-pubblico-allora-ha-ragione-mosca/

LE NOSTRE COMUNITÀ HANNO ANCORA IL BUON SENSO E LA RETTA RAGIONE DEI NOSTRI NONNI, MENTRE MEDIA E POLITICI REMANO CONTRO IL DIRITTO NATURALE

La parola “politica” ha una lunga storia ed evoluzione. Dai greci è stata applicata alla città-stato. La definizione generale è “attività circa affari pubblici, concernenti tutti i cittadini di una comunità” (così il Dizionario di Teologia Morale del Cardinale Roberti e di Monsignor Palazzini, vol. 2, ed. Effedieffe).

Nella vita quotidiana la politica denota un certo metodo di comportamento, modo di agire con prudenza, avvedutezza, competenza, onestà, trasparenza, in vista del raggiungimento del fine, che è il bene comune, che, come sottolineava Papa Pio XII, deve avere un’attuazione duratura.

La teologia morale ci insegna, anche, che la politica deve essere propugnatrice dell’ordine. Lo Stato, ma anche il singolo Comune devono servire alla perfezione della persona umana, e non viceversa. Prima la virtù dell’uomo e poi la potenza del Paese. Importantissimo, specialmente al giorno d’oggi, è che non possono esserci fini contrari alla morale, tanto quanto non può esistere una doppia morale, una per la vita privata e un’altra per la vita pubblica. Si parla di principi fondamentali propri della Dottrina Sociale della Chiesa. Non appare anomalo che nessuno l’abbia richiamata nel suo programma per queste ultime elezioni amministrative la cui affluenza si è scandalosamente attestata ad appena il 20%?

E’ necessario, dunque, fare due esempi, perché ieri quasi 900 municipi italiani sono stati chiamati a rinnovare le amministrazioni cittadine.

Il principio di legalità è fondamentale per il corretto agire del politico, al fine del bene comune. C’è disaffezione verso la politica moderna, ma in tutto il Belpaese ci sono centinaia di migliaia di candidati. Il giorno prima del voto, la Commissione Antimafia, presieduta dal grillino Nicola Morra, ha reso noti i nomi di 18 “candidati impresentabili”.

Noi – ha spiegato Morra – ci basiamo su criteri giuridici che rinviano ad atti processuali e investigativi già avviati e definiti“. E all’agenzia Agi del 10/06/22 ha dichiarato che “c’è un numero cospicuo di ‘impresentabili’ e sono emerse alcune situazioni a mio avviso imbarazzanti”. La tempistica di queste affermazioni è alquanto ad orologeria rispetto alle elezioni amministrative di ieri. Non si poteva agire prima? Parlando da garantista, ritengo che queste elezioni siano “viziate” ab origine, almeno nei comuni ove sono state ravvisate le “situazioni imbarazzanti”, legate a presunte collusioni, estorsioni ed altri reati contro la pubblica amministrazione che sarebbero riconducibili ai clan, da Nord a Sud.

Il principio di moralità. E’ cronaca di questi ultimi giorni quella delle sfilate dei Gay Pride, spesso osceni e contrari al pubblico pudore, ma anche blasfemi contro la Santa Vergine Maria, Gesù e la Chiesa. Come sempre, a reagire sono i cattolici seri, non i tiepidi baciapile al bisogno elettorale. Moralità e legalità vanno a braccetto perché patrocinare manifestazioni che oltraggiano la Religione è un reato, purtroppo non perseguito da una Magistratura che va riformata, a partire dai suoi vertici nel CSM e il Referendum pare venire a pennello per finirla con le correnti sinistre, che fanno ciò che gli pare. Non fa parte della storia della civiltà europea chiamare diritti quelli che sono i desideri di alcuni. Né, tantomeno, assecondarne quelli riguardanti i minori o, addirittura i feti, autorizzandone la vendita, come al supermercato.

Altrimenti, non ci possiamo lamentare se molti europei, non per forza cattolici, guardano con simpatia alla posizione del Patriarca di Mosca Kirill, che, in un sermone del marzo di quest’anno, ha esplicitamente parlato di una battaglia contro i valori degenerati dell’Occidente, rappresentato dalle parate del gay pride, tanto da spingerlo a paragonare il matrimonio tra persone dello stesso sesso a quelle approvate nella Germania nazista. Sarà un test vedere quanti sindaci, schierati con noi prima delle elezioni, saranno altrettanto coerenti nel vietare manifestazioni oscene e blasfeme, dimostrando che le nostre comunità hanno ancora il buon senso e la retta ragione dei nostri nonni.

 

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