“FRANCESCO” COME PRODOTTO SINTETICO DI FICTION?

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BERGOGLIO PREDICA POVERTA’ E INQUATTA DENARI

Battaglia in Vaticano sulla dottrina? Certo, ma anche sui quattrini. Bergoglio predica la povertà? Certo, ma, secondo i bene informati, chiusi i microfoni e spente le telecamere, i maneggioni della finanza hanno campo libero. Nello Ior? Neanche per sogno. [leggi tutto…]

di Maurizio Blondet

L’amico americano, da Washington,  mi commenta  i contraccolpi della vittoria di Trump sul Vaticano.  E’  in rovina il progetto di  “primavera cattolica” sul modello delle primavere arabe, auspicata nella famosa mail da John Podesta.   Gli ho rimbalzato l’importante articolo di Piero LaPorta su La Verità,   che dice in fondo la stessa cosa con informazioni  d’intelligence: “Bergoglio predica la povertà e inquatta denari”.

Qui si legge che El Papa “ oggi è furioso con chi lo ha mal consigliato  – facendogli credere sicura la vittoria di Hillary –  e tuttavia s’illude di recuperare peso negoziale con Trump, aizzandogli contro l’opinione pubblica, sulla quale, ne è proprio convinto, presume di avere un controllo a tutta prova. È un illuso, ma deve guadagnare tempo mentre le elezioni presidenziali lo lasciano scoperto, perché «la finanza vaticana ha avuto un ruolo al servizio di Hillary Clinton e delle sue guerre e questo Trump lo sa» (…)   «Bergoglio, Bertone e i cardinali tedeschi condividono un segreto finanziario di enorme portata. Quale? Penserà Trump a metterli a posto. D’altronde egli sa bene che costoro hanno finanziato la campagna elettorale della Clinton». 

L’amico americano mi chiede se ho visto The Young Pope, la serie di Sorrentino  sul ‘giovane papa” Pio XII.   Ho visto solo la prima puntata, mi son chiesto dove andava a parare:  il Papa giovane vi appariva ortodosso e profondamente conservatore, figura netta fra cardinali dalle cui facce traspariva  l’abiezione e la falsità…the-young-pope-jude-law

Poi è cambiato  e si è fatto tutto dolce, tutto amore, dice l’amico. E sostiene che questa serie è parte del progetto “primavera” ad ausilio dell’opera di Bergoglio.

Non spingo fino a questo punto il mio complottismo, scherzo. Lui insiste. Mi ricorda “Il Divo”, dove Sorrentino atteggia Andreotti come Nosferatu, deliberatamente ricalcando le scene di quell’Horror dell’espressionismo tedesco;  “La grande bellezza”,   preludio d’atmosfera allo  scacco  del PCI (PD) su Roma, e al cambio di regime a favore del  5 Stelle. Sorrentino, molto promosso in Usa, è diventato uno specialista in questo genere di film “di cultura” che influenzano certi ambienti. Io continuo ad essere incredulo. L’amico americano mi ricorda i film del ’76, “Cadaveri Eccellenti” e “Todo Modo” :  servirono, mi assicura, a preparare l’opinione pubblica all’assassinio Moro e alla distruzione della DC per impulso americano.  “Non si può fare l’omicidio Moro  senza  preparare l’opinione pubblica”, mi dice:  “Proprio tu non puoi dubitare  dell’uso  politico di Hollywood, e delle fiction in generale come strumenti di  creazione di stati d’animo collettivi”. Continua a leggere

Alla sinistra di Lutero

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lundSegnalazione del Centro Studi Federici

Foto: l’abbraccio tra Jorge M. Bergoglio e l’ “arcivescova” Antje Jackelen, “primate della chiesa luterana svedese”, Lund, 31/10/2016.
 
“Se Lutero tornasse sulla terra, troverebbe che Bergoglio va troppo in là col progressismo!”
Intervista di don Francesco Ricossa rilasciata al settimanale francese Rivarol (n° 3259 del 24 novembre 2016), effettuata da Jérôme Bourbon il 18/11/2016.
 
Rivarol: Quali riflessioni Le suggeriscono il recentissimo viaggio in Svezia di Bergoglio, viaggio che ha avuto ufficialmente lo scopo di dare inizio ad un anno di celebrazione dei cinquecento anni della Riforma di Martin Lutero, e le dichiarazioni di Francesco su Lutero e con i luterani, nonché la sua partecipazione in una cattedrale luterana ad una riunione con una donna “vescova” e il capo della chiesa luterana di Svezia. Viaggio nel corso del quale Bergoglio non aveva neanche previsto di dire “Messa” (o più esattamente la sinassi di Paolo VI) mentre la scontenta comunità cattolica locale gli ha forzato la mano, cosa che è inaudita?
Don Francesco Ricossa: Innanzi tutto, questa visita in Svezia è il seguito immediato del pellegrinaggio dei luterani a Roma. Bergoglio li ha ricevuti in Vaticano il 13 ottobre con al fianco la statua di Martin Lutero, e già prima si era recato nel tempio luterano di Roma. La visita in Svezia non è che l’inizio delle iniziative ecumeniche per l’anniversario dei cinquecento anni della Riforma e in fondo, anche se Bergoglio l’ha fatto in maniera più aperta, egli ha solo ripreso la linea di condotta dei suoi predecessori. Infatti, già Giovanni Paolo II e Benedetto XVI avevano espresso grandi elogi per Martin Lutero. Questa non è altro che la conferma di quello che si diceva negli anni ’70: «la nuova messa è la messa di Lutero». Si è gridato allo scandalo quanto lo dicevano i tradizionalisti, ma in definitiva è un’evidenza. D’altronde, la misericordia come la intende Bergoglio è del tutto luterana. Egli parla dell’uomo che può solo peccare, che quasi deve compiacersi nel peccato e che si salva per la misericordia di Cristo anche se non si allontana dal peccato. Ne ha parlato senza posa e in particolare lungo l’anno detto della misericordia che si è chiuso domenica scorsa. Il peccato è nell’uomo, non si può eliminare ed è coperto dal mantello della Passione di Cristo. Nel suo discorso ai missionari della misericordia, Bergoglio ha detto che anche se un penitente non confessa il suo peccato o non vuole abbandonarlo, la misericordia del Signore lo perdona. Questa è un’idea luterana. Nel documento «Dal conflitto alla comunione», del giugno 2013, egli ha scritto (n° 154) che anche teologicamente vi è un accordo con i protestanti, non solo sulla giustificazione, ma anche sulla Presenza Reale, la Transustanziazione essendo considerata come non essenziale. In ogni caso, io penso anche che se Lutero tornasse sulla terra, troverebbe che Bergoglio va troppo in là col progressismo!
 
Rivarol: Giustamente, ciò che Lei dice va in direzione della incredibile visita fatta da Bergoglio, l’11 novembre, a dei preti spretati e alle loro famiglie, quattro di essi erano “parroci” della diocesi di Roma. In nessun modo egli ha ricordato loro gli obblighi che avevano assunto al momento di abbracciare il sacerdozio. Ecco quello che dice il Vaticano in un comunicato ufficiale: Il Santo Padre ha inteso offrire un segno di vicinanza e di affetto a questi ragazzi che hanno compiuto una scelta spesso non condivisa dai loro confratelli sacerdoti e familiari», «Dopo diversi anni dedicati al ministero sacerdotale svolto nelle parrocchie, è accaduto che la solitudine, l’incomprensione, la stanchezza per il grande impegno di responsabilità pastorale hanno messo in crisi la scelta iniziale del sacerdozio», e il comunicato della “Santa Sede” continua: «Sono quindi subentrati mesi e anni di incertezza e dubbi che hanno portato spesso a ritenere di aver compiuto, con il sacerdozio, la scelta sbagliata (sic!). Da qui, la decisione di lasciare il presbiterato e formare una famiglia.» I dispacci d’agenzia precisano che quattro dei giovani padri di famiglia incontrati da Bergoglio erano degli ex “parroci” della diocesi di Roma, gli altri venivano da Madrid (Spagna), dall’America Latina e dalla Sicilia. Secondo il Vaticano, l’arrivo di Bergoglio nell’appartamento «è stato segnato da grande entusiasmo: i bambini si sono raccolti intorno al Pontefice per abbracciarlo, mentre i genitori non hanno trattenuto la commozione. La visita del Santo Padre è stata fortemente apprezzata da tutti i presenti che hanno sentito non il giudizio del Papa sulla loro scelta, ma la sua vicinanza e l’affetto della sua presenza», e il Vaticano precisa che Francesco ha ascoltato gli ex preti e si è informato sulle procedure canoniche in corso. «La sua parola paterna ha rassicurato tutti sulla sua amicizia e sulla certezza del suo interessamento personale», conclude il Vaticano, secondo il quale Francesco ha di nuovo «inteso dare un segno di misericordia a chi vive una situazione di disagio spirituale e materiale, evidenziando l’esigenza che nessuno si senta privato dell’amore e della solidarietà dei Pastori.» Che ne pensa di un tale comportamento?
Don Francesco Ricossa: E’ il punto d’arrivo, per adesso, di un qualcosa che è molto vecchio. Paolo VI, dopo il Vaticano II, cambiò la disciplina della Chiesa che era di non concedere mai delle dispense perché un prete potesse contrarre matrimonio, perfino in articulo mortis, quando tutti gli altri impedimenti potevano essere dispensati. In seguito a tale cambiamento si è avuto un gran numero di defezioni sacerdotali, tristi e scandalose. Bergoglio, con i gesti più che con la dottrina, manifesta ciò che desidera. Egli ha ricevuto delle coppie che vivevano insieme senza essere sposate, ha ricevuto delle “coppie” di omosessuali, di transessuali come si dice oggi, ha telefonato alla “donna” di un ex “vescovo” spretato… Tutti questi gesti vanno nella stessa direzione. Si potrebbe pensare ad un’opera di misericordia nei confronti di peccatori che hanno bisogno di uscire dal peccato, e questo sarebbe evangelico, ma sfortunatamente nel contesto del lassismo generale, e senza che Bergoglio in alcun momento chieda al peccatore di abbandonare il peccato, questo comportamento è scandaloso, vi è in questi gesti come un incoraggiamento al peccato.
 
Rivarol: Lei ricorda la venuta a Roma di coppie omosessuali. Ma Bergoglio ha incontrato anche dei rappresentanti della lobby LGBT, quindi egli manifesta una compiacenza per l’omosessualità notoria, rivendicata. Si tratterebbe di una tappa verso l’“ordinazione” di uomini dichiaratamente omosessuali, come accade nella chiesa anglicana o nella chiesa luterana di Svezia?
Don Francesco Ricossa: Vi è un documento, perfino post-conciliare, che proibisce l’accesso nei seminari agli uomini che hanno questa tendenza. Cosa molto saggia e necessaria, ma questo non basta: perché nella pratica questa norma è correntemente trasgredita e l’ex maestro generale dei Domenicani ha perfino preso pubblicamente posizione a favore dell’“ordinazione” sacerdotale di queste persone. Quanto alla politica di Bergoglio, egli ha sostenuto con tutta la sua simpatia dei dirigenti del partito apertamente favorevole all’aborto, al divorzio e anche alla propaganda in favore dell’omosessualità, come Marco Pannella ed Emma Bonino. Li ha trattati come i suoi migliori amici, al pari del fondatore del giornale La Repubblica, Eugenio Scalfari, giornalista di sinistra e ateo. Se questi sono i suoi amici non mi stupisce che i modernisti giungono allo stesso punto dei protestanti.
 
Rivarol: Bergoglio ha anche manifestato l’idea di creare delle diaconesse. Anche qui, non si tratta di un primo passo verso l’“ordinazione” delle donne, cosa che la dottrina cattolica proibisce formalmente?
Don Francesco Ricossa: Non v’è dubbio. Quando Giovanni Paolo II disse, per una volta con ragione, che si tratta di una questione sulla quale non si può ritornare, il “cardinale” Martini, quello che ha sostenuto l’elezione di Bergoglio e che era favorevole all’“ordinazione” delle donne, disse che quanto meno si poteva studiare la questione del diaconato. Come dire che quando la porta è chiusa si entri dalla finestra… Ora, sull’argomento è stato fatto uno studio e ne è derivato che le antiche “diaconesse” non erano ordinate, non ricevevano il sacramento dell’ordine. Così anche la questione del diaconato era stata chiusa. Oggi, il semplice fatto di dire che serve un’altra commissione per studiare questa questione significa evidentemente muoversi in direzione dell’apertura alle donne del sacramento dell’ordine. Bisogna che la gente si abitui al diaconato femminile. D’altronde, già da dopo il Vaticano II si vedono dei diaconi sposati che continuano la loro vita matrimoniale, cosa che non era mai esistita prima nella Chiesa cattolica latina. Si vedono dei diaconi con delle compagne. Presto si vedranno delle donne diacono. Lo scopo è di dire che non v’è incompatibilità fra il sacramento dell’ordine e il sesso femminile. La tappa successiva sarà l’ordinazione sacerdotale, poi episcopale, per le donne.
 
Rivarol: Ma mi sembra che già sotto Giovanni Paolo II il Vaticano aveva permesso che le ragazze accedessero al servizio della Messa.
Don Francesco Ricossa: Sì, è del tutto ufficiale, non si tratta di un abuso liturgico. Bergoglio ha messo in atto anche una piccola novità, introducendo delle donne e dei non cristiani nella cerimonia della lavanda dei piedi del Giovedì Santo, atto liturgico durante il quale dodici persone devono rappresentare i dodici Apostoli. D’altronde, questo è del tutto conforme all’idea moderna di uguaglianza e di non discriminazione.
 
Rivarol: E questo favorisce l’apostasia universale. Negli Stati Uniti, per esempio, nel novembre 2013, l’Illinois ha autorizzato il “matrimonio” omosessuale. Non è che gli atti e le parole pubbliche di Bergoglio hanno provocato un ripensamento dei membri “cattolici” della camera che, appoggiandosi alle famose parole di Francesco: “chi sono io per giudicare?”, hanno rinunciato alla loro opposizione al preteso matrimonio degli invertiti?
Don Francesco Ricossa: In effetti colpisce il fatto che tutti coloro che vogliono demolire la morale cristiana si appoggino su Bergoglio e che questi non li sconfessi mai. Al giornalista di sinistra, Scalfari, egli ha detto che ognuno deve seguire la sua coscienza, l’idea che s’è fatta di bene e di male. Ora, è evidente che si debba seguire la propria coscienza, ma una coscienza illuminata, informata, guidata dalla dottrina cristiana. Si è gridato alla falsificazione, giuocando sul fatto che Scalfari avrebbe forse trascritto male le parole di Francesco. Ma questi non ha mai smentito di aver rilasciato una tale dichiarazione. In seguito agli incontri è stato pubblicato perfino un libro e il nome di Bergoglio appare come coautore. Quindi non v’è alcun dubbio sulla realtà di tali dichiarazioni.
 
Rivarol: L’accordo tra la FSSPX e i modernisti che occupano il Vaticano, non Le sembra imminente, visto che diverse tappe sono state raggiunte? L’ultima è stata appena attuata: nella lettera Miseticordia et misera, del 21 novembre 2016, alla chiusura dell’“anno della misericordia”, Francesco ha accordato, in maniera permanente e non più per un tempo limitato, ai sacerdoti della FSSPX la possibilità di assolvere validamente e lecitamente. Ecco il testo di un comunicato: «per rispondere al bisogno dei fedeli, il Santo Padre, fidando nella buona volontà dei loro sacerdoti di raggiungere, con l’aiuto di Dio, la piena comunione con la Chiesa cattolica, stabilisce che coloro che frequentano le chiese servite dai sacerdoti della Fraternità San Pio X possono ricevere validamente e lecitamente l’assoluzione sacramentale».
Don Francesco Ricossa: L’astuzia sta nel nascondere che il punto d’arrivo è già stato raggiunto. Il famoso accordo, io penso, è già fatto. La FSSPX ha già ricevuto dai modernisti, il 5 giugno 2015, il potere di giudicare in prima istanza i proprii soggetti, cosa che non può farsi se se non si ha la giurisdizione; la Fraternità è stata riconosciuta, il 17 marzo 2015, dalla diocesi di Buenos Aires come società di diritto ecclesiastico, eretta canonicamente, e il 1 settembre 2015 ha ricevuto il potere di confessare e di assolvere, per l’anno detto della misericordia, ed ecco che il 21 novembre questo potere diventa permanente, cosa che equivale a dare oggettivamente alla FSSPX una giurisdizione ordinaria. Recentemente, il 22 giugno, in occasione delle ordinazioni a Zaitzkofen in Germania, essa è stata autorizzata ufficialmente a fare le ordinazioni sacerdotali, col che la FSSPX è già riconosciuta. Resta solo che le si dia la veste ufficiale di prelatura personale e lo si annunci pubblicamente a quelli che non l’hanno ancora capito. Si è proceduto in questo modo allo scopo di evitare le difficoltà che si sono verificate nel passato: evitare che contro l’accordo si manifestino delle forti opposizioni pubbliche, a destra da parte delle frange antiaccordiste della FSSPX e a sinistra da parte dei modernisti ostili ad un accordo con i lefebvriani. Questa strategia si è rivelata molto efficace, in tutto conforme allo stile di Bergoglio: lasciare che i teologi disputino mentre l’uomo di Chiesa (o chi ne ha le vesti) nella praxis va avanti.
 
Rivarol: Ma allora siamo completamente nel quadro di un “accordo pratico”, cosa che la Fraternità ha respinto per anni e che ha pubblicamente rimproverato a Le Barroux, all’Istituto del Buon Pastore, a Campos?
Don Francesco Ricossa: Nei fatti, non v’è alcuna differenza tra questi gruppi e la FSSPX.
 
Rivarol: Ma la Fraternità ha detto sempre che non riconosceva ancora il Vaticano II.
Don Francesco Ricossa: Sì, ma tra i modernisti si pensa qualsiasi cosa. Lo stesso Mons. Fellay si è dichiarato d’accordo al 99% col Vaticano II, in un’intervista del giugno 2001 al giornale vallese La Liberté. Il tono è cambiato da tempo e cambierà ancora di più. Già adesso in Italia, la FSSPX non benedice più i matrimoni, è il prete diocesano che deve farlo; non dà più le Cresime sotto condizione a coloro che l’hanno ricevuta col nuovo rito, né ordina sotto condizione coloro che sono stati ordinati col nuovo rito. Nella rivista italiana Sì Sì No No, è stato scritto che la riforma liturgica per i sacramenti è valida e legittima. Di fatto, le cose cambiano molto presto.
 
Rivarol: Ma la rivista Sì Sì No No non è piuttosto su una linea favorevole alla “Resistenza” di Mons. Williamson?
Don Francesco Ricossa: Sì, e questo è ancora più notevole. Quelli che pretendono resistere riconoscono la nuova liturgia come legittima. Mons. Williamson dice che si può assistere alla nuova Messa [in una conferenza del 28 giugno 2015 negli Stati Uniti – NDR], cosa che non si diceva negli anni ’70. Un aneddoto: Mons. Williamson terrà una conferenza sul modernismo a Roma, il 30 novembre, e tra tutte le sale disponibili ha scelto la sala della chiesa americana, episcopaliana, di Roma. E’ stupefacente.
 
Rivarol: Lei terrà una conferenza a Parigi il 27 novembre sulle guerre di religione. E’ un richiamo a quello che accade con Bergoglio nel suo riavvicinamento con i luterani?
Don Francesco Ricossa: Sì e no. Vi è certo l’attualità di questo anniversario della riforma, o piuttosto della rivoluzione protestante. Ma c’è di più. Noi teniamo delle conferenze in Italia e in Francia che vogliono essere dei seminari di formazione dottrinale, non necessariamente della più stretta attualità, per i battezzati, i militanti cattolici, nel dominio della regalità sociale di Nostro Signore Gesù Cristo. Le guerre di religione non attengono solo alla storia, esse permettono di affrontare la questione della relazione fra la Chiesa e lo Stato. Vi saranno tre conferenze. Una prima parte storica, una seconda parte più dottrinale, relativa alla liceità dell’uso della forza in difesa della Fede, negata dai “politici” del XVI secolo e dai filosofi del XVIII, e una terza conferenza che riguarda gli errori modernisti sull’argomento. Uno dei temi ripresi più sovente dai modernisti, in particolare nelle riunioni di Assisi, è che tutte le religioni sono delle religioni di pace, e che l’idea che possano esserci dei motivi religiosi per una guerra sarebbe satanica. Noi cerchiamo di distinguere ciò che è vero da ciò che è falso in questa affermazione, coscienti di andare così contro corrente rispetto ai discorsi abituali.
 

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I Nuovi Crociati

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Questo è il titolone del primo grande articolo de Il Giornale.it di stamattina. Purtroppo l’esistenza di gruppi conservatori, che fanno confusione tra “papi buoni” (Wojtyla e Ratzinger) e “papi cattivi” (Bergoglio) inducono il giornalista a dar loro un peso eccessivo. Ma nella seconda parte dell’articolo emerge che la vera contestazione viene fatta dai sedevacantisti, che da Roncalli ad oggi, con una chiara posizione dottrinale, garantita dal Magistero Perenne della Chiesa, ritengono “non Papi” tutti i capi conciliari, in quanto hanno contraddetto la Fede di sempre, seppur con modalità e stili differenti, basandosi sulla sovversione perpetrata attraverso il Conciliabolo Vaticano II (1962-1965). 

Segnalazione di Raimondo Gatto

La guerra santa in nome di Dio, alle spalle del Papa

Hanno dichiarato guerra al Papa e sono accusati di fondamentalismo. Che sia l’inizio di una nuova scissione?

Fondamentalismo cattolico. Un accostamento sorprendente, abituati come siamo a pensare a quello islamico, torvo, violento, sanguinario. Fondamentalisti sono gli jihadisti, le milizie dell’Isis, i Paesi (sempre più numerosi) che adottano la legge coranica come norma fondamentale dello Stato.

È un’idea che richiama rigore e intransigenza nel riferimento letterale ai testi sacri delle religioni unito alla violenza (fisica e verbale) per imporli di nuovo. Prende fiato soprattutto nei periodi di cambiamento a salvaguardia appunto dei fondamenti. Difesa, arroccamento, ritorno alle origini. In questo senso l’idea di fondamentalismo viene estesa da alcuni intellettuali anche alla galassia, sempre più numerosa e rumorosa, dei cattolici critici verso Papa Francesco e le novità che sta introducendo a poco a poco nella Chiesa. È un movimento organizzato solo in parte, che si articola soprattutto sui social network, pronto a scattare davanti alle scelte di Bergoglio e permaloso se viene preso di mira, come del resto lo è chiunque venga inquadrato in un mirino.

È un fatto, però, che molti scritti su siti e giornali usano spesso toni esagerati, canzonatori verso il Papa, con vignette che se fossero pubblicate altrove farebbero gridare allo scandalo. Un esempio su tutti: un fotomontaggio pubblicato da uno degli intellettuali cattolici più accaniti contro Bergoglio, Alessandro Gnocchi, lo raffigura vestito da Lutero che sghignazza davanti a un crocifisso infranto a terra. Lo si trova nella rubrica «Fuori moda» sul sito Riscossacristiana.it. In questi termini, la contestazione antiromana è senza precedenti.

SCAMBIO DI RUOLI

In nome della fedeltà alla tradizione si attacca il custode e garante del «depositum fidei»: il Papa. È una contraddizione curiosa. Questi ambienti se la prendono con papa Francesco contrapponendolo a Benedetto XVI benché il vero rivoluzionario sia quest’ultimo: senza le dimissioni di Ratzinger, Bergoglio sarebbe ancora a Buenos Aires. Al tempo di Wojtyla e Ratzinger, dai conservatori partivano accuse di insubordinazione verso chi contestava il Papa anticomunista, il «pastore tedesco» della fede, le censure alla teologia della liberazione e la difesa dei «valori non negoziabili». E si taceva invece su iniziative come le preghiere interreligiose di Assisi, le visite alle moschee, le aperture ecumeniche. Il Papa è il Papa e non si discute. Ora il campo è rovesciato, quanti chiedevano obbedienza adesso disobbediscono e pretendono di insegnare al pontefice che cos’è la vera tradizione fissando loro il limite oltre il quale il successore di san Pietro va considerato eretico e traditore.

Ma per queste frange è corretto parlare di fondamentalismo, sinonimo di un’intolleranza sanguinaria più che verbale? A proporre il concetto è stato uno dei più autorevoli sociologi delle religioni, il professor Massimo Introvigne. Ha individuato questa categoria per identificare le frange tradizionaliste che contestarono il presunto «modernismo» dei papi Leone XIII e Pio XI, e per quanti successivamente se la sono presa con il Concilio e i pontefici degli ultimi cinquant’anni. «Il fondamentalismo spiega Introvigne è nato nella seconda metà dell’800 in ambito cristiano, nel protestantesimo, e solo un secolo dopo è stato applicato all’islam. Gli ambienti conservatori erano orgogliosi di quel titolo, prodotto da una reazione al nuovo e dal desiderio di tornare alle origini. Un’idea di purezza ed essenzialità legata al principio Sola scriptura: vale unicamente ciò che è scritto nei testi sacri».

Il cattolicesimo però non è Sola scriptura, non è una religione del libro ma l’incontro con un uomo, Gesù di Nazaret. Non è una forzatura parlare di fondamentalismo? Risponde Introvigne di no: «Se i fondamentalisti protestanti si richiamavano alla lettera della Bibbia, i cattolici si rifanno alla Tradizione. Cristo non ha scritto una riga, non ha lasciato libri ma successori, persone vive, in carne e ossa: gli apostoli e i papi. Sono il pontefice e i vescovi uniti a lui che definiscono cosa sia la tradizione oggi. Il fondamentalismo cattolico impugna la tradizione contro il Papa. O meglio, un’idea prefissata di tradizione».

LE ACCUSE

Sembra un dibattito teologico per iniziati. Non lo è più da quando lo stesso papa Francesco ha fatto proprio questo concetto. Ne ha parlato nel 2014 in un’intervista al quotidiano spagnolo La Vanguardia: «Nelle tre religioni abbiamo i nostri gruppi fondamentalisti, piccoli rispetto a tutto il resto. Un gruppo fondamentalista, anche se non uccide nessuno, anche se non picchia nessuno, è violento». Concetto ripreso più volte, l’ultima a luglio nel ritorno dalla Polonia: «Anche noi abbiamo i nostri fondamentalisti».

A chi si riferiva? Francesco non l’ha specificato. Magari intendeva le voci critiche «storiche»: i nemici del Concilio, i sedevacantisti, i lefebvriani e quanti lo considerano un antipapa al pari dei pontefici dopo Pio XII. Ma Introvigne si dice preoccupato piuttosto dalla «realtà più diffusa e informale di persone che non aderiscono a questi gruppi, vanno a messa nella loro parrocchia o alla messa tradizionale in latino, ma sviluppano, divulgano o assorbono posizioni fondamentaliste». (sono quelle persone che noi sedevacantisti abbiamo sempre chiamato la “MASSA DEI TRADIZIONALISTI SILENZIOSI”, conteggiandola, approssimativamente, attraverso sondaggi in tutta Italia, in UN MILIONE DI PERSONE circa, N.d.r.)

Il sociologo ha sintetizzato le sue idee in un lungo colloquio con la rivista culturale online Lanuovaeuropa.org la quale si occupa dell’ortodossia russa e conosce bene le fazioni fondamentaliste e antiecumeniche che, per esempio, considerano eretico il patriarca Kirill per l’incontro a Cuba con papa Francesco. Il web-periodico si è chiesto se la paura del nuovo, il sentirsi minacciati possa riguardare anche i cattolici. All’intervista con Introvigne Lanuovaeuropa.org ha fatto seguire una mappa dettagliata del «fondamentalismo diffuso» ripresa da altri giornali.

Apriti cielo. La suscettibilità di questi gruppi è esplosa sui social network e sui blog con accuse e perfino insulti verso gli autori dei saggi, in realtà scritti senza toni polemici né acrimonie. Reazione che farebbe pensare a un nervo scoperto. Le punte più oltranziste di questa contestazione antipapale non si limitano a parlare di «resistenza» al magistero di Francesco, ma lo accusano apertamente di essere traditore (come quando ha celebrato i 500 anni della Riforma di Lutero) ed eretico, con l’esortazione apostolica dopo il sinodo sulla famiglia.

Così, per esempio, a proposito del clamoroso appello di quattro cardinali a chiarire presunte ambiguità dell’Amoris Laetitia, il sito Corrispondenzaromana.it scrive: «Circola in Vaticano ed è attentamente studiato da teologi e prelati lo studio di Arnaldo Xavier da Silveira, Ipotesi teologica di un Papa eretico, pubblicato dall’editore Marco Solfanelli di Chieti. L’iniziativa dei quattro cardinali si inserisce in un processo di resistenza che si allarga ed è solo alle sue prime fasi. Ne vedremo gli sviluppi nei prossimi mesi». Quasi il preannuncio di una scissione.

NUOVO SCISMA?

L’insistenza bergogliana sulla misericordia, che pure è il cuore dell’insegnamento di Gesù, viene contrapposta alle tavole della legge. Il viaggio in Svezia e le aperture ai divorziati risposati sono stati come il drappo rosso per un toro. Per Introvigne si tratta comunque di correnti minoritarie, inversamente proporzionali all’eco che suscitano sul web: «Anzi, mi stupisce il loro scarso successo. All’epoca del Concilio Vaticano II avvennero vere rivolte contro le novità liturgiche e dottrinali, culminate nello scisma di monsignor Lefebvre. Qui non avverrà nulla del genere. Sono professionisti del web che sanno come farsi sentire».

Ma nelle ultime settimane s’è verificato un salto di qualità. La lettera dei quattro cardinali, uno dei quali non esclude un atto di «correzione» per il Papa, è clamorosa. La facoltà di assolvere dal gravissimo peccato di aborto estesa a tutti i preti (e non più esclusiva dei vescovi) è suonata a molti come l’ennesima scivolata del Papa verso il lassismo morale e la svendita della fede, altro che Vatileaks. In un’intervista all’Avvenire, il quotidiano dei vescovi, Bergoglio ha risposto così: «Alcuni continuano a non comprendere, o bianco o nero, anche se è nel flusso della vita che si deve discernere». Certi rimproveri «sono fatti con spirito cattivo per fomentare divisione. La Chiesa non è un campo di calcio che cerca tifosi». E a ogni buon conto, le critiche «non mi tolgono il sonno».

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Polonia: Atto di accoglimento di Gesù Cristo come Re e Sovrano

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jasna_g_ra_brama_lubomirskich_zdobienia-740x493di Redazione

La scorsa settimana avevamo dato la notizia di quanto, nel silenzio mediatico occidentale, sarebbe avvenuto in Polonia. Ora, come promesso, siamo in grado di fornirvi l’atto eseguito, alla presenza del Presidente polacco:

Atto di accoglimento di Gesù Cristo come Re e Sovrano 

O eterno Re dei secoli, nostro Signore Gesù Cristo, nostro Dio e nostro Salvatore!

Nell’anno del 1050o anniversario di cristianizzazione della Polonia, e nell’anno del Giubileo Straordinario della Misericordia noi polacchi [insieme alle nostre autorità religiose e laiche] affermiamo la Tua sovranità, dichiarandoci pronti ad assoggettarci alla Tua legge, ad affidarti e ad offrirti la nostra Patria e il nostro popolo tutto.

Riconosciamo dinanzi al cielo e alla terra di aver bisogno della Tua Regalità. Riconosciamo che Tu solo hai nei nostri confronti dei diritti santi e mai tramontati. Pertanto, umilmente chinando il capo davanti a Te, Re dell’Universo, riconosciamo la tua Regalità sulla Polonia e tutto il nostro popolo, in Patria e nel mondo.

Desiderosi di lodare la grandezza della Tua autorità e della Tua gloria, con fede e amore profondo invochiamo: Regna su di noi o Cristo Gesù!

– nei nostri cuori – Regna o Cristo Gesù!

– nelle nostre famiglie – Regna o Cristo Gesù!

– nelle nostre parrocchie – Regna o Cristo Gesù!

– nelle nostre scuole e atenei universitari – Regna o Cristo Gesù!

– nei mezzi di comunicazione sociale – Regna o Cristo Gesù!

– nei nostri uffici, nei luoghi di lavoro, di servizio, e di relax – Regna o Cristo Gesù!

– nelle nostre città e i nostri villaggi – Regna Cristo Gesù!

– tra il popolo e nello Stato polacco – Regna Cristo Gesù!

Ti benediciamo e ti ringraziamo, o Signore Gesù Cristo:

– per l’imperscrutabile carità del tuo Santissimo Cuore – Ti ringraziamo o Cristo nostro Re!

– per la grazia del Santissimo Battesimo, e per l’alleanza stretta con il nostro popolo secoli or sono – Ti ringraziamo o Cristo nostro Re!

– per la presenza materna e regale di Maria nella nostra storia – Ti ringraziamo o Cristo nostro Re!

– per la Tua smisurata misericordia costantemente mostrata nei nostro confronti – Ti ringraziamo o Cristo nostro Re!

– per la Tua fedeltà, nonostante i nostri tradimenti e le nostre debolezze – Ti ringraziamo o Cristo nostro Re!

Consci delle nostre colpe e delle offese arrecate al Tuo cuore, ti chiediamo perdono per tutti i nostri peccati, e soprattutto per aver voltato le spalle alla santa fede e per la mancanza di amore nei Tuoi confronti, così come nei confronti del prossimo.

Ci scusiamo per i peccati sociali del nostro popolo, per tutti i vizi, corruzioni e cattive abitudini.

Rinunciamo allo spirito del male e tutte le sue opere.

Con umiltà aneliamo di sottostare alla Tua Regalità e alle Tue leggi, impegnandoci a ordinare in conformità ad esse tutta la nostra vita personale, famigliare e nazionale:

– promettiamo di difendere la Tua santa dignità e di proclamare la gloria della Tua Regalità – Lo promettiamo, o Cristo nostro Re!

– promettiamo di compiere la Tua volontà e di vigilare sulla rettitudine delle nostre coscienze – Lo promettiamo, o Cristo nostro Re!

– promettiamo di preservare il carattere santo delle nostre famiglie e l’educazione cristiana dei nostri figli – Lo promettiamo, o Cristo nostro Re!

– promettiamo di realizzare il Tuo regno e di difenderlo in mezzo al nostro popolo – Lo promettiamo, o Cristo nostro Re!

– promettiamo di impegnarci attivamente nella vita della Chiesa e di difendere le sue leggi – Lo promettiamo, o Cristo nostro Re!

Tu sei il solo sovrano degli Stati, dei popoli e di tutte le creature, Re dei re, e il Signore dei regnanti!

Ti affidiamo lo Stato polacco e coloro che lo governano. Fa sì che tutti i responsabili al potere esercitino le loro funzioni in modo giusto e formando le leggi le conformino alle leggi Tue.

O Cristo Re, con fiducia affidiamo alla Tua misericordia tutto ciò che è Polonia, e soprattutto i membri del popolo polacco che non Ti seguano. Doni loro la Tua grazia, illumini loro con la forza dello Spirito Santo, e conduca tutti noi verso l’eterna unità con Padre.

In nome dell’amore fraterno, affidiamo a Te tutti i popoli del mondo, e soprattutto coloro che avessero appesantito la nostra croce. Fai sì che riconoscano in Te il proprio legittimo sovrano e Re, e che utilizzino il tempo dato loro dal Padre per affermare liberamente la Tua Regalità.

Signore Gesù Cristo, Re dei nostri cuori, voglia Tu conformare i nostri cuori all’immagine del Tuo Cuore Santissimo.

Scenda il Tuo Spirito! E rinnovi la faccia della terra. Di questa Terra! Che ci sostenga nella realizzazione degli impegni che scaturiscono da questo Atto, ci protegga dal male, e ci rinforzi sulla via verso la nostra santificazione.

Al Cuore Immacolato di Maria affidiamo i nostri propositi e impegni, consegnandoci alla protezione materna della Regina di Polonia e all’intercessione dei santi patroni della nostra Patria.

Regna su di noi, o Cristo Gesù! Regna nella nostra Patria, e in ogni nazione per la maggiore gloria della Santissima Trinità e per la salvezza degli uomini. Fai sì che la nostra Patria e il mondo intero siano incorporati nel Tuo Regno, il Regno di verità e vita, il Regno di santità e grazia, il Regno di giustizia, carità e pace.

Fonte: http://episkopat.pl/atto-di-accoglimento-di-gesu-cristo-come-re-e-sovrano/

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Il Narcisismo, la Superbia e l’Invidia

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Narcisismo

di Lorenzo Parolin

Fonte: Lorenzo Parolin

Come dice il Dottore Angelico: “Il superbo è innamorato della propria eccellenza”. E anziché rendere culto a Dio, lo rende al proprio “io” potenziando se stesso e disprezzando cinicamente gli altri. (chiunque di noi si è imbattuto in persone così, sia tra i laici che tra i chierici. Grave danno fanno i primi nella società temporale, grave danno alle anime producono i secondi! N.d.R.)

Incapace di autocritica, il superbo addossa tutte le colpe agli altri, rei di non comprendere il suo talento. Egli si sente innocente e perseguitato ingiustamente. (la sindrome del complotto e la sindrome del sospetto, la sindrome dell’accerchiamento e le modalità settarie sono tipiche del Narciso, quando si sente attaccato. Non ammette le sue colpe, seppur evidenti, fa la vittima o getta le colpe su terzi, con consapevole dolo, N.d.R.)

L’amore per se stesso e la poca considerazione per gli altri lo porta ad isolarsi e a condurre una vita grama e triste. Il suo sguardo è tenebroso, il suo atteggiamento è scontroso, e cova nell’intimo rancore e frustrazione. (alle volte tali rancori e frustrazioni sono abilmente mascherati all’esterno da un atteggiamento spocchioso, superbo, altezzoso, bugiardo e doppio per ottenere i propri fini, N.d.R).

Se poi tra i soggetti che gli gravitano attorno ce n’è qualcuno con qualità che egli (il superbo) non ha, ma che desidererebbe avere, sviluppa invidia: il peccato dei peccati, il vizio responsabile delle deformità presenti nel nostro mondo. In-vidia significa guardare con occhio malevolo: non tollerare la presenza dell’altro.

L’invidioso non sopporta che il suo ideale inconfessato si incarni in un altro, anche se, nel non reggere la vista dell’invidiato, egli “… riconosce implicitamente, senza mai ammetterlo, l’eccellenza di chi invidia, e si tormenta dell’impossibilità di raggiungere lo stesso prestigio”. (Massimo Recalcati) Continua a leggere

A proposito del “castigo divino” (Provvidenza, Volontà e Destino)

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di Gianluca Marletta, già autore del bel testo “UNISEX” contro l’ideologia gender, presentato qualche mese fa, da noi, a Verona

A proposito del “castigo divino” (Provvidenza, Volontà e Destino)

Fonte: Gianluca Marletta

Ogni qual volta una catastrofe naturale colpisce la nostra terra, si ripropone a margine una sorta di teatrino pseudo-teologico e pseudo-filosofico dove orgogliosi atei prendono a scusa la tragedia per riaffermare che “Dio non esiste” e dove zelanti credenti si lanciano in altrettante quanto improvvisate “teodicee”. Di frequente, poi, alcuni credenti si propongono in ardite interpretazioni che vedono nella catastrofe di turno l’effetto (o il ”castigo” inflitto da Dio) per un determinato e specifico “peccato” compiuto dall’umanità: interpretazioni commoventi nel loro “zelo” ma spesso povere di contenuto e viziate da un antropomorfismo esagerato che appare banale e persino “urticante”.

La breve riflessione che vi proponiamo non intende, naturalmente, dissipare ogni dubbio sulla questione del “castigo divino” o sul cosiddetto problema del “male nel mondo”, ma vuole provare ad offrire una chiave di lettura più intellegibile e meno “sentimentale” rispetto a questi problemi, cosa che al giorno d’oggi sembra quasi sempre mancare.

PROVVIDENZA, VOLONTA’, DESTINO

Per prima cosa, bisogna capire che anche il senso del cosiddetto “castigo” divino va compreso alla luce dell’insegnamento metafisico per il quale tutti i fenomeni del mondo soggiacciono al potere della Triade Provvidenza/Volontà/Destino[1]. Continua a leggere

Il card. Fossati e la propaganda ebraica

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img342L’antigiudaismo teologico è uno dei fondamenti della bimillenaria Tradizione Cattolica, che S. Pio X definiva “nemico numero uno”. Nulla ha a che vedere con l’antisemitismo che condanniamo, con la Chiesa, assieme a tutte le forme di razzismo biologico.

Segnalazione del Centro Studi Federici

Il quotidiano “La Stampa”, diretto da Maurizio Molinari, molto attento alle questioni ebraiche, ha pubblicato un attacco alla memoria del card. Maurilio Fossati (Arona, 24 maggio 1876 – Torino, 30 marzo 1965), Arcivescovo di Torino dal 1930 sino alla morte. 
L’accusa si riferisce a un giudizio attribuito al card. Fossati da Giulietta Weisz, dell’Associazione Italia-Israele, relativo ad alcuni ebrei reduci dalla Germania, definiti “in massima parte soggetti turbolenti, trattati troppo bene e che abusano vendendo al mercato nero quello che sovrabbonda, che lasciano molto a desiderare quanto a moralità”. 
Dimenticando per un attimo la difesa della libertà di espressione (“Je suis Charlie”!), il quotidiano ha fatto dell’eventuale opinione del prelato un perentorio atto di accusa.  Nella vicenda è intervenuto  l’Osservatore Romano per smentire la Wiesz quanto alle frasi incriminate e per negare il fatto che la signora abbia consultato l’archivio vaticano, contrariamente a quanto affermato nell’articolo.
 
L’Osservatore difende la memoria del cardinale Fossati dalle accuse di antisemitismo

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San Pietro Canisio: preghiera per conservare la vera fede

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

san-pietro-canisio

Ripubblichiamo la Preghiera per conservare la vera fede di san Pietro Canisio della Compagnia di Gesù, (1521-1587), teologo papale al Concilio di Trento, apostolo della Germania contro il luteranesimo, autore di un celebre Catechismo su cui Benedetto XVI ricordava di avere studiato. Fu canonizzato e proclamato Dottore della Chiesa da Pio XI nel 1925.

Professo davanti a Voi la mia fede. Padre e Signore del Cielo e della terra, mio Creatore e Redentore, mia forza e mia salvezza, che fin dai miei più teneri anni non avete cessato di nutrirmi col sacro pane della vostra Parola e di confortare il mio cuore. Affinché non vagassi errando con le pecore traviate che sono senza Pastore. Voi mi raccoglieste nel seno della vostra Chiesa; raccolto, mi educaste; educato, mi conservaste insegnandomi con la voce di quei Pastori nei quali volete essere ascoltato e ubbidito, come di persona, dai vostri fedeli.

Confesso ad alta voce per la mia salvezza tutto quello che i cattolici hanno sempre a buon diritto creduto nel loro cuore. Ho in abominio Lutero, detesto Calvino, maledico tutti gli eretici; non voglio avere nulla in comune con loro, perché non parlano né sentono rettamente, e non posseggono la sola regola della vera Fede propostaci dall’unica, santa, cattolica, apostolica e romana Chiesa. Mi unisco invece nella comunione, abbraccio la fede, seguo la religione e approvo la dottrina di quelli che ascoltano e seguono Cristo, non soltanto quando insegna nelle Scritture ma anche quando giudica per bocca dei Concilii ecumenici e definisce per bocca della Cattedra di Pietro, testificandola con l’autorità dei Padri. Mi professo inoltre figlio di quella Chiesa romana che gli empii bestemmiatori disprezzano, perseguitano e abominano come se fosse anticristiana; non mi allontano in nessun punto dalla sua autorità, né rifiuto di dare la vita e versare il sangue in sua difesa, e credo che i meriti di Cristo possano procurare la mia o l’altrui salvezza solo nell’unità di questa stessa Chiesa. Continua a leggere

Il Presidente del Perù ha consacrato ufficialmente il Paese al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria

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ajesuspo-7582721Tra tante notizie negative, eccone finalmente una buona, che ci riempie il cuore di gioia e di speranza

Segnalazione di A.A.

“Yo, Pedro Pablo Kuczynski, Presidente de la República del Perú, con la autoridad que se me ha otorgado, hago un acto de consagración de mi persona, mi familia, aquí presente mi esposa, y la República del Perú al amor y protección de Dios Todopoderoso a través de la intercesión del Sagrado Corazón de Jesús y del Inmaculado Corazón de María.

Pongo en sus manos amorosas mi gobierno con todos sus trabajadores y ciudadanos que están bajo mi responsabilidad. Ofrezco a Dios Todopoderoso mis pensamientos y decisiones como Presidente para que los utilice para el bien de nuestro país y siempre estar consciente de los Diez Mandamientos al gobernarlo. Le pido a Dios que, a través de la intercesión del Sagrado Corazón de Jesús y del Inmaculado Corazón de María, escuche y acepte mi acto de consagración y cubra a nuestro país con su especial protección.

Al hacer esta plegaria le pido a Dios perdón por todas las transgresiones que haya cometido en el pasado, todas las que se hayan hecho en el pasado de la República y por todas aquellas decisiones que se hayan tomado estando en contra de sus mandamientos y le pido su ayuda para cambiar todo lo que nos separa de Él.

Yo, Pedro Pablo Kuczynski, como Presidente de la República del Perú, declaro este juramento solemne ante Dios y los ciudadanos de nuestro país hoy 21 de octubre de 2016”.

Il Presidente del Perù, in carica dal 21 ottobre 2016, ha pubblicamente consacrato la sua Patria al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria, proponendosi ufficialmente di fare ogni cosa possibile per avvicinare il popolo e la Repubblica del Perù a Dio e ai suoi Comandamenti, chiedendo perdono per tutte le volte che fosse accaduto diversamente. Qui le 12 Promesse del Sacro Cuore e la Grande Promessa del Cuore Immacolato di Maria. MAGARI AVESSIMO IN ITALIA UN PREMIER DEGNO DI COTANTO GESTO! Continua a leggere

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