Quel villaggio in mano ai neonazi: “Siamo i contadini del Reich”

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Si tratta di un piccolo paese della Germania dell’est completamente in mano all’estrema destra. Un esempio di un fenomeno sempre più in crescita che spaventa i servizi segreti tedeschi

di Eugenia Fiore

Il villaggio di Jamel, nell’estremo nordest della Germania, sembra un’isola felice di hippie.

Le persone, il verde, le mucche che pascolano e gli uccellini. Ma il villaggio di Jamel, in realtà, è uno dei più grandi covi di neonazisti del Paese. E forse uno di quelli che spaventa di più. Tutto ruota attraverso una cooperativa agricola specializzata nella coltivazione di frutta e ortaggi biologici non trattati e nell’allevamento di razze suine e bovine. Continua a leggere

Facebook partners with Globalist Atlantic Council to interfere in Elections around the world

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Mark Zuckerberg CEO of FacebookSegnalazione Breitbart

Facebook has partnered with the Atlantic Council, whose members include arch-globalists like Henry Kissinger and Dina Powell, to “protect free and fair elections around the world.”

Facebook announced earlier today that the Atlantic Council will provide it with “real-time insights and updates on emerging threats and disinformation campaigns from around the world.”

In other words, Facebook will trust a globalist think-tank to distinguish “disinformation” from the spin and sloganeering that characterize virtually all democratic elections.

Facebook says it will also rely on monitoring teams from the Atlantic Council during elections:

Facebook will also use the Atlantic Council’s Digital Research Unit Monitoring Missions during elections and other highly sensitive moments. This will allow us to focus on a particular geographic area — monitoring for misinformation and foreign interference and also working to help educate citizens as well as civil society.

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Stati Uniti e Iran: Europa alla prova

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di Fulvio Scaglione

Stati Uniti e Iran: Europa alla prova

Fonte: Fulvio Scaglione

La crisi iraniana, tanto annunciata e infine scoppiata, metterà alla prova l’Unione Europea. Non è la prima volta che la Ue deve dar mostra delle proprie virtù, e i risultati non sono stati brillanti. Questa, però, potrebbe essere l’ultima perché la disdetta del Trattato firmato nel 2015 con il governo di Hassan Rouhani potrebbe decretare la fine di qualunque tentativo di dare all’ Europa una fisionomia politica.

 La questione è molto semplice. Secondo l’Unione Europea (e anche l’Onu e la Russia, peraltro), l’accordo del 2015, costruito per sbarrare all’Iran la strada verso il nucleare militare, funzional’Iran rispetta i patti e non vi è ragione alcuna per annullarlo dopo così poco tempo. Secondo gli Usa (e anche Israele e Arabia Saudita), al contrario, l’accordo è pieno di buchi, non offre garanzie di sicurezza e l’Iran mente, perché continua a cercare di preparare la bomba atomica.

Sarebbe difficile immaginare una divergenza di opinioni più netta di così. Che viene per di più allargata dalle questioni di interesse economico. Gli Usa vogliono privilegiare i tradizionali partner del Golfo Persico, che sono tra l’altro assai più danarosi degli iraniani. L’Europa ha con l’Iran una lunga e cordiale tradizione commerciale, di cui godono soprattutto l’Italia e la Germania. Il nostro Paese è oggi il secondo esportatore verso l’Iran (soprattutto industria meccanica e chimica) e il secondo importatore (soprattutto petrolio) dopo la Germania, prima in entrambi i settori. Nel 2011 le relazioni commerciali tra Italia e Iran raggiunsero l’apice, con un valore di 11 miliardi di euro. Nel 2012 le sanzioni, imposte anche dalla Ue, fecero crollare il valore a 1,3 miliardi, ma le proiezioni per il 2018 parlano di 3 miliardi, quindi stiamo rapidamente riconquistando le posizioni di un tempo. Continua a leggere

Quando il Sionismo si scontra con la realtà

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di Stanley L. Cohen*

Quando il Sionismo si scontra con la realtà

Fonte: Comedonchisciotte

“I torti che ci sforziamo di condannare e di punire sono stati così premeditati, così malvagi e così devastanti, che una civiltà non può tollerare che essi vengano ignorati, perché non potrebbe sopravvivere alla loro reiterazione”
Con queste autorevoli parole, Robert H. Jackson, Procuratore Capo per gli Stati Uniti, aveva aperto i lavori del Tribunale per i Crimini di Guerra a Norimberga, Germania, subito dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale.
Incaricato di accertare la colpevolezza di esponenti di spicco dell’esercito, della politica e dell’apparato giudiziario per le violazioni alle leggi internazionali...  comprendenti crimini di guerracrimini contro l’umanitàe contro le leggi di guerra…il tribunale aveva validato il principio della responsabilità personale per il genocidio nei confronti degli Ebrei e di altre etnie, che erano state considerate, dallo stato tedesco, una minaccia alla propria, dichiarata, supremazia razziale, religiosa e politica.
Sebbene questi reati si fossero manifestati in forme diverse, la loro efferatezza derivava, in realtà, da un pensiero collettivo condiviso, che considerava tutti quelli destinati ad essere soppressi dallo stato non solo (esseri) inferiori, ma indegni della vita stessa… uomini, donne e bambini, giovani e vecchi, ridotti a poco più di oggetti di grottesca derisione, la cui sola esistenza contaminava il concetto nazionale di supremazia della razza.
Non ci sono più segreti sulla campagna di terrore scatenata dal Terzo Reich, mentre invadeva nazioni e scatenava una violenza internazionale mai vista prima di allora. Neppure sono mai stati soggette ad un serio dibattito le sue modalità di guerra totale, sia verso i militari, che contro i civili. Anche se qualcuno ha scelto di contestare il numero delle vittime o di rielaborare gli esatti strumenti della persecuzione, nessuno storico serio dubita del ruolo avuto dai carri bestiame, dai ghetti e dai forni crematori nello sforzo cosciente di zittire le diversità della vita, mentre la maggior parte del mondo guardava altrove. Continua a leggere

L’Iran sostituirà il dollaro USA con l’euro nelle relazioni finanziarie

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di Saeed Jalili

L’Iran sostituirà il dollaro USA con l’euro nelle relazioni finanziarie.

Fonte: Comedonchisciotte

L’Iran sostituirà il dollaro USA con l’euro nelle relazioni finanziarie.

Nel mezzo della crisi valutaria, con questo cambiamento si tenta di eludere le restrizioni sull’accessibilità al dollaro USA e di prevenire instabilità di mercato.

Il Rial Iraniano ha perso quasi due terzi del suo valore in dollari USA negli ultimi tre anni [Thaier al-Sudani/Reuters]

La mossa di venerdì (ndt 13 apr.) viene considerata parte degli sforzi per eludere le restrizioni sull’accessibilità alla valuta dollaro, per effetto delle tensioni con Washington, oltre che  a prevenire instabilità generale sui mercati generate dalle  fluttuazioni  del Rial iraniano nei confronti del dollaro.

In una riunione dì gabinetto, il governo ha deciso che tutti i ministeri, le organizzazioni statali e le società dovrebbero far riferimento al tasso di cambio con l’euro, che la Banca centrale dell’Iran avrà il compito di comunicare frequentemente, ha riferito l’agenzia di stampa IRNA.

Non è chiaro quando questa decisione entrerà in vigore, ma gli imprenditori hanno detto che attenderanno di conoscere le modalità attuative prima che queste nuove condizioni possano avere effetto.

“Suppongo che se useranno l’euro come valuta ufficiale, questo ridurrà l’impatto psicologico delle fluttuazioni del rial sul dollaro”, ha detto, ad Al Jazeera, Newsha Sheikh Soleimani, che importa materie prime per la lavorazione di  laterizi e ceramica di Teheran.

“La nostra azienda opera principalmente in euro, ma alcune fatture vengono emesse in base al tasso di cambio rial-dollaro” ma la sua azienda recentemente ha dovuto sospendere tutte le transazioni per l’incertezza sul valore della valuta estera.

“Accolgo con favore qualsiasi mossa che possa riportare  stabilità nel mercato dei cambi”.

La perdita di valore

Valiollah Seif, capo della Banca Centrale, aveva già detto che non è “logico” l’uso del dollaro nelle transazioni finanziarie.

Le entrate commerciali dell’Iran avvengono principalmente in euro a causa delle sanzioni sul dollaro USA, ha affermato. Pertanto, ha aggiunto Seif, le relazioni finanziarie del paese dovrebbero utilizzare una valuta di riferimento più stabile e ampiamente utilizzata nel commercio.

Come parte dell’accordo nucleare iraniano  del 2015 con le potenze mondiali, tutte le sanzioni relative al controverso programma nucleare iraniano sono state revocate.

Malgrado ciò, a causa soprattutto delle persistenti tensioni con gli Stati Uniti, permangono ancora limitazioni all’accessibilità  per l’Iran alla valuta statunitense.

Queste restrizioni hanno contribuito alla caduta del valore del rial nei confronti del dollaro negli ultimi mesi.

Il dollaro è stato scambiato al massimo storico di 60.000 Rial la settimana scorsa, provocando, tra gli iraniani, serie preoccupazioni sulla stabilità che il Presidente Hassan Rouhani  aveva portato all’economia controllando i tassi di cambio.

Dall’anno scorso, il rial ha perso circa il 50% del suo valore rispetto alla valuta USA, che alcuni iraniani comprano in gran quantità come investimento in tempo di forte incertezza economica.

Ci si aspetta che un improvviso calo di valore del Rial provochi un aumento del prezzo delle merci importate e aumenti il tasso di inflazione.

Per controllare la crisi valutaria, il governo la scorsa settimana ha congelato il libero scambio commerciale della valuta USA introducendo un tasso ufficiale di 42.000 rial per ogni dollaro.

La Banca centrale ha detto che fornirà dollari solo a chi è registrato per usarli per scopi specifici, mentre il libero scambio della valuta straniera sarà ritenuto illegale.

Seif, Capo della Banca Centrale, la scorsa settimana ha dovuto affrontare  la furia dei legislatori, quando ha preso il podio parlamentare per spiegare le nuove politiche forex. Ha suggerito al leader supremo Ayatollah Ali Khamenei  l’uso dell’euro nel commercio estero in sostituzione del dollaro USA.

Un rimedio a breve termine?

Nel frattempo, un commerciante di valute ha dichiarato ad Al Jazeera che queste nuove politiche sono “buone notizie per importatori ed esportatori”, ma che hanno generato confusione per il suo business.

“Anche se il governo sostituisce il dollaro con l’euro, il dollaro è ancora scambiato e usato come investimento da molti nel libero mercato”, ha detto, preferendo restare anonimo.

“Spero che queste decisioni non siano solo misure  temporanee – come una pillola che fa abbassare la febbre – perché le restrizioni internazionali sul dollaro influenzano la nostra stabilità economica”.

Ci sono state crescenti preoccupazioni tra le imprese iraniane su un possibile ritiro degli Stati Uniti dall’accordo nucleare iraniano.

Il Presidente USA Donald Trump  dovrebbe decidere il 12 maggio se la sua amministrazione confermerà le  sanzioni che erano state revocate come parte dell’accordo nucleare.

Crede che l’accordo non funzioni perché non affronta il programma missilistico iraniano, così come la sua presenza militare nella regione.

L’Iran dice che i suoi missili sono a scopo difensivo.

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Fonte: https://www.aljazeera.com

Link:  https://www.aljazeera.com/news/middleeast/2018/04/iran-replace-dollar-euro-financial-reports-180418183855096.html

18.04.2018

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Se volete la pace non fateci la Guerra

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di Sergey Lavrov

Se volete la pace non fateci la Guerra

Fonte: Panorama

In un’intervista esclusiva a “Panorama” in edicola il 3 maggio, il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov, da quasi 15 anni stretto collaboratore di Putin, accusa gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e un gruppo «piccolo ma molto aggressivo» di Paesi europei russofobi. Devono rassegnarsi, dice, il mondo non è più loro. E dà la sua versione sugli avvelenamenti di Salisbury e sull’uso di armi chimiche da parte del regime siriano. «Il G7 ormai è inadeguato, un modello per il futuro è l’intesa Mosca-Pechino».

Lavrov, nell’intervista parla di tutti i principali temi che hanno visto la Russia protagonista negli ultimi mesi, dagli avvelenamenti delle spie in Inghilterra alla Siria, dagli Stati Uniti ai rapporti con l’Europa.

Ecco alcuni passaggi della lunga intervista che si può leggere in versione integrale sul settimanale: Continua a leggere

L’orgoglio di Israele per gli omicidi mirati

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di Gideon Levy

L’orgoglio di Israele per gli omicidi mirati

Fonte: Comedonchisciotte

Circa due mesi fa una notizia ha sconvolto il mondo. Sergej Skripal, ex spia russa che faceva il doppio gioco a beneficio del Regno Unito, è stato avvelenato insieme alla figlia Yulia in un parco di Salisbury. Le autorità britanniche hanno subito puntato il dito contro la Russia ed espulso decine di diplomatici russi come forma di ritorsione per il tentato omicidio. A far infuriare Londra è stato il tentato omicidio (si sa che l’occidente è molto sensibile al valore della vita umana), ma soprattutto l’idea che la Russia avesse osato agire su suolo britannico.

Poche settimane dopo si è verificato un altro omicidio, questa volta riuscito. In una strada di Kuala Lumpur, in Malesia, dodici proiettili hanno colpito il dottor Fadi al Batsh, ingegnere elettronico del campo profughi di Jabaliya, a Gaza. I due sicari erano in sella a una moto. Prima è stato detto che si trattava di una Bmw. Poi è arrivata la correzione, era una Kawasaki. Al Batsh aveva tenuto una lezione all’università e, secondo le fonti, si occupava dello sviluppo di armi per conto di Hamas.

Tutti gli occhi si sono rivolti subito verso Israele. Eppure nessuno stato ha pensato di espellere un singolo diplomatico israeliano dal suo territorio e nessuno ha criticato Tel Aviv. Per il mondo non è successo nulla. Al Batsh non stato assassinato. La sovranità della Malesia non è stata violata. In fondo perché dovremmo paragonare una spia russa a un ingegnere palestinese, o la sovranità britannica a quella della Malesia?

Una falsa ambiguità

Il sistema dei due pesi e due misure è apparso ancora una volta in tutta la sua evidenza: quello che va bene per Israele è assolutamente vietato per gli altri, perfino per la Russia. I russi sono famosi per i loro omicidi con il veleno. Israele invece è l’unica democrazia del mondo, quindi può anche usare il veleno (come nel tentato omicidio del leader di Hamas Khaled Meshal nel 1997).

Israele ha mantenuto una falsa ambiguità sulla vicenda, ma le strizzate d’occhio, gli accenni, le allusioni, i sorrisi e le spacconate non lasciano alcun dubbio: i bravi ragazzi del Mossad hanno colpito ancora. Il ministro Yoav Galant ha dichiarato: “Daremo la caccia a tutti, li seguiremo all’altro capo del mondo”.

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