Anita Ramelli, madre di Sergio, premiata dalla provincia di Milano
Segnalazione Quelsi
di Riccardo Ghezzi
Anita Ramelli, madre di Sergio, è scomparsa lo scorso 24 dicembre, vigilia di Natale, portando con sé la dignità e la compostezza con cui ha combattuto il dolore di questi ultimi 38 anni. La vile uccisione del figlio Sergio per motivi riconducibili all’odio politico, nel lontano 1975, da parte di un commando di otto studenti di Avanguardia Operaia, ha lasciato un segno indelebile nella memoria di una donna che ha lottato con coraggio e determinazione alla ricerca di una giustizia che non ha mai davvero avuto.
SVOBODA unico partito che lotta per la vera indipendenza dell’Ucraina
Segnalazione di Luca Castellini
Dalle dichiarazioni di Abe (Abraham) Foxman, lo storico direttore dell’Anti Defamation League, si apprende quanto la comunità ebraica mondiale sia preoccupata del ruolo di SVOBODA all’ interno del nuovo governo.
Infatti, il partito nazionalista ucraino, ha già fatto capire quanto fortemente si opporrà alla nuova “colonizzazione” da parte dell’ UE e dalle forze liberiste dell’ occidente.
Crimea: le ragioni di Mosca, gli stregoni della UE
Segnalazione Quelsi
di Max Ferrari
Putin ha fatto di tutto per non immischiarsi nel caos ucraino e un intervento militare era l’ultima delle sue necessità (poiché sa bene che comunque l’Ucraina senza i finanziamenti russi e con le chiacchiere UE non va lontano) ma l’escalation di provocazioni sempre più gravi contro la Russia da parte del governo insediatosi a Kiev non gli ha lasciato scelta e, sollecitato dalle richieste d’aiuto del parlamento della Crimea ha chiesto al Senato russo l’autorizzazione ad usare le forze armate per difendere cittadini, militari e interessi russi nel paese confinante e senza legge.
Los von Rom – Via da Roma
Sveglia Europa, l’Ucraina non è una “primavera” ma una guerra fredda
Segnalazione di Redazione Quelsi
È molto bellosognare di portare la democrazia nel mondo con i social network. Siamo sempre dentro le “primavere” come nel Truman Show. Piazza Tahrir come piazza Maidan. Immense piattaforme per gli spot delle multinazionali digitali. Ma fuori dal Truman Show la realtà è ben più spessa. Dopo i disastri in Egitto, Libia e Siria, Kiev è l’ennesimo terreno di scontro della nuova guerra fredda fra Stati Uniti e Russia. Il pressing di Mosca su Yanukovich affinché non firmasse l’accordo di associazione con Bruxelles, così come le telefonate intercettate fra la rappresentante Usa presso la Ue Victoria Nuland e l’ambasciatore del suo paese in Ucraina, che discutevano le strategie che l’opposizione avrebbe dovuto adottare, lasciano intendere l’importanza che le due superpotenze annettono a questa crisi.
Per gli Stati Uniti si tratta della possibilità di mettere in difficoltà Vladimir Putin nel cortile di casa, e di invertire l’inerzia della sfida geopolitica fra Mosca e Washington che lo scorso anno ha riservato all’amministrazione Obama una serie di sconfitte che vanno dal caso Snowden al mancato intervento militare in Siria, dal riavvicinamento fra Russia ed Egitto alla mancata integrazione di Ucraina e Armenia nella sfera di influenza occidentale. Per la Russia si tratta di una questione vitale, perché senza Ucraina l’Unione Euroasiatica che il Cremlino ha in mente sarebbe monca, e perché gli oppositori che hanno piegato Yanukovichnon sono certo tutti europeisti, ma sono tutti fieramente antirussi.
Barack Obama, Vladimir Putin.
In un’Ucraina che si risposta verso Bruxelles, il gioco delle parti potrebbe invertirsi senza finire: ad alimentare la destabilizzazione del potere in carica non sarebbe più Washington, ma Mosca. La New York Review of Books ha offerto una visione idilliaca delle proteste di Maidan, presentando una piazza dove tutte le componenti (europeisti e nazionalisti, ebrei ed estrema destra, tartari, cosacchi e russofoni) si sarebbero date la mano nel nome della democrazia. In un paese etnicamente e religiosamente articolato che ha visto cambiare anche profondamente i suoi confini una dozzina di volte negli ultimi due secoli, e che oggi si ritrova sull’orlo della bancarotta (gli restano riserve valutarie solo per due mesi di importazioni), il futuro sarà presumibilmente poco roseo anche all’indomani di libere elezioni. Sfruttare lo scontento degli uni o degli altri sarà sempre molto facile per chiunque.
Se vuole evitare di ritrovarsi con una seconda guerra civile strisciante alle porte dopo quella balcanica degli anni Novanta, l’Europa deve avere chiaro che America e Russia continueranno a muoversi secondo logiche da grandi potenze. Alla prima non importa troppo che l’Europa paghi il prezzo della sua rinnovata rivalità con Mosca, la seconda non può fare a meno di una profondità strategica che collide con l’espansione verso est dell’Unione Europea.
Soprattutto Bruxelles deve smettere di pensare che il problema sia l’autoritarismo di Putin: la Russia va trattata come un vicino col quale individuare i rispettivi legittimi interessi e quelli comuni. Non come un dinosauro politico da convertire al verbo democratico europeo. Di cui si può essere orgogliosi, purché si accetti che non è la ricetta per tutte le latitudini.
Articolo di Rodolfo Casadei per Tempi.it
Leggi di Più: Sveglia Europa, Ucraina non è “primavera” ma guerra fredda | Tempi.it
Follow us: @Tempi_it on Twitter | tempi.it on Facebook
Redazione | febbraio 26, 2014 alle 9:26 pm | URL: http://wp.me/p3RTK9-3Xv
Sospendete l’ospitata del cantante blasfemo Rufus a Sanremo!
di Redazione
Nella serata di mercoledì 19 febbraio, al Festival di Sanremo è prevista la performance del cantante canadese Rufus Wainwright. L’artista si è più volte distinto per spettacoli e performance violentemente irrispettosi della sensibilità religiosa dei credenti. Inoltre, il cantante è un famoso attivista per i cosiddetti “diritti delle persone LGBT”, e proprio in questo senso molti testi delle sue canzoni denigrano la religione (più sotto il testo della tristemente famosa “Gay Messiah“, il Messia Gay).
Omofobia o Eterofobia?
Il 17 febbraio 1981 le Brigate Rosse assassinavano Luigi Marangoni
di Redazione Quelsi
Alle 8,20 del mattino Luigi Marangoni esce con l’auto dalla rampa del garage per recarsi al lavoro. Il commando è già lì in agguato. In quattro, armati di mitra e di lupara, bloccano subito l’auto di Marangoni e sparano in tre su di lui. Il bersaglio non è difficile poiché, nonostante le minacce ricevute, non è scortato. Il corpo del dott. Marangoni viene crivellato di colpi, così come l’auto.
I terroristi fuggono, riescono ad allontanarsi e a far perdere le loro tracce nonostante che un’auto della Questura con targa civile accorra richiamata dagli spari e il funzionario ed il suo autista ingaggino uno scontro a fuoco coi banditi.
La corsa al Policlinico sarà inutile e Marangoni muore lasciando la moglie Vanna Bertelè , la figlia Francesca di 17 anni e Matteo di 15 anni.
Luigi Marangoni dirige il Policlinico di Milano che, tra gli ospedali milanesi, è quello dove trova maggior esca il proselitismo delle B.R. Il dirigente si è sempre opposto a questo clima di tensione e ha cercato di sanarlo con provvedimenti disciplinari ed esposti alla magistratura. Ha ricevuto molte minacce culminate nella sua efferata uccisione.
GIORNO DEL RICORDO: Presentazione libri sulle foibe e sull’esodo giuliano-dalmata (Pescara, oggi ore 18:00)
Segnalazione Edizioni Amicizia Cristiana
GIORNO DEL RICORDO – Lunedì 10 Febbraio (ore 18:00)
presso la Libreria Libernauta
Via Teramo n. 27 – PESCARA
presentazione dei libri delle Edizioni Solfanelli dedicati alle foibe e all’esodo giuliano-dalmata
a cura di Antonio Fares, Segretario dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia di Pescara
Rossana Mondoni e Luciano Garibaldi
FOIBE: UN CONTO APERTO
Il testamento di Licia Cossetto – [ISBN-978-88-7497-846-5]







