Intervista a Carlo Nordio: “Pm e politica? La legge si fa in un giorno”

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Segnalazione di Nicola Pasqualato

Il magistrato Carlo Nordio commenta il ritardo accumulato dal Parlamento sulla norma che dovrebbe limitare le candidature dei giudici, reclamata dal Consiglio d’Europa.

di Errico Novi

«Disegno preordinato contro la magistratura? No, non è l’idea che mi sono fatto. Non è che ci vogliono affossare: vedo solo incapacità di comprendere i problemi della giustizia e sostanziale indifferenza». Carlo Nordio è disincantato, non scorge perfide macchinazioni, non cede al dietrologismo neppure ora che la mancata estensione della proroga lo mette a un millimetro dalla pensione, prevista il 6 febbraio e a questo punto, per lui, quasi inevitabile. Semplicemente diffida della capacità del legislatore «in materia di codice penale come di trattamento di noi magistrati». Aggiunto a Venezia, svolge funzioni di capo perché il 1° gennaio è già andato in pensione il procuratore Luigi Delpino: dopo una brillante carriera di inquirente assapora il gusto un po’ agrodolce di una funzione direttiva da svolgere per altre due settimane appena. «Ma il pensionamento arriva per me a un età giusta. Il problema non è personale ma ordinamentale: senza la proroga sono già andati in pensione 100 magistrati a gennaio, ancora di più si congederanno nei prossimi mesi, si tratta di uno tsunami senza precedenti per i vertici degli uffici, del tutto insensato: non si risparmia una lira, i magistrati anziani al massimo della carriera percepiscono una pensione identica all’ultimo stipendio. Almeno una parte di noi andrà sostituita, le nuove assunzioni hanno un costo e poi non è che si entra in servizio il giorno dopo aver vinto il concorso…». Il suo scetticismo riguarda anche le regole sull’attività politica dei giudici: reclamate l’altro ieri dal Gruppo anti– corruzione ( Gr. e. co.) del Consiglio d’Europa. «Quella che giace ora in Parlamento si può approvare in mezza giornata». È ferma da quasi tre anni. Continua a leggere

L’allarme cupo degli scienziati. Sisma, cosa sta per succedere

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L’allarme cupo degli scienziati. Sisma, cosa sta per succedereQualche sismologo l’ aveva detto, in silenzio, dopo la grande scossa del 30 ottobre: «Non è finita qui». Allora quella botta di magnitudo 6.5 della scala Richter ha abbassato il suolo di circa un metro in tutta la zona dell’ epicentro tra Marche, Lazio e Umbria, ha raso al suolo borghi di rara bellezza e ha crepato come una lama l’ Appennino. «L’ Italia si sta aprendo in due», ripete da mesi il geologo Mario Tozzi e secondo gli esperti della commissione Grandi Rischi, che si sono appena riuniti d’ intesa con il Dipartimento della Protezione Civile, dobbiamo aspettarci altre scosse perfino più violente e devastanti «anche di magnitudo 7», spiegano, «perché ad oggi non ci sono evidenze che la sequenza sismica iniziata con il terremoto del 24 agosto, e proseguita fino al 18 gennaio, sia in esaurimento».

La Commissione (rinnovata dopo le vicende del 2009) identifica tre aree contigue alla faglia principale responsabile della sismicità in corso, che non hanno registrato terremoti recenti e hanno il potenziale di produrli in futuro. Questi segmenti, localizzati rispettivamente sul proseguimento verso nord e verso sud della faglia del monte Vettore-Gorzano e sul sistema di faglie che collega le aree già colpite dagli eventi de L’ Aquila del 2009 e di Colfiorito del ’97, rappresentano «aree sorgenti di possibili nuovi terremoti».

Ma c’ è dell’ altro. Nessuna infrastruttura nella zona può considerarsi veramente sicura e ora a preoccupare sono le grandi dighe, come quella di Campotosto, 20 chilometri da Amatrice e quasi 50 dall’ Aquila, e il suo bacino di piccole dighe (Sella Pedicate, Rio Fucino e Poggio Cancelli), sebbene i tecnici dell’ Enel abbiano rassicurato gli abitanti: «Abbiamo attivato i controlli e monitoriamo di continuo».

Sciame sismico e maltempo: ancora ieri sera risultavano inattive 800 utenze nelle Marche e ben 27mila in Abruzzo, dove permane l’ allerta neve, si gela, e manca la luce. Il sindaco di Farindola (Pescara), Ilario Lacchetta, ha lanciato un grido di allarme: «L’ 85 per cento del territorio è senza elettricità da giorni. Temo per l’ incolumità delle persone, soprattutto quelle anziane e più deboli».

Poi il pericolo valanghe. Protezione Civile regionale e Comando Unità Tutela Forestale Ambientale e Agroalimentare comunicano che l’ Appennino abruzzese è a rischio 4 su 5 (forte) per caduta valanghe. A Campotosto saranno utilizzati droni per esaminare la frana sul Monte Corno che ha fatto scattare l’ allarme nella frazione di Ortolano, evacuata dopo la slavina che mercoledì ha travolto e ucciso un pensionato. Ricognizioni continue anti slavine anche sui Monti Sibillini. A Capitignano, piccolo comune dell’ Aquilano, il sindaco ha disposto l’ evacuazione del centro storico per cui 160 abitanti hanno dovuto lasciare le proprie case per trasferirsi in autobus nei moduli abitativi provvisori (Map) ed alloggi antisismici nel capoluogo abruzzese.
Uomini delle forze armate hanno salvato la popolazione della Valle Castellana, in provincia di Teramo, completamente isolata da quattro giorni a causa delle avverse condizioni meteo.

Nel Chietino, 209 persone tra cui 162 bambini in gita scolastica sono rimasti bloccati in albergo a causa della grande nevicata che ha bloccato tutte le strade della zona. Soltanto l’ intervento del gruppo Carabinieri Forestali, via terra, è riuscito, alla fine, a riportare tutti gli ospiti dell’ hotel in un luogo sicuro.

Corsa contro il tempo dei Forestali anche per mettere in salvo tanti animali, tra cui molte specie protette, tra cui cervi, daini, caprioli, mufloni, gufi e ungulati selvatici, rimaste senza cibo per giorni.

Brunella Bolloli

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Sempre così

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di Marcello Veneziani

La gioia di ritrovare vivi sei, otto scampati alla furia incrociata di neve, slavina e terremoto, non può farci dimenticare l’incredibile copione nazionale e locale che si ripete ogni volta in tutte le sue sequenze.

In principio è il disastro, la chiamata in cerca di soccorso e la sottovalutazione dell’evento. Poi si capisce la dimensione della tragedia, ma sono sempre tardivi i soccorsi, quelle due-tre ore perdute, decisive e fatali che rendono la tragedia di dimensioni catastrofiche. Poi comincia a filtrare la notizia sui mass media, si ingigantisce nei suoi contorni. Continua a leggere

Godiamoci quel che Trump ci dà. Perché sappiamo cosa non darà

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http://www.maurizioblondet.it/godiamoci-quel-trump-ci-perche-sappiamo-cosa-non-dara/

di Maurizio Blondet

E’ stato già  impagabile sentire il sibilo con cui Marco Taradash,  soffocando di rabbia, commentava il discorso di Trump: “…Fascista…”.  Ma ilpiù articolato nell’esprimere la rabbia della setta è Charles Krauthammer,  il  principale commentatore J del Washington Post: un fanatico di tutte le guerre  che i precedenti presidenti americani hanno fatto per il (presunto) bene di Sion. Questo  super-Israel First ha colto nello slogan trumpiano  “America First”  il  nome “del partito isolazionista degli anni ’30  che si batté per tener gli Usa fuori dalla seconda guerra mondiale,   guidato da Charles Lindberg , che fu smantellato una settimana dopo Pearl Harbor”.

Già. Charles Lindberg  (1902-1974), il popolarissimo trasvolatore atlantico,   fondò nel 1940  un  movimento per contrastare la politica interventista di Roosevelt: si chiamava  ‘America First Committee .  “In  ottobre Lindbergh, a Yale, parlò a tremila persone chiedendo che l’America  riconoscesse “le nuove potenze europee” [Germania e Italia]  e dichiarando che “la razza ebraica” era tra coloro che con più forza ed efficacia spingevano gli Stati Uniti, “per ragioni che non sono americane“, verso l’intervento nella guerra”  (Wikipedia )

Krauthammer  ha colto  un’allusione sgradevole nella frase di Trump: “…essi  ci hanno derubato, la nostra corrotta classe dirigente ha preso il denaro della classe media e l’ha  sparsa  in giro per il mondo”.  Commenta   Kraut:  “Per molti nel mondo, specie i britannici, è una frase che lascia un’eco risonante; essa dice a loro e al   mondo libero,   per la prima volta dai tempi di Truman e Eisenhower: ‘Noi abbiamo costruito un mondo in cui abbiamo dato moltissimo a voi, economicamente, militarmente, eccetera. Questo gioco è finito, ora siete per conto vostro”. Continua a leggere

La sezione LGBT sparisce dal sito della Casa Bianca

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Lgbt_Trumphttp://www.notizieprovita.it/notizie-dal-mondo/la-sezione-lgbt-sparisce-dal-sito-della-casa-bianca/

La sezione dedicata ai “diritti” LGBT è sparita dal sito internet della Casa Bianca.

A pochi minuti dall’insediamento di Donald Trump come 45° Presidente degli Stati Uniti d’America, cliccando sul motore di ricerca della pagina la dicitura “Lgbt” (come si vede nella foto in alto), non è stato più possibile trovare alcunché.

La transizione tra la vecchia e la nuova presidenza si vede anche in questi piccoli grandi dettagli. Tant’è che è scomparsa anche la sezione dedicata all’ecologia e ai cambiamenti climatici, sostituita con il programma energetico della nuova amministrazione.

Nonostante in tema di omosessualismo Trump sia stato sempre più timido rispetto all’aborto (cosa che però non si può dire del suo vice presidente Mike Pence, che è sempre stato un conservatore coerente), è chiaro che la nuova amministrazione non è vista affatto di buon occhio dalla comunità Lgbt. Non è un caso che nei giorni scorsi si è tenuto un “Queer dance party“, ovvero una volgare manifestazione di alcuni attivisti omosessuali, nei pressi dell’abitazione di Pence. Continua a leggere

Trump, il discorso populista e xenofobo segna la fine di un’epoca. E l’inizio del nazionalismo economico

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Trump, il discorso populista e xenofobo segna la fine di un’epoca. E l’inizio del nazionalismo economicoL’analisi di  per Il Fatto Quotidiano

Con l’ascesa alla Casa Bianca del miliardario newyorkese finisce la visione dell’America garante dell’ordine mondiale. Il vecchio isolazionismo, che risale al periodo coloniale e che tra alterne vicende riemerge fino agli anni Trenta del Novecento, torna a essere un pilastro della politica estera americana

Un discorso intriso di pesante nazionalismo, di isolazionismo e protezionismo, con accenti esplicitamente xenofobici, rivolto anzitutto al suo popolo, a chi l’ha seguito durante tutta la campagna elettorale e che l’ha votato. Il discorso dell’Inaugurazione di Donald Trump non è stato una sorpresa quanto ai temi. Trump ha ribadito punto per punto i principi che hanno segnato la sua ascesa politica e la sua vittoria. “America First” è stato lo slogan rilanciato più volte nei circa quindici minuti del discorso. Continua a leggere

LA RAI APPROFITTA DEL DISASTRO ABRUZZESE PER DIFFONDERE LA MENZOGNA DEL RISCALDAMENTO GLOBALE

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10659251_559771730789850_1073172390709716407_nSegnalazione di Raimondo Gatto

L’interrogativo inquietante è: a chi giova questa campagna mondiale di disinformazione forzata? Cosa c’è sotto di così importante da voler mettere la museruola ai governi del pianeta? Cosa hanno in mente per il nostro futuro coloro che stanno organizzando la più grande truffa?

La megatruffa del riscaldamento globale – Gianni Zulato, ricercatore Free Energy indipendente

LA TRUFFA DEL RISCALDAMENTO GLOBALE

I grafici alla fine dell’articolo.
Da 15 anni veniamo bombardati da allarmi sull’aumento delle temperature causate dalle attività umane, con futuri scenari catastrofici della più varia natura. Sarà veramente così, oppure è un falso ben venduto per scopi occulti?
Molti, nella comunità scientifica contraria al global warming, definiscono il riscaldamento globale indotto da attività umane “la più grande truffa scientifica di tutta la storia umana”, oppure “bugie e solo bugie”. In questo scritto lascio che a parlare siano i fatti, ma prima, per introdurre l’argomento riporto delle predizioni, raccolte da un climatologo, fatte nel 2000 dai sostenitori del caldo, così potete avere un assaggio di come stanno le cose. Continua a leggere

Lobby gay: intervista a Silvia De Mari

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ritorno-a-brideshead-Segnalazione del Centro Studi Federici

“Non fermeranno le mie idee: Per me i gay sono i nuovi ariani”. Parla Silvana De Mari, la psicoterapeuta nel mirino
 
«I gay? Sono la nuova razza ariana. Vietato parlar male di loro, vietato criticare, vietato esprimere la propria opinione nei loro confronti. Loro vogliono l’omologazione, il pensiero unico». Silvana De Mari, la psicoterapeuta-scrittrice, autore di decine di libri per ragazzi (e di successo) e finita nel mirino dell’Ordine dei medici per le sue opinioni, non sposta di un solo millimetro l’asticella sulle cose che pensa, dice e professa ormai da tempo.  
 
Dottoressa, lo sa che adesso c’è un procedimento contro di lei per le cose che dice?  
«Cosa vuole che me ne importi». 
 
Ma rischia che la caccino, che la cancellino dall’Ordine. Non è pentita, pronta cospargersi il capo di cenere?  
«Vede, ci siamo di nuovo. Se non ti adegui al pensiero unico, se sei fuori dal coro. Se dici ciò che pensi sui gay, sulla pedofilia, sei out». 
 
Andiamo con ordine. I gay?  
«Vogliono sempre di più. Prima i matrimoni, poi le adozioni. È un contagio». 
 
Che intende dire con contagio?  
«Che se in una classe c’è una ragazza bulimica, stia certo che per contagio psicologico nel giro di poco tempo ce ne saranno altre 5 o sei. E con i gay è la stessa identica cosa».  
 
Se li frequenti lo diventi?  
«Se non si definisce l’identità sessuale si confonde il tutto».  
 
Cioè bisogna dire ai bambini tu sei questo o quello?  
«Guardi: se non è chiaro chi si è, fin da subito, che la differenza è complementarietà, si confondono le idee. Tra i 12 e i 13 anni, tutti sono attratti (ma per amicizia) dallo stesso sesso. Si sperimenta. Poi si sviluppa la sessualità. Che è una sola. Si sta insieme perché diversi e complementari».  
 
E l’omofobia?  
«Io sono omofobica. E se lei sta con una donna lo è anche lei che è un uomo. Ovvero: abbiamo fatto una scelta a monte. E proclamarla è un diritto, fa parte del diritto di parola».  
 
Ma che c’entra la religione in queste cose che dice?  
«C’entra con il fatto che San Paolo dice che essere omosessuali è una cosa sbagliata. Ma per i nuovi ariani, leggere San Paolo è un sacrilegio. Ecco, io difendo con queste mie esternazioni il diritto di parola, la mia religione e se vuole anche la libertà di stampa». 
 
E la campagna contro l’associazione Mario Mieli?  
«Lo sa che diceva quel gentiluomo a cui è intitolata un’associazione che prende soldi dallo Stato? “Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino non tanto l’Edipo, o il futuro Edipo, bensì l’essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros”. Era un pedofilo. E noi diamo i soldi a gente che ha fatto sue queste idee. Una follia. Contro la quale vale la pena di battersi». 
 
Insomma, lei si sente cavaliere bianco contro la perversione?  
«Guardi, io sarò colei che darà una spallata e farà cadere il movimento Lgbt. Ovvio, non io da sola. Con me ci sono migliaia di altre persone». 
 
Ma se l’attaccano da tutte le parti.  
«La lobby gay ha anche cercato di imporre al mio editore di non pubblicare più i miei libri per ragazzi. Ma per fortuna non tutti la pensano come quelli». 
 
Non mi dica che ha proseliti?  
«No, ho gente normale che la pensa come me. Che mi dice vai avanti. Sono tanti, sebbene abbiano paura ad esporsi. Ma se facciamo sentire tutti insieme il nostro pensiero, la spallata gliela diamo davvero».  
 

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Per ricordarvi che DOVETE ricordare

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Nella Sala Stampa di Palazzo Chigi, si è tenuta la conferenza stampa per la presentazione degli eventi previsti per il “Giorno della Memoria 2017”, patrocinati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – Comitato di coordinamento per le celebrazioni in ricordo della Shoah.

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Un anticristiano inno all’occupazione dell’Europa

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Segnalazione di Federico Prati

di Roberto Pecchioli

Un anticristiano inno all'occupazione dell'Europa La grande sostituzione

Berlino, Roma – di Roberto Pecchioli – Ci sono notizie che destano preoccupazione, altre che lasciano l’amaro in bocca, o fastidio, incredulità, sino all’orrore dinanzi a troppi eventi drammatici o efferati. Ce ne sono altre che non si vorrebbero avere mai letto ed ascoltato, e fanno venire voglia di passare oltre, fare come se non se ne sapesse nulla o se fosse meglio l’oblio. Follie senza importanza, ed invece no: quella che intendiamo riferire è una di queste. In Germania, la nazione più grande ed importante dell’Europa, il primo ministro, anzi la cancelliera federale Angela Merkel, una delle donne più potenti del globo, ha chiamato i suoi (ex ?) connazionali tedeschi “quelli che vivono qui da più tempo”. Un osservatore ha commentato che

                 è forse la prima volta che un responsabile politico

                        nasconde, cancella, lascia nel non detto

                       il nome etnico e storico del suo popolo.

Vi è un’unica “grande sostituzione” di quel che resta delle popolazioni bianche cristiane europee, ma vi sono molti meccanismi attraverso cui opera

                          l’immensa macchina di distruzione

              della più antica e complessa civiltà del pianeta.

Dispersa e ridicolizzata qualsiasi coscienza etnica, derubricata a razzismo tout court ed iscritta tra i titoli di reato nelle legislazioni “democratiche”, espunta la comune ascendenza cristiana delle popolazioni del continente, due millenni trascorsi per caso, le cattedrali edificate per passatempo, la pittura, la letteratura, la filosofia, la scienza, il senso della vita e la quotidianità di decine di nazioni e centinaia di milioni di esseri umani sorte dal nulla, come il panorama gelido e disabitato scrutato nel dipinto romantico Il  Viandante sul Mare di nebbia di Kaspar David Friedrich . Il pittore tedesco, o di nazionalità germanica, descrisse la civiltà esclusivamente negli abiti, nel cappello e nel bastone del viandante, dipinto di schiena, senza volto, ma abbigliato con vestiti da città, da uomo perfettamente inserito nel suo secolo. Davanti, una nebbia inospitale, un grigio paesaggio indistinto e boreale. Chissà se Frau Merkel considera tedesco il Friedrich, nativo di una cittadina della Pomerania svedese, o Immanuel Kant, che era di Konigsberg, oggi la russa Kaliningrad, o Herder, baltico dei dintorni di Riga, oggi Lettonia, ed i milioni e milioni  di connazionali, tra i quali migliaia di grandi della scienza, della musica, dell’arte, delle lettere che erano “biodeutschen”, tedeschi biologici, come usa dire con lassù con un imbarazzante neologismo che rammenta fin troppo passate ubriacature pangermaniche, ma non di cittadinanza e di passaporto. Moltissimi non furono e non sono neppure “passdeutschen”, il neologismo che indica i nuovi tedeschi per documenti di cittadinanza, facilmente concessa dal Quarto Reich produttivo e multietnico a moltissimi di “quelli arrivati da poco”.

 “Anti-cristiano” inno all’occupazione dell’Europa 

            Ciò che atterrisce, dell’odio di sé e dell’autorazzismo europeo,

                               è la sua capillare diffusione presso

                        tutte le agenzie di consenso che contano.

Prendiamo la Chiesa, quella cattolica, poiché dei luterani non vale parlare: lasciamo che i morti seppelliscano i morti, a cinquecento anni dalla protesta del monaco di Wittenberg. La giusta fraternità è ormai oltrepassata:

                  l’intera catechesi e pastorale della neo-chiesa

       è un inno all’occupazione dell’Europa da parte di altri popoli.

Sarà il rancore verso chi ha messo da parte fede e religiosità, ma di tutti i problemi del mondo uno solo pare interessare gli uomini in tonaca: l’immigrazione nel nostro piccolo continente, l’accoglienza obbligata, nell’indifferenza , tra l’altro, delle tradizioni religiose dei nuovi arrivati. Del resto, chi parla più di Dio tra i consacrati, questo indicibile convitato di pietra che disturba la “scelta antropologica” e obbliga a definire una volta per tutte il bene ed il male? Poi ci sono le benemerite ONG, organizzazioni non governative, carrozzoni miliardari finanziati da potentati privati per conto di ben individuati centri di potere per disfare la civiltà e imporne un’altra, all’insegna della produzione, del consumo, dell’intercambiabilità dei popoli, della distruzione di ogni tradizione civile e spirituale.

  Quilandia – Ben oltre lo ius soli                                

La Germania è ovviamente all’avanguardia, ovvero più vicina al baratro finale, ed ipeggiori spropositi sull’immigrazione provengono da politici che si definiscono cristiani, e militano in partiti catalogati nel centrodestra in base alle scelte di politica economica, l’ordoliberismo mercatista che ha sostituito la vecchia economia sociale di mercato. Da noi spicca tra i conversi il cardinale Scola, titolare della diocesi più grande ed importante, la Milano che fu di Ambrogio, San Carlo Borromeo ed Ildefonso Schuster.

                               “Grazie, immigrati !

           Dalla mescolanza nascerà un’Italia migliore.” 

                                Card. Angelo Scola

ha recentemente dichiarato. Se sarà migliore, chi vivrà vedrà, ma certamente non sarà cristiana – ai porporati la cosa dovrebbe premere un tantino più dell’ otto per mille – e assai probabilmente non sarà Italia. Come non sarà, anzi già non è più tale la Germania, che i detrattori della Merkel hanno cominciato a chiamare Hierland, Quilandia. Tedeschi, dunque, sono tutti coloro che si trovano sul territorio, pertanto, se le conseguenze delle parole sono i fatti concreti, un bimbo figlio di “biodeutschen”,tedeschi biologici, secondo il lessico da bestiario o consorzio zootecnico che non è, purtroppo, una novità nella storia del popolo di Bach, Max Planck e Goethe, è molto meno tedesco di un mongolo residente che, Merkel dixit, è a Berlino da molto tempo, diciamo vent’anni. Siamo ben oltre lo ius soli: la cittadinanza, la qualifica giuridica di tedesco non viene neppure più legata alla nascita, ma alla semplice permanenza, al trovarsi lì e non altrove in un dato momento.

Un anticristiano inno all'occupazione dell'Europa

La filosofia di Schauble  & fratelli

Wolfgang Schauble è il potentissimo ministro delle Finanze del Reich democratico e multiculturale, guardiano dell’ortodossia economica e finanziaria dell’Unione Europea, grande avversario del Sud Europa pasticcione e dissipatore. Sta in parlamento da circa 45 anni, alla faccia del ricambio generazionale che, evidentemente, non è un problema limitato al sud della Alpi, ha scritto molti libri per difendere la sua idea di Germania ed Europa ed è dell’Unione Cristiano Democratica, il partito che fu diAdenauer ed Helmuth Kohl, erede del famoso “Zentrum” cattolico nato ai tempi di Bismarck, er difendere la fede cattolica dalla kulturkampf prussiana. Alcuni mesi fa ha rilasciato un’intervista al settimanale Die Zeit ( Il Tempo, se le testate significano qualcosa) in cui ha pronunciato alcune frasi che riportiamo per intero. Una è la seguente: “L’isolamento è quello che ci manderà in rovina e che ci farà degenerare nell’endogamia e nell’incesto“. Eccone un’altra:

                “I mussulmani sono una possibilità di arricchimento

                                della nostra apertura e pluralità.

                          Guardate la terza generazione di turchi.

                          E’ un potenziale enorme ed innovativo”

                                          Wolfgang Schauble

Sarebbe bello poter evitare ogni commento e magari far passare ogni sera, nei telegiornali, le dichiarazioni dell’uomo forte della Grande Germania, al termine dei notiziari politici, economici e delle cronache sull’immigrazione dei “rifugiati”, che tali sono, lo dicono le fonti ufficiali, le “loro” fonti, nel cinque per cento dei casi. Tocca invece commentare, e formulare insieme diagnosi e prognosi: siamo finiti, perché questa è la volontà di Lorsignori, certificata e pacificamente espressa dal loro migliore e più abile maggiordomo d’Europa, uno dei pochissimi politici che discuta da pari a pari con i veri padroni del mondo. Eppure, sembra di ascoltare un eccentrico da trattamento psichiatrico proveniente dal pianeta Plutone, non dalla Germania, Hierland, Quilandia, anzi da Friburgo in Brisgovia, sede di un’importante università dei gesuiti, centro primario di studi filosofici ed antico bastione cattolico. Schauble, che peraltro è luterano, sa assai bene di non vivere in una remota isola in mezzo all’oceano, o in una vallata circondata da altissime cime. Sa perfettamente che la Germania è tutt’altro che isolata, irraggiungibile e chiusa al mondo. Conosce meglio di noi la storia del territorio in cui “vive da molto tempo” ( ha circa 75 anni) , ed in cui erano stabiliti anche i suoi antenati, che la chiamavano Vaterland, terra dei padri.

  “mini jobs” e denatalità                                              

Mai i tedeschi sono stati un popolo “isolato”, tanto meno dopo il 1945, allorché la tragedia epocale della “sconfitta” portò con sé mutilazioni territoriali, la controspinta ad ovest di dieci milioni almeno di tedeschi, i “biodeutschen” scacciati dalla Slesia, dalla Pomerania, dalla Prussia Centrale ed orientale, dai Sudeti, un milione dei quali morirono di stenti o furono uccisi nel viaggio.   Comprendiamo il trauma epocale dei connazionali di Schauble ed il desiderio di allontanare da sé le accuse di coltivare, in un angolo nascosto dello spirito del popolo, il mito di blut und boden, sangue e suolo, ma, dottor Schauble, le sue tremende frasi fanno capire non solo quali decisioni siano state prese da tempo nelle segrete stanze, ma anche per chi suona la campana. Suona per prima per quello che fu il grande popolo tedesco, che deve essere punito e  disperso per sempre per le colpe di un periodo storico tragico, eppure breve, trapassato ed impossibile da rifare o semplicemente immaginare.

                            Le donne tedesche condividono con le italiane

                                il poco invidiabile primato della infertilità,

ma ad un membro di lunghissimo corso del potere teutonico non viene neanche in mente di organizzare campagne a favore della natalità, o quanto meno di organizzare la vita sociale di Quilandia ex Germania diffondendo valori a favore della vita. Non lo ha fatto e non lo farà, ridendo allegramente dell’aggettivo cristiano nella denominazione del suo partito. Che poi l’endogamia e l’incesto siano il principale problema del Reich di Frau Angela Merkel è francamente ridicolo, né sussiste il rischio di generazioni di Gioppini con il gozzo come nelle alti valli bergamasche del passato remoto. Milioni di residenti della Germania ( continuiamo a chiamarla così per brevità) vivono di “mini jobs”, lavoretti istituzionalizzati dal governo socialdemocratico di Schroeder, destra e sinistra pari sono,pagati pochissimo, ma con il vantaggio di non essere tassati. Ampliare la platea dei mini lavoratori interessa il sistema economico, naturalmente, e gli stranieri, o rifugiati, o “coloro che sono qui da meno tempo” assolvono molto bene allo scopo. Più precariato, meno lavori sicuri, schiaffoni ai sindacati alla faccia della mitbestimmung, la cogestione aziendale scritta nella costituzione, chi si lamenta potrà sempre essere zittito con l’accusa di nazismo e tratto in carcere. Sono già molti, nella libera e liberale terra di Schauble. Quanto all’arricchimento ed alla pluralità recate dalle masse mussulmane, è sin troppo evidente che un uomo del livello del Superministro mente sapendo di mentire. Innanzitutto, egli conosce perfettamente i dati sull’esistenza ( e la tolleranza, da parte del governo di cui è magna pars !) di centinaia di tribunali islamici che applicano la legge islamica (sharia), in barba al sigillo sassone, alla scuola storica del diritto ed ai tribunali dello Stato chiamato per ora Repubblica Federale di Germania. Per il pluralismo, chiedere a quelle cittadine di “genere” femminile molestate a migliaia a Colonia ed altrove, ma contro i colpevoli non si scagliano le Boldrini di turno e neppure i teologi cristiani, che sono quasi tutti tedeschi.

  La “patria” dalle porte girevoli                                 

Infine, la “terza generazione di turchi”: qui casca l’asino insieme con il ministro, e non ci riferiamo certo alla sua condizione di paraplegico, dovuta ad un infame attentato del 1990.  Se alla terza generazione ci sono ancora i turchi, benché cittadini tedeschi o “passdeutschen”, significa che le politiche dell’accoglienza e dell’apertura sono fallite clamorosamente. Dovrebbero, a rigore, esserci solo dei cittadini germanici di lontana ascendenza anatolica, non diversi dai concittadini bavaresi, baltici o dell’Europa del Sud, presenti nel territorio deetnicizzato in cui convivono mille gruppi che non condividono un destino comune, né, orrore, una medesima razza, ma semplicemente uno spazio comune denominato storicamente e provvisoriamente Germania.

                              Forse tutto risale alla gelida accoglienza

                della famosa lectio magistralis di Benedetto XVI,

           il discorso di Ratisbona del 2008 in cui Joseph Ratzinger,

                               il primo biodeutsch diventato papa,

mise in guardia l’Europa dal relativismo e dall’abbandono delle sue radici,

 e poi la sua patria terrena in un altro memorabile discorso al Bundestag,

                                         il parlamento di Berlino.

Sul frontone di quel palazzo sta da cent’anni, posta dal grande architetto Peter Behrens, la frase “zum deutschen volke”, al popolo tedesco, che segnaliamo, per la cancellazione, alla ditta Schauble & Merkel AG. I popoli di Hierland , Quilandia, gradiranno, e certamente tra loro i lettori dello Zeit, il prestigioso settimanale che ha ospitato le esternazioni del ministro disabile. Ha importanza infatti anche a chi si affidano certe dichiarazioni. . Die Zeit è una sorta di Repubblica al cubo, l’organo più ascoltato della locale borghesia progressista e liberal, l’oracolo dei ceti alti e riflessivi, laicissimi ma devoti alla religione dei listini di borsa e della globalizzazione. Resta da capire se la rigenerazione del sangue germanico sarà lasciata alla natura ed al caso, ovvero se, come è nell’indole ordinata, razionale e metodica dei tedeschi di ieri, torneranno di moda il progetto “lebensborn”, sorgente di vita, già messo a punto da Himmler al tempo del nazionalsocialismo. All’epoca, si voleva realizzare un’eugenetica ariana, attraverso una rete di cliniche e luoghi di incontro per la nascita di “biodeutschen”. Non sarà difficile ricostruire il tutto, con un nome più accattivante e multietnico . Nasceranno tanti splendidi “hierlaender” , abitanti di Quilandia, la nuova Patria dalle porte girevoli. Chissà, forse potrà rimanere, con qualche aggiustamento, il motto del progetto lebensborn del feldmaresciallo Himmler: “per noi sia sacra una madre di buon sangue “, meglio se turca credente di terza generazione. Almeno, conserverà alcuni saldi principi morali e spirituali, quelli smarriti dai tedeschi, dagli europei, da noi stessi.

Roberto Pecchioli (Copyright © 2017 Qui Europa)

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