Vaccini e booster, Oms ed Ema iniziano a dubitare

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L’ALLARME DI EMA E OMS: NON SI PUÒ ANDARE AVANTI ALL’INFINITO CON LE DOSI BOOSTER. E CHIEDONO NUOVI VACCINI

La domanda è: siamo sicuri che la terza dose con questi vaccini sarà abbastanza? Dopo che la copertura vaccinale è scesa da 12 a 6 a 4 mesi, dopo che il Ceo di Moderna ha fatto capire che con ogni probabilità il booster non durerà a lungo, dopo che Big Pharma ha promesso “vaccini aggiornati” entro marzo, ora è l’Oms a calare il carico da 11. Orizzonti bui: servino nuovi prodotti anti-covid, dice l’Organizzazione, secondo cui ripetere booster a gogo non è ad oggi una strategia praticabile.

Durante una conferenza stampa, l’Oms si è detta scettica nella possibilità di trattare il Covid come una malattia influenzale, come invece vorrebbe fare la Spagna. E tra i motivi ci sarebbe proprio una certa delusione verso la durata dei vaccini. Per l’Organizzazione Pfizer&co. non sono sufficienti a stroncare del tutto la pandemia, tanto che andrebbero sviluppati nuovi prodotti “che abbiano un alto impatto sulla prevenzione dell’infezione e della trasmissione, oltre che sulla prevenzione di malattie gravi e morte”. Il che significa, ci par di capire, che quelli attuali non vadano del tutto bene.

E qui casca l’asino. Secondo Oms continuare a ripetere richiami e dosi booster con i vaccini esistenti non è utile. Anche l’Ema (l’Agenzia del farmaco Ue) predica cautela, visto che “vaccinazioni ripetute a brevi intervalli non rappresentano una strategia sostenibile a lungo termine”. Va detto che l’Oms non ha mai visto di buon grado la terza dose, preferendo prima dirottare le risorse sui Paesi poveri, ma questa frenata sul fronte booster da parte delle più importanti autorità sanitarie del mondo è di certo una novità.

Il capo della strategia vaccinale dell’Ema, Marco Cavaleri, ha fatto notare che la possibilità di somministrare un secondo booster, in sostanza la quarta dose, utilizzando gli stessi vaccini oggi in uso, si scontra col fatto che “non sono ancora stati generati dati a sostegno di questo approccio”. Magari si potrà fare in emergenza, qualora dovessero tornare a salire i ricoveri o i decessi, e di sicuro per immunodepressi e persone fragili, “ma vaccinazioni ripetute a brevi intervalli non rappresenterebbero una strategia sostenibile a lungo termine“. “Non abbiamo ancora dati sulla quarta dose per poterci esprimere – ha concluso Cavaleri – ma ci preoccupa una strategia che prevede di andare avanti con le vaccinazioni a distanza di poco tempo”.

 

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Vaccini e booster, Oms ed Ema iniziano a dubitare

PERCHÉ SONO DA SEMPRE “FREE VAX”

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di Matteo Castagna*
Il Sistema ha cercato e voluto questa divisione tra vaccinati (in netta maggioranza) e non vaccinati (sempre più in minoranza).
Avendo il cosiddetto coltello dalla parte del manico, i governi Conte II e Draghi hanno gestito, in forme diverse, ma seguendo lo stesso filo conduttore, ordinato in Europa, l’emergenza sanitaria.
Tutto gravita attorno a quel “sempre più in minoranza” riferito al numero dei non vaccinati. Prima dell’estate, mettevo in guardia dal costruire fronti di disobbedienza, più o meno organizzati, sostenendo che proteste di piazza e azioni eclatanti sarebbero state strumentalizzate da soggetti abituati a cavalcare queste forme di resistenza popolare. Aggiungevo che, maggiori fossero state le portate pubbliche delle proteste e maggiormente si sarebbero dimostrate funzionali alla repressione da parte del Sistema, tramite progressive restrizioni.
Si sono verificate, puntualmente, entrambe le situazioni. Non sono un veggente né ho la bacchetta magica, ma conosco il Sistema per esperienza e studio. So bene come, già in altri periodi, agisse così. Si ricordino gli anni ’70 o le modalità usate per ridurre al minimo la violenza negli stadi negli anni ’90, per comprendere che in situazioni particolarmente critiche, il Sistema risponde alle reazioni pubbliche della gente in piazza, con l’infiltrazione di personaggi un po’ “strani” e con la recrudescenza della repressione. Fornendo la scusa che il Sistema cerca per reprimere, chi si adopera come intellettuale ribelle o manovalanza di strada, in buona fede, prezzolato o in cerca di visibilità, fa il gioco del Potere.
La dimostrazione? Siamo all’obbligo vaccinale per gli over 50 e al green pass rafforzato obbligatorio per lavorare, nonostante libri, libelli, conferenze, chat, manifestazioni, assalti, scontri.
A nessuno balena per la mente che, forse, in questa “strategia”, che si trasforma in azioni spesso scomposte, ci possa essere qualcosa di profondamente sbagliato? Che provoca e da’ al Sistema ciò che desidera? Oggi le piazze sono quasi vuote, i portuali sono spariti, quasi il 90% della popolazione è vaccinato e col green pass.
Dunque, chi voleva davvero protestare per ottenere un risultato o, almeno provarci, avrebbe potuto organizzarsi e non vaccinarsi in massa, senza starnazzare e strombazzare. In silenzio. Le categorie lavorative avrebbero potuto organizzarsi con scioperi generali nazionali ad oltranza. Il popolo avrebbe potuto avere il potere di bloccare il Paese, se buona parte delle principali categorie lavorative avessero avuto la volontà di reagire seriamente alle misure del governo.
Questo non è avvenuto.
Due i motivi:
1) La maggioranza della popolazione italiana trova utile questo vaccino per la sua sicurezza.
2) Il Sistema, di fronte alla reattività di una minoranza agisce come Golia contro Davide, con quest’ultimo zoppo, perché privo di fionda, ovvero di capacità contrattuale.
Il secondo strumento, oltre al blocco della produzione, che una vera reazione di popolo può mettere in atto, è la rivoluzione. Non c’è stata e non ci sarà per molti motivi. Il primo è che il popolo è si vax e una minoranza, rumorosa ma per nulla pericolosa, è no vax.
L’utilizzo della paura, come mezzo di persuasione, viene usato sia dal Sistema nei confronti del virus, che dai vari gruppi no vax, nei confronti del vaccino. Non è anomalo? A mio modesto avviso si, perciò non temo alcuno dei due.
Altresì considero tutta la caotica e, spesso cervellotica gestione pandemica, come un’ arma di distrazione di massa dalla preparazione della “nuova normalità”.
La lungimiranza, dunque, dovrebbe lasciar perdere ciò che distrae dall’essenziale, perché il fine di questo progetto prevede di attaccare al cuore i principi del vero cattolico e del vero patriota. In nome della globalizzazione e del mondialismo.
Sarebbe bene prepararsi a questo, con fermezza ed equilibrio, perché il rischio è che, un giorno, andranno a prendere a casa i veri cattolici e i veri identitari, non i no vax ed altri portavoce di amenità, che cozzano col realismo tomista.
* Responsabile Nazionale del Circolo Christus Rex – Traditio

Mattarella ribadisce: niente bis. E se proprio Draghi gli chiedesse di restare?

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di Adolfo Spezzaferro

Roma, 1 gen – Mattarella nel discorso di fine anno ribadisce che non vuole fare il bis, come un Napolitano qualsiasi, ma attenersi alle regole. “Ho sempre vissuto questo tradizionale appuntamento di fine anno con molto coinvolgimento e anche con un po’ di emozione. Oggi questi sentimenti sono accresciuti dal fatto che, tra pochi giorni, come dispone la Costituzione, si concluderà il mio ruolo di Presidente“. E’ l’esordio del discorso del capo dello Stato, in piedi, con le bandiere sullo sfondo, in una scenografia da congedo imminente.

Mattarella ribadisce: niente bis. E attacca un’ultima volta i non vaccinati

Nel suo discorso (qui il testo integrale), breve e programmatico per chi verrà dopo di lui, il presidente della Repubblica si è dilungato sulla pandemia e i vaccini salvifici, attaccando un’ultima volta i cosiddetti no vax. “Sprecare i vaccini è un’offesa a chi non li ha avuti“, è il monito del Presidente. “Anche nei momenti più bui, non mi sono mai sentito solo e ho cercato di trasmettere un sentimento di fiducia e di gratitudine a chi era in prima linea. Ai sindaci e alle loro comunità. Ai presidenti di Regione, a quanti hanno incessantemente lavorato nei territori, accanto alle persone”, dice poi sulla gestione della pandemia.

Ecco l’identikit del suo successore

Dopodiché traccia le linee programmatiche del dopo Mattarella, in un certo senso. “Il volto reale di una Repubblica unita e solidale. È il patriottismo concretamente espresso nella vita della Repubblica. La Costituzione affida al Capo dello Stato il compito di rappresentare l’unità nazionale. Questo compito – che ho cercato di assolvere con impegno – è stato facilitato dalla coscienza del legame, essenziale in democrazia, che esiste tra istituzioni e società; e che la nostra Costituzione disegna in modo così puntuale. Questo legame va continuamente rinsaldato dall’azione responsabile, dalla lealtà di chi si trova a svolgere pro-tempore un incarico pubblico, a tutti i livelli. Ma non potrebbe resistere senza il sostegno proveniente dai cittadini”, chiarisce Mattarella.

Il lascito dell’ex diccì a chi verrà dopo di lui

Ancora, per l’ex diccì, “unità istituzionale e unità morale sono le due espressioni di quel che ci tiene insieme. Di ciò su cui si fonda la Repubblica. Credo che ciascun Presidente della Repubblica, all’atto della sua elezione, avverta due esigenze di fondo: spogliarsi di ogni precedente appartenenza e farsi carico esclusivamente dell’interesse generale, del bene comune come bene di tutti e di ciascuno. E poi salvaguardare ruolo, poteri e prerogative dell’istituzione che riceve dal suo predecessore e che – esercitandoli pienamente fino all’ultimo giorno del suo mandato – deve trasmettere integri al suo successore“. E’ questo il lascito a chi verrà dopo di lui, insomma.

Se Mattarella va via il rischio che crolli tutto è concreto

All’indomani del suo discorso, gli scenaristi ribadiscono che nelle parole del Presidente è ribadito forte e chiaro che non è disponibile a un irrituale bis, che vuole concludere il suo settennato. Lasciando nei guai Draghi, perché di questo stiamo parlando. Senza Mattarella al Colle viene meno quel dream ticket – chiamiamolo così – che ha gestito la vaccinazione di massa e garantito l’unità nazionale con una maggioranza ampissima. Ma anche tenuta insieme dell’emergenza e che senza i presupposti e i paletti giusti cadrebbe in un batter di ciglia. Ma al di là di Letta che siccome non dà le carte per la battaglia del Quirinale minaccia la crisi di governo, il rischio che crolli tutto è concreto.

I paletti di Draghi nel caso andasse lui al Colle

Draghi va tenuto a Palazzo Chigi, dicono i partiti della maggioranza (e The Economist). Il premier dal canto suo, si è detto disponibile a tutto, come “nonno al servizio delle istituzioni”. Ma ha messo dei paletti: la maggioranza deve restare ampissima e il governo non deve cadere, chiunque sarà il premier. In sostanza, Draghi dice ai partiti: se vado al Colle piazzo un premier di mia strettissima fiducia e voi continuate a fare quello che dico io. Il problema è che quando i partiti potranno eleggere il nuovo capo dello Stato, potranno farlo finalmente in autonomia. Al di là del monito di Draghi di non eleggere un Presidente di parte. Nel senso insomma che seppure l’attuale premier avesse un disegno per andare al Colle e mettere – tanto per fare un esempio – l’attuale titolare del Mef a Palazzo Chigi – al momento del voto in Aula potrà succedere di tutto.

Ma i partiti in Aula votano chi vogliono

Renzi è stato il primo a ricordare che lui fece eleggere Mattarella con una maggioranza diversa dalla maggioranza di governo. E che si può fare. In ballo c’è la candidatura di Berlusconi e il fatto che i centristi, Italia Viva compresa, potrebbero votarlo. Stavolta il pallino infatti è in mano al centrodestra. Per non parlare dei cosiddetti franchi tiratori. Insomma, dalla quarta votazione in poi, quando basta la maggioranza assoluta (la metà più uno dei votanti), può accadere di tutto.

E se Draghi provasse a convincere Mattarella a restare?

Ecco perché non possiamo escludere che Draghi in persona provi a convincere Mattarella a restare, per il bene supremo della nazione. Così l’ex numero uno della Bce resterebbe dove sta, a gestire i soldi del Pnrr, come chiedono Ue, Usa, Nato ecc. ecc. E il Presidente continuerebbe a fare il garante di tutti e della Costituzione. Squadra che vince non si cambia, no? E chi a quel punto proverebbe a far cadere il governo Draghi, accollandosi la responsabilità di gettare l’Italia nel caos in un momento così delicato?

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/politica/mattarella-ribadisce-niente-bis-e-se-proprio-draghi-gli-chiedesse-di-restare-219314/

Obbligo, la data cerchiata in rosso: cosa può cambiare il 5 gennaio

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Nel Consiglio dei ministri del 5 gennaio nuove misure sul tavolo: spunta l’ipotesi dell’estensione del Super green pass per accedere al lavoro. Ma si valuta anche l’obbligo vaccinale: sale il pressing dei partiti

di Luca Sablone

Tempo qualche giorno e il governo prepara già la nuova stretta. Dopo aver approvato il nuovo decreto che di fatto mette spalle al muro i no-vax, nei primi giorni di gennaio il Consiglio dei ministri potrebbe tornare a riunirsi per varare un’ulteriore giro di vite per spingere sempre più verso la somministrazione del vaccino.

La data cerchiata in rosso è quella di mercoledì 5 gennaio, quando sul tavolo del Cdm potrebbe approdare una svolta nella lotta alla pandemia: l’obbligo di super green pass per i lavoratori. Di fatto sarebbe una sorta di obbligo di vaccinazione per accedere al lavoro, visto che il certificato verde rafforzato si ottiene solo con la somministrazione del siero o con la guarigione dal Covid-19. Ma si valuterà anche l’obbligo vaccinale, per cui sale il pressing dei partiti.

Cosa cambia al lavoro

Fonti governative fanno sapere che un secondo blocco di misure per il contenimento del Coronavirus potrebbe essere adottato appunto nei prossimi giorni. Viene da chiedersi quali potrebbero essere le nuove mosse dell’esecutivo e la risposta va trovata nello scontro che si è consumato ieri in Consiglio dei ministri: da una parte Forza Italia e Partito democratico favorevoli al super green pass per i lavoratori; dall’altra i dubbi di Lega e Movimento 5 Stelle che fanno saltare il provvedimento.

Ma l’asse gialloverde è destinato ad avere vita breve, visto che la nuova stretta potrebbe andare proprio in questa direzione: come riportato da La Repubblica, il prossimo passo potrebbe essere quello di estendere il super green pass a tutti i lavoratori, del settore pubblico e privato. Un punto su cui il premier Mario Draghi conta di ottenere il via libera in tempi brevi, sperando di risolvere le divisioni nella maggioranza.

Una conferma in tal senso è arrivata da Renato Brunetta, che ieri aveva messo sul tavolo la proposta che in sostanza impone a tutti i lavoratori di sottoporsi alla vaccinazione: il ministro della Pubblica amministrazione ha sottolineato l’importanza per l’Italia di non perdere la posizione di vantaggio rispetto agli altri Paesi, dicendosi ottimista sulla nuova misura più stringente che potrebbe vedere luce nel prossimo Cdm.

Pressing per l’obbligo

Nel frattempo aumenta il pressing per l’obbligo di vaccinazione, che finirà sul tavolo del Consiglio dei ministri di inizio gennaio. Un’ipotesi che valuta il premier Draghi e che dovrà essere attenzionato anche da tutti i partiti che sostengono il governo: conviene optare per il super green pass per i lavoratori o procedere direttamente con l’obbligo vaccinale per quasi tutti gli italiani?

Nel corso del Cdm di ieri i ministri di Forza Italia si sono espressi in modo favorevole all’obbligo vaccinale. Sulla stessa linea Enrico Letta, segretario del Partito democratico, secondo cui ora “bisogna prepararsi al passo successivo, cioè l’obbligo vaccinale e il ritorno allo smart working“. Parere favorevole lo ha dato anche Italia Viva, con il ministro Elena Bonetti che non si è messo di traverso: “L’obbligo vaccinale è la direzione giusta per sconfiggere la pandemia“.

Meno convinta la Lega, che però non chiude del tutto e chiede allo Stato di assumersi la responsabilità per eventuali conseguenze da vaccino e prevedere un elenco di “fragili” da esentare dall’obbligo. Un atteggiamento di apertura si è registrato pure tra le fila del Movimento 5 Stelle in occasione del dibattito sul super green pass per i lavoratori: il ministro Stefano Patuanelli ha sottolineato che fino a questo momento si è sempre ragionato per funzioni (forze dell’ordine, docenti, sanitari, lavori a contatto con le persone) e si è chiesto dunque quale sarebbe stata la ratio di distinguere tra lavoratori e disoccupati. “A questo punto conviene ragionare sull’obbligo di vaccinazione“, sarebbe stato in sostanza il ragionamento del M5S.

Tamponi e quarantena: il governo trucca ancora le carte

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OGGI CABINA DI REGIA PER CAMBIARE (DI NUOVO) LE REGOLE SU TAMPONI E QUARANTENA. ED È CAOS

Quindi, fateci capire. In principio, a inizio pandemia, i tamponi andavano fatti a gogo per “scovare il virus”. Poi sono diventati un problema perché trasformavano l’Italia nel lazzaretto d’Europa. Poi abbiamo capito che il contact tracing era utile per frenare la catena di trasmissione e più se ne facevano, meglio era. Poco dopo lo avete trasformato nello strumento del demone no vax, che col tampone negativo poteva girare liberamente al pari di un vaccinato. Avete spiegato (Burioni dixit) che è uno strumento pericoloso in grado pure far uscire liquido cefalorachidiano. Infine, quasi per magia, lo avete riabilitato per complicare la vita ai vaccinati europei, che neppure con doppia dose possono entrare tranquillamente nel Belpaese. E ora? Adesso, dopo aver scatenato la corsa al test, non volete che venga fatto neppure per accertare la guarigione/negativizzazione di un positivo. Ci sta sfuggendo qualcosa?

Sì, e non solo a noi. Il punto è che sulle regole del Covid si è scatenato un vero e proprio caos. Generato non tanto dalla mutevolezza del virus, ma delle insensate scelte dei vari governi, che prendono decisioni e poi si smentiscono pochi giorni dopo. Che prima mitizzano i tamponi, poi li demonizzano, infine li riabilitano. Per non parlare della quarantena. Nei giorni pre-natalizi gli italiani si sono messi in fila per farsi un test in vista del cenone di Natale. C’è chi l’ha fatto per precauzione, chi per necessità. A parte le code infinite di auto ai drive-in, l’effetto logico e atteso era quello di un rialzo del numero dei contagi: più test fai, più asintomatici scovi. E così centinaia di migliaia di italiani si sono ritrovati in quarantena perché positivi o perché “contatti stretti” di un infetto. Un milanese su 18 se ne sta rinchiuso in casa. Le stime parlano, per il prossimo futuro, di “milioni di persone isolate e in quarantena”. Una sorta di “lockdown di fatto”, che ha messo sul chi va là il governo.

Quindi? Quindi oggi si riunirà la cabina di regia per cambiare (di nuovo) le regole a 5 giorni dall’ultimo Consiglio dei ministri. Al centro della bagarre politica, oltre alla possibile estensione dell’obbligo vaccinale a tutti i lavoratori, ci sono proprio le incognite quarantena e test. Ad oggi chi ha la sfiga di essere un “contatto stretto di positivo” deve restare in casa 7 giorni (se vaccinato) o 10 giorni (se non vaccinato). Alla fine del periodo si sottopone a un test e, se negativo, è libero. Le Regioni hanno chiesto al Cts di valutare la possibilità di eliminare l’isolamento fiduciario per i vaccinati con terza dose (o con seconda da meno di 4 mesi), permettendo loro di uscire se in assenza di sintomi. Il Cts ritiene la proposta “irricevibile”, vorrebbe anzi una nuova stretta, ed è probabile che alla fine il periodo di “reclusione” venga ridotto da 7 a 5 giorni per i vaccinati con booster o con doppia dose da pochi mesi. E qui la domanda sorge spontanea. Scusate: all’alba del 28 dicembre 2021 vi svegliate e scoprite che i vaccinati possono restare in quarantena di meno? Pensarci prima, no?

La verità è che a dettare i tempi delle normative sembrano essere più motivazioni organizzative che l’effettivo tempo di incubazione del virus. Per poter impegnare il personale nelle vaccinazioni della dose di richiamo, infatti, le Regioni vorrebbero mandare al diavolo il tracciamento, considerato “non più gestibile”. Troppi positivi e troppo “contatti”: la macchina non regge, dunque meglio “liberare” chi non ha sintomi, ridurre le quarantene e ridurre i test. Bene così, sia chiaro. Ne siamo felici. Ma la strategia è sempre la stessa: quando servirebbero più risorse, anziché investire fondi sul sistema sanitario, si preferisce cambiare le norme in base alla situazione del momento. Certificando, così, quello che noi sosteniamo da tempo: ovvero che non siamo prigionieri del virus, ma delle regole del governo.

Vax contro no vax, gli italiani si sono sempre odiati

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CON IL COVID SI STA DISGREGANDO IL NOSTRO TESSUTO SOCIALE? NO, NON È MAI ESISTITO

di Rino Cammilleri

Giustamente l’amico Porro lamenta che si sta disgregando il nostro tessuto sociale. Il cantautore cattolico Povia si becca il Covid? Bene, ben gli sta, speriamo che schiatti. Questi i “messaggi” di auguri inviatigli anche da medici mediatici. Porro ha la mia non piccola stima anche perché dissente dalla linea conformista del quotidiano di cui pure è vicedirettore. I giornalisti che fanno il loro mestiere in coscienza e non per lo stipendio sono pochi, ahimè. Proprio la pandemia è intervenuta, evangelicamente, a «svelare i pensieri di molti cuori». E, grazie a Dio, in tanti se ne sono accorti, col gran risultato che ormai non ci fidiamo più di nessuno, scienziati, giornalisti, medici e soprattutto politici.

Nel Medioevo il capo politico era il re, davanti alla cui sacralità si piegava il ginocchio. Quante rivoluzioni ci sono volute per arrivare ad avere capi politici accolti a pernacchie quando spuntano in tivù? Vent’anni fa, giovane e sprovveduto, pubblicai un libro prima per Mondadori, poi per la Bur: Doveroso elogio degli italiani. Poi, invecchiato, feci esperienza. Com’è noto, l’esperienza è quella cosa che quando ce l’hai non serve più. Mai mi sono pentito di un mio libro, e sono una quarantina. Tranne di quello. Era appena uscito nelle librerie che già gli arrivò una minaccia di querela. Dall’estero. E chi era? Un italiano. Del tutto sconosciuto alle patrie lettere. Diceva che l’avevo plagiato, anziché ringraziarmi per averlo citato. Finì che il mio editore fu costretto a pagare un’expertise, la quale diede ragione a me. Però il costo dell’expertise superò l’incasso e l’editore, bollandomi come uno che portava rogne, accantonò il mio libro, che non fu più ristampato.

Insomma, il tessuto sociale gli italiani non l’hanno mai avuto. È dai tempi di Romolo e Remo che il loro specifico è la guerra civile. Roma a parte, le Crociate nacquero proprio perché il papa Urbano II, stufo delle guerre continue tra cristiani, disse loro: ma se proprio avete voglia di menare le mani, andate a farlo da un’altra parte, dove è veramente utile. Per fortuna quella volta gli diedero retta. Ma poi ricominciarono. Città contro città. Quartiere contro quartiere (il Palio di Siena c’è ancora oggi, per dirne una). Dice niente il fatto che, per legge, il podestà doveva essere uno di fuori? E il vizio di chiamare «lo straniero» a calare in Italia per far vincere la propria fazione? Vizio che rimase anche nel Risorgimento, il quale fu possibile grazie a inglesi e francesi e infine prussiani.

Gli «austriaci» che combattevano contro i piemontesi erano veneti e lombardi. E che fu la garibaldinata contro il Sud  se non una guerra tra italiani? Per non parlare delle campagne napoleoniche, con giacobini (italiani, la cui bandiera svetta ancora sul Quirinale) che massacravano le Insorgenze. E poi il «brigantaggio». E poi venne il marxismo e gli italiani ricominciarono a darsele. Bienni rossi, squadracce eccetera. Caduto il fascismo, ecco una guerra civile in grande stile. Dice niente il fatto che il partito comunista di osservanza sovietica più numeroso di tutto l’Occidente fosse proprio quello italiano? E che il Sessantotto da noi, e solo da noi, sia durato dieci anni? Per non parlare degli anni di piombo.

Saremo bravi, noi italiani, con la cucina, l’arte, la moda. Ma per il resto facciamo ridere. E ci detestiamo l’un l’altro che è un piacere. Abbiamo sempre bisogno di qualcuno che ci venga a comandare dall’esterno, Draghi compreso. Dunque, non c’è nessun tessuto sociale da salvaguardare. Non c’è ne mai stato uno. Ahimè.

Rino Cammilleri, 18 dicembre 2021

Fonte: https://www.nicolaporro.it/vax-contro-no-vax-gli-italiani-si-sono-sempre-odiati/

Un “cardinale” e alcuni “vescovi” chiedono di ricevere la benedizione da un gruppo di donne

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Le stravaganze della “chiesa conciliare”, che ha sostituito la Chiesa Cattolica nei Sacri Palazzi al Conciliabolo Vaticano II. (N.d.r.)

Segnalazione di www.unavox.it 

Pubblicato sul sito infovaticana
Ripreso dal sito di Aldo Maria Valli
video della cerimonia

Il 25 novembre ― proclamata dall’Onu Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne ― prima della fine della Santa Messa, nel quarto giorno dell’assemblea ecclesiale dell’America Latina e dei Caraibi, il presule che ha presieduto la cerimonia, il cardinale del Guatemala Álvaro Ramazzini, ha invitato le donne presenti a salire sull’altare per benedire cardinali, vescovi, sacerdoti e altri fedeli.

Alla fine della Messa il porporato guatemalteco ha detto: “Volevo chiedervi il favore della vostra comprensione per fare ora un gesto che viene dal nostro cuore di pastori e che esprima anche l’uguaglianza che esiste tra uomini e donne battezzate. L’apostolo Paolo così diceva e così insegnava”.

“Faremo un gesto, vi invito, per riconoscere il valore delle nostre sorelle donne che sono qui, ma anche di quelle che ci servono in sala da pranzo, che non possono venire alla festa perché preparano la cena per noi”.

Il gesto, ha poi detto il cardinale, è “che riceviamo da loro una preghiera di benedizione”. “Normalmente siamo sempre noi uomini quelli che benedicono, giusto? Andiamo ora, se siete d’accordo, a invertire la cosa proprio adesso”.

“Ora dunque, come espressione del nostro cammino sinodale e impegno per l’eliminazione di ogni violenza contro le donne, chiederemo a tutte le donne membri dell’assemblea di benedirci: cardinali, vescovi, sacerdoti e diaconi; pastori delle nostre comunità cristiane”.

Quindi il cardinale e i concelebranti sono scesi dal presbiterio per lasciare il posto alle donne che, alzate le braccia, hanno benedetto i presenti, compresi gli ecclesiastici, che per l’occasione hanno chinato il capo. Al termine, un vescovo concelebrante ha chiesto alle donne di accompagnare i prelati nella processione finale.

Fonte: http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV4278_Donne_benedicono_preti.html

E se Omicron fosse il miglior vaccino contro il Covid?

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Paura, curiosità e speranza. Si tratta di tre sentimenti differenti rivolti allo stesso soggetto: “Omicron”. La nuova variante pandemica può diventare il nostro peggior incubo o addirittura la prima strada verso la salvezza.
L’effetto di Omicron sul corso della pandemia sarà determinato da tre fattori: la sua trasmissibilità; il grado in cui elude le nostre difese immunitarie esistenti e la sua virulenza, o la gravità della malattia che provoca. Se si scopre che Omicron salta facilmente da un ospite all’altro, supera i nostri anticorpi neutralizzanti e causa complicazioni insolitamente pericolose, saremo tutti in guai seri.
Ma potrebbe anche rivelarsi per fare molte altre cose, con implicazioni più sottili. Se Omicron finisce per essere super contagioso, ad esempio, ma lieve nei suoi sintomi, potrebbe anche essere una buona cosa, una variante perfetta, giusto in tempo per Natale.

A questo punto, convivere con il coronavirus per gli anni a venire è quasi inevitabile. In molti paesi che hanno avuto vaccini in mano per la maggior parte dell’anno, i tassi di inoculazione non sono ancora vicini al 100%. Anche se ogni essere umano sulla Terra guadagnasse un grado di immunità dalla vaccinazione o dall’infezione, il virus potrebbe ritirarsi nei suoi numerosi ospiti animali, solo per rientrare nella popolazione umana in una forma leggermente diversa.

Dato che questo nemico non può essere sconfitto, avremmo tutti maggiori possibilità di sopravvivenza se fosse armato con una fionda anziché con un cannone. I medici del Sudafrica e di Israele hanno affermato che i casi di Omicron sembrano essere meno gravi di Delta, finora. Sono stati segnalati zero casi gravi o decessi tra i quasi 60 casi confermati nell’Unione europea.

Ma i dati sono molto limitati e soggetti a parzialità. Sono stati segnalati meno di 250 casi in tutto il mondo e la maggior parte di essi proviene dal Sudafrica, dove una popolazione più giovane della media potrebbe essere meno suscettibile alle complicanze del COVID in generale.

Se Omicron continua a mostrare segni di essere più mite di Delta, ovviamente è una buona notizia. Ma se si rivelasse anche diffondersi più rapidamente di Delta, questa potrebbe essere un’ottima notizia. Quando due varianti sono in circolazione, quella che infetta più persone più rapidamente tenderà a dominare. Quella variante potrebbe prevalere o perché si replica più rapidamente nei suoi ospiti umani e si diffonde in modo più efficiente tra di loro, ovvero è più trasmissibile, o perché elude più abilmente l’immunità che già abbiamo.

Omicron potrebbe, ovviamente, rivelarsi praticamente qualsiasi cosa. Forse è un po’ più trasmissibile di Delta, ma non più virulento; questo, ha detto Kirk Sell, potrebbe rimandarci a programmi di mascheramento e distanziamento sociale più severi per un po’. Oppure potrebbe essere meno trasmissibile di Delta, e non meglio a scivolare oltre le nostre barriere immunitarie, nel qual caso “sarà un blip all’orizzonte” indipendentemente da quanto sia virulento, secondo Halloran. Se ciò accadrà, torneremo effettivamente dove eravamo due settimane fa: bloccati con Delta e aspettando che la prossima scarpa scenda.

Ci sono destini peggiori. “In un certo senso, Delta è la variante ideale”, ha detto Scarpino: è abbastanza trasmissibile da dominare le varianti più pericolose e la sua virulenza può essere controllata attraverso la vaccinazione. Nelle prossime settimane scopriremo se Omicron avrà il suo lato positivo o se sarà catastroficamente peggio.

 

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E se Omicron fosse il miglior vaccino contro il Covid?

L’Europa vuole “cancellare” il Natale, ma poi ci ripensa. Ma la figuraccia resta…

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IL POLITICAMENTE CORRETTO ALL’ENNESIMA POTENZA

Il documento intendeva insegnare ai funzionari Ue la neolingua inclusiva e non discriminatoria. Non senza scivoloni come “non offendere i marziani”.

Ci siamo, il politicamente corretto investe (e obbliga a una revisione sostanziale) anche il Natale. A stilare un dossier finalizzato all’inclusività, schivando le possibili offese alle minoranze, è la Commissione europea. Che poi fa marcia indietro. Ma la figuraccia resta (e con lei le polemiche).

“Guidelines for Inclusive Communication” è un documento che intende insegnare ai funzionari Ue la neolingua inclusiva e non discriminatoria. In queste pagine di suggerimenti si raccomanda, per esempio, di non offendere i non cristiani che non fanno il presepe, gli anziani che non si sentono vecchi, gli europei che vivono ai confini dell’Europa, e via discorrendo. Con un occhio di riguardo anche… per i marziani

No al “Buon Natale”, meglio “Buone feste”

Partendo dall’assunto che non tutti gli europei sono cristiani si chiede di avere rispetto per le minoranze che non riconoscono al Natale alcuna accezione di sacralità. La commissaria maltese per l’Uguaglianza, Helena Dalli, per esempio, sostiene che chi va a sciare, d’ora in poi può augurare “Buone feste” e non “Buon Natale”. Nel rispetto di chi non celebra questa festività.

Com’è uscita la circolare della Commissione di Ursula von der Leyen, che doveva rimanere riservata, Bruxelles ha precisato di volere solo invitare chi lavora nell’Ue a un linguaggio più consapevole. Bisogna evitare di considerare che chiunque sia cristiano, perché serve “essere sensibili al fatto che le persone abbiano differenti tradizioni religiose”.

“Dobbiamo sempre offrire una comunicazione inclusiva, garantendo così che tutti siano apprezzati e riconosciuti indipendentemente dal sesso, dalla religione o dall’origine etnica”.

Una deriva demenziale

Intento nobilissimo, peccato che abbia assunto, nella pratica, una deriva quasi demenziale.

Qualche esempio? No a “colonizzare Marte” avverte l’Ue, perché potrebbe essere un’offesa ai potenziali abitanti del pianeta rosso; no “malati di Aids” perché malato è un termine discriminatorio; ma anche non utilizzare nomi “troppo “cristiani –  tipo “Maria e Giuseppe” – per non indicare genericamente delle coppie: potrebbe far sentire escluso chi non li ha. Niente più “signore e signori”, basta un “cari colleghi”. E quando si parla di Europa non fare riferimento solo alle città più note… Si potrà quindi azzardare un “Cork val bene una messa”?

Come dimostrano gli esempi non si tratta di un “accanimento” esclusivamente verso le tradizioni religiose e natalizie – su cui alcune accese polemiche hanno posto l’accento – ma (e qui non si sa se sia più consolante o inquietante) la scure del politicamente corretto si è abbattuta su tutto, marziani compresi.

Il dietrofront

Una volta uscito il documento, è arrivato lesto lesto il dietrofront della stessa proponente:

“La mia iniziativa di elaborare linee guida come documento interno per la comunicazione da parte del personale della Commissione nelle loro funzioni, mirava a raggiungere un obiettivo importante per illustrare la diversità della cultura europea e mostrare la natura inclusiva della Commissione europea verso tutti i ceti sociali e le credenze dei cittadini europei. Tuttavia, la versione delle linee guida pubblicata non serve adeguatamente a questo scopo. Non è un documento maturo e non soddisfa tutti gli standard di qualità della Commissione. Le linee guida richiedono chiaramente un lavoro maggiore. Pertanto le ritiro e lavorerò ulteriormente su questo documento”.

Insomma, tutto cancellato. O quasi…

https://newsprima.it/attualita/leuropa-vuole-cancellare-il-natale-ma-poi-ci-ripensa-ma-la-figuraccia-resta/

Variante sudafricana, Italia prima in Ue a chiudere i cieli.

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di Adolfo Spezzaferro

Roma, 26 nov – Variante sudafricana, l’Italia è il primo Paese Ue a chiudere i cieli: Speranza firma l’ordinanza che vieta l’ingresso alle persone che negli ultimi 14 giorni sono state in Sudafrica, Lesotho, Botswana, Zimbabwe, Mozambico, Namibia e Eswatini. Tutti Paesi dai quali non ci sono voli diretti per l’Italia. Intanto in Israele si registra il primo caso di variante sudafricana.

Variante sudafricana, Speranza blocca i voli da sette Paesi

“I nostri scienziati sono al lavoro per studiare la nuova variante B.1.1.529 – spiega il ministro della Salute -. Nel frattempo seguiamo la strada della massima precauzione”. Al momento non sono previste riunioni sulla nuova variante con il premier a Palazzo Chigi. L’Italia è il primo Paese europeo a chiudere i confini. L’Unione europea proporrà l’attivazione del “freno d’emergenza” per “i voli dalla regione sudafricana”. Misure analoghe sono state adottate da Regno Unito e Israele.

Primo caso rilevato in Israele

Proprio nello Stato ebraico è stato rilevato il primo caso di variante sudafricana, la B.1.1.529 (in attesa della lettera greca assegnata dall’Oms). A dare l’annuncio il ministero della Sanità israeliano. Il caso si riferisce ad un israeliano di ritorno dal Malawi. Sempre secondo il ministero ci sono altre due persone sospettate di essere state infettate con la nuova variante ma si stanno aspettando i test finali. Tutti e tre i cittadini coinvolti risultano essere vaccinati.

L’Ue intende interrompere voli dall’Africa meridionale

Per quanto riguarda l’Ue, “la Commissione europea proporrà, in stretto coordinamento con gli Stati membri, di interrompere i voli dalla regione dell’Africa meridionale a causa della variante B.1.1.529″. Ad annunciarlo su Twitter la presidente della Commissione Ue Ursula von del Leyen. Intanto la psicosi da nuova variante – di cui non si sa ancora nulla, sia chiaro – affonda i mercati. Dopo il calo registrato a Tokyo, Hong Kong e Shanghai, le Borse europee in avvio di seduta segnano una flessione. Gli investitori temono un forte impatto negativo sulla ripresa economica. Milano cede il 3,7 per cento, Francoforte il 3,3 per cento, Parigi il 3,6 per cento, Londra il 2,1 per cento.

In Italia – tutti ricordano il catastrofismo per la presunta pericolosità della variante Delta – ora che la copertura vaccinale è altissima, speriamo di non assistere al solito allarmismo. Anche perché per adesso non è chiaro quali siano i rischi della variante sudafricana in termini di contagiosità o di capacità di aggirare la copertura del vaccino.

Adolfo Spezzaferro

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/variante-sudafricana-italia-prima-in-ue-a-chiudere-i-cieli-speranza-blocca-i-voli-da-sei-paesi-215978/

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