ALPINI, MASCHILISMO, PATRIARCATO…. MATRIARCATO!

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di Emilio Giuliana

Che piaccia o no,  a  torto o ragione per unificare (altro unire) l’Italia sono state combattute tre guerre dette d’Indipendenza e in ultimo una guerra mondiale, solo in quest’ultima perirono circa  670 mila militari, di cui una grande fetta furono alpini. In ogni piazza d’Italia vi sono apposte lapidi commemorative che ricordano il sacrificio di migliaia di uomini, non donne, ma uomini, come è giusto che sia. Quegli uomini spezzarono e sacrificarono le loro giovani vite, per difendere e proteggere le donne. Fu grazie al sacrificio di “quella soldataglia” (così definiti ed oltraggiati da blatte ideologizzate), se oggi la “puttanaglia” può prendersi il lusso e la libertà di insultarli, offenderli e dileggiarli. Ad ogni calamità naturale o catastrofe di altra origine, gratuitamente arriva a dare man forte la “soldataglia” volontaria degli alpini. L’organizzazione femminista Non una di meno, può vantare lo stesso impegno sociale? La risposta è scontata! Però si sa per certo, che femministe similmente ideologizzate, le ritroviamo in altri luoghi, e per altri motivi, in questo caso sì, indegne e disumane, vedasi ad esempio Forteto, Bibbiano…

Sottomissione e sfruttamento, tra le accuse mosse dal femminismo contro i maschi, biasimo che trovano origine -a loro dire- nella società patriarcale. È possibile, che tra queste paladine della difesa femminista non ve ne sia una, almeno una, cromosomicamente bilanciata? perché se ce ne fosse una, sarebbe dotata di logica, necessaria per poter comprendere autonomamente, ciò che invece spiego a seguire. L’idea di uomo (aguzzino) che hanno interiorizzato e propagandato non è frutto del patriarcato, ma bensì del matriarcato. Un bambino fin dalla nascita, rispetto alla bambina, viene oltre modo attenzionato e curato, talune volte a limite dell’ossessione, dalla propria madre; come se non bastasse, fino al termine della frequentazione del quinquennio delle scuole medie superiori, il bambino è accompagnato nella sua crescita da donne, infatti frequenta ambienti e strutture con una presenza prevalente, nella quasi totalità di un personale – educatrici, maestre, professoresse- composto da donne, asili nido, scuole materne, scuole medie inferiore, scuole medie superiore;  i maschietti per 18 anni vivono circondati da donne! Questo stretto contatto femminile influenza ineluttabilmente i ragazzi, i quali a secondo del loro carattere maturano la loro personalità, anche nelle forme degeneri, vedi disordini sessuali e morbosità con sindromi compulsive di attaccamento materno, che traslano nelle loro “mogli”, nonché causa dei famosi e percentualmente residuali e marginali “femminicidi”.

Archiviato l’unico viatico utile per l’uomo, l’anno di leva militare, il maschio è stato precipitato damnatio ad bestias. L’anno di naja spezzava il ventennio di “tutela” a trazione femminile, per un periodo a traino maschile, dodici mesi in cui imparava ad usare scope, ramazze, lavare stoviglie e piatti per il numero e misura che una donna impiega in una vita, lavare i vestiti, la biancheria intima, rammentare e cucire, cucinare, docce fredde, rifarsi il letto con precisione geometrica (il famigerato e famoso cubo), sistemazione precisa e certosina del proprio armadietto…..un anno solare in cui imparare a camminare con le proprie gambe, un breve periodo ti patriarcato, che riusciva a scrollare di dosso le pesantissime scorie matriarcali! Ma purtroppo, da molti anni il militare di leva è stato abrogato, privando i maschietti del necessario e formativo breve periodo patriarcale, lasciato esclusivamente con in dosso il pesantissimo e deleterio, inadeguato, contro natura fardello matriarcale.

Le Femministe, per radicare il modello di società che rivendicano, dovrebbero combattere il matriarcato e bramare il patriarcato!

L’idea di donna oggetto, non è il frutto di convincimenti malsani maschili, ma è partorita volontariamente e scientemente dal mondo femminile stesso, così come ben testimoniato dai programmi televisivi più gettonati, i più famosi Maria De Filippi, Barbara D’Urso, Isola dei famosi, Grande fratello…e tutto a causa del modello di società matriarcale.

A tal proposito per uno studio più approfondito ed esaustivo è bene studiare quel patrimonio culturale/sociologico lasciatoci in eredita dalla scomparsa, dotta antropologa Ida Magli.

Se esiste un male per il genere femminile è il matriarcato e non il patriarcato.

In conclusine, è spiacevole far notare che le stesse che lamentano la cultura maschilista patriarcale,  sempre pronte a denunciarne le supposte molestie, vedi Rimini, non proferiscono mai una parola sulle reiterate e quotidiane molestie indirizzate nei confronti di donne e ragazzi in ogni luogo d’Italia da afroitaliani dei quali i loro nonni non hanno combattuto e non sono morti per la puttana Italia, afroitaliani che non si rimboccano le maniche per soccorrere vittime di sciagure e calamità che investono il nostro Paese!

“Ho passato una vita a difendere le donne, ma che delusione. Purtroppo debbo constatare che non pensano. Che non sanno fare politica. Che non sono capaci di farsi venire un’idea nuova… ” IDA MAGLI

https://emiliogiuliana.com/2-uncategorised/89-alpini-maschilismo-patriarcato-matriarcato.html

Siate intellettualmente onesti: la Storia non inizia il 24 febbraio 2022

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QUINTA COLONNA

di Amerino Griffini

Fonte: Amerino Griffini

Tutti (o quasi) privi di memoria storica. Ma basta andare a razzolare tra vecchi scritti per scoprire che più di vent’anni fa non c’era solo quel filo-sovietico di Giulietto Chiesa o quei birbaccioni con scheletri negli armadi di Franco Cardini, il Griffini che scrive qui e i loro amici da una vita, a dire che l’imperialismo USA è il nemico dell’umanità e la NATO il suo braccio armato. Per dirla tutta, noi lo stiamo dicendo dagli anni Sessanta, e giusto perché allora eravamo giovincelli;  nati qualche anno prima e lo avremmo detto dalla fine della Seconda guerra mondiale.
L’incipit per dire che ho trovato un saggio di due analisti di geopolitica e docenti di Fisica, Paolo Cotta-Ramusino e Maurizio Martellini, datato 1999. Attenzione: 1999, 23 anni fa. Titolo: “L’atomica in casa: a che ci servono le bombe”. Sottotitolo: “La guerra fredda è finita, ma non il pericolo nucleare. In Europa sono stanziate circa 180 armi atomiche americane, disseminate in sette paesi, fra cui l’Italia. I rischi di proliferazione e la tensione con la Russia”.
Estrapolo dal saggio questo passo:
“Se paesi economicamente e politicamente importanti come quelli dell’Europa occidentale, che non sono minacciati da nessun rischio militare evidente da parte di nessuno Stato, considerano di fatto essenziale per la propria sicurezza la presenza sul proprio territorio di un certo numero di bombe nucleari, cosa dire delle nazioni che si trovano in situazioni strategiche difficili e devono affrontare minacce reali da parte dei paesi confinanti?
E’ evidente che questo problema riguarda anche il rapporto tra gli Stati europei e la Russia. L’allargamento della NATO ad est ha creato una situazione difficile per la Russia. I confini dell’Alleanza si stanno avvicinando a quelli della Russia e paesi precedentemente alleati all’Unione Sovietica ora appartengono ad un’alleanza militare che esclude la Russia. Altre nazioni che facevano parte del Patto di Varsavia, se non della stessa Unione Sovietica, come i baltici, stanno premendo per entrare a far parte della NATO. In questa difficile situazione è stato sollevato il problema specifico delle armi nucleari collocate in Europa. In particolare, si è chiesto: verranno installate armi nucleari nei nuovi paesi membri della NATO e, di conseguenza, le armi nucleari tattiche americane saranno spostate più vicino ai confini della Russia?
(…) Per capire la crescente ostilità politica tra la NATO e la Russia basta osservare il drammatico susseguirsi degli eventi di questi ultimi tempi. Prima abbiamo avuto l’intervento militare anglo-americano in Iraq, al di fuori di qualsiasi contesto internazionale concordato. Poi c’è stato l’allargamento della NATO a tre paesi un tempo membri del Patto di Varsavia. E subito dopo, gli attacchi della NATO contro la Jugoslavia, che hanno dimostrato la determinazione dell’Alleanza atlantica nel “ripristinare l’ordine” ovunque in Europa, anche se questo significa un intervento militare oltre i confini dell’area della NATO stessa. Dal punto di vista della Russia questo atteggiamento evoca lo spettro di futuri interventi della NATO in conflitti locali, anche nelle regioni dell’ex Unione Sovietica. Sottovalutare le tensioni tra la Russia e la NATO potrebbe essere un errore dalle conseguenze pesanti, mentre, per contro, sarebbe opportuna intraprendere tutte le misure che possano alleviare la tensione e ridurre l’ostilità tra russi e occidentali”.
Ciò 23 anni fa. Fate un salto di tutto ciò che è successo poi in questo arco temporale e valutate onestamente cosa poteva aspettarsi la Federazione russa dopo anni – in Ucraina – di persecuzione dei russofoni, dei divieti dell’uso della loro lingua, delle stragi, delle violenze di tutti i tipi da parte del Reggimento Azov e delle altre milizie della Guardia nazionale.
Condite tutto ciò con l’arrivo sulla scena mondiale di Biden con la sua senescenza e il timore di perdere elezioni e ruolo dominante degli USA nel mondo; unite a ciò tutti gli anni  nei quali sono stati inviati istruttori militari, miliardi di dollari per armi e per imbrigliare l’economia ucraina in modo allettante e ricattatorio. Mancava solo l’ultimo atto prima della fine: la tragedia o la resa.  Erano legittimi i timori della Russia?
Davvero: la Storia non inizia il 24 febbraio 2022. Siate onesti!

Il diritto di cambiare età

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di Marcello Veneziani

Fonte: Marcello Veneziani

Il signor Renato Giovine, di anni 64, si è presentato all’ufficio anagrafe del suo comune di cittadinanza e ha chiesto di modificare la sua età dimezzandola a 32. L’impiegato, sbigottito, non sapendo cosa fare, ha chiamato il capo dell’ufficio per ascoltare la richiesta insolita del cittadino. I due hanno guardato allibiti il signor Giovine come se fosse un malato di mente o in stato di alterazione mentale. Ma il Signor Renato ha esposto con calma e lucidità le sue motivazioni, e di fronte al diniego imbarazzato dei due dipendenti comunali, si è riservato di inoltrare la sua richiesta alla prefettura e al tribunale. Il ragionamento del Giovine non fa una piega perché si fonda su analoghi precedenti, già vigenti sul piano anagrafico e sul piano biologico.
Per le prime, è noto che in Italia è possibile cambiare i propri connotati, il proprio cognome. Il Ministro dell’Interno, sul sito prefettura.it prevede infatti che ogni cittadino italiano che abbia l’esigenza di cambiare il proprio nome o cognome, perché ridicolo o vergognoso o perché rivela l’origine naturale o per motivi diversi da quelli indicati, possa intraprendere il procedimento predisposto dal Regolamento per la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile (DPR 396 del 3/11/2000), così come modificato dal DPR n.54/2012. Compiuto l’iter, trascorsi trenta giorni dall’affissione della richiesta, in modo da verificare se ci sono opposizioni al riguardo, il Prefetto, accertata la regolarità delle affissioni e vagliate le eventuali opposizioni, provvede a emanare il decreto di concessione al cambiamento del cognome richiesto.
Non diversa possibilità è concessa a chi decide di cambiare sesso.
Per accertare la “disforia di genere” occorre attestare l’estraneità rispetto al proprio sesso biologico e dimostrare malessere e disagio per il sesso attribuito alla nascita. Dal 2015 non è più necessario per il cambiamento di sesso che vi sia un’operazione chirurgica. Con sentenza della corte di Cassazione n.15138/2015, e con sentenza della Corte Costituzionale n.221/2015, è stabilito che l’intervento chirurgico non è obbligatorio per il cambio di sesso e la scelta se eseguirlo o no spetta esclusivamente alla persona interessata. Presentato il ricorso e superato il percorso stabilito il tribunale italiano competente per territorio, procede alla rettificazione del sesso e al relativo cambio del nome.
Se è possibile cambiare cognome e mutare sesso perché non dev’essere possibile, si è chiesto il signor Renato Giovine, cambiare lo stato anagrafico e biologico di persone come lui che dimostrano e sentono di avere un’età inferiore o comunque diversa da quella indicata dall’anagrafe e dalla biologia e soffrono malessere e disagio per l’età?
Ma non solo. Se il fondamento metagiuridico delle norme è ormai nella libera volontà del soggetto, ovvero “come io mi sento” e non come sono per gli altri, per l’anagrafe o per la biologia, perché non dev’essere possibile mutare l’età, retrodatare o postdatare la propria età a quella che si sente realmente di avere? Certo, devi sottoporti a un iter e a una serie di controlli, come accade per i cambi di sesso e di cognome, e dimostrare che non hai finalità diverse nella richiesta di modificare i connotati anagrafici (per esempio, usufruire in anticipo della pensione o viceversa tardare il pensionamento e restare in età lavorativa; o scaricarti di responsabilità verso terzi). Ma la richiesta è legittima.
Se non avrà soddisfazione dalla prefettura e dal tribunale, il signor Giovine ricorrerà alla Corte Costituzionale, forte della sua comprovata sensibilità a modificare con sentenze, come quella recente sui doppi cognomi, assetti giuridici ritenuti ormai stantii e superati dalla realtà.
Anche sulla cittadinanza si sta stabilendo il principio che ciascun abitante della terra possa andare a vivere dove ritiene di farlo, senza limitazioni e senza essere considerato un clandestino (il reato fu abolito). Ovvero, nessun obbligo, nessuna restrizione nell’accoglienza, dicono molti giuristi ed esponenti umanitari (Papa incluso) ma solo la volontà del soggetto di trasferirsi dove vuole. Siamo o no cittadini del mondo, senza frontiere?
Renato Giovine sente di avere energie, impulsi, che corrispondono alla metà dei suoi anni biologici; non accetta il carcere anagrafico a cui la natura matrigna lo sottopone. Ma la molla profonda e segreta che lo ha spinto alla richiesta è un trauma infantile: da ragazzino gli rimase impressa la canzone dei Cugini di Campagna, Quando avrò 64 anni. Avendo temuto per una vita il fatidico passaggio, allo scoccare dei 64 ha deciso di cambiare un’età che non sente di avere e che gli procura sofferenza.
Come forse avrete sospettato, il signor Renato Giovine non esiste, anche se quattro anni fa in Olanda un quasi settantenne, Emile Ratelband, si rivolse davvero al tribunale di Arnhem, a sud-est di Amsterdam, per chiedere di spostare in avanti la sua data di nascita all’anagrafe avanti di vent’anni, dal 1949 al 1969. E sulla sua scia in Italia inventarono un fantomatico comune di Bugliano, che aveva già predisposto i moduli per richiedere il cambio d’età.
Ma scherzi a parte, l’assurda, pirandelliana situazione lascia un bel dubbio: ma se la realtà, la natura, la biologia, la consuetudine, contano meno della volontà soggettiva e dei desideri individuali, se tutto quel che è dato in natura o in anagrafe possiamo revocarlo, perché non dovremmo relativizzare anche l’età e adattarla ciascuno al proprio sentire?

Grano Ucraina: il piano di Bruxelles per evitare una crisi alimentare

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Segnalazione di Wall Street Italia

di Alessandra Caparello

E’ allarme per gli approvvigionamenti di grano a causa delle difficoltà legate alla guerra in Ucraina. Salvare il granaio ucraino è l’imperativo della Commissione europea che ha messo un piano ad hoc per stabilire “corridoi di solidarietà” con Kiev, al fine di facilitare le esportazioni di cereali verso l’Ue e il resto del mondo.

L’Ucraina è il granaio del mondo. Ostacolando esportazioni vitali il Cremlino sta minacciando la sicurezza alimentare di tutto il mondo. Oggi inizia la nostra azione per facilitare il trasporto di cereali dall’Ucraina e affrontare con urgenza le strozzature nelle forniture”.

Così ha scritto in un tweet la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen.

Il piano Ue per salvare il grano dell’Ucraina

L’Ucraina è uno dei principali produttori di cereali nel mondo e rappresenta il 10% del commercio internazionale di frumento tenero destinato alla panificazione ma anche il 15% del mais per gli allevamenti. E se un terzo dei cereali ucraini finisce in Europa, eguali quantità sono destinate alla Cina e all’Africa dove il blocco causato dall’invasione russa allarga l’area della povertà alimentare con il rischio di carestie.

Se fino all’anno scorso l’Ucraina riusciva a esportare circa 5 milioni di tonnellate al mese di cereali, ad aprile in piena guerra, la cifra è crollata a circa un milione o poco meno. Il problema è che la principale via di uscita – i porti di Odessa e Mykolaiv sul Mar Nero – è bloccata dalle mine ucraine e dalle navi da guerra russe.

Nel piano la Commissione Ue chiede ai privati di mettere urgentemente a disposizione vagoni merci, veicoli, navi, autocarri aggiuntivi e caricatori mobili di grano da piazzare in punti di contatto alla frontiera ucraina, individuati dagli Stati membri, dando la priorità alle spedizioni di derrate agricole anche attraverso slot ferroviari dedicati. Al momento migliaia di camion carichi di cereali sono in attesa di sdoganamento dalla parte ucraina. Il problema è anche logistico visto che il tempo medio di attesa attuale per i carri è di 16 giorni, mentre ad alcune frontiere è fino a 30 giorni.

Un piano coerente quello Ue, come riferisce la Coldiretti.  Nell’Unione Europea prima della guerra sono arrivate durante l’anno dall’Ucraina oltre 700mila tonnellate di grano pari al 4% delle importazioni totali e 65 mila tonnellate di grano duro, che rappresentano poco più dell’1%, ma anche quasi 9 milioni di tonnellate di mais (25% del totale import) e di circa 2 milioni di tonnellate di olio di girasole (45% del totale import), secondo le elaborazioni Coldiretti su dati del Centro Studi Divulga.

Quelle attività biologiche militari Usa sul territorio ucraino…

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI – FUORI DAL CORO

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2022/05/16/quelle-attivita-biologiche-militari-usa-sul-territorio-ucraino/

L’UCRAINA È STATA ESSENZIALMENTE UN ENORME LABORATORIO UTILIZZATO PER LO SVILUPPO DI COMPONENTI DI ARMI BIOLOGICHE E LA SPERIMENTAZIONE DI NUOVI CAMPIONI DI PRODOTTI FARMACEUTICI?

Ho saputo che esiste un vecchio detto finlandese che dice: “un russo è sempre un russo, anche se lo friggi nel burro”. Il significato è semplice ed intuitivo: si tratta di un popolo con una forte connotazione identitaria, che va dalla religione alla mentalità, dagli usi e costumi alla tradizione, dalla cultura all’arte, dalla letteratura alla politica.

Nonostante la vicinanza geografica con la terra degli zar, gli affari ed i buoni rapporti di lunga data, Finlandia e Svezia entrano nella NATO. Un atto pesante, in questo momento storico, che classifica, almeno sul piano politico, i due Paesi baltici nel Patto Atlantico, così obsoleto ed inutile che il buon senso l’avrebbe dovuto chiudere col crollo del Muro di Berlino nel 1991. Morto il Patto di Varsavia ed il comunismo come regime, non aveva e non ha alcun senso mantenere in piedi la NATO. Mosca si sente braccata e, nel denunciare l’evidenza di questa provocazione, che vede “in pericolo la sicurezza nazionale”, prepara la minaccia nucleare.

A pagina 141 della relazione annuale dell’alleanza atlantica Nato, un documento ufficiale appena diffuso, si trovano le risposte corrette alle domande sbagliate che la politica italiana si è posta sulle spese militari. L’Italia ha aumentato gli investimenti in maniera considerevole nel 2020, anno del virus, con un salto da 21 miliardi di euro a oltre 26. Il parametro di riferimento nei dibattiti politici e televisivi è il 2 per cento del prodotto interno lordo (pil) richiesto dai vertici Nato. I 26.360 miliardi di euro ascritti all’Italia rappresentano circa l’1,6 per cento del pil registrato nel 2020. Come già illustrato in un servizio de L’Espresso, lo Stato ha messo a disposizione della Difesa almeno 30,4 miliardi di euro per il 2022.

L’art. 11 della Costituzione dice che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa” o come mezzo per risolvere le controversie, quindi non consente che si possa attaccare un altro popolo, quanto solo difendersi. Se, senza risolvere un tubo, si è dibattuto in maniera netta, parlando di “Costituzione violata”, quando l’Italia subentrò nella questione afghana in seguito ad un mandato ONU e alla richiesta del governo di Kabul e, in maniera ancor più evidente nella violazione della Carta, con l’intervento dell’esercito italiano in Libia, in quanto una missione di pace non dovrebbe prevedere costanti scontri a fuoco e l’invio di bombe, tutti tacciono di fronte all’invio di armi da guerra ad un Paese straniero che non fa parte di alcuna alleanza con noi?

L’impressione è che si voglia malcelare un atto di guerra perché si hanno le spalle coperte dagli Stati Uniti d’America, ove il nostro premier Mario Draghi ha ricevuto encomi, lodi e pacche sulle spalle da Sleepe Joe e un super premio da una nota lobby mondialista statunitense, operante anche in Europa.

Fateci caso, si parla sempre di NATO e molto poco di ONU. Senza pensar male, vanno esposti i fatti: il Consiglio di Sicurezza dell’ONU che è l’organo direttivo che adotta gli interventi militari, è composto da 15 membri, di cui 5 con diritto di veto (USA, Regno Unito, Francia, ma anche Cina e Unione Sovietica), per cui non si può parlare di un intervento militare a sostegno dell’Ucraina da parte dell’ONU, perché la Federazione Russa conserva ancora il diritto di veto nel Consiglio.

Infine, e qui viene il bello (si fa per dire): i Russi hanno trovato i documenti relativi alle attività biologiche militari degli stati Uniti sul territorio ucraino, che espongono sia la NATO che alcune importanti case farmaceutiche, per cui l’Ucraina è essenzialmente un enorme laboratorio utilizzato per lo sviluppo di componenti di armi biologiche e la sperimentazione di nuovi campioni di prodotti farmaceutici. Questa situazione genera grossi dubbi su chi sia veramente l’aggressore e chi l’aggredito, su chi abbia reale interesse a continuare una guerra per imprimere la sua supremazia mondiale di potere.

Il Ministero della Difesa russo ha informazioni secondo cui si stanno preparando provocazioni per accusare le forze armate russe di utilizzare armi di distruzione di massa, seguite da un’indagine tipo “scenario siriano” per fabbricare le prove necessario e attribuire la colpa di tutto ai russi. E’ storia già vista, con Saddam Hussein. Le armi di distruzione di massa non sono mai state trovate, ma lui è stato ucciso. Putin non è Saddam, anche se qualcuno vorrebbe fargli fare la stessa fine, con lo stesso metodo.

“Se gli aborti non sono sicuri, non lo siete nemmeno voi” (FIRMA LA PETIZIONE)

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Segnalazione di CitizenGO

Le notizie che ci stanno giungendo dagli USA sono sconcertanti!

Dopo l’illecita fuga di notizie di stampo radicale sul possibile ribaltamento della sentenza Roe vs Wade – che di fatto eliminerebbe il diritto all’aborto negli USA e nel mondo – le lobby pro-aborto hanno sguinzagliato l’assurda violenza dei loro peggiori attivisti:

  • Hanno attaccato le chiese irrompendo durante le messe, compiendo atti blasfemici e di vandalismo e offendendo e minacciando i fedeli.
  • Di fronte alla Basilica di San Patrizio di Manhattan (New York), i fedeli si sono allineati fuori dalla chiesa armati di rosario per difenderla dall’ira dei manifestanti pro-aborto che gridavano “Grazie a Dio per l’aborto”, oppure, “Dio ha ucciso il suo bambino, perché io non posso uccidere il mio? Aiutatemi ad abortire i miei bambini“;
  • La polizia è stata costretta a mettere in sicurezza diverse chiese nello stato di New York, Wagshinton e Virginia per paura di altri attacchi ai fedeli;
  • Sono stati resi pubblici gli indirizzi delle residenze dei Giudici della Corte Suprema così che migliaia di attivisti pro-aborto hanno potuto accerchiare in modo minaccioso le loro case mentre i giudici si trovavano li con le loro famiglie;
  • E ancora peggio, gli attivisti pro-aborto hanno attaccato i centri alla vita e dato fuoco con bombe molotov alla sede di una associazione provita a Madison, nel Wisconsin.

Immagine degli attacchi alla sede dell’associazione provita a Madison. La frase sul muro recita: “Se gli aborti non sono sicuri, non lo siete nemmeno voi”

Le lobby pro-aborto stanno scatenando l’inferno e i loro atacchi blasfemi e violenti sono la riprova della radice demoniaca dell’aborto e di chi sostiene che il genocidio di milioni di bambini innocenti sia un “diritto”.

Come puoi vedere, la posta in gioco è altissima. È in atto una rivoluzione in favore della vita, e abbiamo la possibilità di fare la storia infliggendo un colpo radicale all’aborto.

Se non agisci ora, vinceranno loro. Non permettere che questo accada!

AGISCI SUBITO! Firma per sostenere la sentenza che eliminerà il diritto all’aborto negli Stati Uniti e nel mondo.

Il ribaltamento della sentenza rappresenterebbe un vero e proprio contraccolpo all’aborto e all’economia che gira intorno all’uccisione di vite innocenti. Tutto potrebbe cambiare… e loro questo lo sanno, ecco perché la loro reazione è così violenta.

Ed ecco perché non puoi rimanere indifferente di fronte a tutto questo!

Ti prego, una volta che avrai firmato, condividi immediatamente questa petizione con tutti i tuoi contatti su tutti i tuoi social (Whatsapp, Facebook, Twitter, Telegram, Instagram) per fare in modo che il sostegno di più persone possibili raggiunga i Giudici della Corte Suprema.

In ballo c’è la vita di milioni di vite di bambini innocenti. Conto su di te!

Grazie di cuore!

Matteo Fraioli e tutto il team di CitizenGO

PS: Se hai già firmato, per favore condividi subito la petizione coi tuoi amici!

Di seguito l’e-mail che ti ho mandato giorni fa:


Era inimmaginabile, ma ora è possibile.

La maggioranza conservatrice della Corte Suprema degli Stati Uniti potrebbe ribaltare la sentenza Roe vs Wade che ha introdotto l’aborto negli USA e nel mondo (compresa l’Italia!)

Questo avrebbe un impatto enorme nei confronti delle legislazioni a favore dell’aborto in tutto il mondo e nel nostro paese. Per questo le lobby pro-aborto si stanno mobilizzando per fare pressioni sui Giudici della Corte affinché nulla cambi.

Non possiamo rimanere in silenzio! Firma subito la petizione e manda un messaggio ai giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti affinché facciano la cosa giusta.

FIRMA CONTRO L’ABORTO

 

 

 

È giunto il momento.

Ammetto che non pensavo che l’avrei mai visto arrivare, ma ora è qui, davanti a noi.

Ecco cosa sta succedendo: la Corte Suprema degli Stati Uniti sarebbe pronta a rovesciare la sentenza Roe vs Wade, la sentenza che, con l’ausilio di menzogne e false testimonianze, ha spalancato la porta all’aborto legale negli USA dal 1973 e che ha favorito la legalizzazione dell’aborto in tutto il mondo (anche in Italia!)

A causa di Roe vs Wade, milioni di bambini innocenti sono stati brutalmente uccisi nel grembo delle loro madri (65 milioni di bambini uccisi solo negli USA).

Ma oggi potremmo assistere al rovesciamento della sentenza che, inevitabilmente, innescherà una rivoluzione provita capace di salvare milioni di bambini in Italia e in tutto il mondo!

La Corte Suprema è attualmente composta da cinque conservatori contro tre progressisti. Abbiamo quindi la possibilità di vincere, ma non ne abbiamo la certezza.

Infatti, a livello nazionale ed internazionale, gli attivisti pro-aborto si stanno armando e stanno promuovendo violente strategie per fare pressione sui Giudici conservatori della Corte Suprema.

Hai la possibilità di infliggere un colpo storico all’aborto. Hai la possibilità di salvare vite innocenti innescando una rivoluzione provita di portata mondiale. Ma è importante che tu agisca ora!

Firma subito la petizione e manda un messaggio immediato ai giudici della Corte Suprema degli USA: Signori Giudici della Corte Suprema, avete l’opportunità storica di difendere la vita umana dal momento del concepimento, non sprecatela. Noi siamo con voi!

Il momento è favorevole:

  • La maggioranza della popolazione statunitense è contraria all’esistenza di un “diritto” all’aborto.
  • Diversi Stati negli USA hanno già approvato leggi in difesa della vita nascente, come le leggi che impediscono l’aborto a partire dall’esistenza del battito cardiaco del feto (sono in attesa dell’approvazione della Corte);
  • La Corte ha una maggioranza conservatrice in questo momento;
  • Inoltre, è stato già dimostrato che la sentenza Roe v Wade si fondava su vere e proprie menzogne. Jane Roe era lo pseudonimo della giovane Norma McCorvey che mentì alla Suprema Corte sostenendo di essere rimasta incinta a seguito di uno stupro, che in realtà non era mai avvenuto. Molti anni dopo ha ammesso di aver mentito dichiarando di essere stata manipolata da attivisti pro-aborto. Lo stesso Dottor Nathanson ammesse di aver gonfiato le statistiche degli aborti illegali per aumnetare le pressioni sulla Corte all’epoca dell’approvazione della legge.

Il momento è favorevole, ma le violente pressioni dei gruppi pro-aborto hanno il potere di far cambiare idea ai Giudici. Persino il presidente degli Stati Uniti, il “cattolico” Biden, sta mobilitato i suoi affermando che “il diritto costituzionale all’aborto stabilito nel caso Roe v. Wade quasi 50 anni fa è oggi sotto attacco come mai prima”.

Per questo motivo è fondamentale che tu agisca ora!

Firma questa petizione che sarà consegnata direttamente ai giudici della Corte Suprema, per convincerli a porre fine alla Roe V. Wade e dunque all’aborto.

A causa della sentenza Roe v. Wade, negli Stati Uniti sono stati praticati circa 62 milioni di aborti – un vero e proprio genocidio!

E non solo: a causa di quella sentenza fondata su infide bugie, la piaga dell’aborto è dilagata in tutto il mondo, arrivando anche in Italia e provocando altrettanti milioni di aborti.

Se riuscissimo a invertire la rotta, sarebbe un vero e proprio tsunami pro-vita che coinvolgerebbe non solo gli USA, ma anche l’Italia e tutto il mondo.

Riesci a renderti conto dell’importanza dell’occasione ci si è presentata?

Ti dico cosa faremo:

  • Firmando questa campagna, invierai un messaggio eprsonale al Citizens Advice Bureau della Corte Suprema USA.
  • Insieme al team di CitizenGO degli USA, organizzeremo raduni e manifestazioni davanti alla Corte.
  • Promuoveremo inoltre incontri professionali con gli esperti legali per far conoscere ai Giudici le nostre posizioni e il tuo sostegno.

Insieme a CitizenGO potrai essere protagonista in questa rivoluzione fondamentale per la vita. Questa è la tua e la nostra occasione! Ti chiedo di non sprecarla.

Firma qui per salvare i nascituri innocenti e porre fine per sempre alla Roe vs. Wade.

La tua azione è fondamentale, ma anche la tua preghiera. Per favore, prega affinché i giudici della Corte Suprema prendano la decisione migliore. Grazie

Matteo Fraioli e tutto il team di CitizenGO

P.S: il ribaltamento della sentenza Roe vs Wade rappresenterebbe un momento storico per la nostra battaglia provita (milioni di vite di bambini innocenti potrebbero essere risparmiate). Ti chiedo di prendere seriamente questa campagna e di agire immediatamente.

Una volta firmata, per favore, condividila su tutte le tue piattaforme social. Aiutami ad innescare la scintilla della nostra rivoluzione in favore della vita. Conto su di te!

Maggiori informazioni:
La Roe vs Wade rischia. E gli abortisti scatenano l’inferno (LNBQ)
Usa, media e Biden gettano benzina sul fuoco pro aborto (LNBQ)
La storica sentenza Roe v. Wade, una bugia che ci è costata migliaia di vite umane (PuntoFamiglia.net)
Il movimento per la vita è appena iniziato (Tebigeek)

L’Avv. Luigi Bellazzi: “non mi piego al pensiero unico”

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Sono Gigi. Sono un uomo. Sono un fascista.
So da un grande comunista che “la verità è sempre rivoluzionaria” e mi oppongo al pensiero unico. Dunque non criminalizzo il “nemico”, come fa abitualmente la fabbrica protestante e anglosassone delle bugie.
Per limitarmi alle guerre che hanno reso il mondo ciò che è, ricordo che nel 1914 l’Impero britannico sosteneva che i tedeschi, invasori del Belgio, tagliassero le mani ai bambini. Ci credettero in tanti, ma non era vero.
Ricordo che, nel 1915, il transatlantico “Lusitania”, con molti passeggeri americani, viaggiava verso la Gran Bretagna carico di armi. Lo si fece sapere ai tedeschi, proprio perché essi l’affondassero; Londra ci rimise le armi, ma quella strage favorì l’ingresso in guerra degli Usa dalla loro parte.
Ricordo che, nel 1941, gli Stati Uniti bloccarono il flusso del petrolio indonesiano verso il Giappone, obbligando quest’ultimo ad attaccarli (ancor oggi i più credono che siano stati i giapponesi gli aggressori…).
Ricordo che gli Stati Uniti “dimenticarono” nel 1950 di includere la Corea del Sud nella lista dell’area asiatica di loro protezione, illudendo così i sovietici di poter unirla a quella del Nord; ne derivò un conflitto di tre anni e l’armistizio tuttora vigente…
Ricordo che, avendo imposto al Vaticano la morte innaturale di un papa italiano e l’avvento di un bellicoso papa polacco, dal 1978 gli Stati Uniti (con soldi del Banco Ambrosiano) sovvertirono proprio la Polonia, esponendo la Francia a pesanti rappresaglie. Infatti, nella Nato, la Francia corrispondeva gerarchicamente a ciò che, nel Patto di Varsavia, era la Polonia…
Ricordo Saddam Hussein, già agente della Cia negli anni ’50 contro il presidente nazionalista Qassem, che nel 1990 chiese il placet agli Usa per completare l’unità irachena col Kuwait, a risarcimento della guerra contro l’Iran del 1980-88. Il Kuwait era stato infatti una provincia dell’Impero ottomano per vari secoli, tutt’uno col resto della Mesopotamia. A proposito: l’Ucraina per secoli non è stata tutt’uno con Russia e Bielorussia? Ma resto per ora a Saddam Hussein. Egli ottenne il silenzio-assenso dalla ambasciatrice Usa a Bagdad, April Glaspie, peraltro almeno lei in perfetta buonafede. Saddam Hussein abboccò. Il resto è storia, atroce, con la strage, oltre che per guerra, per embargo di circa mezzo milione di iracheni, bambini poveri soprattutto.
Indico altre località di stragi “made in Nato” per completare il quadretto. Se la Cecoslovacchia, creatura francese col trattato di Versailles nel 1919, fu demolita pacificamente nel 1992, mentre la Jugoslavia, altra creatura francese col trattato di Versailles, venne frantumata dal 1991 in poi dalla micidiale cooperazione Usa/Vaticano + Austria/Germania. E il modello dell’Ucraina, domani, sarà la Bosnia. oggi: una triste confederazione di popoli nemici:
Quanto a macelleria bellica, rammento quella perpetrata, ogni tot anni, a Gaza, città egiziana abitata da palestinesi e bombardata dagli israeliani. Ma chi piange mai per Gaza nei tg Rai, Mediaset o de La 7, questo prestanome di Mediaset?
Ricordo la Siria, devastata inizialmente da “milizie islamiche”, di origine irachena (ex militari del disciolto esercito, messesi per disperazione al servizio degli israeliani e di chi ne tira i fili).
Via via di questo passo, gli USA trascinano l’Europa nella quarta guerra mondiale (la terza essendo la Guerra fredda). Siamo al suo prologo ucraino, come nel 1939 eravamo al prologo polacco. Un caso? Il 2022 è gemello del 1939. Tutto si volge nella stessa area geografica, tra polacchi diventati ucraini nell’Urss del 1945, ma rimasti cattolici; e russi o russofoni di fede ortodossa.
C’è ora un conflitto per procura, con gli ucraini lì a morire per conto di interessi polacchi, lituani, léttoni, éstoni, finlandesi… Tutti già sudditi dei russi e poco ansiosi di tornarlo. Ma questo è solo il guscio della vicenda. Il fine geopolitico vero degli angloamericani è rompere il nuovo patto di non aggressione tra Germania e Russia.
I guai di domani dei tedeschi di oggi possono anche giovarci, brevemente. Però piangeremo presto anche noi italiani. Non scrivo dunque in nome del torto e della ragione. Scrivo in nome dell’interesse nazionale. All’interrogativo retorico francese del 1939, “Mourir pour Danzig?”, con implicito “no” di allora, fa eco oggi il gesto dell’ombrello che mi suscita il falso dilemma “Pace o condizionatori d’aria?” di un presidente del Consiglio, nominato e non eletto, che così ha ammesso di aver portato l’Italia in guerra senza averla dichiarata.
Poiché sono un fascista in età, ma non un cretino, non volerò a Mosca, come faceva, per affari malcondotti, il duo Salvini & Savoini. Né volerò a Washington a farmi benedire dagli epigoni di Trump, alla maniera di come “Sono Giorgia-sono-una-donna” Meloni il 24 febbraio scorso, proprio il giorno di apertura di previstissime ostilità in Ucraìna.
Sono stato nostalgico di Benito Mussolini. Non sono mai stato nostalgico di Bettino Craxi, pur con i meriti che gli riconosco. Dunque non miagolerò parole sagge, come fa il socialista Alessandro Orsini.
Concludo quindi da temerario. Apprezzo l’esempio della Chiesa ortodossa russa e dello Stato russo nel sostegno alla famiglia tradizionale, con quanti più figli sia naturalmente possibile. Esorto i giovani russi, in Italia e non, a essere fieri della Grande Madre Russia. Mi addolora vederli morire, anche se mi è stato insegnato da ragazzo che “Dulce et decorum est pro Patria mori” (Orazio). Da vecchio so però anche che “non bisogna perdere le guerre” (Hermann Bickler).
Giovani russi, prevedo che in questa rossa [di sangue] primavera i vostri nemici vedranno crescere l’erba. Dalla parte delle radici.
Gigi Bellazzi
P.S. Amate la Vostra Patria, non disprezzate mai i Vostri Nemici. Rispettateli e trattateli con L’Onore che si deve al combattente nemico.I vinti di oggi potranno essere i migliori alleati di domani. Il male americano è la metastasi da estirpare. Il Battaglione Azov e il gruppo Wagner hanno gli stessi simboli e lo stesso mito indo europeo.

Invasori

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di Luca Pinasco

Fonte: Luca Pinasco

L’Arabia Saudita invade lo Yemen dal 2015 causando un numero di vittime stimato per difetto a 380.000. Come denuncia il rapporto dell’agenzia per lo sviluppo dell’ONU (UNDP) nel 2021 in Yemen è morto un bambino di meno di 5 anni ogni 9 minuti. Oggi l’Arabia Saudita vuole annettere un territorio dello Yemen grande circa la metà dell’intero paese.
Israele, paese invasore in Cisgiordania, ha ucciso ieri per mano dei suoi militari la giornalista Shirin Abu Akla mentre stava documentando sul campo le violenze sui civili nei campi profughi di Jenin. Nonostante fosse insieme ad altri quattro giornalisti, vestita con elmetto e giubbotto antiproiettile in dotazione alla stampa con la scritta “press”, i militari hanno continuato a sparare fino a colpirla in un punto vitale.
Probabilmente, dato che non lo dicono al TG della sera, in molti non sanno che in entrambi i casi noi stiamo dalla parte degli invasori e a loro diamo armi di ogni tipo.

 

Tutti pazzi per Hitler

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di Marcello Veneziani

Fonte: Marcello Veneziani

Da quando le competizioni sportive mondiali sono azzoppate dall’esclusione dei russi, un nuovo sport appassiona il pianeta e lo coinvolge per intero, russi inclusi. Possiamo chiamarlo “il lancio del Fuhrer” e consiste nel lanciare Hitler sul terreno dell’avversario. Si guadagna punti se il lancio tocca terra; l’avversario deve attrezzarsi di padel e rimandare Hitler nella brace del competitore, evitando che tocchi terra nel proprio terreno di gioco.
Lo sport è stato definitivamente sancito dopo l’infelice paragone del ministro degli esteri russo Lavrov tra Zelenskij e Hitler, attraverso la tesi delle origini ebraiche di ambedue, per dimostrarne l’affinità genetica. Lo scopo era quello di dimostrare che sotto sotto il premier ucraino è come Hitler, non a caso nel suo paese ci sono ancora i nazisti. La comunità mondiale è insorta indignata per il blasfemo paragone. Ma con un’omissione: i primi a tirare in ballo a vanvera Hitler a proposito della Russia di Putin sono stati americani ed europei, per non dire dei media di tutto l’Occidente.
Se ragionassimo senza paraocchi con puro buon senso sapremmo infatti cosa rispondere a questa elementare domanda: cosa vi ricorda l’invasione dei carri armati russi di un paese vicino? La risposta facile, anzi elementare, è l’invasione russa sovietica dell’Ungheria nel 1956, l’invasione di Praga nel 1968, la repressione di Danzica e Stettino in Polonia nel 1970. Invasioni che non risalgono al famigerato Baffone Stalin, che era morto nel ’53, salutato perfino dai socialisti nostrani Nenni e Pertini come Eroe della pace e dei popoli; ma al comunismo che ne seguì, con l’avallo dei partiti comunisti di tutto il mondo, aderenti all’Internazionale. E’ il paragone più diretto, viene quasi spontaneo, tanto più che l’Ucraina era stata annessa all’Urss dal comunismo sulla scia della Russia zarista, già nel ’22 quando non c’era ancora al potere il Baffone Cattivo, ma c’era il Padre Fondatore, Lenin.
E invece, con uno slalom storico, geografico, ideologico, il paragone ricorrente anche nelle caricature dei disegnatori è Putin come Hitler. Che obiettivamente non c’entra un tubo, riguarda la Germania e un altro mondo; e per giunta è più distante nel tempo perché risale agli anni ’40 mentre le suddette invasioni sono nel nostro dopoguerra, tra gli anni cinquanta e gli inizi degli anni settanta.
Così paradossalmente si attribuisce alla Russia di Putin lo statuto di nazista, proprio mentre si accinge a celebrare con la massima enfasi, la sconfitta del nazismo da parte della Russia il 9 maggio del 1945. Non vi pare grottesco? O si vogliono rimpiangere i bei tempi in cui c’era il regime totalitario in Unione sovietica, i deportati nei gulag e in Siberia, i massacri di popolazioni ostili e dissidenti di quel tempo, rispetto alla becera Russia di Putin? Anche qui, se ci fosse un po’ di buon senso, non dico amor di verità perché non conoscono cosa sia, si direbbe che al paragone con l’Urss comunista perfino un regime autocratico e autoritario come la Russia di Putin, sembra una società liberale e democratica, incruenta.
Ma il comunismo non è mai esistito, se non nei pensieri delle anime belle, il solo totalitarismo è quello nazi-fascista anche se arriva pure cronologicamente dopo il regime totalitario sovietico. E anche se tecnicamente, ma qui appena lo dici ti cacciano da qualunque luiss, programma o consesso, il regime totalitario compiuto fu quello comunista sovietico perché tutta la società rientrò sotto l’egida dello stato. Mentre i regimi fascista e nazionalsocialista, tra loro diversi, mantennero in vita, non cancellarono il capitale (il mercato e il privato restarono in piedi, pur dovendo fare i conti con uno Stato interventista), le istituzioni antecedenti (da noi sopravvisse pure la monarchia) e la Chiesa (nessuna dichiarazione di ateismo di stato, con relativa persecuzione, come invece fu nell’Urss). Ciò non toglie i crimini, la guerra, le persecuzioni, ecc ecc. Ma la verità è questa e se volete approfondirla leggete Hannah Arendt (ebrea ed esule dalla sua Germania).
Però, niente da fare, lo sport mondiale più in voga è il lancio del Fuhrer, e appena vuoi discreditare il nemico, non devi dimostrare nulla, basta citare la password per l’inferno: Hitler, sei un seguace di Adolf. E il discorso finisce lì. E se appena ti inoltri a tentare qualche distinguo, l’indignazione ti sommerge e l’accusa di razzismo ti giunge spontanea, fino a decretare la sconfitta a tavolino nella partita di lancio del Fuhrer in campo avverso. E’ possibile definirlo pensiero unico? Qualcuno dice di no, solo perché nei talk show, per alzare gli ascolti, si invitano anche quelli che non la pensano come la Vulgata di Stato. Ma non rendendosi conto, o non volendo guardare, a una sostanziale, militare, conformistica unificazione da parte degli Apparati, del Sistema vigente e delle Interpretazioni ufficiali e istituzionali. Poi, se qualcuno fa qualche marachella in video, beh serve solo per affermare il contrario; anche Lavrov, se è per questo, ha parlato nelle nostre tv, e vedete che inferno ne è derivato…
Ora vorrei dire una cosa: ma se ritenete che la Shoah sia un evento unico e imparagonabile con ogni altra tragedia dell’umanità, se insorgete appena qualcuno osa accostare altri orrori a quelli compiuti nei campi di sterminio, allora perché non lasciamo da parte gli incauti paragoni con Hitler che vengono fatti da Lavrov come da Biden, da Putin come dai suoi nemici e dall’intero apparato propagandistico occidentale? Se si tratta di un Evento Unico, spartiacque della storia, secondo il giudizio dominante, non ne offendiamo la memoria a paragonarlo a tutto quanto succede oggi? Di Hitler ce n’è stato uno, e ci basta e ci avanza.

I Patriarchi Latini di Gerusalemme: Mons. Barlassina

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Il sito del Patriarcato Latino di Gerusalemme ha iniziato la pubblicazione di una serie di schede sui patriarchi che si sono succeduti alla guida dell’istituzione a partire dal 1847, quando con la Lettera Apostolica “Nulla Celebrior” il Papa Pio IX decise il ristabilimento del Patriarcato. La serie inizia con mons. Luigi Barlassina, che fu patriarca dal 1920 al 1947. Nella parte finale, evidenziata in rosso, si accenna a uno dei tanti rovinosi cambiamenti seguiti al Vaticano II.
 
Mons. Luigi Barlassina – Patriarca dal 1920 al 1947
 
Note biografiche
 
30 aprile 1872: nascita a Torino
22 dicembre 1894: ordinazione sacerdotale a Torino dal cardinale Ricardi
4 agosto 1918: viene eletto vescovo titolare di Cafarnao e ausiliare del patriarca di Gerusalemme
8 settembre 1918: è consacrato vescovo dal cardinale Pompili
28 ottobre 1918: arriva a Gerusalemme
29 ottobre 1918: nominato vicario generale
16 dicembre 1919: nominato Amministratore Apostolico dopo la partenza del  Patriarca S. B. Mons. Camassei
1919: fonda la missione di Tulkarem
8 marzo 1920: eletto patriarca all’età di 48 anni
17 aprile 1921: riapre il seminario di Beit Jala
Ottobre 1921: affida il seminario a P. Dehon. Benedettini
Maggio 1927: il seminario di Beit Jala viene riportato a Gerusalemme
2 ottobre 1932: affida il seminario ai Padri di Betharram
7 luglio 1936: trasferimento del seminario a Beit Jala
8 settembre 1943: celebrazione del suo giubileo episcopale (giubileo d’argento)
23 dicembre 1944: celebrazione del suo giubileo sacerdotale (giubileo d’oro)
13 marzo 1945: ha subito un grave infarto a Rafat
 27 settembre 1947: muore di angina all’età di 75 anni.
 
Fatti
 
Rimasto orfano di padre, ereditò da sua madre una profonda ammirazione per la Santa Vergine.
Luigi Barlassina è nato il 30 aprile 1872 a Torino, nella regione italiana del Piemonte. Perse il padre in tenera età, quando era ancora un bambino; così sua madre lo educò in un’atmosfera di grande pietà e soprattutto di grande devozione alla Ss.ma Vergine. Come vedremo in diverse occasioni in seguito, questa devozione lo caratterizzerà per tutta la vita: reciterà l’Atto di Consacrazione a Maria nella sua prima Messa e, quando fu nominato Patriarca, non mancò di onorare la Madre di Cristo in modo speciale, erigendo il famoso santuario mariano di Deir Rafat.
 
Ha promesso di non affidare mai la celebrazione delle sue messe in onore della Madonna a nessun altro.
Appena ordinato sacerdote, il patriarca Barlassina promise di celebrare tutte le messe della sua vita con le intenzioni in onore della Beata Vergine in modo assolutamente gratuito ed ha mantenuto la sua parola (v. Monitor diocesano, settembre-ottobre 1957).
 
Era un eccellente predicatore
Mentre studiava Liturgia e Cerimonie dai Padri Oratoriani nella parrocchia di Saint-Philippe (fu proprio lì che sviluppò la sua grande passione per la Santa Liturgia), il futuro Patriarca si interrogò sul futuro della sua vocazione. Ben presto gli fu affidata la direzione della scuola Alfieri-Carrù delle Figlie della Carità tuttavia questo nuovo incarico non fu sufficiente per soddisfare la tutte le sue energie. Nel 1900, su richiesta del Prof. Carlo Olivero, in occasione dell’apertura della chiesa di Nostra Signora del Cuore Immacolato di Maria, cominciò a predicarvi sotto forma di “prediche dialogate”. Il successo fu immediato, e quando fu nominato rettore di Santa Pelagia nel 1901, la chiesa divenne una delle più frequentate di Torino.
 
Ha proclamato la Vergine Maria “Regina della Palestina”
Negli anni ’20, il vescovo Barlassina decise di onorare la Vergine Maria proclamandola “Regina della Palestina” (titolo riconosciuto ufficialmente nel 1933 dalla Congregazione dei Riti). Scrisse una preghiera da recitare dopo il saluto al Santissimo Sacramento, ed eresse un santuario in suo onore a Deir Rafat. Oggi, c’è una statua della Vergine Maria con l’iscrizione Reginæ Palestinæ e il saluto angelico “Ave Maria” in 280 lingue dipinte sulla volta della chiesa. Un dipinto della Vergine che veglia sulla Palestina è esposto nella navata sinistra del santuario.
 
Ha riabilitato il seminario di Beit Jala
Il seminario del Patriarcato latino di Beit Jala fu particolarmente colpito durante la prima guerra mondiale e nel 1921 era in uno stato deplorevole. Il vescovo Barlassina, che era patriarca da un anno, si impegnò a farlo risorgere dalle sue ceneri. Cominciò a rinnovare completamente i locali, che erano stati gravemente danneggiati dalla presenza turca; ricostituì il corpo insegnante affidando ai Benedettini della Dormizione la direzione del seminario (il suo stesso clero, ridotto dalla guerra, non poteva assumersi questo compito) e fece venire giovani seminaristi da Torino, sua città natale. Le sue iniziative non si fermarono qui: continuò a prendersi cura del suo seminario anche dopo la sua rinascita. Nel 1932, per esempio, chiamò i sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù di Betharram a sostituire i benedettini alla guida del seminario, e poi, sempre nel periodo tra le due guerre, creò un libro di cortesia ecclesiastica e un manuale di liturgia per i suoi seminaristi. Inoltre si è sempre preoccupato di visitarli regolarmente e ha dato molte lezioni in seminario.
 
Ha ripristinato la processione della Domenica delle Palme
In occasione del diciannovesimo centenario della Redenzione, Papa Pio XI proclamò un Anno Santo speciale nel 1934. Questa fu l’occasione per il vescovo Barlassina di organizzare grandi cerimonie religiose, compresa la rievocazione della processione della Domenica delle Palme da Bethpage a Gerusalemme. Portando rami di palme sopra le loro teste, i partecipanti sono saliti sul Monte degli Ulivi, hanno camminato fino alla Valle del Cedron per concludere la processione nel cortile del Seminario di Sant’Anna.
 
È stato l’ideatore di molte iniziative giovanili
Fin dai suoi primi anni di sacerdozio, Mons. Barlassina ha mostrato un genuino interesse per la formazione e la guida dei giovani. Nel 1904, fondò la “Fides et Robur”, una associazione per giovani che univa ginnastica e corsi religiosi. Ha anche creato una scuola di lingue e un coro. Più tardi, particolarmente preoccupato per la mancanza di istruzione superiore nella sua diocesi, il Patriarca ebbe l’idea di fondare un gruppo di scuole cattoliche per fornire agli studenti un’istruzione adeguata e di qualità ma questa iniziativa non ebbe felice esito: fu gradualmente abbandonata.
 
Ha passato molto tempo a scrivere
Nessuno conosce veramente i dettagli delle sue numerose lettere, alle quali il vescovo Barlassina ha dedicato molte ore. Inviava costantemente numerosi documenti, spesso in diverse lingue (perché parlava italiano, francese, inglese e tedesco), ai quattro angoli del mondo. La sua macchina da scrivere, che era spesso necessaria fin dall’all’alba ma l’accompagnava ovunque, anche nei suoi viaggi in macchina, che spesso faceva molto velocemente; il suo autista aveva sempre l’ordine di “andare più veloce”.
 
Ha fondato un’istituzione dedicata alla conversione dei non cristiani
Fondata nel 1927, la congregazione si chiamava “Les Ancelles de Notre-Dame de Palestine” fondendosi poi, nel 1936, con la Congregazione di Nostra Signora di Sion. Composta da suore di diversa provenienza, lo scopo di questa istituzione religiosa era quello di porre le basi per la conversione dei non cristiani, soprattutto per gli ebrei della Palestina quando era sotto mandato britannico. Gradualmente, la missione delle suore perse di vista il suo obiettivo primario, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II (1962-1965), e divenne un’istituzione dedicata al dialogo e alle relazioni ebraico-cristiane.
 
 
1 88 89 90 91 92 93 94 1.214