Via al Forum di Davos, chi sono i partecipanti italiani

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di Mariangela Tessa

Al via da oggi fino a giovedì 26 maggio il World Economic Forum. L’incontro è celebre per il prestigio delle persone che vi partecipano: tutti gli anni, nella cittadina svizzera di Davos, si riuniscono esponenti politici, banchieri e dirigenti delle aziende più grandi del mondo per parlare di economia e società. Quest’edizione del Forum sarà la prima condotta di persona dall’inizio della pandemia.

Quest’anno, oltre al clima, si parlerà dei prezzi energetici alle stelle e transizione ecologica. Ma sarà la guerra in Ucraina – che ha mandato in frantumi l’ordine geopolitico globale e riacceso la minaccia nucleare – a rubare gran parte delle luci dei riflettori. Oggi al Forum ci sarà un intervento (da remoto) del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Poi c’è l’economia, o meglio la crisi economica, con una probabile stagflazione in corso e il rischio di recessione globale. E infine le pandemie, fra discussioni sul futuro delle cure e delle vaccinazioni: il Ceo di Pfizer Albert Bourla annuncerà un accordo con i suoi partner per un “mondo più sano” assieme a Bill Gates, il cui intervento martedì su come ‘Prepararsi alla prossima pandemia fornirà materiale di riflessione ai policy maker, e benzina per i cospirazionisti.

Al Forum sono presenti oltre 50 capi di Stato e di governo, tra cui il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il presidente israeliano Isaac Herzog, il premier spagnolo Pedro Sanchez, il premier olandese Mark Rutte, oltre alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e a numerosi commissari, fra cui quello all’Economia Paolo Gentiloni.

Ci sono anche la presidente della Bce Christine Lagarde, l’inviato speciale per il clima del presidente Usa John Kerry e il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. Attesi anche la direttrice del Fondo monetario internazionale Kristalina Georgieva e la capo economista Gita Gopinath. Assenti i businessmen russi sono invitati, quando in passato Putin era quasi di casa.

Davos, chi sono i partecipanti italiani

L’Italia è rappresentata da 4 ministri: Daniele Franco (Economia), Roberto Cingolani (Transizione ecologica), Enrico Giovannini (Infrastrutture e mobilità sostenibile) e Vittorio Colao (Innovazione tecnologica e transizione digitale).

Tra i manager italiani partecipano Andrea Illy (Illycaffè), Silvia Merlo (Saipem), Paolo Merloni (gruppo Ariston), Stefano Scabbio (gruppo Manpower), Domenico Siniscalco (Morgan Stanley), Andrea Sironi (Generali), Francesco Starace (Enel).

La pandemia? Una manna per i ricchi. Ecco chi ha guadagnato di più

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di Mariangela Tessa

Si allarga la forbice tra ricchi e poveri del Pianeta. Complice anche la pandemia che ha fatto registrare profitti record per le aziende energetiche, farmaceutiche e alimentari. Risultato finale: negli ultimi 2 anni i miliardari che controllano grandi imprese dei settori alimentare ed energetico hanno visto crescere i loro patrimoni al ritmo di 1 miliardo di dollari (950 milioni di euro) ogni 2 giorni.
Complessivamente, la ricchezza dei miliardari è cresciuta del 13,9% del PIL mondiale, una quota più che triplicata dal 4,4% del 2000.

È quanto emerge da un report pubblicato da Oxfam, in occasione dell’apertura di Davos, in cui si sottolinea come mentre la spirale della povertà estrema rischia di inghiottire 1 milione di persone ogni giorno e mezzo nel 2022, i super ricchi che controllano le grandi imprese nei settori alimentare e dell’energia continuano ad accrescere le proprie fortune.

Oggi, 2.668 miliardari – 573 in più rispetto al 2020 – possiedono una ricchezza netta pari a 12.700 miliardi di dollari, con un incremento pandemico, in termini reali, di 3.780 miliardi di dollari.

Chi ha guadagnato di più

A trainare la ricchezza, come anticipato, i profitti record delle imprese nei settori caratterizzati da un forte monopolio, come quello energetico, alimentare e farmaceutico. Per dare un’ordine di grandezza, cinque delle più grandi multinazionali energetiche (BP, Shell, Total Energies, Exxon e Chevron) fanno 2.600 dollari di profitto al secondo.

Nel settore alimentare, la pandemia ha prodotto 62 nuovi miliardari. Insieme ad altre tre imprese, la famiglia Cargill controlla il 70% del mercato agricolo globale, e ha realizzato l’anno scorso il più grande profitto nella sua storia (5 miliardi di dollari di utile netto), record che potrebbe essere battuto nel 2022. La stessa famiglia conta ora 12 miliardari, rispetto agli 8 di prima della pandemia.

Anche nel settore farmaceutico, i cui profitti sono stati spinti alle stelle dalla pandemia, ci sono ben 40 paperoni in più. Imprese come Moderna e Pfizer hanno realizzato 1.000 dollari di profitto al secondo grazie al solo vaccino COVID-19 ed Oxfam ricorda che, nonostante abbiano usufruito di ingenti risorse pubbliche per il suo sviluppo, fanno pagare ai governi le dosi fino a 24 volte in più rispetto al costo di produzione stimato.

Ricchi sempre più ricchi, mentre salari rimangono stagnanti

Tutto questo mentre i salari invece rimangono stagnanti e i lavoratori sono esposti a un aumento esorbitante del costo della vita se paragonato agli ultimi decenni, spiega Oxfam. Un esempio su tutti: un lavoratore che si trova nel 50% degli occupati con retribuzioni più basse, dovrebbe lavorare 112 anni per guadagnare quello che un lavoratore nel top 1% guadagna in media in un solo anno. Da qui la richiesta ai Governi di tassare subito gli extraprofitti realizzati sulle spalle delle famiglie.

“I miliardari a Davos potranno brindare all’incredibile impulso che le loro fortune hanno ricevuto grazie alla pandemia e all’aumento dei prezzi dei generi alimentari e dell’energia, – ha detto Gabriela Bucher, direttrice esecutiva di Oxfam International – ma allo stesso tempo decenni di progressi nella lotta alla povertà estrema rischiano di essere vanificati con milioni di persone lasciati senza mezzi per poter semplicemente sopravvivere”. “La marcata concentrazione della ricchezza – e di potere economico – nelle mani di pochi è il risultato di politiche di lungo corso, di decenni di liberalizzazioni e deregolamentazione della finanza e del mercato del lavoro, di anni in cui le regole del gioco sono state fortemente condizionate da interessi particolari a detrimento della maggioranza dei cittadini”, ha aggiunto Bucher.

Fonte: https://www.wallstreetitalia.com/la-pandemia-una-manna-per-i-ricchi-ecco-chi-ha-guadagnato-di-piu/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:%20Wall%20Street%20Italia&utm_content=la-pandemia-una-manna-per-i-ricchi-ecco-chi-ha-guadagnato-di-piu&utm_expid=24d0ca8f6aa04e501a1696e2bb16eb15a1464a4f6d2645e107c1efc8f8ee3e0f

I libri di don Anthony Cekada (1951-2020) sulla riforma liturgica di Paolo VI

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Segnalazione del Centro Studi Federici

I libri di don Anthony Cekada (1951-2020) sulla riforma liturgica di Paolo VI, tradotti e pubblicati dal Centro Librario Sodalitium: da leggere e mettere in pratica.
Non si prega più come prima… Le preghiere della Nuova Messa. I problemi che pongono ai cattolici
Frutto del lavoro dell’uomo. Una critica teologica alla messa di Paolo VI
 “Del tutto invalido e assolutamente nullo” 

 

 

Il nuovo sindaco di Verona dovrà usare sgrassante, olio buono e forze fresche

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VERSO LE ELEZIONI COMUNALI DI VERONA

di Matteo Castagna per https://www.veronanews.net/il-nuovo-sindaco-di-verona-dovra-usare-sgrassante-olio-buono-e-forze-fresche/

Mancano poco più di venti giorni alle elezioni amministrative per il Comune di Verona. Sarà un banco di prova importante, forse una prova del nove per ambizioni nazionali da parte di qualcuno. Certamente, una delle città più belle ed importanti del Veneto si appresta a rinnovare il mandato del Sindaco uscente Federico Sboarina, sostenuto dal centro-destra, oppure a voltare pagina, scegliendo l’ex calciatore Damiano Tommasi, che ha unificato tutto il centro-sinistra scaligero. Particolare attenzione, dato il momento storico, meritano ben tre liste civiche della galassia cosiddetta “no vax” o “free vax”, che corrono ciascuna col proprio candidato, soprattutto per sondare il reale pensiero dei veronesi su determinate tematiche sensibili, relative alla restrizione di alcune libertà, alla legittimità del rilascio di un green pass, per condurre una vita normale, tra cui spicca, come coraggiosa outsider, Paola Barollo per la Lista Verona Costituzione libero pensiero.

In riva all’Adige non ci si fa mai mancare nulla, per cui ritorna in pista anche l’ex sindaco Flavio Tosi, sconfitto nel 2017, proprio da Sboarina. Viene sostenuto da alcune liste civiche e Forza Italia, che ha compiuto una scelta di campo diversa da quella degli altri municipi al voto Domenica 12 Giugno, correndo contro il centro-destra e rinunciando a fungere da perno di un progetto d’aggregazione civica inclusivo ed equilibrato, cui molti guardavano con interesse. In politica, comunque: mai dire mai.

La percezione che in città si respiri voglia di vacanze, complice anche il caldo di queste giornate, lo stress da due anni di pandemia non favorisce le 26 liste ammesse alla competizione elettorale. Il partito dell’astensionismo viene sempre sottovalutato perché, comunque, valgono i risultati, a prescindere da quanti aventi diritto si siano recati alle urne. Poi, si dà la colpa a una serie di circostanze, come alibi alla disaffezione generale verso la politica, che viene espressa da molti restando a casa, perché “quando i è là, i fa solo i affari soi e i se ne frega de noaltri” – dice un capannello di persone di mezza età, uscito dal Liston 12.

I candidati hanno il compito di essere convincenti e di saper ascoltare ed amministrare il bene comune come un buon padre di famiglia, attraverso investimenti ed innovazione in tutti gli ambiti, dal turismo al sociale, dallo sport alla valorizzazione delle eccellenze del territorio. Un capitolo importante dovrà essere quello riguardante l’aeroporto Catullo, che merita un rilancio sostanziale attraverso scelte coraggiose di governance, per non lasciare Verona ai margini, nonostante le enormi potenzialità e la posizione geografica  straordinaria. L’ente lirico deve essere all’altezza dell’Arena, tornando a darle quel prestigio e quella ricchezza che sembrerebbero mancare da troppi anni. Progetti faraonici o fantasiose quanto roboanti opere pubbliche non interessano ai veronesi, che sono stanchi di trafori promessi da decenni e mai realizzati, ma richiedono attenzione per l’ambiente e, ancor più, le condizioni minime per condurre una vita normale, quali strade senza trafori (quelli sì!), regolamentazione del traffico, ZTL più elastica, parcheggi e meno stalli blu, abbattimento delle barriere architettoniche, servizi pubblici a misura d’uomo, possibilità di lavorare dignitosamente e incentivi alle famiglie. Verona vuole continuità con i suoi valori e principi tradizionali.

Non è, però, sufficiente. Verona non è più la città ricca dei primi anni del Duemila. I tre principali istituti finanziari presenti nella nostra città, ovvero Cattolica Assicurazioni, Banco Ppm e Fondazione Cariverona che rappresentavano la grande ricchezza della comunità, si sono persi, gradualmente, nell’ultimo ventennio. …“Il patrimonio della Fondazione si è ridotto a poco più di un terzo, e le erogazioni di conseguenza, mentre dalla prima quotazione alla Borsa di Milano l’azione del Banco Popolare e quella di Cattolica hanno subito un vero e proprio crollo. La perdita collettiva è evidente. In questi anni Verona ha perso le sue due banche più antiche e prestigiose, il Banco aggregato a quello milanese in posizione subalterna e la Cassa di Risparmio, fagocitata dal colosso Unicredit, che ha dimostrato, però, di avere spesso i piedi d’argilla. E Cattolica ha visto entrare nel proprio capitale, in posizione dominante, e nella propria struttura, proprio la sua maggior rivale, ossia Generali di Trieste: un’operazione che è stata pienamente avallata, anzi condotta, al proprio gruppo dirigente e che potrebbe preludere, per la città, alla sottrazione anche della gloriosa e antica compagnia assicurativa.(…) Alessandro Mazzucco ha avuto modo di notare come “Verona sia una città tendenzialmente assopita”.” (Schei in fumo, Ivano Palmieri, Cierre Edizioni, 2021)

I giovani hanno, spesso, modo di notare come sembri addirittura “morta”, in un inutile ed eccessivo rigorismo, a loro scapito e a scapito, così come delle attività commerciali.

Verona è rimasta fuori dalle dieci città finaliste come capitale della cultura. Speriamo nelle Olimpiadi. Sempre Palmieri scrive che “c’è chi suggerisce che la bella addormentata tale sia perché determinate coalizioni di interesse o gli stessi pubblici poteri si dedicano ad addormentarla con tecniche soporifere” così come Paolo Danieli sottolinea  che “Verona è assopita, ferma, non cresce, non ha una visione, non ha un progetto, si limita a gestire il presente, ferma mentre gli altri corrono…E perché questa paralisi? La risposta va ricercata nel sistema di potere che gestisce Verona da troppi anni, a prescindere da chi amministra e costituisce un’incrostazione che impedisce agli ingranaggi della città e del territorio di girare come dovrebbero”. (Lettera Politica n. 159 in “Officina”, 25/03/2019)

Chiunque vinca dovrà usare sgrassante, olio buono e forze fresche, per togliere ruggini e calcare dagli ingranaggi, ripulire dalla polvere, dalla sporcizia e dal marciume il modello Verona, che merita rilancio internazionale, perché è la città più bella del mondo. 

Perché il Politicamente Corretto è un “peccato mortale”

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2022/05/23/perche-il-politicamente-corretto-e-un-peccato-mortale/

IL “PENSIERO” DEVE ESSERE UNICO (IL LORO) FINO ALL’ASSURDO, OVVERO FINO AL PUNTO CHE DIRE LA VERITÀ È DIVENTATO UN ATTO RIVOLUZIONARIO, COME SOSTENERE CHE LE FOGLIE SONO VERDI D’ESTATE

Tommaso d’Aquino nella Somma Teologica (II-II, qq. 72-75) tratta delle ingiustizie che si compiono con le parole. Troppo spesso si tratta di peccati mortali che, a torto, non vengono presi particolarmente sul serio, ma possono rivelarsi molto gravi. “Ne uccide più la lingua che la spada” – afferma il detto popolare. E, si sa: vox populi, vox Dei. L’ingiuria verbale lede l’onore, la diffamazione o detrazione lede la buona fama, la mormorazione distrugge l’amicizia, e la derisione toglie il rispetto.

San Tommaso spiega che nei peccati di parola bisogna considerare soprattutto con quali disposizioni d’animo ci si esprime, ossia il fine della contumelia, che è disonorare il prossimo nella sua moralità. Se non vi è l’intenzione di disonorare la persona insultata, perché i fatti si danno per veri ed acclarati, rimane peccato l’insulto, ma non vi è contumelia.

La detrazione (q. 73, a. 1) è una maldicenza o denigrazione della fama altrui, fatta di nascosto. Essa consiste nel «mordere di nascosto la fama (ossia la “stima pubblica o notorietà”, N. Zingarelli) di una persona” come si legge nell’Ecclesiaste (X, 11): “Se il serpente morde in silenzio, non è da meno di esso chi sparla in segreto». Poi l’Angelico spiega che come ci sono due modi di danneggiare il prossimo in azioni: apertamente (p. es. la rapina o le percosse in faccia) o di nascosto (p. es. il furto o una percossa “a tradimento” ossia alle spalle); così vi sono due modi di nuocere con le parole: apertamente (la contumelia in faccia, q. 72) o di nascosto (la maldicenza o detrazione, q. 73). San Paolo: “è degno di morte [spirituale o dell’anima] non solo chi commette il peccato di [detrazione], ma anche chi approva coloro che lo commettono” (Rom., I, 32).

Dall’insegnamento di S. Tommaso si evince: 1) il dovere morale di non insultare, denigrare, calunniare o mormorare e deridere il prossimo, soprattutto se costituito in autorità. 2) di riparare il torto fatto alla sua reputazione 3) di difendere chi è denigrato, senza far finta di non vedere. Certamente davanti agli uomini è più comodo “far finta che va tuto ben”, ma davanti a Dio non ci si trova in regola, anzi si sta in peccato grave, quod est incohatio damnationis.

E’, pertanto, nostro dovere denunciare pubblicamente il politicamente corretto, innanzitutto come difesa della nostra dignità e intelligenza dalla sua volontà dolosa di costringerci ad accettare l’errore, fingendo che sia un bene comune. Scrive Mario Giordano nel suo ultimo libro, appena uscito, dal significativo titolo Tromboni (Edizioni Rizzoli): “Bisogna stare attenti alla lingua” al pari di quelli che predicano contro l’odio e insegnano a odiare. L’ipocrisia di costoro, che si annoverano in larga parte nella categoria dei cosiddetti intellettuali o giornalisti, in ultima analisi coloro che si occupano della diffusione dei messaggi su larga scala, aggrava il peccato di lingua della detrazione di coloro che la pensano diversamente, col falso doloso consapevole e remunerato. L’effetto che molti credano alle loro dicerie è conseguenza ancor peggiore, che ci fa trovare nella situazione di crisi morale, ideale, sociale in cui ci troviamo, andando sempre peggio.

“Tromboni” ricorda come odiano quelli della Commissione anti-odio, creata per fermare l’”intolleranza”, “contrastare il razzismo” e “combattere l’istigazione all’odio”. L’idea è stata partorita dal Ministro dell’Istruzione del “governo dei migliori” Patrizio Bianchi, scopiazzando dal suo illustre predecessor* [metto l’asterisco perché secondo la scrittrice Michela Murgia (da L’Espresso del giugno 2021) potrebbe essere offensivo usare la vocale maschile o femminile per indicare il titolo di una persona, che forse potrebbe non sapere se è uomo o donna] Lucia Azzolina. Nella commissione speciale entra il professore associato all’Università Ca’ Foscari di Venezia, Simon Levis Sullam che, fresco di nomina, aveva diffuso sui social una foto a testa in giù dell’ultimo libro di Giorgia Meloni. Chiaro riferimento alla macelleria di Piazzale Loreto. «Quasi un invito a impiccare il testo, se non proprio l’autrice, al palo più alto dell’antifascismo militante». Ma, domanda Giordano: «si può combattere l’istigazione all’odio inneggiando a piazzale Loreto? E alludendo all’impiccagione più o meno simbolica, ma sempre a testa in giù, di un leader politico?».

L’ex Presidente della Camera Laura Boldrini, campionessa di buonismo e inginocchiatoi a senso unico, paladina di tolleranza e rispetto, ultras femminista ad oltranza, genderista e vestale di tutti i presunti diritti richiesti dai desideri di chiunque, «è finita sotto inchiesta perché avrebbe licenziato la sua colf, dopo otto anni di fedele servizio, tirando in lungo per non darle la liquidazione (3.000 euro)». Altro maestro di propaganda tollerante è Roberto Saviano, «che in diretta tv ha sentenziato candidamente: “Sì, la mia contro la Meloni è una campagna d’odio“» (M. Giordano, “Tromboni”, 2022).

Potremmo continuare all’infinito perché esempi simili ne esistono quotidianamente. Ultimi, in ordine cronologico sono coloro che hanno imbrattato le mura di un istituto tecnico di Milano con la scritta: «Tutti i fasci come Ramelli, con una chiave inglese fra i capelli». Nessun solone (o trombone) del politicamente corretto ha detto una parola. Muto Paolo Berizzi, il “Simon Wiesenthal” de La Repubblica, per la quale scrive una rubrica contro Verona e i fantasmi di un fascismo che non esiste. Muto Vauro. Muto Travaglio. Muti tutti. Perché il “pensiero” deve essere unico (il loro) fino all’assurdo, ovvero fino al punto che dire la verità è diventato un atto rivoluzionario, come sostenere che le foglie sono verdi d’estate. Noi continueremo in questa “rivoluzione Green” dell’ovvietà e dell’ordine naturale perché non vogliamo peccare di lingua contro il bene comune.

Vaiolo delle scimmie: l’esercitazione di un anno prima

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Segnalazione di Federico Prati

di Maurizio Blondet

Il 18 marzo 2021,  oltre un anno fa, la Nuclear Threat Initiative (NTI)  e la Munich Security Conference hanno  simulato una esercitazione che immaginava “un attacco  di armi biologiche con un virus del vaiolo delle scimmie geneticamente modificato inizia nel paese immaginario di Brinia. In 18 mesi, lo scenario si evolve in una pandemia catastrofica a livello globale.  Il due think tank “hanno convocato 19 leader ed esperti globali in carica e no per  far avanzare il dialogo sulla politica di sicurezza sulle priorità per una nuova agenda transatlantica.

Il gruppo globalista NTI ha previsto la probabilità di un’epidemia di Mo…

Leggi e condividi le notizie libere di Green Pass News, il giornale online libero e indipendente! Non abbiamo pa…

La  NTI  è una entità privata, al cui vertice ci sono marito e moglie, tale Dustin Moskovitz (J  cofondatore di Facebook) e Cari Tuna (ex giornalista del Wall street journal).
Tale società è inserita tra i collaboratori del governo americano e nel loro sito campeggia una foto in cui ritrae i vertici con mister Obama. In questo studio pubblicato poi a novembre 2021 si simula una pandemia e, guarda caso, la data simulata era il 15 maggio 2022.

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Come si vede da questa foto,  nella simulazione la data della prima comparsa del  vaiolo delle scimmie era il 15 maggio 2022: più o meno esattamente la data in cui i media hanno cominciato ad  allarmare su  questa malattia

Coincidenza:

“Il 13 maggio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è stata informata per la prima volta di due casi confermati e uno probabile di vaiolo delle scimmie nella stessa famiglia nel Regno Unito”.

Sarà dunque istruttivo vedere le altre date nella simulazione :

Il 10 gennaio 2023   lo scenario “prevedeva” 70 milioni di casi e 1,3 milioni di morti   in 83 paese

10 maggio 2023: 480 milioni di malati, 27 milioni di  morti. “Il virus è stato ingegnerizzato per essere resistente al  vaccino”

Primo dicembre 22023, “previsti” 3,28miliardi di casi e 271 milioni di morti.  Viene rivelato che  la nuova psico-pandemia è stata provocata da un gruppo terrorista che si è infiltrato nei laboratori di bio-sicurezza.

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Qui sotto un aarticolo allarmistico di Il Sole 24 Ore

Vaiolo delle scimmie, 92 casi confermati in 12 paesi

Oltre al nostro Paese l’Oms cita Australia, Belgio, Canada, Francia, Germania, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti
Qui Biden  che lancia il grido:
Biden suona l’allarme su Monkeypox mentre il CDC avverte i medici americani

Biden Sounds Alarm on Monkeypox as CDC Alerts American Doctors

President Joe Biden claimed Sunday that “everybody” should be concerned about an increase of monkeypox cases in …

reicominciano gli immunologhi, ancora e ancora, semnza fine

immunologaUn altro caso di pre-scienza:

 

https://twitter.com/ossequioso/status/1528075676414316548?t=popvjHOk0d6OwfmVhYUnxQ&s=03

Apparentemente, la psico-pandemia di “vaiolo  delle scimmie” verrà usata come motivo per cedere tutti i poteri di emergenza sanitaria    degli stati all’OMS, ossia a Bill Gates, che la paga e copre quasi tutte le spese.

 L’OMS PIANIFICA 10 ANNI DI PANDEMIE, DAL 2020 AL 2030

IL PIANO mostra che l’agenda ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede dieci anni di pandemie in corso, dal 2020 al 2030. Lo rivela una virologa dell’OMS, Marion Koopmans .

Marion Koopmans – Wikipedia

Maria Petronella Gerarda Koopmans[1] (born 21 September 1956) is a Dutch virologist who is Head of the Erasmus M…

Qui  la vera origine dell’infezione:

Il festival dell’orgoglio gay a Gran Canaria – a cui hanno partecipato 80.000 persone – è collegato all’epidemia di vaiolo delle scimmie in Spagna e a due casi in Italia, mentre il totale europeo raggiunge i 100

Gran Canaria pride festival investigated as monkeypox spreader event

Jessica Warren

The Gran Canarian pride festival attended by 80,000 from Britain and across Europe is being investigated after b…

  • Il Maspalomas Pride è diventato il secondo obiettivo dell’epidemia in Spagna
  • Più di 100 casi di vaiolo delle scimmie sono stati segnalati in tutta Europa
  • L’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito ha affermato che una percentuale notevole di casi recenti in Gran Bretagna e in Europa è stata trovata in uomini gay e bisessuali
  • Tenuto dal 5 al 15 maggio, il Maspalomas Pride attira visitatori da tutto il continente.

Esercizi spirituali di Sant’Ignazio 2022

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5 giorni da soli con Dio, per conoscere il Cattolicesimo, amarlo e praticarlo consigliamo a tutti i nostri lettori di frequentare gli esercizi Spirituali di Sant’Ignazio. Utilissimi per una vera riforma di vita e, per chi non ha ancora scelto cosa fare da grande, un grande aiuto per comprendere cosa Dio desidera per ciascuno.

Esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola secondo il metodo di Padre Vallet a Verrua Savoia (TO) predicati dai sacerdoti dell’Istituto Mater Boni Consilii.

Turni estivi

Per le donne: da lunedì 22 agosto alle ore 12 a sabato 27 agosto 2022.

Per gli uomini: da lunedì 29 agosto alle ore 12 a sabato 3 settembre 2022.

Per informazioni e iscrizioni: http://www.sodalitium.biz/esercizi-spirituali/

5 per mille: Mater Boni Consilii Onlus – 91 00 60 50 016

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Come donare il 5 per mille alla Mater Boni Consilii ONLUS

Su tutti i modelli per la dichiarazione dei redditi (Modello Unico, 730, CUD ecc.) compare un riquadro appositamente creato per la destinazione del 5 per mille. Nel riquadro sono presentate tre aree di destinazione del 5 per mille.

Scelga quella dedicata al “Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità  sociale, delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’ art. 10, c. 1, lett. a) del D. Lgs. n. 460 del 1997” (la prima in alto a sinistra).

È sufficiente la Sua firma e il numero del Codice fiscale della MATER BONI CONSILII ONLUS (91 00 60 50 016) e la quota della Sua imposta sul reddito sarà  devoluta le attività  dell’Istituto Mater Boni Consilii.

http://www.sodalitium.biz/5×1000/

Hitler non volle la guerra

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di Emilio Giuliana

Adolf Hitler non ha voluto la guerra! Il professor Barbero e Orsini, similmente ad altri eminenti storici Carroll Quigley, Anthony Cyril Sutton, Eustace Mullins, Benjamin Freedman, Stephen Zarlenga, Victor Suvorov (per citare i più noti), hanno dimostrato, con i loro lavori, che la tragica svolta nel corso della storia del Novecento, chiamata Seconda Guerra Mondiale, non fu determinata dai Nazionalsocialisti.

Sommessamente aggiungo, che il vero motivo che portò alla seconda guerra mondiale lo esterna senza mezzi termini Winston Churchill“Il delitto imperdonabile della Germania prima della seconda guerra mondiale fu il suo tentativo di sganciare la sua economia dal sistema di commercio mondiale, e di costruire un sistema di cambi indipendente di cui la finanza mondiale non poteva più trarre profitto. ”– The Second World War, I960 .

A ribadire le stesse motivazioni il connazionale britannico del fu primo ministro della corona, il generale e storico John Frederick Charles Fuller.

“Quel che ci spinse in guerra contro Hitler non fu la sua dottrina politica; la causa stavolta fu il suo tentativo coronato da successo di dare vita a una nuova economia. La prosperità della finanza internazionale dipende dall’emissione di prestiti a interesse a nazioni in difficoltà economica. L’economia di Hitler significava la rovina della finanza internazionale.

Se ad Hitler fosse stato permesso di mantenere in funzione il sistema economico che egli aveva ideato e posto in attuazione con successo (in Germania), altre nazioni avrebbero certo seguito il suo esempio, e sarebbe venuto il momento in cui tutti gli Stati senza riserve auree si sarebbero scambiati beni contro beni; così non solo la richiesta di prestiti sarebbe cessata e l’oro avrebbe perso valore, ma i prestatori finanziari avrebbero dovuto chiudere bottega. Questa pistola finanziaria era puntata in modo particolare alla tempia degli Stati Uniti”.

“Passo per passo, sono giunto alla convinzione che le mire del comunismo in Europa sono sinistre e letali. Al processo di Norimberga, io e il mio collega russo, abbiamo condannato l’aggressione tedesca. Credo ora che Hitler e il popolo tedesco non hanno voluto la guerra. Ma noi, (inglesi) abbiamo dichiarato guerra alla Germania, con l’intento di distruggerla, in accordo col nostro principio di equilibrio del potere, e siamo stati incoraggiati dagli ebrei americani vicini a Roosvelt. Abbiamo ignorato le suppliche di Hitler, che chiedeva di non entrare in guerra. Ora siamo obbligati a riconoscere che Hitler aveva ragione. Ci ha offerto la cooperazione della Germania: invece, dal 1945, abbiamo dovuto far fronte all’immenso potere dell’impero sovietico. Mi vergogno e mi sento umiliato nel vedere che gli obbiettivi per i quali Hitler è stato accusato, sono validi e perseguiti ora, solamente sotto un’etichetta differente.”- Avvocato generale britannico, Sir Hartley Shawcross, conferenza di Stourbridge, 16 marzo 1984.

Forse diverrebbe più facile comprendere i fatti della Storia di quel periodo ricordando avvenimenti poco conosciuti, vedi le pesantissime sanzioni punitive a scapito della Germania sancite con il Trattato di Versailles, come conseguenza della sconfitta della prima guerra mondiale. A tal proposito espressero perplesse contrarietà eminenti persone di quel periodo. A seguito dell’inascoltata (tranne l’Imperatore Carlo I d’Asburgo) Nota di Pace, scritta da papa Benedetto XV, La pace di Versailles, siglata al termine del conflitto fu la pace dei vincitori. «Non era questa, no, la pace che i popoli si aspettavano – si legge nell’Osservatore Romano a commento del trattato – che era stata loro promessa per trascinarli al macello». E la colpa era, a detta del Vaticano, delle «voci degli imperialismi, delle ambizioni egemoniche, degli egoismi commerciali, del nazionalismo sopraffattore dei vincitori», mentre «debole e inascoltata è stata la voce dell’umanità». Papa Pio XI nella sua Enciclica Ubi arcano Dei del dicembre 1922 aveva affermato in merito al Trattato di Versailles: “La sostanza ultima di quei 440 articoli è sostanza di guerra e non fattore di pace; una pace artificiale stabilita sulla carta e che invece di svegliare nobili sentimenti aumenta e legittima lo spirito di vendetta e di rancore”.

Non diversamente si esprimerà, a ragion veduta, lo storico comunista inglese Eric John Hobsbawn, di origini ebraiche, che senza mezzi termini ha accusato il Presidente americano Wilson di avere aperto un gigantesco contenzioso fra nazionalità ed etnie diverse fornendo giustificazione alle successive pulizie etniche e financo all’esasperato nazionalismo tedesco e di conseguenza all’olocausto.

«Questa non è una pace, è un armistizio per vent’anni.» – (Ferdinand Foch, ufficiale francese al comando delle forze dell’Intesa sul fronte occidentale nella prima guerra mondiale; 1920.)

David Lloyd George: <<se la Germania ritiene che sia stata trattata ingiustamente nella pace del 1919, troverà i mezzi per esigere la giusta punizione dai suoi conquistatori… Per queste ragioni, pertanto, sono fortemente contrario al trasferimento di tedeschi dal dominio tedesco al controllo di qualche altra nazione, e che eventualmente può essere aiutata. Non riesco a concepire una causa maggiore di una futura guerra, diversa da quella del popolo tedesco, che ha certamente dimostrato di essere una delle razze più vigorose e potenti del mondo, che verrebbe circondato da una serie di piccoli Stati, molti dei quali costituiti da popoli che non hanno mai istituito in precedenza un governo stabile da sé stessi, ma ciascuno di essi ospitano grandi masse di tedeschi, che chiedono a gran voce il ricongiungimento con la loro terra natia, ha proposta della commissione polacca, che vorrebbe porre 2.100.000 tedeschi sotto il controllo di un popolo di religione diversa e che non ha mai dimostrato una capacità di autogoverno stabile in tutta la sua storia, a mio giudizio, porterà prima o poi a una nuova guerra nell’Europa Orientale>>. Essi se l’aspettavano la guerra perché erano consapevoli di averla scientemente provocata.

Altri fatti poco noti la Dichiarazione di Guerra degli Ebrei alla Germania, avvenuta il 23 marzo 1933 quando 20.000 ebrei protestarono al New York’s City Hall (Municipio) e furono organizzati assembramenti all’esterno del North-American German Lloyd e delle Linee di Navigazione Hamburg-American. Picchetti di boicottaggio furono organizzati contro i prodotti della Germania nei negozi, nei magazzini e nelle attività commerciali di New York City. Secondo il quotidiano britannico The Daily Express di Londra il 24 marzo 1933 gli ebrei avevano già proclamato d loro boicottaggio contro la Germania e d suo governo, eletto dal popolo. Il giornale titolò “Judea Declares War on Germany – Jews of All thè World Unite – Boycott of German Goods – Mass Demonstrations” (La Giudea dichiara guerra alla Germania – Ebrei di tutto d mondo unitevi – Boicottaggio dei prodotti tedeschi – Dimostrazioni di massa). L’articolo di fondo descrisse un’imminente “guerra santa” e proseguì implorando gli ebrei di ogni luogo a boicottare t prodotti tedeschi e a partecipare in massa a dimostrazioni contro gli interessi economici della Germania. Secondo l’Express: <<L’ insieme di Israele nel mondo è unito nel dichiarare una guerra economica e finanziaria alla Germania. L’apparizione dello Svastica come simbolo della nuova Germania ha riportato a nuova vita i vecchi simboli di guerra di Giuda. Quattordici milioni di Ebrei sparsi in tutto d mondo>>[nel 1933]. Sempre l’ Express scrisse che la Germania <<si trova ora di fronte ad un boicottaggio internazionale del suo commercio, delle sue finanze e della sua industria … A Londra, New York, Parigi e Varsavia, uomini d’affari ebrei sono uniti per intraprendere una crociata economica.>>

Nell’ opera che reca il titolo ” Ledokol” (termine russo che significa Rompighiaccio), Victor Suvorov, alias Vladimir Rezun, già ufficiale del sovietico GRU (Glavnoe Rayzvedyvatelnoye)vatclnoye Upravlenie -Direzione delle Informazioni Militari), sostiene che le intenzioni bellicose di Stalin, del resto confermate dall’occupazione sovietica dei territori polacchi orientali e, poco dopo, dall’attacco sferrato dall’Armata Rossa contro la Finlandia, sarebbero state chiaramente espresse dallo stesso leader sovietico all’indomani dell’accordo stipulato con i nazionalsocialisti il 23 agosto del 1939. Quando negl’ambienti riservati del Cremlino egli volle discutere con i propri fidati subalterni, segreti risvolti del patto stesso, evidentemente ignorati dalla controparte germanica. L’autore di Ledokol (l’unica edizione italiana è stata pubblicata nel 2000 col titolo “Stalin, Hitler la Rivoluzione Bolscevica Mondiale”), sottolinea infatti gli aspetti della singolare relazione stabilita tra Hitler e Stalin, utile soprattutto a semplificare il compito che l’ Unione Sovietica avrebbe dovuto svolgere. Secondo Suvorov, il patto di non aggressione avrebbe permesso al leader sovietico di ordinare la mobilitazione generale fin dal settembre del 1939 e di predisporre il dislocamento di 160 divisioni dell’Armata Rossa lungo ì confini occidentali dell’URSS (Carelia, Repubbliche Baltiche e territorio polacco situato a est della Vistola), in attesa del colossale attacco che Stalin avrebbe poi sferrato contro la Germania. A tale scopo, il Capo supremo del Cremlino avrebbe ordinato, nel gennaio del ’40, il richiamo di un milione di riservisti, portando a 3.500.000 il numero dei soldati effettivi dell’Annata Rossa, giunta così a costituire, con i 7.500 carri armati e i 6.000 caccia bombardieri a sua disposizione, una potenza bellica senza uguali nel mondo. Il maresciallo Georghy Zhukov avrebbe dovuto definire al più presto il piano di invasione della Germania, detto anche Operazione Groza ( Tempesta), da attuarsi non appena lo schieramento delle armate naziste avesse raggiunto la massima concentrazione sul fronte occidentale, lasciando il fronte opposto sufficientemente indifeso da un possibile attacco proveniente da Est, che, nel calcolo dello Stato Maggiore sovietico, Hitler non avrebbe avuto alcun modo di prevenire. A sostegno delle tesi esposte nel suo “Rompighiaccio” e ribadite nei successivi lavori (M-Day, The Chief Culprit, The – Last Republic), Suvorov cita più volte il discorso (pubblicato da Isvestja nel 1994) che Stalin tenne nel maggio del 1941 ai neo ufficiali dell’Accademia militare di Mosca. Occasione in cui il leader sovietico manifestò l’intento di dare attuazione al più presto al piano di conquista dell’Europa, attaccando per prima la Germania.

Le opere di Suvorov, che tarda accoglienza avrebbero trovato nell’editoria anglosassone, nonostante storici russi del calibro di Boris Sokolov, Alla Paperno e scrittori come Alexander Solzhenytzyn ne raccomandassero una rapida divulgazione in occidente, avrebbero invece destato vasta eco in Germania (ovviamente), ottenendo conferme e sostegno da Joachim Hoffmann, autore dell’opera Stalins Vernichtungskrieg (Stalin’s War of Extermination — The Stalins Pian To conquer Europe), lettura essenziale per la comprensione delle cause del secondo conflitto mondiale, insieme a quella dei libri scritti sullo stesso argomento dall’austriaco Ernst Topitsch. Tutto ciò avrebbe permesso, se non altro, di avanzare seri dubbi sulla tradizionale immagine, artificialmente costruita, di una pacifica Unione Sovietica, vittima della criminale aggressione nazionalsocialista.

Sebbene la storia ufficiale inviti a guardarsi dalle facili speculazioni, la stessa vicenda di Dunkerque, può essere riletta alla luce delle su esposte considerazioni, sufficienti a convincere che quanto avvenne nei pressi di questa città nel nord della Francia, prospicente al Passo di Calais, segnalava la volontà di pace del Fuhrer, e il suo invito a ricercare le condizioni per una sospensione delle ostilità fra la Germania e la Gran Bretagna. A Dunkerque infatti, nel maggio del 1940, stavano ripiegando ben 400.000 soldati francesi e britannici, diretti verso navi alleate, per essere trasportati al sicuro sulle coste inglesi. Il ripiegamento avveniva al cospetto di cinque Panzer Divisionen che, schierate nelle vicinanze, avrebbero potuto facilmente distruggere gli anglofrancesi. Hitler, con grande sorpresa del comando tedesco, si astenne dall’ordinare l’attacco per lanciare a Londra (e al gruppo di pace inglese) un altro avviso della propria disponibilità a concordare un armistizio.

Hitler non volle la guerra.

Fonte:https:/emiliogiuliana.com/2-uncategorised/90-hitler-non-volle-la-guerra.html

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