“Tocca a noi!”
del Prof. Antonio Diano
L’ultimo “venerdì” di Daniele Arai pubblicato infra ci mostra con evidenza un punto centralissimo, che vorrei telegraficamente ma con la massima emergenza ratificare e rafforzare hic et nunc.
Messo l’uomo al posto di Dio, e sostituito con il “diritto al benessere e al piacere” di origine illuministica lo status di creatura che dipende da Dio, ora anche il “resto del mondo” vuole (o meglio, crede di dover volere, grazie all’abilità espansiva del demonio e alle conseguenze del peccato) la sua parte, senza tappe intermedie, senza rivoluzioni bianche rosse rosa o arancioni (l’assenza storica delle quali viene imputata al cd. Islam radicale!). Una sorta di “tutto e subito” che alle idiosincrasie piccolo-borghesi del ’68 e degli autonomi del ’77 sostituisce l’assillo atroce della fame, cui si contrappongono, invece dell’ordine che – solo – può con la grazia di Dio sulle nazioni regolare la convivenza giusta tra gli uomini (e non con le “esportazioni” di democrazia), le illusioni denudate dell’opulenza e della vita “spensierata”. Ora la vogliono anche “loro”, ne hanno sentito parlare, l’hanno vista da qualche parte: si mangia, si ride, si balla, non si fa un c., si VIVE come vorremmo anche noi: tutto facile, tutto ok, magari senza preoccuparsi di sterminare, uccidere, derpredare, stuprare, disseminare malattie e quant’altro. Oppure affidandosi ad un animistico spirito di destino che inevitabilmente li avvicina a quegli idoli distruggendo gli aspiranti neo-liberi ad un filo da essi, sulle carrette strapiene di criminali in potenza come di bambini innocenti, di fronte al miraggio delle rivoluzioni del demonio. Futuro migliore, guerre da abbandonare? No, idoli da consumare, basta con le lotte per l’indipendenza, ce ne fottiamo dell’AIDS, ora vogliamo telefonini senza lavorare e vogliamo godercela, come i più fortunati, e allora via, tutti quanti, andiamo a prendercela o portiamogliela via!









