Quando nacque “il sistema della menzogna”

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Ma quando prese corpo la Cappa sotto cui viviamo? A riferirci al nostro arco di vita più vicino dovremmo dire nel crocevia tra l’avvento della società dei consumi e della tecnologia di massa, il fallimento del comunismo e le eredità del sessantotto. Nel 1977 fu pubblicato un atto d’accusa di quel clima e di ciò che ne sarebbe seguito; il suo titolo era “Il sistema della menzogna e la degradazione del piacere”, edito allora da Rusconi diretta da Alfredo Cattabiani. L’autore era uno scrittore cattolico e conservatore, morto dieci anni fa, Fausto Gianfranceschi. In quel pamphlet che ora rivede la luce per le edizioni Iduna con la prefazione di Renato Besana, era colta la chiave di quel sistema che si fece potere: era individuata nel prevalere dell’irrealtà sulla realtà, sulla natura, sulla storia, sulla tradizione. L’irrealtà si faceva sistema. Del resto l’essenza del comunismo come del politically correct è nell’abolizione della realtà, sottoposta a un canone ideologico correttivo. Gianfranceschi vedeva profilarsi un sistema totalitario, incruento e vischioso, “che tende a riempire tutte le fessure dell’essere”. I suoi tratti essenziali sono ancora sotto i nostri occhi: la distruzione della famiglia, l’uso ideologico della liberazione sessuale, la degradazione del piacere di vivere, il tecno-scientismo, l’oltraggio alla bellezza, la negazione dell’essere. L’autore coglieva anche una novità importante: la rivoluzione non sarebbe più insorta dal basso, dai ceti popolari, ma sarebbe stata somministrata dall’alto, dai ceti dirigenti contro la società naturale e tradizionale. In quel tempo vigeva il marxismo; oggi la rivoluzione ha assunto un’altra piega, si chiama mutazione e non è più rivolta contro il capitalismo nel nome del proletariato. In quegli anni era ancora vivo lo spirito utopico e si confidava nel futuro, a cui si sacrificava il presente e il passato; oggi la cappa al potere sacrifica il passato e il futuro al presente infinito e globale.

Ma chi era Fausto Gianfranceschi? Polemista, narratore, curatore della Terza de Il Tempo. Vorrei dirvi di lui a partire dalla sua fine. Fu una festa d’addio quella che gli facemmo dieci anni fa, poche settimane prima che morisse, senza dircelo nemmeno tra noi. Si presentava un libro d’arte curato da sua figlia Michela e ci ritrovammo in tanti suoi amici in Biblioteca Casanatense a Roma per salutarlo. Ci avevano detto che probabilmente sarebbe stata l’ultima sua apparizione pubblica, l’ultima volta che avremmo visto Fausto, e noi che lo sapevamo in lotta col male ormai da tanti anni, fingevamo di non crederci. Ma lasciammo cadere altri impegni, e con scuse improbabili, ci presentammo alla serata con quel sottinteso d’addio dissimulato dal piacere dell’evento. Fausto faceva gli onori di casa, con l’affabile fierezza che lo distingueva, insieme a sua moglie e sua figlia, benché visibilmente provato. Sua moglie Rosetta mi fece sedere a fianco a lui, che ascoltava la sua figlia più piccola, a cui aveva dedicato un dolcissimo libro di padre maturo, L’Amore paterno, quando lei era bambina. Provai a condividere in quel momento i suoi pensieri di padre, la sua implicita cerimonia d’addio, il piacere di ascoltare sua figlia che illustrava con talento e passione l’opera davanti a un bel pubblico. Alla fine lo salutai come si salutano gli amici a cui vuoi bene, evitando ogni solennità ma sapendo che difficilmente ci saremmo rivisti. Con fretta apparente mi congedai da lui, simulando la routine di un saluto che invece sarebbe stato definitivo.

Fausto aveva cominciato la sua antica battaglia contro la morte più di trent’anni prima, scrivendo un libro, Svelare la morte, dedicato alla perdita di suo figlio Giovanni in un incidente stradale. Un testo sincero e coinvolgente contro il tabù della morte, nel nostro tempo ribattezzata scomparsa e rimossa dagli spazi pubblici e comunitari. Fausto affrontò a lungo con coraggio e con sfottente e cristiana ironia, una lotta estenuante contro la sua malattia. E un altro doloroso e intenso libro aveva accompagnato la perdita precoce di un’altra sua figlia, Federica. Ma non vacillò mai la sua fede, nonostante gli agguati impietosi della sorte. Sanguigno e diretto, cattolico apostolico romano, non per modo di dire, “reazionario” come ebbe a definirsi in un libro di aforismi, aveva curato per molti anni la gloriosa pagina culturale de Il Tempo diretto da Gianni Letta. La romanità di Fausto Gianfranceschi, la sua fierezza stoica e cristiana, fece di lui un maestro di carattere e di coerenza; vita come milizia, a viso aperto. Ha scritto saggi e romanzi di qualità, diresse per primo Intervento, la rivista culturale fondata da Giovanni Volpe. Era stato da giovane un militante ed esponente della destra rivoluzionaria e nostalgica, aveva patito il carcere per le sue idee contro il suo tempo. Polemista vivace, pubblicò un tagliente Stupidario della sinistraSvelare la morteandrebbe ripubblicato insieme all’Amore paterno, come un elogio sofferto e vero della famiglia, nei tornanti di nascita e morte, dell’infanzia e della giovinezza. Nel saggio Il senso del corpo, Gianfranceschi concludeva con una limpida professione di fede nella resurrezione della carne. “L’umiliazione e la sofferenza fatali della mia carne prepareranno, io spero, la mia resurrezione”. Così si presentò Fausto alla pietà del divino.

Oggi si ripresenta a noi per raccontarci dal passato come sarebbe stato il nostro presente, una volta adottato “il sistema della menzogna”, la falsificazione organizzata della realtà e della verità. E per dirci che “manca tutto quando manca il nodo divino che lega le cose”.

La Verità (3 agosto 2022)

La Cina oltrepassa il confine. Così ora circonda Taiwan

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Le tensioni tra Cina e Taiwan

Nella notte, la Cina ha superato la linea mediana dello Stretto di Taiwan. E arriva la risposta di Nancy Pelosi dal Giappone

 

Proseguono le tensioni del Pacifico tra Taiwan e Cina. In queste ultime ore, anche il Giappone è stato interessato dal lancio di cinque missili balistici del Dragone, nella sua Zona Economica Esclusiva. Immediata è stata la risposta delle istituzioni: il primo ministro parla di “grave problema che influisce sulla sicurezza nazionale“, schierandosi a sostegno della causa di Taipei, e confermando ancora una volta l’alleanza con gli Stati Uniti. Il lancio è avvenuto dopo che l’ambasciatore cinese in Giappone ha esortato Tokyo a dissociarsi dal sostegno a Taiwan ed alla visita di Nancy Pelosi a Taipei.

In queste ore, il primo ministro del Sol Levante, Fumio Kishida, ha ricevuto la presidente del Congresso americana, proprio per discutere delle tensioni tra Pechino e l’isola di Formosa. Pelosi cerca di smarcarsi, affermando come “la modifica dello status quo non fosse nelle sue intenzioni”. Allo stesso tempo, però, ricorda come gli Usa “non permetteranno l’isolamento di Taiwan”.

Insomma, in caso di invasione cinese, il messaggio implicito sembra chiaro: gli Stati Uniti saranno pronti ad agire direttamente a fianco di Taipei. E questa è anche la posizione del presidente Biden e del segretario di Stato, Anthony Blinken. Quest’ultimo, infatti, direttamente dall’East Asia Summit in Cambogia, ha parlato di “azione palesemente provocatoria” di Pechino, rimarcando il ruolo degli Stati Uniti “a fianco dei loro alleati e partner”.

La Cina continua a far paura

Il rischio di escalation rimane tremendamente alto. Nelle prime ore di questa mattina, esattamente alle 5 italiane, la Cina ha superato la linea mediana dello Stretto di Taiwan, con “aerei e navi da guerra”, così come riferito dal ministro della Difesa taiwanese. L’azione provocatoria si instaura all’interno di un’isolamento totale dell’isola, da parte delle forze navali del Dragone, in sette punti differenti. E questo status, insieme alle quotidiane violazioni dello spazio aereo di Taipei, durerà almeno fino al 7 agosto, data in cui Pechino ha dichiarato la cessazione delle esercitazioni militari. Di sotto, ecco il posizionamento delle forze militari del Dragone, intorno alla “provincia cinese ribelle”.

Nel frattempo, sempre in queste ore notturne, Singapore ha disposto la cancellazione di tutti i voli da e per Taiwan, proprio a causa “della crescente restrizione dello spazio aereo”. E ancora: “La sicurezza del nostro staff e dei passeggeri sono la nostra priorità”, ha dichiarato il portavoce della compagnia aerea Airlines.

Matteo Milanesi, 5 agosto 2022

Verona: esposto al Sindaco Tommasi dell’Avv. Luigi Bellazzi sul filobus

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dell’Avv. Luigi Bellazzi

Al signor Sindaco

Damiano Tommasi

Ai signori Consiglieri Comunali

COMUNE DI VERONA

OGGETTO: REALIZZAZIONE DEL FILOBUS PER LA CITTÀ DI VERONA – SEDUTA DEL CONSIGLIO COMUNALE DEL 28.7.2022.

Egregio signor Sindaco,

in vista della trattazione dell’argomento in oggetto da parte del Consiglio comunale nell’imminente seduta del 28 luglio p.v., ritengo indispensabile e doveroso che la S.V. e i membri del neo-eletto organo collegiale siano posti a conoscenza del presente esposto, già inviato al Comune di Verona il 28 marzo 2022 e rimasto senza risposta.

La prego, pertanto, signor Sindaco, di prendere buona nota di quanto segue, nonché di far pervenire la presente denuncia-esposto – per il tramite degli Uffici della Sua Segreteria – a ogni consigliere comunale in vista della seduta di cui sopra.

***

Debbo segnalare, in primo luogo, l’assenza di un piano economico-finanziario (PEF) regolarmente approvato e idoneo a supportare la realizzazione del filobus, secondo quanto ho potuto desumere dalla mozione consiliare n. 1551 del 9 luglio 2020, allegata in copia alla presente, recante una dettagliata cronistoria del procedimento.

Tale circostanza è di una gravità assoluta e inaudita.

Premetto che il piano economico-finanziario afferente a un’opera pubblica è uno strumento obbligatorio ex lege e imprescindibile, che deve, tra l’altro, fornire indicazioni sull’investimento complessivo ivi compresi gli oneri finanziari, i costi di manutenzione delle infrastrutture e degli impianti, i costi di gestione, i proventi dell’esercizio calcolati sulla base delle tariffe definite per conseguire l’equilibrio del piano economico-finanziario medesimo, nonché gli investimenti privati e i finanziamenti pubblici derivanti da leggi statali e regionali e da impegni di bilancio comunale.

Dalla rassegna di provvedimenti indicati nella mozione di cui sopra si deduce che il solo e unico piano economico dell’opera finora adottato dal Consiglio comunale è quello (obsoleto e superato) di cui alla delibera n. 22 del 25 marzo 2010, la quale, allo stesso tempo:

–       prendeva atto del provvedimento del CIPE n. 28/2009;

–       approvava lo schema di convenzione tra Comune di Verona e AMT Spa (poi stipulata il 15 aprile 2010) con cui AMT si impegnava a realizzare l’investimento per conto del Comune;

–       recepiva il progetto preliminare del sistema di trasporto pubblico per un importo di 143,053 milioni di euro al netto dell’IVA, al quale veniva assegnato un contributo statale di 85,832 milioni di euro, pari al 60 per cento del costo dell’opera.

Dal testo della mozione si desume che, nel corso degli anni successivi, è cambiato sia il costo complessivo del progetto, sia l’importo del finanziamento statale (più volte rideterminato dal Ministero dei Trasporti).

Nel corso del tempo è inoltre mutata la mobilità urbana sul territorio, con un forte incremento del parco macchine in circolazione e una viabilità connotata da una progressiva estensione delle zone a traffico limitato, con forti influenze e ricadute sul sistema del trasporto pubblico locale.

In poche parole, dall’anno 2010 a oggi tutto è cambiato sul territorio urbano, per cui nel PEF a suo tempo approvato dal Consiglio sono superate le analisi dei flussi di traffico, e risultano obsoleti i dati relativi all’utilizzo dei mezzi pubblici che dovrebbero garantire i proventi tariffari al gestore del trasporto pubblico.

Per fare un esempio, il piano economico finanziario di cui alla delibera consiliare n. 22/2010 non poteva tenere conto della sopravvenuta integrazione delle reti di trasporto urbano ed extra-urbano a seguito della costituzione di ATV Srl, Società indirettamente partecipata dal Comune e dalla Provincia, nonché sorta per effetto dei conferimenti di ramo d’azienda da parte di AMT Spa e APTV Spa, divenute socie di ATV Srl al 50%.

È evidente che l’integrazione delle reti a livello urbano ed extra-urbano ha rivoluzionato le interferenze e i nodi di interscambio tra i sistemi di trasporto su gomma e su binari, con la conseguente necessità di una riprogrammazione complessiva del servizio assunto a base del PEF originario.

Per mettere in luce l’assoluta inidoneità del piano in questione a garantire la copertura economica dell’investimento, si può aggiungere – ad abundantiam – la sopravvenuta carenza della principale fonte di finanziamento che avrebbe dovuto assicurare l’equilibrio economico dell’intervento per la realizzazione del nuovo sistema.

Già si è detto che il filobus dovrebbe costare circa 143 milioni di euro, mentre il contributo statale di 85,8 milioni potrà essere erogato dal Ministero dei trasporti a condizione che il Comune e/o le proprie aziende siano in grado di finanziare la parte residua dell’investimento, pari a circa 57 milioni di euro.

Secondo quanto riferisce la suddetta mozione n. 1551/2020, in data 14 maggio 2010 ATV Srl ha stipulato con AMT Spa un contratto “per dare garanzia e certezza alla relativa fonte di finanziamento”, consistente nell’impegno di versare ogni anno ad AMT – quale canone per la gestione del nuovo sistema filoviario (purché affidabile in via diretta ad ATV) – una somma fino a 2,75 milioni di euro per 20 anni (totale 55 milioni), per il rimborso dei mutui accesi da AMT e finalizzati alla realizzazione dell’opera.

La “certezza della fonte di finanziamento” derivante dal contratto di cui sopra è tuttavia caduta nel vuoto, dopo che la Provincia di Verona – da sempre contraria a un proprio coinvolgimento nella realizzazione dell’opera – nel 2017 ha alienato la propria quota di ATV (per l’intero 50%) ai soci milanesi di Ferrovie Nord per un corrispettivo pari a 21 milioni di euro.

La privatizzazione si ATV Srl ha scardinato l’impianto logico-organizzativo approvato con la delibera consiliare n. 22/2010 sopra citata, per le seguenti ragioni:

  1. a)la fuoriuscita della Provincia dalla compagine societaria di ATV ha dato luogo al sostanziale disconoscimento del contratto del 14 maggio 2010 (e del relativo debito), confermando la volontà della Provincia di rifiutare qualsiasi forma di cooperazione con il Comune per la realizzazione del nuovo sistema di trasporto rapido di massa;
  2. b)il passaggio di ATV Srl dallo status di società a totale partecipazione pubblica a quello di società mista pubblico/privata ha reso impraticabile la possibilità di un affidamento diretto in house della gestione del filobus, minando così il presupposto alla base dell’impegno contrattuale a carico di ATV nei confronti di AMT Spa.

A quanto pare, neppure dopo questo evento macroscopico il Comune di Verona ha provveduto a riscrivere il piano economico-finanziario del 2010 a sostegno del filobus, ma ha preferito ignorare il problema e proseguire con l’avanzamento dell’opera, in coerenza con le obbligazioni del contratto d’appalto sottoscritto nel 2012 tra ATI e AMT Spa.

Si tenga presente, per inciso, che nel 2016 sono state effettuate le consegne dei lavori di 2 stralci dell’opera, mentre sotto il profilo tecnico è stato deciso il cambiamento del mezzo filoviario in versione elettrificata – in difformità dalle specifiche tecniche previste nella delibera consiliare n. 22/2010 (!) – come se tutto fosse in regola con la programmazione dell’intervento.

A fronte di un PEF superato e inidoneo alla copertura dell’investimento, il buonsenso imponeva alla stazione appaltante di revocare la gara, anziché addivenire alla formalizzazione di obblighi contrattuali verso i terzi.

La Corte dei conti è sempre stata molto chiara sul punto, avendo più volte ribadito che “la mancanza della copertura finanziaria rende doveroso il ritiro degli atti di indizione della gara, che rappresenta l’unico strumento utilizzabile dall’amministrazione per evitare l’affidamento di un appalto e la successiva stipulazione del contratto in assenza della necessaria copertura finanziaria” (ex plurimis: TAR Sicilia, sez. I, 4 febbraio 2011 n. 210).

Come è potuto accadere che il Comune – all’unisono con la propria Società in house – abbia ignorato e violato questo principio fondamentale, rigorosamente codificato dall’art. 191 del Tuel?

Per trovare una risposta è utile dare uno sguardo alle notizie della stampa locale, all’epoca dell’aggiudicazione della gara e del contratto di appalto relativi all’opera pubblica in questione.

Sull’Arena del 23 novembre 2011 appariva il seguente articolo, a firma di Enrico Giardini.

Procede l’iter del filobus, anche in assenza del piano economico-finanziario (Pef) e anche se il Cipe non ha ancora assegnato il contributo statale di 86 milioni a copertura del 60 per cento della spesa. L’Amt ha formalizzato ieri l’aggiudicazione definitiva della gara al Consorzio cooperative costruzioni di Bologna, la cordata che ha ottenuto il punteggio migliore e provvisoriamente si era aggiudicata la gara. L’Amt, con il Comune, ha compiuto il passo dopo mesi di stallo seguiti all’assegnazione provvisoria, avendo in mano un parere legale in base al quale l’iter può continuare, pur in assenza del Pef e del contributo, dopo che l’impresa aggiudicatrice si è impegnata a non chiedere i danni al Comune nel caso il contratto definitivo non venga sottoscritto (…).

 Da oggi, dunque, scattano 35 giorni di tempo entro i quali la Rizzani De Eccher, giunta seconda, potrà eventualmente eccepire se la commissione di gara ha valutato in maniera corretta i progetti. Qualora non ci sia alcun ricorso, dopo i 35 giorni, spiega l’ing. Carlo Alberto Voi, Amt potrà avviare le procedure per ottenere l’autorizzazione dal ministero dei trasporti e quella ambientale dalla Provincia. Ciò richiederà 60 giorni. Nel frattempo, il Cipe dovrebbe dare i soldi statali e inoltre dovrebbe essere redatto il nuovo e aggiornato piano economico-finanziario. Soltanto dopo, in presenza di tutte queste condizioni, si potrà stipulare il contratto definitivo con la cordata di imprese che dovrà costruire il filobus, che poi sarà gestito dall’Atv”.

Si può notare che, al tempo dell’aggiudicazione della gara, vi era piena consapevolezza dell’amministrazione che:

–          l’aggiudicazione definitiva avveniva “in assenza di PEF e di contributo”;

–         l’aggiudicazione definitiva (di regola preclusa senza copertura economica) era ritenuta possibile, in via eccezionale, ad avviso di un parere legale commissionato dal Comune, secondo cui l’impresa aggiudicatrice non avrebbe potuto chiedere i danni se il contratto di appalto non fosse stato successivamente stipulato;

–         il contratto di appalto – in ogni caso – avrebbe potuto essere sottoscritto soltanto dopo che fosse stato aggiornato e approvato in sede consiliare un nuovo PEF, rispetto a quello del 2010. Con il perfezionamento del contratto, infatti, il committente assume formalmente obblighi di spesa nei confronti dell’appaltatore, che esigono l’indispensabile copertura economica.

Il giornalista dell’Arena proseguiva scrivendo che “dall’inizio dei lavori, che potrebbe essere in primavera [del 2012], si prevedono 1.000 giorni, circa tre anni, per vederli terminati. Il Pef va rivisto perché si prevede un risparmio di chilometri per gli autobus extraurbani quando ci sarà il filobus visto che non dovranno più percorrere anche certi tratti in città. Comune e Provincia dovranno quindi accordarsi, sulle linee, ma intanto l’iter della filovia si può procedere. «Questa firma», dice Zanella, «dimostra la volontà di Amt di agire con la massima trasparenza, anche per tutelarsi. Il parere legale ottenuto dal Comune ci conforta però sul fatto che è possibile stipulare il contratto anche senza la copertura finanziaria».

Qui il presidente Zanella, forse non molto esperto in diritto amministrativo (sic!), faceva confusione e scambiava l’aggiudicazione definitiva con il contratto di appalto: secondo il parere legale del Comune era l’aggiudicazione, e non il contratto, che poteva aver luogo in assenza di copertura finanziaria.

Per quanto grossolana possa apparire una simile svista, essa è stata anticipatrice di una successiva condotta di mala gestio da parte della stazione appaltante, gravida di conseguenze disastrose e irreparabili per la città di Verona.

Infatti, a distanza di meno di un anno dall’aggiudicazione definitiva, il 5 settembre 2012 tra AMT Spa e l’ATI veniva firmato il contratto di appalto per la realizzazione del filobus, senza la previa approvazione del nuovo PEF dell’opera e, quindi, non solo in aperto contrasto con la legge, ma perfino con le stesse indicazioni che il Comune aveva acquisito con il suddetto parere legale.

Il 5 settembre 2012 segna quindi la data della svolta epocale e del “non ritorno”, con l’assunzione di un onere economico di 143 milioni di euro a carico della PA, in assenza di una qualsiasi copertura di spesa.

***

Chiarita la dinamica dei fatti, resta da verificare quali conseguenze preveda l’ordinamento amministrativo nel caso di assunzione di spesa in assenza di idonea copertura economico-finanziaria.

Si osserva preliminarmente che l’art. 191, comma 4, del Tuel dispone che “nel caso in cui vi è stata l’acquisizione di beni e servizi in violazione dell’obbligo [di copertura di spesa], il rapporto obbligatorio intercorre, ai fini della controprestazione (…) tra il privato fornitore e l’amministratore, funzionario o dipendente che hanno consentito la fornitura”.

È un principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità quello per cui “l’atto con cui l’ente locale assume un obbligo contrattuale è valido a condizione che sia emesso un impegno di spesa destinato ad incidere, vincolandolo, su un determinato capitolo di bilancio, con attestazione della sussistenza della relativa copertura finanziaria come previsto dall’art. 191 D.Lgs. n. 267 del 2000, diversamente discendendone la nullità tanto della deliberazione che lo autorizza quanto del susseguente contratto stipulato in attuazione di essa, ferma l’obbligazione a carico dell’amministratore, funzionario o dipendente del medesimo ente che sia responsabile della violazione (cfr. per tutte Cassazione, sentenza n. 33768 del 19 dicembre 2019).

Il punto chiave della questione, che merita un cenno di approfondimento, è la nullità della delibera dell’ente e del conseguente contratto con i terzi, in carenza di una previa copertura economico-finanziaria.

A questo riguardo, la normativa di settore e l’ampia giurisprudenza in materia non lasciano adito a dubbi.

A titolo esemplificativo,  con la delibera n. 677 del 17 luglio 2019 l’ANAC precisa che il principio di buon andamento ex art. 97 della Costituzione, unitamente alle previsioni di cui all’art. 81 della stessa, impone che i provvedimenti comportanti una spesa siano adottati soltanto in presenza di idonea copertura finanziaria, di modo che “la stazione appaltante ha l’onere di verificare ex ante la sostenibilità finanziaria degli interventi che intende realizzare, anche in considerazione dei limiti posti dal ‘Patto di stabilità’. Inoltre, è nullo il contratto stipulato dalla Pubblica Amministrazione in mancanza di copertura finanziaria ovvero che rinvia a bilanci futuri per l’assunzione delle successive coperture finanziarie. 

In altre parole, gli atti di acquisizione di beni e servizi assunti in violazione delle regole contabili risultano solo apparentemente riconducibili all’ente locale, realizzandosi una vera e propria scissione del rapporto di immedesimazione organica tra agente e pubblica amministrazione, e tale frattura del nesso organico con l’apparato pubblico rende l’ente locale estraneo agli impegni di spesa irregolarmente assunti, in virtù di “una sorta di novazione soggettiva di fonte normativa” (Corte cost., sent. 30 luglio 1997, n. 295).

Ne deriva che il contratto, seppure formalmente stipulato tra l’ente pubblico, in persona di un proprio funzionario e/o amministratore, e un contraente privato, laddove rilevi la violazione delle regole contabili in tema di assunzione degli impegni spesa, viene convertito ex lege in un rapporto intercorrente con il suddetto funzionario e/o amministratore.

Per quanto riguarda la ratio legis del disposto in esame, la Cassazione civile ha chiarito che l’art. 191 del Tuel, nell’imporre l’indicazione dell’ammontare delle spese e dei mezzi per farvi fronte a pena di nullità delle relative delibere adottate in violazione di legge, tutela, con tutta evidenza, il preminente interesse pubblico all’equilibrio economico-finanziario delle Amministrazioni locali in un quadro di certezza della spesa secondo le previsioni di bilancio e di trasparenza dell’azione amministrativa (Sez. I, Ord., 11 marzo 2019, n. 6919).

Con riferimento alla circostanza che il contratto di appalto con l’ATI sia stato sottoscritto nel 2012 da AMT Spa (e non dal Comune di Verona), non vi è alcun dubbio in ordine alla piena riferibilità del contratto stesso all’ente locale per le seguenti ragioni:

  1. AMT Spa, partecipata dal Comune in via totalitaria, è una società in house, di modo che essa è la longa manus dell’ente locale, risultando un’articolazione organizzativa della PA soggetta a “controllo analogo”.  La giurisprudenza ha chiarito che tale forma di controllo si sostanzia in un potere assoluto di direzione, coordinamento e supervisione dell’attività del soggetto partecipato, che non possiede alcuna autonomia decisionale in relazione ai più importanti atti di gestione e che, in concreto, costituisce parte della stessa Pubblica amministrazione, rispetto alla quale si trova in una condizione di dipendenza finanziaria e organizzativa;
  2. il vicolo di appartenenza al Comune di AMT Spa – in veste di società in house – risulta ancora più accentuato rispetto al procedimento di realizzazione del filobus, per via della convenzione stipulata tra l’ente locale e AMT Spa in data 15 aprile 2010. In base all’art. 1 di tale accordo “il Comune di Verona, dato atto che il nuovo sistema filoviario è destinato a integrare l’ordinario sistema di mobilità e trasporto urbano conferisce ad AMT Spa le funzioni e le competenze correlate alla realizzazione dell’opera”. Di conseguenza, AMT Spa è in grado di beneficiare dei finanziamenti statali assegnati al Comune di Verona ed è un soggetto attuatore che agisce in nome e per conto del Comune stesso;
  3. sotto il profilo civilistico, la fonte di responsabilità prevista dall’art. 2497 c.c. per attività di direzione e coordinamento di società è applicabile ai rapporti tra l’ente locale e le società a capitale pubblico. Nello specifico, l’art. 2497 c.c. individua la responsabilità degli enti che, “esercitando attività di direzione e coordinamento di società, agiscono nell’interesse proprio o altrui in violazione dei principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale delle società medesime”. La norma prevede che, per le conseguenze dannose cagionate al patrimonio sociale dalla condotta illegittima, l’ente assume una diretta responsabilità nei confronti dei soci e dei creditori sociali. Questa fattispecie di responsabilità, connaturata alla fisionomia dei rapporti societari intrapresi dall’ente locale nella veste di azionista, ha come presupposto la sussistenza di una soggezione all’altrui attività di direzione e di coordinamento e si presenta nei seguenti casi:
  4. a) quando l’ente sia tenuto a consolidare i bilanci della società;
  5. b) quando l’ente dispone della maggioranza dei voti nell’assemblea ordinaria della società.

Va notato che, al ricorrere di questi presupposti, il legislatore presume, salvo prova contraria, l’esercizio dell’attività di direzione e di coordinamento della controllata, con tutte le responsabilità conseguenti (art. 2497-sexies). Come già si è detto, la fonte di responsabilità prevista dall’art. 2497 è applicabile ai rapporti tra l’ente locale e le società a capitale interamente pubblico. Questo perché l’esercizio sulla società, da parte dell’ente locale, di un “controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi”, nonché la circostanza che “la società realizzi la parte più importante della propria attività con l’ente o gli enti pubblici che la controllano”, sono requisiti che legittimano l’affidamento dei servizi in house senza pubblica gara, ma, al contempo, sono prova certa che la società partecipata altro non è che una longa manus dell’ente locale, che è dunque, a ogni effetto di legge, titolare indiscusso dell’attività di direzione e di coordinamento della controllata. In questa logica, l’Ente locale viene ad assumere tutte le responsabilità che l’art. 2497 c.c. ricollega alla posizione del soggetto che si trovi al comando di un gruppo di imprese (holding).

Concludendo, le argomentazioni svolte consentono di affermare che:

  1. a)il contratto per la realizzazione del filobus del 5 settembre 2012 è stato sottoscritto tra AMT Spa (per conto del Comune di Verona) e ATI, in assenza di un adeguato piano economico-finanziario, volto a fare fronte all’investimento;
  2. b)la carenza di copertura della spesa ha prodotto la nullità del contratto di cui sopra e degli atti connessi e conseguenti;
  3. c)tale nullità ha prodotto un danno erariale devastante, con riflessi diretti e indiretti impossibili, al momento, da individuare.

Con riferimento al punto c), si possono elencare, in via approssimativa, le seguenti componenti di danno che si sono protratte in un arco di tempo pluriennale, pari all’intera durata del procedimento:

–         incarichi di consulenza tecnica, legale e amministrativa;

–         indennità di esproprio e oneri connessi e conseguenti;

–         oneri derivanti da scelte urbanistiche condizionate dall’opera pubblica;

–          mancata capitalizzazione dei costi in capo ad AMT Spa per mancata realizzazione dell’opera (a titolo esemplificativo, nel bilancio di esercizio del 2020 AMT esponeva euro 4.441.692,00 per “incrementi di immobilizzazioni” riconducibili a costi di realizzazione del filobus); conseguente prospettiva di fallimento o messa in liquidazione della Società stessa;

–         risarcimento danni nei confronti delle imprese appaltanti, per oneri e riserve al momento solo in piccola parte quantificate;

–         risarcimenti a diverso titolo nei confronti di soggetti terzi e dello Stato.

In esito alla disamina svolta, con la presente segnalo la condotta di mala gestio nei termini sopra descritti perché il Comune – accertata la veridicità dei fatti esposti e acquisite le occorrenti informazioni dai competenti uffici – valuti con senso di responsabilità le più adeguate iniziative del caso, adottando le determinazioni conseguenti.

Ricordo, in particolare, che l’art. 1, comma 3, della legge n. 20/1994 chiama a rispondere del danno erariale coloro che, con l’aver “omesso o ritardato la denuncia”, abbiano determinato la prescrizione del relativo diritto al risarcimento.

Mi rivolgo al nuovo Sindaco – quale capo dell’Amministrazione – e ai Consiglieri comunali, in qualità di membri dell’organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo del Comune, tenuto conto del fatto che l’art. 42, comma 2, lett. b) del Tuel assegna al Consiglio la competenza a deliberare in materia di piani economico-finanziari (competenza che, nel caso di specie, non è stata esercitata con diligenza in conformità agli obblighi e doveri di legge).

Si fa salva ogni ulteriore iniziativa presso le competenti Autorità giurisdizionali, di vigilanza e di controllo.

In attesa di cortese urgente riscontro, porgo distinti saluti.

luigi bellazzi

La struttura

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di Lorenzo Merlo 

La struttura

Fonte: Lorenzo Merlo

Se legittimamente possiamo non essere consapevoli di tutto, altrettanto colpevolmente non possiamo esimerci dall’operare per emanciparci dai vincoli che la struttura ci impone.

La struttura corrisponde a solidità.
La formazione che subiamo, succubi, servi e promotori di una cultura positivista e scientista, impone in noi il dominio di una prospettiva progressista. Crediamo così di procedere in avanti verso un futuro che, per sua storpiata ontologia, sarà meglio del passato. Siamo perfettamente idonei all’inettitudine verso tutto ciò che esula dal campetto di gioco che ci ha cresciuti e che, con giochi di specchi, ci pare il solo e disponibile a contenere la conoscenza.
Con quella struttura prêt-à-porter, avanziamo nella vita impettiti di verità, capaci all’occorrenza di uccidere – metaforicamente e non – chiunque non dimostri pari allineamento alla verità costituita, quella che noi e solo noi possiamo vantare e dobbiamo difendere.
Assumiamo la struttura senza colpa. Tutto l’orizzonte è coordinato per dimostrare che è la sola possibile. Non ci offre alternative. La realtà è quella! Le cose sono così! La verità è chiara!
Ma – almeno per contrasto narrativo – con colpa non ce ne emancipiamo. Preferire il divano, il tg, la société sécuritarie, il progresso senza fine, l’America, Speranza, le sanzioni alla Russia, Zelensky non è una scelta. Corrisponde al vero, al giusto. Perché mai dovremmo fare diversamente, dialogare con chi non ha capito nulla, cambiare idea? Ma neppure ci poniamo quest’ultima domanda. Siamo oltre.
Oltre, dentro la nostra stessa struttura, la cui prima attenzione è cercare cibo per alimentarla, travi di moltiplicate controventature. Chi più delle Fonti ufficiali, delle Istituzioni, del Governo, della Scienza, degli Esperti, dei Veri giornalisti può offrirne? Non sono loro che hanno censurato innumerevoli volte i “miserabili del web”(1), i falsi giornalisti? Non sono loro che ci dicono chi diffonde notizie false sul covid, sul Great reset, sullo stato profondo, sulla guerra della Nato contro la Russia? Non sono loro che ci hanno rassicurato sulla necessarietà e innocuità dei vaccini, mentre i miserabili volevano farci credere altro?
Così oltre da non potere altro che stare sul binario dove siamo stati posti fin dall’inizio dell’esistenza. Una linea, un percorso obbligato. Cosa potevamo fare di diverso da quanto abbiamo fatto? Come potevamo dare ascolto ad altre narrazioni? Come potevamo sottrarci dal ruolo dei boia, che sul binario tutti dicevano essere onorevole! Come potevamo evitare di augurare la morte a chi non si vaccinava? Come potevamo evitare di urlare in faccia, a chi ci faceva presente le ragioni russe, di andare a vivere in Russia se gli piaceva così tanto?
Non potevamo, finché non ci siamo accorti della struttura che ci conteneva. Di più, nella quale eravamo identificati. Non potevamo! La struttura avrebbe pericolato! Saremmo morti! L’orizzonte ci sarebbe stato sottratto, ci saremmo trovati perduti!
Ma è accaduto che la resistenza dei “miserabili” alla fine ci ha scosso. Dai sottoscala, le loro contronotizie, sono arrivate anche in tv e su qualche testata. Qualcuno di noi, forse in stato di grazia, si è messo a fare due conti e ha visto che qualcosa non tornava. Ha visto la gabbia concettuale in cui era stato rinchiuso e soprattutto che, se non se ne fosse liberato, la responsabilità non era che sua. Ha visto che non sarebbe più riuscito a comprimere il mondo dentro le quattro categorie che la cultura gli aveva servito.
Così, ora che non lo siamo più, non vogliamo fare la quarta dose e capiamo le ragioni russe. Capiamo che la politica è finita, venduta e governata dalla finanza, che la strada sulla quale ci beavamo di andare a sciare è criminale, è senza uscita. Capiamo solo ora che non è vero che il vaccino ci salverà, né che Nato corrisponde a bene.
Ora vediamo anche il tentativo di costringerci entro la nuova struttura del Great reset dalla quale, nuovamente, cercheranno di mostrarci un solo orizzonte, nel quale riconosceremo una sola realtà e una sola verità.

Note:
(1)    https://www.iltempo.it/esteri/2022/03/16/news/massimo-giannini-disinformazione-guerra-russia-ucraina-orrore-nascondere-miserabili-web-accuse-otto-e-mezzo-30859176/ https://www.la7.it/otto-e-mezzo/rivedila7/guerra-di-bombe-e-di-propaganda-otto-e-mezzo-puntata-del-1632022-16-03-2022-429219 

Invito tutti a stare a orecchie ben tese sulle provocazioni contro la Serbia

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di Franco Cardini

Fonte: Franco Cardini

Invito tutti a stare a orecchie ben tese e a diffondere al massimo la notizia delle provocazioni kosovare (quindi albanesi) contro la Serbia. Lo schema è esattamente ed evidentemente lo stesso e la NATO è al solito la protagonista della provocazione. Come per l’Ucraina, se i serbi esasperati per la provocazione contro la loro minoranza in Kosovo si muovessero al fine di tutelarla, l’assordante silenzio su quel che sta accadendo alla frontiera serbo-kosovara si trasformerebbe in immediato clamore mediatico: gli occidentali non informati avrebbero l’impressione di un attacco serbo al Kosovo analogo a quello russo all’Ucraina nel febbraio scorso. La NATO sta allargando il conflitto russo-americano a Occidente colpendo al Serbia, solo spazio aereo di accesso all’Europa ancora consentito alla Russia; e tra le forze NATO presenti in Kosovo gli italiani sono in primissima linea. Bisogna cominciar a parlarne SUBITO, prima che lo facciano gli altri: bisogna impedire che di nuovo i provocati finiscano col far la figura degli aggressori, e gli aggressori effettivi quella delle vittime.

Estate calda: dai timori per l’inflazione a quelli per la crescita

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Segnalazione Wall Street Italia

di Nadège Dufossé (Candriam)

L’aumento dei prezzi continua a sorprendere al rialzo, ma la dinamica è cambiata e dovrebbe rallentare nei prossimi mesi. L’inflazione fuori controllo sembra ormai un fattore secondario per i mercati, come dimostra il livello dell’IPC di giugno attestatosi al 9,1% negli Stati Uniti. La credibilità delle banche centrali nella lotta all’inflazione e le preoccupazioni per la crescita aumentano la pressione al ribasso sui rendimenti obbligazionari.

Inoltre, i dati macroeconomici statunitensi hanno sorpreso negativamente, un fattore in genere associato a un calo dei rendimenti obbligazionari Usa.

Manteniamo un approccio globale ampiamente bilanciato prima di posizionarci per la prossima fase del ciclo, a prescindere da che si tratti di un soft o hard landing. Manteniamo una posizione neutrale sull’azionario e da questa primavera, abbiamo gradualmente aumentato la duration dell’esposizione obbligazionaria. Inoltre, prevediamo che, in un contesto di volatilità, gli investimenti alternativi continueranno a sovraperformare gli asset tradizionali.

Secondo le previsioni, i prezzi del gas in Europa dovrebbero restare più alti ancora a lungo, poiché i mercati prevedono ora una crisi più prolungata rispetto a quella verificatasi subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Dato lo sfavorevole rapporto rischio/rendimento, abbiamo leggermente ridotto l’esposizione alle azioni dell’Eurozona. Le prospettive per l’azionario continuano a deteriorarsi, poiché i ricavi, i margini e, in definitiva, gli utili potrebbero essere rivisti al ribasso a causa dell’inflazione elevata e del rallentamento economico.

In quali settori investire in tempi di inflazione?

Il settore sanitario dovrebbe garantire una certa stabilità nell’attuale scenario volatile perché non ha subito alcun impatto negativo a causa della guerra, ha un carattere difensivo, dipende in misura limitata dal contesto economico, ed è caratterizzato da innovazione e valutazioni interessanti. Il contesto attuale favorisce le società con potere di determinazione dei prezzi nel settore dei beni di prima necessità.

All’interno dell’universo tecnologico, i segmenti di software e servizi presentano un rischio sugli utili inferiore, ma dipendono maggiormente dall’evoluzione dei tassi di interesse a lungo termine. Riteniamo che l’aumento dei rendimenti (reali) stia rallentando, dopo il forte impatto esercitato sulle valutazioni dei titoli Tech durante il primo semestre. Inoltre, non c’è una ragione particolare per cui il comparto hardware dovrebbe performare peggio del comparto dei semiconduttori o dei software. La tendenza dovrebbe essere favorevole a tutti i settori.

Attualmente abbiamo una leggera preferenza per i segmenti meno ciclici e meno dipendenti dalla fiducia dei consumatori. I semiconduttori rivelano un rischio sugli utili più elevato, ma data la significativa correzione subita dall’inizio dell’anno, unita alle reazioni positive agli annunci sugli utili di Samsung e Micron, riteniamo che molte notizie negative siano già state scontate.

Come investire nell’obbligazionario

Poiché prevediamo un rallentamento della crescita, aspettative di inflazione ai massimi e banche centrali pronte alla stretta, continuiamo a pensare che una duration più lunga nell’obbligazionario sembri sempre più interessante.

Abbiamo incrementato la duration tramite le obbligazioni sovrane Usa, per avere così una duration complessiva neutrale, poiché la stretta monetaria della Fed è ora ampiamente scontata nella parte breve della curva dei rendimenti. Preferiamo il credito investment grade europeo rispetto a quello statunitense.

Sul fonte monetario, negli ultimi mesi, il dollaro Usa si è progressivamente rafforzato, una tendenza principalmente ascrivibile ai movimenti di risk-off, alla guerra russo-ucraina e ai lockdown in Cina. Tuttavia, Osservando i precedenti storici, più saremo vicini a una recessione, più il dollaro Usa potrebbe indebolirsi rispetto allo yen, all’euro e al franco svizzero.

Metaverso, cosa è accaduto finora?

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di Filomena Ferraioli, Junior Marketing and Communication Specialist di Finanza.tech

2030. Il suono dello smart speaker sveglia Jack che non lavora più in un ufficio dalla pandemia del 2020. Fa una doccia, mangia e si prepara per la prima call della giornata. In realtà non deve propriamente vestirsi dal momento che ha un avatar personalizzato con un’ampia scelta di outfits. Jack indossa le sue cuffie VR, ora non ha più un pc. Ci sono 20 mail vocali a cui risponde dettando le risposte o inoltrando ai colleghi, sempre con comandi vocali. Legge un documento che avrebbe dovuto leggere ieri, in realtà non legge, ascolta. Preferisce impostare la velocità a 1.5x, per risparmiare tempo. Dopo 4 ore sfila le cuffie che dovrebbero essere comode per tutto il giorno, ma in realtà lo affaticano dopo 4-5 ore. La giornata lavorativa è giunta al termine e Jack sceglie la festa a cui andare. Ma prima ha promesso alla sua (vera) mamma di farle visita nella sua casa (virtuale). Inoltre, sta pensando di cambiare auto, vorrebbe una Maserati GT 2005 che costa 50 Bit Dollari che corrispondono a 500 dollari nella vita reale. Ha messo da parte delle crypto che ha guadagnato dal vecchio lavoro virtuale come bartender.

(Racconto di Bobby Elliot)

Come siamo arrivati fin qui?

I cambiamenti tecnologici arrivano ad ondate. Nel 1980 c’è stata l’onda dei computer, nel 1990 quella di Internet e nel 2000 quella dei telefoni. La prossima onda, che stiamo vivendo in pieno, è quella del metaverso. Le onde sono concatenate tra loro: Internet necessita dei computer, i telefoni necessitano di Internet, il Metaverso ha bisogno sia di Internet che dei cellulari.

I meriti dell’invenzione del Metaverso sono da attribuire a Neal Stephenson, (non a Mark Zuckerberg come verrebbe facile pensare) autore del romanzo cyberpunk “Snow Crash” (1990), in cui si parlava di uno spazio virtuale tridimensionale, condiviso, prodotto dalla convergenza della realtà fisica e di uno spazio virtuale sempre attivo. È una sorta di spazio digitale in cui le persone reali coesistono simultaneamente, indossando speciali cuffie e occhiali, e possono interagire attraverso degli avatar.

Semanticamente il termine “Metaverso” è la congiunzione di due parole: meta e verso. La seconda parte è semplice, deriva dalla contrazione di “universo”. La parte del meta, invece, è leggermente più complessa. Vuol dire “in mezzo”, assume l’accezione di “funzione”, di oltrepassare, andare oltre, trascendere. Unendo, dunque, i due termini, Metaverso fa riferimento a “qualcosa che trascende e trasforma l’universo”. Si tratta di un mondo parallelo. Per altri, invece, il metaverso è “una perfetta convergenza di vita fisica e digitale”, come affermato da Cathy Hackl, CEO e Chief Metaverse Officer della società di consulenza Futures Intelligence Group (Fig). In altre parole, così come Internet offre servizi oggi, così il Metaverso offrirà servizi domani, ma in 3D.

I numeri sul Metaverso: investimenti e previsioni 

Secondo una stima di JPMorgan Chase, prima banca ad entrare nel Metaverso, si stanno spendendo miliardi per i beni virtuali: circa 54 miliardi di dollari all’anno, il doppio della spesa annuale per la musica. In una lettera inviata agli azionisti, Jamie Dimon, amministratore delegato della società, ha affermato che “La finanza decentralizzata (DeFi) e la blockchain sono nuove tecnologie reali che possono essere implementate pubblicamente o privatamente, autorizzate o senza autorizzazione”.

Altra previsione interessante proviene da Bloomberg Intelligence che sostiene che il mercato del Metaverso potrebbe raggiungere 800 miliardi di dollari entro il 2024. Con numeri alla mano, Bloomberg Intelligence certifica che questa nuova tecnologia non sia più da considerarsi fantascienza, bensì il futuro di Internet e addirittura una concreta opportunità di investimento nei prossimi anni. Nel complesso, si ritiene che il Metaverso rappresentasse nel 2020 un’opportunità di guadagno di 500 miliardi di dollari (poi cresciuti a circa 800 da qui a tre anni), generando, entro il 2030, un impatto economico globale che potrebbe raggiungere i 5 trilioni di dollari, interessando numerosi settori come e-commerce, gaming, education, retail e banking (stima di McKinsey). Dallo stesso report risulta che nel 2022 siano già stati investiti 120 miliardi di dollari nel Metaverso, più del doppio dei 57 miliardi investiti nel corso del 2021. Inoltre, secondo una stima di Gartner, entro il 2026 una persona su quattro trascorrerà almeno un’ora al giorno nel metaverso.
I pionieri del Metaverso: le prime aziende che hanno investito nella realtà virtuale

La prima a lanciarsi è stata Facebook che il 28 ottobre 2021 ha annunciato il suo rebranding in Meta. Mark Zuckerberg aveva grandi piani. Il ceo di Facebook ha impegnato decine di miliardi di dollari all’anno per i prossimi 5-10 anni. Ha, inoltre, annunciato la creazione di circa 10.000 nuovi posti di lavoro in Europa dedicati al Metaverso nel giro di 5 anni.

In una recente intervista Zuckerberg dichiara che “L’obiettivo, entro la fine del 2030, è quello di connettere oltre un miliardo di persone alla nuova realtà (le quali acquisteranno beni e contenuti digitali) per un valore di almeno 3-4mila miliardi di dollari derivanti da questa economia.” Queste le parole dello stesso Zuckerberg, fondatore di Facebook e ceo di Meta. Il ceo ha spiegato che, in 18 anni alla guida di Facebook, ha notato che le persone cercano “sistemi di comunicazione sempre più espressivi, veloci e ricchi, dagli SMS del 2004 alle foto, video e filmati/reel”. Questo, spiega, non è il punto di arrivo: con intelligenza artificiale e Metaverso è possibile realizzare qualcosa di ancora più coinvolgente, non trattandosi solo di realtà virtuale e aumentata ma di percepire una vera e propria presenza.

Ma Facebook non è la sola.  Poco tempo dopo il lancio di Meta, anche Microsoft, in un evento rivolto alle aziende, ha annunciato i suoi piani per il Metaverso, parlando di spazi personalizzati e immersivi per incontrarsi nel lavoro. Il ceo Satya Nadella al riguardo “Il Metaverso è qui e non sta solo trasformando il modo in cui vediamo il mondo, ma anche il modo in cui vi partecipiamo, dalla fabbrica alla sala riunioni”.

Altra big-tech che ha puntato nello stesso ambito è Nvidia, il colosso americano dei semiconduttori, ma anche la piattaforma di giochi Roblox. Tra le aziende cinesi che si sono mosse nella medesima direzione figurano Byte Dancer, Alibaba e Tencent.

Anche le grandi banche sono entrate nel Metaverso. Da una ricerca di Technology Vision di Accenture, il 67% dei dirigenti delle grandi banche prevede che il Metaverso abbia un impatto positivo sulla propria organizzazione. Il 38% è convinto del fatto che costituirà un punto di svolta o di trasformazione. A battere le altre sul tempo, è stata l’americana JP Morgan, con il suo ingresso su Decentraland, una delle piattaforme più popolari nel Metaverso (tra le altre figurano The Sandbox, Axie Infinity, Roblox, Spatial, Cryptovoxels e Somnium, ognuna con le proprie peculiarità e caratteristiche).

Altra grande banca ad entrare nel Metaverso è la britannica HSBC che ha preferito Sandbox. Tra le pioniere c’è anche la sudcoreana Kookmin Bank, che ha realizzato una banca virtuale in cui il cliente può effettuare operazioni e incontrare il suo consulente; qualcosa di simile proviene anche dalla francese BNP Paribas con la sua app per la realtà virtuale. Tra le banche che sono entrate nel Metaverso, l’unica, per il momento, intenzionata ad abilitare i pagamenti digitali all’interno della piattaforma è la britannica Sokin. Per tale scopo sta costruendo un ambiente digitale proprietario destinato a ospitare i brand di diversi settori, dallo sport alla moda.

C’è dell’altro. Recente è l’annuncio che alcune multinazionali del settore tecnologico e non solo, tra cui Alibaba, Huawei, Ikea, Meta, Microsoft, Sony Interactive Entertainment, ed altre, si sono riunite formando il Metaverse Standards Forum per promuovere lo sviluppo di standard aperti e inclusivi per questa nuova realtà virtuale.

Come sta evolvendo il mondo della finanza relativa al Metaverso? 

Uno dei più importanti contributi alla discussione sul Metaverso proviene da Matthew Ball, venture capitalist statunitense il quale considera questo mondo parallelo come ”La porta di accesso alla maggior parte delle esperienze digitali, una componente chiave di tutte quelle fisiche e la prossima grande piattaforma di lavoro.” Già nel 2021 Ball riteneva il Metaverso come la “nuova” o la “prossima Internet”, un modello 3D di Internet, da cui il grosso seguito e interesse mediatico riscosso. Ancora, Ball sostiene che “il Metaverso altererà il modo in cui distribuiamo e monetizziamo le risorse moderne.”, ma che questo avverrà lentamente, man mano che servizi e capacità  tecniche si integreranno. Ad oggi ci troviamo nel bel mezzo di questo processo e le opportunità nel settore finanziario sono inestimabili. Se il fintech ha rivoluzionato la tradizionale gestione dei servizi finanziari, digitalizzando il digitalizzabile, riducendo, talvolta annullando, tempi e distanze, che effetto avrà il Metaverso su questo settore e come interagirà col fintech? Assisteremo allo scoppio di una bolla o di un’accelerata dell’industria finanziaria? Per il momento sembra che la finanza afferente all’area del Metaverso stia funzionando. Il focus si concentra maggiormente sul mondo degli investimenti. Uno dei servizi attivi sono i Crypto Token Metaverse, che hanno acquisito popolarità tra gli investitori e che registrano ampi margini di crescita e di guadagno. Tra le crypto più interessanti figurano Sand, Gala, Enj, Mana, Axs, rispettivamente operanti su Sandbox, Gala Games, Enjin, Decentraland, Axie Infinity. Altro servizio fruibile nel mercato parallelo riguarda la compravendita di azioni legate al Metaverso. Parlare di azioni Metaverso significa parlare di azioni associate a titoli di società quotate che risultano, ad oggi, collegate o inserite del Metaverso. Tra queste rientrano sicuramente Nvidia (NVDA), Meta (FB), Autodesk (ADSK), Shopify (SHOP), Fastly (FSLY), Roblox (RBLX), Amazon (AMZN), Microsoft (MSFT). Tra i principali broker autorizzati per acquistare azioni nel Metaverso ci sono Etoro, Plus500, Capex, Trade.com, Freedom24. Altro business redditizio si basa sulla compravendita di terreni NFT, che costituisce una strategia di diversificazione del portafoglio investimenti. Notevole è il caso di Bored Ape (una raccolta di Non Fungible Token costruita sulla  blockchain di Ethereum, con una collezione di NFT, connubio tra il Metaverso e il mercato immobiliare) che in un solo giorno ha venduto più di mezzo miliardo di dollari di terreni NFT sul Metaverso, mandando in tilt il sistema Ethereum. Un successo, questo, però a rischio bolla, in effetti, ha attirato la malavita cibernetica che è riuscita ad accedere all’account Instagram di Bored Ape, rubando NFT del valore di milioni di dollari. Ma non solo, tra i servizi finanziari derivanti dal Metaverso, non possiamo non citare, oltre alla possibilità, finora descritta, di effettuare pagamenti in valuta digitale, anche il possibile impiego della realtà virtuale (VR) e aumentata (AR) in istituti finanziari e banche al fine di fornire un servizio migliore sia internamente (formazione per i dipendenti) sia esternamente con clienti e potenziali tali. Di recente istituzione è Metaverse 4 Finance Accelerator, il programma italiano di accelerazione per la finanza nel Metaverso, che abbiamo presentato in precedenza in questo articolo. Realizzato da Dpixel, il Venture Incubator del gruppo Sella, con il supporto di Ogr Torino, che ha l’obiettivo di individuare startup nazionali ed internazionali nell’ambito del Metaverso applicato alla finanza e sostenere la crescita.

Tiriamo le somme

Come per qualsiasi innovazione tecnologica che si rispetti, abbiamo parlato dei cosiddetti early adopter, quella nicchia di primi arrivati che, precedendo tutti gli altri sul mercato, hanno vestito la parte di pionieri, scegliendo di investire nel nuovo mondo virtuale. Ma perchè l’hanno fatto? Entrare nel Metaverso significa svecchiare il proprio brand, intercettare nuovi target di consumatori e, successivamente, costituire il punto di partenza per penetrare il segmento delle criptovalute e degli NFT. Inizialmente e, quasi fisiologicamente, c’è stata più visione che sostanza. Ma, come abbiamo appena analizzato, le condizioni e gli asset in ballo sono in espansione e sempre più intrecciati con l’effettiva realtà. Tra chi pensa che sia una bolla pronta a scoppiare e chi crede fortemente nel progetto, il Metaverso sta già registrando un business da centinaia di miliardi di euro, coinvolgendo anche il mercato azionario. Quindi, riprendendo la logica semantica alla base della parola Metaverso, definito come quell’elemento che trascenderà e trasformerà l’universo, sarà davvero così? Probabilmente no, ma sicuramente questo nuovo mondo parallelo cambierà il mondo.

Letta vira verso Conte?

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di Alfio Krancic

Io sapevo che il responsabile della caduta di Draghi era stato Giuseppi. Di rinterzo poi si era messo di mezzo anche il CDX. Ora invece, per recuperare il M5S, la colpa della caduta del Drago la si fa ricadere sul “russo” Salvini. Conte quindi è innocente e può rientrare nel “Campo Largo”. E’ solo un’ipotesi, ma chissà?…

 

LE RIVELAZIONI: Mosca a Salvini: “I tuoi ministri hanno fatto cadere Draghi?”. Gabrielli prende le distanze | Video Letta: “Putin dietro la crisi di governo?”

L’egemonia sub-culturale della sinistra

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di Marcello Veneziani

O noi o la Meloni, ripete Letta in versione tigrata. Un tempo la contrapposizione politica tra i due poli aveva una linea di confine: quelli di sinistra avevano un pensiero politico alle spalle, un’ideologia su cui fondavano l’egemonia culturale, nutrita da intellettuali; gli altri, invece, dai democristiani alle destre, dai berlusconiani ai leghisti, dai moderati ai conservatori, erano i pragmatici, che puntavano diritti sulla realtà, sui fatti, sulla pancia, sulle condizioni reali di vita. Il pensiero politico ha attecchito sempre poco alla politica di centro, di destra o di anti-sinistra. Il pregio e il limite della sinistra era l’approccio politico mediato dalla cultura, dagli intellettuali, dai temi ideologici.

Oggi, il retropensiero della sinistra non è un pensiero, non c’è una cultura politica alle spalle, gli intellettuali non contano nulla, spesso le menti migliori sono in dissenso sui temi cavalcati dai dem, dalle misure restrittive sulla pandemia all’interventismo militare filo-Nato, dall’insistenza ossessiva sui cavalli di battaglia del politically correct alla perdita di ogni visione sociale.

Spariti i grandi temi che facevano della sinistra la forza politica più vicina ai ceti proletari e operai, perdute le visioni politiche e sociali che caratterizzavano la lotta politica, cancellata ogni residua critica al sistema capitalistico e al modello occidentale, cosa è rimasto oggi nella sinistra, qual è la sua spina dorsale, il suo asse culturale, il perimetro dei suoi valori non negoziabili?

La difesa a oltranza dell’Unione Europea, il filo-atlantismo e la subalternità assoluta alla Nato e ai Dem americani, la difesa delle oligarchie e degli assetti di potere vigenti, la subalternità della politica alla tecnofinanza. Tutto questo ha un nome che è una password: la dragocrazia. Vista l’impossibilità di prevalere con una candidatura politica di sinistra, si rifugiano dietro il volto “neutrale” del Commissario straordinario, nel nome dell’Emergenza e del grido di guerra “Ce lo chiede l’Europa”. E’ quello che alcuni a sinistra denunciano come la riduzione del messaggio politico democratico e progressista al Verbo di Calenda e alle sue priorità draghiane.

Sul piano sociale e civile, la priorità effettiva della sinistra è il catechismo del politically correct, a partire dai temi legati ai sessi. Proprio ieri con grande, accorato dolore, la sinistra parlamentare con la sua stampa piangeva come se fosse una sciagura storica la mancata approvazione di una norma “inclusiva” sulla parità di genere, bocciata dal Senato grazie al prevalere del centro-destra. Era un provvedimento lanciato da una senatrice grillina e sostenuto da tutta la sinistra. La battaglia campale era, per spiegarci, su “il presidente” o “la presidente”, o sul “sindaco” e la “sindaca”. Che oltre ad essere una questione del tutto priva di sostanza e d’incidenza nella vita reale delle persone, ha solo una ricaduta ideologica e feticistica funzionale ai movimenti femministi e lgbtq+.

Infine, il terzo elemento ideologico su cui si fonda la sinistra odierna è la ripresa virulenta dell’antifascismo, ma di un antifascismo esagitato e puerile, di cui portavoce sono i quotidiani padronali de la Repubblica e del suo fratello minore torinese, e il loro vecchio cugino milanese, il Corriere. Con la benedizione di Mattarella. Ma a differenza del passato, quando c’era pur nella visione ideologica manichea e militante dell’antifascismo, uno sforzo di storicizzazione con argomentazioni derivate dalla ricerca storica, l’attuale antifascismo è solo viscerale, “di pancia”, allergico, basato sull’insulto, l’anatema e la demonizzazione. Il fascismo è ridotto a romanzo criminale e Mussolini a delinquente. Passi indietro non solo rispetto alla ricerca storica seria, quella alla De Felice per intenderci; ma anche rispetto alla storiografia antifascista più schierata, che almeno articolava un discorso storico e non ne faceva una questione di cronaca nera o di pura criminalità. E questa caricatura criminale del fascismo viene estesa senza una minima riflessione e mediazione culturale al centro-destra attuale, in totale continuità.

Dunque riduzione della politica a periferia delle oligarchie, draghizzazione della sinistra, riduzione del messaggio sociale alle idiozie del politicamente, sessualmente e lessicalmente corretto; più l’antifascismo al ketch-up, ignorante e sanguinolento. Qual è alla fine il risultato di questa nuova linea? L’avvento dell’egemonia deculturale della sinistra. Non più egemonia fondata sulla cultura organica e militante, però almeno erudita e pensante; ma egemonia fondata sulla deculturazione di massa, in cui la politica, la cultura, il dibattito delle idee, i percorsi di pensiero, vengono imbarbariti e ridotti a mere caricature. E’ nata l’egemonia sub-culturale della sinistra.

Negli anni scorsi la sinistra ha perso la sua anima popolare e proletaria, la sua critica al capitalismo, riducendosi a un radicalismo da ztl, snob e presuntuoso; ora si completa il processo e la sinistra diventa un centro di potere culturale privo di cultura, di pensiero politico, di elaborazione delle idee. Resta il potere sulla cultura al posto del potere della cultura. Gli ideologi sono gli influencer o i conduttori televisivi. Sparisce non solo Gramsci, ridotto a una caricatura liberale, una specie di personaggio da fumetto; ma perfino Eco viene sostituito da Veltroni, Asor Rosa e Cacciari da Fedez e Ferragni…

Insomma l’antico gap culturale tra destra e sinistra è stato finalmente abbattuto, ma la parificazione è avvenuta al ribasso: nel senso che anche la sinistra non ha più un orizzonte culturale, uno straccio di pensiero politico. Sicché alla destra resta una maggiore aderenza alla realtà, o almeno al gergo della realtà; alla sinistra manco quello. La sua egemonia mafiosa sulla cultura vige ancora ma sul piano dei contenuti è ridotta a un asterisco… Bella ciao.

 La Verità (29 luglio 2022)

Fonte: http://www.marcelloveneziani.com/articoli/legemonia-sub-culturale-della-sinistra/?fbclid=IwAR2KMjgNSgI1NwuFKasr4GWBsUi_EyDRT1WmW7bFPGEzTWEHSLA-yPHW_oU&fs=e&s=cl

Usa in recessione tecnica: è solo l’assaggio della crisi, il peggio arriverà nel 2023

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di Mariangela Tessa

Nuovi forti segnali che l’economia Usa rischia pesantemente la recessione. Ieri la prima lettura del Pil del secondo trimestre ha segnato un contrazione su base annuale dello 0,9% (-1,6% su base trimestrale). Si tratta della seconda crescita negativa consecutiva.
I dati, in assenza di revisioni, evidenziano quantomeno una la recessione tecnica (due trimestri di fila con Pil in calo). E, stando agli annali, l’unico caso di sei mesi di battute in ritirata del Pil che non sono diventate recessione risale al 1947.

Pil Usa peggiore delle attese

L’aspettativa era per un dato debole, frenato principalmente dalle scorte. Tuttavia, i dati hanno evidenziato, oltre a un ampio contributo negativo delle scorte, che hanno sottratto due punti all’andamento del Pil, anche un netto indebolimento della domanda finale domestica privata, invariata su base trimestrale. Sull’attività economica recente hanno pesato flessioni nelle scorte delle aziende. In forte calo anche anche gli investimenti immobiliari residenziali, scesi del 14%, e tagli nella spesa pubblica. La spesa per i consumi, che vale oltre due terzi dell’output, ha frenato bruscamente all’1%, con gli americani vittime di un’inflazione che nell’intero trimestre ha marciato dell’8,6%.

Il presidente americano Joe Biden nega che il Paese sia avviato a una pericolosa crisi: “Non è una sorpresa che l’economia stia rallentando mentre la Federal Reserve interviene per combattere l’inflazione. Ma anche davanti a storiche sfide globali siamo sul giusto cammino e supereremo questa fase di transizione più forti e sicuri”.

Il commento degli analisti sulle recessione Usa

Come fanno notare gli analisti di Intesa Sanpaolo, “con i dati correnti, l’economia Usa è in una fase di significativa debolezza, che però non si può definire (per ora) una recessione, alla luce della continua espansione dell’occupazione e dell’andamento del reddito più positivo rispetto a quello del PIL, almeno fino al 1° trimestre (ultimo dato disponibile). Le implicazioni dei dati del Pil per la politica monetaria sono miste. Infatti, a fronte della delusione sulla crescita della domanda finale domestica privata, si è registrato un andamento dell’inflazione in ulteriore aumento, con pressioni per il proseguimento dei rialzi dei tassi. Per ora prevediamo che la Fed mantenga la rotta di restrizione monetaria, ma l’incertezza è aumentata in misura significativa. La svolta ciclica è comunque ormai avviata”.

Anche per Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte, “negli Usa la recessione è probabile nel corso del 2023, come anticipato dalla curva dei tassi, invertitasi ad inizio aprile e poi di nuovo e più marcatamente a luglio (2/10 anni). Escludo la recessione Usa nel 2022 se non tecnica. Mi spiego: la vera recessione comporta da manuale caduta del reddito e dell’occupazione, fenomeni che dovremmo vedere più realisticamente nel 2023. La recessione tecnica che potremmo vedere nel 2022 potrebbe invece essere una recessione solo simbolica, ossia rallentamento della crescita ma mercato del lavoro ancora forte”.

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