Novità librarie: “Contro il nostro tempo” e “Il bavaglio europeista”

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L’estate è tempo anche di vacanze e di riposo. Cosa c’è di meglio di un buon libro? I libri possono essere ordinati al medesimo prezzo anche presso “Christus Rex – Traditio” all’indirizzo: info.traditio@gmail.com

Segnalazione Edizioni di Ar

CONTRO IL NOSTRO TEMPO
De Rosa, Stefano
Settimo Sigillo, 2016
Con il renzismo si è divaricata la forbice tra Istituzioni e ragioni popolari, si è accentuata la distanza fra Governo e governati. Il cortocircuito politico, sociale e culturale provocato da anni di potere dilettantesco ha raggiunto vertici inquietanti. Le coscienze individuali sono state cloroformizzate dalle “armi di distrazione di massa”, gli slogan renziani – rottamazione, velocità, semplificazione – hanno obnubilato l’opinione pubblica. Fino al punto che l’erosione dello Stato sociale, passata attraverso la riforma delle pensioni e quella del diritto del lavoro, non ha provocato reazioni apprezzabili. Renzi ha sostituito alla dicotomia destra – sinistra un blocco di potere, che tutela i propri interessi con furbizia e improvvisazione. Dopo la Brexit, il referendum costituzionale d’ottobre darà al popolo italiano l’opportunità della Rexit.
Novità in libreria, 88 pagine, 10 €.

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Consoli, Zonin e il gioco dello scaricabarile

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di Alessio Mannino

Quattro dubbi (con qualche certezza) sull’affaire BpVi-Vb dopo l’arresto dell’ex ad della banca trevigiana

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L’ex dominus di Veneto Banca, Vincenzo Consoli, arrestato ai domiciliari; il suo omologo in Banca Popolare di Vicenza, Gianni Zonin, no. Al primo son stati sequestrati beni milionari, al secondo neanche un soprammobile. Con l’azione della Procura romana di ieri, il numero degli indagati per ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio sale in tutto a quindici, compresi gli ex presidenti Flavio Trinca e Francesco Favotto, ex sindaci e una serie di imprenditori che sarebbero stati favoriti col «piacerino» di finti acquisti di bond e “finanziamenti baciati” per permettere la ripatrimonializzazione imposta dal torchio Bce. Con l’avviso di garanzia a fine luglio, la Procura di Vicenza ha allargato a 8 gli indagati per le stesse ipotesi di reato, comprendendo, oltre a Zonin, all’ex dg e ad Samuele Sorato, a due ex consiglieri d’amministrazione e due ex dirigenti, un altro dirigente e due altri ex componenti del cda, fra cui il presidente di Confindustria Veneto, Roberto Zuccato. A Montebelluna, sede centrale dell’istituto trevigiano, i cittadini (soci e clienti) brindano al giro di vite giudiziario, dopo un anno e mezzo di indagine. A Vicenza, i cittadini soci e clienti masticano ancora una volta amaro perché identica sorte non é toccata a Zonin.

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Verona e Vicenza, soldi dal Qatar ai centri islamici

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Una Ong del paese del Golfo (accusato di legami con l’Isis) finanzia i luoghi di culto in Italia. Ma l’imam veneto respinge ogni sospetto. E rilancia: «moschee nel paesaggio italiano come le chiese»

Kamal Layachi

Nei giorni scorsi la stampa italiana si é occupata, a proposito dell’idea del governo francese di bloccare i finanziamenti di Stati arabi alle moschee, degli investimenti religiosi del Qatar in Italia. Su Libero del 30 luglio, ad esempio,  un articolo di Andrea Morigi (“Gli stessi che finanziano i terroristi pagano anche le moschee italiane”) dava voce anche a Giacomo Stucchi, presidente leghista del Copasir, il comitato parlamentare di controllo sull’intelligence: «Siamo preoccupati della vicinanza della Qatar Charity a esponenti dell’Islam più radicale… la Fondazione Qatar Charity è stata riconosciuta dal governo degli Usa come uno dei soggetti finanziatori di Al-Qaeda e nel 1997. Lo stesso Osama Bin Laden ricevette del denaro da parte di questa Ong».

In generale, il Qatar é accusato di finanziare l’Isis in Siria e Iraq, in funzione anti-siriana e anti-iraniana. E il tassello qatariota é solo uno fra quelli che compongono il mosaico: c’é anche quello saudita e quello kuwaitiano. La Qatar Charity Foundation é una delle più potenti Ong del mondo arabo, che ha lanciato un programma di interventi a sfondo sociale (denominato “Gaith”, “pioggia”), che «mira a introdurre la cultura islamica e a rafforzarne la presenza nelle comunità occidentale e del mondo in generale», tramite scuole e centri islamici. Il suo presidente é l’emiro Hamad Bin Nasser Bin Jassim Al Thani, ex ministro dell’Interno qatariota e membro della famiglia reale. Alcuni think tank come il Clarion Project o il Washington Institute for Near East Policy sospettano legami con l’area terroristica. Altri analisti a stelle e strisce vedono invece positivamente l’organizzazione. L’argomento è dibattuto e in Italia e lo hanno affrontato con particolare efficacia, fra gli altri, lo storico Franco Cardini sul piano dell’analisi e un’inchiesta di Valentina Colombo su La Nuova Bussola.

Tra i centri finanziati da Qatar Charity, secondo Libero, ci sono anche due centri islamici  veneti, Verona (dove la comunità più numerosa si raduna in via Bencivenga Biondani, in zona Galtarossa) e Vicenza (dove il punto di riferimento é nel centro di via Vecchia Ferriera). Kamel Layachi, imam delle comunità islamiche del Veneto che da giorni si sgola ribadendo che l’Islam è incompatibile col terrorismo e nel farlo porta il cordoglio della sua comunità per il recente atto terroristico avvenuto in Normandia, spiega: «noi comunità islamiche organizzate siamo la parte più attenta a non avere a che fare con finanziamenti di natura illecita, anche perché saremmo i primi ad essere danneggiati. Se poi c’è qualcuno, dal giornalista al semplice cittadino che ritenga che vi siano delle irregolarità nelle attività finanziarie delle comunità islamiche in Italia, dovrebbe informare la magistratura. Se nessuno sino ad oggi si è preoccupato di muoversi in questa direzione nonostante Qatar Charity sia presente in Italia da tanti anni, finanziando diverse sedi delle associazioni islamiche in Italia, nonostante il governo sia puntualmente informato, allora qualcosa vorrà ben dire».

Non rinunciando ad un sottile velo d’ironia, Layachi puntualizza: «Proprio al centro islamico di Vicenza recentemente hanno fatto visita (per la ristrutturazione, a cui la Qatar Charity avrebbe contribuito con 900 mila euro, ndr) il prefetto berico Eugenio Soldà assieme ai rappresentanti della questura nonché delle altre forze dell’ordine. C’era il presidente del consiglio comunale Federico Formisano, l’assessore al sociale Isabella Sala, assieme con i rappresentanti della diocesi. Per non parlare della presenza dei vertici di Qatar charity come della rappresentanza diplomatica qatariota. Ma di che cosa stiamo parlando? Si tratta di informazioni trasparenti pubblicate sul sito del centro islamico berico che posta on-line anche i sermoni del venerdì, tutto alla luce del sole».

Potrebbe sorgere il dubbio che dietro tutto questo attivismo ci sia la volntà di non prestare il fianco a chi pensa le comunità islamiche siano chiuse in sé stesse, magari con qualche aspetto di opacità? «Certamente la trasparenza per noi è importante. Ma per noi lo è ancora di più che le persone sappiano che ci consideriamo italiani al 100%. Siamo ormai di seconda generazione, viviamo nel Veneto, qui lavoriamo, sentiamo la Costituzione come nostro valore. Inoltre consideriamo la origine abramitica del nostro credo come un altissimo ambito di valori comuni con i fratelli ebraici e cristiani. Con questi ultimi poi c’è il forte legame dato dalla importanza nelle scritture coraniche della figura Vergine Maria, una figura chiave per noi come per il mondo cristiano e cattolico in particolare».

In che modo allora il finanziamento di origine estera a favore delle comunità islamiche italiane, e venete in particolare, può giocare un ruolo di influenza rispetto alla normale dialettica interna ad ogni credo religioso? Non mancano i commentatori i quali ritengono, per esempio, che chi elargisca finanziamenti tanto cospicui, tenda a far pesare la sua interpretazione della dottrina in modo più o meno evidente: basti pensare al sunnismo e ai suoi vari orientamenti di origine saudita (wahabismo) rispetto al ramo sciita minoritario nel mondo islamico.

Layachi non si tira indietro ed ammette: «Questo è un tema di cui è importante parlare. Io ritengo che i finanziamenti che giungono dalle comunità locali siano di gran lunga preferibili rispetto a quelli che giungono dall’estero, perché solo con questi si rischia di rendere le comunità un po’ chiuse e assai autoreferenziali. Per tale ragione è necessario avviare con lo Stato un dialogo anche sull’8 per mille». L’imam conclude con un’idea molto forte: «la moschea di una città italiana deve diventare il profilo riconoscibile come quello della chiesa, del campanile, del municipio, del mercato rionale, della piazza, nell’ottica di una autentica comunità». Una sorta di genius loci. Islamico, e non più solo tradizionalmente cattolico.

 

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Congresso mondiale ebraico “Francesco è uno dei più stretti alleati che gli ebrei hanno oggi “

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Il World Jewish Congress (WJC), il Congresso mondiale ebraico, accoglie la visita del Pontefice ai campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau come «un segnale forte» contro l’odio e plaude alla scelta di Francesco di non pronunciare discorsi ufficiali per fermarsi in silenziosa preghiera. «Anche se non ci sono lapidi – scrive oggi in una nota il presidente del WJC, Ronald S. Lauder – questo è il più grande cimitero ebraico del mondo. È anche uno dei luoghi più orribili del pianeta, e abbiamo ritenuto opportuno che Papa Francesco non abbia pronunciato un discorso durante la sua visita ed abbia invece scelto di fare una preghiera silenziosa insieme agli oltre 1.000 sopravvissuti e rappresentanti provenienti da tutto il mondo, per rendere omaggio ai 1,1 milioni di uomini, donne e bambini uccisi al campo. Auschwitz – prosegue Lauder – è un richiamo eterno di ciò che può accadere quando si consente all’odio di ingigantirsi, quando il mondo rimane in silenzio di fronte al male e guarda dall’altra parte i crimini indicibili che vengono commessi nelle vicinanze».

«Papa Francesco è uno dei più stretti alleati che gli ebrei hanno oggi nella lotta contro l’antisemitismo, il fanatismo e l’odio. Lui è un vero amico del popolo ebraico, un uomo che si protende verso gli altri e li abbraccia. Mai nel corso degli ultimi 2000 anni le relazioni cattolico-ebraiche sono state così strette. Lo ringraziamo per essere andato ad Auschwitz. La sua visita invia un segnale importante al mondo perché questo capitolo buio della storia non sia mai dimenticato e la verità su quello che è successo sette decenni fa non sia offuscato”. Facendo riferimento all’uccisione del sacerdote francese, Jacques Hamel, all’inizio di questa settimana, così come agli altri atti terroristici che hanno avuto luogo in tutto il mondo, Lauder aggiunge: “Questo attacco brutale in un luogo di culto, nei confronti di un anziano sacerdote, è stato uno shock per tutti noi. La piaga del terrorismo, il fanatismo e l’intolleranza non potranno esseri sconfitti se non siamo uniti».

«Le uniche parole di Francesco pubbliche risonate sono state il salmo 130 e la preghiera ebraica Kaddish…

(GIORGIO BERNARDELLI)
Da una parte all’altra del mondo nelle comunità ebraiche appare unanime la soddisfazione per la visita compiuta oggi da papa Francesco ad Auschwitz e – in particolare – per la sua scelta di sostare in silenzio nel luogo considerato il cuore della Shoah, già salutata con favore nei giorni scorsi dalla presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane Noemi Di Segni. «Sobrietà» è la parola chiave che rimbalza sui siti di informazione in Israele nelle cronache dedicate alla mattinata di Bergoglio ad Auschwitz, insieme a grandi immagini del Papa raccolto in preghiera.
Ronald Lauder, il presidente del World Jewish Congress, definisce l’evento di oggi «un segnale forte contro l’odio». «Non pronunciare un discorso durante la visita – scrive in una nota rilanciata in Italia da Moked, il portale dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane – si è rivelata una scelta opportuna, così come pregare in silenzio insieme a chi oggi con lui, in quei luoghi, rendeva omaggio alla memoria degli uomini, delle donne e dei bambini uccisi nel campo. Auschwitz è un monito permanente di ciò che può accadere quando si consente all’odio di ingigantirsi, quando il mondo rimane in silenzio di fronte al male e guarda dall’altra parte i crimini indicibili che vengono commessi nelle vicinanze».
Lauder definisce anche papa Francesco «uno dei più stretti alleati che gli ebrei hanno oggi nella lotta contro l’antisemitismo, il fanatismo e l’odio. Mai nel corso degli ultimi duemila anni le relazioni tra di noi sono state così strette. Ringraziamo il papa per essere andato ad Auschwitz. La sua visita invia un segnale importante al mondo perché questo capitolo buio della storia non sia mai dimenticato e la verità su quello che è successo non sia offuscata».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche rav David Rosen, il direttore per gli affari interreligiosi dell’American Jewish Committee e protagonista di tante iniziative di dialogo con il Vaticano. «Questa vista – ha dichiarato al Jerusalem Post – è stato un importante pro-memoria per il mondo su quanto profonda possa essere la mancanza di umanità e su come la storia ebraica testimoni questo fatto in una maniera unica».
Anche Rosen sottolinea la scelta del silenzio compiuta da papa Francesco: «Le uniche parole pubbliche risonate sono state il salmo 130 e il Kaddish, evidenziando il significato propriamente ebraico di questo luogo». «Nella tradizione ebraica – ha aggiunto ancora – una cosa che si ripete tre volte è una chazakah (una consuetudine che acquisice un valore legale, ndr). Adesso sono ben tre i Papi che hanno visitato Auschwitz e credo che da ora in poi diventerà un passaggio obbligato in ogni itinerario papale». «Soprattutto – conclude Rosen – la preghiera silenziosa è stata un’espressione eloquente di come dove le parole falliscono di fronte a simili eventi, il silenzio parla in maniera ancora più potente».
Anche Arutz Sheva, il sito di informazione più vicino al mondo dell’ebraismo religioso in Israele, racconta con dovizia di particolari la tappa di papa Francesco ad Auschwitz. E sulla scelta del silenzio rilancia una riflessione proposta alla vigilia della visita dal rabbino capo di Polonia Michael Schundrich. «Spesso la gente va ad Auschwitz e poi tiene in silenzio questi orrori per il resto della propria vita. Invece è una volta che si lascia Birkenau che occorre impegnare il resto della propria vita a gridare e lottare contro ogni genere di ingiustizia».

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Tutti i legami dei Grande Aracri: la cosca arriva a Verona

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di Sara Donatelli


I GRANDE ARACRI A VERONA
L’inchiesta Aemilia, insieme ad altre inchieste “gemelle” (come ad esempio Kyterion in Calabria), ha fatto emergere non solo lo  spessore criminale della Cosca Grande Aracri ma ha posto l’accento sulle sue capacità di tessere rapporti con diversi ambienti, siano essi politici, massonici, economici e persino religiosi. Focalizzando la nostra attenzione sui rapporti tra la cosca cutrese e il mondo economico, vediamo come, leggendo le carte del processo Aemilia, il clan Grande Aracri sia stato in grado di entrare anche nel mondo del business immobiliare veronese.

L’AFFARE RIZZI
In questo scenario si colloca la vicenda inerente all’affare del “Fallimento Rizzi”, che riguarda l’acquisizione dei beni della Rizzi Costruzioni s.r.l, una grande azienda fallita il cui procedimento era gestito dal tribunale fallimentare di Verona. Nell’ordinanza si legge che “l’organizzazione ‘ndranghetista emiliana intravede, dall’eventuale acquisizione dei beni immobili fallimentari e delle aree ex industriali ubicate tra la Gardesana e Verona, la possibilità di ricavare ingenti introiti, ammontanti a diversi milioni di Euro, che deriverebbero dalle vendite degli immobili in acquisizione (per alcuni beni infatti risultano interessati dei compratori “russi” non meglio identificati)”. E ancora “L’operazione dimostra la capacità di penetrazione anche in contesti diversi da quello emiliano, come quello veronese, coinvolgendo settori dell’imprenditoria come Moreno Nicolis – che dispone di contatti anche con l’Amministrazione comunale scaligera – e altre organizzazioni criminali come la famiglia Galasso”. Non solo il clan Grande Aracri, dunque. Ma altri protagonisti le cui storie e i cui nomi si intersecano e convergono tutti nella medesima vicenda. Al tavolo della trattiva (durata sei mesi, dal dicembre 2011 al maggio 2012) si siedono mafiosi, imprenditori, professionisti e persino politici. A spartirsi il bottino, due “gruppi”: quello emiliano (rappresentato inizialmente da Antonio Gualtieri e Francesco Lamanna, esponenti del clan Grande Aracri) e quello veronese (la famiglia Galasso-Larosa, riconducibile al clan Facchineri). Insieme al “gruppo emiliano” abbiamo tre tecnici: Roberta Tattini, Giovanni Summo e Mauro Sgarzi. In mezzo, Moreno Nicolis, imprenditore veronese, chiave d’accesso per entrare in contatto con l’amministrazione comunale veronese. Ai margini, infine, il vicesindaco e il sindaco di Verona, Vito Giacino (condannato in appello 3 anni e 4 mesi) e Flavio Tosi. Della vicenda del fallimento Rizzi ne ha lungamente parlato il Maresciallo Dubrovich (chiamato a deporre al processo Aemilia) che ha riconosciuto in Nicolis il “soggetto che ha permesso al  sodalizio emiliano di avvicinarsi alla zona veronese per fare affari”. Ed è lo stesso Dubrovich che, parlando proprio dell’affare Rizzi, afferma come questo “doveva essere la più importante operazione finanziaria trattata da Gualtieri”. A dare l’input, dunque, è Moreno Nicolis che prospetta ad Antonio Gualtieri il progetto di acquisizione del patrimonio immobiliare derivante dal fallimento Rizzi Costruzioni s.r.l. Inizia la complessa trattativa.

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C3 International, la Calabria nel mondo (e a Verona)

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Scorrendo la lista dei componenti di un’associazione di promozione culturale, si scoprono tanti nomi molto ben posizionati

Peppino Accroglianò

di Matteo Castagna

La Calabria è una terra bellissima del Mezzogiorno d’Italia, e i calabresi un popolo che, come tutti, ha i suoi difetti e pregi. C’è chi si é organizzato per fare da punto di riferimento per le comunità sparse nel Nord Italia e nel mondo. Smanettando su internet, si incappa nel sito della “C3 International – Centro Culturale Calabrese” (www.c3international.it), che quest’anno compie trent’anni. In alto, cliccando su “Comitato d’Onore”, si trovano uomini pubblici e delle istituzioni di vario livello. Una lista politicamente molto interessante.

Il primo nome che salta all’occhio è quello del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri. Ex Alleanza Nazionale ed ex delfino di Gianfranco Fini. E per tanti anni amico e compagno di partito dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno (inabissatosi politicamente dopo l’inchiesta su Mafia Capitale), il quale, dal maggio 2011, aveva come vicecapo di gabinetto la dottoressa Anna Bottiglieri. A quel tempo la Bottiglieri, oggi vicecapo di gabinetto del Ministero dei beni Culturali, era anche giudice della prima sezione del Tar del Lazio.

Nome di spicco é quello del calabresissimo Corrado Calabrò, già presidente del Tar del Lazio, poi presidente dell’Autorità per le Comunicazioni (Agcom) e quindi Presidente Onorario del Consiglio di Stato dal 2009, organo importantissimo, addirittura il «vero governo ombra di questa Repubblica», secondo il magistrato Alessio Liberati (Il Fatto Quotidiano, 28 maggio 2012). Ne sa qualcosa l’avvocato Fabio Salvadori, veronese ma vicentino di nascita, già nella segreteria del sindaco veronese Flavio Tosi nel primo mandato Tosi (2007-2012), che era stato fatto decadere da ogni ruolo in Agcom con firma del presidente Calabrò nel 2006. Il provvedimento, impugnato davanti al Tar del Lazio, vi rimase fermo per 8 anni. All’appello, il Consiglio di Stato emette una sentenza di “manifesta infondatezza” in soli 20 giorni, fatto alquanto raro. (Fra l’altro, vicesindaco di Tosi dal 2007 al 2008 è stato un ex commissario Agcom, dal 1998 al 2005: Alfredo Meocci).

Ma la vera passione della pattuglia calabrese va alla comunicazione. Scorrendo la lista della C3 International troviamo il cosentino Francesco Posteraro, avvocato, pure lui consigliere di Agcom. Dal punto di vista politico, risulta un fedelissimo dell’onorevole Lorenzo Cesa, segretario Udc, già delfino di Pierferdinando Casini (improvvidamente divorziatosi da Azzurra Caltagirone), con una fedina penale piuttosto opaca. Posteraro in Agcom è competente a controllare anche il settore poste. Le cronache recenti mettono in risalto la stretta vicinanza tra la cosiddetta “area popolare” (Udc, Ncd e altri) e le Poste, se consideriamo quanto già emerso in merito alle assunzioni dei parenti del segretario Ncd (e ministro degli Interni), Angelino Alfano.

Riccardo Capecchi, certamente professionista capace, è divenuto dall’aprile scorso segretario generale di Agcom, giungendo da Poste Italiane. Sempre in Agcom è arrivato da pochi mesi, come responsabile del servizio giuridico, Claudio Contessa, già consigliere di Stato, ex capo-ufficio legislativo dell’ex ministro più amato dagli esodati e pensionati italiani, la lacrimosa Elsa Fornero.

Il calabrese (ma da tanti anni a Verona) Giovanni Pompei Forte, politico di vecchia data, si è occupato, tra l’altro, di invitare il 12 gennaio 2011 l’allora dirigente alla segreteria del sindaco Tosi per una serata di presentazione di un libro di Calabrò al teatro Camploy, con la presenza di altri illustrissimi membri della C3 International (presidente in testa). La figlia di Pompei Forte, Katia Maria, è consigliere comunale della Lista Tosi, ora partito del “Fare!”. La ricordiamo citata nel corso della puntata Report su Rai3 del 7 aprile 2014, che dava conto di una cena a cui era presente in un ristorante di Crotone (ne scrisse anche il quotidiano veronese L’Arena), col sindaco scaligero all’epoca in campagna elettorale. Presenziavano anche l’imprenditore crotonese Raffaele Vrenna (su cui ha gli occhi addosso la Direzione antimafia di Catanzaro) e l’ex presidente della Provincia di Crotone, Stanislao Zurlo.

Un altro uomo importante della C3 International è il commendator Gerardo Smurra. Chi é Gerardo Smurra? Il patron di un gruppo di auto-pullman composto dalla Simet di Rossano Calabro e dalla ditta veronese Autoservizi Pasqualini, quest’ultima un «un ottimo rapporto» con Aptv (controllata di Comune e Provincia di Verona del settore trasporti, oggi Atv). Amministratore unico di Aptv è stata Patrizia Dusi, già compagna del fido autista di Tosi, tal Idelmo Benedetti (patente ritirata da qualche mese per eccesso di velocità). A proposito: Flavio Tosi da tempo sta cercando di aggregare un polo moderato centrista, si veda ad esempio l’ultimissima liason con Alfano sul Sì al referendum costituzionale.

Altro pezzo da novanta della C3 International è Andrea Monorchio, per una vita Ragioniere Generale dello Stato, ex vicepresidente della Banca Popolare di Vicenza con Zonin. Dimenticavamo: presidente della C3 International é l’onorevole Peppino Accroglianò (nella foto da www.c3international.it), ex deputato democristiano (e zio di Antonella Accroglianò, la “dama nera” dell’Anas, a suo tempo arrestata per questioni di tangenti). Completano la lista dei nomi eccellenti Vicenza Busa, presidente del Gruppo Equitalia, Ernesto Carbone deputato Pd (quello del “ciaone”), Antonio Catricalà (ex presidente dell’Autorità per la Concorrenza e prima ancora segretario generale Agcom), il famoso produttore cinematografico Fulvio Lucisano e niente meno che Leon Panetta, segretario alla Difesa degli Usa. (ex capo della C.I.A., n.d.r.)

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