Benvenuti nella vostra “democrazia delirante”

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di Joel S. Hirschhorn

Fonte: controinformazione

Per alcuni anni ho usato il termine “democrazia delirante” per descrivere la condizione degli Stati Uniti. Mi sembrava ovvio, a mio avviso,  che la stragrande maggioranza degli americani hanno deliberatamente scelto di ingannare se stessi. E’ stato fatto loro il lavaggio del cervello per fargli credere ciò che non è più vero. Si sono quindi convinti di non vivere in una democrazia vera  e magnifica , o che la loro democrazia è la migliore del mondo.

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Riforme proibite: i veti di Washington e Berlino

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di Marco Della Luna 

Riforme proibite: i veti di Washington e Berlino

Fonte: Marco Della Luna

Un ristretto numero di grandi famiglie bancarie, cioè l’establishment angloamericano e poc’altro, detiene nel mondo il potere economico, quindi politico e militare; il suo consenso è indispensabile per ogni significativa riforma in ogni paese dell’area del dollaro. Impone nel proprio interesse riforme contrarie all’interesse collettivo, come l’abolizione del Glass Steagal Act, e le mantiene anche dopo che si è manifestata la loro nocività.

Le elezioni e i plebisciti mettono in gioco frazioni marginali e geograficamente limitate di questo potere, frazioni inidonee a mutare gli equilibri, soprattutto su scala globale, mentre spesso suscitano aspettative elevate e sproporzionate nelle popolazioni. Così come i partiti politici antisistema o rivoluzionari o semplicemente innovatori.

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Rievocando l’11 Settembre

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di Massimo Fini 

Rievocando l'11 Settembre

Fonte: Massimo Fini

Furio Colombo in un articolo pubblicato dal Fatto qualche giorno fa ci chiede se ci ricordiamo che cosa stavamo facendo alle 14:45 (ora italiana) dell’11 settembre 2001. Io lo ricordo bene. Dormivo, dopo una notte balorda. Mi svegliò lo squillo del telefono. Era un’amica: “Stanno bombardando New York. Accendi la Tv”. Accesi e vidi quello che più o meno tutti abbiamo visto, fino al collasso delle Torri. Non provai né costernazione né fui preso dalle isterie Fallaci style (“Oh God! Oh my God!”) che poi diventeranno il tema de La rabbia e l’orgoglio. Nella mia testa aleggiavano piuttosto i pensieri che poco dopo il filosofo francese Jean Baudrillard avrebbe messo sulla carta con crudezza, con lucidità e con grande coraggio (e ce ne voleva davvero tanto in quel momento): “che l’abbiamo sognato quell’evento, che tutti senza eccezioni l’abbiamo sognato – perché nessuno può non sognare la distruzione di una potenza, una qualsiasi, che sia diventata tanto egemone – è cosa inaccettabile per la coscienza morale dell’Occidente, eppure è stato fatto, un fatto che si misura appunto attraverso la violenza patetica di tutti i discorsi che vorrebbero cancellarlo” (Lo spirito del terrorismo, 2002). 

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Quando vi dicono: “Mancano i soldi”, fate qualche confronto

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di Maurizio Blondet 

Dalle agenzie  del 6 settembre: “ Il governo stanzierà 370 milioni di euro per interventi di proroga degli ammortizzatori sociali.  A renderlo noto è il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, al termine dell’incontro con sindacati e rappresentanti delle Regioni. Nel dettaglio Poletti ha spiegato che per i lavoratori delle aree di crisi industriale complessa verranno stanziati 235 milioni di euro. “Per i lavoratori in Cassa Integrazione Guadagni  straordinaria  che si preveda si concluda entro il 31 dicembre 2016 – ha detto il ministro – ci saranno altri 12 mesi al massimo di proroga, con uno stanziamento di 85 milioni di euro”. Inoltre, sempre per i lavoratori delle aree di crisi, “abbiamo previsto 500 euro al mese al massimo per 12 mesi per quei lavoratori che nell’arco del 2016 hanno concluso l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, dall’Aspi alla mobilità. Le risorse stanziate – ha spiegato Poletti – saranno pari a 150 milioni di euro”. Il sussidio di 500 euro al mese andrà a quei lavoratori che “si renderanno disponibili a una ricollocazione e le Regioni dovranno mettere ulteriori risorse pari almeno al 20 per cento di quelle che mettiamo noi”, ha spiegato il ministro. Ad essere interessati saranno “35mila-40mila lavoratori”. Infine, verranno stanziati 135 milioni di euro per i lavoratori stagionali ricorrenti del settore del turismo e delle terme. Per questa tipologia di lavoratori, su tutto il territorio nazionale, ci sarà un mese in più di Naspi che passerà così da tre a quattro mesi.”.

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La Russia si schiera contro il dominio bancario dei Rothschild

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di Alexander Azadgan 

Fonte: controinformazione

La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi”. Carl von Clausewitz (teorico militare prussiano e generale)
Possiamo dedurre, al di là della citazione di cui sopra di Von Clausewitz, che la politica è una prosecuzione dell’economia con altri mezzi. Pertanto, si potrebbe sostenere che anche la guerra sia sempre una continuazione del processo di dominio economico, con altri mezzi.
Ora, passiamo in rassegna brevemente la attuale situazione in Russia.

Il Presidente Putin è stato sottoposto ad una forte pressione dall’esterno e dall’interno: le sanzioni occidentali e il crollo pilotato dei prezzi del petrolio . Nonostante gli sforzi della Banca centrale della Russia (di seguito CBR) controllata dai Rothschild, e l’utilizzo di decine di miliardi di riserve in valuta estera, il valore del rublo nei confronti del dollaro è diminuito, di conseguenza , di circa il 39% negli ultimi anni.

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La bonifica di Mussolini, Fascismo rurale, La Guardia di Ferro in Argentina

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Segnalazione Edizioni di Ar

LA BONIFICA DI MUSSOLINI

Stabile, Tommaso

Settimo Sigillo, 2002

Sin dai tempi delle guerre fra Volsci e Romani le acque, non defluendo, stagnavano, formando le paludi pontine, regno delle zanzare e della malaria, divenuta col tempo mortale. Vari furono i tentativi di bonificare quelle terre, il progetto di Cesare fu bloccato dal pugnale di Bruto, fra quelli dei pontefici solo Sisto V e Pio VI ebbero dei parziali successi. Perché l’Agro Pontino fosse redento bisognò attendere il Regime Fascista e l’uomo che volle fortemente il recupero di quelle zone: Benito Mussolini. La storia della bonifica fascista cominciò prima della marcia su Roma, infatti in un articolo sulPopolo d’Italia del 1921, il futuro Duce indicava la direzione per rendersi autonomi dai nostri fornitori di grano. In undici anni di duro lavoro fu ridisegnata la rete idraulica, con collettori, idrovore, impianti di sollevamento per l’irrigazione, canali – il più importante dedicato a Mussolini -, furono realizzati più di 3500 km di strade e fondate cinque città rurali: Littoria, Sabaudia, Pontinia, Aprilia e Pomezia. Alla consegna dell’ultimo podere ad un colono rimpatriato dall’estero, Mussolini annunciò il proseguimento della trasformazione agraria con la lotta al latifondo in Sicilia e gli interventi dell’ONC nel Tavoliere delle Puglie e nel Volturno. Lo sforzo per la bonifica dell’agro pontino, esteso all’agro romano, fu uno dei maggiori successi del Fascismo con ampia risonanza all’estero; a nulla valsero gli “strilli” dei fuoriusciti antifascisti per sminuirne l’importanza e deriderne la riuscita.

Con 16 illustrazioni fuori testo, 300 pagine, 22 €.

IL FASCISMO RURALE

Marasti, Fabrizio

Settimo Sigillo, 2001

La politica agricola fascista fu influenzata da Arrigo Serpieri, ex socialista che Mussolini volle al Ministero dell’Economia nel suo primo governo. Docente in varie Università, Rettore a Firenze, fu il teorico principale della bonifica integrale nella regione laziale ed ebbe un ruolo fondamentale nella battaglia del grano. Un suo provvedimento legislativo del 1924 tendeva a trasformare i latifondi improduttivi in proprietà fondiarie di pubblico interesse, da distribuire a famiglie contadine delle zone più arretrate. L’anno successivo fu istituito il Comitato permanente del grano per coordinare l’azione che avrebbe dovuto rendere l’Italia autonoma dagli approvvigionamenti esteri e dare maggior benessere ad una popolazione in fase crescente. L’impegno rurale del Regime aveva non solo ragioni economiche, infatti un forte ceto agricolo assicurava sanità fisica e morale alla razza, di contro ai decadenti costumi cittadini. L’uomo nuovo fascista sarebbe nato fra i campi, con le qualità tipiche dell’agricoltore – disciplina, forza di volontà, resistenza morale e pazienza di fronte agli eventi negativi -, trasfuse nel buon soldato.

280 pagine, 20 €.

LA GUARDIA DI FERRO ARGENTINA. Da Peròn a Kirchner

Tarruella, Alejandro

Settimo Sigillo, 2011

Quando nel 1955 un golpe militare costrinse Peròn a rifugiarsi prima in Paraguay e poi in Spagna, la galassia giustizialista comprendeva vari movimenti, ognuno diverso per ideologia, strategia politica ed interpretazione del peronismo. Fra i giovani del Commando Nazionale Peronista si distingueva Alvarez, che dopo aver superato indenne il governo militare e le repressioni di Plaza de Mayo, fondò La Guardia di Ferro quale struttura giovanile del peronismo. L’organizzazione sopravvisse tra mille difficoltà, periodi di semi clandestinità, governi militari e disaccordi con altri gruppi del partito giustizialista. Secondo le indicazioni del generale i guardisti fecero un gran lavoro di propaganda sul territorio, conquistando il consenso delle masse ed evitando il ricorso alla violenza. Alla morte di Peròn La Guardia subì una crisi d’identità ed un calo di popolarità fra la gente, nonostante per molti, amici ed avversari, Alvarez fosse il vero erede del generale e l’unico depositario della sua politica. In seguito, mentre Menem, da leader peronista prendeva il potere accordandosi con gli ex avversari militari, Alvarez dava una svolta spirituale al suo movimento, mescolando politica e religione, Gesù e Peròn.

Con XVI illustrazioni fuori testo, 262 pagine, 26 €.

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Parole ragionevoli sui terremoti. Dette da un Pubblico Ministero

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Segnalazione di Maurizio-G.Ruggiero

http://www.ilgiornale.it/news/politica/nordio-pm-contro-trovare-i-colpevoli-caccia-streghe-1300890.htmlIl Giornale – 31 agosto 2016

Nordio, il pm contro: “Trovare i colpevoli? Una caccia alle streghe

“La nostra società non ammette l’imponderabile, non sarà facile dimostrare chi e se ha sbagliato”

di Stefano Zurlo

La caccia alle streghe non gli è mai piaciuta e la rotta non cambia nemmeno oggi. Anche se ci sono i morti, i crolli, le rovine.

nordio

«Dopo il terremoto – dice Carlo Nordio – si è scatenata una corsa spasmodica alla ricerca del colpevole, si additano presunti responsabili di qua e di là, ma questo meccanismo mi lascia perplesso. Mi pare che la società contemporanea, laicizzata, cerchi il capro espiatorio per superare tragedie che altrimenti sarebbero insuperabili, con il loro carico di morte e di dolore».

Va controcorrente anche questa volta il procuratore aggiunto di Venezia, uno dei magistrati più famosi d’Italia, prima con un editoriale per il Messaggero, poi con questa intervista al Giornale.

Dottor Nordio, che cosa non la convince?

«Viviamo in un mondo che non accetta più il lutto, il cataclisma, il terremoto che ci annichilisce e annulla le nostre presunte certezze. Un mondo che ha perso il senso del sacro».

Certo, ma qui parliamo di costruzioni inadeguate, di ritardi, di soldi mal spesi o dimenticati.

«Un attimo, questo viene dopo».

E prima cosa c’e?

«Se la società non ammette più che ci sia qualcosa che sfugge al proprio controllo, allora subito dopo il disastro parte la caccia al colpevole. Per forza. A prescindere».

Scusi ma l’Italia è piena di tecnici che hanno chiuso gli occhi e di collaudatori che hanno certificato ristrutturazioni che gridavano vendetta.

«Non sono nato ieri e faccio di mestiere il pubblico ministero, ma segnalo un modo di ragionare che secondo me è distorto. Si parte in automatico alla ricerca del colpevole e, siccome siamo in Italia e tutto viene giurisdizionalizzato, il colpevole diventa imputato a furor di popolo e va alla sbarra. Mi pare che in questi giorni si stia assistendo allo stesso fenomeno»

Guardi che sono stati i suoi colleghi a denunciare anomalie, stranezze, incongruenze. Dovrebbero forse fingere che tutto è stato fatto a regola d’arte?

«Ovviamente no, ma ci vuole cautela, non si può procedere impulsivamente, sulla base di sentimenti e risentimenti».

Si faranno indagini e verifiche e alla fine chi non ha rispettato la legge sarà punito. Non è giusto che sia così?

«Si, purché si sappia che sarà molto difficile dimostrare le colpe che tutti oggi danno per sicure».

Perché?

«Perché non è affatto semplice arrivare a una condanna per omicidio colposo o per disastro colposo, il reato classico del terremoto. Attenzione: nel processo non basta stabilire che i lavori siano stati fatti male, no si deve dimostrare che se fossero stati eseguiti nel migliore dei modi quella casa oggi non sarebbe in macerie, quel campanile non sarebbe venuto giù, quella chiesa sarebbe ancora al suo posto. Capisce?»

Non si può andare avanti per slogan o tesi semplicistiche?

«L’Italia è un Paese complesso, parliamo di un patrimonio che ha centinaia di anni, parliamo di beni che hanno avuto una vita lunga e travagliata, parliamo di opere con vincoli di ogni tipo. Naturalmente per gli edifici costruiti negli ultimi anni il discorso è più facile, ma molte abitazioni sono il risultato finale di interventi spalmati nel tempo».

Il paragone con il Giappone non regge?

«Non sono mai stato in Giappone ma mi pare che i nostri borghi e le nostre città abbiano una fisionomia assai diversa dalla loro».

L’indignazione di oggi lascerà il posto ad un’interminabile guerra di perizie?

«È un rischio concreto: perizie e controperizie in un estenuante duello fra le parti. Con un ulteriore problematica: se scopriamo che i privati per risparmiare non hanno effettuato le migliorie previste che facciamo, mettiamo sotto inchiesta le famiglie dei morti?».

D’accordo, ma l’Italia è il Paese delle tangenti, delle abitazioni realizzate più con la sabbia che con il cemento, dello scandalo dell’Irpinia. Vuole forse passare con la spugna su decenni di ruberie?

«No, dobbiamo perseguire la tangente, il falso, l’abuso, ma il disastro colposo non ammette scorciatoie. E poi dobbiamo metterci in testa che nel codice penale non esiste l’imponderabile, anche se nel nostro Paese sono stati processati perfino i professori che non avevano previsto, poveretti, il terremoto dell’Aquila».

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Verona: urge la bonifica dei giardini dell’Arsenale

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ARSENALESegnalazione di www.veronapulita.it

 

“Giardini Arsenale, i nostri figli tra il cadmio e il piombo? Subito la bonifica”

Michele Croce, candidato del movimento civico “Verona Pulita”, si chiede come sia stato possibile “accorgersi” solo 20 anni dopo il passaggio dell’Arsenale dall’Esercito al Comune. Verona – 7 settembre 2016 – “In tanti siamo cresciuti giocando a pallone nei giardini dell’Arsenale, e lì i nostri figli hanno iniziato a camminare e giocare sull’erba e tutt’ora vogliono tornarci spesso. Oggi però …

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Per non dimenticare: IL CONCILIO E PAOLO VI, CONTRO I CATTOLICI DEL VIETNAM

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PAOLO VI

IL GRAFFIO

di Raimondo Gatto

PREMESSA

Il nefasto ’68, generatosi tra i figli dell’alta borghesia, prolificò in occidente al nome dei caporioni comunisti, Mao, Ho Chi Minh e Che Guevara. La guerra  del Vietnam fu il collante che unì i marxisti con molti cattolici. Perché gli americani andarono in Vietnam? Chi provocò la vittoria dei comunistì? Chi imbrogliò le carte all’opinione pubblica, falsificando deliberatamente i fatti? Perché, gran parte del mondo cattolico si schierò con gli aggressori comunisti del Nord Vietnam?

 Smascherare le menzogne di cui è ricoperta la storia recente, è un compito che non si può rimandare per comprendere gli eventi attuali.

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