Arena Verona, dalla tragedia alla farsa

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Segnalazione di www.vvox.it 

Fuortes in scadenza lascia una fondazione in balia di pressappochismi politici e cabaret di improvvisati “privatizzatori”. Ministro Franceschini, dove sei?

Carlo Fuortes, commissario straordinario della Fondazione Arena di Verona, saluterà fra meno di un mese, il 15 ottobre. Considerando i tempi della politica romana e della burocrazia ministeriale (per dire, non lasciano ancora intendere se c’è il via ufficiale al piano di risanamento e all’entrata sotto l’ombrello della legge Bray, e non è davvero dettaglio di poco conto) è quasi sicuro che nell’immediatezza non succederà nulla. Anche perché proprio in quel periodo cade la “serrata” di due mesi della Fondazione, che è tanta e onerosa parte del progettato risanamento. Però una decisione di qualche tipo il ministro Dario Franceschinidovrà pur prenderla. Ed è altamente auspicabile che lo faccia il prima possibile. Dovrà valutare se sono cessati i motivi di urgenza ed emergenza che lo hanno indotto a decretare il commissariamento, ma soprattutto dovrà analizzare, possibilmente in profondità, la situazione veronese.

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Breve riassunto delle attività dei Rothschild in Medio Oriente e nel resto del mondo

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Segnalazione Arianna Editrice

di Alexander Azadgan 

Fonte: Katehon

È già stato scritto così tanto sui Rothschild e sui loro crimini in giro per il mondo per coloro che fanno parte del grande movimento del “risveglio della coscienza”, che sarebbe facile rimanere confusi da ulteriori informazioni. È mia intenzione, tramite questo articolo, svelare questi particolari alla gente comune, e non solo all’élite intellettuale come solitamente si fa.

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Scandalo derivati: quel che nessuno ha mai osato chiedere a Ciampi

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di Salvatore Recupero

Fonte: Il Primato Nazionale

Quella che ci lasciamo alle spalle è stata una settimana piena di eventi. Il quattordici settembre, l’inchiesta sulla gestione dei derivati tra il 2011 e il 2012 arriva ad un punto di svolta: la Morgan Stanley finisce sul banco degli imputati. La procura regionale per il Lazio della Corte dei Conti ha chiesto ai banchieri americani di comparire insieme a quattro dirigenti del ministero dell’Economia, dopo il danno erariale subito dall’Italia per 4,1 miliardi di euro. Due giorni dopo viene a mancare il presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Per uno strano gioco del destino queste vicende si intrecciano tra di loro. Per capire meglio quanto detto è bene ricostruire, in maniera approfondita, l’inchiesta della Corte dei Conti. Secondo la Procura nei contratti che regolavano questi derivati c’è una clausola capestro che i funzionari del Tesoro non avrebbero dovuto accettare. Il termine tecnico è Ate (Additional termination events).  Secondo i pm “Questa postilla, una volta attivata, imponeva alla Stato di chiudere tutta l’esposizione verso quella banca dall’oggi al domani. In particolare, la Morgan Stanley poteva chiedere all’Italia la chiusura di tutte le posizioni debitorie qualora l’esposizione creditizia avesse superato un limite prestabilito”.  Per essere chiari è come se la banca che ha concesso un mutuo potesse richiedere l’intera restituzione del debito in sola tranche. Oggi sul banco degli imputati sono finiti quattro dirigenti di via XX Settembre: Maria Cannata, oggi direttore del Debito, il suo predecessore Vincenzo La Via, Domenico Siniscalco, direttore generale del Tesoro poi arrivato a Morgan Stanley e Vittorio Grilli, ex dg del Tesoro.

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Serva Italia

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serva

di Piero Cammerinesi

Fonte: Libero Pensare

“Indebita ingerenza”, “Irruzione a gamba tesa”, “Invasione di campo”, questi solo alcuni dei titoli dei quotidiani dopo le improvvide esternazioni dell’ambasciatore USA a Roma, John Phillips. Come è noto il nostro ha affermato candidamente che una vittoria del No al referendum costituzionale rappresenterebbe un “passo indietro” nella politica italiana e ostacolerebbe gli investimenti stranieri in Italia. L’inquilino di Villa Taverna ha naturalmente aggiunto – bontà sua – che si tratta di “una decisione italiana” ma che comunque l’Italia “deve garantire di avere una stabilità di governo”. E visti i 63 governi in 63 anni le garanzie sono piuttosto scarse… Alle parole dell’ineffabile Phillips fa eco la news – guarda caso battuta subito dopo – dell’agenzia di rating Fitch, che profetizza “uno choc per l’economia” se il No vincesse con ricadute sul rating italiano. Ma che splendida coppia e come si preoccupano generosamente per la nostra salute…

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L’Europa allo sbando

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di Mario Bozzi Sentieri 

L'Europa allo sbando

Fonte: Mario Bozzi Sentieri

Altro che “spirito europeo” – celebrato  nella riunione-rievocazione di Ventotene, a fine agosto. Allora, Matteo Renzi, si  era illuso di fare parte, insieme alla  Merkel e a  Hollande,   della cabina di regia continentale. A Bratislava, nell’ultimo vertice dell’Unione, le luci della ribalta sono state invece  tutte per  la cancelliera tedesca e per il presidente francese. Niente conferenza stampa “alla pari” per il Presidente del Consiglio italiano e fotografia disarmante di  un’Europa ad “alleanze variabili”, nella quale il ruolo di Renzi e quindi del nostro Paese appare contradditorio e sempre più sbiadito.

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Oggi il Cattolicesimo è in lutto nazionale: Pio IX e il 20 settembre 1870

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Ricordiamo l’infausto anniversario del 20 settembre pubblicando alcune pagine tratte dall’opera di di Mons. Giuseppe Sebastiano Pelczar, “Pio IX e il suo pontificato”.

Alcune ore dopo, alle 5,15 del 20 settembre, una prima palla dei Piemontesi colpiva le mura di Roma dando principio ad una vera grandine di proiettili lanciati da 60 cannoni, a cui rispondevano appena 18 pezzi dell’artiglieria pontificia. Il nerbo dell’attacco era rivolto contro Porta Pia, Porta Maggiore e contro le caserme del Macao, che porgevano più facile accesso; ma si sparava pure contro le porte Salaria, S. Pancrazio, S. Giovanni e S. Sebastiano.

Al rombo dei cannoni i cardinali Patrizi, Antonelli, Berardi, Bonaparte ed altri come pure tutti i membri del Corpo Diplomatico allora presenti in Roma s’affrettarono al Vaticano indossando le uniformi di gala.

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Shoah, Raggi: “Sbloccati fondi museo, intensificare i viaggi della memoria”

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shoaCHI E’ LA RAGGI E QUALI LE SUE PRIORITA’:

ROMA – “A breve lavoreremo sul Museo della Shoah. Siamo riusciti finalmente a sbloccare i fondi che da anni probabilmente erano impantanati, e soprattutto abbiamo tutti una grande missione: coinvolgere i nostri bambini, le nostre giovani generazioni in un percorso che sia comune”. Così la sindaca di Roma Virginia Raggi, inaugurando una mostra al museo ebraico di Roma, in occasione della giornata europea della cultura ebraica.

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Plebisciti “senza valore”? Ma il Risorgimento è un simbolo, non si tocca

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PRESTO ETTORE BEGGIATO PRESENTERA’ IL LIBRO SUI “PLEBISCITI TRUFFA” A VERONA PRESSO LA SEDE DI “CHRISTUS REX – TRADITIO”:

Più che la conta dei voti, alle urne si affermò un principio: lo Stato nasce dalla volontà dei popoli

Sab, 17/09/2016 – 09:09

Come raccontato dal “Giornale” il 2 settembre scorso, è polemica, in Veneto, per la distribuzione, da parte della Regione, di un volume di Ettore Beggiato intitolato “1866: la grande truffa”, sul plebiscito di annessione del Veneto all’Italia.

Vittorio Emanuele II a Venezia il 7 novembre 1866

Dopo l’intervento di Carlo Lottieri, dibattuto poi anche su altri quotidiani, ospitiamo ora quello di Dino Cofrancesco.

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La conoscenza storica è costituita da fatti e da interpretazioni: i fatti senza le interpretazioni sono ciechi, le interpretazioni senza il solido sostegno dei fatti navigano nel vuoto. Il mondo è pieno di fatti: sono materiali infiniti che possono venir impiegati per gli usi più diversi e si prestano a dimostrare qualsiasi tesi, basta toglierli dal loro contesto. Grazie ad essi una vicenda epocale o un «eroe» – un individuo cosmico-storico, per dirla con Hegel possono venir ridotti a leggende da demistificare impietosamente. Tempo fa, nelle bancarelle del kitsch, si vendeva un wc con la scritta: «Saranno grandi i Papi, saran potenti i re ma quando qui si siedono son tutti come me». E allora dài: vento in poppa e demoliamo tutti gli idoli, i simboli, i luoghi sacri della memoria. Nessuno è grande per il suo cameriere e perché Cavour e Garibaldi, Giolitti e De Gasperi dovrebbero fare eccezione?

Da qualche tempo i topi d’archivio che non hanno mai letto una pagina di Volpe, di Croce, di Romeo (o l’hanno letta male e superficialmente), fanno a gara nella scoperta dell’acqua calda. I plebisciti che sancirono l’annessione dei vecchi stati e staterelli della penisola all’Italia? Tutti truccati: votarono alcuni che non ne avevano titolo e le schede degli altri vennero manomesse. Veramente lo avevamo già letto in quello straordinario romanzo storico che è Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa ma, come si suol dire, repetita iuvant e chissà quante ricerche si possono ancora fare per dimostrare, ad esempio, che i ciociari e gli irpini non sapevano neppure su cosa erano chiamati a pronunciarsi nel giorno delle votazioni. Nessun sospetto che nell’Ottocento i plebisciti non avessero tanto il compito di registrare le disposizioni reali degli elettori, quanto di affermare un principio ideale: che gli Stati non sono costruzioni delle diplomazie ma nascono dalla volontà dei popoli. Ma i simboli, evidentemente, non fanno più parte del racconto storico.

Una saggistica pletorica e ridondante, per mezzo secolo, ha imbottito i crani della sinistra per dimostrare che il processo di unificazione fu un colpo di mano dinastico, nell’indifferenza assoluta delle varie regioni italiane, e che si trattò di una vera e propria conquista piemontese, risoltasi nel Meridione in un’aperta colonizzazione di sfruttamento. Da qualche tempo, però, il refrain sembra appannaggio degli antiunitari di destra, cattolici, liberisti, secessionisti, neo-borbonici etc. Le scuole pubbliche, scrivono, sono da sempre schierate a difesa dello Stato e, pertanto, non ne poteva derivare se non un’idea distorta del Risorgimento. Ho frequentato, nel centro-sud, il liceo classico nella seconda metà degli anni Cinquanta ma non me n’ero accorto. Sia allora sia in seguito, nella facoltà di Lettere, mi hanno fatto leggere storici come Walter Maturi, Luigi Salvatorelli, Gaetano Salvemini, Rosario Romeo etc. che sul complesso dramma risorgimentale avevano scritto pagine ancora oggi attuali. Incuriosito, sono andato poi a rileggermi quello che oggi mi sembra il maggiore storico del Novecento italiano, Gioacchino Volpe, per vedere se un’immagine edulcorata e retorica delle guerre d’indipendenza potesse ritrovarsi almeno negli scritti di uno studioso monarchico e nazionalista. Peggio che andar di notte, giacché il primo volume di quel capolavoro storiografico che è Italia moderna. 1815-1898 ripubblicato nel 2008 dalle Lettere con una splendida introduzione di Francesco Perfetti descrive l’Italia dell’Ottocento nelle sue luci e nelle sue ombre e, anzi, più in queste che in quelle.

In realtà, la banalizzazione della tesi crociana che ogni storia è storia contemporanea ha portato molti intellettuali militanti di altro segno rispetto ai loro omologhi del ’68 – a combattere le loro battaglie contro lo Stato nazionale, il welfarismo, il solidarismo buonista proiettandole nel passato e mostrando, nelle malefatte registrate nel passato, le antecedenti di quelle che si riscontrano oggi e che vanno radicalmente rimosse. Ci troviamo dinanzi a una letteratura paradossalmente cartesiana e illuministica: tutto ciò che è tradizione, identità comunitaria, sentimento di appartenenza diventa «sovrastruttura», illusione ottica, inganno di Ancien Régime. Gli antiunitari dei nostri anni, come i marxisti d’antan, proclamano che i proletari – nel loro caso, i cittadini comuni – non hanno patria e che agli individui stanno a cuore solo i diritti a tutela dei loro legittimi interessi prima il diritto al lavoro, ora il diritto incondizionato – al mercato. In entrambi i casi, alla concretezza della politica fatta di ragion di stato, di conflitti di potere che trovano la loro mediazione in qualcosa che li trascende si sostituisce l’universalismo per il quale la patria è ubi bene vivimus fosse pure a tremila km dal luogo natio e con figli che ignorano la lingua dei nonni.

Mai illusione fu più pericolosa di questa giacché, mentre l’universalismo della sinistra rinvia a una ragione implacabile e consequenziale che portava Tocqueville a chiedersi: perché l’eguaglianza deve arrestarsi di fronte alla proprietà? l’universalismo liberista poggia su una ragione assai più debole che lo porta, ad esempio, a giustificare l’ineguale distribuzione dei beni, su cui si fonda il mercato, col principio, per molti irrazionale, che assegna i beni del mondo ai meritevoli (e perché non ai bisognosi?).

In realtà, tra gli Individui e l’Universo ci sono le comunità politiche, che non si reggono solo sull’interesse e sulla ragione ma sulle tradizioni, sulle culture in senso antropologico, sulle appartenenze che definiscono le identità, sull’etica del destino. Ne sono consapevoli quei secessionisti che, alleati occasionali dei liberisti, vogliono restaurare la Repubblica Veneta, ma sembrano ignorare che la grandezza dello Stato nazionale, come insegna Pierre Manent, fu nella capacità di mediare fra la Tribù e la Cosmopoli, e che la riscoperta delle radici venete è regressione barbarica come l’universalismo puro (liberista e socialista) è espressione della ragion nichilista.

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Cercate programmi? Sarebbe meglio cercare uomini

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Segnalazione Edizioni di Ar

“Quel che a Codreanu sembrava necessario per realizzare le sue idee di trasformazione radicale era, più che un partito, un movimento del tutto diverso, formato non da iscritti ma da credenti devoti e disciplinati, decisi a servire le loro idee tutti i giorni della loro vita e tutte le ore della loro giornata; non un’associazione politica ma una formazione militare o meglio un Ordine religioso.”

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“In questo volume sta scritta la storia della mia vita dai diciannove ai trentaquattro anni – coi suoi sentimenti, la sua fede, i suoi pensieri, le sue azioni e i suoi errori.”

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“Le guerre sono vinte da coloro che hanno saputo attrarre dall’alto, dai cieli, le forze misteriose del mondo invisibile e assicurarsi il concorso di queste forze. Queste forze misteriose sono gli spiriti dei nostri antenati. Prima di essere un movimento politico il movimento legionario è una scuola spirituale in cui entra un uomo per uscirne un eroe. Cercate programmi? Sarebbe meglio cercare uomini.”

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ANCORA PER OGGI, I LETTORI POTRANNO RICHIEDERE I TRE CLASSICI DI CODREANU A UN PREZZO COMPLESSIVO DI 40 EURO (invece che 51).

Per informazioni e ordini:
info@libreriaar.com 0825.32239

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