FRANCESCO CARBONE A RADIO ACTION 101 SFIDA IL DOTT. DAVIGO, PRESIDENTE A.N.M., SULL’OMERTA’ CIVILE

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Francesco Carbone, prossimamente ospite di Christus Rex – Traditio a Verona e nuovo collaboratore di Agerecontra.it ha compreso che il problema del nostro Paese è questo Sistema e lo combatte con coraggio e determinazione. Lui ha come nemico quella che chiama la “Masso-mafia” che attanaglia il mondo.

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di Francesco Carbone

Ascoltate e diffondete l’intervista rilasciata da Francesco Carbone a Radio Action 101 dove si parla degli appalti illeciti di Poste Italiane .
Delle tantissime denunce presentate in 4 procure della repubblica puntualmente sabotate da magistrati corrotti e collusi con l’associazione criminale massomafiosa da me denunciata attraverso l’uso crimonale e diabolico del mod 45.
E la sfida lanciata al dott. Davigo Presidente dell’associazione nazionale magistrati per un confronto faccia a faccia, visto che sia lui che tanti magistrati vanno in giro per l’italia a fare convegni e rilasciare interviste contro l’omerta’ civile , quando in Italia ci sono centinaia se non migliaia di persone che denunciano come me e le denunce puntualmente vengono sabotate per non far avviare l’azione penale obbligatoria che porterebbe a processi e condanne delle persone legate alla casta criminale.

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ASCOLTA L’INTERVISTA SU: http://www.grognards2011.it/2016/10/francesco-carbone-a-radio-action-101-sfida-il-dott-davigo-presidente-a-n-m-sullomerta-civile/ Continua a leggere

«Ma quali risparmi? Abolire il Cnel è un errore»

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Risultati immagini per CnelIl vicepresidente Gualaccini: «Altro che 20 milioni, costiamo meno della metà. I consiglieri lavorano gratis. 4,5 milioni sono per i dipendenti, che finiranno alla Corte dei Conti. È vero, il Cnel non ha funzionato, ma in Italia c’è bisogno di un luogo in rappresentanza delle parti sociali»

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Vuoi dire BASTA! all’Utero in Affitto?

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Segnalazione ProVita

la pratica disumana dell’ utero in affitto si diffonde: non solo nei paesi dove è purtroppo permessa, ma anche in Italia, dove in teoria è vietata.

Le “madri surrogate” quasi sempre stipulano l’accordo di surrogazione in condizioni di disagio e senza essere informate riguardo alla natura del contratto e ai rischi per la salute fisica e psichica. Il bambino è trattato come una “cosa”, trasferita da una parte all’altra in quanto “oggetto” del contratto, e viene separato dalla mamma. La donna viene sfruttata economicamente in ciò che ha di più intimo e prezioso: la maternità.

Nel nostro Paese, agenzie straniere che guadagnano milioni di dollari con la maternità surrogata, cercano in modo subdolo di promuovere la pratica dell’utero in affitto e di procacciarsi clienti italiani, disposti a pagare decine di migliaia di euro per comprare un bambino, privandolo per sempre di sua madre.

Durante un incontro con potenziali clienti a Roma, il rappresentante di un’agenzia americana per la maternità surrogata, ha detto: «Sono qui perché voglio aiutarvi ad ottenere quello che volete [cioè un bambino] nel minor tempo possibile e al prezzo più economico. Vogliamo avere più clienti in Italia…».

Non è forse, questa, una vendita di bambini?

Quel che è peggio, nonostante le denunce presentate daProVita, le autorità – in particolare i magistrati – sembrano fare ben poco per fermare quelle agenzie e i loro lucrosi affari.

Bisogna quindi agire ora, per i bambini e per le madri!

Per questi motivi, invieremo una petizione al Governo e al Parlamento, in cui chiediamo di:

1. contrastare sul piano interno, europeo e sovranazionale ogni forma di legalizzazione della surrogazione di maternità;

2. assicurare la corretta applicazione delle norme penaliche vietano la surrogazione di maternità e la commercializzazione di gameti, al fine di prevenire e di reprimere l’operato di agenzie straniere che promuovono in qualunque forma le pratiche di maternità surrogata in Italia;

3. adottare ogni iniziativa utile a promuovere l’adozione di un’apposita convenzione internazionale per l’abolizione universale della pratica di surrogazione della maternità.

firma anche tu la petizione cliccando qui e diffondila ai tuoi contatti! Unisci la tua voce alla nostra e a quella di tante associazioni e cittadini che vogliono difendere i diritti dei bambini e delle madri.

Se credi che i bambini non siano oggetti da comprare, e che le donne non siano incubatrici da sfruttare, firma la petizione.Insieme, possiamo contribuire a fermare la diffusione della pratica dell’ utero in affitto nel mondo, ed impedire che essa venga promossa e organizzata in Italia.

Ti ringrazio per questo gesto semplice gesto. Firmare una petizione è semplice ma a volte si dubita che sia davvero efficace: tuttavia la nostra petizione forma parte di una vera e propria campagna contro l’utero in affitto, fatta di conferenze stampa in Parlamento, pubblicazioni multimediali, denunce legali e tanto altro. Ecco quindi che l’insieme delle iniziative (compresa questa petizione) ha veramente la capacità di cambiare le cose: tu puoi essere parte di questa campagna semplicemente firmando qui.

Un’ultima richiesta:  dopo aver firmato, inoltreresti questa e-mail e chiederesti ad un tuo parente o amico di firmare la petizione? Grazie!

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Immigrati, la Grecia esplode (ancora): assalto al centro Ue di Lesbo

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1477310298-apeSegnalazione di Raimondo Gatto

Scoppia la rivolta sull’isola greca dove sono ospitati 6mila immigrati. La struttura Ue data alle fiamme. È il caos Lesbo torna a bruciare. Centinaia di immigrati, la maggior parte pachistani e bengalesi, hanno attaccato il centro di accoglienza dell’Unione europea a Moria dove sono stati accesi dei fuochi per protestare contro la lentezza delle procedure per esaminare le richieste di asilo.
Gli agenti della polizia ellenica sono intervenuti per riportare la situazione alla calma.

Nei giorni scorsi il governo greco ha adottato un documento nel quale si sottolinea la necessità di far calare il numero dei rifugiati presenti a Lesbo. Lo scorso 8 ottobre i funzionari ellenici,
riunitisi ad Atene per discutere della crisi migratoria e di come gestire le migliaia di immigrati giunti sull’isola di Lesbo, hanno concordato che le strutture in loco vanno ristrutturate, diminuendo il numero degli stranieri ospitati e velocizzando le procedure di asilo. Continua a leggere

Castel d’Azzano: “Verona ai Veronesi” guida la protesta e il prefetto sospende la requisizione dell’hotel Cristallo per gli immigrati

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facebook_1477384270971di Redazione

Hotel Cristallo di Castel d’Azzano (VR) requisito per i profughi. Dopo la manifestazione di “Verona ai Veronesi” che ha portato in corteo circa 1.000 persone quasi tutte residenti, giunge lo stop dalla Prefettura. Proroga fino al 18 Novembre e sindaco che dovrà trovare una soluzione alternativa

Dopo quelli di Legnago e Pescantina, l’associazione Verona ai veronesi ha organizzato un nuovo corteo con partenza piazza Violini Nogarola. La motivazione è sempre la stessa: manifestare contrarietà all’ “accoglienza business” dei clandestini camuffati da profughi. Ed è stato scelto Castel d’Azzano proprio perché in settimana è giunta la requisizione dell’hotel Cristallo.

Una comunità come quella di Castel d’Azzano non può farsi carico di 200 migranti e, dopo la mobilitazione popolare, guidata dal portavoce Alessandro Rancani , giunge la notizia della sospensiva del provvedimento. Alla faccia dei gufi e degli “indivanados” di varia natura. Il Comitato “Verona ai Veronesi” si muove da oltre un anno nel territorio della provincia di Verona e nel tempo sta raccogliendo un consenso spontaneo stupefacente da parte di persone esasperate e preoccupate, che quotidianamente chiamano, come lo stesso portavoce ha ricordato alla trasmissione Rai Agorà dell’altro ieri. “E pensare che solo un anno fa eravamo i soliti cinquanta…” – diceva qualcuno, tra la folla, ieri sera. Continua a leggere

Il primo conflitto globale

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di Pier Luigi Fagan

Il primo conflitto globale

Fonte: Megachip

Nominare cose e fenomeni è un esercizio delicato. Da come nomineremo un fatto ne determineremo la percezione e la categorizzazione con conseguenze seconde su gli atteggiamenti ed i giudizi che prenderemo nei suoi confronti. La ricerca del nome da dare alla situazione internazionale nella quale siamo capitati, va avanti da un po’ di tempo. Si va dalla nuova guerra fredda 2.0, alla guerra ibrida, alla Terza guerra mondiale portata avanti a pezzi ma sempre passibile di precipitare in un unico vortice fuori controllo dalle conseguenze terrificanti. Le prime parti di queste definizioni però sembrano concordare sul fatto che siamo in guerra. E’ invece proprio questo fatto a dover esser discusso.

Tutte le definizioni summenzionate ed in particolare la seconda che con “ibrida” tenta di relativizzare i significati ben precisi del termine “guerra”, vertono su un concetto di cui poi si cerca di modificare il significato. In questi casi, dove si tenti ripetutamente di forzare un significato dato per allargarne lo spettro, si fa prima a cercare un altro termine, soprattutto se l’esercizio viene condotto sul termine “guerra” il cui significato è inequivoco da qualche migliaia di anni.

Guerra è decisamente ed apertamente confronto armato tra due o più contendenti. Al momento, abbiamo effettivamente una serie di guerre nel pianeta ma quella che potrebbe degenerare in una guerra mondiale è solo una, la Siria mentre in Ucraina c’è uno scontro locale ad intermittente e bassa intensità. Continua a leggere

Un mondo malato di narcisismo

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di Marcello Veneziani 

Un mondo malato di narcisismo

Fonte: Marcello Veneziani

Qual è oggi la cultura dominante nel mondo globale, il rifugio delle masse al tempo della crisi, la religione superstite dopo la perdita delle fedi ultraterrene, degli ideali politici e dei valori comunitari? È il narcisismo. L’egoismo è la sua espressione primordiale, l’egocentrismo è la sua versione artistico-puerile, l’individualismo è la sua evoluzione moderna. Il narcisismo è la celebrazione estetica e spettacolare di sé, è l’apoteosi dell’io che si specchia, si ama e vuol lasciare traccia di sé. Io sono Narciso e non avrò altro dio all’infuori di me. (anche se magari predico che Dio è Dio, ma nei fatti…n.d.r.)

Cresce nell’età globale la generazione Narciso col salva-immagine. Tre manie narcisiste dilagano nel mondo dei social media: una attiene agli smartphone, l’altra investe internet e la terza si esprime direttamente sui corpi. La prima è nota come selfie e riguarda la mania di autofotografarsi, a cominciare dai più giovani, per poi mandare in circuito, su facebook o in altri social network, la propria immagine. La seconda, invece, è nota come egosurfing ed è la ricerca di una traccia di sé nel vasto mare del web tramite i motori di ricerca e google alert: vediamo se qualcuno parla di me. La terza forma di narcisismo segue percorsi più primitivi perchè si serve del proprio corpo: sono i piercing e i tatoo. I tatuaggi sono diventati un mezzo per celebrare il proprio corpo e trasformarlo in figura, simbolo e testo. Un modo per rendere monumentale e loquace il proprio corpo, lanciare un messaggio al mondo, entrare nel mito. I murales ne sono la versione urbana, sono tatuaggi alla città, ai muri, ai treni.

L’espansione dei new media a livello di massa non ha dilatato la dimensione sociale dell’esistenza ma quella individuale: non si sono moltiplicati i rapporti umani, le amicizie vere e i colloqui ma si è allargata a dismisura la sfera dell’io, il desiderio di ergersi a giudice del mondo, di dare risonanza alla propria vita e di perpetuare ed estendere la propria immagine, fino a configurare un esibizionismo quasi autistico e di massa. Si è acuita la solitudine anche se connessa col mondo in una specie di adozione a distanza. I media sono usati come specchio prima che come finestra. Il narcisismo favorisce la disintegrazione dei contesti comunitari, dalla famiglia al partito alla comunità, la scomparsa del legame politico e del legame sociale; la perdita della realtà e dell’alterità. Navigando nel web non vogliamo conoscere ma farci conoscere, cerchiamo conferme di noi stessi. Il narcisismo è una monarchia assoluta di massa.

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Alla ricerca di un capro espiatorio

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di Thierry Meyssan

Alla ricerca di un capro espiatorio

Fonte: Megachip

Analisi del cambiamento d’ordine mondiale
A Berlino, la Germania, la Francia, la Russia e l’Ucraina hanno cercato di sbloccare i conflitti ucraino e siriano. Tuttavia, da un punto di vista russo, questi blocchi esistono solo perché l’obiettivo degli Stati Uniti non è la difesa della democrazia, di cui si vantano, ma impedire lo sviluppo della Russia e della Cina attraverso l’interruzione delle vie della seta. Disponendo della superiorità convenzionale, Mosca ha dunque fatto di tutto per collegare il Medio Oriente e l’Europa orientale. Cosa a cui è pervenuta scambiando l’estensione della tregua in Siria contro lo stop del blocco degli accordi Minsk. Da parte sua, Washington è sempre alla ricerca del modo di scaricare la sua colpevolezza su uno dei suoi alleati. Dopo aver fallito in Turchia, la CIA si rivolge all’Arabia Saudita.
DAMASCO (Siria) – Il conflitto che oppone gli Stati Uniti alla Russia e alla Cina si sviluppa su due fronti: da un lato, Washington sta cercando un possibile capro espiatorio cui dare la colpa per la guerra contro la Siria, dall’altro Mosca, che ha già collegato i dossier siriano e yemenita, tenta di legarli alla questione ucraina.
Washington alla ricerca di un capro espiatorio

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Brexit, le grandi banche se ne vanno, dal 2017 via dalla Gran Bretagna

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L’annuncio sul quotidiano Observer del presidente British Bankers’ Association (Bba) Anthony Browne: gli istituti non possono aspettare i tempi della politica sull’uscita dall’Unione Europea dopo il referendum sulla Brexit e sulle future relazioni tra Regno Unito e Ue

di Fabrizio Massaro

Le grandi banche britanniche si preparano a trasferirsi fuori dal Regno Unito all’inizio dell’anno prossimo per i timori crescenti generati dalla Brexit, mentre gli istituti più piccoli stanno approntando piani per farlo già prima di Natale a causa delle incertezze perduranti sulle future relazioni tra la Gran Bretagna e l’Unione Europea. Lo scrive sull’Observer il capo della British Bankers’ Association (Bba)

Il primo ministro britannico, Theresa May (AFP)
Il primo ministro britannico, Theresa May (AFP)

Anthony Browne. La maggior parte delle banche, all’epoca del referendum, si era schierata per rimanere nell’Unione europea. Il primo ministro Theresa May ha già detto che i colloqui formali con Bruxelles cominceranno entro marzo. Il tema più caldo sul tappeto è il mantenimento dell’accesso al mercato unico, che l’Europa però vuole concedere solo se verrà preservata da parte di Londra la libertà di movimento dei cittadini Ue in Gran Bretagna.

CONTINUA SU: http://www.corriere.it/economia/16_ottobre_23/brexit-grandi-banche-se-ne-vanno-2017-via-gran-bretagna-98bc8af0-9912-11e6-8bff-dd2b744d8dfe.shtml
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In Francia è il caos!

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Segnalazione di Sabino Debonis

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FRANCIA, LA POLIZIA MANIFESTA: LA GUERRA CIVILE È ALLE PORTE

parigi-guerrigliaIn Francia è successa una cosa senza precedenti: la polizia nazionale ha manifestato lunedì notte nella capitale. Hanno percorso a sirene spiegate le vie di Parigi, concludendo intorno agli Champs-Élysées. E le manifestazioni stanno continuando, anche nell’Essonne, a Nizza, a Marsiglia e in altre città.

Protestano, perché la situazione è diventata insostenibile, la violenza ha raggiunto livelli inimmaginabili. L’omertà dei loro media è paragonabile a quella dei boss della mafia siciliana, ma questa volta non hanno potuto tacere. L’ultimo episodio risale a tre giorni fa, quando alcuni poliziotti, a Viry-Châtillon, sono stati aggrediti con delle molotov e due di loro sono stati “bruciati vivi”, così riporta la stampa. Per fortuna non sono deceduti, ma le ustioni riportate sono molto gravi.

Questo è solo uno dei tantissimi episodi, che ormai avvengono quasi quotidianamente in Francia. Anche le scuole sono prese di mira. Proprio in questi giorni ci sono state cinque aggressioni in alcuni licei della regione parigina. Gli insegnanti delle scuole francesi sono letteralmente terrorizzati. Il 17 ottobre, per esempio, cono state lanciate delle molotov proprio in un liceo. Le risposte dei due ministri coinvolti sono semplicemente ridicole.

La polizia non riesce più a gestire la situazione e in molte zone del paese, non può più nemmeno metterci piede. Ho visto molti reportage, quando ancora abitavo in Francia, che mi hanno letteralmente sconvolta.  Ho sentito più volte i poliziotti intervistati, ma anche alcuni politici, dichiarare che in certe zone erano già alla guerra civile.

Poliziotti che se si azzardano a presentarsi in certi luoghi, per svolgere il loro lavoro, vengono presi a sassate e costretti a fuggire. Ve la immaginate la scena?  I poliziotti, quelli che dovrebbero difendere i cittadini, che scappano a gambe levate. Questo una volta succedeva solo nelle banlieues, ma ormai si verifica ovunque, anche a Parigi.

Nel video di ieri sera del TG di France2 (VEDI QUI), si vedono gli agenti, durante la manifestazione di lunedì notte, che aggrediscono il direttore generale della Polizia nazionale, praticamente il loro capo supremo. La nostra stampa tace, non una parola. Che la polizia di stato manifesti con una tale determinazione, è una fatto senza precedenti, ma è ancora più sconvolgente, se si pensa che in Francia lo stato è sacro. Nel mentre, per la cronaca, anche ieri sera hanno lanciato molotov sulla polizia, nella banlieue di Lione.

GUARDA IL VIDEO

Fonte: qui

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