Fake news e post-verità: la crisi del relativismo

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

di Lupo Glori

Oggi, ai tempi frenetici e convulsi di Internet, in cui le informazioni si moltiplicano e viaggiano sempre più veloci attraverso le sterminate autostrade del web, uno dei compiti più ardui e delicati consiste nel riuscire a districarsi nella travolgente marea informativa, riuscendo a gestire e filtrare le notizie buone, ossia vere, da quelle cattive, all’opposto, false. Le prime, verificate e fondate su dati oggettivi, dalle seconde, le cosiddette “fake news”, vere e proprie “bufale”, costruite ad arte da editori e manager spregiudicati al fine di raggiungere i propri contingenti scopi politici o di business.

Il vocabolo “fake news” viene associato ad un altro termine che, in questi ultimi tempi, ha conosciuto un’altrettanto vasta popolarità: quello della “post-verità”, neologismo che sta ad indicare una situazione in cui «i fatti obiettivi sono meno influenti sull’opinione pubblica rispetto agli appelli emotivi e alle convinzioni personali». La Brexit, e più recentemente le elezioni americane vinte da Donald Trump, hanno infatti portato alla ribalta, in particolare nel mondo anglosassone, il termine di post-truth, la cui fulminante ascesa è stata suggellata dalla decisione degli Oxford Dictionaries di eleggerla a parola internazionale dell’anno per il 2016. Continua a leggere

I crimini degli alleati: le marocchinate

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goumiers-2Segnalazione del Centro Studi Federici

La verità nascosta delle “marocchinate”, saccheggi e stupri delle truppe francesi in mezza Italia
L’episodio del remake porno del film di De Sica è l’occasione di parlare dopo 70 anni, documenti alla mano, dei diretti responsabili: tra cui lo stesso Charles De Gaulle
 
Il fatto che un regista italiano di film porno abbia potuto girare una pellicola hard su una delle pagine più mostruose vissute dalla nostra popolazione civile durante la Seconda guerra mondiale, offre la caratura di quanto questi misfatti siano stati rimossi dalla coscienza morale collettiva. L’episodio del remake porno de La Ciociara di Vittorio De Sica, che ha suscitato un’interrogazione parlamentare e una lettera pubblica al premier Gentiloni, offre piuttosto l’occasione di raccontare, documenti alla mano, tutta la verità relegata per oltre settant’anni nei sotterranei della storia, indicando i numeri reali, i colpevoli e i personaggi di primissimo piano – tra cui lo stesso Charles De Gaulle – che ne furono i diretti responsabili. 
  
“Marocchinate”: con questo termine si sono tramandati gli stupri di gruppo, le uccisioni, i saccheggi e le violenze di ogni genere perpetrate dalle truppe coloniali francesi (Cef), aggregate agli Alleati, ai danni della popolazione italiana, dei prigionieri di guerra e perfino di alcuni partigiani comunisti. La storiografia tradizionale, le poche volte che ne ha trattato, ha circoscritto questi orrori a qualche centinaio di episodi verificatisi nell’arco di un paio giorni nella zona del frusinate. Le proporzioni, tra numeri e gravità dei fatti, furono di gran lunga superiori. E a breve – lo annunciamo in esclusiva – sarà aperto un procedimento penale internazionale, ai danni della Francia, per iniziativa di un avvocato romano. 
 
1 Cos’era il CEF  
Nel 1942, gli americani sbarcano ad Algeri e le truppe coloniali francesi del Nord Africa, fino ad allora agli ordini della repubblica filonazista di Vichy, si arrendono senza sparare un colpo. Il generale Charles De Gaulle, fuggito dalla Francia occupata dai tedeschi e capo del governo francese in esilio “Francia libera”, allora, attinge a questo personale militare per creare il Cef: Corp Expeditionnaire Français, costituito per il 60% da marocchini, algerini e senegalesi e per il restante da francesi europei, per un totale di 111.380 uomini ripartiti in quattro divisioni. Vi erano però dei reparti esclusivamente marocchini di goumiers (dall’arabo qaum) i cui soldati provenivano dalle montagne del Riff ed erano raggruppati in reparti detti “tabor” in cui sussistevano vincoli tribali o di parentela diretta. Erano in tutto 7.833, indossavano il caratteristico burnus arabo, vestivano una tunica di lana verde a bande verticali multicolori (djellaba) e sandali di corda. Erano equipaggiati non solo con le armi alleate (mitra Thompson cal. 45 mm e mitragliatrice Browning 12.7 mm) ma anche con il tipico pugnale ricurvo (koumia) con il quale, secondo una loro antica usanza, tagliavano le orecchie ai nemici uccisi per farne collane e ornamenti (in particolar modo i tedeschi ne fecero le spese). Il loro comandante era l’ambizioso generale Alphonse Juin, nato in Algeria che, da collaborazionista dei nazisti, era passato alle dipendenze di De Gaulle.  
 
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“Monsignor” Bruno Forte: “La comunione ai divorziati segno di obbedienza alla misericordia di Dio”

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Segnalazione di L.M.

È passata sotto silenzio sulla grande stampa italiana l’affermazione di monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto e segretario del Sinodo dei vescovi sulla famiglia, espressa durante un incontro a San Salvatore in Lauro sull’Amoris laetitia il 9 marzo scorso (vedi QUI).

L’Arcivescovo d’origine campana ha detto che «il percorso di accompagnamento culmina nella comunione per i divorziati risposati, che è segno di obbedienza alla misericordia di Dio». Monsignor Forte ha aggiunto che «i dubbi sollevati presentano dubbi su chi li ha sollevati, perché erano presenti e hanno vissuto lo spirito collegiale. Al centro dell’Amoris laetitia vi è la crisi della famiglia reale. Il messaggio è che, nonostante le ferite e i fallimenti, vale la pena di scommettere sulla famiglia. E allora che fare? Amare come fa Dio. E come esprimere quest’attenzione per le persone ferite? Col perdono, che è la grande forza dell’amore». Quindi, Forte ha indicato le proposte dell’esortazione apostolica: accogliere, accompagnare, discernere e integrare e poi ha aggiunto la frase che abbiamo riportato su che apre chiaramente alla comunione per gli adulteri. Continua a leggere

PICCOLI SEGNI DI UNA CATASTROFE GRANDE

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Risultati immagini per la grande apostasiadi Giulio Giampietro

Mi viene tra mano una copia del Piccolo Missionario, mensile dei missionari comboniani destinato ai giovani. Precisamente, una copia del gennaio 2017, che celebra vistosamente il Novantesimo Anno della rivista (1927 – 2017).

Ricordo, con commozione e gratitudine, che io leggevo il Piccolo Missionario tra il 1950 e il 1960 (scuole elementari e medie), abbonamento donatomi da una anziana zia premurosa della mia formazione.  E infatti anche grazie a quella lettura imparai ad amare e ammirare i missionari cattolici e a considerare un dovere prioritario della Chiesa quello di evangelizzare i popoli pagani e di convertirli, e ancora penso così pur avendo un po’ di cultura in più.

Perciò tutto contento dell’occasione di tornare all’età bella, ho preso a sfogliare il giornaletto.  Ma che cosa ho trovato ?

60 pagine illustrate e colorate, per comunicare che cosa ? Il Nulla. Non si parla MAI di Dio, non si parla di fede, non di conversione; niente di niente su Gesù Cristo (vedi sotto), né sulla Madonna; non si nomina la Chiesa cattolica, niente Papa, niente vescovi e sacerdoti, niente missionari e missionarie, niente martiri e testimoni della fede; nessuna parola sui sacramenti, né Battesimo, né Eucarestia, né altri; silenzio completo sulla morale cattolica. I Novissimi, la vita eterna ? e che roba è ? Ossia non c’è una sola riga, dico una riga, che faccia capire che codesto dovrebbe essere un giornaletto cattolico.  (Qualcuno potrebbe pensare che sia il programma delle Scholas Occurrentes e del loro sponsor). Continua a leggere

FBI NASCONDE LE PROVE CHE OBAMA HA SPIATO TRUMP. ECCOLE.

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di Maurizio Blondet

Nessuna presa d’atto dei mainstream sulla notizia che abbiamo dato  ieri:

“Devin Nunes, il presidente della Commissione Intelligence della Camera bassa, ha detto alla stampa: sì, la “comunità d’intelligence” ha raccolto “incidentalmente” telefonate e messaggi. Sì,”membri del transition team di Donal Trump, e possibilmente Trump stesso, sono stati sotto sorveglianza durante l’amministrazione Obama, dopo  l’elezione di novembre”.  Sono stati “monitorati” ma durante una “raccolta incidentale” di dati. Però è stato tutto “legale”.

Oggi siamo in grado di aggiungere: Nunes non voleva affatto fare quella ammissione. Vi è stato obbligato dall’avvocato Larry Klayman, che è presidente di FreedomWatch (un  gruppo  politico repubblicano)  che  ha minacciato altrimenti di “rendere pubblica  l’apparente complicità della Commissione Intelligence della Camera nel nascondere al popolo americano la verità, consentendo all’FBI di continuare l’insabbiamento della ‘inchiesta Montgomery”.

http://www.freedomwatchusa.org/

L‘avvocato Klayman.

Andiamo per ordine. Chi è Montgomery?  Dennis Montgomery: è  un fuoriuscito della Cia e spifferatore di segreti scottanti, per i quali rischia decenni di galera, se non dimostra di aver rivelato i segreti per alte ragioni civiche e morali; Klayman è il suo avvocato difensore.

Due anni fa, su consiglio del  suo avvocato, Dennis Montgomery si è fatto interrogare dall’FBI “in una stanza sicura nel Distretto di Colombia” dove ha raccontato come le “due agenzie di spionaggio, Cia e NSA, avevano sottoposto a sorveglianza sistematica [ascolti telefonici,intercettazione di mail eccetera] americani importanti, fra cui il capo della Corte Suprema, altri membri, 156  magistrati, uomini d’affari noti come Donald Trump”.  Secondo Zero Hedge,  la sorveglianza sistematica è stata “lavorando fianco a fianco con l’ex direttore della National Intelligence di Obama, James Clapper, e l’ex direttore della Cia sotto Obama, John Brennan”. Continua a leggere

“Ti riempio di botte”: minacce all’inviato di Report che indaga su abusivismo nel Gargano

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Il servizio è stato girato qualche giorno fa nel Gargano e andrà in onda con la nuova stagione di Report che partirà lunedì 27 marzo alle 21.30 su Rai3. Il problema dell’abusivismo va da Nord a Sud del Paese ed a vari livelli e gradi rimane un cancro per il Paese (N.d.r.)

“Vedi, te lo dico un’altra volta. Spegni la telecamera, non te lo dico più. Sennò faccio uscire i cani, eh. Ti avviso! Te ne stai andando bello pulito, pulito. Sennò ti riempivo di botte che neanche te lo immagini!”. Questa la risposta fornita all’inviato di Report che indaga sull’abusivismo al Parco Nazionale del Gargano. Continua a leggere

David Rockefeller è morto, un criminale elogiato anche da Mattarella

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Segnalazione dell’Avv. Antonio Serena

dell’Avv. Marco Mori

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Se n’è andato uno dei peggiori criminali della storia moderna. Una persona che con le sue azioni economiche in ambito finanziario ha causato la morte di milioni di persone nel folle desiderio, confermato anche davanti all’ONU, di arrivare ad un nuovo ordine mondiale. La storia non si scrive mai mentre la si vive, ma solo successivamente. Oggi dunque Rockefeller muore senza che nessun media nazionale evidenzi la verità, benché curiosamente hanno ricordato la circostanza che fu proprio lui a fondare due associazioni (eversive) come la Commissione Trilaterale ed il gruppo Bilderberg. Fa quasi ridere pensare che anni fa parlare di tali associazioni era considerato complottismo, mentre oggi sono state letteralmente “sdoganate”.

A riprova di tale “sdoganamento” basta ricordare che proprio pochi mesi fa, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha avuto l’ardire di elogiare pubblicamente al Quirinale questo personaggio infame. Rileggiamo cosa scrivevo all’epoca di quello che, nei fatti, ha rappresentato il più solenne inchino della nostra nazione ai poteri sovranazionali di natura finanziaria che oggi ci governano con l’appoggio di una politica collaborazionista. Continua a leggere

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