Fake news e post-verità: la crisi del relativismo
Segnalazione di Corrispondenza Romana

di Lupo Glori
Oggi, ai tempi frenetici e convulsi di Internet, in cui le informazioni si moltiplicano e viaggiano sempre più veloci attraverso le sterminate autostrade del web, uno dei compiti più ardui e delicati consiste nel riuscire a districarsi nella travolgente marea informativa, riuscendo a gestire e filtrare le notizie buone, ossia vere, da quelle cattive, all’opposto, false. Le prime, verificate e fondate su dati oggettivi, dalle seconde, le cosiddette “fake news”, vere e proprie “bufale”, costruite ad arte da editori e manager spregiudicati al fine di raggiungere i propri contingenti scopi politici o di business.
Il vocabolo “fake news” viene associato ad un altro termine che, in questi ultimi tempi, ha conosciuto un’altrettanto vasta popolarità: quello della “post-verità”, neologismo che sta ad indicare una situazione in cui «i fatti obiettivi sono meno influenti sull’opinione pubblica rispetto agli appelli emotivi e alle convinzioni personali». La Brexit, e più recentemente le elezioni americane vinte da Donald Trump, hanno infatti portato alla ribalta, in particolare nel mondo anglosassone, il termine di post-truth, la cui fulminante ascesa è stata suggellata dalla decisione degli Oxford Dictionaries di eleggerla a parola internazionale dell’anno per il 2016. Continua a leggere




È passata sotto silenzio sulla grande stampa italiana l’affermazione di monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto e segretario del Sinodo dei vescovi sulla famiglia, espressa durante un incontro a San Salvatore in Lauro sull’Amoris laetitia il 9 marzo scorso (vedi 



